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Caccia alle megattere in Europa?

 

"Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle, o la terminazione dell’osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è "Possono ragionare?", né "Possono parlare?", ma "Possono soffrire?". Perché dovrebbe la legge negare la sua protezione a un qualsiasi essere sensibile? Verrà il giorno in cui l’umanità accoglierà sotto il suo mantello tutto ciò che respira", sono parole di un essere umano passato sul mondo circa due secoli fa. La legge, in parte, concede la sua protezione agli esseri sensibili diversi dall’homo sapiens ma, ancora, l’umanità non accoglie sotto il suo mantello tutti ciò che respira, dispiace constatarlo. L’uomo preferisce ancora cacciare, braccare, arrecare sofferenza, dolore, patimento agli altri abitanti del pianeta, senza alcuna ragione sensata, non per la sopravvivenza della specie; non per sfamare i suoi pargoli, dal momento che, oltre alla caccia, esistono gli allevamenti intensivi e, ogni anno, milioni di animali vengono uccisi e buttati negli inceneritori perché non "utilizzati"; non per scaldarsi nei freddi inverni; semplicemente per il gusto di farlo, e ancora non ho capito in cosa consista questo gusto. La Danimarca chiederà, per conto della Groenlandia, alla Commissione Baleniera Internazionale (IWC) la riapertura della caccia alle megattere in Europa, con la motivazione della "caccia di sussistenza". In realtà, le popolazioni indigene della Groenlandia non hanno bisogno di ampliare il numero di cetacei già cacciati ogni anno, lo dimostra il fatto che la carne della balena si vende anche nei supermercati e, allora, a chi giova? Di sicuro, non alle megattere, che sono protette già dal 1963 e non all’equilibrio della natura. Se vi va, sul sito della Whale and Dolphin Conservation Society, potete firmare la lettera da inviare ai rappresentanti degli Stati membri dell’Unione Europea, affinché rifiutino di dare il loro consenso alla richiesta della Danimarca di ampliare la caccia alle megattere (dovete inserire i vostri dati nel box di destra e inviare con nome, cognome e indirizzo). Il nostro parere conterà pur qualcosa.

                                                       Gruppo d’Intervento Giuridico

 

(la foto è presa da www.blogscienze.com)

  1. gruppodinterventogiuridico
    20 Giugno 2009 a 21:11 | #1

    A.N.S.A., 20 giugno 2009

    BALENE: GUERRA A MEGATTERE, MORATORIA CACCIA A RISCHIO.

    ROMA – La moratoria sulla caccia alle balene per scopi commerciali potrebbe allentarsi: il vero rischio che potrebbe farla saltare è l’asse formato da Islanda e Giappone, “camuffato – dicono da Greenpeace – dietro la finta caccia scientifica”.

    Il pericolo è rafforzato, da ultimo, dalla richiesta di aprire la caccia alle megattere, una balena specie protetta dal 1963 (23 anni prima della moratoria su tutte le altre balene) e modella preferita dal whale-watching. A portarla sul tavolo della 61/a sessione annuale della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che si riunisce dal 22 al 26 giugno a Madeira in Portogallo, la Danimarca per conto della Groenlandia. Con la strategia danese, prende più importanza la posizione che assumerà l’Europa su un eventuale abbassamento del livello di guardia della moratoria. “Una richiesta – osserva Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace – che non va da nessuna parte. Quello che ci preoccupa è l’Islanda e il Giappone”. La Commissione baleniera, aggiunge, deve “diventare la Commissione per le balene”. Secondo l’associazione Whale and dolphin conservation society, la Groenlandia vorrebbe uccidere 10 megattere all’anno in acque europee come “caccia di sussistenza”. Ma, sarebbero motivazioni “false”, perché i cetacei cacciati dalle popolazioni locali già “soddisfano il bisogno alimentare” tanto da “non utilizzare tutte le quote a disposizione”.

    La carne di balena prodotta dalla caccia di sussistenza delle popolazioni indigene continua a “essere venduta commercialmente nei supermercati”. Poi, le megattere sono quelle più amate dai turisti che vogliono soltanto guardarle mentre si impegnano in salti tra le onde, rientri con schiaffo della pinna e sbuffi d’acqua. Ma, negli ultimi anni i segnali più forti di una ripresa della caccia arrivano dal Giappone e dall’Islanda. Nel 2007 proprio il Giappone aveva deciso di riprendere la caccia alle megattere ma era scattata la protesta ufficiale del governo australiano. E, oltre all’impegno delle associazioni ambientaliste e animaliste, per bloccare la caccia gli australiani hanno vigilato con navi e aerei militari i ghiacci dell’area antartica. Ma il Giappone continua a rifiutarsi di cancellare i sussidi, circa 10 milioni di euro l’anno, che mantengono in vita la caccia baleniera in Antartide. Mentre è di soltanto pochi giorni fa, l’uccisione di due esemplari di balenottera comune da parte dell’Islanda che ha un programma che prevede di cacciarne 150. Questo, rileva Greenpeace, nonostante “la balenottera comune”, a dispetto del nome, sia stata inserita nella lista delle specie a rischio estinzione dall’ International union for conservation of nature. “Le regole della caccia alle balene in Islanda – dice Sara Holden, coordinatrice internazionale della campagna Balene – sono totalmente gestite dal baleniere Kristjan Loftsson e dalla sua compagnia Hvalur ehf. Ma questa caccia alla balenottera comune avrà un grande costo per l’Islanda sia politico che economico”. Per questo, Greenpeace chiede all’Islanda di impegnarsi a mettere fine alla caccia commerciale alle balene e di pensare al turismo: più di 115.000 persone hanno promesso di visitare il Paese nel momento in cui il governo annunci la fine della caccia alle balene. I punti principali su cui si concentrerà la riunione della Commissione baleniera sono proprio la caccia alle balene e gli scopi scientifici non sempre ben definiti, l’impatto dei fattori ambientali sulle popolazioni delle balene e la tutela dei santuari (come quello del mar Ligure su cui l’Istituto superiore di protezione ambientale ha preparato uno studio condotto sulla ‘Artic Sunrise’ insieme con Greenpeace che porterà sul tavolo della Commissione).

  2. gruppodinterventogiuridico
    19 Giugno 2009 a 20:50 | #2

    e la caccia è arrivata.

    A.N.S.A., 19 giugno 2009

    IN ISLANDA UCCISE LE PRIME DUE BALENOTTERE COMUNI.

    ROMA – Questa mattina in Islanda due esemplari di balenottera comune sono stati uccisi, scaricati e sezionati al molo di Hvalför ur. La denuncia viene dall’associazione ambientalista Greenpeace. Sono le prime vittime di un programma che prevede di cacciare 150 esemplari. La balenottera comune è stata inserita nella lista delle specie a rischio estinzione dall’International Union for Conservation of Nature. La caccia – spiega Greenpeace in un comunicato – era stata aperta dal precedente governo islandese, poco prima che cadesse a causa di una crisi politica. Il nuovo governo, che si dichiara contrario alla caccia, non è riuscito a bloccare questa pratica molto controversa. Ben lontano dal fare gli interessi del paese, il nuovo governo ha permesso a una sola compagnia, la Hvalur efh, di decidere su una materia che invece è di competenza governativa. “Il governo ha fallito miseramente nel dimostrare la propria leadership: nonostante la sua dichiarata opposizione alla caccia alle balene, questa continua. Oggi la sua reputazione, e quella dell’Islanda in generale, è stata distrutta per tutelare gli interessi di una singola azienda” afferma Sara Holden, coordinatrice internazionale della campagna Balene. “Oggi è chiaro che le regole della caccia alle balene in Islanda sono totalmente gestite dal baleniere Kristjan Loftsson e dalla sua compagnia Hvalur ehf. Ma il piccolo profitto che lui potrebbe ricavare da questa caccia alla balenottera comune avrà un grande costo per l’Islanda sia politico che economico” Greenpeace chiede all’Islanda di impegnarsi a mettere fine alla caccia commerciale alle balene – un fallimento economico oltre che ambientale – e di promuovere la crescita dell’industria dell’eco-turismo, che porta profitti significativi e posti di lavoro al paese. Più di 115.000 persone, partecipando all’ “Iceland Pledge”, hanno promesso di visitare il paese nel momento in cui il governo annunci la fine della caccia alle balene. Non c’é alcuna domanda interna di carne di balena in Islanda e, come dimostra un’indagine di Greenpeace, nonostante le dichiarazioni di Loftsson sul mercato delle esportazioni, non c’é domanda neanche in Giappone.

  3. Fabri
    17 Giugno 2009 a 8:40 | #3

    Questo danesi, se non sbaglio, sono gli stessi che uccidono i delfini..

  4. elena romoli
    16 Giugno 2009 a 22:02 | #4

    Appena finito di festeggiare il ritorno della foca monaca, avvistata nelle acque del Giglio, ci ritroviamo ad affrontare un’altra notizia vergognosa. Sono dei veri e propri fallimenti di civiltà..

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