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Gli industriali del vento alla conquista del mare.

 

La Is Arenas Renewables Energies s.r.l. (sede: Bosa, via Azuni n. 23) ha presentato un’istanza per la concessione demaniale sessantennale per la realizzazione di una centrale eolica off shore composta da 80 torri eoliche alte 130 mt. (100 sopra il pelo dell’acqua), 320 MW di potenza massima. Il sito prescelto è di ben 21.698.062,00 mq. nel mare territoriale (da 2 a 8 km. dalla costa) del Sinis e 450 mq. sul demanio marittimo. Davanti al litorale di Is Arenas, Su Pallosu, S’Archittu.   Tutta la zona subirebbe pesanti vincoli alla navigazione da diporto ed alla pesca, nonché un forte impatto sul paesaggio, mentre tutti da dimostrare sarebbero i vantaggi. Finora in Italia è stata autorizzata soltanto una centrale eolica off shore, davanti alla costa di Termoli (CB), molto contestata.   Non è stato svolto il procedimento di valutazione di impatto ambientale, necessario e vincolante per legge.  Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – che hanno ricevuto in queste ore numerose segnalazioni preoccupatissime da parte di residenti e turisti – inoltreranno nei prossimi giorni uno specifico atto di opposizione al rilascio della concessione demaniale marittima. Infatti, questo progetto appare fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, il fabbisogno energetico sardo non ne sente alcun bisogno e sembra dettato più da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra ribadiscono la loro opposizione all’eolico selvaggio, che non tiene conto delle caratteristiche peculiari del territorio interessato né delle effettive necessità energetiche, ma viene determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

da La Nuova Sardegna, 16 settembre 2009

Una selva di pale eoliche sorgerà nel mare al largo di Is Arenas. Il progetto dell’impianto off shore è previsto tra Su Pallosu e S’Archittu.  Roberto Petretto

 NARBOLIA. L’ostacolo principale sembrano ambientalisti e nimby. Questi ultimi, secondo l’acronimo di «not in my back yard» (non nel mio cortile), sono quelli che riconoscono la bontà di un progetto che comporta sacrifici, ma chiedono quei sacrifici a qualcun’altro. Ma il progetto avrà avversari molto più numerosi.    Niente più sole che si tuffa in un mare pulito e libero, osservato dalle coste di Su Pallosu, Sa Rocca Tunda e Is Arenas, ma un sole ingabbiato dietro pali alti 100 metri. I pali che dovrebbero sorreggere le eliche di un impianto eolico da 320 megawatt. La Is Arenas srl Renewables Energies ha presentato alla capitaneria di porto di Oristano una richiesta una richiesta per la concessione demaniale di un tratto di mare posto tra Su Pallosu e S’Archittu per la realizzazione di un impianto per la produzione di energia eolica. Una concessione per un periodo di 60 anni su uno specchio d’acqua di quasi 2mila 200 ettari e su un’area demaniale di 450 metri quadri. I pali dovrebbero affondare sotto il livello del mare per trenta metri, a una distanza minima dalla costa di meno di due chilometri e una distanza massima di otto. L’energia verrebbe trasportata a terra attraverso dei cavi sottomarini. Di fronte alla costa ci sarebbe una selva di torri che si potrebbe osservare a occhio nudo da terra. Tempo di realizzazione: 18 mesi. Dopo 25 anni le turbine andrebbero sostituite. La soluzione di un impianto off shore, secondo i tecnici, risponde positivamente almeno un paio di esigenze: meno problemi burocratici, innanzitutto, e maggiore efficenza dell’impianto. Sui problemi burocratici il quadro è piuttosto chiaro: la concessione demaniale dovrebbe comportare un percorso meno tortuoso e accidentato di quella che sarebbe necessaria installando un impianto su terreni comunali e privati. Sul piano dell’efficienza, invece, gli impianti sul mare garantiscono vantaggi notevoli rispetti a quelli su terra perché l’acqua agisce come una sorta di lubrificante anche per il vento. Rimane comunque il problema della collocazione: un progetto che prevede otto file di pali alti cento metri (la più lunga con 18 pali, la più corta con due) in uno degli angoli più suggestivi e sinora incontaminati della Sardegna scatenerà reazioni contrarie potentissime. Che già si stanno manifestando. L’istanza della società Is Arenas è stata pubblicata sulla Nuova, su alcuni quotidiani nazionali, sul Buras della Sardegna e sulla Gazzetta ufficiale europea. La voce si è diffusa e contemporaneamente sta cominciando a prendere corpo un movimento di opinione che si prefigge l’obiettivo di bloccare il progetto. Da S’Archittu a Su Pallosu c’è già chi sta raccogliendo firme per una petizione popolare. La gente scrive ai giornali: «Con angoscia comprendo che stanno tentando di rovinare anche il poco che rimane. Cosa possiamo fare per evitare questo disastro ambientale, non che economico, che si riverserebbe sulle nostre comunità?» scrive da Santa Caterina di Pittinuri Caterina Casule. E gli stessi quesiti rimbalzano sulla rete. Su Facebook un gruppo creato l’altra sera dall’oristanese Raffaele Erbì in poche ora ha raggiunto le 350 adesioni. E il numero di chi sposa la battaglia di «No al campo eolico nel mare di Is Arenas» cresce a ritmi esponenziali. Ma siamo solo all’inizio.

       

LA SITUAZIONE.  Nel Mediterraneo un solo impianto. Grazia Sini

SASSARI. Grossi mulini a vento in mezzo al mare, con pale grandissime capaci di produrre energia pulita per migliaia di famiglie. Sono le centrali eoliche offshore, impianti installati a qualche miglio dalla costa per sfruttare al meglio la potenza del vento. Si iniziò a parlare di eolico offshore in Europa venti anni fa e nel 1991 in Danimarca fu costruita la prima centrale. La conferenza "European Offshore Wind 2009" di questi giorni a Stoccolma fa il punto sullo sviluppo di questa fonte di energia pulita in Europa e nel mondo. Oggi ci sono centrali eoliche a largo della Gran Bretagna, del Belgio, della Finlandia, della Germania, dell’Irlanda e dell’Olanda. Gli impianti in mare permettono di sfruttare un’intensità maggiore del vento con pale più grandi, riducendo al minimo i problemi legati alla turbolenza e l’impatto ambientale. La più importante centrale è a 23 chilometri dalle coste olandesi: 60 turbine forniscono energia sufficiente per 125 mila famiglie, con un risparmio di 225 mila tonnellate di anidride carbonica l’anno. Nel Mediterraneo l’unico impianto che sfrutta la potenza di Eolo è un generatore all’altezza di Tricase, in Puglia, a 113 metri di profondità e a 20 chilometri dalla costa. Numeri importanti: il fondale molto profondo del Mediterraneofinora ha reso difficile l’installazione delle turbine. I giganti in metallo in mezzo al mare, inoltre, fanno paura a paesi che in buona parte basano la propria economia sul turismo. Lo sviluppo di impianti fluttuanti, come quello di Tricase, permetterebbe di ovviare a questi problemi: a differenza delle postazioni nordiche, infatti, il prototipo, il primo al mondo, non è ancorato al fondale. La Spagna ha comunque avviato studi nelle proprie acque territoriali per costruire centrali eoliche offshore.L’Italia deve battere la stessa strada. Secondo direttive europee, infatti, entro il 2020 il 17 per cento dell’energia italiana dovrà derivare da fonti rinnovabili. Il nostro governo si è impegnato perché entro lo stesso anno gli impianti marini forniscano 2mila megawatt. Circa 12 mila chilometri quadrati di mare italiano potrebbero essere sfruttati per l’eolico. La zona più appetibile è la Puglia, al quarto posto c’è la Sardegna.

 

Interrogazione in Parlamento. Pes e Calvisi (Pd): «Bloccare la minaccia».
ORISTANO. Un’interrogazione al ministero per lo Sviluppo economico, a quello per l’Ambiente e a quello per le Infrastrutture: Caterina Pes, parlamentare oristanese del Pd, e il suo collega di partito Giulio Calvisi, si sono mossi per tentare di bloccare il progetto per la realizzazione di un impianto eolico di fronte alla spiaggia di Is Arenas. La Pes e Calvisi ricordano che la zona «è un’area di forte interesse ambientale, paesistico e turistico», che in questi pressi si trova «uno dei 24 monumenti naturali della Sardegna, l’arco di S’Archittu», oltre al sito di interesse comunitario di Is Arenas. «L’autorizzazione all’installazione di impianti eolici off shore – scrivono i due parlamentari – è regolata dalla Finanziaria 2008 e la valutazione ambientale spetta allo Stato e non alla Regione». Dalla realizzazione del progetto deriverebbero «una serie di problematiche ambientali e paesaggistiche». Pes e Calvisi chiedono ai ministeri «di adoperarsi per la tutela dei beni minacciati».

 

       

(elaborazioni immagini GrIG, foto S.D., archivio GrIG)

 

  1. 28 Settembre 2009 a 11:16 | #1

    Con la solita puntualità che contraddistingue gli interventi di Greenpeace quando c’è da dare una mano agli industriali del vento, ecco l’intervento di Francesco Tedesco, responsabile “campagna energia e clima” di Greenpeace. Il quale spiega alla Nuova Sardegna che se non si intaccano le praterie di posidonia, il progetto va visto con favore.

    Val la pena ricordare, per meglio inquadrare quest’ultimo intervento di Tedesco, alcune cose:

    -Greenpeace Italia ha stipulato un accordo di collaborazione con gli industriali del vento (ANEV) con lo scopo di sponsorizzare l’installazione delle centrali eoliche

    -per Greenpeace Italia la questione paesaggistica legata all’installazione delle centrali eoliche in Sardegna “è una bufala” e pertanto sarebbe auspicabile installare in Sardegna 2000 pale eoliche occupando 74mila ettari di territorio(l’equivalente di 165mila campi di calcio)

    - Greenpeace Italia ha scritto al Ministero dell’Ambiente per protestare contro il Decreto Legge 16 agosto 2006, n.251 in materia di conservazione della fauna selvatica che vieta la realizzazione di impianti nelle ZPS (zone a protezione speciale) e il Decreto Legislativo approvato il 12 Settembre 2007 che istituisce la Valutazione di Impatto ambientale nazionale per gli impianti eolici di potenza superiore ai 20MW. Probabilmente è la prima volta che un’associazione ambientalista protesta per l’adozione di norme di tutela di zone di pregio ambientale.

    - Greenpeace Italia, insieme agli industriali che cercano profitti con le centrali eoliche (ANEV), ha fatto svolgere un sondaggio sul gradimento dell’eolico tra gli italiani.

    Ha poi pubblicizzato con molta enfasi i risultati, riportandoli in modo clamorosamente distorto, parlando di esito avverso alle politiche della precedente giunta Soru mentre i numeri dicevano esattamente l’opposto.

  2. gruppodinterventogiuridico
    23 Settembre 2009 a 18:17 | #2

    da La Nuova Sardegna, 23 settembre 2009

    Dalla Provincia di Oristano un secco no alle pale off shore.

    ORISTANO. La Provincia dice no al progetto della società Is Arenas Renewables En Srl per la realizzazione di un Parco eolico nel tratto di mare che va da Is Arenas a Su pallosu. È il presidente Pasquale Onida a chiarire la posizione dell’amministrazione provinciale. Tanto che nella conferenza stampa di ieri Onida ha ribadito il parere negativo, confermando che l?impianto eolico nel mare di Is Arenas rappresenterebbe un duro colpo per l?ambiente e per le prospettive turistiche del territorio. Un giudizio in realtà già espresso dalla Provincia alla Capitaneria di porto. In quel caso il parere fu negativo in virtù del fatto che la realizzazione del parco eolico avrebbe comportato problemi di diversa natura, tra i quali quelli relativi all’alterazione di ecosistemi marini e costieri. In ogni caso, la posizione dell’amministrazione provinciale coincide con quella delle popolazioni nettamente contrarie alla realizzazione del parco e a quella del consiglio provinciale il quale, con una mozione urgente firmata da Peppino Marras, invita la Regione a prendere provvedimenti perché il progetto venga bloccato. Ma alcuni assessori provinciali del Pdl hanno manifestato qualche titubanza nel condannare il progetto, esprimendo la necessità di ulteriori chiarimenti perché la realizzazione del parco potrebbe avere riscontri positivi in termini occupazionali. A questo proposito il presidente Onida, certo che la posizione degli assessori non ancora convinti possa convergere verso la linea unica della maggioranza, si dichiara pronto a porre la questione di fiducia nel prossimo consiglio. Le ragioni del no alla realizzazione del parco eolico a Is Arenas e la posizione unitaria dell’amministrazione provinciale, verranno chiarite durante l’incontro di martedì prossimo. Intanto rimangono pochi giorni per le iniziative istituzionali di opposizione al progetto, sebbene il parere della Provincia o dei Comuni non sia vincolante. (ni.po.)

  3. gruppodinterventogiuridico
    20 Settembre 2009 a 20:26 | #3

    da La Nuova Sardegna, 20 settembre 2009

    Parla l’amministratore delegato della società che dovrebbe realizzare la centrale elettrica a vento. «L’eolico a Is Arenas? Tutto a norma». «Il nostro impianto non inquina e può contribuire allo sviluppo».

    ORISTANO. Impianto eolico off-shore al largo di Is Arenas: ora parla la difesa. Stefano Rizzi, amministratore unico della Iare (Is Arenas Renewables Energies srl), lo ha fatto precisando che «nella procedura seguita la società si è attenuta – e scrupolosamente si atterrà anche per tutto il percorso dell’iter autorizzativo – a quanto previsto dalle disposizioni di legge. Per questo progetto, che riteniamo di grande importanza e significato per la Sardegna è stato avviato il procedimento previsto dalla vigente normativa nazionale, che impone vari e significativi livelli di partecipazione di tutti i soggetti pubblici e dei cittadini a vario titolo interessati. Fino ad oggi tutti i passaggi procedurali previsti dalla legge sono stati eseguiti nella massima trasparenza e con la massima serietà. Le amministrazioni avranno modo così di conoscere le opinioni di chi non è d’accordo con la nostra iniziativa, i dubbi di chi è perplesso e i benefici per l’ambiente e l’economia regionale e nazionale che questa iniziativa, invece, genererà. Noi siamo sereni – prosgue Rizzi -. Il lavoro fatto ci rende fiduciosi in un esito positivo e nella possibilità che anche gli scettici possano apprezzare la nostra iniziativa che consentirà di produrre energia pulita per fornire oltre 42.000 abitazioni senza immettere un solo grammo di anidride carbonica o di altre componenti inquinanti nell’aria che noi e i nostri figli respiriamo». Per la fruizione dello specchio di mare, Rizzi sottolinea che fatti salvi gli aspetti connessi alla sicurezza della navigazione, la richiesta presentata prevede l’utilizzo non esclusivo dell’area interessata dall’intervento e le superfici impegnate “fisicamente” dalle strutture dell’impianto saranno pari a circa 2.000 metri quadrati che, rispetto ai 21.698.062,00 mq di specchio acqueo sui quali insisterà complessivamente il campo eolico off-shore, corrispondono allo 0,000092% del totale. «Il progetto – conclude Rizzi – potrà essere valutato dalle autorità sotto tutti gli aspetti (tecnici, ambientali, economici e sociali) e, in caso di positivo, si potrà procedere con la fase realizzativa. Attendiamo fiduciosi il corso del procedimento e siamo pronti a fornire, a chiunque li chieda ed accetti un confronto sereno, i chiarimenti».

  4. Stefano Deliperi
    19 Settembre 2009 a 22:16 | #4

    per Chicco Gallus: i costi di smantellamento degli impianti, del ripristino ambientale, della messa in sicurezza sono – generalmente – previsti nei provvedimenti autorizzatori dopo il procedimento di valutazione di impatto ambientale. Nelle concessioni minerarie, nell’autorizzazione alla realizzazione della centrale eolica. Dovrebbero, poi, essere prestate delle fidejussioni per garantirne l’effettuazione. Spesso non avviene, come si può vedere. Ed è uno dei vari motivi per cui facciamo esposti e ricorsi, preventivi o successivi, a seconda delle situazioni.

  5. gruppodinterventogiuridico
    19 Settembre 2009 a 17:40 | #5

    da La Nuova Sardegna, 19 settembre 2009

    Il business dell’eolico cresce Ecco anche un progetto di pale di fronte ad Abba Rossa. Ma il sindaco di Santa Giusta, Antonello Figus, ha già detto il suo No alla Capitaneria di porto per la proposta di Raddusa energy. (Roberto Petretto)

    SANTA GIUSTA. Il business dell’eolico non riguarda solo Is Arenas e il tratto di costa che va da Su Pallosu a S’Archittu. Anche la meno nota spiaggia di Abba Rossa potrebbe avere di fronte a sé una selva di pali e pale eoliche. Anche se il sindaco Antonello Figus ha già detto «no». Il progetto presentato dalla società Raddusa energy dovrebbe essere più contenuto rispetto a quello della Is Arenas renewables energies, anche se al momento se ne sa ben poco, anche perchè tutto l’iter della pratica è in una fase embrionale. «Sono stato contattato dalla Capitaneria di porto – dice il sindaco di Santa Giusta, Antonello Figus -. Loro hanno ricevuto una richiesta per la concessione demaniale di un tratto di mare. La Capitaneria svolge un’istruttoria e invia i risultati al ministero, che deve decidere se autorizzare la pubblicazione dell’avviso». Una fase che il progetto della Iare srl ha già superato: l’avviso della richiesta di concessione demaniale è già stato pubblicato sulla Nuova e su diversi quotidiani nazionali, in modo da far partire i termini entro i quali, chi ne ha interesse, presenta opposizione. A Santa Giusta quindi, per il progetto che dovrebbe riguardare il tratto di mare di fronte a Sassu, deve ancora percorrere molte tappe importanti. Il sindaco Figus ha però fatto intendere che la strada non sarà agevole: «Alla Capitaneria ho espresso una serie problemi che si frappongono alla realizzazione di un progetto del genere. Certo, ho parlato come sindaco perchè non c’è stato il tempo di consultare la Giunta e il Consiglio». Dal Comune, quindi, arriva un netto «no». Ora spetta al ministero decidere se aprire l’iter della pubblicazione della richiesta di spazio demaniale: «Se si arriverà alla pubblicazione- continua Antonello Figus – chiederemo l’accesso agli atti. A quel punto investirò del problema anche il consiglio comunale che valuterà se opporsi in modo formale al progetto». Intanto la mobilitazione contro il progetto Is Arenas prosegue: la raccolta di firme vola verso le mille adesioni, mentre il gruppo di Facebook conta oltre le duemila iscrizioni.

  6. gruppodinterventogiuridico
    18 Settembre 2009 a 16:25 | #6

    da La Nuova Sardegna, 18 settembre 2009

    Pale eoliche in mare Cresce la protesta di sinistra e ambientalisti. Amici della Terra «In tutta l’area vincoli alla navigazione». (Roberto Petretto)

    NARBOLIA. La politica ha detto la sua e ancora la dirà nei prossimi giorni. ma è la gente che tenta di capire e si preoccupa per quel progetto che stava prendendo corpo in sordina e che, se attuato, cambierebbe radicalmente il volto di uno dei tratti di costa più suggestivi dell’oristanese. La raccolta di firme lanciata dai promotori di un gruppo nato su Facebook contro la centrale eolica a Is Arenas sta raccogliendo consensi. Il gruppo sta crescendo a ritmo esponenziale e ha già superato le 1.500 adesioni. Le firme sulla petizione sono quasi 400. Intanto anche gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra si sono espressi contro il progetto: «Tutta la zona subirebbe pesanti vincoli alla navigazione da diporto ed alla pesca – scrive in una nota Stefano Deliperi – nonché un forte impatto sul paesaggio, mentre tutti da dimostrare sarebbero i vantaggi». Gli ambientalisti ricordano che finora in Italia è stata autorizzata soltanto una centrale eolica off shore, davanti alla costa di Termoli. Struttura peraltro molto contestata. Inoltre non è stato svolto il procedimento di valutazione di impatto ambientale, necessario e vincolante». «Abbiamo ricevuto in queste ore – scrive il rappresentante del Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra – numerose segnalazioni preoccupatissime da parte di residenti e turisti. Inoltreremo nei prossimi giorni uno specifico atto di opposizione al rilascio della concessione demaniale marittima». Secondo Deliperi «questo progetto appare fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, il fabbisogno energetico sardo non ne sente alcun bisogno e sembra dettato più da esigenze speculative, ad esempio i certificati verdi, che da effettive necessità». Le associazioni ecologiste ribadiscono quindi la loro opposizione «all’eolico selvaggio, che non tiene conto delle caratteristiche peculiari del territorio interessato né delle effettive necessità energetiche, ma viene determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività». Anche l’ex consigliere regionale del Pd, Alberto Sanna, ha voluto commentare il progetto della Is Arenas renewables energies srl: «È uno scempio da evitare perchè comprometterebbe la costa oristanese. Sarebbe un attentato all’ambiente, al paesaggio e alle possibilità di sviluppo di tutto il territorio». Sanna sospetta però che la cosa non fosse del tutto sconosciuta ai politici locali o al governo nazionale: «Un progetto di questo genere, che comporta anche un dispendio economico, non viene presentato se non c’è qualcuno in alto che promette un via libera». Sanna poi lancia una frecciata al capogruppo del Pdl in consiglio regionale, l’oristanese Mario Diana: «Il capogruppo del maggior partito di maggioranza alla Regione invece di presentare interrogazioni dovrebbe fare un passo ufficiale verso il Governo per sapere esattamente come stanno le cose». Sollecitata anche la revisione del Piano energetico regionale «per evitare l’arrembaggio selvaggio». L’assessore provinciale all’Ambiente, Pier Francesco Garau, invece, preferisce non commentare: «Non conosco il progetto e non esprimo pareri – dice – chiederemo di acquisire la proposta e la valuteremo insieme ai nostri tecnici».

    PROPOSTA DA PORTOTORRES. «Esistono impianti migliori di minor impatto ambientale e maggiore resa in watt».

    ORISTANO. «Il progetto presentato per il golfo di Is Arenas? Usa una tecnologia ormai vecchia di 10 anni». Massimo Taddei è un imprenditore che opera nel settore delle energie rinnovabili, ma ritiene che l?idea di piazzare pali alti 100 metri a ridosso della costa su un’area di 2.200 ettari sia improponibile. Taddei ha già presentato un progetto per la realizzazione di un campo eolico nel mare di porto Torres. Progetto attualmente al vaglio dell’amministrazione locale. Ma si tratterebbe di una soluzione tecnica meno invasiva e più redditizia sul piano della produzione energetica. La proposta della Is Arenas renewables energie srl prevede l’installazione di 80 torri per una potenza complessiva di 320 megawatt. Taddei sostiene che le nuova tecnologie consentono di utilizzare torri molto più basse (di appena pochi metri, sembrerebbe), su una superficie decisamente minore: lo spazio di un campo di calcio (all’incirca 10 mila metri quadri). Ma, cosa ancora più importante, la resa energetica di queste pale eoliche di nuova generazione sarebbe molto più alta. Cinque volte più alta. Nel dibattito sull’impianto eolico a IS Arenas si inserisce dunque una voce nuova e, soprattutto, un fatto nuovo, che ovviamente dovrà essere supportato da dati e relazioni tecniche ben precise e circostanziate. È stata aperta una porta, ma al momento non si vede dove il corridoio possa condurre. Il livello di attenzione delle popolazioni locali è comunque alto e si sta innalzando sembre di più. Questa volta, sembra, in sintonia con la politica e con le amministrazioni pubbliche.

  7. gruppodinterventogiuridico
    17 Settembre 2009 a 18:31 | #7

    ..e il buon Pellò perde un’occasione per tacere, da buon sepolcro imbiancato…

    da La Nuova Sardegna, 17 settembre 2009

    Tutti contro l’eolico a Is Arenas. Pd, Pdl e Confindustria: uno scempio gli impianti in mare. «Il progetto non può passare sulla testa delle popolazioni». (Roberto Petretto)

    NARBOLIA. La tempesta che si sta sollevando alimenterebbe, se già esistesse, il parco eolico di Is Arenas per diversi giorni. Gli effetti reali sono invece ancora tutti da valutare. Di certo le reazioni alla notizia di un progetto che punta a realizzare un campo di torri eoliche nel mare tra Su Pallosu e S’Archittu sono per ora una sorta di coro unanime: solo voci contrarie e ostili, in un no trasversale che sembra superare schieramenti e ideologie. Gli 80 pali alti 100 metri che la Is Arenas renewables energies vorrebbe installare nel tratto di costa oristanese per molti rappresentano uno scempio da evitare. C’è chi si chiede chi c’è dietro la sigla Iare srl. Non c?è alcun legame con la società che gestisce l’insediamento turistico e il campo da golf dell’omonima pineta: «Nessuna società che opera nel complesso Is Arenas è coinvolta in questa iniziativa, né direttamente, né indirettamente, ad alcun titolo», dice Piero Pellò della Is Arenas -. Un impianto di questo genere modificherebbe il flusso delle correnti e l’ondosità e comporterebbe delle conseguenze per la posidonia. Dove sono ora gli ambientalisti?». Se la Is Arenas del golf e degli alberghi non c’entra nulla, allora chi si cela dietro la Iare srl? La società è stata costituita nell’aprile di quest’anno, ha un capitale sociale di 10 mila euro e tra gli obiettivi c’è, principalmente «l’attività di commercializzazione, distribuzione, installazione, realizzazione e gestione di impianti per la produzione di energia da fonti alternative, rinnovabili e assimilate». L’amministratore unico è un genovese di 47 anni, Stefano Rizzi, che risiede nel Principato di Monaco. Rappresenta una società con sede in Lussemburgo, la Partnercom Sa. Sin qui le scarne informazioni societarie. Il resto del quadro è dato da una raffica di reazioni. In prima fila i parlamentari del Pd che ieri hanno ribadito in una nota quanto già anticipato il giorno precedente con una interrogazione: «L’idea è folle e scellerata – scrivono Caterina Pes e Giulio Calvisi – Non si può prescindere dal parere delle amministrazioni locali e della popolazione, che sappiamo essere largamente contrario a tale tipo di progetto». Il Pd si è mosso anche a livello sardo: il consigliere regionale Antonio Solinas ha presentato un’interrogazione al presidente della giunta e agli assessori all’Ambiente e all’Agricoltura. Solinas chiede di sapere «se sulla richiesta di realizzazione e mantenimento dell’impianto di generazione eolica off-shore nelle acque territoriali della Sardegna sia stata coinvolta, a qualsiasi titolo, l’amministrazione regionale della Sardegna e quali iniziative intendono assumere per evitare che un territorio così importante, sia dal punto di vista turistico-ambientale, sia dal punto di vista economico, possa essere definitivamente compromesso da un insediamento di tale portata». Ma il fronte del No è trasversale. Anche il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Mario Diana, ha presentato un’interrogazione urgente: «Il parco eolico di Is Arenas non deve essere autorizzato senza il coinvolgimento della Regione e delle popolazioni locali – scrive Diana in un’interrogazione all’Assessore regionale agli Enti Locali, Gabriele Asunis -. La notizia ha provocato grande sconcerto nella popolazione del territorio». Oltretutto, ricorda Diana, «non risulta che la società abbia presentato alcuna richiesta di Valutazione di impatto ambientale, sia in sede regionale che in sede nazionale». Il capogruppo del Pdl puntualizza un altro aspetto: «Realizzare il parco eolico su un’area del demanio marittimo consente un iter autorizzativo estremamente semplificato, non implica il rispetto delle norme del Piano paesaggistico regionale e riduce al minimo le possibilità di intervento da parte dell’Amministrazione regionale, delle comunità locali e delle loro rappresentanze istituzionali». Diana chiede all’assessore Asunis che «il rilascio delle necessarie autorizzazioni sia preceduto dalla consultazione della popolazione locale e che l’iter avvenga con il coinvolgimento della Regione». Anche la Confindustria oristanese ha espresso «la massima preoccupazione» per il progetto del campo eolico a Is Arenas. «Tale iniziativa – scrive in una nota il presidente Antonello Garau – va bocciata senza esitazioni. Rappresenta la mortificazione di qualsiasi vocazione turistica futura della Provincia. Un tratto enorme, oltre duemila ettari, dell’incantevole e incontaminato tratto della costa oristanese sarebbe deturpato e violentato in modo definitivo, precludendo per il futuro ogni possibilità di sviluppo turistico. Se tale operazione andasse a buon fine sarebbe il requiem di ogni possibilità di sviluppo per l’intera Provincia e del suo futuro di sviluppo». Gli industriali oristanesi richiamano «le forze politiche e sociali ad una lotta senza riserve a tale iniziativa, affinché ognuno per le proprie competenze si assuma la responsabilità di fermare quello che è un vero e proprio scacco matto alla volontà di crescita, di sviluppo economico e di riscatto di questa Provincia».

  8. Ila
    17 Settembre 2009 a 14:36 | #8

    A testimonianza del fatto che noi ci mettiamo il territorio e chi viene da fuori guadagna e sparisce lasciandoci il danno, vorrei riportare questo significativo stralcio di un articolo pubblicato oggi su La Nuova Sardegna:

    “C’è chi si chiede chi c’è dietro la sigla Iare srl [la società che dovrebbe costruire e gestire questo impianto, ndr]. Non c’è alcun legame con la società che gestisce l’insediamento turistico e il campo da golf dell’omonima pineta: “Nessuna società che opera nel complesso Is Arenas è coinvolta in questa iniziativa, né direttamente, né indirettamente, ad alcun titolo”, dice Piero Pellò della Is Arenas -. Un impianto di questo genere modificherebbe il flusso delle correnti e l’ondosità e comporterebbe delle conseguenze per la posidonia. Dove sono ora gli ambientalisti?”.

    Se la Is Arenas del golf e degli alberghi non c’entra nulla, allora chi si cela dietro la Iare srl? La società è stata costituita nell’aprile di quest’anno, ha un capitale sociale di 10 mila euro e tra gli obiettivi c’è, principalmente “l’attività di commercializzazione, distribuzione, installazione, realizzazione e gestione di impianti per la produzione di energia da fonti alternative, rinnovabili e assimilate”. L’amministratore unico è un genovese di 47 anni, Stefano Rizzi, che risiede nel Principato di Monaco. Rappresenta una società con sede in Lussemburgo, la Partnercom Sa. Sin qui le scarne informazioni societarie. Il resto del quadro è dato da una raffica di reazioni. ”

    Stiamo attenti, non cediamo più a queste false illusioni.

  9. pieffe
    17 Settembre 2009 a 12:39 | #9

    l’ennesima porcheria per questa povera Sardegna

  10. chicco gallus
    17 Settembre 2009 a 9:02 | #10

    Una considerazione da ignorante delle leggi, quindi da prendere solo come spunto per chi invece le conosce.Il caso della Sardinia Gold Mining,e le tantissime rovine di iniziative fallite che infestano il nostro territorio, ci dicono che spesso le imprese costruiscono impianti, e consumano territorio, e poi tocca all’amministrazione pubblica ripristinare i luoghi. I costi sono elevatissimi, e il ripristino ben più difficile della realizzazione di quel che poi va eliminato.Mi pare di aver capito che quando lo ritengono conveniente è abbastanza facile per le aziende sparire, dichiarare fallita una società controllata, venderla a qualche altra società fantasma che poi sparisce, o altre azioni simili. Il mio dubbio è:esistono strumenti di legge che evitino qualunque scappatoia, e permettano di obbligare le aziende a farsi carico dello smantellamento degli impianti e del ripristino?Nessun impianto è eterno. Impiani eolici come questi, in un ambiente aggressivo come quello marino, sono effimeri per definizione. E lo smantellamento avrebbe di certo costi elevati.Se, come sembra dimostrare il caso Sardininia Gold Mining, non è possibile obbligare le aziende a ripristinare i luoghi, allora qualunque considerazione sul poter costruire o no impianti come questi è superata: visto che il conto lo paghiamo noi e i profitti li prendono altri non possiamo permetterci di farli.Se per le aziende risulta troppo costoso ripristinare i luoghi, allora tutti questi progetti sono viziati in partenza da una premessa inaccettabile, perchè ignorano uno dei costi maggiori, semplicemente sbolognandolo alla comunità.

  11. zor
    16 Settembre 2009 a 22:12 | #11

    SONO SENZA PAROLE DAVANTI A TALE PROGETTO!!ASSURDITA’ CREATA DA MENTI INCOSCIENTI O PIENA DI INTERESSI PERSONALI,NON PRENDONO IN CONSIDERAZIONE IL FUTURO PIENO DI GRAVISSIME ALTERAZIONI AMBIENTALI..PROPOSTE SENZA ASCOLTO,SENZA VISIONE E SENZA RISPETTO A LA CONOSCENZA NEL SUO REALE SIGNIFICATO..SARA’LA STESSA MENTE CHE HA MESSO CONTATORI NEI POZZI ARTESIANI,NELLE SORGENTI NATURALI,NEL’OMBRA? O SARA’ LA CREAZIONI DI PERSONE CHE NON CONOSCONO FISICA NEL SUO PIU SEMPLICE SIGNIFICATO? L’APATIA DAVANTI A LA VERA CREATIVITA’ E’ UNA GRAVE MALATTIA,TIPICA DI CHI PENSA SOLO A SE’…

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