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Ma chi ha davvero paura del “lupo cattivo” ?

 

Era da un po’ che non si leggevano allarmi così stupidi nei confronti di un normalissimo signore del bosco, il Lupo.  Secondo Jenner Meletti, giornalista che non conoscevo prima per alcun motivo e che scrive addirittura su uno dei più autorevoli quotidiani nazionali (La Repubblica), ormai siamo al tipico allarme "al lupo! Al lupo!" sulle montagne piemontesi. Mi ricorda tanto quando chi scrive venne accusato di far parte, insieme ad altri ecologisti dell’alto Lazio, di un gruppo di terroristi ecologisti che liberavano lupi dagli elicotteri, facendoli lanciare con il paracadute.  Naturalmente la mamma degli imbecilli è sempre incinta, oggi come venticinque anni or sono…

Sicuramente nel Vecchio Continente nessun altro animale è stato così perseguitato dall’uomo come il lupo (Canis lupus). Nellimmaginario collettivo, nelle favole, nell’Europa dilaniata dalle guerre di religione e dalle carestie, il lupo era il "cattivo" per eccellenza: rubava bambini, sbranava intere greggi, assediava paesi, succhiava il sangue dei malcapitati. E via con tante altre amenità simili. Forse non era proprio così, ma andava bene a tutti.


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Fino a 150 anni fa il lupo era comunque tra i mammiferi maggiormente diffusi che il mondo avesse conosciuto. Nel secolo scorso i lupi erano presenti su tutto il territorio italiano ad eccezione della Sardegna. La prima diminuzione nella distribuzione di questo carnivoro avvenne nella pianura Padana dove al taglio dei boschi si unì una feroce persecuzione. In Sicilia il lupo è scomparso nei primi decenni del ‘900 a causa dell’impiego delle doppiette a canne mozze – le lupare – e potenti veleni.   I lupi rimasti circoscrissero il loro areale di distribuzione negli Appennini centro-meridionali dove i branchi si nascosero in zone remote ed inaccessibili comprese tra gli 800 e i 1800 metri, dove ancora potevano trovare consistenti popolazioni di erbivori selvatici (cervi, caprioli, ecc.). L’unica grande esigenza per i branchi era quella di trovare territori senza la presenza del suo grande nemico: l’uomo. Un altro piccolo nucleo di lupi si rifugiò sulle montagne della Sila calabrese.                   Durante il rigidissimo inverno del 1956, un ridotto branco di lupi si spostò dagli Appennini ai Monti della Tolfa, nel Lazio settentrionale, dando origine ad una significativa presenza tuttora esistente.     E’ stata la prima nuova migrazione di rilievo.       Nonostante ciò, negli anni ’70 la sottospecie italica era giunta sull’orlo dell’estinzione; un censimento effettuato nel 1976 stimò in soli 100 esemplari il numero di lupi presenti sul territorio nazionale. La consistenza numerica attuale, dopo i primi trent’anni di protezione legale e nonostante il persistente bracconaggio, è stimabile in circa 7-800 esemplari distribuiti dall’area Valle d’Aosta-Piemonte alla Calabria.         La situazione non è delle migliori nel resto del continente europeo: solo circa 2 mila esemplari abita ancora le foreste europee (escludendo i territori della Russia) dove la specie è stata sistematicamente cacciata sin dal medioevo. Nell’Europa occidentale il lupo è scomparso in Inghilterra nel 1486, nel 1700 in Scozia. In Francia nel 1930 c’erano solo una decina di individui poi scomparsi.                Oggi il lupo sopravvive nella penisola Iberica con circa 2.500 esemplari di una sottospecie (Canis lupus signatus), in Norvegia con una piccola popolazione (10-15 esemplari) e Svezia centrale con un gruppo numeroso, ma isolato dalle popolazioni dell’Europa orientale (Polonia, Bielorussia) e dei Balcani (Romania, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Grecia) dove i lupi stanno recuperando terreno anche verso i confini occidentali. Negli Stati in cui le popolazioni di lupi sono ancora relativamente abbondanti la specie non è protetta.       


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Nella nostra penisola, dove il lupo è presente con la sottospecie Canis lupus italicus, la protezione totale del lupo è stata ottenuta solo nel 1976. Da quel momento, in concomitanza con l’abbandono da parte dell’uomo degli Appennini, si sono aperti nuovi spiragli per la sua espansione. Nella prima metà degli anni ottanta del secolo scorso, dopo aver risalito l’Appennino Tosco-Emiliano, il lupo veniva segnalato nell’entroterra genovese.     Poi, dopo aver incredibilmente attraversato non si sa come quella spaventosa trincea di asfalto e ferro della Valle Scrivia, è giunto in Liguria occidentale, nelle Alpi piemontesi, nel parco nazionale del Gran Paradiso.             Nel 1992 è stato avvistato anche in Francia, nel parco nazionale del Mercantour, dove ora si è stabilizzato un piccolo branco. Negli anni seguenti il lupo ha continuato il suo "viaggio" lungo larco alpino. La presenza di un maschio isolato fu segnalata nel cantone svizzero del Vallese nel 1995 (l’animale fu abbattuto l’anno successivo). Da allora tracce e avvistamenti si sono susseguiti nei cantoni sud-occidentali dei Grigioni e del Ticino. Non si hanno segnalazioni di riproduzione in loco, ma la prima femmina è stata avvistata nel luglio 2002, alla frontiera italo-svizzera, sempre in Vallese. Lentamente continua il suo ritorno sulle Alpi, in direzione delle Alpi carniche, dove andrà a ricongiungersi con l’areale sloveno del Lupo europeo.          

   

                                distribuzione del Lupo in Europa secondo Salvatori e Linnell, 2005. 

 

Tuttavia, nonostante la persistente rarità della specie, ancora nel 2005 in Norvegia ed in Francia sono state autorizzate "cacce" al lupo con la pretesa di tutelare il bestiame domestico.     Recentemente (2007-2008) è stata la Spagna, precisamente la regione di Castilla y Leon, regione fondamentale per la sopravvivenza della specie in Europa occidentale.   Un piano di abbattimento è stato presentato per avere l’autorizzazione della Commissione europea, nonostante il Lupo sia protetto dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora.  Subito gli han fatto eco dall’Italia.  Oltre ai recenti vergognosi abbattimenti illeciti sull’Appennino parmense e ligure, dove il bracconiere è stato individuato grazie all’attività investigativa della Polizia provinciale genovese, nel Parco nazionale d’Abruzzo e presso il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili, vengono infatti lamentati "incalcolabili danni" causati dal Lupo e – si dice – ritornano le insistenti voci su improbabili "lanci" di Lupi non si sa dove e come.         Per fortuna, invece, ci sono anche interventi di sensibilizzazione verso le popolazioni interessate dal ritorno del lupo, come il Parco Regionale dei Boschi di Carrega sull’Appennino emiliano, grazie al dinamismo dello staff coordinato dalla direttrice del Parco Margherita Corradi (ad uno specifico progetto per la tutela del lupo ha fornito il suo sostegno anche il Gruppo d’Intervento Giuridico o.n.l.u.s.). Una bella esperienza per la salvaguardia del lupo italiano è, poi, quella del Parco faunistico del Monte Amiata, ad Arcidosso (GR), un grande e ben gestito wild park pubblico (realizzato sul modello di quello del Parco nazionale della Foresta Bavarese), dove vive un piccolo nucleo di lupi, che si è anche riprodotto.  Ed anche l’Area faunistica del Lupo del Parco nazionale della Maiella, finalizzata allo studio, alla protezione ed alla ricerca scientifica.

Come si può vedere, un altro animale con grandi capacità di adattamento ed un’infinita voglia di vivere ancora su questa Terra….

Stefano Deliperi 

 

Qui alcuni splendidi video sul Lupo girati nel Parco faunistico del Monte Amiata.

        

da La Repubblica, 28 agosto 2009

Torna il lupo in Piemonte l’uomo adesso ha paura. Branchi sempre più numerosi, c’è chi vorrebbe usare i fucili. E i pastori chiedono le ronde per mettere in salvo le pecore. Jenner Meletti

ORMEA (Cuneo).  Adesso anche qui, come nella favola di Cappuccetto rosso, qualcuno aspetta il Cacciatore. «I lupi non sono più una specie in via di estinzione, anzi. Solo l’anno scorso si sono mangiate 344 pecore. Quest’anno hanno anche ammazzato decine di vitelli. Al massimo sono una specie protetta, come i cervi, i caprioli, gli stambecchi. E se si spara ai cervi, perché non fare fuori anche qualche lupo?». Sembra già finita, la fortuna di questo Grande Predatore. Arrivato da lontano – dall’ Abruzzo, dai Pirenei e anche dalla Slovenia – è stato applaudito per qualche anno. «Se il lupo si è fermato da noi – ha detto anche ieri Patrizia Grosso, direttrice del parco della Valle Pesio – significa che il nostro territorio è pregevole». Mai pastori e i malgari riuniti dalla Coldiretti di Cuneo al rifugio Mongioi e aspettavano parole diverse. «Il malgaro che sta vicino a me – ha detto Tarcisio Vallauri, allevatore – ha perso 17 vitelli. Io ne ho persi 6 e uno di questi è stato venti giorni in agonia. I lupi debbono vivere, ma debbono vivere anche i vitelli, che sono quelli che danno da vivere a noi. Cosa pensate di mangiare, bistecche di lupo?». Sempre difficile, la convivenza fra l’ uomo e il lupo. «Ma un tempo – dice Alfredo Laugero Vinadio, 66 anni, 40 dei quali passati fra le pecore – le cose erano chiare. Il lupo era il nemico, e basta. Alla fine degli anni ‘ 50 i pastori salivano d’ inverno agli alpeggi, lasciavano una pecora morta ben farcita di stricnina e tornavano a valle. E così i lupi sono finalmente scomparsi. Questo animale è un nemico anche oggi, ma non si può abbattere. E’ una bestia che uccide non solo gli animali che riesce ad azzannare. Nel 2006 tredici delle mie capre, spaventate dal lupo, sono finite su rocce dalle quali non sono più riuscite a scendere e sono morte di fame. Quest’anno un vitellone, una mucca e il suo vitellino, rincorsi da queste bestie, sono caduti in un burrone». Bastano un centinaio di lupi – si calcola che sia questo il loro numero in Piemonte – per mettere in crisi l’ economia già fragile degli alpeggi. «Solo nel cuneese – dice Marcello Gatto, presidente della Coldiretti provinciale – abbiamo 250mila pecore e 300mila vacche. La presenza del lupo impedisce l’ alpeggio libero delle pecore e delle capre che in passato venivano lasciate da sole sulla montagna. Chi vuol continuare, deve costruire serragli e altre difese, o pagare dei sorveglianti. Ma poi si accorge che non riesce a rientrare dalle spese, ed è costretto a smettere». La Coldiretti cerca di mediare, fra chi esulta per il gran ritorno del lupo e chi vorrebbe usare pallottole o stricnina. «Noi chiediamo la par condicio. Questo predatore ha diritto di vivere ma lo stesso diritto spetta anche all’ allevatore. Se si lascia questa situazione, la disperazione di un malgaro che vede il gregge distrutto potrebbe portare a pesanti conseguenze. Può prendersela con i lupi anche se sono protetti, o più facilmente può decidere di abbandonare tutto. Sono stati spesi soldi – si calcola un milione di euro – per tutelare il lupo, si spenda almeno altrettanto per aiutare i pastori». E anche sull’ alpeggio spuntano le ronde. «I nostri amici ambientalisti vengano sui monti a fare vacanze utili. Formino un cordone sanitario a difesa delle malghe e dei pascoli d’ altura. Basta la presenza dell’ uomo a tenere lontano i lupi, che così potrebbero andare a cercare prede diverse dalle pecore e dai vitelli». Luca Orlando, veterinario della Regione per la gestione dei grandi carnivori, è l’ uomo che, a fronte di una richiesta di rimborso danni (100 euro per una pecora, 900 per un vitello), stabilisce se l’ animale sia stato ucciso o no da un lupo. «Basta osservare il collo. Il lupo azzanna proprio lì e la preda collassa. Poi uccide lacerando la trachea. Inizia poi a divorare, partendo dalla zona inguinale. Il lupo caccia in branco e prevalentemente attacca caprioli, cervi,e anche cinghiali da un quintale, che non sono protetti dall’ uomo. Fra gli animali non selvatici le pecore, così indifese, sono sempre state le sue preferite, ma quest’anno ci sono stati attacchi ai vitelli. Forse abbiamo capito perché: sono stati i primi a raggiungere gli alpeggi. Le mucche sono capaci di difendere i loro piccoli a colpi di zoccoli, ma non sempre i vitellini restano accanto alle loro madri». Malgari e allevatori chiedono interventi urgenti. «Mattina e sera, per badare alle mie vacche – dice Franco Michelis – devo fare 6 chilometri a piedi. Prima andavano e venivano da sole. La notte le proteggo in un recinto costruito con reti elettrosaldate. L’ altra sera ho visto il lupo a 100 metri dal recinto. Non è una bella vita». «Nel mio Comune – racconta Mario Zintilini, sindaco di Briga Alta – ci sono 52 abitanti e 4 lupi. A febbraio, urlando, ho salvato un cucciolo di capriolo, proprio dietro casa mia. I lupi arrivano fino in paese e c’ è chi, con un po’ di paura, si chiede: se non trovano pecore o cerbiatti, questi predatori, cosa mai mangeranno?».

           

Si ringrazia Augusto Atturo per la segnalazione.

da http://www.tutelafauna.it/

Trovato un giovane lupo in un laccio ai confine del Parco dei Monti Lucretili. L’esemplare è rimasto strangolato da una cordina d’acciaio. Si tratta dei cosiddetti "lacci", strumenti mortali per i selvatici ma a volte anche per i cani domestici e per quelli da Caccia (01/09/09)

Gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Rieti, in servizio presso il Comando Stazione di Scandriglia, nello svolgimento del servizio di controllo del territorio, sono stati avvertiti da un cittadino della presenza di una carcassa di un animale presumibilmente riferibile ad un lupo. La pattuglia, arrivata sul posto indicato, in località Fosso maestro, nel Comune di Scandriglia, non molto distante dal confine con il Parco Regionale naturale dei Monti Lucretili, ha trovato l’animale morto.    Il giovane esemplare di lupo (Canis lupus) giaceva a terra a pochi passi da un corso d’acqua con segni evidenti, sul collo, di una lacerazione provocata da una cordina in acciaio di quelle collocate dai bracconieri per catturare fauna selvatica di taglia media. La cordina cingeva ancora il collo del malcapitato lupo.   La forza della disperazione aveva fatto in modo che il lupo riuscisse a spezzarla, ma la lacerazione provocatagli dalla stessa corda gli è stata fatale. E’ morto così vicino all’acqua nel tentativo di spegnere la sete data dall’infezione che lo stava divorando.   Sul posto gli agenti della Forestale hanno fatto intervenire un veterinario dal Comune di Orvinio e i Guardia Parco. Il veterinario, nel constatare il decesso del giovane lupo (un maschio di circa un anno e mezzo), ne ha disposto il trasporto all’Istituto Zooprofilattico di Rieti per gli accertamenti di competenza. Si deve rilevare ancora una volta come questi micidiali "lacci" posizionati da gente senza scrupoli non facciano sconti, diventando trappole mortali per i selvatici ma a volte anche per i cani domestici e per quelli da caccia.   Il "laccio" uccide silenziosamente e il malcapitato muore lentamente e anche quando riesce a liberarsi, come ha fatto il giovane lupo in questione, non vuol dire aver poi salva la vita. L’impegno del Corpo forestale è sempre teso a prevenire e reprimere i reati di bracconaggio e spesso gli agenti forestali si trovano impegnati a bonificare intere zone da questi illeciti mezzi di caccia.

   

Rinvenute due carcasse di lupo nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Dai due animali sono stati prelevati campioni che verranno inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo per gli esami tossicologici, al fine di risalire alla causa della loro morte (20/07/09)

I forestali del Comando Stazione di Atina (Fr) si sono recati la scorsa settimana in località "Valle dell’Olmo" in Comune di S.Biagio Saracinisco, all’interno del Parco nazionale Abruzzo Lazio Molise, dove il giorno prima una pattuglia di guardaparco aveva rinvenuto una carcassa di lupo in avanzato stato di decomposizione.  Dall’esame dell’animale il veterinario ha constatato che si trattava di un esemplare di lupo di sesso maschile, in avanzato stato di decomposizione e morto da circa 12-15 giorni. I forestali dopo una minuziosa perlustrazione della zona circostante, a circa sei-settecento metri di distanza hanno trovato i resti di un’altra carcassa di lupo.  Dai due animali sono stati prelevati campioni che verranno inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo per gli esami tossicologici, al fine di risalire alla causa della loro morte.

 

Abbiamo ricevuto dalla Riserva naturale regionale di Monte Rufeno (Acquapendente, VT) e pubblichiamo volentieri, con molta tristezza.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Ciao a tutti!

Con grande tristezza e rammarico ieri mattina ci hanno contattato da un paesino (S.Casciano dei Bagni-SI) confinante con la nostra Area Protetta (Monte Rufeno) per l’identificazione di un canide morto nei pressi del paese…Giunti sul posto abbiamo constatato che l’animale in questione era un giovane maschio di *LUPO* di circa due anni, il quale è stato *UCCISO CON UN’ ARMA DA FUOCO* (per l’uccisione è stato utilizzato un fucile e una munizione spezzata – pallettoni) da *PERSONE PRIMITIVE GIUNTE FINO AL XXI SECOLO *così critico per l’ ambiente … e il bello è che per puro *SPREGIO* lo hanno portato proprio a ridosso del paese per mettere in evidenza la loro bravata … Per il resto comunque è stato avviato tutto l’iter inerente a questo tipo di *REATO.*

Vi prego di diffondere più possibile queste fotografie per sensibilizzare quanti ancora ritengono che il lupo sia un animale "nocivo"!

Noi guardiaparco di Monte Rufeno vi ringraziamo per il vostro aiuto (29 settembre 2009)

 

 

(foto da http://www.tutelafauna.it/, http://www.nationalpark-bayerischer-wald.de/englisch/ind,  elaborazione immagini GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. 9 Dicembre 2009 a 22:41 | #1

    L’invasione dei lupi (?)

    Il signor Magnanelli, consigliere provinciale del PD, con la sua arringa contro i lupi che pare infestino la provincia (articolo allegato apparso sul Il Resto Carlino edizione di Pesaro pochi giorni fa) ha scritto alcune gravi inesattezze ma il dibattito su questo tema non è mai inutile e siccome la convivenza con i predatori naturali, se non gestita, rappresenta davvero un problema, ben venga la discussione e il confronto, nella consapevolezza che in tanti luoghi d’Italia e del mondo questo eterno contrasto è stato risolto. Lasciamo perdere il discorso sulla presunta pericolosità dei lupi per gli uomini, perchè è vero invece il contrario e solo in Italia nell’ultimo secolo si può parlare di qualcosa come 10 mila (diecimila) lupi uccisi dagli uomini e 0 (zero) uomini uccisi dai lupi… Altra cosa è il danno agli allevamenti, su cui però serve fare profonde

    riflessioni, senza pregiudiziverso il lupo e tenendo sempre presente che lo sforzo gestionale va rivolto alla contemporanea tutela degli allevatori e dei lupi. E non è una chimera… Il lupo è il mammifero più studiato al mondo, la più forte icona oggi per l’immaginario mondo della natura selvaggia e per il turismo naturalistico nell’intero emisfero boreale, ma è anche l’animale più temuto, da molti odiato, vituperato dai modi di dire e dalle favole. Lo studio dei comportamenti sociali di questo formidabile predatore ha rappresentato lo spartiacque tra il retaggio culturale che lo assimilava al diabolico ed una nuova visione dell’ecologia. Da quando si é compresa la clamorosa

    somiglianza tra la vita sociale del lupo e quella di noi umani in molti hanno smesso di credere ai lupi mannari e a cappuccetto rosso.

    Con un nuovo approccio, meno suggestionato dagli anatemi religiosi e dalle credenze popolari, è iniziata faticosamente, circa 35 anni fa, una nuova

    epoca per il complesso rapporto uomo-lupo, cioé tra il più grande divoratore di risorse ambientali mai esistito in questo pianeta e l’animale selvatico

    che per lungo tempo in occidente ha rappresentato il suo unico competitore alimentare.

    Certo che due milioni di anni di paure ataviche non si cancellano con un paio di generazioni e per molte persone continuano ad esistere due lupi: quello reale e quello fantastico. Se si continua a parlare con leggerezza di branchi famelici e lupi liberati dagli ambientalisti non si va da nessuna

    parte: il lupo continua, com’è giusto, ad essere protetto dalla legge (chi lo uccide commette un reato penale) e il pastore giunge all’esasperazione

    perché il danno è senz’altro più grande di come viene quantificato. Il lupo torna ad occupare il suo ruolo essenziale nell’ecosistema quando ad esso

    viene lasciato territorio disponibile, prede selvatiche disponibili e scarso disturbo umano, purché tuttavia nel contempo le prede “domestiche” vengano limitate o del tutto rese impraticabili da una più corretta gestione delle stesse, mediante l’uso di cani addestrati e dotati di collare anti-lupo e i greggi chiusi in appositi stazzi la notte e nelle giornate in cui il clima può essere più favorevole ai predatori (nebbia, pioggia, vento). Tutto ciò oggi è semplice nelle aree protette, dove i cani pastore e gli stazzi vengono talvolta addirittura regalati ai pastori e dove, soprattutto, la disponibilità di prede naturali è alta. Quel che può fare il Presidente di questa Provincia, oltre a fornire il dovuto appoggio al pastore, é prima di tutto accettare di ridimensionare la caccia al daino e al capriolo,

    vietandola nelle aree di presenza del lupo, e negli stessi contesti aumentare la vigilanza sullo svolgimento della caccia al cinghiale. Per questo tipo di caccia, a quanto pare, l’uso obbligatorio del singolo cane limiere in aree SIC e ZPS non viene attuato, mentre sono assai frequenti le

    invasioni di battute al cinghiale in zone in cui la caccia è vietata, con il risultato pessimo di allontanare tanti animali, lupi compresi, che poi

    arrivano in aree urbanizzate.

    IL CONSIGLIO DIRETTIVO

  2. News C.F.S.
    24 Novembre 2009 a 23:14 | #2

    Newsletter Corpo Forestale dello Stato n.792, Anno V, del 19/11/2009

    BRACCONAGGIO: TERNI, TROVATO UN LUPO MORTO DALLA FORESTALE.

    A uccidere l’animale è stato un colpo da arma da fuoco. Sono in corso le indagini per rintracciare i responsabili

    Terni, 19 novembre 2009 — Durante un servizio di pattugliamento gli agenti del Comando Stazione Forestale di San Venanzo (TR) hanno rinvenuto in località Civitella dei Conti, nel Comune di San Venanzo (TR), un esemplare morto di lupo adulto maschio. Da una prima ispezione, l’animale presentava un colpo da arma da fuoco sulla spalla sinistra che, probabilmente, ne ha causato il decesso. La Forestale ha consegnato l’animale all’Istituto Zooprofilattico per le necessarie analisi da effettuare anche per scopi scientifici, mentre sono in corso accertamenti e indagini per rintracciare i responsabili.

  3. 26 Ottobre 2009 a 22:44 | #3

    da Il Giornale di Rieti, 24 ottobre 2009

    La Forestale salva un lupo intrappolato in un lacci.

    È accaduto a Monte San Giovanni. La trappola opera di bracconieri.

    È stato grazie alla segnalazione fatta dal primo cittadino del Comune di Monte San Giovanni in Sabina al numero verde del Corpo Forestale dello

    Stato (1515) che si è potuto salvare un magnifico esemplare di lupo rimasto intrappolato in un laccio in un area a poche centinaia di metri dall’abitato di Monte San Giovanni in Sabina. Sul posto prontamente allertato dalla Centrale Operativa del C.F.S. è giunto il personale del Nucleo Operativo Speciale di Protezione Civile in servizio presso il

    Comando Provinciale di Rieti. Giunti sul posto gli Agenti coordinato dall’Ispettore Capo Fabio Ciccomartino, hanno interessato il servizio

    veterinario al fine di poter agevolmente liberare il lupo (Canis lupo). Il selvatico risultava infatti bloccato da un micidiale “laccio”

    (trattasi di una cordina in acciaio) che lo cingeva all’altezza del bacino. Giunto sul posto il veterinario Dr. Crescenzi provvedeva a narcotizzare il lupo, che veniva trasportato presso il “Giardino

    Faunistico di Piano dell’Abatino” del Dr. Antonio De Marco per le cure del caso. Sul posto intanto gli Agenti del N.O.S. rivenivano altri sei

    lacci abilmente dissimulati tra la vegetazione. L’area veniva quindi bonificata e i micidiali “lacci” posti sotto sequestro. Per il momento verrà redatta una notizia di reato a carico di ignoti, ma gli Agenti della Forestale stanno raccogliendo notizie per poter risalire alla persona o alle persone che hanno posizionati i

    “lacci”, che ricordiamo sono considerato mezzi illegali per l’esercizio della caccia. Le condizioni del lupo non sono delle più rassicuranti, ma il prof. De Marco e il figlio Lorenzo (medico veterinario), non disperano di poterlo salvare. Infatti da un esame approfondito sembrerebbe che il lupo (un maschio di 4/5 anni) sia rimasto intrappolato da circa due giorni, presenta una vasta lacerazione con complicazioni alla vescica, il tutto aggravato dallo stress della cattura. Per fortuna non presenta fratture agli arti. Nei giorni prossimi sapremo se il povero lupo potrà riconquistare la libertà.

  4. gruppodinterventogiuridico
    30 Settembre 2009 a 0:02 | #4

    aggiornamenti nell’articolo: purtroppo un grave atto di bracconaggio.

  5. Stefano Deliperi
    9 Settembre 2009 a 22:39 | #5

    con tutto il rispetto per chiunque, il lupo fà il mestiere del lupo. Cerca di predare il cervo, il cinghiale, così come cerca di predare la pecora. Qual’è il problema, visto che in tutte le Regioni e le Province autonome sono previsti indennizzi per danni al bestiame domestico effettivamente causato dai predatori selvatici? E’ ovvio che gli allevatori debbano porre in essere gli accorgimenti opportuni (cani pastore, recinzioni elettrificate, ecc.) per i quali sono previsti vari finanziamenti pubblici. Come ha detto bene Juri, le 344 pecore predate nel Cuneese in un anno rappresentano lo 0,1% delle pecore allevate nella Provincia (250.000). E sono danni risarciti. Allora non si lancino allarmi ingiustificati sulla base di questi dati miserabili. Il resto, con tutto il rispetto, è gazzosa.

    P.S. altrimenti riprendo l’elicottero :-D

  6. 9 Settembre 2009 a 22:29 | #6

    ANCORA SUL LUPO NELLE ALPI.

    E la chiamano controinformazione!

    Il sito Internet “Econews” ha diffuso un comunicato dal titolo «Piemonte: il lupo, la pecora, il cane e l’uomo» con il quale si vuole cercare di far credere che i danni dei lupi (i famigerati “Lupi alpini”, della cui provenienza un giorno qualcuno seriamente interessato a ricavarne un corretto DNA ci dirà quale reale provenienza abbiano!) si possono contenere importando (questi sì dall’Appennino!) i cani da pastore abruzzesi, cani che secondo loro (ma anche secondo tanti altri, tutti abbeverati alle news del wwf di anni passati, quando facendone un mezzo per incamerare fondi, l’organizzazione vendeva i cuccioli di tale razza) terrebbero lontani i lupi. Una balla grossolana! Un a mezza verità per non avere il coraggio di riconoscere che, purtroppo, dove ci sono i lupi i danni al bestiame domestico sono inevitabili, e che l’unico modo per rimediarvi senza puntare allo sterminio del lupo è quello di pagare, e bene, i danni o di … allontanare gli allevatori ed i loro armenti dalle aree abitate dal lupo.

    Nessuno ha mai dimostrato che i cani da pastore abruzzesi contrastino i lupi. Quando i lupi decidono di aggredire un gregge non c’è cane che tenga! E solo se sono una banda, i cani riescono a contenere, e solo in parte, i lupi; altrimenti i bei cani bianchi se la filano con la coda tra le gambe anche loro! D’altronde, a documentarlo ci stanno non solo le esperienze e conoscenze dirette di chi in Abruzzo vive o è vissuto, ma anche, ad esempio, i danni enormi che ogni anno gli allevatori subiscono nella regione del Parco Nazionale d’Abruzzo e suoi circondari (è dei giorni scorsi un incontro tenutosi in Provincia di Frosinone tra Ente Parco ed allevatori per discutere di questo grave problema).

    Questa della pubblicità data alla capacità dei cani da pastore abruzzesi di tenere lontani i lupi e gli orsi è solo un tentativo per cercare di far credere che ci sarebbero altri mezzi per contenere i danni dei lupi, per non voler riconoscere il fatto che l’unico mezzo possibile per limitare i loro danni è invece quello di tenerne basso il numero o di allontanare gli allevatori dalle zone dei lupi (come fanno negli USA: è recente una decisione del genere presa nelle Aree Wilderness attorno al Parco dello Yellowstone, con equo indennizzo agli allevatori).

    Il sito “Econews” ha addirittura scritto che «i pastori piemontesi si disperano perché i lupi ogni tanto trovano comodo integrare la loro dieta alimentare (cinghiali, caprioli, ecc) con qualche (indifesa) pecora ben pasciuta». La verità è che i lupi trovavano comodo alimentarsi con tante ben pasciute ed indifese pecore (e vitelli e puledri) e solo ogni tanto trovano scomodo catturare cinghiali, caprioli e cervi.

    E la chiamavo controinformazione!

    Murialdo, 9 Settembre

    IL SEGRETARIO GENERALE F.to Franco Zunino

  7. 9 Settembre 2009 a 22:24 | #7

    Piemonte: il lupo, la pecora, il cane e l’uomo

    (Eco-new 28/8/09)

    La difesa delle greggi non é affatto difficile: bastano dei buoni cani ed un minimo di sorveglianza. Ma i Pastori Piemontesi (a differenza dei loro Colleghi Abbruzzesi) hanno del tutto dimenticato come si convive con il lupo ed ora (il simpatico animale é tornato anche in Piemonte) si disperano perché i lupi, ogni tanto, trovano comodo integrare la loro dieta alimentare (cinghiali, caprioli, ecc.) con qualche (indifesa) pecora ben pasciuta. Circa cinque sono i piccoli branchi di lupi che, allo stato, vivono sui monti del Piemonte (la Ricerca é della Regione), pattugliando giorno e notte il territorio, cui garantiscono equilibrio ecologico, biodiversità e turismo. Sono infaticabili camminatori.

    Un lupo, investito da un’auto in Toscana, é stato curato e liberato con un collare satellitare (M15), quindi seguito nel suo lungo girovagare: é partito, a maggio, dai monti dell’Appennino Toscoemiliano, ove ha scorrazzato sù e giù fino a luglio e agosto, quindi ha preso la via dell’Appennino Ligure, attraversandolo in settembre ed ha raggiunto le Alpi marittime. Quì ha ripreso le sue passeggiate circolari toccando ripetutamente i monti di Liguria, Piemonte e Francia. Dove purtroppo, a novembre, il poveraccio é morto.

    In sette mesi ha percorso circa 200 kilometri (in linea d’aria), sul terreno varie migliaia di kilometri, attraversando i territori di quattro Regioni e due Nazioni… !

  8. Stefano Deliperi
    9 Settembre 2009 a 21:48 | #8

    sì, o Regina Madry, nella mia vita m’hanno pure accusato d’allevare lupi, di addestrarli come commandos, di farli paracadutare da un elicottero per disseminarli sull’Appennino e Pre-Appennino laziale e toscano. Nessuno è riuscito a spiegare da dove cavolo tiravamo fuori i soldi, dove diavolo fosse ‘sto allevamento di lupi e, soprattutto, come eravamo riusciti a far imparare ai lupi come togliere il paracadute e nasconderlo. Mentre è facilissimo pilotare un elicottero e nasconderlo in tasca. E’ stato bellissimo avere a che fare con certi rappresentanti di associazioni venatorie e certi magistrati. Quando ci ripenso mi sento bene. Mi sento simile ad Einstein, che diceva che solo due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana (ma riguardo all’universo aveva dubbi).

  9. 9 Settembre 2009 a 14:50 | #9

    “terroristi ecologisti”…..che buttano i lupi dagli elicotteri?

    O_O

    e soprattutto, ha un senso voler sterminare una specie animale perchè, come vuole la natura, essa è più forte di un’altra? (nella fattispecie, il lupo sulla pecora)?

  10. pieffe
    9 Settembre 2009 a 14:26 | #10

    mi è piaciuto molto l’articolo anche se su un argomento non sardo.

  11. Vania
    9 Settembre 2009 a 13:11 | #11

    a me il lupo è simpaticissimo e Cappuccetto Rosso è una smorfiosa!!ciao ciao Vania

  12. Bio IX
    9 Settembre 2009 a 10:51 | #12

    La mamma degli imbecilli, purtroppo, è anche la più fertile …

  13. m.f.
    9 Settembre 2009 a 0:03 | #13

    bell’articolo: lo sottoscrivo punto per punto!

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