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Nubi di fluoro a Portoscuso.

  

 

A Portoscuso (CI), nonostante i buoni uffici di Putin, di Berlusconi e le visite di Claudia Lombardo, il disastro ambientale è sempre dietro l’angolo.   Questa volta per una persistente nube di fluoro scaturita, a quanto sembra, dagli impianti metallurgici (alluminio) della Alcoa Trasformazioni s.r.l. (gruppo multinazionale Alcoa).  Nulla di rilevante per la rete di monitoraggio della qualità dell’aria A.R.P.A.S.  (che non ha il fluoro fra le sostanze monitorate).  Anche qui, a quanto pare la fermata degli impianti – come avvenuto per quelli della lavorazione della bauxite dell’Eurallumina, proprietà del gruppo russo Rusal - ha causato un nuovo, ennesimo, inquinamento.  Allora zampilli di melma rossastra e pozze erano venuti fuori da un sottosuolo ormai evidentemente zuppo, quasi in diretta, ad Annozero.  Oggi la nube di fluoro.   E domani?   Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico anche questa volta hanno provveduto in data odierna (esposto del 9 settembre 2009) a segnalare la vicenda alla competente Procura della Repubblica ed ai Carabinieri del N.O.E., visto che non vi potrà essere vero risanamento ambientale e sociale senza reale giustizia

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

da La Nuova Sardegna, 9 settembre 2009

Spente 45 celle per bloccare la nube al fluoro. Anche i manager della multinazionale mobilitati all’Alcoa di Portovesme.  Allarme notturno nell’impianto La carenza di manutenzioni potrebbe avere favorito l’incidente Nessun intervento ufficiale da enti locali e agenzie dell’ambiente.  Erminio Ariu

PORTOVESME. L’aria è irrespirabile e tutto lo stabilimento di alluminio primario della multinazionale Alcoa è avvolto da una cappa di fluoro, come un enorme banco di nebbia. Appare grave la situazione nell’area di Portovesme e nei centri di Portoscuso e Paringianu che da alcune settimane stanno respirando aria impregnata da fluoro e altre non identificate sostanze inquinanti.
 Lunedì notte sull’asse mediano che collega l’area industriale con il territorio, sostavano una decina di persone preoccupate per quelle emissioni incontrollate in atmosfera, visibili anche da grande distanza e che si dirigevano verso l’abitato di Portoscuso. Il vento leggero di levante aveva fatto allentare la pressione sull’abitato di Paringianu e ha così costretto gli ignari portoscusesi a fare scorta di fluoro.  Dormivano tutti lunedì notte gli abitanti del paese, gli amministratori locali, i funzionari dell’Arpas e solo le forze dell’ordine ripetutamente inviate dal consigliere comunale Angelo Cremone sono intervenute a prendere atto della presenza del fenomeno. Quella nube enorme, alta decine di metri e larga quasi mezzo chilometro, nella parte visibile, proveniva dal reparto elettrolitico, da settimane fuori controllo nonostante gli estremi tentativi dei tecnici Alcoa di rimediare ad una situazione che, con il passare dei giorni, sta diventando sempre più insistente.  Il reparto elettrolitico è il cuore della fabbrica ma è fuori controllo. Per alleggerire il carico sono tate fermate ben 45 celle e si prevede che se non saranno trovati i debiti correttivi, ristabilendo i giusti parametri per far marciare regolarmente gli impianti, altre celle dovranno essere bloccate. E’ accaduto insomma quello che si temeva: la mancanza di manutenzioni, sostituzione anodi, prelievo tempestivo dell’alluminio dai forni e altri accorgimenti tecnici ha mandato in tilt il sistema ed ora il reparto è fuori controllo.  A dare man forte ai tecnici locali sono arrivati tre super esperti dal Brasile, dalla Spagna e dalla Danimarca con l’appoggio persino dell’amministratore delegato di Alcoa Europe, Giuseppe Toia, che in passato ha messo mano con competenza alla gestione del reparto elettrolitico. Via la cravatta e l’abito gessato per indossare la tuta da lavoro anche di domenica, anche per Toia, ma la situazione non è migliorata. I danni, esclusi quelli di natura ambientale e sanitaria, sono pesantissimi.  Il riavvio di una cella elettrolitica, secondo qualche esperto, impone una spesa di 300 mila euro e basterebbe fare una banale moltiplicazione per calcolare quando la multinazionale dovrà togliere dal forziere della società per rimediare al disastro. Si sta lavorando senza sosta, ma allo stato attuale tutti sembrano disarmati di fronte a un fenomeno che non si riesce a controllare.  Tutti tacciono: dal sindacato alle autorità locali. Nessuno si sbilancia di fronte a una nube così abbondante e che potrebbe determinare pesanti conseguenze per il futuro stesso della fabbrica.  L’arrivo del responsabile europeo del settore primario Marcos Ramos a Portovesme, solo alcuni giorni fa, ha avuto come conseguenza la garanzia che Alcoa è pronta a scucire soldi ma nessun fiume di danaro potrà fermare lo sconcio se non si troverà la soluzione tecnica appropriata. Anche ieri mattina, con l’aria statica per la mancanza di vento, lo stabilimento era sotto la nebbia al fluoro. Il consigliere comunale Angelo Cremone, ha inviato un esposto al prefetto chiedendo l’immediato intervento dell’Arpas e delle autorità sanitarie. «Da qualche settimana – precisa Cremone – ho depositato in municipio la richiesta di convocazione del consiglio comunale ma non ottenuto risposta. Sembra che la salute dei cittadini non susciti grande interesse, eppure tra i consiglieri comunali e tra gli amministratori ci sono medici, tecnici competenti ed esperti in sicurezza e farmacisti».  Il sindaco di Portoscuso, Adriano Puddu, ha sollecitato l’assessore comunale all’Ambiente a fare intervenire l’Arpas, l’agenzia regionale, per sottoporre a controllo le linee elettrolitiche.

  

 

(foto da www.lanuovasardegna.it, S.D., archivio GrIG)

  1. Marziano
    15 Settembre 2009 a 17:38 | #1

    Ma cosa stanno aspettando a chiudere? “Negli ambienti sindacali si cominciano a fare largo giudizi negativi sulla conduzione degli impianti da parte della multinazionale americana”, buongiorno signori sindacalisti!

  2. gruppodinterventogiuridico
    15 Settembre 2009 a 17:27 | #2

    da La Nuova Sardegna, 15 settembre 2009

    Alcoa, la fermata è nell’aria. Diffida della Provincia per le emissioni di fluoro. (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Diffida della Provincia all’Alcoa: la situazione dovrà essere ripristinata entro 24 ore, a partire da ieri mattina. L’ultimatum scade oggi. In caso contrario, ha intimato l’assessore della Difesa dell’Ambiente, Bruno Pissard, saranno prese decisioni inderogabili a tutela della salute della comunità locale. Lo stabilimento ha le ore contate. L’azienda, dopo ormai una settimana da quella nube al fluoro che ha investito l’area industriale e la vicina Portoscuso, ha convocato i sindacati per spiegare che la situazione è difficile. Anche l’Arpas, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, è al limite di prescrizioni severe. I suoi tecnici sono rimasti negli impianti di Portovesme, dove hanno sistemato centraline di controllo sulle emissioni in atmosfera e hanno preannunciato decisioni perentorie se i valori del fluoro resteranno oggi tali e quali nei giorni scorsi. Lo stabilimento che produce alluminio primario è anche visitato dai carabinieri del Noe di Cagliari ed è stato l’acquazzone mattiniero ad aggravare ulteriormente le condizioni ambientali del reparto elettrolitico. Sulle conclusioni del sopralluogo non ci sono indiscrezioni. I verbali di accertamento saranno notificati al sindaco di Portoscuso, Adriano Puddu, all’assessore regionale all’Ambiente, Giorgio Oppi, e all’omologo assessore provinciale Bruno Pissard, oltre che alla procura della Repubblica di Cagliari. Spetterà comunque a Pissard assumere eventuali decisioni drastiche nel caso che i limiti delle emissioni di fluoro nell’aria dovessero risultare fuori norma. «Siamo immersi nella poltiglia – sostengono i delegati sindacali della Rsu di fabbrica -. Lo scoperchiamento di altre celle sta immettendo in atmosfera altro fluoro, continuando così a rendere difficilissime le condizioni ambientali nel reparto ma anche all’esterno. Con la pioggia delle ultime ore il grigliato della sala elettrolisi è invaso da una fanghiglia insopportabile». La situazione produttiva è ridotta al minimo per evitare che il rispetto dei parametri stabili rischi di far morire altri forni. Negli ambienti sindacali si cominciano a fare largo giudizi negativi sulla conduzione degli impianti da parte della multinazionale americana. In pochi mesi i colossi mondiali dell’alluminio e dell’ossido di alluminio hanno mostrato le loro debolezze. L’Eurallumina da Glencore è passata a Rusal e subito dopo la fabbrica ha fermato gli impianti mandando a casa quasi ottocento operai. Ora il virus ha attaccato anche Alcoa e si teme che il decorso della malattia possa avere conseguenze pesantissime per l’occupazione e per l’economia del territorio.

  3. gruppodinterventogiuridico
    13 Settembre 2009 a 22:12 | #3

    da L’Unione Sarda, 13 settembre 2009

    Portovesme. Situazione gravissima in fabbrica, i sindacati preoccupati per i posti di lavoro. Arpas, ultimatum all’Alcoa. La Sala Elettrolisi adesso rischia la chiusura. (Antonella Pani)

    Continua l’allarme-inquinamento nello stabilimento di Portovesme. L’Arpas e il Noe dopo un’ispezione hanno chiesto all’Alcoa di intervenire urgentemente per fermare le emissioni di fluoro. Ieri sono state bloccate altre due celle elettrolitiche. Ultimatum all’Alcoa: le emissioni di fluoro dovranno cessare entro pochi giorni. C’è il rischio reale che la Sala Elettrolisi possa essere fermata per inquinamento. L’ispezione di Arpas, Noe e Provincia effettuata venerdì si è conclusa con un verdetto preoccupante per la fabbrica di alluminio.

    SITUAZIONE GRAVISSIMA. Gli ispettori hanno rilevato una situazione gravissima in Sala Elettrolisi e hanno dato all’Alcoa pochi giorni di tempo per superare il problema. Ieri mattina l’azienda ha convocato d’urgenza la Rsu di fabbrica per comunicare ai delegati quanto sia delicata la situazione: tutti gli accorgimenti tecnici che potevano ripristinare la funzionalità delle celle elettrolitiche sono già stati presi, sono state potenziate le squadre, incrementati gli straordinari. Ma è una strategia che dovrebbe dare i suoi frutti nel giro di qualche settimana (c’è chi dice un mese e mezzo), mentre l’emergenza ambientale non può più attendere: le autorità hanno concesso solo pochi giorni di tempo. Poi ogni scenario sarà plausibile, se l’inquinamento non verrà bloccato alla fonte. Inclusa la fermata della Sala Elettrolisi, che ovviamente avrebbe effetti devastanti per l’intera produzione. «La situazione è drammatica – dicono Stefano Lai, Sergio Pisu, Massimo Cara, Massimiliano Basciu, Roberto Ballocco e Andrea Cuccu della Rsu di fabbrica – anche le autorità hanno verificato quanto sia allarmante l’aspetto ambientale in questo momento». E infatti Noe e Arpas hanno dato poco tempo alla multinazionale americana per eliminare le emissioni di fluoro ed altre sostanze, dovute al cattivo funzionamento delle celle elettrolitiche. A proposito, ieri ne sono state bloccate altre due, così le celle ferme sono ora 52 su 326.

    LAVORO A RISCHIO. «È uno dei momenti più difficili nella storia dello stabilimento – dicono Pierpaolo Gai e Bruno Usai, della Rsu – ma non permetteremo che si mettano a rischio i posti di lavoro». L’emergenza in corso all’Alcoa ha provocato anche una rottura sindacale all’interno della Rsu di fabbrica. Infatti mentre i delegati della Fiom Cgil hanno chiesto ufficialmente all’azienda che venga riconosciuta un’indennità di disagio ai lavoratori, che stanno mettendo il massimo impegno per risolvere la crisi operando in condizioni ambientali particolarmente difficili, i delegati di Cub, Cisl e Uil si sono dissociati dalla richiesta, comunicando all’azienda di volere incontri separati dalla Cgil per la riunione del prossimo martedì. Cub, Cisl e Uil hanno rigettato l’idea dell’indennità disagio ai lavoratori, specificando che in questo momento ogni euro disponibile deve essere speso per risolvere l’emergenza ambientale. Intanto, in seguito all’ispezione dell’Arpas in fabbrica, fioccano polemiche da Portoscuso.

    LA PROTESTA. «Il nostro Comune, che attraverso la popolazione pagherà le conseguenze più salate di queste continue emissioni di fluoro – dice Angelo Cremone, consigliere comunale di opposizione – non ha nemmeno ricevuto il verbale dell’Arpas. Non sappiamo quali prescrizioni sono state fatte all’Alcoa, quanto è grave il danno ambientale. Nessuna informazione certa, mentre sarebbe doverosa la massima trasparenza, visto che i cittadini, loro malgrado, da settimane respirano quelle sostanze dannosissime».

  4. Giuseppe Floris
    11 Settembre 2009 a 19:47 | #4

    Riporto fedelmente dall’articolo:

    “Evitare l’ecatombe delle celle elettrolitiche”

    “La moria sembra inarrestabile”

    “Salvare l’ALCOA”

    “Al capezzale della sala elettrolisi”

    “Un malato grave qual’è l’impianto elettrolisi”

    “Lavorando senza sosta per evitare la chiusura totale della Fabbrica”.

    La Provincia, finalmente:

    “Prima di tutto abbiamo il dovere di tutelare la salute delle persone e il rispetto dell’ambiente”.

    L’impressione che se ne ricava non mi sembra comunque molto rassicurante. Tutti sembrano maggiormente preoccupati di dover celebrare il funerale della Fabbrica.

    E’ giustamente e seriamente preoccupato Cremone della salute della popolazione.

  5. gruppodinterventogiuridico
    11 Settembre 2009 a 17:28 | #5

    da La Nuova Sardegna, 11 settembre 2009

    ALCOA. Ancora allarme rosso.

    PORTOVESME. Quattro super esperti mondiali arrivati da Spagna, Brasile, Danimarca sono al lavoro nello stabilimento Alcoa per evitare l’ecatombe delle celle elettrolitiche che nei giorni scorsi ha generato un’immensa nube al fluoro che ha investito l’area industriale e minacciato il vicino centro abitato di Portoscuso con la frazione di Paringianu. Si cerca di evitare il peggio. La morìa sembra inarrestabile: anche ieri sono state fermate altre tre celle e il numero dei forni bloccati ha raggiunto quota 48. Gli interventi continuano con risultati mediocri nonostante gli impegni: la stima potrà essere fatta solo a fine mese quando si comincerà a riparare i guasti. Intanto anche gli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico hanno inviato un esposto alla procura della Repubblica: «A Portovesme il disastro è sempre in agguato». Nessuna notizia sui dati dell’Arpas. Stamane sopralluogo tecnico della Provincia.

    ESPOSTO AMBIENTALISTA. «Disastro dietro l’angolo».

    PORTOVESME. Non mancano le reazioni degli ambientalisti. Il Gruppo d’Intervento giuridico e Amici della terra hanno inviato un esposto alla Procura per mettere il magistrato a conoscenza dell’accaduto. «Oggi la nube di fluoro. E domani?», s’interroga provocatoriamente Stefano Deliperi, pronto a ribadire che «a Portoscuso il disastro ambientale è sempre dietro l’angolo». Scenario che incombe «nonostante i buoni uffici di Putin e Claudia Lombardo», sferza richiamando gli impegni dei mesi scorsi per salvare, allora, un’Eurallumina poi arrivata al decesso.

    Pool di super esperti lotta contro le celle per salvare l’Alcoa. Bloccati altri tre forni Modificata l’organizzazione interna del lavoro per correre ai ripari.

    PORTOVESME. Menti e braccia all’opera nello stabilimento Alcoa per evitare l’ecatombe delle celle elettrolitiche. Da ieri nello stabilimento di alluminio primario è stata notata la presenza di uno dei massimi esperti mondiali nella conduzione dei processi elettrolitici per l’alluminio, Robert Bowel, che si è messo a lavorare in concerto con gli altri tre tecnici arrivati da Brasile, Spagna e Danimarca per tentare di avere ragione di un malato grave quale è l?impianto elettrolisi. Al capezzale della sala elettrolisi. Ci sono quattro super esperti che stanno tentando tutte le alchimie chimico-fisiche per evitare il peggio. La morìa sembra inarrestabile: anche ieri sono state fermate altre tre celle e il numero dei forni bloccati ha raggiunto quota 48. Gli interventi continuano con risultati mediocri nonostante gli impegni: la stima potrà essere fatta solo a fine mese quando si comincerà a riparare i guasti. Il reparto elettrolitico è diventato un inferno: polvere e fluoro hanno invaso l’ambiente e gli operai sono dotati di speciali attrezzature a tutela della loro salute. Bowel, intanto, ha modificato radicalmente l?organizzazione del lavoro ridistribuendo le mansioni a seconda delle provate attitudini dei tecnici. Una vera rivoluzione che dovrebbe mettere in campo qualche rapido rimedio a un’emergenza che non sarà facile tenere sotto controllo. «L’ambiente di lavoro – ammettono Sergio Pisu, Stefano Lai e Massimo Cara della Rsu – è invivibile ma si può operare perché sono state fornite le apparecchiature di pertinenza. Le conseguenze sono pesanti e si sta lavorando senza sosta per evitare la chiusura totale della fabbrica. Notiamo però che l’azienda ha dato mandato per la ricostruzione di alcune celle e questo significa che si sta cercando di ovviare a una situazione difficile ma non definitivamente compromessa». Non tutti i timori sono fugati. «I danni sono ingenti – dicono i sindacalisti – e si stanno ripercuotendo anche in altri reparti come in fonderia dove non si lavora per mancanza di metallo». Insomma, l’effetto domino sta mettendo in difficoltà tutto lo stabilimento. «Questo incidente – insistono i delegati sindacali – è arrivato proprio nel momento incoraggiante per una possibile ripresa produttiva perché i magazzini all’aperto cominciano a vedere diminuire le scorte. Il prezzo dell’alluminio sta salendo nel mercato di Londra e si cominciava ad assistere ad una possibile ripresa importante». Intanto si aggravano i problemi ambientali. Il consigliere comunale Angelo Cremone ha inviato un esposto al prefetto di Cagliari, al sindaco di Portoscuso e ai carabinieri del Noe. «L’enorme quantità di fluoro che continuamente fuoriesce dallo stabilimento Alcoa perché in fumi non passano nei filtri, preoccupano la popolazione Il fluoro è un elemento chimico fortemente tossico subdolo e pertanto si chiede che vengano effettuate analisi ed accertamenti sulla presenza di fluoro sulle strade, nelle case e nell’uva: Non vorremmo che a dicembre si dicesse che il fluoro e presente naturalmente nei terreni come elemento di fondo».Scende nuovamente in campo la Provincia: «Siamo fortemente preoccupati – ha annunciato l’assessore provinciale all’Ambiente Bruno Pissard – per quanto sta accadendo. Riceviamo notizie poco rassicuranti e senza attendere il responso degli accertamenti effettuati dall’Arpas, questa mattina, effettueremo un sopralluogo per accertare le cause che hanno determinato un disastro di questa portata. Si sta verificando un effetto domino e prima di tutto abbiamo il dovere di tutelare la salute delle persone e il rispetto dell’ambiente».

  6. 11 Settembre 2009 a 11:12 | #6

    @ Giuseppe

    Principi sacrosanti che, in uno stato di diritto, non avrebbero bisogno di essere richiamati, ormai a vuoto, quotidianamente: basti pensare a come è andata a finire la vicenda di Porto Tolle(http://www.stefanomontanari.net/

    index.php?option=com_content&task

    =view&id=1673&Itemid=1).

  7. Giuseppe Floris
    10 Settembre 2009 a 19:20 | #7

    Le sacrosante parole di Angelo Cremone sono (e lo sono sempre state)la quasi e assurdamente isolata espressione di una consapevolezza e di una coscienza del valore della vita che nel Sulcis si stenta a percepire quando si tratta di fabbriche.

    Tutti si preoccupano del futuro dell’industria. La salute psico-fisica della popolazione, che è fisiologicamente legata all’integrità dell’ambiente in cui si vive, passa regolarmente in secondo piano. Portoscuso e Paringianu hanno pagato un prezzo già troppo alto e la natura violentata il conto qui lo presenta tutti i giorni. “Solidarietà” con i suoi abitanti appare ormai una parola priva di senso. Deve essere fatta giustizia. E non sarà mai abbastanza…

  8. gruppodinterventogiuridico
    10 Settembre 2009 a 17:39 | #8

    da La Nuova Sardegna, 10 settembre 2009

    Non cessa l’allarme per la nube di fluoro liberata dallo stabilimento Alcoa di Portovesme.

    Morìa di celle elettrolitiche. Muro del silenzio in attesa del verdetto dell’Arpas. I sindacati: una denuncia rimasta inascoltata Preoccupazione a Portoscuso. (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Sembra inarrestabile la fuoriuscita di fluoro dai bocchettoni della celle elettrolitiche in avaria nello stabilimento di alluminio primario di Portovesme. Nessuna notizia dal sopralluogo dei tecnici Arpas e quelli della Provincia. I sindacati: situazione molto grave. Gli accorgimenti tecnici apportati dai massimi esperti, a livello mondiale, per fermare la morìa di celle elettrolitiche, sembrano fornire risultati mediocri ed ora il numero delle celle danneggiate ha raggiunto quota 48. Tecnici, operai ed esperti stanno lavorando senza sosta per affermare un miracolo, ma si teme che le celle malate e quindi destinate alla fermata totale saranno nei prossimi giorni circa 80 su un totale di 350. Un danno gravissimo quindi per l’azienda che non sta risparmiando nulla pur di recuperare una situazione che appare sempre più difficile da governare. L’azienda si è trincerata nel silenzio. Ottenere dichiarazioni da Alcoa è diventata un’impresa impossibile. Tutti si dichiarano non abilitati a parlare e l’unica fonte informativa, sulle cause che hanno prodotto questo disastro, è ancora quella sindacale che riporta e rinfresca peraltro le accuse che il sindacato di fabbrica aveva mosso, a suo tempo, all’azienda. «Sono questi il risultati di una politica scellerata di risparmio che Alcoa aveva attuato appena avvertiti i primi venti di crisi – sostengono Pier Paolo Gai e Bruno Usai della Rsu -. Non si facevano le manutenzioni, non si disponeva di raspe per i vani delle celle e non si effettuavano gli interventi al carro ponte. Hanno risparmiato per poi avere situazioni di questa portata. Ora la situazione è estremamente difficile e c’è il rischio che le conseguenze, speriamo di no, possano essere devastanti». Una cella per produrre al massimo deve essere in perfetta efficienza e come ogni altra macchina va seguita puntualmente effettuando controlli: i tagliandi vanno effettuati regolarmente. Invece gli interventi delle imprese d’appalto sono venuti a mancare ed ecco i risultati. Dai bocchettoni continua a uscire fluoro in abbondanza e le quantità sono legate allo sbottigliamento del numero di celle che i tecnici effettuano. Costringere quel fumo a passare nel filtri significa aumentare la temperatura nelle celle e provocare ulteriori disastri. «Oltre all’assenza di manutenzioni – aggiunge ancora Angelo Diciotti della Rsu – c’è da mettere in risalto anche la politica adottata dall’azienda che ha disattesi i nostri avvertimenti. Il 3 agosto hanno capito a quale stadio si era arrivati ed hanno assunto 38 interinali e altri 9 giovani. Troppo tardi. Ormai il livello di gravità aveva raggiunto il massimo. Per condurre una cella credo che ci vogliano esperienza e manutenzioni. Avevamo chiesto interventi urgenti e non siamo stati ascoltati ora il costo della sordità di Alcoa ha un valore pesantissimo». In pratica con l’arrivo di tre esperti la fabbrica è commissariata. Al Comune di Portoscuso nessuna dichiarazione da parte del sindaco. L’unico a farsi notare è l’assessore all’Ambiente Davide Fois, che si è dichiarato preoccupato per il futuro della fabbrica. «Se dovesse chiudere anche Alcoa – precisa Fois – del polo industriale non rimane proprio nulla». Anche dalla Provincia Carbonia-Iglesias nessuna dichiarazione tranne l’annuncio dell’assessore all’Ambiente Bruno Pissard: «Attendiamo gli esiti del sopralluogo congiunto effettuato dall’Arpas e dai nostri tecnici. Non esprimo giudizi in attesa delle conclusioni del sopralluogo». Intanto Angelo Cremone si preoccupa della salute degli abitanti di Portoscuso e di Paringianu: «Sono estremamente preoccupate per le dichiarazioni rilasciate dall’assessore Fois a Rai3 – lamenta Cremone -. E’ preoccupato della sorte della fabbrica e dei pericoli della salute dei suoi concittadini. Gli ricordo – aggiunge polemico – che è l’assessore all’Ambiente e non all’Industria».

  9. Bio IX
    10 Settembre 2009 a 13:27 | #9

    Posto che le leggi dell’uomo non possono modificare e/o abrogare le leggi di natura (“nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, c.d. legge di Lavoisier), e che l’aria e l’acqua non restano confinate in un determinato ambito territoriale, è del tutto evidente che il problema non sia solo di Portoscuso e dei suoi abitanti: vi ricordate la notizia delle orate al cadmio di qualche mese fa? Magari non provenivano dal Sulcis – Iglesiente, ma da qualche parte avranno ingurgitato quel metallo pesante e chissà quante persone ignare, magari celebrando il sapore genuino di quei pesci, avrà fatto il pieno di cadmio.

    Eventi come questo sono solo la punta di un iceberg: il bello (si fa per dire) si vedrà quando la natura violentata presenterà il conto (che alcuni stanno già pagando).

    Allora sì che sarà interessante tirare le somme tra vantaggi e svantaggi: di sicuro, secondo l’italica usanza, non sarà colpa di nessuno …

  10. Giuseppe Floris
    10 Settembre 2009 a 11:37 | #10

    La vera tragedia è che neppure a troppi Portoscusesi ormai interessa più nulla della propria salute. La svendita della propria vita e del proprio territorio per un posto di lavoro chinando la testa e, nel contempo, talvolta, umiliando chi cerca di fargliela rialzare, sono argomenti che alla lunga fungono da monito anche per chi la voce vorrebbe farla sentire e che vanificano regolarmente ogni sforzo, comunque, di quelle poche, pochissime coscienze che non si stancano mai di urlare.

    Giuseppe

  11. Bio IX
    10 Settembre 2009 a 11:18 | #11

    Nulla di rilevante per la rete di monitoraggio della qualità dell’aria A.R.P.A.S. …

    Ci mancherebbe altro: basti pensare che, quanto al particolato, sono state monitorate (si fa per dire, visto che mancano, tra l’altro, riscontri puntuali sulle fonti di emissione) soltanto le PM 10, tralasciando le PM 2,5, 1,0, 0,1 etc.

    Insomma, è come se si cercasse di pescare sardine con la tonnara.

  12. Claudia Basciu
    10 Settembre 2009 a 10:53 | #12

    Giuseppe, quante sono le persone nel Sulcis (ma il discorso potrebbe valere anche in altre zone industriali) che pur non traendo alcun vantaggio dalle industrie, fanno sentire la loro voce?

  13. m.franca
    10 Settembre 2009 a 10:09 | #13

    caro Giuseppe della salute dei portoscusesi non interessa niente a nessuno.

  14. Giuseppe Floris
    9 Settembre 2009 a 18:24 | #14

    Ma si può continuare ad attentare impunemente alla vita della gente in questo modo?

    E’ possibile che un posto di lavoro valga più della vita stessa? Quante sono le persone nel Sulcis che non traggono nessun beneficio da quelle industrie ma ne pagano tutti i costi, anche con la vita, non godendo di nessun famigerato ammortizzatore sociale, di nessuna tutela?

    Giuseppe Floris

    Naturalista sulcitano

    Giba (CI)

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