Ricorso contro l’ordinanza anti – cani randagi del Comune di Siliqua.

La Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C., grazie al prezioso operato dell’avv. Natalia Ibba, nelle settimane scorse ha provveduto ad inoltrare ricorso straordinario al Capo dello Stato avverso l’ ordinanza n. 38 dell’1 aprile 2009 del Sindaco di Siliqua (CA) nella parte in cui fa divieto di nutrire i cani randagi. Infatti, l’articolo 2, comma 5°, dell’ordinanza afferma testualmente: "E’ fatto divieto di accudire ed alimentare cani nella pubblica via mediante contenitori e/o recipienti. La violazione al presente divieto comporta la sanzione amministrativa pecuniaria pari al pagamento di una somma da €. 50,00 ad €. 500,00". L’ordinanza acquisì notorietà nazionale quando, nel giugno scorso, la signora Natalina Todde ricevette una sanzione amministrativa di 105 euro per aver dato da mangiare e bere ad un cane randagio. Oggi, fortunatamente, Kiki è stato adottato da un’animalista milanese, Piera Rosati, tuttavia rimane ancora vigente l’assurdo divieto, attualmente oggetto di ricorso.
Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C.
da La Nuova Sardegna, 27 agosto 2009
Siliqua, a giugno una donna fu sanzionata dal Comune per aver nutrito l’animale affamato e malato. Kiki va a Milano: adottato il randagio della multa. Erminio Ariu
SILIQUA. "Kiki", il cane vittima di un’ordinanza comunale che vieta di nutrire i randagi, ha una casa. Il setter inglese che il 16 giugno scorso era stato abbeverato e alimentato da Natalina Todde, la casalinga di Siliqua, raggiunta poi da un verbale di contravvenzione dai vigili urbani, è stato adottato ieri mattina dalla responsabile della regione Lombardia dell’Associazione per la difesa del cane, Piera Rosati, che lo a prelevato personalmente dal Dog Hotel di Assemini dov’era ospitato. Le cure prestate dai veterinari del centro per cani Chinarello hanno rimesso in sesto Kiki che, ieri pomeriggio, dopo le formalità di rito e le ultime visite mediche, ha lasciato la struttura di Assemini per raggiungere Milano dove sarà ospitato. «Questo cane – ha detto Piera Rosati – ha vissuto il dramma che migliaia di animali subiscono. Fortunatamente ha incontrato Natalina Todde che lo ha sottratto alla morte accollandosi anche le conseguenze di un’ordinanza comunale tutta da contestare nelle sedi dovute. Ora Kiki ha nuovi amici». La storia di Kiki è recente: il cane affetto da leishmaniosi e infiammazioni cutanee provocati da parassiti, vagava da alcune settimane nelle vicinanze della scuola elementare di Via Matteotti ed era ormai in fase terminale. Natalina Todde impietosita aveva sistemato una ciotola d’acqua e qualche manciata di crocchette per la povera bestiola, ma subito dopo erano arrivati i vigili urbani conun verbale di contestazione per una sanzione amministrativa di 100 euro oltre ad altri 5 euro per spese di notifica. A favore di Natalina Todde si erano schierate decine di associazioni animaliste, centinaia di persone di tutte le regioni italiane e una decina di avvocati che si sono messi a sua disposizione per impugnare la sanzione amministrativa presso il giudice di pace. Kiki intanto venne ricoverato al Dog Hotel di Assemini. «Ho rivisto il cane in piena forma e sono soddisfatta – ha commentato Natalina Todde – Kiki non poteva morire in strada solo perché un sindaco vieta di dar da bere ai cani. Quella multa non l’ho pagata e non intendo pagarla a meno che il giudice non mi condanni». Quasi due mesi di cure e di attenzioni hanno rimesso a nuovo il setter inglese che ieri zampettava davanti alla nuova padrona. «Kiki – ha spiegato il veterinario Fabrizio Gambula – ha superato la fase critica: il soggiorno in questo centro per cani gli ha consentito di evitare un peggioramento della malattia ma grazie a un’appropriata alimentazione ha potuto recuperare fisicamente. La sistemazione presso una famiglia favorirà anche un ulteriore miglioramento». La fase d’adozione si è conclusa; ora rimangono gli aspetti giudiziari di una vicenda che non va immediatemente in archivio.
(foto A.L./L.A.C.)




Quindi per non incorrere nella violazione basta non usare “contenitori e/o recipienti” e, che so, ammucchiare i croccantini per terra: geniali!
Chissà perchè continua a frullarmi in testa la frase di Albert Einstein…
da L’Unione Sarda, 31 agosto 2009
Siliqua. Vietato nutrire i randagi, ora parte il ricorso.
La Lega per l’abolizione della caccia, attraverso l’avvocato Natalia Ibba, ha inoltrato un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro l’ ordinanza 38 del primo aprile 2009 firnata dal Sindaco di Siliqua Piergiorgio Lixia nella parte in cui fa divieto di nutrire i cani randagi. L’articolo 2, comma 5 dell’ordinanza recita testualmente: “È fatto divieto di accudire ed alimentare cani nella pubblica via mediante contenitori e/o recipienti. La violazione al presente divieto comporta la sanzione amministrativa pecuniaria pari al pagamento di una somma da 50 ad 500″. L’ordinanza acquisì notorietà nazionale quando, nel giugno scorso, la signora Natalina Todde ricevette una sanzione amministrativa di 105 euro per aver dato da mangiare e bere ad un cane randagio. Oggi Kiki è stato adottato da un’animalista milanese, Piera Rosati, tuttavia rimane ancora vigente il divieto attualmente oggetto di ricorso.
Senza dimenticare gli innumerevoli divieti (ovviamente “severi”, secondo l’italica usanza) che riguardano i cani (e soltanto loro) e che secondo i “ciorbeddus” delle pubbliche amministrazioni dovrebbero forse contribuire ad incentivare le adozioni private …
Penso, ad esempio, ai “parchi” cittadini e alle poche aree verdi dove l’ingresso è vietato esclusivamente (e “severamente”) ai cani, non ai roditori o ai volatili che, notoriamente, non hanno nulla da invidiare a qualsiasi altra specie quanto ad agenti patogeni pericolosi per l’uomo.
Forse qualcuno non sa (o si dimentica) che molti nuovi virus, che hanno causato recenti epidemie e/o pandemie spesso mortali, sono nati a causa della promiscuità tra uomo, suini e pennuti (oche e anatre specialmente): allora che facciamo, sterminiamo i maiali, le anatre, le oche e tutti gli animali che “possono” portare malattie?
La verità sta tutta nella famosa frase: “due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi” (Albert Einstein).
P.S. X quelli che non hanno dubbi: leggetevi “Il quarto cavaliere – Breve storia di epidemie, pestilenze e virus” di Andrew Nikiforuk, poi, magari, ne riparliamo …
L’uomo che ha avvelenato i gipeti è, semplicemente, un criminale, per lui sarebbe stato sufficiente qualunque pretesto per farlo e alterare l’equilibrio della natura con il suo cervello alterato. Alcuni esseri umani uccidono i propri simili per il furto di alcuni capi di bestiame, sono criminali. Non si tratta di scegliere tra due vite, tra il gipeto e il cane randagio, tra l’uomo e gli altri animali, si tratta di capire che nel mondo c’è posto per tutti, si tratta di rispettare tutte le vite, e ricordare, ogni tanto, che l’uomo ha la supremazia solo perchè è in grado di far funzionare un fucile.
La legge proibisce di uccidere i cani randagi. Nel Gennargentu i cani predano le pecore di un pastore. Il pastore per non essere scoperto e multato posiziona un’esca avvelenata. L’esca attira un gipeto, appena reintrodotto, che se ne ciba e rimane avvelenato.La colpa di chi è? Del cane? No di certo, e lo dico fin dal primo post.MA, se si fosse consentito al pastore di sparare al cane si sarebbe magari risparmiato un gipeto. Ora, si dirà che non esistono animali di serie A e B, però i criteri di rarità, di valenza ecologica, di autoctonia, possono a mio avviso far pendere la bilancia a favore della vita del gipeto sul cane.MA se non esistessero i randagi (non perchè sistematicamente eliminati ma perché ospitati in strutture spaziose, dove si pensi al loro sviluppo fisico e mentale) non si porrebbe il problema di scegliere tra le due vite in quanto entrambe verrebbero preservate.Lo dico dall’inizio, e lo ribadisco ora, questa dev’essere la soluzione. L’altro è il male minore nell’attesa che a questo si giunga.Però avete ragione voi: si rischia che il temporaneo argine divenga, così giustificato, una pratica abituale e quindi la soluzione definitiva. Ed è un passo avanti in questa direzione anche l’ordinanza del Comune di Siliqua, non affiancata da metodi più umani.Che poi l’uomo sia un più grande alteratore degli equilibri ambientali non lo nego. Anzi, è ancora lui che agisce in questo caso. Prima con la “creazione” del cane e poi con il suo abbandono.
da La Nuova Sardegna, 29 agosto 2009
Siliqua: provvedimento contro i randagi, la Lac ricorre al Capo dello Stato. (Erminio Ariu)
SILIQUA. Deciderà il Capo dello stato sull’ordinanza emessa dal sindaco di Siliqua, Piergiorgio Lixia, nella quale si fa esplicito divieto di nutrire i cani randagi. Un provvedimento che provocò reazioni in tutta la regione. La Lega per l’abolizione della caccia, Lac, tramite l’avvocato, Natalia Ibba, nei giorni scorsi, ha provveduto ad inoltrare ricorso straordinario al Capo dello stato, avverso alla delibera del primo cittadino del centro agricolo, nella parte in cui si fa divieto ad abbeverare ed alimentare i cani randagi. Testualmente il provvedimento sindacale recita: «È fatto divieto di accudire ed alimentare cani nella pubblica via mediante contenitori e/o recipienti. La violazione al presente divieto comporta la sanzione amministrativa pecuniaria pari al pagamento di una somma da 50 a 500 euro». A subire le conseguenze di questo provvedimento era stata la signora Natalina Todde che, dopo aver nutrito Kiki, un setter inglese ormai moribondo nel marciapiede antistante la scuola elementare di via Matteotti, si era vista notificare dai vigili urbani una multa di 100 euro oltre alle spese di notifica quantizzate in cinque euro.
ha ragione Do: la foto viene da un servizio A.L./L.A.C. presso il Canile Guberti di Osteria di Ravenna, pessimo esempio di canile in convenzione del quale si è parlato anche in questo blog. Quelle foto credo che simboleggino molto bene la condizione-tipo dei randagi in Italia. I Comuni hanno le loro competenze in materia di randagismo, hanno anche vari finanziamenti provenienti da Stato e Regioni. Tuttavia le uniche attività svolte sono spesso soltanto queste ordinanze assurde e – quando va bene – qualche convenzione con canili privati, controllati chissà come e chissà quando. la situazione in Sardegna non è particolarmente felice e non si risolve di sicuro con ordinanze sindacali di divieto di alimentazione dei cani randagi, no?
Giuseppe, per rispondere alla tua domanda, il Comune può essere “spronato” a fare tutto ciò che rientra nella sua competenza, secondo quanto disposto dalla legge, purtroppo non esiste una vera sanzione che punisca la trascuratezza dei Comuni ma sono previsti fondi e finanziamenti a favore delle amministrazioni che realizzano e gestiscono i canili e i gattili, quindi si tratta solo di agire in modo positivo ed efficace, nell’interesse degli animali e dei cittadini, senza proclami e senza pigrizia. Un’ultima cosa: in genere, un cane con la pancia piena, così come un essere umano, non ha bisogno di aggredire nessuno per sfamarsi, perciò un pezzo di pane o una ciotola d’acqua ad un randagio potrebbero giovare a tutti.
G.C. quindi in pratica tu saresti d’accordo sull’uccisione (diretta o indiretta che sia)dei randagi che si cibano troppo di tutto e rovinano il nostro ecosistema! Grandioso!E di noi umani che ne diciamo? Che so io tipo questo link http://www.ansa.it/ambiente/notizie/
notiziari/natura/20090610175334894944.html che spiega come le meduse in Giappone si stiano diffondendo a causa di un’eccessiva attività della pesca. Quindi anche noi umani siamo i responsabili della rovina del nostro ecosistema. Per favore quando si parlano di queste direttive contro i randagi non banalizziamo i discorsi prendendo dei dati a caso che nemmeno parlano dell’Italia, atteniamoci ai fatti.
Atteniamoci al fatto che ci sono in Italia troppi canili abusivi che sono dei lager e che ricevono comunque delle sovvenzioni. atteniamoci al fatto che in posti come la sardegna (e non solo) i cani sono trattati peggio degli oggetti: troppi ne sono stati trovati impiccati, fucilati, avvelenati!Perchè non parliamo di questi fatti invece di elaborare sterili teorie?
La foto inoltre (tanto per citare un altro caso di evoluzione umana) ritrae non Kiki ma un pointer dell’allevamento Guberti, allevamento lager dove i cani venivano sottoposti ad ogni tipo di stento e chi sopravviveva veniva venduto a peso d’oro! Ecco quali sono i fatti su cui concentrarci!
È vero Claudia, sono numerose le misure che si possono mettere in atto prima di passare alla eliminazione fisica, ma un’ordinanza che vieta di dare da mangiare ai randagi, dove presenti queste misure, non equivale certo ad una sentenza di morte. Dove non siano presenti, far campare un randagio con gli avanzi all’angolo della strada può essere più “dannoso” che non la soppressione dello stesso.Poi è logico che la soluzione da preferire sono le pratiche da te ribadite!A mio avviso il Comune è da condannare per la carenza di canili ecc., più che per l’ordinanza (che deve esserci, complementare agli altri mezzi).È possibile denunciare il Comune per l’assenza di questi “servizi”?Giuseppe Congiu
G.C., hai fatto riferimento a tante buone pratiche che posso essere messe in atto: controllo e pene severe per chi abbandona gli animali; sterilizzazione; canili e gattili; aggiungerei anche adozione da parte di privati e, quindi, mi pare ci siano tante cose da fare prima di lasciarli morire di stenti, la premessa non può essere “se queste misure non vengono prese, nell’attesa che si deve fare?”, perchè le misure sono tante, almeno una o due devono essere adottate, altrimenti si dovrebbero evitare inutili ipocrisie e dire chiaramente “la via più semplice e veloce per risolvere il problema del randagismo è l’eliminazione fisica degli animali”, perchè non dargli da mangiare equivale esattamente a questo.
Il problema dei randagi (cani e gatti) è molto complesso. Certo la colpa è tutta umana, ma una volta che l’orribile gesto di abbandonare un animale viene compiuto non si può nemmeno lasciare che si creino popolazioni stabili, sia che ci siano le condizioni naturali perché ciò avvenga, sia che l’uomo pensi a ricrearle. Magari mettendo una ciotola di cibo e una d’acqua sul marciapiedi.Si tratta comunque di animali potenzialmente pericolosi, che sporcano e possono trasmettere malattie e (soprattutto?) che arrecano danno alla fauna locale (in “The World Without us” Alan Weisman cita uno studio secondo il quale i 3 milioni di gatti del Minnesota uccidono ogni anno circa 10 milioni di uccelli [non si prendono in considerazione i rettili, gli anfibi e i micromammiferi] e in questi due siti si leggono, a proposito dei gatti britannici, cifre discordanti ma sempre esorbitanti: http://www.mondoecoblog.com/2009/02/24/gatti-
monitorati-in-uk-uccidono-145-
milioni-di-prede-ogni-anno-passeri-a-rischio/http://www.peacelink.it/animali/a
/20086.html).Non è per demonizzare i randagi ma non si prendano sotto gamba questi problemi. Soprattutto da parte di chi si occupa di questioni ambientali.Insomma, certo un maggiore controllo e punizioni più severe contro chi abbandona gli animali; ma anche canili/gattili e sterilizzazione per quelli che già vagano sulle strade.Però, se queste misure non vengono prese, nell’attesa (non inerte) che si deve fare? Lasciare che i randagi si moltiplichino?