L’immobiliarista Zuncheddu insiste per costruire a Cala Giunco.

Sergio Zuncheddu è il titolare del gruppo Immobiliareuropea s.p.a., proprietario del gruppo L’Unione Editoriale s.p.a. (L’Unione Sarda, Videolina, Radiolina, T.C.S.), azionista de Il Foglio. In Sardegna, fra l’altro, ha costruito sul Rio S. Lucia (Capoterra), a Santa Gilla (Cagliari), a Sa Marinedda (Olbia). Eppure vuole, fortissimamente vuole, costruire a Cala Giunco, sulla costa di Villasimius (CA). Ad ogni costo. Suona ancora le trombe. Probabilmente per contrattare con il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci. E noi suoniamo le campane…
Gruppo d’Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2009
Cala Giunco: la battaglia legale continua. Ricorso per revocatoria contro la sentenza del Consiglio di Stato. Mauro Lissia
CAGLIARI. Sembrava che la sentenza del 7 luglio scorso emessa dal Consiglio di Stato avesse messo la parola fine alla battaglia giudiziaria fra la ‘Cala Giunco srl’ dell’editore-immobiliarista Sergio Zuncheddu e la sovrintendenza ai beni architettonici e paesaggistici per la costruzione del villaggio sullo stagno di Notteri, a Villasimius. Invece l’imprenditore di Burcei ha deciso di non arrendersi neppure davanti a un giudizio inappellabile e attraverso lo studio legale del docente romano Marcello Molè ha presentato un nuovo ricorso ai giudici amministrativi di secondo grado per ottenere la revocatoria del giudicato e il conseguente via libera al progetto turistico. Il tentativo estremo di riaprire la partita è legato alla possibilità di dimostrare che i giudici della sesta sezione di palazzo Spada hanno commesso nella sentenza di settembre un errore palese: non hanno tenuto conto di alcuni atti fondamentali del ricorso, quelli che – secondo l’avvocato Molè – dimostravano come l’area di Cala Giunco, all’entrata in vigore della legge salvacoste, fosse già «irreversibilmente modificata» e che in base a quella situazione le norme di tutela, come stabilito all’articolo 15 delle norme di attuazione, non fossero più efficaci. «Non risultano legittimamente avviate – hanno scritto i giudici di secondo grado nella sentenza, confermando quella del Tar Sardegna del 12 novembre 2008 – le opere di urbanizzazione entro la data del 10 agosto 2004, nè tantomeno risulta modificato irreversibilmente lo stato dei luoghi». Ma i giudici – stando al ricorso per revocatoria – avrebbero trascurato l’esame del verbale del sopralluogo compiuto il 15 dicembre 2005, da cui secondo il legale della ‘Cala Giunco’ risulta il contrario. I magistrati amministratici sarebbero poi caduti in un ulteriore errore quando hanno scritto nella sentenza che i legali di Zuncheddu non hanno contestato nel ricorso questo punto fondamentale della controversia: «Deve ritenersi – scrive l’avvocato Molè – che il giudice non abbia visto nelle risultanze processuali un dato che in realtà vi si trovava o più esattamente abbia ignorato un dato che agli atti e ai documenti dei precorsi giudizi emergeva chiaramente. Un dato che nonostante la sua evidenza non è stato in alcun modo tenuto in considerazione, perchè forse non ha costituito un punto controverso nè in primo nè in secondo grado e tantomeno ha rappresentato profilo di discussione nel testo della pronunzia qui impugnata, che lo assume a base pacifica». Se il Consiglio di Stato dovesse riconoscere gli errori la decisione sull’autorizzazione paesaggistica necessaria a riaprire il cantiere di Cala Giunco potrebbe cambiare. Un’ipotesi che gli amministrativisti considerano remota, i casi di revocatoria sono rarissimi. Zuncheddu però ci ha provato lo stesso. Nella sentenza di secondo grado i giudici avevano osservato come la legge salvacoste elaborata a novembre del 2004 dall’amministrazione Soru sia «di particolare rigore, ma trova piena giustificazione nell’esigenza di salvaguardare un paesaggio di incomparabile bellezza, che ha già subìto attentati a causa della propensione italica ad un’edificazione indiscriminata». Giudizio autorevole, firmato dalla sesta sezione di palazzo Spada – presidente Giovanni Ruoppolo, relatore Rosanna De Nictolis – e del tutto indipendente dagli aspetti formali della controversia. «Nella valutazione comparativa di contrapposti interessi – è scritto ancora nella sentenza – quello generale alla salvaguardia del paesaggio anche a tutela delle generazioni future, e quello individuale e imprenditoriale allo sviluppo degli insediamenti turistici, trova piena legittimità costituzionale la previsione regionale, estesa anche alle lottizzazioni in corso». Il progetto della società Cala Giunco prevede la realizzazione di edifici residenziali per 140 mila metri cubi in zona F, frontemare e vicinissimo alla zona umida popolata dai fenicotteri rosa. Ma fin dai primi passi amministrativi l’iniziativa del costruttore di Burcei si è scontrata coi ricorsi a raffica di Stefano Deliperi e dei legali che collaborano con l’associazione ecologista. Il 27 giugno 2006 la sovrintendenza ai beni paesaggistici aveva negato l’autorizzazione a realizzare gli immobili malgrado il piano fosse stato ridimensionato nel corso degli anni. Con l’entrata in vigore della legge regionale ‘salvacoste’ le possibilità di edificare si erano ulteriormente ristrette. Da qui la sequenza di ricorsi, compreso uno contro il comune di Villasimius, che secondo la Cala Giunco aveva la colpa di essersi attenuto alle nuove norme regionali e alle successive direttive bloccando il cantiere in via definitiva.

(foto S.D., archivio GrIG)




Lui insiste?
Persevera?
E noi compatti continuineremo a dire di NO.
Purtroppo Cala Giunco è già stata compromessa in buona parte della sua estensione.
Ci manca solamente che i soliti speculatori edilizi costruiscano qualcos’altro.
Mi chiedo quando la finiranno…
La nostra è così bella e conosciuta nel mondo per il suo ambiente selvaggio.
Proprio non si riesce a capire in quale paradiso viviamo.