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Chiude finalmente una stagione venatoria di sangue.

 

Chiude finalmente la stagione venatoria 2009-2010.   Una stagione venatoria di sangue, anche in Sardegna.  Milioni di altri animali uccisi per divertimento e 5 morti e 10 feriti umani.  Tutti cacciatori tranne un giardiniere (ferito).   Un morto in più rispetto alla stagione venatoria 2008-2009.  27 morti e 58 feriti in tutta Italia.

Ieri, ultimo giorno di caccia, in Sardegna altri tre feriti. Un cacciatore, Rossano Lai (39 anni, di Baunei, operaio), è stato ferito alla tempia da un pallettone di rimbalzo durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Lappodine (Baunei, OG). Soccorso da un elicottero dei Vigili del fuoco e trasportato all’Ospedale "San Francesco" di Nuoro, è stato operato con una prognosi di venti giorni di cure.  Indagano i Carabinieri.  Un altro cacciatore, Alessandro Faedda (26 anni, di Silì, operaio), è rimasto ferito ad un braccio e ad una gamba da pallettoni sparati dal fratello durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Sa Serra e Sa Pinna (Nughedu Santa Vittoria, OR). Soccorso da un’equipe del 118, è stato trasportato all’Ospedale civile di Nuoro. Indagano i Carabinieri.    Un terzo cacciatore, Gigi Cabras (45 anni, di Sassari, sindaco di Bessude, promotore finanziario), è stato ferito al torace spalla da pallettoni durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Siligo (SS). Soccorso da un’equipe del 118, è stato ricoverato all’Ospedale civile "SS. Annunziata" di Sassari.  Anche in questo caso indagano i Carabinieri.

          Sinceramente stupiscono le reazioni, soprattutto da parte di esponenti del mondo venatorio. Tutte improntate alla crescente scarsa prudenza ed alla mancanza di autorevolezza dei capi della compagnie di caccia.  Troppo facile.    Non si vuole, invece, prendere atto della oggettiva pericolosità di un’attività – la caccia – che oggi anche in Sardegna sta perdendo sempre più il suo ruolo di aggregazione nelle piccole realtà dei paesi ed è ormai diventata un fenomeno consumistico.  I 50 mila cacciatori sardi sono pieni di sparatori, grazie a politiche lassiste negli esami di abilitazione venatoria e grazie alle spinte di troppi dirigenti del mondo venatorio che pretendono maglie larghe per motivi elettoralistici.    

E sta emergendo sempre più una caccia lontana mille miglia da un minimo concetto di tutela ambientale. Ne sono la riprova i vergognosi tentativi di ampliare tempi e carnieri di caccia nelle sedi parlamentari e nel Consiglio regionale sardo.   Tentativi che hanno ed avranno la più dura opposizione da parte delle associazioni ecologiste che bene interpretano i sentimenti della grande maggioranza degli italiani (vds. sondaggio Ipsos, 2009), i quali ne hanno proprio le scatole piene di questa caccia.

Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Precedenti incidenti di caccia nella stagione venatoria 2009-2010:

*  17 gennaio 2010: un cacciatore, Mario Tortoru (62 anni, di La Maddalena, pensionato), è morto colpito una fucilata sparata da un compagno di caccia ottantenne durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Lu Mocu (Luogosanto, OT).  Un altro cacciatore, Stefano Mura (23 anni, di Mogoro, allevatore), è rimasto ucciso da pallettoni durante una battuta di caccia al cinghiale sul Monte Arci (Morgongiori, OR). Soccorso ancora in vita da un’equipe del 118, è morto nella notte all’Ospedale civile "Brotzu" di Cagliari. Un terzo cacciatore, Gianfranco Pirina (49 anni, di San Pantaleo, cavatore), è stato ferito alla spalla da pallettoni durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi tra S. Pietro e l’Agliuledda (Luogosanto). Soccorso da un’equipe del 118, è stato ricoverato all’Ospedale civile "Dettori" di Tempio Pausania.   In tutti i casi indagano i Carabinieri.

10 gennaio 2010: un cacciatore, Gianfranco Deiana (36 anni, di Jerzu, operaio dell’E.F.S.), è morto colpito una fucilata sparata da un compaesano (Giovanni Mura, 42 anni, operaio dell’E.F.S.) durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Sa Canna- Bingionniga (Jerzu, OG).  Indagano i Carabinieri.  Un altro cacciatore, Antonio Meles (60 anni, bosano, pensionato), è rimasto seriamente ferito da pallettoni durante una battuta di caccia al cinghiale sulla costa fra Mànagu e Capo Marrargiu (Bosa, OR). Ricoverato all’Ospedale civile di Sassari. Indaga il Corpo forestale e di vigilanza ambientale;

28 novembre 2009: un cacciatore, Giampiero Scampuddu (46 anni, di Aggius, operaio dell’E.F.S.), è morto sparandosi inavvertitamente un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale nei boschi di Scupetu, fra Aggius e Aglientu (OT).  Nonostante l’intervento del 118 è giunto cadavere all’ospedale. Indagano i Carabinieri;

* 15 novembre 2009: a Thiesi (SS) un cacciatore impegnato in una battuta di caccia al cinghiale è stato ferito da un pallettone di rimbalzo. All’Ospedale civile di Sassari gli sono stati messi tre punti di sutura;

12 novembre 2009: un cacciatore ferito (Vincenzo Ortu, 49 anni, autista cagliaritano) da una scarica di pallini sul viso nelle campagne di Camisa (Castiadas, CA) durante una battuta di caccia da un altro cacciatore (L.A., 55 anni, impiegato selargino);

5 novembre 2009: un giardiniere ferito (Pietro Giagheddu, 60 anni, olbiese) a pallettoni da un gruppo di tre cacciatori durante una battuta di caccia nelle campagne di Punta Saline, località turistica a sud di Olbia (OT).

1 novembre 2009: un cacciatore ucciso (Antonello Oggiano, 52 anni) durante una battuta di caccia al cinghiale nelle campagne di Giuncana, frazione collinare fra Viddalba e Bortigiadas (OT);

* 11 ottobre 2009: un cacciatore (Ignazio Vanoli, 40 anni, arzachenese, vigile urbano) è stato raggiunto da una rosa di pallini sparata dal padre nelle campagne di La Conia (Arzachena). E’ stato ricoverato all’Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia;

27 settembre 2009: un cacciatore (Marino Meloni) è stato ferito da una scarica di pallini nelle campagne di Villaurbana (OR).

Nella precedente stagione di caccia 2008-2009 vi sono stati ben 39 morti  e 77 feriti, di questi 4 morti e 10 feriti  in Sardegna.

 

da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2010

Rischia di perdere l’occhio per una fucilata. Baunei, ferito da una scheggia durante una battuta al cinghiale. Lamberto Cugudda

 BAUNEI. Giornata di chiusura per la caccia al cinghiale e nuovo incidente in Ogliastra a distanza di appena tre settimane dalla morte del giovane di Jerzu Gianfranco Deiana. Questa volta non ci sono state vittime, ma Rossano Lai, 39 anni, operaio, consigliere comunale, ha rischiato grosso dopo essere stato colpito nella regione occiptale sinistra (alla tempia) da una scheggia. Il pallettone aveva raggiunto un rocciaio a poca distanza dalla sua postazione. Il ferito fa parte di una delle tante compagnie di caccia baunesi (il paese conta oltre 550 cacciatori) chiamata "Laiggeddos", nome derivato dal particolare che diversi componenti si chiamano, appunto, Lai. Per soccorrere Rossano Lai è stato necessario l’intervento di un elicottero dei vigili del fuoco partito da Alghero che ha trasportato il ferito all’ospedale San Francesco di Nuoro. Ieri sera stessa l’uomo è stato sottoposto a un intervento chirurgico. La prognosi è di venti giorni. La zona in cui era impegnato nella battuta al cinghiale si chiama Lappodine, e si trova a circa un’ora di marcia, attraverso impervi sentieri, dalla zona di Pedra Longa (sul mare) fino a Forrola, nelle zone sopra la Grotta dei colombi a Capo Monte Santu, dove si apre il Golfo di Orosei. Per arrivare sul posto i soccorritori avrebbero impiegato molto tempo per cui è stato scelto di fare intervenire l’elicottero. Pare che la scheggia di rimbalzo del pallettone, solo per pochi millimetri, non abbia centrato l’occhio sinistro. A chiedere aiuto sarebbe stato il compagno di battuta che ha esploso il colpo di fucile. Sul posto sono giunti, dopo una lunga marcia nei sentieri, i carabinieri della stazione e della compagnia di Lanusei, coordinati dal capitano Dario Pini. Gli inquirenti ora dovranno accertare se le munizioni utilizzate fossero quelle previste per legge. Il feritore rischia di vedere sequestrata l’arma e il porto d’armi se veramente ha fatto uso di pallettoni, che colpendo la roccia rimbalzano, piuttosto che della palla di piombo che si conficca nella pietra.

 

NUGHEDU S.VITTORIA. Spara per sbaglio al fratello.

NUGHEDU SANTA VITTORIA. E’ stato colpito dal fratello durante l’ultima giornata di caccia al cinghiale. Un giovane operaio di Silì, frazione di Oristano, Alessandro Faedda, 26 anni, dopo l’incidente avvenuto sulle montagne tra Nughedu Santa Vittoria e Sorradile, è stato ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Nuoro. Ha riportato ferite a un braccio e a una gamba. I medici gli hanno assegnato per ora 20 giorni di cura salvo complicazioni. La zona impervia di Sa Serra e Sa Pinna, ha creato non pochi problemi ai soccorritori: i mezzi sono riusciti a raggiungere i terreni solo a tarda sera. Il fatto è avvenuto verso le 17. La ricostruzione dell’incidente è stata fatta dai carabinieri della Compagnia di Ghilarza. Pare certo che Alessandro Faedda sia stato colpito da una fucilata esplosa dal fratello, che avrebbe detto di aver puntato l’arma contro un cinghiale. I militari della compagnia di Ghilarza hanno inviato un dettagliato rapporto alla procura della Repubblica di Oristano. (e.s.).

 

BESSUDE. Colpito al petto il sindaco.

BESSUDE. Ha sentito una fitta al petto e si è accasciato. Poi si è toccato il torace e la mano era sporca di sangue. Gigi Cabras, 45 anni, promotore finanziario e sindaco di Bessude, ha urlato e chiesto aiuto. I compagni di caccia sono arrivati di corsa e hanno avvertito il 118. L’uomo era stato raggiunto da un proiettile, o da una scheggia, che dopo aver rimbalzato su un masso lo ha colpito in pieno petto. Per fortuna il piombo non è penetrato così a fondo da ledere organi vitali. Quando l’ambulanza è giunta nelle campagne tra Siligo e Bessude, Gigi Cabras era cosciente. Anzi, ha chiesto il telefonino e ha chiamato i familiari per rassicurarli. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Siligo e il nucleo operativo di Bonorva. I militari hanno interrogato i componenti della squadra di caccia alla volpe, hanno controllato le armi, sono riusciti a individuare il fucile dal quale era partito il colpo, e l’hanno messo sotto sequestro. E’ stato sentito anche il proprietario dell’arma. Il sindaco di Bessude è stato trasportato all’ospedale. Le sue condizioni non sono state giudicate gravi.

 

da L’Unione Sarda on line, 1 febbraio 2010

Caccia, un’altra giornata nera: tre persone ferite, una rapinata.

Altra giornata di incidenti sul fronte della caccia. Bilancio: tre feriti e un rapinato. Un cacciatore di Baunei è rimasto ferito all’occhio da un pallettone di rimbalzo durante una battuta a Pedralonga. Nel Mejlogu, il sindaco di Bessude (Luigi Cabras) è stato raggiunto da una fucilata esplosa per errore. Terzo incidente a Nughedu Santa Vittoria in provincia di Oristano dove un ragazzo di Silì è stato colpito alla gamba e alla spalla. Un cacciatore è stato invece rapinato del fucile a Villanova Strisaili da un bandito solitario.

                                   

 

Lega Abolizione Caccia

Via Solari 40, 20144  Milano

Tel/Fax  0247711806

1 febbraio 2010 – comunicato stampa 

Il 31 gennaio è terminata la stagione di caccia.  Ecatombe anche di esseri umani per lo scarso rispetto delle norme di sicurezza.  Il bracconaggio resta fuori controllo in diverse aree del Paese, mentre al Senato si prepara la grande deregulation.

27 morti e 58 feriti sono il corollario di una stagione venatoria ove il rispetto delle norme di sicurezza, oltre che della fauna protetta è ancora una chimera.

 

   Al tramonto di domenica 31 gennaio si è conclusa la stagione di caccia 2009/10, iniziata lo scorso settembre. Continua in alcune regioni la caccia a caprioli e cervi, per effetto di una disposizione del 2003 inserita surretiziamente in una legge attinente al contrasto dell’evasione fiscale (sic !).

 I cacciatori italiani sono passati dai 2 milioni degli anni ‘60 ai circa 700.000 di oggi (765.000 i dati ufficiali ISTAT riferiti al 2006), ed un’attività ormai oggetto del disprezzo della maggioranza degli Italiani, di scarso interesse per i giovani d’oggi, cerca di sopravvivere ai propri errori invocando assurde deregulations, anziché concorrere alla salvaguardia del patrimonio faunistico e degli habitat.

   I dati della stagione di caccia che volge alla fine attestano ancora una volta una sequenza impressionante di fatti di sangue o altri incidenti di caccia: 27 morti  e 58 feriti per episodi correlati all’impiego di armi da caccia o all’esercizio venatorio (circa la metà nel corso di battute di caccia al cinghiale). 1 morto e 14 feriti tra gente comune coinvolta, anche se non stava praticando la caccia.

   Anche l’alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia, mentre vagavano con armi cariche, dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze, e l’inadeguatezza del Decreto del Ministero Sanità del 28/4/1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono o vietano  in caso di malattie cardiovascolari (ammessi alla licenza venatoria anche cacciatori con un occhio solo, con lenti correttive e con protesi al posto di un  braccio !) .

         I dati completi sulla pagina web : http://www.abolizionecaccia.it

   L’insufficienza dell’attività di vigilanza non riesce ancora a contrastare alcune importanti sacche di bracconaggio, come nella provincia di Brescia, nei laghi costieri pugliesi, in Sardegna e nelle lagune venete, compreso in special modo il Delta del Po, nelle piccole isole tirreniche e siciliane, ove imperversano l’abbattimento di esemplari di specie protette, il mancato rispetto dei limiti di carniere, l’impiego di mezzi non consentiti (come trappole, lacci, uso di richiami acustici a funzionamento elettromagnetico).

     Ancora inattuato da varie Regioni il divieto di impiego di pallini di piombo nella caccia in zone umide, previsto dalla legge 66/2006. 

  Sono sempre in corso due ulteriori procedure di infrazione comunitaria, avviate dalla Commissione UE, su violazioni da parte di 13 Regioni della Direttiva 79/409 CEE sulla protezione degli uccelli selvatici, per la caccia in deroga a specie protette (come fringuelli, peppole, passeri), abusi in cui primeggiano Lombardia e Veneto.

    Nel frattempo alla Camera dovrebbe approdare dopo febbraio  il contestato ddl di sanatoria delle infrazioni comunitarie (c.d. "Comunitaria 2009"), che anzichè rispondere agli addebiti della Commissione UE eliminerebbe i "paletti" 1 settembre- 31 gennaio, attuali limiti temporali entro cui le Regioni possono inserire il calendario venatorio, aprendo la porta a clientelari quanto dannosi tentativi di cacciare anche le specie che – superata la selezione di fine inverno-  costituiscono il capitale dei potenziali riproduttori primaverili.

Lega Abolizione Caccia, Ufficio Stampa

                    

E questi sono i senatori responsabili dell’approvazione della proposta di legge per liberalizzare i tempi di caccia, fissate bene in testa i loro nomi:

 

Senato della Repubblica – seduta n. 323 del 28 gennaio 2010 – Votazione elettronica n. 4

Oggetto: Articolo 38 nel testo emendato

L’Assemblea del Senato «vota normalmente per alzata di mano». È quanto detta l’articolo 113 (secondo comma) del Regolamento del Senato.
Come specificato nel titolo, le votazioni elencate in questa pagina sono quelle avvenute mediante il dispositivo elettronico. Per tutte le informazioni sui sistemi di voto in vigore in Senato, vedi gli articoli del Regolamento dal 107 al 120 (
Capo XIII

  • Presidente: Rosa Angela MAURO
  • Presenti: 254
  • In congedo o in missione: 31
  • Numero legale: 144
  • Maggioranza: 127
  • Votanti: 253
  • Favorevoli: 139
  • Contrari: 108
  • Astenuti: 6

Esito: Approvato

Hanno votato a favore:

Hanno votato contro:

Si sono astenuti:

In congedo o in missione:

                                    

 

(foto da La Lupus in Fabula, pubblicità Federcaccia, L.A.C.)

  1. 16 Febbraio 2010 a 11:49 | #1

    da La Nuova Sardegna, 16 febbraio 2010
    Ricoverato da un mese. È morto ieri il cacciatore ferito a Bosa. (Alessandro Farina)

    BOSA. Il 10 gennaio scorso era stato raggiunto all’inguine da una palla sparata per errore da uno dei compagni di caccia durante una battuta al cinghiale. Antonio Meles, 66 anni, è morto ieri pomeriggio all’ospedale di Sassari, dove si trovava ricoverato dal giorno del tragico incidente. Fatali, a quanto se ne sa, le complicazioni delle ultime ore che hanno reso vani i tentativi dei medici di salvargli la vita. Come si ricorderà, l’episodio si era verificato durante una battuta di caccia grossa organizzata nella zona fra Managu e Capo Marrargiu, nella impervia costa a nord di Bosa. Antonio Meles era stato colpito da una fucilata partita accidentalmente dall’arma di un compagno. Il piombo aveva colpito il pensionato a una gamba, provocando una pericolosa emorragia. Meles era stato immediatamente soccorso dagli amici di battuta, che avevano chiesto l’intervento del 118 di Bosa. Una volta stabilizzate le condizioni del ferito, l’équipe d’emergenza aveva fatto intervenire l’eliambulanza dei vigili del fuoco, che aveva preso a bordo Antonio Meles trasportandolo prima all’ospedale Mastino di Bosa, dove i medici avevano provveduto a fermare l’emorragia, quindi in un reparto specializzato dell’ospedale di Sassari dove ieri, però, Meles è deceduto.

  2. 15 Febbraio 2010 a 21:08 | #2

    La Repubblica, 10 febbraio 2010
    Caccia, le associazioni smentiscono il Pdl “Non sosteniamo la legge votata al Senato”.
    Birdlife international risponde al senatore Carrara che aveva parlato di “condivisione del mondo ambientalista più evoluto”. Ma l’organizzazione esprime “gravi perplessità sul testo in discussione alla Camera. (Antonio Cianciullo)

    ROMA – Mentre, nelle prossime ore, la Camera si pronuncerà sulla caccia no limits che ha avuto il via libera di Palazzo Madama, la tensione attorno alla questione venatoria continua a salire. L’ultimo botta e risposta è tra l’ala oltranzista del Pdl e Birdlife International, una federazione di organizzazioni di conservazione della natura. Birdlife era stata chiamata in causa dal senatore Valerio Carrara (Pdl) che aveva sostenuto la tesi di un sostegno della prestigiosa associazione ambientalista alla controriforma sulla caccia di cui l’articolo 38 in discussione in questi giorni è un passaggio chiave.
    “L’articolo introdotto – sostiene Carrara in una lettera aperta indirizzata ai parlamentari di Camera e Senato – si rifà parola per parola all’enunciato della norma europea (cornice di riferimento); si tratta del recepimento di una direttiva europea che noi abbiamo aggravato con la seguente ulteriore prescrizione: le Regioni potranno proporre i loro calendari venatori solo ed esclusivamente se avranno avuto il parere preventivo dell’Ispra (ente super partes controllato dal ministero dell’Ambiente e composto in prevalenza da supertecnici dell’ambiente). Ogni modifica al calendario venatorio potrà essere apportata solo ed esclusivamente nell’ambito dei dettami della guida alla direttiva 79/409/Cee, elaborata dalla Commissione Europea dopo il via libera della Face (Federazione delle Associazioni della Caccia e per la Conservazione dalla Fauna Selvatica) e con la condivisione del mondo animalista più evoluto, attraverso Birdlife International, rappresentata in Italia dalla Lipu e presente in più di 100 paesi in tutto il mondo”.
    Puntuale è arrivata la smentita di Birdlife International che esprime “gravi perplessità” sulla legge votata dal Senato. “La soppressione del limite al calendario venatorio, fino ad oggi previsto dalla legge italiana, è un elemento che rischia di complicare lo stato delle cose, determinando una nuova serie di infrazioni e vari problemi di conservazione della natura”, precisa Angelo Caserta, direttore regionale della divisione europea di Birdlife International. “Nessuna norma è prevista relativamente al serio problema delle deroghe a cacciare specie protette, per il quale la commissione chiede all’Italia un giro di vite e un più efficace potere di intervento statale. Nessuna misura è prevista a favore della tutela della rete Natura 2000 (4) come pure richiesto dall’articolo 4.4 della direttiva e dalla procedura di infrazione”.
    Insomma l’”operazione verità” (così il senatore Carrara ha presentato la sua iniziativa) si basa su una dichiarazione che viene smentita dai diretti interessati: non esiste alcun accordo internazionale che avalli la linea scelta dall’ala filo doppiette che sta premendo sul Pdl. Non solo, ma la Confavi, l’associazione che raccoglie i cacciatori più oltranzisti, si sta trovando sempre più isolata. La sua è l’unica firma, assieme a quella dell’Associazione cacciatori veneti, sul manifesto che annuncia per il 9 marzo una manifestazione a favore della controriforma della caccia, a Roma, con arrivo a piazza Venezia. “Mai il mondo venatorio si è trovato in una difficoltà così grave e in una situazione di isolamento così pericolosa”, commenta Osvaldo Veneziano, presidente di Arcicaccia. “La marcia su Roma di una pattuglia di irriducibili sta ponendo tutti i cacciatori in una situazione insostenibile. Mi auguro che il Parlamento fermi una deriva che può portare solo guai all’intera categoria”.

  3. 2 Febbraio 2010 a 17:34 | #3

    Associated Press Com-ApCom, 30 genn. 2010

    Caccia/ Stagione 2009/2010 si chiude con 27 morti e 58 feriti.Dati in calo, il record negativo nel 2007/2008 con 56 vittime.

    Roma, 30 gen. (Apcom) – E’ di 27 morti e 58 feriti il bilancio complessivo delle vittime di incidenti di caccia nella stagione venatoria 2009/2010, che si chiude domani. A tenere il macabro conto è la Lac, la lega per l’abolizione della caccia: 26 sono i cacciatori morti in incidenti di caccia, uccisi da colpi partiti per sbaglio o caduti in dirupi. La ventisettesima vittima non era un cacciatore: era invece un ragazzo di quasi 15 anni di Olginate, in provincia di Lecco, uscito il 20 dicembre con un fucile trovato in casa e il suo cane. E’ inciampato, il fucile ha sbattuto sul terreno ed è partito un colpo. I cacciatori rimasti feriti sono stati 44, mentre altre 14 persone sono rimaste coinvolte, loro malgrado, in situazioni in cui non c’entravano nulla. I dati sono in forte calo sugli anni precedenti: nella stagione 2008/2009 le vittime erano state 39 e i feriti 77; record negativo nella stagione 2007/2008, con ben 56 morti e 98 feriti, mentre in quella 2006/2007 si erano registrate 35 vittime e 74 feriti. Le vittime in questo inizio 2010 sono già 3: il 10 gennaio un morto in Sardegna, in Ogliastra. Nella stessa data un 75enne in Val di Magra è morto per un malore improvviso mentre a caccia con gli amici e infine il 3 gennaio, a Caorle, un cacciatore è annegato dopo essere caduto della barca con la quale si stava dirigendo verso un appostamento artificiale per una battuta di caccia agli uccelli acquatici. Tre anche i feriti nel gennaio 2010: il 3 gennaio per un colpo di fucile partito accidentalmente, un cacciatore ha perso un dito. Lo stesso giorno un 52enne a caccia con i figli a Sala Consilina, viene ferito al volto da un altro cacciatore e infine in Sardegna, nell’Oristanese, il 10 gennaio è rimasto gravemente ferito un cacciatore di Bosa, Antonio Mele, di 56 anni, colpito accidentalmente da una fucilata alla gamba sinistra, che ha sfiorato l’arteria femorale.

  4. 2 Febbraio 2010 a 17:30 | #4

    ag. DIRE, 1 feb. 2010

    Caccia, bilancio di stagione: 27 (uomini) morti e 58 feriti.

    La Lac: “È anche un’ecatombe umana, servono più controlli e meno deregulation. Bracconaggio fuori controllo in numerose aree del Paese”.

    ROMA – Ventisette morti e cinquantotto feriti: questo il bilancio della stagione venatoria appena conclusa in Italia. A fornirlo la Lac-Lega abolizione caccia, che parla di “ecatombe anche di esseri umani”, frutto di uno “scarso rispetto delle norme di sicurezza”. Per l’occasione l’associazione denuncia inoltre che “il rispetto per la fauna protetta è ancora un chimera”, poichè “il bracconaggio resta fuori controllo in diverse aree del Paese”. In tutto questo, critica ancora l’associazione, il Senato dà il proprio benestare a “la grande deregulation” rappresentata, a detta degli animalisti, dall’articolo 38 alla legge Comunitaria.

    I dati della stagione di caccia appena terminata, continua la Lac, “attestano ancora una volta una sequenza impressionante di fatti di sangue o altri incidenti di caccia: ventisette morti e cinquantotto feriti”, tutti legati a “episodi correlati all’impiego di armi da caccia o all’esercizio venatorio”.

    Infatti, precisa, “circa la metà” degli incidenti si è registrata “nel corso di battute di caccia al cinghiale”. Il bilancio, continuano gli animalisti, parla anche di “un morto e quattordici feriti tra gente comune coinvolta, anche se non stava praticando la caccia”. A detta della Lac “anche l’alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia, dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze”, nonchè “l’inadeguatezza del Decreto del

    ministero della Sanità del 28 aprile 1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono o vietano in caso di malattie cardiovascolari”.

    La Lac punta poi il dito contro il sistema di controlli. Per gli animalisti, infatti, “l’insufficienza dell’attività di vigilanza non riesce ancora a contrastare alcune importanti sacche di bracconaggio, come nella provincia di Brescia, nei laghi costieri pugliesi, in Sardegna e nelle lagune venete, compreso in special modo il Delta del Po, nelle piccole isole tirreniche e siciliane”. In tutte queste aree, denuncia l’organizzazione, “imperversano l’abbattimento di esemplari di specie protette, il mancato rispetto dei limiti di carniere, l’impiego di mezzi non consentiti come trappole, lacci, richiami acustici a funzionamento

    elettromagnetico”. Inoltre, risulta “ancora inattuato da varie Regioni il divieto di impiego di pallini di piombo nella caccia in zone umide”.

    La Lac ricorda quindi che “sono sempre in corso due ulteriori procedure di infrazione comunitaria, avviate dalla Commissione europea, su violazioni da parte di tredici Regioni della direttiva 79/409 Cee (la cosiddetta ‘direttiva Uccelli’, ndr), per la caccia in deroga a specie protette”.

  5. 2 Febbraio 2010 a 14:33 | #5

    Chi è interessato può firmare una petizione contro l’art. 38 della Legge Comunitaria direttamente nel sito della LIPU (cliccare sul NickName).”Nei giorni scorsi il Senato ha approvato l’ingannevole art. 38 della legge Comunitaria che, tra le altre cose, cancella i limiti della stagione di caccia attualmente previsti dalla legge (1° settembre – 31 gennaio).Non abbiamo molto tempo prima che l’art. 38 vada alla Camera.E’ importante fermarne l’approvazione!” LIPU-BirdLife Italia

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