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Dissesto idrogeologico a Capoterra, quanti padri ignoti.

Il nefasto annullamento dei Piani territoriali paesistici ci fece trovare privi di paracadute la notte del 31 dicembre del 2003. Il congelamento delle proposte edificatorie era infatti legato ai Ptp.  Così aveva parlato nei tragici giorni dell’autunno 2008 il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu, quasi per giustificare l’alluvione di cemento sulla piana e sui fiumi capoterresi.  Alluvione di metri cubi che aveva determinato l’alluvione di quei troppi corsi d’acqua che si sono ripresi violentemente lo spazio rubato loro con prepotenza dalla speculazione edilizia con l’aiuto determinante di una pianificazione urbanistica disegnata su misura.   

alluvione, Capoterra, 2008

alluvione, Capoterra, 2008

 ”

 

Non aveva detto che quei piani territoriali paesistici – P.T.P. vennero annullati (1998, 2003), su ricorso degli Amici della Terra, dai Giudici amministrativi perché accoglievano affettuosamente proprio miriadi di progetti speculativi in tutta la Sardegna, Capoterra compresa.   Proprio il contrario di quello che dovevano fare.   E non aveva detto – ma nemmeno l’aveva chiesto il giornalista intervistatore – per quale cavolo di motivo in ben sette anni del suo mandato amministrativo non aveva ancora radicalmente modificato quel vecchio programma di fabbricazione del giugno 1969.  Come non l’ha modificato nemmeno oggi.

Ma soprattutto non aveva neppure detto per quale altro cavolo di motivo la sua amministrazione comunale ha voluto la revisione dei vincoli del piano di assetto idrogeologico – P.A.I. per zone a grave rischio come quel Rio S’Acqua Tommasu dove già gli Amici della Terra ed il Gruppo d’Intervento Giuridico riuscirono anni or sono a non far realizzare una bella palazzina e nel 2008 è stato, come al solito, percorso da ondate d’acqua.    La Regione autonoma della Sardegna aveva accolto la proposta, supportata da fior fiore di studi del Centro interdipartimentale di Ingegneria Ambientale (C.I.N.S.A.) dell’Università degli Studi di Cagliari, con deliberazione Giunta regionale n. 17/12 del 26 aprile 2006.

E, oggi, la volontà ottusa del legislatore regionale ha voluto estendere anche a queste aree le disposizioni del c.d. piano per l’edilizia (legge regionale n. 4/2009), con tutte le ovvie previsioni del caso.

alluvione Rio S. Girolamo, Capoterra, 2008

alluvione Rio S. Girolamo, Capoterra, 2008

Gli accertamenti condotti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale quale polizia giudiziaria cercano di fare un po’ di luce. Attendiamo con fiducia le risultanze delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Se verranno individuate responsabilità non coperte da prescrizione, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, da molti anni impegnate contro le dissennate opere di trasformazione del territorio che comportano nuovo dissesto idrogeologico, presenteranno istanza di costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale.  

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 17 marzo 2010

Le aree alluvionate non erano a rischio. Gli incredibili errori del piano regionale idrogeologico.  Mauro Lissia

CAGLIARI. Al fianco di Guido Bertolaso, il governatore Renato Soru annuncia gli interventi della Regione per aiutare le famiglie di Poggio dei Pini e San Girolamo, messe in ginocchio da un alluvione senza precedenti: è il 23 ottobre 2008, lo scenario è il municipio di Capoterra. L’impressione generale, compresa quella di Bertolaso, è che all’origine del disastro sia la scelta assurda di costruire centinaia di case lungo l’alveo e sulla foce del rio San Girolamo. Forse Soru dimentica che una delibera della sua giunta e firmata da lui stesso il 26 aprile 2006 indica come area esclusa dal rischio idrogeologico il novanta per cento dei territori trasformati dall’alluvione in un deserto di fango. E’ sorprendente eppure è così: nell’ultima perimetrazione delle aree a rischio di inondazione gli autori del Pai – piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico – i terreni lungo il fiume e la superficie della foce che contiene la lottizzazione ‘Frutti d’Oro

alluvione Poggio dei Pini, Capoterra, 2008

alluvione Poggio dei Pini, Capoterra, 2008

due’ non sono compresi. Sono fuori, per i geologi che hanno elaborato lo studio non correvano alcun pericolo e ancora non ne corrono, considerato che quello studio è ancora in vigore. Quelle aree non erano esposte al pericolo di inondazione malgrado fossero uscite gravemente danneggiate dai nubifragi del 1999, del 2003 e del 2004. Come sia andata poi, nel 2008, è sotto gli occhi di tutti. L’agglomerato di San Girolamo, nato col piano di fabbricazione del 1969, le villette di ‘Frutti d’Oro due’: tutto spazzato dalla forza immane dell’acqua, 370 millimetri di pioggia venuta giù in poche ore. Fango, detriti, devastazione dov’erano due comunità popolosissime e tranquille.  Ora il Pai, invocato dagli amministratori locali e considerato una specie di bibbia da utilizzare per le scelte edificatorie, è finito all’attenzione dei pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani, titolari dell’inchiesta per omicidio colposo aperta subito dopo il disastro di Capoterra. Nella relazione del nucleo investigativo del Corpo Forestale, un lavoro di straordinaria precisione e livello di approfondimento, la verità – denunciata più volte anche da abitanti di Poggio dei Pini nel blog della comunità – salta fuori in tutta la sua imbarazzante chiarezza: l’autorevole staff di geologi incaricato di stabilire quali fossero le aree a rischio di alluvione sembrano essersi basati sui danni provocati dai disastri degli anni 1999, 2003 e 2004. Nessuna previsione attendibile per il dopo. Niente che potesse suggerire un intervento di prevenzione fra gli abitanti di San Girolamo e di Poggio dei Pini: nella cartografia ufficiale le due zone restano salve dalla classificazione Ri4 (rischio idraulico molto elevato) e anche dalle altre intermedie, indicate come Ri3, Ri2 e Ri1. Solo alcuni brevi tratti del lungofiume vengono inseriti fra le aree Hi1, considerate a pericolosità idraulica moderata. Secondo i tecnici si tratta di zone in cui i tempi del ritorno della piena vanno da cinquanta a cinquecento anni. Sulla base di che cosa si possano fare questi calcoli non è materia di cronaca. Ma è un fatto che l’ultima alluvione, dalla portata terrificante, si è verificata appena quattr’anni dopo l’approvazione dello studio sul rischio. Quindi classificazione e calcoli sono risultati ben lontani dalla realtà. Ma c’è dell’altro. Nello stesso Pai – elaborato nel 2004 e approvato in via definitiva con alcune varianti nel 2006 come “norma di salvaguardia del territorio regionale da eventuali danni e dissesti” – viene segnalato come sito a rischio il ponte alto di Poggio dei Pini, quello a monte. Mentre quello a valle, letteralmente sbriciolato dalla piena – un’auto trascinata via, due morti – è considerato al riparo da eventi atmosferici, praticamente sicuro. Una valutazione che andrebbe spiegata, non solo alla luce di quanto accaduto nel 2008: nove anni prima era crollato. Certo gli svarioni commessi dai geologi sono una traccia di lavoro per la Procura, impegnata a selezionare la mole di dati contenuta nella relazione dei forestali per stabilire se esista una responsabilità umana dietro i 5 morti di due anni fa. Un lavoro difficile, considerata la stratificazione di errori che segna da decenni il territorio di Capoterra, massacrato da speculazioni e leggerezze.

(foto da www.protezionecivile.it)

  1. 29 Marzo 2010 a 15:54 | #1

    da La Nuova Sardegna, 27 marzo 2010
    I geologi prendono le distanze dal piano per l’assetto idrogeologico della giunta Soru.
    «Lo studio su Capoterra è del Cinsa».

    CAGLIARI. I geologi non c’entrano con gli svarioni contenuti – per il Corpo Forestale – nel piano di bacino per l’assetto idrogeologico (Pai) di Capoterra, approvato dalla giunta Soru: a elaborare lo studio è stato il Centro interdipartimentale d’ingegneria e scienze ambientali dell’Università di Cagliari (Cinsa), un gruppo di ingegneri. A sostenerlo in una nota dai toni polemici è il presidente dell’ordine dei geologi sardi Davide Boneddu, che nega con decisione qualsiasi responsabilità dei colleghi sulla perimetrazione delle aree a rischio di alluvione e al contrario lamenta l’esclusione della categoria dalle scelte tecniche e dalle indicazioni contenute nel Pai. Sostiene Boneddu che «per la purtroppo crescente fragilità del territorio sarebbe stato necessario coinvolgere i geologi, in quanto – è scritto in una nota – la definizione del pericolo e del rischio idraulico non può essere eseguita prescindendo dalle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrogeologiche del bacino idrografico di riferimento e in particolare senza l’identificazione della fascia di esondazione geomorfologica e della stima del trasporto solido, meterie queste tutte di competenza del geologo». I contenuti del Pai sono da circa due mesi all’attenzione della Procura della Repubblica dopo che la relazione del Nucleo investigativo del Corpo Forestale ha messo in evidenza, fra l’altro, come le aree alluvionate il 22 ottobre 2008 non fossero classificate fra quelle a rischio. Nell’ultima perimetrazione delle aree esposte al pericolo di inondazione i terreni lungo il fiume San Girolamo, invasi dalle case private, e la superficie della foce che contiene la lottizzazione ‘Frutti d’Oro due’ non sono compresi. Quelle aree, a leggere il piano, non erano esposte al pericolo di inondazione malgrado fossero uscite gravemente danneggiate dai nubifragi del 1999, del 2003 e del 2004. L’alluvione di ottobre ha dimostrato che gli autori del piano si sbagliavano. Ma ora i geologi respingono qualsiasi responsabilità: a elaborare il Pai sono stati, per volontà della Regione, gli ingegneri del Cinsa. Quindi se ci sono stati errori, come emerge dagli atti d’inchiesta, a commetterli sono stati altri. Errori che sono all’esame dei pm Daniele Caria e Guido Pani, il cui lavoro d’indagine e di ricostruzione dei fatti sembra arrivato ormai alla fase finale. (m.l)

  2. Pierpaolo Catgiu
    23 Marzo 2010 a 23:16 | #2

    Doverosa e precisa la presa di posizione dell’Ordine dei Geologi all’articolo pubblicato dalla Nuova.
    L’intervento chiarisce molto bene quelle che sono le reali dinamiche dei fatti.

  3. 23 Marzo 2010 a 18:25 | #3

    un consiglio all’Ordine dei Geologi, risentiti per vedersi attribuire ruoli non ricoperti nelle vicende del dissesto idrogeologico di Capoterra. Sarebbe opportuna una presenza molto più incisiva nel denunciare queste palesi gravi “carenze” della pianificazione della difesa del suolo fin dal momento della loro realizzazione.

  4. 23 Marzo 2010 a 18:22 | #4

    riceviamo da Maria Rita Lai, geologa residente a Capoterra.

    COMUNICATO STAMPA
    Al Direttore del quotidiano “La Nuova Sardegna”

    In riferimento all’articolo pubblicato su “La Nuova Sardegna” mercoledì 17 marzo, ed avente per titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio”, visti i contenuti riportati dal pezzo giornalistico, l’Ordine dei Geologi della Sardegna ritiene doverose alcune precisazioni.
    L’autore dell’articolo segnala i Geologi quali responsabili della ridefinizione della perimetrazione del rischio idrogeologico nello studio di variante del Piano di Assetto Idrogeologico eseguito dal Comune di Capoterra nell’anno 2006 e precisa: “Nell’ultima perimetrazione delle aree a rischio di inondazione gli autori del Pai — piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico — i terreni lungo il fiume e la superficie della foce che contiene la lottizzazione ‘Frutti d’Oro due’ non sono compresi”.
    L’autore continua esplicando: “salta fuori in tutta la sua imbarazzante chiarezza: l’autorevole staff di geologi incaricato di stabilire quali fossero le aree a rischio di alluvione sembrano essersi basati sui danni provocati dai disastri degli anni 1999, 2003 e 2004.
    Ed infine dall’articolo riporta: “gli svarioni commessi dai geologi sono una traccia di lavoro per la Procura”.
    A fronte di tali affermazioni, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che quanto riportato nel suddetto articolo sia ingiusto e lesivo nei confronti di un’intera categoria. In aggiunta, da una semplice e rapida analisi degli atti oggetto dell’articolo, emerge che le note pubblicate sono prive di riscontri, fuorvianti, inesatte e impregnate di gravi e infondate
    accuse. A ciò l’Ordine si riserva di intervenire in tutte le sedi competenti. Senza voler produrre polemiche fini a se stesse e tantomeno voler entrare nel merito dell’estensione territoriale degli studi eseguiti, (per il quale si rimanda alla consultazione della documentazione ufficiale), ma con il solo fine di esporre la realtà dei fatti e di tutelare la professionalità dei Geologi, questo Ordine ritiene significativo evidenziare quanto segue:

    - Le perimetrazioni originarie del P.A.I. furono inizialmente approvate con Decreto dell’Assessore dei Lavori Pubblici della RAS n° 3 del 21 febbraio 2005, pubblicato sul BURAS n°8 del 11/03/05, con il quale fu data esecutività alla deliberazione della Giunta Regionale n°54/33 del 30/12/2004, di adozione e parziale approvazione, quali norme di salvaguardia, del “Piano Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico”(PAI), riguardante anche il territorio comunale di Capoterra;
    - Nell’anno 2005 il comune di Capoterra affidò al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’ Università degli Studi di Cagliari (CINSA), l’incarico di provvedere alla mappatura di dettaglio per la definizione del pericolo e del rischio idrogeologico.
    - Il suddetto Centro Interdipartimentale di Ingegneria (CINSA), ha prodotto le relative elaborazioni idrauliche ed inoltre le verifiche su opere di difesa realizzate e da realizzare. Il CINSA, quindi, nel merito dell’incarico affidatogli, ha elaborato una proposta di revisione della perimetrazione della pericolosità e del rischio idraulico;
    - Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 17/12 del 26/04/06, sono state approvate le nuove perimetrazioni proposte dallo studio del CINSA, a seguito della realizzazione di interventi di mitigazione e di studi di maggior dettaglio delle aree a pericolosità e rischio di inondazione ai sensi degli articoli 4 c. 5 e 37 c. 7, delle norme di attuazione del PAI. Inoltre nella medesima deliberazione, il Comune di Capoterra è stato
    individuato quale unico responsabile della manutenzione, pulizia e mantenimento della funzionalità delle opere di mitigazione, finalizzate a garantire la pubblica e privata incolumità;
    Sulla base di quanto sopra evidenziato e quindi dall’esame dei documenti pubblici, si osserva che l’incarico di revisione del P.A.l. e quindi delle perimetrazioni della pericolosità e del rischio idraulico per il Comune di Capoterra, è stato affidato non a un singolo geologo o ad uno studio di geologia bensì al Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Cagliari (CINSA), senza quindi che nessun Geologo fosse incaricato di tali prestazioni. Si evidenzia tra l’altro che anche l’art. 37 delle N.d.A. del P.A.I. – Varianti ed aggiornamenti del PAI – non prevede la presentazione di una relazione
    di compatibilità idraulica (che ai sensi delle medesime norme di attuazione deve essere presentata a firma congiunta da un Ingegnere e da un geologo) e dunque nessun ufficiale apporto del Geologo nella stesura delle progettazioni di variante idraulica.

    Ci chiediamo pertanto quale sia “l’autorevole staff di geologi incaricati di
    stabilire quali fossero le aree di alluvione”, così come riporta l’articolista, visto che in nessun atto ufficiale della variante P.A.I. depositato presso il Comune di Capoterra o presso gli Enti preposti al controllo, figurano Geologi incaricati di eseguire tale prestazione professionale.
    In virtù di quanto precisato, questo Ordine professionale ribadisce che
    nessun Geologo è stato incaricato della redazione della variante del P.A.I. prodotta dal Comune di Capoterra. Sarebbe stato opportuno aspettarsi un diretto coinvolgimento della categoria dei Geologi, proprio in conseguenza di quegli episodi avvenuti in occasione dei nubifragi del 1999, 2003 e 2004 citati dall’autore dell’articolo. Questo per rigor di logica, per
    buon senso e per la purtroppo crescente fragilità del territorio, sarebbe dovuto avvenire in quanto la definizione del pericolo e del rischio idraulico non può essere eseguita prescindendo dalle caratteristiche geologiche, morfologiche e idrogeologiche del bacino idrografico di riferimento e in particolare senza l’identificazione della fascia di esondazione
    geomorfologica e della stima del trasporto solido, materie queste, tutte di stretta competenza del Geologo.
    A titolo di cronaca, ricordiamo che proprio nei giorni 11 e 12 febbraio 2010, i Geologi sardi erano riuniti in assemblea nell’aula Consiliare del Comune di Capoterra e presso la sede Universitaria del Dipartimento di Scienze della Terra a Cagliari, per discutere le problematiche legate alla vulnerabilità del territorio e derivanti dal pericolo idrogeologico, con particolare riferimento proprio al caso del Rio San Girolamo.
    Durante l’incontro però, non ricordiamo la presenza di giornalisti, né tantomeno quella del sig. Lissia, né abbiamo avuto conoscenza di resoconti nella stampa locale nei giorni a seguire.
    Questo Ordine quindi, è costretto suo malgrado a precisare che i Geologi, con coscienza, professionalità e dedizione, sono da sempre e costantemente impegnati nel territorio, nella sua pianificazione sostenibile e nel suo governo.
    I Geologi, non meritano attacchi ingiustificati e densi di colpevoli inesattezze quali quelli riportati nell’articolo suddetto, il quale pare abbia citato più che la realtà dei fatti, delle informative destituite di ogni fondamento e verità fattuale.
    Per quanto sopra evidenziato, l’Ordine dei Geologi della Sardegna, ritiene che l’articolo pubblicato mercoledì 17 marzo da “La Nuova Sardegna” con titolo “Le aree alluvionate non erano a rischio” a firma del sig. Lissia, sia intriso di gravi imprecisioni che risultano pesantemente diffamatorie nei confronti della categoria professionale da questo rappresentata.Si chiede pertanto a codesta Direzione de “La Nuova Sardegna”:

    - La pubblicazione per intero del presente comunicato stampa, con pari evidenza dell’articolo uscito lo scorso 17 marzo;
    - La pubblicazione di una smentita e di una rettifica ufficiale per i contenuti riportati nell’articolo dello scorso 17 marzo e ritenuti lesivi nei confronti dei Geologi.
    E’ interesse ed auspicio dell’Ordine dei Geologi della Sardegna, fermo restando quanto precisato in questo comunicato, che in futuro si instauri un costruttivo dialogo tra le parti coinvolte in questa vicenda, sopratutto quando oltre alle ingenti ferite al territorio, vi sono in gioco le vite umane.
    A concludere, credendo di fare cosa utile, ricordiamo l’articolo 1 delle Norme deontologiche riguardanti l’esercizio della professione di Geologo in Italia approvate dal Consiglio Nazionale dei Geologi nella seduta del 19 dicembre 2006, testimonianza e riprova che questa professione è soprattutto a servizio dei cittadini e del territorio.
    “La professione del geologo è di preminente interesse pubblico e generale e deve essere esercitata nel rigoroso rispetto della normativa vigente, nonché delle disposizioni contenute nel presente Codice Deontologico di Autodisciplina e di Etica Professionale.
    Il geologo fa propri e si riconosce nei fondamentali princìpi costituzionali di libertà, eguaglianza, solidarietà e democrazia.
    In particolare il geologo si riconosce nei princìpi costituzionali di salvaguardia della salute e dell’ambiente ed opera per la tutela ed integrità geologica del territorio, anche con azione di prevenzione e mitigazione dei rischi di dissesto, siano essi naturali o indotti da intervento antropico.”

    Il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sardegna
    Dott. Geol. Davide Boneddu

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