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Tre morti alla Saras.

 

Questo pomeriggio, tre operai sono morti negli impianti di Sarroch (Ca) della raffineria Saras, di proprietà della famiglia Moratti. Secondo le prime informazioni, gli operai sono morti per intossicazione da azoto, mentre pulivano la cisterna di un impianto di desolforazione. Si tratta dell’ennesimo incidente sul lavoro in un Paese, come l’Italia che, nonostante il progresso tecnologico, dimostra di essere profondamente arretrato nel garantire la salute e la vita dei propri lavoratori e dimentica che le industrie vanno avanti grazie alle persone non solo grazie alle macchine. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra manifestano tutta la loro solidarietà alle famiglie colpite da questa grave tragedia e ribadiscono, ancora una volta, la necessità di controlli stringenti ed efficaci monitoraggi ambientali da parte della Saras e da parte delle amministrazioni pubbliche, per garantire la sicurezza dei lavoratori, delle loro famiglie e di tutte le persone che risiedono nei pressi della più grande raffineria del Mediterraneo.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

 

 

ANSA 26 maggio 2009

MORTI TRE OPERAI ALLA SARAS IN SARDEGNA.

CAGLIARI – Tre operai sono morti questo pomeriggio intorno alle 14 all’interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari).  L’incidente è avvenuto poco dopo le 14, in un impianto di desolforazione (Nh51) e i tre operai sarebbero morti per intossicazione da azoto, che è letale in pochi minuti. Due delle vittime sono originari di Villa San Pietro, paese a 30 chilometri da Cagliari e pochi chilometri dagli impianti della Saras.
Sul posto sono intervenuti i medici del 118 ma per i tre operai non c’era più niente da fare. I sanitari hanno constatato il decesso in attesa
dell’arrivo del medico legale, che dovrà accertarne le cause, e del magistrato di turno cui spetterà il compito di indagare sull’incidente.
Da quanto si è appreso, i tre operai sarebbero dipendenti di una ditta esterna che ha in appalto alcuni lavori all’interno della raffineria. In queste settimane gli impianti sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata.

 

Corriere.it 26 maggio 2009

Erano dipendenti di una ditta esterna.

Incidente sul lavoro, tre morti alla Saras in Sardegna.

Si trovavano in un impianto di desolforazione (Nh51) e sarebbero morti per intossicazione da azoto.

CAGLIARI – Tre operai sono morti questo pomeriggio intorno alle 14 all’interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). I tre, secondo le prime informazioni, stavano pulendo una cisterna in un impianto di desolforazione (Nh51) che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche. I tre sarebbero così morti per intossicazione da azoto, che è letale in pochi minuti. Due delle vittime sono originarie di Villa San Pietro, paese a 30 chilometri da Cagliari e pochi chilometri dagli impianti della Saras.

I SOCCORSI – Sul posto sono intervenuti i medici del 118 ma per i tre operai non c’era più niente da fare. I sanitari hanno constatato il decesso in attesa dell’arrivo del medico legale, che dovrà accertarne le cause, e del magistrato di turno cui spetterà il compito di indagare sull’incidente. Da quanto si è appreso, i tre operai erano dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras che ha in appalto alcuni lavori all’interno della raffineria. In queste settimane gli impianti sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata.

LA STORIA – La Saras è stata fondata Angelo Moratti nel lontano 1962. Adesso è guidata dai suoi eredi. La società si occupa di raffinazione petrolifera e l’impianto di Sarroch, uno dei sei supersite d’Europa, lavora circa 300.000 barili al giorno, cioè il 15% dell’intera raffinazione in Italia.

IL CORDOGLIO - L’incidente è «una ennesima tragica notizia», sostiene il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in occasione del convegno «Il lavoro che cambia» invita i presenti in sala a tributare un minuto di silenzio. «Si tratta – afferma Fini – in base alle prime ricostruzioni di tre lavoratori che stavano lavorando in un ambiente chiuso, saturato dalle esalazioni. Credo sia doveroso per tutti alzarsi e commemorarli con un minuto di silenzio».

 

 

A.N.S.A., 27 maggio 2009

SARAS: OPERAI MORTI, SCIOPERO A SARROCH.

Un migliaio di persone stanno presidiando i cancelli della Saras, su cui sono state legate tre rose rosse e tre rose bianche in omaggio e ricordo dei tre operai di un’impresa d’appalto morti ieri in una cisterna mentre erano impegnati in un intervento di manutenzione programmata. Nella zona industriale è in corso lo sciopero di otto ore proclamato da Cgil-Cisl-Uil che hanno indetto per la settimana prossima un’assemblea nello stabilimento per discutere di sicurezza e infortuni. Il giorno dei funerali (che non è stato ancora fissato, in attesa dell’esame autoptico) ci saranno altre quattro ore di sciopero per permettere ai lavoratori di partecipare al rito che si svolgerà a Villa San Pietro, il piccolo paese confinante con Sarroch dove vivevano le vittime. Nel piazzale della Saras, oltre a lavoratori e rappresentanti sindacali, c’é qualche amministratore e politico, ma nessuna bandiera, né comizi.
Il giorno dei funerali i metalmeccanici sardi si fermeranno per 4 ore in tutta la Sardegna, mentre nel territorio lo sciopero sarà di otto ore. L’hanno deciso le segreterie regionali di categoria di Cgil-Cisl-Uil nel corso di una mini-assemblea davanti ai cancelli della Saras. La Fiom ha annunciato che si costituirà parte civile nell’ eventuale processo. I sindacati sottolineno che il tragico episodio di ieri pomeriggio, preceduto da altri piccoli incidenti nelle ultime settimane, ripropone con urgenza il tema della sicurezza nella raffineria.
"Con una concentrazione di ore lavoro in 45 giorni e con punte di 4.300 persone (1.100 diretti e il resto lavoratori degli appalti) transitate ai tornelli, per statistica – ha sostenuto Marco Nappi, delegato Cisl alla Saras – gli incidenti aumentano". Concetto ripreso dal segretario territoriale della Cgil, Nicola Marongiu, che ha evidenziato lo ‘stress organizzativo” del sistema conseguente a una fermata per manutenzione prevista inizialmente per sette mesi e rimodulata a 45 giorni a causa della crisi.

  

A.G.I., 27 maggio 2009

INCIDENTE SARAS: SCIOPERO E PRESIDIO DAVANTI A RAFFINERIA.

Cagliari, 26 mag. – Almeno 500 lavoratori da stamane manifestano davanti ai cancelli della raffineria Saras di Sarroch (Cagliari) nella giornata di sciopero dell’area industriale proclamata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl dopo la morte, ieri nella tarda mattinata, di tre operai di una ditta esterna. Il presidio – hanno annunciato i sindacati – si protrarra’ per tutto il giorno, mentre l’astensione dal lavoro sara’ di otto ore. I corpi dei tre, morti per asfissia o per aver respirato un gas nocivo in un accumulatore di gasolio svuotato per manutenzione, sono stati portati via dallo stabilimento ieri sera, dopo un lungo sopralluogo cui hanno partecipato anche carabinieri e vigili del fuoco. Stamane e’ prevista un’ulteriore verifica sull’area dell’incidente affidata alla squadra di specialisti del nucleo Nbcr (Nucleare biologico chimico radiologico). Sono diversi gli aspetti da chiarire: se il megaserbatoio fosse stato adeguatamente bonificato da residui di anidride solforosa prima della manutenzione; se la squadra di tecnici esterni avesse i permessi per procedere all’operazione di routine di pulizia; se i tre indossassero gli appositi segnalatori della presenza di C02 e H2S nell’aria. La procedura non prevede l’uso di mascherine di protezione ne’, d’altra parte, quella antipolvere indossata dal terzo operaio entrato nella megacisterna per soccorrere i due compagni rimasti all’interno e’ servita a salvargli la vita. Elementi importanti emergeranno dall’autopsia affidata al medico legale Roberto Demontis. I carabinieri dovranno ascoltare anche Gianluca Fazio, 31 anni, residente a Capoterra, l’unico sopravvissuto della squadra della Comesa srl di Sarroch all’incidente di ieri. Il giovane e’ ricoverato in osservazione all’ospedale San Giovanni di Dio. Intanto, ieri a tarda sera, Gian Marco e Massimo Moratti, proprietari della Saras, hanno incontrati i rappresentanti sindacali dei chimici nello stabilimento.

   

(foto da http://www.ansa.it/, C.B., archivio GrIG)

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  1. 25 Giugno 2010 a 14:50 | #1

    da La Nuova Sardegna, 25 giugno 2010
    Tragedia alla Saras, avvisi di garanzia alla società e a quattro dirigenti.
    Lo scorso maggio morirono tre operai di una ditta esterna che stavano lavorando nello stabilimento di Sarroch. (Mauro Lissia)

    La procura di Cagliari ha notificato alla Saras e a quattro dirigenti della società e a due funzionari della Comesa un avviso di garanzia e un contestuale avviso di conclusione delle indagini preliminari.
    Lo annuncia una nota della società della famiglia Moratti con riferimento al tragico evento del maggio scorso quando morirono tre operai della ditta esterna Comesa impegnati in attività di manutenzione nello stabilimento di Sarroch.
    Gli indagati sono Dario Scaffardi (direttore generale della Saras), Antioco Mario Gregu (direttore delle operazioni industriali della Saras), Guido Grosso (direttore dello stabilimento, difeso dagli avvocati Francesco Onnis e Alfredo Diana), Antonello Atzori (responsabile area produttiva conversione ed utilities di Saras), Francesco Ledda (presidente della Co.me.sa, difeso da Nicoletta Santucciu), Vincenzo Meloni (capocantiere Co.me.sa, assistito da Luigi Porcella) e la stessa società Saras Spa, in persona del legale rappresentante Gianmarco Moratti (al momento è difeso dall’avvocato d’ ufficio Laura Satta).
    L’ipotesi di reato per tutti gli indagati è quella di omicidio colposo (589 c.p.), mentre per i quattro dirigenti Saras ci sono anche una serie di violazioni del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro (81/2008). Alla Saras Spa, in persona del suo rappresentante legale, è contestata invece la violazione ad un articolo del decreto legislativo 231/2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.

  2. 27 Maggio 2010 a 14:43 | #2

    da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2010
    Saras, parco di ulivi per ricordare Bruno, Gigi e Daniele. (Umberto Aime)

    VILLA SAN PIETRO. Gli ulivi del parco «Ventisei maggio» non avranno mai un nome, sembrano uguali, senza differenze: sono stati benedetti, non battezzati. Eppure nelle cortecce nodose, nelle fronde disordinate, nel loro essere sentinelle della memoria, c’è chi riconosce oggi il carattere paterno di Bruno Muntoni, «Lo vedi, è quello al centro, il più fiero». E, negli altri due, l’esuberanza di Gigi Solinas e la forza di Daniele Melis. Sono loro, i morti della Saras. Un anno fa.
    Il parco è dedicato a loro. A chi, in quel giorno ancora maledetto dagli uomini, è stato ingoiato e ucciso da un accumulatore anche lui senza nome, appena una sigla, Mhc1. Morti per asfissia, gli operai, uno dopo l’altro, nel disperato tentativo di uscire vivi e insieme dalla loro ultima fossa comune. Era il ventisei maggio del 2009, dice con voce ferma chi parla per primo. È il sindaco Matteo Muntoni, immediato e forte nel ricordo fino a quando la commozione avanza e lo costringe a rendere più leggero e soave il tono della voce, a inchinarsi davanti al monumento: «Siamo qui, per mantenere fede alla promessa di un anno fa, sul sagrato della chiesa: non vi dimenticheremo. Bruno, Gigi, Daniele non vi abbiamo dimenticato, il vostro sacrificio non è stato vano». Le trecento persone strette, nel fresco giardino del centro sociale di via Bellini, partecipano, ascoltano, nessuno è distratto dal sole e dalla luce. I loro sguardi si affollano intorno a quegli ulivi oggi sacri e non più sacrificali. Il giardiniere del Comune li ha voluti piantare tra le verbene viola, ma più in alto del selciato biancastro, perché da oggi le radici s’intreccino in quegli altari, nella terra nuda tenuta assieme da paletti di legno giallognolo. È tutto naturale, tutto semplice, in questo parco della memoria. Il sindaco prosegue, incalza le coscienze: «Vi abbiamo convocati qui, per riflettere ancora. Nulla di quel giorno dev’essere scordato: dall’eroismo alla sofferenza, dal dolore alla resurrezione». Le parole lasciano il segno su chi, alle sue spalle, lo sostiene nel difficile cammino tra passato, tragico, e presente di fermezza: «Voi, Bruno, Gigi e Daniele, meritavate maggiore sicurezza e con voi la meritano tutti gli operai». Le ciminiere della Saras s’intravvedono appena tra i tetti, sono lontane, più a monte, nella conca di Sarroch, ma qui c’è la raffineria ad ascoltare. Dal presidente Massimo Moratti al direttore Guido Grosso, che poi dirà: «In dodici mesi abbiamo rafforzato i controlli». Era quello che tutti volevano e vogliono, dai sindacati alla famiglia-proprietaria. Col presidente della Saras che sceglierà comunque il silenzio sul prato e nella processione fino alla chiesa di San Pietro Apostolo. Nessuna parola neppure dopo l’omelia di don Ferdinando Caschili, che un anno fa, il giorno dei funerali, aveva lasciato l’altare all’arcivescovo Giuseppe Mani, e oggi riprende la scena con la benedizione degli ulivi e sa commuovere: «Voi per noi rappresentate l’eternità, la nostra determinazione di volerci rigenerare sotto le vostre fronde, sicuri sotto un’ombra che è protettrice». A segnarsi con la croce sono tutti e trecento i presenti, prima che la moglie del caposquadra Bruno Muntoni, Maria Efisia, i genitori dell’operaio Daniele Melis, Gino e Lucia Melis, e la madre del primo morto ammazzato, Marina Scanu Melis, facciano scivolare il panno rosso sulla lapide. Appare una scritta semplice, ancora di color verde, ancora la speranza: «Parco Ventisei maggio» e quei tre nomi compatti, compressi in una riga, perché anche questo ultimo tributo ricordi la tragedia: erano uniti, sono indissolubili, come nel silos che li ha uccisi. Chi passa davanti al cippo, legge e prega: dal deputato Paolo Fadda, che qui ha amministrato, al sindaco di Sarroch Mauro Cois, ad altri operai, ai bambini della ludoteca. E sono loro a battezzare gli ulivi: Bruno è al centro, è lui il capo, Gigi e Daniele, al suo fianco. Immagine forte, struggente e c’è chi piange.

    L’INCHIESTA. Omicidio colposo, 4 indagati.

    VILLA SAN PIETRO. L’inchiesta della Procura sull’incidente del 26 maggio dell’anno scorso, a Sarroch, non è conclusa. Un mese fa le ultime perizie hanno confermato la morte per asfissia di Bruno Muntoni, Gigi Solinas e Daniele Melis. Adesso i pm dovranno attribuire (se ci sono) le varie responsabilità penali agli indagati per omicidio colposo plurimo: il direttore della Saras Guido Grosso, il presidente della ditta per cui lavoravano le vittime, Francesco Ledda della cooperativa Comesa, il caposquadra e il capocantiere della coop, Giannino Melis e Vincenzo Meloni. La Saras ha già indennizzato le famiglie (vedova e tre figli per Muntoni, genitori e fratelli degli altri due) con un vitalizio per vent’anni. Ma il dolore è ancora forte, forse si materializzerà con la prossima costituzione di parte civile, per adesso ci sono le ferite: Gino Melis, padre di Daniele, alla Saras non ha messo più piede. Lucia, la moglie, ancora invoca che il nome del figlio non sia mai cancellato. Lo ha detto anche al presidente della Repubblica, il Primo Maggio, quando le ha consegnato una Stella al merito. E alla memoria.

  3. gruppodinterventogiuridico
    8 Gennaio 2010 a 23:14 | #3

    da La Nuova Sardegna, 8 gennaio 2009

    Saras, i tre operai morti per asfissia. Nuova conferma dalla perizia tossicologica sull’incidente a Sarroch. Per evitare la tragedia sarebbe bastato misurare la quantità di ossigeno nella cisterna in cui si erano calate le vittime. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Le analisi tossicologiche confermano l’esito di quelle chimiche: la morte dei tre operai della Comesa alla Saras di Sarroch il 26 maggio del 2009, è stata provocata dall’assenza di ossigeno nella cisterna. E’ stato l’azoto utilizzato per bonificare la cisterna – scrive il perito d’ufficio Roberto Gagliano-Candela – cioè per allontanare dal suo interno residui di gas tossici come l’acido solfidrico a eliminare l’ossigeno. Quando Gigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni si sono infilati uno dopo l’altro nell’Hd 106 hanno trovato un ambiente irrespirabile. Per questo hanno perduto rapidamente i sensi, colti da asfissia. Non potevano rendersi conto del pericolo perchè – spiega l’esperto incaricato dai pm Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, titolari dell’inchiesta giudiziaria per omicidio colposo plurimo – l’uomo «in atmosfere sott’ossigenate non si trova subito in difficoltà respiratorie e non prova alcuna sensazione di soffocamento, al contrario talvolta prova una sensazione di lieve benessere». Purtroppo quel benessere è un’illusione, dura pochi attimi e a seguirlo sono «vertigini e progressiva perdita dell’equilibrio» affiancati da altri sintomi che nel giro di pochi secondi conducono al peggio: prima «l’inefficienza, poi la semi-incoscienza, infine lo svenimento e la morte». Le conclusioni del perito tossicologo – depositate ieri mattina nella cancelleria della Procura – ricalcano alla perfezione quelle del chimico Francesco Antonio Devillanova, depositate a dicembre scorso. Ora mancano all’appello la relazione del medico legale Roberto Demontis e quella di Salvatore Gianino, che ha esaminato il caso dal punto di vista della sicurezza: quest’ultimo tecnico ha chiesto una proroga sui termini della consegna, ancora un mese di attesa. Ma la certezza con la quale Devillanova e Gagliano-Candela chiudono le loro consulenze lasciano ben poco spazio a ipotesi diverse per spiegare la tragedia. Le analisi parlano chiaro: nell’accumulatore che la squadra di operai della ditta Comesa era incaricata di bonificare con l’azoto, sono state rilevate tracce minime di idrocarburi e di metalli. Le «scagliette» recuperate subito dopo la tragedia, incollate sulla pelle degli operai deceduti, non erano che residui di materiali ferrosi e bitume, quanto resta del gasolio dopo il lavaggio della cisterna. Comunque non hanno nulla a che fare con le cause della morte. Per evitare la tragedia sarebbe bastato misurare con l’apparecchio in dotazione alle squadre la quantità di ossigeno all’interno dell’accumulatore prima di entrarci e poi riossigenarne l’atmosfera. «Perchè – scrive Gagliano-Candela – si ha sempre mancanza di ossigeno quando gli impianti e i serbatoi vengono bonificati con azoto o altro gas inerte prima dei lavori di manutenzione». Per l’incidente del 26 maggio sono indagati con l’accusa di omicidio colposo plurimo il direttore della Saras Guido Grosso (41 anni), il presidente della Co.me.sa Francesco Ledda (45), il caposquadra e il capocantiere della coop Giannino Melis (56) e Vincenzo Meloni (52). Sono difesi dagli avvocati Francesco Onnis, Pierluigi Concas, Luigi Porcella, Nicoletta Santucciu e Alfredo Diana. Le parti civili sono patrocinate da Carlo Monaldi, Mario Maffei, Ettore Cinus, Mauro Cuccu e Giampaolo Manca.

  4. gruppodinterventogiuridico
    11 Dicembre 2009 a 23:09 | #4

    da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2009

    «Sono morti per assenza di ossigeno». Tragedia alla Saras, il responso del chimico incaricato dai pm Manganiello e Secci. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La morte dei tre operai della Comesa, avvenuta alla Saras il 26 maggio scorso, è stata determinata dall’assenza di ossigeno nell’accumulatore. Ma nessuno, durante la fase dei primi soccorsi, ha compiuto misurazioni per accertare lo stato dell’atmosfera interna in modo da poter intervenire in condizioni di sicurezza. Così, entrati uno dopo l’altro nella cisterna Hd 106, Gigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni hanno trovato un ambiente irrespirabile: l’azoto pompato all’interno per pulire il contenitore aveva eliminato completamente l’ossigeno. E’ questo il responso di Francesco Antonio Devillanova, il consulente incaricato dai pm Chiara Manganiello ed Emanuele Secci di chiarire le cause del tragico incidente in base alle risultanze chimiche. Il docente ha eseguito le analisi nei due dipartimenti di chimica dell’Università di Cagliari ma già l’11 giugno, al sopralluogo organizzato per eseguire i prelievi dei campioni di gas, l’apparecchiatura Pid (Photoionization detector) messa a disposizione dai tecnici della Saras aveva fornito una spiegazione analoga. Ora mancano all’appello altre due relazioni tecniche: quella del medico legale Roberto Demontis e quella del perito Salvatore Gianino, che ha esaminato il caso dal punto di vista della sicurezza. Ma la certezza con la quale Devillanova chiude il rapporto lascia ben poco spazio a ipotesi diverse per spiegare la tragedia. Le analisi parlano chiaro: nell’accumulatore, che la squadra di operai della ditta Comesa era incaricata di bonificare, sono state rilevate tracce minime di idrocarburi e di metalli. «Ma è possibile affermare con certezza – ha scritto Devillanova nella relazione depositata ieri alla cancelleria della Procura – che nessuna delle sostanze presenti avrebbe potuto in alcun modo generare un’atmosfera letale». Il docente ricorda nel testo della consulenza il racconto drammatico di Mauro Carboni, uno dei soccorritori che sono riusciti a sottrarsi alla minaccia letale dell’Hd 106: «Mi sono infilato nel passo d’uomo… ma anche a me si è annebbiata la vista, quindi mi sono ritratto indietro, ho preso aria e dopo ho aiutato il Serra a uscire dall’accumulatore». Per Devillanova «questa dichiarazione esclude implicitamente la presenza di gas tossici quali l’anidride solforosa o l’acido solfidrico e contemporaneamente afferma che l’atmosfera nel serbatoio non conteneva ossigeno». Un dato rafforzato – secondo la relazione del docente universitario – dal documento dei vigili del fuoco in cui si afferma che la squadra arrivata all’ingresso dello stabilimento Saras alle 15.45, circa un’ora e un quarto dopo l’incidente «effettua una misurazione della concentrazione di ossigeno alle 17.05, riscontrando una concentrazione del 16,3 per cento, che diventa 17,9 per cento alla misura delle 18.25». Sempre i vigili del fuoco, come risulta agli atti del procedimento penale, affermano che lo strumento non aveva rilevato nel contenitore della morte la presenza di altre sostanze. Esattamente in linea con le analisi del consulente. Ma c’è dell’altro. Scrive Devillanova: «La presenza di una manichetta di azoto inserita nell’accumulatore sta ad indicare che l’accumulatore al momento dell’incidente conteneva praticamente azoto». Sarebbe bastato che qualcuno avesse accertato l’atmosfera all’interno dell’Hd 106, ma nessuno l’ha fatto e questo dato ha suscitato la «meraviglia» del consulente incaricato dalla Procura. Per l’incidente del 26 maggio sono indagati con l’accusa di omicidio colposo plurimo il direttore della Saras Guido Grosso (41 anni), il presidente della Co.me.sa Francesco Ledda (45), il caposquadra e il capocantiere della coop Giannino Melis (56) e Vincenzo Meloni (52). Sono difesi dagli avvocati Francesco Onnis, Pierluigi Concas, Luigi Porcella, Nicoletta Santucciu e Alfredo Diana. Le parti civili sono patrocinate da Carlo Monaldi, Mario Maffei, Ettore Cinus, Mauro Cuccu e Giampaolo Manca.

  5. gruppodinterventogiuridico
    20 Agosto 2009 a 18:50 | #5

    un nuovo “incidente” di lavoro alla raffineria Saras, un’altra “casualità”?

    da http://www.lanuovasardegna.it, 20 agosto 2009

    Incidente sul lavoro alla Saras. Gravemente ferito un operaio.

    Mario Morello, un operaio di 42 anni di Pula è stato investito da un getto di vapore.

    Incidente sul lavoro nel primo pomeriggio nello stabilimento della Saras di Sarroch, a circa 20 chilometri da Cagliari. Mario Morello, un operaio di 42 anni di Pula della Cemis srl, una ditta che lavora in appalto nello stabilimento, è stato investito da un getto di vapore poco dopo le 16.

    L’uomo è stato immediatamente soccorso e trasportato in gravi condizioni nell’ospedale Marino di Cagliari. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Sarroch e della compagnia di Cagliari che stanno facendo accertamenti per stabilire l’esatta dinamica e le cause dell’incidente.

  6. gruppodinterventogiuridico
    22 Luglio 2009 a 21:00 | #6

    da La Nuova Sardegna, 22 luglio 2009

    Inchiesta Saras, nuova perizia affidata dalla Procura a un docente di tossicologia forense di Bari. Tracce di metalli sui corpi degli operai morti?

    CAGLIARI. Sarà un docente di tossicologia forense dell?università di Bari ad analizzare i reperti autoptici e gli indumenti dei tre operai morti il 26 maggio alla Saras per stabilire cosa c’era nell’aria della cisterna e di conseguenza quale sia la causa della loro fine. Sono stati i due pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, titolari dell’inchiesta giudiziaria per omicidio colposo plurimo, a conferire l’incarico d’ufficio a Roberto Gagliano Candela in presenza dei difensori dei quattro indagati e dei legali di parte civile: il docente ha chiesto e ottenuto sessanta giorni dalla consegna dei reperti per elaborare la relazione tecnica che andrà a supportare quelle degli altri periti, già al lavoro su aspetti diversi dell’indagine. Sui corpi delle vittime sono state riscontrate tracce di metalli e Candela cercherà di accertare se sono in relazione con la loro morte. Tutte le parti coinvolte nel procedimento penale hanno nominato i propri consulenti, che lavoreranno insieme al docente di Bari. I magistrati non hanno escluso nuovi sopralluoghi a Sarroch, mentre la sequenza delle perizie – almeno in questa fase dell’inchiesta giudiziaria – dovrebbe concludersi qui. Gli ingegneri Salvatore Gianino e Francesco Devillanova stanno esaminando le questioni che riguardano la dinamica dell’incidente, mentre i medici legali Roberto Demontis e Giuseppe Porcu lavorano sugli esiti delle autopsie. L’incidente che ha portato alla morte degli operai della ditta d’appalto Comesa è avvenuto alle 13.50 del 26 maggio scorso, quando Gigi Solinas si è infilato nella cisterna Hd 106 per eseguire una normale operazione di pulizia. Colto immediatamente da un malore, l’operaio si è accasciato al suolo e i suoi compagni, Daniele Melis e Bruno Muntoni, hanno fatto la sua stessa fine nel tentativo disperato di salvarlo. Per la sciagura sono indagati il direttore della Saras Guido Grosso e i vertici della Comesa Francesco Ledda, Vincenzo Meloni e Giannino Melis difesi dagli avvocati Luigi Concas, Pierluigi Concas, Francesco Onnis e Gigi Porcella. (m.l)

  7. gruppodinterventogiuridico
    13 Giugno 2009 a 17:28 | #7

    da La Nuova Sardegna, 13 giugno 2009

    Ok della Procura. Dissequestrato il serbatoio.

    SARROCH. L’impianto Mhc1 della Saras, corpo di reato nell’inchiesta sulla morte dei tre operai, non è più sotto sequestro. Lo ha deciso la procura della Repubblica, ventiquattr’ore dopo il sopralluogo di magistrati e consulenti nella raffineria. In un comunicato, la Saras ha fatto sapere che: «Al momento del sequestro, avvenuto il 26 maggio, l’impianto Mildhydrocracking 1 era fermo per la manutenzione programmata da tempo e adesso potranno essere conclusi gli interventi». Poi, nello stesso comunicato, c’è anche una seconda precisazione più contabile ma dovuta – è sempre richiesta dal mercato finanziario alle società quotate in borsa e la Saras lo è – sugli effetti dell’evento-incidente: «Il sequestro giudiziario ha comportato un allungamento dei tempi di fermata, con un costo stimato in 5 milioni di euro». Questa sera la tragedia di diciotto giorni fa sarà ricordata dall’associazione Aria Nova con una marcia silenziosa che partirà alle 20.15 da Sarroch fino ai cancelli della Saras.

  8. gruppodinterventogiuridico
    13 Giugno 2009 a 17:23 | #8

    da La Nuova Sardegna, 13 giugno 2009

    Raccolto un dossier sulla sicurezza negli impianti di Sarroch. Saras, appalti al ribasso sotto accusa

    La commissione d’inchiesta parlamentare e la morte dei tre operai.

    CAGLIARI. Prima hanno ascoltato in prefettura le parti coinvolte a vario titolo negli accertamenti sull’incidente del 26 maggio scorso in cui, nella raffineria Saras a Sarroch, sono morti tre operai dell’impresa esterna Comesa, e poi sono andati fino all’impianto: i delegati della commissione parlamentare d’inchiesta per gli infortuni sul lavoro sono tornati già ieri sera a Roma con un ricco dossier. Unica voce mancante all’audizione di ieri: Comesa. La ditta dei tre lavoratori morti, anziché il rappresentante della sicurezza, ha chiesto di inviare l’avvocato, ma la commissione ha rifiutato. Per l’incidente Saras, anche agli occhi dei commissari ha dimostrato molti limiti la rete dei controlli sui sistemi di sicurezza e l’intero parco della formazione professionale delle ditte esterne. I tre rappresentanti di Saras ieri hanno dichiarato come l’azienda, per la formazione sulla sicurezza, in due anni abbia speso 13 milioni di euro: che cosa non funzioni nonostante l’impegno economico di Saras sarà uno dei temi di approfondimento da parte della commissione. A monte di questi due problemi c’è la questione madre: gli appalti al ribasso che fanno sparire la sicurezza dai costi d’impresa. I commissari ieri hanno puntato il dito contro questo sistema, con loro anche altri parlamentari, i senatori sardi Pier Giorgio Massidda e Mariano Delogu, la deputata Amalia Schirru. «Quasi ogni giorno c’è un morto sul lavoro, è il dramma del nostro Paese», commentava il vicepresidente Paolo Nerozzi (Pd) «non c’è dubbio che ci voglia più rigore nell?applicare le leggi, siamo qui anche per dare un segno di presenza alle famiglie e alle comunità colpite». Nerozzi ha spiegato che il testo delle audizioni è secretato. La commissione parlamentare nasce, appunto, per condurre inchieste (il processo Thyssen si è basato molto sul suo lavoro), non sono stati concessi dettagli. Cecilia Donaggio, senatrice Pd: «Il testo unico delle leggi per la sicurezza sul lavoro aveva affrontato il nodo centrale, prevedendo un fondo di accompagnamento destinato alle piccole e medie imprese affinché queste potessero erogare la formazione del livello necessario. La nostra commissione avrà a giorni un’audizione col ministro del Lavoro per sapere perché si ritarda a predisporre interventi affinché la sicurezza resti un diritto indisponibile, senza eccezioni dovute alla dimensione dell’impresa».

    Il senatore Massidda: «Saras ha investito 13 milioni di euro in due anni, c’è qualcosa e non di piccola entità che sfugge…». Nerozzi: «E’ emersa la necessità di controlli sulla sicurezza e quindi, nel caso dell’incidente Saras, bisognerà accertare se i controlli sono stati fatti. Il secondo problema è che il sistema degli appalti al ribasso va rivisitato. E poi emerge che precarietà e tempo determinato delle assunzioni incidono sulla sicurezza». I commissari (oltre Nerozzi e Donaggio anche Armando Valli e Benedetto Adragna in qualità di uditore) hanno sentito carabinieri, prefettura, guardia di finanza: in raffineria ci sono 40 militari che sono intervenuti subito dopo l’incidente. E’ stato ascoltato il procuratore della Repubblica, Mauro Mura, i sindacati. Hanno parlato anche i sindaci di Sarroch e di Villa San Pietro: che hanno chiarito per esempio la necessità di un intervento rapido per rifare la statale 195 (un imbuto pericoloso). Il sindaco di Villa San Pietro, Matteo Muntoni: «Sulla sicurezza non potremo fare molto, possiamo fornire locali per la formazione».

  9. gruppodinterventogiuridico
    12 Giugno 2009 a 0:19 | #9

    da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2009

    Saras, inchiesta sulla tragedia oggi sopralluogo all’impianto.

    CAGLIARI. A diciassette giorni dalla tragedia alla Saras, tre operai intrappolati in un serbatoio, questa mattina l?impianto Mhc1 della raffineria sarà ispezionato dai periti scelti dalla Procura. A conferire l?incarico saranno i pm Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, che indagano per omicidio colposo plurimo dopo la morte di Gigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni, i tre operai della Comesa. Alle 9, al palazzo di giustizia, la Procura nominerà Salvatore Gianino per la consulenza ingegneristica e Francesco Devillanova per quella chimica. Al primo la Procura chiederà una relazione sulle caratteristiche – dalla chiusura al passo d’uomo – del silos. Per Devilla, invece, il quesito sarà sui gas presenti all’interno del serbatoio il giorno dell’incidente. Alle 10 i due periti effettueranno il sopralluogo in raffineria e all’appuntamento si presenteranno anche i periti nominati dai quattro indagati. Il direttore della Saras, Guido Grosso, difeso dall’avvocato Francesco Onnis, ha scelto Antonio Viola. Francesco Ledda, Giannino Melis e Vincenzo Meloni, responsabili della Comesa e difesi dagli avvocati Pierluigi Concas e Nicoletta Santucciu, hanno nominato Giuseppe Viola.

  10. gruppodinterventogiuridico
    30 Maggio 2009 a 22:21 | #10

    colpisce non poco la sospensione dei festeggiamenti per il nuovo scudetto dell’Inter.

    A.N.S.A., 30 maggio 2009

    OPERAI MORTI: FUNERALI,COMINCIATO RITO SU SAGRATO MARE FIORI.

    dell’inviato Paolo Vacca

    VILLA SAN PIETRO (CAGLIARI) – Nel giorno del dolore più forte, dell’ultimo addio a Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Daniele Melis, i tre operai di un’impresa d’appalto morti martedì scorso, 26 maggio, in un incidente sul lavoro nella raffineria della Saras, l’intera Sardegna si è stretta intorno ai feretri e ai familiari. Toccanti le parole con le quali l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Mani, ha cercato di lenire la sofferenza di un’intera collettività: “Sono morti da eroi, dando la prova più alta per un cristiano: cercare di salvare i loro fratelli”. Un autentico mare di fiori, tra corone e cuscini, ha ricoperto il sagrato della chiesa di San Pietro, dove il rito funebre è cominciato alle 17.

    Le bare, accolte da lunghi applausi, sono state trasportate a braccia dai colleghi di lavoro e poste davanti all’altare con a fianco la corona inviata dal Presidente della Repubblica. Alla cerimonia, officiata da mons. Mani, hanno assistito alcune migliaia di persone, soltanto una minima parte delle quali è riuscita a trovare posto nella piccola chiesa di Villa San Pietro. Accanto ai parenti, amici delle vittime, colleghi di lavoro e autorità il rappresentante del Governo, il sottosegretario del Lavoro Pasquale Viespoli, i presidenti della Giunta e del Consiglio regionali, Ugo Cappellacci e Claudia Lombardo. Presente anche il segretario del Pd, Dario Franceschini, che ha interrotto in segno di partecipazione al lutto il suo tour elettorale in Sicilia, accompagnato dal capogruppo alla Camera, Antonello Soro, e dal deputato Paolo Fadda, che è stato per oltre 20 anni sindaco di Villa San Pietro. Per la famiglia Moratti presenti, invece, l’ amministratore delegato Massimo e il vicepresidente Angelo, insieme ai massimi dirigenti della Saras. Proprio ai Moratti è arrivato un appello da Luca, fratello di Daniele Melis.

    “Cari Gianmarco e Massimo, noi crediamo in voi, come voi da subito avete creduto in noi – ha detto riferendosi ai controlli sulla sicurezza – per questo sappiamo che le promesse saranno mantenute”. Il richiamo all’esigenza di mantenere alta l’attenzione alla sicurezza sui posti di lavoro è arrivato anche dal sindaco di Villa San Pietro, che ha proposto di creare una “Fondazione 26 maggio” (giorno dell’incidente) che ogni anno nell’anniversario dell’incidente, si riunisca per fare il punto sulla situazione e premiare le aziende più virtuose. Il sindaco Bruno Muntoni ha concluso citando un discorso del presidente Giorgio Napolitano in materia di incidenti sul lavoro: “E’ ora di decidere e agire”. La tragedia di Sarroch ha colpito anche i giocatori neocampioni d’Italia dell’Inter. “Sarà una giornata da vivere a metà: servirà un 50% di gioia per la vittoria del campionato, ma anche un 50% di silenzio – ha detto l’allenatore José Mourinho – per essere vicini alle famiglie degli operai che, purtroppo, hanno perso la vita in settimana alla Saras”. Proprio a causa della tragedia di Sarroch, al termine di Inter-Atalanta non ci saranno festeggiamenti sul prato del Meazza dopo la consegna del trofeo della Lega Calcio ed è stata anche rinviata a dopo l’estate la cerimonia di premiazione prevista dal Comune di Milano.

  11. gruppodinterventogiuridico
    29 Maggio 2009 a 8:11 | #11

    A.N.S.A., 28 maggio 2009

    NETWORK DOCUMENTA ANGOSCE DI GENTE SARROCH.

    MILANO – “In questo Paese ci vogliono sempre i morti per far accendere i riflettori su qualche problema sociale. E quello della gente che vive nei dintorni del petrolchimico di Sarroch è un vero problema”. E’ questo il commento del regista Massimiliano Mazzotta, il produttore indipendente che sull’impianto ha realizzato un documentario d’inchiesta ora al centro di una richiesta di sequestro giudiziario da parte della società Saras. “Seguo quanto avviene tra gli operai della Saras e delle ditte appaltatrici, compresa la Comesa, da un anno e mezzo – racconta Mazzotta – grazie a un network costituito da continui contatti e scambi d’informazione su Facebook e online grazie a una serie di videocamerine installate a casa delle famiglie degli operai, e nei comuni adiacenti alla raffineria. Quando è accaduto l’incidente – aggiunge – l’ho purtroppo saputo in diretta: un operaio di un’altra squadra, non coinvolta direttamente, mi disse ‘sono morti tre ragazzi, stiamo evacuando’”. “Ogni giorno parliamo con loro – prosegue Mazzotta – ascoltiamo le loro angosce per la paura di ammalarsi, per il timore di perdere un lavoro precario, e adesso assistiamo al dolore delle famiglie dove si sono verificati i tre lutti”. Mazzotta, grazie agli ‘occhi’ delle sue telecamere sul posto, vede riunioni, proteste, incontri privati nelle abitazioni. Il regista, proprio in questi giorni, è al centro di una vicenda giudiziaria che riguarda la sua opera, di cui la Saras ha chiesto il sequestro giudiziario. Il documentario doveva essere proiettato in una università, ma poi gli spazi non sono stati più disponibili. “Ha l’aria di una censura bella e buona – secondo Mazzotta -, ma non ci spaventa. Ovviamente non c’é alcun legame tra l’incidente accaduto e quello che testimoniamo noi”. Ora a breve finalmente il film dovrebbe diventare pubblico. Il film di Mazzotta, intitolato ‘Oil’, “é una denuncia di situazioni ancora tutte da chiarire”, si spiega sul sito Oilfilm.it, e verte sull’apparente proliferazione di morti per malattie tumorali che alcuni abitanti di Sarroch avrebbero confermato. Sulle motivazioni, però, i ricercatori hanno per ora dato interpretazioni discordanti. “Per ironia della sorte – conclude il regista – uno dei ragazzi che ci ha sostenuto nell’organizzare la proiezione del film a Sarroch, Michele Muntoni, prima ha visto vanificare i suoi sforzi grazie alla censura della proiezione, poi è stato colpito dal lutto per la morte dello zio, uno dei tre operai che hanno perso la vita nell’incidente”.

  12. gruppodinterventogiuridico
    29 Maggio 2009 a 8:09 | #12

    A.N.S.A., 28 maggio 2009

    OPERAI MORTI ALLA SARAS, 4 AVVISI DI GARANZIA PER OMICIDIO COLPOSO.

    di Paolo Vacca

    CAGLIARI – Quattro avvisi di garanzia per omicidio colposo plurimo. I destinatari sono il direttore dello stabilimento Saras di Sarroch, Guido Grosso, e tre responsabili della società Comesa, il capo squadra Giannino Melis, il capocantiere Vincenzo Meloni e il direttore Francesco Ledda. E’ il primo sviluppo dell’inchiesta della Procura di Cagliari sulla morte dei tre operai della Comesa avvenuta martedì scorso nella raffineria. E la serie di infortuni mortali sul lavoro si è allungata anche oggi con altre due vittime, una in provincia di Roma, l’altra nel ferrarese. Nella giornata di lutto regionale in memoria di Luigi Solinas, di 26 anni, Daniele Melis, di 28, e Bruno Muntoni, di 56, tutti di Villa San Pietro (Cagliari), si è svolta una lunghissima riunione dei dei magistrati del pool “infortuni e malattie del lavoro” della Procura di Cagliari, Maria Chiara Manganiello e Emanuele Secci, col procuratore capo Mauro Mura e col team di consulenti al termine della quale sono partiti gli agenti di polizia giudiziaria incaricati di consegnare gli avvisi di garanzia. Atti dovuti, come hanno spiegato a palazzo di Giustizia, per consentire alle persone coinvolte nell’inchiesta di poter nominare i propri periti in vista dell”atto irripetibilé, l’autopsia, in programma domani sui tre corpi. Una decisione dolorosa, quella di procedere alle perizie necroscopiche, ma indispensabile per far luce sulla vicenda. Il primo quesito posto al medico legale Roberto Demontis riguarda, infatti, la sostanza che ha ucciso in pochi secondi Solinas, Melis e Muntoni. Il punto è fondamentale per chiarire la catena di responsabilità: se nell’emoglobina dei tre operai sarà trovato zolfo al posto dell’ossigeno vorrà dire, ha spiegato un medico specializzato in medicina del lavoro e tossicologia, che all’interno della cisterna c’era ancora idrogeno solforato e che quindi la bonifica non era stata effettuata a dovere. Se nel sangue dovessero esserci tracce abnormi di azoto potrebbe, invece, significare che la bonifica dell’idrogeno solforato era stata eseguita, ma che la cisterna non era ancora pronta per le fasi successive di lavorazione. Il medico legale potrebbe nelle prossime ore consegnare una prima relazione ai magistrati inquirenti, ma i risultati degli esami istologici e tossicologici richiederanno sicuramente un paio di settimane. I corpi saranno restituiti alle famiglie probabilmente solo sabato. A questo punto non è escluso che i funerali possano slittare a domenica. Intanto Cgil, Cisl e Uil, dopo un confronto con Azienda, Confindustria e rappresentanti delle ditte d’appalto che curano gli interventi metalmeccanici, hanno trovato un accordo per permettere alle squadre di sicurezza e di bonifica ambientale di operare all’interno degli impianti e di essere reperibili immediatamente, condizione necessaria alla lavorazione dei prodotti petroliferi. I sindacati confederali hanno anche annunciato che nella giornata di mobilitazione del comparto industria, decisa per il 9 giugno, si parlerà anche della sicurezza in riferimento alla morte dei tre operai a Sarroch. “Che Italia è un Paese dove gli operai muoiono nelle fabbriche e che ci pone tra i primi posti in Europa per questa tragica piaga”, si è chiesto Rosario Crocetta, sindaco di Gela, arrivato a Sarroch per portare solidarietà agli operai della Saras. Intanto, un operaio romeno di 44 anni è morto a Jenne, in provincia di Roma, mentre lavorava in un cantiere per la ristrutturazione di un immobile del Comune, a 70 chilometri a est dalla Capitale, ceduto in comodato d’uso al Parco dei Monti Simbruini. L’operaio ha toccato un cavo elettrico: la scossa lo ha fatto precipitare da un’altezza di circa sei metri. L’altro incidente mortale è avvenuto in Valle Pega nel territorio di Comacchio (Ferrara): un uomo di 43 anni è rimasto schiacciato sotto il trattore che stava utilizzando. La vittima, che era residente in provincia di Padova, gestiva un appezzamento di terra nella zona agricola comacchiese.

  13. gruppodinterventogiuridico
    28 Maggio 2009 a 15:59 | #13

    da La Nuova Sardegna, 28 maggio 2009

    Serbatoio della morte, il giallo del via libera.

    Il primo operaio forse non ha atteso l’ok ufficiale gli altri due hanno perso la vita per salvarlo. (Alessandra Sallemi)

    SARROCH. Hanno chiara la dinamica della tragedia gli operai degli appalti radunati nel piazzale Saras per lo sciopero dopo la morte dei tre colleghi avvenuta martedì alle 13.50 nell’impianto desolforazione della benzina. Meno netto, invece, risulta l’asse delle responsabilità. Naturalmente, loro sarebbero i primi a poter capire chi ha omesso cosa: ma l’impianto è sotto sequestro, i permessi di lavoro son stati consegnati al magistrato, Maria Chiara Manganiello. Gigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni sono morti in successione per una bolla d’azoto che il pompaggio dell’ossigeno non aveva dissolto. L’azoto serve per bonificare il deposito di transito del gasolio verso l’impianto di desolforazione: blocca le reazioni delle sostanze pericolose residue del gasolio. Ma, se in un ambiente c’è solo azoto, un uomo muore. La procedura di sicurezza prevede che si debba immettere ossigeno e che questo debba restare al livello del 21 per cento almeno. Se scende, bisogna fare un’altra «iniezione»: tale operazione si chiama «abitabilità». Gli operai ieri spiegavano che il clima condiziona la stabilità di questi gas anche dentro un serbatoio spesso e grande: se c?è caldo, l’ossigeno si consuma più in fretta e può essere necessario ripetere l’«abitabilità». Anche varie volte in un giorno. Tutte le attività condotte vengono registrate su un foglio: è il permesso di lavoro. Accanto a ogni atto tecnico c’è la firma di chi lo ha materialmente eseguito o comunque sorvegliato. Un permesso è composto da vari passaggi, martedì un po’ dopo le 13.30 si ipotizza che il permesso non fosse «aperto»: vuol dire che era pronto, già firmato dal capoturno interno e stava andando all’operatore polifunzionale. Un ultimo timbro, certo: però sostanziale, non burocratico. L’operatore, infatti, che conosce il serbatoio e i comportamenti delle sostanze residue o di bonifica, può eventualmente decidere di fare nuovi controlli sul livello di ossigeno e quindi anche un’altra «abitabilità». Data l’ora in cui l’incidente è avvenuto, è probabile che in quel momento l’operatore polifunzionale fosse nello spogliatoio a cambiarsi, il suo turno cominciava alle 14. Il povero Gigi Solinas non avrebbe aspettato, i due compagni, amici generosi fino all’ultimo, gli sono andati dietro nonostante le prescrizioni escludessero che si potesse fare un soccorso in quel modo. Fra le altre ragioni, Muntoni e Melis erano impegnati in un lavoro diverso e non avevano con sé le maschere di autorespirazione. Il «fuggi-fuggi», il rilevatore di varie sostanze pericolose per inalazione o contatto (che Muntoni aveva al petto), resta muto e cieco in presenza di azoto. Questo gas si individua in altro modo. Che cosa può aver spinto Solinas ad agire senza il permesso di lavoro? Chissà se si è voluto fidare di qualcuno che gli ha detto: «Sì, è pronto: manca l’ultima firma». Si sa soltanto che lui voleva andare a vedere cosa ci fosse da fare, magari nessuno gli aveva detto niente, sapeva che l’operatore dell’ultima firma sarebbe arrivato presto e ha voluto anticipare un poco i tempi. Ieri, nel piazzale, un amico che ha salutato Muntoni venti minuti prima della tragedia provava a spiegare: «C’è fretta di finire, fretta di passare a un altro lavoro, un giovane che spera nel rinnovo del contratto cerca di darsi da fare. È come per voi giornalisti lo scoop…». Un veleno moderno che distoglie la concentrazione sui rischi anche mortali: contro la fretta, secondo gli operai ieri nel piazzale, ci vorrebbe, senz’altro, una inversione di tendenza in tutta Italia a proposito degli appalti al ribasso, ma si può fare anche qualcosa di più immediato. «In altre raffinerie – spiegavano ancora – le apparecchiature dove è passato l’azoto sono transennate o hanno la manichetta dell’aria che pompa dentro». «Oppure tengono chiuso il passo d’uomo (l’imboccatura si chiama così)», diceva un altro. Non basta, insomma, che ovunque in raffineria ci sia il cartello che vieta esplicitamente l’accesso a chi non ha l’indispensabile permesso di lavoro. Probabilmente non basta perché, lo raccontavano i lavoratori, in Saras è in corso la manutenzione di tutti gli impianti, ogni giorno ci entrano quasi 3mila persone estranee, almeno la metà assunte a contratto a volte per due sole settimane, senza l’esperienza necessaria per temere tutto quello che c’è intorno. Dice un operaio durante il comizio spontaneo: «Basta coi silenzi sugli incidenti, basta con gli operai che escono in ambulanza e non se ne sa nulla». Un altro spiega: «È perché la ditta perde il premio, dopo un certo periodo senza incidenti si viene premiati, parlare significa penalizzare la società». I dipendenti Comesa, il consorzio cui appartenevano Muntoni, Melis e Solinas sperano che, oltre la tragedia, non debbano piangere la perdita del lavoro, con Saras hanno la commessa più grossa. Giusto per capire i silenzi degli operai: i dipendenti delle ditte esterne sono pochi assunti a tempo indeterminato e molti a contratto, quelli assunti possono sperare in una cassintegrazione, quelli a contratto no.

  14. gruppodinterventogiuridico
    28 Maggio 2009 a 15:50 | #14

    A.N.S.A., 28 maggio 2009

    OPERAI MORTI ALLA SARAS, PROCURA INDAGA PER OMICIDIO COLPOSO PLURIMO.

    CAGLIARI – La Procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo per la tragedia dei tre operai morti martedì pomeriggio nella raffineria Saras di Sarroch. Lo ha confermato il procuratore capo del Tribunale di Cagliari, Mauro Mura, al termine di una riunione degli inquirenti. Domani sarà effettuata l’autopsia sui corpi dei tre operai e poiché si tratta di un atto irripetibile ad essa avranno diritto di assistere i periti degli indagati. Per questo è in corso l’elaborazione di un elenco di persone, che sarebbero coinvolte a vario titolo nella vicenda, che potrebbero essere destinatarie nelle prossime ore degli avvisi di garanzia. Sui nomi gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo. All’individuazione dei nomi si dovrebbe arrivare, a quanto si è appreso, dall’esame delle carte, dei protocolli di lavorazione e dai primi rapporti di polizia giudiziaria.

  15. Aurora
    28 Maggio 2009 a 11:17 | #15

    Edoardo, ho sentito tante spiegazioni, tante voci sulla vicenda, su come possa essere andata realmente ma, appunto, sono voci. Non m’interessa l’opinione di un giornalista e nemmeno di chi non c’era, mi interessa sapere cosa è successo veramente ma, al momento, non ho certezze, così come non le ha chi sta indagando, non le hanno nemmeno gli operai della Saras, e preferisco aspettare l’esito delle indagini, tutto qui.

  16. edoardo
    28 Maggio 2009 a 9:56 | #16

    per Aurora: ho solo riportato ciò che mi è stato detto da una persona presente e che non ha responsabilità di sorta (cioè non è tenuta a sostenere un’ipotesi di comodo su quanto avvenuto), mi è stato anche spiegato che i permessi d’intervento, nella procedura della saras, non sono solo dei foglietti timbrati, ma vengono rilasciati solo dopo aver verificato realmente la fattibilità dell’intervento.Sono rimasto molto colpito dal dato del 70% del tempo impiegato a pianificare ogni intervento e t’invito a verificare se è vero ciò che ho semplicemente riportato… alla saras lavorano tante persone, perciò non dovrebbe esserti difficile chiedere conferma a qualcuno che ci lavora. In alternativa sei liberissima di piegarti al venticello demagogico del giornalismo d’accatto contemporaneo.

  17. Aurora
    28 Maggio 2009 a 8:22 | #17

    Mi meraviglio delle tue certezze. Chi sta facendo le indagini sta cercando di capirci qualcosa, anche grazie a consulenti e testimonianze e invece qualcuno che ha già capito tutto.

  18. Edoardo
    27 Maggio 2009 a 23:49 | #18

    Cosa è successo:La squadra non aveva l’autorizzazione ad effettuare quel lavoro (prima di dare quella autorizzazione si fanno dei test strumentali per verificare l’atmosfera dell’ambiente).Uno della squadra entra lo stesso e perde i sensi, un’altro entra per aiutarlo ma perde i sensi anche lui, un terzo entra per salvarli entrambi e sebbene trattenuto da chi stava fuori, si svincola ed entra con la maschera antigas (inutile perchè lì non c’era un problema di gas ma di totale mancanza d’ossigeno.Tre morti.Non lavoro alla saras ma so che, il 70% del tempo è passato a pianificare ogni operazione (piuttosto che a farla punto e basta) proprio per esigenze di sicurezza.Mi rendo anche conto che la saras non è il parco immacolato in cui potrtare i bambini, ma questo è un’altro discorso.

  19. Alex F
    27 Maggio 2009 a 19:26 | #19

    A proposito di sicurezza sul lavoro, riporto alcune righe che ho lessi verso i primi giorni di maggio in una notta rivista di costruzioni:

    “ALLEGGERITI I DATORI. Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto correttivo al testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che, INDEBOLENDO L’APPARATO SANZIONATORIO E IL RUOLO DELL’RLST, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale, ha immediatamente scatenato una forte polemica politica. Per il leader Idv Antonio Di Pietro è stato sdoganato “IL DIRITTO DI UCCIDERE”, mentre il Pd ha parlato di “promesse pessime”. Il ministro del Welfare, viceversa, difende il provvedimento, con il quale “il governo non ha abbassato la guardia” in materia di sicurezza, PROVVEDIMENTO CHE RACCOGLIE I FAVORI DI TUTTA LA PARTE DATORIALE, COOPERATIVE COMPRESE, E DI CISL, UIL, E UGL.”

    “Molto critica” unico fra i sindacati ” la Cgil, che in una nota formalizza il suo dissenso. Fra i punti dolenti, le modifiche alla figura dell’rlst nelle realtà sotto i 15 dipendenti: prima delle modifiche il datore di lavoro di lavoro doveva comunicare all’Inail il nominativo dell’rls interno, ove presente, e in sua assenza il ruolo veniva coperto dal rappresentante territoriale dei lavoratori, il governo oggi vorrebbe che fossero i lavoratori a comunicare la mancata elezione del proprio rls al datore, il quale a sua volta dovrebbe avvisare gli organismi paritetici. UNA NOVITA? “ASSOLUTA E NON CONDIVISIBILE”, SECONDO LA CGIL, PERCHE’ GLI ENTI BILATERALI NON SONO ANCORA COSTITUITI IN LARGHISSIMA PARTE DEL TERRITORIO NAZIONALE”(NELL’EDILIZIA SI) E PERCHE’ SONO COMUNQUE “ESPRESSIONE ANCHE DELLA PARTE DATORIALE.”

    “Ma l’articolo cardine della “controriforma”, secondo la confederazione generale del lavoro, è il 15, che ESONERA L’IMPRENDITORE DALL’OBBLIGO DI ADOTTARE , NELL’ESERCIZIO DI IMPRESA, “LE MISURE CHE, SECONDO LA PARTICOLARITA’ DEL LAVORO, L’ESPERIENZA E LA TECNICA, SONO NECCESSARIE A TUTELARE L’INTEGRITA’ PSICOFISICA DEI LAVORATORI”, E LO VINCOLA SOLO ALLE PRESCRIZIONI DI LEGGE.”

    Stabilisce inoltre che il datore o il dirigente “NON RISPONDA DELLA MORTE O DELL’INFORTUNIO SE L’EVENTO E’ ASCRIVIBILE AL FATTO DI UN PREPOSTO, PROGETTISTA, MEDICO COMPETENTE, LAVORATORE, LAVORATORE AUTONOMO,”: SE E’ AVVENUTO UN FATTO COLPOSO DI UN SUBORDINATO IL VERTICE NON NE RISPONDE, ANCHE SE HA CONTRIBUITO CASUALMENTE ALL’INFORTUNIO.”

    Non è tutto: “La modifica è ancora più grave in quanto, trattandosi di norma favorevole al reo,opera in via retroattiva e dunque incide anche sui processi in corso, imponendo l’assoluzione del datore quando vi sia la responsabilità anche di un altro soggetto”. La norma, secondo la Cgil, contrasta con le fonti normative comunitarie e i principi da sempre affermati dalla nostra giurisprudenza. Comunque, l’iter di approvazione del decreto è ancora lungo e dovrà passare il vaglio, fra gli altri, della conferenza Stato-Regioni”

  20. Bio IX
    27 Maggio 2009 a 17:28 | #20

    Da http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=115187&v=2&c=5012&idsito=21:

    “Qualità dell’aria a aprile 2009. Nella Provincia di Cagliari – Zona Sarroch, in relazione all’anidride solforosa (SO2) è stato superato per la prima volta nel 2009, in data 14 Aprile, il limite orario di 350 ug/m3 nella centralina CENSA2 (Sarroch – Palestra) col valore massimo di 436 ug/m3. Si rammenta che la normativa prevede che la media oraria di 350 ug/m3 non debba essere superata per più di 24 volte per anno civile. Le massime medie giornaliere di SO2 sono state, invece, di circa 55 ug/m3, a fronte di un limite di legge fissato a 125 ug/m3 da non superare più di 3 volte in un anno civile.

    Il biossido di azoto (NO2) ha manifestato i valori orari massimi presso la centralina CENSA9 (Sarroch – Villa d’Orri), con valori intorno agli 80 ug/m3 (il limite normativo per il 2009 è di 210 ug/m3, da non superare più di 18 volte nell’anno civile).

    L’idrogeno solforato (H2S) ha raggiunto la massima media oraria di 25 ug/m3 e un valore giornaliero massimo di 4 ug/m3 nella postazione CENSA1 (Sarroch – Guardia di Finanza), a fronte di un limite di legge fissato, rispettivamente, in 100 e 40 ug/m3.

    In relazione alle polveri sottili (PM10) ci sono stati 2 superamenti della media giornaliera il giorno 26, con un valore massimo di 57 ug/m3, nella CENSA9 (per la quinta volta dall’inizio dell’anno) e nella CENSA1 (per la prima volta dall’inizio dell’anno). La normativa indica che la media giornaliera di 50 ug/m3 non deve essere superata per più di 35 volte per anno civile.

    Per quanto concerne il benzene, le centraline CENSA9 e CENSA2 hanno valori medi di circa 1,5 ug/m3 (la normativa indica, per il 2009, che la media annuale non deve essere superiore a 6 ug/m3).

    Si ricorda che i valori medi più elevati si misurano presso la centralina CENSA0 (Sarroch – Su Nuraxeddu) ma le misurazioni effettuate rilevano una situazione locale e non soddisfano i criteri di rappresentatività del D.M.60/2002; conseguentemente le misurazioni di benzene sono indicative e non devono essere considerate ai fini del rispetto dei limiti.

    Sinteticamente si può concludere che la qualità dell’aria, nella zona di Sarroch, nel mese di Aprile è stata mediamente accettabile.

    Nella Provincia di Cagliari – Zona Macchiareddu le medie orarie massime dell’anidride solforosa (SO2) hanno raggiunto i 210 ug/m3 nella centralina CENAS6 (Macchiareddu – 5° strada c.3). Si rammenta che la normativa prevede che la media oraria di 350 ug/m3 non deve essere superata per più di 24 volte per anno civile. Le massime medie giornaliere di SO2 sono state, invece, inferiori ai 70 ug/m3, a fronte di un limite di legge fissato a 125 ug/m3.

    Il biossido di azoto (NO2) ha manifestato i valori orari massimi presso la centralina CENAS6 (Macchiareddu – 5° strada c.3), con valori intorno a 70 ug/m3, a fronte di un limite normativo per il 2009 di 210 ug/m3, da non superare più di 18 volte nell’anno civile.

    Le polveri sottili (PM10) hanno mostrato i valori più elevati della media giornaliera nella CENAS8 (Macchiareddu – Dorsale consortile), con valori massimi inferiori a 40 ug/m3. La normativa indica che la media giornaliera di 50 ug/m3 non deve essere superata per più di 35 volte per anno civile.

    Mediamente la qualità dell’aria può essere considerata accettabile….”.

  21. margherita
    27 Maggio 2009 a 14:59 | #21

    c’è una cifra per la quale sia equo morire? perchè sento tante persone parlare di 900 euro al mese…non mi sembra questo il punto, lo stipendio. Vogliamo magari parlare anche della connivenza delle autorità? delle istituzioni? Quacuno s’è stupito dell’ennesimo incidente sul lavoro? io no io mi stupisco della passività della gente, dell’inesistente senso civico, della resa di fronte alle schifezze che vediamo tutti i giorni.ecco di questo mi stupisco

  22. 27 Maggio 2009 a 13:58 | #22

    Oltre al cordoglio per le famiglie, c’è sempre l’amarezza per quello che sempre si potrebbe evitare, e per questa “dinamite” sulla quale siamo tutti seduti; un rischio che è “giustificato” dalla disperazione occupazionale della Sardegna e legittimato dallo Stato e dalle sue leggi insufficienti in tema di precariato e instabilità del lavoro…

  23. mmc
    27 Maggio 2009 a 10:10 | #23

    Dal Sito di Sardegna e Libertà.

    Sono morti in tre. E quando finirà il chiasso dell’indignazione, solo nelle loro famiglie si avvertirà la tragedia della loro assenza. La morte pubblica ha un lato privato (che è il più importante e fa tanto male) che è brutalmente e ineludibilmente solitario. La morte è senza parole: è un contenuto ineffabile.

    Stanotte ho rivisto i notiziari e le dichiarazioni rese da tanti. Ho rivissuto un film già visto. Da tempo io pongo il problema della Saras, del suo ruolo in Sardegna, dei privilegi energetici e ambientali di cui gode. Puntualmente, l’ultima volta a Ottana qualche giorno fa, vengo avvicinato da qualcuno che mi dice: “Ma no, non fare così, bada che i Moratti sono brave persone, la Saras è un gioiello, investe in sicurezza e in ambiente”. E io lì a dire: “Saranno bravi e sarà un gioiello, ma io voglio parlarne tutti i giorni, voglio che i vantaggi fiscali per gli svantaggi ambientali siano dei sardi, non dei buonissimi Moratti; voglio che a controllare le loro emissioni non siano loro stessi. Voglio una Regione con la schiena dritta e non curva”. E allora scende il silenzio, l’imbarazzo e l’ostilità. Perché una cosa è certa: in Sardegna si ha paura dei veri ricchi, sardi o italiani che siano, i ricchi fanno paura e di loro si dice la verità solo quando comincia il loro declino. La politica sarda ha paura della forza di alcuni imprenditori, ma ne ha paura anche la polizia, la magistratura, e anche io che scrivo queste cose. Perché? Perchè ormai controllano tutto: stampa, tv, istituzioni, sindacato, apparati burocratici e soprattuto il popolo, che vuole il lavoro e in cambio accetterebbe anche il cancro.

    Come si vince la paura? Con l’informazione. C’è informazione autentica e libera in Sardegna? No. Perché gli organi di informazione sono inseriti in logiche politico-finanziarie che subordinano il dovere della notizia all’interesse di parte. Chi sa, per esempio, che Saras nel 2004 partecipò con la propria società Sartec al bando del Comune di Sarroch per l’acquisto di un mezzo mobile per il controllo dell’inquinamento? Chi sa che, essendo stata esclusa per evidente conflitto di interessi (giacché il controllato sarebbe stato il controllore di se stesso) ha avuto anche l’ardire di ricorrere al Tar? Tutto questo è buonismo dei cristianissimi ed ecologissimi Moratti? Chi conosce gli esiti dell’indagine epidemiologica condotta a Sarroch? Eccone due capitoli: il primo sulla capacità respiratoria dei ragazzi di Sarroch calcolata in rapporto ai dati sulle emissioni di inquinanti rilevati dalle centraline in un tempo dato; il secondo sui ragazzi fragili, cioè già colpiti da infiammazioni respiratorie. Risultato: capacità respiratoria ridotta in concomitanza del superamento dei limiti di legge per le emissioni e accertamento di danni anche per soglie minori di quelle consentite. Serve altro? Evidentemente sì. Ecco il documentario Oil, fino a ieri introvabile, e oggi sul sito di Repubblica (finché dura?). Infine un po’ di soldati coraggiosi: Ivan Murgana sull’Unione, dà conto del documentario poi oscurato; Stefano Deliperi, il Gruppo di Intervento Giuridico e gli Amici della Terra; Alberto Cossu, Irs; Vincenzo Migaleddu. Sull’energia si può fare diversamente dal petrolio, invece anche nel dibattito sul futuro dell’industria chimica, anziché scegliere il cambiamento e il progresso, si sta scegliendo la conservazione in cambio del lavoro certo quanto il cancro.

    Editoriale di Paolo Maninchedda

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1989

  24. Dora
    27 Maggio 2009 a 9:51 | #24

    Quei tre uomini non meritavano di morire.

    Per 900 o per 9000 euro al mese.

    Non so se avessero adeguata formazione.

    In ogni caso nel settore impiantistico troppe persone vengono assunte e mandate allo sbaraglio.

    Un conto è lavorare su una impalcatura e un conto è avere a che fare con impianti tecnologici complessi dove il rischio chimico, quello elettrico e quello meccanico sono elevati.

    Oltrte che dispiacere, rabbia.

    Avete ascoltato ieri sera su Videolina le parole di un responsabile risorse umane (!) di una delle ditte di Sarroch? Una sviolinata per i Moratti. Certo, quel responsabile ha anche fatto campagnaa elettorale per entrare in consiglio regionale con PdL…

    Difenderà sempre l’operato dei capi.

  25. Sandro
    27 Maggio 2009 a 8:28 | #25

    Non si può morire così per 900 euro mensili. Saluti.

  26. Radio Londra
    27 Maggio 2009 a 0:24 | #26

    Sconcertante ed estremamente doloroso, al di la di luoghi comuni e dello sconcerto legato ai fatti, il dover assistere ancora una volta e chissà quante altre all’ennesimo sacrificio di tre magnifiche persone cadute dignitosamente nel loro posto di lavoro.

    Ragazzi sicuramente splendidi di 26, 30, 52 anni ma tutto questo sa di assurdità.

    Sembra assurdo solo il pensiero che un essere umano possa essere costretto a calarsi in una cisterna di quelle dimensioni e con quelle caratteristiche senza essere dotata di maschera o di altri strumenti di protezione…. sa tanto di grisù.

    E sa tanto di grisù comunque, bonifiche o non bonifiche, consuetudine o non consuetudine, prassi o non prassi.

    Io non so davvero chi, in una tragedia di queste dimensioni, abbia colpe e quali o quanto peso abbiano avuto il destino, le circostanze e i fatti (e sicuramente qualcuno ha colpe), ma quello che mi lascia senza parole è il dover constatare che si costringano (di fatto) delle persone a scendere disarmate e senza possibilità alcuna di difesa in luoghi in cui, se qualcosa non va per il verso giusto, si muore in pochi secondi.

    Quelle erano quasi certamente persone sane e forti eppure non hanno fatto in tempo neanche ad affacciarsi ed erano già morte.

    Quello che mi fa senso, per farla breve, è il fatto che in una situazione lavorativa come questa sia stata trascurata l’ipotesi molto plausibile che qualcuno possa morire per imperizia altrui, per negligenza di terzi o anche solo per errore umano: tutte circostanze da tenere sempre e bene in considerazione e nel dovuto conto.

    Come mai non è stato considerato o almeno non del tutto considerato e con tutte le cautele possibili questo “fattore di rischio”?

    In casi come questi dovrebbe essere obbligatorio sempre e comunque l’uso della maschera e SOPRATTUTTO, dovrebbe essere vietato per legge che lavori di questo tipo,in cui il fattore sicurezza è tutto, vengano assegnati a massimo ribasso o atrattattiva diretta.

    Comunque e infine, senza voler colpevolizzare nessuno in assenza di conoscenza e di prove, una cosa deve esser ben chiara e nitida: FUORI I COLPEVOLI e che nessuno si sogni di dimenticare le famiglie.

    E complimenti ai vari Sacconi e compagnia per le loro “NORME BUONISTE” (tanto per riportare una parola d’ordine in questo momento tanto in auge) in favore di chi risparmia e lucra sulla pelle dei lavoratori.

    Addio ragazzi.

  27. Stefano Deliperi
    26 Maggio 2009 a 23:48 | #27

    solo qualche giorno fa – secondo ampie notizie stampa – i legali scatenati dal Gruppo Moratti chiedevano al giudice civile cagliaritano di inibire la proiezione del film-documentario “Oil”, avanzando istanze di risarcimento danni in base a pretese ingiuste rappresentazioni della realtà del ciclo di raffinazione degli idrocarburi a Sarroch. Tutto andrebbe bene, l’ambiente sarebbe rispettato, la salute pubblica e la sicurezza dei lavoratori pure. Rincarava la dose, con certezze assolute, il sindaco di Sarroch Mauro Cois, che dichiarava “Siamo felici e c’è la salute” a La Nuova Sardegna (24 maggio 2009). Insomma, non disturbate il manovratore perchè qui abbiamo il cielo in una stanza. Solo due giorni dopo tre morti a 900 euro al mese riportano tutti con i piedi per terra. Qualcuno, purtroppo, anche con i piedi sotto terra. Basta! E’ ora di finirla. Petrolio e lavoro non debbono essere causa di morte diretta e indiretta. E noi cercheremo di fare la nostra parte come facciamo da oltre 15 anni. E lo sappiano anche quelli che chiesero informazioni sul GrIG, ormai parecchi anni fa, per sapere “se fossimo mandati dalla concorrenza”…

  28. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:33 | #28

    da Tiscali Notizie, 26 maggio 2009

    Esplode la rabbia degli operai delle ditte esterne: “Rischiamo la vita per 900 euro”.

    26 maggio 2009. Dallo sgomento alla disperazione: non solo quella dei familiari – una delle vittime aveva tre figli – ma anche e soprattutto quella degli operai. Sono bastate poche ore davanti ai cancelli della Saras per far montare la rabbia dopo l’ennesima morte bianca nei luoghi di lavoro.La disperazione degli operai: “Rischiamo la vita per 900 euro” – Circa 300 dipendenti della raffineria di Sarroch sono fermi all’ingresso dello stabilimento dalle 14, quando è scattato l’allarme per l’incidente costato la vita a tre operai di una ditta esterna. Momenti di tensione si sono registrati intorno alle 16, con un gruppo di lavoratori delle società di appalto, quasi tutti con contratto a tempo determinato, che se la sono presa con i dipendenti diretti della Saras, accusati di essere dei “previlegiati” perché possono contare su maggiori garanzie di sicurezza. “Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese – attacca un operaio di una ditta appaltatrice – Facciamo turni massacranti e senza riposi”. “E’ una brutta giornata per tutti noi – aggiunge un altro lavoratore – Morire con gli strumenti di sicurezza che ci sono ora a disposizione è inaccettabile, non si può morire così”. E dei familiari: “Chiudete la Saras, arrestateli tutti” – A gridare la sua disperazione con un accorato appello al presidente della Regione Sardegna, Cappellacci, appena giunto sul luogo dell’incidente è un familiare di uno dei tre operai morti. L’uomo ha atteso il passaggio del presidente della Regione all’ingresso per poi urlare tutta la sua rabbia: “Falla chiudere, ha detto riferendosi alla raffineria. E ancora: “Falli arrestare tutti”, indirizzando l’appello ai dirigenti della Saras.

  29. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:30 | #29

    da Tiscali Notizie, 26 maggio 2009

    Tragedia alla Saras in Sardegna: tre operai uccisi dai gas tossici.

    26 maggio 2009. Un altro grave incidente sul lavoro. Tre operai sono morti e uno è rimasto ferito in uno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). Daniele Melis, Gigi Solinas, Bruno Muntoni – rispettivamente 26, 27 e 52 anni – si trovavano in un impianto di desolforazione (Nh51) che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche e sarebbero così morti, non è chiaro se a causa del monossido di carbonio o dell’anidride solforosa. Appresa la notizia, sul luogo si sono recati il presidente e l’ad della Saras, Gianmarco e Massimo Moratti.

    Morti in tre per salvare un collega – Secondo quanto ha riferito un collega delle vittime, e confermato dai Carabinieri, l’infortunio è avvenuto alle 13:50, in concomitanza con il cambio turno dei dipendenti della raffineria (mentre il turno di lavoro delle vittime, dipendenti della ditta d’appalto Comesa, era dalle 8 alle 16:30). Stando a questa ricostruzione, Gigi Solinas, 26 anni, è entrato per primo nell’accumulatore di gasolio, tenuto all’esterno con una corda da Gianluca Fazio, 30 anni, di Capoterra (Cagliari), unico sopravvissuto della squadra impegnata nella manutenzione. Fazio, accortosi che il suo collega stava accusando un malore, ha tentato di estrarlo dalla cisterna, mentre un altro operaio, Renato Porcu, che si trovava nelle vicinanze, ha chiesto l’aiuto degli altri due manutentori, in attesa all’esterno dell’impianto, come previsto dalle procedure di sicurezza. Bruno Muntoni, di 56 anni – sposato e padre di tre figli – e Daniele Melis, di 28, si sono precipitati all’interno per tentare di soccorrere i colleghi: il primo è morto all’istante, il secondo, nonostante indossasse una maschera di protezione dai vapori organici, è deceduto pochi istanti dopo. Fazio, invece, dopo un altro tentativo di soccorso, è subito uscito dall’impianto con sintomi di intossicazione. E’ stato quindi trasportato con una ambulanza all’ospedale Brotzu, a Cagliari: le sue condizioni, assicurano i medici, non sono gravi.

    “Non avevano le maschere protettive” – Lo riferiscono alcuni testimoni sottolineando che la procedura sarebbe corretta perché questo tipo di intervento richiede normalmente una bonifica a monte, prima della manutenzione. Stando alle dichiarazioni rese dall’azienda ai sindacati, l’impianto da ieri era stato bonificato con azoto. I vertici della Saras – riferisce Giacomo Migheli della Cgil – hanno detto di non sapere se le procedure di sicurezza siano state rispettate demandando all’inchiesta giudiziaria il compito di chiarire le cause dell’incidente. Secondo alcuni fonti, inoltre, il medico della Saras, il primo ad aver esamitato i corpi delle vittime, avrebbe attribuito il decesso ad asfissia.

    Dipendenti della ditta Comesa srl – Gli operai morti erano dipendenti della ditta esterna Comesa srl ed erano di Villa San Pietro, un comune a 30 chilometri da Cagliari e poco distante dalla raffineria. Uno era sposato e aveva figli. La Comesa, gruppo costituito nel 1998 dalla confluenza tra la Sarcomi spa e la Comes srl, conta circa 170 dipendenti e opera nel settore di carpenteria metallica e manutenzione di impianti industriali.

    Operai impegnati nella manutenzione degli impianti – In queste settimane gli impianti della Saras sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata, a cui la Comesa si stava dedicando. L’ufficio stampa della Saras, che appartiene alla famiglia Moratti, ha annunciato a breve un comunicato.

    Un minuto di silenzio al Senato – L’aula di Palazzo Madama ha tributato un minuto di silenzio ai tre operai morti. La presidente di turno dell’assemblea, Rosi Mauro, ha detto che “il delitto alla salute e alla vita non possono essere compresse da nessun altra logica”. Tutti i gruppi sono intervenuti per esprimere il cordoglio per la morte dei tre operai.

    Il cordoglio – Il presidente della Repubblica Napolitano appresa la notizia, si è messo in contatto con il prefetto di Cagliari per avere ragguagli sulla dinamica del grave infortunio. Il capo dello Stato ha pregato il prefetto di esprimere ai familiari delle vittime la sua vicinanza è il suo cordoglio a nome di tutto il Paese. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, partecipando all’incontro a Montecitorio su “Lavoro che cambia” ha chiesto un minuto di silenzio per ricordare le vittime. “Una tragedia immane”. E’ stato il commento del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Il Governatore, che aveva da poco finito di presiedere la Giunta, era impegnato in una riunione che ha sospeso per recarsi subito a Sarroch. “Il tragico incidente avvenuto negli stabilimenti della Saras ci colpisce duramente. A nome mio e di tutto il Partito democratico esprimo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie degli operai morti nell’incidente”. Sono le parole del cordoglio espresso da Dario Franceschini, segretario del Pd. “Perdere la vita esercitando un proprio diritto è una cosa inaccettabile: ora – prosegue – è necessario che sia accertata con rapidità la causa e le eventuali responsabilità.

    Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per mercoledì uno sciopero di otto ore – Dalle 6 i lavoratori dell’area industriale, circa 3.000 persone, aderenti alle tre sigle sindacali si asterranno dalle attività. Come preannunciato da Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari, lo sciopero riguarderà tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. “Non sappiamo se l’accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato”, spiega Marongiu. “Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio”. “La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. È un incidente gravissimo – ha detto il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa – ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota”.

  30. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:25 | #30

    A.G.I., 26 maggio 2009

    INCIDENTE SARAS: DUBBI SU CAUSE, ASFISSIA O GAS TOSSICI.

    Cagliari, 26 mag. – Potrebbero essere morti per asfissia, quindi per mancanza di ossigeno nell’accumulatore in cui erano entrati, e non per esalazioni tossiche, i tre operai rimasti uccisi oggi in un incidente sul lavoro nella raffineria Saras di Sarroch. L’ha riferito il medico dell’impianto, il primo a prestare soccorso alle vittime, ad alcuni sindacalisti, secondo quanto riportato dalle stesse fonti sindacali.

    L’accumulatore, destinato a contenere gasolio, non era attivo dal 1 maggio per consentire la manutenzione, affidata a una ditta esterna, la Comesa di Sarroch, di cui erano dipendenti i tre operai deceduti. Qualche giorno fa – sempre secondo quanto riferito dai colleghi delle vittime e da fonti sindacali – il megaserbatoio era stato bonificato con azoto, attivita’ che potrebbe aver ridotto la quantita’ di ossigeno al punto da causare la morte dei lavoratori. In una tragica catena che ha visto soccombere uno dietro l’altro il primo operaio che aveva perso i sensi, quindi il secondo che era generosamente intervenuto in soccorso del collega e infine il terzo, anch’egli prontamente intervenuto in soccorso degli altri due.

    Ma la responsabile del Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, dove sono stati portati nel pomeriggio Gianluca Fazio, collega delle tre vittime sopravvissuto all’incidente, e Vincenzo Meloni, un operaio che ha accusato un malore appresa la notizia, ha dichiarato che il primo potrebbe aver inalato anidride solforosa. Questa sostanza puo’ uccidere per arresto cardiaco. Fazio, che e’ stato ricoverato in osservazione, sara’ dimesso presto, ha riferito la dottoressa Rosanna Laconi. L’asfissia sembra la causa piu’ probabile, anche per l’impiego dell’azoto nella bonifica dell’impianto dalla presenza di anidride solforosa, operazione che precede la manutenzione ordinaria affidata alla squadra di quattro operai esperti della Comesa. “Sono morti per mille euro al mese”, hanno gridato con rabbia alcuni dei circa 300 operai che dopo la notizia si sono radunati davanti al cancello dello stabilimento. Ci vorra’ qualche giorno per chiarire con certezza cos’e’ accaduto. Sono impegnati nelle indagini i carabinieri della compagnia di Cagliari, gli ispettori dell’Asl 8 e i vigili del fuoco. Sul posto sono arrivati anche il medico legale e il pm di turno Maria Grazia Manganiello, oltre al prefetto Salvatore Gulotta. In serata sono arrivati anche i proprietari della raffineria, la piu’ grande del Mediterraneo, Gian Marco e Massimo Moratti, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Saras.

  31. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:22 | #31

    A.G.I., 26 maggio 2009

    IL RACCONTO DEL SOPRAVISSUTO.

    Cagliari, 26 mag. – E’ stato Pierluigi Solinas, che i colleghi chiamavano Gigi, il primo ad entrare nel cosiddetto “accumulatore” in cui ha trovato la morte poco dopo per una verifica e per controllare quali strumenti di lavoro avrebbe dovuto portare con se’ per operare. “Appena entrato si e’ sentito male ed e’ cascato all’interno”, ha riferito il collega Mario Salonis all’emittente radiofonica cagliaritana Radiopress, che e’ riuscito a parlare con l’operaio ricoverato in ospedale che aveva tentato di aiutare i colleghi. Le altre due vittime, secondo quanto riferito da Salonis, sono morte nel tentativo di soccorrersi a vicenda. Bruno Muntoni, rendendosi conto che Solinas era in difficolta’, l’ha raggiunto dentro il serbatoio e a sua volta si e’ sentito male ed e’ morto subito. Il terzo operaio, Daniele Melis, ha indossato una maschera antigas – sempre secondo quanto riferito da Salonis – prima di raggiungere i colleghi ma, per cause da accertare, una volta all’interno e’ morto anche lui, nonostante questa precauzione. Gli operai erano impegnati in un’operazione di routine che si effettua piu’ volte l’anno.

  32. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:20 | #32

    A.N.S.A., 26 maggio 2009

    MORTI TRE OPERAI ALLA SARAS IN SARDEGNA.

    (dell’inviato Andrea Frigo)

    SARROCH (CAGLIARI) – Tre operai morti nello spazio di pochi minuti, l’uno per salvare l’altro, come spesso accade in questi drammatici eventi. L’Italia piange una nuova tragedia sul lavoro: tre vittime negli impianti della Saras di Sarroch, la raffineria di proprietà della famiglia Moratti, a 25 chilometri da Cagliari. Morti per asfissia – secondo i primi accertamenti – ma non si esclude l’intossicazione da anidride solforosa.

    Le vittime erano tutte di Villa San Pietro, piccolo paese vicino a Sarroch, dipendenti della ditta esterna Comesa, specializzata in manutenzione di impianti industriali, e da più di 30 anni alla Saras. Il più anziano, Bruno Muntoni, aveva 56 anni, sposato e padre di tre figli. Gli altri, Daniele Melis, di 29 anni, e Luigi Solinas, di 27. Scampati alla morte Gianluca Fazio e Renato Porcu, ricoverati per accertamenti all’ospedale civile di Cagliari ma non in pericolo.

    In questi giorni la raffineria è in fermata programmata per lavori di pulizia e manutenzione degli impianti. L’incidente è avvenuto alle 13:50. Secondo quanto riferito dai carabinieri e da testimoni, Solinas è entrato per primo nell’accumulatore di gasolio – lungo 6 metri e alto 2, per una capienza di 100 mila litri – tenuto all’esterno con una corda da Fazio, il quale, accortosi che il collega si era sentito male, ha tentato di tirarlo fuori dalla cisterna, mentre Porcu, che si trovava nelle vicinanze, ha chiesto l’aiuto degli altri due manutentori, in attesa all’esterno dell’impianto come previsto dalle procedure di sicurezza. Muntoni e Melis si sono precipitati all’interno per tentare di soccorrere i colleghi: il primo è morto all’istante, il secondo, nonostante indossasse una maschera di protezione dai vapori organici, è deceduto poco dopo. Sul posto sono subito intervenuti i medici della Saras e il 118, ma per i tre operai non c’era più niente da fare. Sulle cause della morte restano molti dubbi, che verranno chiariti dall’inchiesta della magistratura. Secondo il medico della Saras sarebbero morti per asfissia, cioé per mancanza di ossigeno. L’azienda assicura che la cisterna era stata bonificata con azoto ieri sera, ma non è escluso che i tre abbiano respirato anidride solforosa. Subito dopo l’incidente, i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento, e la Saras, esprimendo cordoglio ai familiari, ha sottolineato di attendere la ricostruzione dei fatti da parte delle autorità. Nel frattempo all’esterno cresceva la rabbia degli operai, passati dallo sgomento alla disperazione.

    Tante le accuse lanciate all’azienda sulla sicurezza, soprattutto quella di far svolgere le mansioni più pericolose alle ditte esterne e non ai dipendenti. “Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese – ha detto un operaio di una ditta appaltatrice – con turni massacranti e senza riposi”. Dolore anche da parte dei parenti delle vittime: uno di loro, all’arrivo nello stabilimento del governatore sardo Ugo Cappellacci, ha urlato: “Falla chiudere, falli arrestare tutti”. Nella tarda serata sono arrivati a Sarroch Gianmarco e Massimo Moratti, presidente e amministratore delegato della Saras, “per stare vicino alle famiglie dei tre lavoratori e alle maestranze della società”.

    I sindacati parlano di morti annunciate e chiedono di accelerare l’entrata in vigore del testo unico sulla sicurezza. Per domani è stato proclamato uno sciopero di otto ore di tutto il petrolchimico in Sardegna. Cordoglio e richiami all’esigenza di fare di più contro le morti bianche sono venuti dal mondo politico, a cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Appena si è appresa la notizia, alla Camera e in Senato è stato osservato un minuto di silenzio, così come in Comune a Cagliari. Cordoglio anche dal segretario del Pd, Dario Franceschini, mentre il Governatore della Sardenga, Ugo Cappellacci ha parlato di “tragedia immane”. Concetti reiterati anche dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi (“ora sono doverosi i più attenti e scrupolosi accertamenti sulle responsabilita”) e dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.

  33. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2009 a 23:17 | #33

    A.N.S.A., 26 maggio 2009

    Raffineria Saras, colosso nel Mediterraneo.

    ROMA – La raffineria Saras è tra le più importanti del Mediterraneo. Lo stabilimento, dove oggi tre operai sono morti per esalazioni tossiche, è composto da 19 impianti tra cui uno tra i più grandi in Europa. Sono oltre mille le persone impiegate alla raffineria, e complessivamente circa 150 negli uffici amministrativi e commerciali della Saras, ai quali si aggiungono più di 3.000 persone coinvolte nei processi produttivi dall’indotto. La raffineria, come si legge nel sito ufficiale, nasce nel 1962 quando Angelo Moratti progetta di valorizzare la posizione strategica della Sardegna e sceglie Sarroch, 20 chilometri a sud ovest di Cagliari, per costruire gli impianti. Già nel 1965 la raffineria avvia la sua attività con l’approdo sui suoi moli della grande petroliera World Glory. Oggi la capacità complessiva è di 110 mila barili raffinati al giorno. I tre impianti di distillazione del greggio hanno una capacità complessiva di 15 milioni di tonnellate l’anno.

    Nello stabilimento vengono realizzate tutte le operazioni necessarie per trasformare gli idrocarburi presenti nel petrolio greggio nelle differenti tipologie di prodotti petroliferi. Il 53% della produzione è destinato al mercato italiano (di cui il 23% al mercato sardo); della restante quota del 47% destinato all’esportazione, circa un terzo è stato venduto in Spagna. “Gli investimenti annui per tecnologie, interventi e formazione su ambiente e sicurezza, sono rilevanti – spiega il sito ufficiale Saras – la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la salvaguardia ambientale, rappresentano obiettivi prioritari e irrinunciabili”.

    Per questo “la raffineria è munita delle migliori dotazioni di sicurezza, fra cui sistemi di regolazione dei processi in Sala Controllo, sistemi antincendio fissi e mobili, rilevatori di incendio e di sostanze tossiche nelle aree di produzione e movimentazione, valvole di sicurezza con convogliamento al sistema-torcia e bacini di contenimento dei serbatoi”. Programmi formativi per prevenire incidenti ed infortuni, in funzione del ruolo ricoperto, “coinvolgono tutto il personale dello stabilimento in modo continuativo dal momento dell’assunzione e per tutta la durata del loro lavoro presso la Saras”.

  34. 26 Maggio 2009 a 23:11 | #34

    “E’ doloroso e straziante dovermi unire per l’ennesima volta al cordoglio dei famigliari delle vittime, stavolta coinvolti nell’incidente alla Saras.

    Bruno Muntoni, Daniele Melis, Pierluigi Solinas di Villa San Pietro sono solo le ultime tre vittime di una sequela che in soli 2 anni ha ucciso diciotto lavoratori che operavano in cisterne o silo. Non possiamo più accettarlo, non possiamo credere in una fatalità, non possiamo accettare che questi ragazzi muoiano per 900 euro al mese.

    Lo denunciamo a gran voce da mesi che, mentre il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha voluto il dlg 81/08 che mina le norme fondamentali del codice civile, di quello penale e dello Statuto dei lavoratori, diminuisce le sanzioni amministrative e penali, l’obbligo delle cartelle sanitarie dei lavoratori da custodire in azienda, nei luoghi di lavoro si continua a morire. Si strappano giovani vite alle proprie famiglie. È indecente per un Paese che vuole chiamarsi civile.

    La sentenza della Corte di Cassazione (18998 del 6 maggio 2009) fissa la responsabilità di un incidente sul luogo di lavoro in capo all’impresa, pone l’accento sull’urgenza di un correttivo sostanziale ed organico al testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che invece, prevede l’eventualità che in caso di infortunio, la responsabilità possa essere interpretata, spostandola dal datore di lavoro fino al lavoratore. Il Ministro Sacconi modifica invece colpevolmente, le norme per la sicurezza sul lavoro, introducendo l’ormai tristemente famosa “salva manager” che per esempio, mette a rischio il processo Thyssen.

    Il Ministro in questi mesi non si è preoccupato una volta di dare priorità all’urgenza di trovare risorse finanziarie per potenziare i servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro e alla formazione, come più volte avevamo richiesto in Commissione Lavoro alla Camera. Domani gli chiederemo di riferire urgentemente su quanto è accaduto, facendoci promotori, come deputati del PD di un’interrogazione urgente in Commissione Lavoro.”

    Amalia Schirru

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