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Cari italiani, arriva una centrale nucleare o il deposito delle scorie dietro casa.

 

 

Mentre la riunione del G 8 conclude molto poco di buono su ambiente e lotta ai cambiamenti climatici, il Senato della Repubblica approva la proposta governativa di "ritorno" al nucleare. Senza alcun coinvolgimento popolare, senza alcuna valutazione dei fòlli costi ambientali ed economici. A breve (entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge) l’individuazione dei siti per le nuove centrali nucleari e per il deposito delle scorie.  Dietro casa.   A questo proposito: è vero che si sono già tenute alcune riunioni alle quali hanno partecipato rappresentanti della Regione autonoma della Sardegna?  Ci piacerebbe proprio essere smentiti.   Intanto firmiamo la petizione popolare No all’energia nucleare, sì all’energia solare !    Fermiamo questa folle corsa verso il nucleare, facciamo la nostra parte.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

A.N.S.A., 9 luglio 2009

SVILUPPO: DDL E’ LEGGE, DA NUCLEARE A CLASS ACTION.

ROMA – Il ritorno del nucleare in Italia, l’arrivo della Class Action, la liberalizzazione delle Ferrovie: sono questi i punti qualificanti del disegno di legge sullo sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria, che è stato definitivamente approvato dal Senato con 154 voti a favore, un solo voto contrario e un solo astenuto. Ha votato a favore anche l’Udc mentre Pd e Idv hanno annunciato il no, scegliendo però di abbandonare l’Aula al momento del voto nel tentativo di far mancare il numero legale viste le assenze nei banchi della maggioranza. Ecco le misure principali di un ddl che ha avuto un iter tormentato: approvato dalla Camera il 4 novembre 2008, modificato dal Senato il 14 maggio, nuovamente modificato dalla Camera il primo luglio e ora approvato senza modifiche dal Senato.
NUCLEARE – Il governo potrà pilotare l’Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l’iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.
CLASS ACTION – E’ stata modificata la normativa sulla class action che però esclude la possibilità di avviare cause collettive da parte dei cittadini coinvolti nei crac finanziari del passato. L’entrata in vigore della class action, anche se in questo provvedimento è prevista al primo luglio, è stata posticipata, con l’ultimo decreto ‘anti-crisi’, al primo gennaio 2010.
ROBIN TAX FINANZIA EDITORIA – Ripristinati i fondi per il periodo 2009-2010. Vale 140 milioni e viene finanziato con un aumento della Robin tax: sale dal 5,5 al 6,5% l’Ires sulle grandi aziende petrolifere.
NIENTE PROROGA TETTO A GAS – Salta il tetto che prorogava al 2015 il tetto antitrust per la distribuzione del gas, con un impatto soprattutto per l’Eni che è il maggiore tra i distributori in Italia. Rimane l’attuale tetto del 61% fino a tutto il 2010. Il provvedimento, comunque, delega il governo a modificare entro un anno la normativa sui tetti distributivi del gas.
FERROVIE PRIVATE SI’, MA ITALIANE – Il rilascio della licenza per il servizio ferroviario di trasporto di passeggeri potrà avvenire "esclusivamente nei confronti di imprese aventi sede legale in Italia o, qualora siano controllate, da imprese aventi sede all’estero nei limiti dei medesimi principi di reciprocità previsti per il rilascio dell’autorizzazione".
RIVALUTAZIONE CONTABILE – Le società che non adottano ancora i principi contabili internazionali (IAS) potranno rivalutare alcuni titoli – ad esempio azioni – detenuti in modo non permanente, senza dover inviare la prevista relazione al collegio sindacale, così come previsto dai criteri fissati dalla Consob.
SCONTI BENZINA A REGIONI PETROLIFERE – In arrivo sconti sulla benzina per le regioni che ospitano impianti di estrazione di gas e petrolio. Arriva poi l’obbligo, per gli impianti di carburante che servono gli autotrasportatori, di comunicare i prezzi al ministero dello Sviluppo con l’obiettivo di fare una mappa on line e favorire la concorrenza.
AEROPORTI E LIBERALIZZAZIONI – Il grado di liberalizzazione dei servizi di terra degli aeroporti sarà verificato con cadenza semestrale da parte del ministro delle Infrastrutture che dovrà presentare una relazione in Parlamento.
ASSICURAZIONI POLIENNALI – Arrivano le polizze poliennali: garantiranno un qualche sconto agli automobilisti ma lo vincoleranno con un contratto ad essere assicurati per 5 anni con la stessa compagnia.
CONTRAFFAZIONE – Inasprite multe e pene che possono arrivare fino a 6 anni di carcere e 50.000 euro per le contraffazioni di tipo "sistematico".
RETI D’IMPRESA E BUROCRAZIA IMPRESE – E’ stata introdotta l’estensione alle reti di imprese delle agevolazioni già previste per i distretti industriali.
RISPARMI ENERGETICI – Accolti due emendamenti del Pd che escludono dal mercato, gradualmente, gli elettrodomestici inferiore alla classe A e le lampadine ad incandescenza". 

 

G8: ACCORDO SU CAMBIAMENTI CLIMA NON VINCOLA CINA.

L’AQUILA – L’accordo raggiunto ieri dal G8 sui cambiamenti climatici non vincola la Cina, che ritiene fondamentale la necessità per i paesi sviluppati di prendere in considerazione "le diverse condizioni" dei paesi emergenti e in via di sviluppo. Lo ha detto il direttore del servizo stampa e informazione del ministero degli esteri cinese Ma Daoxu in un incontro con i giornalisti dopo la riunione di stamani del G8+G5 e Egitto all’Aquila. La Cina, ha spiegato la fonte, è attivamente impegnata ad affrontare il grave problema dei cambiamenti climatici nel rispetto del Protocollo di Kyoto e svolge un ruolo costruttivo per tradurre in pratica la roadmap di Bali. Ma, ha aggiunto, rimandando ad un recentissimo documento della Commissione governativa sullo sviluppo nazionale e riforme, la Cina "ha ancora una lunga via da percorrere sulla strada dell’industrializzazione, urbanizzazione e modernizzazione. La sua attuale forma di approvvigionamento energetico legato ad un mix di sorgenti dominato dal carbone non può cambiare in tempi rapidi, rendendo il compito di controllare e ridurre le emissioni di gas serra più duro e difficile".
SUL TAVOLO IL DOSSIER ENERGETICO, MA C’E’ SCETTICISMO SU INTESA.
L’AQUILA – L’intesa raggiunta ieri tra i leader del G8 sulla lotta al cambiamento climatico sta passando oggi al difficile vaglio del Mef (Major Economies Forum) che riunisce anche i Paesi emergenti. Oltre agli otto Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia), attorno al tavolo saranno seduti i rappresentanti del G5 (Africa del sud, Brasile, Cina, India e Messico), piu’ la Corea del Sud, l’Australia e l’Indonesia. Presente anche la Danimarca, che a dicembre ospitera’ la conferenza Onu sul clima che dovra’ decidere il nuovo sistema globale per la riduzione delle emissioni di Co2, in sostituzione del Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Fonti del G8 ritengono ormai ”improbabile” che tra i 17 membri del Mef possa passare l’intesa ambiziosa raggiunta tra gli Otto, che assume impegni per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 50% entro il 2050 (80% per i paesi piu’ industrializzati), mentre c’e’ una certa fiducia su un accordo per contenere entro i due 2 gradi l’aumento della temperatura media mondiale. Cina e India, in particolare, si oppongono a fissare oggi tetti vincolanti per la riduzione dei gas. Al centro dei colloqui anche il pacchetto di aiuti finanziari che i Paesi sviluppati hanno promesso a quelli in via di sviluppo per aiutarli a innovare l’economia e le fonti energetiche. Le attese della vigilia si sono raffreddate dopo la partenza anticipata del presidente cinese Hu Jintao, la cui assenza impedisce di strappare alla Cina nuovi impegni. Fonti europee hanno quindi affermato come l’assenza del presidente cinese Hu Jintao, rientrato in patria per la crisi del Xinjiang, si farà sentire sulle negoziazioni in corso all’Aquila vista la crescente importanza del Paese asiatico nella quantità di emissioni globali. Secondo tali fonti, è quindi importante che, oltre ai Paesi sviluppati del G8, anche quelli emergenti facciano la loro parte in vista del vertice di fine anno a Copenaghen. Occorre, si nota, poter tradurre in misure concrete di medio termine la decisione di contenere l’aumento della temperatura globale di 2 gradi celsius, aumento che avrà comunque conseguenze inevitabili che vanno gestite. E’ chiaro che non ci deve essere lo stesso sforzo da parte di tutti – si sottolinea -, ma un’intesa su obiettivi misurabili e verificabili. Per le fonti, per i Paesi emergenti, che devono coniugare l’attenzione all’ambiente con la crescita economica, è necessario virare verso una minore dipendenza dai combustibili fossili, pena l’aumento anziché la diminuzione della povertà.
BAN KI MOON CRITICA L’ACCORDO.     Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha detto oggi a L’Aquila che i paesi del G8 hanno concordato traguardi insufficienti per combattere i mutamenti del clima. "I traguardi che hanno finora indicato sono insufficienti – ha detto il segretario generale dell’Onu – Il problema del clima é una responsabilita; imperativa e storica per il futuro dell’ umanità e del nostro pianeta". I paesi del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all’era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta e di ridurre tra il 50 e l’80 per cento le emissioni di gas inquinanti entro il 2050.
GREENPEACE, ACCORDO DELUDENTE.   "Riferendosi a un generico accordo sul clima per contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi senza un piano, investimenti e obiettivi – commenta da L’Aquila il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio – il G8 non aiuterà a uscire dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni Unite".

 

 

(foto da mailing list ambientalista)

  1. Federico Palomba
    11 Luglio 2009 a 20:36 | #1

    questo è il mio intervento conclusivo nel dibattito alla Camera dei Deputati.

    FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento e ne spiego le ragioni. Le ragioni per le quali l’Italia dei Valori è radicalmente contraria al nucleare, a questo nucleare, sono ragioni di carattere economico: il costo delle centrali, il costo della disponibilità dell’uranio (saremo sempre dipendenti da chi lo produce). Questa si

    manifesta come una colossale speculazione economica, esattamente uguale a quella che è

    stata fatta per l’Alitalia e che si vuol fare per il Ponte sullo Stretto. Sarà un modo per costruire impianti costosi e per affidarne la costruzione e la gestione ai soliti amici. Vi sono ragioni di sicurezza (queste centrali di terza generazione non sono sicure, bisogna aspettare quelle di quarta generazione e fare ricerca) e ragioni tecniche (ci vuole molta acqua). Infine, siamo per la scelta delle energie alternative.

    Relativamente alla localizzazione dei siti, si parla di siti che sono destinati alle centrali per la produzione di energia nucleare e di siti destinati al deposito di scorie radioattive. L’articolo 25 del provvedimento in esame è assolutamente ipocrita, perché dice che entro sei mesi il Governo provvederà a individuare i siti. In realtà, in sei mesi il Governo non potrà fare assolutamente niente, perché un’indagine seria non si fa in sei mesi, e sarà giocoforza che ci dicano: ricorriamo agli studi già fatti, agli studi che sono stati periodicamente aggiornati.

    Perché dico questo? Perché in realtà il Governo ha già deciso dove mettere i siti nucleari. L’ho chiesto in un’interrogazione, mi è stato risposto che la scelta sarà fatta insieme alle comunità locali: non è vero, è una balla colossale. Tra questi siti voi avete già individuato la Sardegna come uno dei luoghi di stoccaggio delle scorie radioattive e della collocazione delle centrali nucleari. Noi sardi vi diciamo: siete troppo buoni, no grazie!

    Sappiate che noi non ci stiamo, ad una scelta imposta dall’alto. Noi siamo energeticamente autosufficienti: dalla Sardegna, figuriamoci, passerà anche il Galsi, cioè il gasdotto dall’Algeria. Abbiamo il territorio gravato dall’80 per cento delle servitù militari. Ci avete testè scippato il G8. State mandando a ramengo il nostro apparato industriale. Noi esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori chimici che protestavano stamattina di fronte a Palazzo Chigi, perché la disoccupazione incalza in quanto questo Governo non fa quello che dovrebbe fare.

    Ora ci vorreste scaricare il nucleare, cioè gli impianti di produzione e lo stoccaggio. Ve lo sognate, noi non ve lo permetteremo. È vero che il Presidente del Consiglio ha detto che ci manderà l’esercito, che imporrà, che costringerà; sono quindi tutte balle, che la definizione e l’individuazione dei siti saranno affidate ad un confronto con le comunità locali. Anche l’UdC dovrebbe votare a favore dell’emendamento in esame, se veramente crede che le comunità locali debbano essere effettivamente coinvolte. Noi abbiamo una certa consuetudine con le invasioni; ne abbiamo respinte altre: abbiamo respinto anche le invasioni dei romani, e dei «barbareschi».

    Signor Presidente, noi vogliamo dire con molta nettezza al Governo: se ci vuole prendere in giro non ci riuscirà, perché sappiamo leggere dietro le cose, e sappiamo come le cose sono state fatte. Non pensiate che la Sardegna possa essere la pattumiera nucleare dell’Italia: noi sardi vogliamo essere attivi sì, ma radioattivi no !

  2. 11 Luglio 2009 a 19:48 | #2

    segnalo che un pool di imprese di primaria importanza internazionale (Deutsche Bank, Siemens, RWE, ecc.) sottoscriverà il 13 luglio prossimo la costituzione di un consorzio per realizzare il progetto Desertec, energia elettrica da fonte solare prodotta nel Sahara. Qui la notizia: http://greeninc.blogs.nytimes.com/

    2009/06/18/european-solar-power-

    from-african-deserts/, ma ci si può collegare anche clikkando sul nickname. L’investimento (2010-2030) sarà di 400 miliardi di euro e dal 2020 verrà trasferita l’energia elettrica di fonte solare dal Sahara. Sono a regime circa 700 TWhe all’anno (consumo nazionale attuale circa 340 TWhe/anno, consumo sardo attuale circa 13 TWhe/anno). Per comprendere la portata del progetto: alla Sardegna sarebbe sufficiente un investimento di 150 milioni/anno fino al 2040 (4,5 miliardi di euro complessivi) per avere il 50% dell’energia eletrica annua. Ma l’Enel preferisce l’affare nucleare con l’EDF francese!

  3. pieffe
    11 Luglio 2009 a 13:35 | #3

    Maninchedda e i sardisti non si sono accorti che sono alleati di Berlusconi????????

  4. 10 Luglio 2009 a 23:47 | #4

    fiato alle trombe!

    “Due parole al governo italiano sul nucleare”

    http://www.sardegnaeliberta.it/

    ?p=2108

  5. Radio Londra
    10 Luglio 2009 a 20:18 | #5

    Tattica sopraffina e strategia chiara ed evidente.

    Affamare i sardi e il territorio fino a sfinimento, distruggere l’economia ogni giono che passa e non prevedere alternative reali e forse perfino auspicabili rispetto a quelle della industrializzazione selvaggia del prendi, fuggi e pulisci tu.

    E successivamente sarà un gioco da ragazzi essere generosi e partecipi col popolo Sardo che soffre offrendo come compensazione una bella centrale nucleare o un bel sito di stoccaggio per le scorie.

    D’altra parte i Sardi sono sempre sensibili, devoti e sognatori e per rispetto al parroco, al farmacista e a Monsignor Mani preferirono non andare a votare il referndum e ad esprimersi contro le centrali nucleari in nome dell’embrione uno trino e divino.

    E in questo clima e in questo territorio di santi ed eroi risulta praticamente inpensabile pensare al fatto che, se a chiedere la centrale che porta lavoro e ricchezza non ci pensa RRRomboDiUgo ARROGATOTTU, l’idea non venga in mente a qualche Sindaco illuminato nella via di Damasco o di Papi&affini.

    Rimane sempre la speranza che il tempo di realizzazione diventi infinito e incompatibile con quello a disposizione del Papi e che il danno si limiti alle consulenze, ai progetti e alle opere incompiute.

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