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Finalmente arriva il piano del parco naturale “Molentargius-Saline”?

 

A Cagliari per parlare di un’attività lunga e lenta si usa l’espressione "sa fabbrica de Sant’Anna", in ricordo del lunghissimo cantiere (quasi tre secoli) per completare la chiesa di S. Anna nel quartiere storico di Stampace. Ed è un’espressione estremamente calzante per l’operatività piena del parco naturale "Molentargius-Saline".

190 abusi edilizi conclamati, scarichi delle residenze abusive fuori controllo, vari cumuli di rifiuti, attività agricole in abbandono in favore dell’edilizia strisciante, viabilità in pessime condizioni. Addirittura una temporanea chiusura canina nel marzo 2009.   A dieci anni dalla legge regionale istitutiva n. 5/1999 la situazione è solo leggermente in via di miglioramento.     

 

Una situazione, quella del parco naturale "Molentargius-Saline", sotto gli occhi di tutti: dopo la devastante stagione degli incendi di qualche anno or sono, nonostante gli sforzi effettuati, nonostante gli ingenti investimenti di denaro pubblico per opere di risanamento e manutenzioni e l’agognato arrivo del Corpo forestale e di vigilanza ambientale per la più volte richiesta vigilanza, le discariche abusive sono ancora presenti, così come – soprattutto – gli abusi edilizi ed i rischi di un loro risanamento assurdo quanto illegittimo. Ancora lontani il piano di gestione (che permette, fra l’altro, l’accesso ai fondi comunitari) ed il piano del parco, ancora lontana la ripresa della produzione salina che potrebbe dare un’importantissima e fondamentale risorsa economica (oltre che ambientale) all’Area protetta.        Non bastano certo alcuni sentieri e zone verdi  aperti (ed in parte chiusi) al pubblico, birdwatching esclusivamente a pagamento per fare un parco.  Ora, forse, è in dirittura il piano del parco naturale. Speriamo proprio sia un buon segnale.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

   

da L’Unione Sarda, 15 novembre 2009

Molentargius, il piano del parco. Verranno demolite la case abusive?  C’è la possibilità che vengano acquisite le case di Medau su Cramu, ma un’altra ipotesi prevede che le abitazioni abusive vengano demolite e parzialmente ricostruite in un’unica area, una sorta di villaggio agricolo.  Fabio Manca

Le abitazioni abusive di Medau su Cramu potrebbero essere demolite e ricostruite in parte in un’unica area, una sorta di villaggio agricolo. Oppure potrebbero essere acquisite per qualche milione di euro tutte le case e tutti i terreni privati per demolirli e restituire al parco il suo ruolo. O ancora un’allargamento dei confini, che potrebbero comprendere Monte Urpinu e l’Ippodromo. Sono alcune delle ipotesi contenute nel Piano del parco di Molentargius, la cui prima stesura, che contiene la ricognizione della situazione esistente, una proposta di zonizzazione e una parte normativa, è stata terminata nei giorni scorsi e dovrà essere esaminata dai consigli comunali di Cagliari, Quartu, Quartucciu e Selargius, che fanno parte del Consorzio di gestione.

IL PROGETTO. Il piano, affidato due anni fa, è stato coordinato da Francesco Carrer e Franco Piga e redatto anche da Rita Cannas (aspetti economici), Marco Cadinu (paesaggista), Fausto Pani (geologo) e Antonio Sanna (aspetti normativi).

LA COMPLESSITÀ. Com’è evidente una delle complessità del piano è rappresentata dall’edificato abusivo di Medau su Cramu che secondo una ricerca del dipartimento di ingegneria del territorio dell’Università ha una cubatura complessiva di 200 mila metri cubi (64% residenziale, 24% attività produttive, 12% maneggi e attività rurali) che occupano lo 0,7% dei 1400 ettari della superficie complessiva del parco che per tre quarti è ricoperto d’acqua.  Il sistema viario è da lottizzazione pura e gran parte delle costruzioni sono state erette tra il 1979 e il 1992 e dopo quell’anno, come dimostrano le immagini aeree, ci sono stati prevalentemente ampliamenti. «Se si dovessero applicare le norme vigenti bisognerebbe demolire tutto, e questa naturalmente è un’ipotesi», spiega Franco Piga. «Ma ce ne sono altre che Consorzio e Consigli comunali dovranno valutare. Noi ci limitiamo ad ipotizzare avendo come faro le norme vigenti».

ACQUISTO DELLE CASE. Una delle possibilità è trasferire i diritti edificatori al parco che con qualche milione di euro acquisirebbe i terreni (interamente privati) e gli edifici e li potrebbe riconvertire o demolire. Un’altra è accorpare i volumi in un fazzoletto di terra creando una sorta di villaggio agricolo dove si trasferirebbero i residenti abusivi. Una possibilità teoricamente percorribile perché, nonostante la legge istitutiva del parco vieti l’edificazione, consente l’attività agricola. Certo, bisognerebbe che chi vi risiede dimostrasse di essere un agricoltore, ed evidentemente (a parte, forse, qualche eccezione) non lo è. Un altro problema è rappresentato dai confini, tracciati sulla carta, dunque inesatti. «Alcune ipotesi di riperimetrazione prevedono l’inserimento di Monte Urpinu e dell’Ippodromo», spiega Piga. Quanto alla presenza del depuratore di Is Arenas, che garantisce l’acqua al parco, è una presenza impattante che sarà celata con la vegetazione.

ATTIVITÀ ECONOMICHE Appena sarà approvato il Piano del parco, i Comuni dovranno adeguare i loro piani urbanistici e dovrà essere sottoposto a Valutazione di impatto strategico da parte della Regione. Un percorso ancora lungo al termine del quale si potrà partire con gli investimenti sulle attività economiche, in particolare gli impianti per la Thalassoterapia, per la quale le acque delle saline sono perfette. Sempre che qualcuno riconosca il valore di questa straordinaria risorsa della città che molti percepiscono ancora come quartiere abusivo e discarica.

(cartografia del Consorzio parco naturale "Molentargius-Saline", foto S.D., archivio GrIG)

 

  1. 9 Settembre 2010 a 15:47 | #1

    “Se Molentargius diventa carne da macello a noi non interessa”, così parlò il Presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia. Complimenti. Se, invece, arriva una poltrona nel Comitato esecutivo del parco naturale allora interessa. Eccome :o

    da L’Unione Sarda, 9 settembre 2010
    Molentargius, la Provincia va via?
    Scontro sulle nomine nel comitato esecutivo. Milia: se non ci vogliono usciremo dal consorzio.

    La Provincia di Cagliari minaccia di abbandonare il consorzio del parco Molentargius-Saline, costituito tra la Provincia di Cagliari e i Comuni di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Quartucciu e Selargius. La dura presa di posizione è rimbalzata nel bel mezzo della discussione sulla composizione del comitato di gestione, all’interno del quale la Provincia chiede di essere rappresentata con un proprio consigliere di amministrazione. Forte anche del fatto che contribuisce alla gestione del parco con 90 mila euro.
    ATTO DI PROTESTA. È successo ieri, durante la riunione convocata a Cagliari, nella sede del parco “Edificio Sali Scelti”, proprio per mettere ai voti la formazione del comitato esecutivo. Attorno al tavolo i sindaci di Quartu, Selargius e Quartucciu, il capo di Gabinetto del sindaco di Cagliari. Per la Provincia era presente l’assessore provinciale dell’Ambiente, Ignazio Tolu: è stato lui ad abbandonare la seduta, andando via sbattendo la porta prima delle votazioni e minacciando, appunto, di uscire dall’Ente di gestione. Tolu aveva infatti chiesto che la Provincia fosse rappresentata nel comitato di gestione con un consigliere di amministrazione. Non avendo ottenuto risposte, ha lasciato l’Aula.
    PROVINCIA. Per ora si tratta solo di una minaccia e il presidente Graziano Milia conferma: «Mi auguro che tutti ragionino: la Provincia è l’unico ente che ha investito economicamente sul parco, finanziando il Centro di educazione ambientale, ed esercitando un ruolo utile a garantire l’esposizione di Molentargius in tutta la regione». Però, avverte Milia, «se non siamo graditi possiamo andarcene, non si può ragionare in termini di metri quadrati solo per avere una poltrona. Ma sono convinto che tutti ragioneremo, a partire dal presidente pro tempore Contini, che ha la nostra fiducia e che su questa vicenda deve prendere posizione. Ci stupisce il suo silenzio, così come il disinteresse del Comune di Cagliari. Se la nostra presenza – ribadisce Milia – è ritenuta utile noi ci siamo, altrimenti facciamo altro». Il presidente ricorda che «l’unica cosa che è stata fatta in questi anni è il centro di educazione ambientale interamente finanziato da noi. Se Molentargius diventa carne da macello a noi non interessa.

  2. 31 Agosto 2010 a 9:43 | #2

    come volevasi dimostrare.

    da L’Unione Sarda on line, 31 agosto 2010
    Fuoco e paura a Molentargius. Un incendio devasta il parco I pompieri impegnati a Molentargius.

    Devastante incendio nella notte all’interno del parco di Is Arenas-Molentargius con gli abitanti di alcune abitazioni che si sono riversati in strada. Il fuoco ha soltanto lambito le case ma la paura non è mancata.
    Il forte vento di maestrale ha complicato l’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari dell’Arci Quartu impegnati sino a tardissima ora per cercare di circoscrivere il rogo che si è sviluppato in più punti con le fiamme che si sono avvicinate al viale Colombo. Si teme un grave danno ambientale non solo per la flora ma anche per la fauna che vive nel canneto.

  3. 7 Maggio 2010 a 15:20 | #3

    infatti, è decisiva la prevenzione e la vigilanza, lo diciamo da sempre.

    da La Nuova Sardegna, 7 maggio 2010
    Sconfitti gli incendiari, bisogna fermare i vandali delle discariche. È stata decisiva la prevenzione e deve continuare a esserlo. (Pablo Sole)

    QUARTU. Nel parco di Molentargius-Saline gli incendi sembrano finalmente un lontano ricordo. Secondo i dati presentati ieri dai vertici del Consorzio, l’anno scorso è scoppiato un solo rogo e finirono in fumo due ettari di macchia mediterranea.
    Nel 2008 era andata ancora meglio, quando grazie all’accordo con un’azienda privata fu introdotto il sistema di vigilanza telecontrollata: nessun incendio, solo una ventina di focolai, spenti in poco tempo dalle guardie forestali, questo il risultato di quell’operazione.
    I dati sulla prevenzione incendi all’interno del compendio naturalistico che si estende tra Cagliari e Quartu sono stati diffusi ieri durante la conferenza stampa convocata a ridosso dell’avvio della “Campagna antincendi 2010”. Dai numeri è emerso come su questo versante l’annus horribilis sia stato il 2007, con oltre dodici ettari percorsi dalle fiamme nella zona delle saline fino al lungomare Poetto. Non andò meglio nel 2006, quando gli ettari distrutti furono undici. Nell’occasione, i falò furono appiccati in diversi punti del canneto a ridosso di viale Marconi e arrivarono a lambire le abitazioni di via Turati, mentre alcuni capannoni industriali furono fatti evacuare. Oltre al fenomeno incendi, però, i responsabili del Consorzio di gestione e le associazioni che operano all’interno del parco devono fare i conti con le discariche abusive. «Anche per questo motivo – ha detto il presidente Gigi Ruggeri – sta per partire un bando da 200 mila euro per sistemare le telecamere per il controllo degli accessi al compendio, come quelle previste per le Ztl. Il nuovo impianto integrerà il telecontrollo installato dalla Regione, ma al momento non ancora a regime».
    Al termine della conferenza stampa sono stati premiati i volontari delle associazioni che vigilano assieme agli agenti del Corpo forestale, che hanno una stazione all’interno della sede del parco, l’edificio Sali scelti.

  4. 3 Maggio 2010 a 14:06 | #4

    da L’Unione Sarda, 30 aprile 2010
    Parco, il nodo-abusivi blocca il parco. L’inchiesta. Pronta da tempo la prima bozza del progetto urbanistico per l’area umida. Il destino di Molentargius legato a quello di Medau su Cramu. Un pool di esperti sta lavorando al Piano del Parco dal 2006: esiste una prima bozza, ma il varo del documento finale è ancora lontano. (Michele Ruffi)

    Il rischio, neanche tanto remoto, è di un Tuvixeddu-bis: «Sono coinvolti quattro Comuni, la Provincia, ci sono molti interessi in gioco: è difficile mettersi d’accordo». Marco Loddo, direttore generale di Molentargius, sa bene che il Piano del Parco, di cui a cadenze regolari viene dato per imminente il varo, è ancora lontano. «Diciamo che siamo in fase di riflessione», racconta al telefono con il tono di chi sa benissimo che la procedura è ancora in alto mare. Al momento esiste una prima bozza del documento, abbastanza tecnica, che prevede la «ricognizione della situazione esistente», una proposta di divisione in zone e una parte normativa. Si sorvola per adesso sul vero nocciolo, cioè Medau su cramu, rione (nato abusivo e elevato negli anni a quartiere residenziale) dove vivono quasi mille persone.
    IL PIANO. Secondo una ricerca del Dipartimento di ingegneria del territorio dell’Università, tra stagni e canneti sono stati tirati su 200 mila metri cubi (il 64% sono case, il 24% attività produttive, 12% maneggi e attività rurali), che occupano però meno dell’un per certo dei 1600 ettari del Parco. Le immagini aeree analizzate dagli esperti (il progetto è coordinato da Francesco Carrer, Franco Piga, Rita Cannas, Marco Cadinu, Fausto Pani e Antonio Sanna) hanno evidenziato che la maggior parte degli edifici sono stati costruiti tra il 1979 e il 1992. Quasi tutti con pozzi neri, che da trent’anni impregnano i terreni dell’oasi, gomito a gomito con le Saline.
    LE IPOTESI. Il problema è: che cosa fare di questo quartiere che come tutti gli altri vive, inquina, fa rumore e lavora in mezzo ai nidi dei fenicotteri e a un ecosistema dall’equilibrio delicatissimo? Su questa domanda si è arenato il destino del Piano e in fondo anche quello del Parco. «La prima ipotesi, quella dell’esproprio totale, magari con la concessione di una cubatura identica in un altro luogo, è la più difficile: sarebbe una deportazione di massa, non credo sia possibile», spiega Gigi Ruggeri, sindaco di Quartu e presidente dell’Ente che governa Molentargius. «Bisognerà accettare l’aspetto residenziale. Magari creando un accesso esclusivo per chi ci vive, in modo da limitare il traffico». Del Piano si occuperà la nuova assemblea del Parco, dopo l’estate. «Per l’Asinara hanno impiegato sei anni», fa notare il direttore (pro tempore) Loddo. Questo significa che per avere lo strumento di pianificazione dell’oasi cagliaritana, si può ancora aspettare: in fondo ci si sta lavorando solo dal 2006.

  5. gruppodinterventogiuridico
    19 Gennaio 2010 a 18:22 | #5

    da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2010

    Campus d’accordo col consorzio e col sindaco di Quartu. Molentargius parco abitato: «Il piano deve tenerne conto». (Pablo Sole)

    CAGLIARI. «Il Piano del parco dovrà certo tener conto degli interventi futuri che si andranno a realizzare all’interno del Molentargius, ma occorre partire da un presupposto preciso: all’interno dell’area umida vivono decine di persone che stanno lì da decenni. Non dico che abbiano guadagnato un titolo, ma ritengo sia necessario assegnare loro un ruolo». Parola dell’assessore all’Urbanistica Giovanni Campus. Che sul futuro dei rioni nati nel bel mezzo del compendio naturalistico riprende la cauta posizione già formulata dal presidente del consorzio di gestione e sindaco di Quartu Gigi Ruggeri. «Forse è un po’ riduttivo basare il dibattito sull’intricata situazione di Molentargius sul dilemma “abbattere o non abbattere” – prosegue Campus – anche perché con tutti i condoni che si sono succeduti negli anni, un’abitazione è regolare e quella affianco, costruita cinque minuti dopo, non usufruisce dei benefici di legge. Anche per questo ho caldeggiato l’istituzione di un gruppo di studio che analizzi lo stato delle cose e dia impulso alle azioni connesse all’abusivismo». In ogni caso, come più volte segnalato dall’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico, sui circa 190 casi pendenti, al momento dodici strutture sono state considerate totalmente abusive e gli organi preposti hanno già deliberato per la demolizione. Nonostante questo, tutto rimane fermo e nell’ordine del giorno del consiglio comunale, il “problemino” degli abusi a Molentargius non compare mai. «In linea generale, è un problema affrontato poco e male – afferma l’assessore Campus – e non certo da oggi. Ricordo che i primi studi sul fenomeno sono stati effettuati circa 25 anni fa. E lo ricordo bene, visto che facevo parte del team incaricato di tracciare un quadro completo sul problema abusivismo a Molentargius e stilare il conseguente piano d’azione. Alla fine, la situazione si è trascinata fino ad oggi, siamo arrivati ad una sorta di fondo del barile». E non si parla solo di prime case costruite quarant’anni fa sulla spinta del bisogno: il permissivismo che nei decenni ha governato il parco, ha spianato la strada anche a chi, a due passi da fenicotteri e avocette, ha tirato su la seconda o terza villa. Eppur (niente) si muove.

  6. gruppodinterventogiuridico
    6 Gennaio 2010 a 16:28 | #6

    non si finisce mai di imparare: secondo il sindaco di Quartu S. Elena e presidente del Consorzio di gestione del parco naturale “Molentargius-Saline”, chiedere l’applicazione della legge nei confronti degli abusi edilizi è “fondamentalismo”.

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2010

    «Linea comune per Molentargius». I dubbi del sindaco di Quartu sull’ipotesi di demolire gli abusi «Ci sono anche edifici in regola, il problema non sono le sanatorie». (Pablo Sole)

    CAGLIARI. Sembra un paradosso, ma il futuro del parco di Molentargius-Saline vive una fase di stallo. Le direttrici di sviluppo dell’area umida devono fare i conti con un amletico dubbio: demolire o non demolire? Si deve insomma trovare una linea comune tra i soggetti coinvolti – comuni, Provincia e Regione – per decidere il futuro delle costruzioni abusive sorte negli ultimi quarant’anni all’interno di uno dei compendi naturalistici più importanti dell’area europea. E non si tratta di una decisione da poco, visto che la linea d’azione indicata dall’assemblea del Molentargius-Saline costituirà la spina dorsale del piano del parco, lo strumento pressoché onnicomprensivo che individuerà i modelli di sviluppo dell?area. I numeri? Li snocciola il Gruppo di intervento giuridico. Nell’intera area, compresi quindi il rione in territorio cagliaritano di Medau su cramu e le abitazioni e attività produttive in area quartese adiacenti via della Musica, le strutture abusive sono circa 190. Di queste solo nove hanno finora ottenuto la sanatoria, contro le dodici a cui è stata negata e che, almeno sulla carta, dovrebbero essere quindi demolite o assimilate al patrimonio comunale. Centotrentotto casi sono in attesa di essere esaminati dagli uffici tecnici competenti e qualche decina di casi rimane in sospeso. Che fare? «Da una parte ci sono i fondamentalisti – dice il sindaco di Quartu e presidente del consorzio Molentargius-Saline Gigi Ruggeri – dall’altra i possibilisti. E di certo il quadro normativo non aiuta. In ogni caso, anche demolendo, rimane il problema delle strutture costruite con le autorizzazioni in regola. Occorre sedersi intorno a un tavolo, analizzare il problema e indicare una linea comune». Che qualcuno ha individuato nella riconversione dei rioni di Molentargius in una sorta di villaggio agricolo: «Ma questa operazione a me sa tanto di ipocrisia, di forzatura – dice Ruggeri – e mi pare proprio un’idea che non regge, anche perché si va a presupporre che la Regione sani tutto. Inoltre, oggi gli insediamenti abusivi inquinano, ad esempio perché le fogne sono a dispersione. Si aggiunga però che vi sono situazioni assentite e abusive: se il quadro deve rimanere così com’è – conclude Ruggeri – si devono fare le urbanizzazioni, altrimenti bisogna definire un modello alternativo».

  7. marco
    16 Novembre 2009 a 0:22 | #7

    Una regione seria direbbe: hai costruito abusivamente, ti butto giù la casa ma ti aiuto a trovare un’altra sistemazione. In un parco potenzialmente eccezionale (non esagero) non ci possono essere quelle case. Servono le ruspe, punto.

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