Home > Primo piano > Arresti di “signori del vento”.

Arresti di “signori del vento”.

     

 

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino ha arrestato il presidente dell’A.N.E.V. Oreste Vigorito insieme ad altri signori del vento nell’ambito di un’indagine penale per associazione a delinquere finalizzata a truffa in tema di contributi pubblici in favore di centrali eoliche. Sequestrati sette parchi eolici, anche in Provincia di Sassari, a Ploaghe.  Da tempo si parlava delle speculazioni eoliche ed oggi emergono varie conferme.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, ricordando che tutti i progetti di centrali eoliche off shore recentemente presentati (ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas) appaiono fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, più dettati da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità, ribadiscono la loro netta opposizione all’eolico selvaggio, avulso dalle caratteristiche peculiari del territorio interessato e dalle effettive necessità energetiche, ma determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività.     In proposito è stata presentata in Consiglio regionale, a firma dell’on. Chicco Porcu (P.D.) e più, la mozione n. 24 del 7 ottobre 2009 per fermare gli speculatori del vento. Sarà discussa nelle prossime settimane e certamente gli sviluppi dell’indagine della magistratura campana potrà offrire ulteriori elementi di conoscenza e riflessione.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

P.S. ora, forse, associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente, WWF saranno un po’ più prudenti prima di fare protocolli e intese con i "signori del vento"…

 

A.G.I., 10 novembre 2009

Quattro persone arrestate, 7 parchi eolici e 12 società sotto sequestro; e’ questo il bilancio dell’operazione ‘Via col vento’ per la quale il gip del tribunale di Avellino ha emesso ordinanze di custodia cautelare per Oreste Vigorito, 62 anni di Napoli, avvocato, amministratore della Ivpc e presidente del Benevento Calcio; Vito Nicastri, 52 anni di Alcamo; Ferdinando Renzulli, 42 anni di Avellino; e Vincenzo Dongarrà, 46 anni di Enna. Altre 11 persone risultano indagate a vario titolo per responsabilità nella truffa organizzata per percepire contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici. Nove delle società sequestrate hanno sede ad Avellino, le altre 3 in Sicilia.     L’organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe beneficiato di fondi pubblici producendo false attestazioni sulla titolarita’ dei terreni utilizzati per impiantare turbine e sulle disponibilità economiche presso istituti di credito. Tra gli indagati figura, infatti, anche il dirigente di un istituto di credito, che aveva curato l’istruttoria per l’erogazione dei fondi. D.V., 54 anni di Milano, era stato proposto per la misura cautelare, poi rigettata dal gip di Avellino.   Il sistema messo a punto dall’organizzazione era basato su una rete di società, tutte riconducibili alle stesse persone che detenevano la titolarità dei terreni e la disponibilità fittizia di capitali provenienti dall’estero, in particolare dall’Inghilterra, che corrispondevano all’importo del contributo già ottenuto dall’impresa. Perquisizioni e sequestri di documenti sono stati compiuti dalle Fiamme Gialle ad Avellino, Roma, Napoli, Milano, Taranto, Enna ed Alcamo.    L’attività investigativa, attraverso rogatorie internazionali, si è estesa anche in Olanda, Spagna e Inghilterra. In particolare, a Roma sono stati bloccati contributi finanziati dal Ministero per lo Sviluppo Economico in due tranche, dal maggio 2007 all’ottobre 2008, per 9,5 milioni e 19,6 milioni di euro. I sigilli giudiziari sono scattati per alcuni parchi eolici realizzati dalle società indagate, in Sicilia, a Catania, Siracusa e Palermo e in Sardegna a Sassari. Il valore complessivo del sequestro è di circa 153 milioni di euro.

 

A.N.S.A., 10 novembre 2009

Arresto presidente calcio Benevento. Accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

(ANSA) – AVELLINO, 10 NOV – Il presidente del Calcio Benevento, Oreste Vigorito, e’ stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Avellino. L’arresto e’ avvenuto nell’ambito di un’operazione sui parchi eolici, che ha portato al sequestro di sette parchi eolici, riconducibili a 9 societa’ di Avellino. Eseguite 4 ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla magistratura del capoluogo irpino. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

 

da La Nuova Sardegna, 11 novembre 2009

In cella i Signori del vento, una pista sarda. «Truffa sull’energia eolica con i contributi pubblici». Sequestrata la centrale di Ploaghe.  Pier Giorgio Pinna

 PLOAGHE. C’è una Sardegna connection nell’inchiesta sui Signori del vento. Porta direttamente al parco eolico di Ploaghe, messo sotto sequestro giudiziario in queste ore. L’intreccio, per ora, passa lungo una delle deviazioni dei percorsi seguiti dalla Finanza tra Campania e Sicilia per scoprire una colossale frode. Un blitz con quattro arresti nel dorato mondo popolato dai protagonisti del rilancio delle energie alternative. Blitz battezzato «Via col vento». Seguito da una valanga di denunce e dai sigilli su sette cantieri in diverse parti d’Italia.  In totale, 185 turbine che sfruttano la forza del vento confiscate. Valore complessivo: 153 milioni di euro. Un’operazione clamorosa che arriva poco dopo i sospetti di ombre e traffici mafiosi lanciati proprio durante le recentissime contestazioni contro le piattaforme in programma nel mare di Is Arenas e nel Golfo degli Angeli.
 I big. Tra le persone finite in carcere, spiccano due nomi eccellenti. Uno è quello di Oreste Vigorito, 63 anni, di Ercolano, presidente del Benevento Calcio, avvocato, amministratore della Ivpc, uno dei colossi nel settore delle rinnovabili. L’altro è quello di Vito Nicastri, 52 anni, di Alcamo, centro in provincia di Trapani, già indagato nel corso di una precedente indagine sempre sull’eolico. In Europa sono due dei più potenti «sviluppatori», o creatori di business dal vento. In altri termini, Vigorito e Nicastri sino a oggi hanno praticato un mestiere redditizio: ottenevano decine di casi le autorizzazioni, studiavano l’acquisizione dei terreni dove sistemare le maxi-torri e poi rivendevano l’intero pacchetto a un prezzo nel frattempo lievitato sino a 10 volte il costo iniziale.
 Le relazioni. Entrambi gli imprenditori vantano conoscenze e legami privilegiati. Gli stessi che finora hanno permesso loro di acquisire una montagna di finanziamenti europei e statali. Di predisporre poi i piani per la costruzione delle centrali. E infine di cederli, chiavi in mano, ai futuri gestori, spesso del tutto all’oscuro dei loro precedenti affari.
 I milioni. Un giro vorticoso di denaro a cui ha messo fine adesso l’operazione della Finanza. Le manette sono scattate anche per Ferdinando Renzulli, 43 anni, di Avellino, e Vincenzo Dongarrà, 47, di Enna. Tutti gli arrestati sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per aver indebitamente percepito contributi pubblici.
 Le altre wind farm. Oltre che a Ploaghe, gli impianti posti sotto sequestro, dopo accertamenti durati alcuni anni, si trovano nel territorio di Carlentini (Siracusa), nei comuni di Militello Val di Catania e Mineo, a Vizzini (sempre in provincia di Catania), Camporeale (Palermo), Partinico e Monreale, ancora nel Palermitano.
 Gli insospettabili. Undici in tutto le persone denunciate. Gli indagati, secondo le contestazioni degli investigatori, presentavano false certificazioni per avere accesso a contributi erogati in favore dei produttori di energia eolica. Tra gli accusati a piede libero, un colletto bianco. È il dirigente di un istituto di credito milanese del quale sono state fornite solo le iniziali di nome e cognome e l’età: V. D., di 54 anni. Guarda caso era alla guida della stessa banca che aveva curato una delle istruttorie adesso finite sotto esame.
 Le imputazioni. Gli accusati avrebbero prodotto false attestazioni sulla titolarità dei terreni utilizzati per impiantare turbine e sulle proprie disponibilità economiche. Gli accertamenti si sono incentrati su 12 società: 9 con sede ad Avellino e 3 in Sicilia. Tutte beneficiarie di contributi per la realizzazione di parchi eolici destinati alla produzione di energia elettrica.   Nel corso delle indagini è stata acquisita una gran mole di documenti. Atti, incartamenti e fascicoli sui diversi affari sono stati sequestrati tra Avellino, Roma, Napoli, Milano, Taranto, Enna e Alcamo. Rogatorie internazionali sono state condotte in Olanda, Spagna e Inghilterra.
 Le pratiche. «I sequestri preventivi d’urgenza, eseguiti in gran parte alla fine del 2008, hanno riguardato sia gli impianti eolici sia la concessione di contributi», informa la Finanza. In quest’ultimo caso le fiamme gialle sono intervenute al ministero dello Sviluppo economico e hanno bloccato la concessione di contributi per quasi 30 milioni. Per l’esattezza, sono state congelate due tranche dal maggio 2007 all’ottobre 2008: la prima per 9,5 milioni, l’altra per 19,6.
 Gli ecologisti. Dagli ambientalisti arrivano le prime reazioni in Sardegna. Ecco il commento di Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo d’intervento giuridico-Amici della Terra: «Com’è naturale siamo particolarmente soddisfatti che la magistratura voglia fare chiarezza su questa giungla d’investimenti, autorizzazioni e affari che ruota intorno all’energia derivata dal vento. Questa è un’indagine molto importante. E noi la seguiamo con estremo interesse perché della speculazione eolica diffidiamo profondamente».

            

 

L’IMPERO DI VIGORITO. Estesi rapporti in tutta la regione.

PLOAGHE. In questi anni il gruppo guidato da Vigorito ha operato a lungo nell’isola. Tanto che la sua dirigenza ha deciso di creare una società specifica, l’Ivpc Sardegna. La società si è interessata di diversi impianti regionali. Ma una precisazione va fatta subito: proprio per le modalità operative seguite dal gruppo, dopo relazioni e contatti intercorsi con i privati attivi nei diversi territori, a volte non c’è stata più alcuna relazione con l’Ivpc. Quando si ricorda così che la società di cui è amministratore l’avvocato Vigorito si è interessata agli impianti di Nulvi, Aggius, Osilo, Bortigiadas e Chiaramonti, ciò non vuol dire che oggi queste centrali abbiano ancora qualcosa a che fare con il suo gruppo. Gli inquirenti sono invece sicuri di un altro aspetto: la disposizione che sarebbe stata violata è la legge 19 dicembre 1992, n. 488, principale strumento giuridico per il cofinanziamento delle misure di aiuto Ue.

 

COME FUNZIONAVA LA FRODE. Stratagemmi complessi.
 Ecco che cos’ha scoperto la Finanza. Il meccanismo della frode prevedeva che le diverse società, tutte facenti capo alle stesse persone o comunque gestite in maniera coordinata, attestassero formalmente da una parte la titolarità dei terreni su cui avrebbero dovuto sorgere i parchi eolici e dall’altra le disponibilità finanziarie da destinare al progetto. La titolarità dei terreni, all’atto della richiesta di contributo, sarebbe però stata certificata da false attestazioni. Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, sempre stando alle accuse, la truffa avveniva attraverso un complicato sistema. Il gruppo mostrava una maggiore capacità di fondi della società che in quel momento stava chiedendo il contributo. Tutto attraverso fittizie assegnazioni di capitali provenienti dall’estero (in massima parte dal Regno Unito). In realtà i fondi corrispondevano all’importo del contributo già ottenuto da un’altra impresa, trasferito, non appena erogato, nella disponibilità della nuova società che andava ad accedere al contributo.

 L’ALLARME DI BEPPE PISANU. «Mafie all’assalto nell’isola».

 ROMA. Nuovo allarme e pericoli concreti. Nella riunione dell’ufficio di presidenza dell’Antimafia, su richiesta del vicepresidente dell’organismo parlamentare, il siciliano Fabio Granata, ieri si è parlato d’infiltrazioni criminali ed energia eolica. Con riferimento alla Sardegna. Soprattutto per il rischio che in più di un caso sia stata intaccata la correttezza delle procedure di competenza degli enti locali. Dopo la successiva riunione ufficiale dell’Antimafia, dedicata ad altri temi, il presidente Beppe Pisanu (foto) non si è sottratto a una dichiarazione: «Da tempo – ha detto – la commissione aveva percepito un interesse crescente delle grandi organizzazioni criminali a investire nel settore delle energie alternative. E io stesso, in una recente relazione alla commissione, avevo denunciato l’assalto ai fondi europei da parte delle mafie italiane e straniere». «Il blitz compiuto oggi dagli ottimi investigatori della Finanza sui parchi eolici non mi sorprende – ha aggiunto – E non mi sorprende neppure il fatto che abbia interessato anche la nostra isola. Purtroppo, e non da oggi, la Sardegna è diventata terreno di incursioni mafiose per il traffico della droga e per il riciclaggio del denaro sporco in diversi settori economico-finanziari». «Di più non posso dire – ha concluso – Ma dobbiamo stare attenti, molto attenti, alla penetrazione delle mafie nel nostro tessuto economico, sociale e anche nella pubblica amministrazione».

 

Quella wind farm avviata nel 2004. La storia del parco eolico di Ploaghe nel racconto del sindaco Baule L’intero complesso è stato affidato a un custode giudiziario.  «Serve una mappa precisa con nomi e cognomi su quanto sta accadendo». Mauro Tedde

PLOAGHE. La Ivpc Sardegna sbarca nel nord dell’isola durante il 2001 e mette subito radici. Prima a Bortigiadas, dove impianta una centrale che si estende lungo la montagna che da Tempio degrada verso la costa sino ai territori di Trinità d’Agultu e Viddalba. Poi a Ploaghe. Qui installa un’altra fattoria che, seguendo l’altipiano di Monte Ledda arriva al territorio di Nulvi, dove sorgono una decina di aerogeneratori attorno alla collina di Monte Iscoba e ai confini di Osilo. Francesco Baule, sindaco di Ploaghe dal 2005, ha trovato la wind farm del paese in piena operatività sin dal 2004. Baule ricorda che la scelta aveva suscitato un vivace dibattito fra la popolazione, subito divisa fra favorevoli e contrari. Il consiglio comunale approvò comunque lo schema di convenzione con una sola astensione. «In effetti – ammette Baule – ciò che si lamentò fu che non si era mai convocata un’assemblea popolare per sentire il parere dei ploaghesi sulla questione». «Tuttavia, a ragion veduta, non posso dire che sia stata una scelta sbagliata – aggiunge – Non foss’altro perché la sua presenza qualche beneficio l’ha portato. Innanzitutto nella centrale lavorano 7 ploaghesi. Nella zona industriale è stato acquisita una area dove sorge un centro operativo nel quale arrivano i materiali necessari al funzionamento delle pale. Sempre nel nostro territorio c’è poi la sottostazione che raccoglie l’energia prodotta. Inoltre si è prodotta una integrazione del reddito di diverse aziende pastorali attraverso l’affitto dei terreni». I canoni in effetti non sono molto remunerativi (si parla di 1.500 euro a palo) rispetto ad altre offerte che vengono fatte attualmente. Come gli introiti per il Comune, che ammontano a circa 50mila euro all’anno. Baule precisa infine che dallo scorso anno gli introiti sono raddoppiati (ora arrivano a oltre 100mila) grazie al gettito Ici, imposta che il Comune ha applicato per ogni aerogeneratore. La centrale di Ploaghe, comunque, nell’ottobre 2008 era stata già sottoposta a sequestro giudiziario dalla guardia di finanza di Sassari su richiesta della magistratura della Campania: messi i sigilli agli ingressi, la fattoria eolica venne affidata a un custode giudiziario, precisamente all’ingegner Murineddu. Recentemente la Ivpc Sardegna è stata assorbita dalla Ip Maestrale, una società a capitale irlandese.

 

da La Nuova Sardegna, 12 novembre 2009

Riflettori puntati sul patron dell’Ivpc.  Il sequestro della centrale a Ploaghe: gli inquirenti si concentrano sul ruolo di Vigorito. Pier Giorgio Pinna

 PLOAGHE. Ruota attorno alle figure di Oreste Vigorito e Vito Nicastri l’inchiesta sulla maxi-truffa per l’eolico. E per la Sardegna l’indagine s’incentra soprattutto sull’attività del primo dei due Signori del vento finiti in manette. È infatti Vigorito, amministratore della Ivpc e presidente del Benevento Calcio, che attraverso una società ad hoc per l’isola ha coltivato a lungo una serie d’iniziative-contatti con amministratori e privati, perlopiù proprietari dei terreni destinati agli aerogeneratori.  Così come, da lontano, ha coordinato le relazioni alla base della wind farm vicina a Ploaghe, sotto sequestro e in custodia giudiziaria, un complesso che la Finanza stima valere oltre 20 milioni. Nuovi riscontri consentiranno di comprendere meglio quali sono stati i comportamenti sconfinati nel codice penale attribuiti ai 4 arrestati e agli 11 denunciati. Ma fino al completamento delle indagini, per comprendere i passaggi che hanno portato gli investigatori a dubitare della trasparenza delle operazioni nel Nord dell’isola, bisognerà ricordare i meccanismi della mega-frode contestata agli indagati. Quegli stessi strategemmi all’origine – sempre stando alle accuse – della wind farm realizzata a Ploaghe. Complesso nel frattempo passato alla Ip Maestrale, società a capitale irlandese ma con recapiti ad Avellino.  Vigorito è ritenuto uno degli imprenditori più ricchi della Campania. Precursore in Italia dell’energia eolica. Secondo gli estimatori, un genio delle rinnovabili. A detta degli inquirenti e dei critici, soltanto uno «sviluppatore» di master plan. Nel senso che il suo ruolo sarebbe stato quello di raccoglitore di fondi pubblici, progettatore d’impianti e procacciatore di autorizzazioni piuttosto che quello di effettivo gestore dell’energia. Un genere di affari ai quali non è estraneo il commercio dei certificati verdi, acquistati dalle industrie che inquinano per abbattere il loro stesso tasso di criticità ambientale.  Avvocato di origini irpino-napoletane, Vigorito in trenta dei suoi sessantatré anni ha costruito un impero. Per molto tempo stimato presidente dell’Anev, l’Associazione industriale dell’eolico, è il dominus della Ivpc, il gruppo che gestisce gran parte delle centrali installate in quasi tutte le regioni italiane. Gruppo del quale resta ancora oggi proprietario, gestore e manutentore. E che fattura 250 milioni all’anno, ha 420 dipendenti, distribuisce un altro migliaio di posti nell’indotto.

Così cresce la foresta di pale.          La mappa degli impianti nell’isola: in costruzione tra Buddusò e Alà dei Sardi il più grande d’Europa. In Sardegna il 13 per cento della potenza disponibile in Italia Il boom di richieste per l’offshore. Pier Luigi Rubattu

SASSARI. Venticinque centrali per una potenza complessiva di 453,28 megawatt. È questa la situazione dell’energia eolica in Sardegna secondo il più recente aggiornamento del Gse (Gestore dei servizi elettrici). Altre centrali – compresa quella della Falck a Buddusò e Alà dei Sardi, sulla carta la più grande d’Europa – sono in costruzione. Altre ancora hanno già le autorizzazioni necessarie.    Ci sono poi gli impianti in disuso, precoci reperti di archeologia industriale (sul Monte Arci l’Enel pensa alla sostituzione di 34 torri con sedici pale di ultima generazione da 850 chilowatt). Ci sono casi come quello di Balascia (Oschiri), dove i lavori si sono fermati per l’intervento del Tar. E infine c’è la partita delle centrali eoliche offshore, con il boom di richieste di concessioni demaniali marittime. Un quadro complesso che abbiamo provato a ricostruire nella cartina qui sopra, grazie anche a una ricerca condotta dagli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico.  Fino al 2004, quando una legge regionale mise un freno ai parchi eolici in Sardegna, erano state presentate 88 istanze per la costruzione di 2814 generatori con una potenza teorica di 3765 megawatt: in pratica, l’equivalente dell’energia prodotta oggi da tutte le 242 centrali eoliche italiane (fonte Gse, 2008) e che rappresenta l’1,4 per cento del fabbisogno nazionale annuo. Le centrali isolane forniscono una quota rispettabile dell’elettricità prodotta dal vento in Italia: quasi il 13 per cento della potenza disponibile. Il bel sole della Sardegna sarà presto oscurato da un’impenetrabile foresta di pale? Calma: i numeri dell’eolico italiano fanno ridere rispetto a quelli della Germania (24mila megawatt di potenza installata) o della Danimarca, dove un quinto della produzione totale di energia viene dal vento. Paesi molto più avanti del nostro nella transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili e nella lotta ai gas a «effetto serra». Nel frattempo una legge regionale del 2009 ha stabilito che nuove centrali potranno essere costruite «nelle aree industriali, retroindustriali e limitrofe» o in zone «già compromesse dal punto di vista ambientale». Inoltre, gli impianti che non superano i 60 chilowatt sono considerati «minieolici» e non sono assoggettati alla valutazione di impatto ambientale.

Parco da 90 milioni, darà luce a 50mila persone. L’avveniristico progetto dell’Enel sui monti di Sa Turrina Manna: 68 torri.  Pier Giorgio Pinna

TULA. Gigantesche gru pronte a issare eliche lunghe 35 metri su torri alte 80. Decine di colossali piattaforme, già piazzate, che svettano imponenti verso il cielo. Mucche e pecore al pascolo proprio sotto gli impianti. E, a poca distanza, lungo le strade del cantiere nel bosco di querce e lecci, una stazione elettrica per la riconversione dell’energia nella rete sarda accanto al centro di comando della wind farm. È qui, sui monti di Sa Turrina Manna, a 5 chilometri da Tula e altrettanti da Erula, che era diretto il maxi-tir col cilindro d’acciaio di una della torri schiantatosi avantieri sul viadotto della 131, all’altezza del bivio per Siligo. E sempre qui si sta finendo di costruire la più grande centrale di Greenpower in Italia. A detta degli amministratori dei due paesi, di molti abitanti e degli stessi specialisti Enel responsabili del parco, è un esempio tangibile di come le energie rinnovabili possano rappresentare uno sviluppo alternativo pulito. Lontano dalle inchieste giudiziarie degli ultimi giorni, insomma. E lontanissimo dai sospetti che gravano su tante società a responsabilità limitata. Le stesse in questi ultimi tempi impegnate nell’isola in progetti che fanno restare sospesi per aria, quasi incalzati dalle raffiche del maestrale, decine di milioni: non si sa bene se soltanto frutto di soldi pubblici o derivati da chissà quali altre forme di finanziamento. Le poche riserve sulla fattoria del vento, a Sa Turrina Manna, non riguardano l’impatto ambientale. Le opposizioni in consiglio comunale, a Tula, mantengono un tasso di criticità sulle ricadute economiche per la popolazione, considerate esigue. Da qui la raccolta di firme per un referendum popolare promosso a suo tempo per ottenere maggiori garanzie. E sempre da qui i dubbi rilanciati ora da Rifondazione comunista assieme a Sinistra e libertà. Ma quali sono le caratteristiche che rendono unico il complesso vicino a Erula e Tula? «Enel Greenpower ha fatto da queste parti un investimento per complessivi 90 milioni – spiega l’ingegnere cagliaritano Massimo Sessego, manager del progetto – Le pale, nei primi mesi del prossimo anno, saranno in tutto 68. Produrranno una quantità energia pari a 82 megawatt, in grado di dar luce a una città di almeno 50mila abitanti». La wind farm nasce in due tranche. Quella iniziale è stata completata prima del blocco voluto dalla Giunta Soru al di fuori delle aree industriali. Nel 2003 sono state installate 28 macchine da 0,85 mgw ciascuna. Tutte montate da Enel (allora, in questo settore, la società si chiamava Erga). Oggi assicurano al Comune di Erula l’1,5% dei proventi della produzione e un canone di 14mila euro all’anno. La seconda fase ha visto in campo, all’inizio, la San Bernardo Wind Energy, Srl che ha poi ceduto la sua convenzione a Greenpower. Alla base della scelta di ampliamento, con la realizzazione di altre 40 torri, c’è stata ancora una volta la valutazione della ventosità dell’intera area, a 600-700 metri d’altezza. Oggi le enormi pale sono visibili dalla Sassari-Olbia, ma non da Tula. E in ogni caso per capire che al progetto sono interessati centinaia di ettari bisogna risalire fino a Sa Turrina Manna. «Abbiamo comprato le macchine da tre imprese costruttrici: le spagnole Gamesa e Acciona, oltre che l’americana General Eletric», informa Pasquale Guerrisi, calabrese, responsabile della costruzione di tutti gli impianti italiani della Greenpower ieri al lavoro col suo staff nel cantiere di Tula. Cinquantasei anni, in pista nel settore dell’eolico da più di trenta, lo specialista è di casa in Sardegna: sempre per conto dell’Enel nei primi anni Ottanta ha partecipato persino al pioneristico progetto per l’installazione della wind farm Alta Nurra a Fiume Santo. «Come sempre abbiamo operato nel pieno rispetto del patrimonio naturalistico – tiene a sottolineare l’ingegner Guerrisi – Le torri, per esempio, sono state realizzate lungo le fasce tagliafuoco per evitare altri sbancamenti. E a fine lavori, come già fatto in passato nella prima tranche di opere, risistemeremo le strade e ripristineremo il verde dappertutto». In definitiva, un buon progetto. Come ad Alà e a Buddusò, condiviso dalle popolazioni. Tranne quei 400 abitanti di Tula che hanno firmato per il referendum chiedendo condizioni più vantaggiose. Garanzie che Elia Puddu, consigliere d’opposizione ed esponente di Rc, oggi sintetizza in una serie di punti: «Avremmo voluto il 5% dei ricavi sulla produzione, l’elettrificazione delle zone rurale di tutto il territorio, la dismissione delle cabine Enel nel centro abitato, la ricontrattazione delle vecchie convenzioni, l’abbattimento delle bollette individuali».Ecco perché i sindaci credono nelle ricadute positive della wind farm in fase di ultimazione.


Dai terreni comunali lo sviluppo dei due paesi. Come useremo i ricavi? Contributi per chi vive nell’agro e tagli sulle spese per la rete d’illuminazione.

 TULA. D’accordo i sindaci, d’accordo la gran parte degli abitanti: «Dal parco deriveranno effetti positivi». Soprattutto per l’uso dei terreni pubblici. E gli amministratori escludono danni ambientali.  Il primo elenco di benefici prodotti dall’ampliamento della fattoria del vento li indica Andrea Becca, sindaco di Tula dal 2006. Quarant’anni, funzionario del Comune di Sassari, simpatizzante del Pd, guida una lista civica senza colorazioni politiche. «Il 2 per cento della produzione di energia pulita ricavata dalle nuove pale andrà al nostro paese – afferma il primo cittadino – A lavori finiti, otterremo una una tantum di quasi due milioni e un canone di locazione per tutte le aree pubbliche occupate dagli impianti, pari a 69mila euro all’anno. Un altro mezzo milione sarà riservato all’elettrificazione rurale dei 300 ettari impegnati per sfruttare l’energia del vento. La convenzione con Enel Greenpower prevede poi una serie d’infrastrutture di supporto». Inoltre, nel caso di entrambe le comunità, vanno prese in considerazione le assunzioni temporanee (una cinquantina), il ricorso alle imprese locali, i posti di lavoro definitivi riservati ad altri cinque/sei operai dei paesi interessati. E che cosa farà il Comune di Tula con questi soldi? «Tecnicamente è impossibile tagliare le bollette delle famiglie – risponde Andrea Becca – Tuttavia abbiamo previsto bonus bebè per ogni nuovo nato, un piano di manutenzioni straordinarie, contributi per chi vive nell’agro, più aiuti per l’assistenza domiciliare, l’abbattimento delle spese per la pubblica illuminazione, riqualificazione della rete elettrica, co-finanziamento d’impianti solari termici». Pronto a reinvestire nel suo paese anche il sindaco di Erula, Antonello Pileri, pure lui alla guida di una lista civica: «Finora dalla centrale abbiamo avuto ricevuto ricadute positive per l’impiego della manodopera, l’utilizzo dei nostri barracelli, una una tantum di oltre un milione di euro. Impiegheremo questo denaro e tutti gli altri soldi che ci derivano dalla convenzione con il gruppo Greenpower per interventi in favore delle nostre famiglie e per opere destinare a migliorare l’abitato».

DALL’ULTIMO BLITZ. La Finanza comunica in limba.

PLOAGHE. «Secuestradu parcu eolicu in Piaghe – 10 de Santandria de su 2009. Cun s’esecutzione de 4 ordinantzias…». Sono le prime righe di un comunicato stampa sul sequestro del parco a Ploaghe e sull’esecuzione delle 4 ordinanze di custodia cautelare. L’ha diffuso il Comando provinciale di Sassari della Fiannza, che ha così affiancato alla versione in italiano quella in «sa limba sarda». L’iniziativa, voluta dal comandante provinciale Giovanni Casadidio, è stata molto apprezzata perché per la prima volta una forza di polizia applica la legge regionale sul bilinguismo e quella nazionale, la 182, che tutela le minoranze.

                       

(cartografia da www.lanuovasardegna.it, foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    18 Dicembre 2009 a 22:47 | #1

    da La Nuova Sardegna, 16 dicembre 2009

    L’inchiesta sulla maxitruffa dell’eolico: soltanto Nicastri rimane agli arresti domiciliari.

    In libertà tre «signori del vento».

    PLOAGHE. Già da qualche giorno hanno riacquistato la libertà. Niente più arresti domiciliari per tre dei quattro Signori del vento. Finiti sott’accusa nell’inchiesta sulla maxitruffa che ha coinvolto il complesso eolico di Ploaghe, continuano tutti a negare gli addebiti. Di più. Carte alla mano, si dicono pronti a dimostrare la completa estraneità alle vicende per le quali la Finanza li aveva chiamati in causa un mese fa. Un colossale raggiro sui contributi pubblici. Lo stesso per cui sono stati posti sotto sequestro e affidati a un custode gli impianti del Nord Sardegna. Al centro di questa storia di business e manette, sullo sfondo delle energie rinnovabili, sono Oreste Vigorito, 63 anni, di Ercolano, presidente del Benevento Calcio, avvocato, amministratore della Ivpc, uno dei colossi nel settore delle rinnovabili, e il suo collaboratore Ferdinando Renzulli, 43 anni, di Avellino. Li difendono gli avvocati napoletani Alfonso e Guido Furgiuele, gli stessi che assistono la moglie di Mastella. L’udienza preliminare è fissata per la prossima primavera. Il terzo scarcerato è Vincenzo Dongarrà, 47, di Enna. Resta invece confinato nella sua casa siciliana Vito Nicastri, 52 anni, di Alcamo, uno dei più potenti «sviluppatori» di eolico. A tutelare la posizione delle società straniere interessate ai sequestri delle wind farm è un’avvocatessa romana, la professoressa Severino. Come ha già avuto modo di spiegare al magistrato, Vigorito ripete di non avere mai avuto la proprietà di nessuna delle centrali. I suoi legali sottolineano poi come l’intero castello accusatorio si basi su una «grottesca serie di equivoci formali e procedurali». La sostanza del discorso, rimarcano, è che l’investimento complessivo sulle wind farm in capo a Vigorito sfiora i due miliardi. Una cifra colossale. Soprattutto se raffrontata ai trenta milioni di euro di contributi dati dallo Stato. «Somma peraltro depositata in un fondo vincolato che può essere restituito quando si vuole con gli interessi», precisa l’avvocato Guido Furgiuele. D’altronde, è l’argomento conclusivo, tutte le opere sono state concluse e avviate nei tempi previsti e senza fondi pubblici. (pgp)

  2. gruppodinterventogiuridico
    1 Dicembre 2009 a 20:49 | #2

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2009

    Stop agli abusi dentro il parco eolico». Ci sarebbero difformità tra i progetti e le opere realizzate. CAMPEDA-BONORVA. Comunicazione del sindaco al consiglio comunale. (Emidio Muroni)

    BONORVA. Venerdì scorso, in consiglio comunale, il sindaco Mimmia Deriu ha comunicato ai consiglieri l’ordine di sospensione dei lavori, adottato dal responsabile del settore urbanistica, a carico dei responsabili della costruzione del nuovo parco eolico Campeda-Bonorva. Secondo quanto si legge nell’ordinanza, pubblicata all’albo pretorio, il responsabile del settore urbanistico avrebbe assunto il provvedimento in seguito ai controlli effettuati per accertare la conformità dei lavori di costruzione della viabilità del nuovo parco. Tutto in risposta alla richiesta di merito presentata dall’amministratore unico della società «Windenergy S.r.l», con sede a Roma, titolare dell’originale concessione edilizia, e alla “comunicazione della Stazione Forestale di Bonorva, con la quale era stato segnalato l’accertamento di opere abusive relativamente alla realizzazione in difformità di strade del parco eolico Campeda-Bonorva”. Il responsabile del settore, appurata la difformità esistente fra quanto previsto negli elaborati allegati alla concessione e le opere eseguite, e la richiesta presentata dalla Windenergy anche all’Ufficio Tutela del paesaggio di Sassari, ha deciso di adottare “gli opportuni provvedimenti di salvaguardia, finalizzati ad evitare l’alterazione dello stato dei luoghi ed eventuali altri interventi in difformità e, nel contempo, predisporre ulteriori accertamenti”. Intanto la società è stata diffidata «dall’eseguire ulteriori interventi non ricompresi, e/o non conformi, a quanto previsto nei provvedimenti autorizzativi» che, dall’ordinanza, si apprende siano quelli relativi alla concessione edilizia n. 46/2003 del 22/12/2003. Copia dell’ordinanza è stata notificata agli Enti superiori interessati e alle autorità di polizia che dovrebbero farne osservare le disposizioni. Che cosa sta succedendo? Come mai l’ordinanza non impedisce il prosieguo dei lavori? Possibile che dopo tante polemiche e discussioni, le lotte sostenute, anche nelle aule dei tribunali e, non ultima, una sentenza, a favore, del Tar per riuscire a mandare avanti il discorso sul parco eolico di Campeda ci si debba ritrovare con una probabile, o possibile, denuncia, solo per il mancato rispetto del progetto di un tracciato fra i boschi?

  3. gruppodinterventogiuridico
    29 Novembre 2009 a 20:24 | #3

    da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2009

    Maxitruffa. Vigorito e i suoi presunti complici respingono le accuse, il caso della centrale di Ploaghe. Eolico, in 4 restano agli arresti domiciliari. I giudici del riesame hanno detto no alla richiesta di libertà.

    SASSARI. Truffa sull’eolico: l’inchiesta va avanti. Tra 4 arresti domiciliari confermati e altri particolari sulle modalità al centro delle indagini, emergono novità inedite. La prima: tutti gli accusati, a cominciare dagli inquisiti eccellenti come Oreste Vigorito, in Italia uno dei signori del vento, respingono le contestazioni con forza. La seconda: gli investigatori restano comunque convinti che ci sia ancora pericolo di fuga, che qualcuno possa commettere reati, che le prove fin qui raccolte siano suscettibili di venire rimescolate, inquinate. La terza: appaiono destinate a sviluppi forse clamorosi le acquisizioni d’indizi negli ambienti finanziari milanesi, specie sulle procedure per drenare soldi pubblici destinati alle wind farm, compresa la centrale messa sotto sequestro giudiziario a Ploaghe. La quarta: man mano che i magistrati procedono, si delineano meglio i ruoli e le responsabilità degli undici denunciati nel quadro d’irregolarità scaturito dai controlli già fatti dalla Finanza. In poche parole, prima di altri passaggi cruciali, non è escluso che arrivino presto rivelazioni. Magari con la caduta di quei veli che a tutt’oggi nascondono torbidi retroscena e precisi scenari di un affare che supera i 150 milioni.

    La storia. Un passo indietro consente di comprendere meglio. Il 10 novembre le fiamme gialle di Avellino, al comando del colonnello Mario Imparato, mettono a segno un clamoroso blitz in mezza Italia. Oltre agli impianti di Ploaghe, vengono posti i sigilli ad altri 160 aerogeneratori. Tra le persone fermate, spiccano Oreste Vigorito, 63 anni, di Ercolano, presidente del Benevento Calcio, avvocato, amministratore della Ivpc, uno dei colossi nel settore delle rinnovabili e di Vito Nicastri, 52 anni, di Alcamo, In Europa sono due dei più potenti «sviluppatori», o creatori di business dall’energia eolica. Manette anche per Ferdinando Renzulli, 43 anni, di Avellino, e Vincenzo Dongarrà, 47, di Enna. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

    Interrogatori. Assistiti dagli avvocati napoletani Furgiuele e Cascini, nei giorni scorsi Vigorito e Renzulli (che è direttore generale del Benevento Calcio) rispondono alle contestazioni del gip. E negano gli addebiti. Lo stesso avrebbero fatto in Sicilia Nicastri e Dongarrà. Dal pool dei legali di fiducia, al termine della fittissima serie di colloqui, emerge comunque un misurato ottimismo. Ma se il 16 gli inquisiti ottengono gli arresti domiciliari, nei giorni successivi i giudici del riesame gelano ulteriori speranze: per il momento nessuna libertà piena agli imputati, che devono così restare a casa in attesa di altre disposizioni.

    Gli sviluppi. Come si evolverà adesso l’intera faccenda? Tutto lascia pensare che l’inchiesta resterà saldamente nelle mani dei magistrati, almeno per ora senza nuovi accertamenti da parte della polizia giudiziaria. La guardia di finanza è infatti sicura di aver fornito un quadro accusatorio circostanziato. I rapporti alla base della svolta del 10 novembre sarebbero stati redatti da tempo. E permetterebbero in larga misura di chiarire aspetti e circostanze che non sono stati divulgati soltanto perché coperti dal segreto istruttorio in questa delicata fase delle indagini. (pgp)

  4. gruppodinterventogiuridico
    17 Novembre 2009 a 23:05 | #4

    da La Nuova Sardegna, 17 novembre 2009

    La megatruffa sui fondi europei: indagini anche a Ploaghe. Agli arresti domiciliari Vigorito uno dei «Signori del vento».

    AVELLINO. Tornano a casa, agli arresti domiciliari, i due principali indagati dell’inchiesta «Via col vento» della guardia di finanza che la scorsa settimana aveva portato anche al sequestro di diversi parchi eolici, tra cui quello di Ploaghe. L’operazione si era conclusa con quattro arresti. «Eccellente» quello di Oreste Vigorito, 62 anni, presidente della Ivpc (gruppo leader nel settore), dell’associazione degli industriali dell’eolico e anche della squadra di calcio di Benevento. In carcere era finito anche il suo più stretto collaboratore, Ferdinando Renzulli. Nel pomeriggio di ieri i giudici del tribunale di Avellino hanno disposto l’attenuazione delle misure cautelari, anche sulla scorta delle conclusioni a cui era giunto sabato scorso il gip, Paolo Cassano, dopo l’interrogatorio di Vigorito e Renzulli nel carcere avellinese di Bellizzi. Entrambi sono stati trasferiti nelle rispettive abitazioni di Napoli e Avellino. Nell’inchiesta si ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per l?attribuzione di fondi europei: undici le persone complessivamente indagate, tra cui anche due imprenditori siciliani e nove società, sei con sede in irpinia e tre in Sicilia, finite sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme gialle. L’inchiesta ha anche portato al sequestro di trenta milioni di euro che il ministero dello Sviluppo economico si apprestava a corrispondere alle società del gruppo Ivpc. Secondo gli inquirenti attraverso un complesso sistema di relazioni tra 9 società, tutte riconducibili a Vigorito e altri indagati, i fondi pubblici alimentavano i patrimoni societari rendendo così possibile l’erogazione di altri finanziamenti. Vigorito e Renzulli, 42 anni, avellinese, hanno lasciato nel pomeriggio il carcere di Avellino e ora attendono le decisioni del Riesame.

  5. Eolo
    15 Novembre 2009 a 1:26 | #5

    L’importante è che qualcuno resti “al fresco”.

  6. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 23:01 | #6

    certamente, Eolo: ci sarà fresco e tanti fresconi ;-) )

  7. Eolo
    13 Novembre 2009 a 17:47 | #7

    Possibile che nessuno si renda conto di quanto fresco ci sarà in Sardegna in estate se gireranno tutte quelle pale?

  8. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 17:12 | #8

    come preannunciato, in data 10 novembre 2009 le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato un atto di opposizione anche nei confronti del rilascio di concessione demaniale marittima in favore del progetto di centrale eolica off shore di Abbarossa, nel mare di S. Giusta (OR).

  9. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 17:10 | #9

    buongiorno, Tanino Curcu. In questi giorni viene inaugurato il nuovo cavo di collegamento Sardegna-Corsica-Toscana da 1.000 MW in corso di realizzazione da anni. Anche con questo cavo non avrebbe senso produrre tutta l’energia elettrica da fonte eolica in progetto, perchè la Sardegna è già ampiamente in eccedenza di produzione.

  10. 12 Novembre 2009 a 11:40 | #10

    SI SA QUALCOSA DI PIU’ RIGUARDO ALLA NOTIZIA DEL NUOVO CAVO DI INTERCONNESSIONE PUBBLICATA NEL SITO DI A.N.E.V.? ECCO IL LINK: http://www.anev.org/modules.php?op=modload&name=News&file=

    article&sid=125859&mode=

    thread&order=0&thold=0E

    OLICO E RETE: TERNA ALLA PRESENZA DELLE MASSIME AUTORITA’ DI GOVERNO, INAUGURA L’ELETTRODOTTO CON LA SARDEGNA. SALUTI

  11. calogero
    11 Novembre 2009 a 18:22 | #11

    Possibile che non si possa fare una legge per punire in modo esemplare e in tempi certi elementi che ancora si permettono di truffare lo Stato e quindi noi ? Il Parlamento è disoccupato perchè non ha lavoro, è ridicolo, oppure sta aspettando per essere libero e fare leggi che fanno comodo a qualche casta ?

  12. 11 Novembre 2009 a 13:58 | #12

    E’ auspicabile che da questi accadimenti, le associazioni ambientaliste che hanno sostenuto le attività di ANEV traggano gli opportuni insegnamenti.

    ANEV è l’associazione degli industriali del vento, il cui presidente è proprio Oreste Vigorito.

    In particolare Greenpeace Italia aveva sottoscritto un protocollo con questa associazione per sostenere e propagandare la de-regulation dell’eolico, ossia per promuovere quello che di solito si indica come eolico selvaggio, con la Sardegna spesso e volentieri nel mirino per le norme restrittive sulla localizzazioni degli impianti eolici volute dalla giunta Soru. Anche l’impianto di Ploaghe era uno di quelli per cui Greenpeace si era battuta affinchè venisse realizzato. Memorabile il sondaggio di ANEV sponsorizzato da Greenpeace, in cui risultato, favorevole alla politica di Soru, era stato presentato alla stampa come il segnale di un forte consenso all’eolico selvaggio.

  13. vito
    11 Novembre 2009 a 9:38 | #13

    era ora!

I commenti sono chiusi.