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In nome della tradizione.

Pettirosso

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Il profeta Maometto sposò Aisha, a quanto pare la preferita fra tutte le sue mogli, quando lei aveva all’incirca nove anni e lui più o meno cinquant’anni, cifra più cifra meno, oggi una relazione del genere nei Paesi civili non sarebbe possibile e l’uomo in questione sarebbe definito pedofilo ma erano altri tempi e, naturalmente, non scriverò che Maometto era un pedofilo. Però, dall’epoca in cui Maometto viveva e predicava è passato qualche anno, il genere umano ha modificato molti suoi comportamenti, per esempio non si sposta più con i cammelli, ha perfino cambiato idea su alcune tradizioni ma su quelle più becere no, su quelle ha mantenuto una coerenza ammirevole, forse perché quelle più becere lo fanno sentire potente, forte e ad alcuni uomini danno l’illusione di essere onnipotenti. La pedofilia istituzionalizzata è una di quelle tradizioni becere alle quali gli uomini, con il sostegno di molte donne e madri, non sanno proprio rinunciare, evidentemente, è troppo forte il piacere che si prova nel violentare brutalmente una bambina, per potersene privare. Eh, sì, e chissà quale piacere supremo si potrà mai provare nel provocarle “lesioni gravissime all’apparato genitale che hanno portato all’emorragia fatale”? Solo l’uomo, il novello “sposo”, yemenita che ha violentato e ucciso la propria piccola moglie di tredici anni può saperlo mentre lei non saprà mai cosa significa ricevere una carezza ed essere trattata con tenerezza, con amore e con rispetto, una bambina che, come i sessanta milioni di bambine nel mondo, ha provato sulla sua pelle il significato di una tradizione becera, una piccola donna che ha subito le conseguenze di concezioni del genere: “sposarsi con una bambina di nove anni è lecito, lo afferma il Corano. Maometto si è sposato con Aisha quando lei aveva sette anni e ha consumato il matrimonio quando ne ha compiuti nove”. Sessanta milioni di bambine violentate, sessanta milioni di donne infelici e altrettanti milioni di uomini autorizzati a procurare sofferenza e infelicità in nome di Maometto e del Corano o, più probabilmente, in nome dei propri istinti.

Claudia Basciu

Per saperne di più:

www.adnkronos.it – Yemen, una sposa bambina di 13 anni muore tre giorni dopo il matrimonio;

Yemen, il “partito” delle donne si divide sulle spose bambine | l’Occidentale

  1. albertina
    18 Aprile 2010 a 17:42 | #1

    l’argomento non interessa! altri tempi e, ci sarebbe stata una caterva di messaggi.ci sono priorità!! trovo piu’ giusto parlare dei disoccupati sardi,dei padri che si trovano sull’isola aspettando che qualcuno si occupi seriamente del lavoro e dei furbi imprenditori che chiudono aziende in italia per aprirle dove il costo del lavoro è minore….questa è la priorità…a quando??fatti non parole!!!

  2. albertina
    13 Aprile 2010 a 20:41 | #2

    sbalordimento e disgusto. ma non è solo ignoranza alla base di certi accadimenti nei paesi islamici. imigrati ne abbiamo tanti a brescia ,si parla tanto di integrazione ma le persone di quei paesi non cambiano neanche se dovessero viverci una vita nei paesi occidentali. rimangono radicati alla loro cultura (si fa per dire!!) le donne vestono gli stessi abiti sia in inverno sia in estate. devono seguire il loro marito padrone a distanza di 5 metri, non possono lavorare, parlare con nessuno senza previo consenso del coniuge..etc..etc..qui dove esiste la libertà loro non sanno neanche il significato di questa parola. che tornino al luogo natio e ci rimangano. ci occupiamo troppo di aiutarli .

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