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Un bel sistema di “ordinaria corruzione”, “gelatinoso”.

 

Ma chi se ne frega di sapere chi è Francesca, se si faceva ripassare o se faceva rilassare.   L’attenzione su quanto sta emergendo dalle indagini sul sistema emergenza permanente della Protezione civile si deve appuntare su qualcos’altro di veramente importante.      Nel leggere gli stralci del provvedimento del G.I.P. di Firenze Rosario Lupo sul sistema "gelatinoso" di "ordinaria corruzione" che ha disposto la custodia cautelare di quattro persone coinvolte nel programma di lavori per la mancata riunione G 8 di La Maddalena, nonché avvisi di garanzia su una trentina di altre persone fra cui Guido Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione civile e Ministro in pectore, rimane proprio l’amaro in bocca.  

Il G 8 a La Maddalena non è l’unico caso sotto esame da parte della magistratura, ci sono anche i Mondiali di nuoto romani del 2009 e le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

I quattro arrestati sono personaggi di tutto rilievo: Angelo Balducci, attualmente Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e già Soggetto attuatore degli interventi del G 8 nonché Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi per i mondiali di nuoto ‘Roma 2009′, Fabio De Santis, attualmente Provveditore delle opere pubbliche in Toscana e già anch’egli nel Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio, incaricati della gestione dei campionati del mondo di nuoto di Roma 2009, del G8 alla Maddalena nel 2009, delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, Mauro Della Giovampaola, alto funzionario della struttura operativa per il G 8, Diego Anemone, imprenditore romano spesso al centro dei ricorrenti interventi straordinari di questi anni.  Fra i venti indagati, oltre Bertolaso, anche il Procuratore della Repubblica aggiunto di Roma Achille Toro.

Balducci, De Santis, Della Giovampaola – secondo il provvedimento G.I.P. – ricevevano dall’imprenditore romano Anemone, "anche tramite persone e societa’ a lui riferibili o collegate", una serie di utilità "per compiere o per aver compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti", tutti "assegnati a società riferibili al predetto Anemone". Le indagini della Procura della Repubblica fiorentina e dei Carabinieri del R.O.S., "lunghe, articolate, complesse e ben calibrate, hanno permesso di accertare in modo chiaro ed inconfutabile il totale e incondizionato asservimento della pubblica funzione" agli interessi di Anemone, "al centro di una complessa e intrecciata galassia di società ben articolata".    Secondo il G.I.P., "tale asservimento veniva retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale". I fatti emersi sono "gravissimi proprio per la sistematicità delle condotte illecite e dei rapporti illeciti e di cointeressenza tra gli indagati e per le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello Stato".  E questo è stato reso possibile "da una normativa ampiamente derogatoria delle ordinarie regole in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici".

Esattamente quello che negli ultimi tempi sta facendo il Governo Berlusconi con una miriade di provvedimenti emergenziali anche e soprattutto quando non esiste alcuna improvvisa "emergenza" (il senatore Luigi Zanda, del PD, ne ha calcolato dal 2002 ben 500), come, ad esempio, il prevedibilissimo IV centenario dalla morte di San Giuseppe da Copertino.   Ed è proprio quello che vuole perfezionare con la relativa proposta di legge sulla nuova Protezione civile all’esame de Parlamento con la finalità di svincolare i grandi eventi dalle norme ordinarie sugli appalti.

Lascia davvero l’amaro in bocca soprattutto aver provato in tutti i modi consentiti dalla legge ad opporsi quasi in splendida solitudine ad un sistema emergenziale – quello del G 8 a La Maddalena – che appariva fin da subito troppo disinvolto.   La procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea riguardo la mancata corretta applicazione delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale riguardo le opere già connesse con la riunione G 8 a La Maddalena venne avviata proprio in seguito al ricorso del 21 marzo 2008 (n. 2008/4372) delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.   Importantissimo ruolo nella verifica di procedure ed attuazione del G 8 ha avuto l’on. Monica Frassoni, già Presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo ed ora Presidente dei Verdi europei.  Dopo la conferma, nonostante le smentite e gli slalom di parole del Commissariato governativo per il G 8, del secondo parere motivato della Commissione europea, ne venne disposta l’archiviazione grazie al trasferimento del G 8 a L’Aquila. Eppure permaneva la disciplina derogatoria in tema di ambiente, segreto di Stato e normativa sugli appalti pubblici.

Ed avevamo provato a mettere in luce vita e miracoli di Angelo Balducci ("L’uomo dalle mani d’oro" e "Le belle famiglie italiane").    Straordinarie, poi, alcune inchieste di Claudio Gatti per L’Espresso ("Maddalena d’oro", "Scandalo G8", "Scandalo Formato G 8").

Ora, le pur positive attività di disinquinamento (sempre che non salti fuori qualche secretata magagna sulla gestione dei rifiuti) e di recupero degli immobili (un po’ da rimettere in sesto, a quanto sembra) appaiono con una luce diversa.  E i 327 milioni di euro spesi per gli interventi non si capisce nemmeno quanti posti di lavoro duraturi abbiano prodotto.

E’ proprio il caso di buttare a mare questo sistema emergenziale permanente che può solo provocare danni maggiori alla legalità, all’ambiente ed alle casse pubbliche.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

P.S.  è davvero singolare e curioso che ad occuparsi approfonditamente delle procedure e delle modalità di attuazione di ‘sto benedetto G 8 a La Maddalena, che tanti soldi e benessere doveva portare alle terre isolane, siano stati fin dall’inizio due associazioni ecologiste (Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico), un parlamentare europeo (Monica Frassoni), tre giornali (L’Espresso, La Nuova Sardegna e il Manifesto Sardo) e basta.  E tutti gli altri?   Ammaliati dall’efficientismo del sistema? Dallosservatorio permanente ambientalista che permanentemente osservava quello che gli dicevano di osservare ai sardi dalla schiena dritta, dalle forze politiche di centro-sinistra a quelle di centro-destra, agli indipendentisti non pare che sia venuto molto. E poi ci si meraviglia dei pasticci che saltano fuori… 

 

Qui il provvedimento del G.I.P. di Firenze.

Qui il sito ufficiale del G 8 2009 con la presentazione del complesso di interventi a La Maddalena.  

Qui la video-inchiesta de L’Espresso (28 gennaio 2010)

                Eugenio Scalfari, giornalista e fondatore di La Repubblica, ha posto 10 domande su ruolo, fasti e nefasti della protezione civile a Guido Bertolaso, capo del Dipartimento della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.   Le risposte.   La replica.   Consigliamo la lettura.


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INTERCETTAZIONI IL TESTO

LEGGI Appalti, il sistema Balducci

VIDEO I botti di Bertolaso

ESCLUSIVO Io Angelo Balducci vi racconto l’affare Maddalena

DALL’ARCHIVIO Scandalo formato G8 di Fabrizio Gatti Maddalena d’oro, il costo dei lavori

VIDEOINCHIESTA Nei cantieri della Maddalena di F. Gatti

LEGGI Sport e opere pubbliche di M. Lillo Protezione Civile Super Spa di F. Gatti

 

da L’Espresso, 10 febbraio 2010

‘Fermate L’espresso’.

Dalle intercettazioni degli inquirenti emerge quanto il comitato di affari che sfruttava gli appalti  della Protezione Civile temesse le inchieste di Fabrizio Gatti sul G8 alla Maddalena e le sue partecipazioni ad Anno Zero. Al punto da sorvegliare il lavoro dell’inviato de L’Espresso.

 

LEGGI: IL TESTO DELLE INTERCETTAZIONI

«Emblematica è la vicenda relativa alla trasmissione Anno Zero in cui il giornalista Gatti autore dell’articolo de L’espresso che tanto ha preoccupato gli indagati, avrebbe dovuto partecipare parlando dei lavori alla Maddalena per il G8; gli indagati si danno da fare perché ciò non avvenga e comunque si dimostrano interessati». Dall’atto di accusa dei magistrati fiorentini emerge come fosse in allarme il comitato di affari che sfruttava gli appalti della Protezione civile per gli articoli de L’espresso e di Fabrizio Gatti, che per primo nel dicembre 2008 ha denunciato l’intreccio tra le opere del G8 alla Maddalena, Angelo Balducci e gli interessi del costruttore Anemone.
Gli inquirenti intercettano le discussioni tra gli indagati, che si mettono in allarme non appena leggono le anticipazioni dell’inchiesta giornalistica. E – scrivono i magistrati – dopo un vertice tra Guido Bertolaso e Balducci decidono di compilare un documento falso proprio per rispondere all’articolo in questione. «Inoltre Bertolaso viene coinvolto anche a seguito della pubblicazione, sul settimanale L’espresso di un articolo intitolato "Scandalo Formato G8" nel quale vengono fatti riferimenti a presunte collusioni tra Balducci Angelo e alcune imprese riconducibili alla famiglia Anemone. Nell’occasione viene coinvolto il Bertolaso, in contatto sia con il Balducci che con l’Anemone». «Dalle successive conversazioni intercettate si comprende che nel corso dell’incontro tra il Balducci e il Bertolaso è stato concordato di fare predisporre al commercialista Gazzani una nota di chiarimento sul fatto che la società Erretifilm – menzionata nell’articolo in questione come riconducibile alla cointeressenze della famiglia Balducci e della famiglia Anemone – non ha mai operato (circostanza questa smentita dalle indagini di p.g.) – ; il contenuto di questo elaborato viene utilizzato dal Balducci nella predisposizione della nota ufficiale di chiarimenti inviata al Bertolaso». 
Anche la nota ufficiale – trasmessa all’epoca a L’espresso nel tentativo di smentire l’inchiesta di Gatti – è stata quindi realizzata falsificando la realtà. Gli indagati infatti si rendono conto che il giornalista ha individuato il punto debole del loro patto: le società hanno la stessa sede in una villa di Grottaferrata ai Castelli Romani. Lo sottolinea subito Roberto Di Mario quando il 23 dicembre 2008 chiama immediatamente Balducci: «Sul prossimo numero de L’espresso – c’è già l’anticipazione sul sito – c’è un articolo di Fabrizio Gatti che è piùttosto brutto. Nel senso che parla di appalti G8, fa il nome di Bertolaso, il tuo e poi anche di Anemone… sostanzialmente hanno fatto questa verifica a Grottaferrata per cui hanno trovato che all’indirizzo dell’amministratore dell’Anemone c’è anche la casa di produzione cinematografica… c’è anche il nome di Rosanna (moglie di Balducci)».
Da quel momento sorvegliare le dichiarazioni e gli articoli di Gatti diventa prioritario per il comitato di affari. Che – scrivono i magistrati – cerca di impedire che sulle reti Rai vengano rilanciati i risultati dell’inchiesta de L’espresso. Il capitolo "Pressioni sui mass media" evidenzia la capacità di «fare pressioni sui mass media (e del resto Balducci risulta avere profondi rapporti con il direttore generale della Rai Mauro Masi alle cui richieste non si sottrae)». Cercano di impedire che Report di Milena Gabanelli dedichi una puntata alla vicenda della Maddalena. La loro preoccupazione diventa massima quando scoprono che Fabrizio Gatti sarebbe stato ospite di Michele Santoro ad Anno Zero, in un numero dedicato al lavoro nero. Un attore Patrizio La Bella – che si era presentato a Gatti come portavoce degli Anemone – li informa: «Mi ha detto che parlerà esclusivamente della sua esperienza a Lampedusa». Ma nella trasmissione – seguita in diretta dai personaggi intercettati – Gatti denuncia lo stesso lo scandalo delle opere del G8: «Ha detto "Io ho fatto un servizio sui lavori dell’isola della Maddalena e anche lì in cantiere sono guidati dai caporali praticamente i caporali pagano gli stipendi agli operai". Mo’ sta parlando di un’altra cosa». Nelle loro «attività di intelligence» – come le definiscono i magistrati – continuano per mesi a sorvegliare il lavoro di Gatti e de L’espresso. A fine giugno 2009 pensano di essere ormai al sicuro: «Diciamo che comunque il problema è concettualmente risolto… L’espresso mi pare pure molto tranquillo…».
Dopo quella data L’espresso ha invece pubblicato altre tre inchieste – firmate da Gatti e da Marco Lillo – dedicate alla malagestione delle opere affidate alla Protezione civile, continuando ad approfondire l’intreccio tra la struttura di Bertolaso, Balducci e gli Anemone.


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I botti di Bertolaso.

Nell’area protetta della Maddalena nel 2009 gli operai del G8 fanno saltare in aria con cariche esplosive una diga. In barba ai divieti. Emiliano Fittipaldi

Isola della Maddalena, primavera-estate 2009. Un abitante del posto nota che alcuni operai che stanno lavorando per il G8 stanno piazzando qualcosa sotto la diga foranea davanti casa sua. La diga fa parte di un complesso marittimo, chiamato "zona arsenale", che doveva essere ricostruito in fretta e furia per l’appuntamento voluto da Berlusconi in Sardegna. La residenza dell’Arsenale è uno dei cinque appalti che, secondo il Gip della procura di Firenze, è stato pilotato da Balducci e dalla sua ‘combriccola’ della Protezione civile. L’ordine è categorico: bisogna levare di mezzo le vecchie dighe il più rapidamente possibile e costruirne di nuove.
Il modo migliore per sbrigarsi è quello vietato da ogni legge: usare cariche esplosive e far saltare tutto in aria. Una tecnica proibita per le opere a mare, soprattutto se si tratta di aree delicate e protette come l’arcipelago della Maddalena. Un Parco nazionale i cui fondali sono ricchi di Posidonia oceanica e pezzo del Santuario dei cetacei. A poca distanza dall’esplosione che lascia di sasso – come si vede dal filmato – il regista "per caso", c’è infatti una comunità stanziale di delfini Tursiope, studiati da anni da un centro Cts e dal ministero dell’Ambiente. Chissenefrega, il G8 prima di tutto.

(foto da L’Espresso, A.G., archivio GrIG)

  1. 4 Febbraio 2011 a 14:38 | #1

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2011
    G8, arcipelago d’incompiute e fantasmi. Viaggio tra le opere mai concluse mentre la bufera giudiziaria svela i saccheggi della cricca. Bonifiche sempre da integrare, ritardi nel via ai lavori per la rinascita della nautica, bandi ancora da definire. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Come in un immenso vascello fantasma le bandiere sventolano sui pennoni dell’ex arsenale, uniche cose vive davanti a un mare deserto. Il centro vacanze gestito dalla Mita Resort è vuoto, disabitato, in disarmo. I capannoni e gli uffici chiusi. Nessuna illuminazione nei bar in stile neo-razionalista, nell’albergo a 5 stelle, nella suite che doveva ospitare Obama, nel Main Conference ideato dall’archistar Stefano Boeri. All’ormeggio, neppure un’imbarcazione. Né vicino ai moli già ripuliti dall’inquinamento né di fronte allo specchio d’acqua ancora da bonificare dai veleni più pericolosi: 31 milioni non sono bastati per spazzar via mercurio, idrocarburi, metalli pesanti, ce ne vorranno altri 5-6.
    Tutti a casa gli ex dipendenti, stagionali e fissi. Guardianìa garantita la notte, di giorno solo qualche ispezione dei due vigilantes. Incustodito su una banchina dove i gabbiani la fanno da padroni, uno degli esemplari in replica di «Mascalzone Latino» ricorda i fasti del Vuitton Trophy. Ma quest’anno, a salvare una stagione che per l’arcipelago si annuncia molto difficile, non ci saranno neanche i campioni della vela: sponsor in crisi, cancellata la competizione internazionale. Tra fallimenti nella programmazione, tagli di fondi e tante incompiute, qualcosa di analogo sarebbe stato comunque impensabile: «Progettare il futuro, dalle nostre parti, sembra diventata una impresa impossibile», non si stancano di ripetere immobiliaristi e commercianti. E proprio quest’area dove alla Maddalena si sono concentrati i maggiori interventi, con un fiume di denaro pubblico che scorreva senza freni, oggi appare il simbolo di un viaggio interrotto all’improvviso. Quasi una traversata popolata dagli spettri di un passato costellato di corruzione e saccheggi che pericolosamente riemerge.
    A un anno dai primi arresti e a una settimana dalle probabili richieste di rinvio a giudizio per Balducci, Della Giovampaola, De Santis, Anemone e presunti soci in affari nella cricca della Ferratella, traspare insomma un profondo senso di vuoto: «Per ciò che poteva essere, per ciò che non è stato e forse non sarà mai», sottolineano tanti. Soprattutto ora che il deposito di migliaia di carte processuali a Perugia ha messo a nudo gli intrecci del «sodalizio» per truccare gli appalti nell’arcipelago.
    Eppure, le malversazioni e i maneggi attribuiti dai Pm all’apparato della Protezione civile a suo tempo guidato da Bertolaso costituiscono una parte del problema. Si sommano a un costante rimpallo di responsabilità tra istituzioni, Governo e Regione in testa. Fanno aumentare le frustrazioni per le bonifiche lasciate a metà. E crescere la delusione per i provvedimenti monchi: invariabilmente spacciati come «risolutivi-imminenti-definitivi», poi inseriti in un’altalena di rinvii e slittamenti. Vedi il porto turistico vicino al centro e il waterfront: nei due casi, l’inizio dei lavori ancora una volta slitta di mese in mese per lungaggini burocratiche, sempre nuove e sempre diverse.
    A percorrere in questi giorni le stradine dell’ex arsenale che con un polo cantieristico, 470 posti barca e 70 residenze attrezzate sulla carta avrebbe dovuto rilanciare la nautica, si prova smarrimento per la desolazione. «Neanche le iniziative annunciate in vista del 150º anniversario dell’Unità d’Italia sono in grado di ridarci speranze certe», dicono parecchi operatori economici. Il perché appare evidente aggirandosi tra gli stand e i box: 110mila metri cubi dati al gruppo Marcegaglia per 60mila euro all’anno e 30 milioni di una tantum.
    Nessun operaio lavora vicino agli stand dove si dovevano allestire negozi di abbigliamento, una pasticceria, una farmacia, enoteche e rivendite di prodotti tipici, tabaccherie, showroom, librerie, edicole, pizzerie, agenzie per l’affitto di auto e taxi boat. Della nascita di quell’enorme centro che parecchi alla Maddalena giudicavano un corpo a sé, capace di autoreggersi senza interscambi, separato dalla comunità come una struttura estranea, allo stato attuale non esistono tracce diverse dai muri portanti degli edifici e dai perimetri destinati alle zone di vendita.
    Anzi, i grandi cartelloni pubblicitari che perdono pezzi, i tratti di tetto staccati dal vento sui capannoni, i detriti abbandonati davanti all’area Vaticano, le crepe su alcuni moli rappresentano altrettanti segnali di un degrado che avanza in modo sconcertante.
    Dei quasi 350 milioni spesi nell’arcipelago per il G8 rimane ben poco. Infatti le immagini non cambiano osservando altre incompiute. Se si percorrono poche centinaia di metri sul lungomare l’ex ospedale militare trasformato in albergo resta chiuso, i cortili invasi dalle erbacce: la Regione sta definendo gli esatti confini e l’attribuzione delle precise proprietà dei lotti prima di bandire la gara per l’affidamento in gestione dell’hotel. Exatralusso. In tutti i sensi. Uno scandalo nello scandalo: quelle camere sono costate 742mila l’una, in tutto 75 milioni.
    Per il momento si è dunque perduta la sfida per recuperare i ritardi e dimenticare le inchieste. Della cinquantina di siti della Difesa destinati alla Regione non uno è davvero passato di mano: restano saldamente gestiti dalla Marina complessi storici, ville, appartamenti, depositi, pontili d’attracco. Fabbricati a volte in disuso, ma come spesso succede da queste parti in posizioni sempre splendide. E quindi in teoria un valore aggiunto per l’industria delle vacanze.
    Poco lontano, portoni sbarrati agli ingressi del Club Med: mancano le autorizzazioni per i piani di riconversione del villaggio. Che succederà in estate? Impossibile prevederlo. La stessa insicurezza domina altri investimenti: paralizzati da burocrazia, scelte sbagliate, spettri del passato.
    Così, in questo deserto, le prospettive di sviluppo si fanno sempre più complicate, la rinascita si tinge d’incertezza. E per i 12mila abitanti della Maddalena, per le sue sette isole, per le migliaia di turisti che amano quest’arcipelago bellissimo non può che aprirsi oggi un’altra fase, stavolta si spera decisiva: quella per riuscire a vincere i fantasmi della cricca.

    LA STORIA DELL’INCHIESTA. Accuse e protagonisti: finora 22 gli indagati.

    LA MADDALENA. L’inchiesta su G8 e Grandi eventi viene alla luce il 10 febbraio 2010 a Firenze. Quattro i primi arrestati: Angelo Balducci, presidente del Consiglio dei lavori pubblici, Diego Anemone, costruttore romano, Mauro Della Giovampaola, ingegnere e funzionario ministeriale, Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche toscane. Tutti accusati di corruzione.
    Gli sviluppi. Nelle ore successive le indagini si estendono al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, al procuratore aggiunto della capitale, Achille Toro, sospettati di aver favorito la cricca. Altri imprenditori, professionisti, pubblici ufficiali vengono poi chiamati in causa per aver speculato sul terremoto dell’Abruzzo, sulla costruzione della scuola per i marescialli dei carabinieri a Firenze, sulla ristrutturazione di una caserma ex Sisde, sui campionati del mondo di nuoto a Roma. Ipotesi d’accusa anche per il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, poi inquisito pure nell’indagine sull’eolico sporco.
    Ex ministri e cardinali. Il ministro Claudio Scajola (non indagato ma sospettato di aver ricevuto 900mila euro per comprare un appartamento con vista sul Colosseo) dà le dimissioni. In un parallelo filone vengono coinvolti il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, e l’ex ministro Pietro Lunardi. Sono ritenuti responsabili di corruzione per le gestioni d’immobili di Propaganda Fide. Vicende nelle quali Sepe è accusato di aver favorito Lunardi, Balducci e Anemone in cambio di 2,5 milioni di fondi pubblici per la sede dell’associazione vaticana.
    Oggi. La Procura di Perugia ha di recente comunicato di aver concluso le indagini sul filone principale d’inchiesta che vede 22 indagati. Nessuno di loro è più in carcere, molti non sono mai stati arrestati. Nei prossimi giorni si conosceranno i nomi delle persone per le quali sarà chiesto il rinvio a giudizio. (pgp)

  2. 2 Febbraio 2011 a 17:35 | #2

    A.N.S.A., 2 febbraio 2011
    In un pc i 400 nominativi della ‘lista Anemone’.
    L’”elenco commesse” è stato trovato sul computer di Daniele Anemone, fratello di Diego, il costruttore romano ritenuto una figura chiave della “cricca” degli appalti.

    ROMA – Sono più di 400 i nominativi contenuti nella cosiddetta “lista Anemone”, o meglio l’ “elenco commesse” trovato sul computer di Daniele Anemone, fratello di Diego, il costruttore romano ritenuto una figura chiave della “cricca” degli appalti. Nelle carte allegate all’avviso di conclusione indagini della procura di Perugia viene riportato l’intero elenco, con le precisazioni fornite voce per voce dallo stesso Daniele Anemone nel corso di un interrogatorio reso il 27 maggio scorso. Il giorno precedente il costruttore aveva spiegato che le voci riportate “riguardano indirizzi, nominativi di società e di persone ed altre circostanze” e che tali appunti riportano “indicazioni relative a sopralluoghi per preventivi di lavori, acquisto e vendita di appartamenti e capannoni di nostra proprieta”. Tra i nominativi – molti dei quali già trapelati nei mesi scorsi – quelli di enti ed istituzioni come Palazzo Chigi, la Protezione civile, il Ministero dell’Interno, la Guardia di Finanza; professionisti, giornalisti, religiosi (c’é anche una “donazione alle suore in Albania”), funzionari pubblici, gli stessi dipendenti di Anemone (come uno al quale è stata “sostituita una maniglia”), amici di famiglia. Daniele Anemone spiega, caso per caso, quali lavori sono stati realizzati (con relativa fatturazione), e quando invece è stato eseguito soltanto un preventivo senza dar seguito a interventi, ma in diversi casi non ricorda a che cosa faccia riferimento l’annotazione.

    BERTOLASO,MAI SESSO A PAGAMENTO A SPORT VILLAGE – L’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso ha negato davanti ai pm di Perugia di aver mai avuto rapporti sessuali a pagamento al Salaria Sport Village. Nell’interrogatorio del 12 aprile dello scorso anno, nell’ambito dell’inchiesta sulla “cricca” degli appalti, ai magistrati, che gli hanno contestato tra l’altro di aver ricevuto soldi e prestazioni sessuali in cambio di favori per gli appalti all’imprenditore Diego Anemone, nega con decisione. Per i magistrati invece è stata anche la “disponibilità” al Salaria Village “di una donna di nome Monica”, uno degli aspetti della corruzione, reato per il quale è indagato nell’indagine giunta pochi giorni fa alla fase di avviso di conclusione indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Tutto sarebbe riferito al 14 dicembre 2008, quando l’allora capo della protezione civile si recò al Salaria Sport Village per sottoporsi ad un massaggio: appuntamento che, secondo l’accusa, si sarebbe invece risolto in un rapporto sessuale con “Monica”. Ma Bertolaso ricorda che la fisioterapista che di solito si occupava professionalmente di lui per i suoi problemi di salute era Francesca, che quella sera non c’era e venne sostituita da Monica. “In tutte le circostanze in cui mi apparto lascio i miei cellulari al personale della scorta con l’avviso di avvertirmi di qualsiasi emergenza”, cosa che era spesso accaduta in altre occasioni. “Voi – dice Bertolaso ai pm – credete che io sarei andato con una prostituta con il rischio di essere interrotto nella mia intimità da un membro della scorta?”. “In quella circostanza è stata l’unica volta che ho incontrato Monica e per quanto mi riguarda il massaggio è stato identico agli altri, anche se secondo me Francesca è più qualificata ed efficace”, spiega Bertolaso aggiungendo che “l’unica differenza nel massaggio di Monica è che ho sicuramente colto una grande gentilezza e cortesia, oltre che un eloquio eccessivo per i miei gusti in quelle circostanze”. Ma, aggiunge, “non ho avuto alcuna avance”.

    “COSI’BLOCCAI AUMENTO COSTI MADDALENA” – Già dall’estate 2008 “si sapeva” che i costi per i lavori alla Maddalena per ospitare il vertice dei capi di stato e di governo si aggiravano attorno ai 300 milioni di euro. E anche per questo Guido Bertolaso prospettò al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’ipotesi di altre soluzioni meno costose, tra cui quella di Viareggio. E’ lo stesso ex capo della protezione civile a dirlo ai magistrati di Perugia nell’interrogatorio del 12 aprile dello scorso anno. Spiegazioni che evidentemente non hanno convinto i pm, che hanno inviato a Bertolaso un avviso di conclusione indagini in cui si sostiene che l’ex capo della Protezione civile avrebbe siglato un patto illecito con l’imprenditore Diego Anemome, figura centrale di quella che gli inquirenti hanno definito la ‘cricca’ degli appalti. Rispondendo alle domande dei pm Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani, Bertolaso ricorda poi di aver indicato Gian Luigi Calvi come responsabile dei lavori alla Maddalena, nonostante Angelo Balducci avesse nominato De Santis e sostenesse che vi erano altri professionisti in grado di farlo. Ma Bertolaso spiega di avere “molto interesse a nominare Calvi perché godeva di tutta la mia fiducia”. Così, aggiunge, “arrivammo ad un compromesso per cui Calvi diventò una sorta di supervisore dei lavori”. La sostituzione vera e propria arriva nell’ottobre 2008 dopo un incontro al quale partecipano anche i ministri Tremonti e Frattini, e durante il quale “faccio presente – ricostruisce Bertolaso – che il costo è il doppio di quello iniziale”. Così, qualche giorno dopo, prosegue, “faccio presente a Balducci che De Santis non era competente, nel senso che non aveva gestito efficacemente i rapporti con le imprese” e si arriva così alla nomina di Calvi e alla decisione di “sospendere gli ordinativi per di ulteriori materiali in previsione di una revisione completa di tutti i preventivi”, mentre i costi, nel frattempo, “erano lievitati a 600 milioni di euro”. A Bertolaso risulta poi che De Santis “si sia lamentato in modo plateale” per la decisione di sostituirlo”.

    RICHIESTA PROROGA INDAGINI PER LUNARDI E SEPE – I pubblici ministeri del Tribunale di Perugia hanno chiesto una proroga di sei mesi del termine delle indagini preliminari nei confronti dell’ex ministro Pietro Lunardi, del figlio Giuseppe, del cardinale Crescenzio Sepe e dell’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci tutti accusati di corruzione in relazione alla compravendita di un palazzo di Propaganda Fide. Le indagini preliminari sarebbero scadute il 3 febbraio, ma i magistrati ne hanno chiesto la proroga – fino al 18 settembre 2011 – poiché non è stato possibile compiere accertamenti “in quanto pende richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Pietro Lunardi”. Il procedimento nei confronti di Lunardi, del cardinal Sepe e di Balducci è stato stralciato da quello principale sugli appalti del G8 – per il quale i pm hanno inviato agli indagati l’avviso di conclusione indagini, che normalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio – proprio perché è ancora pendente la richiesta di autorizzazione a procedere per l’ipotesi di reato ministeriale. L’accusa è di corruzione per l’acquisto “ad un prezzo di favore” (3 milioni di euro) di un immobile di cinque piani ubicato a Roma, in via dei Prefetti, appartenente a Propaganda Fide, da parte della Immobiliare San Marco di cui era amministratore legale il figlio di Lunardi. L’acquisto sarebbe avvenuto “mediante l’intervento risolutivo” di Balducci. Secondo l’accusa, a fronte di questo acquisto Lunardi, all’epoca ministro delle Infrastrutture, proprio grazie a questa sua qualifica, avrebbe consentito che Propaganda Fide accedesse ad un finanziamento ‘Arcus’ “in difetto dei presupposti”.

  3. 28 Gennaio 2011 a 15:21 | #3

    su La Nuova Sardegna on line, 28 gennaio 2011
    G8, così la cricca depredava La Maddalena: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/g8-cosi-la-cricca-depredava-la-maddalena/3293023

  4. 27 Gennaio 2011 a 15:36 | #4

    su La Nuova Sardegna on line, 27 gennaio 2011
    Bertolaso, sesso e soldi per gli appalti G8: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/bertolaso-sesso-e-soldi-per-gli-appalti-g8/3283704

  5. 26 Gennaio 2011 a 19:01 | #5

    A.N.S.A., 26 gennaio 2011
    “A Bertolaso soldi e sesso per appalti”. Chiuse le indagini dell’inchiesta G8. La procura di Perugia contesta il reato di corruzione all’ex capo della Protezione civile.

    PERUGIA – L’appartamento in via Giulia, a Roma, pagato da Diego Anemone ”dal gennaio 2003 all’aprile 2007”, 50mila euro in contanti ”consegnati brevi manu da Anemone il 23 settembre 2008”, la ”disponibilita”’ al Salaria Village ”di una donna di nome Monica allo scopo di fornire prestazioni di tipo sessuale”: sono ”i favori e le utilita”’, secondo la procura di Perugia, ottenuti dall’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso in cambio della concessione degli appalti per il G8 alle ditte del costruttore romano. I capi di imputazione sono contenuti nell’avviso di conclusione indagini con cui i magistrati perugini si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio di Bertolaso per corruzione.
    I magistrati del capoluogo umbro hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini a una ventina di indagati a vario titolo.
    C’e’ anche l’associazione per delinquere tra i reati contestati nell’avviso di conclusione indagini notificato oggi dalla procura di Perugia al termine dell’inchiesta sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Il reato e’ ipotizzato per 15 degli indagati. Sono infatti accusati di essersi associati per commettere una serie indeterminata di reati di corruzione, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Secondo i pm avrebbero infatti costituito un ”sodalizio stabile” che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione ”pilotata e contraria alle regole di imparzialita’ ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi eventi gestiti dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitivita’ del turismo della presidenza del Consiglio”.

  6. 20 Dicembre 2010 a 23:04 | #6

    A.N.S.A., 20 dicembre 2010
    Inchiesta G8: in libertà Balducci, De Santis e Piscicelli.
    Indagati per corruzione in concorso nell’appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Firenze.

    FIRENZE – Tornano in liberta’ Angelo Balducci, Fabio De Santis e Francesco Maria De Vito Piscicelli, indagati per corruzione in concorso nell’inchiesta sull’appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Firenze. Lo ha stabilito il tribunale di Roma accogliendo le istanze di scarcerazione dei difensori. Lo si e’ appreso a Firenze dai loro legali.
    I tre erano tutti agli arresti domiciliari dopo aver trascorso un periodo di detenzione in carcere a seguito degli arresti scattati il 4 marzo scorso. Per loro l’unica misura residua sara’ l’obbligo di firma due volte alla settimana. Balducci e De Santis vennero scarcerati e messi agli arresti domiciliari il 13 luglio scorso; Piscicelli, il 3 maggio scorso. L’ex presidente del consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci, e il gia’ provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, sono imputati nel processo con rito immediato in corso a Roma – dopo il trasferimento da Firenze – che avra’ una prossima udienza l’11 gennaio 2011 davanti alla prima sezione penale.

  7. 5 Novembre 2010 a 23:58 | #7

    Finalmente. Bertolaso fà “San Martino”. Ora bisogna stare attenti che non rientri dalla finestra.

    A.N.S.A., 5 novembre 2010
    Guido Bertolaso lascia la Protezione Civile.
    Berlusconi: perdita importante. Al suo posto arrivera’ il prefetto Franco Gabrielli.

    ROMA – ”L’11 novembre Bertolaso dismette di essere capo della Protezione Civile e sottosegretario perche’ va in pensione. E’ una perdita rilevante e importante, che sentiremo”. Il premier Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, ha annunciato l’addio dopo 9 anni di Bertolaso al Dipartimento di via Ulpiano. ”Stiamo cercando di trovare un modo – ha aggiunto il premier – che ci consenta di proseguire la collaborazione” per continuare ad avvalersi della sua ”capacita’ superlativa”.

    L’uscita di Bertolaso era prevista da tempo ed era stato lo stesso capo della Protezione Civile, in piu’ occasioni, a ribadirlo. ”Vi devo dare una brutta notizia – che riguarda Bertolaso – ha detto il premier al termine della conferenza stampa con Maroni, e cioe’ che lui l’11 novembre” lascera’ il suo incarico. ”Ho avuto modo di lavorare con lui gomito a gomito per la Campania, l’Abruzzo, l’alluvione di Messina e in diverse emergenze nazionali in cui il Dipartimento della Protezione Civile e’ entrato in funzione – ha aggiunto – e davvero devo dire che sara’ una perdita che sentiremo. Berlusconi, dopo aver sottolineato che il Consiglio dei Ministri ha salutato l’uscita di Bertolaso ”con un lungo applauso” ha espresso la volonta’ di trovare con lui una ”forma di collaborazione, che ci consenta di utilizzare la sua esperienza, le sue capacita’ decisionali e la sua capacita’ organizzativa”. ”Me lo auguro di cuore – ha concluso – e credo di interpretare la volonta’ di tutto il governo nel ringraziarlo per tutto quello che lui ha dato, con una capacita’ davvero superlativa”. Al posto di Bertolaso arrivera’ il prefetto Franco Gabrielli, attuale vice capo del Dipartimento. La nomina dell’ex prefetto dell’Aquila ed ex direttore dell’Aisi dovrebbe esser fatta nei prossimi giorni con un decreto del presidente del Consiglio.

  8. 25 Febbraio 2010 a 23:47 | #8

    Era ora.

    A.N.S.A., 25 febbraio 2010
    G8: Balducci si dimette da Consiglio lavori pubblici.

    ROMA – A quindici giorni dall’arresto per corruzione, il presidente del Consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci, si e’ dimesso. L’ormai ex funzionario statale, coinvolto nell’inchiesta sui grandi eventi anche per il ruolo ricoperto in passato ai vertici del Dipartimento per lo sviluppo e la competitivita’ del turismo, ha lasciato l’incarico inviando un telegramma al ministro per le infrastrutture Altero Matteoli. Sul piano giudiziario, intanto, oggi e’ arrivato il no del tribunale del Riesame al ricorso contro l’arresto presentato dai legali del provveditore per le opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, che, quindi rimane in carcere. De Santis e’ stato l’unico, fra gli indagati e gli arrestati – oltre a lui e a Balducci, in carcere sono finiti l’altro funzionario pubblico Mauro Della Giovampaola e l’imprenditore romano Diego Anemone – a non aver rinunciato all’udienza in cui si sarebbe dovuto discutere sugli arresti e i sequestri del 10 febbraio. Le dimissioni di Balducci seguono altri due atti che, nei giorni scorsi, hanno determinato l’allontanamento degli arrestati da cariche pubbliche: il commissario per i lavori dei Nuovi Uffizi, l’architetto Elisabetta Fabbri, ha revocato l’incarico di soggetto attuatore a Della Giovampaola; mentre De Santis e’ stato sospeso dall’incarico. Sempre nei giorni scorsi, si erano dimessi il presidente, Riccardo Fusi, e un consigliere, Vincenzo Di nardo, dell’impresa Btp, coinvolta nell’inchiesta. In una nota, Matteoli ha spiegato di aver ”apprezzato il gesto” di Balducci, e gli ha augurato di poter ”chiarire al piu’ presto la sua posizione in merito alle contestazioni della magistratura”. L’avvocato Roberto Borgogno, uno dei difensori dell’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, ha spiegato che Balducci aveva ”in animo di dimettersi fin dal giorno dell’arresto. E’ un atto quasi dovuto” per ”difendersi con maggiore tranquillita” e a ”tutela anche dell’istituzione che rappresentava”. Secondo il legale, quindi, la decisione di lasciare l’incarico non sarebbe legata ai rilievi mossi agli arrestati dai pm fiorentini che, nel motivare al gip il loro no alla scarcerazione, avevano ricordato che ”gli indagati pubblici ufficiali” non avevano ”assunto determinazioni circa la dismissione della loro qualifica”. In attesa della decisione del gip di Perugia sul rinnovo delle misure cautelari (parte degli atti e’ stata trasferita in Umbria a causa del coinvolgimento dell’all’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro), alcune carte dell’inchiesta stanno per arrivare anche all’Aquila. L’istanza era stata inviata ai magistrati fiorentini dal procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini, che ritiene che ci possano essere collegamenti fra l’oggetto dell’inchiesta nata in Toscana e gli appalti del G8 dell’Aquila e del terremoto. Intanto a Firenze prosegue il lavoro degli inquirenti: fra gli appalti nel mirino, quelli dei Nuovi Uffizi, della scuola Marescialli e dell’Auditorium della Musica. Riguardo quest’ultimo, l’attenzione sarebbe rivolta alle modifiche apportate al progetto dopo la sua approvazione.

  9. 25 Febbraio 2010 a 18:49 | #9

    da La Nuova Sardegna, 25 febbraio 2010
    Ex ospedale, assegnazione diretta. Grazie alla Vuitton Cup niente più gara sul complesso divenuto hotel. E il governatore dà l’intesa. (Guido Piga)
    LA MADDALENA. Un altro scippo del Governo alla Sardegna. Con l’intesa del presidente della Regione Cappellacci. La gestione dell’ex ospedale militare della Maddalena, oggi riconvertito in hotel con i soldi della Regione e di proprietà della Regione, la deciderà Guido Bertolaso. Senza una gara. Ma con «ogni iniziativa finalizzata ad assicurare il suo pieno utilizzo, anche in una prospettiva di valorizzazione economica»: il potere glielo dà Berlusconi, con un’ordinanza firmata il 5 febbraio (prima che scoppiasse l’inchiesta sul G8) e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dello scorso 18 febbraio. Bertolaso, è scritto nell’ordinanza, «procede, laddove necessario, con i poteri, le procedure e le deroghe previste per il commissario delegato», funzione che gli venne assegnata, e che non ha mai perso, per i lavori del G8. Il grimaldello con cui il Governo e Bertolaso sottraggono potere alla Regione è la Vuitton Cup, la regata di maggio classificata grande evento, proprio come il G8. È scritto infatti nell’ordinanza che, fallita la prima gara per l’ex ospedale militare, «rimane tuttora insoddisfatta l’esigenza di assicurare l’immediata redditività degli investimenti effettuati». E’ ancora: «Ai fini dell’ottimale svolgimento della Vuitton Cup, emerge l’esigenza di incrementare la capacità ricettiva». E dunque – «acquisita l’intesa della Regione Sardegna» scrive Berlusconi – Bertolaso, nelle «particolari condizioni di urgenza che la materia riveste», è autorizzato ad assumere ogni iniziativa finalizzata ad assicurare il pieno utilizzo» dell’ex ospedale, ribattezzato «Forte Carlo Felice». L’ordinanza non chiarisce nulla. Né se dovrà esserci una gara, anche informale. Né per quanto tempo sarà assegnato il bene. Bertolaso può fare qualunque cosa, ancora una volta con i pieni poteri, come l’assegnazione di un hotel fosse uguale a terremoto.

  10. 25 Febbraio 2010 a 18:48 | #10

    da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2010
    «Cellulari, sono benefit imposti». Il cagliaritano De Pascale e i telefonini di Piermarini e Della Giovampaola. A carico delle imprese aggiudicatrici case, alloggi, auto e telefoni per i capi cantiere. (Guido Piga)
    LA MADDALENA. C’è un imprenditore sardo che non può lamentarsi per lo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila: Maurizio De Pascale. Socio di maggioranza dell’impresa Pellegrini costruzioni di Cagliari, ha lavorato sia per il G8 nell’isola (appalti per 22 milioni 800 mila euro) sia per quello nel capoluogo abruzzese (26 milioni). Della Giovampaola usava un suo telefonino, «ma – spiega l’imprenditore – perché così imponeva il contratto».
    L’impresa Pellegrini costruzioni è l’unica della Sardegna a essersi aggiudicata gli appalti, fatti dal commissario del G8 Guido Bertolaso, per la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto. Il suo nome compare nell’elenco delle società che hanno vinto le gare e che la protezione civile ha diffuso alcuni giorni fa sul proprio sito internet. «Abbiamo vinto un regolare bando di gara – chiarisce De Pascale, presidente regionale dell’Ance, l’associazione dei costruttori -. Abbiamo battuto la concorrenza di una sessantina di imprese italiane e di alcune austriache». De Pascale sottolinea dunque che non c’è stato, al contrario di quanto avvenuto per il G8 della Maddalena, l’affidamento diretto dei lavori. La sua impresa non sarebbe stata chiamata direttamente né da Bertolaso, né da Gian Michele Calvi, il professore di Pavia prima soggetto attuatore alla Maddalena (al posto di Balducci e di De Santis, i suoi predecessori arrestati per corruzione) e poi direttore generale della ricostruzione all’Aquila. «Lo ripeto: c’era un bando, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, per il progetto Case (la costruzione di nuovi alloggi antisismici, ndr). Noi abbiamo partecipato e abbiamo vinto». In sette mesi, Pellegrini costruzioni ha realizzato 312 appartamenti. «E’ una grande soddisfazione – spiega De Pascale -. Per noi hanno lavorato solo tecnici e operai sardi. Sul soffitto di ogni casa, abbiamo messo la bandiera dei Quattro mori». L’appalto ha fruttato alla società cagliaritana 26 milioni di euro. Una cifra rilevante, che si aggiunge a quelle incassate per il G8 alla Maddalena: 12 milioni 317 mila euro per la ricostruzione di locali per la marina, 10 milioni 756 mila euro, in subappalto da Anemome srl (la società di Diego, arrestato pure lui per corruzione), per l’edificazione del palazzo delle conferenze nell’ex arsenale. Ma il rapporto stretto con Anemone ha portato anche dei guai per De Pascale. Nella pagine dell’informativa dei Ros dei carabinieri, è emerso che Mauro Della Giovampaola (capo dei cantieri del G8 alla Maddalena, in carcere per corruzione) e Francesco Piermarini (cognato di Bertolaso e factotum alla Maddalena) usavano dei cellulari intestati all’impresa Pellegrini costruzioni. Perché? Ecco la versione di De Pascale: «Non sapevo chi li usasse. So che, per contratto, siamo stati obbligati a fornire ai capi dei cantieri telefonini, auto, computer, case. Era previsto nel capitolato d’appalto per i lavori del G8: quando abbiamo avuto affidati i lavori, abbiamo dovuto fornire una serie di benefit». Funzionava così, quindi, a sentire De Pascale: con la copertura del segreto di Stato (ogni sei mesi i carabinieri controllano i documenti della gara, contenuti in una cassaforte), la struttura di missione – per risparmiare, sembra di capire – imponeva alle aziende vincitrici degli appalti di accollarsi anche le spese ordinarie di gestione.

  11. 21 Febbraio 2010 a 13:42 | #11

    da La Nuova Sardegna, 21 febbraio 2010
    BLOCCATE LE 11 INTESE. Hotel e residence, tutto fermo.

    LA MADDALENA. Un imprenditore prende la parola. Lancia accuse a Soru per la gestione del G8. Neanche una critica a Cappellacci. Fa uno strano effetto: perché quell’imprenditore – Pinuccio Farina, titolare del complesso che ospitava la Us Navy – ha presentato un progetto di riconversione della sua area (nascerà un complesso residenziale), ha ottenuto il via libera da Soru e dal Comune e non può costruire nulla perché Capellacci ha bloccato tutto. È una storia emblematica. Dentro il quadro di riconversione dell’economia della Maddalena non c’era solo il G8. C’era una crescita diffusa: meno seconde case, più alberghi. E infatti la giunta di Soru, in deroga al piano paesaggistico, aveva approvato 11 intese. Erano 11 piani destinati a trasformare in hotel i residence (come è il caso del complesso Mordini di Farina, ieri sorprendemente così polemico al convegno di Soru) o per fare ampliare, previo arretramento dalla spiaggia, quelli esistenti, come il Club Med di Caprera (con la struttura ancora chiusa, ci sono 80 posti di lavoro a rischio). I progetti hanno seguito tutto l’iter, sono stati approvati dalla Regione e dal Comune. Poi, improvvisamente, è arrivato lo stop, quando mancava solo un ultimo passaggio tecnico: il sì del Ctru. Il comitato tecnico regionale si è riunito il 7 ottobre 2009, dunque con Cappellacci governatore da nove mesi. E ha deciso di non decidere: niente parere positivo alle intese, niente concessioni edilizie, progetti congelati. Da allora, informalmente, Cappellacci ha garantito che tutto si sarebbe risolto in breve tempo. «È solo un problema tecnico» è stato il suo ragionamento. Non è avvenuto nulla di tutto questo. L’unico, nuovo albergo pronto a partire è quello dentro l’ex arsenale. Sempre che il Tar non lo tolga alla Marcegaglia. (g.pi.)

  12. 20 Febbraio 2010 a 22:29 | #12

    da L’Unione Sarda, 20 febbraio 2010
    La Maddalena. Abusi per il G8? La Procura di Tempio chiede l’archiviazione.

    La Procura di Tempio ha chiesto l’archiviazione di un fascicolo che riguarda una serie di importanti interventi effettuati a La Maddalena e inseriti nel pacchetto del G8. I pm hanno preso in considerazione le informative dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico. I militari si sono occupati delle ristrutturazioni di edifici di pregio storico e architettonico e delle demolizioni. I sopralluoghi del personale specializzato dell’Arma sono stati numerosi e hanno riguardato soprattutto le operazioni all’interno dell’ex Arsenale. Il Procuratore della Repubblica di Tempio Mario D’Onofrio non ha individuato condotte illecite o interventi privi di autorizzazioni e permessi, almeno nelle relazioni inviate dai carabinieri che collaborano stabilmente con la Soprintendenza di Sassari. I luoghi e gli edifici di La Maddalena sottoposti a speciali vincoli e classificati come siti di interesse nazionale sono numerosi. I lavori del G8 hanno modificato l’aspetto degli immobili di pregio storico e architettonico. Secondo la Procura gallurese nel pieno rispetto delle leggi. L’ultima parole spetta però al giudice per le indagini preliminari Vincenzo Cristiano. ( a. b. )

  13. Juri
    19 Febbraio 2010 a 16:33 | #13

    <a href=\"#comment-12919\">@Gruppo d\’Intervento Giuridico </a>

    Ovviamente tentativo fatto come sempre rigorosamente in punta di diritto: “Dimas è tuo amico vero? Cerca di sentirlo per aggiustare le cose…”

  14. 18 Febbraio 2010 a 23:13 | #14

    e Letta e Bertolaso provavano a bloccare la procedura di infrazione sui lavori connessi al G 8 di La Maddalena senza preventiva valutazione di impatto ambientale su nostro ricorso…bella gente…

    da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2010
    Si dimette il procuratore coinvolto. La telefonata di Letta per la Maddalena, le mire di Verdini e Fusi sull’Expo 2015. (Natalia Andreani, Alessandro Cecioni)
    ROMA. Un intervento su Bertolaso per ottenere lo stop di un’indagine Ue sui lavori per il G8 in Sardegna fatto dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Gianni Letta. Le dimissioni dalla magistratura del procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro. La procura dell’Aquila che chiede gli atti a Firenze per tutto ciò che riguarda la ricostruzione post terremoto. Sono gli elementi forti della cronaca di giornata dal fronte inchiesta «Grandi eventi» che ha portato in carcere alti funzionari dello Stato e imprenditori. «Lascio per essere libero di difendere l’onorabilità mia e di mio figlio e, nel contempo, desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l’ambiente di lavoro», dice Achille Toro. Era in servizio nella magistratura da 40 anni ed è ora indagato per violazione del segreto istruttorio in relazione alla fuga di notizie sull’inchiesta, fatto che ha determinato il trasferimento a Perugia degli atti. I pm che lavorano al filone romano dell’inchiesta «Grandi eventi» hanno confermato che il magistrato era a conoscenza degli accertamenti svolti. I due pm avrebbero inoltre accennato a un presunto «atteggiamento del capo» volto a rallentare in qualche modo le indagini in corso. Le dimissioni di Toro dalla magistratura fanno decadere il procedimento disciplinare avviato dal procuratore generale della Corte di Cassazione. Intanto martedì dovrebbe tenersi a Firenze l’udienza del Tribunale del riesame.
    La telefonata di Letta. La telefonata di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è del 7 marzo 2009. Letta: «Buongiorno… scusami se ti disturbo, ma mi chiama Tajani per dirmi che ha saputo che Dimas (commissario europeo all’Ambiente ndr) apre una procedura di infrazione sulla Maddalena e che la renderà pubblica mercoledì o giovedì… mi ricordo male ma o tu eri amico di Dimas?». Bertolaso: «Sì, sì, ma lui non c’entra niente… se lo fanno… lì ne avevano aperta una per quello che riguarda gli aspetti ambientali e l’altra per quello che riguardava la procedura di gara… la procedura di gara l’hanno poi chiusa in senso positivo nostro». L: «E’ quella ambientale infatti che fanno». B: «Adesso vediamo». L: «Gli vuoi fare una telefonata tu o debbo attivare l’Ambiente che evidentemente, dice Tajani, non ha saputo difenderti a dovere». B: «L’Ambiente non ci difende mai e poi lì ci sono quei pochi verdi ambientalisti in Parlamento europeo che fanno la loro e poi in ambasciata purtroppo c’è ancora la gente che ci ha messo Pecoraro e che la Prestigiacomo non è riuscita a togliere, quindi abbiamo un piccolo… una piccola massa critica negativa che lavora con i funzionari della Commissione». Verifiche successive di Bertolaso portano a scoprire che il punto ruota intorno all’inizio dei lavori prima della firma della Via, Valutazione di impatto ambientale, da parte della Regione Sardegna.
    Combriccola futura. La «combriccola criminale», guardava al futuro. All’Expo 2015 di Milano, il grande affare dei prossimi anni. Al centro di queste operazioni future c’è Riccardo Fusi, patron di Btp, che intrattiene strettissimi rapporti con Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl.
    «Progetto straordinario». Vecchia amicizia come si comprende da questo frammento intercettato il 16 settembre 2009. Nella telefonata Verdini annuncia a Fusi una chiamata da parte di Vittorio Casale, immobiliarista romano, che sta elaborando «un progetto straordinario» a cui sarebbe importante partecipare. Vittorio Casale non è un personaggio qualunque, è stato indagato con Consorte nella vicenda della vendita degli immobili Unipol.
    Vittorio Casale. Verdini: «Ti dovrebbe chiamare Vittorio Casale…». Fusi: «Mi chiama lui?». V: «Ha fatto un progetto strordinario… allora gli ho detto che domani tu sei a Roma. Gli ho detto, per dargli forza, che ci sto anch’io personalmente». F: «.. Va bene..». V: «Perché lui dovrebbe fare un’opzione d’acquisto sulla Todini… perché non va quella lì di Salini». F: «Ah…». V: «Quindi mettere insieme noi… “noi”, inteso voi…». F: «Perché non ha chiuso con Salini… la Todini?». V: «Non ha chiuso c’ha un’opzione fino al 10 ottobre». F: «Ah…». V: «Bene… quindi lui gli fa un’offerta… per 50 milioni… gli dà i soldi insomma e piglia tutto». F: «Sì». V: «E io gli ho detto: “Scusa”… allora mi è venuto in mente siccome è una cosa che trattavi anche te… dico “perché non metti insieme Fusi… Todini… te tu sei la finanza… sei i fondi e questa roba”. Poi abbiamo parlato di un fondo per l’alberghiero… insomma una cosa enorme… gli ho detto “Guarda su una cosa così ci sto anch’io”… punto».
    «Vo da Berlusconi». E poi Verdini aggiunge: «Se si fa questo, dico, “io posso andare da Berlusconi a dire ci siamo anche noi… la più grande azienda italiana”. Insomma l’ho un po’ gasato».
    Expo 2015. Quali siano le mire di Verdini e Fusi si intuisce più avanti. All’orizzonte c’è un ingresso nei megappalti dell’Expo 2015 di Milano. Il 29 settembre Verdini chiama Fusi per comunicargli di avergli trovato un contatto con Lucio Stanca, amministratore delegato di Expo Milano 2015 Spa. «Sì Lucio Stanca… ho parlato a lungo… gli ho detto che lo chiamerai sul cellulare… ti riceve… ti dà tutte le indicazioni e cerca di… insomma… fare». F: «Bene, ricevuto».

  15. 18 Febbraio 2010 a 23:12 | #15

    da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2010
    L’OPINIONE. È LA CLASSE DIRIGENTE CHE CI MERITIAMO. (Vittorio Emiliani)
    L’Italia non ha mai avuto, diciamolo, un livello elevato di moralità pubblica. Tanto per non sbagliare, i Savoia tenevano capitali all’estero. Lo scandalo della Banca Romana rischiò di travolgere anche Giovanni Giolitti. Francesco De Sanctis, grande storico della letteratura, deputato e ministro, scriveva nel 1877: «Nei consigli comunali, provinciali e parlamentari si formano associazioni di cointeressati, i quali sono vere associazioni a delinquere o, se preferite, dei mangia con tutti». Giolitti tuttavia costruì la sola burocrazia motivata, competente, efficiente della nostra storia unitaria. Sulla quale visse di rendita Mussolini e si fondò l’imponente ricostruzione dopo una guerra disastrosa (con forniture militari scandalose).
    Oggi fa grande impressione l’impennata di denunce di corruzione, quel più 229% registrato dalla Guardia di Finanza, con un picco del 153% per il reato, gravissimo, di concussione. Non sarà Tangentopoli, ma siamo lì. Allora si prendevano soldi per i partiti, si dice (anche per sé, mi pare), oggi non più, si tratta di arricchimenti personali. Con l’aggravante, rispetto al passato, che Stato, Regioni e Comuni sembrano funzionare sempre meno e non si tenta neppure più di riformare lo Stato regionale fondato 40 anni fa. Si creano potenti strutture di comando «in deroga» a leggi e a controlli ordinari perché facciano presto e bene. Il «presto» qualche volta avviene (non sempre, vedi Mondiali di nuoto e altro), mentre il «bene» è oggi sotto la lente di ingrandimento della magistratura con rilievi e intercettazioni desolanti. «Dove c’è controllo, c’è trasparenza», ha detto ieri il presidente della Corte dei conti. Dove c’è trasparenza, c’è concorrenza. Non comitati d’affari. Ma sulle ordinanze a getto continuo della Protezione Civile «non c’è controllo della Corte».
    Ora – ci si domanderà – perché fra i Paesi sviluppati siamo uno dei più corrotti e inefficienti? Perché la nostra Pubblica Amministrazione «non ha anticorpi contro la mala amministrazione»? Già sento buttare la croce sui politici. Certo, oggi il confine fra legalità e illegalità è più labile, confuso, nebuloso di qualche anno fa. Né le continue accuse di «persecuzione» contro i magistrati aiutano a sollevare il grado di legalità, di eticità. Non sono certo buoni esempi. Ma, va detto con nettezza, un Paese democratico ha la classe dirigente che si è meritato, votandola e rivotandola. Se 1 italiano su 4 denuncia zero redditi Irpef, i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e i titolari di partite Iva hanno la conferma amara che le tasse le pagano soprattutto loro. Gran parte del popolo italiano si illude ancora che eludere tasse, contributi, doveri sia una grande virtù e invece condanna il proprio Paese, e se stesso, ad avere uno Stato vecchio, debole, inefficiente, egemonizzato da pochi potentati (che non sono più nemmeno industriali, ma finanziari e bancari), insidiato dalle mafie. Una sera andammo a cena a Francoforte in un club di imprenditori. «Se scoprite che un vostro socio evade le tasse o i contributi, cosa succede?» Risposero: «Lo espelliamo subito. Anche perché è un concorrente sleale». Ve lo figurate in Italia? Se non gli danno una medaglia è già qualcosa.

  16. 18 Febbraio 2010 a 23:11 | #16

    da Tiscali Notizie, 18 febbraio 2010
    Gli “sciacalli” a l’Aquila a tre giorni dal terremoto, smentito Letta
    Nuovi sviluppi nell’inchiesta sugli appalti. Hanno partecipato anche gli imprenditori che ridevano dopo il sisma. Si dimette il Pm Toro, coinvolto con suo figlio nell’inchiesta sul G8. Bertolaso: io sul patibolo. L’ordinanza in Pdf. I nomi dello scandalo. Berlusconi: subito un Ddl per le intercettazioni

  17. 17 Febbraio 2010 a 23:40 | #17

    “Quel sistema gelatinoso” su Il Manifesto Sardo n. 68, http://www.manifestosardo.org/?p=2762

  18. 17 Febbraio 2010 a 22:51 | #18

    A.N.S.A., 17 febbraio 2010
    Inchiesta G8: pm Toro si e’ dimesso. Procuratore aggiunto Roma lascia magistratura.

    ROMA – Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell’ambito dell’inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena, si e’ dimesso dall’ordine giudiziario. L’atto di dimissioni, comunicato al procuratore della repubblica Giovanni Ferrara, arrivera’ domani al Consiglio superiore della magistratura ed al ministro della Giustizia. Toro, indagato dalla procura di Firenze per violazione del segreto d’ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per ”essere libero di difendere – e’ detto nell’atto – l’onorabilita’ mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l’ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volonta’ di dimettermi con effetto immediato dall’ordine giudiziario”.

    CON DIMISSIONI DECADE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE – Con le dimissioni dall’ordine giudiziario del Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.
    BERTOLASO VOLA IN CALABRIA – Intanto il Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è tornato all’operatività, volando subito in Calabria per affrontare l’emergenza frane. “Il professor De Bernardinis si sta recando nelle zone interessate dalle frane in Calabria ed in Sicilia. Se quest’Aula mi autorizzerà, visto che è mia abitudine seguire passo per passo in Parlamento i provvedimenti legislativi di mia competenza, a fine mattinata mi recherò io stesso sul posto per vedere la situazione e poter riferire già domani”, aveva annunciato nell’Aula della Camera, interpellato da numerosi parlamentari calabresi sul dissesto idrogeologico manifestatosi nella loro regione e in Sicilia nei giorni scorsi. Bertolaso ha ribadito che “il Dipartimento è intervenuto subito” e ha giudicato “una passo avanti” il fatto che non ci siano stati danni a persone e solo “benché ingenti, alle cose”.

    Bertolaso è intervenuto dopo che i deputati Roberto Occhiuto (Udc), Doris Lo Moro (Pd) e Francesco Nucara (Pdl) avevano ricordato la grave situazione determinata dalle frane a San Fratello (Messina) ed in Calabria. Vedendo Bertolaso seduto ai banchi del governo, i parlamentari hanno osservato se non fosse il caso che il capo del Dipartimento della Protezione civile in questo momento non fosse sul luogo dei disastro invece di seguire il dibattito parlamentare. Da qui l’annuncio di Bertolaso di recarsi, con il permesso dell’Assemblea, in Calabria ed in Sicilia nel pomeriggio.

    Bertolaso e’ stato ieri ospite di Ballaro’. Non posso escludere una trappola, ha detto il capo della Protezione Civile rispondendo alle domande sul suo coinvolgimento nell’inchiesta di Firenze. Inchiesta che – ha detto Bertolaso – e’ stata ‘peggio di uno tsunami’. “Sono rigorosissimo sia con me stesso che con i miei dipendenti – ha continuato – da Napoli all’Aquila, ogni intervento e’ stato nel segno della traparenza e dei risultati. Percio’ – ha ribadito – “continuo a fare il mio mestiere. E il mio dovere”.

    Ad invitarlo ad andare avanti tranquillo e’ stato ieri ancora il presidente del Consiglio, che anzi parla della bufera che ha colpito Bertolaso ed alcuni esponenti di spicco del suo partito come di una regia montata per sferrare l’ennesimo attacco contro di lui a ridosso di un appuntamento elettorale, quello con le elezioni regionali.
    Per tutta la mattina di ieri il capo della Protezione Civile e’ rimasto in Commissione, con i membri di maggioranza e opposizione che smontano e rimontano il decreto fino a quando non si arriva alla stesura finale che approderà in Aula. E quando e’ toccato a lui parlare, dopo una breve relazione sul ‘nuovo’ provvedimento, ha fatto un solo riferimento alla vicenda giudiziaria sottolineando di aver fatto sempre fatto quello che gli si chiedeva di fare. Alla Commissione il capo della Protezione Civile ha detto anche un’altra cosa, che ha ripetuto poi ai giornalisti: la Protezione Civile non sarebbe mai stata privatizzata e chi in questi giorni lo ha scritto “ha mentito sapendo di mentire”. “E’ stata cancellata la Spa? Nessun problema, l’importante è che non sia stata cancellata la Protezione Civile” puntualizza. E poi ha spiegato: “la Spa era una struttura aggiuntiva, doveva solamente essere una struttura di servizio per rendere la protezione civile, quella vera, più agile, più funzionale e più concentrata sulle vere attività di propria competenza”.

    E dunque, “non c’era alcuna trasformazione, come qualcuno continua a scrivere”. Ma è una sua sconfitta politica la cancellazione della Spa? “Assolutamente no”, risponde sorridendo: “quel che conta è la Protezione Civile”. Prima di infilarsi da Berlusconi, c’é ancora tempo per rispondere all’ennesima domanda sulle sue dimissioni, ribadendo che la protezione civile non può rimanere vacante, perché di fronte alle emergenze serve qualcuno che prenda le decisioni. “Io sono già dimissionario ma, visto che il governo me le ha respinte, continuo a fare il mio mestiere e il mio dovere. Dopodiché – conclude – domani vedremo”.

    BERTOLASO: INCHIESTA PEGGIO DI TSUNAMI, CHI RIDE SU SISMA VIA DA ITALIA
    L’inchiesta sugli appalti alla Maddalena “é stata peggio di uno tsumani, peggio di un terremoto”, ha detto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso a ‘Ballaro”, ricordando la perquisizione subita quando i carabinieri del Ros gli hanno notificato l’avviso di garanzia. Bertolaso ha ribadito poi di aver dato le dimissioni “5 minuti dopo” aver saputo di essere indagato. A proposito dei due imprenditori che la notte del sei aprile ridevano pensando agli appalti, Bertolaso ha commentato: “Questi personaggi andrebbero espulsi dal nostro paese, dovrebbero vergonarsi”. Bertolaso ha anche rivendicato il lavoro svolto in Abruzzo. “Credo di aver dimostrato a L’Aquila di aver fatto non solo tutto il lavoro che serviva, ma anche di aver eretto una cortina di ferro per impedire agli speculatori di arrivare all’Aquila”.

    BERLUSCONI A BERTOLASO, VAI AVANTI TRANQUILLO – ”Vai avanti, stai tranquillo e non preoccuparti”. E’ quanto ha detto il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto si apprende da fonti governative, a Guido Bertolaso nel corso dell’incontro di oggi pomeriggio a Palazzo Grazioli in cui il Cavaliere ha rinnovato la fiducia al capo della Protezione Civile, coinvolto nell’inchiesta sugli appalti del G8 alla Maddalena. ”Continua a lavorare” avrebbe aggiunto il premier, sottolinieando che il capo della Protezione Civile potra’ contare sull’appoggio dell’intero governo.

    FRANCESCHINI, O CORREZIONI O E’ BATTAGLIA – “O la maggioranza modificherà i tre punti che ancora non vanno o useremo tutti i tempi a nostra disposizione”. Il capogruppo del Pd Dario Franceschini minaccia così la battaglia in Aula del Pd se, dopo aver stralciato l’articolo 16, la maggioranza non corregge altri tre punti. “Lo stralcio della Protezione civile – afferma Franceschini – è sicuramente una vittoria dell’opposizione ed è positivo ma nel decreto ci sono altre cose che non vanno e che saranno oggetto della nostra iniziativa, come l’eliminazione dello ‘scudo’ cioé il comma 5 dell’articolo 3 palesemente incostituzionale, evitare regole emergenziali per le carceri e poi ultimo punto, ma più importante, riteniamo irrinunciabile il nostro emendamento che distingue fra disastri naturali e grandi eventi”.
    DI PIETRO, BERTOLASO SI DIMETTA SUL SERIO
    “Le dimissioni si danno sul serio e si ripetono perché sono un atto proprio”. Lo ha detto Antonio Di Pietro intervenendo a ‘Ballaro”. Il leader dell’Idv ha anche detto che rifiuta di pensare che “Bertolaso abbia preso soldi in tasca perché ci sono soddisfazioni che prescindono dalla remunerazione”. L’ex pm ha espresso un giudizio positivo sul fatto che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio abbia detto di rispettare la magistratura, “al contrario di Silvio Berlusconi che ha invece sostenuto che è una vergogna che i magistrati facciano le indagini”. Secondo Di Pietro è necessario fare ” una riflessione politica su un abuso che ha coinvolto tutti i governi: aver trasformato le emergenze in una procedura straordinaria nella quale è facile l’inserimento dei comitati di affari”.

  19. 16 Febbraio 2010 a 22:46 | #19

    da Tiscali Notizie, 16 febbraio 2010
    G8, ora anche la Corte dei Conti valuta se aprire una inchiestaLa “sussistenza di fatti specifici” negli atti dell’inchiesta di Firenze sugli appalti del G8 è al vaglio della procura regionale del Lazio della Corte dei Conti che – secondo quanto si è appreso – potrebbe presto aprire un fascicolo con l’ipotesi di danno erariale. Il procuratore regionale Pasquale Iannantuono ha alla sua attenzione i casi di presunta corruzione che hanno portato in carcere Angelo Balducci, direttore del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo; Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, funzionari della stessa struttura; e il costruttore romano Diego Anemone, accusato di essere il ‘grande corruttore’.L’istruttoria e le norme del decreto anticrisi – Se fino ad oggi non è stata aperta alcuna istruttoria, spiegano in ambienti della Corte dei Conti, è perché dallo scorso luglio, quando sono entrate in vigore le nuove norme del decreto anticrisi, i magistrati contabili possono aprire la propria attività istruttoria unicamente sulla base di una “specifica e concreta notizia di danno”. Dunque, della gran mole di accuse contenute nelle carte dell’inchiesta penale, i magistrati della procura della Corte dei Conti del Lazio dovranno valutare “aspetti specifici e non indeterminati” per avviare un’inchiesta di responsabilità contabile su un eventuale danno all’erario della Pubblica amministrazione commesso dai funzionari finiti in carcere o indagati.Altrimenti, con le nuove norme in vigore da sette mesi, l’atto di citazione in giudizio rischia di essere annullato per genericità.I “rapporti poco chiari” di due magistrati – Nell’inchiesta fiorentina, inoltre, risultano coinvolti a vario titolo due magistrati della Corte dei Conti, Mario Sancetta e Antonello Colosimo, che secondo il gip Rosario Lupo avrebbero avuto “rapporti poco chiari” con l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’uomo che in un’intercettazione con il cognato ammette di aver contratto un prestito con “soggetti campani” con i quali “se si sgarra è la fine”. Al momento, secondo quanto si è appreso in ambienti della procura generale della Corte dei Conti, ai due consiglieri non sarebbe stato mosso alcun rilievo disciplinare.

  20. 16 Febbraio 2010 a 20:40 | #20

    A.N.S.A., 16 febbraio 2010
    Bertolaso: “continuero’ a fare il mio dovere”.
    Protezione civile non sarà una Spa. Inchiesta G8: restano in carcere i quattro arrestati.

    ROMA – “Continuo a fare il mio mestiere. E il mio dovere”. Guido Bertolaso resta al suo posto, almeno per ora, nonostante la bufera piovutagli addosso con l’inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8. Il sottosegretario arriva alla Camera alle 11 in punto, scuro in volto e senza rivolgere una parola ai giornalisti, dopo tre giorni trascorsi in montagna con la famiglia per cercare di allontanare gli effetti del terremoto giudiziario e politico. Prima di entrare a Montecitorio, però, il capo della Protezione Civile si è visto con Gianni Letta, con il quale ha concordato la linea da tenere.

    A Bertolaso, Letta ha anche confermato la fiducia del governo: “vai avanti”. E nel pomeriggio è stato sempre Letta ad accompagnarlo a Palazzo Grazioli dal premier Berlusconi. Qui il capo della Protezione civile è rimasto per un’ora circa, incassando, nuovamente e direttamente, l’appoggio del premier. Alla Camera, Bertolaso deve affrontare la nuova battaglia sul decreto emergenze, visto che il testo approvato al Senato – quello in cui era prevista la nascita della ‘Protezione Civile servizi Spa’ – è di fatto stato sepolto dalla stessa maggioranza.
    Il primo appuntamento ufficiale dopo l’esplosione dello scandalo-G8, Bertolaso se lo sarebbe volentieri risparmiato: non tanto per la cancellazione della Spa né, tantomeno, per non dover affrontare le battute che da giorni circolano a Montecitorio. Quanto perché l’unica cosa che in questo momento gli interessa veramente è allontanare da sé l’accusa di corruzione. Lo dice chiaramente ai commissari: “voglio esser sentito al più presto dai magistrati per chiarire e dimostrare la mia estraneità alle accuse. Il problema però è che ancora non si sa quale è la procura competente”. Nell’aula della Commissione al secondo piano di Montecitorio, Bertolaso si infila però anche perché vuole difendere i ‘suoi’ uomini. Nel decreto, infatti, è prevista la stabilizzazione di circa 150 precari del Dipartimento, uomini e donne che da anni lavorano con lui nell’emergenze. Se il decreto non passa, loro vanno a casa.

    “Se non ci fossero stati loro, non saremmo qui” confermano i suoi collaboratori più stretti. Per tutta la mattina il capo della Protezione Civile resta in Commissione, con i membri di maggioranza e opposizione che smontano e rimontano il decreto fino a quando non si arriva alla stesura finale che approderà in Aula. E quando tocca a lui parlare, dopo una breve relazione sul ‘nuovo’ provvedimento, fa un solo riferimento alla vicenda giudiziaria. Accade, raccontano i commissari, quando sottolinea di aver sempre fatto quello che gli si chiedeva di fare. Alla Commissione il capo della Protezione Civile dice anche un’altra cosa, che ripeterà poi ai giornalisti: la Protezione Civile non sarebbe mai stata privatizzata e chi in questi giorni lo ha scritto “ha mentito sapendo di mentire”. “E’ stata cancellata la Spa? Nessun problema, l’importante è che non sia stata cancellata la Protezione Civile” puntualizza. E poi spiega: “la Spa era una struttura aggiuntiva, doveva solamente essere una struttura di servizio per rendere la protezione civile, quella vera, più agile, più funzionale e più concentrata sulle vere attività di propria competenza”.

    E dunque, “non c’era alcuna trasformazione, come qualcuno continua a scrivere”. Ma è una sua sconfitta politica la cancellazione della Spa? “Assolutamente no”, risponde sorridendo: “quel che conta è la Protezione Civile”. Prima di infilarsi da Berlusconi, c’é ancora tempo per rispondere all’ennesima domanda sulle sue dimissioni, ribadendo che la protezione civile non può rimanere vacante, perché di fronte alle emergenze serve qualcuno che prenda le decisioni. “Io sono già dimissionario ma, visto che il governo me le ha respinte, continuo a fare il mio mestiere e il mio dovere. Dopodiché – conclude – domani vedremo”.

  21. 15 Febbraio 2010 a 20:58 | #21

    A.N.S.A., 15 febbraio 2010
    Fini: tangenti e corruzione ad opera di \’volgari lestofanti\’.
    \’Oggi chi ruba non lo fa per il partito ma perche\’ e\’ un ladro\’.

    ROMA – \"Oggi chi ruba non lo fa per il partito ma perché è un ladro\". Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a un convegno alla Luis e rifiutando un parallelo fra gli episodi di corruzione attuali e quelli di Tangentopoli.
    \"Non so se oggi c\’é una questione morale, indubbiamente il malvezzo e la corruzione ci sono, ci sono sempre stati e ci saranno\", aggiunge la terza carica dello Stato. \"Non condivido la tesi di chi dice che è più o meno come era prima di Tangentopoli quando chi raccoglieva le tangenti diceva che servivano alla politica – continua Fini -. Spero che nessuno voglia sostenere che la politica è marcia perché ha bisogno di tanti soldi. La realtà è diversa. I grandi partiti del passato avevano in ogni città decine di impiegati e strutture che non esistono più. C\’era il peso mastodontico di questi apparati. Oggi non c\’é più\". Secondo il presidente della Camera \"oggi ci sono tanti episodi di tangenti e corruzione\", ma coloro che li compiono \"devono essere chiamati come meritano: volgari lestofanti. Evitiamo paragoni impropri\".

    IL PASSATO PESA SEMPRE – \"Il passato pesa sempre. Ma più passano gli anni e maggiori sono le occasioni per riflettere su quello che abbiamo detto prima, e qualche volta per rivedere i giudizi\". Fini, nel corso di un convegno alla Luiss, ha risposto così ad uno studente, che gli domandava \"quanto pesasse il suo passato da camerata oggi che è diventato presidente della Camera\".

    INCOMPATIBILITA\’: SI STA SUPERANDO SOGLIA DECENZA – \"La storia delle incompatibilità sta superando la soglia della decenza\". Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso di un convegno all\’Università Luiss di Roma. Secondo la terza carica dello Stato \"significa abusare della fiducia degli italiani\". \"Si vuol essere contemporaneamente parlamentari e sindaci o consiglieri regionali. E\’ già difficile fare bene una cosa – spiega Fini – figurarsi due o tre\".

    PROBLEMA SUD NON RISORSE MA ANCHE MENTALITA\’ – \"Non è vero che servono più risorse e più stanziamenti, il problema del sud è un altro. E\’ necessario debellare il nuovo cancro che sono la criminalità e la mancanza di infrastrutture. Poi c\’é un quid in più: il meridione si è abituato a dipendere in modo pressoché esclusivo dallo Stato, considerato come la mamma\". Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso di un convegno presso l\’Università Luiss, intervenendo a proposito della questione meridionale. \"Ai ragazzi dico che il lavoro non significa il posto fisso. Da un certo parallelo in giù l\’ambizione è il posto – spiega scherzando la terza carica dello Stato – naturalmente il desiderio di un genitore meridionale è: \’lo sistemo con un bel concorso e magari una raccomandazione grazie ad un politico\’. Nel centro nord è completamente diversa la società – continua Fini – il precariato è un problema ma l\’alternativa non è il posto alle Poste o alla Forestale come in alcune regioni come la Calabria che hanno più guardie forestali della California\".
    \"A forza di parlare della questione meridionale si è diffusa una sorta di rassegnazione ed è vero che la questione meridionale oggi non è più l\’argomento principale. Se ne discute meno di quel che dovrebbe essere. Ma non è vero che servono più risorse. Io capisco anche perché qualcuno a nord dica \’ancora soldi al sud\’. Le risorse non sono mancate ma sono mancate la qualità della classe politica e soprattutto di quella del sud\", aggiunge il presidente della Camera.

  22. 15 Febbraio 2010 a 20:55 | #22

    A.N.S.A., 15 febbraio 2010
    Protezione Civile Spa Norma via dal decreto.
    Modifiche in maxiemendamento, poi fiducia. Quirinale: atti emergenza competono al governo.

    ROMA – Stralciare dal decreto la istituzione della Protezione Civile Spa e modificare il provvedimento attraverso un maxiemendamento sul quale sarà posta la fiducia.

    Sarebbe questo l’orientamento del governo, si sottolinea in ambienti parlamentari della maggioranza, in vista dell’arrivo nell’Aula della Camera, mercoledì 17, del dl sulle emergenze. Secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, con lo stralcio il decreto sara’ completamente depotenziato.

    Il capo della protezione civile Guido Bertolaso sara’ domani in commissione ambiente alla Camera per illustrare il provvedimento sulla protezione civile che comincia il suo iter a Montecitorio.

    Alla Procura di Firenze si e’ intanto recato l’onorevole Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Verdini, accompagnato dal suo avvocato Marco Rocchi, e’ stato ascoltato dai magistrati dell’inchiesta G8. La sua audizione e’ durata poco piu’ di un’ora e mezza. Il nome di Verdini compare in alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. In particolare il riferimento è ai rapporti con l’imprenditore Riccardo Fusi, fra gli indagati.

    Da Firenze si attende ora la decisione del gip Rosario sulla richiesta di scarcerazione presentata durante gli interrogatori di garanzia dai quattro arrestati nell’ambito dell’inchiesta fiorentina sugli appalti per i grandi eventi. “Ho tempo fino a mercoledì – ha detto il gip incrociando i giornalisti – devo riflettere”.

    Al gip ancora non sarebbe pervenuto il parere della procura di Firenze sulle richieste di revoca delle misure cautelari. Gli arrestati sono l’imprenditore romano Diego Anemone e i funzionari e vertici del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola.

    QUIRINALE, ATTI EMERGENZA NON COMPETONO A CAPO STATO – Di fronte alla richiesta di commentare alcune dichiarazioni del sottosegretario Guido Bertolaso apparse oggi sul quotidiano “La Repubblica” e riprese da altri mezzi di comunicazione, fonti del Quirinale fanno osservare che non rientra in alcun modo tra le competenze del Presidente della Repubblica esprimersi su atti relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento. Tali atti, relativi a dichiarazioni di stato di emergenza o di attribuzione della qualifica di grande evento, fanno osservare fonti del Quirinale, vengono, infatti, adottati con decreto del presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei Ministri, e non sono pertanto sottoposti al preventivo esame del Capo dello Stato. Così come rientra nella esclusiva competenza del Presidente del Consiglio dei ministri l?adozione delle ordinanze di protezione civile. Le fonti del Quirinale, ricordano altresì che il Presidente della Repubblica, in occasione del discorso alle Alte Magistrature dello scorso 21 dicembre, affrontando la questione del modo di legiferare ha avuto modo di rilevare il rischio del prodursi di effetti negativi sul livello qualitativo dell’attività legislativa e sull’equilibrio del sistema delle fonti che derivano, oltre che dal frequente e ampio ricorso alla decretazione d’urgenza nonché dalla notevole estensione in sede di conversione del contenuto di tali provvedimenti, anche dal crescente uso e dalla dilatazione delle ordinanze d’urgenza.

    BERTOLASO: SONO UN SERVITORE DELLO STATO E NON UN PIRATA – “Ripeto di essere un servitore dello stato” mentre “non è un mio problema considerare che per ‘stato’ si deve intendere l’Italia senza Berlusconì. Spiacente, é un problema del centrosinistra, non dello stato, non riuscire a fare a meno di questo presidente come collante politico”. Lo afferma Guido Bertolaso in una lettera pubblicata da Repubblica con cui il capo della Protezione civile risponde alle 10 domande poste dal fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari. Bertolaso intende chiarire che “quando ci sono scadenze, l’unico strumento che funziona è quello della Protezione civile” che si basa su “una normativa”, “comprensiva di controlli e autorità di vigilanza mai abrogate”, e non su “anarchia o autorizzazione a esercitare la pirateria a nome dello stato”. Sulla magistratura, Bertolaso afferma: “Credo indispensabile che esista una macchina della giustizia efficiente e responsabile. Ma non si rende un servizio all’opinione pubblica spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data perr certa quando nessun giudice si é pronunciato”. E aggiunge, basta “fango”. Alla domanda se le ordinanze relative ai Grandi eventi siano un modo per evitare la firma del capo dello stato eludendo così il suo controllo costituzionale, Bertolaso replica: “Il Quirinale non ha mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l’adozione di tali ordinanze”. Inoltre, Bertolaso ripete che “il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione civile in società per azioni” ma, spiega, “la spa è uno strumento tecnico in più che con l’esperienza acquisita nelle emergenze, rimette nelle mani del ‘Pubblico’ competenze da ‘general contractor’ che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni”.

    MA BERSANI INSISTE: DIMISSIONI PER BUON NOME PROTEZIONE CIVILE – “Non è questione di reati o di comportamenti, anche sessuali, uno è innocente fino a prova contraria e io non dubito della serietà di Bertolaso ma si è creato un meccanismi di evidenze che mostrano limiti nella trasparenza, commistioni e familismi. Ed è per il buon nome della Protezione Civile che Bertolaso dovrebbe fare un passo indietro”. Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani, ospite del Tg4, torna a sollecitare le dimissioni del capo della Protezione Civile. “Se Bertolaso non dà le dimissioni – aggiunge Bersani – toccherà chiederle come un comportamento di stile”.

  23. Bio IX
    14 Febbraio 2010 a 23:33 | #23

    La migliore espressione di un popolo … “gelatinoso”

  24. gruppodinterventogiuridico
    14 Febbraio 2010 a 22:21 | #24

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2010

    Nella ragnatela altri nomi eccellenti

    Da Firenze nuovi indagati? Balducci: le auto le ho pagate. Ma è smentito dalle intercettazioni.

    Circola il nome di un dirigente nazionale del Pdl. La Procura non conferma né smentisce. (Natalia Andreani)

    ROMA. Guido Bertolaso chiede il dissequestro della documentazione a cui la magistratura di Firenze ha messo i sigilli. Decine di scatoloni di carte e contratti segreti, prelevate dai carabinieri dagli uffici del Dipartimento della Protezione civile di Via Ulpiano, che non riguardano soltanto le opere finite sotto inchiesta, ma anche altre gare d’appalto e le liste di fornitori. È questa la prima mossa dell’avvocato di Bertolaso, Filippo Dinacci, che ieri ha presentato istanza al tribunale del Riesame di Firenze. Intanto si moltiplicano le voci su indagati eccellenti. Tra questi ci sarebbe il coordinatore del Pdl e presidente del Credito Cooperativo Fiorentino, Denis Verdini. Procura e investigatori non confermano né smentiscono.

    IN CELLA. Per ora i quattro arrestati per lo scandalo restano in cella. Il Gip Rosario Lupo, che a tutti contesta la corruzione continuata, ha cinque giorni per decidere sulle scarcerazioni richieste venerdì dai legali di alcuni indagati e il parere della procura non arriverà prima di lunedì. Le difese, negli interrogatori di garanzia, non hanno seguito una linea comune. L’imprenditore romano Diego Anemone e il provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis hanno taciuto. I superburocrati Mauro della Giovampaola e Angelo Balducci hanno risposto e il più loquace è stato Balducci, attuale presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e già soggetto attuatore per gli appalti del G8 della Maddalena. Ha parlato per ribadire la piena regolarità delle opere.

    LE CARTE. Ma nelle carte del Gip non ci sono solo gli appalti dati in concessione alle ditte di Anemone. A legare l’ingegner Balducci – assurto a Gentiluomo di Sua Santità dal grande Giubileo del 2000 – e l’imprenditore romano c’è una ragnatela di rapporti societari, di scambi di favori, come l’assunzione di parenti ed amici, e di regalie: dalla ristrutturazione di immobili privati, riarredati con prestigiose boisserie e raffinati tessuti, alle Bmw, agli spostamenti con jet privati e idrovolanti (da Palermo a Roma e sosta a Capri).

    LE AUTO. Balducci ha spiegato che le auto per spostarsi sui cantieri gli erano messe a disposizione da Anemone per contratto come del resto i cellulari. E che per le Bmw del figlio e la Fiat 500 della moglie, regolarmente pagate, ci si rivolse ad Anemone solo perché conosceva il concessionario. Diverso il tenore delle intercettazioni in cui il figlio di Balducci, Filippo, avvisa Anemone che gli sta per scadere l’assicurazione della Bmw X5. F: «Che faccio?». A: «Congelala…perché… dicevamo con papà tuo di prendertela direttamente nuova….mo stiamo impostando tutto… quindi gli diamo indietro quella, capito?». Pochi giorni dopo l’acquisto. Preventivo: 71.800 euro. «Una botta che non finisce più…», si lamenta Anemone premurandosi di allertare il notaio per il passaggio di proprietà.

    SOCI IN AFFARI. A legare le due famiglie ci sono società tra cui la ErretiFilm che vede assieme la moglie di Balducci, Rosanna Thau, e la moglie di Anemone, Vanessa Pascucci. Poi c’è il Salaria sport village che vede assieme Anemone e Filippo Balducci, il figlio dell’ingegnere. E che Balducci senior, da commissario per i Mondiali di nuoto 2009, fa crescere a dismisura espropriando terreni alluvionali, e fa ristrutturare (36 milioni di euro) dalla Redim 2002 della signora Pascucci.

    SOLDI. Un’altra pista è quella seguita dalla procura di Roma. Accertamenti bancari su conti esteri che avrebbero fornito importanti riscontri alle ipotesi di accusa.

  25. gruppodinterventogiuridico
    14 Febbraio 2010 a 22:17 | #25

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2010

    «Ridi ‘sto par di p…». Scende in piazza la rabbia

    L’Aquila protesta oggi contro Piscicelli e Gagliardi, quelli che si fregavano le mani per il sisma. (Enrico Nardecchia)

    L’AQUILA. «Ridi ‘sto par di p…». Vernice rossa su lenzuolo bianco, la scritta è comparsa in via XX Settembre, la strada delle croci, quella degli 8 morti alla casa dello studente. Il lenzuolo grida da una delle transenne che ancora ostacolano l’accesso alla zona rossa del centro storico dell’Aquila, blindato dalle camionette dell’esercito 10 mesi dopo il terremoto. Gli aquilani, indignati per le risate al telefono nella notte del sisma, nella chiacchierata intercettata tra il costruttore Francesco Maria De Vito Piscicelli e il cognato Pierfrancesco Gagliardi («Io ridevo stamattina alle tre e mezza dentro al letto», «Io pure»), esprimono la loro rabbia con una manifestazione.

    Appuntamento oggi a mezzogiorno in piazza Duomo, cuore del centro storico ancora occupato da 3 milioni di metri cubi di macerie non rimosse perché l’unico sito finora attivato dove smaltirle non ce la fa a sopportare una tale quantità di materiali. Ad autoconvocarsi sono i comitati civici sorti per vigilare sulla ricostruzione, allarmati dalle notizie che arrivano dalla procura di Firenze che indaga sugli appalti per i grandi eventi e sul capo della Protezione civile Guido Bertolaso. A nulla sono servite le scuse di Piscicelli, che ha scaricato tutto sul cognato. «Non ridevo, ho solo detto vabbuò, vabbuò. Sa, come si dice a Napoli quando si vuole tagliare corto. I carabinieri devono aver fatto confusione. Agli appalti in Abruzzo non ho mai pensato».

    Cresce l’indignazione nella città ferita. Le Confartigianato d’Abruzzo e dell’Aquila hanno scritto al presidente dell’Ance Paolo Buzzetti chiedendo, a nome anche dei loro iscritti, di radiare dall’associazione, «per comportamento ignominioso», i due imprenditori. «Senza entrare nel merito della più ampia vicenda giudiziaria che li vede coinvolti, vogliamo incentrare la nostra attenzione solo su un fatto inequivocabile e non smentibile: l’intercettazione telefonica nel corso della quale i due soggetti si rallegravano tra loro del tremendo sisma e, forse, brindavano alla disgrazia, mentre noi cercavamo, tra le macerie, i cadaveri dei nostri morti, molti dei quali giovani e nel fiore degli anni, e cercavamo di lenire le ferite di oltre 1500 scampati. Dunque», concludono, «un’intera comunità umana e civile, prostrata fino all’inverosimile, ha costituito il banchetto nuziale di alcune imprese che hanno libato e lucrato su una tragedia che non ha avuto eguali nella nostra penisola negli ultimi 90 anni di storia».

    «Quelli che all’Aquila alle 3,32 non ridevano» è il nome del gruppo nato su Facebook che finora ha superato le 20mila adesioni da tutta Italia, in continuo aumento. Oggi in piazza i comitati tornano a chiedere certezze sulla ricostruzione vera, quella del centro storico, che non è ancora partita. Prevista anche la partecipazione al «No Bertolaso Day», contro la Protezione civile spa, in programma a Roma giovedì 18 febbraio alle 10.

  26. gruppodinterventogiuridico
    14 Febbraio 2010 a 20:42 | #26

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2010

    Appalti alla Maddalena, “Rubata anche la nostra storia”.

    Alla Maddalena è l’ora delle denunce: politici e imprenditori parlano di una lunga serie di soprusi subiti dagli inquisiti. E aggiungono: “Hanno distrutto i macchinari dell’arsenale, sono riusciti a rubare anche la nostra storia”. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Questo è un racconto di vessazioni, soprusi, memoria cancellata, tradizioni depredate, violazione di norme e diritti. Sulla scia della corruzione per il G8 la trama delle testimonianze in presa diretta che emerge in queste ore non solo impressiona: amareggia e fa riflettere. Dalle dichiarazioni di mprenditori, sindacalisti, amministratori scaturisce un quadro che rimanda a uno schema in perfetto stile Roma ladrona. Di più. «Conquistadores contro indios – butta lì uno studioso locale -: gli arrestati nel ruolo di altrettanti Pizarro, gli abitanti dell’arcipelago costretti a recitare la parte degli Incas». Mentre gli inquisiti facevano lievitare i costi e gonfiavano gli appalti, i rappresentanti delle istituzioni sarde erano tenuti all’oscuro. Di tutto. Misteri della secretazione prima, delle procedure d’urgenza poi.

    Anzi, a riprova di come agli inquisiti desse fastidio che nell’arcipelago si distribuisse persino qualche briciola delle centinaia di milioni stanziati con i fondi Fas della Regione, oggi alla Maddalena parecchi si danno da fare per contribuire a comporre il desolante affresco dal sapore colonialista. «Loro brindavano con lo champagne, vivevano come principi accompagnati da splendide modelle e hostess d’alto bordo, a noi davano un piatto di lenticchie», tuonano i più arrabbiati. Delineano un quadro ricco di nuovi spunti per la magistratura. Con cause giudiziarie per contestare le aste. Controversie legali. Lavori non pagati. Minacce d’arresto per gli operai che alzano la voce. E con i progetti elaborati per la riconversione turistica sacrificati lungo la strada del grande sole dell’avvenire tracciata dalla premiata ditta Affari&Imbrogli (di Stato).

    Le aziende locali. Al netto delle bonifiche e del ricarico prezzi legato al ciclo di attività 24 ore su 24, ogni camera d’albergo è arrivata a costare più di 300mila euro: tanto nell’hotel dell’ex arsenale come nell’ex ospedale militare. E tutto ciò senza contare che quasi ovunque mancano gli arredi interni. Nella Gallura delle residenze iperlusso si calcola che il prezzo corrisponda a più di tre volte di quello necessario per rifare la stanza di un 5 stelle, quanto costa comprare un triletto in buona posizione nell’arcipelago. In un quadro dove gli incrementi di spesa stando alle intercettazioni costituivano la regola, agli imprenditori maddalenini si fa mancare l’ossigeno. Se si eccettua qualche megafesta affidata a ristoratori del posto, le imprese assegnatarie di commesse lesinano ai locali gli spiccioli.

    È il caso di un operatore che ha tentato d’inserirsi nel futuro business legato alla gestione del Main Conference con progetti colleterali ed è stato respinto con perdite. È il caso, più clamoroso, del ricorso presentato dai sardi Molinas e Muntoni contro l’aggiudicazione della gestione alla Mita Resort. Ed è ancora il caso di Anselmo Cuneo, da tutti conosciuto come l’«uomo del ponte» perché sino a qualche tempo fa seguiva un cantiere nautico di fronte al collegamento con Caprera. «Preciso subito che non ho mai avuto a che fare con il servizio di missione guidato da Bertolaso – puntualizza l’imprenditore, un ex civile della base Usa che oggi lavora in Comune -. Ma prima che mia moglie rilevasse l’attività, nella primavera 2008, ho garantito alla ditta Cogim, attiva nell’arsenale, una serie di lavori con le gru nel complesso da ristrutturare. Opere per le quali abbiamo emesso fatture per 20mila euro. Ce ne hanno pagato 8mila, gli altri li stiamo aspettando nonostante ora stiamo facendo un’ingiunzione di sequestro».

    I professionisti. In teoria si sarebbe così portati a pensare che siano state penalizzate altre categorie. Ma non tutti sembrano a conoscenza dei dettagli. «Sulla mia scrivania non sono arrivate lamentele o denunce – chiarisce Luca Montella, avvocato, già candidato alle regionali per i Riformatori -. Voglio tuttavia porre un interrogativo più ampio: chi aveva il potere su quelle strutture? E do io stesso la risposta: tutti tranne i maddalenini, sia amministratori sia operatori economici. L’intera partita è stata gestita da fuori».

    I lavoratori. Il fronte del porto è sempre teso. Ancora impegnato con i compagni nel sit-in davanti all’ex arsenale Luigi Plastina, della rappresentanza sindacale di base, non si stanca di ribadire: «Dopo i subappalti sui subappalti che abbiamo subìto in prima persona, questo scandalo è un altro colpo basso per l’arcipelago». E il segretario provinciale della Cgil per la Gallura, Lorenzo Porqueddu, maddalenino, non usa mezzi termini: «All’inizio eravamo favorevoli al ricambio di una cultura basata sul monopolio militare. Ma quando abbiamo potuto cominciare una verifica sulla tipologia di appalti legati alla struttura di missione ci siamo trovati dinanzi una sorta di caporalato. Gli operai venivano assoldati con metodi discutibili. Abbiamo denunciato con forza questo stato di cose. E un nostro compagno della Fillea, Tonino Cansella, si è trovato nella spiacevole condizione di ricevere un avviso di garanzia per violazione del segreto di Stato». «In realtà – conclude Porqueddu – assieme a noi aveva soltanto denunciato questo problema all’ispettorato del lavoro. Ma i dirigenti delle imprese toccate non avevano trovato di meglio da fare che segnalarlo alla magistratura».

    La storia. L’ultima pagina del lungo cahier de doleances è centrata sulla distruzione dell’immenso patrimonio di attrezzature a suo tempo conservato nell’arsenale. «Dalla camera iperbarica a due cannoni di fine Ottocento, dagli strumenti usati dalle maestranze nel tempo agli utensili: ho potuto salvare una quantità di oggetti da collocare nel museo del mare – afferma la dirigente di Italia Nostra Lucia Spano -. Ma quando tutti alla Maddalena, persino le scuole, sono stati avvertiti dalla Marina di prelevare il resto, nessuno si è presentato». Poi è subentrata la struttura di missione e i cancelli sono stati chiusi.

    «In questo modo i magli dell’officina fabbri, le antiche macchine per cucire le vele, un tornio da 17 metri unico in Sardegna, i forni della fonderia: tutto è andato distrutto – commenta senza nascondere il rammarico Gianfranco Dedola, consigliere comunale della lista civica Isole d’Europa -. Sì, questi personaggi che si preoccupavano solo delle cenette e di gonfiare i prezzi ci hanno rubato anche la memoria».

  27. gruppodinterventogiuridico
    14 Febbraio 2010 a 20:34 | #27

    A.N.S.A., 14 febbraio 2010

    G8, L’Aquila protesta Protezione civile,no Spa.

    Il sottosegretario Gianni Letta: funzioni e strutture del Dipartimento resteranno pubbliche.

    ROMA – “Anche io mi arrabbierei se qualcuno pensasse di trasformare la protezione civile in società privata, ma non è così e chi lo dice non dice il vero. La protezione civile è e rimane un Dipartimento della presidenza del Consiglio con le sue strutture, le sue funzioni e le sue regole che restano pubbliche”. Ad affermarlo é Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ribadendo che Bertolaso potrà continuare a lavorare con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e con lo stesso impegno. “Con il decreto si era solo pensato di dotare la protezione civile di uno strumento ulteriore, aggiuntivo, che le consentisse – ha spiegato Letta – di operare, in determinate circostanze, con maggiore flessibilità ed efficacia”. ” Sono personalmente convinto – ha aggiunto – che come in tutti questi anni nelle emergenze drammatiche e ‘nei grandi eventi’ ha operato con successo senza questo ulteriore strumento, la Protezione civile di Bertolaso potrà tranquillamente continuare a farlo con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e lo stesso impegno. Questi sì- ha concluso – sono i veri strumenti del successo”.

    ‘NOI NON RIDEVAMO: L’AQUILA PROTESTA – Gli aquilani si sono ritrovati in piazza con cartelli con scritto ‘Io non ridevo’ e ‘Riprendiamoci la nostra città’ in segno di protesta alla luce delle intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all’ inchiesta fiorentina sugli appalti del G8, ed hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile.

    Le forze dell’ordine, dalla polizia all’Esercito, hanno provato a impedire ai manifestanti, circa 300, di varcare le barricate della zona rossa, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone preposte al posto di guardia hanno preferito lasciar defluire la gente onde evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile. “Non possono portarci via 700 anni di storia – ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti – è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati – ha proseguito – anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali”.

    E’ stato tra i primi a salire sul cumulo di macerie in piazza Palazzo con indosso una maglietta bianca con scritto ‘Alle 3:32 non ridevo’ così, Stefano Cencioni, ha manifestato la sua personale rabbia che è diventata lo sfogo di una comunità sulle intercettazioni delle risate degli imprenditori la notte del sisma. “Non ridevamo, non ridevamo quella notte – ha urlato ai manifestanti – perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza”. Cencioni, sulla quarantina, ha precisato che il suo “non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città”. “Ho conosciuto volontari – ha detto – che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci e la persona a capo di questo sistema non può essere una persona da condannare”, ha detto riferendosi a Guido Bertolaso. Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ’3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato critiche al sistema del Dipartimento.

    Il tutto si è svolto comunque pacificamente e senza incidenti. Alla fine della manifestazione, i comitati cittadini hanno lasciato uno striscione su una delle fontane di piazza Duomo con scritto: “solo apparenza, poca sostanza”.

    BERTOLASO, PRONTO A LASCIARE SE BERLUSCONI ME LO CHIEDE – Intanto, in una intervista al Sole 24 Ore e in in un colloquio con il Giornale, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso punta il dito contro “il tritacarne” che si è messo in moto attorno all’inchiesta che lo coinvolge. E dice: “non permetterò a nessuno di trascinare nel fango me e con me le migliaia di uomini e donne della Protezione Civile”. E aggiunge: le dimissioni sono “sul tavolo del presidente Berlusconi. Gli ho detto, presidente quando vuole, lei mi chiama e faccio le valigie in un minuto”.

    “Contro di me non c’é nulla – afferma – nessuna prova, solo illazioni. Posso dimostrare anche ora, carte alla mano, che sono sempre stato corretto”. “I successi che abbiamo avuto in questi anni – aggiunge – devono aver creato non poche invidie e gelosie. Quando qualche mese fa avevo pensato di lasciare, il motivo era anche questo”. Invece domani tornerà al lavoro “per salvare con una ordinanza 2.300 posti di lavoro in Toscana”. E al suo posto è rimasto perché “Berlusconi e Letta mi hanno sempre confermato la loro piena fiducia”.

    Anche se pensa che “molti abbiano stappato champagne” anche nella maggioranza. Bertolaso si dice “impressionato e addolorato” dalla richiesta di dimissioni arrivata dal leader del Pd, Pierluigi Bersani, che “probabilmente deve pagare una sorta di dazio per avere alle prossime regionali una coalizione più ampia del suo partito”. Anche perché “moltissimi parlamentari del Pd” gli hanno mandato messaggi di solidarietà. Quanto alle polemiche sui poteri della Protezione civile, per Bertolaso “é pura demagogia” pensare che si debba occupare solo delle emergenze: “In un Paese come il nostro dove non ci sono regole funzionanti e procedure arrugginite, alla fine tutti chiamano noi, da destra a sinistra”. Senza la Protezione civile “non ci sarebbero l’Expo e il passante di Mestre”. E la Protezione civile Spa doveva servire proprio a “stare tranquilli” e ad “affidarle i lavori che oggi siamo costretti a dare all’esterno”, oltre a “regolarizzare” chi ha lavorato nel dipartimento

    BERSANI, PERSONA SERIA FA PASSO INDIETRO – “C’é un andazzo che non lascia tranquilli, un modello che riguarda le procedure in termini poco chiari. E’ una situazione obbiettiva di cui una persona seria penso che debba farsi carico facendo un passo indietro”. Lo ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani, oggi a Pisa al festival Manifutura, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla richiesta di dimissioni di Guido Bertolaso. “C’é un primo punto che ci interessa che riguarda le norme che arriveranno in Parlamento su cui noi faremo un’opposizione molto dura – ha aggiunto Bersani parlando della protezione civile spa – contro l’allargamento senza limiti in questa società di procedure che hanno dimostrato di essere molto rischiose”. Per quanto riguarda l’inchiesta della magistratura, Bersani ha ribadito che “se ci sono dei reati lo vede la magistratura e – ha aggiunto – anche le questioni sessuali non ci interessano”.

  28. fabio
    13 Febbraio 2010 a 22:52 | #28

    Alla buonora … La maddalena è piccolissima come mai i maddalenini non vedevano nulla??? Li hanno fatto scempi a non finire e nessuno a detto nulla??? Speravano nel solito posto di lavoro che non è arrivato ?? alziamo la testa

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