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Cronache dall’Italia che verrà (III puntata).

 

 

Cagliari, 18 giugno 2019. Certo che è proprio imponente. Me lo immaginavo più piccolo questo grosso cilindrone di cemento armato appena inaugurato nella piana del Campidano. A descriverne la forma sembra di parlare di uno dei numerosi nuraghi della zona. Ma non è un nuraghe. Anche l’utilizzo come magazzino (la teoria di Berlusconi ormai accettata da tutti gli archeologi allineati) lascerebbe pensare proprio ad un nuraghe. Solo che questa specie di silos monotorre non contiene cibo o grano, ma uranio arricchito. Un’inezia da niente. Si tratta infatti della tanto attesa centrale nucleare. La prima del nuovo corso energetico italiano.

Quando ne venne proposta la costruzione in Sardegna l’allora governatore Cappellacci disse che avrebbero dovuto passare prima sopra il suo corpo. Non ce n’è stato bisogno. Berlusconi si è limitato a passarci attraverso…

Così oggi è stata inaugurata la prima centrale nucleare italiana di quarta generazione. Per l’occasione hanno invitato i bambini delle scuole elementari della zona. Sventolavano tutti delle bandierine con il simbolo dell’atomo che le maestre gli avevano fatto fare nelle settimane precedenti. C’erano le majorettes e anche la Brigata Sassari, che ormai mandano dappertutto, anche al Carnevale di Viareggio.    

Il nucleare sardo verrà venduto alla rete elettrica nazionale e produrrà investimenti. In Sardegna? No, in Lombardia. Grazie ad un moderno accordo di programma, il Governo ha deciso che la quota parte nelle bollette pagate dagli italiani servirà a finanziare l’illuminazione della cintura urbana dell’interland milanese, l’aeroporto di Malpensa, la nuova linea ad alta velocità Milano-Mosca richiesta da Putin, le luminarie natalizie della villa presidenziale di Arcore e il nuovo Museo Berlusconi a Cologno Monzese.

Per i comuni del Campidano comunque non mancheranno le risorse: è stato già progettato un avveniristico deposito di scorie nucleari disegnato interamente dall’architetto cinese Hu-Tan Sbirignao. Si tratta di un gigante dalle sembianze umane, di colore verde pisello, assai simile a Shreck, disteso come un dio greco addormentato, da posizionare vicino al complesso nuragico di Barumini. 

La centrale nucleare diverrà inoltre meta di gite scolastiche, sede di corsi di formazione e di mostre artistiche. In collaborazione con la Regione Sarda si creerà un circuito di eccellenze da visitare, che comprenderà oltre i reattori nucleari, i nuovi termovalorizzatori di Bosa Marina e Villasimius, il rigassificatore di Gesturi con intorno i famosi cavallini della Giara e l’avveniristica discarica sotterranea trasparente di Serdiana. Tutte opere recentemente realizzate.

In tal modo sarà anche finalmente raggiunta la tanto agognata destagionalizzazione del turismo in Sardegna con picchi massimi di presenze a dicembre e gennaio, in concomitanza con le sessioni d’esame nelle facoltà universitarie di Fisica Nucleare e Ingegneria Meccanica. Il cilindrone della centrale nucleare, come già la Torre Eiffel di Parigi e il Big Ben di Londra, diventerà il nuovo simbolo della Sardegna.

C’è solo un piccolo trascurabile particolare: la centrale nucleare è costata due miliardi di euro ma non è in grado di produrre neanche l’energia per accendere la lampadina da 50 watt del bagno della stessa centrale. I reattori nucleari funzionano infatti solo grazie all’uranio arricchito. E si dà il caso che negli ultimi anni il prezzo di questo propellente è aumentato di almeno trenta volte, per la semplice ragione che le riserve sono praticamente terminate. In parole povere l’uranio non esiste più. Così per accendere la luce i tecnici si sono dovuti allacciare con una prolunga alla linea dell’ENEL. Il problema è che ogni volta che accendono l’interruttore del bagno mezza Sardegna si ritrova al buio.

Ma niente panico, il neo eletto Presidente della Repubblica Silvio Berlusconi ha subito proposto    un nuovo sistema energetico innovativo legato alle antenne dei ripetitori di telefonia mobile. Pale eoliche, pannelli solari, turbine e acchiappamosche saranno attaccate su ogni antenna, su tutte le antenne, che si moltiplicheranno all’infinito all’interno delle nostre città. Antenne sugli ospedali, sulle scuole (dentro le aule), antenne sulle spiagge, antenne nei consigli comunali per produrre energie dalle liti fra maggioranza e minoranza. Antenne anche negli asili nido per captare la domanda di telefonia mobile degli under due anni, la fascia di mercato più promettente per i telefonini di ventesima generazione. 

A questo punto tanto vale fare uno sforzo in più e impegnarci anche noi. Metti che un giorno a Putin viene in mente di chiuderci il gas. Ebbene, possiamo produrlo direttamente noi. Basterebbe emanare un decreto in cui si stabilisce, ad esempio, che al sabato tutte le famiglie italiane devono mangiare esclusivamente pasta e fagioli. La domenica avremmo tanta di quella energia non solo per illuminare l’Italia ma anche per accendere le luci a Manhattan!  Altro che nucleare.  

                                                                 Bruno Caria

                                                           Amici della Terra

 

(foto da www.ansa.it)

  1. machtub
    17 Giugno 2009 a 21:49 | #1

    Grazie! Mi hai fatto fare un paio di risate. Amare, ma meglio che niente.

  2. Bio IX
    17 Giugno 2009 a 0:21 | #2

    La cosa tragica è che sembra tutto così reale …

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