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Fari e caserme per fare cassa.

Faro Capo Spartivento

Faro Capo Spartivento

anche su Il Manifesto Sardo, n. 71, 16 aprile 2010

Ritorna in auge un progetto già elucubrato dalla quella mente finanziaria creativa del Ministro dell’economia Giulio Tremonti qualche anno fa: lucrare sui beni demaniali militari per fare cassa. In poche parole una fase ulteriore rispetto alle sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.

Il Ministero della difesa, nella persona del sottosegretario Guido Crosetto, ha annunciato (vds. Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2010) l’intenzione di valorizzare o vendere parte del proprio patrimonio.  Fari, caserme, installazioni, forti, molti dei quali tuttora in uso: 36 beni rimarrebbero parte del demanio militare, manterrebbero le loro attuali funzioni e aggiungerebbero quella del resort di lusso sull’esempio del Faro di Capo Spartivento, parzialmente ceduto in locazione pluriennale, mentre altri 76 beni cesserebbero la loro natura demaniale e – previo mutamento di destinazione d’uso da effettuarsi da parte dei rispettivi Comuni – sarebbero posti in vendita. E sa il cielo come possa conciliarsi un eventuale utilizzo turistico con il tradizionale uso militare o della sicurezza della navigazione, così come è tutta da vedere la collaborazione che presteranno i Comuni per le attività di competenza di tipo urbanistico.   Considerata la fame di risorse finanziarie e di strutture immobiliari di cui disporre che attanaglia moltissimi Enti locali è facile immaginare polemiche e contenziosi.

Faro di Punta Scorno, Asinara

Faro di Punta Scorno, Asinara

Nemmeno sembrano adeguatamente approfondite le problematiche giuridiche inerenti la dismissione della funzione demaniale militare, anche parziale.  Basti pensare che diversi statuti speciali – in particolare quello sardo (legge costituzionale n. 3/1948, art. 14) – prevedono la successione del demanio e patrimonio regionale in caso di dismissione statale (La Regione, nell’ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo. I beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finché duri tale condizione).   Per rimanere alla Sardegna, i Fari di Punta Scorno (Asinara), di Capo Sandalo (Isola di S. Pietro), dell’Isola Bocca (Olbia) dovrebbero rientrare fra quei beni demaniali che conserverebbero le funzioni (militari) di sicurezza della navigazione, ma potrebbero aggiungere un nuovo utilizzo turistico.

Non poche le difficoltà: ad esempio, il Faro di Punta Scorno necessita di un imponente opera di restauro e ristrutturazione (oltre 400 mila euro di investimenti), mentre l’intera area circostante – come quasi tutta l’Isola dell’Asinara – è ormai stata trasferita da anni al demanio della Regione autonoma della Sardegna ed oggi è in consegna (deliberazione Giunta regionale n. 48/1 del 9 settembre 2008) all’Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna. Il resort non avrebbe, quindi, nemmeno un giardinetto intorno e la stradina d’accesso, tanto per capirci. L’unico utilizzo sensato e logico sarebbe in funzione delle esigenze del parco nazionale dell’Asinara, tuttora in gravi difficoltà operative a causa della mancanza degli organi dirigenti (è commissariato da oltre un anno).  Solo recentemente è stato approvato definitivamente da parte della Regione autonoma della Sardegna il fondamentale piano del parco e di utilizzi turistici del Faro non se ne parla proprio.

Faro Capo Spartivento

Faro Capo Spartivento

Analoghe considerazioni possono essere svolte sul restauro del Faro di Capo Sandalo, a Carloforte, e su quello dell’Isola Bocca, a Olbia, oltre all’oggettiva scarsa funzionalità dei pochi locali annessi per un eventuale utilizzo turistico.  Un destino similare, secondo le comunicazioni del sottosegretario Guido Crosetto, dovrebbe anche accomunare le sorti del Faro di Capo Mannu (San Vero Milis), la cui struttura è, se possibile, bisognosa di ancor più energico restauro.

Le reazioni politiche in Sardegna sono state piuttosto vivaci: il solito on. Mauro Pili, mai tanto attivo sui mass media per la difesa dell’ambiente sardo quanto disciplinato votante delle peggiori nequizie nell’aula parlamentare, ha attaccato il suo sottosegretario Crosetto, l’Assessore regionale dell’urbanistica Gabriele Asunis ha tuonato contro il suo deputato Pili, Gian Valerio Sanna ed altri consiglieri regionali P.D. hanno chiesto l’attuazione del trasferimento completo dei fari al demanio regionale.

Come andrà a finire?   Pare proprio, almeno per quanto concerne la Sardegna, un progetto senza capo né coda, nel quale qualche dirigente periferico della galassia statale sicuramente si applicherà con solerzia. Sta alla Regione autonoma della Sardegna far valere le disposizioni statutarie. E qui sta il punto: nella storia autonomistica isolana non si riesce a vedere una guida meno incapace di quella attuale.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. 27 Dicembre 2010 a 15:14 | #1

    da La Nuova Sardegna, 27 dicembre 2010
    Carloforte. Capo Sandalo è strategico per la navigazione. Il faro non si vende più.

    CARLOFORTE. Si allontana la prospettiva di una vendita ai privati del faro di Capo Sandalo, ventilata in primavera. La storica ed affascinante struttura, dovrebbe restare nel patrimonio dei beni demaniali statali, nel suo ruolo di “faro più ad ovest d’Italia”. L’importanza strategia e logistica della lanterna dell’isola di San Pietro, è avvalorata dalla decisione dell’amministrazione statale di ristrutturare lo stabile e garantirne la piena funzionalità. Il provveditorato per le opere pubbliche, di concerto con la Soprintendenza ha bandito la gara per aggiudicare lavori di manutenzione straordinaria per quasi mezzo milione di euro. Previsti il ripristino statico di alcune volte del fabbricato, restauro delle pavimentazioni e degli infissi, rifacimento degli impianti idrico, fognario ed elettrico. La notizia di una sua possibile vendita, era trapelata ad aprile, quando Capo Sandalo era stato inserito tra quelli che il ministero della Difesa avrebbe voluto utilizzare a fini turistici ed alberghieri. Il faro, figurava in una presentazione al pubblico di immobili da valorizzare e porre sul mercato al Tourism Real Estate Expo, di Venezia nei mesi scorsi. L’interesse diretto del Ministero, aveva suscitato i pareri discordanti. (sr)

  2. 25 Aprile 2010 a 18:58 | #2

    da http://www.alguer.it, 22 aprile 2010
    Stefano Deliperi, del Gruppo d´Intervento Giuridico e Amici della Terra, non lesina critiche a Governo e Regione sulla questione dei fari sardi, inseriti nella lista dei beni pubblici che lo Stato avrebbe messo in vendita. «Fari, Regione incapace».

    CAGLIARI – «Ritorna in auge un progetto già elucubrato dalla quella mente finanziaria creativa del Ministro dell’economia Giulio Tremonti qualche anno fa: lucrare sui beni demaniali militari per fare cassa. In poche parole una fase ulteriore rispetto alle sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo». Stefano Deliperi, del Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, non lesina critiche a Governo e Regione sulla questione dei fari sardi, inseriti nella lista dei beni pubblici che lo Stato avrebbe messo in vendita.
    Il Ministero della difesa, nella persona del sottosegretario Guido Crosetto aveva annunciato solo una decina di giorni fa’ (Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2010) l’intenzione di valorizzare o vendere parte del proprio patrimonio. Tra questi: Fari, caserme, installazioni, forti, molti dei quali tuttora in uso: 36 beni che rimarrebbero parte del demanio militare, manterrebbero le loro attuali funzioni e aggiungerebbero quella del resort di lusso. «E sa il cielo – commenta Deliperi – come possa conciliarsi un eventuale utilizzo turistico con il tradizionale uso militare o della sicurezza della navigazione, così come è tutta da vedere la collaborazione che presteranno i Comuni per le attività di competenza di tipo urbanistico».
    Tra le altre cose, secondo l’esponente del “Gruppo d’Intervento”: «Nemmeno sembrano adeguatamente approfondite le problematiche giuridiche inerenti la dismissione della funzione demaniale militare, anche parziale. Basti pensare che diversi statuti speciali – in particolare quello sardo (legge costituzionale n. 3/1948, art. 14) – prevedono la successione del demanio e patrimonio regionale in caso di dismissione statale».
    In Sardegna, poi, le cose si complicano poichè molti tra i fari necessitano di importanti restauri e ristrutturazioni e altri non hanno spazi a disposizione sufficienti. Dalla politica ci sono scarse garanzie di un esito positivo della vicenda – secondo Deliperi – il quale ipotizza per la Sardegna «un progetto senza capo né coda, nel quale qualche dirigente periferico della galassia statale sicuramente si applicherà con solerzia. Sta alla Regione autonoma della Sardegna far valere le disposizioni statutarie – dice -. E qui sta il punto: nella storia autonomistica isolana non si riesce a vedere una guida meno incapace di quella attuale».

  3. 24 Aprile 2010 a 21:54 | #3

    da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2010
    Gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra criticano la scelta del ministero della Difesa. Hotel nei fari, un’operazione solo per fare cassa. (Simone Repetto)

    CARLOFORTE. Fari e caserme per fare cassa. È questa la conclusione a cui è giunto il Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, sul dibattito in corso che riguarda la dismissione, a fini turistici-ricettivi, di fari ed altri beni demaniali, da parte dello Stato. Un progetto di recente presentato al Tourism Real Estate Expo di Venezia, la prima manifestazione internazionale interamente dedicata al settore immobiliare e ai servizi di lusso connessi al turismo, nel quale compariva anche il faro di Capo Sandalo, ad ovest dell’isola di San Pietro. «Questa operazione – ha detto il responsabile Stefano Deliperi – fa ritornare in auge un progetto già previsto dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti qualche anno fa. In sostanza, si tratta di lucrare sui beni demaniali militari per fare cassa, in una fase ulteriore rispetto alle sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici, già viste nel recente periodo». Gli ambientalisti, hanno espresso critiche sull’intenzione del Ministero della Difesa di valorizzare o vendere parte del proprio patrimonio, tra cui fari, caserme, installazioni e forti, molti dei quali tuttora in uso. Una trentina di beni, rimarrebbero a far parte del demanio militare, mantenendo le loro attuali funzioni oltre a divenire resort di lusso, sull’esempio del faro di Capo Spartivento, parzialmente ceduto in locazione pluriennale, mentre altri 76 beni cesserebbero la loro natura demaniale per essere venduti, dopo aver mutato destinazione d’uso, da parte dei rispettivi Comuni. «Non sappiamo – ha precisato Deliperi – come possa conciliarsi un eventuale utilizzo turistico con il tradizionale uso militare o della sicurezza della navigazione, così come è tutta da definire la collaborazione che presteranno i Comuni per le attività di competenza di tipo urbanistico. Considerata la fame di risorse finanziarie e di strutture immobiliari disponibili, che attanaglia moltissimi enti locali, è facile immaginare polemiche e contenziosi». Le associazioni ambientaliste, espongono dubbi sulle procedure tecnico-amministrative da seguire, considerando lo statuto speciale della Regione Sardegna, che prevederebbe il passaggio al patrimonio regionale, in caso di dismissione statale di beni strutturali come i fari. Secondo Deliperi, il faro di Capo Sandalo, così come gli altri regionali, per rimanere alla Sardegna dovrebbe rientrare fra quei beni demaniali che conserverebbero le funzioni di sicurezza della navigazione. Ma si potrebbe aggiungere un nuovo utilizzo turistico, reso difficoltoso da necessarie opere di restauro e ristrutturazione. «Un progetto senza capo né coda – conclude Deliperi – dove alla Regione spetta di far valere le disposizioni statutarie e vedere riconosciuti i propri diritti».

  4. Stefano
    20 Aprile 2010 a 15:02 | #4

    Mi chiedo a quale titolo parti del territorio nazionale (sardo nella fattispecie) vengano sottobanco trafugati a solo vantaggio di quei pochi e scaltrissimi imprenditori ben introdotti a cui verranno regalati per pochi centinaia di migliaia di euro. Tratti di incomensurabile bellezza del nostro territorio svenduti come si vende un quadro all’asta. Per realizzare poi cosa? Se non l’ulteriore arrichimento di chi già si sta comprando tutto. Facile fare gli impenditori così. Rubare alle comunità attraverso leggi nascoste tra le righe di una gazzetta ufficiale che pochi leggeranno oppure andare alla fiera delle svendite dove fare affari con le cose pubbliche e dove tra una bugatti d’epoca e un Cartier battuto da Sotheby’s ti puoi aggiudicare anche un’isola o un faro vista mediterraneo. Penso che in Italia il divario tra ricchi sempre piu ricchi e poveri sempre piu poveri sta tutto qui. Nel riuscire a spartirsi queste torte. le cose di tutti regalate a pochi.Perchè questi fari non vengono dati in gestione alle comunità locali con bandi e concorsi trasparenti affissi nelle bachehe dei comuni interessati. Come mai vediamo i soliti impenditori piglia tutto riuscire sempre dove nessuno riesce? Ci stanno scippando la nostra terra. Senza dirlo. Al di la delle strumentalizzazioni politiche di Pili di vero c’è che si continua a far credere che l’arrichimento di alcuni sia sviluppo per tutti. Io non penso sia così. Il territorio va dato alle comunità che lo abitano. Mi scuso per il lungo intervento.
    Stefano

  5. 20 Aprile 2010 a 14:51 | #5

    da La Nuova Sardegna, 20 aprile 2010
    Pili: «La Difesa vende i beni immobili dell’isola e la Regione sta zitta». Cossiga Il governo e la Sardegna stanno lavorando su una soluzione innovativa. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. I beni della Sardegna nel portafoglio del ministero della difesa sono stati messi all’asta. Per ora in bella mostra ci sono quattro fari e chi è intenzionato a fare un’offerta può andare sul sito del ministero. Il deputato Mauro Pili non ci sta: «È un’operazione incostituzionale», afferma mentre minaccia addirittura possibili azioni giudiziarie.
    Il deputato sardo ha presentato un’interrogazione dopo aver scoperto quasi per caso che la Difesa aveva messo in vendita i fari dell’Asinara, di San Vero Milis, Carloforte e Olbia. Il «catalogo» dei beni è stato reclamizzato dal ministero della Difesa in una mostra, (il Mipim), a Venezia: «Tanto per basta per capire che se sono stati messi in vendita, quei beni risultano dismessi», spiega Mauro Pili, «e in quel caso lo Stato non li può vendere perché, in base a una legge costituzionale (lo Statuto della Sardegna, Ndr), devono essere trasferiti alla Regione». Il fatto singolare è che l’unico sottosegretario sardo nel governo, Giuseppe Cossiga, sta proprio alla Difesa. «Non so se il sottosegretario sia informato di quanto sta accadendo», sostiene l’ex presidente della Regione, «non credo ma io non partecipo al silenzio complice registrato finora sulla vicenda a livello regionale». In serata è giunta la rassicurazione di Giuseppe Cossiga: «Stia tranquillo Pili: sia in regione sia al governo c’è chi ha a cuore gli interessi della Sardegna almeno quanto lui. Ha presentato un’interrogazione al governo? Avrà una risposta e sarà un’occasione anche per lui di comprendere meglio un’iniziativa innovativa sulla quale la Sardegna ed il ministero della Difesa stanno lavorando con impegno ed attenzione. Anche se magari non lo hanno avvertito prima…». Poi il sottosegretario spara una bordata sull’ex presidente della Regione: «Che Pili preferisse la parola, che è d’argento e magari in conferenza stampa, piuttosto che il silenzio che com’è noto è d’oro, lo sapevo già e non faccio polemica. Lui è fatto così»…
    Il deputato sardo, però, presenta una valanga di documenti dai quali risulta che centinaia di metri quadri, sui tratti più affascinanti della costa, sono stati messi in vendita da chi non è titolare di quei beni. Pili chiarisce che non c’è alcun pregiudizio a trasformare determinati beni in strutture turistiche ma questo lo deve decidere chi è il vero proprietario e cioè la Regione. C’è di più, perché la «mostra immobiliare» si è limitata a mettere in vendita i quattro fari citati sopra, ma un decreto ministeriale, sinora secretato, ne ha individuati altri 71 in tutta Italia: «Il catalogo mette all’asta i beni, dal faro di Olbia a quello di Carloforte per arrivare a quello dell’Asinara ma ci sarebbero altri beni in lista compreso il faro di Capo Mannu a Oristano». «Se entro questa settimana non verranno messi in essere atti ufficiali per bloccare la violazione del nostro Statuto con la restituzione conseguente dei beni alla Regione», afferma Mauro Pili, «proporrò un’azione giudiziaria collettiva del popolo sardo per il rispetto dello Statuto». L’interrogazione sulla violazione dell’articolo 14 dello Statuto è rivolta da Mauro Pili ai ministri della Difesa, Ignazio La Russa, e dell’Economia, Giulio Tremonti. (L’articolo 14 dispone che la Regione succeda nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato, immobiliari e demaniali). In sostanza, Pili chiede che il governo risponda o chiarisca alcuni punti a cominciare dall’effettiva proprietà dei beni in questioni. Il deputato pdl chiede anche che venga divulgato l’elenco esatto del patrimonio «perché, ad esempio, se guardiamo Cagliari dall’alto ci accorgiamo che almeno il cinquanta per cento è in ostaggio delle servitù militari». Il terzo punto è l’incompetenza della Regione a gestire la riconversione delle strutture; poi la ricognizione dei beni ancora in capo alla Difesa ma che non hanno più alcuna funzione connessa a quella originaria. E infine si chiede di procedere con una comunicazione a tutti i soggetti che dispongono del patrimonio statale rammentando loro le disposizioni previste dallo Statuto.

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