Home > Primo piano > La Corte costituzionale aiuta la fecondazione assistita.

La Corte costituzionale aiuta la fecondazione assistita.

 

La Corte costituzionale, con sentenza del 31 marzo 2009, ha ritenuto illegittima la limitazione a tre del numero di  embrioni da impiantare contenuta nella legge n. 40/2004 sulla fecondazione assistita.  Una norma oscurantista e priva di alcuna logica scientifica.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

A.N.S.A., 2 aprile 2009

LEGGE 40, CONSULTA BOCCIA LIMITE TRE EMBRIONI.

di Maria Emilia Bonaccorso
ROMA – La Corte Costituzionale ha bocciato la legge 40 nella parte che limita a tre il numero degli embrioni da impiantare. La decisione della Consulta era nell’aria e ora si attendono gli effetti nei centri italiani che da cinque anni si sono attenuti alle norme, con gli occhi sempre rivolti ai tribunali dove a colpi di ricorsi si è consumata una guerra legale voluta da associazioni e coppie.  "Sono molto dubbi gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulle pratiche che devono essere adottate nei centri", ha commentato a caldo il sottosegretario al Welfare con delega alla Bioetica, Eugenia Roccella, annunciando l’emanazione di "nuove linee guida". Queste saranno emanate sulla base dei pareri scientifici che saranno elaborati dal Consiglio Superiore di Sanità, l’organo tecnico scientifico di consultazione del ministero, che sarà ascoltato, ha detto Roccella, così come prevede la legge. "Resta il divieto di congelamento degli embrioni – ha aggiunto Roccella – e di soppressione di questi", una pratica che avviene, ha aggiunto, quando per la diagnosi preimpianto se ne producono in sovrannumero. "Mi sembra – ha quindi detto – che ora ci sia un evidente problema di interpretazione delle norme e di contraddizioni. Per questo bisognerà fare chiarezza sul piano delle pratiche che potranno essere adottate dai centri".  La Corte ha dichiarato, in particolare, l’illegittimità dell’ art. 14 comma 2, della legge 18 febbraio 2004, n. 40, "limitatamente alle parole ‘ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre’" embrioni. Incostituzionale infine il comma 3 dello stesso articolo "nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna". Inammissibili invece altri passaggi della le questioni di legittimità dei commi 1 e 4 dell’ articolo 14: il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’ interruzione volontaria dela gravidanza. A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine (Warm) e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50%) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa. "E’ il trionfo dello Stato laico. Da domani migliaia di coppie avranno più possibilità di avere figli e di ricominciare a gioire", ha detto il ginecologo Severino Antinori, presidente della Associazione Mondiale della Medicina della riproduzione, una delle associazioni che si è costituita nel giudizio davanti alla Consulta. "Sono strafelice – dice – finalmente in questo paese vengono riconosciuti i diritti garantiti dalla Costituzione. Da oggi mi sento orgogliosamente di nuovo italiano". Positivo il commento del ginecologo Carlo Flamigni, uno dei pionieri della fecondazione artificiale in Italia, alla dichiarazione di parziale illegittimità della legge 40 sulla fecondazione assistita. "Mi pare che, come già accaduto altre volte, la magistratura aiuta a raddrizzare delle sciocchezze, anche se la politica dovrebbe essere la prima a non farle", rileva Flamigni.

 

Piu’ nati ma legge sotto accusa per fuga coppie.

ROMA – Dall’entratata in vigore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nel 2004, sono progressivamente aumentati il numero delle coppie che si sono rivolte a tali tecniche ed il numero dei nati. E’ il bilancio dell’ultima relazione sull’applicazione della legge inviata al Parlamento, lo scorso marzo, dal ministero del Welfare, sulla base dei dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Dati, è la posizione più volte espressa dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che dimostrano come la legge funzioni. Ma secondo numerosi osservatori, i limiti della legge 40 hanno prodotto effetti "devastanti", a partire dal cosiddetto fenomeno del ‘turismo procreativo’.
- PIU’ COPPIE E PIU’ BAMBINI: Aumenta il numero delle coppie che si sono rivolte ai centri di fecondazione assistita: da 43.024 nel 2005 a 55.437 nel 2007, mentre i nati vivi sono passati da 4.940 a 9.137. I parti gemellari in Italia si attestano intorno ai valori delle media europea (2,7%) ma per quello che riguarda i parti trigemini la superano fortemente: 3,5% contro lo 0,8% in Europa.
- 341 CENTRI AUTORIZZATI: Al 31 gennaio 2009 i centri iscritti al Registro Nazionale sono 341. Sul totale, il 45,7% (156) dei centri sono pubblici o privati convenzionati e offrono servizi a carico del SSN. I restanti 185 centri (54,3%) sono privati (nel Nord i centri pubblici o convenzionati sono circa il 60%).
- LE MALFORMAZIONI: La percentuale dei nati vivi con malformazione è dell’1.1%, con le tecniche di II e III livello, a fronte dello 0.5% con tecniche di I livello e dello 0.4% che si ha nella popolazione generale. Il tasso di complicanze da iperstimolazione ovarica per le donne è sotto la media Ue.
- MAMME SEMPRE PIU’ ANZIANE: Anche nel 2007 si assiste ad un ulteriore aumento dell’età delle donne e ciò si riflette sui risultati delle tecniche stesse: passa da 35,4 anni del 2005 a 36 anni nel 2007. In Europa la media è di 33.8 anni.
- MA CENTRI DENUNCIANO BOOM ‘TURISMO DELLA PROVETTA’: In 4 anni dall’entrata in vigore della legge, le nascite sono diminuite del 2,78%, è quadruplicato il numero delle coppie che con la speranza di concepire un figlio si sono recate all’estero (+200%) e le gravidanze multiple sono passate da un 16% a un 23%: sono i dati più recenti diffusi dal centro Artes di Torino specializzato nella diagnosi e nel trattamento della sterilità di coppia. Nel 2006, secondo il centro, il turismo procreativo é cresciuto del 200%: prima della legge 40, il numero delle coppie che per concepire un figlio si sono recate all’estero era 1.066, mentre nel 2006 ha toccato quota 4.173. Tra le mete preferite la Spagna, la Svizzera, la Francia, ma anche Repubblica ceca, Slovenia e Grecia. Minore appeal, per la quotazione della sterlina, è l’Inghilterra, mentre per motivi opposti sono in crescita gli Usa.

 

La legge 40 sulla procreazione, cosa prevede.

ROMA – La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistità è stata varata nel 2004 e nel 2005 fu oggetto di un referendum che vide la vittoria del fronte astensionista e consentì alla nuova disciplina di essere applicata, pur fra contestazioni giudiziarie e amministrative. Con le linee guida emanate dall’ex ministro della salute Livia Turco nel 2008, rispetto alle precedenti risalenti al luglio 2004, per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (prevista per le coppie definite infertili) arrivano due novità: il sì alla possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto sull’embrione da impiantare in utero (prima vietata, eccetto la diagnosi preimpianto di solo tipo ‘osservazionale’) e la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) anche per le coppie in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, in particolare virus HIV ed Epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni sono assimilabili ai casi di infertilità per i quali é concesso il ricorso alla fecondazione assistita. Queste, in sintesi, le norme previste dalla legge in 18 articoli:
 - ACCESSO ALLE TECNICHE DI PROCREAZIONE ASSISTITA: è consentita per risolvere problemi di sterilità o infertilità e solo se non ci sono altri metodi terapeutici efficaci; sterilità e infertilità devono essere documentate e certificate dal medico. Previsto l’accesso anche alle coppie in cui l’uomo è affetto da malattie virali sessualmente trasmissibili.
 - NO ALL’ETEROLOGA: il testo vieta il ricorso alla fecondazione eterologa, cioé con seme di persona estranea alla coppia.
- CHI PUO’ RICORRERE ALLE TECNICHE DI PROCREAZIONE: le coppie formate da persone maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. No, insomma, a single, mamme-nonne e fecondazione post mortem.
- TUTELA DEL NATO E DEL NASCITURO: la legge assicura il diritto a nascere del concepito. I bambini che nascono dall’applicazione delle tecniche hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia.
- CONSENSO INFORMATO: la coppia deve essere costantemente informata sulle tecniche e sulle fasi della loro applicazione. Una volta che l’ ovulo è fecondato deve essere impiantato e non é possibile alcun ripensamento. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati fino al momento della fecondazione dell’ovulo.
- EMBRIONI E SPERIMENTAZIONE: sono vietate la sperimentazione sugli embrioni e la clonazione umana. Ricerca clinica e sperimentazione sull’embrione sono ammesse solo se finalizzate alla tutela della sua salute e del suo sviluppo. E’ vietata anche qualsiasi tecnica che possa predeterminare o alterare il patrimonio genetico dell’embrione. La violazione di tali divieti é punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa.
- PRODUZIONE EMBRIONI: è possibile produrre non più di tre embrioni per volta, ovvero il numero necessario ad un unico e contemporaneo impianto.
 - CRIOCONSERVAZIONE: è consentita solo quando il trasferimento nell’ utero degli embrioni non risulti possibile per gravi e documentati problemi di salute della donna che non erano prevedibili. Gli embrioni possono rimanere congelati fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.
- SI’ DIAGNOSI PREIMPIANTO: le precedenti linee guida limitavano invece le indagini sullo stato di salute dell’embrione a quelle di solo tipo "osservazionale".
- PER MEDICO ‘FUORI LEGGE’ ANCHE RECLUSIONE: Chiunque utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro. Chiunque realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Chi realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un’unica cellula, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresí, con l’interdizione dalla professione.
- OBIEZIONE COSCIENZA: Il personale sanitario non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione.

Avvocato coppia ricorrente, vinta battaglia civilta’.

ROMA – "Veramente un bel giorno per tutti quelli che hanno combattuto una battaglia di civiltà". Lo ha detto l’avvocato Gianni Baldini, legale della coppia ricorrente, in merito alla decisione della Corte Costituzionale. Parte del dispositivo "scardina la legge 40/04 sulla procreazione assistita e i suoi anacronistici e assurdi divieti" che "per oltre 4 anni – afferma Baldini – hanno frustrato desideri e speranze di tante coppie sterili, mortificato i medici, costretti loro malgrado ad effettuare interventi anche contro quanto il paziente, come nel caso della coppia da noi assistita, era palesemente contrario all’interesse alla salute della donna, e costretto tanti altri ad emigrare all’estero". Sull’argomento è intervenuto anche l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica Cicogna. "Accogliamo con soddisfazione la sentenza emanata. Grazie a questa sentenza – ha detto Gallo – le gravidanze trigemine oramai saranno solo un ricordo, perché è stato eliminata la parte della articolo 14 che impone l’impianto contemporaneo di tutti gli embrioni prodotti. Inoltre con l’eliminazione del limite dei tre embrioni imposti per legge è ridata discrezionalità al medico". "Nell’applicazione delle tecniche di fecondazione assistita, i Giudici hanno ricondotto alla Costituzione una parte della legge palesemente incostituzionale, dando piena attuazione all’articolo 32 della nostra Carta". 

 

Fronte laico esulta, Pdl contro la corte.

ROMA – La legge sulla procreazione assistita é in parte contro la Costituzione. Sono "illegittime" le norme sulla restrizione del numero degli embrioni e il fatto che non si preveda che il trasferimento debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Consulta ordina la revisione della legge 40 e riaccende lo scontro politico, già incandescente sul testamento biologico. Esulta il fronte ‘laico’, che vede nella sentenza anche "un monito" per il legislatore che dovrà affrontare ora alla Camera il disegno di legge sul ‘fine vita’. Tra i cattolici del centrosinistra c’é chi, come Rosy Bindi, rimprovera al centrodestra di aver respinto ostinatamente il dialogo, con il risultato di dover ricominciare (quasi) da zero. Chi nell’Udc e nel centrodestra ha sostenuto la legge, invece, è "sconcertato" (Rocco Buttiglione), "perplesso" (Maurizio Lupi), lamenta un "vulnus" legislativo (Laura Bianconi). Ma anche "democratico". E’ il caso di Sandro Bondi, ministro e neocoordinatore del Pdl, secondo il quale la sentenza della Consulta "pone un problema grave per la nostra democrazia". "La sovranità del Parlamento – dice – viene intaccata parallelamente alla percezione della sparizione di autorità di garanzia". Per Bondi, è "un problema democratico e dell’orientamento culturale prevalente di organismi costituzionali". Una reazione diversa da quella di un altro cattolico del Pdl, Beppe Pisanu, per il quale "le sentenze della Corte Costituzionale non si discutono, si eseguono" e ora va riaperta una discussione che "rimetta in ordine" la legge 40. Prudente anche Dario Franceschini, che si limita a chiedere "regole" per disciplinare i temi etici. Ma tra i Democratici l’invito principale è di ‘imparare la lezione’ in vista del confronto a Montecitorio sul testamento biologico. Predica "più attenzione e riflessione" Anna Finocchiaro, reduce dalla lunga battaglia del Senato, invitando il centrodestra a "rifuggire da prove di forza e posizioni ideologiche". Mentre Antonio Di Pietro vede nella sentenza la conferma del fatto che "i giudici sono più avanti dei legislatori". Mentre Paolo Ferrero, segretario del Prc, vede bocciata "una legge da medioevo". E ora? Il Parlamento sarà impegnato sul doppio fronte ‘etico’: non solo il testamento biologico ma anche la procreazione assistita. Nel Pdl più di una voce (ad esempio quelle di Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e Alfredo Mantovano) è convinta che l’impianto della legge 40 resti ugualmente in piedi, mentre Stefano Ceccanti, costituzionalista e senatore del Pd, osserva che la Consulta ha bocciato entrambi gli articoli presi in considerazione. E Emma Bonino, senatrice radicale in testa anche alla battaglia referendaria contro la legge 40, avverte che "sulla laicità non bisogna avere incertezze. Questa vicenda – dice – dimostra anche che se si fosse fatta una grande campagna di libertà e di laicità, avremmo evitato la legge 40 e il vero e proprio obbrobrio che è il ddl sul testamento biologico". 

 

(foto P.F., J.I., archivio GrIG)

  1. Simona
    7 Aprile 2009 a 16:02 | #1

    Noi ne abbiamo affrontate 4 di PMA di cui la seconda, due anni fà, con trasferimento di 3 embrioni ha portato ad una gravidanza che purtroppo si è interrotta con un aborto terapeutico perchè il bambino era malformato (trisomia 13, ovvero non si era formato metà cuore nè metà cervello) e sarebbe comunque morto entro i 9 mesi oppure se fosse nato sarebbe vissuto per pochi mesi ma, da sempre e per sempre, sarebbe stato attaccato a dei tubicini senza mai uscirne. Pertanto decidemmo che sicuramente sarebbe stato meglio che non fosse nato per vivere solamente in sofferenza.

    E questo tutto grazie al fatto che uno dei 3 embrioni era malato ma che, senza l’esame pre impianto, non si era potuto sapere o peggio, magari i biologi l’avevano intutito ma non potevano non impiantarlo. Le altre due PMA le abbiamo fatte a gennaio e febbraio u.s. ma senza successo e quindi, avevamo deciso che bastava così……fino a questa sentenza!

  2. gruppodinterventogiuridico
    3 Aprile 2009 a 17:09 | #2

    A.N.S.A., 3 aprile 2009

    PROCREAZIONE: SCHIFANI, E’ UNA BUONA LEGGE.

    HERAT (AFGHANISTAN) – Il presidente del Senato, Renato Schifani, a proposito della legge 40, sostiene che ”una legge quando affronta tanti passaggi parlamentari, un dibattito lungo con voti segreti, nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di dogmi, e’ una buona legge”. Schifani non cita direttamente Gianfranco Fini, ma prende una posizione diversa da quella del presidente della Camera. ”A parlare di dogmi troverei qualche difficolta’ ”, dice Schifani che, nel viaggio a Herat per presenziare la cerimonia del passaggio delle consegne tra gli alpini della Brigata Julia e i paracadutisti della Folgore risponde cosi’ ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle critiche del presidente della Camera alla legge sulla fecondazione assistita, dopo la sentenza della Consulta. “E’ una legge – precisa Schifani – di libertà anche perché non ci può essere alcuna ingerenza dei partiti e di altri”. “Nella legge 40 – osserva Schifani – si andò oltre la maggioranza e su quel testo confluirono i voti di Rutelli e della Margherita”. Il presidente del Senato, nella 14/a legislatura guidava il gruppo di Forza Italia e si spese per l’approvazione del provvedimento sulla fecondazione. Per quanto riguarda la sentenza della Consulta, Schifani si limita ad osservare che “la Corte costituzionale ha il dovere di vigilare sul rispetto dei principi”. Ma poi aggiunge: “ricordo che il limite sui tre embrioni ha costituito oggetto di un ampio dibattito più di tipo clinico-scientifico che dogmatico”. “Molti voti segreti – sottolinea il presidente del Senato – hanno confermato un orientamento del Parlamento”. A Schifani, non va giù l’idea che ci possa essere uno Stato etico perché il Parlamento ha votato secondo coscienza e ha espresso il suo orientamento. “Ho già detto in altre occasioni – dice il presidente del Senato – che Stato laico non significa rinunciare alle proprie responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti legislativi da colmare”. “Personalmente – precisa Schifani – non riscontro né nella legge 40 né nel testamento biologico una presenza di una eticità nella vita parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono molteplici voti segreti”. “Lì – conclude Schifani – sono le coscienze che decidono non i dogmi”.

  3. gruppodinterventogiuridico
    2 Aprile 2009 a 22:25 | #3

    A.N.S.A., 2 aprile 2009

    PROCREAZIONE: FINI, SENTENZA RENDE GIUSTIZIA A DONNE

    di Serenella Mattera

    ROMA – “Mi sembra fin d’ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni”. Le parole di Gianfranco Fini irrompono a metà del pomeriggio. Il presidente della Camera torna a difendere lo Stato laico dal pericolo di uno Stato etico, già evocato dal palco del congresso del Pdl in riferimento alla legge sul testamento biologico. E accoglie la sentenza della Consulta che dichiara parzialmente illegittima la legge sulla procreazione assistita, come una decisione che “rende giustizia alle donne italiane”. Una posizione così forte del presidente della Camera ha subito un effetto dirompente: galvanizza il fronte laico bipartisan del Parlamento e suscita le reazioni stizzite dei cattolici intransigenti. Anche perché l’orizzonte su cui misurare le parole di Fini non è tanto quello della legge 40, che i più dichiarano di non voler cambiare, quanto quello del fine vita: il testamento biologico sta per iniziare il suo percorso a Montecitorio e la posizione cattolica, che era stata vincente al Senato, si ritrova ora sempre più debole. Posizioni opposte a quelle di Fini emergono innanzitutto nel Pdl.

    La sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella sostiene che la legge 40 “tutela la salute delle donne” e “ha dato buoni risultati”. Il vicepresidente della Camera, il cattolico Maurizio Lupi, la definisce una legge “profondamente laica” perché “nata dal confronto tra diverse sensibilità culturali”. E sottolinea che uguale mediazione c’é stata anche “in Senato per la recente legge sul bio-testamento”. Un chiaro messaggio a quanti nella stessa maggioranza, fin da questa mattina evocavano un’influenza della sentenza della Consulta anche sul percorso del testo sul fine vita. “Dobbiamo stare attenti ai massimalismi – ragionava il vice capogruppo Italo Bocchino – perché rischiamo di essere poi censurati”. Lo schema che agita la maggioranza si ripete nel Pd. Sul versante teodem, Paola Binetti paventa “un rallentamento della legge sul testamento biologico”. Ma Barbara Pollastrini, Livia Turco e Anna Finocchiaro, invocano proprio quel rallentamento. La capogruppo al Senato, in particolare, chiede una “moratoria di riflessione”. Quanto alla legge 40, i giudizi sulla sentenza della Consulta ripetono le divisioni trasversali nei partiti. Quella pronuncia “riporta un po’ di ragionevolezza”, secondo Finocchiaro; è “una bella vittoria” per Alessandra Mussolini (che è corsa a “baciare” Fini per le sue parole); interviene giustamente su una legge “oscurantista”, per Antonio Di Pietro.

    I cattolici, invece, tendono a porre l’accento sul fatto che la sostanza della legge non ne esce stravolta. Sono pochi, del resto, anche i laici (tra essi, Piero Fassino) che chiedono che si torni su un tema così spinoso, quando un altro è già sul tavolo. Argomenti tanto delicati che non favoriscono i toni scherzosi, come dimostra l’esito di un botta e risposta alla Camera tra Fini e Pier Ferdinando Casini. I due si incontrano nel pomeriggio in Transatlantico e si scambiano una battuta. Casini, scherzando, dice di non sapere cosa abbia dichiarato Fini ma di essere “d’accordo” a prescindere, ma lui lo mette in guardia: “Non dirlo, non ti conviene…”. E in effetti, mezz’ora dopo, il leader dell’Udc detterà un comunicato i cui toni sono durissimi verso l’ex alleato del ‘sub-governo della Case delle Liberta’: “La laicità non si difende con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l’unica applicazione durante il fascismo”.

I commenti sono chiusi.