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S.O.S. Orso Marsicano!

25 Settembre 2009

 

L’ Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie dell’Orso bruno (Ursus arctos), endemica dell’Italia. Un tempo diffuso lungo la catena appenninica dalle Marche (a nord) fino alla Puglia (a sud), oggi è drammaticamente ridotto ad una cinquantina di esemplari fra l’Abruzzo (Gran Sasso, Maiella, Sirente-Velino, Monte Genzana), l’alto Molise il Lazio (Reatino), l’Umbria e le Marche (Monti Sibillini). E’ davvero a rischio uno dei signori del bosco dell’Appennino e sono necessarie politiche concrete di salvaguardia. Anche se proprio pochi giorni fa sono stati avvistati altri sei cuccioli d’orso nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise.  Meno convegni, studi, ricerche e più ettari di bosco acquistati e gestiti pubblicamente e correttamente.   Riceviamo in proposito un contributo dall’Associazione Italiana per la Wilderness – A.I.W. e pubblichiamo molto volentieri.  Un unico appunto: non è certo la caccia – oggi – il primo fattore di rischio per l’Orso marsicano, tuttavia è innegabile che abbia in passato pesantemente contribuito alla rarefazione e ancora attualmente battute di caccia al cinghiale o errori calibro 12 contribuiscano a peggiorare una situazione già grave per la pressante antropizzazione del territorio.

Gruppo d’Intervento Giuridico

                          

 

EMERGENZA ORSO IN ABRUZZO!

Al solito, non appena un orso viene ucciso o trovato morto, si urla all’emergenza (con quello di cui alle recenti notizie di stampa, sono già tre nell’ultimo anno). Ma sono quasi quarant’anni che l’Orso bruno marsicano è sotto emergenza! C’erano non meno di 100 orsi nei primi anni 70′ del secolo scorso e tutti circoscritti nella zona del Parco Nazionale e suoi stretti circondari. Oggi ci sono sì e no circa 50 orsi distribuiti dai Monti Sibillini a nord ai Monti del Matese a sud, dalla Majella ad est, ai Monti Lucretili ad ovest. La causa principale di questo sbandamento? Quello che tutti gli ambientalisti ritengono il toccasana per i Parchi: il turismo. Infatti è il turismo che ne ha disperso la popolazione, ed al turismo si è poi aggiunto il calo praticamente improvviso delle coltivazioni agricole sulle aree agrarie del Parco e fasce circostanti ed il calo della pastorizia. Ovvio che gli orsi si allontanino sempre di più per cercare altrove ciò che un tempo trovano nelle loro montagne, e dove il turismo li sta trasformando in tanti Yoghi con tutti i problemi conseguenti.


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Che hanno fatto le autorità in tutti questi anni? Ricerche! Studi scientifici sulla ben nota biologia di vita. Studi per sapere cose che in tutto il mondo sono da anni note e stranote, e che anche per il Parco d’Abruzzo erano già note da decenni se non da sempre. Mancava il crisma scientifico. Si sono spesi 12 milioni di euro per avere questo crisma (dichiarazione del quotidiano La Repubblica), dei quali quasi un milione di Euro donati da una benemerita signora americana. Un miliardo speso per poter dire che non di circa 50 orsi è formata la popolazione ma di soli 46 scientificamente contati (dichiarazione su La7). Come se 46 non fosse circa 50! Un milione di euro per stabilire un’ovvietà! Ci si poteva comprare una intera montagna da riservare all’Orso con quei soldi  (questo avrebbero fatto gli americani, in una simile emergenza), o indennizzare i tanti tagli boschivi che stanno devastando il Parco. Invece no, catture e ricatture, con tutti i rischi del caso (anche l’ultimo trovato morto aveva il suo bel collare). E se appena un orso viene trovato morto perché ucciso da cacciatori (o bracconieri) di cinghiali e cervi, eco la solita richiesta: ampliare il Parco Nazionale! Dagli all’unico vero nemico dell’orso: la caccia! Ma se un orso viene ucciso da un automobile, come si presuppone sia successo per quest’ultimo esemplare, allora nessuna enfasi sulla vera ragione di questa morte. Allora silenzio sulle vere motivazioni per cui questi orsi si avvicinano tanto ai paesi e alle strade fino ad addomesticarsi (altro fenomeno di nuova generazione!). E quando si richiede un serio divieto a chi va a disturbare orsi per diletto o per fare business, non si ha il coraggio di provvedimenti serie e severi. Sempre palliativi, divieti sulla carta, che con un semplice ticket sono poi scavalcati. L’importante è mantenere attivo il business e dare addosso alla caccia.

Aspettiamoci presto la formalizzazione di tre richieste alle autorità per fermare l’eccidio: ampliare il Parco Nazionale (il che significherebbe aumentarne i problemi connessi!), chiudere la caccia in mezzo Abruzzo e Lazio e … riprendere a fare ricerche (quelle ricerche che si spera invece possano presto chiudersi per sempre, per cominciare a prendere provvedimenti concreti)!

Poi si parla di emergenza Orso. E nell’emergenza che si fa? L’hanno scorso si sono piantati meli, sperando che di qui a trent’anni qualche orso resti per cibarsi di quei frutti. E intanto un’altra Fondazione internazionale dovrà presto occuparsi di far seminare i terreni nelle zone esterne del Parco dove l’ente sembra non avere facoltà di intervenire e dove gli orsi possano trovare quegli alimenti di cui da millenni vanno alla ricerca, ma che secondo gli scienziati non sono indispensabili.

Franco Zunino

Associazione Italiana per la Wilderness – A.I.W.

(foto da http://www.parcoabruzzo.it/, S.D., archivio GrIG)

  1. 30 Settembre 2009 a 0:08 | #1

    FOTOGRAFATO L’ORSO NELLA RISERVA NATURALE MONTAGNA DI TORRICCHIO (MC).

    Il 23 giugno 2009, alle 5:40 del mattino, è stata immortalata la presenza dell’ orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) nella Riserva di Torricchio, la prima area protetta istituita dalla Regione Marche e gestita dall’Università degli Studi di Camerino.

    L’eccezionale segnalazione rientra nell’ambito del progetto di studio dell’Associazione Smilax Onlus e del Centro di Educazione Ambientale della Riserva di Torricchio “Renzo Videsott”, denominato “Gli animali intorno a noi”. Il progetto consiste nel rilevare e monitorare la presenza dei mammiferi

    attraverso l’uso di video e fototrappole. Al progetto cofinanziato dal Centro Servizi per il Volontariato Marche hanno aderito anche l’Ekoclub, l’Aneam, l’AIN, la Comunità Montana di San Severino Marche, la Comunità Montana di Camerino e gli Istituti Comprensivi di Matelica e di Pievetorina.

    Nel corso di circa due anni di rilevamenti svolti dal gruppo di lavoro coordinato dal dott. Vincenzo Di Martino, presidente della Smilax e referente del CEA Torricchio, e dal dott. Paolo Forconi, dello Studio Faunistico Chiros, sono state fotografate nella Riserva di Torricchio quasi tutte le specie di mammiferi che popolano le nostre montagne, documentando con certezza dal lupo al gatto selvatico e tante altre specie (faina, tasso,

    volpe, scoiattolo, capriolo, cinghiale). “L’anno scorso abbiamo fotografato anche una cerva, di quelle reintrodotte dal Parco dei Sibillini, una

    bellissima scoperta!”. E poi finalmente l’evento tanto atteso, l’orso bruno marsicano!

    È molto probabile che si tratti dello stesso orso presente nel Parco dei Monti Sibillini e che è stato chiamato Ulisse per il suo continuo girovagare. Ne avremo la certezza appena raccoglieremo dei peli dai quali analizzare il DNA.

    “Ulisse ha compiuto grandi spostamenti, tanto che ha attraversato un’area di oltre 40 km di diametro, arrivando fino al M. Coscerno, in Umbria. Nel

    Parco Nazionale dei Sibillini la presenza dell’orso è ormai stabile da quasi 3 anni, anche se si sposta in aree sempre diverse.

    Qualche mese fa l’orso era arrivato ad Aschio, un frazione di Visso, in cui aveva danneggiato delle arnie ad una signora e alla quale il Parco ha

    fornito un recinto elettrificato per evitare danni futuri, anche se la zona è fuori Parco” ci racconta Paolo Forconi.

    “Ora abbiamo una decina di fototrappole e videotrappole ad infrarosso che funzionavano notte e giorno in diverse aree della Riserva di Torricchio e zone circostanti; saranno fondamentali per il monitoraggio della fauna, ma anche per la sorveglianza del territorio. Infatti, sono praticamente invisibili e non emettono nessuna luce o suono, neanche di notte” dice Vincenzo Di Martino.

    Questi dati costituiscono delle informazioni molto preziose per la corretta pianificazione delle reti ecologiche, confermano l’importanza delle attività

    di monitoraggio scientifico e l’elevata idoneità ambientale per l’orso di questa parte dell’Appennino umbro-marchigiano.

    Fondamentale è un’azione di cooperazione tra le amministrazioni provinciali e regionali e le aree protette, come previsto dal PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso marsicano), al fine di garantire la conservazione di una specie in pericolo di estinzione e particolarmente protetta sia dalla normativa nazionale che europea. Infatti, i dati più recenti stimano che siano rimasti solo 35-67 orsi bruni marsicani.

    In tale contesto è anche importante incentivare un’attività venatoria sostenibile e rispettosa della natura. In particolare, sperimentando nuove

    tecniche come la caccia di selezione agli ungulati e la girata, a minore impatto rispetto alla braccata. Quest’ultima, infatti, oltre a creare un

    grande disturbo alla fauna in generale, può essere rischiosa per l’orso che può essere confuso con il cinghiale.

    L’orso bruno marsicano è un animale onnivoro che si nutre prevalentemente di erbe, frutti ed insetti; solo occasionalmente preda animali vivi. Inoltre

    ha un grande timore dell’uomo. Avvistarlo è un evento assai difficile, dato che la specie è prevalentemente notturna, ma sapere che l’orso vive nei boschi dei Monti Sibillini e della Riserva di Torricchio o poterne osservare le tracce, aggiunge senz’altro fascino alle escursioni in montagna.

    Nelle prossime camminate, in questi luoghi, possiamo pensare all’orso, esserne orgogliosi e provare un sentimento di rispetto.

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