Home > Primo piano > Come si comprano e si vendono i voti nella “capitale del Mediterraneo”.

Come si comprano e si vendono i voti nella “capitale del Mediterraneo”.

Berlusconi, giù le mani da internet! Che svariati uomini politici nella capitale del Mediterraneo siano abbastanza disinvolti nel cercare di acquisire il consenso è cosa nota. Ecco la storia di un mediatore di voti.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 da L’Unione Sarda, 25 aprile 2010

Cabras, il prezzo del tradimento. Ascesa e rovina di un piccolo politico in carriera.  Giorgio Pisano

Comincia con le referenze.
Bugiardo?
«Ogni tanto c’è bisogno di esserlo».
Sleale?
«No. È problema che riguarda altri».
Ladro, profitattore?
«Mai. Ogni tanto un po’ fesso, questo sì».
Debole?
«In questo momento di sicuro ma poi, per fortuna, evapora».
Dicevano che era il ras del quartiere.
«Lo hanno scritto i giornali. Comunque, sì: è la verità. Tutto passava attraverso me. Mi chiamavano il sindaco ».
All’indomani del progetto di suicidio abortito in extremis (volo libero dal Bastione con atterraggio pesante sull’asfalto venti metri sotto), Davide Cabras ha riconquistato energia e sorriso. Sbagliato immaginarlo morto dopo una banale condanna (tre anni e sei mesi per peculato) oppure fidarsi del treno giudiziario che gli è passato sopra per crederlo finalmente cadavere. È ancora in piedi e promette sfracelli.

Cagliaritano, quarantasei anni, figlio di un operaio, è stato il reuccio di un rione – La Palma – che ha amministrato assieme al socio in affari: il parroco, padre (si fa per dire) Enrico Roncoli. Primo dei non eletti alle Comunali del 2001, ha un passato democristiano, militante del Ccd e di Forza Italia. Senza disdegnare i socialisti (c’erano anche ex sindaci alle sue cene) e la sinistra intesa nel senso più ampio: perché i voti da accalappiare, proprio come i soldi, non puzzano.
Nel 2004 è stato prosciolto dall’accusa di appropriazione indebita (in tandem col prete amico), poi hanno archiviato anche l’inchiesta che lo vedeva – nel ruolo di presidente di circoscrizione – come cassiere molto, troppo creativo dei fondi per le gite sociali. La botta dura è stata però l’accusa di peculato (millantato credito e voto di scambio): da lì è uscito inguaiato ma confida nel processo d’appello.
Nelle pause (brevi) tra un avviso di garanzia e l’altro ha compiuto un errore imperdonabile: quando il procuratore gli ha chiesto se intendeva avvalersi della facoltà di non rispondere, ha detto no grazie. E ha parlato, come l’Arno dei momenti migliori. Dopo, ovvio, s’è ritrovato improvvisamente solo: sparito il prete (che è stato fraternamente trasferito all’estero, lontano dai fastidi della giustizia terrena), spariti i potenti per i quali fabbricava preferenze elettorali, spariti gli sponsor che gli consentivano in qualunque momento d’avere contanti per festeggiare con tre giorni di preghiere&salsicce un patrono dell’ultimo minuto.
Davide Cabras (diabetico, cardiopatico, ospite atterrito del reparto di Psichiatria dopo il tentato suicidio) è stato tutto questo. Nel quartiere della Palma, dov’è nato dentro case popolari allineate come quelle del Monopoli, ha girato in Bmw, con braccino e Rolex a vista perché fosse chiaro a tutti che il successo non nasce da un miracolo. Bisogna costruirlo, giorno per giorno. Ex carabiniere, tra i destinatari degli encomi per la sconfitta della banda della Magliana a Roma, ha svolto con entusiasmo una sola professione: allenatore di calcio. «Ho tanto di diploma». Adesso che mangia alla Caritas e fa lo sciopero dei farmaci contro il Comune, gli resta una sola consolazione: «La San Paolo. Se oggi, oggi 25 aprile vinciamo, il campionato è nostro». Nel caso, festeggerà con la sua cagnetta – Mémore – che è l’incrocio di un incrocio. «È la mia compagna di disavventure, tre chili d’affetto senza pretendere nulla in cambio». L’alternativa a questo per fare gruppo è lo specchio. Magari per ricordare faccia a faccia la stagione d’oro.
Rifarebbe tutto?
«No. Ho pagato per mascalzonate che non ho commesso».

farfallina azzurra

farfallina azzurra

Anziché parlare non era meglio aspettare che spiovesse?
«Tornassi indietro, avrei molto di più da dire al magistrato».
Regolamento di conti?
«In un certo senso, sì. Mica è peccato».
Le hanno fatto promesse per tenere la bocca chiusa?
«Era il mio amico prete a fare l’ambasciatore: non rompere le palle, fai il bravo, al momento opportuno ti daremo una mano, dai una prova di carattere».
Forse avevano paura della sua, come dire?, fragilità.
«Ma io non sono affatto fragile. L’ho dimostrato da carabiniere. Fossi stato fragile, non sarei finito in carcere. Chiaro il messaggio?»
Amici.
«Io ci credevo, e ci credo, all’amicizia. Scomparsi, di tanti che mi stavano attorno non è rimasto neppure l’odore. Dal carcere, dove ho passato cinquantotto giorni della mia esistenza, ho mandato lettere a tutti. Chiedevo aiuto. Uno che uno che mi rispondesse? Niente».
E dopo?
«Quando sono uscito, ancora meno. Fingevano di non sapere chi fossi. L’unico che non si è vergognato di conoscermi è stato il senatore Piergiorgio Massidda. Gli sono molto grato di questo. Un altro è stato il consigliere regionale Carlo Sanjust, che mi ha dato una mano anche materialmente».
Il resto, silenzio.
«Penso al prete. Che non ho più sentito né voglio più sentire. Lui sì che l’ha fatta franca. Colpa sua, non entro più in chiesa: nemmeno per un funerale o un battesimo».
Ha perso la fede?
«No. Ma se devo parlare con Dio lo faccio senza intermediari. Ho querelato il sacerdote che in un’intervista ha detto: Cabras è il diavolo della Palma. Gli è costata diecimila euro questa frase».
Ai tempi delle vacche grasse, dove puntava?
«Il sogno dei sogni era diventare assessore comunale allo Sport. Non ero matto, avevo garanzie che di lì a poco mi avrebbero dato l’incarico».
Si è mai reso conto della differenza tra lei e i veri boss della politica?
«Non è questo che mi ha fregato. A me mi hanno rovinato i soldi: ne ho visto girare troppi. E ci fai il palato. I tremila euro dello stipendio da presidente di circoscrizione li usavo per aiutare i poveri del rione e pagare aperitivi agli amicissimi di allora».
«Frusciante. Potevo disporre, senza bussare a nessuna porta, chessò, di ventimila euro per organizzare una festa in piazza».
«I politici di riferimento. Si dice così per evitare querele».
Contanti?
«Certo, ma accettavo anche assegni».
Il colpo più grosso?
«Non me lo ricordo. So che il mio ufficio, durante le Regionali del ’99, era il più ambito della città».
In che senso?
«Era quello che produceva voti sul serio, mica chiacchiere».
In cambio di?
«Posti di lavoro: ne abbiamo sistemato di gente, io e il prete. Mica robetta, mica salari da commessi in un market. No, roba vera, di quella che ti sistemi per tutta la vita».
«Naturale. Tu chiedi un aiuto a me e io lo chiedo a te. C’erano da finanziare le iniziative della circoscrizione e quelle della parrocchia: sa quanto danaro andava via? Un mare».
Quanti voti poteva garantire?
«A Cagliari città, duemila. Con la provincia, il doppio. Io e i miei colonnelli non vendevamo fumo, lo possono dire quelli che ci hanno contattato».
Voti di scambio.
«Grande stronzata. Alzi la mano l’italiano che non è mai andato a una cena politica. Ora non serve più, le tecniche sono diverse ma allora avevo amici che si facevano anche venti cene. Con tutti i partiti. Non avevamo pregiudizi».
Si poteva comprare anche un solo voto?
«Come un cavolo o un chilo di pane vuol dire? Sì. Il prezzo era intorno ai cinquanta euro».
Soddisfatti o rimborsati?
«Sicuro. Le sezioni elettorali fanno capo allo stradario. Dunque eravamo perfettamente in grado di controllare se i patti fossero stati rispettati».
Spieghi meglio.
«Tu chiedi ad un capozona cinquanta voti e gli dai mille euro. Okay? Se poi vedi che di voti te ne arrivano solo trenta il capozona te ne deve rendere conto».
S’aspettava lo scandalo?
«Francamente no. Ero certo che non sarebbe scoppiato neanche un mortaretto, che i miei amici non lo avrebbero permesso. Mi fa piacere che invece qualcuno di loro sia finito in un’aula giudiziaria esattamente come me».
Com’è il salto dalla vita smeralda alla strada?
«Molto doloroso e molto triste. Ho scoperto cosa significa saltare i pasti, non avere in tasca un euro per un caffè. Ho dormito sotto i portici di via Roma, sui bus (viaggio gratis perché ho la tessera di invalido). Da un capolinea all’altro, percorsi lunghi in mezzo alle urla degli studenti che vanno a scuola o al piagnisteo di certi pensionati».

Fenicotteri in volo

Fenicotteri in volo

E soldi?

Chi le dava i soldi?

Era potere concreto.

villa liberty, Tuvixeddu

villa liberty, Tuvixeddu

E ora?
«Da lunedì scorso non faccio insulina (dovrei prenderla quattro volte al giorno) per protestare contro il Comune che non mi vuole aiutare. Chiedo una casa ma mi va bene anche un camper. Sono inabile ma voglio un lavoro. So anche quale: usciere alla Regione».
Punta in alto.
«Ho fatto domanda e nutro qualche speranza».
Altrimenti?
«All’Albergo del povero non posso più stare. Mi hanno aggredito, mi chiamano sbirro, carabiniere di merda. Ne ho parlato con l’assessore ai Servizi sociali Anselmo Piras, uno che anni fa mi chiamava Davide, e adesso invece preferisce dire signor Cabras. Non è l’unico a essersi dimenticato che ci davamo del tu».
Chi altri?
«Nino Granara, ex autorità portuale. Eravamo grandi amici e in Tribunale non mi ha neppure salutato. Come se non mi avesse mai incontrato in vita sua. E pensare che avevo al polso l’orologio che mi aveva regalato per il mio compleanno».
Perché ha provato ad uccidersi?
«Attimo di debolezza. Ci ho pensato dopo: che regalo sarebbe stato per certe persone. È che avevo davanti il mondo che ho perduto: abitavo in una villa di due piani, otto stanze».
E l’ha finita in Psichiatria.
«Mamma, che posto. Gentili, per carità. Cibo eccellente. Ma io avevo paura dei malati, paura delle infermiere che di notte entrano in camera con una torcia elettrica quasi invisibile e controllano se stai dormendo sparandoti un fascio di luce sul viso».
Futuro?
«Non ne ho. A meno che non accetti la candidatura alle Provinciali di maggio. Me l’hanno proposta. Vedremo. Magari si ricomincia».

 (disegno S.D., foto L.D., S.D., archivio GrIG)

I commenti sono chiusi.