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La Procura della Repubblica conclude le indagini su Tuvixeddu.

cartello Iniziative Coimpresa, Tuvixeddu

cartello Iniziative Coimpresa, Tuvixeddu

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha chiuso, dopo due anni, le indagini sul Colle di Tuvixeddu. Sette indagati: Vincenzo Santoni, già Soprintendente ai beni archeologici, Donatella Salvi, funzionaria della medesima Soprintendenza, Paolo Zoccheddu, dirigente dell’Area gestione del territorio del Comune di Cagliari; Giancarlo Manis, ingegnere del Servizio di pianificazione del territorio del Comune di Cagliari, Raimondo Cocco, amministratore della società Cocco Costruzioni, titolare del noto cantiere sul Viale S. Avendrace oggetto di un lungo contenzioso con l’Amministrazione regionale Soru e poi permutato, Luciano Muscas, progettista del cantiere, Fabio Angius, direttore dei lavori del cantiere.  Al centro delle indagini soprattutto i lavori comunali per la realizzazione del parco archeologico e il cantiere sul Viale S. Avendrace.

Purtroppo ancora difensori istituzionali del paesaggio e della cultura sotto esame da parte della magistratura per il loro operato. E’ solo uno dei tasselli della complessa vicenda di Tuvixeddu, ma importante.   Ne seguiamo con molto interesse gli sviluppi.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da L’Unione Sarda, 16 aprile 2010

affreschi tomba Tuvixeddu

affreschi tomba Tuvixeddu

“La necropoli usata come deposito di materiali edili”. Procura. Le accuse del pm: «La necropoli usata come deposito di materiali edili». Tra gli indagati Santoni, Cocco, Zoccheddu, Manis e Salvi. Indagati anche funzionari del Comune e l’imprenditore Raimondo Cocco.
I giochi sono finiti: dopo due anni di indagini, il sostituto procuratore Daniele Caria ha chiuso l’inchiesta su Tuvixeddu. Sette indagati e un lungo – e pesante – elenco di accuse: tutto gira intorno ai muraglioni di cemento costruiti dal Comune nel cuore del parco archeologico, vicinissimi alle tombe e non solo: in alcuni casi, secondo gli inquirenti, i sepolcri scavati nella roccia sarebbero stati usati come «deposito di materiali edili, di pedane e tavoloni in legno». Insomma, un cantiere in mezzo alle necropoli, dove i ponteggi per realizzare le opere venivano addirittura «infissi» nelle tombe.
LA SOPRINTENDENZA. La novità è anche che nel registro degli indagati – per i quali il pm si avvia a chiedere il rinvio a giudizio – oltre al nome di Vincenzo Santoni, ex soprintendente ora in pensione, c’è quello dell’archeologa Donatella Salvi, che aveva l’incarico di vigilare sul cantiere. Insieme a lei, i direttori dei lavori e i funzionari del Comune di Cagliari: Paolo Zoccheddu (difeso da Mariano Delogu), dirigente dell’area gestione del territorio; Giancarlo Manis, ingegnere del servizio di pianificazione del territorio (legale Massimiliano Ravenna); Raimondo Cocco, amministratore della società Cocco costruzioni, che stava realizzando alcune opere sul colle. L’imprenditore, che aveva poi accettato di rinunciare all’area in cambio di una contropartita offerta dalla Giunta Soru, è indagato per violazione del Codice Urbani in concorso con Luciano Muscas, che invece aveva ottenuto l’autorizzazione ambientale «sulla base di false dichiarazioni» contenute nelle domande dirette ad avere la concessione dal Comune. Infine, sotto accusa anche Fabio Angius, direttore dei lavori nel cantiere dove martelli e sacchi di cemento venivano conservati nelle tombe.

villa liberty, Tuvixeddu

villa liberty, Tuvixeddu

SANTONI. Accuse pesanti per Santoni (difeso da Luigi Concas), che secondo la Procura avrebbe attestato falsamente, nella seduta della Commissione del paesaggio del 21 febbraio 2007, che le tombe rinvenute dopo il 1997, «si trovavano all’interno dell’area vincolata». Non solo. All’ex soprintendente viene anche contestato di non essersi astenuto (visto che la figlia, Valeria Santoni, lavorava per la Nuova Iniziative Coimpresa di Cualbu), nella votazione della Commissione regionale del paesaggio sulla proposta di dichiarare l’area di Tuvixeddu e Tuvumannu «di rilevante interesse pubblico», estendendo così la tutela. La proposta, poi, venne approvata nonostante il voto contrario di Santoni. Inoltre, secondo il pm Caria, Zoccheddu, Manis, lo stesso Santoni e la Salvi, avrebbero consentito la realizzazione di opere abusive, tra cui le famose fioriere in pietra a gradoni, alte 4 metri, più due costruzioni di 3 metri a forma di piramide e la rampa del «percorso vita». Ora gli indagati potranno chiedere di dire la loro.
LE SENTENZE DEL TAR. Nel frattempo mercoledì il Tar ha dichiarato improcedibili, «per sopravvenuta carenza di interesse» i ricorsi presentati da Nuova iniziative Coimpresa e dal Comune di Cagliari, contro l’avvio della procedura di vincolo del complesso minerario industriale di Tuvixeddu. Secondo la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici, si trattava «di un pregevole complesso minerario impiantato alla fine dell’ottocento e attivo per quasi un secolo in ambito urbano, comprendente manufatti, gallerie sotterranee, tunnel di trasporto dei materiali, nastri trasportatori, tramogge, piani di carico, fronti di cava e altre evidenti tracce dell’attività estrattiva che costituiscono un unicum di particolare interesse».
IL MOTIVO. Ma la dichiarazione di «particolare interesse», sarebbe dovuta arrivare entro un certo termine, già superato. Di qui la decadenza degli interessi dei ricorrenti, che non avrebbero più motivo di chiedere l’annullamento dell’atto. (red.ca.)

da La Nuova Sardegna, 16 aprile 2010

Tombe distrutte: Santoni e Salvi indagati con altri 5.
CAGLIARI. Ventisei tombe puniche distrutte, con la sovrintendenza archeologica che guardava da un’altra parte. Chiusa l’inchiesta giudiziaria, gli indagati per Tuvixeddu sono sette: c’è l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni e la sua stretta collaboratrice Donatella Salvi, accusati di concorso in abuso d’ufficio per aver autorizzato il costruttore Raimondo Cocco – indagato anche lui per concorso nel reato – a costruire due palazzi su viale Sant’Avendrace, fra le sepolture antiche. In sostanza non avrebbero fatto nulla per impedire uno scempio annunciato. Santoni deve rispondere anche di un tentato abuso d’ufficio legato al voto contrario in commissione paesaggistica sui nuovi vincoli che la giunta Soru voleva imporre sul colle: si sarebbe opposto per favorire il gruppo Cualbu, dove lavorava la figlia ingegnere. Indagati anche il direttore dei lavori del cantiere Cocco, Fabio Angius e Luciano Muscas per violazione del codice Urbani, poi il dirigente comunale Paolo Zoccheddu col direttore dei lavori Giancarlo Manis per le megafioriere abusive.

da Il Sardegna, 15 aprile 2010Erano tre amici al bar...con una precisazione...

Non fermò lo scempio sul colle. La sovrintendenza sotto accusa. Il pm:”Santoni, Salvi e i dirigenti comunali Zoccheddu e Manis distrussero 26 tombe”. Elena Laudante

Ventisei tombe distrutte nella zona di massima tutela, quella del Parco Archeologico della Necropoli fenicio punica di Tuvixeddu; autorizzazioni rilasciate per costruire palazzine sopra le sepolture romane; violazioni del Codice di salvaguardia dei beni culturali per favorire il costruttore di turno. È questa l’immagine tratteggiata dalla procura della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Vincenzo Santoni (difeso da Pierluigi Concas), oggi in pensione. Al momento, solo ipotesi d’accusa, ma molto dure. Il sostituto procuratore Daniele Caria ha chiuso le indagini su Tuvixeddu ed è pronto a chiedere il rinvio a giudizio per sette indagati. Tra questi l’ex soprintendente, accusato non solo di un presunto tentativo di abuso d’ufficio per evitare di mandare all’aria il piano edilizio di Gualtiero Cualbu e la sua Nuova Iniziative Coimpresa. Ma anche di concorso in abuso d’ufficio con l’archeologa coordinatrice dei lavori, Donatella Salvi, per l’autorizzazione rilasciata per realizzare gli immobili tra i civici 39 e 53 in viale Sant’Avendrace del costruttore Raimondo Cocco (difeso da Benedetto Ballero). Santoni e Salvi avrebbero dato il via libera – il 9 settembre 2004 – a un edificio che avrebbe «compromesso irreversibilmente la prospettiva, la luce, le condizioni di ambiente e di decoro dei beni archeologici costituiti da tombe romane a camera, e infine, omettendo di prendere provvedimenti inibitori e di avviare la procedura di ridefinizione del vincolo archeologico in presenza di beni all’intero di un’area sottoposta a vincolo indiretto», è l’accusa. Grazie a questa autorizzazione – sostengono gli inquirenti – Cocco ha potuto aprire il suo cantiere in zona di vincolo indiretto, utilizzare le tombe a camera come deposito di materiali edili, pedane, tavoloni in legno, poggiando sulle pareti e sulle tombe un ponteggio infisso nella parete rocciosa. Da archeologa con il compito di vigilare su quel cantiere, Donatella Salvi è accusata di violazione del Codice Urbani per non aver impedito gli scempi. In concorso con loro è indagato per la stessa ipotesi il direttore dei lavori, Fabio Angius. L’imprenditore – che poi accetterà di rinunciare all’area in cambio di una contropartita offerta dalla Giunta Soru – è indagato per violazione del Codice Urbani in concorso con Luciano Muscas, che aveva ottenuto l’autorizzazione ambientale «sulla base di false dichiarazioni» – è l’ipotesi accusatoria – contenuta nelle domande dirette ad avere la concessione dal Comune. E queste sono le novità che emergono dalla chiusura delle indagini. Per il resto, sono confermate le ipotesi accusatorie formulate all’inizio dell’indagine, all’epoca del sequestro delle fioriere. Erano tre amici al bar...con una precisazione...Nonostante il tentativo di sanare l’abuso, sotto inchiesta sono rimasti il responsabile del procedimento per il Comune Paolo Zoccheddu (assistito da Mariano e Massimo Delogu) e il direttore dei lavori Gian Carlo Manis (difeso da Massimiliano Ravenna), indagati in concorso con Santoni e Salvi per danneggiamento aggravato: avrebbero distrutto 26 tombe con le opere abusive, le fioriere in pietra a gradoni alte 4 metri, due piramidi di 3 metri, la rampa del percorso vita. Ora gli indagati possono chiedere di essere interrogati e fornire la loro versione dei fatti.

(foto Sopr. Arch. CA, S.D., archivio GrIG)

  1. 13 Novembre 2010 a 11:47 | #1

    ecco qui il mitico on. Pili. Stava zitto da un po’. Ci mancava. E lui, anche da Presidente della Regione, che cosa ha fatto sull’inquinamento all’ex FAS? E sull’inquinamento da metalli pesanti della miniera dismessa di Furtei?

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2010
    Conferenza stampa ieri mattina del deputato Pdl davanti al cantiere bloccato: la strada doveva attraversare il canyon di Tuvixeddu. Pili: «Il ministro revochi il vincolo minerario»
    «Illogico e illegittimo tutelare una cava scempio del territorio fermando un’opera necessaria». (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. La strada est-ovest che dovrebbe attraversare Tuvixeddu sotto il canyon è un’opera pensata in tempi lontani per allentare la morsa del traffico, il vincolo minerario che dall’8 luglio scorso blocca i cantieri è solo la trovata estrema per favorire altri interessi privati.
    E’ questo in estrema sintesi il pensiero del deputato PdL Mauro Pili che ha presentato un’interrogazione al ministro dei Beni culturali Bondi e gli chiede anche di revocare in autotutela quel vincolo che il deputato, ieri, davanti alla strada lasciata a un quinto del suo tracciato, in una conferenza stampa ha definito «folle», perché illogico e illegittimo. Pili ha mitragliato una quantità di argomenti contro il vincolo «inventato» dalla direzione regionale dei beni culturali e dalla soprintendenza perché a Tuvixeddu «non c’è mai stata una miniera» e quindi oggi non c’è l’archeologia industriale tipica di quei paesaggi, bensì è ben visibile «lo scempio» lasciato da una cava, «cava, non miniera». Bloccare l’asse est-ovest, che doveva intersecare l’asse mediano all’altezza del Brotzu e arrivare dall’altra parte, fino alla strada di San Paolo, significa soffocare il cuore di Cagliari. Secondo Pili significa anche impedire che si realizzi il parco archeologico di Tuvixeddu («50 ettari di parco in centro città») e quindi si abbandona la famosa necropoli. Si sa: le due opere, certo non di utilità esclusiva del complesso immobiliare di Coimpresa, fanno parte del pacchetto che dà vita all’insediamento residenziale a ridosso della necropoli. «Sono tutte opere che fanno parte di un piano integrato d’area del 1996 – ha ricordato Pili – senza il privato, il pubblico non avrebbe avuto i fondi per strada e parco». Pili ha stigmatizzato la parzialità di «certi ambientalisti» che non hanno proferito verbo, invece contro l’insediamento immobiliare nell’ex Fas di Elmas, dove c’è una «situazione ambientale disastrosa» e l’insediamento è a ridosso dello stagno, che è un Sic, sito di interesse comunitario.

    IL CASO EX FAS
    «Nessuno dice niente sul cemento a Elmas». «E’ passato l’accordo per un insediamento da ottomila abitanti».

    CAGLIARI. L’attuale direttore Lorrai e il soprintendente Tola hanno lavorato su una proposta di vincolo minerario lasciata dal precedente direttore dei beni culturali regionali Elio Garzillo. Ha dichiarato Pili: «Perché Garzillo dopo due anni e mezzo di sopralluoghi a Tuvixeddu si è reso conto con tanto ritardo della presenza della cava? Forse perché prima ha puntato su altri vincoli che sono stati respinti dagli organi competenti dello Stato e allora ha trovato un altro modo per assecondare la strategia di fermare tutto in questa zona. Bisogna ricordare – ha detto ancora Pili – che queste azioni per bloccare tutto nasceva da un potere deviato: è scritto nella sentenza del Consiglio di Stato. Definire un bene culturale da tutelare volgari scavi che hanno devastato Cagliari significa fare danno. Perché vogliono fare questo danno? Dobbiamo chiedercelo: chi favorisce questo blocco di Cagliari? Il giorno prima di Natale del 2009 alle 2 del mattino il consiglio comunale di Elmas ha approvato un accordo di programma per mezzo milione di metri cubi nell’ex Fas destinato a 8 mila abitanti».

    Inoltrato il 25 ottobre il ricorso del Comune.
    CAGLIARI. Con il deputato Mauro Pili c’erano anche il consigliere comunale PdL Maurizio Porcelli e il vicepresidente del consiglio provinciale Alessandro Sorgia. Il Comune ha presentato ricorso contro il vincolo minerario il 25 ottobre scorso, Pili ha notizia che la Regione lo stia preparando, ma secondo il deputato il ministro deve revocare il vincolo «per evitare che lo Stato sia chiamato a pagare i danni per il blocco dei cantieri». Porcelli: «Richiederemo un commissariamento ad hoc». Sorgia: «Chiederemo al presidente della Provincia di prendere posizione sul collegamento est-ovest della città».

  2. 12 Novembre 2010 a 15:00 | #2

    e il “mistero delle 431 tombe scomparse” continua :o

    da La Nuova Sardegna, 12 novembre 2010
    LA REPLICA. Minoja: «Non ho smentito l’Avvocatura dello Stato».

    CAGLIARI. Scrivo per chiedere una esplicita e circostanziata rettifica in relazione ad un articolo pubblicato il 22 ottobre scorso. Non è esatta l’affermazione secondo la quale la mancanza di ritrovamenti di “nuove sepolture” nella zona “opposta al parco” (evidentemente quella verso via Is Maglias, visto che il progetto del Parco è orientato verso Viale Sant’Avendrace) e in quella di Tuvumannu smentisca quanto sostenuto da Avvocatura dello Stato, Procura della Repubblica e Donatella Salvi.
    Al contrario nessuno di questi soggetti identifica la presenza di sepolture nella zona indicata, rinvenute dal 2000 ad oggi.
    Ciò è talmente vero che lo stesso articolista rettifica se stesso al paragrafo successivo, laddove afferma che i rinvenimenti in quell’area riguardano “resti di cave romane”, “un antico forno”, una “«possibile» calcara” inferendo peraltro che ciò smentirebbe quanto da me affermato nella relazione: “qualcosa però sarebbe emerso…”
    Peccato che le emergenze archeologiche riportate dall’articolista sono esattamente quelle che proprio il sottoscritto ha elencato e proprio nella relazione al consiglio di stato che secondo voi smentirebbe l’Avvocatura.
    Non mi interessa conoscere, peraltro, le modalità con le quali il suo giornale è entrato in possesso di un atto riservato, all’interno di un procedimento di giustizia amministrativa.
    Inesatta è la affermazione secondo cui il sottoscritto, nella medesima relazione “spiega che nulla è stato trovato fuori dell’area a vincolo”, laddove viceversa la relazione stessa riferisce esplicitamente i rinvenimenti effettuati al di fuori dell’area vincolata dandone conto e qualificando le diverse ipotesi di tutela formulate (ad esempio, l’inserimento all’interno dell’estensione prevista per il Parco Archeologico).
    Nelle righe successive si accosta una mia affermazione relativa al versante del colle verso via Is Maglias, che esclude l’esistenza di rinvenimenti connessi agli sbancamenti relativi alle recenti costruzioni su quel versante, con una presunta opposta tesi dell’Avvocatura, che non è affatto opposta in quanto riguarda il versante opposto, quello verso viale Sant’Avendrace.
    L’Avvocatura, a firma dell’Avvocato Borgo, riferisce infatti delle moltissime sepolture qui localizzate (1166), delle quali si dà completamente conto, e ad abundantiam, nella relazione da voi menzionata nonché in tutte le innumerevoli comunicazioni, pubblicazioni, articoli, convegni, congressi, mostre dedicati agli scavi di Tuvixeddu.

    Marco Minoja Soprintendente per i beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano

    —————

    Confermo il contenuto del servizio, del quale il sovrintendente Minoja fornisce una lettura personale. Peraltro non è la Nuova Sardegna ma l’avvocato dello stato Maurizio Borgo a scrivere nella memoria difensiva depositata al Consiglio di Stato il 19 maggio 2008 che «la circostanza che un numero così consistente di sepolture (431) sia stato rinvenuto all’esterno dei confini del parco archeologico e diverse addirittura in area totalmente priva di tutela, conferma la mancata conoscenza dell’esatta estensione della necropoli da parte della Sovrintendenza, mostrando l’assoluta inadeguatezza dell’attuale regime vincolistico».(m.l)

  3. 22 Ottobre 2010 a 14:29 | #3

    da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2010
    Minoja smentisce l’Avvocatura: «Nessuna tomba a Tuvixeddu fuori dalle aree vincolate».
    Ma resti romani sono affiorati anche durante i recenti lavori A gennaio del 2011 la decisione finale del Consiglio di Stato. Un altro capitolo della vertenza sulla necropoli. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Sui ritrovamenti a Tuvixeddu il sovrintendente ai beni culturali Marco Minoja smentisce l’Avvocatura dello Stato, la Procura della Repubblica e l’archeologa ministeriale Donatella Salvi: nell’area opposta al parco e in quella di Tuvumannu dal 2000 ad oggi non sono state trovate nuove sepolture. Minoja si allinea dunque al predecessore Vincenzo Santoni, che per aver sostenuto la stessa cosa in commissione regionale paesaggio è finito indagato per falso.
    Qualcosa però sarebbe emerso nell’area vicina ai lavori della Nuove Iniziative Coimpresa: resti di cave romane e un antico forno. Poi, nel 2006, una «possibile calcara». Le informazioni sullo stato del colle punico sono contenute in una relazione che Minoja ha trasmesso al Consiglio di Stato: sono stati i giudici di palazzo Spada il 27 luglio scorso a chiedere a tutti i soggetti coinvolti nell’interminabile controversia sulla tutela della necropoli atti inoppugnabili cui ancorare una decisione – prevista per gennaio 2011 – che sarà definitiva. Minoja spiega che nulla è stato trovato fuori dall’area a vincolo diretto e indiretto, ma implicitamente conferma come nessuno abbia eseguito una ricerca sistematica – gli studi magnetometrici previsti nell’accordo di programma – nelle superfici interne e prossime al piano di edificazione privato. Il sovrintendente conferma che durante i lavori di sistemazione del costone roccioso vicino a via Is Maglias qualcosa è saltata fuori, ma precisa che «nessuna testimonianza archeologica è emersa dagli sbancamenti effettuati in funzione delle costruzioni realizzate di recente». Opposta la tesi sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato, che rappresenta la Direzione regionale dei Beni culturali: facendo riferimento ad atti firmati dall’archeologa Salvi, nella memoria firmata dall’avvocato Borgo si parla di 1166 sepolture ritrovate dopo l’accordo di programma del 2000, 622 all’interno dell’area del parco archeologico, 113 oltre i confini del parco – emerse tra il 1999 e il 2007 – più 431 oltre i confini sia del parco archeologico che del parco urbano. Parte di queste – è scritto nell’atto – si trova «all’esterno dell’area di tutela, il che conferma la mancata conoscenza dell’esatta estensione della necropoli da parte della Sovrintendenza, mostrando l’assoluta inadeguatezza dell’attuale regime vincolistico». Su questa posizione si trovano la Regione e tutte le associazioni culturali ed ecologiste, mentre Coimpresa ha sempre negato. Il resto della relazione di Minoja è una cronistoria della vicenda Tuvixeddu, dove Minoja certifica «l’eccezionalità della necropoli, esaltata dalle tante ceramiche, dai monili di accurata fattura, dall’architettura delle sepolture ipogee e dalla presenza frequente di decorazioni a rilievo».
    Aggiunge Borgo: «Risulta incomprensibile che la Soprintendenza archeologica non abbia effettuato gli studi magnetometrici e i saggi preliminari sulle aree dei colli e su quelle adiacenti».

  4. 24 Settembre 2010 a 15:37 | #4

    da La Nuova Sardegna, 24 settembre 2010
    La direttrice regionale dei beni artistici e architettonici parla dell’ultimo vincolo nel canyon del colle. «Su Tuvixeddu pronti ad aprire il dialogo».

    CAGLIARI «Sul Parco archeologico di Tuvixeddu siamo pronti al confronto con l’amministrazione comunale e disponibili a riaprire un tavolo tecnico». L’ha dichiarato Maria Assunta Lorrai, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici per la Sardegna, a margine di una conferenza stampa per la presentazione delle Giornate Europee del Patrimonio. La rappresentante del ministero dei beni culturali nell’isola ha ricordato l’importanza del vincolo monumentale posto durante l’estate al canyon e al catino del sito fenicio-punico tra i più grandi del Mediterraneo. Lorrai si è detta pronta a un dialogo con il Comune di Cagliari, proprietario dell’area su cui quale dovrà sorgere il cosiddetto parco urbano, zona di tutela integrale che ospita le tombe. «Con il vincolo monumentale apposto di recente – ha spiegato il dirigente – la tutela della necropoli fenicio-punica più importante del Mediterraneo si è completata. In passato ci sono stati problemi, adesso si può andare avanti rivedendo le parti che restano ancora confuse». Più avanti nella strada del dialogo si è arrivati invece sull’anfiteatro romano ancora sepolto sotto le tribune di legno dopo dieci anni dalla loro costruzione. «C’è ormai maggiore sensibilità – ha detto Lorrai – il Comune ha mandato alcune carte, si vuole lavorare nell’ottica della tutela del bene e di una fruizione diversa rispetto a quanto si è fatto finora. Probabilmente col passare del tempo la sensibilità collettiva sull’argomento si è affinata e si è capito che un bene del genere è un patrimonio di grande rilievo, da valorizzare sotto vari aspetti, non solo quello che finora è stato l’unico, di vederlo in funzione degli spettacoli estivi». Il timore, adesso, è che la nuova «buona volontà» vada per le lunghe e si possa arrivare all’estate 2011 con le tribune montate dove sono ora e il monumento invisibile ai visitatori. La soprintendenza ai beni archeologici ha già lanciato l’allarme: l’anfiteatro si sta deteriorando proprio a causa della lunga permanenza delle tribune.

  5. 13 Agosto 2010 a 15:10 | #5

    da La Nuova Sardegna, 13 agosto 2010
    Tuvixeddu, arriva un nuovo vincolo nell’area del canyon. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Tuvixeddu, nuovo vincolo: stavolta riguarda il canyon dove, secondo l’accordo di programma tra Comune e la società Coimpresa, sarebbe dovuta passare la strada tanto contestata non soltanto dalle associazioni ambientaliste. Il provvedimento è stato emesso l’8 luglio scorso, come si annuncia in un lancio dell’agenzia Ansa, con la firma del direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, Maria Assunta Lorrai. Ma l’istruttoria è stata condotta dalla Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici di Cagliari e Oristano. Il provvedimento si fonda sul Codice Urbani e decreta «l’interesse culturale storico artistico» del complesso minerario di Tuvixeddu che sovrasta a nord gli stabilimenti dismessi della società Italcementi. La proprietà è quasi tutta pubblica (solo il 10 per cento delle aree è privato), tra canyon e il cosiddetto catino ci sono «tracce ancora visibili dell’attività industriale che, assieme alla presenza dei macchinari utilizzati fin dagli Anni Venti del Novecento, fanno di quest’area un importante sito di archeologia industriale configurandola come parco minerario urbano. Il tutto costituisce un unicum di fondamentale importanza per la città di Cagliari perchè rappresenta il segno di un’attività mineraria dell’uomo, oggi per lo più scomparsa, impiantatasi in un ambito già di per sè denso di storia e di testimonianze del passato e con essa pienamente integratosi». Al vincolo archeologico e a quello paesistico, si aggiunge adesso quello monumentale in un’area che si affianca alla famosa necropoli e che finora era ritenuta suggestiva dal punto di vista paesaggistico, ma priva di appeal sul piano culturale. Un errore, evidentemente, a lungo segnalato dalle associazioni, Legambiente in testa. Spiega il soprintendente Gabriele Tola: «Il provvedimento è un asseveramento dell’importanza storico archeologica dell’area di Tuvixeddu. A parte il vincolo archeologico, c’era un vincolo paesaggistico che non dava sufficiente garanzia di tutela dell’insieme. Si è quindi ritenuto opportuno introdurre il vincolo di tipo monumentale. Gli studi sono cominciati a novembre dell’anno scorso, il decreto è stato firmato un mese fa». Che fine farà la strada che doveva attraversare il canyon? «Ogni progetto su quest’area – chiarisce l’ingegner Tola – dovrà essere sottoposto al parere di questa soprintendenza, l’iter procedurale non sarà di tipo paesistico ma di tutela monumentale». In altre parole: canyon e catino hanno valore in sé, non basterà più che gli interventi in questi due punti siano «bene inseriti».

  6. 3 Agosto 2010 a 18:04 | #6

    da La Nuova Sardegna, 27 luglio 2010
    Tuvixeddu, la svolta del Consiglio di Stato. Chiesta una relazione alla Soprintendenza: sarà discussa tra sei mesi. Bocciate le argomentazioni del Comune e di Coimpresa. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Per Tuvixeddu si ricomincia daccapo: il Consiglio di Stato ha bocciato in serie tutte le argomentazioni del comune di Cagliari e della Nuova Iniziative Coimpresa e accogliendo per la prima volta la tesi dell’Avvocatura dello Stato, della Regione e di Italia Nostra ha disposto che l’amministrazione regionale e la Sovrintendenza ai beni archeologici di Cagliari e Oristano elaborino una «documentata relazione accompagnata da apposita cartografia ed eventuale corredo fotografico» che serva a spiegare in base a quali «presupposti o sopravvenienze» la giunta regionale abbia indicato l’area del colle punico come «caratterizzata da preesistenze con valenza storico-culturale». I giudici di palazzo Spada, rompendo una sequenza di decisioni negative per chi ha a cuore le sorti dell’area sepolcrale punico-romana minacciata dal cemento, vogliono sapere nei dettagli su quali basi il piano paesaggistico regionale varato dalla giunta Soru abbia inserito Tuvixeddu fra le aree di pregio culturale e dove si trovino i nuovi ritrovamenti di tombe che l’avvocatura dello stato e la Regione, nel ricorso firmato dagli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli e Giampiero Contu, giustificherebbero la revisione dell’accordo di programma del 2000, quello che ha dato il via libera all’edificazione del colle. La Regione e la Sovrintendenza – è stabilito nella decisione della sesta sezione del Consiglio di Stato – hanno sessanta giorni di tempo per depositare nella segreteria di palazzo Spada le relazioni richieste. Il contenuto dei documenti sarà poi trattato in udienza pubblica il 26 gennaio 2011. A quel punto i giudici – presidente Severino, consiglieri Paolo Buonvino (relatore), Rosanna De Nictolis, Maurizio Meschino e Carlo Polito – avranno in mano quanto serve a decidere se aveva ragione l’amministrazione Soru oppure la strana coppia comune di Cagliari-Nuova Iniziative Coimpresa. Il centro della controversia è nella stretta sostanza questo: dal 1997, la data in cui venne imposto il primo vincolo diretto sull’area sepolcrtale, al 2006 quando Soru cercò di bloccare il progetto Coimpresa, sono intervenute nel sito storico modificazioni tali da giustificare nuovi vincoli oppure aveva ragione l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni – poi finito a giudizio per tentato abuso d’ufficio – per il quale nulla è cambiato? Con l’ordine di esaminare scientificamente lo stato dei luoghi a Tuvixeddu il Consiglio di Stato sembra voler mettere finalmente un punto fermo sulla questione, andare a fondo e vederci chiaro. Una scelta annunciata all’indomani dell’udienza romana del 16 giugno scorso, quando secondo indiscrezioni l’orientamento dei giudici sembrava essere quello di compiere un sopralluogo a Cagliari. Di certo questo nuovo clamoroso pronunciamento, per quanto ancora interlocutorio, apre scenari inediti sull’annosa questione di Tuvixeddu: per la prima volta viene messo un autorevole punto interrogativo sul contenuto – finora considerato sacro – dell’accordo di programma del 2000, per la prima volta superano il diaframma del formalismo giudiziario amministrativo le ragioni degli ecologisti, delle associazioni culturali, degli intellettuali che da anni denunciano come il progetto Coimpresa rappresenti una seria minaccia per l’integrità del paesaggio storico e ambientale di Tuvixeddu. Un’integrità difesa dal Ppr e dal Codice Urbani, arrivati dopo l’accordo di programma ma finora ignorati nella sequenza di giudizi. Comunque sia il Consiglio di Stato non si accontenta del faldone di documenti prodotti dalle parti in causa e vuole andare a fondo. Partendo certamente anche dalla clamorosa richiesta di archiviazione firmata dal pubblico ministero Daniele Caria, che nel valutare l’insussistenza dei principali aspetti penali della vicenda ha confermato con indagini approfondite quanto l’amministrazione Soru con l’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli ha sostenuto nelle fasi del giudizio. Ma soprattutto quanto Sardegna Democratica attraverso l’avvocato Giampiero Contu ha proposto ai giudici di Roma con un intervento ad adiuvandum che contiene ampi stralci del provvedimento della Procura: dal 2000 ad oggi sono cambiate le norme che tutelano il paesaggio, è il Codice Urbani a stabilire esigenze di difesa molto pi rigorose. A Tuvixeddu poi sono state scoperte 1166 sepolture antiche che non erano note dieci anni fa, quando venne firmato l’accordo di programma sul piano di Nuova Iniziative Coimpresa. Se il ricorso della Regione – cui si sono affiancati Italia Nostra con l’avvocato Carlo Dore e Sardegna Democratica – venisse accolto il piano paesaggistico regionale imporrebbe la propria prevalenza sul futuro del colle cagliaritano: al di là dei prossimi giudizi sulla validità delle autorizzazioni, attorno alla necropoli non si potrebbe pi mettere in piedi un solo mattone.

  7. 22 Giugno 2010 a 15:46 | #7

    da La Nuova Sardegna, 22 giugno 2010
    Sospesa la nomina di Campus. Rinvio per l’avvocato che dovrà occuparsi del negoziato su Tuvixeddu. Ma sull’ipotesi di pagare i danni al costruttore pesano i giudizi ancora pendenti. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. E’ saltata la nomina di Graziano Campus a direttore generale dell’area legale della Regione: l’apertura del rapporto era all’ordine del giorno, ma l’esecutivo ha deciso di sospendere malgrado il punto fosse stato presentato alla seduta di ieri coi caratteri dell’urgenza. Forse la nomina andrà alla prossima seduta, mancano informazioni ufficiali. Campus è stato per molti anni il responsabile dell’ufficio legale di viale Trento, è andato in pensione per raggiunti limiti di età il 27 maggio scorso e sarebbe pronto a rientrare come dirigente esterno per gestire alcune cause considerate centrali. Fra queste il negoziato extragiudiziale con il gruppo Cualbu per i risarcimenti legati a Tuvixeddu, un caso piuttosto spinoso perchè collegato a una sequenza ininterrotta di ricorsi e controricorsi ai giudici amministrativi che però negli ultimi tempi sembra aver riportato a galla le ragioni dell’amministrazione Soru. L’avvocato Campus non si è mai occupato direttamente di Tuvixeddu, ma la sua esperienza viene evidentemente considerata indispensabile perchè la Regione possa gestire correttamente il rapporto con il gruppo Cualbu, diventato delicatissimo soprattutto ora che il costruttore – attraverso i suoi legali – ha chiesto un risarcimento di settanta-ottanta milioni per i ritardi provocati dalle iniziative della giunta Soru sul piano edificatorio di Nuova Iniziative Coimpresa. Campus infatti verrebbe nominato con il compito di «proseguire nell’esame della problematica relativa al contenzioso che origina dalle pretese risarcitorie formulate nei confronti della Regione dalla Nuova Iniziative Coimpresa, interessata alla realizzazione degli interventi previsti dall’accordo di programma sottoscritto in data 15 settembre 2000, al fine di definire completamente la posizione della Regione in ordine alle stesse». Ma proprio quell’accordo di programma che sta all’origine del piano Coimpresa è ancora sotto giudizio: c’è un ricorso degli Amici della Terra firmato dall’avvocato Carlo Augusto Melis sulla legittimità del nullaosta generale contenuto nell’accordo che pende davanti al Consiglio di Stato, ci sono i due nullaosta comunali di agosto 2008 bocciati dai giudici di palazzo Spada e c’è infine il ricorso della Regione ancora ai magistrati di secondo grado – cui si sono affiancati Sardegna democratica e Italia Nostra con gli avvocati Giampiero Contu e Carlo Dore – sulla perimetrazione dell’area archeologica in rapporto al piano paesaggistico regionale, per la cui decisione il sesto collegio del Consiglio di Stato acquisirà nuovi mezzi di prova, tra cui il provvedimento di archiviazione firmato dal pm Daniele Caria per l’inchiesta penale su Tuvixeddu. Difficile quindi immaginare su quali basi la Regione, attraverso l’avvocato Campus – se sarà nominato – intenda trattare un risarcimento: la situazione, dopo gli ultimi pronunciamenti, appare tutt’altro che definita. Lo spauracchio della Corte dei Conti potrebbe indurre Cappellacci e i legali di viale Trento a un rinvio della trattativa. Mistero sulle ragioni che hanno indotto il presidente Ugo Cappellacci a sospendere una nomina che veniva data per scontata ancora l’altro ieri, malgrado le candidature alternative interne non mancassero e nonostante il costo di un contratto esterno fosse più gravoso per le casse dell’amministrazione. Campus potrebbe essere nominato in base alla legge regionale 31 del 1998, all’interno della quota massima del venti per cento in base a criteri fiduciari. Per mettere sotto contratto un dirigente esterno la legge non prevede alcuna verifica sulla presenza nell’organico interno di figure professionali di pari livello. La scelta di ‘riacquistare’ Campus sarebbe quindi legittima, per quanto piuttosto dispendiosa e forse in contrasto con il decreto Brunetta sulla pubblica amministrazione che doveva essere trattato in giunta proprio ieri. Ma anche quel punto dell’ordine del giorno è saltato.

  8. 21 Giugno 2010 a 14:42 | #8

    da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2010
    Tuvixeddu: prosciolti cinque inquisiti.

    CAGLIARI. Finisce in archivio l’inchiesta penale sul caso Tuvixeddu: il gip Roberto Cau ha accolto la richiesta del pm Daniele Caria e ha confermato il proscioglimento da ogni accusa per Renato Soru, Carlo Mannoni, Gualtiero Cualbu, Valeria Santoni e Donatella Salvi. Resta indagato e ormai prossimo al rinvio a giudizio l’ex sovrintendente archeoogico Vincenzo Santoni, accusato di tentato abuso d’ufficio e falso ideologico per aver sostenuto in commissione regionale del paesaggio che dal 2000 in poi la situazione del colle punico era rimasta invariata, malgrado fossero emerse 1166 nuove tombe. Al centro dell’inchiesta, partita da un esposto di Cualbu, un progetto alternativo per il colle punico pagato con denaro pubblico e commissionato all’architetto francese Gilles Clement e un’ipotesi di corruzione per lo stesso imprenditore. Accuse cadute: il progetto è stato pagato grazie a una sponsorizzazione privata e non c’è stata alcuna azione illegale da parte della Regione per fermare l’edificazione del colle da parte della Nuova Iniziative Coimpresa, gruppo Cualbu. In archivio anche la posizione dell’archeologa Donatella Salvi e di Valeria Santoni, figlia dell’ex sovrintendente, che lavorava per una società dell’imprenditore di Fonni.

  9. 21 Giugno 2010 a 14:36 | #9

    da La Nuova Sardegna, 21 giugno 2010
    Tuvixeddu, risarcimenti bloccati? La Regione nomina il nuovo direttore dell’area legale: ritorna Campus. L’incertezza sul perimetro dell’area archeologica impedirebbe qualsiasi accordo. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La decisione del Consiglio di Stato di acquisire nuovi mezzi di prova per stabilire i confini dell’area archeologica di Tuvixeddu sembra aver messo in allarme la giunta di Ugo Cappellacci.
    Alla decisione ancora ufficiosa dei magistrati romani la Regione ha infatti deciso di rispondere con la nomina di un nuovo dirigente dell’area legale, che arriverebbe dall’esterno. La situazione è intricata: Nuova Iniziative Coimpresa rivendica un risarcimento fra i settanta e gli ottanta milioni per i ritardi provocati sul piano edificatorio dalle azioni legali dell’amministrazione Soru, ma i giudici di palazzo Spada potrebbero ribaltare il giudizio del Tar del 13 dicembre 2007 e allinearsi alle valutazioni della Procura, espresse nel provvedimento di archiviazione dell’inchiesta giudiziaria su Tuvixeddu firmato dal pm Daniele Caria: il ritrovamento di 1199 tombe ha modificato la situazione rispetto all’accordo di programma del 2000, quindi l’estensione del vincolo sarebbe giustificata dalla nuova realtà. Se passasse questa valutazione l’area privata, quella dove il gruppo Cualbu intende costruire, verrebbe inglobata nella superficie vincolata e a quel punto il contenzioso Regione- Coimpresa risulterebbe superato.
    Di certo quello che la giunta Cappellacci si trova di fronte è un problema complesso, perchè risarcire l’imprenditore per un danno presunto, che già in autunno il Consiglio di Stato potrebbe cancellare, sarebbe un rischio altissimo. Da qui la fretta dell’esecutivo di attrezzarsi: oggi è all’ordine del giorno la nomina del nuovo direttore generale dell’area legale. I rumors del palazzo indicano come candidato unico Graziano Campus, ex dirigente dell’area legale andato in pensione il 27 maggio scorso. Cappellacci vorrebbe riportarlo in sella malgrado l’opposizione guidata dall’ex assessore all’urbanistica Gianvalerio Sanna abbia attaccato con un’interrogazione proprio le scelte adottate da Campus in due casi centrali come Tuvixeddu e Cala Giunco: caduta la giunta Soru la decisione dell’area legale è stata di non costituirsi più in giudizio in difesa delle ragioni ambientaliste, con un segno di chiara discontinuità rispetto al governo precedente. Sparita dai giudizi amministrativi, la Regione si trova comunque a dipendere dalle decisioni dei tribunali: in assenza dei legali regionali il Consiglio di Stato ha annullato definitivamente gli ultimi due nullaosta comunali per Tuvixeddu, azzoppando il cammino dell’intero progetto. Poi ha opposto un secco ‘no’ al piano per Cala Giunco del costruttore Sergio Zuncheddu – pende ancora il giudizio sull’istanza di revocazione avanzata dai legali di Cualbu – e ora sembra voler mettere un pesante punto interrogativo anche sulla perimetrazione dell’area archeologica sul colle dei Punici. Come dire che alle sconfitte giudiziarie di Soru sono seguite le rivincite. Giudizi diversi, che potrebbero riaprire la partita milionaria sul piano Coimpresa e congelare almeno temporaneamente le pretese risarcitorie del costruttore di Fonni.
    Ma i punti interrogativi non finiscono qui. Non è chiara, almeno all’esterno, la scelta di richiamare in servizio come dirigente esterno l’avvocato Campus, che non si è mai occupato direttamente del caso Tuvixeddu. Le sue prestazioni professionali costerebbero alle casse regionali più di quelle di un dirigente interno. Le candidature alternative e meno dispendiose sarebbero almeno tre. Oggi si conoscerà la decisione dell’esecutivo.

  10. 17 Giugno 2010 a 16:27 | #10

    da La Nuova Sardegna, 17 giugno 2010
    Tuvixeddu, il Consiglio di Stato acquisirà gli atti della Procura. (Mauro Lissia)

    ROMA. Si aprono nuovi scenari nella vicenda giudiziaria legata al colle di Tuvixeddu: il Consiglio di Stato vuole vederci chiaro e non si accontenta del faldone di documenti prodotti dalle parti in causa. Martedì scorso, chiusa l’udienza di trattazione, i giudici si sono riuniti in una lunghissima camera di consiglio e dopo una discussione piuttosto intensa hanno deciso di rinviare la decisione sul ricorso presentato dalla Regione contro il ‘no’ del Tar del 13 dicembre 2007 alla perimetrazione dell’area archeologica in base al piano paesaggistico regionale: il fascicolo resta aperto e il collegio giudicante acquisirà nuovi mezzi di prova per valutare come procedere.
    Ma tra le ipotesi circolate negli uffici di palazzo Spada ne è emersa una davvero clamorosa: un sopralluogo della sesta sezione, presieduta da Giuseppe Severini, sul sito archeologico. Quindi un esame ravvicinato dei luoghi, utile a fornire ai magistrati amministrativi la percezione esatta dell’impatto che potrebbe produrre sull’area sepolcrale punico-romana e sul paesaggio la costruzione degli edifici progettati da Nuova Iniziative Coimpresa.
    La discussione interna non è conclusa, i giudici sono impegnati a valutare con la massima attenzione i prossimi passi da compiere per arrivare a una sentenza equilibrata. Pesa certamente sulle scelte del collegio – composto anche dal relatore Paolo Buonvino e dai consiglieri Rosanna De Nictolis, Maurizio Meschino e Carlo Polito – la grande pressione mediatica che ormai da anni caratterizza il dibattito sul caso Tuvixeddu. Dai giornali europei a quelli nazionali, televisioni di diversi paesi, dibattiti pubblici ad alto livello, echi a Bruxelles: la sorte della necropoli è ormai al centro dell’attenzione generale e i mutamenti legislativi avvenuti nell’ultimo decennio, insieme alla crescita della sensibilità per i temi ambientali, hanno trasformato una complessa controversia giocata sul filo del diritto amministrativo in un confronto più alto.
    Il resto l’ha fatto la clamorosa richiesta di archiviazione firmata dal pubblico ministero Daniele Caria, che nel valutare l’insussistenza dei principali aspetti penali della vicenda ha confermato con indagini approfondite quanto l’amministrazione Soru con l’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli ha sostenuto nelle fasi del giudizio.
    Ma soprattutto quanto Sardegna Democratica attraverso l’avvocato Giampiero Contu ha proposto ai giudici martedì scorso a Roma, con un intervento ad adiuvandum che contiene ampi stralci del provvedimento della Procura: dal 2000 ad oggi sono cambiate le norme che tutelano il paesaggio, c’è il Codice Urbani a stabilire esigenze di difesa molto più rigorose. A Tuvixeddu poi sono state scoperte 1166 sepolture antiche che non erano note dieci anni fa, quando venne firmato l’accordo di programma sul piano di Nuova Iniziative Coimpresa. Su questo punto, sulle nuove emergenze archeologiche, l’ex sovrintendente Vincenzo Santoni dovrà difendersi in un giudizio penale dall’accusa di abuso d’ufficio: è stato lui a sostenere in commissione regionale del paesaggio che nulla era cambiato e che di conseguenza non esisteva la necessità di imporre vincoli più estesi sull’area del colle. Invece per la Procura c’era, come dimostrano gli atti dell’inchiesta penale e gli accertamenti compiuti dal nucleo investigativo del Corpo Forestale. Forse l’associazione presieduta da Soru non sarà ammessa nel giudizio perchè non è riconosciuta dal ministero dei Beni Culturali.
    Di certo il contenuto dell’intervento non è passato inosservato, i giudici hanno letto i nuovi atti e la decisione di approfondire la conoscenza del sito archeologico potrebbe essere legata proprio a questi elementi inediti, che conducono nella direzione opposta a quella stabilita dal Tar quando ha bocciato la perimetrazione alternativa proposta dalla Regione.
    Se il ricorso della Regione – cui si sono affiancati Italia Nostra con l’avvocato Carlo Dore e Sardegna Democratica – venisse accolto il piano paesaggistico regionale imporrebbe la propria prevalenza sul futuro del colle cagliaritano: al di là dei prossimi giudizi sulla validità delle autorizzazioni, attorno alla necropoli non si potrebbe più mettere in piedi un solo mattone.

  11. 16 Giugno 2010 a 14:13 | #11

    da La Nuova Sardegna, 16 giugno 2010
    Attesa per il giudizio definitivo sulla perimetrazione dell’area archeologica nel colle punico
    Scontro in aula su Tuvixeddu. L’associazione di Soru: «La verità nell’indagine della Procura». (Mauro Lissia)

    ROMA. L’ultima battaglia giudiziaria su Tuvixeddu fra l’ex governatore Renato Soru e il gruppo Cualbu si deciderà nelle prossime ore: il Consiglio di Stato ha sotto esame il ricorso di Sardegna Democratica, che si è affiancata alla Regione e a Italia Nostra per ottenere l’allargamento del vincolo sul colle dei Punici fino a cinquanta ettari, con la conseguente scomparsa del piano edificatorio di Nuova Iniziative Coimpresa. La decisione non è ancora arrivata malgrado una lunghissima camera di consiglio, per i difensori dell’area sepolcrale minacciata dal cemento è un opportunità fondamentale di salvare il sito archeologico. C’è la procedura di vincolo sul canyon, ci sono i due nullaosta bocciati in primo e secondo grado dai giudici amministrativi e resta l’incerta trattativa fra Regione e gruppo Cualbu sui presunti danni subìti dal costruttore per i ritardi imposti al progetto a causa delle iniziative contrarie assunte dal governo Soru. Ma la speranza è che siano le norme del piano paesaggistico regionale, allineate a quelle del Codice Urbani, a circoscrivere l’area di interesse culturale fino a proteggerla in via definitiva dall’assalto dei mattoni.
    Le squadre dei legali si sono affrontate brevemente ma con toni aspri nell’aula della sesta sezione di palazzo Spada, dove l’udienza si è aperta alle tredici e trenta: l’avvocato dell’amministrazione Vincenzo Cerulli Irelli ha attaccato frontalmente il comune di Cagliari («poteva modificare il perimetro e in tutto questo tempo non ha fatto niente») per poi ribadire con forza che «il vincolo per interesse pubblico imposto dalla Regione è stato bocciato solo per mere ragioni procedurali» e che l’evidente «cambiamento nell’ideologia territoriale impedisce che il piano Coimpresa vada avanti». Categorica la replica dell’avvocato Massimo Massa, per il Comune: «Se il vincolo è stato annullato, non si capisce che cosa avrebbe dovuto fare l’amministrazione comunale». Poi tra i due avvocati sono volate parole velenose, che solo l’intervento del presidente Giuseppe Severini ha sedato. Se i legali del gruppo Cualbu – gli avvocati Pietro Corda e Antonello Rossi – si sono rifatti al contenuto dei ricorsi, così come il difensore di Italia Nostra Carlo Dore e l’avvocato dello Stato Sergio Sabelli, l’elemento nuovo della causa doveva essere l’intervento ad adiuvandum di Sardegna Democratica, l’associazione di Renato Soru, che ha incaricato l’ex legale della Regione Giampiero Contu di proporre argomenti di valutazione diversi ai giudici romani. Contu è lo stesso avvocato che ha ‘resuscitato’ con un’istanza di prelievo il ricorso contro la sentenza Tar del 13 dicembre 2007, quella che bocciò la perimetrazione dell’area archeologica in base al Ppr: un’iniziativa non concordata col nuovo presidente Ugo Cappellacci e neppure con il capo dell’ufficio legale Graziano Campus. Da quando è uscito di scena Soru la Regione non si è più costituita nei giudizi che riguardano Tuvixeddu.
    Comunque sia l’intervento firmato da Contu e dal collega Giuseppe Macciotta contiene i brani essenziali del provvedimento di archiviazione firmato dal pm Daniele Caria dopo l’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio legata alle vicende del colle punico, valutazioni che al di là dei profili penali hanno confermato come le iniziative di tutela del governo Soru fossero tutt’altro che infondate. Allargare il perimetro dell’area vincolata secondo la Procura sarebbe stato un provvedimento in linea con il Codice del Paesaggio. Soprattutto per i nuovi ritrovamenti avvenuti negli ultimi dieci anni, quelli sui quali – a leggere l’atto di archiviazione di Caria – il sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni decise di “tacere maliziosamente” per favorire il gruppo Cualbu. Quindi – hanno scritto gli avvocati Contu e Macciotta – se negli anni sono arrivate nuove leggi per la tutela del paesaggio nel suo complesso e le tombe scavate dopo il 2000 hanno dimostrato che i confini dell’area degna di protezione possono essere diversi da quelli indicati dalla Sovrintendenza, la perimetrazione alternativa proposta nel Ppr – quella bocciata dal Tar per carenza di motivazioni – alla luce degli accertamenti condotti dalla magistratura penale deve acquistare validità. I legali di Nuova Iniziative Coimpresa – Pietro Corda e Antonello Rossi – hanno chiesto nel loro intervento che Sardegna Democratica non venisse ammessa al giudizio: è un’associazione non riconosciuta dallo Stato. Le tesi sostenute nell’intervento sono comunque andate all’attenzione dei giudici.

  12. 13 Giugno 2010 a 22:13 | #12

    da La Nuova Sardegna, 13 giugno 2010
    Su Tuvixeddu i vincoli imposti dal Ppr? Martedì in Consiglio di Stato nuovo round della controversia.

    CAGLIARI. Quella di martedì prossimo potrebbe essere la giornata decisiva per il futuro di Tuvixeddu, il colle dei Punici al centro da anni di una furibonda controversia giudiziaria legata al progetto di edificazione firmato Nuova Iniziative Coimpresa. Ancora una volta il Consiglio di Stato è chiamato a esaminare un ricorso in secondo grado della Regione, che durante l’amministrazione Soru aveva provato a imporre nuovi vincoli per Tuvixeddu. Accolta l’istanza di prelievo presentata per l’ente sardo dagli avvocati Giampiero Contu e Vincenzo Cerulli Irelli, i giudici di palazzo Spada decideranno sul ricorso datato 2007 contro una sentenza del Tar del 13 dicembre 2007 che aveva bocciato la perimetrazione dell’area del vincolo basata sul Piano paesaggistico regionale.
    Se il ricorso venisse accolto le prospettive del colle cambierebbero radicalmente: la Regione infatti rivendica il proprio potere pianificatorio riferito al Ppr, quello che senza la decisione negativa del Tar avrebbe esercitato ancora prima di imporre su Tuvixeddu i vincoli per notevole interesse pubblico, quelli bocciati dai giudici amministrativi per l’illegittimità della commissione per il paesaggio. Controparte in quest’ennesimo giudizio a palazzo Spada saranno il comune di Cagliari – avvocati Carla Curreli, Marcello Vignolo, Massimo Massa e Ovidio Marras – che quei vincoli non li voleva già nel 2006 e ha sempre lottato in giudizio per eliminarli, e Nuova Iniziative Coimpresa, con gli avvocati Pietro Corda e Antonello Rossi. Ma nel corso dei mesi si sono affiancati con interventi aggiunti alla Regione – che sarà patrocinata dagli avvocati Cerulli Irelli e Vincenzo Carrozza – il movimento Sardegna Democratica, difeso dall’avvocato Giampiero Contu, e l’associazione culturale Italia Nostra, tutelata dall’avvocato Carlo Dore.
    I termini dell’ennesima controversia sono estremamente complessi. Finora il Consiglio di Stato ha cassato i vincoli che avrebbero fermato l’attività edificatoria sulle aree private, ma non si è ancora espresso sulla possibilità che la Regione applichi su Tuvixeddu le misure di salvaguardia previste nel Ppr, in linea con il Codice Urbani. In particolare la Regione aveva proposto, incontrando la ferma opposizione del Comune, una perimetrazione diversa delle superfici da sottoporre a vincolo. E su questo punto il Tar, pur accogliendo il ricorso presentato dall’amministrazione Floris, si era espresso nella sentenza del 2007 in termini di possibilità. In sostanza non aveva negato alla Regione il potere di ridefinire i confini del vincolo, purchè ogni scelta fosse perfettamente motivata. Nell’atto depositato l’avvocato Contu fa riferimento tra l’altro all’inchiesta della Procura della Repubblica dove viene accertata «la straordinaria rilevanza dei mutamenti del quadro normativo intercorsi tra il momento dell’apposizione dei precedenti vincoli e quello successivo all’apposizione di nuovi vincoli culturali». In particolare l’approvazione del Codice del Paesaggio, interamente recepito nel Ppr, che per l’avvocato Contu ha rimesso in discussione anche l’accordo di programma firmato nel 2000.
    Se i giudici di secondo grado dovessero accogliere il ricorso in appello della Regione si riaprirebbe il discorso, che sembrava chiuso, sulla determinazione dell’area da salvaguardare. Questo al di là dell’accordo che il consiglio regionale ha deciso di cercare con il costruttore per salvare definitivamente Tuvixeddu dall’attività edilizia: Nuova Iniziative Coimpresa ha chiesto una cifra vicina ai settanta milioni a titolo di risarcimento per i ritardi nell’avvio dei cantieri e per il mancato profitto maturato fino ad oggi. (m.l)

  13. 11 Giugno 2010 a 14:55 | #13

    qui la deliberazione Giunta regionale n. 21/37 del 3 giugno 2010: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100609102434.pdf

  14. 11 Giugno 2010 a 14:09 | #14

    da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2010
    «Regione senza colpa».
    Delibera di giunta su Tuvixeddu, Coimpresa ha chiesto i danni per l’accordo non rispettato.

    CAGLIARI. Nessun arbitrato, ma l’avvio di una proposta transativa tra l’ufficio legale e gli assessorati competenti della Regione «a tacitazione di tutte le pretese attuali e/o future» connesse alla vicenda di Tuvixeddu. Lo prevede una delibera della Giunta regionale, approvata il 3 giugno. La Regione rifiuta la domanda di arbitrato proposta dalla Società Nuova Iniziative Coimpresa lo scorso 19 aprile, sulla base dell’articolo 7 dell’accordo di programma del 2000. Con una lettera, la società chiede alla Regione che le venga «riconosciuto il proprio diritto al risarcimento degli imponenti danni patiti in conseguenza dell’inadempimento dell’accordo di programma». «Il danno richiesto – si legge nella delibera – viene quantificato in euro 49.292.471 a titolo di danno emergente e di lucro cessante maturati alla data del 30.6.2009 ed in euro 47.672 a titolo di danno emergente e di lucro cessante per ciascun giorno successivo all’1 luglio 2009. Viene altresì richiesto il risarcimento di un danno all’immagine pari ad euro 4.929.247,10, con riserva di diversa quantificazione in corso di giudizio; il tutto oltre interessi ed al maggior danno dovuto alla svalutazione monetaria dal giorno del dovuto fino al saldo effettivo e con vittoria di spese, competenze ed onorari, anche relativi al funzionamento del Collegio Arbitrale». Secondo la giunta, però, «non pare potersi ravvisare alcuna inadempienza degli specifici obblighi assunti dall’amministrazione regionale con la sottoscrizione dell’accordo, consistenti, sostanzialmente nel disporre il finanziamento per la realizzazione di un Parco Archeologico Urbano, per un importo di 12 miliardi di lire».

  15. 10 Giugno 2010 a 16:09 | #15

    da Il Sardegna, 10 giugno 2010
    “Tuvixeddu, 70 milioni di danni”. Colle conteso. Coimpresa presenta il conto dopo i blocchi della Giunta Soru e chiede un giudizio arbitrale. La Regione: con Cualbu trattiamo. (Elena Laudante)

    Quella sul colle di Tuvixeddu è stata una battaglia da 70 milioni di euro. La cifra che il gruppo edile Nuove Iniziative Coimpresa ha chiesto alla Regione, chiamata a sborsare poco meno di quanto destinato con la Finanziaria 2010 all’emergenza sociale nell’Isola (100 milioni).
    I costruttori Gualtiero e Giuseppe Cualbu, che ai piedi della necropoli fenicio-punica hanno pronto un parco di ville e palazzi, hanno chiesto oltre 71 milioni di risarcimento dei danni causati dagli stop imposti dalla precedente giunta di Renato Soru. Ma li hanno intesi come violazioni dell’accordo di programma siglato con Comune, Provincia e Regione nel 2000. Controversia che perciò deve essere risolta da un collegio di tre arbitri (il lodo è il modo per evitare una lunga causa civile). La Regione non la pensa così, ma soltanto nelle forme. In sostanza, la Giunta si dice pronta a trattare per arrivare ad una transazione che però non trascini l’amministrazione in un arbitrato, tantomeno davanti al giudice civile. Lo si legge nella delibera approvata nella seduta di venerdì 3 giugno, una proposta portata in Giunta dal vicepresidente Sebastiano Sannitu, e non da Ugo Cappellacci.
    I danni a Coimpresa. Nella proposta di arbitrato presentata in viale Trento lo scorso aprile il maltolto calcolato dai legali Pietro Corda e Antonello Rossi suona così: 49.292.471 di euro per il “danno emergente e lucro cessante” (le perdite già subite e il mancato guadagno) calcolato fino alla data del primo luglio 2009 e poi circa 47mila euro per ogni giorno successivo a quella data. Ipotizzando che la controversia si risolva esattamente ad un anno da quella data, cioè il primo luglio 2010, la somma arriverebbe a 17 milioni 155 mila euro. A queste bisogna ovviamente aggiungere il danno all’immagine calcolato – per il momento – nel 10 per cento del danno principale, e cioè 4.929.247, «con riserva di diversa quantificazione in corso di giudizio – si legge nella delibera – Il tutto oltre interessi ed al maggior danno dovuto alla svalutazione monetaria dal giorno del dovuto fino al saldo effettivo e con vittoria di spese, competenze ed onorari» degli arbitri. Dunque i 71 milioni potrebbero lievitare.
    La Regione. Fin qui Coimpresa, esasperata da quattro anni di tentativi di portare avanti un accordo di programma che ormai ritiene violato. Ma in viale Trento non la pensano così. L’ufficio legale diretto dall’avvocato Graziano Campus è certo che non ci siano state violazioni di obblighi contrattuali, ecco perché non si va al lodo. Tutt’al più, e viste le sentenze del Consiglio di Stato, siamo di fronte a danni da violazioni di atti amministrativi (ovviamente della Regione), per cui si tratta. Ma la sostanza non cambia. Anzi, in questo modo si potrebbe arrivare a più celere soluzione della controversia. Salvo che in questa partita non venga compreso pure uno scambio di aree per far traslocare il piano Coimpresa.

  16. 9 Giugno 2010 a 15:00 | #16

    da L’Unione Sarda, 9 giugno 2010
    Tuvixeddu, i vincoli distruggono il Parco. Incontro sul Colle tra Comune, Regione e Sovrintendenze per fare il punto sullo stato dell’area. Ieri il sopralluogo: piante selvatiche e degrado minacciano la necropoli. (Michele Ruffi)

    Nei vecchi stabilimenti della Italcementi, dove è previsto il Museo archeologico, si è aperta una voragine profonda tre metri. Le erbacce che coprono tutto il colle di Tuvixeddu e la necropoli punica sono il meno. I fichi selvatici che stanno crescendo dentro le tombe dei Fenici invece sono più preoccupanti: «Le radici rischiano di distruggere tutto», spiega con un filo di voce Donatella Salvi, alto funzionario della Sovrintendenza ai beni archeologici. E anche Maria Assunta Lorrai, direttrice regionale per i beni paesaggistici della Sardegna da quattro mesi, è colpita «dalle evidenti situazioni di degrado» del parco, quasi terminato e mai nato. Al sopralluogo di due ore, convocato per ieri mattina a Tuvixeddu, non mancava nessuno: c’era il Comune (con il sindaco Emilio Floris e i dirigenti Paolo Zoccheddu e Gerolamo Solina), la Regione (l’assessore all’Urbanistica Gabriele Asunis e alla Cultura Lucia Baire), le Sovrintendenze ai Beni archeologici e Paesaggistici (Marco Minoja e Gabriele Tola) e Giuseppe Cualbu, in rappresentanza di Coimpresa.
    IL SOPRALLUOGO. Un incontro per fare il punto sulle condizioni del Colle, passaggio interlocutorio prima di un altro appuntamento, questa volta tutti attorno a un tavolo, per cercare di sbloccare il futuro della necropoli. Maria Assunta Lorrai, alla prima passeggiata a Tuvixeddu, spera in un intervento urgente: «Bisogna che le cose si comincino a muovere, perché sono state ferme per troppo fermo». Per il vincolo sul canyon, che ha bloccato la costruzione della strada di collegamento tra via Cadello e via San Paolo, è però in linea col suo predecessore Elio Garzillo: «C’è un procedimento avviato da Garzillo che si dovrà concludere. Io non posso smentire chi mi ha preceduto, dunque il processo verrà completato». Quindi la strada rimarrà un’incompiuta.
    LE TAPPE. Il tour nella necropoli si è concentrato nell’area del parco Comunale. Prima una visita ai capannoni della Italcementi, sul versante di viale Sant’Avendrace, dove sarebbe dovuto sorgere un museo archeologico. Qui la pioggia ha scavato una voragine profonda più di tre metri. All’ingresso del parco, in via Falzarego, la situazione non è meno preoccupante. Le tombe sono coperte di erbacce e piante. Seconda tappa davanti alle fioriere al centro dell’inchiesta della Procura di Cagliari. La magistratura indaga per abusi edilizi: nel progetto originario le strutture erano previste in cemento armato, mentre il Comune le ha realizzate con sassi ingabbiati da una rete metallica, che dovranno essere coperti da un gigantesco telo di yuta e poi dall’erba. Una soluzione che il gruppo, Sovrintendenze comprese, ritiene «migliorativo» e «meno impattante» rispetto al calcestruzzo. Al massimo, ha osservato Tola, «si potrebbe rivedere l’altezza», ma niente di più.

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