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L’Anfiteatro romano di Cagliari, proprio carne di porco.

 

Un’altra bella finestra su come vanno le cose nella capitale del Mediterraneo. Forse adesso qualche cagliaritano in più si chiederà per quale curioso motivo l’Amministrazione comunale di Cagliari faccia di tutto per mantenere la legnaia abusiva che ammorba da fin troppi anni l’Anfiteatro romano di Cagliari, il più importante monumento romano della Sardegna.   A beneficio e lucro di soggetti privati, con ingenti spese di denaro pubblico.         

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, preso atto della volontà comunale di non procedere al ripristino dello stato culturale e monumentale dell’Anfiteatro romano,  procedono in questi giorni ad inoltrare una specifica richiesta di rimozione coattiva della legnaia abusiva al Ministero dei beni ed attività culturali ed al Servizio di Governo del territorio e tutela paesaggistica di Cagliari e un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari per accertare eventuali violazioni delle normative di tutela paesaggistica e culturale ed omissioni di atti d’ufficio, con richiesta di sequestro penale cautelativo.

Per il resto, la Procura della Repubblica se ne sta già occupando.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

                                             

da La Nuova Sardegna, 19 gennaio 2010

Truffa coi contributi alla musica. Tra gli indagati i dirigenti comunali Lai e Soriga. Coinvolti in sei. Fra le accuse la concessione dell’anfiteatro romano senza una gara pubblica. Mauro Lissia

CAGLIARI. L’anfiteatro romano affidato in concessione esclusiva a Sardinia Jazz per la stagione estiva degli spettacoli senza alcuna gara, contributi europei acquisiti per uno scopo e spesi per un altro, denaro pubblico distribuito senza rispettare le procedure: è un terremoto giudiziario quello che sta per scuotere l’amministrazione comunale di Cagliari. La Procura della Repubblica indaga sei persone: la dirigente dell’area servizi al cittadino Ada Lai, il dirigente del servizio cultura e spettacolo Bruno Soriga, la funzionaria Luisa Lallai. Indagati anche i fratelli Massimo e Michele Palmas di Sardinia Jazz-Sardegna Concerti, Maria Gabriella Manca, presidente di Sardegna Concerti e moglie di Massimo Palmas. Le accuse sono pesantissime: per Ada Lai peculato e malversazione, Soriga e la Lallai dovrebbero rispondere di abuso d’ufficio, peculato e truffa. Speculari le accuse riferite a Massimo Palmas, alla moglie e al fratello: abuso d’ufficio, peculato, truffa e malversazione.  I fatti al centro dell’inchiesta giudiziaria avviata dal pm Daniele Caria e portata avanti dal collega Marco Cocco vanno dal 2004 ad oggi. Punto di partenza è la concessione dell’anfiteatro romano, passato senza gara pubblica – qui starebbe l’abuso d’ufficio – con una sequenza di convenzioni stipulate nel 2005, 2006 e 2007 dalla Fondazione teatro lirico alla cooperativa Sardinia Jazz, che poi l’ha girato in gestione gratuita ed esclusiva a Sardegna Concerti. Stando alla ricostruzione della Procura la famiglia Palmas, grazie a un rapporto privilegiato con gli uffici comunali con la connivenza di Soriga, non avrebbe pagato canoni, spese di gestione, utenze elettriche e idriche. Non solo: chiunque volesse chiedere in uso lo spazio doveva e deve ancor’oggi rivolgersi a Sardegna Concerti anzichè al Comune. Ma la Procura contesta agli indagati una serie di episodi di peculato in alcuni dei quali è coinvolta Ada Lai, designata dal sindaco Emilio Floris a succedergli nel ruolo di capo dell’esecutivo comunale: fra questi l’uso, per il pm Cocco illegale, di fondi Por per 700 mila euro ottenuti dalla Regione per attrezzature tecniche – palco per la musica, impianti, luci, proiettori, gazebo – che il Comune ha poi acquistato senza alcuna procedura ad evidenza pubblica da fornitori indicati dai fratelli Palmas. Attrezzature poi utilizzate per scopi diversi da quelli stabiliti e anche in numerosi luoghi e occasioni diversi, tra cui il festival internazionale del jazz all’anfiteatro Maria Pia di Alghero, nell’estate 2007, e alla Settimana Santa con Fiorello. Soriga e la Lai – secondo la Procura – avrebbero consentito a Sardegna Concerti di usare a proprio piacimento e a proprio vantaggio i beni comprati con fondi pubblici e destinati agli spettacoli allestiti per conto del comune di Cagliari. Sempre loro insieme alla Lallai avrebbero avvallato spese e operazioni varie compiute da Sardegna Concerti aggirando delibere e norme.  Ma non è finita. Nella sterminata sequenza di episodi elencata dal pm Cocco compaiono somme di denaro concesse a Sardegna Concerti per contribuire a una manifestazione musicale e destinati ad altro, con dichiarazioni false, rendiconti aggiustati, fatture emesse per spese mai sostenute o sostenute in occasioni diverse. Fra i vari episodi di truffa contestati alla famiglia Palmas anche un rendiconto da 9200 euro alla società ‘Agidi srl’ per lo spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo del 6 settembre 2007: le spese indicate non sarebbero state in realtà sostenute. Il pm Cocco ha fissato per il 19 febbraio l’interrogatorio di Luisa Lallai.

     

da Il Sardegna, 19 gennaio 2010

L’Anfiteatro a Sardegna Concerti. Lai e Soriga sono sotto inchiesta. Comune. Si estende l’indagine su Massimo Palmas: dirigenti sospettati di aver favorito il patron del jazz . Per loro l’ipotesi di reato è di abuso d’ufficio e malversazione. A febbraio gli interrogatori.  Elena Laudante

Jazz e fiumi di denari, concerti, rimborsi, palcoscenici preziosi affidati grazie a rapporti privilegiati – si ipotizza – e non alla pubblica selezione. Non suonerà certo come musica alle orecchie dei vertici dell’amministrazione comunale l’invito della Procura, che ha comunicato alla superdirigente Ada Lai e al responsabile comunale degli spettacoli, Bruno Soriga, il loro coinvolgimento nell’inchiesta su Sardegna Jazz. Massimo e Michele Palmas (i fratelli storici organizzatori di eventi jazz, difesi dall’avvocato Michele Schirò) erano già indagati per malversazione e truffa allo Stato nell’erogazione dei contributi pubblici. Avrebbero utilizzato le attrezzature finanziate con soldi pubblici per concerti non contemplati nel Programma operativo regionale, che aveva permesso loro di ottenere fino a 450mila euro di contributi. Ma la novità è il coinvolgimento dei dirigenti Lai (difesa da Mariano Delogu), Soriga (assistito dal professor Luigi Concas) entrambi indagati per abuso d’ufficio e concorso in malversazione, oltre al funzionario dell’Ufficio programmazione attività culturali, Luisa Lallai (concorso in malversazione). L’inchiesta del pm Marco Cocco punta a chiarire come mai la gestione dell’area concertistica più bella della città, l’Anfiteatro, non sia mai stata messa al bando. E come mai al contrario, nel periodo 2005-2007, sia stato affidato direttamente a Sardegna Concerti di Maria Gabriella Manca (moglie di Palmas) con una determina a firma del dirigente Soriga, responsabile del servizio Sport, Turismo e Attività produttive. L’affidamento era avvenuto attraverso una convenzione che vedeva coinvolta anche la Fondazione Teatro Lirico, per l’organizzazione di spettacoli sia diretta – da parte di Palmas dunque – sia di terzi. Di queste accuse gli indagati saranno chiamati a rispondere negli interrogatori che il pm Cocco ha chiesto a Soriga e Lai. La superdirigente dell’Area servizi al cittadino è convocata per il 15 febbraio, il collega per il 19. La Lai è sospettata dalla procura di aver avallato un utilizzo sbagliato dei fondi ottenuti da Sardegna Concerti, che avrebbe destinato le attrezzature per l’organizzazione di eventi, finanziate con fondi Por Sardegna, ad altri eventi diversi da Jazz in Sardegna del 2005, la manifestazione per la quale erano stati erogati. A Soriga è contestato anche di non aver preteso la restituzione di contributi non spesi in una manifestazione e altresì di non aver escluso poi Sardegna Concessi da dalle successive erogazioni. 

I dati. Le attrezzature. 

La prima tranche dell’inchiesta nasce sull’utilizzo delle attrezzature per i concerti, pagate con i fondi del Por Sardegna.

Lo spazio musicale.

Ora la procura vuole capire se qualcuno possa aver agevolato Sardegna Concerti nell’utilizzo degli spazi per gli eventi musicali.

 

da L’Unione Sarda, 19 gennaio 2010

Concerti all’Anfiteatro, sei indagati. Oltre ai responsabili di Sardegna concerti, sotto inchiesta Ada Lai, Bruno Soriga e Luisa Lallai.  Maria Francesca Chiappe

Sei inviti a comparire, sei indagati per malversazione e abuso d’ufficio. L’inchiesta sull’attività di “Sardegna concerti” all’anfiteatro romano deflagra due anni e tre mesi dopo il sequestro dei documenti nella sede della società, in via Sulis, e negli uffici comunali di viale San Vincenzo. Accanto a Michele e Massimo Palmas e alla moglie di quest’ultimo Maria Gabriella Manca sono finiti nel mirino della Procura tre alti funzionari comunali: Ada Lai, Bruno Soriga e Luisa Lallai. Dovranno presentarsi tutti davanti agli investigatori della polizia tributaria della Finanza che ieri hanno notificato gli avvisi a comparire. Otto pagine fitte di contestazioni che ruotano attorno alla gestione dell’anfiteatro per i concerti estivi negli anni 2005, 2006 e 2007: la gestione dell’anfiteatro è stata concessa in esclusiva senza una gara pubblica; le attrezzature acquistate con un finanziamento europeo per il festival jazz sono state destinate ad altre manifestazioni; alcune fatture rimborsate ai Palmas non erano dovute. Il ruolo dei funzionari comunali è legato alla firma delle autorizzazioni, alla liquidazione di fatture, ai finanziamenti, all’avallo per l’utilizzo delle attrezzature (palco, luci, mix) in altre manifestazioni musicali. La notizia del coinvolgimento dei funzionari comunali insieme ai Palmas è di quelle che fanno rumore in città. Ada Lai ha subito informato l’avvocato Mariano Delogu dell’invito a comparire per il 15 gennaio, Soriga (convocato negli uffici della Finanza per il 19 febbraio) e la Lallai si sono rivolti al professor Luigi Concas, i Palmas hanno confermato l’avvocato Michele Schirò. Il reato principale attorno al quale ruota l’intera inchiesta è la malversazione, ossia l’utilizzo da parte di un soggetto diverso da un pubblico ufficiale di erogazioni pubbliche a fini differenti da quelli per cui erano state stanziate. L’accusa si riferisce ai 715mila euro con cui nel 2005 il Comune, attraverso un finanziamento Por (i programmi operativi regionali), ha comprato una serie di attrezzature date poi in affidamento all’associazione cagliaritana dei Palmas: quelle attrezzature erano destinate esclusivamente al Festival internazionale Jazz in Sardegna, invece sono state utilizzate anche per altre manifestazioni. L’inchiesta è partita in seguito a un esposto in cui si sottolineava da un lato la violazione del contratto stipulato tra Sardegna concerti e Comune, dall’altro l’uso illecito dei fondi Por.

 

(foto da www.lanuovasardegna.it, cartolina d’epoca, S.D., archivio GrIG)

  1. 16 Settembre 2010 a 14:22 | #1

    da La Nuova Sardegna, 16 settembre 2010
    Contestata dal pm Daniele Caria la concessione senza gara dell’anfiteatro romano a Sardinia Jazz e un giro di fatturazioni sospette. Contributi allo spettacolo: inchiesta chiusa.
    Accuse confermate per i fratelli Palmas e Soriga, scagionata la dirigente comunale Ada Lai. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Va in archivio la posizione di Ada Lai, la dirigente comunale finita sotto procedimento penale insieme ad altre cinque persone per la vicenda dell’anfiteatro concesso senza gara e dei contributi facili allo spettacolo. Chiusa l’inchiesta giudiziaria, il pm Daniele Caria chiederà invece il rinvio a giudizio per gli altri cinque indagati con accuse che vanno dalla truffa al peculato.
    Sono l’ex dirigente del servizio cultura e spettacolo Bruno Soriga, la funzionaria Luisa Lallai, i fratelli Massimo e Michele Palmas di Sardinia Jazz-Sardegna Concerti, Maria Gabriella Manca, presidente di Sardegna Concerti. I fatti al centro dell’inchiesta giudiziaria vanno dal 2004 ad oggi: punto di partenza è la concessione dell’anfiteatro romano, passato senza gara pubblica – qui si sarebbe verificato un abuso d’ufficio – con una sequenza di convenzioni stipulate nel 2005, 2006 e 2007 dalla Fondazione teatro lirico alla cooperativa Sardinia Jazz, che poi l’ha girato in gestione gratuita ed esclusiva a Sardegna Concerti. Stando alla ricostruzione della Procura la famiglia Palmas, grazie a un rapporto privilegiato con gli uffici comunali e con la connivenza di Soriga, non avrebbe pagato canoni, spese di gestione, utenze elettriche e idriche. Non solo: chiunque volesse chiedere in uso lo spazio doveva e deve ancor’oggi rivolgersi a Sardegna Concerti anzichè al Comune.
    Ma la Procura contesta ad alcuni degli indagati anche una serie di episodi di peculato: fra questi l’uso illegale, di fondi Por per 700 mila euro ottenuti dalla Regione per attrezzature tecniche – palco per la musica, impianti, luci, proiettori, gazebo – che il Comune ha poi acquistato senza alcuna procedura ad evidenza pubblica da fornitori indicati dai fratelli Palmas. Attrezzature poi utilizzate per scopi diversi da quelli stabiliti e anche in numerosi luoghi e occasioni diversi, tra cui il festival internazionale del jazz all’anfiteatro Maria Pia di Alghero, nell’estate 2007, e alla Settimana Santa con Fiorello. Soriga – secondo la Procura – avrebbe consentito a Sardegna Concerti di usare a proprio piacimento e a proprio vantaggio i beni comprati con fondi pubblici e destinati agli spettacoli allestiti per conto del comune di Cagliari. Sempre lui insieme alla Lallai avrebbe avvallato spese e operazioni varie compiute da Sardegna Concerti aggirando delibere e norme. Nell’inchiesta compaiono poi somme di denaro concesse a Sardegna Concerti per contribuire a una manifestazione musicale e destinati ad altro, con dichiarazioni false, rendiconti aggiustati, fatture emesse per spese mai sostenute o sostenute in occasioni diverse.
    Agli atti alcuni episodi che saranno oggetto del processo. il 14 novembre 2006 Massimo Palmas, rappresentante legale di Sardinia Jazz e concessionario dell’anfiteatro romano, presenta al comune il rendiconto del Festival internazionale del jazz, che si è appena concluso. Per realizzare la rassegna musicale Palmas ha ricevuto dall’amministrazione Floris un contributo di 25 mila euro. Fra le pezze giustificative finisce la fattura numero 48 che in realtà riguardava un acconto spese per la coproduzione nei confronti dell’associazione Rocce Rosse & Blues. Nell’atto conclusivo dell’inchiesta – dove alcuni dei capi d’imputazione son stati modificati – emerge l’anomalia dei rapporti fra le società che fanno capo alla famiglia Palmas – Sardinia Jazz e Sardegna Concerti – e l’amministrazione comunale: da una parte i dirigenti, con la funzionaria Lallai, sembrano fare di tutto per agevolare l’attività degli imprenditori privati: gli affidano senza gara l’anfiteatro, non si preoccupano di esigere canoni, bollette per i consumi, neppure sottoscrivono la polizza fidejussioria da 60 mila euro prevista nella convenzione. Dall’altra non controllano l’attendibilità dei rendiconti.
    Tutti gli indagati hanno depositato memorie difensive respingendo con forza ogni accusa e documentando la regolarità dei propri atti. Prossimo passaggio dell’inchiesta, scaduti i termini di garanzia, sarà la richiesta di rinvio a giudizio.

  2. 4 Maggio 2010 a 15:00 | #2

    da La Nuova Sardegna, 3 maggio 2010
    Anfiteatro: «Intervenga la Regione». Sul monumento degradato dalle tribune di legno del Comune si potrebbe intervenire e poi rivalersi per le spese sulla municipalità. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. «Visto il carattere di temporaneità e amovibilità dell’intervento»: è la frase chiave di tutte le autorizzazioni rilasciate dagli enti di tutela archeologica e paesaggista sulle tribune di legno con le quali nel 2000 il comune di Cagliari ha seppellito l’anfiteatro romano. Una frase smentita ogni anno, fino a oggi. L’insipienza iniziale delle istituzioni, mantenuta nel corso del tempo, sembra aver rafforzato l’intenzione non più occulta del Comune di non smontare la legnaia: quest’anno non ha neppure tolto il palco, fatica minima, l’unica garantita alla fine delle stagioni degli spettacoli estivi. Nel luglio 2009 un gruppo di consiglieri regionali, Claudia Zuncheddu in testa, hanno riverdito la protesta di chi per anni ha gridato allo scandalo per la sepoltura di un monumento conosciuto fra gli studiosi. I consiglieri attraverso un’interrogazione si sono rivolti al presidente della giunta regionale, all’assessore agli enti locali e all’assessore alla pubblica istruzione per sapere se la Regione intenda far valere almeno un proprio decreto che risale al 2004 col quale il direttore generale della pianificazione urbanistica comunale disponeva «con ordinanza ai trasgressori (il Comune) la rimozione delle opere non autorizzate esistenti ed il ripristino ambientale delle aree interessate, nonché provvedono all’esecuzione coattiva delle ordinanze di rimozione e ripristino ambientale relative a opere non autorizzate, qualora non eseguite da parte dei trasgressori». E’ noto: le costruzioni abusive possono essere demolite dalle ruspe della Regione che poi si rivale sul Comune per fargli pagare le spese. Anche questa poteva essere una soluzione per liberare l’anfiteatro romano di Cagliari, ma neppure questa è stata praticata. Chiunque può vedere che il monumento, nell’isola l’unico di epoca romano-imperiale giunto fino al nostro tempo, è scomparso sotto le tribune utilizzate due mesi l’anno. Nell’ottobre del 2000 la soprintendenza ai beni archeologici scrisse al Comune perché togliesse le tribune, il Comune svelò le sue vere intenzioni: anziché obbedire come si era impegnato a fare, fece ricorso al Tar. Il ricorso finì nel nulla, ma le tribune sono sempre lì. Ora la musica è cambiata: la soprintendenza ha denunciato la degradazione della roccia causa tribune, il Comune bandirà un concorso di idee perché spettacoli e archeologia convivano.

  3. 30 Aprile 2010 a 15:08 | #3

    Maria Antonietta Mongiu è stata, fino al febbraio 2009, Assessore regionale alla cultura: che cosa ha fatto concretamente per rimuovere la “legnaia” che ammorba l’Anfiteatro romano di Cagliari?!?

    da La Nuova Sardegna, 30 aprile 2010
    Anfiteatro di legno “sfascio degno di Attila”. Il Comune corregge 10 anni di polemiche con un concorso di idee. Mongiu: «Furono anche bugiardi perché dicevano che ogni anno avrebbero smontato le tribune». (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. I tecnici del Comune lavorano al bando per un concorso di idee sull’anfiteatro romano con lo scopo dichiarato di far convivere l’importante monumento archeologico e gli spettacoli estivi. L’unico modo, forse, perché il Comune rimedi alla sua pesante responsabilità: quelle di aver brutalizzato un anfiteatro conosciuto fra gli studiosi perché è quasi l’unico in Europa a essere metà scavato nella roccia e metà costruito. Una rarità nel mondo antico, l’unico manufatto di epoca imperiale sopravvissuto in Sardegna. Riusato in mille modi (abitazione, cava, terreno di risulta da cui portar via pietre perfette per costruire palazzi, ‘scala’ per risalire da Palabanda a Castello), nel corso del Novecento fu destinato agli spettacoli lirici. L’architetto Malgarise 30 anni fa progettò un gioiellino di teatro da allestire accanto al grande monumento, lasciandone intatta una delle sue caratteristiche più impressionanti: l’effetto paesaggistico. Il progetto Malgarise presentava un problema: l’accesso poteva essere difficoltoso e si voleva chiedere alla facoltà di Giurisprudenza la cessione di una fetta di terreno. Oggi si va verso il concorso di idee, ma, a bando ancora non finito, c’è già un dubbio: com’è che non ci sta lavorando anche la soprintendenza? L’intenzione di tutelare il monumento, finalmente, è chiara e forte: il soprintendente Marco Minoja ha già denunciato il fatto che il monumento sotto la legnaia si sta degradando e che il Comune quest’anno non ha mantenuto l’impegno di smontare il palco. Le tribune di legno furono installate nel 2000: si bucarono le scalinate antiche per tenere i ponteggi, l’anfiteatro scomparve sotto il legno. Maria Antonietta Mongiu ex assessore regionale alla Cultura ricorda bene quell’anno: ironia del destino, il 2000 è entrato nella letteratura mondiale del restauro e della conservazione dei beni monumentali perché, proprio a Cagliari, si fece un convegno internazionale dove si scrisse la versione definitiva della Carta europea del restauro, «tutto questo – dice – mentre facevano questo sfascio. Per il convegno venne Alessandra Melucco Vaccaro, direttrice dell’Istituto centrale del restauro, tutti assieme andammo all’anfiteatro: anche a lei, massima autorità italiana della conservazione monumentale, fu vietato l’accesso. Oggi sentiamo certi personaggi indulgere a una sciatteria che non è degna del peggior kitsch, personaggi che andrebbero additati come altrettanti Attila, anche bugiardi: davanti allo scempio dicevano che ogni anno l’avrebbero smontato».

  4. 30 Aprile 2010 a 15:07 | #4

    patetici.

    da Il Sardegna, 29 aprile 2010
    La nuova vita per l’Anfiteatro bando fantasma del Comune. Comune. Annunciata la gara per il concorso d’idee per il rilancio. Poi la retromarcia.

    Anfiteatro, dopo la sparata tocca al rilancio. Forse, con confusione su tempi e annunci. «A giorni sarà pronto il bando sul concorso di idee per il recupero e la valorizzazione dell’arena di viale Fra’ Ignazio», parola di assessore alla Cultura Giorgio Pellegrini. A giorni, diceva: dal proclama, fatto il 17 novembre durante la presentazione della stagione jazzistica, di giorni ne sono passati più di centoquaranta. La rapidità non è la caratteristica principale dell’apparato burocratico. Ma ieri l’attesa sembrava finita, è arrivato il comunicato ufficiale: è disponibile sul sito del Comune il testo del bando dedicato agli esperti del settore. Chi vince disegnerà il futuro dell’Anfiteatro. Ecco, dopo averlo definito «un rudere, dove le gradinate in legno coprono solo un burrone», in 24 ore l’assessore Pellegrini ha deciso di tutelare e far riscoprire a sardi e turisti il tesoro celato sotto la legnaia. E invece no, perché sul portale istituzionale per tutta la mattinata non c’è traccia di gare o concorsi di idee. Nel pomeriggio il mistero è svelato. Con un tempismo senza precedenti il Comune avrebbe deciso di avvertire gli interessati che il bando in questione sarà disponibile a partire dal 27 di maggio, e non di aprile come ci si sarebbe aspettato. Quindi c’è da spettare ancora un mese per sapere cosa il Municipio intende fare per far rinascere l’Anfiteatro. Semplice errore materiale o tentativo di “soffocare” le polemiche innescate con le dichiarazioni rilasciate alla stampa il giorno precedente? Due opzioni. E una certezza: al momento il Comune non ha intenzione di smantellare la legnaia “provvisoriamente” montata per ospitare concerti e spettacoli, dichiarata “abusiva” dal Tar e che, nel corso degli anni, ha danneggiato (con le strutture portanti) anche pietre che stavano lì da migliaia di anni.

  5. 28 Aprile 2010 a 15:06 | #5

    ed ecco un altro che parla per dimostrare che esiste.

    da Il Sardegna, 28 aprile 2010
    “L’Anfiteatro? Solo un rudere e il legno copre un burrone”. Il caso. Frasi choc dell’assessore Pellegrini alla presentazione della stagione musicale. (Roberto Murgia)

    Un rudere, un bel rudere. Ma pur sempre un rudere. Alla presentazione della stagione concertistica estiva l’assessore comunale alla Cultura, Giorgio Pellegrini, ha definito così l’Anfiteatro romano di viale fra’ Ignazio, cioè l’arena che ospiterà gli eventi musicali. Ha detto: «Io sono futurista, non bisogna guardare al passato, e bisogna rendersi conto che l’Anfiteatro romano è un rudere. Un bel rudere, ma pur sempre un rudere. Non dimentichiamo che i cagliaritani lo conoscevano come “Sa scala manna”». Poi, quasi a voler difendere a tutti i costi la funzione di arena dell’anfiteatro: «In fondo le tanto contestate assi in legno che cosa coprono? Solo un burrone». Frasi forti, quanto meno azzardate, tanto che il sindaco Emilio Floris, presente anche lui alla conferenza stampa, un po’ imbarazzato ha ricordato che il tema dell’incontro con la stampa era un altro. Il suo assessore, però, in tutta risposta se n’è uscito con un viva il futurismo finale.
    «Allora pure il Colosseo è un rudere». Il Soprindente per i Beni archeologici, Marco Edoardo Minoja, è sbigottito: «Non ho sentito le parole di Pellegrini con le mie orecchie, ma quello che avrebbe detto taglia la testa a tutti i resti archeologici del mondo». Per Minoja l’approccio di Pellegrini è semplicistico, sbrigativo. In una parola, «sbagliato, perché allora dovremmo considerare rudere qualsiasi bene di grande valore archeologico». Quanto all’anfiteatro romano, «c’è poco da dire – continua il Soprintendente – quelle strutture in legno sono deturpanti per il monumento, visto che hanno già lesionato le antiche strutture sottostanti che nel frattempo si sono deteriorate». Ma per Pellegrini si tratta di un burrone e niente più. Poi c’è l’aspetto della concessione: «Adesso – spiega Marco Minoja – non ho le carte sotto gli occhi, ma mi risulta che la concessione per il mantenimento delle strutture in legno sia scaduta da tempo». Una condotta diversa, quella della nuova Soprintendenza, rispetto a quella tenuta dalla vecchia. Che nel 2006 si era “meritata” una lettera di fuoco sottoscritta da archeologi e intellettuali (tra gli altri, l’accademico dei Lincei, Giovanni Lilliu e l’archeologa, Maria Antonietta Mongiu). C’era scritto: «Non sono stati rispettati gli accordi che prevedevano la rimozione di gradinate in legno e impalcature», le stesse che tutt’ora ricoprono l’Anfiteatro romano. Accordi che prevedevano la rimozione entro il 2004, «ma la Soprintendenza non vigilò». Quattro anni dopo le gradinate in legno sono ancora lì. E l’assessore alla Cultura è contento così.

  6. 16 Febbraio 2010 a 21:27 | #6

    da La Nuova Sardegna, 16 febbraio 2010
    L’indagata Ada Lai non risponde: alla Procura una memoria scritta.
    CAGLIARI. Indagata per due fatti di malversazione nell’inchiesta giudiziaria sulla concessione dell’anfiteatro e sull’uso dei contributi europei per la musica, Ada Lai ha scelto di non presentarsi all’interrogatorio della Guardia di Finanza.
    La dirigente comunale si è limitata a consegnare agli ufficiali delegati dal pm Marco Cocco una memoria difensiva: «Nel documento – spiega il difensore, l’avvocato Mariano Delogu – abbiamo risposto punto per punto ad ogni addebito e siamo certi di aver dimostrato come tutto si sia svolto nella piena legittimità». Il ciclo di interrogatori andrà avanti il 19 col dirigente Bruno Soriga e la funzionaria comunale Luisa Lallai, lunedì prossimo i fratelli Massimo e Michele Palmas.
    I fatti al centro dell’inchiesta giudiziaria avviata dal pm Daniele Caria e portata avanti dal collega Marco Cocco vanno dal 2004 ad oggi. Punto di partenza è la concessione dell’anfiteatro romano, passato senza gara pubblica – qui starebbe l’abuso d’ufficio – con una sequenza di convenzioni stipulate nel 2005, 2006 e 2007 dalla Fondazione teatro lirico alla cooperativa Sardinia Jazz, che poi l’ha girato in gestione gratuita ed esclusiva a Sardegna Concerti. (m.l)

  7. gruppodinterventogiuridico
    21 Gennaio 2010 a 23:11 | #7

    prendiamo atto che per il consigliere Porcelli il rispetto della legge pare sia un optional. Che ci sia o non ci sia a lui sembra interessare poco. Ricordiamo poi il seguente articolo.

    da La Nuova Sardegna, 24 giugno 2000

    Jazz in Sardegna, condannati a quasi 4 anni Palmas e Capriola.

    CAGLIARI Si è concluso con la condanna a 3 anni e 8 mesi per i due principali dirigenti della Associazione culturale “Jazz in Sardegna”, specializzata nel portare nell’isola alcuni fra i nomi più noti del panorama musicale mondiale, il processo davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari. Massimo Palmas e Alessandro Capriola sono stati riconosciuti responsabili di falso in bilancio, false fatturazioni e truffa ai danni della Regione Sardegna. Palmas è stato condannato anche al pagamento di una provvisionale di 100 milioni alla parte civile per il fallimento della cooperativa Mixer. Un altro dei dirigenti di “Jazz in Sardegna”, Salvatore Pirino, è stato condannato a 3 anni.

  8. gruppodinterventogiuridico
    21 Gennaio 2010 a 23:06 | #8

    da Il Sardegna, 21 gennaio 2010

    Una tempesta sull’Anfiteatro «Ma lo show andrà avanti». L’inchiesta. La Procura indaga, Porcelli sereno: «La gente vuole spettacoli, non si interessa di appalti o gare». Pellegrini: occorre un cambio di metodo Depau (Pd): una gestione poco trasparente. (Ennio Neri)

    Dopo anni di affidamento, per l’Anfiteatro potrebbe essere la stagione della gara. Non solo. C’è chi spera che il terremoto che ha scosso il monumento possa far crollare la “legnaia”. L’indagine della Procura sugli spettacoli all’Anfiteatro e sulla sua gestione “allegra”, che coinvolge dirigenti e vertici di Sardegna Concerti, ha scatenato diverse reazioni in Comune. E il dubbio non è più legnaia sì, legnaia no. La questione ora riguarda la gestione. Si farà la gara o si procederà per affidamento diretto come si è fatto fino ad oggi? L’assessore alla Cultura Giorgio Pellegrini ha ammesso che «dati i rischi servirebbe un cambio di metodologia»: quindi da affidamento diretto, si potrebbe arrivare ad una gara per la gestione. «Emergono episodi oscuri con una frequenza sempre più accelerata », accusa il capogruppo Pd Ninni Depau, «sulla gestione arbitraria di beni patrimoniali e su quelli di valore artistico. Penso che ci sia un problema strutturale di incompatibilità tra la trasparenza amministrativa e alcuni dirigenti, supervalutati, ma troppo spesso al centro di episodi di cattiva amministrazione ». «Si tratta di una questione squisitamente amministrativa e non politica», precisa Maurizio Porcelli, presidente della commissione Cultura, «e da non amministrativo non saprei rispondere a domande sulla procedura burocratica. Personalmente ciò che mi interessa», conclude, «è che l’anfiteatro possa ospitare la stagione estiva e soprattutto che possa funzionare. Se la gestione è aggiudicata con gara o trattativa privata ai cittadini interessa poco». Il sindaco Floris, durante il sopralluogo della commissione Cultura all’anfiteatro ha annunciato un’altra stagione di spettacoli e nessuna rimozione della “legnaia”. In attesa di un concorso di idee, da bandire assieme alla Regione, finalizzato a valorizzare l’antica arena romana, assieme all’orto dei cappuccini, l’orto botanico e la villa di Tigellio. Ma c’è chi storce il naso e spera in un finale diverso. «Da anni e in tutte le sedi abbiamo sollevato la questione dell’utilizzo dell’Anfiteatro», attacca Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento giuridico, «destinato, non solo per legge, ma anche per il buon senso, ad una fruizione culturale e turistica e non per fare affari solo per pochi. Su questi aspetti grazie, alla Procura si stanno diradando alcune nebbie. Speriamo che vedano a fondo su tutti gli aspetti».

    La società: siamo puliti.

    «Non abbiamo commesso alcun reato e abbiamo la massima fiducia nell’operato della magistratura. Valutiamo positivamente la decisione della Procura di sottoporci finalmente all’interrogatorio sui fatti che ci vengono contestati e siamo assolutamente certi che la correttezza del nostro operato verrà acclarata già nel corso delle indagini preliminari ». Così attaccano i rappresentanti di Sardegna Concerti Massimo e Michele Palmas e Maria Gabriella Manca, coinvolti assieme ai dirigenti comunali nell’inchiesta sull’uso dell’Anfiteatro. «Il bombardamento mediatico», aggiungono però, «sta già arrecando gravi danni alla nostra attività e abbiamo fondate ragioni per ritenere che qualcuno cercherà di ricavarne un indebito vantaggio. Per questo motivo abbiamo dato incarico ai nostri legali di dare seguito ad ogni azione giudiziaria utile ad identificare gli autori di eventuali fatti calunniosi nei nostri confronti».

  9. gruppodinterventogiuridico
    20 Gennaio 2010 a 22:46 | #9

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2010

    I rendiconti falsi e la complicità del Comune. A metà febbraio gli interrogatori di Ada Lai e Bruno Soriga. Contributi e fatture: dal «Sardinia Jazz» al festival «Rocce Rosse». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Il 14 novembre 2006 Massimo Palmas, rappresentante legale di Sardinia Jazz e concessionario dell’anfiteatro romano, presenta al comune il rendiconto del Festival internazionale del jazz, che si è appena concluso. Per realizzare la rassegna musicale Palmas ha ricevuto dall’amministrazione Floris un contributo di 25 mila euro. Fra le pezze giustificative finisce la fattura numero 48 che in realtà riguardava un acconto spese per la coproduzione nei confronti dell’associazione Rocce Rosse & Blues. E’ uno degli episodi di truffa che la Procura contesta all’imprenditore di spettacoli, indagato insieme al fratello Michele, alla moglie Maria Gabriella Manca, ai dirigenti comunali Ada Lai e Bruno Soriga e alla funzionaria Luisa Lallai con accuse legate alla concessione dello spazio monumentale di viale Fra Ignazio ottenuta senza gara pubblica e a una serie impressionante di presunti imbrogli organizzati coi contributi pubblici e coi fondi Por che in base al codice penale configurano reati gravissimi: dall’abuso d’ufficio alla malversazione, dal peculato al falso in atti pubblici. Nelle dieci pagine degli avvisi a comparire notificati dal pm Marco Cocco agli indagati emerge l’anomalia dei rapporti fra le società che fanno capo alla famiglia Palmas – Sardinia Jazz e Sardegna Concerti – e l’amministrazione comunale: da una parte i dirigenti Lai e Soriga, con la funzionaria Lallai, sembrano fare di tutto per agevolare l’attività degli imprenditori privati: gli affidano senza gara l’anfiteatro, non si preoccupano di esigere canoni, bollette per i consumi, neppure sottoscrivono la polizza fidejussioria da 60 mila euro prevista nella convenzione. Dall’altra non controllano l’attendibilità dei rendiconti. Anzi, in un caso Soriga e Lallai sborsano un contributo spese da diecimila euro per gli allestimenti tecnici dell’anfiteatro senza che Palmas l’avesse chiesto. C’è di tutto nella ricostruzione della Procura: dalle attrezzature pagate coi soldi pubblici e usate a piacimento da Sardegna Concerti fino ad attestazioni false sulla regolarità delle prestazioni della società dei Palmas rispetto ai contributi ricevuti. Per l’accusa, Ada Lai – la dirigente che si autostima la più veloce del municipio – si macchia nel marzo 2006 di uno dei due episodi di malversazione contestati dal pm: il comune aveva concesso alla società dei Palmas un contributo di 12 mila euro per una manifestazione musicale da svolgersi alla Fiera e invece i soldi vengono spesi per allestire gli spettacoli di Beppe Grillo e Laura Pausini, più le uscite pubblicitarie sull’Unione Sarda che riguardano anche spettacoli organizzati ad Arbatax e Alghero. Ada Lai dovrebbe accertare la scorrettezza delle spese e invece – stando all’accusa – attesta falsamente che va tutto bene. Gli altri capi d’imputazione si assomigliano l’uno all’altro. Ma l’interrogativo – a parte la verifica delle accuse, gli interrogatori cominceranno a metà febbraio – riguarda la prossima stagione musicale dell’anfiteatro: appena la scorsa settimana il sindaco Floris ha confermato la sostanziale “fiducia” a Sardegna Concerti per la gestione dello spazio, di cui è concessionaria Sardinia Jazz. L’inchiesta giudiziaria cambierà qualcosa nei progetti estivi dell’amministrazione comunale? Intanto Vox Day precisa per bocca del presidente Davide Catinari: «Non siamo stati noi a presentare un esposto alla Procura sulla vicenda».

  10. gruppodinterventogiuridico
    20 Gennaio 2010 a 22:45 | #10

    da Il Sardegna, 20 gennaio 2010

    Anfiteatro in gestione gratuita dal Comune una pioggia di fondi. Procura. Dagli atti dell’inchiesta su Sardegna Concerti i dettagli sui presunti favori accordati da via Roma. Dirigenti sospettati di aver avallato illegittimità su 700mila euro stanziati col Por 2000-2006. (Elena Laudante)

    Dagli atti dell’inchiesta su Sardegna Concerti e i presunti favori di cui godeva in Comune spuntano nuovi dettagli. Come i termini della convenzione per la gestione dell’Anfiteatro Romano, affidato fino all’estate 2007 alla cooperativa Sardinia Jazz gratuitamente. Quello che ha portato la procura ad ipotizzare l’abuso d’ufficio – oltre all’assenza di qualsiasi procedura di selezione da parte degli uffici – è anche il fatto che per i terzi, invece, il canone giornaliero arrivava a seimila euro più Iva, denaro che secondo la Finanza finiva alla coop di Massimo Palmas e «non veniva corrisposto al Comune». Il tutto, secondo le accuse, «con l’accordo di Soriga », Bruno, dirigente del Servizio Cultura e Spettaco indagato per concorso in abuso d’ufficio assieme a Massimo Palmas, direttore artistico di Sardegna Concerti, Maria Gabriella Manca, presidente e moglie di Palmas, e il fratello Michele Palmas. Quella stessa convenzione sarebbe stata violata in quanto le spese di gestione come le utenze di elettricità e acqua (in totale circa 38mila euro) sarebbero state scaricate sull’amministrazione mentre spettavano a Palmas. In realtà, oltre ai fondi del Por Sardegna 2000-2006, Sardegna Concerti ne riceveva molti contributi dal Comune, salvo poi addebitare le spese che avrebbe dovuto sostenere la coop, in base agli accordi. Il punto è che secondo l’accusa, qualcuno in Comune chiudeva gli occhi. La dirigente dell’Area Servizi al Cittadino, Ada Lai, è sospettata di aver partecipato alla presunta malversazione. Secondo l’accusa, insieme con Soriga, Manca, e i fratelli Palmas, avrebbe contribuito a ?dirottare? 700mila euro stanziati dalla Regione per scopi diversi da quelli per i quali erano stati ottenuti. Ovvero, Palmas li aveva ricevuti per le attrezzature del Festival Internazionale del Jazz, ma poi le aveva usate per manifestazioni diverse, per la registrazione del disco di Elena Ledda e di Alberto Sanna (estranei all’inchiesta), dell’inno del Cagliari Calcio o per gli spettacoli di Fiorello, Aldo, Giovanni e Giacomo, Vasco Rossi e Laura Pausini. Il funzionario del Servizio Spettacoli Luisa Lallai, (malversazione) avrebbe avrebbe concesso un contributo non dovuto di 30mila euro per gli spettacoli di Beppe Grillo e “Incontri d’autore” del 2004. Illegale, per il pm Marco Cocco, anche l’affidamento a Palmas dell’organizzazione del Capodanno 2005/2006. Ada Lai dovrà rispondere di falso ideologico (in concorso con Massimo Palmas e la moglie) per aver attestato la regolarità di un altro contributo che regolare non era. Tra febbraio e marzo i sei indagati saranno sentiti poi il pm chiuderà dell’inchiesta.

    L’indagine. Le attrezzature nel mirino del pm. Fondi Por Sardegna.

    L’inchiesta è nata dagli accertamenti sull’utilizzo delle attrezzature da parte di Sardegna Concerti, finanziate con fondi del Por Sardegna.

  11. gruppodinterventgiuridico
    20 Gennaio 2010 a 22:42 | #11

    L’Unione Sarda, 20 gennaio 2010

    Lai: «Sono serena». E il legale di Soriga annuncia battaglia. L’inchiesta sull’Anfiteatro.

    Gli episodi contestati sono tanti, le imputazioni pure: i fratelli Michele e Massimo Palmas e la ex moglie di quest’ultimo Maria Gabriella Manca, conosciutissimi in città per la loro pluriennale attività con Sardegna concerti e Sardegna jazz, le società che gestiscono gli spettacoli all’anfiteatro romano, sono indagati per abuso d’ufficio in concorso col dirigente Bruno Soriga e la funzionaria del servizio Cultura e spettacoli Luisa Lallai. I due Palmas, la Manca, Soriga e la Lallai sono poi accusati di malversazione insieme alla dirigente d’area del Comune Ada Lai. La Manca insieme a Massimo Palmas e la Lallai devono rispondere anche di falso ideologico. Massimo Palmas e l’ex moglie sono indagati infine per truffa e false dichiarazioni.

    I LEGALI. Difesi dagli avvocati Luigi Concas, Mariano Delogu, Michele Schirò e Patrizio Rovelli, tutti gli indagati saranno interrogati nelle prossime settimane dalla Guardia di finanza che conduce le indagini coordinate dal sostituto Marco Cocco. Intanto Ada Lai si dice «tranquilla, sono sicura che tutto si risolverà in una bolla di sapone. Per quanto riguarda il mio ruolo, in quanto dirigente d’area, è marginale ma sono certa che tutti hanno agito correttamente. Ho fiducia nel lavoro della magistratura». Il professor Concas, che difende Soriga, ha invece seri dubbi sulla contestazione del reato di malversazione ai dirigenti e funzionari comunali e sul punto sarà certo battaglia col pubblico ministero se si dovesse arrivare davanti al giudice dell’udienza preliminare.

    LE INDAGINI. L’inchiesta ruota attorno alla gestione dell’anfiteatro romano, concesso nei mesi estivi alla società Sardegna jazz a titolo gratuito senza una gara pubblica. La malversazione si riferisce invece a un finanziamento da 700.000 euro per l’acquisto di attrezzature, anche qui senza gara, da fornitori indicati dai fratelli Palmas e utilizzati per altre manifestazioni nonostante fossero vincolate al festival internazionale Jazz in Sardegna. Quelle attrezzature sono state utilizzate per concerti alla Fiera, ad Alghero, al Poetto, per l’incisione di dischi, per le esibizioni di Fiorello, Vasco Rossi, Laura Pausini, Aldo Giovanni e Giacomo. La truffa contestata ai Palmas e alla Manca è legata invece al rimborso di fatture non dovute. I dirigenti e i funzionari del Comune sono rimasti impigliati nelle maglie dell’inchiesta nel momento in cui hanno firmato le determinazioni sulla gestione dell’anfiteatro o hanno autorizzato l’utilizzo delle apparecchiature acquistate coi fondi Por per manifestazioni diverse da quelle per cui erano state stanziate. In ballo ci sono decine e decine di migliaia di euro.

  12. gruppodinterventogiuridico
    20 Gennaio 2010 a 22:41 | #12

    un po’ di archeologia giornalistica (e giuridica). La condanna sarebbe diventata definitiva nel 2002.

    da La Nuova Sardegna, 24 giugno 2000

    Jazz in Sardegna, condannati a quasi 4 anni Palmas e Capriola.

    CAGLIARI Si è concluso con la condanna a 3 anni e 8 mesi per i due principali dirigenti della Associazione culturale “Jazz in Sardegna”, specializzata nel portare nell’isola alcuni fra i nomi più noti del panorama musicale mondiale, il processo davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari. Massimo Palmas e Alessandro Capriola sono stati riconosciuti responsabili di falso in bilancio, false fatturazioni e truffa ai danni della Regione Sardegna. Palmas è stato condannato anche al pagamento di una provvisionale di 100 milioni alla parte civile per il fallimento della cooperativa Mixer. Un altro dei dirigenti di “Jazz in Sardegna”, Salvatore Pirino, è stato condannato a 3 anni.

  13. andrea
    20 Gennaio 2010 a 0:34 | #13

    fra assessori condannati e dirigenti indagati il comune di cagliari si presenta per quello che è: povera kasteddu!

  14. m.f.
    19 Gennaio 2010 a 22:16 | #14

    manette e basta.

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