La Maddalena, bonifiche ambientali a metà: se ne occuperanno le Procure della Corte dei conti.

rendering progetto albergo ex Arsenale
Domani, 26 aprile 2010, sarà inoltrata dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra alla Procura generale della Corte dei conti ed alla Procura della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna una segnalazione per eventuale danno erariale determinato dalle spese di fondi pubblici per le bonifiche ambientali incomplete a La Maddalena, connesse alla mancata riunione del G8 nel 2009.
L’azione è la naturale prosecuzione delle azioni precedenti che avevano portato all’apertura da parte della Commissione europea di specifica procedura di infrazione per non corretta applicazione delle normative in materia di valutazione di impatto ambientale e di informazione a carattere ambientale del programma di lavori per gli interventi connessi alla riunione G 8, poi trasferita a L’Aquila. Infatti, la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea riguardo la mancata corretta applicazione delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale riguardo le opere già connesse con la riunione G 8 a La Maddalena venne avviata proprio in seguito al ricorso del 21 marzo 2008 (n. 2008/4372) delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. Importantissimo ruolo nella verifica di procedure ed attuazione del G 8 ha avuto l’on. Monica Frassoni, già Presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo ed ora Presidente dei Verdi europei. Dopo la conferma, nonostante le smentite e gli slalom di parole del Commissariato governativo per il G 8, del secondo parere motivato della Commissione europea, ne venne disposta l’archiviazione grazie al trasferimento del G 8 a L’Aquila. Eppure permaneva la disciplina derogatoria in tema di ambiente, segreto di Stato e normativa sugli appalti pubblici.
Si tratta, secondo quanto riportato da tutti i mass media in questi mesi, di parte di quel sistema gelatinoso che appesta l’Italia da tempo. E i risultati si vedono.
Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

tabella spese G8 La Maddalena
da La Nuova Sardegna, 25 aprile 2010
Altre 30mila tonnellate di veleni. La Maddalena, per finire il risanamento ci vorranno 10 milioni: chi li stanzierà? «Le stime fatte prima del G8 sono frutto di un errore madornale». Pier Giorgio Pinna
LA MADDALENA. I fondi per le nuove bonifiche? Non ci sono. Per ora. Arriveranno dal ministero dell’Ambiente oppure dalla Regione. O, forse, da entrambi. E mentre si studia la tempistica pensando alle regate tanti ricordano le falle rilevate a suo tempo nel risanamento. «Dovrà essere realizzata una nuova vasca di colmata capace di contenere le altre 30mila tonnellate di veleni da portar via – informa l’assessore provinciale per l’Ambiente della Gallura, Pierfranco Zanchetta, del Pd – Ci vorranno almeno dieci milioni. Il che dimostra come le stime fatte prima del G8 si siano rivelate frutto di un errore madornale». Un altro dei nodi da sciogliere sarà conciliare le World Series tra maggio e giugno con la ripresa dei lavori (che pare verranno portati a termine con sistemi diversi dai dragaggi) vicino al Main Conference. È nell’albergo attiguo che saranno ospitati in parte i membri dell’organizzazione legata alla Vuitton Cup. Ed è qui che dovrebbe tenersi una delle tappe più spettacolari della manifestazione. Un problema che ormai fa capo soprattutto alla Regione: per scelta di Berlusconi, la Giunta Cappellacci è subentrata alla struttura di missione. Tutto dopo che la Corte dei conti minacciava di decretarne l’incompetenza, stabilendo – come poi ha fatto – l’impossibilità di equiparare le gare sportive a un terremoto. E che forse ha reso più semplice un percorso reso torbido dagli arresti per corruzione tra la «cricca» della Protezione civile. L’ufficializzazione dei risultati delle verifiche sulla bonifica a mare fatte da Ispra e Arpas ha rinfocolato vecchie polemiche. In passato, prima che il G8 fosse spostato all’Aquila, il comitato Gettiamo le basi guidato da Mariella Cao e il Gruppo d’intervento giuridico coordinato da Stefano Deliperi avevano posto in risalto carenze operative. Rivolgendo così al Parlamento europeo petizioni sul fronte sanitario e su quello ambientale. La commissione Ue le ha entrambe prese in considerazione. Valutando la prima in termini interlocutori. E accogliendo la seconda. Fatto che ha determinato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Altre lacune erano state segnalate dall’ambientalista Angelo Cremone. In seguito sono stati i consiglieri regionali sardisti – e in particolare Maninchedda, Sanna, Dessì, Planetta, Christian Solinas – a presentare un’interpellanza per chiedere garanzie su vasconi, trattamento dei fanghi, materiali impiegati, possibili rischi per gli esseri umani. Già prima della bonifica, comunque, Pierfranco Zanchetta ha invano sollecitato l’estensione della valutazione Sin (Sito d’interesse nazionale) all’isola di Santo Stefano, sino al 2008 occupata dalla Us Navy. Opportunità della quale si continua a riparlare oggi. Altre preoccupazioni sono giunte negli ultimi mesi dallo stesso centrodestra. I parlamentari Bruno Murgia e Fabio Granata, ex An confluiti nel Pdl, si sono infatti rivolti al ministero per ottenere assicurazioni sul futuro più complessivo dell’arcipelago alla luce dei tanti provvedimenti di riconversione. Né vanno dimenticati i Rossomori (alla Regione rappresentati per questa delicatissima partita da Claudia Zuncheddu), Ben Amara per i Comunisti italiani, Adriano Salis e Giovanni Mariani per l’Idv. Anche loro hanno chiesto spiegazioni. Rilevando incongruenze. E scoprendo dati inverosimili nello smaltimento dei residui tossici alla Maddalena. Dubbi, sospetti, perplessità sui modi di portare a termine le bonifiche hanno trovato conferme. Le opere – già costate 31 milioni di fondi pubblici – si sono rivelate incomplete. Veleni micidiali come amianto, mercurio, idrocarburi sono ancora presenti in 60mila metri quadrati d’acqua attorno all’ex arsenale. A volte con valori doppi di quelli d’inizio lavori. Con ogni probabilità, l’eredità di agenti inquinanti lasciata dai militari che in questi decenni si sono succeduti nei cantieri nautici è stata più pesante del previsto. Per azzerarla si dovrà andare sino in fondo. Cancellandola una volta per tutte.

tabella spese G8 La Maddalena-L'Aquila
da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2010
La Maddalena, sì ad altri dragaggi. Dossier conferma: bonifiche a metà, inquinamento ancora da eliminare. Ufficializzate le anticipazioni di Ispra e Arpas, vertice a Roma per intensificare le operazioni. Pier Giorgio Pinna
LA MADDALENA. Le bonifiche nell’ex arsenale si confermano fatte a metà. In un ampio tratto di mare, proprio di fronte al Main Conference, dovranno essere integrate con nuovi risanamenti. I lavori in vista del G8 (mancato) non si sono dunque rivelati sufficienti a eliminare tutti i veleni accumulati per decenni nello specchio d’acqua. Quello stesso punto dove ci sarà una delle tappe delle World Series legate alla Vuitton Cup, in programma tra maggio e giugno. La conferma è arrivata nell’arcipelago a tarda sera da Roma, dopo un vertice tra specialisti tenuto al ministero dell’Ambiente. Ma la notizia non stupisce: dall’Ispra, che ha lavorato sulle verifiche con l’Arpa Sardegna, nelle scorse settimane erano giunte anticipazioni di segno analogo all’assessore provinciale all’Ambiente della Gallura, Pierfranco Zanchetta, del Pd. Ancora oggi in 6 ettari d’acqua i valori d’inquinamento superano i livelli certificati a inizio bonifiche. Chi pensava che idrocarburi, arsenico, amianto, cadmio, piombo, rame, mercurio fossero scomparsi deve desolatamente prendere atto dell’ufficializzazione dei risultati contenuti nel dossier elaborato dagli esperti. Che riguardano in particolare la darsena interna. Dove saranno indispensabili nuovi dragaggi sul fondale per almeno un altro mezzo metro di profondità. Nonostante i 31 milioni di soldi pubblici spesi, i recuperi naturalistici dovranno quindi venire rafforzati. Su quest’aspetto le verifiche e i carotaggi dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e dall’Agenzia regionale che nell’isola si occupa delle stesse problematiche non hanno lasciato dubbi. Trivellazioni ed esami in uno specchio d’acqua vasto appunto 60mila metri quadrati hanno permesso di accertare la permanenza di agenti inquinanti pericolosi. Alla Maddalena, in questi anni, per le bonifiche hanno lavorato decine di imprese (fra loro, il cognato di Guido Bertolaso, Francesco Piermarini). Per condurle in porto è stata costituita un’associazione temporanea d’imprese. Dell’Ati facevano parte la Pietro Cidonio di Roma (come mandatario, socio della Mita Resort controllata dal Gruppo Marcegaglia), la Grandi Lavori Fimavit e la Tepor Spa. Al «soggetto attuatore» iniziale, quell’Angelo Balducci finito in carcere per corruzione il 10 febbraio, sono subentrati prima l’ingegnere di fama internazionale Michele Calvi e poi Nicola Dell’Acqua, altra figura di prestigio. Quest’ultimo è lo stesso specialista che, come nuovo responsabile della struttura di missione, si è fatto promotore del vertice di ieri al ministero.

Garzetta
(tabelle da L’Espresso e La Nuova Sardegna, rendering progettuale da www.protezionecivile.it, foto S.D., archivio GrIG)




da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2010
La Maddalena, i crocevia dei veleni. Dove sono finite le scorie dell’arsenale? C’è chi parla anche di strani depositi nella Nurra. Un dossier sul traffico notturno di camion a Canaglia nei mesi di smaltimento dei prodotti tossici dall’arcipelago. (Gianni Bazzoni, Pier Giorgio Pinna)
SASSARI. Bonifiche alla Maddalena, atto terzo. Si scava sui crocevia dei veleni. E il cerchio che i carabinieri del Noe hanno cominciato a tracciare fra Nuoro e Sassari dando vita alla prima inchiesta fonte dei sensazionali arresti nella cricca potrebbe chiudersi nelle stesse zone.
Ecco perché. Ora che sono all’epilogo importanti accertamenti, ritornano d’attualità interrogativi di rilievo. Gli idrocarburi, l’amianto, l’arsenico depositati per anni dalla Marina a Moneta sono stati convogliati in Sardegna e sulla penisola solo verso le discariche per rifiuti speciali indicate negli incartamenti della Struttura di missione? Oppure nel clima d’inadempienze, tra appalti e subappalti, lavoro nero e incarichi opachi, qualcuno ha fatto il furbo e li ha dirottati altrove? E chi ha voluto risparmiare sulle sue «uscite» lucrando sulla salute di tutti? Magari facendo finire materiali pericolosi nella Nurra e nella piana di Ottana. Dove parecchi giurano di aver visto un traffico notturno di camion. E di averli notati transitare da quelle parti nelle settimane seguite al riempimento della vasca di colmata per i residui nocivi allestita nell’ex arsenale e alla necessità di smaltire le prime migliaia di tonnellate di metalli pesanti. Per capire, meglio ricordare altri passaggi-chiave.
Retroscena. È l’estate 2008. Le operazioni per l’eliminazione delle scorie si aprono e si chiudono con tempi da guinness. Incalza il G8, previsto per il luglio 2009. E gli uomini della Protezione civile guidata da Bertolaso vogliono fare in fretta. Ma dopo lo spostamento del vertice all’Aquila, il secondo atto del copione contempla a sorpresa un brusco alt: l’apertura d’indagini clamorose sugli affari del grand commis Balducci, del costruttore Anemone e dei presunti soci «operativi» alla Maddalena. Si scopre così che sono stati spesi 31 milioni di Stato e Regione senza che le bonifiche siano terminate. «Per farlo, ne occorreranno 10, freschi di nuovi stanziamenti», dicono gli specialisti. Ma non si sa se i fondi verranno dati dalla Regione o dal ministero dell’Ambiente, dato che la Protezione civile è stata in parte tagliata fuori dalla Corte dei conti (dovranno comunque essere portate via 30mila tonnellate tossiche dopo le 62mila già eliminate).
Imputazioni. Nello stesso tempo emergono particolari scottanti. Grazie a un plotone di giudici impegnati a valutare una montagna d’ipotesi di reato – da Firenze a Perugia, dall’Aquila alla Gallura, dal Lazio alla Barbagia – viene messo in risalto un quadro impressionante d’illeciti e irregolarità. All’imprenditore sotto accusa e ai presunti complici si contesta di aver favorito il caporalato nei cantieri della Maddalena. Di aver speculato sulle commesse, truccato fatture, organizzato un’associazione con legami estesi fino a personaggi in odore di mafia. Di avere, in sostanza, costruito un sottopotere parallelo alle procedure ufficiali. Tutto per guadagnare decine di milioni, privilegi, case, prebende sull’onda di catastrofi ed emergenze.
Sembra difficile, ma c’è qualche dettaglio ancora più allarmante. Dalle indagini su un traffico di rifiuti in Barbagia i carabinieri del Nucleo ecologico di Sassari vengono a conoscenza per primi di precisi riscontri sul modus operandi dell’organizzazione nelle gare d’appalto. Segnalano tutto alla Procura di Nuoro. Che, per competenza dato che si parla di presidenza del consiglio dei ministri, invia gli atti a Roma. Ma i militari guidati nel Lazio dal capitano Ultimo protagonista della cattura del capo dei capi di Cosa Nostra Totò Riina nel 2009 si vedono privare delle indagini. Secondo le accuse, affidate alla Finanza dal procuratore aggiunto della capitale, allora Achille Toro, oggi dimissionario e indagato anche lui assieme alla cricca.
Denunce. Così, per venire a capo dei bandoli della matassa che portano alla corruzione nell’arcipelago sardo e nella scuola per i marescialli di Firenze, bisognerà attendere, il 10 febbraio scorso, l’esito dell’inchiesta promossa dalla magistratura di Firenze. Troveranno in quel contesto riscontri e conferme le procedure anomale segnalate via via in Sardegna da Gettiamo le basi, dal Gruppo d’intervento giuridico, da ecologisti dell’associazione guidata da Angelo Cremone e dall’Irs. Senza contare gli allarmi lanciati dall’assessore provinciale all’Ambiente della Gallura, Pierfranco Zanchetta, dai consiglieri regionali dei Rossomori, del Psd’Az, di Comunisti italiani e dell’Idv. Per arrivare sino alle interpellanze e alle interrogazione dei parlamentari del Pd.
Percorsi. È da queste fasi in poi che il cerchio comincia a chiudersi sul centronord sardo. I carabinieri dell’isola, venuti a conoscenza nel tempo di movimenti sospetti dall’area industriale di Porto Torres sino alla frazione sassarese di Canaglia, tentano di raccogliere elementi per incrociare dati e valutazioni. Lo stesso lavoro fanno loro colleghi tra Macomer, Nuoro e le zone sottostanti. Indagano, analogamente, agenti della questura di Sassari. E alla fine rimane agli atti dei differenti versanti d’inchiesta una relazione-informativa. Nella quale gli uomini chiamati a occuparsi della delicatissima questione che coinvolge dirigenti delle istituzioni statali e affaristi senza scrupoli danno conto dell’inusuale movimento di tir e autocarri nel nordovest. Oltre che di possibili legami con le operazioni in atto nell’arcipelago, sempre in vista del G8. Meno definita la nebulosa attraverso cui si muovono le tante società invischiate nell’affaire della Maddalena. Un ginepraio dove solo gli inquirenti riescono a districarsi. Uno dei rebus per ora senza soluzione è infatti quali Spa o Srl abbiano agito in uscita dall’arcipelago per il trasporto dei veleni e quali altre li abbiano invece ricevuti, non si sa naturalmente se in chiaro o in nero.
Attese. Adesso, a distanza di parecchie settimane dagli sviluppi investigativi, c’è comunque chi conferma di aver osservato spesso, tra le 2 e le 3 del mattino di quei mesi di lavoro frenetico e caotico, autisti di mezzi pesanti dirigersi verso le aree solitamente destinate allo smaltimento dei rifiuti tra Porto Torres e la Nurra. Ma dove andassero esattamente, con quale carico e chi li avesse autorizzati a conferire il materiale laggiù resta uno dei misteri di questa storia con mille enigmi. Un giallo che stavolta si spera venga svelato in Sardegna. Senza la necessità di attendere dossier da oltre Tirreno. E forse partendo proprio dai responsabili delle società coinvolte nel trasferimento dei veleni.
@Filippo : purtroppo credo che sia difficile annullare il contratto con la Mita allo stadio attuale.
Buongiorno, vorrei far euna domanda di carattere tecnico-giuridico
sarebbe possibile oppure si è già tentato di annullare il contratto di affitto con la mita resort della marcegaglia per tutta l’area della maddalena visto il canone assolutamente fuori mercato?
Come è possibile che la regione sardegna riceva un canone tale per cui si avrà un pareggio sulle spese effettuate dalla regione solo tra 3000 anni?
Chi può aver permesso questo saccheggio della nostra terra?
La corte dei conti o qualunque altro tribunale potrebbe stracciare questo contratto-vergogna oppure noi sardi dobbiamo metterci l’animo in pace dopo aver nemmeno regalato, ma dopo aver firmato un contratto per il quale noi paghiamo la marcegaglia perchè venga a sfruttare le nostre risorse?
Dopo le parole di Fabrizio Gatti su Annozero ho il fegato che mi fa male
grazie
Filippo.
da La Nuova Sardegna, 4 maggio 2010
Niente stop per la regata. Alla Maddalena bonifiche solo a fine gara. Contromisure nell’area contaminata per evitare le manovre più a rischio. (Pier Giorgio Pinna)
LA MADDALENA. Nessun intoppo: la regata si terrà. Nonostante il nuovo risanamento ambientale deciso nell’ex arsenale militare, nelle World Series della Vuitton Cup non ci saranno cambi di programma. Solo qualche avvertenza di prudenza e sicurezza. Sempre a ridosso dell’area portuale passata al Gruppo Marcegaglia.
Al termine di una riunione tecnica che ha visto in campo gli specialisti di Ispra, Arpas e Provincia, sono già state adottate contromisure. Con uno scopo preciso: evitare rimestamenti sui fondali nel tratto ancora contaminato. Vietate, così, boe e «corpi morti» vicino al Main Conference. Inibite le immersioni nella zona inquinata. E proibita qualsiasi manovra che possa provocare fenomeni di risospensione, ossia il rimescolamento di acqua e sedimenti.
La linea scelta in questi giorni, insomma, è garantire lo svolgimento della manifestazione sportiva, prevista tra il 22 di questo mese e il 7 giugno. Un discorso facilitato dai regolamenti di gara.
Intanto, niente mutamenti nel percorso, che naturalmente è stato sempre ipotizzato piuttosto lontano dalle coste (comprese quelle ora sotto osservazione). Nella regata, poi, verranno impegnate solo quattro imbarcazioni, usate a turno dai dodici equipaggi. E ogni sera le regine del mare non saranno lasciate in acqua, ma riportate a terra.
Il calendario delle competizioni internazionali di vela non subirà dunque ritocchi dipendenti dalle nuove bonifiche. Quei lavori richiedono interventi risolutivi e complessi: il compito è portare via altre 30mila tonnellate di veleni.
Ma le operazioni integrative non cominceranno prima della metà del prossimo mese. Nella zona dell’ex arsenale dovrà venire realizzata una seconda vasca di colmata. Qui saranno riversati i residui dei materiali contenenti amianto, mercurio, idrocarburi e altri metalli pesanti che a tutt’oggi rappresentano un pericolo nell’area marina.
Le opere di risanamento svolte tra il 2008 e il 2009 dall’Unità di missione costituita all’interno della Protezione civile sono finora costate 31 milioni di denaro pubblico (erogato da Stato e Regione). Per completarle, però, ne serviranno almeno altri 10. Con ogni probabilità verranno usati sistemi diversi dai dragaggi. L’obiettivo è di eliminare i residui contaminati presenti sui fondali, raschiando e filtrando i sedimenti per un ulteriore mezzo metro rispetto al primo intervento. Tutto in uno specchio d’acqua di 60mila metri quadrati vicino al Main Conference e all’albergo interno, due strutture affidate alla gestione della Mita Resort.
Né le inchieste giudiziarie sulla cricca della Protezione civile, con un avviso di garanzia inviato al suo stesso capo e una raffica di arresti, né l’esigenza di completare le bonifiche hanno quindi fermato le World Series. Certo, restano adesso da sciogliere due grossi nodi: uno sulla competenza, l’altro sui fondi. Se Cappellacci è stato nominato commissario per le gare di vela, subentrando alla struttura guidata da Guido Bertolaso, presumibilmente a occuparsi d’integrare le bonifiche spetterà alla Protezione civile. Con un dubbio finale: sarà davvero così o si sceglierà un’altra strada, dato che la presidenza del consiglio dei ministri dovrebbe aver concluso la propria missione nell’arcipelago dopo il trasferimento del G8 all’Aquila? Ma è da considerarsi terminato un incarico che necessita invece d’integrazioni, secondo quanto rilevato da Ispra e Arpas? E soprattutto: a questo punto delle cose, i nuovi finanziamenti per i lavori arriveranno dalla Regione o dallo Stato?
@renate : grazie per la stima, ci siamo occupati varie volte di incarichi di studio, consulenze, ecc. affidati all’esterno dalla pubblica amministrazione, ci sono vari links e possono essere reperiti con la funzione “inserisci il termine di ricerca”, in alto a destra.
da La Nuova Sardegna, 26 aprile 2010
Esposto alla Corte dei conti sul G8. Le associazione ambientaliste all’attacco per le bonifiche incomplete: ricorso per danno erariale sulle spese di fondi pubblici per i lavori.
LA MADDALENA. Si configura un possibile danno erariale determinato dalle spese di fondi pubblici per le bonifiche ambientali incomplete a La Maddalena, connesse al mancato G8 previsto nell’isola e poi trasferito all’Aquila dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Ne sono convinti gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento giuridico e Amici della Terra che oggi presenteranno una segnalazione alla Procura generale della Corte dei Conti e alla magistratura contabile della Sardegna.
«L’iniziativa – spiegano le associazioni ambientaliste che se ne sono fatte promotrici – è la naturale prosecuzione delle azioni precedenti che avevano portato all’apertura da parte della Commissione europea di una specifica procedura di infrazione, per non corretta applicazione delle normative in materia di valutazione di impatto ambientale e di informazione a carattere ambientale del programma di lavori per le opere da realizzare e legate al vertice internazionale del G8». Con lo spostamento del vertice in Abruzzo, deciso dal governo Berlusconi, la procedura avviata dalla Commissione venne archiviata. Ora si apre un nuovo fronte davanti ai magistrati della Corte dei Conti. Fino a questo momento le imponenti operazioni di bonifica effettuate alla Maddalena, in particolare nell’area dell’ex Arsenale, sono costate 31 milioni di fondi pubblici, ma le opere si sono rivelate incomplete. Secondo una stima recente, veleni come amianto, mercurio, idrocarburi sono ancora presenti in 60 mila metri quadrati d’acqua attorno all’ex Arsenale militare. A volte con valori doppi di quelli che erano stati registrati all’inizio lavori. «Importantissimo ruolo nella verifica di procedure e attuazione del G8 – conclude la nota – ha avuto la parlamentare europea Monica Frassoni, Presidente dei Verdi europei. Dopo la conferma del secondo parere motivato della Commissione europea, ne venne disposta l’archiviazione grazie al trasferimento del G8 all’Aquila. Eppure permaneva la disciplina derogatoria in tema di ambiente, segreto di Stato e normativa sugli appalti pubblici».
Buongiorno, credo che ogni cittadino di questa Italia deve essere grato a chi come voi divulga informazioni libere. grazie. Si potrebbe tenere in considerazione per mezzo di vostri parerri espliciti la questione degli incarichi nella pubblica amministrazione? Argomento poco pertinente alla vostra specializzazione, ma vi sono persone che a mala sopravvivono, pensiamo agli interventi sociali: donne sole che debbono mantenere dei figli con stipendi da fame. che perora la lora causa?