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Per chi suona la campana.

Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

Il ragionier Rossi è un uomo tranquillo, una di quelle persone operose tutto casa e lavoro. La sera torna a casa stanco e dopo cena vuole riposare. Un po’ di TV spaparanzato sul divano e poi direttamente a letto, che domani deve alzarsi presto. Sta lì sereno sotto le coperte, è quasi mezzanotte, quando all’improvviso sente qualcosa che lo disturba. BEEP BEEP, il suono di un antifurto. Emanuele sta per tirare una bestemmia “strike” (di quelle cioè che ribaltano ventiquattro santi in un colpo solo) ma si trattiene. Lui è un uomo saggio e razionale: “Può succedere a tutti”, pensa, “ora il proprietario scende e lo stacca”. Dopo venti minuti il ragionier Rossi ha la testa sotto quattro cuscini, un cappotto e un montgomery blu: l’aria non arriva quasi più, ma il suono si, chiarissimo: BEEP BEEP.

“Ma chi è questo stronzo? Adesso chiamo il 113, così ti portano via la macchina, idiota”. E all’improvviso l’antifurto smette. Il ragionier Rossi si chiede che relazione esista tra i propri pensieri e gli eventi del mondo. Dopo due minuti la risposta arriva da sola: nessuna. Infatti l’antifurto è ripartito, più forte di prima: BEEP BEEP.

Il ragionier Rossi decide di passare all’azione. Prima chiama il 113, poi si affaccia alla finestra e grida: “Basta!”, poi fa una macumba brasiliana, quindi chiama i vigili del fuoco e infine spende 32 euro col 166 per chiedere un sortilegio al Mago Merlone di Telepignatta.

Risultato: sono le tre di notte ed il suono è sempre più ossessivo: BEEP BEEP BEEP.

Il ragionier Rossi sta perdendo la pazienza: “Adesso scendo e gli rigo la macchina”. Così prende un cacciavite, poi già che c’è anche un martello: “Così gli rompo anche un vetro e tiro una martellata a quel fottuto antifurto!”. Ma mentre è ormai sulla porta, vestito con una felpa nera col cappuccio per non farsi riconoscere, occhiali scuri, jeans e anfibi militari, che sembra un black bloc di rientro dal G-8 di Genova, ha un ripensamento: “Non è che sto sbagliando? Forse a questo punto mi conviene prendere anche il trapano portatile a batterie!”.

Così per non sbagliare scende in strada con tutta la cassetta degli attrezzi. Comincia a muoversi quatto quatto nell’oscurità, resa ancora più scura dagli occhiali da sole, e con la circospezione di un terrorista arabo, và in cerca della macchina maledetta.

E lì in un angolo buio della strada, trova il suo vicino di casa, il notaio Bianchi, vestito come un feddayn e con la kefia sulla faccia per non dare nell’occhio: ha una mazza in mano e sta sfasciando una macchina, ormai mezzo accartocciata, ma che continua, imperterrita, ad emettere quel suono lancinante: BEEP BEEP.

Basta un’occhiata di intesa fra i due per stabilire una complice omertà. E i due cominciano a menare colpi terrificanti sull’auto: Bim, bum, bam, botte da orbi e mazzate. Finché finalmente il maledetto antifurto tace. I due stimati professionisti si guardano in faccia, stravolti dalla fatica e dal sudore, ma felici come eroi di ritorno da una missione impossibile. La macchina è semidistrutta, i vetri sfondati, un cumulo di lamiere contorte che sembra reduce da un frontale con un TIR. La carrozzeria è ormai irriconoscibile, l’unica cosa rimasta intatta è la targa: BS358TS.

Il ragionier Rossi legge e rilegge la targa in stato catatonico e solo ora si avvede che quella lì è, o meglio era, la sua macchina.

Com’è possibile? L’aveva comprata giusto due mesi prima: full optional, 32.000 euro. A questo punto il ragionier Rossi ha un illuminazione e capisce la tremenda verità: nessuno conosce il suono del proprio antifurto!

E allora perché, se suona un telefonino nel raggio di cinquanta metri, tutti scattano dicendo: “E’ il mio!”, mentre ogni volta che sentiamo suonare un antifurto pensiamo: “Ma chi è quello stronzo?”.

Perché in questo sventurato Paese nessuno riesce più nemmeno ad ipotizzare di potersi prendere una responsabilità, nemmeno nelle cose più piccole. La colpa è e sarà sempre di qualcun altro.

Qualunque vicenda italiana, dalle elezioni al campionato di calcio, segue infatti la fondamentale legge di Todt (ve lo ricordate il sosia di Alvaro Vitali?): se la Ferrari vince è la tecnologia italiana che trionfa. Se la Ferrari perde è Todt che è un pirla.

E così ovunque, persino in casa tua. Così quando tuo figlio torna a casa con tutti nove in pagella, pensi “Mio figlio è il migliore”. Quando invece prende un quattro in matematica, vai da tua moglie e gridi: “Di’ a quel deficiente di tuo figlio che deve studiare di più”.

Questo modo di fare tipicamente italiano viene definito dagli studiosi “comportamento scaltro”. Cioè, il merito prendilo tu, la colpa dalla ad un altro.

In politica tale atteggiamento è ormai diventato la norma. Col risultato che nessuno è mai responsabile di niente.

Tutto cominciò nel 1992. Craxi va in Parlamento e ammette che: “Si, i socialisti prendevano dei finanziamenti illeciti” (ma perché non l’hanno chiamata semplicemente con il suo nome, cioè corruzione?). “Lo facevano tutti, vero?”. Si gira confidando di veder annuire i suoi fedelissimi… Invece niente, spariti tutti. Giuliano Amato dice: “Io ero solo il suo braccio destro, non so niente di queste cose”. E De Michelis: “Craxi chi? Ah, quello pelato… Si lo conoscevo, ma di vista, buongiorno e buonasera…”. Persino Martelli si dissocia da Craxi: “Che roba, sembrava tanto una brava persona…”. Un caso ancora studiato dagli scienziati perché è come se una carie si dissociasse da un dente. Improbabile. Finisce così che l’unico a rimanere col cerino in mano è proprio il solo Craxi, che prudentemente si ritira ad Hammameth.

Oggi non va molto meglio. “L’economia non va bene?”. La colpa è di quelli che governavano prima e che hanno lasciato un buco. Oppure, la congiuntura non è favorevole. E poi ci sono i terroristi, la guerra all’Iraq, la siccità, le inondazioni, le cavallette… Tutto pur di non prendersi una responsabilità.

Arriva il terremoto a L’Aquila? E’ stata una tragica fatalità, non si poteva prevedere! Poi si scopre che un geologo aveva avvisato le autorità con giorni di anticipo ma lo avevano persino denunciato per procurato allarme. E il problema dell’uranio impoverito? “Non è affatto sicuro che faccia male!”. Intanto i militari continuano a morire e ad ammalarsi delle cose più gravi. E i rifiuti che si accumulano? “E’ tutta colpa dei cittadini maleducati!”. Ma come si può andare avanti così?

In America Al Gore perde le elezioni con Bush e dice: “Ho perso e me ne vado”. In Francia la sinistra perde le elezioni e Jospin dice: “Ho perso e me ne vado”. Persino in Turchia la sinistra perde le elezioni e il loro capo dice “Ho perso e me ne vado”. In Italia il centrosinistra perde regolarmente le elezioni da almeno dieci anni e sono ancora tutti lì, D’Alema, Fassino, Bersani, Letta, Violante, ecc. a giocare con le parole e con i numeri per dimostrare l’indimostrabile e far apparire come una vittoria o una “sostanziale tenuta” una sonora sconfitta.

E non paghi del disastro combinato ecco che stanno già trescando per ricandidarsi e perdere anche le prossime elezioni politiche fra tre anni.

Provate a dirgli: “Non è che per caso quando c’eravate voi al governo vi siete comportati da schifo, ci avete ammazzato di tasse, non avete approvato uno straccio di legge sul conflitto d’interessi ed avete regalato l’Italia a Berlusconi e alla Lega, per cui ora sarebbe il caso di levarsi dai piedi e passare la mano a qualche volto nuovo?”

Macché, s’indignano pure, fanno gli offesi e continuano a saltellare da un canale televisivo all’altro raccontando la solita tiritera lagnosa di sempre. Impuniti e per di più senza ritegno.

Un tempo, per citare una celebre battuta di Nanni Moretti, si sperava che D’Alema dicesse “qualcosa di sinistra”, ora invece (per citare Vauro) il massimo sarebbe che finalmente stesse zitto! Lui e magari anche tutti i suoi compagni di partito.

Ma forse stiamo chiedendo troppo…

Bruno Caria

Amici della Terra

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(foto da mailing list sociale)

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