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Veleni. Piccoli, ma tossici e mortali.

              

 

Interessante intervista pubblicata su La Nuova Sardegna (autore Pier Giorgio Pinna, un’altra importante intervista era stata raccolta da Piero Mannironi un anno fa) alla ricercatrice  Antonietta Morena Gatti, direttrice del Laboratorio dei biomateriali dell’Università di Modena ed uno dei maggiori esperti in materia di nanopatologie. Particelle infinitesimamente piccole (le nanoparticelle) di materiali esplodenti e di metalli, quali il tungsteno, possono provocare tumori gravissimi e, forse, malformazioni.  

E’ il caso di vederci chiaro, finalmente ed una volta per tutte, con trasparenza e senza guardare in faccia a nessuno.   Lo sosteniamo da tempo.   Infatti le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico in diverse occasioni se ne sono occupate, ma tuttora non vi sono risultati certi e definitivi. L’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente (nota prot. n. 15565 del 29 aprile 2004) e l’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) hanno risposto con una voluminosa serie di documentazioni alla richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata (nota del 17 marzo 2004) dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’intervento Giuridico e rivolta alle amministrazioni pubbliche competenti (Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, Aziende USL n. 8 e n. 3, Comuni di Villaputzu e di Escalaplano) sulle insorgenze tumorali e sulle malformazioni verificatesi nell’area di Quirra, vicino al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, nei Comuni di Villaputzu e di Escalaplano. Specificamente era stato richiesto:

* dati e/o statistiche relative ad indagini e/o rilevamenti della presenza di sostanze tossiche a terra e/o nel sottosuolo nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano, a decorrere dall’1 gennaio 1980;

* dati e/o statistiche relativi a casi di aborti terapeutici e nascite con bambini presentanti malformazioni e handicap fisici relativi a soggetti residenti nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano a partire dall’1 gennaio 1980;

* dati e/o statistiche relativi alle cause di mortalità di soggetti residenti nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano a partire dall’1 gennaio 1980;

* eventuali indagini epidemiologiche svolte riguardo insorgenze tumorali nei Comuni di Villaputzu e di Escalaplano finalizzate all’individuazione delle cause e relative al periodo decorrente dall’1 gennaio 1980.

Già nella primavera del 2002 vennero effettuate analoghe richieste e le Aziende USL competenti comunicarono che gli accertamenti epidemiologici ed i monitoraggi ambientali erano in corso. A distanza di diversi anni – con numerose notizie stampa in merito – vi sono dati definitivi ?  Dalle risposte pervenute sembra proprio di no.  Ancora

Infatti, con deliberazione Giunta regionale n. 2/1 del 21 gennaio 2003 era stato fatto il punto dello stato di attuazione del programma di interventi relativo alla "compromissione ambientale del Salto di Quirra" stabilito con la precedente deliberazione n. 8/3 del 14 marzo 2002.                 I risultati sono stati i seguenti:

  • era stato avviato il programma per la valutazione del rischio chimico-tossicologico per la prevenzione della salute della popolazione all’esposizione di alte concentrazioni di metalli pesanti (importo 130.000,00 euro) da parte del P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8;
  • era stata avviata l’indagine da parte dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna sulla catena alimentare al fine di evidenziare eventuali presenze di metalli pesanti ed arsenico oltre i limiti di legge (importo 59.000,00 euro);
  • i primi dati raccolti dal Servizio igiene pubblica dell’Azienda U.S.L. n. 8 esclusivamente sui dati relativi ai ricoveri ospedalieri dei residenti nel Comune di Villaputzu (in particolare fra il 1998 ed il 2001) non avrebbero evidenziato alcuna anomalìa, tuttavia dovrebbero essere completati da specifica indagine epidemiologica sulla popolazione interessata al fine di verificare eventuali patologie direttamente collegabili alla presenza dell’attività mineraria e dei relativi residuati (importo complessivo 150.000,00 euro);
  • è stato accelerato il monitoraggio delle acque superficiali ai sensi del decreto legislativo n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni dell’area in esame (avviato nel marzo 2002 in tutto il territorio regionale) ed è stata realizzata una stazione di prelevamento sul Rio Quirra: in merito non sarebbero stati evidenziati inquinamento da arsenico a valle del Rio Corr’e Cerbu;
  • è stato effettuato uno screening su un campione di n. 150 volontari (50 % residenti civili, 50 % dipendenti militari e delle Società Socam e Vitrociset) residenti nella zona di Quirra: fino al 13 novembre 2002 "non è emersa alcuna patologia immediatamente correlabile all’inquinamento", tuttavia l’indagine è stata limitata (vds. nota Azienda U.S.L. n. 8 prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) di fatto a sole 131 persone;
  • con deliberazione Giunta regionale n. 39/46 del 10 dicembre 2002 è stato concesso un finanziamento di 150.000,00 euro al Comune di Villaputzu per la realizzazione del piano di caratterizzazione (art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. n. 471/1999) dell’area (la cui realizzazione è stata affidata dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente alla Progemisa s.p.a. nel luglio 2002);
  • i Comuni di Villaputzu e di San Vito hanno adottato ordinanze contingibili ed urgenti (rispettivamente la n. 20 del 14 novembre 2002 e la n. 41 del 5 agosto 2002) relative al divieto di utilizzo di ampie aree lungo il corso del Rio Corr’e Cerbu a partire dalla miniera dismessa di Baccu Locci (circa 8 km.).

L’Azienda U.S.L. n. 8, dopo le indagini effettuate, ha sottolineato che "è evidente la necessità di sviluppare ulteriormente l’osservazione epidemiologica ed ambientale con uno studio sia retrospettivo che prospettico" .             Il P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2626 del 27 febbraio 2003), al termine di un’indagine preliminare condotta con prelievi di terreno e sedimenti nell’alveo e nelle vicinanze del Rio Corr’e Cerbu e del Rio Quirra, afferma di aver riscontrato l’assenza da contaminazione da "uranio impoverito", mentre sono risultati presenti "quantità elevate di metalli pesanti ed in particolar modo di arsenico" (fino 1.402 milligrammi/kg. In campione di terreno agricolo senza sedimenti prelevato alla confluenza del Rio Quirra con il Rio Corr’e Cerbu) lungo tutto il corso del Rio Corr’e Cerbu, anche nei campioni di acqua prelevati: "il quadro ambientale … appariva molto critico per l’alta potenzialità dei metalli tossici capaci di interessare anelli decisivi della catena alimentare".      Il medesimo P.M.P. afferma di ritener necessario il completamento di tutte le indagini ambientali in materia per averne un quadro affidabile. 

Bisogna completare, quindi, i programmi di indagine ed i tempi appaiono fin troppo lunghi per tematiche così importanti.                    Sembra ancora una volta doveroso ricordare che le indagini sanitarie ed epidemiologiche, nonché i monitoraggi ambientali, devono essere continui, efficaci, trasparenti e pubblici soprattutto quando si riferiscono a "dubbi" sanitari per la popolazione e ad aree di rilevante interesse ambientale.  Nell’ottobre 2007 l’allora Ministro della difesa Arturo Parisi, sardo, ha dichiarato che "In questo quadro sarà possibile avviare un monitoraggio sistematico del poligono di Salto di Quirra",  aggiungendo che "l’Italia non ha mai fatto uso di armamento ad uranio impoverito, né risulta che nel nostro poligono possa essere stato utilizzato da altri".  Nei giorni scorsi, l’attuale Ministro della difesa Ignazio La Russa ha riconosciuto la rilevanza del problema ed ha ottenuto uno stanziamento di 30 milioni di euro da parte del Governo per indennizzi in favore dei militari colpiti da simili eventi tumorali.   Tutto questo deve essere fatto con la massima serietà, senza sensazionalismi da un lato e senza sospetti di insulse accuse di "boicottaggio" ai danni di chicchessìa. La salute della popolazione e la sicurezza ambientale valgono immensamente di più che qualche ventilato "investimento turistico"…..   

Amici della Terra e Gruppo d’intervento Giuridico

 

      

da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2010

«Esposizioni da nanoparticelle a Quirra».  Rivelazioni di Antonietta Gatti, autorevole studiosa che ha campionato il poligono.  Pier Giorgio Pinna

 PERDASDEFOGU. «Due anni fa, durante un’audizione in Parlamento, ho fatto mettere top secret i risultati delle mie analisi al poligono militare di Perdasdefogu tra il 2007 e il 2008. Adesso che da tempo la commissione d’indagine ha smesso di operare e che quel vincolo non esiste più, posso dirlo liberamente: dai sopralluoghi sui terreni della base sono risultate esposizioni da inquinamento ambientale, dovute anche a nanoparticelle. Problemi che non interessano soltanto i dipendenti del poligono. Il discorso riguarda tutti: pastori, contadini, civili, animali che vivono nella zona. Persino la vegetazione può essere, in certe situazioni, contaminata».
 Le rivelazioni sono clamorose. Soprattutto perché a farle è Antonietta Gatti, che a studiare le malattie provocate dalle nanoparticelle ha passato una vita. Esaminando le conseguenze di questi frammenti infinitesimali, capaci di raggiungere il nucleo delle cellule e provocare una morte lenta, è stata proprio lei, negli Anni ’90, a definirle «nanopatologie». Adesso la ricercatrice è tornata in Sardegna. E a poche ore dalla presentazione del libro scritto da Giuliano Campus «Il pettine senza denti», che ha sullo sfondo Perdasdefogu, non nasconde l’amarezza per una serie di carenze e inerzie.  «La Difesa e i vertici militari hanno cominciato una campagna di monitoraggi di cui conosceremo i risultati tra breve – spiega – Insomma, si sono mossi: hanno fatto il loro dovere sino in fondo. Invece, nonostante io abbia ufficialmente segnalato la questione sia all’allora assessore regionale alla Sanità, Nerina Dirindin, sia al responsabile dell’Asl, Gino Gumirato, non mi risultano iniziative analoghe da parte dell’Arpas o di altri organismi. E se comunque ci fossero stati interventi, io non ne ho avuto notizia».  Fisico e bioingegnere, direttore del laboratorio sui biomateriali all’università di Modena, Antonietta Gatti è stata consulente di due commissioni parlamentari d’inchiesta sull’uranio impoverito, il metallo del disonore. Una era guidata dal centrosinistra, l’altra dal centrodestra. Ma finora la carriera della ricercatrice non è stata semplice. Troppi gli interessi in gioco perché la semplice indagine scientifica facesse il suo corso senza ostacoli o ingerenze.
 - Oggi si riparla sempre più di Sindrome dei Balcani: nella sua visita a Villaputzu, questo pomeriggio, alle 17, darà altri particolari sulle sue indagini?
 «Mah, sono cose delicate. E io voglio troppo bene ai sardi per non rendermi conto di quali possano essere le implicazioni economiche e sociali di una determinata affermazione. Ribadisco solo che, quando ho avvertito le autorità sanitarie di ciò che avevo trovato esaminando campioni come le mie scarpe e altri oggetti, la questione non è stata compresa a sufficienza».
 - Per quali ragioni?
 «Non lo so. Da parte mia penso di aver chiarito molto bene che l’ambiente interessato non è confinato al perimetro del poligono, non si esaurisce in quei 120 km quadrati di terra. Tutte le attività umane attorno sono soggette a esposizioni che necessitano di ulteriori verifiche, di precisi riscontri. Quelle polveri che io ho trovato, del resto, possono avere tante origini. Ma quella zona non è come Ottana, Sarroch o Portoscuso. Là non ci sono industrie».
 - E allora?
 «Beh, è vero che nelle esercitazioni si usa poco esplosivo. Ma lo si usa comunque. E se anche le esplosioni sono simulate, bisogna capire sino in fondo quali sono gli effetti di una combustione ad alte temperature, verificare bene l’impatto sull’ambiente circostante. E solo al termine trarre conclusioni».
 - Sta dicendo che è presto per dare un giudizio?
 «Io non sono buonista. Quel che m’interessa è valutare i dati e fare prevenzione. E se là ci sono stati problemi, dobbiamo comprendere che cosa fare concretamente contro i rischi».
 - Qual è la sua valutazione sul recente studio del fisico Massimo Coraddu e altri specialisti sull’incidenza delle leucemie a Quirra, 15-20 volte superiore alle medie sarde?
 «I dati si basano su un discorso epidemiologico. Per intenderci, lo screening di massa che avrebbe dovuto fare la Regione. Il campione esaminato in quello studio, 400 persone a quanto mi dicono, mi sembra a ogni modo troppo esiguo rispetto ai canoni classici delle indagini sulle patologie della popolazione. È senza dubbio preferibile concentrarsi invece sulle cause, individuarle e combatterle».
 - Come si conciliano questi aspetti col fatto che i vertici militari del poligono parlano di radioattività a terra inferiore alla media nei campioni analizzati?
 «Un fatto deve risultare chiaro: qui non ci riferiamo a situazioni come quelle derivate in Giappone dall’esplosione delle bombe atomiche. Durante la seconda guerra mondiale, naturalmente, è stato possibile stabilire una correlazione diretta tra causa ed effetti. Nel nostro caso è del tutto lecito e verosimile che il Comando di Quirra abbia tra le mani dati attendibili. Anche perché l’inquinamento da radiazioni, se c’è, non sparisce dalla sera alla mattina».
 - Dunque qual è il punto controverso?
 «In realtà, sempre lo stesso: dovremmo avere in mano gli elementi di valutazione raccolti dall’Arpas. E, non avendoli, attendiamo almeno i risultati della campagna di monitoraggi avviata dal ministero della Difesa».
 - Perché gli orientamenti su questi fenomeni sono tanto controversi?
 «Dipende dagli angoli visuali da cui si osserva la faccenda. Ma personalmente non credo che lo Stato italiano abbia risorse per sperimentare a Quirra o altrove proiettili all’uranio impoverito».
 - Le industrie belliche che possono prendere in affitto il poligono, però, i soldi ce li hanno, e molti.
 «Sicuramente. Ma non so se davvero qualcuno nel nostro Paese lavori in questo campo e su questa direzione. E credo che nel caso di Quirra la questione sia maggiormente legata all’addestramento di reparti scelti e ai sistemi di puntamento a guida laser».
 - Proprio nei giorni scorsi, per la prima volta, la famiglia di un militare sardo ha ottenuto un risarcimento milionario: il soldato era morto dopo una missione in Bosnia. È un riconoscimento dell’esito dei suoi studi?
 «Non sta a me dirlo. Ma in fondo credo sia così. Il 3 marzo dell’anno scorso è stato introdotto nell’ordinamento un decreto del presidente della Repubblica. Il suo scopo è prevedere possibilità di tutelare una serie di categorie. E, più esattamente, personale militare e civile italiano impiegato in missioni all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di stoccaggio dei munizionamenti, nei teatri di conflitti bellici, nel settore della cooperazione o di organizzazioni non governative. Analoghe misure riguardano i cittadini italiani residenti nelle zone adiacenti le basi nel territorio nazionale e i loro familiari».
 - Quali patologie prende in considerazione questa normativa?
 «Nel decreto si fa riferimento a tutti i soggetti di cui parlavo prima che abbiano contratto menomazioni invalidanti o siano deceduti a causa dell’esposizione all’uso di uranio impoverito e della dispersione di nanoparticelle derivate dalle esplosioni. Che siano frammenti infinitesimali tanto microscopici quanto capaci di provocare danni devastanti, del resto, è stato ormai ampiamente provato negli anni».
 - Com’è stato possibile raggiungere questa certezza?
 «Ciò a cui accenno rappresenta l’esito di un lungo, complesso, articolato lavoro. Frutto di due progetti di ricerca europei: uno da un milione e l’altro da tre milioni di euro. Con il coinvolgimento di dipartimenti e istituti prestigiosi di mezza Europa».
 - Tuttavia, il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga continua a escludere la presenza di uranio impoverito in Sardegna.
 «E io posso essere d’accordo con lui. Per tanti motivi. Credo infatti che le misure sulla radioattività nei poligoni dell’isola siano attendibili».
 - Ma a ogni modo perché pastori e contadini, che vivono vicino a queste basi militari, sono esclusi da qualsiasi possibilità di accedere a eventuali indennizzi?
 «È una domanda alla quale non posso rispondere. La questione, certo delicata, non rientra fra quelle di mia stretta competenza».
 - Le malattie a cui lei fa riferimento, dottoressa Gatti, sono riconducibili solo alle nanoparticelle o ne esistono altre derivate dalle emissioni ionizzanti?
 «Su questi argomenti va fatta una premessa metodologica alla quale mi attengo con estremo rigore. Io sono come San Tommaso: se non vedo e non tocco con mano, non credo. Voglio dire che sono situazioni nelle quali ci si deve muovere sempre sul terreno pratico. Insomma, mi limito a sottolineare che, se io riscontro la presenza di polveri nei tessuti patologici degli organismi umani, vorrei capire da dove provengono. Perché è questo che mi sembra il percorso corretto».
 - È vero che di recente trova difficoltà nel lavoro?
 «Sì, ne incontro da un po’. E se mi chiede il motivo non ho problemi a rispondere: alcune volte i risultati delle mie ricerche non piacciano a tutti, anche in campo civile».

(foto da mailing list ambientalista, G.C.F., archivio GrIG)

 

  1. 4 Gennaio 2011 a 16:44 | #1

    da L’Unione Sarda on line, 4 gennaio 2011
    Asl: agnelli deformi e pastori con tumore.
    Rapporto choc sul poligono di Quirra Un allevatore fa pascolare il bestiame tra i carri armati usati come bersaglio fisso per i missili.

    Agnelli nati deformi in un numero superiore alla norma e il 65% degli allevatori ammalato di leucemia: è il rapporto sul poligono militare di Quirra firmato dai veterinari della Asl su incarico del Comitato scientifico che controlla la base militare.
    Il rapporto della Asl è un bollettino che non lascia spazio a interpretazioni: in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Questi in sintesi i risultati delle indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari che, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, hanno raccolto i dati a ridosso della zona militare. E, evidentemente, si tratta di numeri sono assolutamente fuori dalla norma. Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia.

  2. 17 Marzo 2010 a 16:57 | #2

    andiamo bene…

    da La Nuova Sardegna, 17 marzo 2010
    Poligono di Quirra. Dirindin: «Nessuno ci ha fornito dati precisi». Nanoparticelle? Niente esami delle autorità sanitarie civili. Dopo le clamorose rivelazioni dell’esperta Antonietta Gatti. (Pier Giorgio Pinna)

    PERDASDEFOGU. Confermato: dal 2008 fino a oggi nel Salto di Quirra non ci sono mai state indagini sanitarie parallele rispetto a quelle svolte dal ministero della Difesa. Dall’Asl di Cagliari, dall’Arpas, dall’assessorato regionale arrivano parecchi riscontri: tutti precisi e circostanziati, ma certamente non favorevoli.
    Soprattutto per delineare uno screening sulla salute degli abitanti di questa vasta zona dell’isola (il poligono si estende, a terra, per 120 chilometri quadrati).
    Casi e casistiche. Ignorato, dunque, l’allarme dell’esperta sulle nanoparticelle Antonietta Gatti, la prima specialista a campionare la base e a rivelare la presenza di polveri in grado di causare leucemie? «In realtà le cose non stanno così – replica, a distanza, l’ex assessore Nerina Dirindin – Due anni fa si parlò del pericolo solamente in maniera generica, del tutto ipotetica. Abbiamo atteso a lungo di avere i risultati precisi degli esami della professoressa Gatti: ci erano stati annunciati, ma nessuno li ha poi fatti pervenire».
    La studiosa sostiene invece di aver segnalato ufficialmente la situazione. Da allora però le uniche iniziative di monitoraggio hanno fatto capo alla Difesa. L’Azienda sanitaria n. 8 e l’assessorato regionale hanno sì svolto un ruolo nelle iniziative del Comitato d’indirizzo e vigilanza promosso dal ministero. Ma senza altri controlli autonomi.
    L’allarme. La questione si riferisce a recenti affermazioni della ricercatrice: «Nel 2008, durante un’audizione in Parlamento, ho chiesto il top secret sui risultati di mie analisi a Perdasdefogu in quell’anno e nel precedente». «Ora il riserbo non esiste più e posso dirlo: dai sopralluoghi sono risultate esposizioni da inquinamento ambientale, dovute anche a nanoparticelle – ha specificato Antonietta Gatti – Il discorso riguarda tutti: militari, pastori, contadini, civili, animali, persino la vegetazione». «Ma dal momento delle comunicazioni – ha concluso – soltanto la Difesa ha concluso i monitoraggi. Sebbene avessi parlato di persona del delicato problema con l’allora assessore Nerina Dirindin e con il dirigente dell’Asl n. 8 dell’epoca, Gino Gumirato, né dalla Regione né dall’Azienda ho saputo più nulla».
    La giunta. Interpellati sul caso, gli interessati spiegano le loro posizioni. Il nuovo assessore, Antonello Liori, del Pdl, ricorda come, a metà dello scorso gennaio, abbia incontrato la commissione tecnica «espressione del comitato per il monitoraggio». E si sofferma poi sui campi d’azione analizzati: radioattività, elettromagnetismi, elementi chimici, sistema informativo, formazione personale. «Lavoro fondamentale per conoscere la verità – spiega – E punti di partenza per una rete di riscontri costanti. Al termine, si avvierà al più presto un progetto analogo di tipo epidemiologico».
    Arpas. All’Azienda regionale per la protezione ambientale dell’isola il fisico Massimo Cappai, direttore del dipartimento provinciale di Cagliari, arrivato in Agenzia a inizio 2008 dall’Asl guidata da Gumirato, conferma che le ultime indagini svolte da autorità sanitarie civili sono quelle che nel 2006-2007 avevano portato a rilevare nella zona di Quirra tracce d’arsenico provenienti dalle vecchie miniere di Bacu Loci. «Ma sulle nanoparticelle non abbiamo mai fatto ricerche – afferma – Anche perché all’Arpas non eravamo né siamo ancora attrezzati come strumentazioni e preparazione tecnico-specialistica».
    Asl. Più difficile riuscire a contattare Gino Gumirato. Dimessosi da dirigente dell’Azienda sanitaria «per motivi personali» nel dicembre 2008, dopo l’elezione di Obama è stato chiamato a far parte dello staff del presidente Usa: membro della commissione di supporto all’Ufficio per il managemant e il budget del ministero per la Sanità, unico italiano nel team di 10 esperti stranieri nominati dall’amministrazione americana. Da qualche mese fa il dirigente in una delle Asl di Roma.
    L’ex assessore. C’è infine la dichiarazione, chiara e circostanziata, di Nerina Dirindin. Da un anno è tornata a insegnare Economia sanitaria all’università di Torino, dopo essere stata per i precedenti quattro responsabile dell’assessorato nella giunta di centrosinistra guidata da Renato Soru. «Ho letto le affermazioni di Antonietta Gatti – dice – Ma sono rimasta sorpresa: perché ci sono cose che faccio ancora fatica a capire. A ogni modo sono andata a documentarmi su che cos’è effettivamente successo. Ho trovato conferma: non risulta siano mai state trasmessi esiti d’indagini che lanciassero allarmi del genere. Ricordo invece che la professoressa mi telefonò e che poi partecipò a una riunione in assessorato a cui probabilmente io non ero presente. Ma, lo ripeto, non ci sono mai stati dati definitivi sulla base dei quali operare».
    Ultime analisi. «Non escludo che la secretazione decisa dalla commissione parlamentare abbia influito su questa circostanza – è la conclusione di Nerina Dirindin – Mi dispiace comunque per le preoccupazioni che una vicenda simile può ingenerare nella popolazione. Perché di un fatto sono sicura: se ci fosse stato il benché minimo sospetto reale, come giunta regionale che ha sempre avuto una precisa posizione sulle servitù militari e salvaguardato l’ambiente, avremmo certo fatto il nostro dovere. Con tempestività».

    Dibattiti e incontri in mezza Sardegna. «Problemi nella catena alimentare». (Giancarlo Bulla)

    VILLAPUTZU. Sulla scia della presentazione dell’ultimo libro che ha come sfondo il poligono di Quirra, «Il pettine senza denti», di Eugenio Campus, edito da Applidea, nelle ultime settimane si sono svolti dibattiti e incontri in mezza Sardegna.
    Da Villaputzu sino a Sassari è così ripresa la discussione sulle conseguenze delle esercitazioni nelle aree dell’isola sottoposte a servitù militari. E nel Sarrabus il focus si è sviluppato naturalmente sulle questioni legate alla base di Perdasdefogu.
    In una di queste tavole rotonde la ricercatrice Antonietta Gatti non lo ha detto espressamente, ma ha fatto capire con chiarezza come a provocare l’inquinamento nel poligono interforze non siano stati l’uranio impoverito e la radioattività quanto le nanoparticelle. Ovvero frammenti minuscoli creati anche dalle esplosioni. «Con compromissioni e difficoltà nella normale catena alimentare», è stato aggiunto da parecchi tra gli specialisti che hanno preso parte a questo e altri dibattiti.
    «Nell’area di Quirra ho trovato tracce di polveri sottili nelle scarpe che calzavo quando ho fatto un sopralluogo nel poligono e su alcuni bioindicatori, come le foglio di lentisco che ho prelevato ed esaminato», ha comunicato ancora Antonietta Gatti. «Sono polveri particolari generate durante le esplosioni delle bombe – ha ulteriormente spiegato l’esperta – Sviluppano altissime temperature aerosolizzando i bersagli, gli stessi ordigni bellici e l’ambiente coinvolto nelle esercitazioni». Sul tema, nel corso degli appuntamenti in diversi centri dell’isola, hanno lungamente discusso fisici, medici e altri specialisti.

  3. 2 Febbraio 2010 a 15:28 | #3

    il link sopracitato da “BioIX” è errato. Forse si tratta del post “Oh: stupore!” Scritto da Stefano Montanari e pubblicato lunedì 01 febbraio 2010.http://www.stefanomontanari.net/index.

    php?option=com_content&task=view&id=

    1930&Itemid=62

  4. 2 Febbraio 2010 a 14:51 | #4

    a proposito trovo interessante vedere: http://current.com/items/91716975_armi-del-futuro.htm

  5. riccardo
    2 Febbraio 2010 a 11:47 | #5

    vi sono persone che abitano a quirra, villaputzu con familiari morti o ammalati che negano l’inquinamento causato dalla servitù militare…..

    …..servitù mentale.

  6. 31 Gennaio 2010 a 23:55 | #6

    C’è da sperare che non si riferiscano agli studi della dott.ssa Gatti le “chiacchiere sull’elevata incidenza tumorale di quel territorio” di cui parla l’Assessore regionale della dell?Igiene e della Sanità, Antonello Liori (http://www.regione.sardegna.it

    /j/v/25?s=132054&v=

    2&c=141&t=1).

    P.S. Per la cronaca, il microscopio grazie al quale sono stati raggiunti questi risultati, è stato finalmente sottratto alla dott.ssa Gatti e al marito, dott. Stefano Montanari (http://www.stefanomontanari.net

    /index.php?option=com_

    content&task=v

    iew&id=1926&Itemid=1). Della serie: occhio non vede, cuore non duole …

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