Soldi pubblici a piacimento?

Ancora una volta il Consiglio regionale della Sardegna fa notizia per qualcosa che non fa proprio piacere sentire. Dopo i pazzeschi costi senza alcun controllo dell’Istituzione (elevati rispetto ai cugini di altre Regioni), le liquidazioni d’oro e gli stipendi per i giornalisti, qualche mistero nel reclutamento del personale, le assunzioni a tempo indeterminato dei collaboratori dei gruppi consiliari senza alcun concorso, ora è la volta della gestione poco chiara dei fondi assegnati ai gruppi consiliari per l’attività politica. Più di 16 milioni di euro nella passata legislatura. Secondo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, vi sono stati numerosi casi di assegnazione diretta al singolo consigliere regionale, senza rendicontazione né dimostrazione della liceità delle spese. Si attende l’esito delle indagini ed il vaglio giurisdizionale.
Vien da sé che in queste occasioni la fiducia nelle Istituzioni cresca a dismisura. O no?
Stefano Deliperi
da La Nuova Sardegna, 29 ottobre 2009
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Fondi dei gruppi: quattro indagati. Ipotesi di peculato per Salis (Idv), Atzeri (Psd’az) e Cachia (Udeur). Mauro Lissia CAGLIARI. Quattro persone sono indagate dalla Procura nell’inchiesta sull’uso dei fondi pubblici destinati all’attività dei gruppi politici in consiglio regionale: sono Adriano Salis, attuale capogruppo dell’Italia dei Valori, gli ex consiglieri Giuseppe Atzeri (Psd’az) e Carmelo Cachia (Udeur) e l’ex segretario del misto Angelo Sanna. Per tutti l’ipotesi d’accusa – ancora da verificare – è di peculato, un reato che si realizza quando denaro pubblico destinato ad essere speso per uno scopo preciso viene dirottato su strade diverse da un pubblico ufficiale. Al registro ‘modello 21′ potrebbero esserci fin da settembre altri nomi della Regione coinvolti nell’inchiesta, su altri ancora sono in corso approfondimenti. Ma dalla Procura della Repubblica non è arrivata alcuna conferma neppure sui primi quattro: il silenzio su questo procedimento è assoluto. Secondo altre fonti l’indagine sarebbe vicina alle battute conclusive e l’iscrizione al registro degli indagati sarebbe legata alla necessità di svolgere gli ultimi riscontri. Finora il pubblico ministero Marco Cocco ha circoscritto gli accertamenti al gruppo ‘Insieme per la Sardegna’ e al gruppo misto, capeggiati nella legislatura conclusa a febbraio scorso da Atzeri e da Cachia, dove prestava servizio la funzionaria Ornella Piredda, firmataria dei tre esposti che hanno dato origine all’inchiesta giudiziaria nei primi mesi dell’anno. Ed è negli uffici dei due gruppi che i carabinieri hanno sequestrato materiale e carte. La Procura però sarebbe impegnata a verificare anche un’ipotesi di abuso d’ufficio contro ignoti, legata alla decisione assunta il 15 settembre 2008, quando la Piredda viene sfrattata dall’ufficio in cui lavorava da cinque anni senza alcuna comunicazione formale e per ragioni che nessuno le ha mai spiegato. Quel provvedimento – sfociato poi in una causa di lavoro, la funzionaria è difesa dall’avvocato Daniela Muntoni – rappresenta l’episodio cruciale di una fase piuttosto critica dei rapporti fra Ornella Piredda e il presidente del gruppo misto Giuseppe Atzeri che negli esposti la dipendente mette in relazione con un episodio avvenuto qualche tempo prima: quando la funzionaria consegna al segretario del gruppo Angelo Sanna le ricevute di alcune spese sostenute dal consigliere Sergio Marracini si sente rispondere che la prassi del gruppo misto è di non chiedere ai consiglieri alcun riscontro delle spese sostenute per la loro attività. Lei però insiste ed è in quel momento, a leggere gli esposti, che i rapporti con Atzeri si rompono e la funzionaria viene accantonata. Ma anzichè accettare quello che nel ricorso al giudice del lavoro verrà qualificato come un demansionamento, Ornella Piredda si rivolge alla Procura della Repubblica e l’inchiesta parte. Sentita più volte dal pm Cocco la funzionaria ha riferito particolari appresi nel corso degli anni di servizio prestati in gran parte dei gruppi consiliari e consegnato documenti, mentre altri atti, tabulati, ricevute di assegni e registri sono stati acquisiti dai carabinieri negli uffici regionali. Finchè il quadro documentale è diventato sufficiente a verificare una situazione che sembrerebbe non riguardare solo i due raggruppamenti politici oggi sotto inchiesta. A febbraio dell’anno scorso l’allora presidente dell’assemblea regionale Giacomo Spissu ha consegnato al procuratore capo Mauro Mura un parere dell’ufficio legale della Regione in cui l’avvocato Giampaolo Falchi rivendica la piena autonomia finanziaria del Consiglio regionale, i cui gruppi sarebbero liberi di spendere a piacimento i cinque milioni e 700 mila euro che il bilancio (quello del 2007) destina per le loro attività. Un parere opposto a quello fornito nel 2004 dal costituzionalista Giammario Demuro su richiesta del gruppo di Progetto Sardegna e soprattutto in pieno contrasto con una sentenza della Corte di Cassazione, agli atti del procedimento, in base alla quale persino le strutture dei servizi segreti nazionali sono obbligate a rendicontare puntualmente ogni spesa. Non solo: il fatto stesso di poter disporre di denaro pubblico destinato ad altri scopi configura il peculato, accusa che a giudizio della Cassazione resta in piedi anche se nulla dimostra l’uso personale dei soldi. Nei documenti acquisiti alle sedi dei due gruppi sotto inchiesta mancherebbe qualsiasi riscontro delle uscite – circa 2500 euro al mese per ciascun consigliere – mentre risultano riferimenti a numerosi assegni intestati a consiglieri. In un caso, quello di Adriano Salis, c’è la traccia di un ‘rimborso’ di 28 mila euro ricevuto dopo le dimissioni dalla presidenza di Renato Soru, quindi con l’attività politica ormai azzerata. Su questo episodio così su come su tutti gli altri aspetti della vicenda la Procura sta ancora lavorando. Nessuno fra i consiglieri indagati è stato sentito dal pubblico ministero. |
SMS INVIATO DA ADRIANO SALIS A: ANTONIO DI PIETRO
GIOVEDI’ 29 OTTOBRE ORE 10,30 FEDERICO PALOMBA
IVAN ROTA
IGNAZIO MESSINA
In relazione all’articolo pubblicato da La Nuova Sardegna di oggi e che mi tira in ballo sull’uso distorto dei fondi dei gruppi consiliari, ti comunico che le notizie che mi riguardano sono false, che ho già inoltrato alle agenzie un comunicato di smentita e che ho incaricato un legale per querelare il giornale per diffamazione.
Mi spiace molto per l’operazione sporca ma ne usciremo puliti, io e il partito. Vi terrò informati sugli sviluppi. Ciao Adriano Salis
DI PIETRO E PALOMBA: SEGUIREMO CON RISPETTO INDAGINI MAGISTRATURA.
"Prendiamo atto della notizia dell’inchiesta avviata dalla magistratura di Cagliari volta a verificare la correttezza della gestione dei fondi destinati ai gruppi dell’Assemblea sarda. Seguiremo l’evoluzione con rispetto e attenzione. Se l’ipotesi di coinvolgimento riguarda politici appartenenti al nostro partito o ad altri, la posizione dell’Italia dei Valori è una ed una sola: quando un giudice chiama per chiedere delucidazioni sui comportamenti adottati, bisogna recarsi immediatamente da questo a dare spiegazioni. E questa disponibilità è già stata opportunamente dichiarata dal nostro consigliere Adriano Salis, il quale ha già precisato con una nota di voler chiarire la propria vicenda per evitare strumentalizzazioni. Seguiremo con attenzione l’evolversi dell’inchiesta e agiremo conseguentemente nel rispetto delle norme stabilite nel nostro statuto. Lo affermano gli onorevoli Antonio Di Pietro, Presidente dell’Italia dei Valori, e Federico Palomba, coordinatore IdV della regione Sardegna."
da L’Unione Sarda, 30 ottobre 2009
Regione. Inchiesta del pm Marco Cocco su esponenti di Sardegna insieme e gruppo misto. Nel mirino l’utilizzo di 16 milioni di euro. Fondi ai gruppi, 23 consiglieri indagati. Maria Francesca Chiappe
H anno lavorato in silenzio, per mesi. Interrogatori, pochi ma di peso, e soprattutto carte, tantissime carte, una montagna di documenti passati al setaccio prima di modificare l’imputazione e riempire il registro degli indagati con i nomi di 23 consiglieri regionali della passata legislatura. Sono tutti, o quasi, i componenti dei gruppi Sardegna insieme (4 consiglieri) e Misto (in cinque anni ne sono transitati 21). Tutti, tranne due. Il fittissimo segreto istruttorio sull’inchiesta del sostituto di Cagliari Marco Cocco impedisce di conoscere i due nomi che svelerebbero con assoluta certezza l’identità degli altri 23, nessuno dei quali ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Gli accertamenti si stanno concentrando sui conti correnti dei due gruppi, non dei singoli consiglieri, non ancora: attraverso la lettura dei documenti bancari il pm Cocco cercherà di scoprire chi ha usato e per che cosa i soldi messi a disposizione dei gruppi per l’attività politico-istituzionale dei singoli consiglieri. Il sospetto della Procura è che il presidente o l’amministratore del gruppo abbia staccato ogni mese un assegno di 2.500 euro a favore di ogni consigliere, a prescindere dall’attività. I fondi vengono stanziati ogni anno dal Presidente del Consiglio regionale in forza di una legge regionale del 1990 e rappresentano un contributo per l’attività politico-istituzionale dei singoli gruppi: 2.500 euro al mese per ogni consigliere. Quei soldi non sono destinati però al singolo consigliere regionale bensì al gruppo al quale appartiene. Oltre le quote per l’organizzazione dell’ufficio e per i dipendenti in cinque anni di legislatura i gruppi ricevono complessivamente per l’attività politico-istituzionale oltre 16 milioni di euro. Di questi soldi i gruppi devono render conto alla fine dell’anno secondo uno schema preciso che prevede diverse voci e un generico "altre spese", non è invece richiesta la documentazione della spesa. L’inchiesta deve dunque accertare non se i singoli consiglieri aderenti ai gruppi Misto e Sardegna Insieme abbiano incassato quei soldi ma se li abbiano effettivamente spesi per la loro attività politico-istituzionale. Soltanto per due consiglieri c’è questa certezza: dai documenti fin qui controllati dal magistrato risulta che hanno mandato il rendiconto delle loro spese al presidente del gruppo il quale ha poi provveduto a pagare i fornitori. Quindi, nelle mani di quei due consiglieri non sono neanche mai transitati i fondi. L’inchiesta è partita dopo l’esposto della funzionaria Ornella Piredda per mobbing: per dieci anni, fino al 2005, aveva lavorato per diversi gruppi consiliari. Quando era alle dipendenze di Rifondazione comunista si era rivolta alla Commissione provinciale del lavoro e il procedimento si era chiuso con una transazione: 60.000 euro e uno scatto in busta-paga legato all’attribuzione di una qualifica superiore. Con quei soldi Ornella Piredda aveva comprato un appartamento. Poi però era stata trasferita al Gruppo Misto e le era stato negato il precedente trattamento retributivo: non potendo più pagare il mutuo aveva dovuto vendere la casa. A quel punto aveva posto al presidente del Gruppo Misto il problema della rendicontazione dei fondi. Il mobbing sarebbe cominciato proprio allora. La funzionaria ha fatto ricorso al giudice del lavoro e poi ha presentato un esposto in Procura. Sentita dal pm Marco Cocco ha parlato della ripartizione dei soldi ai gruppi. Nelle settimane successive l’ex Presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu aveva chiesto e ottenuto un colloquio col Procuratore Mauro Mura e il pm Cocco per spiegare che, in realtà, era tutto in regola. Ma l’inchiesta è andata avanti fino all’iscrizione nel registro degli indagati di ventitré consiglieri regionali della passata legislatura per peculato.
da L’Unione Sarda, 31 ottobre 2009
Fondi ai gruppi, ecco i nomi. Indagati per peculato 18 consiglieri regionali. Solo Peppino Balia (Ps) e Paolo Maninchedda (Psdaz) sono esclusi dall’indagine: c’è la prova che i soldi, destinati alla loro attività politico-istituzionale, non sono mai transitati sui loro conti. Maria Francesca Chiappe
C ‘è l’unico europarlamentare sardo, Giommaria Uggias, Italia dei valori. Ci sono i consiglieri regionali Tore Amadu, Oscar Cherchi, Renato Lai e Pietro Pittalis del Pdl, Mario Floris dell’Uds, Alberto Randazzo dell’Udc, Adriano Salis dell’Idv. Ci sono gli ex consiglieri regionali Giuseppe Atzeri del Psd’Az, Carmelo Cachia e Beniamino Scarpa del Pd, i socialisti Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba e Pierangelo Masia, Raffaele Farigu del Nuovo Psi, Giuseppe Giorico ex Udeur, Sergio Marracini dell’Udc, Salvatore Serra della Sinistra autonomista. Pesca da destra a sinistra passando per il centro l’inchiesta della Procura cagliaritana sui fondi destinati ai gruppi consiliari. Nel registro degli indagati ci sono tutti i consiglieri regionali transitati nei gruppi Misto e Sardegna Insieme nel corso della passata legislatura. Tutti tranne Peppino Balia del Ps e Paolo Maninchedda del Psd’Az, i soli a non aver fatto transitare sul conto corrente personale i soldi del gruppo pur destinati alla loro attività politico-istituzionale. Si sapeva che sono due e soltanto due i consiglieri per i quali c’è già negli atti la prova che hanno agito nel rispetto della legge e ieri mattina, quando è diventata di dominio pubblico la notizia che il sostituto Marco Cocco stava indagando su tutti i consiglieri dei due gruppi nel mirino, i nomi sono circolati insistentemente nei palazzi della politica. Solo Balia e Maninchedda non hanno neanche mai visto un centesimo, hanno sì speso i fondi ma sempre e soltanto nel rispetto della legge, e quando si è trattato di ottenere il rimborso hanno consegnato la nota spese al presidente del gruppo che ha provveduto al pagamento dei fornitori. Tutti gli altri restano sulla graticola giudiziaria in attesa di scrollarsi di dosso un’accusa gravissima: peculato. Il sospetto è che abbiano utilizzato i fondi stanziati dalla presidenza del Consiglio regionale per fini diversi da quelli previsti dalla legge. Non sono piccole cifre: 2.500 euro per ogni consigliere, tutti i mesi, per l’intera legislatura. L’inchiesta è a una svolta ma è tutt’altro che conclusa: il sostituto Marco Cocco deve ancora controllare i conti correnti dei due gruppi. Attraverso quei resoconti potrà verificare se i fondi siano transitati sui conti personali per poi andare a verificare i movimenti bancari dei singoli consiglieri regionali e accertare se i soldi ottenuti attraverso il fondo siano stati effettivamente spesi per le attività indicate esplicitamente dalla legge. È ovvio che gli inquirenti qualche carta in mano devono averla già da tempo altrimenti non avrebbero potuto escludere Balia e Maninchedda e indagare su tutti gli altri. I fondi vengono stanziati ogni anno dal Presidente del Consiglio in forza di una legge regionale del 1990 e rappresentano un contributo per l’attività politico-istituzionale dei singoli gruppi: 2.500 euro al mese per ogni consigliere. Quei soldi non sono destinati però al singolo consigliere regionale bensì al gruppo al quale appartiene. Oltre le quote per l’organizzazione dell’ufficio e per i dipendenti in cinque anni di legislatura i gruppi ricevono complessivamente per l’attività politico-istituzionale oltre 16 milioni di euro. Di questi soldi i gruppi devono render conto alla fine dell’anno secondo uno schema preciso che prevede diverse voci e un generico "altre spese", non è invece richiesta la documentazione della spesa. L’inchiesta deve dunque accertare non se i singoli consiglieri aderenti ai gruppi Misto e Sardegna Insieme abbiano incassato quei soldi ma se li abbiano effettivamente spesi per la loro attività politico-istituzionale. Soltanto per due consiglieri, Manichedda e Balia, c’è già questa certezza: dai documenti fin qui controllati dal magistrato risulta che hanno mandato il rendiconto delle loro spese al presidente del gruppo il quale ha poi provveduto a pagare i fornitori. Quindi, nelle mani di quei due consiglieri non sono neanche mai transitati i fondi. L’inchiesta è partita dopo l’esposto della funzionaria Ornella Piredda per mobbing: per dieci anni, fino al 2005, aveva lavorato per diversi gruppi consiliari. Quando era alle dipendenze di Rifondazione comunista si era rivolta alla Commissione provinciale del lavoro e il procedimento si era chiuso con una transazione: 60.000 euro e uno scatto in busta-paga legato all’attribuzione di una qualifica superiore. Con quei soldi Ornella Piredda aveva comprato un appartamento. Poi però era stata trasferita al gruppo Misto e le era stato negato il precedente trattamento retributivo: non potendo più pagare il mutuo aveva dovuto vendere la casa. A quel punto aveva posto al presidente del Gruppo Misto il problema della rendicontazione dei fondi. Il mobbing sarebbe cominciato proprio allora. La funzionaria ha fatto ricorso al giudice del lavoro e poi ha presentato un esposto in Procura. Sentita dal pm Marco Cocco ha parlato della ripartizione dei soldi ai gruppi. Nelle settimane successive l’ex Presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu ha chiesto e ottenuto un colloquio col Procuratore Mauro Mura e il pm Cocco per spiegare che, in realtà, era tutto in regola. In quell’occasione Spissu ha consegnato le carte sull’attività dei gruppi con specifico riferimento ai fondi stanziati per i singoli componenti. C’è stato pure un momento in cui si è rischiato il conflitto istituzionale tra Consiglio regionale e Procura della Repubblica. Voci insistenti che non hanno, però, mai trovato conferma negli atti ufficiali e tutti i documenti chiesti dalla magistratura per far luce sulla vicenda sono stati puntualmente consegnati dall’Assemblea di via Roma. Così l’inchiesta è andata avanti, in gran segreto: al Palazzo di giustizia di Cagliari sono stati sentiti diversi testimoni, sono passate al setaccio le carte del voluminoso fascicolo e di recente si è arrivati all’iscrizione nel registro degli indagati di 18 consiglieri consiglieri regionali per peculato.

(disegno S.D., foto S.D., archivio GrIG)




da La Nuova Sardegna, 4 novembre 2009
Uggias va in Procura: «Spese istituzionali». Sui fondi ai gruppi Spissu replica a Maninchedda: «Falsità».
CAGLIARI. Ho ricevuto i soldi destinati al gruppo misto, ma li ho spesi solo per fini istituzionali: indagato per peculato nell’inchiesta sull’uso dei fondi pubblici del consiglio regionale, Giommaria Uggias (Idv) si è presentato ieri mattina in Procura e ha spiegato al pm Marco Cocco la propria posizione così come – ha voluto sottolineare il coordinatore regionale Federico Palomba – è la prassi cui devono attenersi gli iscritti al partito di Di Pietro. In una nota Uggias precisa che non intende avvalersi dell’immunità riservata ai parlamentari europei e ha dichiarato di aver speso «per svolgere e supportare l’attività di consigliere regionale più dei 2.500 al mese euro che mi venivano erogati ai sensi della legge regionale 2/66». Continua la nota: «Ho riferito che l?erogazione veniva accreditata sul conto corrente bancario, con la massima trasparenza dei movimenti di denaro in entrata e in uscita, precisando che le somme corrispondenti sono state regolarmente indicate nel rendiconto del gruppo misto». Poi ha aggiunto: «Ho inoltre esposto che, per prassi consolidata, quelle erogazioni avvenivano in favore dei consiglieri del gruppo, senza giustificazione delle spese, non essendo prevista dalla normativa vigente la documentazione delle stesse». L’ex presidente del consiglio Giacomo Spissu ribatte invece alle affermazioni di Paolo Maninchedda, contenute nel blog ‘Sardegna e libertà’: «E’ destituita di fondamento la notizia che il presidente del consiglio si sarebbe occupato di rendiconti dei gruppi e di pezze giustificative delle spese. Il rapporto con i gruppi avviene attraverso gli uffici e i suoi dirigenti. I rendiconti delle somme erogate mensilmente e automaticamente ai gruppi in ragione della loro consistenza come previsto dalla legge e per le finalità da essa previste, sono resi in conformità e sulla base di quanto stabilito da una delibera del 1993 che regola la materia. La conformità della rendicontazione è perciò valutata dai funzionari competenti, portata all?attenzione del collegio dei Questori e conclusivamente inserita nel rendiconto generale del consiglio regionale, proposto dai questori all’ufficio di presidenza che lo approva e lo inserisce all’ordine del giorno del consiglio». Secondo Spissu «in nessuna di queste fasi la presidenza del consiglio interloquisce con i gruppi, che hanno totale autonomia e responsabilità nella gestione delle risorse affidate, all’interno della legge e delle regole date e in nessun caso la presidenza svolge funzioni monocratiche o scrive lettere ad alcuno. E’ perciò falso che – come ha scritto Maninchedda – la presidenza del consiglio si sia occupata della materia».
cara Claudia,noi non dobbiamo andare a niente: riceviamo già tutto quotidianamente a domicilio.quindi loro ci vanno per provare le stesse emozioni del popolo, anche se da noi entrano loro e senza spendere.
Facendo seguito alla pubblicazione sulla stampa locale della diffusione del mio nominativo in ordine alle indagini sull’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi presso il Consiglio Regionale della Sardegna, ieri mi sono presentato spontaneamente davanti all’Autorità Giudiziaria procedente per manifestare la totale disponibilità a fornire il mio contributo utile alle indagini.
Non ho avuto conferma dell’iscrizione del mio nominativo nel registro degli indagati e ho comunque anticipato che non intendo avvalermi dell’immunità di parlamentare europeo.
Ho spiegato come i fondi da me ricevuti sono stati utilizzati per le finalità istituzionali previste dalla legge indicando le voci di spesa, esponendo che per svolgere e supportare la mia attività di consigliere regionale ho speso mensilmente per quelle finalità più dei 2.500,00 euro che mi venivano erogati ai sensi della Legge Regionale 2/66.
Ho riferito che l’erogazione veniva accreditata sul conto corrente bancario, con la massima trasparenza dei movimenti di denaro in entrata e in uscita, precisando che le somme corrispondenti sono state regolarmente indicate nel rendiconto del gruppo misto.
Con l’occasione ho esposto la situazione illustrando come, da sempre, in seno al gruppo misto non esiste una finalità politica condivisa da tutti gli appartenenti per cui, oltre ad un supporto organizzativo di base, i singoli consiglieri debbono tuttavia personalmente curare l’esercizio dell’attività politica-istituzionale derivante dal mandato.
Ho inoltre esposto che, per prassi consolidata, quelle erogazioni avvenivano in favore dei consiglieri del gruppo, senza giustificazione delle spese, non essendo prevista dalla normativa vigente la documentazione delle stesse.
In conclusione, riservandomi ogni produzione necessaria, ho rimesso all’Ufficio giudiziario ogni valutazione precisando che, a mio avviso non sussistono gli elementi essenziali di reato, essendo comunque sicuro di essere estraneo alla commissione di qualsiasi reato e manifesto fiducia nell’operato della Magistratura.
Giommaria Uggias
Zizi, ma noi a cosa dovremmo andare per sopportare loro??!
I politici sono sempre più vomitevoli.
Purtroppo però non abbiamo speranze.
La corruzione e il malaffare imperano e non vi sono alternative.
Quale futuro possiamo sperare di avere con certi personaggi che ci governano. NESSUNO!
non si è ancora toccato il fondo
leggo sull’Unionesarda di oggi che anche l’europarlamentare Uggias “si è messo a disposizione della procura”. ma che vuol dire? è scontato che se lo chiamano dovrà rispondere! come chiunque cittadino!
che schifo.
ai consiglieri 2500 euro/mese in più dello stipendio, xchè nn bastano i 15/16 mila che prendono! nn sanno che tanti vivono con 800 euro/mese???
il mio disgusto cresce a notizie come queste e per me siamo solo all’inizio.