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Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico chiedono la demolizione degli abusi di Porto Pino.

 

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno chiesto (esposto del 13 marzo 2009) al Direttore generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia ed al Direttore del Servizio governo del territorio e tutela paesaggistica di Cagliari della Regione autonoma della Sardegna ed al Direttore regionale dei beni culturali e paesaggistici per la Sardegna l’adozione dei provvedimenti di demolizione e di ripristino ambientale dell’insediamento (45 unità immobiliari, delle quali 36 residenze stagionali e 9 strutture a destinazione commerciale) realizzato dalla Isolotto Immobiliare s.r.l. sull’Isoletta di Corrumanciu, nello Stagno di Porto Pino, in Comune di Sant’Anna Arresi (CI).   In caso di mancata ottemperanza da parte dei trasgressori, devono seguire i provvedimenti di demolizione e di ripristino ambientale coattivi a spese di chi ha realizzato le opere abusive.   Della richiesta sono stati informati il Ministro dei beni ed attività culturali, il Presidente e l’Assessore all’urbanistica della Regione autonoma della Sardegna, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Infatti, ai sensi dell’art. 167 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni (codice dei beni culturali e del paesaggio), l’Assessorato regionale degli Enti Locali, Finanze, Urbanistica – Direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia o, in via suppletiva, il Direttore regionale per i beni culturali ed il paesaggio per la Sardegna dispongono con ordinanza ai trasgressori la demolizione delle opere abusive realizzate ed il ripristino ambientale delle aree interessate, nonchè provvedono all’esecuzione coattiva delle ordinanze di demolizione e ripristino ambientale relative ad abusi insanabili realizzati in aree tutelate con vincoli ambientali, qualora non eseguite da parte dei trasgressori.

Nel caso delle opere abusive sotto il profilo paesaggistico realizzate dalla Isolotto Immobiliare s.r.l., prima il Tribunale penale di Cagliari (sentenza sez. I, 25 settembre 2007, n. 1796) poi, in sede di appello, la Corte d’Appello di Cagliari (sentenza coll. I, 4 dicembre 2008, n. 261) hanno condannato Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e Granella Massimo Paolo, responsabile dell’Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per violazione delle norme relative alla tutela paesaggistica (artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e della presenza del Parco geo-minerario. 10 mesi di arresto con la condizionale, 20 mila euro di ammenda, demolizione degli abusi edilizi e ripristino ambientale, 8.000 euro di risarcimento danni + spese legali in favore delle parti civili ecologiste (le associazioni Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico), autrici dell’esposto (22 aprile 2004) dal quale ha avuto origine il procedimento penale n. 5988/2004 R.N.R.   In precedenza, con provvedimento del 25 ottobre 2004 il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004.

In particolare tali strutture edilizie sono risultate sprovviste di nullaosta paesaggistico, come aveva confermato l’Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali – Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004).  Infatti, come confermato dalle Corti penali di merito, l’Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico, come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 ("le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall’art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431", circ. cit., paragr. 1).

Inoltre, la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina (ovvero dalle sponde degli stagni rientranti nel demanio marittimo) è tutelata con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993) e l’area rientra anche nel Parco Geo-Minerario Storico e Ambientale della Sardegna. Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. l’area appare ricompresa nell’ambito di paesaggio costiero n. 5 "Anfiteatro del Sulcis" ed è classificata, pro parte, "sistemi a baie e promontori, falesie e isole minori", "campi dunari e sistemi di spiaggia" (beni paesaggistici ambientali ex art. 143 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), "aree naturali e sub-naturali" quali macchia, dune e aree umide e boschi (componenti di paesaggio con valenza ambientale).  Essendo comunque il Comune di S. Anna Arresi sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all’art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.   

Sarebbe, quindi, ora che fossero adottati provvedimenti efficaci per la salvaguardia di ambienti costieri sempre più aggrediti dalla speculazione edilizia, proprio mentre a Porto Pino si susseguono gli interventi edilizi di dubbia legittimità. Varie richieste in tal senso sono state inoltrate in questi anni all’Amministrazione regionale ma non hanno visto, purtroppo, alcun esito.   E’ ora di voltare pagina.  

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

(foto C.B., S.C., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    17 Marzo 2009 a 15:17 | #1

    da L’Unione Sarda, 17 marzo 2009

    Sant’Anna Arresi. Abusi edilizi a Porto Pino: “Quelle case vanno demolite”. Andrea Scano

    A quattro mesi dalla sentenza della Corte d’appello che aveva confermato le condanne per gli abusi edilizi a Porto Pino, gli ecologisti non hanno dubbi: le ruspe devono entrare in azione. A sollecitarlo in un esposto inviato venerdi a tutti gli enti regionali preposti sono le associazioni Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra. Le associazioni chiedono la demolizione dei 45 edifici (36 residenze e 9 strutture commerciali) sorti sull’isoletta di Corrumanciu, nello stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi) così come sancito dalle sentenze di primo grado e della Corte d’Appello di Cagliari. I giudici avevano condannato a 10 mesi di arresto con la condizionale e a 20 mila euro di ammenda Francesco Monti, amministratore della Isolotto Immobiliare srl, Massimo Paolo Granella, responsabile dell’area tecnica del Comune, e Fulvio Pilloni, direttore dei lavori. Erano accusati di violazione delle norme relative alla tutela paesaggistica. Entrambe le sentenze prevedevano inoltre la demolizione delle opere considerate abusi edilizi, il ripristino integrale dei luoghi e un risarcimento danni di 8 mila euro alle due associazioni che si erano costituite parte civile e che nel 2004, avevano sollevato il caso di Corrumanciu. Ebbene, a quattro mesi dal verdetto ribadito dalla Corte d’Appello per i due gruppi ambientalisti è il caso che la sentenza venga messa in pratica “o dai trasgressori” sottolinea Stefano deliberi, portavoce delle associazioni “oppure coattivamente ma a spese di chi ha realizzato le opere abusive”. L’esposto è indirizzato al direttore regionale della Pianificazione urbanistica e della vigilanza edilizia, al direttore del Servizio Governo del territorio e tutela paesaggistica di Cagliari nonché al direttore regionale dei beni Culturali per la Sardegna. L’istanza, per conoscenza, è stata spedita anche al Ministero dei Beni Culturali, al Governatore Ugo Cappellacci e alla Procura della Repubblica di Cagliari.

    da La Nuova Sardegna, 17 marzo 2009

    Corrumanciu in bilico tra recupero e demolizioni.

    Sant’Anna Arresi, il Comune vuole acquisire gli immobili, gli Amici della terra li vogliono abbattere. Enrico Cambedda

    SANT’ANNA ARRESI. Gli ambientalisti chiedono la demolizione degli immobili abusivi a Corrumanciu ma il Comune è pronto ad opporsi. Amici della Terra e Gruppo di Intervento Giuridico hanno presentato l’ennesimo esposto per sollecitare la demolizione e il ripristino ambientale di un insediamento, 36 residenze e 9 strutture commerciali, realizzati a Porto Pino. I responsabili sono stati condannati in appello ma hanno ricorso in Cassazione. Il Comune intenderebbe acquisire gli immobili al patrimonio pubblico. Sarà un altro braccio di ferro fra ente pubblico e associazioni ambientaliste, come quello che caratterizzò qualche anno fa la vicenda dell’ hotel Baia delle Ginestre, a Teulada. In questa occasione, tuttavia, l’amministrazione comunale ha intenzione di muoversi per tempo per evitare che l’ordinanza di demolizione vanifichi le procedure di acquisizione degli immobili al patrimonio pubblico. A Teulada si verificarono dei ritardi ma la demolizione del Baia delle Ginestre non doveva essere eseguita, come sentenziò di lì a poco la Corte di Cassazione. Anche dalle macerie possono trarsi utili insegnamenti: «Per quanto ci riguarda faremo di tutto per scongiurare che le ruspe buttino giù questi immobili – conferma il sindaco Paolo Luigi Dessì – abbiamo già un’idea di come utilizzarli. Intanto, occorrerà attendere la sentenza della Corte di Cassazione perché c’è stato un ricorso da parte della società lottizzante. Non capisco questa fretta nel chiedere la demolizione quando ancora c’è un grado di giudizio che potrebbe dare ragione alle persone condannate dal Tribunale di Cagliari». Non la pensano così, naturalmente, gli Amici della Terra ed il Gruppo di Intervento Giuridico, i quali il 13 marzo scorso hanno inviato un esposto ai vari enti di competenza chiedendo che, in caso di mancata ottemperanza da parte dei presunti trasgressori, vengano emessi i provvedimenti di demolizione e ripristino ambientale coattivi a spese di chi ha realizzato le presunte opere abusive. Nel lungo comunicato, denso di citazioni normative, gli ambientalisti ricostruiscono le vicende penali di queste opere che il Tribunale Penale di Cagliari, nel 2007, e la Corte d’Appello, nel 2008, ha ritenuto abusive sotto il profilo paesaggistico. Di qui le condanne per l’amministratore delegato della società lottizzante, per direttore dei lavori e per il tecnico comunale a dieci mesi di arresto con la condizionale ed a 20 mila euro di ammenda. Ancora: demolizione degli abusi edilizi e ripristino ambientale. Per le associazioni ecologiste, costituitesi parte civile, un risarcimento danni, oltre le spese legali, per complessivi 8 mila euro. L’iter che ha portato sino alla sentenza di secondo grado era iniziato il 25 ottobre 2004, quando il Corpo Forestale aveva posto sotto sequestro penale il cantiere. Sembra che l’intervento fosse sprovvisto di nullaosta paesaggistico. Tutta la vicenda, come già accennato, è però tutt’altro che conclusa: «S’è vero che esiste sempre la presunzione d’innocenza sino a sentenza definitiva – aggiunge il sindaco – credo che debba valere anche in questo caso. Inoltre, l’interesse della collettività ci spingerà a scongiurare la demolizione, acquisendo il bene al patrimonio del comune».

  2. PF
    14 Marzo 2009 a 19:53 | #2

    ‘azz!

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