Home > Primo piano > Il nucleare torna in Italia.

Il nucleare torna in Italia.

 

Il Senato dà via libera al Governo per l’adozione di più decreti finalizzati al ripristino dell’intera filiera di produzione dell’energia atomica. Nonostante gli italiani avessero già espresso la loro volontà rispetto alla realizzazione di centrali nucleari nel loro Paese, con un referendum del 1987, ancora una volta il Governo potrà imporre la proprio potere e i propri interessi senza alcun rispetto degli interessi dei suoi cittadini. Secondo la mappa, elaborata negli anni ’70 dal Cnen, poi diventato Enea, tra i possibili siti nei quali installare le centrali figurano: la Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula, S. Lucia e Capo Comino, Lanusei, la Puglia, sulla costa di Ostuni, lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Corso. Per la Sardegna sarebbe l’ennesimo "regalo" da parte del Governo Berlusconi. Le associazioni Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra si battono da tempo contro il ritorno del nucleare in Italia e a favore delle fonti di energia alternative, per questo da tempo abbiamo proposto una petizione (trovate il banner alla vostra sinistra) che faccia sentire le ragioni degli italiani, di tutti gli italiani che vogliono vivere in un ambiente salubre, vogliono continuare a coltivare i loro campi, vogliono poter fare il bagno in un mare pulito e vogliono ancora contare qualcosa in uno Stato democratico.

Gruppo d’Intervento Giuridico

PETIZIONE CONTRO IL NUCLEARE A FAVORE DELL’ENERGIA SOLARE

Da Repubblica.it 13 maggio 2009

NUCLEARE. Nucleare, via libera del Senato. 6 mesi per scegliere i siti. La norma del ddl-sviluppo. Passa l’autorizzazione unica. L’opposizione: niente controlli.

di ROBERTO PETRINI

ROMA - Via libera del Senato al ritorno del nucleare in Italia. Ieri l’assemblea di Palazzo Madama ha approvato (con 142 sì e 105 no: sì del Pdl e dell’Udc, no del Pd e dell’Idv) gli articoli 14-15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" che danno al governo la delega per adottare entro sei mesi (nel precedente testo si parlava del 30 giugno 2009), e dopo una delibera del Cipe, più decreti per il ripristino dell’intera filiera di produzione dell’energia atomica: tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile, deposito dei rifiuti radioattivi. Sono previste procedure velocizzate per la costruzione delle centrali da parte di consorzi: la cosiddetta "autorizzazione unica" che sostituisce ogni tipo di licenza e nulla osta tranne la Via (valutazione impatto ambientale) e la Vas (valutazione d’impatto strategica). Sono previste inoltre "misure compensative in favore delle popolazioni interessate".
Dopo più di vent’anni si riapre dunque la strada all’energia nucleare: a bloccarla fu un referendum che si tenne l’8 novembre del 1987, l’anno dopo della tragedia di Chernobyl. I tempi del ritorno, per ora sono tutti da verificare: da segnalare tuttavia che nel febbraio scorso Berlusconi e Sarkozy hanno già siglato un’intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolge Edf e Enel.
"Una scelta sbagliata e antieconomica", ha dichiarato la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. "L’atomo di Berlusconi e Scajola era già vecchio, ora è decrepito", ha attaccato Roberto Della Seta del Pd il quale ha denunciato un aspetto in ombra della nuova normativa: non è chiaro infatti chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c’è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell’energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali. Inoltre, sempre Della Seta, osserva polemicamente che i siti saranno oggetto di "segreto militare". Furenti i Verdi: per Grazia Francescato il "governo persevera in una follia antieconomica", mentre per Belisario (Idv) si tratta di una delega al governo "senza controlli".

Nel corso della votazione, assai contrastata e segnata ieri mattina dalla mancanza per quattro volte del numero legale per assenze nelle file della maggioranza, sono stati comunque inseriti alcuni emendamenti "migliorativi" da parte del Pd, accolti dal governo: uno di questi prevede che i benefici compensativi ai cittadini che vivono in prossimità delle nuove centrali saranno a carico delle imprese non saranno scaricati sugli utenti finali.

 

Centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte. Contro i rischi di terremoti e inondazioni. La mappa dell’Enea. L’innalzamento dei mari mette fuori gioco larghi tratti di costa.

di MAURIZIO RICCI

ROMA – In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ’70. E’ una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.

L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l’area di confine fra Piemonte e Lombardia e l’estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto – o soltanto – l’eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all’esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L’impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale.
Se sovrapponete la mappa dell’Enea sull’allagamento delle coste a quella dell’Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L’obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate – che, peraltro, anche nell’ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 – ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell’obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11.
Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L’industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

  1. pieffe
    21 Maggio 2009 a 8:52 | #1

    sta proprio tornando..

    NUCLEARE: SCAJOLA, IN 6 MESI CRITERI INDIVIDUAZIONE SITI (Agi, 20/5/09)

    (AGI) – Roma, 20 mag. – “Entro sei mesi saranno individuati i criteri che dovranno essere seguiti dalle imprese che vogliono installare centrali nucleari in Italia”. E’ quanto ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, a “Panorama del giorno” su Canale 5. “Ci saranno caratteristiche obbligatorie di sicurezza sulle quali le imprese si confronteranno e in base a queste sceglieranno i luoghi piu’ idonei”. Il ministro ha poi sottolineato che grazie al piano energetico messo a punto dal governo ci potranno essere costi inferiori del 30%, “per poter competere alla pari a livello internazionale”. Scajola ha infine ricordato che “entro il 2010 le imprese potranno chiedere le autorizzazioni, nel 2013 sara’ posata la prima pietra della prima centrale nucleare in Italia e nel 2018 ci saranno i primi chilowattora prodotti dal nucleare in Italia”.

  2. claudia basciu
    19 Maggio 2009 a 17:49 | #2

    Comunque, Rutelli, nel presentare la sua nuova associazione ambientalista, ha dichiarato che bisogna smetterla con questa chiusura “ideologica” nei confronti del nucleare e che il governo Prodi, in fondo, ha perso per non aver saputo risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli. Coerente, come sempre.

  3. Pina
    17 Maggio 2009 a 23:01 | #3

    Il nostro Presidente ha già fatto sentire la sua voce, ha gridato “è una bufala!”, pittica sa protesta.

  4. 17 Maggio 2009 a 22:20 | #4

    Con l’approvazione ieri da parte del Senato del disegno di legge Sviluppo (DDL 1195) è stata varata la delega al governo in materia nucleare (Art. 14)

    Monica Frassoni, capolista di Sinistra e Libertà per il Nord Ovest, e Presidente dei Verdi/ALE al Parlamento Europeo ha dichiarato:

    “La delega al governo in materia nucleare crea i presupposti per una delle operazioni più scellerate del governo Berlusconi. Il testo definisce, infatti, quelle che saranno le procedure per la localizzazione e la costruzione delle centrali nucleari in Italia. Norme chiaramente anticostituzionali in cui emerge la volontà di estromettere le comunità locali e chi le rappresenta da ogni processo decisionale. Si prevede infatti il ricorso al potere sostitutivo del governo in caso di mancata intesa con le autorità locali e un sistema di autorizzazione unica da parte del governo sulla base del preminente interesse statale. Il governo si vede inoltre attribuita la facoltà di dichiarare i siti destinati alla costruzione di centrali nucleari di interesse strategico nazionale, vale a dire soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione. Gli italiani rischiano quindi di trovare a poca distanza da casa una centrale nucleare costruita senza il loro accordo e presidiata da militari che non solo ne impediranno l’accesso ma che soprattutto permetteranno alle autorità di tenere nascosto ogni eventuale pericolo e problema. A fianco di queste inquietanti prescrizioni la delega al governo mantiene una totale opacità per quanto attiene la responsabilità di decidere dove localizzare le centrali e in questo senso c’é il rischio che siano le imprese dell’energia a decidere, sulla base del loro esclusivo interesse. Non si sa niente di preciso neanche per quanto attiene la tipologia d’impianto da costruire. Su questo punto bisogna ricordare che il ministro Scajola ha più volte ribadito che il nostro paese avrebbe investito solo in impianti di ultima generazione, quando e se potranno entrare in funzioni. Le due centrali EPR attualmente in costruzione, una in Francia e una in Finlandia, stanno al momento accumulando ritardi e debiti e non si sa quando potranno essere operative.”

    “Nonostante i costanti riferimenti all’interesse nazionale, allo scopo di evitare ogni confronto con i cittadini” sottolinea l’eurodeputata “non si capisce di che interesse si tratti. La scelta del nucleare è, infatti, terribilmente onerosa, da un costo minimo per la sola costruzione di una centrale di 4,5 miliardi di euro, e alternativa alle politiche di promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Infatti l’esperienza francese e finlandese dimostra che non è possibile costruire delle centrali nucleare senza un intervento importante delle autorità pubbliche. La centrale finlandese è sovvenzionata, ad esempio, per il 60% da un prestito iper-conveniente dalla Baviera (sede del Siemens che assieme ai francesi costruisce l’impianto) e con un finanziamento aggiuntivo proprio da parte dei francesi. Negli Stati Uniti il Presidente Obama ha dichiarato di non voler più investire nel nucleare per promuovere le energie verdi. Nella crisi attuale si capisce quindi che la scelta nucleare corrisponde all’interesse di pochi ed esclude la possibilità per l’Italia di investire nel Green New Deal.”

    “Per non parlare del fatto che, la contrario di quanto sostiene il governo, il nucleare è del tutto inutile per raggiungere gli obiettivi di riduzione di gas serra da qui al 2020 come fissato a livello europeo. Per quella data l’Italia in ogni caso non avrà energia fornita dall’atomo e non sarà quindi in grado di rispettare i suoi obblighi avendo sprecato rispose utili per convertire da adesso il nostro paese alle energie alternative e all’efficienza energetica.”

    “Riguardo ai possibili siti, è vero che la delega non gli indica ma per la conformazione del nostro paese non è difficile prevedere che i siti potranno essere individuati solo in 3 regioni: Per quanto riguarda la Sardegna, il cagliaritano,e il nuorese. In Puglia sarebbe candidata la costa di Ostuni. Al Nord lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.”

    “E’ necessario che i presidenti delle regione coinvolti si mobilitino subito per fermare questa manovra anticostituzionale che impone alle autorità locali e regionali la volontà del governo nei loro territori.”

    “Di fronte ad una decisione che gli italiani non condividono, ma che soprattutto non gli viene chiesto di condividere, è ancora più importante rafforzare la presenza degli ambientalisti anti nucleari al Parlamento europeo per evitare che le direttive e gli obiettivi europei siano dirottati verso gli interessi di pochi e a danno delle generazioni attuali e future.”

  5. gruppodinterventogiuridico
    16 Maggio 2009 a 17:08 | #5

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2009

    Interrogazione del deputato ed ex presidente al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Palomba: «No alle centrali in Sardegna». E Claudia Zuncheddu denuncia il pericolo delle scorie radioattive. (Piero Mannironi)

    ROMA. Il primo passo parlamentare verso il ritorno al nucleare ha messo rapidamente in moto una reazione a catena all’interno del mondo politico. Il disegno di legge approvato al Senato, che delega al governo la pianificazione della localizzazione delle centrali e i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, ha infatti resuscitato antichi fantasmi e ridato forza alle riserve e ai dubbi del “fronte del no”. La questione nucleare resta comunque ancora, in modo inquietante, in un limbo di indeterminatezza e anche di non poche ambiguità.

    E proprio per avere maggiore chiarezza, il senatore dell’Italia dei valori Federico Palomba – ex presidente della Regione – ha presentato un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, demiurgo politico del ritorno all’atomo. «L’allarme in Sardegna, oltre che in altre parti d’Italia – scrive Palomba -, è diventato enorme per le notizie, mai smentite, di studi secondo i quali l’Isola si presterebbe all’installazione di queste centrali, che alimentano più che legittimi sospetti che si voglia imporre una tale eventualità a una terra già gravata dell’80% delle servitù militari, spesso in crisi da siccità, autosufficiente nella produzione energetica e lontana dal continente, dove l’energia dovrebbe essere trasportata con costi e rischi enormi, e nell’interesse del quale esclusivamente la Sardegna dovrebbe sopportare la presenza di centrali nucleari». «La Sardegna – continua Palomba – non accetterà che sul suo territorio vengano individuati siti per l’installazione di centrali nucleari o per lo stoccaggio. Decisioni che sarebbero vissute come il segno di un’ulteriore imposizione verso una terra destinataria, da parte del Governo, delle conseguenze di punizioni e molto meno di interventi di riequilibrio economico. La Sardegna non vuole diventare la pattumiera radioattiva dell’Italia». «L’allarme – dice ancora il senatore dell’Idv – è alimentato anche dalla notizia che il ministro Scajola ha dichiarato pubblicamente che la scelta dei siti per le centrali e per lo stoccaggio sarebbe di pertinenza esclusiva dello Stato, che alle comunità locali resterebbe solo da concordare con l’ente gestore modalità e contropartite, e che gli enti locali potrebbero essere commissariati ‘ad acta’ qualora non addivenissero alle intese». «Il Governo – conclude Palomba – non può andare a tentoni e sa già benissimo dove intende collocare i siti per l’una e per l’altra cosa. Pertanto, ha il dovere di dare immediatamente comunicazione alla comunità di quali sono i luoghi in cui intende attuare la sua politica energetica nucleare, assumendosene la responsabilità prima delle prossime Europee». Reazione durissima contro il nucleare anche dai ‘Rossomori’. Il consigliere regionale Claudia Zuncheddu ha infatti dichiarato che la sua formazione politica si opporrà alla «scellerata minaccia di installare in Sardegna le centrali nucleari», sottolineano poi «il rischio che passi in secondo piano la possibilità concreta e drammatica che la Sardegna divenga sede della più grossa industria dello stoccaggio di scorie nucleari». Claudia Zuncheddu, invita poi i sardi «a vigilare e a sventare ogni attentato alla salute, al territorio e alla nostra libertà». Infine conclude: «Ci troviamo di fronte a un atto politico gravissimo che vede il governo italiano ‘autore solitario’ di un’operazione illecita contro la salute ambientale e dei sardi, in barba ai principi del federalismo solidale, violando l’autonomia del Consiglio regionale e della Regione Sardegna».

  6. Bio IX
    15 Maggio 2009 a 20:49 | #6

    @giusy

    Resta il fatto che, salvo rarissime eccezioni, nessuno della attuale opposizione ha titolo per demonizzare l’avversario (che non ne ha bisogno) e, tanto meno, per chiamarsi fuori dalle responsabilità di una politica fallimentare in tema energetico che in termini economici paghiamo già tutti e, quel che è più grave, avrà effetti ancor più devastanti sul piano sanitario (con effetti ancora una volta sul piano economico) per noi e sopratutto le future generazioni, specie se verranno realizzate tutte le follie che si profilano all’orizzonte (centrali nucleari, carbone “pulito”, termovalorizzatumori etc.).

    Ciò senza nulla togliere alla petizione che mi auguro raggiunga l’obiettivo.

  7. giusy
    15 Maggio 2009 a 14:48 | #7

    @ BioIX
    Dire che tutti sono colpevoli equivale a dire che nessuno è colpevole. Ricordare a tutti quelli che hanno memoria corta (e alle eventuali future generazioni di mutanti;) chi sono i responsabili, può servire a fare in modo che un domani gli elettori scelgano diversamente. Non mi faccio nessuna illusione sulla efficacia di petizioni rivolte all’attuale governo, però è anche vero che costa poco provare pure questa strada.

  8. Bio IX
    15 Maggio 2009 a 12:52 | #8

    @giusy

    Se ne fregano di un referendum approvato dal popolo italiano e dovrebbero cambiare idea per una petizione?

    La soluzione non puerile e utile quale sarebbe, quella di dare la colpa esclusivamente a Berlusconi?

    Su questa base gli italiani (e i sardi, con e/o senza schiena dritta) non devono lamentarsi, perchè se vivono nella repubblica delle banane è esclusivamente colpa loro e della amnesia cronica che li affligge: un paese che non ha memoria è destinato alla catastrofe che, per chi non vuole far finta di non vedere, sta arrivando “a passi da gigante”.

    Quando le prossime generazioni, che non sapranno neppure chi fossero Berlusconi, Prodi etc., si troveranno di fronte agli effetti di centrali nucleari, inceneritori e quant’altro stiamo loro “regalando”, sai quali e quanti pensieri “puerili e inutili” al nostro indirizzo …

  9. pieffe
    15 Maggio 2009 a 11:09 | #9

    mentre l’Italia affonda economicamente il governo Berlusconi vuole buttare soldi in pasto al nucleare

    PIL ITALIANO -5,9% ANNUO NEI PRIMI TRE MESI DEL 2009 (Ansa, 15/5/2009)

    ROMA – Il Prodotto interno lordo dell’Italia é calato nei primi tre mesi dell’anno del 5,9% rispetto allo stesso trimestre del 2008. Il calo rispetto al trimestre precedente è del 2,4%. E’ del 4,6% il calo della crescita già acquisito per il 2009. Lo comunica l’Istat. In pratica anche se i prossimi trimestri vedranno una variazione nulla, si registrerà un calo del Pil pari al 4,6%.

    Le variazioni registrate dal Pil nel primo trimestre dell’anno (-5,9% annuo e -2,4% su precedente trimestre) sono le peggiori dal 1980, cioé dall’inizio della nuova serie storica confrontabile. Lo spiega l’Istat sottolineando che per quanto riguarda la variazione congiunturale (-2,4%) si tratta del quarto calo consecutivo. Una situazione analoga si era registrata tra il ’92 e il ’93 con sei variazioni negative di seguito ma di entità minore.

    GERMANIA: PIL MAI COSI’ MALE DAGLI ANNI ’70 – Il Pil tedesco nel I trimestre del 2009 ha registrato una contrazione del 3,8% rispetto al quarto trimestre 2008, che aveva segnato una flessione del 2,2%. Lo riferisce l’agenzia Bloomberg, citando l’Ufficio federale di statistica di Wiesbaden. Si tratta del calo peggiore da almeno quasi quarant’anni, da quando cioé, nel 1970 sono iniziate le prime rilevazioni statistiche. E’ inoltre la prima volta che si registrano quattro contrazioni consecutive del Pil. Il dato del I trimestre è anche peggiore rispetto alle previsioni degli analisti.

    In base ai dati provvisori diffusi dall’Ufficio di statistica, il Pil tedesco ha invece segnato nel I trimestre una flessione del 6,9% rispetto allo stesso trimestre del 2008. A pesare sulla contrazione del Pil della più grande economia europea sono stati soprattutto il calo delle esportazioni e degli investimenti, precisa l’Ufficio di statistica. Sono invece leggermente cresciute le spese pubbliche e private. Gli economisti dell’agenzia Bloomberg si attendevano un calo del 3% rispetto al trimestre precedente. In settimana il presidente della Banca centrale tedesca, Max Weber, aveva detto di credere che ci fossero “alcuni presupposti per essere ottimisti” su un rallentamento nei prossimi mesi della contrazione dell’economia, anche se – aveva precisato – si tratterà di un “processo graduale”. Qualche primo segnale di stabilizzazione è arrivato dall’aumento a marzo degli ordini industriali per la prima volta in sette mesi e dal rimbalzo della fiducia delle imprese ad aprile.

    FRANCIA: ENTRA IN RECESSIONE, PIL -1,2% IN I TRIMESTRE – La Francia è entrata ufficialmente in recessione con una contrazione del Pil nel primo trimestre dell’1,2%, rispetto al trimestre precedente, dopo quella dell’1,5% del quarto trimestre del 2008. Lo ha reso noto oggi l’ufficio centrale di statistica Insee.

    FRANCIA: IN I TRIMESTRE PERSI 138.000 POSTI LAVORO – L’economia francese, entrata ufficialmente in recessione dopo una contrazione del Pil per due trimestri consecutivi, ha perso nei primi tre mesi dell’anno 138.000 posti di lavoro, una perdita netta dello 0,9% su base trimestrale e del 2% su un anno che è superiore a quella registrata in tutto il 2008. Lo indicano i dati provvisori comunicati oggi dall’ufficio centrale di statistica Insee. Secondo queste stime, il numero dei lavoratori dipendenti del settore privato si è attestato alla fine del primo trimestre a 15,75 milioni. Come dall’inizio della crisi, i settori che hanno perso più posti di lavoro sono gli interim utilizzati soprattutto nei servizi (-77.800) e l’industria (-44.900). L’Insee ha comunicato stamani che il Pil ha registrato una contrazione dell’1,2% nel primo trimestre del 2009 dopo una dell’1,5% nel quarto trimestre del 2008. Il ministero del lavoro ha indicato oggi che l’indice del salario mensile di base ha registrato nel primo trimestre una progressione dello 0,8%. L’aumento su base annua è del 2,7%, che scende al +2,4% se si tiene conto dell’inflazione.

    OLANDA: CALO 2,8% PRIMO TRIMESTRE 2009, -4,5% ANNUO – Il Prodotto interno lordo dell’Olanda è diminuito del 2,8% nel primo trimestre del 2009 rispetto al trimestre precedente. Lo rende noto l’ufficio di statistica dei Paesi Bassi. Su base annua la contrazione, sottolinea l’ufficio di statistica, è del 4,5%, la più alta dalla Seconda guerra mondiale.

  10. Andrea
    15 Maggio 2009 a 10:16 | #10

    a parole sono tutti contrari..

    (La Nuova,15/5/09)

    Nucleare, si compatta il fronte del no [Regione]

    di Michela Cuccu, Lamberto Cugudda e Salvatore Martini

    Nell’isola tutte le forze politiche rifiutano di ospitare gli impianti

    Da sinistra a destra forte opposizione ai piani del governo

    ORISTANO. Mai come di fronte all’ipotesi di centrali nucleari in Sardegna il fronte degli oppositori si mostra compatto. Da destra, sinistra, centro arrivano reazioni politiche dello stesso segno: «Non vogliamo impianti di questo tipo in nessuno dei 4 siti ventilati sinora». Con una sola differenza. Qualcuno crede che il governo non abbia in mente di trasformare l’isola in un sito atomico. Altri invece ritengono che ciò sia possibile, ma ribadiscono un no nettissimo.

    «È una tesi a dir poco inopportuna: se mai dovesse essere portata avanti, vedrebbe i sardi reagire in maniera determinata». Pasquale Onida, centrodestra, presidente della Provincia di Oristano non ha dubbi: «Il nucleare qui non passerà». Parla a ragion veduta, Onida, un passato da assessore regionale all’Ambiente con giunte del centrosinistra.

    E definisce l’ipotesi di una centrale, magari nel Cirras, come una scelta senza futuro. Ma poi analizza la questione dal punto di vista politico. Con un richiamo alla coalizione che sostiene il governo: «Quel pezzo di centrodestra che si è sempre schierato contro il nucleare nell’isola deve dimostrare coerenza e determinazione».

    Oristanesi contrari

    Un’analisi forte, quella di Onida, che rispecchia l’opinione di altri amministratori. Pier Francesco Garau, vice presidente e assessore all’Ambiente della Provincia, è tassativo: «Anche se a Roma dovessero decidere per la costruzione, non daremmo mai le autorizzazioni», spiega l’assessore, uomo di punta a livello locale di An, oggi confluita nel Pdl.

    Parla con il cuore, lui, cittadino di Arborea, ai margini delle campagne di Cirras, territorio a metà con Santa Giusta, indicato da uno studio come ipotetica sede di una centrale. «Sarebbe assurdo che noi, che stiamo puntando all’autosufficienza energetica, indirizzando gli sforzi verso eolico e fotovoltaico, facessimo tutto a un tratto marcia indietro – dice – Del resto, a suo tempo ci opponemmo con forza alla centrale a carbone».

    Il sindaco di Oristano, Angela Nonnis, del Pdl, si mostra scettica. «Non mi risulta esistano piani del governo in questo senso: sono solo chiacchiere», taglia corto. Ma appena una decina di giorni fa il consiglio comunale di Santa Giusta si è messo al sicuro votando all’unanimità un ordine del giorno che dichiara l’intero territorio denuclearizzato. «È un segnale preciso da parte della nostra comunità – spiega il sindaco, Antonello Figus – Oltretutto motivato dal fatto che il Cirras è circondato da siti d’interesse comunitario, con un ambiente tutelato dall’Unione europea».

    Niente dubbi a Pula

    Nel sudovest dell’isola l’esplosione c’è stata, a Pula, sulle Comunali di giugno. L’ipotesi della centrale nucleare a Santa Margherita, alle spalle di un borgo agricolo voluto e costruito dall’Etfas, oggi più propenso al turismo e ai B&B, ha avuto l’effetto di indispettire una lista e l’altra. Quella del sindaco Walter Cabasino, connotazione centrista e venature trasversali, contrapposta alla coalizione guidata dall’ex segretario comunale, Giacomo De Antoniis, che parla più della professionalità della sua squadra, molto meno di partiti. Gli aspiranti candidati, insieme, fanno sapere di essere sconcertati solo all’idea di una futura centrale sotto casa. Hanno ragione: dagli anni Settanta, periodo della scelta del sito da parte del Cnen-Enea, qui è cambiato tutto. L’unica industria è la Saras, ma è nel vicino comune di Sarroch, il resto è susseguirsi di seconde case, botteghe artigiane, aziende agroalimentari e moltissimi alberghi, compreso il Forte Village, votato per l’undicesimo anno consecutivo miglior resort al mondo. «Il nostro – dice Cabasino – è stato sempre un territorio a grande vocazione agricola dove il turismo s’è inserito senza devastare. Anzi, ha trascinato l’economia e continuerà a farlo. Oggi ipotizzare altro sarebbe impensabile, figuriamoci una centrale nucleare». Il sindaco ha scritto al presidente della Regione una lettera garbata ma perentoria: «Chiedo per conto dei cittadini di Pula alla signoria vostra di esprimere al presidente del Consiglio e ai ministri competenti la nostra ferma contrarietà a qualunque ipotesi di insidiamenti nucleari».

    Chi in Comune spera di entrare da vincitore dopo le elezioni di giugno, è Giacomo De Antoniis: «Agricoltura e turismo sono strade tracciate – dice -: nulla può spostarci da questo percorso. Sono settori che hanno bisogno di crescere e infatti i progetti non mancano, che hanno bisogno di un ambiente lontano da ogni sospetto per continuare a svilupparsi». Sull’atomo i due aspiranti sindaci non litigheranno certo nelle ultime settimane di campagna elettorale: «fronte unico per il no» è lo slogan nella piazza del Popolo, mente e cuore di Pula, in estate come nelle meno appassionate giornate invernali.

    Rivolta in Baronia

    Dalla torre di Santa Lucia alla torre nucleare? Gli abitanti di Siniscola sono rimasti turbati dalla possibile costruzione di una centrale tra Santa Lucia e Capo Comino. Nessuno, da queste parti, vuole l?impianto atomico. Gli esponenti locali del centrodestra liquidano la questione come «una grossa sciocchezza, senza fondamento». Da tre giorni, però, non si parla d’altro. E i commenti si sprecano.

    L’assessore provinciale all’Ambiente, Rocco Celentano, dello Sdi, getta acqua sul fuoco: «È inutile e pericoloso creare allarmismo senza dati concreti. La sola ipotesi è improponibile, impraticabile. Tutta la costa orientale ha vocazione turistica. La Sardegna può dare un contributo energetico puntando sulle fonti rinnovabili».

    Il sindaco, Lorenzo Pau, pensa che l’ipotesi sia «improbabile» e spiega a ogni modo che «verrà contestata in tutte le maniere». Chiude il cerchio l’assessore comunale all’Ambiente, Mariella Scanu, del Pd: «Facciamo appello al presidente Cappellacci: dimostri coerenza rispetto agli impegni elettorali assunti. A tutti i deputati sardi chiediamo di presentare un?interrogazione per evitare scelte assurde».

    Ogliastra mobilitata

    «Ci opponiamo nella maniera più totale a qualunque ipotesi del genere. Per farlo capire ancora meglio, domenica mattina alle 10,30, nella zona della Torre di Barì, di fronte al mare (dove si ventila la realizzazione dell’impianto nucleare, vicino alla foce del rio Mannu ndr) ho convocato un consiglio comunale aperto e all’aperto». Così Paolo Casu, sindaco di Barisardo, del Pd. Il primo cittadino, dopo avere letto su Repubblica che il suo comune potrebbe essere interessato ai piani atomici, è rimasto di stucco. «Siamo certi – ha detto – che si debba puntare su altre fonti d’approvvigionamento di energia, ma solo pulite. Il nucleare non rientra neanche lontanament nel nostro ordine di idee. Oltretutto, già nel 2004, in occasione dei rischi dello stoccaggio di residui nucleari in Ogliastra, quando il Comune era guidato dal sindaco Renato Usai, il nostro Consiglio adottò una delibera contro il passaggio di scorie o di altro materiale radioattivo».

    Le altre reazioni

    Valanga di opinioni contrarie in differenti zone d’Italia, spesso con riferimenti alla Sardegna. Il senatore dell’Idv Felice Belisario chiede al governo d’indicare i siti prima delle Europee. E il suo leader Di Pietro: sardi e pugliesi non votino per Berlusconi. Bruno Murgia e Fabio Granata, deputati del Pdl, dichiarano il loro «convinto e motivato no»: «Immaginiamo la Sardegna pulita, non arretrata. Con un’economia leggera, dinamica, legata all’ambiente e al territorio che affianchi il turismo. Un’economia di sviluppo basata sulla specializzazione, a basso impatto ambientale, in stretta connessione con le università e la ricerca».

  11. giusy
    15 Maggio 2009 a 8:38 | #11

    Se una centrale nucleare verrà avviata in Sardegna sarà puerile ed inutile darne la colpa a Prodi. L’accordo con la Francia è stato fatto da Berlusconi, il quale ha dimostrato ampiamente, in parecchie occasioni, di non avere nessuno scrupolo morale nel creare leggi a proprio vantaggio. Se quella norma non ci fosse stata l’avrebbe introdotta lui, e sarebbe stata anche peggiore, visti i precedenti.Ho firmato la petizione contro il nucleare, per la Sardegna e per l’Italia.

  12. 15 Maggio 2009 a 0:00 | #12

    “l’On. Della Seta si dimentica che è stato Prodi… “Ah, meno male, pensavo di ricordarmelo solo io.

  13. IdV Sardegna
    14 Maggio 2009 a 23:27 | #13

    NUCLEARE – SALIS, PALOMBA, ORLANDO (IDV): «UNA DECISIONE SCELLERATA».

    Con il via libera del senato alla costruzione di centrali nucleari che potrebbe vedere la Sardegna tra le possibili sedi, una valanga di proteste è arrivata dall’Italia dei Valori, dal nazionale al regionale.

    Adriano Salis, capogruppo in consiglio regionale, punta l’indice contro il Governo nazionale e attraverso un’interrogazione consiliare, incita la maggioranza a prendere posizione. «Sarebbe una decisione scellerata – protesta Salis – : comporterebbe danni incalcolabili alla salute pubblica e comprometterebbe in maniera irreversibile l’ambiente, lo sviluppo turistico e di conseguenza l’intera economia isolana. Su una materia così importante come il nucleare, sarebbe fondamentale che Governo e Regioni decidessero insieme”.

    “Questo accordo bilaterale tra Silvio Berlusconi e il Governo francese è illegittimo e il nostro partito farà una ferma battaglia – ha detto il deputato e coordinatore regionale Federico Palomba.

    Sulla stessa lunghezza d’onda il parlamentare Leoluca Orlando che oggi a Cagliari ha rimarcato: «L’ipotesi della costruzione di centrali nucleari in Sardegna smentisce clamorosamente il federalismo strombazzato a viva voce dalla maggioranza. È una scelta dannosa, imposta a finti rappresentanti dell’autonomia sarda e allo stesso imbarazzato presidente della regione»: ha detto il portavoce nazionale Italia dei valori. «La Sardegna, alla faccia dell’autonomia, è stata ridotta a scendiletto mediatico del governo Berlusconi», ha proseguito Orlando. «Dopo lo spostamento del G8 dalla Maddalena, che produrrà danni economici all’isola senza apportare alcun beneficio agli abruzzesi, ora c’è la prospettiva di ospitare centrali nucleari e scorie pericolosissime. In un’area che, in virtù di un patrimonio naturale senza paragoni, sarebbe il luogo ideale per ospitare fonti energetiche pulite e alternative».

    Cagliari, 14 maggio 2009

  14. Radio Londra
    14 Maggio 2009 a 17:14 | #14

    Poi riparliamo di nucleare.

    Intanto, per non perdere l’attimo giusto e l’attimo fuggente, continuiamo a parlare di cose belle e percepibili e plaudiamo all’interessamento di Papi per il G8.

    —————-

    LA NUOVA SARDEGNA – Politica: G8, ora il governo intima ai sardi: «Finite le opere con i vostri soldi» 14.05.2009

    GUIDO PIGA LA MADDALENA. Se la Sardegna vuole completare le opere avviate per il G8, e se vuole realizzare quelle programmate e bloccate, lo faccia pure: ma a pagare il conto dovranno essere la Regione e i Comuni. Lo Stato non metterà un euro. Anzi, si prenderà i soldi (risparmiati) per darli all?Abruzzo. Sembra incredibile, invece è tutto nero su bianco. La nuova posizione del Governo è stata espressa in un emendamento al decreto Abruzzo, quello che ha annullato il G8 alla Maddalena per spostarlo all’Aquila. La mossa dell’esecutivo Berlusconi è di ieri e, nel clima di scontro dentro la maggioranza berlusconiana, serve per evitare sorprese in aula nella fase di conversione in legge; la discussione al Senato, proprio per via delle tensioni, è stata rimandata alla prossima settimana. Ecco, punto per punto, l’emendamento del governo che penalizza ancora di più la Maddalena e la Sardegna. Primo correzione al decreto. «Le ordinanze di protezione civile continuano ad applicarsi per assicurare il completamento delle opere in corso di realizzazione e programmate nella Regione Sardegna, nonché quelle da programmare, con risorse di competenza della Regione e degli enti locali, a titolo compensativo degli effetti derivanti dalla diversa localizzazione del G8». E’ chiarissimo. Il governo dice questo: le opere alla Maddalena in corso d’esecuzione devono essere finite, quelle programmate (il porto nell’arcipelago, ma anche la Sassari-Olbia) devono essere fatte. Ma a pagare non sarà lo Stato, dovranno essere la Regione e gli enti locali, in questo caso il comune della Maddalena. Non ci sono dubbi interpretativi: se la Sardegna non vuole delle incompiute, ci metta i suoi soldi. Seconda correzione fatta dal governo. «Con decreto del ministro dell’Economia, su proposta del commissario del G8, i risparmi derivanti dall’attuazione del decreto e i relativi importi sono versati nel bilancio dello Stato per essere riassegnati (…) per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti da sisma». L’emendamento modifica il decreto così: i risparmi (milionari) fatti sulle opere alla Maddalena non andranno più al ministero di Tremonti, una scelta di Berlusconi contestatissima dal centrosinistra sardo, ma all’Abruzzo. Come dire: una scelta (apparentemente) inattaccabile. La nuova posizione del Governo è però sorprendente per una serie di ragioni. Uno, le opere alla Maddalena per il G8 sono state tutte finanziate dalla Regione, ma per essere completate al 100 per cento, compresa la strada a 4 corsie Sassari-Olbia. Due, è singolare che, a «titolo compensativo per lo spostamento del G8», venga chieda alla Regione di spendere altri soldi per coprire i buchi lasciati da una decisione presa dal Governo. Terzo, i risparmi sulle opere alla Maddalena rappresentano un doppio danno: in Sardegna c’è il rischio che restino delle incompiute e questo perché una parte consistente dei soldi stanziati dalla Sardegna vengono ora dirotatti in Abruzzo. Letto l’emendamento del governo, il centrosinistra sardo è insorto. Francesco Sanna e Gian Piero Scanu, senatori del Pd, mettono in luce le contraddizioni del Governo. «L’emendamento del Governo è una vera provocazione. Si vorrebbe dare a intendere che per compensare la precipitosa fuga dalla Maddalena del Governo, la Sardegna e i suoi enti locali per completare le opere debbanno farlo a proprie spese. Come se fino ad ora non fosse accaduto così. E’ un po’ una beffa, un po’ un atto sovversivo». Sull’emendamento, sarà battaglia. L’interrogativo è: come si comporterà il centrodestra sardo? L’unica certezza, per ora, è la bocciatura di un emendamento al decreto Abruzzo presentato da Sanna, presentato nella commissione Affari costituzionali del Senato. Sanna chiedeva che una parte del decreto, quella sullo spostamento del G8, venisse dichiarata incostituzionale. «Non era stato preventivamente sentito, come impone lo statuto sardo, il presidente della Regione». Il centrodestra non ha voluto sentire ragioni, alla faccia dell’autonomia.

    ————–

    Fonte:

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=114247&v=2&c=1489&t=1

    Commento:

    A fai is cosasa diainci c’arrenescidi finzasa e su bistiolu.

    Traduzione:

    A far le cose in questo modo ci riesce anche l’asinello.

  15. gruppodinterventogiuridico
    14 Maggio 2009 a 14:40 | #15

    da La Nuova Sardegna, 14 maggio 2009

    Dalla battaglia sulle scorie fino al progetto di Scajola.

    Bassa densità della popolazione e rischi sismici quasi nulli rendono l’isola un’area ideale. (Piero Mannironi)

    SASSARI. Alla Sardegna ci aveva già pensato negli anni Settanta il Cnen (Comitato nazionale energia nucleare), la creatura di Felice Ippolito, che sviluppò un piano nucleare nazionale e diede vita ai progetti delle centrali di Trino Vercellese, Garigliano e Latina. La filosofia di Ippolito era in fondo la stessa di Enrico Mattei: creare l’indipendenza energetica del nostro Paese. Uno credeva nel petrolio, l’altro nell’atomo. Sogni drammaticamente spezzati: Mattei morì in un misterioso incidente aereo nel 1962 e Ippolito finì in carcere dopo un processo-farsa, nel quale venne condannato a undici anni per irregolarità nella gestione del Cnen. Nel ’66 fu graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Secondo molti analisti, in quegli anni si giocò una partita politica nella quale si affermarono gli interessi di alcuni gruppi industriali che volevano gestire i colossali interessi legati al petrolio e all’energia. La Sardegna, dunque, aveva un ruolo centrale nella mappa disegnata dal Cnen. Erano addirittura tre i siti considerati ideali per la costruzione di centrali nucleari: Santa Margherita di Pula, Capo Comino e Barisardo. Per i tecnici del Comitato nazionale per l’energia nucleare erano perfettamente rispettati i tre parametri teorici: rischio sismico nullo, scarsa densità abitativa e la vicinanza con l’acqua. La Sardegna sembrò poi diventare marginale nelle politiche energetiche fondate sull’atomo. Eppure, paradossalmente, è stata la regione italiana che ha vissuto una vera ‘stagione nucleare’, con tutto il corredo di rischi annessi. Le logiche della geopolitica e quelle militari hanno infatti sempre minimizzato e occultato i pericoli legati alla presenza nei nostri mari di quei reattori nucleari ambulanti montati a bordo dei sommergibili americani ‘hunter killer’ che avevano sede alla Maddalena. Eppure, a sentire gli scienziati, il cuore atomico dei sommergibili della Us Navy è estremamente più pericoloso di un reattore di una centrale nucleare civile. L’autorithy americana che regola tutti gli standard di sicurezza negli impianti nucleari civili, la Nuclear Regulatory Commission, impone un sistema di raffreddamento del reattore d’emergenza, chiamato in codice Eccs. Un sistema creato proprio per proteggersi dai cosiddetti Loca, acronimo che sta per ‘Loss of coolant accident’, cioé incidente per perdita di liquido refrigerante. Ebbene, per motivi di spazio, l’Eccs non è montato sui sottomarini. Ma un problema ha recentemente risvegliato le coscienze dei sardi per quanto riguarda il nucleare. Ed è quello delle scorie. Come si sa, le centrali producono scorie radioattive che è impossibile smaltire. L’unico sistema è quello di stoccarle in un luogo protetto. Un problema che in Italia non è mai stato risolto. Dopo il referendum del 1987, tonnellate di spazzatura nucleare attende inutilmente di essere messa in sicurezza in un unico sito nazionale. La società creata ad hoc, la Sogin, non c’è mai riuscita. Eppure i suoi costi pesano per circa 600 milioni di euro l’anno sulle nostre bollette elettriche. Nel 2003 il governo Berlusconi investì di poteri speciali il direttore della Sogin, il generale Carlo Jean, per risolvere definitivamente un problema divenuto incandescente: entro il giugno di quell’anno doveva essere trovata una ‘casa’ unica per l’eredità nucleare italiana, all’incirca 55.000 metri cubi di scorie conservate in vari siti sparsi per la penisola. «Noi – disse diplomaticamente Jean – ci limiteremo a indicare il luogo più adatto secondo criteri tecnico-scientifici, sarà poi il Governo a decidere». Il presidente della commissione Ambiente, Pietro Armani, invece fu molto chiaro: «La scelta dovrebbe ricadere sulle strutture del demanio militare, con caratteristiche di sicurezza adeguate. Ad esempio, si potrebbe pensare ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti. Naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione». Insomma, era la fotografia della Sardegna. Ma fu anche la scintilla di una reazione popolare incredibilmente vasta e determinata che incendiò il clima politico e spiazzò il governo. Si pensò allora a Scanzano Jonico, ma anche lì la gente scese in piazza e Berlusconi alla fine si arrese. Jean fu allora silurato e, quasi con una perfida vendetta, disse l’11 dicembre al Corriere della Sera: «Per il deposito delle scorie avevamo pensato alla Sardegna nord-orientale». Le bugie del governo furono così smascherate. Ora ci risiamo. Ecco così riemergere il potenziale ruolo strategico della Sardegna. Subito dopo la vittoria elettorale il centrodestra riapre subito la partita del nucleare e filtrano i nomi di quindici siti possibili. Nell’isola c’è Cirras, tra Oristano e Arborea. Le smentite governative sono imbarazzate, poco convinte. Come è poco convincente il ministro Scajola nel suo raid elettorale per le regionali sarde. Il 27 gennaio, a Cagliari, dice infatti: «Non spetta al governo decidere dove saranno costruite le centrali nucleari, ma saranno gli enti locali, con le società che intendono investire in energia, a valutare le condizioni di sicurezza e, con i benefici sulle popolazioni, quali saranno le collocazioni. Non mi pare che qualcuno abbia parlato di collocare una centrale nucleare in Sardegna». Dopo le promesse mancate per la chimica sarda è davvero difficile credergli. Il 4 marzo scorso, infine, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dice in Commissione ambiente del Senato che la Sardegna è perfetta per ospitare le centrali nucleari. Gli ambientalisti rispondono diffondendo uno stralcio dell’intervista rilasciata da Boschi l’8 settembre 2008 alla Stampa: «Anch’io ho fatto tutto quello che in genere si fa per fare carriera. Ho leccato il sedere quando c’era da leccarlo, ho assecondato, ho chinato la testa: non ho paura a negarlo».

  16. mmc
    14 Maggio 2009 a 12:47 | #16

    Approvo e condivido il post e i commenti, specialmente quello di Claudia.

    E’ ora di finirla con il dare la caccia ai fantasmi;

    è necessario organizzarsi in modo strutturale per impedire anche solo che si inizino degli studi di fattibilità di industrializzazione e/o stoccaggio di materiale radioattivo.

    Pieno appoggio alle vostre iniziative.

  17. claudia basciu
    13 Maggio 2009 a 22:46 | #17

    Scusate, ma a me sembra che quello del nucleare sia un problema di tutti i sardi, non solo dei sardisti, e di tutti gli italiani. Le persone che amministrano la nostra Regione sono sarde (e se non hanno origini sarde, perlomeno vivono in Sardegna) e dovrebbero dirci, tutte, di tutti i partiti, anche in vista delle prossime votazioni, se vogliono portare in casa nostra le centrali nucleari oppure no. I sardisti risponderanno, come tutti, ai propri elettori. Sopratutto, la società civile dovrebbe svegliarsi dal torpore, unirsi, e gridare al governo che le centrali non le vuole. Altrimenti, i Sardi passeranno per essere quelli che la schiena non ce l’hanno proprio.

  18. pula
    13 Maggio 2009 a 22:25 | #18

    e questi sardi dalla schiena dritta di cui parlate che cosa hanno fatto per togliere l’incubo nucleare?? vergogna!! siete al governo della regione, siete in consiglio: che cosa fate??

  19. Radio Londra
    13 Maggio 2009 a 21:49 | #19

    Eppure qualcosa di buono si intravvede ed è percettibile. Con i voli quotidiani di Ugo Cappellacci a Roma l’Alitalia si sta riprendendo alla grande e vive sonni tranquilli.

    Con tutti gli imput che arrivano a Ugo con cadenza regolare e con soluzione di continuità, certe volte sulle Strade, altre volte sull’Euro Alluminia e ora sul nucleare, si potrebbe arrivare a prevedere perfino un incremento nel numero di viaggi. Rimane solo l’unica paura che a, quel punto, Ugo si metta intesta di prendere il brevetto di pilota e molli Alitalia.

    Speriamo chiaramente di no per il bene di Alitalia e Air One perchè altrimenti sarebbe un dramma aereo.

    Poi rimangono altri interrogativi.

    Per esempio i sardisti, che avevano posto la pregiudiziale del non nucleare, come mai ora si dichiarano possibilisti “nel caso in cui si discuta bene della dislocazione delle scorie”?

    Forse sbaglio, ma ricordo che durante la campagna elettorale la parola d’ordine era stata “niente nuclare in Sardegna nei secoli dei secoli e per nessuna ragione al mondo…. su questo non si transige”.

    E tuttavvia io, al posto di qualche dirigente di partito possibilista e un pochino accomodante, comincerei a stare attento e a preoccupparmi per il semplice fatto che la base sardista è formata da persone serie, testarde e “de s’idea insoru” e non so fino a che punto continueranno ad accettare situazioni e comportamenti alla “viva il parrocco” e alla “non disturbate il manovratore per non disturbare anche noi”.

    L’impressione è che, leggendo certi interventi sui blog dedicati, sia leggibile qualche mal di stomaco e qualche perplessità, ma questa è, chiaramente, una impressione del tutto personale.

    Poi uno altrattanto testardo e de s’idea sua come il sottoscritto si chiede… come mai tanto chiasso per due giorni di smaltimento dei rifiuti a Macchiareddu e tanto lassismo e buonismo per le centrali nucleari?

    Siamo proprio convinti che basti far finta di indignarsi? E fino a quando?

    Sorge il dubbio che serva mobilitazione sia sardista e anche non sardista ma anche questa è, chiaramente e ancora una volta, una impressione del tutto personale. O non è così? Deus salvet su Re, Ugo, il manovratore e Alitalia.

  20. Bio IX
    13 Maggio 2009 a 16:45 | #20

    E intanto i clandestini aumentano …

    Cosa c’entra con il nucleare?

    Digitate http://espresso.repubblica.it/

    multimedia/home/5313420

  21. Bio IX
    13 Maggio 2009 a 12:07 | #21

    Su questa ennesima porcata sarebbe meglio che stessero tutti zitti, compreso il PDmenoelle, che si spaccia per opposizione “democratica”: l’On. Della Seta si dimentica che è stato Prodi (punto 17 dell’Allegato al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 aprile 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008, che estende il segreto di Stato anche a “impianti per la produzione di energia ed altre infrastrutture critiche”, quindi anche ai termovalorizzatori e, praticamente, a tutto ciò che si vuole) a dare il “la” alla segretazione di ogni schifezza a danno dei cittadini?

    Non resta che confidare nell’italica inefficienza …

  22. riccardo
    13 Maggio 2009 a 11:20 | #22

    oltre ad essere una idiozia anti-economica, nei mass-media pochi si interrogano su un semplice quesito: perchè la Francia importa più petrolio dell’italia? da dove viene l’uranio? in francia e in italia non ci sono giacimenti…..

    le discariche delle miniere di uranio in africa sono un pericolo enorme per la salute di quelle genti.

    dove mettere le scorie?

I commenti sono chiusi.