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I “ventoloni” eolici stiano alla larga dai nuraghi!

 

 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (13 ottobre 2009) al Servizio valutazione degli impatti (S.A.V.I.) dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente specifico atto di osservazioni nel procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. relativo al progetto di impianto eolico per la produzione di energia elettrica e strutture connesse proposto dalla Portovesme s.r.l. in località Sa Piramide e Seruci, nei Comuni di Portoscuso e Gonnesa (CI).  Il progetto di centrale eolica prevede l’installazione di n. 26 aereogeneratori da 3 MW ciascuno di potenza entro l’area industriale di Portovesme (n. 13), di Sa Piramide (n. 3) e di Seruci (n. 10), per una potenza complessiva di 78 MW in favore degli impianti industriali della Portovesme s.r.l.  

Buona parte dell’area interessata sulla costa sulcitana è coperta da vegetazione mediterranea e ad alto fusto (c’è una pineta di 550 ettari, a Goroneddu), è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni).  L’area di Seruci, poi, vede la presenza di uno dei più importanti siti archeologici di epoca nuragica, tutelato con vincolo storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e meritevole di salvaguardia ed accorta valorizzazione anche a fini di turismo culturale. Inoltre, interessa il sito di importanza comunitaria (SIC) "Costa di Nebida" (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali).   Se da un lato è certo cosa positiva sul piano ambientale ed economico l’utilizzo delle fonti energetiche alternative per gli usi industriali, d’altro canto non può e non deve essere pregiudicata la salvaguardia e la corretta valorizzazione delle risorse naturali, storico-culturali e paesaggistiche, soprattutto in un territorio già pesantemente martoriato dall’inquinamento industriale. Pertanto, è stata chiesta in primo luogo l’esclusione dell’ubicazione dei 10 generatori eolici previsti a Seruci (Gonnesa) per l’elevatissimo valore storico-culturale del sito.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra ricordano anche i progetti recentemente presentati di centrali eoliche off shore (ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas), fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, dettati più da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità.

Ribadiscono la loro netta opposizione all’eolico selvaggio, che non tiene conto delle caratteristiche peculiari del territorio interessato né delle effettive necessità energetiche, ma viene determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività. In proposito è stata presentata in Consiglio regionale, a firma dell’on. Chicco Porcu (P.D.) e più, la mozione n. 24 del 7 ottobre 2009 per fermare gli speculatori del vento. La relativa discussione è prevista per il prossimo novembre.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

sintesi non tecnica del progetto di centrale eolica per la produzione di energia elettrica e strutture connesse proposto dalla Portovesme s.r.l. in località Sa Piramide e Seruci, nei Comuni di Portoscuso e Gonnesa (CI).

 

da La Nuova Sardegna, 13 ottobre 2009

La Portovesme srl accetta le obiezioni del Comune di Gonnesa per la centrale da 71 megawatt destinati alla fabbrica. L’impianto eolico si farà lontano dai nuraghi. Con la nuova struttura la Glencore potrà risparmiare 25 milioni l’anno sulla bolletta energetica. La zona è battuta dal vento 3500 ore all’anno. Gli aerogeneratori saranno alti cento metri.  Erminio Ariu
PORTOVESME. I nuragici hanno respinto i tecnologici: l’amministrazione comunale di Gonnesa, al completo nella sala riunioni della Portovesme srl, ha espresso parere negativo all’azienda chimico-metallurgica per installare nella Valle dei nuraghi 10 pale eoliche.  L’impianto dovrebbe integrarsi con l’altro sottocampo da realizzarsi a Portoscuso con altri 16 aerogeneratori per produrre complessivamente 71 megawatt di potenza. Una presentazione dettagliata suddivisa in due parti progettuali: la prima nella quale è interessato il Comune di Portoscuso e l’altra in territorio di Gonnesa. Tutta l’energia prodotta sarà utilizzata dalla Portovesme srl per far marciare le celle elettrolitiche riducendo notevolmente i consumi e l’approvvigionamento da Enel. Un risparmio di oltre 25 milioni di euro all’anno per la fabbrica di zinco che ha dato mandato ad esperti di elaborare un progetto in grado di ottenere le autorizzazioni di legge. La zona individuata è battuta, per oltre 3500 ore l’anno dal vento, e pertanto il rendimento delle turbine è ottimale. In aggiunta, secondo i progettisti, c’è un altro vantaggio ambientale legato all’interramento dell’elettrodotto.  A smorzare l’entusiasmo della Portovesme srl e lo slancio dei progettisti stessi è stato il sindaco del centro minerario Pietro Cocco, supportato anche dalla presenza alla riunione della giunta comunale, che senza mezzi termini, dopo avere ascoltato con attenzione le positive ricadute per l’azienda e per il territorio ha confermato la linea di sviluppo che il paese si è dato da tempo. «Le nostre non sono posizioni emozionali – ha detto Pietro Cocco – ma considerazioni che non possono essere ribaltate neppure dall’eventuale presenza di carri armati. Siamo favorevoli al progetto eolico della Portovesme srl perchè la fabbrica possa trovare ristoro economico da quell’iniziativa ma qualsiasi proposta non deve contrastare il piano di sviluppo che il paese intende portare avanti. Avevamo già detto alla Portovesme srl che le attuali conclusioni non sarebbero mai passate e si è insistito. Siamo pronti al dialogo ma non alle forzature». Insomma, secondo gli amministratori gonnesini gli aerogeneratori devono trovare sistemazione in zone meno impattanti dal punti di vista economico ma soprattutto non devono collidere con l’archeologia. «Quelle macchine possono essere sistemate in tanti altri posti – ha aggiunto l’assessore all’ambiente Erminio Melis – invece si è voluto insistere nel voler penalizzare una zona ricca di insediamenti nuragici». Non solo opposozione ma anche un atteggiamento propositivo da parte dell’amministrazione comunale. Contestualmente al divieto assoluto di far passare le ruspe sopra i reperti archeologici, Gonnesa ha infatti anche presentato l’alternativa: la zona adiacente alla miniera di Seruci, in una zona Sic. Tutto il lavoro di ingegneri, archeologi, docenti universitari, agronomi è stato vanificato in pochi minuti. «Avevamo concordato con il sindaco – ha ribattuto il progettista Fernando Codonesu – e la soluzione che ora propone dal Comune era stata rigettata. Vorrà dire che dovremmo rivedere il progetto».  L’esecutivo comunale non accetta imposizioni. «A casa nostra decidiamo noi – ha concluso Pietro Cocco – per non compromettere il tesoro che la civiltà nuragica ci ha lasciato. Ci sono pale a poco più di 100 metri dal Nuraghe Sa Turrita, da quello di Murru Moi e da Maverru, oltre ad essere presente Domus de Janas». Per sopportate quelle strutture metalliche alte oltre 100 metri occorrono basamenti in calcestruzzo con un’area di quasi 700 metri e un reticolo stradale imponente. Le conclusioni le ha proposte l’Ad della Portovesme srl che si è dichiarato pronto a rivisitare il progetto purché si faccia in fretta nelle autorizzazioni.

                        

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG) 

 

  1. 16 Dicembre 2010 a 15:52 | #1

    da http://www.regione.sardegna.it, 15 dicembre 2010 (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7875)
    Portovesme, la Regione rilascia l’autorizzazione unica per primo step progetto autoproduzione energie rinnovabili”. La Regione – ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci – mantiene gli impegni presi e compie un ulteriore passo in avanti in un percorso virtuoso, finalizzato a salvaguardare i livelli occupativi e ad aprire prospettive nuove per il territorio”.

    CAGLIARI, 15 DICEMBRE 2010 – La Regione Sardegna ha rilasciato l’autorizzazione unica per il primo step del progetto per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili da parte della Portovesme srl. L’impianto sarà costituito da 22 aerogeneratori da 3 MW cadauno, di potenza complessiva pari a 66 MW, e produrrà 142 milioni di KWh annui equivalenti al 23% dell’attuale consumo di energia da parte della Portovesme. La quantità di energia prodotta consentirà di abbattere 120.000 tonnellate di emissioni di CO 2 in atmosfera.
    “La Regione – ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci – mantiene gli impegni presi e compie un ulteriore passo in avanti in un percorso virtuoso, finalizzato a salvaguardare i livelli occupativi e ad aprire prospettive nuove per il territorio”. Dello stesso avviso l’assessore all’Industria, Oscar Cherchi: “Quello di oggi è un passaggio importante, frutto di un lavoro costante e determinato”.
    Dei 22 aerogeneratori in progetto, 19 saranno realizzati all’interno dell’area industriale di Portovesme e 3 saranno realizzati nel territorio del Comune di Gonnesa. Come evidenziato negli accordi siglati, la riduzione del costo dell’energia per la Portovesme rappresenta la condizione per poter procedere con il piano industriale, che prevede complessivamente 350 milioni di euro di investimenti.

  2. 27 Novembre 2010 a 20:27 | #2

    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2010
    Produrrà 197 gigawatt. Ok della Regione al parco eolico di Portoscuso.

    PORTOSCUSO. L’Enel Green Power Portoscuso ha ottenuto dalla Regione il via libera per l’investimento da 134 milioni di euro che consentirà la realizzazione dell’impianto eolico che potrà produrre 197 gigawatt di energia elettrica. Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Industria, Oscar Cherchi.
    Quando il parco eolico (trentanove aerogeneratori da 2,3 megawatt) sarà a regime, l’ambiente potrà giovarsi della mancata immissione nell’aria di 144mila tonnellate di anidride carbonica all’anno.
    «È il primo importante mattone – ha sottolineato Cherchi – nella ricostruzione dell’economia di una zona fortemente provata dagli effetti delle crisi».
    L’assessorato all’Industria ha completato l’iter dell’autorizzazione dopo la Conferenza dei servizi del 9 luglio scorso, recependo, assieme al giudizio positivo di compatibilità ambientale del 27 novembre 2009, i pareri e i nulla-osta di tutti gli enti coinvolti.
    Attraverso un accordo di programma sottoscritto con il Comune di Portoscuso, Enel Green Power si è impegnata a corrispondere compensazioni ambientali nell’ambito di un programma di sviluppo delle fonti rinnovabili sul territorio comunale.
    Tra le iniziative è in programma anche la realizzazione di un elemento architettonico denominato «porta del parco», una struttura che avrà l’obiettivo di valorizzare l’area dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale.
    L’impianto eolico ricade nel Sito di interesse nazionale Sulcis-Iglesiente-Guspinese, per cui è stato necessario ottenere dal ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, l’autorizzazione all’utilizzo delle aree interessate.

  3. 25 Febbraio 2010 a 19:04 | #3

    e i “ventoloni” vanno fuori dall’area archeologica di Seruci: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100225141223.pdf

    da La Nuova Sardegna, 25 febbraio 2010
    Nullaosta della Regione alla centrale eolica per la Portovesme srl. La Valutazione d’impatto ambientale permette di investire 150 milioni per 30 aerogeneratori. (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Su proposta dell’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Giuliano Uras, la giunta regionale ha approvato la delibera di giudizio positivo di compatibilità ambientale sulla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale che permetterà l’intervento di costruzione di un impianto eolico nel territorio comunale di Portoscuso e Gonnesa da parte della società Portovesme Srl. Il superamento di questa fase permetterà di liberare un investimento di 150 milioni.
    Gli adempimenti della procedura di Via erano stati avviati dall’ex assessore della Difesa dell’ambiente Giorgio Oppi, convinto che l’iniziativa rappresentava «un forte strumento per la crescita dell’economia del territorio del Sulcis Iglesiente». L’iter del procedimento, completato ora dall’assessore Uras in tempi brevissimi (si è insediato al governo regionale da appena due mesi), rientra nelle iniziative recentemente sottoscritte dal protocollo d’intesa per il rilancio dell’azienda Portovesme Srl. L’intervento, il cui costo complessivo è pari a circa 100 milioni di euro è finanziato con capitali privati e prevede la realizzazione di un impianto eolico in regime di autoproduzione nell’area industriale e retro industriale di Portoscuso. L’energia prodotta dall’impianto sarà integralmente utilizzata per soddisfare il fabbisogno energetico della Portovesme srl, che rappresenta una delle maggiori industrie energivore della Sardegna. La produzione energetica attesa dall’impianto eolico servirà a soddisfare il 40 per cento del fabbisogno energetico attuale dell’azienda e circa un terzo di quello previsto alla fine del programma triennale di investimento 2009-2012. Il layout proposto dall’azienda prevede, nella prima fase, l’installazione di 27 aerogeneratori: 3 in comune di Gonnesa i restanti 24 nel territorio comunale di Portoscuso. La seconda fase del progetto prevede il potenziamento dell’impianto con la messa a regime di 60 pale complessive. Il parere della giunta regionale segue di pochi giorni l’incontro preparatorio dal quale sono scaturiti i pareri positivi anche dei sindacati. Lo scorso venerdì infatti, l’anzienda del gruppo Glencore aveva ottenere le rassicurazioni da parte dell’esecutivo regionale per l’istallazione dei primi 30 aerogeneratori, il rinnovo del contratto bilaterale con l’Enel-Portovesme srl e l’approvazione del piano di formazione per gli operai in cassa integrazione. Elementi tutti accolti dall’esecutivo che ora ha messo nero su bianco quegli impegni, che anche i sindacaoisti hanno accolto come “promessa solenne”. Intanto la Portovesme srl ha rimesso in moto lentamente alcuni degli impianti che erano stati fermati lo scorso anno a causa dei costi elevati dell’energia e il calo delle vendite del piombo. L’azienda ha avviato i due gruppi Waelz e annuncia l’imminente messa in marcia del Kivcet e rilancia con il raddoppio delle celle elettrolitiche. Un mosaico che comprende a questo punto il più concreto impegno per l’investimento da 150 milioni di euro che consentirà all’azienda di disporre di energia elettrica a bassissimo costo. E su questo avevano espresso valutazioni positive i sindacalisti Tore Cappai (Cgil), Tonino Melis (Uil) ed Enzo Lai (Cisl), anche per l’approvazione del piano di formazione che permetterà agli operai da anni in cassa integrazione di recuperare professionalità con il rientro a lavorare. Dal suo canto l’amministratore delegato della Portovesme srl Carlo Lolliri, ha ribadito l’operatività preannunciata sabato scorso: «Stiamo definendo gli incontri con le banche per poter aprire quanto prima i cantieri del parco eolico e per l’ampliamento dell’impianto di zinco elettrolitico. Ringrazio la Giunta che, in questi mesi, ha lavorato fattivamente per arrivare a questi risultati. L’azienda è pronta a fare la sua parte». Ora la procedura prevede due mesi di tempo per la presentazione di eventuali osservazioni al Via. Superato quel termine il progetto potrà essere considerato operativo e potranno cominciare a prendere forma i cantieri.

  4. Giuseppe Floris
    14 Ottobre 2009 a 13:41 | #4

    Caro Gruppo d’Intervento Giuridico,

    coraggio, le pale eoliche della Portovesme Srl nel Sulcis, attenzione, non solo nell’altipiano di Serucci (Gonnesa) e nella zona industriale di Portovesme(genericamente indicata come all’interno dell’area delle fabbriche) ma anche nella Laguna di Bau Cerbus, adiacenti, al solito, al confine del SIC, a Sa Foxi (quel che ne rimane), storico sito di nidificazione di uccelli acquatici (Cavaliere d’Italia, Pollo sultano, Airone rosso, Falco di palude, etc.).

    “La laguna di Bàu Cèrbus, già classificata come Riserva Naturale Regionale dalla L.R. 7 giugno 1989, n. 31, è stata successivamente proposta quale Sito di Interesse Comunitario (SIC di Punt’e S’Aliga – ITB040028 – Superficie complessiva 691 ettari). Nel 1995 è stata inserita nel “sistema di aree di interesse botanico per la salvaguardia della biodiversità floristica della Sardegna”. Inserita nel 2000, insieme agli stagni del Golfo di Palmas, nell’area I.B.A. n. 190, è stata proposta nel 2002 anche come Z.P.S.. Rientra nell’Ambito di Paesaggio n. 6 “Carbonia e Isole Sulcitane” del P.P.R. (Piano Paesaggistico Regionale)”.

    Ma l’avete letto lo Studio di Impatto Ambientale? Si prospetta uno sviluppo turistico alternativo grazie al Parco Eolico: da non credere!

    Questo è il testo illuminante:

    “Un altro ulteriore aspetto da prendere in considerazione è che attraverso la nascita di un parco eolico si può ridare vita ad un territorio che sembra ormai rassegnato a perdere

    definitivamente la sua attrazione turistica. Con il parco eolico è possibile dare una nuova

    connotazione al territorio, ormai noto solo per il suo depauperamento ambientale, in

    considerazione del fatto che ormai il turista non va solo alla ricerca di mare e sole, ma anche

    di curiosità, tecnologia, ambiti diversi da quelli a cui è abituato, esempi dell’operosità ed

    ingegno dell’uomo.

    Il parco potrebbe essere organizzato sfruttando la viabilità sterrata a servizio degli impianti,

    da percorrere a piedi o in bicicletta, con la possibilità di soffermarsi a visitare le preesistenze nuragiche (Seruci), minerarie (Vecchia Miniera di Seruci) o di ammirare il paesaggio marino

    dalla scogliera di Capo Altano, o fino a Portopaglia nell’antico villaggio di pescatori, od

    ancora attraversare il sistema lagunare di Boi Cerbus, area di elevato interesse naturalistico

    riconosciuto attraverso il SIC, fino al il sistema sabbioso di Punta s’Aliga.

    La costruzione dell’impianto eolico potrebbe essere rappresentata attraverso una mostra

    permanente che ne documenti le varie fasi, che, unitamente alle motivazioni economiche sociali-

    culturali e ambientali che hanno portato alla sua realizzazione, possa trasmettere ai

    fruitori del sito il “senso dell’opera” .

    Potrebbe inoltre diventare un sito da far visitare alle scolaresche di ogni ordine e grado, così

    da stimolare nelle nuove generazioni una attenzione particolare ed una sensibilità in merito

    alle problematiche ambientali, oltre che costituire una lezione di alta tecnologia.

    Con una corretta attenzione al contesto è possibile ricercare ulteriori motivi di interesse verso

    i luoghi: si potrà godere del sito archeologico e del paesaggio circostante da punti inusuali

    percorrendo la viabilità del parco eolico; in prossimità delle torri eoliche si potranno ricevere

    informazioni (attraverso le reti tecnologiche dell’impianto e mediante l’uso di guide

    interattive via telefonia mobile) sia sull’energia pulita sia sulle caratteristiche e sulle

    emergenze archeologiche, naturalistiche, faunistiche e culturali dell’intorno. Le torri eoliche potranno anche diventare i “custodi” del luogo perché dotate in alto di web-cam in continuo

    collegamento con le sedi culturali e di osservazione naturalistica.

    Si potranno fruire così questi luoghi battuti dal vento, in cui convivono senza conflitti due

    diverse tipologie di beni e attività considerate entrambe di “pubblico interesse”: l’archeologia

    e la tecnologia del vento”.

    Se questo non è delirio?!

  5. Nic
    14 Ottobre 2009 a 9:01 | #5

    Mi sembra strano abbiano escluso a priori la zona industriale. Evidentemente i flussi di vento non erano positivi in quella zona, altrimenti sarebbe stata la cosa più sensata utilizzare quell’area.

    E’ ovvio che nella valle dei nuraghi non devono essere messe pale eoliche, tantomeno in un Sic che è tale per proteggere un habitat.

    Si spera ci siano località alternative, data anche l’importanza a livello di ricadute sociali legate alla competitività energetica della Portovesme s.r.l e alla sua prosecuzione in campo produttivo.

  6. seba
    14 Ottobre 2009 a 0:34 | #6

    le pale eoliche possono metterle tutte nella zona industriale? sì, allora che bisogno c’è di oltraggiare Seruci???

  7. pieffe
    13 Ottobre 2009 a 22:01 | #7

    @ zizi: così tutti i bagni sardi sono a rischio:una pala nel w.c. non te la leva nessuno!!

  8. Zizi
    13 Ottobre 2009 a 19:43 | #8

    Non essendo il mio bagno un sito di interesse archeologico e comunitario rischio di trovarci le pale? Queste notizie fanno diventare eoliche anche le pale con due elle.

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