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Fermiamo gli speculatori del vento all’assalto delle coste sarde!

centrale eolica off shore

centrale eolica off shore

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (3 marzo 2010) al Capo del Compartimento marittimo di Cagliari formale atto di opposizione al rilascio della concessione demaniale marittima cinquantennale per la realizzazione di una centrale eolica off shore progettata dalla Trevi Energy s.p.a. (Cesena) e composta da 33 torri eoliche alte 90 mt. sopra il pelo dell’acqua (16-30 mt. sotto il pelo dell’acqua + 30 mt. di fondazione monopalo), 99 MW di potenza massima (3 MW per torre eolica), piattaforma di trasformazione elettrica a mare (da 30 Kv a 150 Kv), cavo sottomarino (km. 10,2) con approdo sulla spiaggia di Giorgino e prosecuzione fino alla stazione ENEL sita nel Porto industriale di Cagliari, area di 9.556.926,00 mq. nel mare territoriale del Golfo di Cagliari, davanti al litorale compreso fra Giorgino e Su Guventeddu, nei Comuni di Cagliari, Capoterra, Sarroch e Pula (CA).

In pratica l’intero primo tratto occidentale del Golfo di Cagliari sarebbe destinato ad una vera e propria servitù eolica. Infatti, la realizzazione di una centrale eolica off shore su un ambito marino così vasto comporterebbe necessariamente l’interdizione di qualsiasi pubblico uso del mare, la pesca, la navigazione da diporto per lungo tempo, difficoltà per il traffico marittimo commerciale, con pesantissimi effetti negativi per la collettività, nonché sensibili interferenze con i flussi dell’avifauna migratrice.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, ricordando che tutti i progetti di centrali eoliche off shore recentemente presentati (ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas) appaiono fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, più dettati da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità, ribadiscono la loro netta opposizione all’eolico selvaggio, avulso dalle caratteristiche peculiari del territorio interessato e dalle effettive necessità energetiche, ma determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività.     In proposito era stata presentata in Consiglio regionale, a firma dell’on. Chicco Porcu (P.D.) e più, la mozione n. 24 del 7 ottobre 2009 per fermare gli speculatori del vento e, dopo ampia discussione, è stata trasformata nell’ordine del giorno n. 22 del 10 febbraio 2010 dando mandato alle Commissioni consiliari permanenti V e VI di proporre una risoluzione unitaria per vincolare le relative autorizzazioni alle effettive esigenze ed al rispetto ambientale.

parchi eolici in Sardegna

parchi eolici in Sardegna

Però gli sviluppi dell’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino che hanno portato a misure cautelari nei confronti del presidente dell’A.N.E.V. Oreste Vigorito insieme ad altri signori del vento nell’ambito di un’indagine penale per associazione a delinquere finalizzata a truffa in tema di contributi pubblici in favore di centrali eoliche (sequestrati sette parchi eolici, anche in Provincia di Sassari, a Ploaghe) dovrebbero portare a maggior prudenza e cautela nei confronti del proliferare incontrollato delle centrali eoliche.    Da tempo si parlava delle speculazioni eoliche ed oggi emergono varie conferme.  E questo accade grazie alla  nuova deregulation avviata dal Governo Berlusconi con la legge n. 99/2009 e dalla Giunta Cappellacci con la legge regionale n. 3/2009: credibili come una moneta da 1 euro e 37 centesimi le grida di dolore e allarme provenienti da esponenti politici del centro-destra…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra da La Nuova Sardegna, 3 marzo 2010

Pale eoliche, l’assalto al Golfo degli Angeli. “Fermiamo subito i miliziani del vento”, interrogazione urgente del deputato Mauro Pili.

CAGLIARI. L’assalto è cominciato. I miliziani del vento per dirla con le parole del deputato Mauro Pili, sono partiti alla conquista del Golfo degli Angeli, con i loro tappeti di pale eoliche. Vogliono tutto: dalla spiaggia di Giorgino fino a Pula, in tutto sedici chilometri. Troppi, esagerati. La macchina da guerra degli off shore, tutt’altro che allegra, si è messa in moto martedì mattina. È stato quando la Capitaneria di porto ha pubblicato su un solo quotidiano sui tre regionali (chissà poi perché) l’annuncio che “sono state avviate le procedure per autorizzare l’i nstallazione del primo impianto”. È quello della «Trevi Energy», sede sociale a Cesena, progetti anche in Puglia e Sicilia, che vuole tirar su, in mezzo al mare, a Giorgino e dintorni, trentatré torri, 120 metri ciascuna, su una superficie stimata intorno ai dieci milioni di metri quadrati. Letto l’annuncio, le reazioni sono state immediate e forti. «Siamo di fronte a un affronto politico e istituzionale senza precedenti», ha scritto il deputato del Pdl Mauro Pili, nell’interrogazione urgente presentata a tre ministri, all’ambiente, alle infrastrutture e ai beni culturali. «Non possiamo tollerare la presenza di questo mostro», ha rilanciato il consigliere regionale Chicco Porcu del Pd, in un comunicato che dice ancora: «Il blocco non può essere lasciato alla buona volontà delle sole amministrazioni comunali e dei comitati spontanei». Giusto, bisogna fare in fretta: i tempi per fermare l’assalto sono stretti. Entro la fine del mese, in Capitaneria, dovranno essere presentate per iscritto le “osservazioni ritenute opportune”, con l’ avvertenza che “superato questo termine, non sarà accettato nessun reclamo e si darà corso alle pratiche relative alla concessione richiesta”. Se non è un ultimatum davvero poco ci manca. Ecco il perché dell’interrogazione urgente presentata da Mauro Pili: «Questo assalto sconsiderato all’ambiente – si legge – dev’essere bloccato sul nascere. Il governo deve revocare immediatamente le procedure e impedire ai miliziani del vento di violare le più elementari norme di tutela ambientale, naturalistica, culturale e archeologica concentrate sul quel tratto di mare». Mauro Pili non ha dubbi: «Qui non siamo di fronte soltanto a un gravissimo schiaffo istituzionale, ma al brutale tentativo di deturpare la Sardegna, sfruttando a piene mani gli incentivi previsti dal piano eolico nazionale». La conquista del mare dev’essere respinta, i miliziani del vento vanno messi a tacere, sono le altre parole forti pronunciate dal deputato del Pdl, che nei mesi scorsi aveva già denunciato l’invasione e sollecitato l’intervento del presidente del Consiglio e dei ministri. «Adesso – dice ancora Pili – dobbiamo fermare quanti credono che la Sardegna e il suo mare siano luoghi di conquista». Sarà una difesa a oltranza, oggi è bi-partisan. Il progetto della «Trevi Energy» dev’essere bloccato dalla Regione, scrive in un comunicato il consigliere regionale del Pd, Chicco Porcu: «Ha tutti gli strumenti per intervenire visto che il Consiglio ha già fatto la propria parte, dichiarando con una legge il mar di Sardegna bene paesaggistico. La Regione può opporsi anche sul piano giudiziario, rivendicando le proprie competenze, come ribadito l’anno scorso dalla Corte Costituzionale nell’a ffermare che, in caso di dissenso da parte dei comuni, a decidere devono essere le Regioni». Reazioni dure e secche da qualunque parte provengano. «Non può essere altrimenti – dice Pili – certe provocazioni sono inaccettabili. Nessuno può permettere che questi signorotti del vento vadano avanti nella loro conquista forsennata e dissennata del Golfo degli Angeli». Sì, è un’invasione: sono addirittura cinque, compreso quello della «Trevi Energy», i progetti presentati in Capitaneria e anche per gli altri le procedure stanno per essere avviate. «Fermiamoli», è l’appello.

GLI ALTRI PROGETTI. Cinque cattedrali off shore, un fronte di sedici chilometri. CAGLIARI. Altro che Golfo degli Angeli, rischia di essere il parco selvaggio delle pale eoliche: sedici chilometri di rotori, da Giorgino, Cagliari, a Su Loi, Capoterra, fino a Su Guventeddu, Pula. Non c’è solo il progetto della romagnola «Trevy Energy» che incombe, altre società, due della penisola e una cagliaritana vogliono lottizzare il Golfo con gli off hore. A cominciare dalla «Licata Energy» di Treviglio, nel Bergamasco, che alla Capitaneria ha chiesto in concessione per trent’anni due chilometri quadrati di mare tra Orti Su Loi e Villa d’Orri, a cavallo tra Capoterra e Settimo San Pietro. Vuole installare venti pale eoliche (mostruose, sono alte 160 metri sul pelo dell’acqua) e, secondo le stime, destinate a produrre cinque megawatt ciascuna.
Altri due progetti sono stati presentati dalla cagliaritana «Sostenergy». Le aree da occupare, in questo caso, sarebbero quelle tra Torre Antigoi e Porto Foxi, non lontano dal pontile della Saras, e tra Su Gunventeddu e Sant’Efisio, subito prima della spiaggia del Forte Village, da sempre al primo posto nella classifica mondiale dei resort di lusso, ma destinato a una retrocessione sicura se sarà realizzato l’impianto. L’ultimo progetto è stato presentato, a luglio, dalla «Ecopowernet» di Varese. Ha chiesto in concessione per cinquant’anni cinque chilometri quadrati, a tre miglia dalla costa, per tirar su ottanta rotori, potenza complessiva stimata, 100 megawatt.  Negli uffici della Capitaneria, in passato, si è vista anche la «Aerds», sede legale a Quartu, per poi non andare oltre la presentazione del progetto di massima.

(foto da mailing list ambientalista)

centrale eolica a mare

centrale eolica a mare

centrale eolica off shore, Germania

centrale eolica off shore, Germania

  1. 12 Marzo 2010 a 18:01 | #1

    da L’Unione Sarda, 11 marzo 2010
    Morgongiori. Enel: nessun rischio nel parco eolico.

    L’Enel Green Power assicura che la procedura per lo smantellamento dell’impianto di Monte Arci è stata già avviata. «Entro marzo – si legge in un nota – l’incontro con i sindaci interessati per definire il progetto per un nuovo parco eolico». Secondo la società già dallo scorso anno sono iniziati i lavori di smantellamento e smaltimento di tutte le apparecchiature elettriche e meccaniche dell’impianto eolico di Monte Arci e il ripristino ambientale, «così come stabilito nella convenzione stipulata nel 1993 con i Comuni di Ales, Morgongiori e Pau. Attualmente- continua il documento – l’impianto è fermo, ma non risultano situazioni di rischio per la sicurezza, anche grazie all’attento monitoraggio della società. I lavori di smantellamento sono previsti entro la fine di aprile». ( an. pin. )

  2. 11 Marzo 2010 a 17:22 | #2

    “il deputato del Pdl Mauro Pili, che si è messo alla testa del fronte popolare”? Ma di che ciancia L’Unione Sarda? Ma non faccia ridere!

    da L’Unione Sarda, 11 marzo 2010
    Eolico, ecco chi c’è dietro l’unico progetto superstite. Ci sono un’azienda di spicco nel settore delle grandi opere e uno dei big di Confindustria dietro l’unico progetto superstite per la realizzazione di un parco eolico nel Golfo degli Angeli.

    La Trevi Energy di Cesena (che ha ridotto da 90 a 33 il numero delle pale eoliche da impiantare tra punta Zavorra e Sarroch) è infatti di proprietà del gruppo Trevi, leader mondiale nell’ingegneria del sottosuolo per fondazioni speciali, scavi di gallerie, consolidamenti del terreno, produttore di impianti per la perforazione petrolifera e parcheggi sotterranei automatizzati.
    IL MANAGER. L’amministrazione delegato è Cesare Trevisani, 59 anni, numero 2 di Confindustria, con delega alle Infrastrutture, alla logistica e alla mobilità.
    Un’azienda e un manager dall’indubbio peso politico, in grado di condizionare chi dovrà decidere sul futuro delle installazioni eoliche nel mare della Sardegna. Anche se proprio ieri mattina, dagli studi televisivi di Uno mattina, popolare contenitore Rai, il ministro dei Trasporti Altero Matteoli ha ribadito la sua promessa, rispondendo alle sollecitazioni del conduttore: «Conosco bene la Sardegna e alla perfezione la polemica in corso sulle richieste di concessione per la realizzazione di parchi eolici in mare – ha detto – posso solo ribadire quanto già detto in passato: finché la responsabilità sarà la mia, non c’è alcuna possibilità che uno o più progetti vengano autorizzati nel golfo di Cagliari».
    LA BATTAGLIA. Rassicurazioni che tranquillizzano solo parzialmente il deputato del Pdl Mauro Pili, che si è messo alla testa del fronte popolare che avversa l’unico progetto rimasto, dopo il ritiro degli altri quattro presentati nell’ultimo anno: «Non ho motivo per dubitare della parola del ministro Matteoli, che anzi ringrazio per la disponibilità e l’attenzione, ma la nostra battaglia non può considerarsi conclusa», ha commentato. E in un messaggio inviato ai quasi 5 mila utenti Facebook che hanno aderito al gruppo “No alla muraglia eolica sul mare della Sardegna” è stato più esplicito: «La mobilitazione non si ferma – ha scritto – il ritiro di quattro richieste su cinque non deve far abbassare una guardia che deve restare altissima. La procedura avviata dallo Stato per rispondere all’istanza della Trevi Energy deve essere revocata. E il ricorso alla Corte costituzionale deve chiarire una volta per tutte il ruolo della Sardegna sia nella fase procedurale che decisionale relativamente agli impianti eolici off-shore. Le prerogative costituzionali riservate alla Regione, attraverso le norme d’attuazione dello Statuto, devono essere salvaguardate, evitando precedenti pericolosi per la nostra autonomia».
    PROPOSTA PD. Contro le aziende che vogliono speculare sui certificati verdi e per prevenire possibili infiltrazioni mafiose nel settore degli investimenti nelle energie rinnovabili si è speso anche il senatore del Pd Francesco Sanna, che ha presentato un emendamento (respinto) alla legge 194: «Va lasciata la possibilità alle Regioni, nella loro programmazione energetica, di dare le autorizzazioni per i parchi eolici, individuando criteri di preferenza perché questi siano al servizio di attività produttive», ricorda. «Con una stessa operazione si realizzerebbe un rilancio delle fonti rinnovabili, si aiuterebbe la loro diffusione nel Paese e, allo stesso tempo, si porrebbe in essere un’operazione di politica industriale. Vorrei che il Governo fosse persuaso dell’opportunità di fare questo. Ci sono delle Regioni che stanno tentando di farlo, ma trovano dei limiti in una mancanza di cornice nella legislazione nazionale: gliela vogliamo dare questa cornice?».

  3. 10 Marzo 2010 a 17:56 | #3

    la campagna stampa dell’on. Mauro Pili, amorevolmente sostenuta da L’Unione Sarda, appare piuttosto ipocrita. Un paio di cosette:
    1) proprio con la Giunta Pili (2001-2003) la Sardegna divenne la “terra promessa” dell’energia eolica: vennero presentati 87 progetti di centrali eoliche, oltre 3.000 “torri”, 3.750 MW di potenza;
    2) proprio la maggioranza di centro-destra – fra cui l’on. Pili – ha voluto e votato la legge n. 99/2009 che (art. 42) ha sottratto alle Regioni le procedure di V.I.A. rendendole di competenza statale.
    Ora di che si lamenta?

    da L’Unione Sarda, 10 marzo 2010
    Eolico, i signori del vento in fuga dal golfo di Cagliari. Svanisce il progetto, avversato dal territorio, della muraglia eolica lunga 16 chilometri, con 290 rotori e 30 mila ettari da occupare. Ritirati quattro dei cinque progetti presentati alla Capitaneria. (Anthony Muroni)

    I più trionfalisti diranno che l’invasore ha scelto la strada della ritirata. In silenzio, così come senza clamore avevano cercato di sbarcare sul Golfo degli Angeli per installare 290 pale eoliche, occupando una porzione di mare di quasi 30 mila ettari. Quattro dei cinque progetti presentati per costruire un mega-parco eolico (dell’ideale lunghezza di sedici chilometri) tra Cagliari e Pula sono stati ritirati. E quello rimasto in campo (della Trevi Energy di Cesena) è stato ridimensionato, passando da 90 a 33 aero-generatori e perdendo per strada il piano per la realizzazione di un impianto per la mitilicoltura, ai piedi delle torri alte fino a 120 metri fuori dal livello del mare.
    CAPITANERIA. A confermarlo è il comandante della Capitaneria di porto, capitano di vascello Giuseppe Mastroianni: «Abbiamo seguito in maniera assolutamente neutra quanto previsto dalla legge 241 e dal codice della navigazione a proposito della fase istruttoria a seguito di una richiesta per concessione demaniale marittima», precisa – «Dopo aver esaminato le richieste pervenuteci (cinque, presentate da quattro società) abbiamo fornito risposte molto stringenti dal punto di vista progettuale: a seguito di questo la Trevi Energy ha ridotto il numero di pale eoliche da 90 a 33, rinunciando alla mitilicoltura». E gli altri quattro progetti? «Non abbiamo più sentito nessuno, le integrazioni richieste non sono mai arrivate». Tutto in alto mare. Letteralmente.
    LA FUGA. Le società che avevano manifestato interesse hanno deciso di soprassedere, probabilmente spaventate dalla mobilitazione popolare scatenatasi all’indomani dei progetti presentati prima nell’Oristanese (a Is Arenas) e poi nel Golfo degli Angeli. I comitati popolari e la mobilitazione avviata in Parlamento, in Consiglio regionale e nelle amministrazioni locali (in testa l’ex presidente della Regione Mauro Pili), unita alle inchieste di stampa, ha consentito di vincere quattro delle cinque battaglie. Resta da capire che fine farà il progetto della Trevi Energy, al quale il territorio continua a opporsi. La strada maestra sembra quella del conflitto di attribuzione sulle competenze per il rilascio della valutazione di impatto ambientale, da sollevare davanti alla Corte costituzionale. In tanti, infatti, chiedono alla Regione di rivendicare la competenza primaria in merito alle concessioni paesistiche.
    I PROGETTI. Erano cinque, l’ultimo dei quali presentato dalla società Licata Energy di Treviglio (Bergamo) il 29 settembre 2009: l’azienda lombarda chiedeva la concessione per 30 anni di uno specchio di mare tra “Orti su Loi” e Villa d’Orri , per complessivi 2 chilometri quadrati. L’intenzione è quella di installare 20 pale eoliche, in grado di produrre 5 megawatt ciascuna. Altre due richieste sono state depositate il 17 marzo 2009 dalla Sostenergy di Cagliari, per 100 pale eoliche e una capacità d’impianto complessiva di oltre 100 megawatt. Il quarto elaborato tecnico è della Ecopowernet di Varese, che il 15 luglio 2009 ha chiesto in concessione per 50 anni una porzione di circa 5 chilometri quadrati, a tre miglia dalla costa, per installare 80 rotori, per una potenza stimata in 100 megawatt. L’ultimo progetto è quello della Trevi Energy di Cesena: 5 i chilometri quadrati richiesti, 90 le pale che dovevano formare il parco eolico, con l’aggiunta di un impianto per l’allevamento di mitili. Proposta (l’unica ancora in campo) rivista al ribasso, con 33 pale da 3 megawatt l’una.

  4. 10 Marzo 2010 a 17:33 | #4

    da L’Unione Sarda, 10 marzo 2010
    Morgongiori. L’ordinanza di Renzo Ibba sarà firmata dai primi cittadini di Ales e Pau. Eolico arrugginito, ultimatum all’EnelIl sindaco: via dal Monte Arci il pericoloso parco-discarica.
    Entro 10 giorni dovrà essere rimosso tutto: pale, macchinari che perdono olio, fili elettrici scoperti, pozzetti senza copertura e cabine. (Antonio Pintori)

    L’Enel ha dieci giorni di tempo per mettere in sicurezza la centrale eolica sul Monte Arci. Ovvero rimuovere macchinari che perdono oli nei boschi ma anche pale che da ventisei metri d’altezza rischiano di cadere sulla testa di allevatori e turisti. Lo ha stabilito un’ordinanza firmata dal sindaco di Morgongiori Renzo Ibba. Una presa di posizione clamorosa del primo cittadino del paese della Marmilla che arriva come un fulmine a ciel sereno sulla causa che da qualche mese hanno intrapreso il suo Comune, assieme ad Ales e Pau contro la società nazionale che produce energia elettrica. È una sorta di ultimatum in piena regola per l’Enel, che nei prossimi giorni sarà sottoscritto dai sindaci degli altri due paesi Franceschino Serra e Simonetta Zedda.
    SICUREZZA. «Il vero problema è la sicurezza», ha esordito il sindaco Ibba, «come primo cittadino è un mio dovere tutelare l’incolumità dei miei cittadini e dell’ambiente». Difficile dargli torto. È sufficiente una passeggiata sul Monte Arci dove sorge il parco eolico per vedere una centrale abbandonata a se stessa da anni. Diverse navicelle sono state smontate e giacciono sul terreno. I macchinari perdono olio. Ci sono fili elettrici scoperti, pozzetti senza copertura, cabine semidistrutte. Veri e propri rifiuti pericolosi, come è precisato nella stessa ordinanza, oltre a pale che rischiano di cadere perché non più controllate e non sottoposte a manutenzione da tempo.
    ORDINANZA. I tre Comuni hanno citato in causa l’Enel per i danni ambientali prodotti dalla centrale abbandonata ed affidato le loro ragioni all’avvocato Luca Casula. Hanno chiesto anche un risarcimento alla società, «che finora non ha neanche risposto», ha proseguito Ibba, «l’Enel e l’Enel Green Power entro dieci giorni devono eliminare queste situazioni di pericolo. O lo farà fare il Comune con un affidamento urgente dei lavori. E le due società saranno sanzionate perché inadempienti».
    EOLICO. Sono 34 le pale sistemate nel 1992 sul complesso montano, 14 nel territorio di Morgongiori. Sono entrate in funzione dopo 7 anni ma hanno funzionato solo per alcuni mesi. «Non siamo contro l’eolico, ma per l’eolico, anzi riteniamo che debba rimanere se però funziona. Altrimenti tutto quello che c’è deve essere smantellato», ha chiuso il sindaco di Morgongiori. Nei prossimi giorni l’ordinanza sarà firmata anche dai colleghi di Ales e Pau, che la stanno esaminando.

  5. 7 Marzo 2010 a 13:21 | #5

    da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2010
    Matteoli contrario alle pale eoliche. Ambientalisti: il paesaggio è ricchezza. I giuristi: agire correttamente. (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. Anche il ministro delle Infrastruttue e dei trasporti Altero Matteoli è contrario all’impianto eolico nel golfo di Cagliari. «Leggo su alcuni organi di stampa locali – recita una nota d’agenzia diramata ieri mattina da Matteoli – che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti starebbe per autorizzare la realizzazione di un impianto eolico offshore nel golfo di Cagliari». Ma «la notizia non risponde al vero». In questo momento «la direzione e gli altri uffici competenti stanno istruendo, come è loro dovere, la pratica», obbligata dopo la richiesta di concessione, precisa il ministro. «L’istruttoria è in una fase iniziale, ma resta la contrarietà, come già ho avuto modo di affermare, mia personale e del ministero che ho l’onore di dirigere alla realizzazione del detto impianto». La centrale prevede 33 torri eoliche alte 90 metri sopra il pelo dell’acqua, con una potenza massima complessiva di 99 megawatt, estese su una superficie totale stimata intorno ai 10 milioni di metri quadri davanti alle coste dei comuni di Cagliari, Capoterra, Sarroch e Pula. E il rilascio della concessione demaniale marittima cinquantennale per la centrale è stato richiesto alla Capitaneria di porto della società Trevi Energy Spa. Nei giorni scorsi le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra hanno presentato un esposto al Dipartimento marittimo della Sardegna, al ministro dell’Ambiente e all’assessorato competente regionale, sottolineando come un impianto simile necessiti di una preliminare valutazione d’impatto ambientale (Via). Inoltre contro il maxi impianto c’è stata una levata di scudi anche in consiglio comunale, da parte sia della maggioranza che dell’opposizione. Pur essendo le associazioni ambientaliste favorevoli alle energie alternative, in questo caso «il discorso è più ampio, anche per Cagliari – sottolinea Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente – vale quello già detto per Is Arenas: per una Regione che investe nel paesaggio, accettare questo impianto sarebbe deleterio. Noi abbiamo chiesto che queste strutture non vengano poste entro i due chilometri dalla costa: sia verso il mare che verso l’interno». Di fronte alla presa di posizione negativa del governo dell’isola, Tiana chiede, però, «più coerenza: ci aspettiamo che la Regione ritiri la legge sulla casa che permette interventi anche a trecento metri». Luca Pinna, responsabile regionale del Wwf domanda che venga «fatta una simulazione per verificare i possibili danni al paesaggio di un simile impianto come quello che è stato proposto per il Golfo di Cagliari». E sottolinea che «il Wwf è favorevole a questo tipo di energia», ma che «il paesaggio è un elemento determinante per Cagliari e la Sardegna». Sull’argomento, però, «è necessario eliminare alcuni equivoci – spiega Massimo Deiana, docente di Diritto della navigazione nella facoltà di Giurisprudenza di Cagliari (di cui è anche preside) – quando parliamo del mare non possiamo considerarlo, come hanno fatto alcuni, demanio regionale. Può essere visto come tale solo per piccoli specchi acquei vicino alla costa, come il Poetto, ad esempio. Il mare, entro le 12 miglia dalla costa, è di competenza dello Stato centrale». E il problema del Paesaggio? «In questo caso – continua Deiana – in base alla distanza, all’altezza degli impianti e alla curvatura della terra, si deve verificare se queste strutture sono visibili o meno. A tre miglia, probabilmente lo sono, a cinque no. Se sono visibili, la questione si pone, ma occorre ragionarci in modo corretto. Da un lato abbiamo la competenza dello Stato sul mare, dall’altro quella Regione sul Paesaggio che, in questo caso, verrebbe modificato. Da qui la necessità di un discorso Stato-Regione». A questo punto la questione, oltre che normativa, diventa (e lo è già) politica.

  6. 6 Marzo 2010 a 10:55 | #6

    da La Nuova Sardegna, 6 marzo 2010
    Contro l’impianto offshore iniziative dei democratici e del sindaco di Cagliari, comitato popolare a Pula. Il Pd: sull’eolico decida la Sardegna.

    CAGLIARI. Contro l’eolico offshore il Pd si muove a livello regionale e nazionale per evitare che «tutto il territorio sardo si ritrovi circondato», il sindaco di Cagliari scrive a Matteoli chiedendo gli atti e Mauro Pili sostiene il comitato popolare che si è insediato ieri a Pula.
    Per evitare che «tutto il territorio sardo si ritrovi circondato da torri eoliche», la Regione Sardegna deve rivendicare le proprie competenze in materia di energia e in particolare di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei parchi eolici offshore. Lo chiedono i consiglieri regionali del Partito democratico, che hanno presentato un’interpellanza alla giunta per chiedere che vanga fatta opposizione al progetto di impianto eolico offshore nel Golfo degli Angeli e di Palmas, nello specchio d’acqua antistante i comuni di Cagliari, Capoterra e Sarroch. Accanto ai consiglieri regionali anche i parlamentari sardi del Pd, che hanno presentato a loro volta un interrogazione a risposta orale nelle commissioni Ambiente e Trasporti alla Camera, e i sindaci di Capoterra, Giorgio Marongiu, e di Sarroch, Mauro Cois, che si sono espressi contro il progetto.
    «Innanzitutto i Comuni devono opporsi alla concessione demaniale – ha spiegato il consigliere regionale Chicco Porcu – ma anche la Regione deve farsi carico di questo problema in questo momento e non ci soddisfano le dichiarazioni di Cappellacci per il futuro». Secondo il parlamentare Giulio Calvisi, «questa è una battaglia che deve essere combattuta in maniera unitaria in Sardegna ed a Roma. Non ci possiamo rimettere solo ai buoni rapporti politici tra il governo Berlusconi e l’attuale maggioranza in Regione, per non rischiare di andare a finire come la Sassari-Olbia o i fondi Fas». Nel frattempo il comune di Capoterra ha già espresso un parere negativo in commissione Ambiente, mentre a Cagliari i consiglieri del centrosinistra hanno presentato un ordine del giorno per impedire che la Capitaneria di porto rilasci il nulla osta alla concessione.

  7. 5 Marzo 2010 a 18:02 | #7

    da La Nuova Sardegna, 5 marzo 2010
    Comune unito: «No alle pale eoliche». E gli ambientalisti presentano un esposto alla Capitaneria di porto. Minoranza e maggioranza contro il progetto «Dobbiamo difendere le nostre ricchezze». (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. Il primo atto formale di opposizione al mega impianto eolico nel Golfo degli Angeli, è stato presentato al compartimento marittimo di Cagliari dalle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra. Il coro di «no» alla centrale è unanime.
    Il rilascio della concessione demaniale marittina cinquantennale per la centrale è stato richiesto alla Capitaneria di porto della società Trevi Energy Spa. Ma contro il maxi impianto c’è stata una levata di scudi unanime anche in consiglio comunale. In due ordini del giorno, uno della minoranza e l’altro della maggioranza, si dice «no» all’impianto e si chiede al primo cittadino di intervenire verso la Capitaneria per bloccare il rilascio della concessione. La centrale prevede 33 torri eoliche alte 90 metri sopra il pelo dell’acqua, con una potenza massima complessiva di 99 megawatt, estese su una superficie stimata intorno ai 10 milioni di metri quadri davanti alle coste dei comuni di Cagliari, Capoterra, Sarroch e Pula. In pratica, denunciano le due associazioni ecologiste, «l’intero primo tratto occidentale del Golfo di Cagliari sarebbe destinato a una vera e propria servitù eolica» con «l’interdizione di qualsiasi pubblico uso del mare, della pesca e della navigazione da diporto per lungo tempo». Il tutto con «difficoltà per il traffico marittimo commerciale, con effetti negativi per la collettività, nonchè sensibili interferenze con i flussi dell’avifauna migratrice». Gli ambientalisti, ricordando che tutti i progetti di centrali eoliche off shore (lontani dalla costa) recentemente presentati («ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas»), «appaiono fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, più dettati da esigenze speculative che da effettive necessità». «Noi di An – spiega Alessandro Serra, capo gruppo in Comune – presentammo già in ottobre un’interrogazione. Mentre recentemente, come maggioranza, abbiamo fatto un documento fortemente contrario. Pur essendo in linea di principio favorevoli alle energie alternative, non possiamo esserlo verso questi impianti, che rappresentano uno sfregio verso il paesaggio». Disco rosso anche da parte di Giorgio Adamo (Forza Italia, assessore al Decentramento): «Io sono talmente contrario che se fossi stato in politica al tempo della realizzazione della Saras, mi sarei opposto perchè ha radicalmente modificato il paesaggio di tutta quell’area. Figurasi, quindi, se posso essere d’accordo per un impianto che trasfigurerebbe del tutto quello del porto di Cagliari». Per Alessio Mereu (Riformatori, presidente della commissione Lavori pubblici) «non possiamo rovinare quelle poche bellezze che ci sono rimaste: il danno al paesaggio di un impianto simile sarebbe troppo grande». Alcuni hanno sollevato giustificazioni economico-energetiche. «Questo tipo di discorsi – sottolinea Salvatore Mereu, Forza Italia e responsabile della commissione alle Finanze – le lascio agli esperti. Posso però dire che dal punto di vista ambientale sono assolutamente contrario: si modificherebbe del tutto il profilo della Città del sole». Inoltre, per «quanto ci sia necessità di energia alternativa – precisa Massimiliano Tavolacci, Udc, presidente della commissione all’Urbanistica – grande importanza deve essere dato al paesaggio e alle coste. Ed è per questo che siamo tutti concordi nel dire “no”: non possiamo giocarcele con queste cose». Pollice verso anche da parte di Ettore Businco (Udc): «L’eolico è basato su un equivoco: l’essere del tutto “pulito”. Mentre non è così: per realizzarlo, come per i filobus, occorre una quantità enorme di ferro e acciaio, pure loro inquinanti». Inoltre in tutto questo progetto, «quali ricadute ci sarebbero per il popolo sardo in termini di occupazione e di ricchezze? – si domanda Maurizio Porcelli, Forza Italia, presidente della commissione alla Cultura – penso che questo tipo di impianti possano essere realizzati in qualche altro posto e non certo qui, da noi».

  8. 5 Marzo 2010 a 17:56 | #8

    da L’Unione Sarda, 5 marzo 2010
    Cagliari e Regione uniti nella lotta contro l’eolico selvaggio.
    Fronte comune, anche legale, per opporsi ai signori del vento. Il sindaco Floris: «Respingere i nuovi razziatori». L’assessore Asunis: «Presto il nostro dossier». (Anthony Muroni)

    Comune di Cagliari e Regione non perdono tempo e annunciano di essere pronti a bruciare le tappe nell’opposizione non solo politica ma anche formale e giuridica ai progetti per i parchi eolici off-shore che quattro società (tre della Penisola e una isolana) vorrebbero realizzare nel Golfo degli Angeli. Gli uffici legali sono già al lavoro per presentare osservazioni, quesiti e opposizioni (la scadenza è fissata al 30 marzo) alla richiesta di autorizzazione presentata, nello specifico, dalla Trevi Energy di Cesena per l’installazione di 33 aero-generatori nel tratto di mare tra punta Zavorra e Sarroch. Non è ancora chiaro se i dossier saranno unificati o presentati distintamente, ma è certo che conterranno riferimenti molto simili: legislativi e di opportunità.
    COMUNE. Per il sindaco di Cagliari Emilio Floris è necessario alimentare un sentimento di ribellione a quella che si annuncia come «una nuova razzia da perpetrare ai danni dei sardi». Una dichiarazione d’intenti che la dice lunga sulle intenzioni dell’amministrazione: «Diciamo no, come abbiamo già fatto nei mesi scorsi, non solo per questioni di carattere urbanistico e di competenze paesistiche, che sono proprie delle amministrazioni locali – fa notare il primo cittadino – e non valga la tesi della presenza della raffineria Saras in quella zona. Qualcuno magari sosterrà che si tratta di una zona già compromessa dal punto di vista ambientale, ma questo non significa nulla. Non è che aggiungendo danno al danno si raggiunge poi un beneficio».Ma l’elenco delle controindicazioni è comunque lunghissimo: «Si tratta quasi esclusivamente di investimenti proposti da società che arrivano dalla Penisola, i cui profitti non ricadranno mai sulla nostra economia. A questo si aggiunga che la Sardegna non ha bisogno, allo stato attuale, di produrre altra energia. E anche nel caso che il nuovo Piano di settore preveda ulteriori investimenti sulle rinnovabili, noi siamo convinti che questo processo debba essere gestito direttamente dalla Regione e dalle amministrazioni locali. Non permetteremo l’installazione di mostri alti 90 metri nel nostro mare. Chi ci assicura che, una volta costruite, queste pale eoliche entrino veramente in funzione e non rimangano là, come un inerte monumento alla devastazione ambientale?». Dal sindaco Floris, in conclusione, arriva anche una netta indicazione che dovrà poi essere concretizzata dagli uffici urbanistici e dell’avvocatura: «Entro pochi giorni prenderemo una posizione ufficiale e dettagliata sulla vicenda».
    REGIONE. L’assessore regionale all’Urbanistica Gabriele Asunis è ancora più netto nell’annunciare un taglio dei tempi rispetto a una presa di posizione ufficiale: «I nostri uffici stanno lavorando affinché la Giunta possa al più presto prendere una posizione politica che possa poi essere tradotta in atti dai nostri legali – assicura – è certo che depositeremo il nostro dossier con molto anticipo rispetto alla scadenza fissata dalla Capitaneria di porto per il 30 marzo». Un’anticipazione? «Il presidente Cappellacci ha già fatto notare che c’è una prescrizione legislativa, introdotta solo pochi mesi fa dal Consiglio regionale, che vieta di violare i fondali del nostro mare con attrezzature del tipo proposto nel progetto – conclude Asunis – esistono poi un’altra serie di questioni legate alla competenza sul rilascio delle autorizzazioni paesistiche, che non mancheremo di far notare nelle sedi opportune».

  9. 4 Marzo 2010 a 22:30 | #9

    La Giunta Cappellacci farebbe bene a compiere un atto concreto quanto semplice: inoltrare l’opposizione al rilascio della concessione demaniale marittima. L’aveva annunciato anche nel caso dell’istanza per la centrale eolica off shore del Sinis e – ovviamente – non fece un beneamato cavolo di nulla. Provi a fare qualcosa di buono, stavolta.

  10. 4 Marzo 2010 a 16:47 | #10

    da La Nuova Sardegna, 4 marzo 2010
    La Giunta chiede lo stop alla costruzione di impianti per l’energia nel Golfo degli Angeli così come impone la legge. Cappellacci: «Sull’eolico decidiamo noi».
    Il deputato Pili: «C’è un conflitto tra istituzioni, si deve ricorrere alla Consulta». (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. La Capitaneria di porto avvia le procedure per l’avviamento d’un impianto eolico nel golfo di Cagliari ma lo stop è della Regione. «Siamo contrari», ha detto Cappellacci che ha ricordato come il posizionamento di linee elettriche in mare sia vietato dal Piano Casa.
    «L’unico modo per scongiurare l’assalto dei «signori del vento» all’ambiente e al territorio della Sardegna è che la Regione diventi protagonista nella gestione dei parchi eolici», ha spiegato il governatore Ugo Cappellacci, che è intervenuto sulle polemiche che si stanno riaprendo a proposito dell’ipotesi di installazione di torri eoliche off-shore, in particolare, o meglio per ultime, nel golfo di Cagliari.
    Polemiche che solo qualche mese fa – allora si riferivano a un mega progetto eolico da realizzare con una piattaforma in mare a S’Archittu, lungo la costa oristanese, avevano portato il Consiglio regionale a inserire nel cosiddetto piano casa il divieto per l’installazione delle «palafitte», un enorme colata di cemento in mare con le pale eoliche. E lo ha ricordato Ugo Cappellacci: «Il posizionamento di linee elettriche come quelle che dovrebbero essere realizzate per i parchi eolici è espressamente vietato all’articolo 13 della legge a sostegno dell’edilizia. Ribadisco un No forte a quei processi nei quali non siamo parte attiva. E dico No a quelle grandi aziende che ipotizzano di lucrare sulle energie rinnovabili sfruttando le risorse della nostra terra», ha concluso Cappellacci, «perché corriamo il rischio di vedere impoverito l’ambiente senza che i sardi ne traggano alcun vantaggio». A giudizio del governatore, infatti, si dovrebbe partire da un’ottica rovesciata: «Lo sfruttamento dell’energia eolica deve essere gestito direttamente dalla Sardegna e sottratto dalle mani degli speculatori che mirano soltanto al loro arricchimento. Ipotizzo un processo di sviluppo energetico al servizio della crescita economica dell’isola attraverso un utilizzo razionale e sostenibile». In sostanza, Cappellacci che ieri è stato indicato come futuro presidente (dal 2012 al 2015) della commissione Ambiente, cambiamenti climatici e energia del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, di cui attualmente è vicepresidente, ha dichiarato la netta contrarietà al proliferare di parchi eolici. Per il deputato Pdl Mauro Pili, però, c’è un conflitto di attribuzioni con lo Stato che non può passare inosservato e che, al contrario, deve essere immediatamente sollevato davanti alla Corte costituzionale. «Lo Stato, attraverso l’atto emesso dal capo del compartimento marittimo di Cagliari per l’avvio delle procedure autorizzative ha attivato una procedura unilaterale in palese contrasto con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regione». Da qui, a giudizio di Mauro Pili, l’urgenza della Regione di ricorrere all’alta Corte. «Va impugnata la procedura relativa alla subliminale assegnazione dello specchio d’acqua davanti al golfo di Cagliari», afferma Pili. «Con l’avvio di una procedura autorizzativa di un impianto eolico off shore su un bene «pubblico» come il mare, senza disporre di alcuna concessione demaniale, si potrebbe configurare un’automatica concessione delle stesse aree. Norme e giurisprudenza obbligano a un aprocedura concorsuale in regime di evidenza pubblica per assegnare un’area o un tratto di mare demaniale». Secondo Mauro Pili, dunque, la Regione e i comuni che hanno certamente maggiori titoli rispetto ai privati dell’eolico, dovrebbero avanzare la richiesta di concessione demaniale ai fini della tutela ambientale, della valorizzazione naturalistica e paesaggistica degli specchi acquei relativi alla proprie coste. Anche perché, nel caso specifico, Mauro Pili afferma che «l’avviso pubblico di avvio della procedura a favore della Trevi Energy è lesivo delle competenze regionali concorrenti, costituzionalmente riconosciute, sia delle norme di attuazione dello Statuto».

  11. 4 Marzo 2010 a 16:46 | #11

    da L’Unione Sarda on line, 3 marzo 2010
    Eolico: Cappellacci, no all’assalto dei ‘signori del vento’.

    “L’unico modo per scongiurare l’assalto dei ‘signori del ventò all’ambiente e al territorio della Sardegna è che la Regione diventi protagonista nella gestione dei parchi eolici”. Questo il commento del governatore Ugo Cappellacci, che è intervenuto sulle polemiche che si stanno riaprendo a proposito dell’ipotesi di installazione di torri eoliche off-shore, in particolare nel golfo di Cagliari. “Ribadisco un no forte a quei processi nei quali non siamo parte attiva. E dico no a quelle grandi aziende che ipotizzano di lucrare sulle energie rinnovabili sfruttando le risorse della nostra terra – sottolinea il presidente della Regione – perché corriamo il rischio di vedere impoverito l’ambiente senza che i sardi ne traggano alcun vantaggio. E’ necessario – spiega Cappellacci – partire da un’ottica rovesciata, riconoscendo il vento come una risorsa naturale che deve produrre vantaggi soprattutto per i sardi. Per questo, lo sfruttamento dell’energia eolica deve essere gestito direttamente dalla Sardegna e sottratto dalle mani degli speculatori che mirano soltanto al loro arricchimento. Ipotizzo – argomenta il governatore – un processo di sviluppo energetico al servizio della crescita economica dell’Isola attraverso un utilizzo razionale e sostenibile”. “Deve dunque essere la Regione – insiste il presidente – a intervenire direttamente nella realizzazione e nella gestione dei parchi eolici, secondo regole certe”.

  12. 4 Marzo 2010 a 16:44 | #12

    da Il Sardegna, 3 marzo 2010
    L’avanzata dell’eolico nel Golfo “Insulto dei signorotti del vento”. Eolico. Avviata la procedura di autorizzazione alla Trevi Energy per un parco marino da 10 chilometri quadrati. (Roberto Murgia)

    Trenta giorni di tempo per impedire la costruzione di 33 pale eoliche nel Golfo di Cagliari. La Capitaneria di porto, che fa capo al ministero delle Infrastrutture e trasporti, lo annuncia nelle principali testate giornalistiche e nelle bacheche dei comuni interessati: Cagliari, Capoterra e Sarroch, per la precisione. La società sempre più vicina al nulla osta definitivo è la Trevi energy di Cesena. La multinazionale, leader nella geotecnica, aveva fatto richiesta di concessione demaniale marittima cinquantennale il 10 giugno 2008. Un anno e mezzo dopo, il 9 novembre 2009, faceva istanza per la realizzazione di un impianto di generazione eolica offshore in uno specchio d’acqua compreso nel Golfo degli angeli. Si tratta di un parco enorme che andrebbe a ricoprire, con le sue pale alte 120 metri, una superficie di dieci milioni di metri quadrati, davanti a La Maddalena spiaggia e Sarroch, fino a Pula. Non solo: il progetto prevede il posizionamento di un cavo sottomarino della lunghezza di circa 10 chilometri, che dalla cabina di trasformazione a mare giunge sino alla zona di approdo, nella spiaggia di Giorgino, e che prosegue costeggiando la strada comunale sino alla stazione Enel del Porto Canale di Cagliari. «Un affronto politico istituzionale senza precedenti in Sardegna». Il deputato del Pdl, Mauro Pili, definisce così «la pubblicazione nei quotidiani locali delle procedure di avvio delle autorizzazioni per la realizzazione di un impianto off-shore sul Golfo di Cagliari». E lo fa attraverso un’interrogazione urgente ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, «perché intervengano immediatamente per revocare le procedure avviate, per manifesta violazione delle più elementari norme di tutela ambientale, naturalistica, culturale, archeologica che si concentrano su quel tratto di mare». «Non avrei mai pensato – aggiunge – che dopo la mobilitazione dei mesi scorsi, le prese di posizione di tanta gente, ma soprattutto delle istituzioni locali, i signorotti del vento potessero continuare a soffiare sugli interessi, a tal punto da pensare che la Sardegna sia terra di nessuno». Tanto chiasso non era stato fatto a caso. Le richieste di concessione demaniale marittima sul Golfo di Cagliari, compresa quella della Trevi energy, sono cinque: due da parte della cagliaritana Sostenergy, l’unica società sarda in gioco, una della Ecopowernet srl di Varese e, infine, una della Licata Energy di Treviso. Le tre ditte hanno fatto richiesta dopo la società di Cesena, ma anche nel loro caso arriverà il momento in cui la Capitaneria di porto concederà i famosi trenta giorni di tempo per presentare per iscritto le osservazioni ritenute opportune a tutela dei loro eventuali diritti. Ma, trascorso questo termine, che è quello del 30 marzo 2010, non sarà accettato alcun reclamo e si darà corso alle pratiche relative alla concessione richiesta. Per Mauro Pili, il problema sta alla base: «L’avvio delle procedure doveva essere impedito in tutti i modi soprattutto per l’incongruenza dell’impianto proposto con l’area prescelta». In pratica, il vero errore l’avrebbe commesso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che ha dato il via libera alla richiesta.

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