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Un ricorso contro la privatizzazione delle spiagge della Sardegna.

 

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inoltrato, in data odierna, un ricorso al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, alla Commissione europea ed al Ministro dell’ambiente finalizzato ad ottenere la revoca o l’annullamento della deliberazione n. 24/24 del 19 maggio 2009 con la quale la Giunta regionale ha emanato le nuove norme di indirizzo per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative o il rinnovo delle esistenti in favore delle strutture ricettive ed ha avviato la peggiore privatizzazione delle spiagge della Sardegna.  Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive.

Infatti, la citata deliberazione Giunta regionale n. 24/24 del 19 maggio 2009 ha evidente contenuto programmatico ed ha effetti diretti ed indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c’è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica – V.A.S., necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria – S.I.C.  Conseguentemente, alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 2001/42/CE) e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE ed allegati), ai sensi dell’art. 226 del Trattato CE.

Si ricordano i contenuti del provvedimento regionale impugnato. Basta che le spiagge siano lunghe almeno 250 metri lineari (vanno considerati anche gli scogli?) e che non si superi il 50 % della lunghezza della spiaggia medesima. Se si tratta di alberghi o villaggi turistici situati fra gli 800 e i 1500 metri dalla battigia marina, avranno 5 metri quadrati di ombra per ciascuna camera.  Se sono entro la fascia degli 800 metri dalla battigia marina, avranno ben 7 metri quadrati per ogni camera, se di categoria fino a tre stelle, o, addirittura, 9 metri quadrati d’ombra, se di categoria superiore alle tre stelle. Il tutto fino ad un tratto di 50 metri lineari lungo la battigia, ed il resto in profondità.   Ad esso si aggiunge lo spazio per torrette di avvistamento ed altri servizi ed un bonus in più per servizi ludici se si tratta di strutture ricettive con più di 1500 posti letto.  La concessione demaniale avrà una durata di sei anni (legge n. 494/1993), anche in assenza del necessario piano di utilizzo dei litorali – P.U.L., mentre attualmente ha una durata di sei mesi, provvisoria, proprio in attesa che i Comuni si dotino del P.U.L.

E’ evidente che, addirittura, le strutture di lusso e più vicine alla costa saranno favorite, meglio ancora se hanno speculato.   Basti pensare a che cosa può accadere in presenza di grandi gruppi immobiliari gestori di complessi turistici: a puro titolo di esempio, il Chia Laguna Resort, recentemente ai fasti della cronaca per le note vicende giudiziarie del suo campo da golf abusivo, è formato dall’Hotel laguna, dall’Hotel Parco Torre Chia, dal Chia Village, dall’Hotel Baia Chia.   Ha ben 582 camere di categoria superiore a tre stelle e 80 di categoria tre stelle.  Si ritroverà, quindi, beneficiario di 5.798 metri quadrati di concessione demaniale ai quali si sommeranno gli spazi per servizi ludici, torrette d’avvistamento, ecc.     In buona sostanza, circa 6 mila metri quadri di concessione, più di mezzo ettaro di spiaggia.  E gli altri esercizi ricettivi della zona?   Li vogliamo lasciare a secco?  Ma quando mai.   E chi andrà davvero a verificarne la legittimità?   Saranno più di 40 mila ettari di spiagge sarde date in concessione ai vari esercizi ricettivi.   E così, i comuni mortali, in primis quei sardi che dovrebbero beneficiare di quel pubblico uso del demanio marittimo e delle spiagge in particolare, rimarranno confinati negli spazi residui, nelle riserve per gli indigeni sulle spiagge.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, con il presente ricorso, puntano ad un rinsavimento della Giunta regionale sarda che elimini definitivamente la deliberazione n. 24/24 del 19 maggio 2009 per i suoi palesi ed evidenti effetti vessatori nei confronti della Collettività regionale.   Farebbe bene, invece, a correggere, migliorare, rendere vincolanti e verificati quegli indirizzi per la gestione delle spiagge (pulizia, mantenimento, ecc.) che finora sono rimasti quasi lettera morta, a giudicare dai mille casi di cafonaggine che vengono continuamente segnalati lungo i litorali isolani.  In ogni caso le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico promuoveranno tutte le azioni necessarie ed opportune per la salvaguardia delle coste della Sardegna ed il mantenimento dell’uso pubblico.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da www.regione.sardegna.it

A ottobre le competenze in materia di demanio marittimo passeranno ai Comuni. La fine della stagione balneare 2009, il 31 ottobre, segnerà il definitivo trasferimento delle competenze in materia di demanio marittimo ai Comuni. Il passaggio sarà preceduto a settembre da una serie di seminari di studio sulle procedure amministrative in materia demaniale.

Ascolta la notizia
CAGLIARI, 29 MAGGIO 2009 – La Giunta regionale ha individuato la data del 31 ottobre 2009 come termine per il trasferimento delle competenze in materia di demanio marittimo in capo ai Comuni. La legge regionale in materia di conferimento di funzioni e compiti agli Enti locali (l.r. n. 9/2006) attribuisce, infatti, ai Comuni le funzioni in materia di "concessioni, sui beni del demanio marittimo o della navigazione interna, per finalità turistico-ricreative, su aree scoperte o che comportino impianti di facile rimozione". L’effettivo passaggio di competenze è stato deciso, in deroga alla delibera del maggio 2008 che lo vincolava all’adozione da parte dei Comuni del Piano di utilizzo dei litorali (Pul), in considerazione del fatto che la Regione, come previsto dalla normativa in materia, ha completato il processo di trasferimento delle risorse finanziarie per l’esercizio delle funzioni e, pertanto, non è più rimandabile il trasferimento delle competenze.  La chiusura della stagione balneare 2009, il 31 ottobre, comporterà, dunque, il passaggio di consegne dall’Assessorato degli Enti locali, finanze e urbanistica ai Comuni per i quali, già dal mese di settembre, verranno organizzati specifici seminari di studio sulle procedure amministrative in materia demaniale. La Giunta regionale ha, inoltre, deciso di fissare al 1° gennaio 2010 il termine per l’assunzione da parte dei Comuni della gestione finanziaria concernente l’accertamento e la riscossione dei canoni derivanti dalle concessioni demaniali.  Ad eccezione della deroga alla direttiva con cui si vincolava il trasferimento delle competenze in materia di demanio marittimo all’adozione dei Pul, la Giunta ha confermato tutte le altre disposizioni contenute nella deliberazione n. 29/15 del 22 maggio 2008, con particolare riferimento al divieto di rilascio di nuove concessioni in carenza del Piano di utilizzo del litorale. Questi ultimi dovranno essere rigorosamente approvati entro il 30 giugno 2010; dopo tale data i Pul verranno adottati dalla Regione che subentrerà ai Comuni inadempienti esercitando il potere sostitutivo previsto dalla legge.
Consulta la delibera;

 

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Sara
    7 Giugno 2009 a 16:30 | #1

    Bravi, non vi limitate solo a parlare, ma agite, così si fa!

  2. 4 Giugno 2009 a 11:50 | #2

    bravi!semu con voi!

  3. peppe
    2 Giugno 2009 a 20:26 | #3

    che stupidaggine! e chi non ha soldi per andare in albergo??

  4. Elisa
    2 Giugno 2009 a 17:52 | #4

    Mi chiamo Elisa Parriciatu, ho 22 anni, di Olbia, ma vivo all’estero per motivo di studi.

    Sono venuta a conoscenza del suo post contro la privatizzazione delle spiagge in Sardegna per caso,e la cosa non mi ha fatto per niente piacere.

    Certo, La giunta Cappellacci è per così dire “novella”, ma non è possible che si possano fare così tanti passi indietro in questa regione nel giro di così poco tempo. Siamo passati dalla SalvaCoste a l’esatto opposto: lo sfruttamento, la svalutazione, la svendita delle nostre coste.

    Verranno favoriti i ricchi, i vacanzieri degli hotel circostanti, che dovranno comunque pagare qualcosa in più per quel servizio, e verranno del tutto svantaggiati gli altri. Noi residenti per esempio. Ma sopratutto la cosa che più mi fa imbestialire è che non si parla nè di”tutela ambientale” è non di “preservazione” dei litorali sardi nella deliberazione. E’ vergognoso.

    E riguardando quello che Cappellacci ebbe il coraggio di dichiarare nel suo sito internet “new age”, mi viene da piangere. Parla di Sardegna che torna a sorridere. SArdegna che vuole uno sviluppo sostenibile. Sardegna che vuole diventare più bella. Tutti slogan quasi commoventi, accompagnati da musiche soavi, pulite.

    E poi, lo scacco matto a metà maggio. Ed arrivati ad oggi, dove problema ambientale è un

    problema globale, nazionale e regionale, posto come problema prioritario in tutte le agende dei paesi europei e perfino gli Stati Uniti, pare assurdo voler pensare ad uno sviluppo turistico che vada nella direzione opposta a tutto il resto.

    Per questo, ho deciso che mi impegnerò del tutto in questa lotta. Su FACEBOOK, strano ma vero, per quanto possiamo detestarlo, possiamo però raggiungere tante persone che la pensano come noi.

    Dunque ho creato un GRUPPO intitolato: NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLE SPIAGGE IN SARDEGNA.

    Sa, l’ho creato mercoledì scorso, non è trascorsa nemmeno una settimana: sa quanti siamo?

    3830… e aumentano di giorno in giorno in modo vertiginoso gli aderenti. Tanti giovani ragazzi sardi, tanti giovani ragazzi italiani. Di ogni lato politico.

    QUesto è un tema che può unire un intero popolo.

  5. Stefano Deliperi
    1 Giugno 2009 a 23:04 | #5

    grazie Marco: per fortuna ad inventarmi ci hanno già pensato un po’ di tempo fa mia mamma e mio papà ;-) ) sto bene così, grazie!

  6. marco
    1 Giugno 2009 a 22:48 | #6

    ho appreso su FB di questa nuova vergogna: grazie Stefano che se non esistessi bisognerebbe inventarti!!

  7. gruppodinterventogiuridico
    1 Giugno 2009 a 17:08 | #7

    da La Nuova Sardegna, 1 giugno 2009

    «Le spiagge rubate ai sardi». Gli ecologisti contestano duramente la delibera regionale che assegna spazi-ombra agli hotel e villaggi in base al lusso. Parte un ricorso alla Commissione europea perché il provvedimento venga ritirato.

    CAGLIARI. Quella avviata dalla Regione è la peggiore privatizzazione delle spiagge sarde mai tentata fino ad oggi: lo sostiene Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento giuridico in una nota in cui annuncia il ricorso al presidente della Regione, alla Commissione europea e al ministro dell’ambiente per ottenere la revoca o l’annullamento della delibera sugli indirizzi per le concessioni demaniali. Secondo l’associazione ecologista a causa del provvedimento che regola le concessioni demaniali con finalità turistico-ricettive «più di quarantamila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive». Il che significa che hotel e villaggi potranno farla da padroni sui litorali, che paradossalmente finiranno vietati ai sardi. La sola condizione stabilita nella delibera varata dalla giunta Cappellacci è che le spiagge siano lunghe almeno 250 metri lineari e che non si superi la metà della spiaggia perchè alberghi o villaggi abbiano la possibilità di ottenere cinque metri quadrati d’ombra per ciascuna camera. Questo se si tratta di strutture costruite fra gli 800 e i 1500 metri dalla battiglia. Altrimenti – entro gli 800 metri – la quota d’ombra sale a sette metri per camera per hotel fino a tre stelle, nove metri per strutture oltre le tre stelle. Tutto questo – sottolinea Deliperi – fino a cinquanta metri dal mare. La concessione demaniale avrà una durata di sei anni, mentre oggi è di soli sei mesi. Lo scenario prevedibile, che gli ecologisti contestano, è quello di spiagge quasi interamente occupate dalle strutture turistiche. Con privilegi che aumentano in base al livello di lusso dell’hotel o del villaggio. Una situazione semplicemente assurda, che gli ecologisti si preparano a contrastare in ogni sede possibile: «Chiediamo – è scritto in una nota – che la giunta regionale rinsavisca e che la delibera numero 24 del 19 maggio scorso venga definitivamente eliminata per i suoi palesi ed evidenti effetti vessatori nei confronti della collettività regionale». Secondo il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra la Regione «farebbe bene a invece a correggere, migliorare e rendere vincolanti quelgi indirizzi per la gestione delle spiagge che purtroppo sono rimasti finora lettera morta».

  8. 1 Giugno 2009 a 17:06 | #8

    da L’Altravoce, sabato 30 maggio 2009

    Servitù balneari sulle spiagge. La Giunta privatizza le coste: via libera ai turisti, sardi out. Il ricorso degli ambientalisti: «Scenda in campo Bruxelles». (Marco Murgia)

    Lettini da mare al posto del filo spinato. Castelli di sabbia e non carri armati. Torrette d’avvistamento: per i bagnanti, non per le esercitazioni. Ombrelloni contro il sole, niente contraerea. A rovinare il quadretto c’è il fatto che molti di quegli spazi saranno off-limits: a meno che non decidiate di prendere una stanza in uno degli innumerevoli hotel sulle coste sarde. A quel punto, se la vostra scelta è ricaduta su una struttura a cinque stelle, avrete sino a nove metri quadrati di spiaggia a vostra disposizione. Sette se l’alloggio sarà un ‘misero’ tre stelle. Altrimenti niente, divieto d’ingresso. Servitù balneari, in due parole: solo che mentre su quelle militari c’è il segreto di stato, su queste la Regione guidata da Ugo Cappellacci sa tutto e di più. Le nuove norme per le concessioni demaniali sono nero su bianco, tutte indicate in una delibera approvata in viale Trento. Farina di quel sacco: decisione autonoma, per una volta. Anche se a Roma avranno approvato di sicuro. Meno in Sardegna: critiche a tutto campo da parte dell’opposizione, con il Pd in testa, ma anche dalle associazioni dei consumatori e da quelle ambientaliste. Con un ricorso già pronto, presentato dal Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra.

    La strategia balneare: no Ppr, no tassa di soggiorno. E fuori i sardi dalle spiagge.

    Il turismo era stato uno dei leitmotiv della campagna elettorale di Silvio Berlusconi e Cappellacci per le regionali dello scorso febbraio. Il premier parlò di centri benessere, campi da golf, strutture per il turismo congressuale: «da costruire», disse. Ci vorrà tempo, ma la Giunta lavora alacremente allo smantellamento del piano paesaggistico approvato durante la legislatura Soru: non è certamente una priorità rispetto ai problemi della chimica o dell’industria sarda in generale, solo per fare un esempio, ma l’obiettivo è la cancellazione totale del nemico politico numero uno. Sull’immediato, invece, si lavora ai servizi da offrire ai turisti. L’assessore Sannitu lo ha spiegato chiaro e tondo: più servizi uguale più turisti, è il ragionamento della Giunta. Tutto a vantaggio dei vacanzieri che alloggiano negli alberghi a ridosso delle spiagge, e di quelli che usufruiscono dei villaggi-vacanza che si affacciano sul mare. I professionisti della gitarella domenicale dovranno arrangiarsi: significa che se voi prendete l’auto da casa e andate a Chia, per dire, dovrete sperare di trovare spazio sui tratti di litorale liberi. Meglio, lasciati liberi: perché quelle strutture avranno sempre più spazio a disposizione da offrire ai propri clienti. Certo, la deliberazione indica le linee guida che i Comuni potranno poi applicare. Ma disegnano una strategia ben definita: le spiagge dovranno essere lunghe almeno 250 metri e la concessione non dovrà superare il 50 per cento dell’arenile. Le strutture fra gli 800 e i 1500 metri dalla battigia, avranno 5 metri quadrati di ombra per ciascuna camera. Se sono entro la fascia degli 800 metri, avranno ben 7 metri quadrati per ogni camera, se di categoria fino a tre stelle, o 9 metri quadrati d’ombra, se di categoria superiore alle tre stelle. Il tutto fino ad un tratto di 50 metri lineari lungo la battigia. In più c’è lo spazio per le torrette di avvistamento e altri servizi, insieme a diversi benefit. Da misurare in metri quadri ulteriori, a esempio se l’albergo offre servizi per i bambini: ma, capirari, dovrà disporre di più di 1500 posti letto. La concessione demaniale avrà una durata di sei anni secondo una legge del 1993 anche in assenza del necessario piano di utilizzo dei litorali. Attualmente avrebbe una durata di sei mesi, provvisoria, proprio in attesa che i Comuni si dotino del Pul. A fare due conti, vengono fuori numeri da capogiro: circa 40mila ettari di spiaggia diventeranno potenzialmente off-limits per i residenti. Servitù balneare, appunto: tutto per i turisti, leviamo pure la ‘demoniaca’ tassa di soggiorno e pazienza per le zone interne. Anche se poi, parole dell’assessore al Bilancio Giorgio La Spisa, «valutiamo l’ipotesi di un fondo perequativo per le aree svantaggiate»: avanti un altro, c’è posto. E i sardi sempre dietro: in questo caso, anche un po’ più in là.

    Dalle proteste al ricorso: ambientalisti in prima linea contro la privatizzazione.

    Il regalo ad albergatori e imprenditori del turismo non poteva certo passare inosservato. Anche perché completa il quadro delle prime azioni in autonomia da Roma della Giunta regionale. Però offre all’opposizione la sponda per l’attacco frontale: la squadra di Ugo Cappellacci «ha aperto ufficialmente l’assalto alle coste», dicono i consiglieri del Partito democratico. Il provvedimento, sottolineano, «restaura il principio di privatizzazione del demanio pubblico in base al quale sussisterebbe un diritto automatico di posto ombrellone per posto letto alberghiero». C’è dell’altro: «Le disposizioni approvate fra riportano in auge tutta la peggiore discrezionalità degli uffici regionali abilitati al rilascio delle concessioni, dal momento che l’affermazione “sempre che le condizioni delle spiagge lo consentano” non può che essere risolta in capo alla decisione del funzionario di turno. La delibera approvata ignora fra l’altro l’esistenza di direttive gia’ approvate con l’ intesa degli Enti Locali, e che prevedono fino all’approvazione del Piano di utilizzo dei litorali il rilascio di concessioni solo alle nuove strutture ricettive e comunque per un periodo limitato di sei mesi all’anno. Siamo dunque alle piu’ totale restaurazione dei vecchi metodi che in un tempo non molto lontano, consentivano il rilascio di 20 – 30 concessioni in un solo giorno senza la minima valutazione degli impatti ambientali ed antropici di tali atti. Gli Enti locali e le associazioni ambientaliste dovrebbero sapere bene cosa potrà accadere nei prossimi giorni, se l’atto non venisse annullato». Lo sanno bene sì le associazioni ambientaliste. C’è il Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra che ha presentato, ieri, un ricorso al presidente della Regione, alla Commissione europea e al Ministro dell’ambiente per «ottenere la revoca o l’annullamento della deliberazione». Le motivazioni sono chiare: «Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive. Infatti, la deliberazione ha evidente contenuto programmatico ed effetti diretti e indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c’è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica, necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria Sic. Conseguentemente,alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora, ai sensi dell’articolo 226 del Trattato CE». In caso contrario gli effetti sarebbero devastanti: «Basti pensare», continua il gruppo ambientalista, «a che cosa può accadere in presenza di grandi gruppi immobiliari gestori di complessi turistici: a puro titolo di esempio, il Chia Laguna Resort, recentemente ai fasti della cronaca per le note vicende giudiziarie del suo campo da golf abusivo, è formato dall’Hotel Laguna, dall’Hotel Parco Torre Chia, dal Chia Village, dall’Hotel Baia Chia. Ha ben 582 camere di categoria superiore a tre stelle e 80 di categoria tre stelle. Si ritroverà, quindi, beneficiario di 5.798 metri quadrati di concessione demaniale ai quali si sommeranno gli spazi per servizi ludici, torrette d’avvistamento e altro. In buona sostanza, circa 6mila metri quadri di concessione, più di mezzo ettaro di spiaggia. E gli altri esercizi ricettivi della zona? Li vogliamo lasciare a secco? Ma quando mai. E chi andrà davvero a verificarne la legittimità? Saranno più di 40mila ettari di spiagge sarde date in concessione ai vari esercizi ricettivi. E così, i comuni mortali, in primis quei sardi che dovrebbero beneficiare di quel pubblico uso del demanio marittimo e delle spiagge in particolare, rimarranno confinati negli spazi residui, nelle riserve per gli indigeni sulle spiagge». La lettura completa la offre la Federconsumatori, con una protesta formale: «Ecco spiegata la premura della giunta Cappellacci di abolire la legge salvacoste: d’ora in poi sarà possibile costruire entro tre chilometri di distanza dalle coste, ma sarà addirittura più fruttuoso farlo entro gli 800 metri. Poco importa se a discapito degli isolani stessi e della salvaguardia costiera e paesaggistica».

  9. valentina
    1 Giugno 2009 a 11:26 | #9

    e noi sardi? a foras! ‘ta bregungia.

  10. fabio
    1 Giugno 2009 a 0:48 | #10

    auguro tutto il successo a questo ricorso xchè non voglio essere straniero a casa mia!

  11. 30 Maggio 2009 a 19:04 | #11

    da http://www.alguer.it, 29 maggio 2009

    Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d´Intervento Giuridico hanno inoltrato ricorso agli enti competenti al fine di bloccare la delibera sulle concessioni demaniali. Coste, ricorso alla Commissione Europea.

    CAGLIARI – Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inoltrato, in data odierna, un ricorso al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, alla Commissione europea ed al Ministro dell’ambiente finalizzato ad ottenere la revoca o l’annullamento della deliberazione n. 24/24 del 19 maggio 2009 con la quale la Giunta regionale ha emanato le nuove norme di indirizzo per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative o il rinnovo delle esistenti in favore delle strutture ricettive ed ha avviato la peggiore privatizzazione delle spiagge della Sardegna. «Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive», sottolineano le associazioni ambientaliste. Infatti, la citata deliberazione Giunta regionale n. 24/24 del 19 maggio 2009 ha evidente contenuto programmatico ed ha effetti diretti ed indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c’è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica – V.A.S., necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria – S.I.C. Conseguentemente, alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 2001/42/CE) e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE ed allegati), ai sensi dell?art. 226 del Trattato CE.

  12. maria francesca
    30 Maggio 2009 a 18:12 | #12

    sono con voi al 100%!!

  13. Barbara
    30 Maggio 2009 a 13:33 | #13

    Grandi!!!!!

  14. Raffaele Deidda
    30 Maggio 2009 a 12:38 | #14

    Encomiabile e tempestiva l’azione del Gruppo di Intervento Giuridico.

    Non erano ahimè di difficile interpretazione le dichiarazioni del governatore Cappellacci all’atto del suo insediamento, quando ha annunciato l’impegno a modificare “il Piano paesaggistico regionale ma sempre in nome della tutela del territorio che e’ la nostra piu’ grande, straordinaria risorsa”. Siamo già arrivati alle servitù balneari, se non si interviene con determinazione fra non molto l’off-limits sarà generalizzato e la colata di cemento non tarderà ad arrivare.

  15. m.f.
    30 Maggio 2009 a 10:21 | #15

    ottima iniziativa! meno male che ci siete perchè se aspettiamo le opposizioni..

  16. Pablo
    30 Maggio 2009 a 9:19 | #16

    Purtroppo c’è ben poco da commentare…Era scontato,visto lo spiegamento di forze in campagna elettorale.Lotta dura!

  17. Stefano Deliperi
    29 Maggio 2009 a 23:51 | #17

    mollare? E quando mai? Vai, Machtub, e facci sapere!

  18. machtub
    29 Maggio 2009 a 23:39 | #18

    D’accordissimo, e per favore non mollate. Sto pubblicizzando presso tutti gli amici il vs sito.La Sardegna è UNICA, anche per le sue spiagge libere, che tanto affascinano i visitatori. Basta tenerle pulite, anche facendo pagare “un pizzo” e comunque educando la gente a non sporcare.Spero domenica di andare a Sisine, voglio vedere con i miei occhi cosa hanno combinato. Vi dirò.Complimenti a tutti voi.

  19. Pina
    29 Maggio 2009 a 23:11 | #19

    Geniale.

  20. pieffe
    29 Maggio 2009 a 22:34 | #20

    B-R-A-V-I-S-S-I-M-I-!-!-!

  21. Stefano Deliperi
    29 Maggio 2009 a 20:53 | #21

    le elezioni? Cosa c’entrano? La deliberazione non rispetta, a nostro parere, l’obbligo della procedura pubblica di valutazione di impatto strategico nè tiene conto degli impatti sui siti di importanza comunitaria. Vedremo che cosa risponderà la Giunta regionale e, soprattutto, la Commissione europea. Proposte? In primo luogo bisogna gestire spiagge e litorali in un’ottica di interessi pubblici, mantenere le attuali spiagge libere e controllare più incisivamente concessioni che spesso vengono “allargate” a dismisura, istituire numeri chiusi e controllati nelle spiagge più “delicate” sul piano ecologico (es. Tuerredda, Cala Mariolu, Cala Sisine, Cala Luna, La Pelosa, ecc.).

  22. Corrado
    29 Maggio 2009 a 18:59 | #22

    PS: mi riferivo al fatto che la Giunta ha appena approvato questa delibera in via definitiva, salvo pronuncia di qualche organo superiore.

  23. Corrado
    29 Maggio 2009 a 18:58 | #23

    Ok… e in soldoni come si pensa di intervenire per prevenire tutto questo?Ok informare, ma a conti fatti parlare non cambierà le cose.Primo perchè alle elezioni mancano 5 anni. Secondo perchè la prossima giunta, probabilmente, non toccherà una virgola di questa delibera visti gli interessi in ballo.Proposte?

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