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Zampilli di melma rossa a Portoscuso. Tutto secondo copione.

 

A quanto pare la fermata degli impianti per la lavorazione della bauxite dell’Eurallumina, proprietà del gruppo russo Rusal, ha causato un nuovo, ennesimo, inquinamento a Portoscuso (CI).   Zampilli di melma rossastra e pozze sono venuti fuori da un sottosuolo ormai evidentemente zuppo. Per poco non avveniva in diretta, ad Annozero.   Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno provveduto in data odierna (esposto del 31 marzo 2009) a segnalare la vicenda alla competente Procura della Repubblica, visto che non vi potrà essere vero risanamento ambientale e sociale senza reale giustizia.  Sistemerà tutto anche stavolta il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con una telefonata all’amico Vladimir Putin?   Il Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo ne sembra certa…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

da La Nuova Sardegna, 30 marzo 2009

Eurallumina, dal sottosuolo zampilla acqua inquinata.  Erminio Ariu

PORTOVESME. E’ esploso il bubbone ambientale: non appena l’Eurallumina ha fermato gli impianti per la lavorazione della bauxite dal sottosuolo è schizzato, contaminando il terreno di superficie, liquido inquinante. Uno zampillo color caramello, che ha fatto scorrere centinaia di metri cubi di acqua rossastra fino ai pozzetti dell’acqua piovana realizzati per far confluire le acque meteoriche in mare. L’allarme è scattato, ieri pomeriggio, quando il fenomeno è apparso visibile da quanti transitavano nella strada che collega Portoscuso con la frazione di Paringianu. Pozze si sono formate proprio davanti alla centrale termoelettrica ex Alsar. Per tutto il primo pomeriggio l’acqua inquinata ha continuato a sgorgare dal sottosuolo spinta dalle idrovore del sistema di pompaggio piazzato all’interno della centrale Enel. Quando le pompe sono state bloccate il liquido ha continuato a contaminare il suolo. In quel liquido c’è di tutto: metalli pesanti e persino arsenico, secondo le analisi effettuate 15 anni fa quando si era verificato un analogo incidente che era stato ridimensionato dalle autorità sanitarie di allora perché l’Eurallumina si era accollata l’onere di utilizzare quel liquido come acqua di processo. Ieri, però, il caso è riesploso all’improvviso con danni inimmaginabili: l’acqua inquinata che l’Eurallumina non è più in grado di trattare o, meglio, di utilizzare nel ciclo produttivo sarebbe dovuta rimanere nel pozzetto dell’Enel, invece le pompe hanno continuato a marciare fino a far aumentare la pressione nelle condotte che hanno ceduto in due punti lasciando uscire quantità di inquinanti ancora da accertare. Sul posto sono arrivati carabinieri, gli uomini della guardia costiera, la guardia di finanza e i vigili del fuoco del distaccamento di Carbonia che hanno chiesto l’intervento dei colleghi del nucleo batteriologico. Con la fermata delle pompe nel pozzo di raccolta del cantiere Enel si è fermata la fuoriuscita di liquido ma il disastro ha cominciato ad estendersi in casa dell’azienda elettrica. Il dislivello tra il pozzo di raccolta delle acque e l’area dove insiste la fabbrica è una ventina di metri e, per il principio dei vasi comunicanti, nella zona bassa il liquido è continuato a sgorgare copioso bloccato da barriere di «tout venant» (un misto di ghiaie di cava) piazzate come diga. «Hanno fermato l’Eurallumina – ha denunciato il consigliere comunale Angelo Cremone – ma non hanno assunto alcun provvedimento per evitare questo disastro. Qui ci sono responsabilità pesantissime: da anni il ministero dell’Ambiente si diverte a imporre una bonifica delle falde sotterranee con il progetto «barriera fisica» dai costi insostenibili. In questo modo si sono lasciate le cose così come sono e ora abbiamo visto quali disastri si stanno provocando». Non sarà facile stabilire il tracciato percorso dall’acqua ma sicuramente ad inquinare la falda sono state tutte le fabbriche che hanno operato e continuano ad operare a Portovesme. E mentre si cercava di valutare l’entità del danno ambientale di ieri, a meno di 100 metri, le ruspe erano in azione per fermare l’incendio causato dalla combustione delle montagne di carbone dell’Enel.

 

da La Nuova Sardegna, 31 marzo 2009

Inquinamento a Portovesme, Procura in campo.  Il liquido rosso ha allagato anche gli scantinati della vecchia centrale Enel.  Dopo l’allarme ambientale scatta quello della sicurezza: nell’edificio abbandonato vanno a giocare i bambini Nessun cartello segnala la grave situazione di pericolo.  Erminio Ariu

PORTOVESME. E’ ancora il sarcofago dei veleni il vecchio edificio della centrale Monteponi completamente allagata dal liquido rosso che domenica ha zampillato creando allarme in tutta l’area industriale. Un’altra postazione pericolosa, a 500 metri dalla "sorgente" dell’altro ieri.   Sarà la magistratura a fare luce dopo le segnalazioni arrivate dai carabinieri e dall’Arpas. Migliaia di metri cubi di liquido hanno occupato domenica lo scantinato della centrale elettrica, ancora in mano a Rusal, ma che potrebbe finire in mano al Comune per essere utilizzata a scopi diversi. La verità è un’altra: quel locale è un’autentica minaccia per l’ambiente e per l’incolumità dei ragazzini che, come confermano le scritte all’interno dello stabile, lo frequentano con assiduità.  L’accesso è libero: una breccia sulla rete metallica che recinge l’area pericolosa dal permesso per visitare un luogo simbolo dei danni ambientali che le industrie di Portovesme, sotto tutela delle partecipazioni statali, hanno combinato in oltre 20 anni di impunità. Ora dentro quello stabile fatiscente dalle passerelle traballanti e dal pavimento spaccato in più punti si può ammirare un ramo della falda acquifera, di liquido rosso, che nessuno vuole bonificare. «E’ ancora tutto come una volta – denuncia il consigliere dell’opposizione al Comune di Portoscuso, Angelo Cremone -. I pericoli qui dentro sono molteplici: ci sono migliaia di metri cubi di acqua colorata piena di veleni; pannelli isolanti con sospetta presenza di amianto, voragini che sono un’insidia per chi entra in questi locali. Ebbene, ancora oggi, a distanza di due anni, l’amministrazione comunale non ha provveduto a costituire la commissione ambiente e mi chiedo dov’è l’assessore comunale all’Ambiente. Se mancano gli interventi significa che tutto va bene».  L’accesso all’interno dello stabile non viene neppure impedito da un cartello, da una scritta che evidenzi la pericolosità dell’edificio e delle sostanze in esso contenute. L’acqua di falda è inquinata dal liquido di colore rosso mentre dal soffitto fatiscente stanno crollando i pannelli di coibentazioni che negli anni’50 venivano realizzato con fogli di amianto. I pannelli cadendo da un’altezza di circa 15 metri si spappolano, liberando le fibre di amianto che si spargono sul pavimento dove i ragazzini transitano normalmente. Una minaccia alla salute di quanti incautamente entrano nello stabile e anche per chi transita nella trafficata strada provinciale. «Questo è lo stato dei luoghi – insiste Cremone – e nessuno interviene. Possibile che le istituzioni non vedano quanto accade e che siano i cittadini a doversi esporre per richiamare l’attenzione di chi è preposto al controllo del territorio? Quegli scantinati vanno prosciugati, tutta la struttura deve essere messa in sicurezza prima che accadano fatti che alla fine vengono chiamati tragedie. In questi anni in Regione si è litigato sul fatto se si dovesse fare la barriera fisica o quella idraulica, aggravando così la situazione ambientale della zona».

 

Il caso è esploso dopo il fermo della fabbrica in crisi.  Cominciata la bonifica, Eurallumina nel mirino.

PORTOVESME. Entrano in azione le squadre di pronto intervento per bonificare la zona interessata dalla rottura del collare di giunzione della condotta idrica sotterranea che convogliava le acque rosse dal pozzetto all’interno dell’Enel fino allo stabilimento dell’Eurallumina. Le bolle d’acqua inquinata schizzate in alto domenica sono state bloccate.  I manager delle industrie di Portovesme hanno preso subito le distanze da ogni responsabilità pretendendo di scaricarle sull’Eurallumina. Saranno le analisi di laboratorio a stabilire l’identikit dell’azienda che ha fatto finire nel sottosuolo quei veleni che sono andati a formare il micidiale cocktail.  Con il blocco della lavorazione della bauxite Eurallumina non ha avuto alcuna necessità di recuperare quelle ingenti quantità di liquido ed il bubbone è scoppiato. Dal sottosuolo, viene prelevato con speciali idrovore il liquido inquinante e attraverso una canale interno viene fatto convergere nel pozzo interno all’area recintata dell’Enel. Il percorso, inverso, seguito prima della fermata dell’Eurallumina è stato interrotto facendo esplodere il caso.  Nessun commento da parte dell’amministrazione comunale che verosimilmente attende le decisioni dei vigili del fuoco di Cagliari.  In primo luogo spetta all’Arpas, all’assessorato regionale dell’Ambiente, a Provincia e Comune agire di fretta prima che il danno diventi irreparabile. Per anni si è parlato di bonifica dell’"Area ad alto rischio di crisi ambientale", come la definiva il decreto istitutivo del perimetro dei veleni, ma fino ad oggi non si è riusciti neppure a dragare il bacino portuale. «Ci sono ritardi inaccettabili – aggiunge Roberto Puddu, della Cgil del Sulcis Iglesiente – nell’adeguamento delle infrastrutture. Non si fanno le bonifiche e si bloccano i lavori per rendere efficiente il porto di Portovesme. Quello non è un porto ma un catino che non consente l’ingresso di navi adeguate alle esigenze delle industrie». Anni di inutile attesa che hanno fatto aggravare la situazione ed ora il caso è diventato drammatico.  «Ci chiediamo dove finiranno quelle acque – hanno detto alcuni pensionati di Portoscuso – se non confluiscono nel bacino dei fanghi rossi. Dove sono gli amministratori comunali, le autorità sanitarie e la magistratura?».

 

Oggi la presidente del consiglio regionale verificherà di persona i danni.  Sopralluogo della Lombardo.

 IGLESIAS. «Le bonifiche sono prioritarie». La presidente del consiglio Claudia Lombardo è stata tempestiva: appena avuta notizia della dispersione di acqua e veleni dalle falde alla superficie, ha voluto organizzare una visita per verificare di persona la situazione all’Eurallumina e nella zona industriale. Appuntamento per il sopralluogo oggi alle 13.30. «Cercherò di capire la dimensione del problema, poi si tratterà di mettere a punto eventuali interventi», ha osservato la presidente. «Certo quello delle bonifiche è un aspetto delicato che riguarda l’ambiente e lo sviluppo, perciò occorre trovare misure risolutive in tempi ragionevoli». L’inquinamento richiama alla mente le vicende minerarie: chiuse le attività, i materiali nocivi sono rimasti dove cent’anni di lavoro li hanno accumulati. «Chi può arrivare da queste parti e fare investimenti turistici in queste condizioni?», osserva.  Un tema particolarmente delicato in questi giorni, che si presenta a poche ore dalla conclusione della trattativa sull’accordo per la cassa integrazione e la ripresa dell’attività produttiva. Sull’accordo Claudia Lombardo ha espresso soddisfazione. «Lo sblocco della vertenza – ha commentato la presidente dell’Assemblea – rappresenta un importante segnale verso i problemi occupazionali del Sulcis Iglesiente e dell’intera Sardegna. I risultati raggiunti danno ragione al governo Berlusconi che crede nelle potenzialità dell’industria sarda confermando gli impegni presi in campagna elettorale. Il mantenimento dei livelli occupativi è uno degli obiettivi di questa legislatura – dice la Lombardo -, il Consiglio regionale proseguirà nell’impegno di sensibilizzazione affinchè gli accordi assunti ieri a Roma siano pienamente rispettati».

  

(foto P.F., S.D., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    23 Aprile 2009 a 16:01 | #1

    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2009

    «Quanto arsenico e quanto silenzio». Portovesme, le analisi sulle acque torbide affiorate nel giorno di Pasqua.

    PORTOSCUSO. Arrivano, senza che le istituzioni intervengano, i risultati delle analisi sull’acqua rossa sgorgata il 29 marzo scorso dal terreno adiacente alle fabbriche di Portovesme e scatta l’allarme e la protesta. Il certificato di analisi dell’acqua rossa, uscita copiosa da una tubazione danneggiata, riconosce l’alta presenza di fluoruri, cromo, arsenico, selenio e metalli pesanti. Insomma, un cocktail micidiale che è stato sempre presente nel sottosuolo con la presenza delle industrie, com’era infatti già stato accertato una quindicina d’anni fa, senza che neppure la magistratura abbia assunto decisioni o e provvedimenti: anche nello scantinato dell’ex centrale termoelettrica della società Monteponi. L’arsenico, in quel campione che i tecnici dell’Arpas hanno prelevato il giorno dopo l’incidente, è presente per 548 microgrammi per litro mentre le disposizioni previste dal Dlgs 152 /60 ammettono una tolleranza di soli 10 microgrammi /litro. Valori alti per il mercurio: 3 microgrammi /litro (la legge tollera solo un microgrammo litro), il selenio 48 microgrami /l (un microgrammo /l) ma i valori preoccupanti e di rilievo sono stati riscontrati nei fluoruri. La scheda analitica del certificato analisi precisa che in quell’acqua c’erano 26.000 microgrami /litro di fluoruri (1500 microgrammi litro). «Se questi sono i dati – denuncia il consigliere comunale di Portoscuso Angelo Cremone – perchè nessuno è ancora intervenuto? Quell’acqua ha invaso le strade ed è finita in mare senza che qualcuno sia intervenuto». L’esito delle analisi, è stato inviato dall’Arpas al comandante del Noe di Cagliari, all’amministrazione comunale, alla provincia Carbonia Iglesias al sindaco di Portoscuso e al servizio sanitario di igiene e sanità pubblica della Asl 7 di Carbonia. «Se quello che è emerso, a seguito di quell’incidente è questo, c’è da temere per la salute degli abitanti di Portoscuso – insiste Cremone -. Qualche anno fa il professoire Biddau dell’Università di Cagliari aveva dichiarato che la presenza di arsenico e mercurio erano causa di leucemie. Ebbene allora i valori erano decisamente molto più bassi, mentre ora siamo a livelli impressionanti. Ci chiediamo cosa c’è sotto i nostri piedi». Quel liquido veniva utilizzato nello stabilimento Eurallumina come acqua di processo ma ora con la fermata degli impianti l’enorme massa liquida, che continua a migrare dalla zona industriale verso le stazioni di pompaggio sistemate all’interno del cantiere Enel, rischia di provocare danni irreparabili. «Attendo che qualcuno intervenga – conclude Cremone – prima che accada l’irreparabile. Altro che rifiuti speciali questi, come ha detto qualcuno, sono rifiuti criminali. Chiedo inoltre – insiste il consigliere comunale – che gli scantinati e tutti i locali dell’ex centrale termoelettrica vengano messi sotto sequestro e si accertino le responsabilità». Ora si attende la risposta dell’amministrazione comunale che ha protocollato le risultanze del laboratorio chimico dell’Arpas il 3 aprile scorso. (e.a.)

  2. ps
    10 Aprile 2009 a 19:05 | #2

    Salve. Sono un’abitante di Portoscuso e sono veramente combattuta fra il timore del grave inquinamento causato dalle indistrie di Portovesme e la situazione di disagio e disperazione che si verrebbe a creare se le aziende chiudessero.Penso talora alla possibilità di una riconversione della fabbriche in modo da conciliare la tutela dell’ambiente con il diritto al lavoro della mia gente. E’ un sogno?

  3. Bio IX
    1 Aprile 2009 a 23:58 | #3

    Anche voi, sempre a fare inutili allarmismi …Vedrete che, alla fine, rientrerà tutto “nei limiti di legge” …

  4. gruppodinterventogiuridico
    1 Aprile 2009 a 20:25 | #4

    da La Nuova Sardegna, 1 aprile 2009

    Fabbriche, polemiche, paure. Una storia tra il ricatto del lavoro e il degrado ambientale. (Piero Mannironi)

    PORTOVESME. C’è un paradosso, quasi un cortocircuito umano e politico, nella storia del nuovo assessore regionale all’Ambiente Emilio Simeone. Per anni ha infatti fatto parte del ristretto gruppo di manager che ha gestito una delle aree più inquinate del Paese – quella di Portovesme, appunto – per poi passare a governare la sanità in un territorio nel quale, da decenni, la salute dell’ambiente non riesce a coniugarsi con quella della gente. Come se non bastasse, poi, ecco che la prima vera grana da neoassessore gli arriva proprio da quell’area industriale nella quale è professionalmente cresciuto e che il giornalista e ambientalista Antonio Cederna aveva definito seccamente, con la sua famosa ruvida diplomazia, «un incubo». Sì, perché in questo lembo di Sardegna la devastazione ambientale non è un concetto astratto, ma una terribile evidenza. E’ una terra di confine, in bilico tra la catastrofe umana e sociale e la catastrofe naturale, che si porta dietro non tanto ferite estetiche e paesaggistiche, ma veleni mortali. La fame di lavoro, la disperazione del vivere, possono paradossalmente diventare anche un fatale e rassegnato autolesionismo. Come è certificato da alcune verifiche scientifiche. La prima, del 1994, venne condotta dall’Istituto di Igiene della facoltà di medicina dell’università di Sassari. Dati spaventosamente eloquenti: l’incidenza di tumori nel Sulcis Iglesiente risultava infatti molto più alta che nel resto della Sardegna. Due i fattori, secondo i ricercatori, che spiegavano l’alta morbosità nel Sulcis: l’eredità delle miniere e la presenza di insediamenti industriali inquinanti. Una conferma è arrivata successivamente dal ‘Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna’, commissionato dall’assessorato alla Sanità e presentato nel dicembre del 2005. Secondo questo studio, l’incidenza dei tumori nel Sulcis è superiore di circa il 10% rispetto alla media sarda. Per alcuni tipi di patologie si arriva addirittura a un +35%. Impietosa la fotografia della zona fatta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nel febbraio 2001: «Nell’area insistono numerose aziende industriali, che con la loro attività hanno contribuito al grave degrado ambientale in termini di contaminazione dell’aria e delle acque, nonché alla contaminazione dei suoli all’interno e all’esterno dei siti operativi». Angelo Cremone, ex operaio, da anni appassionato difensore dell’ambiente e coscienza critica di questa regione, denuncia che l’industria si è mossa con troppa spregiudicatezza, molto spesso non rispettando le regole. I numeri del dolore e della sofferenza sembrano purtroppo dargli ragione. Clamorosa fu la sua iniziativa, nell’agosto 2006, quando insieme al Wwf denunciò la nascita di agnelli deformi a poca distanza dagli impianti di Portovesme. L’istituto zooprofilattico certificò che si stava diffondendo una forma di tumore osseo, la fluorosi cronica, quasi sicuramente originata dall?inquinamento ambientale. Ma creò un grosso impatto nella pubblica opinione ciò che riferì in una conferenza stampa, nel giugno di quattro anni fa, l’allora segretario del Psd’Az Giacomo Sanna: «Nel sangue dei bambini di Portoscuso è stata riscontrata una percentuale di piombo superiore del 50% rispetto a quella trovata nei coetanei di Sant’Antioco». Come dire: quella è l’area ad alta criticità, perché basta fare pochi chilometri e la situazione sanitaria cambia profondamente. Deve comunque far riflettere il fatto che siano state trovate tracce di piombo anche nel sangue dei bambini di Sant’Antioco. Per capire più concretamente le dimensioni di una catastrofe possibile, basta leggere i risultati del ‘Rapporto sulla gestione dei rifiuti speciali in Sardegna’ del 2007, commissionato dall’assessorato regionale all’Ambiente. L’anno di riferimento è il 2005. Dunque, la sola provincia di Iglesias e Carbonia aveva prodotto il 51% di rifiuti speciali e pericolosi. Entrando nel dettaglio, i ricercatori scrivono: «La produzione in assoluto più rilevante è quella derivante dalla lavorazione di minerali e materiali di cava che comprende i fanghi rossi di Eurallumina, circa un milione e 580 mila tonnellate. Ma non basta: nel rapporto si parla anche di ceneri e gessi e, quindi, anche della Portovesme srl. Si legge infatti: «La seconda categoria di rifiuto quantitativamente più importante è quella proveniente da processi termici, che comprende le ceneri e i gessi degli impianti di potenza localizzati a Portovesme (circa 90 mila tonnellate annue) e Fiumesanto (320 mila tonnellate l’anno), e le scorie della metallurgia termica dello zinco e del piombo provenienti dall’impianto della Portovesme srl in quantità pari circa a 245 mila tonnellate l’anno». Secondo il rapporto, quindi, il cuore del problema è concentrato soprattutto in due fabbriche: l’agonizzante Eurallumina, oggi nelle mani della Rusal dell’oligarca russo Oleg Deripaska, e della Portovesme srl (della multinazionale Glencore) che raccoglie tutti i fumi d’acciaieria prodotti in Italia. Fino a poco tempo fa l’Eurallumina cercava nuovi spazi per stoccare i fanghi rossi, proponendo una discarica a mare di 80 ettari (capace di contenere 11 milioni di metri cubi di scarti), la Portovesme srl ha invece ottenuto di stoccare 150 mila tonnellate di fumi d’accieria all’interno dello stabilimento (da ricordare che è autorizzata a utilizzare fino a 300 mila tonnellate l’anno di fumi). Sui rischi legati all’attività della fabbrica della multinazionale Glencore si è parlato molto negli ultimi anni. Non solo per i rischi per l’ambiente legati alla lavorazione delle polveri, ma anche per alcuni allarmi radioattivi. L’ultimo, nell’ottobre di due anni fa, quando un Tir diretto a Portovesme, contenente metalli ferrosi bruciati nelle Acciaierie Venete di Sarezzo, venne bloccato al porto di Genova perché il carico risultava inquinato da Cesio 137. I rottami ferrosi provenivano da un paese dell’est europeo, forse l’Ucraina, e sembra probabile che facessero parte di una centrale nucleare ‘cannibalizzata’.

  5. gruppodinterventogiuridico
    1 Aprile 2009 a 20:20 | #5

    da La Nuova Sardegna, 1 aprile 2009

    Claudia Lombardo: impediremo ulteriori danni. La presidente del consiglio regionale a Portovesme. Eurallumina: non ci sono pericoli. (Giampaolo Meloni, Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Nessun problema per la popolazione e per l’ambiente. Lo hanno assicurato i dirigenti dell’Eurallumina al presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo, che ha voluto verificare di persona la situazione a poche ore dagli zampilli di acqua e fango scaturiti dal terreno. Ma dal Comitato dei sindaci del Sulcis Iglesiente arriva la protesta, per essere stati ignorati. Gli Amici della Terra hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica. Eurallumina è corsa subito ai ripari, mettendo in sicurezza la condotta galeotta che domenica pomeriggio ha riversato sull?asfalto e nel terreno adiacente alla recinzione di Alcoa, la fabbrica adiacente, una ondata di liquido inquinante provocando allarme nel territorio. La miscela ha inondato l’area dalla fabbrica controllata dalla multinazionale Rusal fino alla vecchia centrale elettrica ‘Monteponi’ che sta mezzo chilometro oltre. Nelle ultime ore due squadre di operai hanno messo un collare nuovo alle due condotte che hanno ceduto alla pressione interna degli scarichi velenosi, così l’allarme è rientrato. Che si sia trattato di un incidente meccanico lo hanno confermato i dirigenti dello stabilimento al presidente del Consiglio regionale, che aveva voluto un sopralluogo immediato nell’area colpita. Prima del sopralluogo sul punto nel quale si è registrato lo zampillo del liquido rosso, Claudia Lombardo ha incontrato l’amministratore delegato dell’Eurallumina Vincenzo Rosino e il direttore di stabilimento Nicola Candeloro, e subito dopo è stato effettuato l’accertamento sul campo. «L’azienda – ha precisato il presidente del consiglio regionale al termine della riunione – ha chiarito che si è trattato di un incidente dovuto al cedimento di un collare di giunzione di due tubi. I responsabili della fabbrica hanno escluso che l’inconveniente sia stato determinato dalla fermata degli impianti per la lavorazione della bauxite. L’amministratore delegato ha garantito la massima attenzione ai problemi ambientali e si sta mettendo a punto un piano per il riutilizzo delle acque che venivano immesse negli impianti dell’Eurallumina. La Regione seguirà l’evoluzione di questi avvenimento per evitare ulteriori danni all’ambiente». L’incontro ha suscitato reazioni tra gli amministratori locali. Il Comitato dei sindaci del Sulcis Iglesiente ha «stigmatizzato il fatto che si sia svolto un incontro sui problemi dell’inquinamento industriale a Portovesme, con autorità regionali e provionciali, e i sindaci del territorio non siano stati invitati. Soprattutto, quello di Portoscuso». Non di forma ma di sostanza, è la contestazione. Pesante, peraltro: «Stupisce – dicono con voce unitaria attraverso il Comitato – non si sia tenuto conto che i sindaci e le amministrazioni comunali sono i diretti rappresentanti degli interessi delle comunità locali, oltre che essere le autorità investite di dirette responsabilità in materia sanitaria e ambientale». Non trascurano un’ammonizione quanto mai severa sull’episodio: «È auspicabile – dicono i sindaci – che simili fatti non si ripetano e ad ogni buon conto non si considerano impegnative decisioni di competenza delle amministrazioni, assunte senza il loro esplicito consenso». Sulla vicenda intervengono anche le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d’intervento giuridico: «Visto che non ci può essere risanamento ambientale e sociale senza reale giustizia, abbiamo provveduto a segnalare il caso alla Procura della Repubblica», spiega Stefano Deliperi, che ironizza: «Sistemerà tutto anche stavolta il presidente Berlusconi con una telefonata a Putin?». Intanto, indiscrezioni confermano che l’Eurallumina ha inoltrato denuncia contro ignoti per la manomissione della rete di recinzione dell’area dell’ex centrale termoelettrica ‘Monteponi’ completamente invasa da liquido rosso e all’interno della quale si sospetta la presenza di amianto. Una zona interdetta, dopo i sigilli di sequestro apposti dalla Procura della Repubblica di Cagliari, vista la pericolosità del sito. Invece qualcuno, con le tronchesine ha sezionato le maglie delle rete metallica favorendo l?accesso alla zona a rischio ai non addetti ai lavori. Già in passato l’Eurallumina si era fatta carico di recintare l’intera zona ma dopo poco tempo erano scomparsi i cartelli e la rete è stata tranciata. Saranno i carabinieri di Portoscuso a cercare di risalire agli autori del sabotaggio. La visita del presidente del Consiglio regionale ha scatenato critiche da parte del consigliere comunale di Portoscuso Angelo Cremone, che ha denunciato in questi giorni gli attentati all’ambiente. «Assistiamo ancora un volta – ha precisato – ad una passerella di un esponente politico che non ha competenza in materia. Avremmo voluto la presenza dell’assessore regionale all’Ambiente. Contesto, poi, che si vada a conoscere i fatti da chi ha commesso il danno. Ancora una volta si tiene in disparte chi è fuori dal coro. E’ grave che fino ad oggi non ci sia stata alcuna presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale. La giunta sta ancora guardando i fuochi d’artificio estivi pagati dalle aziende di Portovesme».

  6. gruppodinterventogiuridico
    1 Aprile 2009 a 20:01 | #6

    da L’Unione Sarda, 1 aprile 2009

    Portoscuso. Inquinamento, interviene la Regione. Visita del presidente del Consiglio Claudia Lombardo. (Antonella Pani)

    La Regione si mobilita sul fronte dell’inquinamento ambientale a Portovesme. Ieri il presidente del Consiglio ha effettuato un sopralluogo tra le fabbriche. Intanto è partita una segnalazione alla Procura. Emergenza ambientale a Portovesme, scende in campo la Regione: nel primo pomeriggio il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, ha visitato l’Eurallumina per capire le cause della marea rossa che domenica mattina ha invaso la strada del polo industriale, con il liquido rossastro che zampillava dal sottosuolo. In mattinata, alle 11, anche l’assessore regionale all’Ambiente, Emilio Simeone, era a Portovesme, al Consorzio industriale, dove si è tenuto un vertice per l’emergenza-inquinamento.

    LA REGIONE. Claudia Lombardo è arrivata in fabbrica poco dopo le 13,30: ha voluto verificare sul campo le condizioni ambientali che si sono determinate dopo la fermata della raffineria di allumina. Il Presidente del Consiglio regionale ha incontrato l’amministratore delegato di Eurallumina, Vincenzo Rosino, poi ha compiuto un sopralluogo negli impianti, con particolare attenzione al sistema di convoglio delle acque, finito sotto accusa in questi giorni dopo l’incidente di domenica. «I vertici aziendali mi hanno assicurato che la fuoriuscita di liquido che si è registrata qualche giorno fa non è legata alla fermata dello stabilimento – ha detto al termine del sopralluogo il Presidente del Consiglio regionale – le aziende della zona stanno cercando una soluzione temporanea per convogliare le acque che prima venivano impiegate nel ciclo produttivo, in attesa della barriera idraulica che risolverà definitivamente il problema ».

    LA PROCURA. Proprio ieri le associazioni Amici della Terra e Gruppo di Intervento Giuridico hanno presentato un esposto alla Procura sull’episodio di domenica. «Non ci potrà essere reale risanamento ambientale e sociale senza reale giustizia », ha dichiarato Stefano Deliperi, portavoce delle associazioni. In mattinata, a pochi metri di distanza dall’Eurallumina, nella sede del Consorzio Industriale, tutte le istituzioni con competenze ambientali si sono incontrate proprio per parlare di inquinamento, soffermandosi sulle criticità dell’Eurallumina: c’era l’assessore all’Ambiente Emilio Simeone, con il suo staff tecnico al completo, il presidente della Provincia e del Consorzio Industriale Pierfranco Gaviano, e l’Arpas. Un incontro tecnico per capire come fare fronte alle mille emergenze ambientali del polo industriale.

    I TECNICI. «Bisogna dare atto all’assessore all’Ambiente della tempestività con cui ha affrontato il problema – ha dichiarato il presidente della Provincia, Gaviano – e condividiamo in pieno la sua filosofia. Se c’è da sveltire le pratiche e la parte burocratica facciamo la nostra parte, ma sulla tutela ambientale, sui controlli, il rispetto inflessibile delle regole e le messe in sicurezza non ci saranno deroghe ». Ma i sindaci del territorio non hanno gradito l’esclusione dall’incontro e, in un comunicato, hanno auspicato che fatti simili non si verifichino più. «Nessun sindaco è stato invitato, nemmeno il sindaco di Portoscuso – si legge in una nota del Comitato dei Sindaci – non si tiene conto che siamo i rappresentanti delle comunità locali, oltre che avere responsabilità in materia sanitaria ed ambientale». L’ultima emergenza ambientale è quella di domenica, segnalata dal consigliere di Portoscuso, Angelo Cremone. «Mi lascia molto perplesso l’iniziativa della presidente Lombardo – ha commentato Cremone – che avrebbe invece dovuto parlare con chi da anni si fa portavoce di queste denunce».

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