Come ti gestisco le coste, la sentenza di appello.

demolizione abusi edilizi, Baccu Mandara, 2002
Sentenza della Corte d’Appello di Cagliari nell’ambito del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. Alcune modifiche rispetto alla sentenza emessa nel luglio 2008 dal Tribunale di Cagliari. Dai dibattimenti sono emerse vicende piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio in vari casi fondamentali dell’oggetto dell’accusa (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis, il complesso abusivo Mara Mura, sulla costa capoterrese di Maddalena Spiaggia) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione.
Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra
da La Nuova Sardegna, 10 marzo 2010
Licenze facili, condannato Milia. Un anno e 4 mesi in appello al presidente della Provincia. Sconto di pena per Lucio Pani considerato l’artefice delle concessioni illegali della Regione. Mauro Lissia
CAGLIARI. Graziano Milia è colpevole di abuso d’ufficio e paga con la condanna a un anno e quattro mesi la scelta di favorire la costruzione nella zona di Sant’Anastasia-Faccheri, a Quartu Sant’Elena, del Green Blue Center, un complesso turistico-sportivo di proprietà della famiglia dell’ex dirigente del servizio regionale tutela del paesaggio Lucio Pani. Assolto il 15 luglio 2008 dal tribunale, il presidente della Provincia di Cagliari sembrava fuori dalla clamorosa vicenda delle licenze facili, chiusa in primo grado con quindici condanne e sette assoluzioni, compresa la sua. Ma quando, poco dopo le 15, i giudici della Corte d’Appello – presidente Lelli, consiglieri Arca e Onni – hanno letto il dispositivo della sentenza, nell’aula è calato il gelo: accolto il ricorso del pubblico ministero di primo grado Daniele Caria e le richieste del pg Lucina Serra l’esponente del Pd, difeso dall’avvocato Paolo Sestu, è rientrato di colpo nel processo per rispondere personalmente di un’autorizzazione giudicata illegittima, concessa dalla giunta comunale di Quartu con una delibera del luglio 1999, quando lui era sindaco, in una seduta in cui Milia presiedeva l’esecutivo. Nel conto finale le condanne, che erano quindici – il procuratore generale aveva chiesto la conferma integrale del primo grado salvo le prescrizioni, più la

demolizione abusi edillizi, Quartu S. Elena, 1995
condanna a un anno per Milia – sono diventate dieci: modificata dai giudici l’imputazione di abuso d’ufficio in quella di tentato abuso d’ufficio e rimasto in piedi solo il falso, sfuma per prescrizione l’intera vicenda degli abusi edilizi a Baccu Mandara. Grazie ai tempi lunghi del processo sono quindi risultate estinte le condanne per quattro imputati giudicati colpevoli dal tribunale: Giorgio Sedda (due anni e mezzo), Antonio Monni (due anni), Piergiorgio Loi (due anni e mezzo) e Salvatore De Donato (due anni). I giudici d’appello hanno poi cancellato i due anni di reclusione per truffa inflitti dal tribunale a Lorenzo Collu e Giuseppe Solla ancora per l’episodio del Green Blu Center: difesi dagli avvocati Maurizio Scarparo e Michele Loi i due imputati escono puliti («per non aver commesso il fatto») dal giudizio d’appello. Nel ricalcolo delle pene salta fuori uno sconto anche per Lucio Pani («dimmi dove vuoi l’hotel, te lo approvo io…», frase celebre intercettata nel corso dell’inchiesta), considerato l’artefice della sequenza ininterrotta di concessioni illegali elargite dalla cabina di comando regionale: accolte in parte le tesi dei difensori Guido Manca Bitti e Marcello Vignolo è caduta «perchè il fatto non sussiste» l’accusa di corruzione legata al Green Blu Center. Così la sua condanna scende da sette anni e mezzo a sei anni e quattro mesi. Per lo stesso meccanismo Patrizia Rosemarie Cogoni, difesa da Maria Chelo, non è colpevole di corruzione e viene condannata a un anno e due mesi per abuso d’ufficio (aveva incassato due anni e otto mesi), mentre a Giovanni Antonio Erbì, difeso da Luigi Concas, viene scontata una delle due truffe e la pena cala da otto a sei mesi. Infine Simonetta Birardi, moglie di Pani, difesa da Manca Bitti: nel suo caso – è colpevole di concorso in abuso d’ufficio – le attenuanti generiche sono state considerate prevalenti sulle aggravanti, quindi la pena è passata da due anni di reclusione a otto mesi. Solo cinque le conferme rispetto alla sentenza di primo grado: tre anni e mezzo per falso e abuso d’ufficio all’ex dirigente del comune di Quartu Alessandro Casu nonostante un’arringa lunga e appassionata del difensore Francesco Onnis, un anno e mezzo al funzionario comunale di Capoterra Giancarlo Suelzu colpevole di falso in atti pubblici, tre anni a Mario Dettori responsabile di corruzione, tre anni e tre mesi a Mauro Pani e Maria Lucia Farci per truffa e abuso d’ufficio. Restano per parte dei condannati l’interdizione dai pubblici uffici e l’obbligo di risarcire le parti civili. Ora la Corte di Cassazione: alcuni reati potrebbero prescriversi strada facendo, altre posizioni potrebbero essere rivalutate all’ultimo grado del giudizio. Milia ha annunciato che ricorrerà contro la sentenza di condanna.

ferula
da Il Sardegna, 10 marzo 2010
Licenze facili, Milia condannato “Ma resto il candidato del Pd”. Dal partito solidarietà al presidente della Provincia. Pena ridotta per l’ex dirigente regionale. Elena Laudante
La doccia fredda per Graziano Milia, presidente e candidato del Pd alla Provincia, è arrivata alle 13,30: un’assoluzione in primo grado per il processo sulle “licenze facili” in un attimo è diventata condanna a un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio. Un favore fatto a Lucio Pani sette anni fa – ne è sempre stata convinta la procura della Repubblica – che ora rischia di pesare sulla campagna elettorale. Per la Corte d’Appello l’allora sindaco di Quartu concesse indebitamente a Pani, ex direttore dell’Ufficio tutela del Paesaggio e prima consigliere Ds a Quartu, la possibilità di realizzare una centro con piscina, il Green Blu Center, su un terreno ottenuto dal Comune gratuitamente per trent’anni. Oltre al verdetto che è coperto dall’indulto, il collegio Lelli-Arca-Onni ha inflitto al candidato l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della condanna (sospesa) e l’obbligo di risarcire il Wwf con gli altri imputati. Se la sentenza dovesse trovare conferma in Cassazione, cui il difensore di Milia Paolo Sestu ha annunciato di volersi rivolgere, l’inquilino di Palazzo Regio sarà costretto ad abbandonare un eventuale ruolo istituzionale. «Per le elezioni non cambia nulla: il verdetto non ha niente a che vedere con la candidatura», ha detto Milia, che dunque resta in corsa per una seconda elezione. Il segretario del Pd sardo Silvio Lai ribadisce «la fiducia al presidente»: «Valuteremo come procedere». Il codice etico del partito vieta la candidatura ai condannati per abuso d’ufficio solo con sentenza definitiva. Per Milia il procuratore generale Giuseppa Geremia aveva chiesto un anno, come in primo grado aveva fatto il pm Daniele Caria, che aveva coordinato il corposo lavoro del Nucleo di polizia giudiziaria del Corpo Forestale. L’ex sindaco era accusato di aver firmato la delibera di Giunta del 17 marzo 2003, Giunta non competente sulla procedura di selezione per assegnare l’area Sant’Anastasia-Faccheri di 12mila metri quadri, poi data alla società della famiglia Pani. Non vi era stata un’adeguata selezione né pubblicità e la Giunta aveva addotto «ragioni di urgenza inesistenti» – per l’accusa – senza commissione esaminatrice e senza che la Green Blu avesse i requisiti. In primo grado il tribunale l’aveva assolto per vizio di dolo: c’era l’ok dell’ufficio legale. Condanna confermata per l’ex capo dell’ufficio tecnico di Quartu Alessandro Casu (3 anni e 6 mesi). Pani – difeso dai legali Massimiliano Ravenna, Guido Manca-Bitti e Marcello Vignolo – si è visto ridurre la condanna: da 7 anni e mezzo a 6 anni e 4, per truffa, falso, abuso d’ufficio. Una riduzione che si spiega con l’assoluzione da un capo d’accusa di corruzione in concorso con l’architetto Patrizia Cogoni (da 2 anni e 8 mesi a 14 mesi) e con la prescrizione dichiarata per i fatti di Baccu Mandara, complesso abusivo (demolito) cui aveva garantito il condono, come per il dirigente Antonio Monni e i titolari della TreP Piergiorgio Loi e Salvatore De Donato.
da L’Unione Sarda, 10 marzo 2010
Abuso d’ufficio, Milia condannato a un anno e quattro mesi. L’esponente del Pd riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio. Due assoluzioni e quattro prescrizioni. n primo grado il presidente della Provincia era stato assolto. Per il resto condanne confermate. Massimo Ledda
Sorride, anche se non troppo, l’ex direttore dell’ufficio tutela del paesaggio Lucio Pani, il quale si è visto confermare la condanna ma che, grazie allo sconto di pena ottenuto – da sette anni e mezzo si è scesi a sei e quattro mesi – e all’indulto, dovrebbe quantomeno evitare il carcere. Piange invece, e di brutto, il presidente Pd della Provincia Graziano Milia, assolto in primo grado ma ritenuto colpevole del reato di abuso d’ufficio dai giudici dell’appello, che per questo gli hanno inflitto un anno e 4 mesi di reclusione (il Pg Licina Serra ne aveva chiesto uno).
SENTENZA. Questi i verdetti più clamorosi con cui, poco dopo le 14 di ieri, al termine di un paio d’ore di camera di consiglio, si è concluso il processo di secondo grado a carico dei sedici imputati superstiti della maxi-inchiesta sulle gravi irregolarità – concessioni edilizie in sanatoria, autorizzazioni paesaggistiche contro legge, truffe orchestrate a tavolino per avere terreni comunali in concessione gratuita – commesse tra il 2000 e il 2003 all’ombra dell’Ufficio regionale per la tutela del paesaggio. Un’indagine con al centro l’architetto Lucio Pani (difeso dagli avvocati Massimiliano Ravenna, Guido Manca Bitti e Marcello Vignolo), che, grazie a una fitta rete di amicizie e complicità, stando all’accusa era riuscito, tra le altre cose, a dare il via libera alla costruzione del complesso abusivo a Baccu Mandara, ottenere indebitamente il terreno su cui edificare il centro sportivo al Margine Rosso e sbloccare concessioni non dovute per il Maramura a Capoterra.
ASSOLUZIONI. Un sistema al quale erano però completamente estranei il nipote di Pani Lorenzo Collu (difeso dall’avvocato Maurizio Scarparo) e Giuseppe Solla (avvocato Michele Loi), gli unici che ieri sono stati assolti con formula ampia – per non aver commesso il fatto – dopo le condanne a due anni incassate in primo grado.
SCONTI DI PENA. Hanno ottenuto invece consistenti sconti di pena Patrizia Rosemarie Cogoni (avvocati Leonardo Filippi e Maria Chelo), condannata a un anno e 2 mesi a fronte dei due e otto portati a casa in primo grado, Simonetta Birardi, moglie di Lucio Pani, la cui pena è scesa da due anni a otto mesi, e

dune
Giovanni Antonio Erbì (avvocato Luigi Concas) al quale sono stati inflitti sei mesi di reclusione, due in meno rispetto al primo giudizio.
GLI ALTRI VERDETTI. C’è poi chi se l’è cavata grazie alla prescrizione: il dipendente regionale Giorgio Sedda (avvocato Giuseppe Andreozzi), l’ex direttore generale regionale Antonio Monni, (avvocato Francesco Macis), e gli imprenditori Piergiorgio Loi e Salvatore De Donato (Macis), che a luglio di due anni fa erano stati tutti condannati a pene tra i due anni e i due anni e mezzo. Verdetti di condanna confermati infine per l’ex capo dell’Ufficio tecnico di Quartu Alessandro Casu (tre anni e mezzo, difeso dall’avvocato Francesco Onnis), Mauro Pani (tre anni e tre mesi, avvocato Lorenzo Sessini), l’imprenditore Mario Dettori (tre anni), Maria Lucia Farci (due anni e otto mesi, avvocati Filippi e Denise Mirasole) e il dirigente del settore urbanistica di Capoterra Giancarlo Suelzu (un anno e mezzo).
IL PRESIDENTE MILIA. A conti fatti una Caporetto solo per il presidente Milia, difeso dall’avvocato Paolo Sestu, che la corte d’appello ha anche dichiarato interdetto dai pubblici uffici per un anno e quattro mesi, il che potrebbe addirittura influire sulla sua ricandidatura alla guida della Provincia. Almeno dal punto di vista politico, visto che i giudici gli hanno comunque concesso la sospensione condizionale sia della pena detentiva che di quella accessoria. Ma non è tutto: l’esponente del Pd dovrà pagare anche le spese processuali, comprese quelle del giudizio di primo grado nel quale era stato assolto.
(foto S.D., archivio GrIG)




da La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2010
In Appello inflitti un anno e quattro mesi a Piero Fois, accusato di corruzione. Processo Pani, dirigente condannato. (Elena Laudante)
CAGLIARI. Il suo ruolo fu decisivo per la nomina a direttore regionale del Paesaggio di Lucio Pani, nel 2003, secondo due sentenze di condanna “re” delle licenze facili. In cambio, lui avrebbe agevolato un imprenditore amico nella ristrutturazione della discoteca Maramura, a Maddalena Spiaggia. La Corte d’Appello ha riconosciuto come valido l’impianto accusatorio di Procura e Corpo Forestale a carico di Piero Fois, ex capo di gabinetto dell’assessorato alla Pubblica Istruzione, condannato in secondo grado dopo una sentenza d’assoluzione del Gup. La corte, presidente Grazia Corradini, a latere Giovanni Lavena, ha inflitto al funzionario 1 anno e 4 mesi per corruzione.
I giudici hanno sancito – ma bisogna attendere il vaglio della Cassazione – l’impegno di Fois nel consentire l’ascesa di Pani, direttore della Tutela del Paesaggio fino all’arresto, il 7 giugno 2005. Gli avvocati difensori, Matteo Pinna e Patrizio Rovelli, che in primo grado avevano ottenuto un’assoluzione con formula piena, ricorreranno per Cassazione. Il verdetto del Gup era stato impugnato dal pm Daniele Caria, certo del ruolo di Fois e Lucio Pani nel favorire il proprietario del Maramura, Mario Dettori, anche attraverso il dirigente dell’Urbanistica di Capoterra, Giancarlo Suelzu, entrambi condannati in Appello. All’udienza preliminare del 2006, Fois aveva puntato sul rito abbreviato davanti al Gup Ermengarda Ferrarese, dimostrando con testimoni e trascrizioni di intercettazioni di non aver avuto alcun ruolo nella nomina. «Da alcune telefonate – avevano sostenuto i legali – emergeva chiaro che gli fosse d’impiccio». Il pm Caria aveva chiesto la condanna a un anno e quattro mesi: quanto inflitto quattro anni dopo in Appello.