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Gasdotto Galsi, un tracciato da rivedere profondamente.

Airone rosso

Airone rosso

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia, grazie al prezioso lavoro di Giuseppe Floris (ornitologo e censitore I.W.C.), di Paola Turella (biologa marina) ed al contributo dell’ing. Adriano Aversano (già direttore tecnico del C.N.I.S.I.), hanno inoltrato nei giorni scorsi (20 febbraio 2010) uno specifico atto di intervento nel procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. relativo al progetto del gasdotto Algeria – Sardegna – Toscana proposto da Galsi s.p.a. Oltre al Ministero dell’ambiente, l’atto è stato inviato alla Commissione europea ed alla Regione autonoma della Sardegna.

Il progetto del gasdotto Galsi prevede il trasporto di 8 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale dall’Algeria verso l’Italia, via Sardegna, ed interesserebbe una fascia di rispetto larga 40-80 metri, lunga 272 km. sulla terraferma (sui 900 km. complessivi, di cui circa 600 in mare), dove verrebbe posizionata una doppia tubazione da 1.200 mm. di diametro ad una profondità di mt. 3 ove non in superficie. Il tratto marino fra l’Algeria e la Sardegna prevede un tracciato di km. 285 (profondità massima mt. 2.824).

Il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, avente disponibilità non illimitata (i quantitativi di gas naturale complessivamente disponibili a livello mondiale equivalgono ad oltre 280 volte gli attuali consumi mondiali, circa 3.000 miliardi di metri cubi, dati International Energy Agency – I.E.A., 2008) e il cui utilizzo comporta l’emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili.   Infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75% dell’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’olio combustibile e circa il 50% di quella prodotta dal carbone.    E’, quindi, una fonte energetica utile a medio termine, in una fase di transizione verso le fonti di energia rinnovabili, in particolare quella solare.

Garzetta

Garzetta

Può, quindi, essere un’opportunità anche per la Sardegna, unica regione italiana oggi priva di metanizzazione, a patto che siano realizzate le reti di connessione e distribuzione per i centri urbani e le aree industriali – attualmente finanziate solo in minima parte e non ancora progettate – e, soprattutto, a patto che sia rivisto profondamente il tracciato per evitare e minimizzare pesanti impatti ambientali.

L’atto di “osservazioni” ecologista ha questi obiettivi.    In primo luogo propone un tracciato alternativo nell’ultimo tratto a mare e nell’approdo sulla terraferma sarda: no all’attraversamento del Golfo di Palmas – dove devasterebbe la prateria di Posidonia oceanica e l’habitat della Pinna nobilis (la nàcchera, dal quale si trae il bisso, vero patrimonio identitario di S. Antioco), no all’attraversamento delle zone umide del Golfo di Palmas, gli Stagni di S. Caterina, di Sassu, di Porto Botte e le Saline di S. Antioco, siti di importanza comunitaria – S.I.C. fra i più rilevanti per l’avifauna selvatica del Mediterraneo e di grande interesse anche economico-sociale. Si propone un tracciato al largo delle Isole di S. Antioco e di S. Pietro – ambedue S.I.C. e I.B.A. (International Birds Area) n. 190 e n. 191 – dove non sono presenti praterie di posidonia e l’arrivo sulla terraferma attraverso l’esistente canale di avvicinamento al porto industriale di Portovesme (Portoscuso), dov’è presente l’area industriale già

percorso alternativo gasdotto Galsi

percorso alternativo gasdotto Galsi

completamente infrastrutturata ed attrezzata (vi sarebbe anche un notevole risparmio economico per il Soggetto proponente) e dove potrebbe già raggiungere le industrie presenti, con notevoli vantaggi sul piano energetico.

E’ stato poi proposto che nella parte di tracciato sulla terraferma sia principio generale da seguire (ove possibile) quello dello sfruttamento degli spazi prossimi agli assi stradali già esistenti, muniti di pertinenze libere e già interessati da infrastrutture ed opere permanenti, nonché facilmente accessibili per ogni intervento di vigilanza e manutenzione.

Infatti, il tracciato proposto attraversa con direttrice sud ovest – nord est l’intera Sardegna interessando ben 20 diversi  siti di importanza comunitaria – S.I.C. e zone di protezione speciale – Z.P.S. (direttive n. 92/43/CEE e n. 79/409/CEE modificata dalla n. 09/147/CE, D.P.R. n. 3571997; D.P.R. n. 120 /2003) e precisamente: “Isola della Vacca” (anche Z.P.S., ITB040081), “Isola di S. Antioco, Capo Sperone” (Z.P.S., ITB043032), “Serra Is Tres Portus” (ITB042220), “Stagno di Porto Botte” (ITB042226), “Stagno di Santa Caterina” (ITB042223), “Punta S’Aliga” (ITB040028), “Monte Linas – Marganai” (ITB041111), “Media Valle del Tirso e Altopiano di Abbasanta – Rio Siddu” (ITBITB031104), “Altopiano di Campeda” (ITB021101), “Piana di Semestene, Bonorva, Macomer e Bortigali” (Z.P.S., ITB023050), “Piana di Ozieri, Mores, Ardara, Tula e Oschiri” (Z.P.S., ITB013048), “Campo di Ozieri e Pianure Comprese tra Tula e Oschiri” (ITB011113), “Monte Limbara” (ITB011109), “Isole del Nord Est tra Capo Ceraso e Stagno di San Teodoro” (Z.P.S., ITB013019), “Isole di Tavolara, Molara e Molarotto” (ITB010010), “Capo Figari e Isola Figarolo” (ITB010009), “Capo Figari,Cala Sabina, Punta Canigione e Isola Figarolo” (Z.P.S., ITB013018), “Arcipelago della Maddalena” (anche Z.P.S., ITB010008).

In particolare, appare gravissimo l’impatto ambientale sulle aree di nidificazione della Gallina prataiola (Tetrax tetrax): il tracciato in progetto interessa alcune delle ultime aree residue occupate, tra le quali l’I.B.A. 173 “Campo d’Ozieri”, l’I.B.A. 177 “Altopiano di Campeda”, l’I.B.A. 178 “Campidano Centrale” e l’I.B.A. 179 “Altopiano di Abbasanta”. La Gallina prataiola è specie particolarmente protetta, inserita nell’allegato I della direttiva 2009/147/CE.  Attualmente tutta la popolazione nazionale è concentrata nella sola Sardegna a causa del forte declino subìto dalla specie: il range e gli habitat idonei alla Gallina prataiola sono in forte contrazione, per cui oggi la specie può essere considerata in un cattivo stato di conservazione. Se si tiene conto che i territori sardi rappresentano gli ultimi siti italiani in cui ancora nidifica questo uccello, va da sé che l’impatto negativo su coppie nidificanti, anche se su un numero esiguo in termine assoluto, comporterebbe comunque danni enormi e irreversibili sull’intera popolazione nazionale, già fortemente minacciata. Nello studio di impatto ambientale – S.I.A. l’impatto del gasdotto sulla Gallina prataiola è pressoché ignorato. Sarebbe una palese e gravissima contraddizione (che si tradurrebbe anche in uno spreco di denaro pubblico)

cavallo e pernice

Cavallo e Gallina prataiola

l’approvazione di un progetto che andrebbe a danneggiare le aree necessarie alla sopravvivenza della specie, quando proprio queste stesse aree sono attualmente oggetto del progetto Life NAT/IT/000426 Azioni di gestione per la conservazione della Gallina prataiola (Tetrax tetrax) nelle steppe della Sardegna.

Sono, poi, numerose le aree tutelate con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e dal piano paesaggistico regionale – P.P.R., anche con misure di conservazione integrale, interessate dal tracciato del gasdotto proposto.  Fra queste, anche con pesanti riflessi anche economico-sociali, ad esempio, un allevamento di cavalli (Allevamento Il Menhir) interessate dal tracciato del gasdotto è certo la località Benemeu, attraversata dal Rio Nannuri, affluente del Rio Padrongiano, in Comune di Olbia: l’area in argomento beneficia di presenze faunistiche di rilievo (ardeidi, pernici, rapaci, ecc.) ed appare meritevole di salvaguardia quantomeno con modifica del tracciato previsto.

Non risultano, inoltre, acquisiti pareri da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – I.S.P.R.A., per quanto di competenza in tema ambientale, e da parte dell’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo – E.N.A.V., riguardo alla presenza dell’aeroporto di Olbia lungo il tracciato proposto.

In prima linea per chiedere le opportune modifiche di tracciato il Comune di S. Antioco e il sindaco Mario Corongiu, il Comune di Portoscuso e il consigliere comunale Angelo Cremone: amministrazioni comunali che hanno deciso di far seguire alle parole i fatti, promuovendo incontri pubblici (a fine gennaio scorso e a fine febbraio) nei due centri sulcitani e avanzando propri atti di “osservazioni” nel procedimento di V.I.A.

Ora il Ministero dell’ambiente dovrà valutare pareri e proposte alternative per far sì che il gasdotto sia un’opera utile alla Sardegna e non l’ennesimo scempio ambientale.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

Sant'Antioco, mare

Sant'Antioco, mare

(foto Il Menhir, C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. 27 Novembre 2010 a 20:25 | #1

    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2010
    Galsi assicura: «Il progetto resta sempre una priorità per l’Europa». «Nessuno stop al metanodotto».

    CAGLIARI. «Non è vero che l’europarlamento ha escluso il gasdotto dalle opere prioritarie»: lo ha precisato ieri l’Ufficio stampa di Galsi, la società costituita ad hoc per la costruzione del metanodotto dall’Algeria alla Sardegna. «Il documento della commissione europea è del 17 novembre e traccia un quadro generale della situazione energetica in Europa», si legge nel comunicato di Galsi, «vengono individuate le priorità strategiche sino al 2020. Il documento non stila una lista di progetti prioritari ma indica macro-aree geografiche d’intervento citando alcuni progetti che porteranno gas da nuove aree. Tra le priorità per le infrastrutture energetiche di approvvigionamento, il documento individua il rafforzamento del corridoio Nord-Sud nell’Europa occidentale per consentire il pieno utilizzo di forniture di gas alternative, incluso quelle provenienti dall’Africa; e in quell’area ricade il Galsi». A giudizio della società entro il 2012 verrà definita la lista di progetti che diventeranno «di massimo valore» e cioè strategici. «A ulteriore conferma dell’importanza del progetto», conclude l’ufficio stampa di Galsi, «nell’agosto scorso la Commissione dell’Ue ha riconosciuto a Galsi un finanziamento europeo a fondo perduto di 120 milioni».

  2. 26 Novembre 2010 a 15:16 | #2

    mah…

    da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2010
    Energia, l’Europarlamento esclude il Galsi dalle opere prioritarie fino al 2030. Destinati ad altre infrastrutture i 120 milioni previsti. E il comitato «Pro Sardegna no gasdotto» festeggia. L’isola inserita nell’area che sarà dotata di reti per l’eolico e il solare.

    CAGLIARI. «Il gasdotto? L’abbiamo affondato noi». Parola del portavoce del comitato «Pro Sardegna no gasdotto», l’avvocato cagliaritano Sergio Diana. Che festeggia per l’ennesimo colpo incassato dal progetto Galsi. Ieri mattina infatti il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza una risoluzione che approva l’elenco delle priorità in materia di infrastrutture energetiche per i prossimi 20 anni. Elenco nel quale il metanodotto non figura.
    Un «taglio» non da poco. Nonostante l’Ue non faccia una vera e propria politica energetica (le scelte in materia rimangono pertinenza degli Stati) in base a quell’elenco Bruxelles decide quali sono le opere da confinanziare. A sparire, insieme al Galsi, potrebbero dunque anche essere i 120 milioni che l’Europa aveva messo sul piatto per il progetto. «I soldi in realtà non spariscono – spiega Diana – ma vengono destinati ad altre opere. Meno costose, meno impattanti, più nuove sul piano tecnologico».
    Effettivamente, a scorrere le 46 pagine del rapporto «Ue energia 2020», qualche cenno alla Sardegna c’è. In particolare il commissario europeo per l’Energia, Gunther Oettinger, mette l’isola nella zona dell’Europa sudoccidentale che avrà finanziamenti per creare interconnessioni che trasportino l’energia prodotta da impianti eolici, solari e idroelettrici verso il resto del continente. Energia pulita dunque (il celebre progetto Desertec, pannelli solari fotovoltaici nel deserto). Che sarà poi messa in rete con le piattaforme eoliche offshore nei mari del Nord e immagazzinata nelle centrali idroelettriche sulle Alpi e nei paesi nordici. Del gasdotto con l’Algeria però nessuna traccia. Con l’Ue che preferisce investire nei collegamenti con il Mar Caspio e con il mercato Baltico.
    «La commissione europea – attacca Diana – si è resa conto che il gasdotto con l’Algeria non serviva a favorire l’indipendenza energetica europea. Oltre la metà del gas era già stato acquistato dalla Gazprom. Il gas algerino finiva dunque per essere russo. I fornitori dai quali ci volevamo affrancare».
    Geopolitica a parte rimane l’incredibile mole di materiale e di lavoro che i sette membri dell’autocostituito e autofinanziato comitato sono riusciti a mettere in campo. Se poi ci sia anche il loro zampino nella decisione Ue questo non è dato saperlo. «Quello che è certo – gongola Diana – è che la Commissione ci ha risposto quando abbiamo mandato il nostro materiale. Siamo pochi e poveri, ma non sprovveduti. Io per lavoro mi occupo di curare i rapporti con la Ue. E posso assicurare che i processi democratici dell’Unione, per quanto complessi, sono molto più efficienti di quelli del nostro Parlamento».
    Il Davide cagliaritano potrebbe dunque aver steso il Golia Russo-Algerino. Da capire ora se questa sia una buona o una brutta notizia. I deputati sardi del Pd hanno presentato un’interrogazione preoccupata al ministro dello Sviluppo economico chiedendo conto della sparizione del Galsi. «Peccato – chiude Diana – che i loro colleghi in Europa abbiano votato a favore. Il punto non è tanto se il Galsi si farà o no. Tanto, con il tempo che ci vorrà, forse lo vedranno i nostri figli. Ma che ci sia un accesso alle informazioni, che sono poche e frammentarie. E che questo elefante non rubi risorse a progetti più piccoli ed efficienti. La Ue l’ha capito, speriamo lo capiscano anche i sardi»

  3. 25 Novembre 2010 a 15:06 | #3

    da La Nuova Sardegna, 25 novembre 2010
    «Gasdotto Galsi, progetto sparito» Interrogazione dei deputati Pd.

    CAGLIARI. Il gasdotto Algeria-Sardegna è a rischio. I deputati sardi del Pd hanno presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico: «Nella comunicazione della commissione Ue Energia 2020 sicura, riscontriamo l’inaspettata e preoccupante esclusione del gasdotto Algeria-Italia (progetto Galsi) dalle priorità in materia di infrastrutture energetiche per i prossimi vent’anni», afferma Paolo Fadda, primo firmatario dell’interrogazione.
    Nel documento viene evidenziato come il progetto Galsi non sia menzionato dalla Commissione Ue tra i corridoi europei prioritari nel settore gas, in contrasto con la decisione del parlamento europeo che lo ha inserito tra gli assi prioritari dello sviluppo della rete transeuropea dell’energia e in evidente dicotomia con le dichiarazioni del sottosegretario Saglia rese nel luglio scorso in occasione della risposta del Governo ad un’altra interrogazione, anche questa presentata dai deputati sardi Pd.
    I parlamentari del Pd chiedono al governo quali atti intenda adottare per il reinserimento dell’infrastruttura che è strategica per il futuro dell’economia sarda.

  4. csf
    24 Novembre 2010 a 0:31 | #4

    una buona notizia almeno non sventreranno la sardegna!!!

  5. 19 Novembre 2010 a 16:01 | #5

    da La Nuova Sardegna, 19 novembre 2010
    GASDOTTO DALL’ALGERIA. Per l’Ue il Galsi non è prioritario.

    CAGLIARI. Il Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare Algeria e Italia passando per la Sardegna, portando nell’isola il metano, non è nell’elenco delle infrastrutture energetiche considerate «indispensabili» dalla Commissione europea. Commissione che ha presentato ieri l’elenco delle priorità da realizzare nei prossimi 20 anni. Nell’elenco (con annessa mappa) nessuna traccia della Sardegna nell’area gas. L’isola invece dovrebbe partecipare a un programma di «interconnessioni nell’Europa sudoccidentale per trasportare l’energia prodotta da impianti eolici, solari e idroelettrici verso il resto del continente». (g.bua)

  6. 8 Novembre 2010 a 14:53 | #6

    da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2010
    Si allungano i tempi per la realizzazione dell’infrastruttura che porterà il gas dall’Algeria alla Sardegna. Metanodotto, la pratica è bloccata al ministero. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Per il metanodotto Algeria-Sardegna se non è uno stop è quantomeno un ritardo anomalo. Ufficialmente i soggetti interessati alla costruzione del gasdotto smentiscono. Lo fa il Consorzio Galsi: «Stiamo lavorando, aspettiamo le ultime autorizzazioni che devono arrivare dal ministero» e smentisce anche la Edison, azionista di Galsi, il cui amministratore delegato solo qualche mese fa, in un’audizione di una commissione parlamentare, aveva spiegato che «in una situazione critica per i contratti di lungo termine e combinate con differenziali strutturali di prezzo rispetto ai mercati europei potrebbero essere messa in discussione la realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento». Un’affermazione che aveva messo in allarme i deputati sardi del Pd: «Diano inizio ai lavori», afferma Paolo Fadda.
    Il dato di fatto, però, è che la «pratica» è bloccata nelle stanze ministeriali e sono in tanti a scommettere che non si tratti solo di una storia di «ordinari ritardi» burocratici. Galsi ed Edison sono fiduciosi: «Andiamo avanti, per noi le date stabilite restano immutate» così che il gasdotto più profondo del mondo entrerebbe in funzione nel 2014. «Ci vorrebbe un Mattei e soprattutto un’Eni sarda», aveva commentato Francesco Sanna, senatore del Pd, al momento della costituzione del Consorzio per la costruzione del metanodotto.
    Cosa accadrà nei prossimi mesi è un’incognita, (soprattutto se dovessero esserci elezioni anticipate). Il punto a favore per la costruzione del gasdotto tra l’Algeria e la Sardegna è che alla realizzazione è direttamente interessata la società algerina Sonatrac la quale vuole accelerare i tempi per vendere il metano in Italia. La contrarietà, invece, deriverebbe dall’Eni che opererà attraverso la Snam ma è già impegnata in un altro gasdotto grazie alla joint venture con la russa Gazprom, voluta da Berlusconi e Putin. E l’Eni, in realtà, era sempre stata contraria alla metanizzazione dell’isola sostenendo che l’operazione sarebbe stata antieconomica. Il Galsi aveva già subìto un primo slittamento dei tempi quando era stata ritrovata una corazzata francese, la Danton, sui fondali al largo del sud della Sardegna. Ma quelli furono considerati «tempi tecnici», ora il calendario sarà dettato da un paio di ministeri.

  7. 26 Ottobre 2010 a 19:53 | #7

    da Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2010 (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/perche-berlusconi-non-e-andato-in-algeria/73675/)
    Perché Berlusconi non è andato in Algeria. (Mauro Meggiolaro)

    Alcuni quotidiani algerini sostengono che alla base del rinvio del vertice italo-algerino che doveva tenersi la scorsa settimana non ci sia la convalescenza del premier dopo l’intervento alla mano sinistra, ma la paura di indagini che coinvolgono Eni e Saipem
    Giovedì 14 ottobre era su tutte le agenzie: “Berlusconi convalescente. Slitta vertice tra Italia e Algeria”. L’incontro era fissato ad Algeri, per il 19 e il 20 ottobre, e il rinvio è stato dettato “dal protrarsi della convalescenza del presidente del Consiglio, a seguito dell’intervento chirurgico subito alla mano sinistra”.
    Questa, almeno, è la versione ufficiale. A cui molti in Algeria non credono fino in fondo. A sostenerlo su Maghreb Confidential, testata online del portale Africa Intelligence, è la giornalista Gaëlle Arenson. “Secondo le nostre fonti l’incontro era stato confermato di nuovo nelle primissime ore del 18 ottobre, per poi essere cancellato poche ore dopo, all’ultimo momento”, ha dichiarato Arenson al Fattoquotidiano.it. “Ad Algeri le voci circolano insistentemente. Secondo fonti vicine a Maghreb Confidential, il governo italiano avrebbe deciso di rinviare l’appuntamento per paura che il processo relativo al caso Sonatrach (compagnia petrolifera nazionale algerina) potesse iniziare proprio durante la visita di Berlusconi”. Nell’inchiesta relativa a Sonatrach sarebbe infatti citata la compagnia italiana Saipem, controllata dall’Eni.
    Nel gennaio di quest’anno Sonatrach è stata coinvolta in una bufera giudiziaria: una serie di indagini per corruzione ha preso di mira l’assegnazione di alcune commesse a compagnie straniere e ha portato all’azzeramento dei vertici della società. Il presidente, Mohamed Meziane, ha dovuto lasciare il suo posto. Giusto un mese dopo è saltato fuori il nome di Saipem. Nel giugno del 2009 la società italiana aveva ottenuto un contatto da 580 milioni di dollari per costruire il lotto 3 del gasdotto GK3 nel nord-est del paese: una parte fondamentale del progetto GALSI, il gasdotto marino che, entro il 2014, dovrebbe portare il gas algerino in Italia attraverso la Sardegna. Una commessa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata ottenuta “in condizioni dubbiose”, in cambio di “servizi” o “commissioni”. A riportarlo è Le Quotidien d’Algérie, il 10 febbraio 2010. Allo scoppio dello scandalo, Tullio Orsi, direttore generale di Saipem in Algeria, “ha lasciato il paese, per sfuggire all’inchiesta”, riporta lo stesso quotidiano cinque giorni dopo.
    Dietro l’inchiesta ci sarebbe la guerra tra il clan del presidente Abdelaziz Bouterfilka e i “boss” del Departement du Renseignement et de la Securité (Dipartimento di Informazione e Sicurezza, DRS), in mano al generale Mohamed Mediene (Tewfik). Come riporta Maghreb Confidential, le improvvise fortune di Saipem in Algeria avrebbero attirato l’attenzione del clan rivale a Bouterfilka, guidato da Tewfik, che sarebbe stato pronto a far scattare “ad orologeria” il processo – che coinvolgerebbe Saipem – proprio durante la visita del premier italiano. “Praticamente non presente in Algeria fino al 2005, quando ha creato la società Saipem Contracting Algerie, il gruppo Eni ha portato a casa contratti per un totale di 15 – 20 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni”, continua Maghreb Confidential. Uno dei più importanti, per la stabilizzazione del greggio ad Hassi Messaoud, sarebbe stato siglato in condizioni controverse nell’aprile del 2007. “Per far vincere Saipem Sonatrach persuase il suo maggior concorrente, Japan Gasoline (JGC), a ritirare l’offerta, promettendogli altri incarichi”, scrive Gaëlle Arenson.
    Intanto, l’unica cosa certa è che il summit italo-algerino è stato rinviato per l’ennesima volta. La firma dell’accordo tra Italia e Algeria per combattere l’immigrazione clandestina dovrà aspettare giorni migliori. Ad aspettare saranno molto probabilmente anche una trentina di elicotteri che l’Agusta Westland di Samarate (VA) sta cercando di vendere alla Direction Générale de la Sûreté Nationale, la polizia algerina. La conclusione delle trattative di vendita era uno dei piatti forti previsti dal menu del summit.

  8. 8 Settembre 2010 a 14:15 | #8

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2010
    Macomer, per il metanodotto accolta la modifica del tracciato. La condotta lontana dal Monte
    Sarà preservato il patrimonio naturalistico di Sant’Antonio. La rete del consorzio Galsi sfiorerà la zona industriale. (Tito Giuseppe Tola)

    MACOMER. Il metanodotto del consorzio Galsi non attraverserà più il bosco del monte Sant’Antonio ed eviterà il danno ambientale causati dagli scavi per la posa dei tubi. Ma c’è di più. La condotta passerà più vicino alla zona industriale di Tossilo, facilitando i collegamenti a una rete locale da realizzarsi in futuro. Restano però le perplessità sui tempi di realizzazione dell’opera.
    Quella ottenuta dal comune di Macomer è una delle poche modifiche al tracciato del metanodotto che attraverserà la Sardegna consentendo ai territori di allacciarsi con le reti locali che porteranno in tutta l’isola il gas proveniente dall’Algeria. Si sperava di poter disporre del gas di rete già dal 2011 (a Macomer una parte della condotta urbana di distribuzione è stata già realizzata), invece i tempi sembrano destinati ad allungarsi.
    Nel frattempo, le richieste di modifica al progetto per la realizzazione della condotta del gas sono state accolte. Con lo spostamento dei tubi si ottiene un duplice vantaggio. Il primo è di ordine ambientale. Sarà infatti evitato l’attraversamento di una zona di grande pregio ambientale come il bosco sul monte Sant’Antonio. Il secondo è di ordine pratico ed economico. La condotta passerà più vicino alla zona industriale di Tossilo. Questo faciliterà il raccordo alla rete di distribuzione che si prevede di realizzare in un prossimo futuro per garantire la fornitura di gas alle imprese locali. Ma c’è anche un altro vantaggio, che non è da poco. Così come erano stati progettati inizialmente, i lavori del metanodotto avrebbero finito per sconvolgere i fondi privati con espropriazioni e scavi che avrebbero reso inservibili pascoli e terreni coltivati. Col nuovo tracciato, invece, dopo aver superato l’abitato di Borore, i tubi passeranno lungo una vecchia strada a sinistra della ex Carlo Felice e proseguiranno in direzione di Macomer. Il nuovo tracciato dista circa 800 metri dalla ex Carlo Felice che collega Macomer al bivio di Borore e poco più di un chilometro dalla zona industriale. Attraversando il monte avrebbe provocato sconvolgimenti gravissimi. I lavori avrebbero comportato l’abbattimento di alberi per la realizzazione di una fascia di rispetto di quaranta metri (venti per lato rispetto al tubo). L’impatto sarebbe stato micidiale.

  9. 24 Giugno 2010 a 15:34 | #9

    da La Nuova Sardegna, 24 giugno 2010
    Il Pd alla Camera denuncia il rischio che il gasdotto dall’Algeria venga stoppato. «Il metanodotto non si farà più». Edison, socia di Galsi, precisa. Fadda: non smentisce nulla. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Il gasdotto Algeria-Sardegna potrebbe subire un clamoroso stop. Lo sostengono in un’interrogazione alla Camera ventidue deputati del Pd che chiedono chiarimenti al governo. È questo del metanodotto una sorta di poema omerico, senza fine, (le autorizzazioni del governo tardano ad arrivare), e soprattutto senza inizio, come denunciano i deputati nell’interrogazione rivolta al ministro dello sviluppo economico, primo firmatario Paolo Fadda. Come in un giallo iniziamo dal delitto: le dichiarazioni fatte da Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison (azionista del Galsi), nell’audizione della decima commissione Camera-Senato. «Il rappresentante della Edison ha consegnato un documento», si legge nell’interrogazione di Paolo Fadda, Calvisi, Marroccu, Melis, Parisi e altri deputati, «nel quale viene evidenziato che le attese di una situazione di prezzo, critica per i contratti di lungo termine e combinate con differenziali strutturali di prezzo rispetto ai mercati europei potrebbero mettere in discussione la realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento che contribuiscono alla sicurezza del sistema e alla diversificazione delle fonti sia per l’Italia che per l’Europa». Per i sardi è importante avere un chiarimento dal governo e l’interrogazione pone due domande al ministro: 1) se è reale il rischio di sospendere l’iter per la realizzazione del gasdotto con l’Algeria; 2) se il governo intenda prendere altre iniziative per scongiurare questa ipotesi che vanificherebbe «non solo le grandi battaglie di tutto il popolo sardo per l’approvazione della legge sull’approvvigionamento dell’energia elettrica (si tratta della legge Alcoa), ma che penalizzerebbe famiglie e imprese dell’isola condannate a pagare prezzi superiori a quelli delle altre regioni. La notizia è rimbalzata ieri in Consiglio regionale dove il gruppo del Pd ha predisposto un’altra interrogazione. In serata l’ufficio stampa di Edison ha emesso un comunicato per ricordare che «nell’audizione in Commissione, Edison ha messo in evidenza le attuali incertezze sulla domanda di energia e i potenziali riflessi sulle infrastrutture energetiche in progetto nel nostro Paese». Infine Edison conferma «l’immutata importanza strategica del gasdotto Galsi per la sicurezza degli approvvigionamenti di gas italiani ed europei». «Una smentita che non smentisce nulla», afferma Paolo Fadda, «c’era bisogno di un comunicato per ribadire che il Galsi è strategico? La verità è che delle dichiarazioni non ce ne facciamo nulla, dovrebbero invece avviare i lavori». Su questo, ora, dovrebbe essere il ministro per lo Sviluppo economico a fornire tutti i chiarimenti. Il metanodotto è di grande importanza per lo sviluppo dell’isola, una fonte in grado di garantire la sopravvivenza dell’impresa. Sinora sono stati tanti i passaggi importanti, dal decreto con cui si definisce la rete nazionale dei gasdotti, alle deliberazioni della Regione. La società Galsi, (partecipata dalla Sfirs con l’11,6 per cento delle quote), è stata costituita nel 2003 e ha definito nei dettagli il progetto tecnico. Per questo nella sede di Milano nessuno vuol credere che possa arrivare lo stop: «Noi aspettiamo solo le ultime autorizzazioni dal ministero», dicono.

  10. 23 Giugno 2010 a 16:51 | #10

    A.G.I., 23 giugno 2010
    ENERGIA: INTERROGAZIONE DEPUTATI PD,A RISCHIO REALIZZAZIONE GALSI.

    (AGI) – Cagliari, 23 giu. – “La realizzazione del gasdotto Galsi tra Algeria e Italia e’ in pericolo”. Lo sostengono in una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, primo firmatario Paolo Fadda, ventidue parlamentari del Pd. Nel documento gli esponenti dell’opposizione sorttolineano come nel corso dell’audizione congiunta X Commissione Camera-Senato del 15 giugno 2010, il rappresentante della Edison, che fa parte del consorzio, ha consegnato un documento nel quale tra l’altro viene evidenziato che “le attese di una situazione di prezzo critica per i contratti di lungo termine combinate con differenziali strutturali di prezzo rispetto ai mercati Europei potrebbero mettere in discussione la realizzazione di nuove infrastrutture di approvvigionamento che contribuiscono alla sicurezza del sistema e alla diversificazione delle fonti sia per l’Italia che per l’Europa” e in particolare e’ in pericolo la realizzazione del Galsi.
    I parlamentari chiedono se “corrisponde al vero quanto comunicato dal rappresentante dell’Edison in audizione, ovvero che ci possa essere il serio rischio di sospendere l’iter per la realizzazione del gasdotto Algeria Italia”. Vogliono anche sapere “se eventualmente tali comunicazioni corrispondessero al vero quali iniziative siano state intraprese o si intendano prendere da parte del Governo per scongiurare questa drammatica evenienza che comprometterebbe definitivamente il mantenimento dell’attuale sistema industriale e costringerebbe anche tutte le famiglie sarde a continuare a pagare l’energia ad un prezzo nettamente superiore a quello pagato nel resto del paese”.

  11. 10 Maggio 2010 a 15:01 | #11

    da http://www.regione.sardegna.it, 7 maggio 2010 (http://www.regione.sardegna.it/primopiano/4.html)
    Energia – Galsi: “Entro il 31 dicembre 2010 l’autorizzazione unica”"Entro il 31 dicembre 2010 dovremmo ottenere l’autorizzazione unica all’avvio dei lavori ed entro tre o quattro anni il progetto dovrebbe essere ultimato. Si tratta di un’infrastruttura importantissima e strategica nella politica energetica non solo per la Sardegna, ma per l’Italia e l’Europa intera”. E’ quanto ha affermato l’assessore La Spisa.

    CAGLIARI, 7 MAGGIO 2010 – “Galsi è attualmente impegnata nelle attività di sviluppo del progetto propedeutiche all’assunzione della Fid (Final Investment Decision), entro il 31 dicembre 2010 dovremmo ottenere l’autorizzazione unica all’avvio dei lavori ed entro tre o quattro anni il progetto dovrebbe essere ultimato. Si tratta di un’infrastruttura importantissima e strategica nella politica energetica non solo per la Sardegna, ma per l’Italia e l’Europa intera”. E’ quanto ha affermato l’assessore della Programmazione, Giorgio La Spisa, in merito al Gasdotto Galsi, intervenendo al convegno organizzato dalla Camera di Commercio su ”Fonti energetiche alternative: il Metano. Analisi di impatto dal punto di vista tecnologico, economico e giuridico. Un’occasione di sviluppo dei rapporti con i Paesi del Mediterraneo”, svoltosi in occasione dell’ottava Giornata dell’Economia, organizzata dalla Camera di commercio di Cagliari in contemporanea con tutti gli enti camerali nazionali.
    “Proprio in questi giorni – ha ripreso l’Assessore – Galsi, a cui partecipa Sfirs, nostra società in house, sta proseguendo nei rapporti finalizzati a rendere il progetto della Sezione Italiana coerente con gli standard tecnici e le esigenze progettuali di Snam Rete Gas”.

  12. 8 Aprile 2010 a 22:12 | #12

    da La Nuova Sardegna, 8 aprile 2010
    Il Consorzio Galsi dopo l’allarme: solo vincoli di non edificabilità
    «Non ci sarà alcun esproprio per il gasdotto»
    SANT’ANTIOCO. Ma sono proprio «devastanti», come li ha definiti Adriano Aversano, quegli espropri dei terreni necessari alla costruzione del gasdotto dall’Algeria? Niente affatto, rispondono dal Consorzio Galsi: «La realizzazione del progetto Galsi non necessita dell’esproprio di “terreni di eccezionale entità”. La “striscia di terreno di 40 metri”, a cui si fa riferimento, situata lungo la direttrice su cui passerà il gasdotto, 20 metri per parte a cavallo della tubazione, «non sarà sottoposta ad alcun esproprio ma sarà semplicemente soggetta ad una servitù con un vincolo di non edificabilità». Non ci saranno quindi provvedimenti di “privazione” della proprietà. La fascia dei 40 metri rimarrà quindi, assicurano a Galsi, in possesso dei legittimi proprietari, i quali «potranno continuare a disporne liberamente per qualsiasi tipo di uso o attività ad eccezione della possibilità di edificare su tale area». La misura prevista, lo avevano già detto i rappresentanti di Galsi presentando il progetto, avrà soprattutto un carattere precauzionale sul piano della sicurezza. Nella fase di costruzione degli impianti, «i proprietari dei terreni interessati dal passaggio del gasdotto, saranno indennizzati, come previsto dalla legge, per il vincolo di servitù e per i temporanei disagi subiti dalle attività cantieristiche». L’equivoco sulla parola “espropriazione”, osservano i responsabili del Consorzio Galsi, «nasce dal fatto che con questo termine si intende non solo il significato di “privazione del diritto di proprietà” ma anche quello di “servitù”, che è quello che si applicherà per il Galsi».

  13. 6 Aprile 2010 a 14:53 | #13

    da La Nuova Sardegna, 6 aprile 2010
    Comizi in città e a San Giovanni Suergiu. «Espropri devastanti per fare il gasdotto» Aversano si oppone.

    CARBONIA. Il passaggio delle condutture del gasdotto Galsi nell’area sulcitana prevede un’operazione di esproprio di terreni di eccezionale entità. Una striscia di terreno larga più di 40 metri, che taglierà in due l’intero territorio comunale di San Giovanni Suergiu e quello di Carbonia. E’ la denuncia che parte da Adriano Aversano, già sindaco e ora consigliere comunale di Calasetta, che sul tema ha deciso di dare battaglia, lanciando una campagna che mira a far conoscere ai cittadini dei due comuni cosa stia accadendo. Per venerdì prossimo ha organizzato un comizio a Carbonia e nei giorni successivi sarà la volta di San Giovanni Suergiu. «Le mappe del progetto parlano chiaro – ha spiegato -. Il tracciato del gasdotto sui territori di Carbonia è devastante. Eppure, nessuno degli interessati, gli agricoltori che operano nelle aree interessate, ma anche gli altri cittadini, ne sono a conoscenza. Il sindaco Tore Cherchi e il presidente della Porvincia hanno dato il loro benestare al progetto senza pensare alle conseguenze». Aversano affisso all’albo municipale le mappe indicanti le aree da espropriare e ora conta, sul problema, di far mobilitare gli interessati. (g.f.n.)

  14. 15 Marzo 2010 a 17:57 | #14

    sembra proprio un articolo pubblicitario: nemmeno un accenno al pesante impatto ambientale del tracciato ancora sottoposto a V.I.A., nemmeno un accenno al fatto che non sono interamente finanziati nè progettati i collegamenti e le reti di distribuzione in Sardegna…

    da La Nuova Sardegna, 15 marzo 2010
    Metano, 220 milioni di appalti. Ma le aziende sarde dovranno essere certificate dalla Snam (Eni). (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Sono duecentoventi i milioni di euro destinati alle imprese sarde che parteciperanno alla costruzione del metanodotto. Al progetto del Galsi collabora Snam Rete Gas che si occuperà di selezionare le aziende fornitrici per ciascuna fase della costruzione e per le opere di ripristino. Le imprese sarde dovranno lavorare in subappalto.
    È una soluzione, quella del subappalto, che le aziende dell’isola hanno mostrato di non apprezzare eccessivamente ma che sembra ineluttabile. La costruzione di un metanodotto, infatti, richiede procedure certificate: la posa del tubo sottomarino è chiaramente di competenze di pochissime imprese al mondo (con l’Eni in testa) ma anche per quanto riguarda la costruzione della «dorsale» sarda è richiesta una particolare procedura che sarà controllata appunto da Snam Rete Gas. È questa una società dell’Eni, (quotata in Borsa dal 2001), con la missione di presidiare tutte le attività del settore gas in Italia. Snam è specializzata nel trasporto del gas naturale, la rigassificazione di gas liquefatto, nella distribuzione e nello stoccaggio; gestisce 31 mila chilometri di rete di trasporto, diciannove centrali, 44 mila chilometri di rete di distribuzione.
    Galsi, (un acronimo che significa Gasdotto Algeria Sardegna Italia), è ora in attesa delle ultime autorizzazioni da parte del ministero dell’Ambiente che dovrebbero arrivare entro la prossima estate; se i tempi fossero rispettati l’inizio della costruzione avverrebbe nel 2011 e il completamento dei lavori nell’arco di due anni. A quel punto il metano potrebbe arrivare nella case dei sardi dal 2014.
    Nell’isola, ed è evidente dai problemi delle industrie energivore come quelle dell’alluminio, i costi energetici sono più alti in rapporto alla media delle altre regioni. La metanizzazione farebbe abbattere i costi della bolletta con risparmi stimati nell’ordine del 30-40 per cento per le famiglie. Un risparmio valutato in circa 270 euro l’anno per le famiglie che sostituiranno l’aria propanata e gli scaldabagni elettrici. Un taglio ai costi di gestione delle scuole e degli ospedali (17 mila euro per un istituto con 500 alunni e 35 mila euro per un ospedale con cento posti letto). Un vantaggio economico assai maggiore per il settore industriale valutabile in 200 milioni cui se ne aggiungono altri 150 per la generazione elettrica.
    Altro punto importante è l’incremento dell’occupazione nella fase di costruzione del gasdotto per ciò che riguarda gli appalti e i subappalti, per i lavori civili e i dei trasporti (sbancamenti e preparazione dei cantieri, opere murarie, trasporto di materiale) che costituiscono il 30% su un investimento complessivo di 700 milioni di euro per la sola costruzione del gasdotto, esclusa la centrale di compressione di Olbia. Secondo i dati di Snam Rete Gas si stima che la fase di cantiere per la costruzione del gasdotto potrà impiegare da 500 (nella prima fase) a 2000 addetti per un anno e mezzo, il 50 per cento operai qualificati e manovali. Ma un’occupazione più duratura potrebbe arrivare dalla realizzazione delle reti di distribuzione locale del gas per le quali si calcola l’assunzione di 3.500 addetti.
    In mare aperto il metanodotto sarà semplicemente posato sul fondo grazie alle navi posatubi, senza quindi praticare scavi o trincee. A terra il tubo sarà sepolto a una profondità di circa un metro e mezzo. L’attività di cantiere sarà limitata nel tempo perché i cantieri lavoreranno su più tratti parallelamente e la posa del tubo procederà di mezzo chilometro al giorno.
    Nel Sulcis, a Porto Botte, sorgerà la stazione «di misura» del gas: sarà il punto d’attracco del metano nell’isola e lì si regolerà la pressione prima dell’ingresso nella rete di trasporto. A Olbia, infine, la centrale di compressione necessaria per dare al gas una pressione sufficiente per poi trasportarlo sino a Piombino. Sorgeranno due unità di compressione, (400 metri quadri per 15 metri), come una palazzina di cinque piani. Attorno un’area di 17 ettari destinata a verde.

  15. 4 Marzo 2010 a 16:27 | #16

    “Gasdotto Galsi, c’è da cambiare parecchio”, su Il Manifesto Sardo: http://www.manifestosardo.org/?p=2995

  16. 2 Marzo 2010 a 23:29 | #17

    Buongiorno anche a voi e …. benvenuti a Sant’Antioco

  17. 2 Marzo 2010 a 16:55 | #18

    @Anselmo Serra mi pare che abbiamo chiesto la modifica del progetto per salvaguardare la “pinna nobilis”, la Gallina prataiola e – se non dispiace – gli interessi dei sardi. Non vogliamo scempi sul territorio e vogliamo benefici per la Sardegna, compreso l’accesso al gas naturale. C’è scritto, basta leggere.

  18. Anselmo Serra
    2 Marzo 2010 a 9:12 | #19

    A volte per lo sviluppo di un territorio si deve rinunciare a qualcosa. Purchè non sia la salute. Non metto in dubbio che posare e interrare un tubo per il gasdotto possa arrecare danno a flora e fauna, ma il ritorno economico sarebbe per il territorio un’occasione unica. Anzichè acquistare il gpl in bombola a 34/35 euro lo avremo in casa a costi molto inferiori. Si trovi piuttosto il modo di limitare il danno, ma dire no al gas per non turbare la “pinna nobilis” e la gallina prataiola è inconcepibile.
    Anselmo Serra – Sant’Antioco

  19. 27 Febbraio 2010 a 15:49 | #20

    I carlofortini stiano tranquilli: non siamo pazzi, la proposta alternativa non prevede minimamente l’interessamento del Canale di San Pietro, ma l’aggiramento – a notevole distanza dalla costa, in mare aperto – dell’Isola di S. Antioco e dell’Isola di S. Pietro. Fuori dai S.I.C. e dalle I.B.A. e a distanza. Non c’è la prateria di posidonia su quei fondali. E l’arrivo sulla terraferma sarebbe attraverso il canale di accesso al porto industriale di Portovesme, già escavato da anni, largo 200 metri e profondo 14 metri. Non interesserebbe nemmeno la rotta dei tonni, in quanto basterebbe realizzare la posa fuori dai periodi di migrazione.

    da La Nuova Sardegna, 27 febbraio 2010
    Carloforte, il no dell’amministrazione comunale. «Contrari a ogni spostamento del tracciato del gasdotto».

    CARLOFORTE. La questione dell’eventuale spostamento del tracciato finale del gasdotto sottomarino ha trovato la ferma opposizione dell’amministrazione comunale carlofortina. Lo ha fatto sapere il sindaco Agostino Stefanelli, sottolineando la disapprovazione e l’incongruità delle ipotesi circolate di recente. «L’idea di spostare il tratto finale del metanodotto, per farlo passare nelle acque intorno all’isola di San Pietro – ha detto Stefanelli – ci pare non appropriata, oltrechè lesiva dell’ambiente, dello sviluppo turistico ed economico di Carloforte. Sorprende ancor più che tali ipotesi provengano da ambientalisti e da tecnici che, prima di parlare, dovrebbero informarsi meglio su ciò che propongono. Per cominciare, l’isola di San Pietro è area Sic e Zps, con ampie zone di protezione e interdizione che si estendono al largo, in ambiente marino. Inoltre, anche noi abbiamo in programma l’istituzione dell’area marina protetta, che contrasta con interventi invasivi come quello del gasdotto. A proposito di condotte, nel canale di San Pietro già passano quelle che ci portano la corrente e l’acqua, senza considerare quelle che porteranno il gas a Carloforte. Per questo, ci appaiono inopportuni ulteriori interventi su fondali che, oltre ad ospitare praterie di posidonia, rappresentano una sorta di vivaio naturale, per la riproduzione e la crescita di tante specie marine. Questioni simili riguardano l’eventuale passaggio della condotta ad ovest dell’isola, con l’ulteriore aggravante del disturbo arrecato alle rotte migratorie del tonno rosso, che andrebbe ad influire sulla redditività delle nostre tonnare, già in difficoltà». Il Comune, intende dunque opporsi a qualsiasi soluzione che porti la condotta principale del Galsi ad attraversare i fondali che circondano l’isola di San Pietro, deviando dal suo percorso originario.(s.r.)

  20. 26 Febbraio 2010 a 16:51 | #21

    da L’Unione Sarda, 26 febbraio 2010
    Ambiente. Gasdotto Algeria-Italia: «No al tracciato del Galsi». (Antonella Pani)

    Nuove osservazioni alla Valutazione di Impatto Ambientale sul gasdotto Algeria- Italia: l’atto di intervento nel Via è stato presentato dalle associazioni ecologiste Amici della terra, Gruppo di Intervento Giuridico e Lega per l’abolizione della caccia, con il contributo dell’ornitologo Giuseppe Floris, della biologa marina Paola Turella e dell’ingegnere Adriano Aversano, ex direttore tecnico del Consorzio Industriale. Le associazioni ambientaliste definiscono il metano un’opportunità ma dicono no all’attuale tracciato previsto dal Galsi che, secondo gli ecologisti, devasterebbe le praterie di posidonia oceanica e la Pinna Nobilis (da cui si ricava il bisso), mettendo a rischio gli stagni di Santa Caterina, Sassu, Porto Botte e le saline di Sant’Antioco. Insomma, secondo gli Amici della Terra, tutto il sistema umido del Golfo di Palmas verrebbe danneggiato dal passaggio delle condotte del Galsi, con effetti devastanti sull’avifauna. Nelle osservazioni si cita il caso della gallina prataiola, neanche presa in considerazione nello studio di impatto ambientale presentato dal Galsi, eppure presente nell’area. I gruppi ambientalisti, sostenuti in questo dalle amministrazioni comunali di Sant’Antioco e Portoscuso, sponsorizzano l’approdo delle condotte del gas a Portovesme invece che a Porto Botte, innanzitutto perché non si danneggerebbe la poseidonia, ma anche perché si potrebbe sfruttare il canale di ingresso nel porto, avendo a disposizione un’area completamente infrastrutturata. Per il tracciato sulla terraferma il fronte del progetto alternativo suggerisce di sfruttare, per quanto possibile, le aree parallele agli assi stradali già esistenti. Le osservazioni sono state presentate oltre che alla regione anche al Mnistero dell’Ambiente e alla Commissione Europea.

  21. 26 Febbraio 2010 a 16:50 | #22

    da La Nuova Sardegna, 26 febbraio 2010
    «Il tracciato deve essere rivisto». Presentate le osservazioni alla procedura di impatto ambientale. L’alternativa: passare al largo delle isole San Pietro e Sant’Antioco e sfruttare poi le infrastrutture esistenti. (Erminio Ariu)

    PORTOSCUSO. Non è stato un incontro accademico quello che si è svolto sabato mattina a Portoscuso per tentare di dirottare il terminal del gasdotto da Portobotte, nel Golfo di Palmas, a Portovesme. I sindaci di Sant’Antioco e Portoscuso e numerosi esponenti di associazioni ambientaliste, Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Sardegna Libera avevano annunciato il deposito di osservazioni al ministero dell’Ambiente nel rispetto delle disposizioni delle norme di Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Così hanno fatto. Ieri mattina le associazioni ambientaliste hanno perfezionato la pratica e hanno inviato a Roma, alla Commissione europea e per conoscenza anche al presidente della giunta regionale, osservazioni relative al progetto gasdotto Galsi spa nel tratto Sardegna. L’“atto di intervento”, così si chiamano le osservazioni, è stato messo a punto con il contributo dell’ornitologo Giuseppe Floris, della biologa marina Paola Turella, dell’ingegnere Adriano Aversano già direttore tecnico del Consorzio industriale del Sulcis Iglesiente. Il progetto prevede il trasporto di 8 miliardi di metri cubi all’anno di gas e interessa una fascia di rispetto compresa tra i 40 e gli 80 metri e lunga 272 chilometri sulla terraferma (circa 900 chilometri complessivi, di cui 600 sul mare). La condotta prevista nel progetto è costituita da una doppia tubazione da 1200 millimetri di diametro. I vantaggi sull’utilizzo del metano, vengono riconosciti unanimemente validi soprattutto per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Gli ambientalisti e gli amministratori dei centri che si affacciano nel Golfo di Palmas contestano però l’attacco a terra del terminal nella spiaggia di Porto Botte. L’ultimo tratto marino è quello ritenuto più fragile dal punto di vista ambientale e i sindaci e i responsabili delle associazioni ambientaliste suggeriscono di modificare il tracciato. «In primo luogo – osserva Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico – l’ecosistema del Golfo di Palmas è tra i più interessanti dal punto di vista naturalistico. Gli scavi in quei bassi fondali modificheranno l’habitat e scompariranno alcune specie ittiche, numerosi uccelli migratori dovranno trovare altri siti ma il danno ambientale sarà notevole perché a terra dovranno essere realizzate infrastrutture impegnative». Per il Basso Sulcis, creare un avamposto nella spiaggia di Porto Botte significa mortificare il turismo. «A fronte di indubbi vantaggi – aggiunge Angelo Cremone, consigliere comunale e presidente dell’associazione Sardegna Libera – occorre evidenziare i pesanti effetti negativi che possono essere o evitati o perlomeno mitigati. Le condotte del gas, in alcuni tratti andranno interrate a basse profondità e qualsiasi mareggiata invernale potrebbe rimuoverle o modificare le correnti marine danneggiando le spiagge. In aggiunta andrebbero sacrificate le praterie di Poseidonia oceanica di un area protetta. Appare sotto stimato, nel progetto, l’impatto negativo delle operazioni di posa e di scavo anche in termini di fermo pesca alla marineria locale». Si evidenzia anche che la condotta sottomarina distruggerebbe il cosiddetto “santuario della pinna nobilis” che risentirebbe sensibilmente dell’intorbidamento delle acque: «In quel tratto di mare – conclude Cremone – nidificano un numero significativo di uccelli: pollo sultano, avocella, gazzetta, starna comune e vivono il falco della palude, pollo sultano, tortore, allodole e i fenicotteri». Oltre 150 ornitologi, biologi, fotografi, naturalisti italiani e stranieri hanno preso posizione contro una possibile distruzione della zona umida dello stagno di Palmas. Il percorso alternativo riguarda il passaggio del gasdotto a occidente dell’Isola di San Pietro e di Sant’Antioco e il terminal d’ingresso nell’area industriale di Portovesme.

    «Incompatibile con l’area marina protetta». I rischi nell’impatto ambientale secondo Italia Nostra. (Carlo Floris)

    SANT’ANTIOCO. «Il metanodotto Algeria-Italia attraverso la Sardegna – sostiene Italia Nostra regionale – -può avere un impatto ambientale irreversibile sulle aree interessate, a terra e in mare, sui beni archeologico-ambientali, sulle oasi di protezione della fauna, sul mare, oltre all’impatto negativo su aree ed economia agricola. Per questo il nostro Consiglio regionale ha inviato dettagliate e formali osservazioni al ministero dell’Ambiente e alla Regione sarda chiedendo forti e significative modifiche al progetto, condizione necessaria perché il Galsi rappresenti una reale opportunità economico-ambientale per la regione e non un ulteriore elemento di degrado del sempre più compromesso territorio dell’Isola». L’associazione evidenzia i pericoli che deriverebbero dal tracciato alle numerose aree sensibili inserite nella rete Natura 2000, alle aree umide del Golfo di Palmas e alle praterie di poseidonia, habitat ideale della Pinna Nobilis con sconvolgimento dell’ecosistema. Italia Nostra sottolinea inoltre la difficile compatiblità del metanodotto con l’istituenda Area Marina Protetta nel Golfo di Palmas e il forte condizionamento che da questa opera potrà derivare alla pesca. Secondo Italia Nostra le modalità di realizzazione contrastano col Piano paesaggistico regionale per cui le infrastrutture dovrebbero realizzarsi nelle aree di minore pregio paesaggistico e con una progettazione orientata alla mitigazione degli impatti visivi e ambientali.
    Norme recenti hanno inserito le praterie di poseidonia oceanica tra le categorie di beni paesaggistici meritevoli di salvaguardia, vietando qualunque intervento ne possa compromettere l’integrità. «Abbiamo quindi chiesto – prosegue l’associazione naturalistica – una più attenta e rigorosa verifica, nell’ottica della sostenibilità ambientale, delle diverse opzioni di approdo previste nella stessa Via e la ricerca di eventuali percorsi alternativi. In ogni caso, a prescindere dalla soluzione scelta, si è chiesto di adottate le più evolute tecniche al fine di eliminare del tutto le possibili interferenze del metanodotto con la prateria di posidonia oceanica e con tutte le aree di rilievo culturale, paesaggistico e ambientale. Galsi dovrebbe utilizzare tecniche non invasive quali la perforazione orizzontale, già previste in Italia in analoghe situazioni, invece di tecniche di interramento fortemente impattanti». Secondo Italia Nostra il gas può rappresentare una fonte energetica di transizione verso soluzioni a zero impatto ambientale è indispensabile però una cultura del risparmio energetico e di miglioramento dell’efficienza degli impianti e degli utilizzatori e l’incremento, la promozione e la diffusione delle fonti rinnovabili a basso impatto ambientale e rispettose del territorio, dell’ambiente e del paesaggio.

  22. Giuseppe Floris
    26 Febbraio 2010 a 14:23 | #23

    Buongiorno Italia Nostra! Benvenuti!

    02.25.10 Italia Nostra: Metanodotto Galsi un’infrastruttura che non rispetta la Sardegna Archiviato in Società alle 07:56 di Blog Admin

    L’Associazione Italia Nostra Sardegna ritiene che il metanodotto che trasporterà il gas dall’Algeria all’Italia attraverso la Sardegna, potrà avere un impatto ambientale irreversibile sulle aree interessate dal tracciato (a terra e in mare), sui beni archeologico-ambientali, sulle oasi di protezione della fauna, sul mare, oltre all’impatto negativo sulle aree e sull’economia agricola.
    Per questo motivo il Consiglio Regionale di Italia Nostra ha inviato una serie di dettagliate e formali osservazioni al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Sardegna chiedendo forti e significative modifiche al progetto, condizione necessaria affinché il metanodotto Galsi rappresenti una reale opportunità economico-ambientale per la Sardegna e non un ulteriore elemento di degrado del sempre più compromesso territorio dell’Isola.
    ln particolare l’Associazione evidenzia i pericoli derivanti dalla realizzazione del metanodotto alle numerose aree sensibili inserite nella rete natura 2000 che saranno interessate dal tracciato, alle aree umide del Golfo di Palmas e alle praterie di posidonia (habitat ideale della Pinna Nobilis) con conseguente sconvolgimento dell’ecosistema.
    L’Associazione evidenzia la difficile compatiblità del metanodotto con l’istituenda Area Marina Protetta nel Golfo di Palmas e il forte condizionamento che da questa opera potrà derivare all’attività economica del comparto ittico.
    Le modalità di realizzazione dell’opera contrastano inoltre col Piano Paesaggistico Regionale che privilegia la localizzazione delle infrastrutture nelle aree di minore pregio paesaggistico e una progettazione orientata alla mitigazione degli impatti visivi e
    ambientali. Il PPR, così come l’art. 13 della Legge Regionale 4/09, hanno inoltre inserito le praterie di posidonia oceanica tra le categorie di beni paesaggistici che costituiscono l’assetto territoriale ambientale regionale meritevole di salvaguardia, vietando qualunque intervento ne possa compromettere l’integrità.
    L’Associazione ha quindi chiesto una più attenta e rigorosa verifica , nell’ottica della sostenibilità ambientale, delle diverse opzioni di approdo previste nella stessa VIA e la ricerca di eventuali percorsi alternativi. In ogni caso, a prescindere dalla soluzione scelta, si è chiesto di adottate le più evolute tecniche al fine di eliminare del tutto le possibili interferenze del metanodotto con la prateria di posidonia oceanica e con tutte le aree di rilievo culturale, paesaggistico e ambientale. Non si capisce infatti perché, anziché prendere in esame moderne tecniche non invasive quali la perforazione orizzontale – già
    previste in Italia in analoghe situazioni (si vedano ad esempio il progetto di gasdotto Poseidon Grecia-Italia e il metanodotto Mortara-Alessandria nel tratto di attraversamento Sardegna del fiume Po) – si propongano nella realizzazione del metanodotto in oggetto tecniche di interramento fortemente impattanti.
    In conclusione l’Associazione auspica che il gas possa rappresentare un’efficace fonte energetica di transizione verso soluzioni a zero impatto ambientale. Il che significa abbracciare una cultura del risparmio energetico e di miglioramento dell’efficienza degli impianti e degli utilizzatori e, naturalmente l’incremento, la promozione e la diffusione delle fonti rinnovabili a basso impatto ambientale e rispettose del territorio, dell’ambiente e del paesaggio.

    Italia Nostra Sardegna

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