Home > Primo piano > Energia nucleare: una scelta impossibile.

Energia nucleare: una scelta impossibile.

il nucleare vince sempre sull'invidia e sull'odio, manifesto taroccato

il nucleare vince sempre sull'invidia e sull'odio, manifesto taroccato

Prima di trovare una centrale nucleare accanto alle nostre case e sorridere nel vedere il fumo “ecologico” che esce dalle sue torri, perchè così ci ha imposto il pensiero unico voluto dai nostri politici, pensiamo sia utile conoscere alcuni aspetti dell’energia nucleare purtroppo ancora poco raccontati, in modo da poter capire e scegliere a favore o contro le centrali nucleari nel nostro Paese. Per tale motivo, vi proponiamo l’interessante articolo del professor Angelo Baracca (fisico, docente presso l’Università di Firenze) tratto dal libro L’Italia torna al nucleare?. Ringraziamo il professor Baracca per la disponibilità, e per la chiarezza con la quale ha saputo spiegare le problematiche, particolarmente complesse, relative all’energia nucleare.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che sia da respingere questo “ritorno” del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Hanno quindi promosso la seguente petizione:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri,

i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare.

Vai su www.firmiamo.it, già 3.338 italiani l’hanno sottoscritta (1.546 sulla piattaforma petizioni Tiscali).  Per sottoscrivere basta cliccare sul seguente link:

No all’energia nucleare, sì all’energia solare !

Fermiamo questa folle corsa verso il nucleare, facciamo la nostra parte. In 3.338 lo stiamo già facendo, ti aspettiamo!

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Video importato

YouTube Video

di Angelo Baracca – L’Italia torna al nucleare?, Milano, Jaca Book, 2008

1. L’Italia ha bisogno delle centrali nucleari?

Premessa: le centrali nucleari producono solo energia elettrica, che è meno di un quinto dei consumi totali di energia praticamente in tutti i paesi. La domanda di energia elettrica presenta notevoli oscillazioni in diverse ore del giorno, con picchi e minimi della domanda, oltre che variazioni stagionali, o in situazioni eccezionali (ondate di freddo o di caldo).

1.1 – È vero che l’Italia importa energia elettrica, a prezzi molto bassi, dalla Francia, ma anche dalla Svizzera e l’Austria: ma perché?

In realtà l’Italia ha un’eccedenza di potenza elettrica installata rispetto alla domanda superiore a tutti i paesi europei: nel 2008 potenza installata 96.670 MW a fronte di 56.800 MW di domanda, eccedenza 41 % (superiore al 2006: 88.300 MW contro 55.600 MW, eccedenza 37 %).

Ma il sistema elettrico italiano è inefficiente, da quando il settore è stato privatizzato i costi dell’energia elettrica in Italia sono tra i più alti d’Europa, per cui conviene mantenere delle centrali spente o a basso regime e comperare energia dall’estero: gli imprenditori hanno convenienza a costruire nuovi impianti a gas, redditizi anche se funzionano a pieno carico pochi mesi all’anno.

Da parte sua la Francia, con la scelta di produrre il 78 % dell’energia elettrica dal nucleare (ma tutti i governi francesi si sono ben guardati dal privatizzare edf, Electricité de France) ha un sistema elettrico molto rigido: le centrali nucleari non si possono regolare per seguire la variazione della domanda con la flessibilità degli altri sistemi di generazione, per cui per coprire la domanda di picco la Francia produce in ore di minimo un surplus di energia elettrica, che vende a prezzi molto bassi. Per contro, in situazioni eccezionali deve comperare energia che, essendo energia di picco, paga molto cara (anche se il bilancio è positivo).

Peraltro la Francia importa più petrolio dell’Italia, ed ha anzi i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa. Il nucleare quindi non ha nulla a che fare con la bolletta petrolifera! (La Francia importa meno gas di noi: ma questo è legato al fatto che, per sostenere la produzione elettronucleare, utilizza ancora il riscaldamento domestico elettrico).

1.2L’Italia quindi non ha urgente bisogno di più energia elettrica: dai dati precedenti risulta che sono stati installati in soli due anni (2206 – 2008) nuovi impianti a gas per 8.370 MW, molto più dei 6.400 MW delle 4 centrali nucleari che il governo vorrebbe costruire, con costi enormemente superiori, e in non meno di 10 anni dall’avvio dei lavori, previsti per il 2012-2013!Dove vogliono piazzare le centrali nucleari e il deposito delle scorie?

La Germania è leader mondiale nell’energia solare; anche la Spagna ha incentivato le energie rinnovabili, sviluppando capacità tecnologiche e commerciali. L’Italia rimane il fanalino di coda nelle energie rinnovabili. Ed è il paese degli sprechi: enormi sprechi pubblici di energia – dal sistema di trasporto su gomma e le autostrade, al deplorevole isolamento degli edifici, all’agricoltura – la cui razionalizzazione ed eliminazione costituirebbe la maggiore fonte di energia, con grandi vantaggi economici, ambientali, occupazionali e sociali!

1.3Costi e tempi di costruzione delle centrali nucleari sono fuori controllo. Il reattore francese epr in costruzione a Olkiluoto (Finlandia) avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2009, con un costo di circa 3 miliardi di Euro: ma la sua costruzione ha incontrato una quantità enorme di problemi tecnici, che hanno allungato i tempi di costruzione di almeno 3 anni (oggi si prevede fine 2012), e quasi raddoppiato i costi (più 2 miliardi e mezzo ad oggi). Analoghi problemi si sono presentati per l’altro reattore in costruzione a Flamanville (Francia).

I ritardi e l’aumento dei costi dei reattori epr in costruzione in Finlandia e in Francia sono attribuibili in grande misura all’inadeguatezza delle imprese di quei paesi per soddisfare i requisiti tecnici eccezionali richiesti per il nucleare (saldature, acciaio, cemento, ecc.), rispetto agli altri impianti. Si può immaginare come le imprese italiane sarebbero in grado di soddisfare questi livelli tecnologici (ricordate l’Italcementi, che ha fornito cemento scadente per le grandi opere!), e quindi i ritardi e gli aumenti dei costi diventerebbero ancora maggiori: la Spagna ha senza dubbio coinvolto maggiormente la propria industria, sostenendo costi enormemente inferiori con maggiore profitto. Ricordiamo che le tratte dell’Alta Velocità ferroviaria in corso di realizzazione in Italia hanno costi tra le 5 e le 10 volte superiori alle tratte costruite all’estero!

1.4 – A questo si aggiunga che, dopo il Referendum del 1987, con costume tipicamente italiano sono state dissennatamente eliminate o riconvertite molte delle competenze e delle strutture che si erano accumulate durante lo sviluppo degli sfortunati programmi nucleari degli anni 60-80. Oggi enea ed enel hanno poco personale dipendente esperto nel nucleare, in gran parte prossimo alla pensione, ed il resto è costituito da personale a contratto a tempo determinato. Ricostituire le competenze e le strutture necessarie richiederebbe 15 anni, mentre i provvedimenti recenti del governo vanno verso una distruzione dell’Università e della ricerca pubbliche!

Dove vogliono piazzare le centrali nucleari e il deposito delle scorie?1.5 – Abbiamo invece ancora una pesante eredità dei pur modesti programmi nucleari del passato, irrisolti dopo 20 anni! (Quattro centrali da smantellare, combustibile esaurito ancora da ritrattare, scorie nucleari disseminate in siti non idonei, ecc.: ricordiamo tutti le vicende di Scanzano Ionico, dove il precedente Governo Berlusconi voleva d’imperio localizzare il deposito nazionale definitivo per le scorie  nucleari). D’altra parte, la localizzazione di una centrale nucleare, ovunque sia, solleva una forte opposizione popolare.

La legislazione raffazzonata da questo governo per la ripresa del nucleare presenta aspetti allarmanti, che stravolgono la normativa internazionale, tant’è che molte Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. La nascente Agenzia per la sicurezza nucleare (ASN) si configura non come ente indipendente, ma dipendente dal Governo, che vuole sveltire delicate procedure autorizzative, riducendone tempi e modi rispetto agli altri paesi, che pure hanno maggiore esperienza in campo nucleare (i reattori già licenziati in paesi OCSE o con cui l’Italia ha accordi bilaterali, Francia e usa, sono sostanzialmente approvati; le procedure autorizzative per una centrale nucleare sono surrettiziamente estese anche a strutture destinate allo stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi, edificabili nello stesso sito, che richiederebbero un’altra autorizzazione; si precostituisce così la possibilità che queste strutture non vengano sottoposte a via in quanto i rifiuti sono prodotti nello stesso sito, con l’aggravante che questi depositi temporanei potrebbero, col tempo, diventare definitivi; ecc.).

Allarma da questo punto di vista l’orientamento del Governo di localizzare le nuove centrali proprio nei siti delle vecchie (Caorso, Garigliano, Trino Vercellese), che già avevano le autorizzazioni, scavalcando d’un colpo anche il problema dello smantellamento delle vecchie centrali.

Non si dimentichi poi che tutto il territorio italiano è a rischio sismico.

1.6 – L’eventuale avvio dei lavori di costruzione di una centrale nucleare in Italia (non prima del 2012-2013) metterà in moto enormi somme di denaro, lucrosi appalti per i “soliti noti” (Impregilo, ecc.) coinvolti nelle grandi opere, dal Ponte sullo Stretto, all’Alta Velocità, agli inceneritori, oltre che gli interessi della malavita organizzata. Per molti anni le opere saranno civili (cemento, acciaio, ecc.), prima che compaiano componenti nucleari. Questo è il vero affare (come per il Ponte).Dove vogliono piazzare le centrali nucleari e il deposito delle scorie?

2. Motivi generali contro l’energia nucleare

2.1 – Il legame tra energia nucleare “civile” e militare non solo è inscindibile (dual-use), ma i programmi civili non si sarebbero sostenuti senza i programmi militari, i cui costi complessivi non si sapranno mai, ma sono senza dubbio superiori almeno di un fattore 10 rispetto ai programmi civili: a fronte della costruzione di poche centinaia di reattori di potenza nel mondo, sono stati costruiti un numero maggiore di reattori militari, e ben 130.000 bombe atomiche (con tutto il sistema, molto più costoso, di missili, bombardieri, sommergibili, sistemi di controllo e di allarme, satelliti, radar, ecc.). Il confronto con la Francia non regge anche perché la Francia ha sviluppato un potente arsenale nucleare militare, nel quale ha potuto scaricare molti costi del nucleare civile (l’utente francese paga probabilmente un sovrappiù per il nucleare occultato nelle imposte per le spese militari).

La realizzazione di programmi di rilancio di centrali nucleari di potenza, e la diffusione di questa tecnologia ad altri paesi, non può che aggravare i rischi di proliferazione militare (richiamati solo quando si tratta dell’Iran o della Corea del Nord: il Brasile ha già realizzato, senza nessuna contestazione, il processo di arricchimento dell’uranio che si contesta a Tehran). D’altra parte, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, iaea, già oggi denuncia una carenza di fondi per i compiti di controllo della tecnologia nucleare civile in tutto il mondo.

centrale nucleare

centrale nucleare

2.2Salute. Molte ricerche hanno ormai dimostrato in modo incontestabile che tra le popolazioni che vivono nei pressi delle centrali vi sono aumenti di leucemie infantili ed altre malattie. Rilasci di radioattività sono evidentemente comuni anche in condizioni di normale funzionamento. A poco valgono gli argomenti che queste possono essere inferiori al fondo naturale di radioattività, perché per sconvolgere i meccanismi genetici e biochimici bastano dosi bassissime: che si aggiungono con effetti sinergici a tutti gli altri fattori inquinanti (questi vanno considerati nel loro complesso, e non separatamente). È provato anche il preoccupante aumento di tumori nella popolazione mondiale. L’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre è grave fin dai tempi dei test nucleari, anche se sottaciuto o negato dalle autorità e dalla comunità scientifica.

Né va dimenticato che l’estrazione del minerale di uranio causa tumori e altre malattie nei lavoratori, e provoca devastazione e inquinamento radioattivo diffuso nella regione circostante

2.3 – Un argomento portato dai sostenitori del nucleare è che esso sarebbe esente da emissioni di co2. Questo è vero per la sola parte della reazione a catena nel nocciolo del reattore. Ma tutte le altre parti del ciclo del combustibile (estrazione del minerale, trasporto, estrazione dell’Uranio, arricchimento, custodia o ritrattamento del combustibile esaurito, ripristino delle miniere) e della centrale (costruzione, smantellamento, gestione delle scorie radioattive) producono co2 (l’impianto di arricchimento di Paducah, nel Kentucky, utilizza due centrali a carbone da 1.000 MW; questo impianto ed un altro a Portsmouth, Ohio, rilasciano il 93 % di tutto il gas clorofluorocarburo, cfc, emesso annualmente negli usa, anch’esso un gas serra, responsabile inoltre della distruzione della fascia di ozono stratosferico). Ma se anche, allo stato attuale, il ciclo nucleare emette meno co2 del carbone, e anche del gas, se si tiene conto che il nucleare copre solo il 6 % della domanda di energia primaria mondiale (e tra il 2 % e il 3 % dei consumi finali di energia), anche un obiettivo di modestissimo abbattimento delle emissioni di co2 richiederebbe la costruzione di un migliaio di centrali nucleari, con costi di migliaia di miliardi, che sembrano difficilmente compatibili con la situazione economica mondiale.

In ogni caso l’entità delle emissioni del ciclo nucleare cambierà radicalmente quando si saranno esauriti i giacimenti più ricchi di Uranio, la cui durata è valutata in 50-60 anni al ritmo attuale di utilizzo: quando si dovrà ricorrere a giacimenti o matrici in cui esso è meno concentrato, aumenteranno le quantità di minerale (radioattivo!) da smuovere, trasportare e trattare, aumenteranno vertiginosamente anche le emissioni di co2, v. figura.

2.4 – L’Uranio è una fonte esauribile al pari del petrolio (v. sopra): sembra assolutamente inconsistente la progettazione di nuove centrali con tempi di vita operativa di 60 anni, quando l’Uranio economicamente ed energicamente utilizzabile si esaurirebbe prima, ai ritmi attuali! Vi sono grandissime quantità di Uranio nella crosta terrestre, ma per concentrazioni decrescenti l’energia necessaria per l’estrazione diventerebbe maggiore di quella contenuta nell’Uranio estratto.

Video importato

YouTube Video

2.5 – Gli argomenti ai punti precedenti si riflettono ovviamente in modo pesante anche sui costi del nucleare. Anche qui i sostenitori del nucleare considerano di solito solo i costi di costruzione della centrale (che già, come si è detto, lievita enormemente rispetto alle previsioni) e del combustibile (il cui commercio è, come per il petrolio, in mano a un ristretto numero di imprese private, ed è stato soggetto negli ultimi anni a grossi aumenti di costi). Le esperienze concrete di smantellamento di centrali nucleari e di ripristino di miniere sono poche, per cui le previsioni sono molto aleatorie, ma indubbiamente i costi sono molto alti, anche se differiti (ma con il tempo gli aumenti dei costi sono la norma): è stato calcolato che lo smantellamento del parco nucleare mondiale (compresi i siti militari) costerebbe mille miliardi!

Un fatto che taglia la testa al toro è che negli usa, dove le imprese elettriche sono private, non sono state commissionate nuove centrali da 30 anni! In ogni caso le imprese e gli investitori disposti a costruire centrali nucleari lo faranno solo se avranno forti incentivi e garanzie economiche dallo Stato. Il clamoroso voltafaccia di Obama deve essere letto come prova della grande forza della lobby nucleare, e dimostra che il nucleare non si può sviluppare senza forti sovvenzioni statali!

È assai dubbio che la situazione economica mondiale lascerà effettivi spazi per gli enormi investimenti necessari per promuovere grandi programmi nucleari.

2.6 – Il problema dei residui del ciclo nucleare (scorie, combustibile esaurito) è irrisolto in tutti i paesi del mondo, e non si prospettano soluzioni semplici ed economiche in tempi prevedibili. Ancora una volta la Francia dimostra l’insostenibilità dei problemi creati dal nucleare: migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi a bassa attività sono stati sparsi su tutto il territorio, vi sono state probabilmente esportazioni illegali in altri paesi. Il progetto usa del deposito di Yucca Mountain è definitivamente fermo, dopo anni di lavoro e ingenti spese. I residui radioattività a lunga vita dovrebbero essere condizionati per 300.000 anni! Un tempo tale che qualsiasi pretesa di garanzia non può avere nessun fondamento scientifico.

2.7 – Rimane poi il problema della sicurezza. Le conseguenze di inaudita gravità dell’incidente di Chernobyl (1986) gravano e graveranno ancora sull’intera umanità, anche se nel ventennale le Agenzie internazionali hanno fatto irresponsabilmente a gara per minimizzarne la portata: d’altra parte i bambini americani hanno ancora nei denti lo Stronzio-90 prodotto dai test nucleari nell’atmosfera degli anni ’50 e ’60; mentre l’uso e l’abuso dei famigerati proiettili ad “uranio impoverito” hanno liberato nell’atmosfera ulteriore e persistente pulviscolo di microparticelle radioattive. Negli ultimi anni non sono cessati gli incidenti in centrali nucleari in Francia, Spagna, Germania, Slovacchia, Giappone: anche se vengono sistematicamente sminuite dalle autorità.

Bisogna ricordare anche che si hanno informazioni allarmanti sulla sicurezza del reattore epr.

2.8 – I sostenitori del nucleare ci promettono reattori di 4a Generazione, di nuova concezione, con caratteristiche tali da risolvere tutti i problemi creati da questa tecnologia. Purtroppo tali centrali sono ancora a livello di ricerca (dopo decenni!), non entreranno in funzione prima del 2030-2040! Sembra per lo meno estremamente scorretto promettere oggi le caratteristiche future di una tecnologia talmente complessa, che potrà riservare sorprese, difficoltà e problemi assolutamente inaspettati nel corso della sua realizzazione. Si può ricordare che già il colossale progetto dei reattori veloci al Plutonio sviluppato dalla Francia (con la partecipazione al 30 % dell’Italia; ma la Francia aveva l’interesse principale per le bombe!) si è rivelato un clamoroso fallimento, con la chiusura definitiva di Superphoenix, che avrebbe invece dovuto essere il prototipo per un reattore commerciale.

Video importato

YouTube Video

3. Alternative

Risparmio energetico: può equivalere alla costruzione di varie centrali nucleari!

Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.

Riduzioni dei consumi e cambiamenti degli stili di vita: non è un “ritorno alla candela”, ma il passaggio ad una vita più sana e sobria, con meno stress, riprendendo il rapporto con la natura. Abbandono dell’«usa e getta» e di prodotti non necessari importati o trasportati su grandi distanze; adozione di prodotti necessari, durevoli e sobri. Costituzione di Gruppi d’Acquisto.

Un mondo di pace: le guerre – oltre a causare spaventose vittime civili, spesso donne, vecchi e bambini – costituiscono enormi sprechi di risorse; comportano gravi costi economici, ai quali si aggiungono le immani distruzioni; sono fattori di inquinamento (bombardamento dei pozzi petroliferi in Iraq, 1991; degli impianti chimici in Serbia, 1999; uranio impoverito, ecc.). È stato calcolato che il Pentagono è il maggiore consumatore individuale di petrolio, dopo soli 34 Stati nazionali.

(foto da mailing list ambientaliste, S.D., archivio GrIG)

  1. 19 Aprile 2011 a 14:24 | #1
  2. 19 Novembre 2010 a 16:03 | #2

    “no” al nucleare italiano! E lo dice un nuclearista convinto.

    da Il Fatto Quotidiano, 18 novembre 2010 (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/un-disastro-l%E2%80%99atomo-all%E2%80%99italiana-parola-del-nuclearista-clo/77439/)
    Un disastro l’atomo all’italiana, parola del nuclearista Clò.

    Attorno al “rinascimento nucleare”, del quale si parla molto facendo poco, ci sono alcuni misteri. Il primo è che in un profluvio di interviste e convegni, il governo Berlusconi ha costituito l’Agenzia per la sicurezza nucleare, primo passo operativo per la costruzione di nuove centrali. Ma, chissà come, si è dimenticato di scrivere il documento programmatico che dovrebbe precedere il gran fervore di attività e che infatti il decreto legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010 ordinava di redigere in poche settimane. Questa è solo una delle bombe di profondità sganciate da Alberto Clò, docente di Economia industriale a Bologna e ministro dell’Industria nel governo Dini (1995).
    Il suo pamphlet Si fa presto a dire nucleare, appena pubblicato da Il Mulino, se letto con qualche attenzione dalla classe politica, metterebbe la pietra tombale su un piano nucleare fatto di chiacchiere. Che però, alla lunga, rischia di aprire la strada a una rendita miliardaria (in euro) e quindi a un gigantesco drenaggio di denaro pubblico. Clò si addentra nelle stranezze del nucleare all’italiana con perfida ironia: “Costruire per non produrre non è una gran prospettiva, specie se si sono spesi miliardi di euro”. E si chiede come mai si parte con il nucleare ma nel frattempo si autorizza anche un nuovo esercito di centrali a metano, cosicché si rischia tra 20 anni di non sapere che farne. L’impatto del suo volumetto è moltiplicato dal fatto che fin dalla prima riga l’economista bolognese si dichiara nuclearista non pentito. E, quando Clò passa in rassegna le sciocchezze fatte o dette dai pasdaran dell’atomo, lo fa per metterli sull’avviso: sarà colpa vostra, avverte, se anche stavolta non combineremo niente. A 21 anni dal referendum che ci ha fatto uscire dal nucleare, secondo Clò una iattura, siamo rientrati in ballo con una semplice dichiarazione dell’allora ministro Claudio Scajola all’assemblea della Confindustria del 22 maggio 2008.
    Clò prende di mira la ottusa propaganda filonucleare, che non ha imparato niente dalla sconfitta degli anni Ottanta, e fa impietosamente il verso all’idea ossessiva di dipingere il ritorno al nucleare come una marcia trionfale all’insegna degli slogan: “La convenienza del nucleare è fuor di dubbio. Gli investitori sono in grado di assumersene l’onere senza alcun aiuto, sussidio, incentivo. I soldi non sono un problema. Possiamo farcela nel giro di pochissimi anni”. “Si fa presto a dire nucleare”, replica appunto Clò, che smonta una per una queste asserzioni, pur paventando il rischio di essere considerato “un traditore”. E al contrario sostenendo che solo guardando i problemi per quello che sono, senza fare i furbi, si potrà costruire attorno all’energia atomica quel consenso sociale indispensabile per procedere. Ed ecco la lista dei problemi. Innanzitutto non è vero che il nucleare avanza in tutto il mondo e gli italiani sono gli unici fessi a restare tagliati fuori. “Rispetto ai massimi toccati nel decennio scorso l’apporto del nucleare si è ridotto del 21 per cento in Germania, del 14 per cento in Giappone, del 27 per cento in Gran Bretagna, del 7 per cento in Francia, del 12 per cento nell’intera Unione europea”, scrive Clò.
    Inoltre le difficoltà economiche sono assai spinose. “I tempi medi di costruzione delle centrali sono raddoppiati”, scrive Clò, e questo pesa sul costo finanziario dell’operazione. Tra l’altro, rileva l’economista, “l’Agenzia di Parigi ha calcolato che per le oltre 150 centrali realizzate tra 1986 e 1997 il costo effettivo è risultato doppio di quello previsto; mentre le cose sono andate ancor peggio negli Stati Uniti, con uno scarto di tre volte”. E ancora: non è vero che il nucleare fa risparmiare sui costi di generazione dell’elettricità. Arrivando al 25 per cento di produzione nucleare, come promesso da Berlusconi, Clò calcola nel 5 per cento il risparmio massimo ottenibile.
    Un po’ poco per giustificare economicamente un investimento di decine di miliardi di euro. Anche perché non è detto che il risparmio finisca ai consumatori. E qui Clò affronta il tema più insidioso della sfida nucleare. Con la leggenda dell’investimento tutto privato che si ripaga sul mercato, si rischia di accollare alle future generazioni un vincolo spaventoso: quello di dover mantenere per decenni, con il denaro di Pantalone, una rendita assistita dallo Stato. Già nei decreti del governo Berlusconi è prevista una copertura assicurativa dello Stato su tutti i ritardi di costruzione “per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione”. Poi c’è la cosiddetta “priorità di dispacciamento”: significa che l’elettricità nucleare avrà sempre la precedenza per l’immissione sulla rete, senza passare dai meccanismi di offerta all’asta, e quindi lasciando ferma la centrale a metano che in quel momento offrirebbe la stessa elettricità a meno. E infine, osserva Clò, “un ulteriore tipo di provvedimento – il più rilevante di tutti – è come garantire ai produttori nucleari certezza sui prezzi di cessione, per metterli al riparo dalle oscillazioni dei prezzi delle fonti concorrenti, dall’imprevedibilità della domanda, in una parola: dal mercato e dalla concorrenza. (…) Un simile intervento, che temiamo a protezione dei venditori più che a tutela dei consumatori, solleva legittimi interrogativi”.
    Questa prospettiva di un nucleare antieconomico e assistito fa la parte del leone nel libro di Clò, che da economista dichiara di non voler entrare nei temi dei rischi ambientali. Però una parte decisiva del suo pamphlet è dedicata al tema delle “paure irrazionali”, a partire dal problema delle scorie, “rimasto irrisolto, con la loro dislocazione e sistemazione ignote e comunque non degne di un paese civile”. Da qui parte un ragionamento che ribalta il senso comune nuclearista. Si è scoperto, attraverso serie ricerche, che “l’avversità al nucleare si basa sostanzialmente su implicazioni psicologiche, tali da annullare ogni considerazione sui suoi effetti benefici. Morale: insistere su questi, anziché tentare di rimuovere le prime era e rimane strategia comunicativa inutile, ancorché dominante”.

  3. 13 Novembre 2010 a 23:47 | #3

    non si può non andare a referendum.

    A.N.S.A., 13 novembre 2010
    Nucleare: la Consulta ‘boccia’ le Regioni. Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato installazioni.

    ROMA – La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le leggi regionali con cui Puglia, Basilicata e Campania avevano vietato l’installazione sul loro territorio di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La decisione – secondo quanto appreso dall’ANSA da fonti qualificate – e’ stata presa in una delle ultime camere di consiglio dei giudici costituzionali e le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni.
    Secondo la Consulta le tre leggi regionali che in assenza di un’intesa tra Stato e Regioni precludono il proprio territorio all’installazione di impianti nucleari violano specifiche competenze statali. In particolare, le norme di Puglia, Basilicata e Campania sono state bocciate perche’, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Mentre per quanto riguarda l’installazione di impianti di energia nucleare – si e’ inoltre appreso – sarebbe stata lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h). In base al ragionamento dei giudici costituzionali, se le Regioni ritengono giustamente necessaria un’intesa con lo Stato per l’installazione degli impianti allora possono impugnare le leggi statali dinanzi alla Consulta e non, come invece hanno fatto Puglia, Basilicata e Campania, riprodurre con legge regionale le situazioni che considerano piu’ corrette.
    Non e’ la prima volta che la Corte Costituzionale affronta la spinosa questione del nucleare. E non sara’ neanche l’ultima. L’estate scorsa la Consulta ha infatti rigettato i ricorsi con cui 10 Regioni (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise) avevano impugnato la legge delega 99 del 2009 con cui il governo ha fissato i principi generali per il ritorno del nucleare in Italia. Le norme di quella ‘cornice nazionale’ – faceva rilevare il vicepresidente della Corte, Ugo De Siervo, relatore ed estensore della sentenza n. 278 del 22 luglio scorso – non appaiono in contrasto con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Ma – veniva sottolineato – e’ al momento dell’esercizio della delega da parte del governo che ”il coinvolgimento delle Regioni interessate si impone con forza immediata e diretta”.
    Dunque, il compito della Corte Costituzionale non si e’ esaurito: devono essere ancora esaminati i ricorsi di quelle regioni che hanno impugnato il decreto delegato in cui sono indicate le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari. Non solo: alla Corte Costituzionale e’ in dirittura di arrivo il quesito referendario promosso dall’Idv di Di Pietro contro il ritorno del nucleare in Italia. Il quorum delle 500 mila firme necessarie sarebbe stato raggiunto. Entro la fine del mese la Cassazione dovrebbe terminare il conteggio delle sottoscrizioni anche per gli altri due referendum, per l’abolizione della legge sul legittimo impedimento e contro la privatizzazione dell’acqua. Una volta terminata la procedura, la Suprema Corte passera’ la palla alla Corte Costituzionale, che probabilmente gia’ nella seduta del 10 gennaio prossimo dovra’ esprimersi sul via libera o meno al referendum sul nucleare.

  4. 10 Novembre 2010 a 15:56 | #4

    da Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2010
    L’oncologo Veronesi e l’agenzia a guardia del nucleare che non si farà.
    Vertici inesperti, tecnici sull’orlo della pensione e zero fondi. Per il ritorno dell’atomo di soldi ce ne sono pochi, di personale qualificato anche meno. (Stefano Feltri)

    La nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia per il nucleare doveva essere l’inizio di quello che all’Enel piace chiamare “rinascimento nucleare italiano”. Invece, dopo il consiglio dei ministri di venerdì che ha scelto l’oncologo milanese, l’impressione diffusa anche tra i più convinti “nuclearisti” è che la tanto attesa Agenzia, così come è stata composta, sia solo l’ennesimo segnale che, in realtà, in Italia l’atomo non tornerà mai. O almeno che il governo non ci crede più tanto.

    LE NOMINE.
    Dicono che anche dentro l’Enel sono rimasti un po’ perplessi quando hanno saputo i nomi dei cinque membri dell’Agenzia. Oltre a Veronesi ci sono un magistrato esperto di terrorismo internazionale, Stefano Dambruoso, un professore di diritto amministrativo capo di gabinetto del ministero dell’’Ambiente (che lo ha indicato), Michele Corradino, e due veri esperti di nuclerare: i professori Maurizio Cumo e Marco Enrico Ricotti. Il problema, notano gli osservatori del settore, non è tanto che Veronesi ha 85 anni (con un mandato di sette) e che difficilmente l’anagrafe gli consentirà di rispondere di eventuali scelte sbagliate, visto che le prime centrali non saranno operative prima del 2020. Ma il messaggio implicito del governo, che ha ridotto al silenzio perfino gli entusiasti dell’Ain (Associazione italiana nucleare), è che in caso di dissenso i non-esperti possono mettere in minoranza gli unici due, Cumo e Ricotti, che davvero si intendono di impianti atomici e dei connessi pericoli. Come dire: la politica conterà più della competenza tecnica. L’Agenzia, però, non è un “ministero del nucleare”, ma un organismo con compiti esclusivamente tecnici: dalle decisioni sui materiali da usare alla gestione delle scorie ai regolamenti su come assicurare, durante la costruzione, il rispetto dei parametri europei. Professionialità come quella di Dambruoso o Corradino potrebbero essere utili in un secondo momento, ma non si capisce a cosa servano nella fase preliminare della costruzione. Che, comunque, non è imminente, visto che ancora a settembre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scriveva alla Sogin, società pubblica specialista nello smaltimento delle scorie, che c’era ancora molto tempo per ragionare sulla gestione degli scarti delle centrali future. L’altro aspetto che lascia perplessi i nuclearisti italiani è che il governo insiste nel voler fare la supervisione nucleare a costo zero o quasi, sotto lo sguardo del ministro del Tesoro Giulio Tremonti che non transige. Nella legge 99 del 23 luglio 2009, le sole risorse previste per l’Agenzia sono 500mila euro nel 2009, poi 1,5 milioni nel 2010 e altrettanti nel 2011 (anche se la copertura reale, cioè soldi veri, c’è solo per la metà). Spiccioli che bastano giusto per pagare lo stipendio dei cinque membri della Agenzia e quelli delle loro segretarie. E il resto dell’appartato amministrativo? Si deve fare con quel che c’è a disposizione, cioè pescando all’interno delle risorse già disponibili per l’amministrazione pubblica.

    IL PERSONALE.
    La legge del 2009 prevede un organico, comunque minimalista, di massimo 100 persone. Dove trovarle? All’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, noto alle cronache per le proteste dei suoi ricercatori precari che hanno passato settimane sul tetto lo scorso inverno per denunciare il mancato rinnovo del contratto e lo smantellamento de facto dell’istituto. Dovendo operare a costo zero, l’agenzia si accontenta di quel che trova. Cioè soprattutto ingegneri prossimi alla pensione che erano esperti dell’altro nucleare, quello che c’era in Italia fino a 23 anni fa, prima che il referendum lo cancellasse sull’onda del panico per l’incidente a Chernobyl. “Qui le competenze sono ferme a trent’anni fa e gli ingegneri nucleari giovani, sotto i cinquant’anni, si contano sulle dita di una mano”, dice una fonte dall’Ispra. Situazione opposta all’Enea, dove qualche competenza nucleare è sopravvissuta (a ottobre hanno riacceso due reattori sperimentali vicino Roma): entro il 2011 dovrebbero esserci almeno 180 assunzioni in gran parte di giovani neolaureati in ingegneria, frutto di un severo concorso che deve rimpinguare l’organico dell’ente. Visto che, a parte i 50 che verranno trasferiti all’Agenzia per il nucleare, sarà comunque l’Enea a occuparsi dei dettagli più tecnici e a fare da punto di riferimento intermedio per le imprese che vogliono entrare nel business atomico. Troppo presto per dire se un’Agenzia così esile saprà gestire il compito, anche perché sull’intera struttura pende l’incertezza delle nuove norme sullo stoccaggio e la gestione delle scorie in discussione ora a Bruxelles.

    LA SEDE.
    E’ un dettaglio, ma anche una partita di potere. Ancora non si sa dove sarà la sede dell’Agenzia per il nucleare. Dovrebbe finire a Roma ma l’uomo forte del nucleare italiano, Claudio Scajola, starebbe ancora facendo pressione perché vada a Genova, la città culturalmente più atomica d’Italia e zona d’influenza dell’ex ministro. Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, cercava di portarla a Venezia ma pare si sia arreso. Anche perché, non essendo previste nuove assunzioni, sarebbe complesso spostare i dipendenti romani di Enea e Ispra così lontano.

  5. 6 Novembre 2010 a 0:10 | #5

    ed ecco l’oncologo finanziato da varie aziende produttrici di prodotti direttamente o indirettamente cancerogeni diventare Presidente dell’Agenzia per il nucleare. La persona giusta al posto giusto. ;)

    A.N.S.A., 5 novembre 2010
    Nucleare si parte, Veronesi presidente agenzia sicurezza. Ma è soprattutto sul suo nome che si è scatenata la polemica.

    ROMA – L’Italia scalda i motori per il ritorno al nucleare. Con la nomina di Umberto Veronesi a presidente dell’Agenzia nucleare, e con la definizione degli altri quattro consiglieri che lo affiancheranno, parte di fatto l’iter per il rientro dell’atomo all’interno dei confini nazionali, stimabile entro il 2020, secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia e l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti. L’Agenzia, le cui nomine sono state attese per mesi soprattutto a causa del ritardo accumulato nel periodo di interim dopo le dimissioni dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dovrà innanzitutto occuparsi della scelta dei siti per i nuovi impianti.

    La localizzazione delle centrali e l’individuazione del deposito per raccogliere le scorie radioattive rientrano infatti tra i compiti, certamente non facili, essenziali del nuovo organismo, a cui è affidato anche il ruolo di sorveglianza e monitoraggio dell’attività. “Sono orgoglioso di questa fiducia nei miei confronti”, ha commentato Veronesi, dicendosi “convinto che l’Italia debba riprendere la sua avventura”. Accanto a Veronesi, che ha annunciato le dimissioni da senatore del Pd assicurando invece continuità nel suo impegno nella lotta contro il cancro, siederanno nel consiglio dell’Agenzia scienziati esperti del settore e alti dirigenti ministeriali. In quota ministero dello Sviluppo economico sono stati nominati Maurizio Cumo e Marco Enrico Ricotti, entrambi professori universitari. Il ministero dell’Ambiente ha invece indicato Michele Corradino (capo di gabinetto del dicastero) e Stefano Dambruoso (magistrato, capo dell’ufficio per il coordinamento dell’attività internazionale del ministero della Giustizia).

    Ma è soprattutto sul nome del presidente che si è scatenata la polemica. Il più accanito è il Codacons che annuncia di voler ricorrere al Tar del Lazio contro Veronesi, colpevole, a dire dell’associazione, di aver “omesso di indicare le possibili conseguenze collegate all’installazione di centrali nel nostro Paese”. Critico anche Ermete Realacci (Pd), che giudica la nomina dell’oncologo “un bluff per simulare la partenza di un piano fallimentare su cui già grava un pesante ritardo”. Alla definizione dell’Agenzia brindano invece le associazioni e le aziende di settore. Per l’Enel la nomina di oggi “conferma la volontà di procedere in un grande progetto per il Paese” e così, gli fa eco il presidente dell’Associazione italiana nucleare Enzo Gatta, “prende finalmente avvio il programma nucleare italiano”. Soddisfatto anche il Forum nucleare guidato da Chicco Testa: “le nomine – afferma – rappresentano un passo decisivo per lo sviluppo di questa opzione tecnologica e una garanzia di trasparenza e affidabilità per tutti”. Secondo il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, infine, con le nomine “di garanzia e alto profilo” decise oggi “si è conclusa una fase di stallo”.

  6. 3 Novembre 2010 a 18:09 | #6

    da Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2010
    L’energia nucleare? In bolletta più cara del gas. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/02/lenergia-nucleare-in-bolletta-sarebbe-piu-cara-di-gas-e-carbone/74804/)

    Il ritorno all’atomo potrebbe non essere conveniente per le tasche degli italiani. Anzi, l’elettricità proveniente dal nucleare in bolletta potrebbe risultare ben più salata di quella che arriva dalle centrali a gas o a carbone.
    A sostenerlo, mentre il neoministro Romani assicura che le nomine per l’Agenzia nucleare arriveranno a inizio novembre, è la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
    Nel suo ultimo report, che confronta i costi dell’elettricità prodotta nel mondo da nuove centrali a gas e a carbone con quelli dell’elettricità prodotta da nuove centrali nucleari, il centro studi presieduto dall’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi, spiega che quest’ultima è mediamente di 72,8 Euro per Megawattora (MW/h). Più elevata del 16% rispetto ai 61 Euro/MWh delle centrali a gas e del 21% rispetto ai 57,5 del carbone.
    Il report comparativo si basa sull’analisi di 8 studi, pubblicati tra il 2008 e il 2010 da Agenzia Nucleare dell’Ocse, Commissione Europea, Ufficio budget del Congresso e Dipartimento energetico americani, Mit, Camera dei Lords, Electric Power Research Institute e Moody’s.
    «In Italia – si legge nel rapporto – il nucleare sarebbe ancora più caro rispetto ai Paesi in cui esiste da tempo». Il nostro Paese infatti dovrà ripartire da capo, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche del territorio e affrontando le forti opposizioni locali, già ampiamente emerse da quando hanno cominciato a filtrare le indiscrezioni sulla lista dei siti messa a punto da Sogin (un assaggio lo ha avuto lo stesso Romani con il polverone che si è alzato dopo che si è lasciato scappare che una centrale nucleare in Lombardia non ci starebbe male). Infine bisognerebbe tenere conto dei tempi di realizzazione, presumibilmente più lunghi, e dei reattori da importare.
    Il programma nucleare italiano, con i suoi 100 Terawattora e 13.000 Megawatt di nuove centrali da realizzare entro il 2030, scrive Ronchi, «non può semplicemente essere aggiunto all’esistente che comprende uno sviluppo delle rinnovabili (circa 100 TWh entro il 2020), di nuove centrali a gas e a carbone in costruzione o in fase avanzata di autorizzazione (almeno altri 10.000 MW entro il 2020), perché la crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici».
    È un dibattito acceso da sempre in Italia, quello fra chi lo stigmatizza e chi sostiene la bontà del nucleare come fonte di energia pulita, come modo per affrancarsi dalla dipendenza energetica dall’estero e anche come volano per la ricerca. Proprio in questi giorni è partito da Genova il roadshow che Enel e EDF hanno organizzato insieme a varie università italiane sul tema del ritorno all’atomo. “Non c’è attualmente un settore come quello del nucleare – ha affermato in quell’occasione Paola Girdinio, preside della facoltà di Ingegneria del capoluogo ligure – che sia in grado di favorire lo sviluppo della ricerca”.
    Secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, e in effetti sarebbe strano il contrario visto il nome, la via da seguire è il mix di energie rinnovabili. Fonti di energia che restano ancora molto costose, ma sembrano avviarsi, pian piano, a diventare meno salate.
    Secondo un recente studio della Duke University la convenienza rispetto all’atomo ci sarebbe già. L’energia fotovoltaica, dicono gli studiosi americani, è già meno cara di quella nucleare.

  7. 20 Ottobre 2010 a 17:54 | #7

    A.N.S.A., 20 ottobre 2010
    Nucleare, riaccesi reattori sperimentali Casaccia. Protesta dei Verdi davanti a cancelli: ”Oggi una farsa”.

    ANGUILLARA (ROMA) – Sono stati riaccesi i due reattori sperimentali presso il Centro di Ricerche Enea Casaccia, che rappresentano il simbolo del ritorno del nucleare in Italia. I due reattori, chiamati Triga e Tapiro, hanno appena raggiunto la criticità, ossia il massimo della temperatura per la quale sono stati progettati. La ripresa del funzionamento avviene in occasione dei 50 anni del centro della Casaccia, dove é in corso un convegno che ripercorre la storia del nucleare in Italia, aperto con un ricordo di Enrico Fermi e filmati storici.

    LELLI, RIPRESA E’ GRANDE OCCASIONE PER IL PAESE – La ripresa del nucleare in Italia “é una grande occasione per il Paese, sia per l’industria che per la ricerca applicata”: lo ha detto oggi a Roma il commissario dell’Enea, Giovanni Lelli, a margine dell’incontro per i 50 anni del Centro ricerche Enea Casaccia, ad Anguillara (Roma), nato nel 1960 come cuore della ricerca italiana sul nucleare. Oggi, ha osservato Lelli, si celebra “la festa per i 50 anni del nucleare italiano”. Un avvenimento che ha il suo simbolo nell’ “accensione” dei due reattori sperimentali della Casaccia, Triga e Tapiro, fermi da due anni per la manutenzione necessaria ad affrontare la nuova fase della loro attività: in realtà non si sono mai fermati, ma solo da oggi saranno nuovamente utilizzati per ricerche finalizzate all’energia nucleare. Finora sono stati utilizzati per analisi molto diverse nei campi della medicina, dei beni culturali, dell’analisi dei materiali e anche in perizie a fini giudiziari. Con i due reattori, ha detto ancora Lelli, “oggi si riaccende simbolicamente il nucleare italiano”. Da oggi i due rettori saranno utilizzati anche per analisi dei materiali volte a garantire la sicurezza delle nuove centrali di terza generazione che saranno costruite in Italia. Tapiro, un reattore unico in Europa, potrà contribuire alla ricerca sulle future centrali di quarta generazione.

    VERDI PROTESTANO FUORI CASACCIA, OGGI UNA ‘FARSA’ – Una “farsa”: così definiscono la giornata di oggi sui 50 anni del Centro di Ricerche Enea Casaccia, i Verdi che stanno protestano all’esterno del centro dove oggi sono stati riaccesi i due reattori sperimentali Triga e Tapiro. Una quindicina in tutto, con le tute bianche, i Verdi hanno cartelli con le scritte “Sì al solare, no al nucleare” e “Solare, sì grazie”. C’é anche un cartella con un foto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, colorato di verde e la scritta “Berlusconi radioattivo”. “Il governo si appresta ad avviare il nucleare, vedremo quando e dove, come un’economia di Stato finanziata con tasse che gli italiani pagheranno”, ha detto il segretario dei Verdi, Angelo Bonelli. “E’ incredibile – ha aggiunto – che si faccia questo all’Enea, l’ente che doveva condurre la ricerca sulle energie alternative. Si riattivano vecchi reattori, ma l’Enea non dice che 63 chilogrammi di plutonio e 6.300 chilogrammi di scorie radioattive si trovano nei capannoni della Casaccia senza alcuna precauzione”.

  8. 10 Aprile 2010 a 10:22 | #8

    A.N.S.A., 9 aprile 2010
    Vertice Italia-Francia, siglati venti accordi. Intesa su nucleare. Sarkozy, dall’Italia una scelta storica e importante che avvicina i due Paesi.

    PARIGI – Al vertice italo-francese sono stati firmati 20 accordi, segno della “collaborazione concreta” tra i due Paesi. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa a Parigi con il presidente francese Nicolas Sarkozy.
    Sono stati firmati oggi “undici accordi, tra Italia e Francia per il nucleare, l’industria, formazione e sicurezza”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola parlando all’Eliseo nel corso del vertice bilaterale Francia-Italia.

    NUCLEARE: BERLUSCONI, RITORNO DECISIONE DOVERSOSA – Il ritorno all’energia nucleare è una decisione “doverosa”. E’ quanto ha detto il premier Silvio Berlusconi spiegando che il no all’atomo ha comportato per l’Italia un costo del 30% in più dell’energia nel confronto con i partner europei ed una perdita di competitività.

    “Bisogna convincere i cittadini che oggi le centrali nucleari sono assolutamente sicure”, ha detto Berlusconi. Il premier ha ricordato che le centrali francesi sono vicine all’Italia “e un eventuale pericolo ricadrebbe anche su di noi”. Quindi – ha aggiunto – “abbiamo pensato di far capire questa situazione anche attraverso la televisione”. Insomma serve “un periodo di maturazione dell’opinione pubblica italiana”.

    NUCLEARE: SARKOZY, DA BERLUSCONI UN ‘RITORNO STORICO’ – “Rendo omaggio alla decisione storica del Governo italiano e del presidente Berlusconi di fare la scelta del nucleare una decisione che avvicina Francia e Italia”. Lo ha detto il presidente francese Sarkozy, aprendo la conferenza stampa congiunta al termine del vertice intergovernativo Itali-Francia.

    SARKOZY, NON CI SARA’ GUERRA FERROVIARIA – “Non ci sarà una guerra ferroviaria tra Italia e Francia”: lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy durante la conferenza stampa al termine del vertice italo-francese. C’é un “avvicinamento – dice Sarkozy – nel settore ferroviario e dei trasporti e sono molto contento per questo. Non vi è spazio per guerra ferroviaria tra Francia e Italia vi sarà una collaborazione”.

    GRECIA: BERLUSCONI, E’ DOVERE E INTERESSE DARE SUPPORTO – E’ un “dovere dare un supporto alla Grecia”: lo ha detto il premier, Silvio Berlusconi, al termine del vertice italo-francese. Un supporto è anche “un nostro interesse – aggiunge – se nò ci sarebbero conseguenze negative per la moneta comune e la nostra economia”.

    Un asse Italia-Francia per il sostegno alla Grecia: lo ha confermato il premier, Silvio Berlusconi al termine del vertice italo-francese. “Confermo la do,manda”, ha detto il premier se ci fosse un asse tra Roma e Parigi. “C’é la volontà di lavorare insieme”, ha aggiunto Berlusconi.

    CRISI: BERLUSCONI, ITALIA NE STA USCENDO BENE – “Stiamo uscendo bene da questa crisi generale”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa a Parigi con il presidente francese Nicolas Sarkozy che ha chiuso il vertice italo-francese.

    NUCLEARE, FIRMATA INTESA SU SICUREZZA – Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il suo collega francese Jean-Louis Borloo, hanno firmato questa mattina a Parigi un protocollo d’intesa sulla sicurezza nucleare. L’accordo istituisce fra i due paesi un regolare sistema di scambio di informazioni e di esperti in materia di sicurezza nucleare, facilitando la collaborazione fra le due agenzie nazionali competenti in materia di sicurezza nucleare, l’Ispra e l’Asn. Contestualmente, le due agenzie hanno sottoscritto un accordo di collaborazione finalizzato allo scambio di informazioni nelle questioni relative alla scelta dei siti, alla costruzione, la messa in opera e la dismissione di impianti nucleari, il ciclo del combustibile, la gestione dei rifiuti radioattivi, la protezione radiologica nei settorindustiale, della ricerca e della salute.

    LA RUSSA, CIRCA 6MILA UOMINI IN BRIGATA COMUNE – La brigata alpina italo-francese sarà composta da circa seimila uomini. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a margine del Vertice bilaterale italo-francese a Parigi.

I commenti sono chiusi.