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Il re delle foreste della Sardegna riprende il suo territorio!

 

Continua la ripresa del Cervo Sardo (Cervus elaphus corsicanus), grazie ad una politica di protezione attuata seriamente a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, quando sembrava avviato ad una inesorabile estinzione.    Importantissima in proposito l’attività svolta dall’Azienda foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna, oggi Ente Foreste della Sardegna, e dal WWF con la riserva di Monte Arcosu.      

Lascia, però, piuttosto perplessi la forte differenza fra il censimento curato dall’E.F.S. (con il metodo della conta dei maschi brami tanti) e il censimento svolto dalla Provincia del Medio Campidano per il solo areale dell’Arburese, grazie alla collaborazione dell’ I.S.P.R.A. (con il metodo termografia ad infrarossi e distance sampling): 121 cervi bramenti per una stima complessiva di 605 esemplari (E.F.S.) verso 2.773 (con un margine di errore del 15%) stimati dall’I.S.P.R.A.     Una differenza di ben il 458,35% !   C’è qualcosa che non torna…     Inoltre, censimenti poco accurati (per usare un eufemismo) danno anche l’abbrivio a proposte poco meditate (sempre per usare un eufemismo) come quella di riaprire la caccia di selezione al cervo, effettuata dall’Assessore alle politiche energetiche e ambientali della Provincia di Cagliari Ignazio Tolu nel dicembre scorso.

I problemi per il Cervo Sardo (distruzione degli habitat, bracconaggio, ecc.) non mancano, tuttavia oggi sono affrontati con spirito, metodi ed energia diversi. Eppure continuano, crudeli e cruenti, gli episodi di bracconaggio come quello del 26 settembre 2009 (un esemplare di cervo letteralmente fatto a pezzi addirittura nell’area di Maidopis (Sette Fratelli), nei pressi del vivaio forestale.  Praticamente sotto gli occhi dell’E.F.S. e del Corpo forestale) denunciato da Fabio e Jessica, frequentatori del nostro blog, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale attraverso una telefonata al 1515. 

Insomma, l’attenzione ecologista e di tutta l’opinione pubblica deve rimanere ben desta sulle sorti del re delle foreste della Sardegna.

              Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

 

Qui i dati del relativo censimento riferiti al 2008.

Qui i dati del relativo censimento riferiti al 2007.  

Bel video sul Cervo sardo (di Antonello Chiaramida, 2006.   Da www.regione.sardegna.it, directory multimedia)

da www.sardegnaambiente.it/

Risultati del censimento del Cervo sardo 2009 nelle aree gestite dall’Ente Foreste della Sardegna.

Sono state monitorate le popolazioni presenti nel Sarrabus, nel Sulcis, nell’Arburese, nel Monte Lerno, nel Montimannu-Linas e nel Complesso Forestale di Usellus. Il metodo utilizzato è stato quello dell’ascolto dei bramiti, le tipiche vocalizzazioni che i cervi maschi emettono durate il periodo degli amori. Si è concluso nel mese di settembre il censimento del Cervo sardo, condotto dall’Ente Foreste della Sardegna nei territori gestiti. Questo lavoro, portato avanti ormai da diversi anni, ha lo scopo di stimare la consistenza, la densità e la distribuzione del più grande mammifero della Sardegna.  Sono state monitorate le popolazioni presenti nel Sarrabus,dove l’area rilevata è stata pari a 74,8 km2, nel Sulcis (128,3 km2), nell’Arburese (44,2 km2), nel Monte Lerno (24 km2), nel Montimannu-Linas (18,3 km2) e nel C.F. di Usellus. Il metodo utilizzato è stato quello dell’ascolto dei bramiti, le tipiche vocalizzazioni che i cervi maschi emettono durate il periodo degli amori. Dopo i rilievi sul campo si è provveduto ad elaborare e georeferenziare le posizioni dei maschi bramenti. I risultati ottenuti indicano ancora un incremento di questo ungulato in tutte le diverse popolazioni. Gli aumenti maggiori si sono avuti nelle aree in cui la densità è minore e di conseguenza più alte sono le possibilità di crescita della consistenza di quelle popolazioni. Complessivamente sono stati individuati 867 maschi bramenti, che hanno consentito la stima di 4413 cervi nelle aree monitorate, così suddivisi: 1495 nel Sarrabus, 1780 nel Sulcis, 605 nell’Arburese, 273 nel Monte Lerno, 260 nel Montimannu-Linas e circa 50 nel C.F. di Usellus.

 

Rapporto e dati del censimento 2009 [file .pdf]

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da L’Unione Sarda, 4 febbraio 2010

Arbus. Crollano le richieste di risarcimento per i danni causati dai cervi. Gian Paolo Pusceddu

Proseguendo la linea di sperimentazione iniziata nel 2006, anche nel 2009 l’Istituto superiore di ricerca e protezione ambientale per conto della Provincia del Medio Campidano ha svolto, nell’oasi naturalistica Montevecchio-Costa Verde, il censimento del cervo sardo. È stato effettuato nell’aprile e nel settembre dell’anno scorso, mediante la termografia a raggi infrarossi ed è stato elaborato da Barbara Franzetti e Francesco Riga dell’Ispra. «I dati del rapporto affermano che a primavera gli esemplari erano 2116 e 2773 in autunno con una incertezza statistica del 15 per cento. Tale dato è in linea con i precedenti censimenti effettuati con la medesima modalità dall’Ispra. Difatti nel 2007 i cervi erano 1782 e nel 2008 1907», sottolinea l’assessore provinciale all’ambiente Giuseppe De Fanti. Dati che confermano il trend di aumento degli esemplari nell’area arburese, oggi è facile poterli vedere anche alla periferia dei centri abitati di Arbus e Guspini. «La situazione è sotto controllo e le misure poste in essere si stanno rivelando efficaci, ciò è peraltro confermato dal calo verticale delle richieste di danni che ha consentito nel 2009 di rimborsare gli allevatori al 100 per cento», aggiunge Giuseppe De Fanti. Intanto prosegue lo spostamento in Ogliastra di trenta cervi per il ripopolamento di quell’area. «Finora ne sono stati trasferiti solo sette. È un’operazione lunga, per completarla ci vorranno ancora dei mesi», precisa l’assessore provinciale. Ultimamente sono sempre più numerose le persone che sollecitano un abbattimento selettivo dei cervi e c’è chi propone l’apertura della caccia all’ungulato. «Per il momento – commenta Giuseppe De Fanti – questo non è possibile. Il cervo sardo è protetto da leggi nazionali e regionali e per modificarle ci vorrà molto tempo».


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da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2010

Arbus. La colonia continua a crescere anno dopo anno e gli agricoltori cominciano a protestare per i danni alle colture. Piscinas, la vera patria del cervo sardo. Sono quasi tremila gli esemplari censiti negli ultimi rilevamenti di marzo e agosto. Luciano Onnis

 ARBUS. Nascono, crescono e si riproducono in quantità… industriale. La popolazione del cervo sardo nell’area Piscinas-Costa Verde cresce ancora e oggi sarebbero oltre 2.750 gli esemplari che vivono in questa zona. I numeri giungono dal censimento effettuato, per conto dell’assessorato all’Ambiente della Provincia, dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) in due periodi diversi, tra il 2 e l’8 marzo e il 28 agosto e il 4 settembre, con il metodo della termografia a raggi infrarossi (termocamere portatili dislocate in punti strategici) e distance sempling, sistemi di avanzatissima tecnologia di grande affidabilità. Le attività di rilevamento notturno si sono svolte in prevalenza in un’area ritenuta ragionevolmente rappresentativa di quello che potrebbe essere definito come l’"areale storico" di bramito della Costa Verde, comprendente l’oasi faunistica e l’area a nord-est delimitata dalla strada provinciale fra Gutturu de Flumini e Portu Maga. È stata scelta questa porzione di territorio che si estende lungo il confine dell’oasi, considerata zona di rispetto, e un’altra in cui è praticato l’esercizio della caccia autogestita. Dunque, i dati evidenziano che i cervi sardi lungo la fascia costiera, ma anche nel resto dell’Arburese, sempre più numerosi. E creano anche qualche problema di sovrapopolamento, con danni alle colture orticole e foraggiere. La Provincia, che recentemente ha trasferito una trentina di esemplari in Barbagia, ha finanziato le piantagioni di erbai, ma non sono bastati a sfamare i tantissimi cervi che per procurarsi il cibo sconfinano negli orti e nei frutteti, nelle aziende agricole e perfino nei cortili delle case.

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Scheda biologica (da www.sardegnambiente.it)

Cervus elaphus corsicanus
Classe: Mammalia
Ordine: Artiodactyla
Famiglia: Cervidae
Genere: Cervus
Nome sardo: Cherbu, cérbu, chelvu, chervu.

Origine zoogeografica: Neartica, Paleartica
Areale di distribuzione: La sottospecie è endemica della Sardegna e della Corsica. Attualmente, in Sardegna, l’areale naturale di distribuzione è situato nell’Arburese, nel Sarrabus e nel Sulcis. Di recente insediamento (2003) nella Provincia di Sassari, è la popolazione libera presente nel Monte Lerno di Pattada, che è stimata in circa 150 esemplari. L’origine del cervo sardo non è ancora stata del tutto chiarita. L’ipotesi più accreditata è quella di Azzaroli e Baccetti che attribuiscono la presenza della sottospecie ad un’introduzione da parte dell’uomo in epoca preistorica di C. elaphus, originario delle regioni neartica e paleartica, e una sua rapida speciazione in C. elaphus corsicanus. Pròtomi di cervi ornano navicelle nuragiche dell’ VIII – VI sec. a.C. e spade votive della stessa epoca, con stilizzate figure di cervo, venivano offerte alle divinità.
Identificazione: Il cervo sardo si distingue dalla specie nominale europea per alcuni caratteri morfologici come adattamento alle condizioni di insularità. Le dimensioni del corpo sono inferiori rispetto a quelle del cervo europeo. Il maschio raramente raggiunge un peso di 130 kg con un’altezza al garrese di 100 cm mentre la femmina non supera i 70-80 kg di peso e gli 80 cm di altezza. Il corpo è snello ed elegante con tronco allungato, spalla arrotondata e muscolosa, petto largo e groppa dritta. Il collo è lungo e sottile, la testa è di forma triangolare allungata e termina con un muso nudo. Le orecchie sono molto grandi, gli occhi sono ovali, grandi ed espressivi, con evidenti fosse lacrimali. Da queste viene secreto un liquido oleoso ed odoroso che serve per marcare il territorio. Gli arti, piuttosto corti, sono esili ma molto forti. Il mantello è liscio, fitto e setoloso con una colorazione tendenzialmente più scura rispetto al cervo rosso; in estate è bruno-rossicccio, in inverno è più scuro e tende al grigio bruno; presenta inoltre una stria nerastra, particolarmente evidente in estate, che va dalla testa alla radice della coda. Nel maschio adulto la parte inferiore del collo è ricoperta da un fitto lungo e scuro pelame detto criniera. La pomellatura è una caratteristica dei soli cerbiatti. La muta avviene due volte l’anno, in primavera (aprile) e in autunno (settembre). Le corna, presenti solo nel maschio, vengono dette "palchi", "armatura", "trofeo", differiscono da quelle dell’europeo per le dimensioni raggiungendo una lunghezza massima di 70 cm ed un peso di circa 1 kg per asta, rispetto agli oltre 8 kg della nominale. Le ramificazioni risultano più semplici, si hanno generalmente 4 o 6 punte contro le 16 – 24 del cervo europeo. Sono prive della caratteristica corona, mentre la parte terminale dell’asta presenta una formazione allargata e tendente ad appiattirsi, fino a dare una forma finale a forcella. Vengono perse nel periodo compreso tra metà febbraio e metà marzo, quindi, dopo 1-2 settimane, ricrescono e la loro formazione è completa verso la metà di luglio. Nella fase di neoformazione, le corna sono rivestite da un tessuto cutaneo molto vascolarizzato detto "velluto", che al termine dello sviluppo si secca e viene rimosso mediante strofinamento su alberi ed arbusti. 

     

Habitat ed Ecologia: Specie considerata "intermedia" tra i "brucatori" ed i "pascolatori", rispetto al daino più spiccatamente tendente verso i brucatori, abita le formazioni forestali con macchia mediterranea con chiarie e radure. Come il daino soffre, a differenza invece del muflone, le pendenze eccessive e l’elevata rocciosità. Si nutre sia di piante erbacee, graminacee, leguminose, cardi e rovi, che degli arbusti della macchia mediterranea, di cui usa scortecciare i fusti ("fregoni"). La struttura sociale del cervo è di tipo matriarcale, il nucleo familiare è costituito da una femmina adulta, il piccolo dell’anno e quello dell’anno precedente. Spesso sono riunite in branco con i rispettivi piccoli e guidate dalla femmina madre più anziana. Anche i maschi di età superiore ai due anni formano un branco dominato dal più forte e la cui posizione gerarchica viene conquistata in seguito al combattimento o alla semplice valutazione a distanza degli avversari.
Riproduzione: Il cervo è una specie poliginia e si accoppia con più femmine per annata costituendo gli harem. Il periodo degli amori ha inizio da fine agosto e si protrae fino a tutto settembre, i maschi in grado di riprodursi, si isolano dai più giovani e si portano nelle aree di riproduzione, qui si accoppiano con le femmine che vi si trovano (da 3 a 5). Questi territori, che rimangono gli stessi di anno in anno, vengono "marcati" con urina, secreti ghiandolari e scortecciamenti. L’harem viene segnalato e difeso anche attraverso il bramito, tipico verso dei maschi riproduttivi, emesso durante la stagione degli amori. Il bramito è forte, talora breve spesso lungo e gutturale, il verso delle femmine è invece breve e simile ad un abbaio. Dopo una gravidanza di circa 32 settimane, da metà aprile a metà maggio, le femmine partoriscono un piccolo che viene allattato per tre – quattro mesi. L’unità di base della struttura sociale del cervo, così come anche per il daino, è costituita dalla femmina con il piccolo dell’anno e la figlia ,"sottile" (più raramente il figlio, "fusone") dell’anno precedente. Talora si formano branchi di femmine (10-12 individui, al massimo una ventina) guidati dalla femmina più anziana; i maschi di età superiore ai due anni hanno la tendenza ad aggregarsi in piccoli gruppi in cui domina il maschio più forte.
Fattori di minaccia: Il Cervo ha subito in Sardegna un fortissimo declino nel trentennio 1955 – 1985 a causa della caccia, del bracconaggio e della perdita di habitat. Nonostante il successivo incremento numerico, attualmente gli individui appartengono a popolazioni distanti tra loro, le quali non possono incontrarsi a causa dell’assenza di corridoi di collegamento tra le foreste isolane.
Status di conservazione: Specie vulnerabile a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale.
Grado di Protezione: Convenzione di Berna, All. III; DIR. CEE 43/92, All. B,D (*sp. prioritaria); L. 157/92; L.R.23/98.

 

(foto F.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Pietro Pirredda – Arzachena (ss)
    25 Gennaio 2013 a 16:17 | #1

    Non vedo l’ora che anche in Sardegna approvino la caccia di selezione al muflone, al daino e a questo splendido animale. Le armi e l’attrezzatura per tale tipologia di caccia le ho già! Dove infatti la caccia di selezione è praticata, le specie oggetto di controllo (daini-mufloni-cervi-camosci-caprioli-ecc) hanno una migliore qualità e salute della specie. Vedere i dati delle regioni in cui si pratica da decenni la caccia di selezione, le quali sono molto in avanti con la gestione rispetto a noi. tali regioni si chiamano Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e altre…

  2. gruppodinterventogiuridico
    7 Febbraio 2010 a 19:11 | #2

    da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2010

    «Sui cervi i conti non tornano». Gli ambientalisti contestano i dati sul sovrappopolamento temono un via libera alla caccia indiscriminata. (Luciano Onnis)

    ARBUS. I conti sul numero dei cervi sardi presenti nell’areale dell’Arburese nella zona fra la Costa Verde, Piscinas, Ingurtosu e Montevecchio, non tornano e le associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra sono allarmate perchè davanti a un presunto sovrappopolamento, come sembra indicare una delle due conte effettuate, «qualcuno potrebbe sentirsi autorizzato a chiedere l’apertura della caccia al cervo». I dati dei censimenti effettuati nel 2009 sulla popolazione del cervus elaphus corsicanus dall’Ente foreste della Sardegna prima e poi dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) per conto della Provincia del Medio Campidano, sono talmente dissonanti che non possono passare inosservati. Le perplessità le hanno avute le due associazioni ecologiste analizzando i risultati dei due diversi censimenti (fatto con il sistema del bramito e del metodo della termografia a infrarossi e distance sampling), fermo restando l’apprezzamento per Ente foreste e Ispra (ma anche del Wwf a Monte Arcosu) nella tutela del cervo sardo e per l’azione di incremento di una specie in via di estinzione negli anni Ottanta e oggi per certi versi perfino eccessiva in certi territori, come appunto nell’oasi di Piscinas-Costa Verde. Dunque, per l’Ente foreste sarebbero presenti nell’areale dell’Arburese 605 esemplari di cervo sardo, ben 2.773 (con un margine di errore del 15%) secondo l’Irsa. «Lascia perplessi la forte diversità dei dati – spiega Stefano Deliperi, portavoce degli ecologisti -, c’è un bel 458,35% di differenza. C’è qualcosa che non torna. Con i dati dell’Irsa qualcuno si può sentire autorizzato a proporre l’apertura della caccia al cervo, come lo scorso dicembre l’assessore dell’Ambiente della Provincia di Cagliari Ignazio Tolu».

  3. nicbiologo
    7 Febbraio 2010 a 10:51 | #3

    Hai perfettamente ragione Stefano. Ad esempio, sull’Unione Sarda, l’assessore all’ambiente della Provincia del Medio Campidano, Giuseppe De Fanti, il 03 febbraio 2010 dichiarava:«Credo che sia arrivato il momento di fare un passo avanti nella gestione delle aree protette. Dobbiamo pensare a una pianificazione globale. Non possiamo continuare a ignorare quanto la densità di cervi sia elevata ma anche problematica per l’ecosistema. Possiamo andare avanti ancora per qualche anno, ma poi una decisione bisognerà pur prenderla». Mentre il 04 febbraio 2010 (appena 1 giorno dopo!):«La situazione è sotto controllo e le misure poste in essere si stanno rivelando efficaci, ciò è peraltro confermato dal calo verticale delle richieste di danni che ha consentito nel 2009 di rimborsare gli allevatori al 100 per cento». I due articoli sono a firma di due diversi giornalisti ma questi cambi d’opinione a distanza di 24 ore sono abbastanza incomprensibili e generano confusione.

  4. Stefano Deliperi
    6 Febbraio 2010 a 11:10 | #4

    grazie Nicbiologo per il tuo contributo molto interessante: probabilmente è andata proprio così. Il problema è che le informazioni “ufficiali” contenute nei siti web dell’Ente Foreste della Sardegna e della Provincia del Medio Campidano e riprese dalla Stampa non sono state molto chiare, per cui si ingenerano “equivoci” che possono essere utilizzati per richiedere l’apertura – sotto varie forme – della caccia al Cervo Sardo. Una maggiore chiarezza è fondamentale. Spero anch’io che il “nostro” Cervo possa ritornare in tutta l’Isola!

  5. Pinguino sardo
    5 Febbraio 2010 a 10:54 | #5

    Ha ragione la guardia forestale, non vogliamo lasciare niente a quelli che verranno, non ce ne frega proprio niente di far vedere un cervo a chi verrà e, aggiungo io, non ce ne frega niente nemmeno di vederlo oggi, vivo.

  6. nicbiologo
    5 Febbraio 2010 a 10:37 | #6

    Il discostamento delle cifre comunicate dall’Ispra rispetto a quelle dell’Ente Foreste può essere imputato a vari fattori. In primis l’Ente Foreste ha censito il cervo in un area di 44 kmq mentre l’Ispra credo (non avendo al momento il documento ufficiale) l’abbia svolto con la termocamera sull’intero areale che si estende per 135 kmq circa. La differenza è del 60% nell’areale coperto, ed estrapolando i dati dell’Ente Foreste a un territorio più ampio si potrebbero ipotizzare 1800 cervi. E’ anche vero che solitamente il censimento al bramito viene svolto nell’area ritenuta di massima presenza dei maschi ma è anche vero che il censimento è stato compiuto in 1-2 giornate (quindi non può essere ritenuto esaustivo come quello con termocamera)essendoci un alta probabilità di non cogliere tutti i maschi bramenti. Bisogna infine dire che l’estrapolazione del totale della popolazione nel censimento al bramito è stata fatta ritenendo il rapporto maschi bramenti/resto della popolazione 1:4 come in letteratura ma si è anche constatato che in zone del nord Sardegna il rapporto tende verso 1:6. Quindi tenuto conto del 15% di errore nella stima ISPRA e delle considerazioni riportare sopra direi che i due dati non sono così differenti come può apparire a prima vista. Concludo con l’augurio di rivedere il Cervo sardo in tutti i maggiori complessi montuosi della Sardegna come si sta già facendo con la importante reintroduzione della specie in Ogliastra.

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