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Quando si cambiano le regole del gioco.

fiore viola

fiore viola

Elezioni regionali 2010. La lista provinciale romana del P.d.L. non viene accettata dal competente Ufficio elettorale perché in assoluto ritardo sull’orario ultimo di accettazione.  Il listino lombardo del candidato di centro-destra, il pluri-governatore Roberto Formigoni, viene escluso dal competente Ufficio elettorale per il numero insufficiente delle firme di presentazione da parte degli elettori (il 5 marzo il T.A.R. Lombardia gli concede, però, la sospensiva). Apriti cielo!   Si sommano le giustificazioni più ridicole (“me so annato a magnà ‘n panino” del buon presentatore Alfredo Milioni, ormai passato alla mitologia) a quelle più assurde calunniose (la violenza dei radicali).  Mezzo estabilishment del centro-destra chiama alle armi, uno show perenne della candidata P.d.L. laziale Renata Polverini, fonte di mille ilarità sul web.   E la pretesa di essere riammessi alla competizione elettorale per diritto divino, “per la democrazia”, blatera solenne la Polverini.     Affidarsi ai ricorsi elettorali davanti alla magistratura, come qualsiasi normale candidato, pare una bestemmia in chiesa.

Alla fine arriva un bel decreto-legge (il n. 29 del 5 marzo 2010) scodellato dal Governo dopo lunghe consultazioni con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  Quasi un’assistenza tecnica, quella del Presidente e del suo staff, al Governo.  E le motivazioni esplicate sul sito web del Quirinale – spiace molto ammetterlo – non convincono per niente.   Non è la prima volta che – a mio parere – il Presidente della Repubblica Napolitano abdica rovinosamente al suo diritto-dovere del sindacato di costituzionalità su leggi ed atti aventi valore di legge. Basta ricordare la vicenda della nota legge Alfano (la legge 23 luglio 2008, n. 124) che disponeva la sospensione (con legge ordinaria) dei procedimenti penali per le prime quattro cariche dello Stato (Presidente della Repubblica naturalmente compreso) in palese violazione della Costituzione. Per fortuna vi ha posto rimedio la Corte costituzionale con propria sentenza.

Quanto avvenuto è l’aver cambiato le regole del gioco mentre si stava già giocando. E’ come se al 20° del primo tempo di una partita di calcio la squadra che gioca in casa, con l’accordo dell’arbitro, decidesse che si può prendere la palla anche con le mani per fare gol.   Che razza di partita sarebbe?  Una partita truccata?  E l’arbitro?   Che ne pensiamo dell’arbitro?    Questo sono già atti da regime strisciante, non ve ne siete accorti?

Stefano Deliperi

fiore viola sulle dune

fiore viola sulle dune

A.N.S.A., 6 marzo 2010

Napolitano difende dl Vulnus esclusione Pdl.

Non sostenibile l’esclusione del Pdl, decreto non presenta vizi di incostituzionalità.

ROMA – ‘La prima cosa che non si deve fare e’ tirare in ballo il Capo dello Stato’. Gianfranco Fini giudica il decreto salvaliste approvato dal Cdm e controfirmato da Napolitano il ‘male minore’ per garantire a tutti gli elettori il diritto al voto e boccia gli attacchi al Colle, primo quello di Di Pietro che ha anche parlato di ‘impeachment’: ‘la sua – ha detto Fini – e’ una posizione inaccettabile’. L’opposizione si e’ intanto mobilitata: la manifestazione nazionale del Partito democratico si svolgera’ a Roma il 13 marzo. Protesta intanto il popolo viola che, dopo il sit in notturno davanti al Quirinale, ha dato vita stamane ad un’analoga iniziativa in piazza Montecitorio contro il varo del decreto e la firma di Napolitano. ‘Il presidente ci spieghi’, si legge sugli striscioni. Tra gli altri slogan, ‘Presidente Napolitano non abbiamo capito’ e ‘Questo governo ha venduto la democrazia per un panino’. Napolitano e’ anche l’obiettivo di un durissimo attacco del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.  “C’é la necessità di capire bene il ruolo di Napolitano in questa sporca faccenda onde valutare se non ci siano gli estremi per promuovere l’impeachment nei suoi confronti per aver violato il suo ruolo e le sue funzioni. Lo dico con tutto il rispetto per la sua funzione ma anche con il dovere che spetta ad una forza politica presente in Parlamento che deve salvaguardare la democrazia”: afferma, in una nota, il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. “Ieri sera – spiega Di Pietro – appena ho saputo che Napolitano aveva firmato la legge salva PdL, che permette a chi ha violato la legge di essere riammesso alla competizione elettorale, ho pensato tra me e me, come già è avvenuto per le altre leggi ad personam, che il Presidente della Repubblica si era comportato da Ponzio Pilato, lavandosene le mani. Poi, stamattina, dalla lettura dei giornali ho appreso che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo. Se così fosse sarebbe correo visto che, invece di fare l’arbitro, avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta. Da subito ci attiveremo – annuncia Di Pietro – per mobilitare i cittadini onesti con una grande manifestazione a difesa della Costituzione contro quest’ennesima legge ad personam”.

ALEMANNO: DI PIETRO NON HA SENSO DEL RIDICOLO - “Come sempre Di Pietro non ha il senso del ridicolo”. Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno, a Bologna per una iniziativa elettorale, ha commentato con i giornalisti la richiesta di impeachment del presidente Napolitano da parte del leader dell’Idv, in seguito alla firma del presidente del decreto salva-liste.

BERSANI, MOBILITAZIONE FINO A CONSULTA – “A partire da oggi faremo una mobilitazione anche nelle sedi giurisdizionali, i Tar sono ancora aperti, faremo una mobilitazione mi auguro fino alla Corte Costituzionale”. Così il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha commentato oggi a Genova il decreto salva-liste.

FINI, NON TIRARE IN BALLO NAPOLITANO - ‘La prima cosa che non si deve fare e’ tirare in ballo il Capo dello Stato’. Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini. ”Non deve farlo quella parte di opposizione che lo accusa di essere di parte o di comportarsi come Ponzio Pilato e non deve farlo quella parte di maggioranza che si nasconde dietro la firma del presidente per dire che la stessa firma è la prova della bontà del decreto”, aggiunge Fini nel corso della presentazione del suo libro ‘Il futuro della liberta” nel Palazzo del Turismo di Riccione davanti ad un pubblico che ha accolto con un applauso le sue parole. “Il presidente della Repubblica si limità a verificare i presupposti che la costituzione prevede, non entra nel merito”, spiega ancora la terza carica dello Stato. “E’ una considerazione che tutti devono tenere presente – conclude Fini – perché se in questo clima di politica accesa si tira in ballo il presidente della Repubblica non si contribuisce ad un clima di fiducia, responsabilità e rispetto

dune di Scivu

dune di Scivu

tra le istituzioni”. ”Mi sembra – ha concluso Fini – che il decreto sia la scelta del male minore, per tutto quello che è stato detto e che si sarebbe verificato in mancanza di un’ interpretazione autentica della legge e per garantire a tutti la possibilità di partecipare al voto e agli elettori il diritto-dovere di pronunciarsi anche in ragione di quello che è il programma e di quelli che sono i comportamenti che hanno contraddistinto le parti”.

BONINO: SALVALISTE INCOSTITUZIONALE - “Ci ritroviamo adesso con un ‘decreto lista’ incredibile che è chiaramente incostituzionale e pone rimedio, si fa per dire, ai due casi di Lazio e Lombardia”. Lo ha detto la candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino, intervistata da Radio Radicale.”Ieri – ha aggiunto – abbiamo chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio non solo per rappresentargli la situazione complessiva ma per presentare una proposta erga omnes che fosse accettabile e che riguardasse l’intero territorio nazionale, ma niente. Oggi il segretario Mario Staderini ha convocato per le 11 una riunione urgente presso il partito per valutare la situazione, ma è indubbio che rispetto alle nostre denunce e proposte il governo ha invece voluto reagire semplicemente con questo ennesimo decreto. Oggi trarremo delle conseguenze e decideremo il da farsi”. Per Emma Bonino viene da chiedersi “se quando qualcuno vincerà o perderà, ci saranno anche lì decreti interpretativi? La situazione ha preso una piega impensabile”.

POLVERINI,CON DECRETO GARANTITO DIRITTO VOTO - “Se il governo e il presidente della Repubblica hanno voluto mettere in campo questo provvedimento evidentemente è perché c’é la volontà di garantire a tutti gli elettori del Lazio di andare alle urne il 28 e il 29 marzo”. Lo ha detto la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini,

ferula

ferula

commentando a margine dell’inaugurazione del comitato della lista civica per Polverini presidente a Latina, la firma del decreto legge sulle liste per le elezioni regionali. A chi le chiedeva se fosse fiduciosa sulla decisione che dovrà prendere il Tar sulla lista del Pdl di Roma e provincia, Polverini ha risposto: “Io sono sempre fiduciosa e non ho mai perso né la fiducia né l’ottimismo. Ho il dovere di farlo perché voglio cambiare questa regione e l’ottimismo ci aiuta ad andare avanti”.

SCHIFANI: NON SI LEGITTIMA ATTACCO A CAPO STATO - “Nessuna campagna elettorale può legittimare un attacco al Capo dello Stato la cui autorevolezza e il cui prestigio è noto a tutti i cittadini italiani come garante della Costituzione e del senso alto delle istituzioni”. Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, a proposito dell’ipotesi avanzata da Di Pietro di impeachment per il presidente della Repubblica. “Mi auguro fortemente – ha detto Schifani – che questi toni si abbassino perché non ve ne è affatto bisogno”.

CASINI, ITALIANI RISPETTANO REGOLE PDL NO - “I cittadini devono fare la fila per un concorso pubblico e devono rispettare le regole. I partiti invece passano davanti a tutti. In particolare il Pdl, senza nemmeno sentire il dovere, elementare, di chiedere scusa agli italiani per i pasticci fatti. Non è una bella giornata”. Così Pier Ferdinando Casini, oggi a Parma per la campagna elettorale per le prossime Regionali, ha commentato il decreto del governo “salvaliste”. La firma del presidente della Repubblica? “Non parlo mai del presidente della Repubblica – ha risposto Casini – non ho mai criticato il presidente e non lo farò nemmeno adesso”.

D’ALEMA, DL ATTO ARROGANTE SENZA PRECEDENTI  – Il decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri per le elezioni regionali è “un atto di arroganza che non ha precedenti e interviene per cambiare le regole del gioco”. Lo ha detto Massimo D’Alema al margine dei lavori dell’Aspen. D’Alema ha detto che “si crea una ferita difficile da sanare nei rapporti politici”. Infine ha definito il provvedimento “un insulto a tutti i cittadini italiani”. D’Alema rivolge i suoi attacchi esclusivamente al governo. “Non siamo in una Repubblica presidenziale e al presidente della Repubblica spetta un vaglio formale. La responsabilità è del governo”, ha risposto ai giornalisti che chiedevano se ci fosse anche, a suo avviso, una responsabilità del Capo dello Stato.

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. 24 Marzo 2010 a 14:47 | #1

    e di questo al Nostro non gliene può fregare di meno.

    A.N.S.A., 24 marzo 2010
    Lavoro: nel 2009 -380 mila occupati, primo calo dal 1995. Sono diminuiti di 380 mila unità.

    ROMA – Gli occupati nella media 2009 sono diminuiti di 380 mila unita’ rispetto alla media 2008. Lo comunica l’Istat, sottolineando che si tratta del primo calo annuale dal 1995. Il tasso di disoccupazione medio e’ salito al 7,8% dal 6,8% della media del 2008.
    Nella media del 2009 – sottolinea l’Istat l’occupazione si riduce su base annua del 1,6% (-380 mila unità). Alla flessione particolarmente robusta dell’occupazione maschile (-2% pari a 274 mila unità in meno rispetto alla media 2008) si associa quella meno accentuata dell’occupazione femminile (-1,1% pari a 105 mila unità). Il calo dell’occupazione si concentra al sud (-3% pari a 194 mila unità in meno) ma è alto anche nel nord (-1,3% pari a 161 mila unità in meno) mentre resta contenuto al centro (-0,5% pari a 25 mila unità in meno). Il risultato negativo dell’occupazione totale tiene conto della riduzione molto accentuata della componente italiana (-527 mila unità) controbilanciata dalla crescita, pur se con ritmi inferiori al passato, di quella straniera (+147 mila unità di cui 61 mila uomini e 86 mila donne). Nel complesso nel 2009 lavorano 23 milioni e 025 mila per un tasso di occupazione complessivo del 57,5% (-1,2 punti percentuali sulla media 2008).
    IV TRIM 2009 DISOCCUPAZIONE 8,6%, TOP DA 2001 – Il tasso disoccupazione nel IV trimestre 2009 è salito all’8,6% (dato non destagionalizzato), il livello più alto dal 2001. Lo rileva l’Istat, sottolineando che i senza lavoro hanno raggiunto quota 2,145 milioni di unità, 369mila in più rispetto allo stesso periodo 2008.
    Nel quarto trimestre 2009 gli occupati in Italia sono diminuiti di 428mila unità rispetto allo stesso periodo 2008. Lo rivela l’Istat sottolineando che si tratta di un calo dell’1,8% e che, nel periodo, erano al lavoro, 22,922 milioni di persone.

  2. 11 Marzo 2010 a 10:51 | #2

    CONTI ITALIANI CHE NON ESONERANO I SARDI DAL PAGARE

    Il decreto “salva liste” è nella sua sostanza incostituzionale e antidemocratico, un segno inquietante come altri nel filone berlusconiano di questa repubblica, dove attraverso campagne mediatiche si falsa e si stravolge la realtà per difendere la propria impunità. Questo decreto è la formalizzazione di un “nuovo fascismo” che passa attraverso il colpevole assenso della più alta carica dello Stato italiano.
    Il Presidente Napolitano firmando il dl “salva liste” di Berlusconi, ha avvallato la violazione delle regole democratiche e decretato lo sgretolamento di un intero sistema. C’è da chiedersi cosa può aver indotto il Presidente della Repubblica italiana a rinunciare al suo ruolo innanzitutto di garante della Carta Costituzionale e se non avesse accondisceso a imposizioni pressanti di un “potere forte”, cosa sarebbe accaduto?
    Così come ci chiediamo con preoccupazione cosa si prospetta all’orizzonte politico italiano e quali riflessi si avranno nella realtà sarda?
    Il Presidente Napolitano con la sua firma lancia agli italiani e a noi sardi un segnale di resa cedendo al pesante ricatto di Berlusconi per non salvare nulla, anzi, per decretare la definitiva decomposizione della repubblica italiana. La credibilità politica non si può mendicare tra le macerie di questo sistema e del gigante di argilla Napolitano, crollato dopo l’umiliante resa.
    Claudia Zuncheddu
    Presidente Rossomori

  3. 9 Marzo 2010 a 23:37 | #3

    un “sopruso”? Da che pulpito…

    A.N.S.A., 9 marzo 2010
    Lazio, respinta lista Pdl Premier: e’ un sopruso.
    Berlusconi: in piazza per difendere democrazia Annunciato ricorso a Consiglio di Stato.

    ROMA – “Cari promotori della Libertà, presto vi darò appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra libertà.” Si conclude con queste parole il nuovo video messaggio che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha indirizzato ai Promotori della Libertà e che sarà on line questa sera sul sito della nuova organizzazione coordinata da Michela Vittoria Brambilla e che a lui fa riferimento.

    “Come sapete – ha detto tra l’altro Berlusconi – si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. E’ un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia”.

    Prima le liste non accolte in tribunale, “poi il Tribunale Amministrativo ha completato l’opera”. Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si lamenta della “duplice ingiustizia” subita dal Pdl a Roma sottolineando che il Tar ha respinto “non solo il nostro ricorso, ma anche l’invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinché il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà”.

    MOBILITAZIONE NAZIONALE A ROMA – Si farà a Roma, probabilmente il 20 marzo la grande manifestazione che Silvio Berlusconi aveva già in mente di fare per presentare i tredici candidati governatori del centrodestra alle regionali. E’ questo l’orientamento emerso nel corso del vertice che il premier ha tenuto a Palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata Renata Polverini e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La scelta della Capitale non è casuale, riferiscono fonti del Pdl, secondo le quali Roma è diventata il simbolo “di come l’opposizione vuole vincere le elezioni” e cioé “attraverso ricorsi e battaglie legali”.

    LAZIO: NON AMMESSA LISTA PDL – Non e’ stata ammessa dall’ufficio circoscrizionale elettorale di Roma la lisra del Pdl per le prossime elezioni regionali nel Lazio. La lista era stata presentata ieri per effetto del nuovo decreto legge, dopo il mancato deposito di sabato scorso.

    “Stiamo lavorando per predisporre l’appello al Consiglio di Stato”. Così gli avvocati del Pdl replicano alla nuova esclusione da parte dell’Ufficio elettorale della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali del Lazio.

    RENATA POLVERINI DA SILVIO BERLUSCONI – Renata Polverini, candidata presidente della Regione Lazio per il centrodestra, si è recata nel pomeriggio a Palazzo Grazioli per incontrare il premier Silvio Berlusconi. All’incontro erano presenti i tre coordinatori nazionali del Pdl – Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini – il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso. “E’ andata bene. Abbiamo concordato le iniziative per la campagna elettorale”, ha detto poi uscendo da Palazzo Grazioli Renata Polverini. La candidata, che si era detta “ottimista” sulla decisione dell’ufficio elettorale che ha poi bocciato invece la riammissione della lista ha precisato: “Si continuerà per la strada che il Pdl deciderà”.

  4. 9 Marzo 2010 a 18:22 | #4

    A.N.S.A., 9 marzo 2010
    Regionali: no del Tar alla lista Pdl nel Lazio. I giudici hanno respinto il ricorso: Dl governo non applicabile. Udienza di merito il 6 maggio.

    ROMA – Il Tar del Lazio con un’ordinanza ha respinto la richiesta con la quale il Pdl contestava la decisione della Corte d’Appello di escludere la lista di Roma dalle elezioni regionali.
    I giudici hanno fissato al 6 maggio prossimo la discussione di merito sul ricorso del Pdl. I giudici non sono entrati nel merito della questione decidendo soltanto in merito alla richiesta di sospensione cautelare del provvedimento di esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali.

    TAR RESPINGE RICHIESTE LISTA FORZA NUOVA – Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta con la quale Gianguido Saletnich e Valentino Camponeschi avevano contestato l’esclusione della lista ‘Roberto Fiore presidente’ dalle prossime consultazione elettorali regionali. I giudici hanno dato lettura soltanto della parte conclusiva dell’ordinanza di rigetto, rinviando a oggi la pubblicazione del testo dell’ordinanza. Il listino collegato alla candidatura a presidente della regione del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, era stato respinto definitivamente dalla Corte d’Appello di Roma il 2 marzo scorso, sul presupposto che il delegato alla presentazione della lista non sarebbe stato munito di delega autenticata da un notaio, nonché che non ci sarebbe stata nella lista la rappresentanza di entrambi i sessi in pari misura così come previsto dalla legge. Roberto Fiore, che era presente in aula e ha ascoltato la decisione dei giudici amministrativi, ha immediatamente lasciato la sede del Tar dicendo che si sarebbe subito recato in Corte d’Appello per presentare nuovamente la lista, facendo leva su quanto previsto dal dl firmato venerdì scorso.

    DL NON PUO’ ESSERE APPLICATO – Per i giudici amministrativi del Lazio il decreto legge ‘salva liste’ non ”puo’ trovare applicazione perche’ la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione”. ”A seguito dell’esercizio della potesta’ legislativa regionale la potesta’ statale non puo’ trovare applicazione nel presente giudizio”, concludono i giudici.

    PDL, SICURAMENTE RICORSO A CONSIGLIO STATO – ”Sicuramente faremo ricorso al Consiglio di Stato”. Lo ha detto il responsabile elettorale del Pdl Ignazio Abrignani commentando la decisione del Tar di respingere la richiesta con la quale il Pdl contestava la decisione della Corte d’Appello di escludere la lista di Roma dalle elezioni regionali. “Nonostante la decisione del Tar, va avanti il lavoro dell’ufficio elettorale. l’Unica cosa che posso dire è che faremo ricorso al Consiglio di Stato”, ha aggiunto Abrignani, responsabile dell’ufficio elettorale del Pdl, nonché uno dei legali che ha sostenuto davanti al Tar del Lazio le ragioni del partito del premier Berlusconi nel ricorso elettorale proposto dal partito.

    BERLUSCONI DIFENDE DL, SIAMO NEL GIUSTO – Nessun commento ufficiale alla decisione de Tar che di fatto esclude la lista provinciale del Pdl alla regione Lazio. Silvio Berlusconi chiuso ad Arcore, aspetta per intervenire nella questione. Il presidente del Consiglio aspetta infatti il pronunciamento della commissione elettorale del Tribunale di Roma, che in base al decreto varato dal governo venerdì scorso ha accolto il plico contenente la lista del Pdl e riservandosi la decisione se ammetterla o meno. Ma il Cavaliere, si ragiona in ambienti del Pdl, difende a spada tratta, con chi ha avuto modo di sentirlo, il decreto legge ‘salavaliste’ varato venerdì e firmato dal Capo dello Stato. Secondo il premier il governo ‘e’ nel giustò, quindi qualsiasi giudizio sull’inapplicabilità del dl è da respingere. E la sentenza del tribunale amministrativo regionale può avere come epilogo solo un ricorso al Consiglio di Stato. La decisione del Tar, è il ragionamento che fanno i fedelissimi del Cavaliere, mette però a tacere chi parlava di golpe da parte del governo. Il pallino, sottolineano, è in mano ai giudici, certo, dipende da quali magistrati capitano. Nel frattempo, il ricorso al Consiglio di Stato è pronto, visto che, a giudizio di molti nel partito, il Tar nelle motivazioni della sentenza sarebbe entrato nel merito della questione oltre le proprie competenze. Parallelamente, l’attesa del Pdl è per il pronunciamento di oggi. La commissione elettorale ha accettato le liste, dicono nel partito, che non possono non essere ammesse. Ad occuparsi della questione sarà direttamente il premier che, in base alla scelta del tribunale della Capitale, deciderà l’organizzazione della campagna elettorale.

    VERDINI, LISTA PDL SARA’AMMESSA – “Al di là dei passi legali che il Pdl compirà presso il Consiglio di Stato per vedere tutelato il suo diritto a partecipare alle elezioni Regionali del Lazio, registriamo che due organi hanno seguito strade diverse”. Lo sottolinea Denis Verdini coordinatore nazionale del Pdl dicendosi sicuro che domani (oggi, ndr) la lista Pdl sarà ammessa. ” Mentre il Tar – spiega – con una decisione che è solo cautelare (visto che entrerà nel merito solo a maggio), ha deciso di considerare inefficace il decreto legge interpretativo entrato in vigore sabato, l’ufficio centrale circoscrizionale presso il tribunale ha invece seguito la via ordinaria di applicare una legge dello Stato, permettendo ai nostri delegati di presentare questa mattina la lista provinciale di Roma”. “Siamo dunque convinti che domani mattina (oggi, ndr) la nostra lista sarà ammessa alla competizione elettorale – prosegue Verdini – come lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha auspicato, sottolineando che non è sostenibile l’esclusione dalle elezioni della lista del maggior partito politico di governo”.

    DEPOSITATA LISTA PDL LAZIO, DECISIONE IN 24 ORE – Stamani, intanto, il Pdl ha presentato la lista provinciale di Roma presso l’Ufficio elettorale. A renderlo noto e’ stato il coordinatore del Lazio del Pdl Vincenzo Piso il quale ha anche spiegato che “a partire da allora, secondo quanto prevede la legge, l’Ufficio elettorale ha 24 ore per ammettere la lista”.

    D’ALEMA, NO MANIFESTAZIONE CONTRO NAPOLITANO – Il Pd non vuole fare ”una manifestazione contro il presidente della Repubblica”. Lo ha detto Massimo D’Alema, parlando ad una manifestazione elettorale ad Urbino, in cui si e’ soffermato sul decreto salva-liste e sulle reazioni degli altri partiti di opposizione. D’Alema ha sottolineato che anche l’Udc ”che pure sostiene la Polverini nel Lazio ed e’ schierato con il centrodestra, e’ critico verso il decreto”. ”Abbiamo rivolto a Di Pietro – ha aggiunto – un caldo invito a ragionare”, anche perche’ il Quirinale ”e’ un punto delicato di garanzia. Ci mancherebbe altro che ci mettessimo noi a destabilizzare”. Secondo D’Alema inoltre l’attacco al presidente della Repubblica ”indebolisce la critica a chi la merita, cioe’ il presidente del consiglio Berlusconi. La responsabilita’ politica di quell’atto e’ del governo”. ”L’importante – ha concluso – e’ che si dia voce al sentire del paese e che ci sia una battaglia congiunta in parlamento”.

    BRESSO: ANCHE PIEMONTE FARA’ RICORSO CONTRO DECRETO – “La Regione Piemonte farà ricorso contro il decreto salva liste”: lo ha annunciato la presidente della Regione, Mercedes Bresso, precisando che la decisione è stata presa nella riunione di giunta di questa mattina. “Non possiamo accettare – ha detto Bresso – ingerenze del Governo in una materia che in Piemonte è già regolamentata dalla legge regionale. Noi abbiamo attivato la procedura della legge elettorale regionale, tanto è vero che sono stata io a convocare i comizi elettorali e quindi ad indire le elezioni”. “E’ vero che il decreto del Governo è riferito ad altre regioni – ha aggiunto Bresso rispondendo alle domande dei giornalisti – ma in futuro quello che il decreto sancisce sarà valido per tutte le regioni italiane. E anche ora lo sarebbe se ci fossero ricorsi di cui al momento non siamo a conoscenza”.

    PD DEPOSITA DIFFIDA CONTRO AMMISSIONE PDL – L’avvocato Gianluigi Pellegrino ha depositato questa mattina per il Pd un atto di significazione che diffida la Commissione elettorale del Tribunale di Roma ad ammettere alla competizione elettorale il Pdl. “Abbiamo evidenziato – ha spiegato il legale – che nessun deposito può essere effettuato in particolare quello del PdL. E questo per tre motivi: il primo è che nel Lazio si applica le legge regionale elettorale 2/2005 che non è interessata dal dl. Quindi non c’é nessuna novità legislativa che regoli il procedimento che la Commissione è tenuta ad applicare, perché la competenza è regionale”. Il secondo motivo – ha proseguito l’avvocato Pellegrino- è che anche se si applicasse il PdL non ha i presupposti di cui alla norma. Dovevano essere presenti in Tribunale entro le 12 con la prescritta documentazione. Ma nel famoso pacco non sappiamo cosa sia contenuto ma per loro stessa ammissione non conteneva tutto il necessario. Per altro il pacco alle ore 17 del 27 febbraio è stato da loro stessi portato via e dopo due ore mezza, cioé alle 19,30, hanno portato della documentazione presso presso il Comando provinciale dei carabinieri. Tutto ciò è a verbale. Di conseguenza – ha spiegato – non è in nessun modo dimostrabile che ciò che era stato abbandonato nel Tribunale corrisponda a quanto portato in seguito ai carabinieri. Il terzo motivo – ha proseguito l’avvocato Pellegrino – è che la Commissione elettorale ha già consumato il suo potere in tema di ammissione delle liste, tanto é vero che ha già effettuato il sorteggio per la posizione sulla scheda. Il dl che non incide sulla legge regionale che regola il procedimento non attribuisce alcun potere alla Commissione a tornare sulle fasi concluse. Inoltre il divieto della Commissione di tornare indietro sui propri atti è pacifico – ha concluso l’avvocato del PD – ed è stato infatti confermato dalla decisione del Tar della Lombardia sul caso Formigoni”.

    BONINO,OGGI COMPIO 62 ANNI MA CON DL 26 – “Oggi compio 62 anni ma con un decreto interpretativo potrei farne 26, tanto è un cavillo”. Questa è la battuta che la candidata alla presidenza della Regione Lazio per il centrosinistra, Emma Bonino, ha fatto nel corso di un incontro con la fondazione Bruno Zevi. Bonino ha parlato del giorno del suo compleanno dicendo: “In questo Paese si vota sempre verso aprile-maggio. E’ come se i miei compleanni fossero sempre condizionati o legati dalle campagne elettorali”.

    OSS.ROMANO, NAPOLITANO HA APPLICATO COSTITUZIONE – ”E’ in relazione al ruolo che la stessa Costituzione gli attribuisce che il capo dello Stato ha firmato il decreto con il quale il Governo e’ intervenuto in merito alla vicenda della presentazione delle liste elettorali per le prossime consultazioni amministrative”. Con queste parole l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, difende l’operato del capo dello Stato. ”Napolitano – aggiunge il giornale vaticano – ha verificato che il provvedimento rispondesse ai requisiti di costituzionalita’, non entrando nel merito del decreto”.

  5. 9 Marzo 2010 a 17:08 | #5

    da Tiscali Notizie, 8 marzo 2010
    Sondaggio Mannheimer: dopo il caos liste crolla la popolarità del governo.

    La popolarità del governo guidato da Silvio Berlusconi è scesa al 39%, uno dei livelli più bassi mai registrati, dopo le controverse vicende dell’ammissione delle liste del Pdl alle elezioni regionali di fine marzo. E’ quanto emerge da un sondaggio Ispo per il Corriere della Sera, realizzato il 3-4 marzo scorso, su 805 persone, oggi pubblicato dal quotidiano milanese.
    Le ultime vicende – “Come in molti avevano previsto, le convulse vicende di questi giorni riguardo alla presentazione delle liste per le regionali, hanno finito con l’influire negativamente sul grado di popolarità del governo. Facendolo ulteriormente calare – dopo la diminuzione già rilevata il mese scorso – di altri quattro punti”, scrive Renato Mannheimer di Ispo sul quotidiano. L’indice di consenso è sceso poco sotto il 39%. A dicembre, subito dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza del Duomo a Milano, l’indice aveva superato il 50%. “Siamo giunti dunque a uno dei livelli più bassi mai registrati per l’esecutivo di Silvio Berlusconi”, scrive il sondaggista.
    Fiducia in picchiata tra lettori Pdl – Il calo di consensi più consistente, rivela il sondaggio, si è verificato tra gli stessi elettori del Pdl, con una quota di persone a favore dell’operato del governo scesa dal 93% di inizio febbraio al 76% di inizio marzo, con un calo del 17%. Tra i votanti della Lega Nord il calo è ancora più sensibile: dall’83% del mese scorso al 57% di oggi. Maggiore sfiducia si registra nel Nordest, una delle roccaforti del partito del premier e della Lega. Anche nel settore cruciale degli indecisi il decremento di consenso è pari al 10%. Tuttavia, indica il sondaggio, l’opposizione non guadagna molto in popolarità, in un clima di sfiducia tra i cittadini che investe tutta la sfera politica e che potrebbe portare a un incremento delle astensioni.

  6. machtub
    7 Marzo 2010 a 23:40 | #6

    E questa scandalosa realtà non è tutto…. guardatevi questo video.
    http://www.youtube.com/watch?v=RA5FVdvWY8E
    Povera mia Patria.

  7. 7 Marzo 2010 a 22:09 | #7

    A.N.S.A., 7 marzo 2010
    Popolo viola in piazza No al decreto-truffa.
    Regione Lazio ricorre alla Consulta. Di Pietro: violata la Carta, comportamento Colle dannoso.

    ROMA – “Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare”. E’ la frase esposta su alcuni striscioni sul palco in piazza Navona a Roma, dove si è svolta la manifestazione del Popolo viola con centinaia di partecipanti, in difesa della Costituzione e contro il dl ‘salva-liste’ ribattezzato dai manifestanti ‘decreto-truffa’. L’iniziativa ha assunto un carattere interattivo, con oltre 1.300 internauti che hanno seguito l’evento connessi in diretta streaming, scrivendo su Facebook i loro commenti poi letti sul palco.

    “Dimissioni”, ha gridato a gran voce la folle, rivolgendosi al premier Berlusconi. Sul palco, dove è stata allestita una sorta di lapide-altarino con la scritta ‘Qui giace lo Stato di diritto’, i fiori e un candelotto rigorosamente viola si sono alternati vari giuristi per spiegare “l’incostituzionalità del decreto”.
    Tra la folla le bandiere di Idv, Pd e Rifondazione prevalgono su quelle viola. C’é anche chi sventola il Tricolore con un drappo nero che stringe la bandiera in segno di “lutto della Repubblica”.
    Iniziative analoghe sono state organizzate a Napoli, in piazza del Plebiscito; a Firenze, in piazza della Repubblica; a Ferrara, in piazza Castello; a Campobasso, davanti alla Prefettura; ad Arezzo, piazza Guido Monaco; Sassari, piazza Italia; Reggio Calabria, piazza Italia; Bari, davanti alla Prefettura; Messina, piazza Unità d’Italia; Pistoia, piazza della Repubblica; Pescara, piazza Salotto. A fianco del Popolo Viola a Roma si sono schierati anche i Verdi che giudicano “gravissimo” quanto accaduto in queste ore con un governo che per decreto ha deciso di “legalizzare l’illegalità”.
    Il Popolo viola sarà anche alla grande manifestazione delle opposizioni organizzata per sabato prossimo a Roma.
    REGIONE LAZIO, SI’ A RICORSO A CONSULTA CONTRO IL DL SALVALISTE – La giunta regionale del Lazio riunita al completo in seduta straordinaria ha approvato all’unanimità una delibera che dispone il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge cosiddetto ‘salva liste’.
    MONS. MOGAVERO (CEI): SCORRETTO CAMBIARE LE REGOLE DEL GIOCO – “Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto, perchè si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore”. E’ quanto sottolinea Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, in un intervento su Radio Vaticana sul rapporto tra voto elettorale e democrazia.
    ATTEGGIAMENTO ARROGANTE MAGGIORANZA – Un “brutto precedente”, frutto di “un atteggiamento arrogante della maggioranza”. Così mons. Domenico Mogavero commenta all’ANSA il varo del decreto salva-liste. “Cambiare le regole in corso d’opera è un fatto giuridicamente grave – ribadisce il vescovo raggiunto telefonicamente a Damasco -. Si tratta poi di capire se questo era effettivamente un decreto di interpretazione di norme precedenti, che si potrebbe accogliere solo con grande sforzo, o di una modifica delle regole esistenti, il che farebbe concludere che si è agito in maniera gravemente scorretta”. Mons.Mogavero sostiene comunque che la maggioranza “ha preteso di aggiustare tutto senza riconoscere le proprie responsabilità “. “Si sarebbe dovuto dire – prosegue – che ci sono state delle leggerezze, delle inadempienze, ma che si è poi agito in modo da non far pagarne le spese all’elettorato”. Secondo il vescovo, “doveva esserci un’assunzione di responsabilità per poi poter cercare una via d’uscita. Il torto – aggiunge – l’hanno fatto coloro che non hanno ottemperato alle regole. Si sarebbe dovuto dire questo, pur cercando poi di non privare gli elettori di un loro diritto”.
    CEI, NESSUNA VALUTAZIONE QUESTIONI ELETTORALI – “Le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica ed hanno assunto nelle vicende degli ultimi giorni ricadute di tipo politico ed istituzionale”. E’ quanto precisa poco più tardi, in una nota, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, Mons.Domenico Pompili, spiegando che “considerata questa connotazione la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo”.
    Non si placano, dunque, le polemiche dopo la firma di Napolitano al cosiddetto decreto ‘salva liste’ varato dal governo. Non sono bastati all’opposizione i chiarimenti di ieri del Capo dello Stato secondo il quale il decreto era l’unico strumento percorribile in quanto “non era sostenibile che potessero non partecipare nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista”. E mentre l’Idv con Di Pietro insiste sull’impeachment, il Pd ha convocato una manifestazione nazionale di protesta per il 13 marzo a Roma e per bocca del suo segretario, ha avvertito la maggioranza: “faremo una mobilitazione anche nelle sedi giurisdizionali, i Tar sono ancora aperti, faremo una mobilitazione mi auguro fino alla Corte Costituzionale”.
    Nel pomeriggio a Roma, intanto, annunciata una nuova manifestazione del popolo viola contro il decreto legge ‘salva liste’.
    RIAMMESSA LISTA FORMIGONI, DOMANI SI DECIDE PER IL PDL LAZIO – Ieri, il Tar della Lombardia ha accordato la sospensiva, riammettendo la lista del governatore uscente, Roberto Formigoni, che era stata esclusa per presunte irregolarità. Bisognerà invece attendere domani per conoscere il pronunciamento dei giudici amministrati sul ricorso contro l’esclusione della lista del Pdl nel Lazio.
    FORMIGONI: MOVIOLA HA SMENTITO ARBITRO – All’indomani della pronuncia del Tar che ha riammesso nella competizione per le Regionali la lista ‘Per la Lombardia’ di Roberto Formigoni, il governatore lombardo usa una metafora calcistica per spiegare quanto avvenuto e esprimere la sua soddisfazione. “Sono sempre stato in corsa – ha spiegato a un incontro di Federfarma Lombardia -. Hanno cercato di espellerci, anzi l’arbitro aveva già alzato il cartellino rosso ma la moviola ha stabilito, inderogabilmente, che il fallo lo aveva commesso l’avversario”. A giudizio di Formigoni, “gli avvenimenti di questi giorni sono stati dolorosi ma – ha aggiunto – sono soddisfatto soprattutto di una cosa: la correttezza dei nostri comportamenti dal primo giorno all’ultimo. Il Tar ha riconosciuto il nostro diritto originario – ha proseguito – e le firme sono state raccolte tutte nel pieno rispetto della legge”. Il presidente della Lombardia, riferendosi al decreto legge interpretativo controfirmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha poi sottolineato che “siamo in gara senza aiutini ma non saremo vittoriosi senza un aiutone da parte degli elettori” alle elezioni. Non preoccupato di un eventuale calo di preferenze a causa del caos liste – “sono convinto di no, abbiamo tre settimane di campagna elettorale per spiegare quello che è successo e andare a crescere” – Formigoni non mostra nemmeno preoccupazione per eventuali ricorsi verso la pronuncia del Tar anche se, conclude, “in Italia c’é sempre qualcosa che può succedere ma speriamo non ci siano levate di ingegno”.
    PENATI,DOPO DECRETO SALVA-PDL NON ESCLUDO RICORSO – Filippo Penati, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia, sta valutando con i propri legali l’ipotesi di impugnare davanti al Consiglio di Stato l’ordinanza del Tar che ieri ha riammesso lo sfidante Roberto Formigoni alla competizione elettorale. “Dopo il decreto salva Formigoni – ha affermato Penati, a margine di un convegno sulla sicurezza nel lavoro – che ha sancito che la politica può godere dei privilegi mentre il rispetto delle regole è doveroso solo per i cittadini comuni, non escludo di fare ricorso”. Secondo Penati, infatti, il pronunciamento del Tar, pur recependo le indicazioni del decreto interpretativo varato venerdì sera dal governo, non ha cassato la tesi dell’ insufficienza del numero di firme necessarie alla candidatura di Formigoni. “Il Tar ha raccolto le indicazioni di carattere procedurale contenute nel decreto – ha spiegato Penati – senza intervenire sul numero delle firme e quindi non smentendo il fatto che mancasse un numero considerevole di firme a sostegno della candidatura di Formigoni”.
    BONINO, MIO RITIRO? CI STO PENSANDO – “Io ci sto veramente pensando se valga la pena di giocare con i bari”. Lo ha ribadito la candidata del centrosinistra alla presidenza della regione Lazio Emma Bonino rispondendo ad un giornalista che le chiedeva se in caso di ammissione della lista del Pdl a Roma fosse pronta a ritirarsi. “In tutta Italia se si arriva a tali atti di arroganza stiamo attenti. Io dico dell’angoscia vera che mi attanaglia di fondo – ha proseguito – so bene che mi si dirà é il male minore, che così fan tutti, che è sempre stato, ma io mi chiedo se a volte non sia il momento in cui uno dice: con i bari io non gioco, non lo so!”. Intervenendo a Sora e poi a Cassino (Frosinone) ad incontri con i cittadini, Bonino ha ribadito di avere l’impressione che “chi ha avuto il coraggio di fare questo Dl non so cosa possa riservarci”. A proposito di un suo eventuale ritiro dalla competizione elettorale la candidata ha aggiunto che “non è una decisione che prendo da sola, abbiamo convocato una grande assemblea martedì però – ha detto – vorrei che tutti i cittadini si ponesse questo problema. Io mi aspetto di tutto, certamente prima delle elezioni mi pare difficile che il Dl venga convertito, resta quindi aperta come arma successiva ed è bene saperlo, le trappole bisogna conoscerle prima”. Bonino ha anche ricordato che lei “ha senso di responsabilità e della realtà ma bisogna prevenire e prevedere possibili trappole”.
    DI PIETRO, CHI MI ATTACCA E’ PAVIDO E IPOCRITA, VIOLATA LA COSTITUZIONE – Dopo aver ipotizzato l’impeachment del capo dello Stato, oggi Antonio Di Pietro replica a chi lo critica su questo punto: “Ho letto i giornali – afferma – e ho assistito all’ipocrisia e alla pavidità tipiche di una certa cultura di questo Paese”. “Tutti – aggiunge – hanno detto che questo provvedimento (il decreto salva-liste, ndr) è assurdo, abnorme, costituzionalmente senza senso, e ha ridotto la credibilità della funzione governativa e di quella di controllo”. Secondo il presidente dell’ Italia dei Valori, si tratta di un provvedimento “oltre che dannoso, inutile, perché non c’era bisogno di un decreto per riammettere le liste Polverini e Formigoni. Si doveva avere l’ umiltà e l’accortezza di aspettare l’esito del lavoro dei giudici, cioé di rispettare le regole”. “Insisto nel sostenere che il comportamento del Capo dello Stato nell’avallare questo decreto golpista è stato inutile e dannoso”, dice ancora Antonio Di Pietro, durante un’iniziativa elettorale a Lodi. “Inutile – aggiunge – perché questo decreto non serviva e non serve a risolvere la situazione che già era stata risolta dai giudici, tanto è vero che la lista Polverini e la lista Formigoni sono state riammesse senza bisogno del decreto”. “E allora la violazione alla Costituzione – incalza il leader dell’IdV – è servita solo per riammettere le liste del Pdl nella circoscrizione provinciale di Roma. Quante altre liste non sono state ammesse nelle circoscrizioni italiane negli ultimi 50 anni? Ritengo che, per ottenere un piccolo vantaggio scorretto, oggi si è fatto un decreto che viola le leggi, viola il rispetto fondamentale di un gioco democratico e, in questa situazione, anche il Capo dello Stato ha avallato un atto di cui non c’era bisogno”. “Quel che fa più male oggi – ha aggiunto Di Pietro – è constatare come il cosiddetto mondo intellettuale si sia riempito di ipocrisia sostenendo che il Capo dello Stato non avrebbe potuto fare diversamente. Certo che avrebbe potuto fare diversamente. Avrebbe potuto evitare questo sfregio alla legalità e questo strappo alla Costituzione per ottenere un non risultato, giacché quello che chiedevano i diretti interessati l’avevano già ottenuto attraverso le sentenze della magistratura”.
    ART.21, IN PIAZZA PER LA COSTITUZIONE – “Saremo tutti in piazza il giorno 13 per contrastare il tentativo di oscurare la Costituzione, la legalità, la libertà dell’informazione”: è l’impegno di Articolo 21, nelle parole del presidente Federico Orlando e del portavoce Giuseppe Giulietti. “Chiediamo a tutte le associazioni del settore di partecipare – sottolineano i vertici di Articolo 21 in una nota – denunciando quanto sta accadendo e utilizzando ogni spazio disponibile, dai siti ai media sino ai palcoscenici. Al buio e al silenzio di questi giorni vanno contrapposte luce e parole”. “Siamo sicuri che l’appello del Pd saré accolto da chiunque abbia a cuore lo stato di diritto e la Costituzione. Articolo 21 – conclude la nota – da subito inizierà a raccogliere e a promuovere le adesioni dei singoli, dei movimenti e di tutte le associazioni che si occupano della libertà, della cultura e dell’informazione”.
    POLVERINI: RICORSO CONSULTA? VOGLIONO ESPELLERCI – “Mi meraviglia che la battaglia non sia sui temi elettorali ma semplicemente sulla volontà di provare a vincere espellendo una forza politica, la più importante della città di Roma”, afferma la candidata del centrodestra alla regione Lazio, Renata Polverini in merito all’ipotesi di sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di competenza contro il dl salvaliste.

  8. 7 Marzo 2010 a 14:41 | #8

    A.N.S.A., 7 marzo 2010
    Cei, scorretto cambiare in corsa regole del gioco
    Intervento del presidente per gli Affari Giuridici dei vescovi. Si alza la polemica su dl salva-liste.

    ROMA – “Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto, perchè si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore”. E’ quanto sottolinea Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, in un intervento su Radio Vaticana sul rapporto tra voto elettorale e democrazia.
    Non si placano, dunque, le polemiche dopo la firma di Napolitano al cosiddetto decreto ‘salva liste’ varato dal governo. Non sono bastati all’opposizione i chiarimenti di ieri del Capo dello Stato secondo il quale il decreto era l’unico strumento percorribile in quanto “non era sostenibile che potessero non partecipare nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista”.
    E mentre l’Idv con Di Pietro insiste sull’impeachment, il Pd ha convocato una manifestazione nazionale di protesta per il 13 marzo a Roma e per bocca del suo segretario, ha avvertito la maggioranza: “faremo una mobilitazione anche nelle sedi giurisdizionali, i Tar sono ancora aperti, faremo una mobilitazione mi auguro fino alla Corte Costituzionale”.
    Nel pomeriggio a Roma, intanto, annunciata una nuova manifestazione del popolo viola contro il decreto legge ‘salva liste’.

  9. 7 Marzo 2010 a 14:37 | #9

    Sono in gran parte d’accordo con il Direttore de La Nuova Sardegna. Ma su un punto no. Il Presidente della Repubblica ha il diritto-dovere costituzionale di rispedire indietro un atto avente valore di legge (il decreto-legge) che travalichi i limiti assegnati dalla Costituzione. E’ palesemente fuori dal dettato costituzionale un decreto-legge adottato nel 2010 che pretenda di interpretare le disposizioni elettorali in vigore dal 1956 (norme elettorali nazionali) e dal 1968 (norme elettorali per le Regioni ordinarie). E’ una falsa “interpretazione” e un vero “abuso”, eversivo di quelle regole che devono valere per tutti.
    Stefano Deliperi

    da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2010
    SE FINISCONO LE REGOLE FINISCE LA DEMOCRAZIA. (Stefano Del Re, direttore responsabile)

    Il presidente è oggi, ricordiamolo, la figura istituzionale che, col 70 per cento, riscuote maggior fiducia dalla stragrande maggioranza della popolazione ed è il più sicuro punto di riferimento e di equilibrio nell’impazzimento generale.
    Stavolta, dunque, è in atto un dramma vero. Il culmine di un percorso inarrestabile iniziato con la fine della prima Repubblica e l’entrata in politica di Silvio Berlusconi, che portava con sé il suo immenso conflitto di interessi, l’avvento del populismo e la telecrazia, l’insofferenza per le regole, le scorciatoie istituzionali, la supremazia del «fare» rispetto al «formalismo» delle norme. Eppure, quella di oggi è anche una prova di debolezza politica, visto lo strapotere mediatico, finanziario e parlamentare berlusconiano.
    Ha ricordato ieri su queste pagine Mario Segni che la democrazia è fatta di regole. Che di queste non ha bisogno solo chi non è democratico, perché quando lo intralciano le spazza via.
    In questo sta il dilemma nel quale si è trovato Napolitano. E nel quale si trova intrappolato il Paese. Era impensabile – come spiega lo stesso presidente usando la forma inusuale della risposta alle lettere di due cittadini sul sito del Quirinale – andare al voto regionale senza il partito di maggioranza in due regioni come Lazio e Lombardia. «Erano in gioco due interessi o beni entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini a scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto democratico».
    Aveva dunque un’altra scelta Napolitano? Molti cittadini e politici pensano ancora di sì. Noi crediamo di no. Ieri da un’opposizione stralunata, D’Alema per primo e poi via via i principali leader sono intervenuti per prendere le sue difese. Nel ruolo che la Costituzione assegna alla presidenza, il decreto «interpretativo della legge» non era formalmente rinviabile. Il presidente non poteva non firmare. La responsabilità, rincara il Pd, «è tutta di Berlusconi, del governo e della sua maggioranza». E per la verità, anche Napolitano pur nell’abituale riserbo si lascia sfuggire una punta di gelida irritazione nella sua risposta, quando sottolinea che «un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri».
    Un giusto rilievo. Ma che, temiamo, andrà a rimpinguare il dovizioso cahier presidenziale delle «prediche inutili». Il fatto è che quindici anni di berlusconismo hanno ipnotizzato il Paese.
    Diceva Flaiano, uno che gli italiani li conosceva bene, tra cinquant’anni l’Italia non sarà quello che vorrebbero farne i governi e le classi dirigenti, ma quello che ne avrà fatto la televisione. La profezia si è inverata. E non ci voleva il Guy Debord della «Società dello spettacolo» per capirlo. Bastava dare retta a Fellini e al suo ultimo cupo «Ginger e Fred», coi lugubri salumi che ballonzolano in video e i vecchi guitti che non riescono a ballare e a capire dove sono finiti.
    Crediamo anche che l’opposizione abbia forse perso un’occasione. Doveva evitare a Napolitano di finire in un angolo. Avrebbe potuto proporre la riapertura dei termini di presentazione delle liste, incassare la prova dell’incompetenza fornita dal Pdl, evidente a tutti i loro elettori. Invece ha dovuto difendersi dall’accusa di volere vincere senza il principale concorrente.
    Tuttavia, la responsabilità di questo disastro resta sulle spalle della maggioranza che l’ha creata, per arroganza e disprezzo delle regole. E per l’ignobile farsa dei listini luoghi di risse e regolamenti di conti degni più di bassifondi che di comitati elettorali, dove si manifesta ogni tipo di prevaricazione e maneggio, basti ricordare l’igienista dentale del Cavaliere, reginetta nel listino di Formigoni.
    La democrazia è fatta di contrappesi. Oggi al limite estremo di tensione. E’ bene che tutti ci adoperiamo perché la tensione non si faccia insostenibile e non saltino del tutto le regole. E’ bene che tutti lo rammentiamo: quando finiscono le regole finisce la democrazia.

  10. 6 Marzo 2010 a 22:28 | #10

    da Tiscali Notizie, 6 marzo 2010
    Sartori: “Liste escluse? La cialtroneria oramai pervade il costume del Paese” (Antonella Loi)

    Liste e listini del Pdl esclusi dalla competizione elettorale nel Lazio e in Lombardia. Fatti quanto meno curiosi sinteticamente definiti dai giornali il “caos liste” delle Regionali, in attesa delle pronunce dei rispettivi Tar. Ma per Giovanni Sartori si tratta, più prosaicamente, di “cialtroneria che oramai pervade il costume del Paese”. E si badi bene, precisa il politologo, “cialtroneria raccomandata da un ceto politico che fa tutto alla cialtrona”. Concetto chiaro. “E poi, scusi, perché li chiamano listini? Che io sappia, i listini sono quelli dei prezzi. Forse listini perché sono liste piccole, di valore sono piccole”.Professore, come è potuto accadere? Il Pdl è il più grande partito italiano.
    “Senta, è un fenomeno generale di personale scadente, non serio. Ma la causa, sempre che le firme siano tutte vere intendiamoci, è da ricercarsi nel cannibalismo interno, questi qua si sono scannati per essere messi in lista. E con questo levarne uno e rimetterne un altro, di nascosto e all’ultimo momento… Insomma, il risultato è che non si è fatto in tempo. L’idea credo che sia questa. Una cosa che fa vergogna e che dimostra che il Pdl, come dice Galli della Loggia, è un partito “di plastica”, io dico partito “di carta”. Insomma, nelle questioni che interessano Berlusconi, si capisce che tutti obbediscono alla bulgara, ma nelle elezioni locali invece vige la legge della giungla. Non c’è organizzazione né un partito serio e si vede che il mestiere di fare il politico, o anche il politichino, è molto ambito”.Napolitano si è detto “preoccupato” e Schifani auspica che “sia consentito a tutti di esercitare il diritto di voto”. Ma il rispetto delle regole dove lo mettiamo?
    “Sì, infatti anche il discorso che questa è una violazione della democrazia… se io perdo il treno la violazione non è del treno, sono io che arrivo tardi. Il treno deve partire in orario, è chiaro. Sono tutti discorsi dissennati e gli italiani, poveretti, sono ormai costretti a bere tutto. C’è una scadenza e se la scadenza non viene rispettata non è colpa dell’avversario ma della persona che la perde. Hanno sbagliato”.Come si rimedia?
    “Si deve rimediare in qualche modo. Ma in modo corretto, siamo d’accordo tutti. Non è pensabile che per lo sbaglio del personale politico di serie B o C, del sottobosco politico, non si arrivi in tempo o ci si trovi costretti a falsificare le firme. Perché se una lista si chiude un minuto prima dell’ora della scadenza, mi sembra evidente che le firme, almeno in parte, siano false. La cosa in qualche modo sarà rimediata, ma è inutile che urlino contro la democrazia per via delle scadenze stabilite dalla legge, sennò, per carità… Il dibattito su questa faccenda è abbastanza vergognoso, non è stata violata la democrazia, è che sono cialtroni che non fanno il loro dovere e ne pagano le conseguenze”.Qualcuno invoca la piazza.
    “Che c’entra la piazza? La piazza farebbe solo danno se esistesse su questa questione. Questo modo di dibattere fa vergogna soprattutto alla classe politica perché sono loro che hanno creato questo caos per motivi vergognosi poi, per finire in lista con sotterfugi e nomi tirati fuori e inseriti di nascosto… “.Serve, come dicono molti, una soluzione politica?
    “Una soluzione può essere di rinviare le elezioni, ma in modo corretto. Serve una norma generale che rinvii le elezioni e che sposti le decorrenze. E poi adesso abbiamo anche tanti di quei tribunali investiti della questione, anche lì un caos mai visto. Uno adesso ha salvato la Polverini dicendo che va tutto bene, tra un po’ un altro a Milano salverà Formigoni. Caos che si aggiunge a caos”.E’ sintomo di una democrazia in crisi?
    “Certo, democrazia in crisi nel senso che è ridotta al banditismo politico, a livelli vergognosi e bassissimi. Non merita molto rispetto una democrazia che funziona in questo modo”.

  11. Paolo Sommaruga
    6 Marzo 2010 a 20:06 | #11

    circa Formigoni, risulta che non e’ ineleggibile perche’ si presenta per la 4 volta. Perche’ nessuno lo dice e perche’ questa cosa non e’ stata evidenziata da parte dei magistrati che hanno esaminato la correttezza della lista di Formigoni?

    Questo e’ un grosso aspetto di illegalita’ cui mi pare oggi non si presti la dovuta attenzione. O faranno anche qui una leggina ad formigonem ?
    In un paese come l’Italia a diffusa corruzione e dove l’abuso di potere abuso e’ sempre stato storicamente pratica dilagante, uno dei principi di precauzione piu’ importanti da attuare e cui e’ neccessario vigilare, dovrebbe proprio essere la rotazione degli individui che occupano posti di potere. Cio’ proprio allo scopo di evitare e/o scombinare le carte al possibile instaurarsi e incancrenirsi negli anni di reti di potere. E cioe’ e’ esattamente quello che e’ successo negli ultimi 15 anni in Lombardia e in Veneto. La rete di potere dei rispettivi governatori si e’ diffusa in modo capillare ovunque, sopratutto nella sanita’ ed edilizia.

    E’ normale un paese che mentre i sindaci di un piccolo comune non possono essere rieletti dopo 2 mandati consecutivi, accetti che per la 4 volta consecutiva un individuo si presenti presidente di una regione cosi’ importante, anche economicamente, come la Lombardia ?

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