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Cronache dall’Italia che verrà (II puntata).

 

 

Cagliari, 22 marzo 2025. Oggi è la Giornata Mondiale dell’Acqua. La ricorrenza è stata proclamata nel 1993 dall’Assemblea delle Nazioni Unite. E’ giusto ricordarsene perché io non ricordo più neanche che sapore ha l’acqua. Mi ricordo che quand’ero giovane l’acqua si poteva bere liberamente. Poi un giorno dissero che l’acqua era una merce come tutte le altre, proprio come le sigarette e i bambini thailandesi. Così la rete dell’acqua venne comprata da una Good Company privata che si prendeva i soldi delle bollette e da una Bad Company pubblica che riparava le falle di tutta la rete. In breve tempo le bollette aumentarono del 300%.

Il popolo allora si ribellò. Ricordo che eravamo tantissimi: scendevamo tutti in piazza, firmavamo le petizioni e dopo esserci contati tornavamo a casa soddisfatti. Poi mettevamo le foto della protesta sui nostri blog, ma stranamente sembrava che di questo al governo non importasse proprio niente.

Per tutta risposta le fontanelle pubbliche furono sostituite con distributori automatici di bottigliette. Per ammortizzare un po’ le bollette, fummo costretti ad installare in tutte le case nuovi rubinetti che insieme all’acqua diffondevano degli spot pubblicitari. I primi tempi la gente si mostrò infastidita, ma pian piano gli spot che uscivano dal rubinetto divennero divertenti, con le voci dei comici, e il popolo ci si abituò.

Un gruppo terrorista tentò allora di importare clandestinamente dell’acqua dalla Cina: ma il liquido trasparente si rivelò essere gin tonic e il numero degli alcolizzati salì alle stelle. Fu un successo per la propaganda del governo. Ci furono altri che per protesta iniziarono a bere soltanto la loro pipì, ma il governo decise allora di tassare la pipì con una legge che la definiva un prodotto "derivato dell’acqua".

Dopo i primi morti disidratati, la tensione popolare salì alle stelle. Il governo allora utilizzò due rimedi: nelle piazze inviò l’esercito in tenuta antisommossa "Kossiga Style" (in memoria di un patriota della Prima Repubblica), mentre nelle case fece installare dei rubinetti di nuova generazione che stavolta oltre all’acqua diffondevano anche delle immagini pubblicitarie tridimensionali. Il popolo dapprima protestò, anche perché questi nuovi rubinetti erano molto cari, ma dopo un po’ si abituò.

Ma dopo una decina d’anni il governo decise di erogare soltanto acqua "criptata". Si trattava di uno strano gas che diventava acqua solo se passava attraverso un apposito "decoder" digitale. Nessuno aveva questi decoder e allora il fratello del presidente del governo iniziò a produrre questi aggeggi. Ce li vendeva alla metà del costo mentre l’altra metà la pagava il governo, sempre con i nostri soldi naturalmente. All’inizio ci furono delle proteste perché qualcuno pur avendo il decoder non riusciva comunque a bere l’acqua, ma dopo un po’ la gente si abituò.

Intanto l’acqua divenne il bene più prezioso per l’economia mondiale: l’acqua piovana venne intercettata prima ancora che cadesse e presa in gestione da apposite società private autorizzate ad immetterla sul mercato. Laghi, mari, fiumi e sorgenti naturali furono chiusi al pubblico per motivi di sicurezza nazionale dopo un attentato in cui quattro kamikaze arabo-pugliesi si fecero esplodere sotto le cascate del Niagara, senza uccidere nessuno ma creando degli interessanti giochi d’acqua.

Il prezzo sulle bollette non venne più stabilito al metrocubo ma al barile. Venne creato l’indice SIL, "Sete Interna Lorda", per attirare gli investimenti esteri. La parola "disidratazione" venne sostituita con "bancarotta liquida".

Fu così che l’acqua entrò nelle mire della malavita organizzata che ben presto prese il controllo di ingenti quantitativi d’acqua di contrabbando. In Sudamerica furono anche scoperti diversi laboratori clandestini che distillavano acqua di mare e che rifornivano i numerosi spacciatori affiliati alle cosche mafiose. L’acqua arrivò a costare più della benzina.  

Ed è così che siamo arrivati fino ai giorni nostri. Ieri un uomo è stato arrestato perché non riusciva a pagare il mutuo della sua ultima doccia. Sua moglie riesce ad avere una bottiglietta d’acqua piovana solo perché si fa violentare quotidianamente da quasi tutto il consiglio d’amministrazione dell’Acquaset, la società che ha il monopolio di tutta l’acqua del Paese. L’unico che non la tocca è un vescovo tedesco che le ha promesso una bottiglietta in più se la prossima volta porta anche suo figlio…

Bruno Caria

Amici della Terra

 

(logo della campagna mondiale per l’acqua)

  1. marco
    23 Marzo 2009 a 16:36 | #1

    Serve per invasare acqua?

    Si faccia la diga!

    L’importante è che quest’acqua non diventi privata.

    Solo se sarà privata anche la nostra vita sarà stata privatizzata. Monopolio di qulcun’altro.

    Non chiudiamoci sull’Aventino del momento.

    Guardiamo oltre.

    Dagli alla legge Galli!

  2. barbi
    23 Marzo 2009 a 11:25 | #2

    Va bene tutto quello che hai detto….però ogni vita,ha un senso proprio quando è caratterizzata da”le nostre manie,da vita di relazione…………”e soprattutto dalle nostre illusioni.Pensaci, magari per una volta senza ironia.A Elena ho già risposto.

  3. Bruno Caria
    23 Marzo 2009 a 2:27 | #3

    Cara Elena, ma ti pare che io, ambientalista in prima linea da oltre vent’anni, scriva in un blog ambientalista gestito da un’associazione ambientalista di cui faccio parte, per prendere in giro altri ambientalisti? Vai un po’ oltre e non fermarti ad una singola frase, ma cerca di cogliere il senso complessivo dello scenario fantascientifico (ma non troppo) che ho voluto rappresentare con amara ironia. I protagonisti del post non siamo noi (intesi come ambientalisti) ma il governo, questo governo, che nel silenzio generale (a parte qualche grido ambientalista soffocato dai media) si appresta a varare la più grande truffa della storia (quella di trasformare l’acqua, cioè un bene primario collettivo, in una merce) e a mettere in atto il più grande furto mai concepito da un essere umano (l’acqua me la prendo io e se la vuoi la paghi quanto dico io). A questo governo, delle nostre petizioni, dei nostri blog, delle nostre proteste in piazza, non gli frega assolutamente nulla, perchè è già andato oltre. Ha capito il trucco e gioca d’anticipo. Apre sempre nuovi fronti fino a ieri impensabili (nucleare, scorie, acqua, rifiuti, edilizia, grandi opere, ecc.) e noi siamo sempre costretti ad inseguire. E poichè siamo sempre di meno e non potremo occuparci di tutto in contemporanea (malgrado il gestore di questo blog, che sembra dotato del dono dell’ubiquità, cerchi di tamponare le falle che sempre più numerose si stanno aprendo su questo Titanic che è la nostra Regione), è inevitabile che qualcosa rimarrà indietro. E questo qualcosa sarà di sicuro la gestione dell’acqua, perchè è una cosa troppo grande per essere bloccata dalla Sardegna (che come è noto ai tavoli che contanto vale zero) da pochi ambientalisti. Ragion per cui il pessimismo cosmico, anche se venato d’amara ironia del post, ha purtroppo una sua ragion d’essere. A questo proposito, spero non ti sia sfuggito, accecata dall’ira, il voluto parallelismo tra la vendita dell’acqua e della droga, o quello tra gestione dell’acqua e dell’etere. L’aver spento unilateralmente e d’imperio tutti i segnali televisivi, obbligandoci ad acquistare un decoder che tra pochi mesi dovremo gettare via perchè la tecnologia è già superata, è stata solo una manovra puramente economica atta a produrre profitti per qualcuno. Tutti sapevano ma nessuno ha fatto niente, anzi i sardi si sono addirittura offerti di fare da apripista (che generosi!). Il nome della “immaginaria”, ma non troppo, futura società padrona dell’acqua, dovrebbe pur ricordarti qualcosa…

    Un consiglio per il futuro: la prossima volta che leggi qualcosa di mio non guardare il dito che indica la Luna, ma guarda la Luna!

    P.S.: se ti fa piacere vai a leggere la prima parte di “Cronache dall’Italia che verra’”, dedicata agli anziani o gli altri miei post. Ti farà comprendere che sto cercando di fare lo sforzo titanico di far pensare e sorridere contemporaneamente (non è facile, lo so, ma ci provo). Sono sempre più convinto, infatti, che ridere o quantomeno sorridere, quando tutti riflettono profondamente e si prendono troppo sul serio, rimanga uno dei pochi modi per provare la propria libertà e indipendenza di pensiero. L’ironia ci aiuta a tenere aperti gli occhi, il cuore e la mente sul mondo, a conoscerlo meglio e a prendere le necessarie distanze dalle nostre manie, dalla vita di relazione, dalle istituzioni o ancora dall’insieme delle nostre credenze, delle nostre cognizioni, per non dire delle nostre illusioni. Oscar Wilde diceva che “La vita è una cosa troppo importante perché si possa parlarne sul serio”. Il fatto che ci ostiniamo ad attribuirle un senso, forse dimostra che la vita un senso non ce l’ha proprio. Del resto, costringerla nei nostri schemi razionali (come dimostrano gli argomenti che stiamo trattando) è un’impresa pressoché disperata, giacché la vita stessa è inafferrabile in quanto soggetta al continuo divenire degli eventi. Allora perché angustiarsi? Perchè non sforzarsi di combattere per ciò che crediamo, cogliendo il ridicolo, il lato paradossale delle cose?

  4. Bio IX
    22 Marzo 2009 a 21:00 | #4

    “Quando avrete ucciso l’ultimo bisonte, abbattuto l’ultimo albero, prosciugato l’ultimo fiume, vi accorgerete che non potrete mangiare il denaro accumulato nelle vostre banche” (Toro Seduto, capo Sioux Dakota, XIX secolo).Ma quelli erano selvaggi …

  5. barbi
    22 Marzo 2009 a 19:13 | #5

    Elena sei fuori strada e di brutto!!!!!

  6. Stefano Deliperi
    22 Marzo 2009 a 17:34 | #6

    cara Elena, tutti noi firmiamo appelli, facciamo manifestazioni, facciamo esposti e quant’altro ci sembra utile per salvare questa Terra e uno straccio di democrazia: se ho capito bene, si tratta di ironìa e auto-ironìa, molto amara, e di un futuro verso il quale stiamo andando ;-) )

  7. Elena
    22 Marzo 2009 a 17:20 | #7

    Io sono una di quelle persone che firmano petizioni, scendono in piazza e mettono le foto sui blog, credo che sia un modo per farmi sentire e per coinvolgere altre persone nelle battaglie per i nostri diritti. Cosa c’è di male in questo? Mi ferisce essere presa in giro da un ambientalista che ha la possibilità di far sentire la propria voce anche attraverso un blog, e dovrebbe sensibilizzare le persone, spronarle a combattere per l’ambiente, non denigrarle perchè firmano petizioni e “si contano alle manifestazioni”.

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