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Come scappare, finalmente, dalla Giustizia! Un appello da sottoscrivere!

 

Continuano incessanti i frenetici tentativi del Nostro di sfuggire ad un qualsiasi processo fatto in grazia di costituzione e di legge (e pure in grazia di Dio).  Dopo aver clamorosamente toppato con il c.d. lodo Alfano, ora l’avvocatodeputato Nicolò Ghedini prova con la prescrizione breve e ne fa presentare il disegno di legge dai fidi senatori Gasparri e Quagliariello, rispettivamente presidente e vice-presidente del gruppo P.d.L.   Ancora una volta si cerca di massacrare quel po’ di decenza rimasta nella giustizia penale per evitare che il Nostro sia giudicato come un qualsiasi cittadino italiano.  E’ un’ulteriore prova tecnica di regime.

Stefano Deliperi

 

dal sito di La Repubblica

                  Appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

                         PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
                                                  ROBERTO SAVIANO

chi vuole sottoscrivere l’appello, clicchi qui.   In poche ore siamo già più di 66 mila.

 

A.G.I., 12 novembre 2009

 Processo breve, DDL in Senato.

Roma, 12 nov. – La maggioranza ha depositato in Senato il testo del ddl sul "processo breve". Lo hanno annunciato il capogruppo e il vicecapogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Il testo, composto da tre articoli e intitolato "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione dell’articolo 11 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo", e’ stato sottoscritto anche dal capogruppo della Lega Nord, Federico Bricolo. Il ddl prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione, se sono trascorsi piu’ di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm senza che sia stata emessa la sentenza.

ALFANO, CONDIVIDO SPIRITO E SENSO DEL DDL.

Roma, 12 nov. – "Condivido lo spirito e il senso di questo Ddl che vanno nella direzione di una accelerazione dei processi". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ai cronisti che gli chiedevano di commentare le critiche al disegno di legge che scandisce il tempo dei processi penali. "Noi non abbiamo presentato questo provvedimento" ha esordito Alfano precisando immediatamente di condividerne lo spirito. E’ "chiaro – ha poi aggiunto – che noi stiamo lavorando per abbinare ad una scelta normativa, un’ulteriore modalita’ di efficienza che deriva dalla digitalizzazione, da maggiori risorse, da una piu’ efficace organizzazione degli uffici e da un piano organico che ci metta nella condizione di far si che questa non sia una norma chimera, ma effettiva". "Fissare un tetto ai tempi dei processi, ha proseguito il Guardasigilli, mettere la giustizia italiana nelle condizioni di realizzare il risultato di centrare i tempi previsti dal Ddl. Il nostro intendimento e’ offrire tutti i mezzi perche’ non siano miracolistici, ma ordinari".

ANM, RIFORMA CON EFFETTI DEVASTANTI.

Roma, 12 nov. – "Effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". Sono quelli che, secondo l’Associazione nazionale magistrati, avra’ la riforma sul processo breve, presentata stamane al Senato. "La lettura del disegno di legge sul cosiddetto ‘processo breve’ – rilevano i vertici del sindacato delle toghe – conferma e aggrava le forti perplessita’ gia’ espresse ieri dall’Anm nell’incontro con la Consulta per la giustizia del Pdl, pur in assenza di testi e di particolari". "Gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni (articolo 2, comma 5 del disegno di legge) che pone forti dubbi di costituzionalita’", hanno sottolineano Palamara e Cascini. "E’ impensabile – aggiungono – che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell’imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona gia’ condannata, magari anni prima, per altro reato". La norma transitoria del ddl sul processo breve, che estende ai processi in corso l’applicazione delle nuove disposizioni, "e’ destinata a determinare l’immediata estinzione di decine di migliaia di processi, anche per fatti gravi", hanno rilevato Palamara e Cascini. "Per limitarci a qualche esempio – aggiungono – la legge provochera’ l’immediata estinzione di gran parte dei reati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per corruzione nel processo Eni-Power". Secondo presidente e segretario dell’Anm, "Piu’ che di una amnistia, si tratta di una sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravita’. Truffatori di professione, evasori fiscali, ricettatori, corrotti e pubblici amministratori infedeli, che non abbiano gia’ riportato una condanna, avranno la certezza dell’impunita’". "Saranno destinati a inevitabile prescrizione – osservano i vertici del sindacato delle toghe – tutti i processi per reati gravi, quali abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". Per tutti questi reati, concludono Palamara e Cascini, "sara’ impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, quindi sara’ sempre impossibile accertare i fatti".

 

A.N.S.A., 12 novembre 2009

Ddl sul processo breve in Senato, Anm: effetti devastanti.Prescrizione due anni dopo il rinvio a giudizio.

ROMA – Il ddl sul processo breve e’ stato presentato dal gruppo Pdl e sottoscritto dalla Lega al Senato. Firmatari Gasparri e Quagliariello. Il ddl, composto da 3 articoli, prevede, tra l’altro, la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati ”inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione” se sono trascorsi piu’ di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. Il provvedimento entra in vigore il giorno dopo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

ALFANO: CONDIVIDO SPIRITO DDL PROCESSI BREVI – "Condivido lo spirito e il senso del ddl" presentato da Pdl e Lega al Senato "che va nella direzione di accelerazione dei processi". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un parere sui timori e le proteste espressi dall’opposizione e dalla magistratura sul ddl processi brevi.

BALDASSARRE: IL DDL E’ INCOSTITUZIONALE – "Incosituzionale" e "inbarazzante": così il presidente emerito della Consulta Antonio Baldassarre, considerato vicino al centro destra, giudica il ddl sul processo breve. E spiega ,dicendosi "desolato innanzitutto come cittadino", che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perché si applica a "reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione" mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni "lievi". "Non è una cosa seria,visto che stiamo parlando di leggi e non di regali".

MARINI (EX CONSULTA), NON VIOLATA COSTITUZIONE – Non viola il principio costituzionale dell’uguaglianza il ddl sul processo breve, laddove limita l’applicazione delle nuove norme agli incensurati, escludendone invece i recidici. Parola del presidente emerito della Consulta Anniable Marini: "non mi pare manifestamente irragionevole trattare diversamente queste due situazioni", dice, invitando a non invocare "in maniera disinvolta il principio di uguaglianza, perché altrimenti tutto diventerebbe incostituzionale".

ANM: DDL DEVASTANTE, DUBBI COSTITUZIONALITA’ – Una riforma con "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia": così l’Associazione nazionale magistrati giudica il ddl sul processo breve. E parla di "inevitabile prescrizione per reati gravi", esprimendo "forti dubbi di costituzionalità". La lettura del disegno di legge sul "processo breve" "conferma e aggrava le forti perplessità già espresse ieri dall’Anm nell’incontro con la Consulta per la giustizia del Pdl", affermano in una nota il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. E spiegano: "gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni, che pone forti dubbi di costituzionalità. E’ impensabile, infatti, che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell’imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato". "Saranno invece destinati a inevitabile prescrizione – avvertono – tutti i processi per reati gravi, quali abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". Per tutti questi reati "sarà impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, quindi sarà sempre impossibile accertare i fatti. Più che di una amnistia, si tratta di una sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità". "Truffatori di professione, evasori fiscali, ricettatori, corrotti e pubblici amministratori infedeli che non abbiano già riportato una condanna, avranno la certezza dell’impunità" sottolineano ancora Palamara e Cascini, che poi puntano l’indice anche contro la norma transitoria che estende ai processi in corso l’applicazione delle nuove disposizioni. "E’ destinata a determinare – dicono – l’immediata estinzione di decine di migliaia di processi, anche per fatti gravi. Per limitarci a qualche esempio, la legge provocherà l’immediata estinzione di gran parte dei reati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per corruzione nel processo Eni-Power.

BONGIORNO: STUPITA PER REATI IMMIGRAZIONE – "Suscita un certo stupore la scelta di includere nell’elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l’immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda". Lo ha detto all’ANSA il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno a proposito del ddl sul ‘processo breve’ appena presentato al Senato da Pdl e Lega. Giulia Bongiorno, prima che si raggiungesse l’accordo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sulla giustizia, aveva esaminato nei giorni scorsi le varie bozze del provvedimento messe a punto dal deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, per riferirne a Fini illustrandone le ricadute tecniche.

DDL GHEDINI, NON PIU’ DI 6 ANNI PER TUTTI PROCESSI – Tutti i processi – penali, civili e amministrativi – non dovranno durare nel complesso più di 6 anni (due anni in primo grado, due in secondo, e altri due per il giudizio di legittimità cui si aggiunge un altro anno se viene disposto il rinvio), termine oltre il quale il cittadino può reclamare un risarcimento danni dallo Stato per violazione della ragionevole durata del processo. E’ quanto in sostanza prevede il primo dei tre articoli del ddl sul processo ‘breve’ depositato da Pdl e Lega al Senato. La norma prevede in sostanza una modifica, in più punti, della ‘legge Pinto’ del 2001 sull’equo indennizzo per ingiusto processo. "L’obiettivo – è scritto nella relazione illustrativa al ddl – è quello di rendere più certi i presupposti, la procedura e la quantificazione dell’equo indennizzo, nel quadro di un generale contenimento degli effetti, anche economici, derivanti dalla ragionevole durata dei processi". E’ infatti "preoccupante" non solo il fatto che l’Italia venga costantemente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per la lunghezza dei processi, ma anche l’incremento dei ricorsi consentiti dalla legge Pinto ormai arrivati al 42% l’anno (erano 5.501 nel 2003, sono passati a 28.383 nel 2008, mentre nel primo semestre del 2009 ammontavano a 17.259 con una proiezione finale di oltre 34mila a fine anno). Di pari passo sono quindi "ancora più preoccupanti" – è scritto nella relazione del ddl – le somme che lo Stato (attraverso il ministero della Giustizia) deve indennizzare a coloro che hanno subito un ingiusto processo: da 1,26 milioni di euro nel 2001 si é passati a 14,7 milioni nel 2007, 25 milioni nel 2008 e 13,6 milioni nei primi sei mesi del 2009. La nuova formulazione della legge Pinto prevede che la domanda di risarcimento sia subordinata a una istanza di sollecitazione che la parte deve presentare nel processo (civile, penale o amministrativo) entro sei mesi dalla scadenza dei termini di non ragionevole durata. A questo punto il giudice e il capo dell’ufficio giudiziario dovranno assicurare una "corsia preferenziale" al processo e la sentenza (ad eccezione delle sentenze penali) potrà essere motivata anche sinteticamente. Una norma transitoria prevede che nei giudizi pendenti all’entrata in vigore della legge in cui siano già decorsi i termini di ragionevole durata, l’istanza di sollecitazione deve essere depositata entro 60 giorni.

IMPUTATO PUO’ RIFIUTARE PRESCRIZIONE – L’imputato puo’ non avvalersi dell’estinzione del processo prevista nel caso in cui questo duri troppo a lungo. E’ quanto stabilisce il Ddl messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolo’ Ghedini e presentato al Senato dai capigruppo del Pdl e della Lega. La dichiarazione dell’imputato di non volersi avvalere della prescrizione dovra’ essere formulata personalmente in udienza oppure dovra’ essere presentata anche a mezzo del suo legale con una richiesta autenticata.

PRESCRIZIONE SOSPESA SE C’E’ IMPEDIMENTO IMPUTATO – I termini della prescrizione del processo stabiliti dal ddl Ghedini, appena presentato al Senato, in due anni saranno sospesi nel caso in cui ci sia un impedimento dell’imputato o del suo difensore. Oppure su richiesta dell’imputato o del suo difensore, ”sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessita’ di acquisizione della prova”. Il corso dei termini sara’ sospeso anche nel caso in cui venga chiesta l’autorizzazione a procedere, o nel caso in cui ci sia un deferimento della questione ad altro giudizio. Oppure anche quando la sospensione del processo penale ”e’ imposta da una particolare disposizione di legge”.

(foto da http://www.ansa.it/)

 

 

  1. 8 Luglio 2010 a 15:21 | #1

    A.N.S.A., 8 luglio 2010
    Manovra: Pd, ecco norma sospendi-processo Fininvest-Cir. “In un emendamento del governo alla manovra”.

    ROMA – Nell’emendamento presentato ieri dal governo alla Manovra che introduce la figura dell’ausiliario del giudice spunta una norma che potrebbe di fatto sospendere il processo Fininvest-Cir per nove mesi. La norma, destinata a far discutere, e’ contenuta nel comma 18 dell’emendamento 48.0.1000. A confermare l’ipotesi e’ il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti che ribattezza la previsione del governo come ”anti-Mesiano” dal nome del giudice ”duramente attaccato dalle reti tv della famiglia Berlusconi per aver firmato la sentenza che obbliga la Fininvest a risarcire la Cir di 750 milioni per l’affare Mondadori”.
    Il comma 18 dell’emendamento del governo recita testualmente: ”Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla Corte d’Appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione ai sensi del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, assegnando contestualmente alla parte richiedente il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, e le spese del medesimo procedimento sono integralmente anticipate dalla parte istante”. ”Le istanze previste dal presente comma – si legge ancora nella proposta di modifica del governo – devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge”.
    ”Ma quale accelerazione della legge! – commenta Ferranti – il ministro Alfano per fare un favore al premier tira il freno a mano e rallenta tutti i processi civili!”. ”Nelle pieghe dell’emendamento governativo – prosegue – c’e’ l’ennesima scandalosa norma ad personam che serve unicamente a salvare gli interessi della famiglia Berlusconi. Ed e’ la conferma che Alfano si sta caratterizzando sempre piu’ come il ministro ad personam”.

  2. 5 Luglio 2010 a 12:28 | #2

    A.N.S.A., 5 luglio 2010
    Aldo Brancher si e’ dimesso. L’annuncio del ministro nell’aula di tribunale.

    MILANO- Il ministro Aldo Brancher ha annunciato nell’aula del tribunale di Milano le proprie dimissioni da ministro. Brancher ha anche rinunciato al legittimo impedimento nell’ambito del processo per la tentata scalata alla Antonveneta. Nell’anticipare le sue “dimissioni irrevocabili” da ministro “al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda”, ha chiesto di poter essere giudicato con rito abbreviato incondizionato. Nel corso della breve dichiarazione spontanea Brancher ha spiegato al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, che “la mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza”.

    QUI DIFENDO MIA INNOCENZA, BASTA STRUMENTALIZZAZIONI – Aldo Brancher in tribunale a Milano ha detto di essere venuto in aula per difendere la sua innocenza e ha spiegato ai giudici di aver fatto una scelta “prima di tutto nel rispetto dalla mia famiglia e anche perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni”. E’ questo un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, dell’ormai ex ministro Aldo Brancher che oggi alla ripresa del processo per il tentativo della scalata ad Antonveneta in cui è imputato insieme alla moglie, ha anche preannunciato le sue dimissioni da ministro. Brancher nel comunicare di aver rinunciato al legittimo impedimento ha detto: “pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese ma siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata ho fatto diverse scelte: prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e poi anche perché finiscano le strumentalizzazioni e speculazioni”. Poi ha confermato la rinuncia al legittimo impedimento già annunciata dai suoi legali, le dimissioni da ministro e la scelta del rito abbreviato incondizionato.

    BERLUSCONI: HO CONDIVISO SUA DECISIONE DIMISSIONI – “Ho condiviso con Aldo Brancher la decisione di dimettersi da Ministro”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi in una nota. “Conosco e apprezzo ormai da molti anni l’on. Brancher- prosegue- e so con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali. Sono certo che superato questo momento l’on. Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all’operato del Governo e alla coalizione”.

    BOCCHINO: CHAPEAU, BERLUSCONI STA ASCOLTANDO FINI – “Chapeau a Brancher. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl”. Lo afferma Italo Bocchino del Pdl. “Ci fa piacere aver avuto ragione – spiega – difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l’imputato dal suo giudice naturale. Il primo atto del ‘ghe pensi mi’ berlusconiano va incontro alle nostre richieste e siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl”.

    DONADI, DIMISSIONI SONO VITTORIA DI IDV – “Le dimissioni del ministro al legittimo impedimento sono una grande vittoria di Italia dei Valori e della determinazione che ha avuto, e del Pd che con noi ha scelto di percorrere la via della mozione di sfiducia” lo afferma Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV. “Questa è la riprova che quando in gioco ci sono valori non negoziabili e grandi battaglie da combattere per la difesa della democrazia, della legalità e dei valori della Costituzione non bisogna aver paura di andare avanti con forza e determinazione, anche se in partenza appaiono posizioni minoritarie”, aggiunge Donadi. “Questa è una lezione per chi sta all’opposizione solo a parole e non muove un dito se non ha la garanzia di vincere” conclude il presidente dei deputati Idv.

    BINDI, MAGGIORANZA ALLO SBANDO EVITA SFIDUCIA – “La vicenda ministeriale di Brancher nasce e muore nelle aule giudiziarie. Le sue dimissioni sono un atto dovuto, ma annunciarle in un tribunale anziché in Parlamento conferma tutta la strumentalità della sua nomina: Brancher era, infatti, solo il ministro del legittimo impedimento”. Lo afferma Rosy Bindi (Pd), vicepresidente della Camera. “Per governo e maggioranza – spiega – si tratta di una vera e propria resa alle ragioni della correttezza istituzionale per evitare lo scorno di una più grave sfiducia parlamentare che sarebbe certamente arrivata con l’iniziativa delle opposizioni. Berlusconi cerca così di chiudere almeno uno dei tanti fronti critici per il governo. Ma la maggioranza è allo sbando e la fine della carriera politica di Brancher lo conferma”.

    ALFANO, IDV HA IMPEDITO ALTRO SCEMPIO COSTITUZIONE – “Gli unici obblighi a cui doveva adempiere Brancher erano quelli verso la Costituzione e soprattutto verso l’articolo 3 che prevede l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini”. Lo afferma in una nota l’europarlamentare dell’Italia dei Valori, Sonia Alfano, commentando le dimissioni del ministro. “Aldo Brancher – spiega l’eurodeputata dell’IdV – si era già avvalso del legittimo impedimento: fortunatamente l’Italia dei Valori, da sempre custode del rispetto della Costituzione, ha impedito che qualcuno della cricca potesse farla franca per l’ennesima volta”. “Questa nomina – prosegue ancora Alfano – era un favore da parte di Berlusconi per le vicende di Mani Pulite, in cui Brancher fece scena muta. Tutto ciò ricorda la vicenda Mangano, sono procedure standard per gli uomini del Presidente del Consiglio”. “Il Colle deve intervenire – conclude – in nessun altro Paese, infatti, si registrano le dimissioni di due ministri in così breve tempo. L’Italia è senza governo da due anni”.

    MATTEOLI, ORA FINIRA’ FUOCO NEMICO E FUOCO AMICO – “Credo che Brancher abbia dimostrato un grande senso di responsabilità di fronte alle polemiche che ci sono state”. Così il ministro delle Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli ha commentato a margine di un convegno a Bologna le dimissioni da ministro di Aldo Brancher. “E quindi finiranno le strumentalizzazioni che su questa nomina si erano fatte”, ha sottolineato. Su questo punto finiranno quindi le fibrillazioni nella maggioranza?, è stato chiesto. “Non c’é più il contendere della polemica, sia per quanto riguarda il fuoco nemico sia per quanto riguarda il fuoco amico”, è stata la risposta.

    IDV, HA EVITATO VOTO CONTRARIO IN PARLAMENTO – “L’indignazione dell’opinione pubblica, le critiche dell’opposizione e quelle del Capo dello Stato, hanno creato un’oggettiva condizione di impossibilità per Aldo Brancher nel continuare a ricoprire l’incarico di ministro del niente. Di fronte alla mozione di sfiducia già calendarizzata per giovedì prossimo, Brancher ha fatto l’unica cosa possibile per evitare il prevedibile voto contrario della maggioranza dei parlamentari, indignati per tale gravissima lesione della legalità costituzionale consumata dal premier Berlusconi. Resta, nella storia negativa di questa Repubblica, un altro gravissimo episodio a conferma di un progetto oggettivamente eversivo dell’attuale governo”. E quanto afferma in una nota il portavoce nazionale dellItalia dei Valori, Leoluca Orlando.

  3. 1 Luglio 2010 a 14:47 | #3

    A.N.S.A., 1 luglio 2010
    Lodo Alfano: novita’ in vista, si estende scudo premier.
    Sospensione valida anche per i processi cominciati prima dell’assunzione della carica.

    ROMA – In arrivo modifiche per il Lodo Alfano e l’idea è quella di estendere ulteriormente lo scudo per il premier prevedendo che la sospensione possa valere anche per i processi cominciati prima dell’assunzione della carica. La previsione, che nel testo attuale vale solo per il Capo dello Stato, ora il Pdl vorrebbe estenderla anche al presidente del Consiglio e ai ministri. E’ questa la proposta contenuta nel parere sul Lodo Alfano che la commissione Giustizia del Senato, presieduta da Filippo Berselli, sta per dare alla commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. “Del resto – spiega lo stesso Berselli che ha messo a punto il parere – sarebbe stato un diverso trattamento tra il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio e non sarebbe stato giusto. Così la proposta è quella di uniformare il trattamento riservato al presidente della Repubblica anche al premier e ai ministri.
    Di questa modifica che si potrebbe introdurre al Lodo Alfano se ne è parlato anche questa sera nella Consulta della giustizia del Pdl. Durante la riunione, alcuni senatori avrebbero annunciato il parere che il presidente Berselli dovrebbe presentare domani alla Commissione Affari Costituzionali che sta esaminando il Lodo Alfano. Nel testo attuale si prevede che lo scudo possa valere nei confronti del presidente della Repubblica “anche in relazione a fatti antecedenti all’assunzione della carica”. “Ma questa formulazione, per un errore di chi ha formulato il testo – sottolinea Berselli – non era stata estesa al presidente del Consiglio e ai ministri”. “E ora – sottolinea – nel parere che stiamo per presentare in Prima Commissione cerchiamo di ovviare a questa disparità di trattamento”. Se il parere della Commissione Giustizia verrà accolto lo scudo per il premier e per i ministri si potrebbe estendere ulteriormente e la sospensione scatterebbe anche per quei processi cominciati prima dell’assunzione dell’incarico. “Poi proponiamo di introdurre – conclude Berselli – anche altre modifiche come quella che riguarda la sostituzione del termine ‘procedimento’ con quella di ‘processo’. Ma tutti gli altri rilievi sono più che altro di carattere tecnico.

    PD: SCONCERTANTE ESTENDERE SCUDO A PREMIER – “La decisione di modificare il Lodo Alfano per estendere ulteriormente lo scudo al presidente del Consiglio e ai ministri è davvero sconcertante”. Il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti commenta così l’intenzione espressa dagli esponenti del Pdl di modificare il testo ora all’esame della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. “Questa decisione – aggiunge – dimostra qualora ce ne fosse stato bisogno, che non si tratta di un provvedimento con nobili intenzioni. Ripeto, è tutto molto sconcertante”.

  4. 29 Giugno 2010 a 16:41 | #4

    in tutto questo tempo Carabinieri, P.M. e G.I.P. avrebbero potuto occuparsi di qualcosa di più serio in quel di Cagliari: ad esempio la “legnaia” abusiva che opprime l’Anfiteatro romano di Cagliari…

    A.N.S.A., 29 giugno 2010
    Furto da 10 centesimi, giudici al lavoro da 5 anni.
    Non vi era denuncia di parte, il pm ha chiesto l’archiviazione ma il Gip ha ritenuto che fosse un furto aggravato.

    CAGLIARI – Per il furto di un cappelletto d’auto (il cappuccio a vite che chiude la valvola per la pressione dello pneumatico, del valore di non piu’ di 10 centesimi) un imprenditore edile settantenne di Cagliari e’ in attesa di una sentenza da cinque anni.
    L’autista di una delle auto della sua azienda ha svitato un cappelletto da un’auto parcheggiata vicino ma e’ stato notato da una impiegata di banca che ha presentato una denuncia mentre il proprietario del mezzo aveva deciso di soprassedere.
    Il fatto – raccontato dal quotidiano L’Unione Sarda – e’ accaduto il 30 settembre di cinque anni fa quando davanti ad una banca di Cagliari per un parcheggio conteso e per far dispetto all’altro automobilista un uomo ha rubato un cappelletto dal mezzo e si e’ allontanato.
    Il proprietario dell’auto ha deciso di lasciar perdere ma una impiegata della banca, che dalla finestra ha visto tutto, prende il numero di targa e informa prima l’automobilista ”derubato”, che ritiene di far finire li’ la vicenda, e quindi i carabinieri.
    Il pm dopo aver verificato che non vi era denuncia di parte ne’ che era opportuno dar vita ad un processo per una inezia del genere ha chiesto l’archiviazione ma il Gip ha ritenuto che fosse un furto aggravato ed essendo l’auto su una pubblica via il reato andava perseguito d’ufficio.
    Cosi’ si instaura un procedimento che, fra un giudice e l’altro e dopo alcuni rinvii, e’ giunto a ieri quando in aula il ”derubato” ha confermato di non aver presentato denuncia e di non importargli chi abbia preso il tappino. L’udienza e’ stata aggiornata, forse per la sentenza, al prossimo novembre.

  5. 29 Giugno 2010 a 15:51 | #5

    A.N.S.A., 29 giugno 2010
    Mafia: Dell’Utri, il dispositivo integrale della sentenza.

    PALERMO – Questo il testo integrale del dispositivo della sentenza emessa dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall’Acqua, nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri.

    ”Visti gli articoli 150 cp, 530, 531 e 605 ccp; in riforma della sentenza del tribunale di Palermo dell’11 dicembre 2004 appellata da Cina’ Gaetano e Dell’Utri Marcello ed incidentalmente dal procuratore della Repubblica di Palermo – si legge nella sentenza – si dichiara di non doversi procedere nei confronti di Cina’ Gaetano, in ordine ai reati ascrittigli perche’ estinti per morte del reo. Assorbita l’imputazione ascritta al capo A della rubrica di quella in cui al capo B, assolve Dell’Utri Marcello, dal reato ascrittogli, limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoche successiva al 1992, perche’ il fatto non sussiste e per l’effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni sette di reclusione. Conferma nel resto l’appellata sentenza. Condanna – proseguono i giudici – Dell’Utri Marcello alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite Provincia regionale di Palermo e Comune di Palermo che si liquidano per ciascuna di esse in complessivi euro 7.000 oltre spese generali, Iva e Cpa come per legge. Indica – conclude la sentenza – in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione”.

    Dell’Utri: Mangano e’ stato il mio eroe. ‘Un contentino alla Procura’ dice il senatore.

    MILANO – Marcello Dell’Utri lo aveva detto in passato e lo ha ripetuto oggi: ”Vittorio Mangano e’ stato il mio eroe”. Spiegandolo ai giornalisti che lo hanno incontrato per un commento sulla sentenza della Corte d’Appello che lo condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha citato anche i fratelli Karamazov, quando Andrej viene presentato come un furfante ma eroe.
    ”Era una persona in carcere, ammalata – ha detto – invitata piu’ volte a parlare di Berlusconi e di me e si e’ sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. E’ stato il mio eroe. Io non so se avrei resistito a quello a cui ha resistito lui”.
    Una ”sentenza pilatesca” dice ancora il senatore. ”Hanno dato un contentino alla procura palermitana – ha detto – e una grossa soddisfazione all’imputato, perche’ hanno escluso tutto cio’ che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi”. ”Cerchero’ il procuratore Gatto e gli faro’ le condoglianze” dice ancora il senatore.
    Su quel periodo, pero’, secondo Dell’Utri ”e’ giusto indagare ma – ha proseguito – lo si faccia nella giusta direzione, non attaccando cose a persone che non c’entrano niente di niente”.

    SENATORE CONDANNATO A 7 ANNI.
    Il senatore Marcello Dell’Utri e’ stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione.
    La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto Dell’Utri limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992 perche’ ”il fatto non sussiste”, riducendo cosi’ la pena da nove a sette anni di reclusione.
    I giudici della seconda sezione della corte d’appello hanno infine dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’altro imputato, Gaetano Cina’, che frattanto e’ deceduto. La sentenza e’ stata pronunciata dopo sei giorni di camera di consiglio. Il Pg Antonino Gatto aveva chiesto la condanna di Dell’Utri a 11 anni di reclusione.
    I giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo hanno anche condannato il senatore Marcello Dell’Utri, al quale sono stati inflitti sette anni di reclusione, per concorso esterno in associazione mafiosa, al pagamento delle spese sostenute dal Comune e dalla Provincia di Palermo che “si liquidano per ciascuna di esse in complessivi sette mila euro”. La corte ha inoltre indicato in 90 giorni il termine per il deposito della sentenza.

    LEGALE: CON QUESTA SENTENZA 2 ANNI CARCERE
    ”No, non possiamo essere soddisfatti. Con questa sentenza, considerando il reato contestato, almeno due anni di carcere si devono fare”. Cosi’ l’avvocato Giuseppe Di Peri, uno dei legali del senatore Marcello Dell’ Utri (Pdl) ha risposto ai giornalisti dopo il pronunciamento della sentenza.

    DIFENSORE, PIETRA TOMBALE SU ‘TRATTATIVA’ – “Con questa sentenza si mette una pietra tombale sulla presunta trattativa tra Stato e mafia durante il periodo delle stragi. Quello che ha detto Spatuzza non è stato evidentemente preso in considerazione come voleva l’accusa”. Lo ha detto l’avvocato Nino Mormino, legale di Marcello Dell’Utri, sottolineando che la corte ha assolto il suo assistito per le condotte contestate in epoca successiva al 1992, escludendo cioé qualunque “patto” tra lo Stato e Cosa Nostra subito dopo le stragi.
    “C’é stata una vera campagna di stampa tale da condizionare la Corte. Non si è mai vista una Corte fare un comunicato stampa”. Lo ha detto l’avvocato Pietro Federico, uno dei legali del senatore Marcello Dell’Utri, condannato in appello a sette anni per Concorso esterno in associazione mafiosa. “L’appello è stato trasformato in un campo di battaglia – ha aggiunto l’avvocato Federico – è stato alquanto irrituale leggere oltre al comunicato della Corte anche quelli dell’Associazione nazionale magistrati e dell’Ordine degli avvocati”.
    Per l’avvocato Pietro Federico l’assoluzione di Marcello Dell’Utri dalle accuse contestate dal 1992 in poi dimostrano che “tra il senatore e i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, non ci sono stati rapporti”. Commentando la sentenza del processo di appello al senatore Dell’Utri, l’avvocato Federico aggiunge: “dal ’92 in poi sono stati smentiti tutti i collaboratori di giustizia, ci auguriamo che il principio adottato dalla Corte per arrivare a questa sentenza sia applicato nel prossimo giudizio della Cassazione anche al periodo antecedente al ’92, che presenta numerose contraddizioni”.

    DI PIETRO, SPERIAMO ORA NON DIVENTI MINISTRO – “Anno più, anno meno, il fatto resta quello che è, ossia che Marcello Dell’Utri ha avuto rapporti penalmente rilevanti con la mafia. Speriamo che Berlusconi adesso non faccia ministro pure lui”. E’ il commento del Presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, alla condanna di Marcello dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa pronunciata della Corte di Appello di Palermo.

  6. 26 Giugno 2010 a 22:09 | #6

    A.N.S.A., 26 giugno 2010
    Brancher rinuncia legittimo impedimento.
    Ha deciso di acconsentire allo svolgimento dell’udienza del 5/7.

    (ANSA) – ROMA, 26 GIU- Brancher rinuncia al legittimo impedimento.Lo riferiscono i legali:’ha deciso di acconsentire lo svolgimento dell’ udienza del 5 luglioGli avvocati sottolineano di aver ricevuto mandato da Brancher di far valere il legittimo impedimento ‘in quanto pensava fosse suo dovere, almeno nel primo periodo di mandato, di dare un impulso determinante a quelle riforme di cui il paese ha bisogno e che il governo chiedeva di velocizzare’.

  7. 26 Giugno 2010 a 14:38 | #7

    A.N.S.A., 26 giugno 2010
    Brancher: pm di Milano, quali sono le sue deleghe?

    MILANO – Il pm di Milano Eugenio Fusco si è opposto alla concessione del rinvio per legittimo impedimento chiesto dal ministro Aldo Brancher in quanto, nella documentazione della presidenza del Consiglio, “non sono minimamente precisati” quali sono gli impegni ministeriali dello stesso Brancher. “So che è ministro senza portafoglio – ha argomentato il pm – ma non so con quali deleghe del presidente del Consiglio”. “Se non conosco le deleghe di questo ministro – ha detto – come posso immaginare quali sono i suoi impegni istituzionali?”.
    Il magistrato, opponendosi alla richiesta di legittimo impedimento presenta dal ministro Aldo Brancher nel processo che lo vede imputato di tentativo di scalata ad Antonveneta, ha detto di sentirsi “preso in giro” in quanto dalla certificazione addotta “non si capisce quali deleghe il ministro abbia”. “Insomma non so che ministro è”. Pur evidenziando profili di incostituzionalità del provvedimento sul legittimo impedimento, il Pm non ha chiesto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Ha detto, però, che nel caso in cui il giudice dovesse decidere di farlo sarebbe inevitabile uno stralcio della posizione di Brancher rispetto a quello della moglie, Luana Maniezzo, coimputata del ministro.
    Qualora il giudice Anna Maria Gatto dovesse ritenere sindacabile il legittimo impedimento “si aprirebbe la strada a un confluitto di attribuzione tra poteri dello Stato”, ha spiegato uno dei legali del ministro, Filippo Dinacci. Le parole di Napolitano sono “una opinione autorevole ma che non può, né deve avere peso processuale”, ha aggiunto. “Nessuno deve strumentalizzare in alcun modo la figura del presidente della Repubblica”.
    Il giudice del Tribunale di Milano Anna Maria Gatto deciderà il prossimo 5 luglio (data in cui è prevista la prossima udienza) sulla richiesta di legittimo impedimento. Intanto non si placano le polemiche.
    “Sarebbe opportuno che Berlusconi intervenisse presto con l’unica soluzione possibile: quella di invitare Brancher ad andare immediatamente dinanzi al giudice rinunciando al legittimo impedimento. E’ questa l’unica soluzione per evitare una lunga e complessa serie di problemi che potrebbe costare cara al governo in termini di fiducia, consenso e agibilità parlamentare e politica”. Lo scrive sul sito di generazione Italia il vice presidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, che evidenzia come l’attuale situazione rischi tra l’altro di affossare una buona legge come quella sul legittimo impedimento. “E’ d’obbligo chiedersi – sottolinea l’esponente finiano del Pdl – chi abbia avuto questa idea geniale” nonché “chi abbia pensato che potesse passare inosservata la nomina di un ministro pochi giorni prima del processo e che poi ha la non felice idea di appellarsi al legittimo impedimento ancor prima di avere le deleghe dal Consiglio dei ministri”.
    “Se Brancher avesse un minimo senso istituzionale e una minima dignità di uomo politico si sarebbe già dimesso dalla carica di ministro, in segno di rispetto verso lo Stato, la magistratura e soprattutto i cittadini italiani di cui si è fatto beffa. Sfruttare una legge – di per sé ingiusta- come il legittimo impedimento, in più senza averne i requisiti, è un fatto doppiamente grave, diciamo anche un doppio abuso. Brancher è perciò indegno della carica che ricopre e a cui, per altro, è approdato per garantirsi la fuga dalla giustizia, davanti alla quale è chiamato a rispondere per il caso Antonveneta-Bpi. Purtroppo questo Governo sta trasformando l’Italia in una terra di nessuno del diritto e della legge, dove al potere è garantita l’immunità con leggi ad hoc che violano la Costituzione e umiliano l’etica pubblica. Una miseria morale e politica tanto profonda da essere quasi una ‘violenza’ di Stato verso i cittadini e la democrazia, che meritano di essere governati da una dirigenza ben diversa da questo serraglio vergognoso che si autodefinisce esecutivo”. Lo afferma Luigi de Magistris, eurodeputato IdV.
    Sul caso Brancher, il Capo dello Stato ha messo le cose a posto. Le istituzioni non possono essere usate per fini di convenienza personale. E’ grave quel che è avvenuto ma il presidente Napolitano ha richiamato tutti alle proprie responsabilità. Adesso Brancher deve dimettersi da ministro! Solo così le istituzioni recupereranno credibilità. Per questo, Italia dei Valori presenterà lunedì prossimo una mozione di sfiducia”. Ad affermarlo è Nello Formisano (Idv), vice-presidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione.
    Nel frattempo Brancher ha annullato la sua partecipazione domani di “Sky Tg24 ‘L’intervista’, l’approfondimento settimanale affidato a Maria Latella. A renderlo noto la stessa conduttrice, che ha detto di aver ricevuto pochi minuti fa la telefonata dal ministro che le diceva di essere “dispiaciuto” e costretto ad “annullare la partecipazione” in attesa di chiarire la sua situazione con il presidente del Consiglio. “Ho insistito chiedendogli – spiega Latella all’Ansa – di venire lo stesso per parlare della vicenda senza entrare nel merito dei suoi chiarimenti con Berlusconi ma Brancher mi ha chiesto di aspettare, e mi ha assicurato che avrebbe provato a partecipare alla puntata di domenica prossima”.

  8. 25 Giugno 2010 a 20:07 | #8

    che cosa non si fà per sfuggire ai processi, pura cialtronaggine.

    A.N.S.A., 25 giugno 2010
    Quirinale, a Brancher non serve legittimo impedimento.
    Il Quirinale rileva: non serve, nessun ministero da organizzare in quanto senza portafoglio.

    ROMA – “In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento – si legge in una nota del Quirinale – si rileva che non c’é nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l’on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio.

    LEGALI, IMPEDIMENTO E’ PER LEGGI SU RIFORME – La richiesta di legittimo impedimento dell’onorevole Aldo Brancher nel processo per la scalata ad Antonveneta ”sara’ discussa domani in aula da un punto di vista tecnico”, ma non e’ motivata con la necessita’ di organizzare il nuovo Ministero, bensi’ con l’esigenza di portare avanti le norme per le riforme istituzionali. Lo ha detto uno dei legali del neoministro, Filippo Dinacci, il quale ha spiegato che, nella lettera della Presidenza del Consiglio allegata alla richiesta di legittimo impedimento si fa riferimento al numero dei disegni di Legge in tema di riforme allo studio dello stesso Brancher e non, in senso stretto, alla necessita’ di organizzare il Ministero. Un altro legale di Brancher, Piermaria Corso, ha aggiunto che ”tutte le questioni procedurali saranno esaminate domani nel corso del dibattimento”. ”Se qualcuno riterra’ di introdurre nella discussione – ha osservato – i rilievi posti dal Quirinale sara’ il giudice a valutarli”.

    VELTRONI, NOMINA INOPINATA, ORA SI DIMETTA – Walter Veltroni chiede le dimissioni del neoministro per l’attuazione del federalismo Aldo Brancher, inteso come “il minimo atto di responsabilità richiesta”. Veltroni lo chiede da Bologna, a margine di un convegno sul ‘muro di gomma’ legato alla strage di Ustica organizato dalla Fondazione Democratica in occasione del trentennale del disastro aereo. “Io penso che il ministro Brancher dovrebbe dimettersi – ha detto – Le ragioni della sua inopinata nomina sono emerse immediatamente nella loro reale natura. Brancher è stato nominato ministro esclusivamente nel tentativo di usufruire del legittimo impedimento per sfuggire a un processo. Il Quirinale ha reso evidente, con la sua nota, la pretestuosità delle motivazioni con le quali il neo ministro ha tentato di usare la sua carica per non rispondere ai magistrati”. E ha aggiunto: “Il rapporto diretto tra la nomina e il tentativo di avvalersi immotivatamente del legittimo impedimento, delegittima completamente il ministro Brancher. Le sue dimissioni mi sembrano il minimo atto di responsabilità richiesta”.

    E. LETTA, UN MACIGNO PAROLE COLLE, SI DIMETTA – “Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni”. Lo dichiara il vice segretario del Pd, Enrico Letta.

    DI PIETRO, DOPO NOTA COLLE DIMISSIONI SUBITO – “La nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso Presidente della Repubblica”. Lo afferma in una nota il Presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “L’Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l’impunità e non certo quella di farlo lavorare per il Paese. L’IdV chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presenterà una mozione di sfiducia”. “Vogliamo vedere – conclude Di Pietro – il Parlamento da che parte si schiererà. D’altronde il caso Brancher è peggio del caso Scajola”.

    FINOCCHIARO, QUIRINALE INCONTROVERTIBILE E CHIARO – “Le parole che giungono dal Quirinale sono chiare, nette ed incontrovertibili. Brancher ne tragga le conseguenze, altrimenti in Parlamento non permetteremo che un uso così disinvolto delle istituzioni e delle loro prerogative continui ad oltraggiare la democrazia italiana”. Lo afferma Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.

    MELANDRI, ISTITUZIONI USATE COME SCENDILETTO – “Uno dei grandi problemi del nostro Paese è chi usa le istituzioni come uno scendiletto, come fossero un galleggiante da lanciare nei momenti di difficoltà”. Lo ha detto Giovanna Melandri (Pd), commentando il rcorso del neo-ministro Aldo BRancher al legittimo impedimento. “In tempi di austerità e di crisi – ha proseguito l’ex ministro del governo Prodi – avevamo duramente criticato la maggioranza per la scelta di istituire un nuovo dicastero, che é, nei fatti, totalmente inutile, avendo competenze sovrapposte ai dicasteri già esistenti, e che costerà ai contribuenti italiani un milione di euro all’anno”. “Da oggi – aggiunge Melandri – cade la maschera alla Lega Nord. Proprio il partito che quotidianamente interviene per fustigare i costumi della ‘casta’ e inveire contro gli sprechi della politica, rimane sostanzialmente silente davanti ad una vicenda così vergognosa. Il silenzio della Lega, deve aprire gli occhi ai tanti elettori che, in buona fede, hanno dato credito alle sue promesse di cambiamento e trasformazione. La maschera è, finalmente, caduta – conclude – e la Lega mostra tutta la sua doppiezza ed ipocrisia”.

  9. 22 Aprile 2010 a 15:16 | #9

    A.N.S.A., 21 aprile 2010
    Cassazione, Mills fu teste reticente. Lo sottolinea la Cassazione in motivazioni con cui dichiarò prescritto il reato di corruzione.

    ROMA – “Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, appena depositate, con le quali lo scorso 25 febbraio ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’avvocato inglese David Mills, negandogli, però, l’assoluzione.
    Inoltre le sezioni unite penali della Cassazione – nella sentenza 15208 – spiegano che Mills, con le sue deposizioni ai processi ‘Arces’ e ‘All Iberian’, aveva favorito Berlusconi tacendo la riconducibilità a lui delle società del cosiddetto comparto B del gruppo Fininvest. Questo in quanto “si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.

    FAVORI’ ASSOLUZIONE BERLUSCONI IN ‘ARCES’ – La Cassazione – nella sentenza 15208 – depositata oggi con le motivazioni sul caso Mills sottolinea che lo stesso legale inglese, ideatore del sistema di società offshore del gruppo Fininvest, “non aveva comunicato, sentito come testimone il 20 novembre 1997 e il 12 e 19 gennaio 1998, i nomi dei soci da lui conosciuti, e così era stato reticente rispondendo alle domande concernenti la proprietà delle società offshore di Fininvest, costringendo il tribunale a procedere in via induttiva, con la conseguenza che proprio la carenza di prova certa sul punto aveva determinato, nel processo ‘Arces’, l’assoluzione di Silvio Berlusconi in secondo grado e, definitivamente, in sede di giudizio di Cassazione”. Il processo ‘Arces’ è quello ad alcuni finanzieri, corrotti per non approfondire indagini sulle società del gruppo Fininvest.

    “CORRETTO OPERATO GIUDICI MILANESI” – Per la Cassazione la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Milano, lo scorso 27 ottobre, aveva confermato la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione nei confronti dell’avvocato inglese David Mills, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ricevuto 600 mila dollari in cambio di testimonianze reticenti in due procedimenti sul gruppo Fininvest, ha una “struttura razionale” sorretta da un “apparato argomentativo logico e coerente, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo”. Invece, i legali di Mills si sono limitati a “sollecitare la rilettura del quadro probatorio” senza dimostrare le “asserite carenze argomentative” e suggerendo una “diversa ricostruzione del fatto, non “proponibile” in sede di giudizio di legittimità.

    “GIUSTA CONDANNA A RISARCIRE PALAZZO CHIGI” – L’avvocato inglese David Mills, “con il suo comportamento configurante reato, ha cagionato alla pubblica amministrazione un danno di natura non patrimoniale” per la lesione “all’integrità della propria immagine” nei confronti della società e delle istituzioni. Lo sottolinea la Cassazione – nella sentenza 15208 – spiegando perché ha confermato la condanna a carico di Mills a risarcire con 250 mila euro Palazzo Chigi. Mills era imputato di corruzione in atti giudiziari, ma il reato è stato dichiarato prescritto.
    Il danno provocato da Mills – afferma la Cassazione, convalidando quanto già stabilito dai giudici di Milano – “deriva dalla lesione degli interessi di imparzialità e di buon andamento nell’amministrazione della giustizia (rappresentata dalla presidenza del Consiglio dei ministri), risultando seriamente leso un diritto inviolabile riconosciuto dalla Costituzione”. In pratica – secondo la suprema Corte – Mills, con le sue testimonianze reticenti nei processi ‘Arces’ e ‘All Iberian’, ha danneggiato il regolare corso della giustizia. “I parametri adottati ai fini della liquidazione in via equitativa non sono stati riferiti alla gravità della condotta del Mills” spiega la Cassazione disattendendo la tesi difensiva del legale inglese in base alla quale la condanna al risarcimento avrebbe avuto una “funzione punitiva” non consentita dalle leggi. In proposito, i supremi giudici spiegano che il fondamento della condanna a risarcire Palazzo Chigi con 250 mila euro sta “nell’importanza del processo, nel rilievo dei personaggi coinvolti e nel clamore mediatico che ha accompagnato tutta la vicenda (stante la rilevanza del ruolo sociale e pubblico dei protagonisti e l’entità del discredito proiettato verso l’esterno per effetto dei mezzi di informazione)”, tutti “elementi idonei e sufficienti a giustificare il pregiudizio derivato all’Amministrazione senza necessità di ulteriore dimostrazione”.

    FININVEST FINANZIO’ CRAXI – La Cassazione ricorda la reticenza dell’avvocato inglese David Mills sulla “identità delle proprietà delle società offshore del cosiddetto gruppo Fininvest B” anche a proposito del processo ‘All Iberian’ nel quale la suprema corte sottolinea che Silvio Berlusconi è stato prescritto ma non assolto. “I fatti relativi all’illecito finanziamento a favore di Bettino Craxi da parte di Fininvest, tramite ‘All Iberian’, erano stati, sulla base di plurime prove testimoniali e documentali, definitivamente dimostrati (visto che la sentenza di primo grado, di condanna dei vertici della società e fra di essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito ma per intervenuta prescrizione)”. Così come è accertato – prosegue la Cassazione – “che ‘All Iberian’ e le società offshore collegate erano state costituite su iniziativa del gruppo Fininvest” e ‘All Iberian’ “era stata utilizzata quale tesoreria delle altre offshore inglesi costituite per conto del gruppo Fininvest e dallo stesso finanziate anche tramite ‘Principal Finance’, adoperata come ponte anche dalla ‘Silvio Berlusconi Finanziaria’, tesoreria estera del gruppo”. Su ‘All Iberian’ transitarono i soldi arrivati al Psi di Bettino Craxi.

    Qui il testo integrale della sentenza Cass. pen., S.U., 21 aprile 2010 (ud. 25 febbraio 2010), n. 15208: http://www.ansa.it/documents/1271863694679_Sentenza_Mills.pdf

  10. gruppodinterventogiuridico
    18 Dicembre 2009 a 23:05 | #10

    anche ‘ste cose complicano la vita alla Giustizia, poliziotti e magistrati dovrebbero saperlo…

    da La Nuova Sardegna, 18 dicembre 2009

    Dopo tre anni il giudice Marco Contu ha chiuso il caso. Anche per il pm il capo del distaccamento non aveva colpe. Non rubò il vecchio bidet: poliziotto assolto. Dell’assurdo furto nel 2006 era stato accusato il comandante della Stradale in città. (Tonio Biosa)

    TEMPIO. Assolto perché il fatto non costituisce reato. Il fatto «sub juidice» era dato dalla sottrazione di un bidet. Ma non da una esposizione o dal deposito di una rivendita di cosiddetti sanitari ma da un cumulo di inerti destinati alla discarica. Non un bidet nuovo, ma usato. Di questo furto era accusato Tonino Pintus, comandante del distaccamento di Tempio della polizia stradale. Ieri la vicenda si è conclusa nel corso di un’udienza in un’aula del palazzo di giustizia. Il poliziotto, difeso dall’avvocato Domenico Puzzolu, è stato assolto dal giudice monocratico del tribunale di Tempio Marco Contu. Ma prima ancora la sua assoluzione era stata chiesta, nel corso dell’arringa che sarebbe dovuta esser di accusa, dal pubblico ministero Gian Mario Vargiu. Evidentemente, vista l’entità dell’oggetto e le modalità della sua sottrazione, l’accusa risultava campata in aria a fronte di tanto spiegamento di mezzi e risorse. Una vicenda di così poco conto aveva infatti impegnato gli uffici giudiziari da oltre tre anni. Essa era successa nel 2006, originata con ogni probabilità non tanto dalla reale rilevanza del fatto da portare davanti alla giustizia e da perseguire con tutti i rigori della legge, quanto da motivi di difficile convivenza all’interno dei locali condivisi da polizia di stato e polstrada. In qualche ambiente di tali locali, procedevano dei lavori di ristrutturazioni e nel sottopiano erano stati temporaneamente depositati materiali edili e detriti vari. Fra i quali appunto il fatidico bidet, portato via più con l’intenzione di contribuire alla rimozione degli inerti che di fare una grande acquisizione. Denunciato il fatto all’autorità giudiziaria, la giustizia – come si suol dire – ha fatto il suo corso. Un corso durato 3 anni e con dispendio di energie e risorse degne di miglior causa e da dirottare su questioni e obiettivi più seri e impegnati. Di quest’ultimo aspetto infatti si è finito poi di parlare ieri mattina negli ambienti giudiziari, commentando il fatto. Il quale, fra i tanti casi disparati portati davanti ai giudici, ha avuto anche il merito di far sorridere.

  11. gruppodinterventogiuridico
    12 Dicembre 2009 a 19:49 | #11

    mentre il Presidente del Consiglio Berlusconi straparla di cambiare la Costituzione ed il sistema di governo la giustizia è sempre più a pezzi.

    da La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2009

    L’Anm: «Procure sarde senza magistrati ma Alfano non si muove». (Valeria Gianoglio)

    NUORO. Magistrati costretti ad «asfaltare» ogni giorno la 131 per tappare le voragini negli organici giudiziari sardi. Pm rimasti in terribile solitudine in Procure che sfornano quattromila procedimenti all’anno. Ministri sordi a qualsiasi disperata richiesta di aiuto e di rinforzi. Alle 17.30, dopo averne sentite di tutti i colori, dopo aver raccolto lo sfogo dell’intera magistratura sarda riunita a Nuoro per un’assemblea straordinaria dell’Associazione nazionale magistrati sulla paralisi della giustizia isolana, il procuratore generale Ettore Angioni prende la parola. Davanti ha la giunta dell’Anm, il neo procuratore nuorese Andrea Garau, il presidente della Corte d’appello, Grazia Corradini, il presidente del tribunale di Nuoro, Vito Morra, il governatore Ugo Cappellacci, il sindaco di Nuoro, Mario Zidda, il senatore Mariano Delogu, il presidente dell’ordine forense nuorese, Priamo Siotto, giudici e pm arrivati da tutta l’isola.

    Ad Angioni gli esce proprio dal cuore, che pure lui che è un moderato, che non ha «mai fatto barricate», è «in crisi profonda, per lo stato devastante in cui si trova la giustizia in Sardegna, e in particolare per la situazione più allarmante: quella della Procura di Nuoro». Lo spiega che «qui si rischia la desertificazione delle Procure» e che solo negli ultimi tre anni, per mettere una pezza alle carenze di magistrati, ha dovuto spedire 120 giovani giudici in giro per i tribunali dell’isola. Ma aggiunge, Angioni, che per cambiare le cose non serve «una riforma epocale», e che la svolta può arrivare solo da due piccoli grandi interventi dei politici. Il primo è la cancellazione di un minuscolo ma odiatissimo articolo dell’ultima riforma sull’ordinamento giudiziario. È il numero 13, comma due. Vieta, a un magistrato fresco di nomina, di ricoprire l’incarico di pm e il ruolo di giudice monocratico.

    «Mi piacerebbe molto – dice Angioni – che il ministro Alfano ci spiegasse qual è la ratio che sta alla base di una norma che sta di fatto desertificando le Procure». L’altra modifica salva-tribunali, secondo Angioni, è «la revisione delle circoscrizioni giudiziarie». Bisognerebbe creare un nuovo distretto, in Sardegna, ovvero una nuova Corte d’appello, come spiega anche la presidente della Corte cagliaritana, Grazia Corradini. Servirebbe per aggirare la norma che impedisce a un giudice di passare alla funzione di pubblico ministero all’interno dello stesso distretto giudiziario. Ma purtroppo, come fa notare anche Marco Cocco, della giunta sarda dell’Anm, le richieste dell’associazione non sono state per nulla accolte dal ministro Alfano. E allora, in Sardegna, e a Nuoro soprattutto, nella giustizia comincia a regnare il caos. Angioni fa la conta dei danni. «Cagliari: personale amministrativo carente, pm costretti a viaggiare a turni di 15 giorni per tappare le carenze di Nuoro. Sassari, su nove pm in organico ce ne sono solo sei. Nuoro, la situazione più grave: su sei pm ne sono rimasti solo due. Ma anche a Tempio, Oristano e Lanusei la situazione non cambia». Sembra un bollettino di guerra. «Il mio – dice Angioni – è un grido di allarme rivolto a tutti i politici di buona volontà. Aiutateci, appoggiateci, non potete rimanere insensibili». I politici presenti tendono la mano. «Scriverò al ministro Alfano e a Berlusconi – annuncia il governatore Cappellacci – perché il funzionamento della giustizia è una delle condizioni imprenscindibili per qualsiasi progetto di sviluppo dell?isola». «Solo nel dialogo tra le parti si può trovare la soluzione» dice il sindaco Mario Zidda. Mentre il senatore Mariano Delogu (Pdl), annuncia di aver chiesto, insieme al deputato Bruno Murgia, un incontro ad Alfano. E gli avvocati nuoresi, grandi protagonisti della battaglia per la giustizia, tramite il presidente dell’ordine forense, Priamo Siotto, annunciano una manifestazione in piazza a Nuoro, il 16 dicembre.

  12. gruppodinterventogiuridico
    11 Dicembre 2009 a 23:27 | #12

    A.N.S.A., 11 dicembre 2009

    Berlusconi: la Costituzione è vecchia. Fini: tutti si riconoscano in Napolitano.

    Premier: Colle pensi a uso politico giustizia. Presidente Camera: rispetto per arbitro e regole.

    BRUXELLES – E’ una legge ”vecchia”, che va cambiata. In passato ”abbiamo fatto anche una Bicamerale per modificarla ed ora si meraviglia se si pensa di cambiarla”. Lo ha detto Silvio Berlusconi, rispondendo a Bruxelles ad alcune domande dei giornalisti a margine del Consiglio europeo. Il premier ha anche smentito di aver mai pensato alle elezioni anticipate. ”Il Governo portera’ a termine la legislatura, secondo quanto deciso dagli italiani con il voto”, ha ribadito. Poi una battuta al presidente della Repubblica, Napolitano. Dovrebbe preoccuparsi “per l’uso politico della giustizia – ha detto – contrario alla democrazia e alla liberta”’.

    FINI: IN NAPOLITANO SI RICONOSCANO TUTTI – “Nel Capo dello Stato si devono riconoscere tutti gli italiani”: lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ad un incontro presso il Comune di Vibo Valentia. “Finita la competizione elettorale, reso merito a chi ha vinto, si ponga fine alla quotidiana propaganda, al clima di derby permanente e si lavori per il bene comune, fermo il ruolo di garanzia che hanno alcune cariche”. “Il primo dovere di chi rappresenta le istituzioni – puntualizza Fini – è quello di avere a cuore l’interesse generale. E non lo dico per un malinteso buonismo. Gli avversari – conclude – sanno che c’é un arbitro che è imparziale anche quando sbaglia”.

    FINI: RISPETTO PER ARBITRO E REGOLE – In politica “ci si scontra ma si rispetta l’arbitro e si rispettano le regole del campionato”: Gianfranco Fini ricorre ad una metafora calcistica per sottolineare la necessità nella politica italiana di “avere dei valori condivisi”. Parlando all’università della Calabria, il presidente della Camera rileva: “Nella politica servono valori condivisi e la parola avversaria è tipica del gergo sportivo. Come in Milan-Inter o Roma-Lazio ci si scontra ma si rispettano l’arbitro e le regole del campionato”.

    NAPOLITANO: USCIRE DA CONTRAPPOSIZIONE ESASPERATA – “Apprezzo l’intendimento espresso di contribuire a far uscire il Paese da una contrapposizione politica esasperata”, afferma il capo dello Stato Giorgio Napolitano nel messaggio che ha inviato all’assemblea fondativa dell’Alleanza per l’Italia, che ha ringraziato vivamente il nuovo movimento politico per le “cordiali espressioni di stima e di considerazione” rivoltegli.

  13. gruppodinterventogiuridico
    11 Dicembre 2009 a 0:15 | #13

    A.N.S.A., 10 dicembre 2009

    Camera, Cosentino salvato due volte.

    Respinte la richiesta di arresto e le mozioni di sfiducia. (di Yasmin Inangiray)

    ROMA – Respinta la richiesta di arresto arrivata dalla procura di Napoli e bocciate le mozioni di sfiducia presentate dall’opposizione per chiederne le dimissioni dal governo. La giornata di Nicola Cosentino alla Camera si conclude con una doppia vittoria. La richiesta di custodia cautelare, su cui Montecitorio doveva esprimersi a scrutinio segreto, riserva un risultato che, per il sottosegretario all’Economia, va oltre le aspettative: 360 no all’arresto contro 226 voti a favore. Tabulati alla mano, a Cosentino sono andati 51 voti in più rispetto ai numeri della maggioranza. Il diretto interessato, che seguirà gli interventi seduto tra i deputati e non dai banchi del governo, evita di rilasciare dichiarazioni prima del voto: “Ho seguito tutto in religioso silenzio”, dice ai giornalisti al termine della votazione che ha respinto la richiesta di custodia cautelare.

    Con un gruppo di fedelissimi si concede un caffé alla buvette e poi una sigaretta. Il tutto dopo aver avvertito al telefono la moglie dell’esito della voto. Ma, nonostante la bocciatura della richiesta di arresto, Cosentino fatica a definirsi soddisfatto: “Non si è mai contenti di difendersi da accuse così infamanti”, dice a caldo, uscendo dall’Aula: “Prendo atto però di un voto che ha attraversato tutti gli schieramento e va oltre il numero della stessa maggioranza”.

    Nel pomeriggio il copione si ripete. All’ordine del giorno ci sono le tre mozioni dell’opposizione (Udc, Idv e Pd) che chiedono a Cosentino di lasciare l’incarico al Tesoro. Tutte respinte. Anche qui nessuna sorpresa anche se, a differenza del voto mattutino a scrutinio segreto, i malumori verso il sottosegretario non sono del tutto sopiti. I deputati ‘finiani’ Fabio Granata e Angela Napoli si astengono invece che votare, come il resto del Pdl, contro la sfiducia. “Mi dispiace che il Parlamento abbia perso tempo su questa vicenda che invece poteva essere chiarita in sede giudiziaria”, commenta il sottosegretario al termine della lunga giornata. Archiviata la questione in Parlamento, l’iniziativa giudiziaria nei suoi confronti va avanti, ma Cosentino chiede sia “un giudice naturale ad accertare ora la verità e smontare le accuse infamanti”. Al di là delle due astensioni, la maggioranza fa quadrato: “Dalle votazioni di oggi risulta con evidenza che in questo Parlamento lo schieramento giustizialista è minoritario”, dice il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto. Mentre il capogruppo della Lega in commissione Giustizia Matteo Brigandì, intervenendo in Aula fa un parallelo tra la situazione di Cosentino e quella dell’attuale governatore della Campania Antonio Bassolino: “Perché per Cosentino c’é la richiesta di arresto mentre l’altro nella stessa situazione è ancora in giro?”. I toni cambiano nell’opposizione. L’Italia dei Valori punta l’indice contro la decisione della Camera: “Abbiamo vietato alla magistratura di arrestare una persona che ancora sta conducendo una attività mafiosa di stampo camorristico”, attacca Antonio di Pietro.

    A favore delle dimissioni si è pronunciato anche il Pd: “La sua permanenza al governo indebolisce le istituzioni”, è il giudizio del responsabile giustizia Andrea Orlando. Diverso invece l’atteggiamento dell’Udc che aveva lasciato libertà di coscienza ai deputati nelle votazioni. Intervenendo in Aula, Pier Ferdinando Casini richiama l’attenzione sulla fine della prima Repubblica: “Pensiamo davvero che sia morta per i giudici di Mani Pulite? Ci spetta un atto di umiltà e onestà. La Prima Repubblica era morta molto prima, quando si era chiusa in una difesa cieca e assoluta della sua classe dirigente”.

  14. gruppodinterventogiuridico
    11 Dicembre 2009 a 0:08 | #14

    A.N.S.A., 10 dicembre 2009

    “Attacco alle istituzioni” Napolitano preoccupato.

    Il premier al Ppe: in Italia “sovranità dei giudici”, la Corte Costituzionale è “organo politico”. (di Marco Dell’Omo)

    ROMA – “La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici di sinistra”. E la Corte Costituzionale si è ormai trasformata in “organo politico”. Il duro intervento di Silvio Berlusconi al congresso del Ppe, che per l’opposizione diventa subito una sorta di “editto di Bonn” contro gli organi di garanzia, scatena uno scontro istituzionale che per ruvidezza ricorda quello consumatosi due mesi fa, in occasione della bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, e che vide Berlusconi da una parte, Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini dall’altra.

    Stesso schema anche in quest’occasione: il premier attacca giudici e Corte Costituzionale, il capo dello Stato lo ammonisce, Gianfranco Fini lo corregge e pretende chiarimenti. Autoproclamatosi premier “con le palle”, Berlusconi in Germania denuncia una sorta di gioco di sponda tra giudici ordinari e giudici della Consulta per bloccare le leggi “sgradite” alla magistratura: cosa che spiega con la composizione della Corte, in gran parte nominata dagli ultimi tre presidenti della Repubblica, tutti e tre “di sinistra”. Ma niente paura: si tratta di un fatto “transitorio”, perché la maggioranza è già al lavoro per cambiare le cose Attraverso una riforma della Costituzione che riscriverà le regole del gioco.

    Attacco deliberato o voce dal sen fuggita, l’affondo di Berlusconi ha fatto strabuzzare gli occhi agli inquilini di almeno altri due palazzi della politica. Napolitano ha espresso in un comunicato ufficiale “profonda preoccupazione e rammarico” per le “espressioni pronunciate dal presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana”. E’ la prima volta, tanto per chiarire la portata dello scontro, che dal Quirinale un intervento del premier viene giudicato come un “violento attacco” alle istituzioni. Ma il capo dello Stato non vuole lasciare nulla di intentato e torna a chiedere che per affrontare i “delicati problemi di carattere istituzionale” prevalga uno “spirito di leale collaborazione”. Colpito anche Fini, che fa sapere di “non condividere” le parole del premier. Il numero uno di Montecitorio invita Berlusconi a “precisare meglio” il suo pensiero ai delegati del Ppe per “non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo”. Inoltre, gli ricorda, articoli della Costituzione alla mano, che la sovranità popolare ha bisogno del contrappeso della Corte Costituzionale. Alla reprimenda di Napolitano, Berlusconi preferisce non replicare di persona. Affida il compito a Paolo Bonaiuti. “Il presidente Berlusconi – afferma – ha detto nient’altro che la verità sul funzionamento della Corte Costituzionale.

    Invece c’é da chiedersi perché, quando viene attaccata un’istituzione votata dalla maggioranza degli italiani come il presidente del Consiglio, nessuno esca in sua difesa”. Diverso il trattamento riservato a Fini. Il premier, di fronte ai rilievi del presidente della Camera, risponde con un’insofferente scrollata di spalle: “Non c’é niente da chiarire, sono stanco di ipocrisie…”. E il solco tra i due “co-fondatori” del Pdl si approfondisce. Indignate e scandalizzate le reazioni che le bordate di Berlusconi suscitano tra gli oppositori. “Se non è fascismo questo… “, dice Antonio Di Pietro, seguito dal coro dei suoi fedelissimi dell’Idv che paragonano Berlusconi a Hitler o a un caudillo sudamericano. Senza arrivare a questi accostamenti, il Pd va all’attacco: la requisitoria di Bonn, per Pier Luigi Bersani, è un altra ottima ragione per andare in piazza, per contestare quelle parole “sconsiderate e violentissime”. Pier Ferdinando Casini si schiera con Napolitano, definisce “sbagliate e improvvide” le parole di Berlusconi, per le quali dic e di essere rimasto “allucinato”, anche perché quel “discorso incendiario” brucia la prospettiva di riforme. Fanno quadrato quelli del Pdl. Per Fabrizio Cicchitto, Berlusconi ha giustamente fatto conoscere all’Europa “un’anomalia” italiana, quella dei giudici che fanno politica. Mentre Umberto Bossi conferma: “Berlusconi ha le palle ed è l’unico che non si preoccupa della giustizia”.

  15. gruppodinterventogiuridico
    9 Dicembre 2009 a 21:55 | #15

    A.N.S.A., 9 dicembre 2009

    Processo breve: commissione Csm, e’ incostituzionale. Commissione boccia ddl, un voto contrario.

    ROMA – E’ viziato da incostituzionalità il ddl sul processo breve. La Sesta Commissione del Csm boccia il provvedimento, nel parere che dovrà essere discusso dal plenum di Palazzo dei Marescialli in una seduta straordinaria prevista per lunedì prossimo. La Commissione – che nelle scorse settimane aveva ascoltato i capi delle procure e dei tribunali dei principali distretti giudiziari, stimando tra il 10 e il 40% i processi penali che finiranno nel nulla per effetto del ddl- ha approvato il documento con cinque voti a favore e quello contrario del laico del Pdl Gianfranco Anedda.

  16. pieffe
    6 Dicembre 2009 a 19:23 | #16

    mi è piaciuto e ve lo propongo, ciao a tutti

    La rivoluzione giovane e gli errori del Pd

    di CURZIO MALTESE (La Repubblica di oggi)

    “Siamo il più bel corteo degli ultimi 150 anni”. Uno slogan ironico, ma neppure tanto. Per usare altre parole del nemico della piazza, quello di ieri è stato un miracolo italiano. Quando sarà finita l’era Berlusconi, si parlerà ancora del 5 dicembre come di un giorno che ha cambiato la storia.

    Nel mondo non s’era mai vista una simile folla di persone convocata attraverso la rete. E’ l’ingresso ufficiale della politica nell’epoca di Internet. Qualcosa che va perfino oltre, anzi molto oltre l’obiettivo dichiarato di costringere il premier alle dimissioni. E’ una rivoluzione. La rivoluzione viola. Allegra e vincente: nelle cifre, nei modi, nei linguaggi, nei volti, spesso di giovanissimi. Non era accaduto a Londra, a Parigi, a Berlino, in nazioni dove l’uso della rete è assai più diffuso che in Italia. Neppure negli Stati Uniti, dove da anni esiste MoveOn, il movimento on line che ha creato il fenomeno di Obama. E’ accaduto qui, nel laboratorio italiano, in una piazza romana da sempre teatro della nostra storia. In questo caso, la fine decretata della seconda repubblica.

    Di fronte all’enormità del fatto nuovo, colpisce la decrepitezza di un ceto politico a fine corso, evidente nelle reazioni scontate, conservatrici, impaurite. Di tutto il ceto politico, di maggioranza e d’opposizione. I portaborse berlusconiani, che si sono lanciati nella solita arringa contro le “piazze giustizialiste”, aggettivo che non significa nulla per i ventenni in corteo. Le solite timidezze della dirigenza del Pd, che conferma di capire poco, come le precedenti, dei mutamenti profondi avvenuti nella società italiana. Ma pure la corsa a “mettere il cappello” dei dipietristi e dell’ex sinistra arcobaleno, comunque mantenuti dagli organizzatori ai margini del palco e della festa.

    Fra tutti, certo, il più incomprensibile è l’atteggiamento del Pd di Bersani. Un partito nuovo, almeno nelle intenzioni se non nel gruppo dirigente, inossidabile ai cambi di nome e di sigle, che avrebbe dunque in teoria tutto l’interesse a sperimentare le nuove forme della politica, a esserci insomma in occasioni come queste, piovute dal cielo. “Perché Bersani non è qui?” era la domanda del giorno, sul palco e fra la gente. Già, perché? C’era una grande manifestazione di popolo, a costo zero rispetto alle onerose manifestazioni di partito. C’erano in piazza l’elettorato reale e quello potenziale dei democratici. Chiedono le dimissioni di un premier che ha sputtanato l’Italia nel mondo, con le veline candidate in Europa, le sua storie personali e le scelte pubbliche, l’elogio dei dittatori, il conflitto d’interessi, i trucchi per sfuggire alla giustizia, i media di sua proprietà usati come manganelli, le accuse dei pentiti di mafia. Elementi che, presi uno per uno, sarebbero già stati sufficienti in qualsiasi altra democrazia per chiedere le dimissioni di un governante. Perché allora Bersani non c’era? Perché il maggior partito d’opposizione ha addirittura paura a pronunciare la parola “dimissioni”? Perché invece di abbracciare gli organizzatori, a partire da Gianfranco Mascia, e precipitarsi di corsa, i dirigenti del Pd esalano sospetti, perfino disgusti nei confronti dell’onda viola? Sarebbe come se Barack Obama, invece di accettare con entusiasmo l’appoggio di MoveOn, che gli ha fatto vincere le elezioni, avesse detto: no grazie, preferisco fare da solo.

    “Un errore grave, di quelli che si pagano cari” diceva Pippo Civati, trentenne esponente del Pd, che è venuto con regolare maglione viole, sulla base di una scelta assai più semplice: “Venivano tutti gli elettori con cui sono in contatto, perché io avrei dovuto essere da un’altra parte?”.

    Passeggiare per le strade di Roma ieri, a parte tutto, era un esercizio utilissimo per un politico. Le facce, le storie dei partecipanti raccontavano un’Italia che non comparirà mai al Tg1 ma opera ogni giorno nel famoso territorio. Associazioni di ogni tipo, che hanno movimentato già sulla rete decine di battaglie locali e nazionali, sulla Tav, il Ponte di Messina, il precariato, la scuola. Volontari, lavoratori, ceti medi, centri sociali ed elettori di destra delusi, gente del Nord, del Sud, immigrati: bella gente. Più giovani di quanti ne compaiano di solito nei cortei, quasi soltanto ventenni o cinquantenni, col buco in mezzo delle generazioni cresciuti negli ultimi decenni di egemonia televisiva.

    Tanti pezzi di un’Italia non qualunquista, non rassegnata, che non sta mani nelle mani tutto il giorno a chiedersi “che cosa possiamo fare?” o a lagnarsi della casta dei politici. Domani non torneranno a casa a guardare la televisione. La rivoluzione viola non finisce qui e non finirebbe neppure con le dimissioni di Berlusconi. Continuerà a far politica nei nuovi modi, con o senza il permesso di chi pensa che la politica sia decidere tutto nelle fumose stanze di un vertice a palazzo.

  17. gruppodinterventogiuridico
    6 Dicembre 2009 a 19:15 | #17

    A.N.S.A., 6 dicembre 2009

    No B-Day Bersani “Una buona giornata”.

    Ieri il corteo in piazza San Giovanni, “Siamo più di un milione”.

    ROMA – Il compito del Pd è di “mettere in comunicazione” le “energie nuove” viste ieri al No B day, con tutte le forze che vogliono l’alternativa. Lo ha detto Pierluigi Bersani, segretario del Pd, al Tg3. Bersani ha detto di non essere pentito di non aver fatto partecipare ufficialmente il Pd alla manifestazione: “sono convinto della nostra scelta” “E’ stata una buona giornata – ha aggiunto – che ha mostrato una energia nuova. Ora il compito del Pd è mettere in comunicazione queste e tutte le altre forze che vogliono una alternativa. Ci siamo stati – ha concluso Bersani – e il nostro compito è di mettere in comunicazione queste energie”.

    Della manifestazione ha parlato anche il presidente dell’Italia dei Valori Felice Belisario: “La piazza viola, con le centinaia di migliaia di giovani e di famiglie, ha sfilato in maniera determinata ma pacifica. Da ieri fare opposizione in Parlamento e nel Paese sarà più facile per il centrosinistra e per l’Italia dei Valori perché sappiamo di avere alle nostre spalle un popolo intero che sostiene il nostro operato”. “Con la piazza di ieri – ha aggiunto – abbiamo chiesto le dimissioni di Berlusconi per la sua incapacità di risolvere i problemi del paese e per impedire che la sua azione, in costante conflitto di interessi, possa servire solo a risolvere i suoi problemi personali con le solite leggi ad personam a cui ci opporremo sempre”.

  18. gruppodinterventogiuridico
    6 Dicembre 2009 a 19:14 | #18

    A.N.S.A., 6 dicembre 2009

    LA MANIFESTAZIONE, “SIAMO PIU’ DI UN MILIONE”.

    di Giovanni Innamorati

    ROMA – I partiti di opposizione scavalcati dalla piazza, dove si vedono tantissimi giovani che invece sono sempre piu’ rari nelle sedi dei movimenti politici. Questo l’aspetto piu’ vistoso del ‘No B Day’, la prima manifestazione mai convocata in Italia via web, senza l’appoggio di apparati organizzativi di partiti o sindacati. Una manifestazione con un unico messaggio espresso insieme con rabbia e allegria: ”Berlusconi vada a casa”. Proprio il manifesto lanciato su Facebook a ottobre per convocare la manifestazione mostra tutto l’approccio impolitico dell’iniziativa: ”non ci interessano le conseguenze delle dimissioni di Berlusconi; l’importante e’ che si dimetta subito”.

    Ed ecco che i partiti di opposizione oggi si sono dovuti accodare. Gli organizzatori hanno parlato di oltre un milione di presenti. la Questura di 90 mila. Quel che e’ certo e’ che hanno riempito piazza San Giovanni. I manifestanti hanno applaudito tutti quelli che hanno sfilato nel corteo con loro, da Di Pietro a Rosy Bindi, da Paolo Ferrero a Oliviero Diliberto, da Nichi Vendola ad Angelo Bonelli dei Verdi. Le polemiche per la mancata presenza ufficiale del Pd, sollevate da Idv e dagli altri partiti di sinistra, si e’ vista quindi solo nel retropalco piu’ che nella piazza, che aveva solo voglia di gridare assieme ”Berlusconi dimettiti” come e’ stato ritmato piu’ volte. Pier Luigi Bersani, alla fine, ha inviato la ‘pasionaria’ Rosy Bindi, festeggiatissima dai manifestanti: ”abbiamo perso tre settimane a litigare con Di Pietro – sospira Pippo Civati – e a dividerci tra noi sul nulla”. Di Pietro, sempre attorniato dalle telecamere, ha attaccato il governo a testa bassa (”e’ mafioso, fascista e piduista”) ma non e’ riuscito a monopolizzare l’iniziativa. Paolo Ferrero analizza cosi’ la paura del Pd per questa piazza: ”hanno una concezione vecchia, in cui i partiti hanno il monopolio della politica. Ma ormai non e’ piu’ cosi’, e il primo compito dei partiti e’ ascoltare la societa”’.

    Cosi’ in molti hanno evitato di fare dichiarazioni, sottolineando piuttosto di voler ascoltare la piazza: da Dario Franceschini a Fausto Bertinotti. La prima sfida per il centrosinistra consiste ora nel proporre a questa piazza un’offerta politica adeguata. La seconda sfida e’ costituita dalla massiccia presenza di giovani in quella che Ferrero ha definito ”una manifestazione generazionale, convocata con mezzi generazionali”. Sono passati solo otto anni dal 2001 e i Girotondi sono gia’ archeologia.

    S.BORSELLINO,BERLUSCONI E SCHIFANI SONO VILIPENDIO.

    “Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in un intervento alla manifestazione del No B Day, interrotto più volte dall’ovazione della folla.

    MONICELLI, MANIFESTAZIONE BELLA E GIOVANE.

    “Questa è una manifestazione bella perché è giovane, non c’é cupezza, non c’é aria di sconfitta”, ha detto Mario Monicelli, giaccone bianco, sciarpa viola e coppola, intervenendo sul palco. “Tenete duro, viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro” ha aggiunto. Secondo il regista, “dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà”.

    LA DIRETTA SULLA TV DANESE – Il No B day trasmesso in diretta dalla Tv danese, oltre che da Rainews 24, Sky Tg24, Red Tv e You Dem. “Possiamo essere soddisfatti – ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori – del fatto che ci sarà la diretta di una rete televisiva pubblica nazionale: quella Danese. Infatti abbiamo saputo che il canale televisivo pubblico della Danimarca ha deciso di mandare in onda non solo P.zza San Giovanni, ma seguirà tutto il corteo. Una bella dimostrazione di democrazia nei confronti di chi – alla RAI – ha preferito non concedere la diretta TV”.

  19. 4 Dicembre 2009 a 13:32 | #19

    se questo è il nostro presidente del consiglio………

    in diretta sul blog di IDV!!!!!

    ansa – 04/12/2009

    Spatuzza arriva in aula, al via la deposizione

    “Ci avevano messo il paese nelle mani”

    TORINO – “Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro ‘crasti’ socialisti che avevano preso i voti dell’88 e ’89 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vengono fatti i nomi di due soggetti: di Berlusconi, Graviano mi disse che era quello del Canale 5”. Ha affermato Spatuzza.

    Oltre al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il pentito Gaspare Spatuzza a Torino cita anche l’imputato, il senatore Marcello Dell’Utri. ”C’e’ di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri”, ha detto Spatuzza, citando Graviano. ”Grazie alla serieta’ di queste persone – ha aggiunto – ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani”.

    STRAGI ’93 ‘ANOMALE’

    ”Cosa nostra e’ un’associazione mafioso-terroristica. La definisco cosi’ perche’ dopo il ’92 ci siamo spinti un po’ oltre, in un terreno che non ci appartiene: alludo alle stragi di Firenze, dove mori’ la piccola Nadia e all’attentato a Costanzo”. Con queste parole e’ cominciata la deposizione del pentito Gaspare Spatuzza al processo al senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri, in corso a Torino.

    “Dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio abbiamo gioito, perché Falcone e Borsellino erano nostri nemici; mentre i morti di Firenze e Milano non ci appartenevano. Lo dissi a Giuseppe Graviano, quando lo incontrai a Campofelice di Roccella nel ’93”. Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza, che sta deponendo al processo Dell’Utri, e che ha definito “anomale”, nella consueta strategia di sangue di Cosa Nostra, le stragi di Firenze, Roma e Milano del ’93. Anomalia che il pentito spiega in quanto quegli eccidi rientravano in una strategia terroristica. ”Quando rappresentai a Giuseppe Graviano – ha aggiunto -, che mi aveva incontrato per parlare di un altro attentato ai danni dei Carabinieri, questa mia debolezza, lui mi rispose: ‘E’ bene che ci portiamo un po’ di morti dietro, così chi si deve muovere si dia una ‘smossa’ “.

    COSI’ FALLI’ ATTENTATO OLIMPICO

    “Quando incontrai Graviano a gennaio del ’94, a Roma, mi disse che l’attentato all’Olimpico si doveva fare a tutti i costi, così gli davamo il colpo di grazia”. Così il pentito Gaspare Spatuzza racconta, deponendo al processo Dell’Utri, il fallimento dell’ attentato ai Carabinieri, che doveva avvenire all’esterno dello stadio Olimpico, al termine di una partita di calcio, fortemente voluto dal boss Giuseppe Graviano. Spatuzza ha raccontato in aula le fasi preparatorie dell’attentato, quando la mafia imbottì una macchina di esplosivo, “utilizzando una tecnica – dice Spatuzza – che nemmeno i talebani hanno mai usato”. I boss, oltre all’esplosivo, utilizzarono tondini di ferro, che avrebbero dovuto rendere più devastante l’effetto della deflagrazione. “Lasciammo la macchina – ha proseguito – fuori dallo stadio. Io e Benigno ci spostammo a Monte Mario. Benigno diede l’impulso al telecomando, ma grazie a Dio l’esplosione non avvenne”.

    DELL’UTRI, COSA NOSTRA VUOL FAR CADERE GOVERNO

    “La mafia ha tutto l’interesse a far cadere il governo Berlusconi perché è quello che ha fatto di più contro Cosa Nostra”. Lo ha detto il sen. Marcello Dell’Utri, durante una pausa del processo contro di lui in corso davanti alla Corte d’Appello di Palermo, oggi riunita a Torino.

    BERLUSCONI A CDM, SPATUZZA? FOLLIA,NOI I PIU’DURI CONTRO MAFIA

    E’ folle quello di cui mi accusano, sono cose incredibili: il nostro è il governo che ha fatto di più contro la mafia. E’ stato questo, secondo quanto riferito da fonti governative, il ragionamento svolto da Silvio Berlusconi nel corso del Consiglio dei ministri odierno a commento delle indiscrezioni di stampa sul pentito di mafia Gaspare Spatuzza, che proprio oggi deporrà in tribunale. Il premier, secondo le stesse fonti, ha chiesto al ministro dell’Interno Roberto Maroni di elencare i risultati dell’esecutivo nella lotta alla criminalità.

    “Spatuzza non è un pentito dell’antimafia, ma della mafia. Il governo Berlusconi è quello che più si è impegnato nella lotta a Cosa Nostra”: lo ha detto il sen.Marcello Dell’Utri, parlando con i giornalisti durante una pausa del processo. “Sono tranquillo – ha aggiunto – ma assisto ad uno spettacolo incredibile. Mi sento a teatro, ma il protagonista-imputato non sono io, è un altro”.

    ”Di fronte a queste accuse una persona normale o impazzisce o si spara”. E’ un fiume in piena Marcello Dell’Utri. ”E’ una cosa assurda, una cosa fuori dal mondo”, aggiunge parlando con i giornalisti che lo hanno preso d’assalto in una pausa dell’udienza nella maxiaula 1 del PalaGiustizia di Torino, dove il processo e’ stato trasferito da Palermo per motivi di sicurezza. ”Non e’ una bella cosa – ha sottolineato Dell’Utri – e devo fare un lavoro difficile per non somatizzare”.

    IL PENTITO DEVE CONFERMARE LE DEPOSIZIONI PRECEDENTI

    E’ dunque tutto pronto per il “debutto” del pentito Gaspare Spatuzza. L’ex fedelissimo dei boss palermitani Giuseppe e Filippo Graviano comparirà per la prima volta in un pubblico dibattimento: quello a carico del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, sotto processo, in appello, per concorso in associazione mafiosa, dopo una condanna a 9 anni in primo grado.

    A sentire la verità del killer di Brancaccio, giunto ai vertici del mandamento, è la seconda sezione della corte d’appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua, per motivi di sicurezza in trasferta nel capoluogo piemontese. Una testimonianza carica di attese quella di Spatuzza: all’udienza sono stati accreditati oltre 200 giornalisti italiani e di diversi paesi europei.

    Il pentito dovrà ripetere in aula quanto ha riferito ai magistrati di tre procure – Firenze, Palermo e Caltanissetta -: e cioé che dai Graviano, in particolare da Giuseppe, seppe, tra la fine del ’93 e l’inizio del ’94, che Cosa nostra aveva in Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi i suoi nuovi referenti politici.

    In attesa dell’ammissione al programma di protezione definitivo – al momento chiesto solo dalla Procura di Firenze – Spatuzza è sottoposto a misure di tutela provvisorie. Sull’imminente richiesta di accesso allo status formale di collaboratore di giustizia provvederà l’apposita commissione del ministero dell’Interno. L’ex killer di Brancaccio ha cominciato a collaborare con la giustizia nell’estate del 2008, dopo una serie di colloqui investigativi col procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

    Spatuzza, le cui rivelazioni stanno facendo luce anche sull’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, ha dato un contributo fondamentale per la riapertura dell’indagine sulla strage di via D’Amelio, accusandosi del furto della 126 imbottita di tritolo che uccise il magistrato e la sua scorta. Un capitolo dell’eccidio che una sentenza definitiva aveva chiuso e che il nuovo pentito ha clamorosamente riportato d’attualità.

    SUL BLOG DELL’IDV LA DIRETTA – Antonio Di Pietro fa sapere che sul blog dell’Idv (www.italiadeivalori.it) verrà trasmessa la diretta della deposizione del pentito Gaspare Spatuzza: “Saremo presenti a Torino, nella ‘maxiaula 1” una delle tre strutture sotterranee del tribunale utilizzate per i superprocessi, dove testimonierà Gaspare Spatuzza, il pentito che ha fatto il nome del Presidente del Consiglio come referente della mafia negli anni 90. Trasmetteremo dal blog la diretta audio sul mio blog http://www.antoniodipietro.it, insieme a frequenti aggiornamenti Twitter, e a video-riprese flash che saranno pubblicate in tempo reale su You Tube e sul mio profilo Facebook, tramite tecnologia mobile. Al termine del processo verrà pubblicato sul blog il servizio sulla udienza, come sempre avviene per i processi che seguiamo da tempo come quello Impregilo-Bassolino, Mills, Dell’Utri e quello Mediaset”. “In aula – prosegue Di Pietro – ci saranno oltre duecento giornalisti stranieri, televisioni francesi, tedesche, inglesi e l’Italia farà una pessima figura in mondovisione. E il giorno dopo leggeremo su El Pais, Le Monde, The Guardian o Der Spiegel: il Premier Berlusconi, il Premier amico della Mafia”.

  20. gruppodinterventogiuridico
    1 Dicembre 2009 a 22:19 | #20

    il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini dice – bontà sua – quello che pensano milioni di italiani. Finalmente. Complimenti per il “coraggio”. Una delle poche volte in 30 anni di attività politica, per giunta “casualmente”.

    A.N.S.A., 1 dicembre 2009

    Fini in fuorionda, Berlusconi confonde consenso con immunità. Fuorionda del presidente della Camera. (Marco Dell’Olmo)

    ROMA – Pensavano che i microfoni fossero spenti, invece così non era, e le loro voci sono state captate e registrate dall’impianto audio di una tv mentre parlavano a ruota libera di Silvio Berlusconi, ma anche di mafia e del pentito Gaspare Spatuzza. Era il 6 novembre scorso: Gianfranco Fini si trovava a Pescara per la cerimonia di consegna del premio Borsellino, seduto vicino al capo della procura della città abruzzese Nicola Trifuoggi. Con tono rilassato e ammiccante, qualche volta inclinandosi per sussurrare qualcosa all’orecchio del suo interlocutore, Fini non ha risparmiato critiche al premier per tutta la durata del convegno.

    Le sue battute sono venuti fuori solo ora, messe in rete dal sito Repubblica.it. E adesso, nel Pdl si apre una nuova crisi: i vertici del partito, attraverso il portavoce Daniele Capezzone hanno chiesto conto a Fini delle sue frasi in libertà mentre i fedelissimi del Cavaliere cominciano a chiedersi se il presidente della Camera sia sempre uno dei loro. Del resto, le frasi di Fini sono altrettante pietre scagliate contro il premier.

    Berlusconi, dice il presidente della Camera nel fuorionda, “confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, capo dello Stato, Parlamento”. Niente di nuovo, si affretta a precisare il portavoce di Fini, rispetto alle critiche che il numero uno di Montecitorio ha sempre rivolto al Cavaliere: Fini si è dimostrato “coerente”. Ma quando il presidente della Camera osserva che il premier “confonde la leadership con la monarchia assoluta” – aggiungendo: “In privato gli ho detto: ricordati che gli hanno tagliato la testa… quindi ‘statte quieto’ ” – non si può pretendere che gli uomini del premier restino in silenzio. A complicare le cose c’é il fatto che quel 6 novembre, a Pescara, Fini aveva parlato anche delle rivelazioni del pentito Spatuzza.

    E da quelle sue frasi carpite dai microfoni, è nata una mini-crisi istituzionale con il vicepresidente del Csm Mancino. Al suo interlocutore Fini dice che le rivelazioni di Spatuzza sono “una bomba atomica”. E si augura che siano riscontrate con tutto lo “scrupolo” del caso. Poi parla delle persone coinvolte: “Lei lo saprà… Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro dell’Interno, e di (qui l’audio è disturbato e non si sente il nome pronunciato da Fini, ndr)… uno è vicepresidente del Csm, e l’altro è il presidente del Consiglio”. “Però comunque si devono fare queste indagini”, dice l’interlocutore di Fini, che risponde: “Ci mancherebbe altro” Molto risentito il commento di Mancino: “Ignoro il contenuto delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sul mio conto; ribadisco l’assoluta mia estraneità ad ogni forma di coinvolgimento nella presunta trattativa Stato-mafia, che, se avvenuta, non è stata mai portata alla mia conoscenza”. Fini ha dovuto telefonare a Mancino per disinnescare l’incidente.

    L’inquilino di Montecitorio ha spiegato al vicepresidente del Csm di aver fatto confusione attribuendo a Spatuzza quanto aveva detto in un primo tempo il figlio del sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino, a proposito della trattativa tra lo Stato e la mafia: era stato Ciancimino junior e non Spatuzza ad aver parlato di Mancino, dicendo che la mafia lo aveva individuato come possibile interlocutore. Dichiarazioni note, per le quali Mancino aveva querelato Massimo Ciancimino. Nel Pdl, dopo lo stordimento iniziale, si è deciso che non si poteva far finta di niente. Durissimo il portavoce Capezzone, che ha chiesto a Fini di dire se è d’accordo con il documento approvato dall’ufficio di presidenza del Pdl “sull’utilizzo dei cosiddetti ‘pentiti’, sull’uso politico della giustizia, sul tentativo in atto di ribaltare il risultato della ultime elezioni politiche”. Altrettanto duro il ministro Brunetta: “Dispiace che il presidente della Camera, terza carica dello Stato, possa affrontare con tanta leggerezza e carenza di informazioni temi così delicati”. Il fuorionda dello scandalo ha invece incrementato le azioni di Fini nell’opposizione. Antonio Di Pietro lo applaude ma gli chiede anche “coerenza”, vale a dire uno stop alle leggi volute dal centrodestra “che creano ingiustizia”. Sintetico Pier Luigi Bersani: “Niente di nuovo, è la conferma delle difficoltà della maggioranza”.

  21. gruppodinterventogiuridico
    28 Novembre 2009 a 19:12 | #21

    A.N.S.A., 28 novembre 2009

    Berlusconi, strozzerei autori Piovra e libri su mafia.

    Procuratore di Firenze: Berlusconi non indagato.

    OLBIA – “Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura lo strozzo”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, intervenendo ad un convegno organizzato dall’Enac all’aeroporto di Olbia.

    Le voci di un coinvolgimento di Berlusconi nelle stragi di mafia sono accuse infondate ed infamanti, avrebbe il premier dopo il suo incontro con i giovani del Pdl di Olbia. Si sa che la maggior parte dei magistrati è di sinistra e cercano sempre un pretesto. E’ dalla nascita di Forza Italia che provano a farlo, avrebbe osservato ancora Berlusconi, insistendo poi nella necessità di separare le carriere dei Pm e dei giudici.

    Secondo il ministro della Giustizia Angelino Alfano si tratta di “ipotesi fantascientifiche”. Interviene anche il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto: “Nei confronti dei fratelli Graviano è in corso un’autentica opera di seduzione dei pm perché facciano da sponda alle dichiarazioni, finora sconclusionate e contraddittorie, di Spatuzza e si decidano, finalmente, a farlo, questo benedetto nome di Berlusconi, fornendo un indispensabile riscontro perché, così come stanno attualmente le cose, malgrado e i ‘preavvisi’ di garanzia di ‘Repubblica’, di carte in mano non ce ne sono”.

    Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri non sono indagati nell’inchiesta riaperta a Firenze sulle stragi di mafia del ’93, ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento al titolo del quotidiano ‘Libero’.

    “Berlusconi, invece di scherzare con la mafia, farebbe bene a spiegare agli italiani perché candida e si tiene al fianco persone condannate, seppure in primo grado, per fatti di mafia come dell’Utri e perché si è tenuto in casa propria un mafioso come Mangano e perché da imprenditore ha fatto affari con imprese nel territorio italiano vicine anche alla criminalità”. A dirlo è stato il leader di Idv, Antonio Di Pietro.

    “Questa volta mi pare il premier Berlusconi abbia fatto un po’ autogol, perché La piovra è roba di tanti anni fa, mentre le fiction tv più recenti sulla mafia, da Il capo dei capi a quelle su Falcone e Borsellino le ha fatte suo figlio per Mediaset”, commenta sorridendo Michele Placido, popolare commissario Cattani proprio nella Piovra. “Certi fatti sono purtroppo accaduti e chi di dovere li ha osservati e raccontati per denunciarli doverosamente: prima la stampa, poi scrittori e il mondo dello spettacolo, da Lucarelli con le sue trasmissioni tv a tanti film”, continua Placido.

    “Quando Gomorra è stato scritto e quando è diventato di successo internazionale, le immagini sullo scandalo immondizia e i problemi della camorra avevano già prima fatto il giro del mondo, grazie alle immagini e i servizi dei Tg e della stampa. Naturalmente si tratta ogni volta di fare informazione seria e responsabile, ma quel che è accaduto sarebbe grave venisse nascosto”. L’attore conclude notando che “questo triste primato italiano, ormai credo stia comunque perdendo terreno, perché la supremazia mi pare stia passando alla malavita organizzata russa e dei paesi dei Balcani”.

  22. Stefano Deliperi
    27 Novembre 2009 a 23:14 | #22

    le adesioni all’appello al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il ritiro del vergognoso disegno di legge sono oltre 421.000.

  23. gruppodinterventogiuridico
    27 Novembre 2009 a 23:10 | #23

    certe volte il nostro Presidente della Repubblica sembra sia appena piovuto dalla luna…

    Adn-Kronos, 27 novembre 2009

    “Spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia”

    Napolitano: ”I giudici si attengano rigorosamente alle loro funzioni”.

    Roma (Adnkronos) – Il presidente della Repubblica lancia un vero e proprio appello alla politica italiana: “Bisogna fermare la spirale di crescente drammatizzazione. E sottolinea: “E’ indispensabile l’autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche”. Poi il richiamo ai magistrati: “Si attengano rigorosamente alle loro funzioni. Fini: “Piena condivisione”.

    Roma, 27 nov. – (Adnkronos) – Imporre uno stop, nell’interesse della nazione, alla spirale di polemiche e tensioni sempre più drammaticizzata non solo fra partiti ma addirittura fra istituzioni, tenendo presente che niente può far cadere un governo se ha la fiducia del Parlamento e se conta su una maggioranza coesa. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (nella foto) lancia un vero e proprio appello alla politica italiana. Lo fa dal Quirinale, con una dichiarazione non priva di toni allarmati. “L’interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale – avverte il capo dello Stato – richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali”. Napolitano tiene poi significativamente a sottolineare, dopo recenti dichiarazioni politiche: “Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto oggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini elettori il consenso necessario per governare”. Napolitano ritiene “indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche” e che al tempo stesso “quanti appartengono all’istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione”. Infine, ricorda e al tempo stesso indica il presidente della Repubblica, “spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia”.

    Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espresso “piena condivisione” per le parole pronunciate oggi da Napolitano e ha sottolineato che il discorso del capo dello Stato “va letto e apprezzato nella sua totalità”.

  24. gruppodinterventogiuridico
    27 Novembre 2009 a 22:51 | #24

    ..figuriamoci se non era “impedito”…

    A.N.S.A., 27 novembre 2009

    Mills, tocca al premier. Ghedini: ”E’ legittimamente impedito”.

    MILANO – E’ stato fissato per il 4 dicembre prossimo il processo nei confronti di Silvio Berlusconi, imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari. Secondo l’accusa avrebbe ‘comprato’ il silenzio dell’avvocato inglese David Mills per le sue testimonianze reticenti nei processi milanesi sulle tangenti a GdF e All Iberian. Questa mattina il collegio che ha giudicato Mills e che aveva sospeso il processo nei confronti di Berlusconi e stralciato la sua posizione, si è dichiarato incompatibile. ”Il 4 dicembre il presidente del Consiglio e’ legittimamente impedito, perche’ ha Consiglio dei Ministri”. Lo ha detto l’avvocato Niccolo’ Ghedini, che insieme al professor Piero Longo difende il presidente del Consiglio nel processo milanese in cui e’ imputato di corruzione in atti giudiziari nel caso Mills.

    PROCESSO BERLUSCONI CELEBRATO DA TRE GIUDICI DONNE – Sara’ un collegio composto soltanto da giudici donna, quello davanti al quale ripartira’ il processo a Milano nei confronti di Silvio Berlusconi, imputato di corruzione in atti giudiziari per la vicenda Mills. Da quel che risulta, il processo, fissato per il prossimo 4 dicembre, verra’ celebrato davanti a Francesca Vitale (il presidente) e ad Antonella Lai e Caterina Interlandi.

    GHEDINI, SE TROVEREMO GIUDICE SERENO SAREMO ASSOLTI – ”Siamo tranquilli. Se troveremo un giudice sereno saremo assolti”. Lo ha detto l’avvocato Niccolo’ Ghedini, legale del premier, al termine dell’udienza di smistamento del processo milanese in cui Silvio Berlusconi e’ imputato di corruzione in atti giudiziari. Il legale che ha inoltre annunciato che fara’ istanza di legittimo impedimento per l’udienza fissata per il prossimo 4 dicembre, in quanto il premier e’ impegnato nel Consiglio dei ministri. Tale udienza si terra’ davanti a un nuovo collegio in quanto quello di oggi ha dichiarato la sua incompatibilita’ perche’ ha giudicato l’ex coimputato di Berlusconi l’avvocato David Mills.

    TRIBUNALE, ATTI EFFICACI FINO A STRALCIO BERLUSCONI – Tutti gli atti acquisiti fino al provvedimento di sospensione e alla separazione della posizione di Silvio Berlusconi al processo per la presunta corruzione nei confronto dell’avvocato David Mills, sono pienamente efficaci.

    E’ in sostanza uno dei provvedimenti letti in aula dal giudice Nicoletta Gandus, presidente del collegio che si e’ astenuto e ha dichiarato la propria incompatibilita’ nel nuovo processo nei confronti del premier, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ‘comprato’ il teste David Mills. La dichiarazione di efficacia riguarda gli atti acquisiti al processo fino al momento della sospensione, avvenuta nell’ottobre 2008.

  25. gruppodinterventogiuridico
    26 Novembre 2009 a 23:03 | #25

    l’unica cosa di cui si occupa seriamente il Governo di questo Paese sono i cavoli personali del Nostro. Riappaiono, invece, storie da libro “Cuore” che si pensava fossero confinate nella letteratura dell’800. Di questo non si occupa il Governo di questo Paese. Di cose realmente serie non si occupa.

    da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2009

    Rovereto: il ragazzo (17 anni) frequentava l’istituto tecnico. Il padre perde il posto di lavoro lui lascia la scuola per aiutarlo.

    ROVERETO. Ha lasciato gli studi a 17 anni, in quarta superiore, a un passo dal diploma, per trovare un lavoro, perchè il padre è stato licenziato. La scelta, che risale a mesi fa, è di un ragazzo di Rovereto, in Trentino, bravo a scuola. Dei lavoretti ora li ha trovati, interinali. A raccontare la vicenda è stata la preside dell’istituto tecnico frequentato dall’adolescente, Flavia Andreatta. Ha spiegato di avere tentato, coi genitori, di convincerlo a restare tra i banchi, ma invano, a fine 2008. «La mamma – ha riferito la preside – ha ancora un impiego e avrebbero fatto sacrifici pur di vederlo studiare, però il ragazzo si è sentito un po’ l’uomo di famiglia, con la responsabilità di contribuire al bilancio. Un vero peccato – ha sottolineato la preside – perchè era bravo, con la media del 7». Del caso si sta interessando il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Già in mattinata intanto l’assessore all’Istruzione della Provincia autonoma di Trento, Marta Dalmaso, ha definito il fatto «inaccettabile. L’abbandono del corso di studi per sostenere l’economia familiare è estremamente grave – ha aggiunto – anche se fa onore al ragazzo la sensibilità verso i suoi genitori e il sacrificio personale», proponendosi di approfondire il caso, per cui verranno interessati anche gli assessori alle Politiche sociali, Ugo Rossi, e all’Industria e artigianato, Alessandro Olivi, se necessario per il lavoro del padre. In serata però il presidente della provincia autonoma, Lorenzo Dellai, è intervenuto. «In Trentino – ha dichiarato – nessun ragazzo abbandona la scuola per motivi economici. Proprio per la crisi abbiamo messo in campo, e rinforzato nel 2009, forme di sostegno al reddito delle famiglie, a fronte di problemi di natura occupazionale. La scuola ha fatto ogni sforzo per modificare la decisione del ragazzo. Di fronte alle decisioni personali non si può proseguire».

  26. gruppodinterventogiuridico
    26 Novembre 2009 a 22:57 | #26

    siamo al delirio?

    A.N.S.A., 26 novembre 2009

    Premier contro toghe, rischio divisione Paese.

    Pdl: via costituzionale per il lodo Alfano. (Milena Di Mauro)

    ROMA – Assai parco di parole negli ultimi giorni, Silvio Berlusconi scoperchia il vaso di Pandora questa sera nell’ufficio di presidenza del Pdl, chiamando alle armi la sua maggioranza contro il tentativo di certa magistratura di far cadere il governo, delegittimare chi è stato democraticamente eletto dai cittadini, fino a spingere il Paese sull’orlo di una guerra civile. Un’espressione forte, che l’ufficio stampa del Pdl immediatamente smentisce, ma che molti dei presenti confermano, mentre l’opposizione punta il dito contro le “parole deliranti” che il premier avrebbe pronunciato. Per la prima volta in una sede di partito Berlusconi richiama l’attenzione in modo così esplicito sulla assoluta necessità di andare avanti con il processo breve e la riforma costituzionale della giustizia. Alla fine passa all’unanimità un documento per riproporre il Lodo Alfano per via costituzionale, riformare la giustizia ridisegnando i rapporti tra i diversi poteri dello Stato e sancire che “anche il corso dell’attuale legislatura è stato turbato dall’azione di una parte tanto esigua quanto dannosa della magistratura, dimentica del proprio ruolo di imparzialità”, che ha acquisito “un peso abnorme nella vita democratica” mentre “il potere politico fondato sulla sovranità popolare rischia di apparire impotente a svolgere le proprie finalità”. Hic Rodhus, hic salta, mette in guardia Berlusconi i suoi. Perché la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti non è che una parte del tutto. I processi che coinvolgono il Cavaliere a Milano, le presunte nuove azioni della magistratura contro il premier non sono che una tessera di un problema più grande. Berlusconi si accora nel dimostrarlo, citando il caso del presidente del Senato Renato Schifani, quello del sottosegretario Nicola Cosentino, colpito dalle accuse “paradossali” della magistratura napoletana. Perciò serve unità contro la deriva “eversiva” imboccata da parte della magistratura per tentare di disarcionare il governo. Ed è indispensabile andare avanti con le riforme. All’unanimità si vota quindi per avviare riforme istituzionali che contemplino l’elezione diretta del premier, con un sistema fondato su contrappesi e su un maggior potere di controllo e indirizzo del Parlamento. Si avvia il dibattito sulla cittadinanza escludendo il voto per gli stranieri. E, prima di affidare al Guardasigilli Angelino Alfano e a Niccolò Ghedini il compito di illustrare i profili del ddl sul processo breve, per la prima volta con tanta chiarezza il premier mette in chiaro che su riforme e immigrazione, ma soprattutto sulla giustizia, l’unità interna al Pdl non sarà un optional.

    Le decisioni su questi temi saranno assunte a maggioranza dall’ufficio di presidenza del partito. E chiunque mostri di non condividerle, chiunque sbandieri orgoglioso posizioni minoritarie, chiunque non si adegui, si mette fuori. Da tempo – riflette un esponente di vertice del Pdl al termine dell’ufficio di presidenza – Berlusconi era impaziente di codificare la regola della ‘conta’ interna, spesso evocata dal premier di fronte ai distinguo sempre più frequenti del presidente della Camera e co-fondatore del partito Gianfranco Fini. Che sul punto, almeno per oggi, sceglie di tacere. Nel lungo sfogo del premier c’é anche la critica netta nei confronti delle trasmissioni Rai che ogni giorno a suo giudizio vanno in onda processando governo e maggioranza in modo inaccettabile. La riunione si protrae per oltre tre ore, e si stringono i bulloni anche sulle regionali: Berlusconi mette in chiaro che le decisioni saranno assunte dal partito e non da lui personalmente e si dà mandato ai coordinatori nazionali di presentare entro la prossima settimana le proposte di candidatura.

  27. gruppodinterventogiuridico
    25 Novembre 2009 a 23:40 | #27

    Alfano di bronzo.

    A.G.I., 24 novembre 2009

    PROCESSO BREVE: ALFANO, A BERLUSCONI SERVE SOLO IN 2 CASI.

    Roma, 24 nov. – “Dobbiamo rinunciare a una legge giusta perche’ in due casi puo’ riguardare il presidente del consiglio?”. Se lo e’ chiesto a Ballaro’ il ministro della giustizia Angelino Alfano, rispondendo a chi osservava che l’introduzione del processo breve andrebbe a vantaggio di Silvio Berlusconi. “Non e’ il presidente del consiglio che scarica sul paese i problemi: e’ il paese che ha scelto Berlusconi per governare”, ha osservato. “Lo dico senza polemica: in Italia i processi durano troppo, l’Europa ci condanna, i cittadini in modo sacrosanto fanno istanza di risarcimento allo stato. Questa e’ una legge che noi riteniamo giusta.

    PROCESSO BREVE: CSM, A RISCHIO FINO 40% PROCESSI PENALI.

    Roma, 24 nov. – Sono compresi in una forbice tra il 10% e il 40% i procedimenti penali che sarebbero estinti se venisse approvato il ddl sul processo breve. E’ la prima stima del Csm, alla luce dei dati esposti oggi in audizione da presidenti e procuratori dei 9 maggiori uffici giudiziari.

    PROCESSO BREVE: CSM, RISCHIO PER PROCEDIMENTI PIU’ COMPLESSI.

    Roma, 24 nov. – I rischi maggiori derivanti dal Ddl sul processo breve riguarderebbero i procedimenti penali pendenti di particolare complessita’. Da quanto emerso oggi nel corso delle audizioni di presidenti e procuratori di 9 uffici giudiziari (Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) davanti alla Sesta Commissione del Csm, risulta che il 20% di questi processi, che comportano accertamenti piu’ complessi, supera il limite dei 2 anni previsto nel Ddl. A Milano, ad esempio, rischiano l’estinzione il processo Telecom, Santa Rita, Mills, Mediaset, Parmalat 2, Bnl e Antonveneta. Noc.

    PROCESSO BREVE: CSM, RIPERCUSSIONI SU META’ PROCESSI CIVILI.

    Roma, 24 nov. – Il Ddl sul processo breve avrebbe ripercussioni “allarmanti” anche nel settore civile. “Nessun capo ascoltato oggi ci ha indicato percentuali inferiori al 20% – ha detto il consigliere togato Giuseppe Maria Berruti, – nei casi peggiori intorno al 46-47%, casi di processi pendenti nel civile che hanno raggiunto il limite di un anno, sei mesi e un giorno” per cui e’ possibile chiedere un’istanza di accelerazione”.

  28. gruppodinterventogiuridico
    25 Novembre 2009 a 23:38 | #28

    A.N.S.A., 24 novembre 2009

    Giustizia: ddl parte al Senato, il Pd insiste: ritiratelo. Tecnici al lavoro per modifica reato corruzione atti giudiziari. (Anna Laura Bussa)

    ROMA – Parte in commissione Giustizia al Senato l’iter parlamentare del ddl per i processi brevi. E tutto si svolge in modo rapido, senza intoppi. Il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) legge in meno di un quarto d’ora la relazione e poi si decide di rinviare per la discussione generale alla prossima settimana. Domani alle 16 si riunirà l’ufficio di presidenza della commissione, richiesto dal capogruppo dell’Udc Giampiero D’Alia, “per decidere – spiega il presidente della commissione Filippo Berselli – come proseguire i lavori”. Berselli, infatti, aveva anticipato in un’intervista che sul ddl che fissa a sei anni la durata massima di un processo le audizioni non sarebbero state necessarie. “Ma i passaggi formali vanno rispettati – incalza D’Alia – e a decidere come andare avanti con l’esame del provvedimento di solito non è il presidente della commissione, bensì l’intero ufficio di presidenza”. Poi, secondo i centristi, ci sono “troppe contraddizioni della maggioranza che vanno chiarite”. All’inizio, ricorda l’opposizione, la priorità per il governo era la riforma del processo penale che ora invece passa in secondo piano visto che Lega e Pdl votano ‘no’ alla richiesta di accorpare il suo esame a quello del ddl ‘accorcia-processi’. Poi è la volta delle intercettazioni. Ma anche queste “giacciono da prima dell’estate nei cassetti del Senato” senza che accada nulla. Infine, il riordino della professione forense “che neanche provano a calendarizzare per l’Aula”. “Poche idee, insomma, ma confuse”, è la critica di D’Alia. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il presidente dei senatori Anna Finocchiaro invitano, intanto, la maggioranza a ritirare il testo firmato dai capigruppo di Pdl e Lega Maurizio Gasparri e Federico Bricolo. “Siamo pronti a parlare della riforma della giustizia, ma non a una legge per evitare i processi al premier”, taglia corto Bersani. La seduta di commissione, comunque, lascia il centrosinistra con l’amaro in bocca. “Una relazione brevissima per un processo breve”, è il commento ironico del vicecapogruppo del Pd Luigi Zanda. “Ci rivolgeremo alla giunta per il Regolamento – avverte il responsabile Giustizia Idv Luigi Li Gotti – perché tutti i disegni di legge devono avere uguale diginità”. E non esiste che ci possa essere “una corsia preferenziale solo per quelli che servono ad ammazzare i processi”.

    Prima, è il refrain delle opposizioni, si sarebbero dovute esaminare tutte le altre riforme inserite nel calendario dei lavori prima del ddl. Ma Pdl e Lega da questo orecchio non ci sentono e sul ddl intendono andare avanti come treni, come si intuisce dalla previsione di Berselli: “Il Senato voterà il testo entro Natale”, assicura. Così la Consulta Giustizia del Pdl si riunisce con gli alleati del Carroccio per fare il punto sugli emendamenti da presentare, che non saranno tanti, assicura Berselli, ma ci saranno. Poche le certezze: sicuramente verrà tolta la norma che vieta il processo breve per i clandestini. E si starebbe pensando a ridurre la disparità di trattamento tra recidivi e incensurati per evitare una censura di incostituzionalità. Ma spunta anche un’altra proposta (che potrebbe diventare una leggina ad hoc): quella che punta a modificare il reato di corruzione in atti giudiziari, di cui è imputato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che ha portato alla condanna di secondo grado dell’avvocato inglese David Mills. Il meccanismo è semplice: si specifica che il reato non è più punibile se la corruzione è “susseguente”. Se la promessa o la consegna di denaro, cioé, è successiva all’atto compiuto per favorire o danneggiare una parte in un processo. Così facendo, si spiega nel Pdl, Berlusconi e Mills uscirebbero subito dai rispettivi processi.

  29. gruppodinterventogiuridico
    25 Novembre 2009 a 23:37 | #29

    A.N.S.A., 25 novembre 2009

    Cosentino, respinta richiesta d’arresto.Il no dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

    ROMA – La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta di arresto nei riguardi del sottosegretario Nicola Cosentino. Contro l’arresto hanno votato 11 deputati, in 6 si sono espressi a favore del provvedimento giudiziario mentre il radicale Maurizio Turco si é astenuto. Ad esprimersi definitivamente sulla richiesta della magistratura sarà l’aula di Montecitorio tra un paio di settimane. Il relatore Nino Lo Presti (Pdl) ha proposto di respingere la richiesta della magistratura di arresto di Cosentino, e la sua relazione è stata votata dal Pdl e da Domenico Zinzi, dell’Udc. L’altro esponente dei Centristi, Pierluigi Mantini, ha invece votato per l’arresto del sottosegretario,e come lui il Pd, compreso il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, e Idv. Il radicale Turco si è astenuto per “motivi tecnici”. “Io sono contrario all’arresto di Cosentino – ha spiegato – ma per ragioni diverse da quelle della maggioranza. L’astensione mi permetterà di poter svolgere in aula una relazione di minoranza e di spiegare la mia posizione”. “Abbiamo voluto aderire alla richiesta del Gip – ha spiegato Marilena Samperi del Pd – perché abbiamo trovato elementi documentali, intercettivi e investigativi nel provvedimento che dimostrano riscontri oggettivi dei gravi indizi di colpevolezza di Cosentino”, il che “comporta la custodia cautelare in carcere obbligatoria, trattandosi di 416bis” e cioé di un reato associativo. Anche Mantini ha sottolineato “la sussistenza di forti indizi di colpevolezza, che comportano la custodia cautelare obbligatoria”. “Da parte del nostro gruppo – ha aggiunto – c’é la massima attenzione verso i fenomeni mafiosi”. “La falange della destra – ha commentato Federico Palomba – ha fatto ancora una volta quadrato attorno al loro uomo, dimostrando una cultura di casta che trasforma l’immunità in impunità”. Palomba ha respinto l’accusa di “fumus persecutionis” sollevata dal centrodestra: “la magistratura ha indagato e perseguito uomini di sinistra e di destra”. Il presidente della Giunta Castagnetti ha detto che dalla richiesta del Gip “emergono elementi di gravità e di solidità degli indizi di colpevolezza a carico di Cosentino” e in questo caso “c’é l’obbligo del provvedimento restrittivo, trattandosi di 416 bis”.

  30. gruppodinterventogiuridico
    17 Novembre 2009 a 23:03 | #30

    A.G.I., 17 novembre 2009

    GIUSTIZIA: SCAJOLA, INDISPENSABILE TUTELARE BERLUSCONI.

    (AGI) – Roma, 17 nov. – Il ministro per le Attivita’ produttive, Claudio Scajola ritiene indispensabile “tutelare Berlusconi dalle lungaggini dei nostri processi penali”.

    Scajola parlando dai microfoni di Canale 5 ha aggiunto che “e’ fondamentale permettere alla politica di agire: in una democrazia sono gli elettori a scegliere governo e capo del governo non i giudici”.

    A.G.I., 16 novembre 2009

    GIUSTIZIA: BOCCHINO (PDL), BASTA CON LE “GHEDINATE”.

    Roma, 16 nov.- “I falchi berlusconiani devono farla finita di parlare di complotto interno al Pdl contro Berlusconi. Basta con le “ghedinate” da prendere o lasciare. Il Premier deve guardarsi da quei suoi consiglieri che lo hanno portato in un vicolo cieco spingendolo verso soluzioni inutili, fallimentari”. Lo dice in una intervista a La Stampa, Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera del Pdl.

  31. zizi
    16 Novembre 2009 a 14:38 | #31

    ci saranno anche le 200 girls invitate da Gheddafi?Il mondo va così,perciò invitatene 2000 e vi assicuro che la manifestazione avrà successo. E se riuscirete a convincere anche il PD….entrerete in trans. Scherzi a parte buona fortuna.

  32. Katya
    16 Novembre 2009 a 9:46 | #32

    già 103mila firme sull’appello di Saviano: firmate!!!!!

  33. 15 Novembre 2009 a 19:42 | #33

    ragazzi sveglia! venite alla manifestazione NO BERLUSCONI DAY, una gioiosa rivolta democratica non violenta!

    Roma, 5 dicembre 2009, Piazza della Repubblica, ore 14.00.

    e-mail: noberlusconiday@hotmail.it

    blog: http://noberlusconiday.wordpress.com/

  34. Stefano Deliperi
    15 Novembre 2009 a 17:08 | #34

    è stato inserito l’appello promosso da Roberto Saviano da sottoscrivere!

  35. gruppodinterventogiuridico
    14 Novembre 2009 a 20:29 | #35

    nessun “ombra” sull’onestà di certi candidati e membri del Governo…

    Adn-Kronos, 12 novembre 2009, ultimo aggiornamento: 12 novembre, ore 21:55

    ”Non possono essere i procuratori a decidere l’evoluzione democratica”. Cosentino non molla: ”Mantengo la mia candidatura per la Regione Campania”.

    Roma – (Adnkronos) – Il sottosegretario all’Economia incontra Berlusconi a palazzo Grazioli e conferma che scenderà in campo per le regionali. Il premier prende tempo, decide l’ufficio di presidenza del Pdl. L’ordinanza del gip: ”A Cosentino il sostegno elettorale dai Casalesi”

  36. gruppodinterventogiuridico
    14 Novembre 2009 a 20:25 | #36

    A.N.S.A., 12 novembre 2009

    Fini: Berlusconi non candiderà Cosentino.

    Stallo nel Pdl per le candidature.

    ROMA – “Confermo che la candidatura di Cosentino per le Regionali in Campania è inopportuna, e sono convinto che non sarà candidato, e che Berlusconi condivide questa inopportunità”. Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo alla trasmissione tv ‘Otto e Mezzo’ su La7. Fini parla anche di Italo Bocchino e di Mario Landolfi, anch’essi coinvolti da alcuni pentiti nell’inchiesta campana sui rifiuti. “Li ho visti oggi, siamo solo in presenza della evocazione di un nome…E loro hanno piena fiducia nella magistratura…”.

    STALLO PDL, REBUS SU PASSO INDIETRO COSENTINO – di Federico Garimberti – Stallo. Non c’é altra parola per definire il risiko delle candidature del Pdl alle prossime regionali. Dopo il burrascoso faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, il vertice a tre con Umberto Bossi é slittato. Forse alla settimana prossima; forse addirittura a quella dopo. In ballo ci sono ancora troppe cose e fino a quando il quadro complessivo non sarà chiaro, spiegano ai piani alti del Pdl, il Cavaliere non intende chiudere le candidature. Nella partita rientrano anche la riforma della giustizia e la finanziaria: su entrambe Berlusconi non vuole brutte sorprese e preferisce verificare l’atteggiamento degli alleati prima di firmare l’accordo. Altro rebus è quello di Nicola Cosentino in Campania. Candidatura ancora non ufficialmente tramontata nonostante la richiesta di misura cautelare della procura di Napoli e il conseguente veto del presidente della Camera. Nel Pdl, ormai, tutti si attendono un passo indietro del sottosegretario all’Economia nella corsa a governatore. Un esito ritenuto ormai “inevitabile” dai vertici del Pdl e dallo stesso premier: anche se nessuno tranne Fini, lo ha chiesto al diretto interessato. A cominciare dal Cavaliere (che lo avrebbe sentito due volte al telefono, esprimendogli ancora solidarietà personale e invitandolo a contrattaccare alle accuse) perché, come spiega un dirigente del partito, “spetta a lui prendere una simile decisione”. E ciò, ferma restando la difesa del partito contro il “teorema accusatorio” contro di lui. Nessuno invece – né il presidente della Camera, né tanto meno il Cavaliere, ne metterebbe in discussione la permanenza nel governo. Secondo alcuni però il passo indietro di Cosentino sarebbe complicato proprio dall’azione dei magistrati: “Aveva già deciso di ritirarsi dalla corsa ma ora, se lo facesse, sembrerebbe una scelta dettata dalle accuse o dall’esigenza di tenersi l’immunità”, spiega un autorevole esponente del Pdl. Per questo, qualunque sia la decisione di Cosentino, nessuno la attende in tempi brevi. Anche la partita su Mr. Pesc, il ministro degli esteri dell’Ue, si intreccia con quella della tornata elettorale di marzo: se alla fine dovesse davvero essere Massimo D’Alema a guidare la diplomazia comunitaria, l’attuale commissario Ue Antonio Tajani dovrebbe lasciare Bruxelles per far posto all’esponente democratico. In quel caso, Renata Polverini, sostenuta da Fini, potrebbe essere costretta a far posto all’ex azzurro e in Campania potrebbe finire l’ex aennino Pasquale Viespoli. La partita tutta interna al Pdl si accavalla con quella che Berlusconi e Fini giocano con Umberto Bossi. La Lega, anche sfruttando le divisioni fra le fazioni dentro il Popolo della Libertà, continua a pretendere Veneto e Piemonte (forte anche di un sondaggio che sarebbe stato commissionato dal Carroccio a Swg secondo il quale Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera, prenderebbe più voti dell’altro possibile candidato targato Pdl, Enzo Ghigo). Insomma il fischio finale di questa complessa partita è ancora lontano.

  37. Stefano Deliperi
    14 Novembre 2009 a 14:45 | #37

    appunto, Fede. Basta cucirsi le leggi su misura per diventare “grandi giuristi”!

  38. Fede
    14 Novembre 2009 a 12:53 | #38

    Ci riescono tutti ad essere giuristi quando il cliente si fa fare le leggi su misura, anche mio nonno, che non è un pesce lesso.

  39. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 23:50 | #39

    “pesce lesso con gli occhiali”? Fede, ma che dici? Ma stai parlando del più grande giurista dell’Italia repubblicana?!

  40. Claudia Basciu
    13 Novembre 2009 a 23:43 | #40

    Casini sostiene che il d.d.l. è una porcheria e che, tutto sommato, sarebbe meglio tornare all’immunità, come se fosse normale che in un Parlamento si discuta su quale sia il modo migliore per evitare che il Primo Ministro venga condannato penalmente..”sarà meglio la prescrizione”, “ma no, è meglio l’immunità”, “e che ne pensi del processo breve?”, repubblica dei fichi d’india.

  41. Fede
    13 Novembre 2009 a 23:33 | #41

    Ma c’era bisogno di mettere la gigantografia di quel pesce lesso con gli occhiali???? Non si può vedere..

  42. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 23:22 | #42

    siccome non coinvolge i “cavoli” personali del Nostro, dell’economia di questo Paese il Governo se ne disinteressa. Ed ecco i risultati.

    A.N.S.A., 13 novembre 2009

    Il Pil torna a crescere. Debito pubblico record. Bankitalia, male a settembre il gettito fiscale.

    ROMA – Il prodotto interno lordo dell’Italia è tornato a crescere: nel terzo trimestre 2009 è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Istat, precisando che si tratta delle prima variazione congiunturale positiva dopo 5 trimestri negativi consecutivi. Rispetto al terzo trimestre 2008, comunica ancora l’Istat, il Pil è diminuito del 4,6%.

    L’aumento congiunturale del Pil italiano, spiega l’Istat, è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura. L’Istituto di statistica specifica che il terzo trimestre 2009 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto all’analogo periodo del 2008. Il confronto congiunturale con gli altri Paesi mostra che il Pil nel terzo trimestre è aumentato dello 0,9% negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,4% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il prodotto interno lordo americano è diminuito del 2,3% mentre quello del Regno Unito è calato del 5,2% (contro il -4,6% registrato in Italia). Il prodotto interno lordo nel terzo trimestre 2009 si è attestato a 304,3 miliardi. L’Istat comunica infine di aver rivisto il dato relativo al secondo trimestre 2009: la variazione tendenziale passa da -6% inizialmente comunicato a -5,9%.

    La variazione del Pil registrata nel terzo trimestre 2009 (+0,6% congiunturale) è la migliore dal quarto trimestre del 2006, quando la crescita fu pari allo 0,9% congiunturale. Lo comunica l’Istat.

    Il calo del Pil già acquisito per il 2009, ovvero quello che si avrebbe a fine anno se non si registrano ulteriori variazioni, migliora a -4,8% dal -5,1% calcolato nel secondo trimestre.

    ENTRATE TRIBUTARIE IN CALO.

    Nei primi 9 mesi dell’anno il gettito delle entrate tributarie si è attestata a 280,6 miliardi, con una variazione negativa del 3,3% (pari a -9,6 miliardi) leggermente più alta di quella registrata ad agosto (2,5%).

    “L’atteso rallentamento delle entrate – si legge in una nota delle Finanze – è imputabile all’andamento delle imposte dirette, Ires e Ire, giustificato sia dalla rateizzazione delle imposte versate in autoliquidazione, sia dal deterioramento del ciclo economico e dalla conseguente riduzione della base imponibile e, quindi, del gettito”. Il calo dell’Ires nei primi nove mesi del 2009 “riflette il rallentamento registrato in sede di autoliquidazione ed evidenziato anche nei versamenti delle rate degli ultimi mesi”. L’andamento dell’Ire “riflette sia il calo dell’imposta dovuta in autoliquidazione, sia la variazione negativa delle ritenute da lavoro dipendente che evidenziano, comunque, una buona tenuta anche in presenza di una contrazione del gettito ascrivibile agli effetti della crisi sul mercato del lavoro”. Nel periodo, le imposte indirette mostrano un recupero rispetto al periodo precedente evidenziando una variazione negativa del 5% a fronte del -5,5% (gennaio-agosto 2009 rispetto all’analogo periodo del 2008): il recupero è determinato dal risultato positivo dell’Iva sugli scambi interni che nel mese di settembre, per la prima volta nel corso nel 2009, registra una variazione positiva pari a 2,5% “a segnalare che il picco della recessione economica è alle spalle e si avvertono i segni della ripresa”. Di conseguenza, benché il gettito dell’Iva complessiva risulti in calo rispetto all’analogo periodo del 2008 (-9,3%), si consolida il miglioramento del tasso di variazione cumulato osservato a partire dal mese di luglio (-10,8% a giugno, -10,3% a luglio e -9,6% ad agosto). Infine, gli incassi da ruoli relativi ad attività di accertamento e controllo, pari a 3,2 miliardi di euro, continuano a sostenere le entrate tributarie; nel periodo gennaio-settembre 2009 il gettito è cresciuto del 20,0% (+539 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2008 .

  43. gruppodinterventogiuridico
    13 Novembre 2009 a 23:13 | #43

    oscenità su oscenità per un d.d.l. osceno e incostituzionale.

    A.N.S.A., 13 novembre 2009

    Casini: processo breve e’ una vera porcheria.

    Per il leader dell’Udc si tratta di “amnistia mascherata”.

    di Anna Laura Bussa

    ROMA – “E’ una vera porcheria”. Pier Ferdinando Casini stronca così il disegno di legge per i processi brevi presentato dalla maggioranza al Senato. “Dimentica le vittime, sfascia l’ordinamento e abroga la giustizia”, taglia corto il leader centrista. Quindi lancia una contro-proposta: piuttosto che far passare un “mostro giuridico del genere”, meglio il Lodo Alfano con legge costituzionale. O anche l’immunità. E si rivolge all’opposizione. Se anche il Pd dirà sì, assicura, “i tempi per approvare il testo costituzionale saranno brevissimi”.

    Il Guardasigilli Angelino Alfano coglie al volo l’occasione: “Allora la presenti lui – dice a Casini – la proposta di legge costituzionale” per ripristinare il lodo che sospende i processi per le più alte cariche dello Stato. Ma questo non esclude che la maggioranza comunque andrà avanti anche con il ddl ‘accorcia-processi’ messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini. Il ministro della Cultura Sandro Bondi non lascia spazio a dubbi: “Se la legge sul processo breve non dovesse passare credo che l’Italia sarebbe destinata all’ingovernabilità, all’impossibilità di tradurre in riforme la volontà popolare”.

    Una ‘profezia’ che, in ambienti parlamentari del centrodestra, viene letta come una sorta di ammonimento nei confronti dell’anima aennina del Pdl che sul testo ha avuto perplessità, soprattutto per quanto riguarda la stesura definitiva nella quale si introducono i reati legati all’ immigrazione tra quelli esclusi dal processo breve. Del resto basta leggere il ‘Secolo d’Italia’ per farsene un’idea. “Scivolata al Senato”, si grida in prima pagina e poi nell’articolo dedicato al provvedimento, che fissa a sei anni il tempo massimo per la durata dei processi, si rincara la dose: “Chi è che vuole sabotare gli accordi?”.

    “Tra i ‘reati gravi’ esclusi dalle nuove garanzie spunta l’immigrazione clandestina”, si osserva nell’occhiello, ribadendo così lo “stupore” per tale circostanza, espressa ieri dal presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. L’unico di area finiana che prova a calmare le acque è l’omologo della Bongiorno al Senato, Filippo Berselli, secondo il quale non necessariamente nel testo si dovrebbe fare riferimento all’immigrazione clandestina visto che i reati legati all’immigrazione “sono 13 di cui solo due contravvenzionali”. Quindi delle modifiche, non esclude, potranno anche arrivare. “Berlusconi si lasci processare” è l’invito del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ribadisce la netta opposizione ad un testo “devastante”, osservando come l’Italia “non possa continuare a restare nel tritacarne dei problemi” di Berlusconi.

    Il Pd, con il presidente dei senatori Anna Finocchiaro, chiede poi ad Alfano di fornire dati certi su quanti saranno i processi che “andranno al macero”. E il ministro risponde che si metterà al lavoro cercando anche di valutare il tema “prescrizioni”. In attesa di dati nazionali, la Procura di Firenze avverte: “Saranno strozzati in culla almeno il 60% dei processi in corso”.

    Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, intanto, annuncia che il 5 dicembre, in occasione del “No-B Day”, la giornata di protesta contro il governo, si raccoglieranno le firme per promuovere il referendum contro l’eventuale legge. Iniziativa annunciata anche dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto. Per quanto riguarda i tempi, si spiega a Palazzo Madama, la maggioranza punta a fare in modo che il testo sia esaminato sia in commissione che in Aula, entro la pausa natalizia, per arrivare alla Camera subito dopo.

  44. Stefano Deliperi
    13 Novembre 2009 a 17:06 | #44

    quanto costa un’ora di Ghedini? Non saprei. Non sono mai stato un utilizzatore finale ;-) )

  45. seba
    13 Novembre 2009 a 11:46 | #45

    ma quanto costa all’ora un ghedini??

  46. m.elena
    13 Novembre 2009 a 10:37 | #46

    non è solo colpa del Nostro lo sfascio della Giustizia ma Lui fa solo quello che gli interessa e gli interessa prima di ogni cosa proprio sfuggire alla Giustizia: cosa pensare diversamente su questo obbrobrio?!

  47. Sandro
    13 Novembre 2009 a 8:59 | #47

    Non trovo incomprensibile che quello che chiama “il Nostro” cerchi di sottrarsi alla Giustizia (qui in Sardegna abbiamo esempi memorabili di latitanze durate decenni), trovo scandaloso il sostegno acritico e servile dei “suoi” parlamentari. Mala tempora currunt. Saluti.

  48. 13 Novembre 2009 a 7:43 | #48

    In attesa che la farsa della c.d.II Repubblicas lasci il posto ad una più dignitosa Terza Repubblica, osservo quanto segue. Il Nostro è indubbiamente un mariuolo, ma credere che i mali dell’Italia siano tutti incarnati da lui è un grossolano errore. D’altronde lo sfascio della giustizia è sotto gli occhi di tutti e le cause sono precedenti alla sua discesa in campo. Non nascondiamo dietro un manicheismo semplicistico e, per qualcuno, troppo comodo, i mali veri e profondi dell’Italia. Altrimenti corriamo il rischio che una volta finito questo nuovo, disastroso “ventennio” (tanto durerà più o meno il regime del Nostro) gli eterni camaleonti landolfiani riprenderanno a crogiolarsi come primas e più di prima. Con simpatia Albix

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