Sequestro penale per il “palazzone” con vista sulle Saline!

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, con il p.m. Daniele Caria, ha ottenuto dal G.I.P. Luisanna Melis il sequestro preventivo del cantiere edilizio di Via Gallinara, a Cagliari, dove la Casa Immobiliare s.a.s. sta realizzando un palazzone. Indagati il titolare della Società immobiliare Francesco Cardia ed il dirigente dell’edilizia privata del Comune di Cagliari Mario Mossa. Erano state, su segnalazione di vari residenti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico a segnalare a loro volta (nota dell’8 dicembre 2008) alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari l’avvìo dei lavori di demolizione del preesistente edificio residenziale in Via Gallinara n. 18, finalizzati alla realizzazione di un progetto per la costruzione di un palazzo ad uso residenziale nel lotto (superficie complessiva mq. 783).
In precedenza erano già state inviate due istanze (30 maggio e 21 luglio 2007) all’Assessore regionale dell’urbanistica, al Servizio tutela del paesaggio, al Sindaco di Cagliari, al Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici perché venisse valutata l’adozione degli opportuni provvedimenti di diniego riguardo la realizzazione del progetto edilizio per conto della Casa Immobiliare s.a.s. Infatti, con voto a maggioranza della Commissione edilizia del 23 marzo 2007 e con successivo permesso di costruire n. 799/2007C del 4 luglio 2007, sarebbe stata autorizzata con condizioni la realizzazione di un palazzo di 6 piani fuori terra (altezza mt. 22). L’area ricade in zona "B 5" del piano urbanistico comunale – P.U.C. vigente (indice fondiario di 5 mc./1 mq., volumetria massima realizzabile mc. 3.915).
Il progetto appare in totale distonìa rispetto agli edifici contigui, ben più alto, in contrasto con quanto previsto dall’art. 75, comma 2°, delle norme di attuazione del P.U.C. (deliberazione Consiglio comunale n. 66 dell’11 aprile 2006), dell’art. 5 ("l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza media degli edifici preesistenti e circostanti" nelle zone B) del decreto assessoriale 20 dicembre 1983, n. 2266/U (c.d. decreto Floris), così come l’art. 8 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, che prevede l’armonizzazione da parte della Commissione edilizia dei nuovi edifici a quelli contigui preesistenti.
Soprattutto l’area in argomento, al momento dell’emanazione del permesso di costruire e fino alla promulgazione della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13, ricadeva nella fascia di rispetto di mt. 100 dal limite perimetrale delle Saline, qualificate dal piano paesaggistico regionale – P.P.R. (approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006 e promulgato con decreto Presidente Regione 7 settembre 2006, n. 82) quali "bene identitario" (aree di insediamento produttivo di interesse storico-culturale) ai sensi delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. (artt. 5, comma 5°, e 9 e allegato 3, con predetto vincolo fino all’adeguamento del P.U.C. ai sensi degli artt. 48, comma 1°, e 49, comma 1°, lettera a).
Insomma, l’ennesimo "palazzone" frutto di quella speculazione immobiliare che a Cagliari, in qualsiasi zone della città, sembra farla da padrona.
Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da Il Sardegna, 19 maggio 2009
Via Gallinara, arriva il sequestro sigilli alla palazzina sulle Saline. Procura. Accuse di violazioni urbanistiche e paesaggiste: all’edificio di sette piani manca il nulla osta. Ipotesi di falso per il costruttore Cardia e il dirigente dell’Edilizia privata Mario Mossa. Elena Laudante
Non si tratta più della diatriba della distanza di centro metri, centimetro più centimetro meno, dalle Saline. Ma di un documento, il nulla osta paesaggistico, che il costruttore non ha mai chiesto e dunque non ha. Per questi sospetti il giudice ha sequestrato il cantiere di via Gallinara 18, dove è in costruzione un palazzo di 7 piani in luogo di una villa simile a tutte quelle del quartiere. I sigilli del Corpo Forestale – su richiesta del pm Daniele Caria – sono scattati venerdì. Il Gip Luisanna Melis ha accordato il blocco dei lavori della Progetto Casa Immobiliare Srl, di Francesco Cardia, ora accusato di falso ideologico e di violazione di norme urbanistiche e paesaggistiche. Con lui, nel registro degli indagati anche il nome del direttore del Servizio Edilizia privata del Comune, Mario Mossa, sotto inchiesta per falso ideologico per la concessione rilasciata. Ma i reati che hanno fatto scattare i sigilli sono quelli edilizi. Se il Tar non aveva considerato le Saline bene identitario da tutelare nei cento metri, e nemmeno nei 300, per la procura la questione è diversa. Quell’area umida prevede una fascia di rispetto di 300 metri, dunque il cantiere rientra in quell’"assetto ambientale" da tutelare, e tutto il progetto doveva passare al vaglio dell’Ufficio regionale tutela del Paesaggio, che avrebbe dovuto rilasciare un’autorizzazione sull’impatto che il nuovo palazzo avrà sul profilo delle Saline, caratterizzato da una continuità di case basse, come prevede lo stesso Puc. Sarà il Tribunale del Riesame a pronunciarsi. Secondo le indagini condotte dal nucleo di polizia giudiziaria della Forestale, quel palazzo tanto contestato dagli ambientalisti sta per essere realizzato anche in violazione delle norme urbanistiche, ovvero contro il Piano urbanistico del Comune che il progetto lo ha autorizzato. Sei piani, alto 22 metri, il futuro edificio supererà di un bel po’ la vecchia villa monofamiliare alta 12 metri: in sostanza, gli ultimi due piani, gli attici con inestimabile vista mare, potrebbero essere abusivi. L’accusa di falso per Cardia, contestata in concorso al dirigente dell’Edilizia privata Mossa si fonda sulle dichiarazioni per ottenere e ovviamente concedere le autorizzazioni a costruire. Come sostenuto davanti al Tar, Cardia ha sempre giurato che il suo cantiere inizia pochi metri dopo la fascia dei 100 metri (un tempo tutelata dal Ppr per i beni "identitari", limite ora notevolmente ridotto con la legge sbloccacantieri), mentre evidentemente la Procura le cose stanno diversamente. A firmare la licenza che risale al 4 luglio 2007 è stato il dirigente Mossa, nome frequente in inchieste su lavori che gli inquirenti considerano abusivi. Il sequestro arriva a sorpresa dopo una lunga battaglia iniziata dal comitato di quartiere di via Gallinara, contrario a veder crescere un palazzo al posto di una casa di due piani. Ma il suo ricorso non aveva convinto il Tar, certo che la zona non fosse vincolata in maniera diretta dal Ppr. Ma per la procura ci sono altri profili di illegittimità.
da L’Unione Sarda, 19 maggio 2009
Via Gallinara, sigilli al cantiere delle polemiche. Dopo una sentenza favorevole del Tar la Procura blocca la costruzione della palazzina tra le ville. Il costruttore e un geometra sono indagati per abuso edilizio e falso. Fabio Manca
Poco più di un anno fa il Tar aveva rigettato la richiesta di annullamento della concessione edilizia per la costruzione di una palazzina di quattro piani in via Gallinara con vista sul Molentargius. Venerdì il Gip Luisanna Melis, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Daniele Caria, ha disposto il sequestro cautelativo del cantiere nell’ambito di un’inchiesta penale che vede indagati per abuso edilizio e falso il costruttore, Franco Cardia, e Alex Fois, il geometra che ha redatto una perizia di conformità al Piano urbanistico comunale. Venerdì gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale hanno affisso i sigilli al cancello, precedendo di tre giorni le betoniere che ieri mattina avrebbero dovuto gettare il cemento per la costruzione del solaio del primo dei quattro piani dell’edificio. Il sequestro è stato disposto sulla base dell’articolo 321 del codice penale che legittima il sequestro preventivo di un bene «quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati». Secondo il sostituto procuratore Daniele Caria prima di rilasciare la concessione edilizia sarebbe stato necessario ottenere il nulla osta paesaggistico. Inoltre, in quella zona non si potrebbe costruire altro che residenze con un piano fuori terra e uno rialzato. Da qui la richiesta dell’atto cautelare, contestato dai legali di Cardia, che hanno presentato un’immediata richiesta di dissequestro. L’inchiesta della Procura della Repubblica riprende in larga parte gli elementi oggetto del processo amministrativo, promosso da alcuni residenti della zona che contestavano sia il fatto che il palazzo distasse meno di cento metri dal Parco di Molentargius, considerato bene identitario, sia il fatto che in una zona di ville non potesse essere costruito un palazzo. I giudici del Tar, dando ragione a Cardia, amministratore della Progetto casa costruzioni, avevano ritenuto che il palazzo rispettasse quella distanza. Quanto all’altezza del palazzo, la Procura sembrerebbe accreditare l’interpretazione secondo cui nella zona vige un piano di lottizzazione che prevede la realizzazione di residenze unifamiliari con un piano fuori terra e uno rialzato. Dunque, in virtù di questo, la concessione edilizia – firmata il 4 luglio del 2007 – non sarebbe potuta essere rilasciata. Secondo la difesa di Cardia, quel piano di lottizzazione è stato abolito da una variante nell’83 (che inseriva il terreno in zona B 5, dove cioè si possono costruire 5 metri cubi per metro quadro) confermata nel ’96 e successivamente inserita nel Piano urbanistico comunale adottato nel 2003. Un indice di edificabilità che sarebbe stato confermato dal tribunale di Sassari che ha curato la vendita fallimentare della villa che Cardia ha acquistato e demolito per costruire il palazzo in questione.

(foto per conto GrIG, archivio GrIG)




da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2009
Dissequestrato dal tribunale il cantiere edile di via Gallinara. L’inchiesta con due indagati del pm Daniele Caria.
CAGLIARI. Il tribunale del riesame ha revocato il sequestro del cantiere edilizio di via Gallinara, che era stato chiesto e ottenuto nei giorni scorsi dal pm Daniele Caria dove la Casa Immobiliare sas vorrebbe realizzare un palazzo di sei piani a breve distanza dal bacino delle saline. La vicenda è al centro di un’inchiesta con due indagati, il titolare della società Francesco Cardia e il dirigente del settore edilizia privata del comune, Mario Mossa. Inchiesta nata da esposti di privati e del Gruppo di intervento giuridico, che hanno denunciato la violazione di alcune norme. Secondo gli ecologisti infatti l’edificio, alto ventidue metri, sarebbe in totale distonia con i palazzi vicini, troppo alto e troppo vicino ai margini della salina. In base agli esposti la costruzione sarebbe anche in contrasto con le norme del piano paesaggistico regionale e con quelle del piano urbanistico comunale. Da qui il sequestro, che però ora i giudici del riesame hanno revocato per mancanza delle condizioni.
questa è la dimostrazione che il Karma esiste…