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Il ristorante sulla spiaggia, a Pula.

 

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico ha inoltrato un esposto alle pubbliche amministrazioni competenti (tra le quali l’Assessorato regionale all’Urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari, il Sindaco di Pula ed il Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale) relativamente alla struttura immobiliare realizzata presso la spiaggia di Nora – Su Guventeddu, adibita ad attività di ristorazione (ristorante La Torre). Dalle numerose segnalazioni pervenute all’associazione, e dalla documentazione fotografica ricevuta, la costruzione sembrerebbe insistere sull’area rientrante nel demanio marittino (ricordiamo che l’occupazione abusiva di uno spazio appartenente al demanio marittimo costituisce reato, ai sensi del codice della navigazione) tutelata con specifico vincolo paesaggistico (ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e con vincolo di conservazione integrale (ai sensi della legge regionale n. 23 del 1993).

 

 

L’associazione Gruppo d’Intervento Giuridico auspica un intervento in tempi brevi da parte delle pubbliche amministrazioni interessate, volto alla verifica della legittimità dell’opera, posto che il rispetto dei beni pubblici e la loro libera fruizione da parte dell’intera collettività è segno di civiltà da parte di tutti i cittadini, oltre a costituire un obbligo di legge che i pubblici amministratori hanno il dovere di far rispettare, e le spiagge sarde, per ora, sono pubbliche e appartengono allo Stato, cioè a tutti noi.

                                                       Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

 

(foto per conto GrIG)

 

  1. Claudia
    14 Novembre 2010 a 22:14 | #1

    @luca Luca, nella stessa zona ci sono anche altri ristoranti con una meravigliosa vista sul mare, e con un’ottima cucina però, mi fa un po’ pena chi pensa che un pezzo di spiaggia possa essere barattato con un piatto di spaghetti. Insomma, ogni tanto, sarebbe bello ragionare anche con un po’ di cervello e un briciolo di anima oltre che con la pancia.

  2. 14 Novembre 2010 a 20:09 | #2

    @luca : non dà “fastidio”, caro Luca. La cosa rilevante è se è autorizzato o meno l’ampliamento, visto che sorge a due passi dal mare e la spiaggia è demanio marittimo, cioè di tutti.

  3. luca
    14 Novembre 2010 a 11:02 | #3

    Penso, e ne sono veramente convinto, che un opera di questo genere ( un ristorante sul mare a pochi metri dal mare) possa dare veramente tanto fastidio, a chi non lo può fare o a chi non ha i soldi per andarci a mangiare.

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  4. gruppodinterventogiuridico
    16 Gennaio 2010 a 19:05 | #4

    da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2010

    Pula. Le associazioni ambientaliste contestano un ristorante. «La Torre» ingombrante. L’esposto: è stato costruito su un’area demaniale. (Luciano Onnis)

    PULA. C’è un ristorante sulla spiaggia di Su Guventeddu che desta più di un sospetto sulla regolarità della sua ubicazione. A sollevarli sono le associazioni Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra, per loro «La Torre» rientra nell’area del demanio marittimo e dunque non tutto va bene. Per questo i due gruppi hanno inoltrato un esposto all’assessorato regionale all’Urbanistica, alla Soprintendenza per i beni ambientali, al sindaco di Pula e al Corpo forestale e vigilanza ambientale, perchè «siano avviati gli opportuni accertamenti finalizzati a verificare per la struttura immobiliare l’esistenza delle prescritte autorizzazioni e concessioni edilizie». Insomma, «La Torre» è attaccata alla spiaggia e troppo vicina alla battigia per non suscitare qualche perplessità, ovviamente legittima ma tutta da verificare. Al Gruppo di intervento giuridico e agli Amici della terra – è scritto in un comunicato – sono arrivate numerose segnalazioni sulla dislocazione del ristorante «La Torre» e in base alla documentazione fotografica ricevuta è sorto il fortissimo dubbio che occupi l’area demaniale. «Ricordiamo che l’occupazione abusiva di uno spazio appartenente al demanio marittimo costituisce reato – sostiene Stefano Deliperi, portavoce degli ecologisti -, sono aree con specifico vincolo paesaggistico e di conservazione integrale». Le due associazioni ambientaliste auspicano adesso un intervento in tempi brevi da parte delle amministrazioni competenti, «volto alla verifica della legittimità dell’opera, posto che il rispetto dei beni pubblici e la loro libera fruizione da parte dell’intera collettività è segno di civiltà da parte di tutti i cittadini, oltre a costituire un obbligo di legge che i pubblici amministratori hanno il dovere di far rispettare». E le spiagge sarde, per ora, sono pubbliche e appartengono a tutti.

  5. m.f.
    14 Gennaio 2010 a 0:12 | #5

    è sulla sabbia! come hanno fatto a non vederlo quando l’ha realizzato??

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