Home > Primo piano > XV Conferenza sul Clima: un’occasione sprecata.

XV Conferenza sul Clima: un’occasione sprecata.

 

Ieri, a Copenhagen, si è conclusa la "XV Conferenza Onu sul Clima – COP 15", il vertice dell’Onu che aveva tra i suoi ambiziosi e ottimi obiettivi quello di elaborare un accordo globale tra tutti i Paesi partecipanti, per limitare ulteriormente le emissioni di gas serra in atmosfera e andare oltre gli accordi fissati con il Protocollo di Kyoto, arrivando ad elaborare un Piano condiviso soprattutto nell’ambito della diffusione di migliori tecnologie per il contenimento del riscaldamento globale. In pratica, salvare il Pianeta dalla distruzione alla quale noi uomini l’abbiamo condannato anni fa. Nonostante i buoni propositi, l’accordo raggiunto non sembra avere le caratteristiche necessarie per raggiungere l’obiettivo: si tratta di un accordo non vincolante né legalmente né politicamente, prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l’aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo. Per ora, nulla di più, come se salvare il Pianeta fosse una scelta e non un dovere.

                                            Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Adnkronos 19 dicembre 2009

dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica.

"La conferenza decide di prendere nota dell’Accordo di Copenaghen del 18 dicembre del 2009", ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso. Dopo la forte opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in via di sviluppo – tra cui Venezuela, Sudan, Nicaragua e Cuba – i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento, optando per la formula più soft e meno impegnativa del "prendere nota" dell’accordo.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha salutato come "un inizio fondamentale" l’accordo raggiunto oggi, dopo una maratona negoziale che sembrava essere destinata al fallimento. "Finalmente abbiamo un accordo", ha aggiunto Ban, parlando dopo che la Conferenza ha deciso di "prendere nota" dell’intesa di ieri sera tra Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica, un’intesa che però è stata contestata da alcuni Paesi in via di sviluppo. Ban Ki-moon ha poi assicurato che da questo momento "lavoreremo duro per renderlo legalmente vincolante nel 2010". "Non è quello che noi tutti speravamo – ha sottolineato Ban – ma la decisione è un inizio fondamentale".

A un drappello di Paesi tra cui Venezuela, Sudan e Tuvalu non è piaciuto l’accordo al ribasso, che prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l’aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo.

E’ un’intesa ‘debole’, sostiene il ‘fronte del no’, mentre un delegato sudanese è arrivato a paragonare il piano per l’Africa all’Olocausto, perché causerà altre inondazioni, siccità, tempeste di sabbia e non bloccherà il livello di innalzamento dei mari. Il documento, ha denunciato Lumumba Stanislaus Di-aping, "è una soluzione basata sugli stessi valori che, secondo la nostra opinione, hanno portato sei milioni di persone in Europa nelle camere a gas".

"Usando un’espressione biblica, è come se ci fossero stati offerti trenta denari per vendere il nostro futuro – ha fatto eco il capo negoziatore di Tuvalu, Ian Fry – Il nostro futuro non è in vendita". Duro anche il commento della delegata venezuelana Claudia Salerno Caldera, mentre il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso non ha nascosto la sua "delusione per la natura non vincolante" dell’intesa raggiunta ieri sera.

Delusi gli ambientalisti. "L’accordo di Copenaghen non è minimamente giusto, ambizioso e vincolante, dunque il lavoro dei capi di Stato non è ancora finito. Oggi i leader hanno fallito nel salvare il Pianeta da cambiamenti climatici catastrofici. Con l’attuale testo il mondo andrà incontro a un aumento di +3°C che mina l’esistenza stessa della nostra civiltà", dice il direttore esecutivo di Greenpeace. Sulla stessa linea il Wwf: "I negoziati sul clima di Copenaghen sono stati a un passo dal fallimento totale e comunque hanno rappresentato una notevole delusione rispetto alle aspettative". Per Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, "è stata persa un’occasione storica".

Perché sia adottato come accordo ufficiale delle Nazioni Unite, il testo deve essere approvato da tutti i 192 Paesi presenti a Copenaghen.

 

Clima, c’è l’accordo a Copenaghen. Usa: "Passo avanti significativo"

ultimo aggiornamento: 18 dicembre, ore 22:24

Copenaghen – (Adnkronos/Ign) – Arrivato in extremis un accordo tra Usa, Cina, India e Sudafrica. C’è il limite di 2 gradi all’innalzamento delle temperatura. Il presidente americano: "Il tempo delle parole è scaduto". Poi il faccia a faccia con il premier cinese Wen. Brasile, India ed Ecuador: ”Ci state ignorando”. Annuncio choc di Pechino: "Costruiremo dieci centrali all’anno". Due attivisti di Greenpeace si intrufolano alla cena di gala

Copenaghen, 18 dic. (Adnkronos/Ign) – L’accordo è arrivato in serata. Un’intesa in extremis tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma che lascia insoddisfatti molti Paesi. Al termine di una giornata convulsa, una fonte della delegazione americana ha reso noto che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha trovato un’intesa con il premier cinese Wen Jabao, il primo ministro indiano Manmohan Sing e il leader sudafricano Jacob Zuma che riguarda il limite di due gradi centigradi da porre all’innalzamento della temperatura, e un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni. Lo stesso funzionario americano ammette che l’intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di "un primo capitolo importante": nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è "uno storico passo" su cui costruire in seguito.

"Il tempo delle parole è scaduto. Non c’è tempo da perdere", aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca nel suo discorso. Un intervento molto atteso, considerato decisivo per l’esito del summit. Obama infatti, ha sottolineato che in materia di misure per ridurre gli effetti dell’inquinamento, dopo anni di disimpegno, "gli Stati Uniti hanno fatto la loro scelta" e ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra "indipendentemente da ciò che accade a Copenaghen".

L’intesa arriva dopo un’intensa giornata, cominciata con l’intervento del presidente Usa Barak Obama e proseguita con i vertici bilaterali con Cina, Russia e Paesi dell’Unione Europea e con una riunione ristretta dei leader. Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l’espressione "accordo di Copenaghen" e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell’80% per i Paesi industrializzati.

"Concordiamo – si legge nella bozza di cui Aki – Adnkronos International ha ottenuto una copia – che, secondo la scienza e secondo il quarto rapporto di valutazione dell’Ipcc, sono necessari profondi tagli nelle emissioni globali, in vista di una riduzione delle emissioni globali del 50% nel 2050 rispetto ai livelli del 1990".

Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), "si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell’80% entro il 2050". Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020. Nel testo si indica, inoltre, l’obiettivo di "mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi". Si tratta di una decisione che va oltre quella di "non eccedere i due gradi", come già previsto al G8 dell’Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.

Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso "l’impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012". Inoltre, "nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell’applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo".

Nella bozza si esorta "a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016". Tale revisione "includerebbe la valutazione del rafforzamento dell’obiettivo di lungo termine di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi". Nel documento si parla, inoltre, di un "Copenhagen Climate Fund", che sarà "un’entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione". Prevista, infine, la creazione di un "Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo".

 

 (la foto è di Fiorella Sanna)

 

ROMA – Un accordo ‘globale’ sul taglio delle emissioni di gas serra per superare, dal 2012 in poi, il Protocollo di Kyoto (l’accordo secondo cui ogni Paese firmatario deve ridurre le proprie emissioni di una certa quota rispetto ai valori del 1990) e giungere a un Piano condiviso sul clima specialmente nel campo del trasferimento e della diffusione delle migliori tecnologie in grado di contenere il riscaldamento globale. E’ questo lo spirito della quindicesima Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, la Cop 15, dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. La Conferenza e’ organizzata nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations framework convention on climate change, l’Unfccc).

Ecco la Cop15 nel dettaglio:

1) QUESTIONI SUL TAPPETO:

  • negoziati sulla riduzione della quota di CO2 dei singoli Paesi
  • contributo dei Paesi in Via di sviluppo, al ruolo delle tecnologie (per la cattura e lo stoccaggio della CO2)
  • cooperazione internazionale grazie a investimenti pubblici.

2) 2009 ANNO CRUCIALE – LE TAPPE: In particolare, due le tappe fondamentali nel 2009 (dichiarato anno del clima): la prima è quella del G8 a L’Aquila dove, in un documento, si è stabilito l’impegno a mantenere entro i due gradi l’aumento della temperatura media globale, mentre la seconda occasione, in sede di Assemblea generale dell’Onu il 22 settembre scorso e incentrata dal presidente Usa Barack Obama proprio sul clima, ha accesso i riflettori sulle responsabilità di ognuno verso le future generazioni.

 

3) NEGOZIATI: I negoziati sulla riduzione della quota di emissioni di CO2 (anidride carbonica) non hanno condotto ai risultati sperati. Il problema principale è legato all’incidenza che la riduzione di CO2 avrebbe per le economie emergenti (in particolare per Cina, Brasile, Sud Africa, Messico, e Corea del Sud) che, oltre a ritenersi le nazioni meno colpevoli della febbre del Pianeta, non vogliono bloccare lo sviluppo attualmente in corso. Una soluzione proposta, che non piace ai Paesi industrializzati, potrebbe essere quella del taglio di CO2 pro-capite, e cioè in rapporto alla popolazione: cosa che peserebbe maggiormente sugli Usa e poco sulla Cina, entrambe tra i maggiori emettitori a livello mondiale (e non vincolati al Protocollo di Kyoto). I nodi però potrebbero sciogliersi attraverso accordi bilaterali

4) OBIETTIVI DICHIARATI: Obiettivi dichiarati di riduzione delle emissioni, per il momento solo sulla carta, parlano di un taglio, in un’ottica a lungo termine, dell’80% al 2050, ovviamente con una distribuzione di quote in base al volume di CO2 prodotta

5) TECNOLOGIE: Per quanto riguarda le migliori tecnologie già disponibili e la cooperazione, sono ritenute, in un certo senso, due facce della stessa medaglia: si tratta, infatti, di permetterne la massima diffusione possibile e di facilitarne il trasferimento nei luoghi che ne sono privi, portando avanti investimenti per promuoverla. Tra le idee di cui si parla con maggiore insistenza per ridurre le emissioni, c’è anche lo sviluppo di ‘nuove tecnologie’ basate sulla cattura e lo stoccaggio della CO2 da applicare non soltanto in campo industriale. Nell’ambito delle azioni da adottare per contenere le emissioni di CO2, viene poi inserita la lotta alla deforestazione, con particolare riguardo alla foresta Amazzonica

6) STOP A EMISSIONI: La preoccupazione maggiore per ‘il Pianeta che suda’ si chiama mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. L’aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari sono gli scenari descritti dagli scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che l’Onu ha chiamato per delineare le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’umanità (l’ultima riunione in vista del prossimo rapporto si è tenuta a Venezia), già visibili nella maggior frequenza con cui accadono catastrofi naturali e eventi estremi. Esposti al rischio diretto di siccità, fame, carestie, e malattie ci sono quasi un miliardo di persone per colpa dei cambiamenti climatici. Le zone piu’ sensibili del Pianeta sono l’Africa sub-sahariana e il nord Africa, il Medio Oriente, il circolo polare Artico e l’Antartide, e tutti gli ecosistemi fragili delle fasce tropicali

7) PIANO POLITICO: Per questo, la Conferenza di Copenaghen potrebbe concentrarsi, oltre che sul taglio delle emissioni, sulla predisposizione di un Piano più politico e meno tecnico del previsto in cui si pensi alle opzioni giuste per la vita della Terra.

ROMA – Un accordo ‘globale’ sul taglio delle emissioni di gas serra per superare, dal 2012 in poi, il Protocollo di Kyoto (l’accordo secondo cui ogni Paese firmatario deve ridurre le proprie emissioni di una certa quota rispetto ai valori del 1990) e giungere a un Piano condiviso sul clima specialmente nel campo del trasferimento e della diffusione delle migliori tecnologie in grado di contenere il riscaldamento globale. E’ questo lo spirito della quindicesima Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, la Cop 15, dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen. La Conferenza e’ organizzata nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations framework convention on climate change, l’Unfccc).

Ecco la Cop15 nel dettaglio:

1) QUESTIONI SUL TAPPETO:

  • negoziati sulla riduzione della quota di CO2 dei singoli Paesi
  • contributo dei Paesi in Via di sviluppo, al ruolo delle tecnologie (per la cattura e lo stoccaggio della CO2)
  • cooperazione internazionale grazie a investimenti pubblici.

2) 2009 ANNO CRUCIALE – LE TAPPE: In particolare, due le tappe fondamentali nel 2009 (dichiarato anno del clima): la prima è quella del G8 a L’Aquila dove, in un documento, si è stabilito l’impegno a mantenere entro i due gradi l’aumento della temperatura media globale, mentre la seconda occasione, in sede di Assemblea generale dell’Onu il 22 settembre scorso e incentrata dal presidente Usa Barack Obama proprio sul clima, ha accesso i riflettori sulle responsabilità di ognuno verso le future generazioni.

 

3) NEGOZIATI: I negoziati sulla riduzione della quota di emissioni di CO2 (anidride carbonica) non hanno condotto ai risultati sperati. Il problema principale è legato all’incidenza che la riduzione di CO2 avrebbe per le economie emergenti (in particolare per Cina, Brasile, Sud Africa, Messico, e Corea del Sud) che, oltre a ritenersi le nazioni meno colpevoli della febbre del Pianeta, non vogliono bloccare lo sviluppo attualmente in corso. Una soluzione proposta, che non piace ai Paesi industrializzati, potrebbe essere quella del taglio di CO2 pro-capite, e cioè in rapporto alla popolazione: cosa che peserebbe maggiormente sugli Usa e poco sulla Cina, entrambe tra i maggiori emettitori a livello mondiale (e non vincolati al Protocollo di Kyoto). I nodi però potrebbero sciogliersi attraverso accordi bilaterali

4) OBIETTIVI DICHIARATI: Obiettivi dichiarati di riduzione delle emissioni, per il momento solo sulla carta, parlano di un taglio, in un’ottica a lungo termine, dell’80% al 2050, ovviamente con una distribuzione di quote in base al volume di CO2 prodotta

5) TECNOLOGIE: Per quanto riguarda le migliori tecnologie già disponibili e la cooperazione, sono ritenute, in un certo senso, due facce della stessa medaglia: si tratta, infatti, di permetterne la massima diffusione possibile e di facilitarne il trasferimento nei luoghi che ne sono privi, portando avanti investimenti per promuoverla. Tra le idee di cui si parla con maggiore insistenza per ridurre le emissioni, c’è anche lo sviluppo di ‘nuove tecnologie’ basate sulla cattura e lo stoccaggio della CO2 da applicare non soltanto in campo industriale. Nell’ambito delle azioni da adottare per contenere le emissioni di CO2, viene poi inserita la lotta alla deforestazione, con particolare riguardo alla foresta Amazzonica

6) STOP A EMISSIONI: La preoccupazione maggiore per ‘il Pianeta che suda’ si chiama mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. L’aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari sono gli scenari descritti dagli scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che l’Onu ha chiamato per delineare le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’umanità (l’ultima riunione in vista del prossimo rapporto si è tenuta a Venezia), già visibili nella maggior frequenza con cui accadono catastrofi naturali e eventi estremi. Esposti al rischio diretto di siccità, fame, carestie, e malattie ci sono quasi un miliardo di persone per colpa dei cambiamenti climatici. Le zone piu’ sensibili del Pianeta sono l’Africa sub-sahariana e il nord Africa, il Medio Oriente, il circolo polare Artico e l’Antartide, e tutti gli ecosistemi fragili delle fasce tropicali

7) PIANO POLITICO: Per questo, la Conferenza di Copenaghen potrebbe concentrarsi, oltre che sul taglio delle emissioni, sulla predisposizione di un Piano più politico e meno tecnico del previsto in cui si pensi alle opzioni giuste per la vita della Terra.

 

  1. 21 Dicembre 2009 a 11:54 | #1

    Io, invece, evidenzierei l’ennesima dimostrazione di affetto del governo dell’amore nei confronti di noi tutti (

    http://www.unita.it/news/92790/litalia

    _punta_tutto_sul_carbone_

    presto_il_via_a_saline_joniche).

  2. pieffe
    19 Dicembre 2009 a 20:42 | #2

    la conferenza sul clima è stata una delusione totale e chissà se avremo un’altra occasione.

  3. 19 Dicembre 2009 a 19:53 | #3

    è stato un mezzo fallimento, le cui conseguenze nel prossimo futuro non saranno poche. Cliccando sul nome, potete leggere lo speciale A.N.S.A. sull’argomento.

I commenti sono chiusi.