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Chioschetti e chiosconi del Poetto.

 

Dopo i chioschetti per la vendita e degustazione dei ricci, trasformati in veri e propri ristoranti abusivi e poi posti sotto sequestro penale, ora sta arrivando il turno dei chioschetti del Poetto di Cagliari.  Complice la colpevole assenza del piano di utilizzo del litorale – P.U.L. (lo strumento di programmazione e gestione del territorio e delle attività consentite nelle aree costiere di ogni Comune), il dirigente del Servizio edilizia privata del Comune di Cagliari ha inviato ordinanze di demolizione e di ripristino ambientale a tutti i titolari dei baretti sulla spiaggia cagliaritana eccetto due (Emerson Cafè e L’Iguana, che – a differenza degli altri – hanno curiosamente ottenuto nel 2008 le autorizzazioni edilizie e paesaggistiche in sanatoria). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, nell’ottobre 2007, avevano richiesto le opportune verifiche al Corpo forestale e di vigilanza ambientale su notevoli lavori di ampliamento di uno di essi, proprio l’Emerson Cafè…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da La Nuova Sardegna, 9 novembre 2009

Ma l’ultima parola la dirà il Tar. Polemiche in maggioranza per l’ordinanza di chiusura dei chioschetti. Roberto Paracchini

CAGLIARI. I titolari dei chioschetti del Poetto ricorreranno al Tar, lo ha precisto il portavoce del consorzio «Poetto Services» Sergio Maxia. E questa sera nel baretto che per primo ha ricevuto l’ordinanza di demolizione, il «Capolinea», si svolgerà anche un incontro (programmato prima dell’arrivo dell’ordinanza) tra i rappresentanti dei chioschi e il gruppo Pd del consiglio comunale. Secondo l’ordinanza, la lunga e controversa storia dei baretti sarebbe arrivata all’atto finale perchè diciotto chioschi su venti sono senza licenza edilizia. «Ma noi sappiamo che non possiamo richiederla – ha spiegato Maxia – in assenza del piano di utilizzo del litorale». In pratica un serpente che si mangia la coda. Prima, però, la Regione non faceva le norme e ora che ci sono, il Comune non le ha ancora adottate. O, meglio, l’organizzazione progettuale del lungomare (sulla base delle leggi generali) è stato fatto, ma non ancora portato in Consiglio. Su questo punto, infatti (da qui i ritardi), vi sono divergenze in maggioranza con l’assessore competente Gianni Campus. «Si tratta di un problema – sottolinea Massimiliano Tavolacci, Udc, presidente della commissione comunale consiliare all’Urbanistica e ambiente – su cui siamo molto in ritardo. Ma non come assemblea municipale, bensì per responsabilità della Giunta». L’ordinanza di sgombero è partita dal responsabile del servizio del Comune per l’edilizia privata. «La burocrazia – continua Tavolacci – quando parte non si ferma e ha sue logiche che vanno rispettate. Ma la questione è politica e deve essere risolta politicamente». Il presidente della commissione afferma che «noi, come organismo consiliare e unitariamente, avevamo chiesto da tempo alla Giunta di interloquire con la Regione (che era d’accordo) per permettere a Cagliari di adeguare le norme generali fatte dal governo dell’isola alle esigenze di una spiaggia che ha caratteristiche proprie, tra cui il fatto che si trova dentro una città ed è fruita dodici mesi all’anno. Ma questo non è stato fatto». A questo punto «bisogna che intevenga subito la politica: per salvaguardare il bene ambientale del Poetto e, nello stesso tempo, il lavoro di decine di persone che operano nei baretti. In questo momento di crisi non possiamo perdere posti di lavoro». Del piano di utilizzo del lungomare (Pul) si parla ormai da quasi dieci anni (l’ultima regolamentazione risale al 1999), ma senza risultato. «Chi governa – sottolinea Andrea Scano, Pd, componente della commissione all’Urbanistica e ambiente – deve prendersi le sue responsabilità. A noi sembra assurdo che su una materia così delicata e che riguarda un bene così importante per la città, quale il lungomare del Poetto, si sia ancora a questo punto: senza delle norme che regolino lo svolgimento delle attività sul lungomare. Ora si deve intervenire subito». Intanto i titolari dei baretti non restano a guardare e, come prima risposta, ricorreranno al Tar.

 

Una storia di assenze politiche. Sui baretti anche una direttiva europea.

 CAGLIARI. La storia dei baretti del Poetto inizia da lontano da quando il lungomare inizia a trasformrsi nella «città estiva». Risale infatti al 1926 la prima convenzione trentennale col Comune per la gestione della spiaggia. E così iniziarono le concessioni (dal Comune) per i primi casotti che portarono poi alle prime strutture di ristorazione. Poi passò oltre mezzo secolo, sino alla scadenza della seconda convenzione (anch’essa trentennale). Ma quel 1986 divenne per la spiaggia un anno difficile e controverso: se da un lato caddero sotto le ruspe le diciotto villette di Marina Piccola costruite sul mare senza che nessuno dicesse niente. Un obbrobrio giustamente rimosso, dall’altro iniziò un braccio di ferro tra Capitaneria di Porto e Comune che condusse alla rimozione degli oltre mille casotti del Poetto, residenze popolari estive di molti cagliaritani. E i baretti sopravvissero, pur in forma diversa.  Ora la situazione si è ulteriormente ingarbugliata in quanto manca una cornice normativa che permetta al Comune di rilasciare le licenze edilizie, rappresentata dal Pul (piano di utilizzo del lungomare). Nello stesso tempo, poi, vanno registrati altri tre fatti. Dal primo di novembre di quest’anno la competenza sul demanio del Poetto passa al Comune (ed è forse anche questo uno dei motivi che ha portato all’ordinanza di sgombero da parte degli uffici del Municipio); entro il 28 dicembre la Regione deve dimostrare di aver recepito la disposizione della commissione europea secondo cui si deve procedere al bando pubblico per l’affidamento dei servizi del demanio; e, infine, entro il 10 giugno 2010 la Regione ha chiesto che siano pronti tutti i Pul.

 

da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2009

Ordinanza del Servizio edilizia privata del Comune motivata con la mancanza della licenza per costruire. «Demolite tutti i baretti del Poetto». Novanta giorni di tempo per l’arrivo delle ruspe, i proprietari ricorrono al Tar. L’ufficio tecnico accelera per non essere coinvolto nell’inchiesta penale. Umberto Aime

CAGLIARI. I baretti del Poetto devono essere demoliti. Da venerdì i proprietari hanno novanta giorni, per buttare giù casupole e coperture. L’ordine è stato firmato, in settimana, dal responsabile del servizio edilizia privata del Comune, Mario Mossa. Che ironia della sorte (o è stata una scelta?) ha notificato il primo atto di demolizione al chiosco più lontano dal municipio: «Il capolinea», quello davanti all’ospedale Marino. Secondo l’ordinanza, la lunga e controversa storia dei baretti sarebbe arrivata così proprio al capolinea. Il motivo del pugno duro? Diciotto chioschi su venti sono senza licenza edilizia.  A cadere sotto il peso delle ruspe dovrebbero essere tutti i chioschi meno due: il monumentale «Emerson» e «L’Iguana», che l’anno scorso, a sorpresa, hanno ottenuto la concessione edilizia. «Concessione che non potevano avere visto che il Comune non si è ancora dotato dell’indispensabile, secondo la Regione, Piano per il litorale», dice chi adesso è finito nel fuoco di fila del Servizio edilizia. Sarà vero ma adesso non c’è spazio per coltivare una invidia più o meno giustificata, gli altri proprietari, quelli sotto scacco da venerdì, hanno ben altro a cui pensare: le ruspe, è questo il problema. Devono demolire, non c’è scampo: l’unica salvezza per loro può essere una sentenza favorevole del Tribunale amministrativo regionale, e il ricorso contro l’ordinanza sarà presentato all’inizio della settimana.
 L’ordinanza. L’atto firmato da Mario Mossa lascia pochissimi spazi di manovra ai proprietari. Anzi, sono praticamente nulli, a parte l’annunciato ricorso al Tar. «Dovete demolire», e basta: così c’è scritto sull’ordinanza notificata, in queste ore, al filotto di baretti che va dalla Prima fermata fino al «Capolinea», appunto. È fin troppo facile scrivere che i gestori la lettera-ultimatum del Comune "è stata un fulmine a ciel sereno", dice Sergio Mascia, portavoce di «Poetto services», la cooperativa in sui si riconoscono nell’ordine di apparizione sul litorale: «Palm beach», «La lanterna rossa», «Twist Bar», «Il miraggio», «Calipso», «Corto Maltese», «Fico d’india», «La dolce vita» e «Il Capolinea». Nessuno di loro – ma neanche gli altri – si aspettavano di finire all’angolo. «Dall’oggi al domani siamo sul lastrico», dice ancora Sergio Mascia, nel ricordare l’estenuante trattativa con la commissione urbanistica del Comune, per "trovare insieme la strada giusta fino al Piano di utilizzo". Mentre, in questi giorni, l’altra anima del municipio, quella tecnico-burocratica, è andata avanti all’improvviso e a testa bassa, senza tener conto del "dialogo serrato" tra Consiglio e baretti che dura dal 1988.
 Gli interrogativi. La prima domanda nasce spontanea: perché il Servizio edilizia privata ha firmato ora l’ordinanza? La seconda, anche: cosa ha scatenato l’improvvisa accelerazione degli eventi? Il tutto nascerebbe dall’inchiesta della procura della Repubblica sui ricciai di Quartu. Una volta chiusi i pretenziosi ristoranti su quel fronte del Poetto, tutti sprovvisti delle autorizzazioni sanitarie, la magistratura ha ampliato le indagini anche alle altre strutture, scoprendo – si dice – molte magagne amministrative poi confermate (questa è l’ipotesi dell’accusa) durante i sopralluoghi e il controllo dei documenti, baretto dopo baretto. In altre parole, il Servizio edilizia privata per non essere coinvolto nell’inchiesta penale ha deciso di non aspettare l’esito della trattativa politica e soprattutto, con l’ordinanza di demolizione, ha voluto sfuggire a ogni possibile coinvolgimento giudiziario, con il rischio semmai di finire sul registro degli indagati. Ecco perché l’atto è stato firmato adesso.
 Demolire, perché? L’arrivo delle ruspe per demolire e la riconsegna entro novanta giorni al Demanio regionale delle aree è motivato così dal Servizio per l’edilizia privata: «I chioschi per questo ufficio sono abusivi: non hanno la licenza per costruire». Costruire non solo le nuove coperture amovibili (e qui va detto che molti gestori hanno esagerato) ma anche le casette-bar, quelle storiche. Bisognerà vedere se c’è e quant’è la responsabilità dei proprietari e quanto invece di penale graverà sulle spalle del Comune che da 10 anni non riesce a tirar fuori l’obbligatorio Piano per il litorale.

Adesso approda in consiglio comunale ma la maggioranza di centrodestra è divisa anche sull’ultima bozza. Piano del lungomare, dieci anni di follie. L’opposizione: «Occorrono regole certe, altrimenti aumenta la confusione».  Roberto Paracchini
CAGLIARI. Del piano di utilizzo del litorale (Pul) si parla da circa dieci anni (l’ultimo regolamento risale al 1999), ma senza risultati concreti. Eppure sono stati fatti numerosi incontri con gli operatori ed è stato ipotizzato di uniformare la tipologia dei chioschi prendendo come modelli i vecchi casotti. Ogni anno, invece, la questione si ingarbuglia sempre più (come precisato nell’articolo di apertura). Per diverso tempo, inoltre, la mancanza di regole certe aveva bloccato tutto. Poi gli interventi sul lungomare erano stati sbloccati, ma le polemiche erano puntualmente fioccate: la mancanza di norme lascia spazio alla discrezionalità. Ora, finalmente, il Pul approda in consiglio comunale. Ma i problemi non sono ancora stati chiariti. Il piano di utilizzo del litorale del Poetto dovrebbe tradurre il quadro normativo disposto dalla regione per l’utilizzo della spiaggia e regolare le attività che in questa si possono svolgere: dai gazebo per la balneazione a chioschi-bar. Sino ad ora, però, in maggioranza non si è ancora raggiunto un accordo.  «Noi siamo perfettamente d’accordo che vi debbano essere delle regole uguali per tutti – afferma Massimiliano Tavolacci, Udc, presidente della commissione comunale consiliare all’Urbanistica e ambiente – ma il Poetto ha una sua specificità. È infatti l’unica spiaggia della Sardegna interna a una città, con un bacino d’utenza di circa quattrocentomila persone e usata tutto l’anno. Da qui la necessità di rivedere assieme alla Regione (che si è detta disponibile), questo tipo di norme». In particolare, Tavolacci e la commissione chiedono che vi sia una maggiore disponibilità di spazio concesso per i gazebo legati alla balneazione e che le concessioni per i chioschi non siano annuali, altrimenti gli imprenditori interessati «non potrebbero programmare una attività imprenditoriale seria». Poi vi sono i «problemi delle strutture fisse già esistenti e delle pedane dei chioschi-bar – continua Tavolacci – la cui regolamentazione deve tener conto della storia del Poetto e della sua fruibilità». Ma se la Regione è d’accordo nel rivedere alcune regole per Cagliari, quale è il problema? «Il fatto – continua il presidente della commissione – è che noi abbiamo chiesto all’assessorato comunale di fare presente alla Regione questi problemi, ma non lo si è fatto. Siamo in grave ritardo». L’orientamento della Giunta e del sindaco Emilio Floris, invece, è quello di approvare il piano già pronto e redatto sulla base delle norme regionali esistenti. E poi chiedere una serie di modifiche. Il Pul, preparato in questi anni dal Comune, prevede come accennato una rimodulazione anche nelle tipologie, che dovrebbero richiamare i vecchi casotti. «Un fatto positivo – afferma Andrea Scano, Pd e componente della commissione Urbanistica – premetto che io, sin da quando al governo della Regione c’era il centrosinistra, propendevo per la difesa della specificità della spiaggia di Cagliari. Ma i ritardi sono troppi e l’ordinanza di sgombero per un chiosco dimostra, ancora una volta che, senza regole, non è possibile andare avanti. Ora la situazione è critica e si rischiano anche molti posti di lavoro». Per questi motivi «a mio parere sarebbe bene approvare subito il Pul, anche se diverse questioni potrebbero essere migliorate. Inoltre non vorrei che ripassare la palla alla Regione possa portare a norme troppo "aperte" e in grado di compromettere la situazione della spiaggia. Il testo può essere, in ogni caso emendato».

I GESTORI. «È una beffa, c’è chi vuole spazzarci via».
 CAGLIARI. Salvatore Mascia, portavoce della cooperativa «Poetto services» se l’aspettava l’ordinanza di demolizione?
 «No», è la sua risposta definitiva.
 
- Perché?
 
«Perché c’è una trattativa in corso col Comune e perché finora le proposte di utilizzo del Poetto le abbiamo sempre fatte solo noi e a nostre spese».
 
- Beffati, allora?
 
«Sorpresi, questo è certo. Sorpresi di aver scoperto che in Comune c’è una mente politica e un braccio armato tecnico. Che non agiscono insieme e neanche si parlano».
 
- Qual è la contestazione del Servizio per l’edilizia privata?
 
«Che non abbiamo la licenzia edilizia, ma noi sappiamo che non possiamo richiederla in assenza del Piano per il litorale. Per il resto siamo in regola, anche col Demanio e l’Asl».
 - La contromossa?
 «Ricorreremo al Tar».

 

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

 

  1. 9 Marzo 2011 a 15:56 | #1

    da La Nuova Sardegna, 9 marzo 2011
    Baretti, adesso arrivano le ruspe. Tra un mese e mezzo via i chioschi: dovranno essere demoliti e poi ricostruiti. (Antonello Deidda)

    CAGLIARI. Si salvi chi può, i baretti del Poetto devono essere abbattuti e poi ricostruiti. Lo ha stabilito la conferenza dei servizi, che ha concluso i lavori e tra un mese e mezzo emetterà il provvedimento operativo finale: a fine aprile in spiaggia arriveranno le ruspe. Con il rischio che la stagione dei bagni al mare si trasformi in un cantiere a cielo aperto.
    Ponteggi e cemento tra gli ombrelloni dunque. Ma attenzione: non cambia la scadenza delle concessioni e a fine anno gli attuali gestori rischiano di ritrovarsi con il classico pugno di mosche in mano.
    Il Poetto si avvia dunque alla terza rivoluzione epocale: dopo l’abbattimento dei casotti e l’infausto ripascimento, adesso tocca ai baretti. Con il caos (o quasi) dietro l’angolo perchè di qui all’estate resta poco tempo per realizzare il sogno di chioschi rinnovati e tutti uguali, mettendo fine all’anarchia con la quale si è andati avanti negli ultimi tempi. Tutto nasce dall’ultima conferenza dei servizi: l’abbattimento e la successiva ricostruzione dei baretti è nei fatti, non ci saranno proroghe o rinvii. E anche il termine di 45 giorni è perentorio: per quella data 17 chioschi sui venti complessivi attualmente presenti sulla spiaggia dei centomila devono essere tirati giù. Praticamente, a oggi. Se ne salveranno tre: Emerson, Iguana e Oasi. Ma per la fine di aprile il Poetto diventerà un cantiere a cielo aperto, con le ruspe che faranno avanti e indietro e con i gestori impegnati nella ricerca del materiale più adatto per la successiva ricostruzione. Mettiamo una ventina di giorni per la prima fase, un’altra ventina di giorni per la seconda, calcoliamo un paio di ritardi sempre possibili e si arriva tranquillamente a giugno inoltrato: un periodo chiave per la città del mare, con la stagione estiva che sta per entrare nel vivo, con i primi tutto esaurito nei weekend e i primi possibili guadagni per i gestori. Per i prossimi tre mesi, in ogni caso, la spiaggia rischia di rimanere senza servizi con tanti saluti anche alla città turistica che a parole tutti vagheggiano.
    Ma qualcuno potrebbe persino non aprire. Perchè c’è un aspetto squisitamente commerciale. Il costo dell’operazione è tra 120 e 150 mila euro come minimo. E qui arrivano i problemi. Come si sa Cagliari è (insieme a Villasimius) uno dei due comuni costieri isolani che non ha prorogato le concessioni al 2015. Dunque gli attuali gestori (gli stessi che a dicembre si sono visti rinnovare la concessione soltanto sino alla fine del 2011) sarebbero costretti ad ammortizzare i costi della demolizione-ricostruzione appena in una stagione. Se non è un avviso di fallimento, poco ci manca perchè a detta degli esperti del settore i 120-150 mila euro messi in preventivo per l’operazione potrebbe essere ammortizzata soltanto nell’arco di tre-quattro anni.
    C’è disorientamento e preoccupazione tra i gestori che, non appena hanno avuto la notizia della decisione della conferenza di servizi, hanno avuto i brividi freddi: «Speravamo in un ulteriore rinvio dopo quello di fine anno e adesso siamo spiazzati». In molti confidavano che tutto fosse subordinato al Pul, il piano di utilizzo del litorale che il comune di Cagliari finora si è ben guardato dal discutere. Poi anche questa ulteriore speranza è venuta meno. Le dichiarazioni provenienti dall’assessorato all’Urbanistica non lasciano spazio a delle rivendicazioni: «Nella situazione attuale il Pul non avrebbe valore». Al momento non esistono neppure concessioni da assegnare. Ma c’è chi guarda al sindaco. Lo fa chiaramente capire Alberto Bertolotti, presidente del Sib, il sindacato balneare italiano: «Floris potrebbe prendere in mano la situazione e impugnare la proroga delle concessioni al 2011, prorogandole al 2015. Non correrebbe alcun rischio, perchè entro fine aprile sarà adottato il provvedimento salva proroga al 2015 e un mese più tardi sarà applicato nella legge comunitaria». Esiste la speranza del classico «regalo di fine legislatura» ma non ci crede più nessuno. Più probabile che la patata bollente passi nelle mani della prossima amministrazione. Oggi un intervento del sindaco non bloccherebbe comunque la procedura di abbattimento-ricostruzione dei baretti ma almeno i gestori avrebbero qualche certezza in più. E magari ci sarebbe un’ancora di salvataggio per circa 150 posti di lavoro. Aspettando la metà di aprile e le ruspe, il dibattito è aperto.

    La storia dei primi bagni e della nascita del lungomare come centro ludico e ricreativo per i cagliaritani. La «Città estiva» e la «Spiaggia dei centomila». (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. «Caratteristica dei nostri giochi d’infanzia erano la violenza fisica e la capacità organizzativa. Violenti erano soprattutto i nostri giochi d’estate che si esaurivano in terribili corse pomeridiane lungo le spiagge quasi africane e ci portavno continuamente dentro e fuori dell’acqua come animali rivieraschi», così ricorda il Poetto lo scrittore cagliaritano Giaime Pintor morto nel 1943. L’adolescenza e l’infanzia di centinaia di migliaia di persone rimanda alla «spiaggia dei centomila». Ferire e non porre la dovuta attenzione a questo lungomare è come un oltraggio ai ricordi. Il Poetto rappresenta l’aspetto più ludico, oltre che la grande piazza, delle città che lo contengono e di Cagliari in particolare. La storia della spiaggia è legata ai primi bagni. Ma forse sarebbe più corretto dire ai secondi, visto che inizialmente fu La Plaia e Giorgino che videro i primi costumi balneari: nel 1962 i bagni di Sant’Agostino (dove c’è oggi via Riva di Ponente). Solo più tardi, nel 1913 sorse il primo stabilimento al Poetto, quello dei fratelli Carboni (che poi divenne il D’Aquila). In parallelo iniziò anche la linea tranviaria. Un anno dopo venne parzialmente sistemata la strada e nel luglio di quello stesso anno fu inaugurato il Lido. E la guerra mondiale non bloccò mai del tutto i bagni al Poetto. Sinchè nel 1925 iniziò l’era dei casotti, a cui si legarono poi anche i baretti, vittime oggi della disorganizzazione comunale.

    25 ANNI FA. L’abbattimento dei casotti.

    CAGLIARI. Il primo colpo di ruspa arrivò alle 14. Quasi un’immagine al rallenty: il braccio meccanico che si solleva e poi giù, sul legno del casotto. E lo scricchiolio roboante che ti entra nell’anima. Crollò un mito. Molti se l’aspettavano, ma pochi credevano realmente che la Capitaneria di porto e il Comune facessero sul serio. Nel giro di una serata diverse centinaia di casotti persero defintivamente la loro caratteristica di «Città estiva» (come venivano definite negli anni Venti del Novecento le prime iniziative balneari del Poetto) per diventare macerie di colore spruzzate qua e là su vecchi assi di legno. Era il pomeriggio del 6 marzo di 25 anni fa. E dopo i primi colpi di ruspa iniziò a piovere. «Sembra proprio che anche il tempo ce l’abbia con noi – affermò con aria di disarmante incredulità Maria Caredda, titolare di un casotto, mentre li vedeva crollare – vorrà dire che in futuro li ricorderò nei libri. In questo modo è una fetta della storia della città che se ne va». E così è stato perchè quel giorno segnò la fine di un’epoca con una storia di circa sessant’anni alle spalle.

  2. 29 Marzo 2010 a 15:28 | #2

    da La Nuova Sardegna, 29 marzo 2010
    Mentre in Comune si discute, i sigilli sono dietro l’angolo. Baretti: sequestro imminente Accuse confermate per i titolari.

    CAGLIARI. Non c’è più tempo per risolvere con soluzioni alternative la questione dei baretti abusivi sul lungomare: la Procura della Repubblica ha pronti i sigilli, i provvedimenti di sequestro giudiziario sono dietro l’angolo e riguarderanno tutte le strutture di ristoro del Poetto messe in piedi sulla spiaggia in contrasto coi limiti imposti dalle concessioni, peraltro ampiamente scadute e mai rinnovate. I reati contestati sono l’abuso edilizio e l’occupazione illegale del suolo pubblico. Qualsiasi iniziativa dell’amministrazione comunale, compresa un’improbabile e mai annunciata sanatoria, non avranno alcun riflesso sulle decisioni del pubblico ministero Gaetano Porcu, titolare dell’indagine.
    Il magistrato ha scelto la linea del silenzio ma l’impressione diffusa è che l’ufficio abbia atteso sino alla primavera per dare il tempo al comune e all’associazione dei concessionari di concordare un piano di demolizioni graduale, che non trasformi l’azione della Procura in un bagno di sangue. Il dibattito sterile, completamente svincolato dalla realtà, andato avanti negli ultimi tre mesi in consiglio comunale non ha avuto altro effetto che ridurre i tempi per realizzare l’operazione nel modo meno cruento possibile.
    Ora mancano due mesi all’inizio ufficiale della stagione balneare e i titolari dei baretti rivendicano certezze, con il comune impegnato in un inconcludente gioco dell’oca. Nessuno sembra tener conto di un fatto scontato: la Procura valuta e decide secondo la legge, le decisioni del pubblico ministero sono autonome e non potranno mai tener conto di quanto l’amministrazione potrà fare per rinviare l’abbattimento delle strutture abusive. Per di più, nella corsa alla ricerca di una soluzione impossibile, è stato perso di vista un dato centrale: i titolari dei baretti sono accusati di due reati, emersi con chiarezza nei rapporti elaborati dai carabinieri del Nas e dalla Polizia urbana. Se la violazione di norme amministrative può essere in qualche modo affrontata e in certi casi sanata, non è chiaro come il comune intenda fermare o rallentare il procedimento penale. L’inchiesta giudiziaria è chiusa, il magistrato ha in mano tutti gli elementi utili per firmare un provvedimento che appare inevitabile: il sequestro dei baretti e la loro chiusura in vista della demolizione parziale o totale. Se l’estate è alle porte non è certamente un problema della Procura.
    Il solo modo per assicurare ai cagliaritani un servizio di ristoro in spiaggia sembra essere quello più volte annunciato e mai realizzato: un piano di demolizioni concordato. L’eventuale ricostruzione con altre tipologie e dimensioni è una fase che verrà dopo e seguirà le regole che l’amministrazione comunale sarà in grado di imporre ai concessionari. Ma qui entra il gioco il sistema dei controlli, un gioco in cui il comune ha mostrato negli anni di essere poco portato. (m.l)

  3. gruppodinterventogiuridico
    19 Novembre 2009 a 16:39 | #3

    da La Nuova Sardegna, 19 novembre 2009

    Con i sigilli della Procura della Repubblica in arrivo, illustrato in consiglio comunale il piano per l?utilizzo del litorale cagliaritano. Baretti, il Pul non li salverà dalla demolizione. L’assessore all’Urbanistica: «Al Poetto disfunzioni solo illegittime o anche intollerabili?». Sventato dal sindaco il tentativo di rinviare il dibattito. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La Procura sta per disporre il sequestro giudiziario di tutti i chioschi-bar e il consiglio comunale ha aperto dopo un tentativo di rinvio il dibattito sul Pul, il piano di utilizzo del litorale. Ci sono voluti gli interventi in sequenza dell’opposizione – Goffredo De Pau, Claudio Cugusi e Andrea Scano – ma soprattutto quello del sindaco Emilio Floris per schiodare il presidente dell’assemblea Sandro Corsini, che in assenza del progettista Nanni Cucca non voleva sentirne di dare il via all’illustrazione del piano. Corsini proponeva di andare alla prossima settimana, con i chioschisti sotto il municipio controllati dai vigili urbani e i rappresentanti dei comitati seduti nell’aula ad attendere notizie sul proprio futuro. Floris ha fiutato l’aria ed è pacatamente passato sopra Corsini con le scarpe chiodate: «L’ingegner Cucca è in arrivo, ma avremmo comunque discusso del Pul perchè il tema è determinante». Così, superato il problema del piano per la lotta all’inquinamento acustico della città – se ne parlerà più avanti, la commissione presieduta da Edoardo Tocco va sistemativamente deserta – la parola è andata all’assessore all’urbanistica Nanni Campus che dopo un attacco new age («è un’emozione trattare un tema come quello del Poetto in quest’aula») ha citato l’esprit de geometrie di Pascal e il «mito del casotto» per poi arrivare a Sagunto, la città spagnola da cui originò la seconda guerra punica. Sfrondato dai riferimenti storico-filosofici l’intervento illustrativo di Campus è servito a capire che il piano preliminare del litorale dovrà equilibrare l’esigenza di rispettare il «furore di pulizia degli arenili» che ha segnato l’amministrazione regionale guidata da Renato Soru con «l’uso appropriato di quello che sull’arenile esiste». L’assessore però – e questo è apparso il passaggio più concreto dell’intervento – ha sollecitato una risposta politica all?interrogativo centrale sul caso-Poetto: «Un magistrato ha messo il dito su alcune disfunzioni che ci sono, noi dobbiamo decidere se in base agli addebiti che vengono mossi queste disfunzioni sono solo illegittime oppure intollerabili». Come dire: è indispensabile andare avanti con le ordinanze di demolizione o è possibile trovare il modo di salvare il salvabile? All’interrogativo risponderà il consiglio nel corso del dibattito, sospeso per la partita della nazionale di calcio. Cugusi ha proposto di continuare oggi, consiglieri della maggioranza vorrebbero andare a martedì. Per non perdere il calcio d’inizio Corsini ha girato il problema alla conferenza dei capigruppo, che si riunirà questa mattina. La seduta si è chiusa con una brevissima illustrazione tecnica del Pul condotta dall’ingegner Cucca: il piano prevede tipologie precise per i chioschi-bar, dimensioni, materiali, posizione delle strutture. Il piano basato sul buon senso e sull’uso legale degli spazi pubblici che sarebbe servito già dieci o vent’anni fa ma che arriva solo oggi, con la Procura della Repubblica che si prepara a metter fine a un’epoca di abusi, connivenze, distrazioni e furbizie interessate.

  4. gruppodinterventogiuridico
    11 Novembre 2009 a 18:47 | #4

    da L’Unione Sarda, 11 novembre 2009

    Il caso. L’Emerson, l’Iguana: e le concessioni del 2006. (Michele Ruffi)

    Il Poetto, a partire dal 2010, potrebbe diventare una spiaggia attrezzata solo per sei mesi all’anno. Almeno fino all’approvazione del Pul. Le concessioni demaniali di quasi tutti i chioschi scadranno il prossimo 31 dicembre ma il Comune potrà prorogarle «con cadenza annuale», come autorizza la delibera della Giunta regionale numero 44/77, firmata dal presidente Ugo Cappellacci il 20 ottobre 2009.

    LE DUE ECCEZIONI. La rivoluzione partirà tra due mesi per tutti, tranne (forse) per Iguana e Emerson, gli unici due ad avere una concessione demaniale in scadenza nel 2011 e soprattutto una concessione edilizia, che ha permesso loro di evitare in questi giorni le ordinanze di sgombero notificate agli altri proprietari dei baretti. Una condizione che ha portato alcuni imprenditori a lamentare una disparità di trattamento: «È da anni che chiediamo le autorizzazioni, ma non abbiamo mai ottenuto una risposta dal Comune. Perché loro sì e noi no?», è stata la domanda ricorrente lunedì sera, nella riunione organizzata al “Capolinea”.

    LETTERA A GIUGNO. In realtà il servizio di Edilizia privata del Municipio ha notificato a giugno una lettera ai gestori che hanno chiesto la licenza per costruire. Due pagine nelle quali vengono spiegati i motivi del diniego: i progetti presentati sono basati su concessioni demaniali sballate. E in base al Piano di utilizzo del litorale ancora in vigore, non può essere autorizzato nessun edificio. «Si evince che la concessione demaniale non corrisponde alla localizzazione prevista dal Pul, pertanto il rilascio della concessione edilizia potrà avvenire solo a seguito di una nuova concessione demaniale che rispetti tali posizioni».

    EMERSON E IGUANA. Il dirigente Mario Mossa spiega che «Emerson e Iguana sono gli unici ad aver presentato le richieste conformi al Pul in vigore». Ecco perché non verranno rasi al suolo. L’alto funzionario del Comune ritiene che una marcia indietro sia molto difficile: «Se non avessi firmato quella ordinanza avrei commesso un’omissione. La situazione è questa, non è mio compito né in mio potere bloccare le demolizioni».

    LA STORIA. Alessandro Murgia, proprietario dell’Emerson, racconta un’odissea iniziata nel 1987 e conclusa nel 2005 con una sentenza del Tar. In mezzo «una decina di ricorsi» indirizzati a varie istituzioni. Insomma: uno stabilimento di 5.250 metri quadri totali («428 coperti e 4822 di area scoperta», come specifica la determina del 2006 che attribuisce la concessione) costruito a colpi di carte bollate e avvocati. «Sono l’unico ad aver ottenuto l’ok dall’ufficio tutela del paesaggio e della commissione edilizia. Il mio chiosco ha i pali piantati a mano sulla sabbia. In 30 giorni si smonta tutto e non si lascia nessun danno all’ambiente. È una struttura precaria e temporanea, come chiede il piano paesaggistico regionale. E occupo uno spazio inferiore alla concessione. Io ho impiegato anni per arrivare a questo risultato. Ma nessuno mi ha mai chiesto un’informazione, non mi hanno neanche invitato alla riunione di lunedì. Li avrei aiutati: se io ho perso 18 anni, non vedo perché gli altri devono metterci lo stesso tempo».

  5. gruppodinterventogiuridico
    11 Novembre 2009 a 18:44 | #5

    da L’Unione Sarda, 11 novembre 2009

    Nelle 17 ordinanze di demolizione sinora notificate ai gestori la radiografia delle irregolarità contestate. Poetto, tutti gli abusi baretto per baretto. Strutture da 2000 a 90 metri quadri con bar, self service e ombrelloni. Secondo il Comune mancano il permesso a costruire, la concessione edilizia e l’autorizzazione paesaggistica della Regione. (Anthony Muroni)

    S ono 17 le ordinanze di demolizione (da eseguire entro il 5 febbraio 2010) fin qui notificate dal Servizio edilizia privata del Comune ad altrettanti gestori di chioschi sul litorale del Poetto. La motivazione è sempre la stessa: le opere prese in esame da personale dell’ufficio, congiuntamente ad agenti del nucleo di Polizia giudiziaria della Procura, risultano prive «dei necessari titoli abilitativi». In soldoni, mancano il permesso a costruire, la concessione edilizia e l’autorizzazione paesaggistica della Regione. Per ognuna delle attività poste sotto la lente di ingrandimento, è segnalato l’abuso contestato.

    La prima (la numero 62, del 5 novembre) è a carico dell’ Ara Macao (gestito da Pierluigi Atzori): una superficie complessiva di poco superiore ai 90 metri quadri tra bar (15), dispensa (8), gazebo destinati a ombreggio (64) e servizi igienici (3). Il miraggio (di Piero Marci) occupa circa 180 metri quadri: nell’ordinanza si parla di bar (15), dispensa (9), sala ristorazione (99), gazebi (46), due palchi (rispettivamente di 36 e 29), servizi igienici (6). A Eliseo Carta , del chiosco numero 6, viene imputata l’occupazione non autorizzata di oltre 400 metri quadri tra bar (i soliti 15), dispensa (16), sala ristorazione (51), sala giochi (16), ripostiglio (6), servizio igienico (4,5), pedana in cemento e tavolato (348). Nella rete del Comune è finito anche il Palm Beach di Maria Assunta Cabras, con 500 metri quadri occupati: bar (15), dispensa (12), sala ristorazione (103), pedana, tettoia e rampa inclinata per accesso all’arenile (320), servizio igienico (3) e addirittura una porzione di spiaggia per sedie e sdraio (47). Nel caso di Giovanni Cogoni i metri quadri sono poco più di 300: bar (15), dispensa (16), area per ristorazione (46), pedana in legno con ombrelloni (169), ripostiglio (2), servizi igienici (4), pavimentazione in cemento e legno (60). Alla Kairos di Alessandro Ticca viene contestata l’occupazione, senza titolo edilizio, di poco più di 200 metri quadri: bar (15), dispensa e ripostiglio (10), pedana con ombrelloni (184), pavimentazione (4), tende parasole (10), mentre nel caso del Golden Beach di Maria Giovanna Cossu i metri sono circa 2 mila: bar, tavola calda e self-service (242), zona di ombreggio (115), ufficio (23), spogliatoi e docce (29), pedane in legno (267), arenile delimitato con una staccionata (1350). Per Il capolinea di Antonio Congera i metri quadri accertati sono oltre 300: bar (15), dispensa (25), coperture inclinate (35 più 10), sala ristorazione (98), servizi igienici (4), pedana in legno (124). A carico de La dolce vita di Luigi Lampis ci sono poco meno di 300 metri quadri contestati: bar (15), dispensa (15), copertura inclinata (40), sala ristorazione (78), servizi igienici (3), pavimenti in cemento (147). Nel Noi due di Maurizio Cabras i metri quadri sono 325: bar, servizi e disimpegno (15), dispensa (9), copertura inclinata (36), pedana in legno (263), servizi igienici (3), mentre a Cinzia Erriu vengono contestate opere non autorizzate realizzate su una superficie di 310 metri: bar (15), dispensa (22), sala ristorazione (100), servizi igienici (4), ripostiglio (4), pedana in legno (165).

    Nel caso del Bon ton di Valter Casula si tratta di 380 metri quadri: bar (15), dispensa (15), sala ristorazione (143), vano per mescita bevande (7), gazebo (32), servizi igienici (5), palco in legno (20), pedane in cemento (100) e arenile occupato con tavolini (50), mentre Il Nilo di Anna Frongia ha fin qui operato occupando circa 270 metri quadri di territorio: bar (15), dispensa (16), copertura inclinata (64), due gazebo (99 e 34), servizi igienici (3) e pedane in cemento (43). A Sa Forredda , di Sandra Argiolas, i metri occupati sono circa 500: bar (15), dispensa (15), copertura inclinata (31), vano di sgombero (8), gazebo (50), edicola e vano tecnico (12), pavimentazione in cemento (109) e occupazione dell’arenile (276), mentre nel vicino Foghile , di Luciano Spiga, la superficie è di circa 500 metri: bar (15), solaio ligneo (40), bar e sala ristorante (133), rispostiglio (7), servizi igienici (7) e pavimentazione in legno e rampe (323). Al Twist di Maurizio Marongiu i metri quadri incriminati sono circa 300: bar (15), dispensa (21), sala ristorazione (144), bar (6), ripostiglio (6), servizi igienici (4) e pavimentazione in legno (118). L’ultima ordinanza riguarda lo Zen di Sandro Angioni, per complessivi 340 metri quadri: bar (15), sala ristorazione (135), ripostiglio (5), servizi igienici (4) e tavolato in legno (189).

  6. gruppodinterventogiuridico
    11 Novembre 2009 a 18:27 | #6

    da La Nuova Sardegna, 10 novembre 2009

    Chioschi-bar: sigilli in arrivo

    La Procura contesta l’occupazione del suolo pubblico. L’ordinanza di demolizione delle strutture è un atto parallelo all’inchiesta della magistratura. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Tempo qualche giorno e quasi tutti i ventuno baretti del Poetto saranno sotto sequestro per occupazione abusiva di suolo pubblico. Dovrebbe salvarsene uno soltanto che risulta in regola con le autorizzazioni e non si è allargato illegalmente sulla spiaggia. E’ la vicenda dei ricciai che si ripete punto per punto: prima l’ispezione del Nas disposta a luglio scorso dal sostituto procuratore Gaetano Porcu, con la partecipazione della polizia urbana. Poi il rapporto, che ha certificato quant’era da anni sotto gli occhi di tutti: nate come chioschi-bar in legno dove acquistare bibite e gelati, le strutture sono diventate gigantesche, trasformandosi in ristoranti, luoghi di ritrovo, discoteche all’aperto. Una crescita incontrollata, quasi tumorale, senza che il comune di Cagliari – ma Quartu è nella stessa situazione – si decidesse a dare un’occhiata per stabilire se i termini delle concessioni fossero stati rispettati. L’ultima proroga dei permessi risale al 1989: in vent’anni le amministrazioni comunali non solo hanno ignorato il problema, ma hanno evitato accuratamente di verificare se misure e tipologie fossero quelle stabilite a suo tempo dal servizio edilizia privata. Così i titolari dei chioschi hanno fatto di testa loro, forse convinti che alla fine il Comune avrebbe regalato una sanatoria, comunque una soluzione concordata. Uno dei baretti, nel frattempo divenuto simile per dimensioni a uno stabilimento balneare, è stato venduto per 500 mila euro. Altri ancora nel corso dell’estate 2008 hanno accresciuto superfici e volumi, con terrazze e nuovi spazi coperti per continuare l’attività d’inverno. Come l’Emerson: è il più grande del Poetto e secondo gli accertamenti condotti dai carabinieri è tutt’altro che in regola. Un autentico ecomostro nato e cresciuto fra la sorpresa dei cagliaritani e la colpevole indifferenza del Comune. Ora la Procura dovrà lavorare su due fronti, quello degli abusi edilizi e quello dell’occupazione illegale del suolo pubblico. Sul primo reato l’ufficio del pm Porcu cercherà cartografie, mappe, documenti utili a stabilire quando sono avvenute le ultime modifiche in ciascun chiosco-bar. Per una ragione semplice: gli abusi edilizi hanno tempi di prescrizione brevi, è inutile procedere su violazioni ormai non più perseguibili. Il secondo reato invece, l’occupazione del suolo, in base alla relazione del Nas è ancora in atto. La conseguenza sarà speculare al caso dei ricciai: sequestro cautelare della struttura, come dire che quasi tutti i baretti verranno chiusi e sigillati. In parallelo andrà avanti l’iniziativa del Comune, partita dopo decenni di incredibile disinteresse per le condizioni del litorale ma comunque in tempo con l’entrata in vigore delle norme sul demanio marittimo: è stata la Regione, con una delibera del 26 maggio scorso, a disporre il trasferimento ai comuni delle funzioni amministrative che riguardano i litorali, che le hanno assunte il 31 ottobre. Di colpo l’amministrazione Floris ha dovuto farsi carico del Pul – piano di utilizzo del litorale – e delle concessioni turistiche su aree scoperte che riguardano impianti rimovibili. Se per elaborare lo strumento di pianificazione c’è tempo fino a giugno 2010, per le concessioni a mare le leggi europee non lasciano scampo: si devono fare i bandi pubblici e fino a quando i bandi non saranno espletati non se ne potranno rilasciare di nuove. Come dire che l’anarchia è finita: chi vorrà vendere ricci, aprire un ristorante o un bar nell’area demaniale – tutto il litorale del Poetto lo è – sarà obbligato a partecipare a una gara pubblica. E’ un’epoca di favoritismi e di furbizie che si conclude: non potranno esserci corsie preferenziali, chi ha lavorato – e realizzato profitti enormi – fino ad oggi partirà alla pari con chiunque altro. Il Pul, quando ci sarà, servirà a dare omogeneità ai nuovi chioschi-bar, a regolarne l’attività e a evitare nuovi abusi. Quindi non c?è alcun rapporto tra le demolizioni annunciate e l’assenza dello strumento: la decisione di abbattere è legata alle irregolarità riscontrate nel corso dei sopralluoghi di polizia giudiziaria e vigili urbani. Se i titolari dei chioschi non si fossero allargati, sistemando piattaforme di cemento, cordoli, recinzioni, panelli e altro su superfici non autorizzate, il Comune non avrebbe annunciato le ruspe. In questo senso le ordinanze di demolizione notificate dal servizio edilizia privata del Comune sono atti dovuti e se anche il Tar dovesse sospendere l’esecutività dei provvedimenti per i titolari dei baretti cambierebbe poco. Intanto perchè l’attività verrà bloccata dalla Procura, esattamente com’è avvenuto per i ristorantini dei ricci. Poi perchè le regole europee, recepite dalla Regione e di seguito dal Comune, valgono per tutti e dovranno essere rispettate.

    Poetto, multinazionali del turismo in vista. Un’odissea prodotta da irregolarità e omissioni pubbliche. Siamo a rischio ma abbiamo aperto una strada e l’amministrazione deve tenerne conto. (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. Quale sarà il «dopo-baretti»? Gli interessati sono, ovviamente, molto preoccupati. Tra le varie questioni c’è una direttiva europea che per questi servizi prevede un bando pubblico. Sergio Mascia, portavoce del consorzio «Poetto Services», che raggruppa nove dei ventuno chioschetti, afferma che «noi vogliamo le regole, ma chiediamo che si tenga conto del pregresso, il nostro avviamento». Al di là di tutto il Poetto sembra senza pace. Ma non si tratta del caso maligno, bensì delle mancanze dell’amministrazione pubblica. Prima della Regione e poi del Comune che non hanno predisposto le norme che avrebbero permesso di regolarizzare le situazioni, da un lato; e che non hanno controllato adeguatamente, dall’altro. Ora sui servizi per il lungomare si aprono nuovi scenari possibili. Innanzi tutto va precisato che il Poetto sta iniziando a diventare appetibile anche per i grandi operatori turistici. Va ricordato che il piano regolatore permette che nell’area dell’ippodromo (sul lungomare) vengano realizzate strutture ricettive legate allo sport. Ed entro la fascia degli ottocento metri, a seconda del numero dei posti letto e delle stelle della struttura, l’albergo ha diritto a un’area nella spiaggia. A questa si potrebbero poi aggiungere i servizi per il lungomare e il tutto diventerebbe completo. In più: recentemente anche parte del Poetto è stato inserito nelle possibili zone franche da realizzarsi a Cagliari (assieme a Sant’Elia). Non vi sono segnali che facciano pensare a una scelta dell’amministrazione in questo senso, ma lo scenario è possibile e, secondo alcuni, anche auspicabile. Ma non tutti sono d’accordo: il timore è che la piccola imprenditoria locale venga ulteriormente emarginata. Sullo sfondo, come accennato, vi sono anni e anni di mancanza di decisioni da parte delle amministrazioni e di omessi controlli. I primi baretti sono nati dopo la seconda convenzione da parte del Comune con lo Stato centrale, che rinnovò la concessione trentennale del 1926. Allora vennero concessi gli allacci idrici, ma non quelli elettrici: per tenere fresche le bibite i baretti prendevano il ghiaccio dalla fabbrica apposita di via Barone Rossi. E la fisionomia iniziale dei chioschi, con una struttura centrale e un patio (alla campidanese), era funzionale a creare ombra per non far sciogliere il ghiaccio sino a sera. Poi nell’86, assieme ai casotti vennero rimossi anche i chioschi, poi la Capitaneria (allora competente) ci ripensò: «Potemmo così ricostruirli, ma in 40 giorni ed è per questo che molti sono in cemento: non c’era il tempo per realizzarli in altro modo. Ma nello stesso anno presentammo un progetto di rimodulazione. Non c’era, però, il Pul e tutto è rimasto fermo».

  7. gruppodinterventogiuridico
    11 Novembre 2009 a 18:24 | #7

    da La Nuova Sardegna, 11 novembre 2009

    Il Poetto come doveva essere. Nel progetto del 1997 niente strada vecchia e baretti dietro le dune. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I ventuno chioschi-bar candidati alla demolizione non dovrebbero essere sulla spiaggia: se il progetto di salvaguardia presentato il 27 dicembre del 1997 dalla Provincia fosse stato realizzato così com’era e sino in fondo il Poetto oggi avrebbe un aspetto diverso. Perchè il piano coordinato dall?allora assessore provinciale ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini non prevedeva soltanto il ripascimento dell’arenile e la costruzione della nuova strada litoranea a quattro corsie: uno dei punti considerati fondamentali per raggiungere l’obbiettivo, la salvezza del Poetto, era la rimozione completa della vecchia strada. Al posto dell’asfalto la Provincia avrebbe dovuto sistemare una superficie naturale, erba e pietrisco. E sul retrospiaggia si sarebbe dovuto realizzare un cordone di dune artificiali che i tecnici giudicavano indispensabile a contenere l’erosione eolica. In uno scenario come quello descritto dal progetto, i chioschi-bar – piccoli, amovibili e omogenei nell’architettura – sarebbero stati smontati e rimessi in piedi molto più indietro, alle spalle della barriera di dune. La spiaggia sarebbe rimasta libera, per raggiungere i punti di ristoro sarebbe bastato attraversare il cordone dunale in uno dei passaggi predisposti e percorrere pochi metri. Immaginate un Poetto organizzato così: l’arenile, ripristinato con un dosaggio di sabbie compatibili e bianche come quelle originali. Una fascia di dune, un percorso pedonale del tutto sgombro dalle auto, con punti luce omogenei, separato dal flusso del traffico. Come dire: un vero lungomare, dove trascorrere le serate estive in piena sicurezza e tranquillità. Guardate com’è oggi il Poetto, a partire dal margine dello stagno: una strada litoranea larga e comoda, un’altra strada – quella vecchia – usata come parcheggio, ingombra di auto, dove non si capisce in quale senso sia consentito marciare, con gli spazi verdi fino a questa primavera invasi da ristoranti abusivi, ciascuno diverso da tutti gli altri. Poi il groviglio ignobile di intralci realizzato dall’amministrazione Galantuomo nel Poetto di Quartu: simulacri di muretti a secco, un intreccio incomprensibile di piste, camminamenti, percorsi confusi tra piccole aree di parcheggio lungo la strada vecchia, un anfiteatro orrendo. Un labirinto dov’è impossibile orientarsi. In quest’anarchia costruttiva priva di controllo e ancora prima di senso sembra quasi normale che i titolari degli ex chioschetti, i bar di spiaggia dove negli anni sessanta e settanta si ascoltava la musica dai juke-box, abbiano approfittato dell’assenza totale di programmazione per farla da padroni. Così, grazie anche all’abnorme e disastrosa crescita dell’arenile, si sono pian piano allargati fino a diventare qualcosa di nuovo e di diverso. Non più chioschi, non più baretti: stabilimenti, piste da ballo, ristoranti con terrazza a mare, ancorati con plinti di cemento, attrezzati con vetrate, tettoie, gazebi, spazi utili a migliorare la protezione dei clienti dal vento e dal sole. Nessuno ha mai autorizzato questa proliferazione insensata, nessuno però ha mai pensato di fermarla. Tant’è che oggi la politica comunale sembra voler difendere gli abusi e l’illegalità: c’è chi propone una sorta di sanatoria, altri invocano un diritto di prelazione come se un’attività condotta senza autorizzazione in area pubblica rappresentasse un contratto di fatto. In realtà – come i provvedimenti della Procuna annunciano – non c’è contratto, non c’è concessione e non esiste alcuna possibilità di rivendicare ipotetici diritti di avviamento, perchè si tratterebbe paradossalmente di avviamento di abusi. Con le ordinanze di demolizione notificate e i sigilli della Procura in arrivo, la sola possibilità reale sembra essere il ritorno alle regole e ai progetti seri, perchè nei tempi tecnici necessari i cagliaritani possano avere finalmente un lungomare ordinato, pulito, governato e gestito da chi ha diritto. Sono le norme europee a stabilirlo: le concessioni demaniali vanno messe a gara. Sono superfici pubbliche, appartengono ai cittadini e non a ricciai e gestori più o meno abusivi di baretti. Se l’inerzia colpevole delle amministrazioni comunali ha favorito l’anarchia delle attività commerciali, se un progetto come quello avviato a suo tempo dall’amministrazione Scano non è stato realizzato ed è finito stravolto con un ripascimento-disastro c’è ancora tempo per restituire i resti della spiaggia ai legittimi proprietari.

  8. marco
    9 Novembre 2009 a 23:14 | #8

    I chioschi del Poetto si sono allargati in modo strano, negli ultimi anni. Cosa sono questi diventati: pub, ristoranti, bar? Hanno le autorizzazioni per somministrare pasti caldi? Sono a norma? Perchè nel lungomare di cagliari e quartu la legge è solo un’opinione? Perchè in una zona così delicata sono stati possibili scempi come quello della trasforamazione di alcuni chioschi in locali notturni? E la cosa più grave è che tutte le “aggiunte” sono state realizzate sulla sabbia: ripeto, sulla sabbia. Il piano per il litorale prevede chioschi in legno, si facciano, e subito. L’alternativa, per questa classe dirigente cittadina marcia e stramarcia, è di girare ancora una volta la testa dall’altra parte, o se preferite sotto la sabbia, nera per colpa loro.

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