Home > Primo piano > Un direttore cementato per benino nelle sue convinzioni.

Un direttore cementato per benino nelle sue convinzioni.

 

Era un po’ di tempo che il nostro ineguagliabile direttore a scabecciu non ci propinava una delle sue mitiche verità immutabili quanto straordinarie.   Dal legame perverso petrolieri-ambientalisti, tutto dimostrato nella sua testa, agli otto milioni di cagliaritani che chiedono a gran voce la legnaia sull’Anfiteatro romano, alle ricette su come cucinare il gatto.   Per fortuna oggi ritorna ad ammannirci il suo domenicale editoriale pervaso di codina avversione anti-ambientalista, il suo chiodo fisso, che il Cielo l’abbia sempre in gloria.    Amen.   Stavolta è il turno della farneticante legge regionale sul c.d. piano per l’edilizia. Per il Nostro tutto va bene, anzi benissimo: "porta due grandi novità: primo, mantiene intatte, tutelandole, le nostre coste. Quelle che erano intonse, intonse resteranno. Secondo, consente al patrimonio edilizio esistente di aumentare le volumetrie e nello stesso tempo di caratterizzare con un maggior senso estetico le case esistenti". Ed ancora: "questo piano casa non cementifica, perché nessuna costruzione nuova può essere tirata su, bensì riqualifica perché interviene solo nel già edificato".  Nuovo cemento in aree a pesante rischio idrogeologico con nuove calamità innaturali annunciate?  Milioni di metri cubi anche nella fascia costiera dei 300 metri dalla battigia marina? Centri storici ammorbati da ulteriori volumetrie e standard urbanistici (verde pubblico, servizi, ecc.) decurtati per la gioia dei costruttori? Ma quando mai: "chi contesta ci pare abbia preso una posizione insensibile ai veri problemi pratici della gente comune", chiosa il Giornalista, solo "benessere diffuso". Infine la lectio magistralis: "fra questi contestatori alcuni sono certamente in buona fede; altri sono ambientalisti estremisti che semmai, non avendo problemi di soldi, girano anche loro come tanti su grossi macchinoni che inquinano e hanno, scommettiamo, una villa al mare. Magari proprio a un passo dall’acqua. Rifatta a nuovo".   Ma che ci faccia pure nomi e cognomi di ‘sti ambientalisti estremisti!   Personalmente non nuoto nell’oro, non ho un grosso macchinone e nemmeno una villa al mare ad un passo dall’acqua.  A puro titolo d’esempio, invece, curiosamente proprio da un emendamento presentato dall’Assessore regionale dell’urbanistica Asunis nelle ultime convulse e contestate votazioni sulla legge scaturisce la resurrezione di piani di lottizzazione convenzionati ma ineseguiti e resi inefficaci dal piano paesaggistico regionale: indovinate un po’ di chi si tratta?   Forse di quella lottizzazione di Cala Giunco, in quel di Villasimius, tanto cara al proprio padrone?  Allora, illustre direttore, faccia anche qualche nome e cognome di imprenditori graziosamente favoriti da questo "piano casa che non cementifica" quelle "coste … intonse" che "intonse resteranno".

Stefano Deliperi

 

da L’Unione Sarda, 18 ottobre 2009

Dietro il Piano casa sardo. Tutela e sviluppo camminano insieme. Paolo Figus

Venerdì il Consiglio regionale, dopo un lungo dibattito, ha dato finalmente il via libera al piano casa. Di che si tratta? In sostanza è parte del progetto nazionale di Berlusconi per rimettere in moto un intero settore: adesso, con la Sardegna, sono già tredici le regioni che hanno approvato la legge, subito esecutiva. Piano approvato, dunque: ma cosa cambia nella nostra isola? Prima di tutto bisogna sottolineare che si tratta del primo vero atto politico forte della giunta Cappellacci e della maggioranza consiliare. Non è certamente un piano perfetto, ma è perfettibile, nel senso che in prospettiva – se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto – dovrà essere ritoccato. Resta il fatto che porta due grandi novità: primo, mantiene intatte, tutelandole, le nostre coste. Quelle che erano intonse, intonse resteranno. Secondo, consente al patrimonio edilizio esistente di aumentare le volumetrie e nello stesso tempo di caratterizzare con un maggior senso estetico le case esistenti.   Questo in estrema sintesi il piano casa. Ma quali effetti produce? Come dice anche il presidente Cappellacci nell’intervista al nostro giornale nelle pagine interne, si rivitalizzerà il patrimonio esistente premiando con ulteriori volumetrie le soluzioni che porteranno un risparmio energetico. Non solo. Ampliando il discorso si può sottolineare che i sardi, da sempre molto propensi al risparmio anche nei momenti di crisi, potranno tirar via i denari dalle banche (che fruttano ormai interessi assai bassi), rimetterli in circolo e investire invece ciascuno nella propria abitazione. E, infine, cosa più importante di tutte, ci sarà più domanda di manodopera, più attività per artigiani, per commercianti, per chi vende mobili, materiale edile, per gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami. Quindi più benessere diffuso. Potrà rimettersi in moto un intero settore con tutte le ricadute, perché non bisogna dimenticare che dietro ogni lavoratore c’è una famiglia rispetto alla quale, ciascuno per il proprio ruolo, tutti dobbiamo sentirci responsabili. E così potranno essere finalmente messi in soffitta gli anni disastrosi della precedente legislatura, negazione di qualsiasi forma di sviluppo. Tutto bene? Non proprio, considerando le critiche che sono arrivate dalla sinistra radicale. Un atteggiamento estremista che ci appare sciocco, immobile nei dogmi, incapace di considerare che la disoccupazione non si abbatte con le parole ma con i fatti. A questo punto si può anche capire meglio perché quella parte politica abbia perso le elezioni e non abbia preso in considerazione il campanello d’allarme che era arrivato esattamente un anno fa dal referendum che, pur non avendo raggiunto il quorum, aveva visto 280 mila sardi schierarsi contro le leggi urbanistiche che avevano bloccato lo sviluppo e qualsiasi iniziativa. Questo piano casa non cementifica, perché nessuna costruzione nuova può essere tirata su, bensì riqualifica perché interviene solo nel già edificato. Chi contesta ci pare abbia preso una posizione insensibile ai veri problemi pratici della gente comune. Fra questi contestatori alcuni sono certamente in buona fede; altri sono ambientalisti estremisti che semmai, non avendo problemi di soldi, girano anche loro come tanti su grossi macchinoni che inquinano e hanno, scommettiamo, una villa al mare. Magari proprio a un passo dall’acqua. Rifatta a nuovo.

 

(foto da www.ansa.it, S.D., archivio GrIG)

 

  1. Bio IX
    21 Ottobre 2009 a 0:37 | #1

    Lo vedo bene insieme a Rita Pavone a cantare “il bello del mattone”

  2. Claudia Basciu
    20 Ottobre 2009 a 14:39 | #2

    La risposta dell’on. Porcu è già stata resa nota attraverso il link al suo sito personale, vi chiediamo la cortesia di inserire una notizia per volta, grazie :-)

  3. Ila
    20 Ottobre 2009 a 11:17 | #3

    Vi copio e incollo la risposta di Chicco Porcu, sperando che la pubblichino anche sull’Ugnone (ma dubito molto). Comunque:

    Tre fatti sul “piano casa” della Regione Sardegna. Chicco risponde al direttore dell’Unione Sarda

    19 Ottobre ’09, lunedì

    Vorrei fare alcune precisazioni in merito al suo editoriale apparso su l’Unione Sarda di domenica 18 ottobre. Mi limito a portare alla attenzione sua e dei lettori tre fatti relativi alla legge approvata il 16 ottobre dal Consiglio regionale e nota come “Piano Casa”.

    Primo fatto. Non è ragionevole affermare, come fa il suo articolo, che la legge in oggetto lasci intatte le nostre coste e che gli aumenti volumetrici siano finalizzati alla necessità di miglioramento “estetico” delle costruzioni esistenti.

    Innanzitutto le possibilità di ampliamento previsti dalla legge approvata non riguardano aspetti estetici (facciate, restauri, manutenzioni, adeguamenti). Sono previsti incrementi volumetrici molto consistenti che possono arrivare da un minimo del 10% nella fascia entro i 300 metri dal mare (35% per gli alberghi) fino a oltre il 50% per le ricostruzioni. Lo stesso Assessore Asunis ha valutato in circa 4 milioni di metri cubi l’entità di questi interventi la maggior parte dei quali si concentrerà sulle coste dove è presumibile possa essere maggiore il valore dell’investimento immobiliare.

    Secondo fatto. La legge non si limita, purtroppo, a prevedere un incremento volumetrico delle sole unità abitative esistenti. A questi si aggiungono, infatti, quelli previsti dall’art. 13 della legge che, modificando in maniera retroattiva le norme di salvaguardia previste dal Piano Paesaggistico regionale, danno vita a nuove urbanizzazioni in 2 modi diversi:

    1. diventano realizzabili gli interventi previsti dagli strumenti attuativi dei comuni dotati di PUC prima dell’entrata in vigore del PPR;

    2. per i comuni non dotati di PUC possono essere comunque realizzati gli interventi convenzionati con i privati alla sola condizione che le relative opere di urbanizzazione siano state avviate prima della data di approvazione del PPR (settembre 2006).

    Si tratta di un potenziale consumo di territorio nell’ambito costiero oggetto di ipotetica “tutela” potenzialmente molto elevato. La valutazione che avevamo fatto ai tempi della definizione delle norme di salvaguardia del PPR è di almeno 15-20 milioni di metri cubi di nuovo edificato. Circa il 50% di quanto già costruito sulle coste della Sardegna. L’Assessore Asunis non ha voluto per ora confermare o smentire la consistenza delle nuove lottizzazioni a cui la legge da il via libera.

    Terzo fatto. Le critiche in Consiglio regionale ad un Piano Casa – che a molti di noi è apparso occuparsi molto poco della prima casa e molto di seconde case e di nuove lottizzazioni – non sono arrivate solo dalla sinistra radicale, ma da tutto il Partito Democratico senza eccezioni e senza distinzioni.

  4. Vania
    20 Ottobre 2009 a 10:14 | #4

    ma Stefano non perdere tempo a leggere tutte queste stupidaggini!! non sa nemmeno quello che dice e scrive banalità da spavento!! il GIG è grandissimo!! ciaociao Vania

  5. 20 Ottobre 2009 a 8:05 | #5

    Chicco Porcu risponde a Paolo Figus sul suo sito.

  6. Bruno Caria
    20 Ottobre 2009 a 1:11 | #6

    Io sono un ambientalista, ma non ho un macchinone e non ho una villa nè al mare nè in montagna e tantomeno a un passo dall’acqua. Ma uso spesso calzini turchesi sotto immancabili scarpe da ginnastica. Pensate che la cosa possa interessare al direttore dell’Unione Sarda?

  7. m.franca
    19 Ottobre 2009 a 21:55 | #7

    il livello penoso del giornalismo sardo..

  8. Juri
    19 Ottobre 2009 a 15:52 | #8

    Dal “conoscere per deliberare” di Einaudi siamo passati al “disinformare per governare” di corso Regina Elena.

    Il gruppo editoriale Zuncheddu è un esempio di scuola di cosa può accadere quando l’editore ha interessi primari in settori fondamentali per l’interesse collettivo, nei quali pertanto l’influenza sull’opinione pubblica gioca un ruolo essenziale.

    Qui è in ballo il futuro delle prossime generazioni, la gestione del bene comune per eccellenza qual è la terra in cui viviamo, la conservazione di un territorio ormai unico in Italia e raro in tutto il bacino del Mediterraneo per la sua parziale ma ancora consistente integrità.

    A questi editori servono giornalisti che accettano di farsi meri portavoce delle loro istanze, che sappiano usare le tecniche migliori per stravolgere la realtà e convincere i lettori che l’interesse dell’editore coincide sempre con quello della collettività. Che non abbiano scrupoli nel dimenticarsi le regole base del giornalismo corretto tanto da esser capaci, per esempio, di tramutare un intervento legislativo che permetterà una colata di 2 milioni di metri cubi di cemento nella fascia dei 300 mt in un provvedimento che servirà “ad abbellire le case nella fascia dei 300 mt”. Tanto da non aver scrupoli a bandire militarmente la voce del presidente della regione dalle pagine dell’Unionesarda quando il presidente era Soru e accoglierla invece affettuosamente e copiosamente(sotto forma di editoriali in prima pagina)quando il ruolo è rivestito dal sorridente addetto di Berlusconi.

    Tanto da aver il coraggio di scrivere “editoriali” come quest’ultimo.

    Bisogna prendere atto che fintanto che nel centro-sud Sardegna non si romperà il monopolio del gruppo zuncheddu nella carta stampata e il semi-monopolio in quello televisivo, sarà molto difficile che si attui quella pre-condizione indispensabile per la corretta formazione del consenso: la diffusione dell’informazione. Almeno del minimo vitale.

  9. margherita
    19 Ottobre 2009 a 12:02 | #9

    solo l’unione sarda poteva pubblicare una scemenza del genere.

  10. Sa Oghe
    19 Ottobre 2009 a 9:11 | #10

    Questo giornalista vive in una realtà tutta sua fatta di favole e tarallucci.

    Ma i giornalisti, di norma non dovrebbero dare le notizie in modo imparziale?

    Beh però in questo caso c’è da dire che lo stipendio che il suo padrone gli paga dovrà pure meritarselo.

    Sono sempre più contento di NON ESSERE UN LETTORE DE L’UNIONE SARDA.

    Stefano vai avanti così. Io sono con te! E come me credo moltissime altre persone.

  11. seba
    18 Ottobre 2009 a 23:29 | #11

    ma questo direttore dove vive?

  12. m.f.
    18 Ottobre 2009 a 23:15 | #12

    un magnifico esempio di giornalismo completamente slegato dalla realtà ma legato ai desideri della proprietà (fa pure rima).

  13. Claudia Basciu
    18 Ottobre 2009 a 22:27 | #13

    Intonse e abbellite col cemento, un vero affare per i piccoli sardi.

I commenti sono chiusi.