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Anfiteatro romano: bentornata, Soprintendenza archeologica!

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari

 Mentre il Comune di Cagliari, dimenticato colpevolmente lo studio Malgarise effettuato anni or sono, annuncia di voler bandire un concorso internazionale di idee sull’utilizzo dell’Anfiteatro romano, la Soprintendenza per i beni archeologici esce da un lungo torpore grazie al nuovo Soprintendente Marco Minoja e dice chiaro e tondo al Comune che la vergognosa legnaia che ammorba da troppi anni il più importante monumento romano dell’Isola va rimossa senza altri indugi. In più il titolare del bene non sarebbe nemmeno il Comune. In più c’è un’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari relativa al cattivo utilizzo di fondi comunitari in materia di spettacoli che coinvolge funzionari comunali e impresari.

Bene, sono anni che le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra denunciano in tutte le sedi possibili e immaginabili la perdita di efficacia delle autorizzazioni paesaggistiche e culturali per un allestimento ligneo che opprime un importantissimo bene culturale.  Non si tratta di valutazioni estetiche, soggettive e personali: la mancanza di autorizzazioni và sanzionata e le opere abusive vanno rimosse. Quando?

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 da La Nuova Sardegna, 6 maggio 2010

Tra Comune e Sovrintendenza. Anfiteatro romano, riesplode la polemica sull’uso del monumento.

 CAGLIARI. Riesplode la polemica tra Comune e soprintendenza dei Beni archeologici per l’utilizzo dell’anfiteatro Romano. Nei giorni scorsi l’amministrazione del capoluogo sardo aveva presentato il bando di gara per il concorso di idee sul futuro del monumento e di tutta l’area intorno a viale Frà Ignazio. Ieri mattina è arrivata la risposta della soprintendenza, con un fax di tre pagine indirizzato all’assessore della Cultura Giorgio Pellegrini. Nella comunicazione si chiede al Comune di valutare bene l’opportunità del bando di gara in quanto non c’è certezza sulla titolarità de bene. Mentre Pellegrini pensa di rivolgersi all’ufficio legale.

da Il Sardegna, 6 maggio 2010

Soprintendenza contro il Comune «Fermi, l’Anfiteatro non è vostro».

Viale Fra’ Ignazio. Lettera di fuoco spedita da Minoja: dubbi sulla proprietà, stop ad appalti e altre attività. L’accusa: «In dieci anni disattesi tutti gli accordi, le gradinate devono essere rimosse». Enrico Fresu

Fermi tutti: l’Anfiteatro non è del Comune, gli spettacoli previsti non sono autorizzati perché non lo sono le gradinate, forse è meglio non indire nemmeno la gara per il concorso di idee per far rinascere la struttura. C’è poco burocratese e tanta polemica nella lettera che il soprintendente ai Beni Archeologici Marco Minoja ha inviato a sindaco e assessori ai Lavori Pubblici e alla Cultura. Un messaggio pesante che ha causato un brutto risveglio a Giorgio Pellegrini: nel giorno della presentazione di Monumenti aperti esplode una bomba sulla contestata gestione del monumento di viale Fra’ Ignazio.
ACCORDI DISATTESI. Minoja dice al Comune: abbiamo saputo che, con una gara, state cercando professionisti che valutino le migliori soluzione per il futuro del Anfiteatro. «Ma è necessario richiamare l’attenzione», scrive in tre pagine di fuoco, «su alcuni essenziali elementi di valutazione». E parte all’attacco. Le tribune stanno lì dal ’99, in virtù di autorizzazioni condizionate rilasciate dalla Soprintendenza. Ma le condizioni «sono state ampiamente disattese dal Comune ». Le gradinate dovevano essere amovibili e smontate alla fine dell’estate. Niente cambia. «E il 9 ottobre del 2000», prosegue la lettera, «partì la richiesta di smontaggio». Il Comune fece ricorso al Tar, sostenendo che nell’accordo non ci fossero limiti temporali per il mantenimento della struttura, ma poi fece un passo indietro. Si arriva al 2002, a un nuovo patto verbale tra i due contendenti a cui avrebbe dovuto seguire un accordo scritto. Il Municipio fa una proposta: a ogni fine stagione smontiamo tutto, e nel 2004 facciamo sparire definitivamente il terzo e il quarto anello. È il 2010: «Il Comune», aggiunge Minoja, «non ha ottemperato neanche ai contenuti della propria stessa proposta di accordo. Per l’anno in corso non si è provveduto nemmeno allo smontaggio della platea e del palco, condizioni senz’altro previste da tutti i documenti di progettazione». Un comportamento inadempiente, lo definisce il soprintendente, in spregio delle norme vigenti e delle indicazioni ricevute.
LA PROPRIETÀ. C’è un’altra questione spinosa: chi è il proprietario dell’Anfiteatro? «Risulta assegnato alla Soprintendenza dal 1962», scrivono dagli uffici di via Logudoro, «dopo una denegata ipotesi di cessione al Comune in forza di una legge del 1864 in base alla quale l’allora direttore del Demanio dismise a favore del Municipio vie, piazze e contrade e altri terreni (…) esclusi fabbricati e terreni occupati e pertinenti agli stabili governativi (…) e tutto ciò che non può essere di privato dominio». Il Demanio, nel 2007, scriveva di una «situazione di profonda incertezza giuridica dell’immobile in oggetto ».L'Anfiteatro romano di Cagliari, proprio carne di porco.
LA RICHIESTA. Il soprintendente Minoja trae quindi le conclusioni, pesanti: «Chiediamo al Comune di valutare l’opportunità di sospendere le iniziative in essere, con particolare riferimento al bando sul concorso di idee. Si resta in attesa», chiude, «di eventuali richieste di autorizzazioni per le manifestazioni previste e aspettiamo la progettazione della rimozione delle strutture “temporanee”».

C’è la disponibilità al dialogo. «Incontro in breve tempo». Concerti già decisi.
La Soprintendenza non vuole chiudere le porte al dialogo: la lettera si chiude con l’auspicio della convocazione di un incontro immediato tra le parti nel più breve tempo possibile e contiene la disponibilità a fornire tutte le informazioni e i documenti utili per fare un po’ di chiarezza sull’argomento. Quindi, dopo anni di polemiche e rinvii, qualcosa potrebbe davvero muoversi per le gradinate romane. Il cartellone estivo intanto è stato presentato: sono attesi nomi di richiamo del pop italiano, da Valerio Scanu a Elisa, passando per Dalla e De Gregori. Poche sono le probabilità che il Comune rinunci a un business così importante. Sembra che le diplomazie siano già al lavoro per trovare un accordo con gli uffici guidati da Marco Minoja. Per cercare finalmente un punto di incontro tra due enti in guerra quasi permanente.

L’assessore. «Non è un rudere ma un bel resto». Pellegrini si “corregge”.
«L’Anfiteatro? Un rudere, le gradinate coprono solo un burrone». Così Pellegrini parlò dell’arena qualche giorno fa. Ieri ha corretto il tiro, senza evitare l’ironia: «Ho detto rudere? Vabbè, diciamo che è un resto, e le gradinate che ci abbiamo costruito sopra vanno a coprire non un burrone ma un resto, uno splendido resto». Nessuna intenzione di placare gli animi.

da L’Unione Sarda, 6 maggio 2010

L’Anfiteatro? «Non è del Comune».

Il Soprintendente Minoja: l’arena è nostra, abbiamo le prove. Michele Ruffi
L’area sarebbe stata assegnata al Ministero dell’Istruzione da quello delle Finanze nel 1962. Nell’eterna guerra tra Comune di Cagliari e Soprintendenza ai Beni archeologici sull’Anfiteatro romano, si aggiunge un altro capitolo, forse il più importante, nascosto dietro una domanda: di chi è la proprietà? Per ora, almeno apparentemente, non c’erano dubbi sul fatto che il monumento realizzato tra il I e il II secolo Dopo Cristo appartenesse al Municipio. Invece ieri, in un fax di tre pagine inviato in via Roma, il soprintendente Marco Minoja sostiene l’esatto contrario. E dice, riportando una nota dell’Agenzia del Demanio di tre anni fa, che l’attribuzione a Palazzo Bacaredda della zona archeologica sarebbe un «grossolano errore interpretativo». Tanto che potrebbero essere chiesti i «danni erariali» e il pagamento dei canoni d’uso per tutti gli anni in cui il Comune ha utilizzato (direttamente o indirettamente, con la concessione alle società che organizzano concerti) l’arena. Ancora: la stagione concertistica dell’estate 2010 dovrebbe essere autorizzata dagli uffici di piazza Indipendenza.
CONCORSO DI IDEE. Il casus belli è stata la pubblicazione (lo scorso 28 aprile) dell’avviso per il «Concorso di idee per la progettazione, recupero e valorizzazione dell’Anfiteatro romano». Un bando che secondo l’organo ministeriale dovrebbe essere ritirato, per vari motivi elencati nella lettera. Il primo riguarda le tribune in legno e le autorizzazioni legate alla loro installazione, «ampiamente condizionate da indicazioni poi disattese dal Comune». In particolare la Soprintendenza fa riferimento alla «assoluta removibilità di tutte le strutture» e rileva un comportamento «gravemente inadempiente».
LA PROPRIETÀ. Un preludio all’inserimento nella battaglia di un nuovo elemento, quello della proprietà. Scrive Minoja: «Si segnala che la situazione dell’Anfiteatro risulta complicata da una ulteriore questione relativa alla proprietà dell’immobile…che risulta assegnato al Ministero della Pubblica istruzione dal Ministero delle Finanze con verbale di consegna del 19 novembre 1962». Questa cessione arriva dopo una «controversa e quindi negata» ipotesi di passaggio di proprietà a favore del Municipio in base a una legge del 1862. L’allora direttore del Demanio dismise a favore dell’amministrazione «tutte le vie, piazze» eccetera, escludendo gli stabilimenti governativi, Saline, Lazzaretto, porto, bastioni, spiagge e tutto ciò che non può essere di privato dominio». .

LA LETTERA DEL DEMANIO. Il sovrintendente poi cita una nota (la 4531 del 2007) dell’Agenzia del Demanio di Cagliari, dove viene rilevata «la situazione di profonda incertezza circa la condizione giuridica dell’immobile e la concreta possibilità che la cancellazione dai registri di consistenza dell’immobile a favore del Comune di Cagliari abbia rappresentato un “grossolano errore interpretativo”». Non solo: al Comune, l’ultima volta il 4 maggio scorso, è stato chiesto di dimostrare la proprietà ma le richieste «non hanno avuto alcun esito».

RICHIESTA DANNI. Non è finita perché Minoja ipotizza anche che la guerra si sposti sul fronte monetario: «Si sottolinea pertanto la rilevanza di questo aspetto anche per quanto riguarda la valutazione di eventuali danni erariali dovuti alle mancate corresponsioni di debiti canoni d’uso da parte del Comune».
STAGIONE A RISCHIO. La stagione concertistica dell’estate 2010 dovrebbe essere avvallata dalla Soprintendenza ai Beni archeologici: «Si resta in attesa di eventuali richieste di autorizzazione per le manifestazioni previste». Tre elementi – proprietà, affitti pregressi e autorizzazione per i concerti -, valutati dall’assessore alla Cultura del Comune Giorgio Pellegrini come una «dichiarazione di guerra».
IL PARERE. Nella querelle sulla proprietà Andrea Pubusa, ordinario di diritto amministrativo nell’Università di Cagliari, non si sbilancia – non avendo a disposizione i documenti che alimentano la battaglia tra istituzioni – ma osserva: «In questi casi controversi solitamente si segue il criterio dell’interesse. Faccio un esempio: un monumento ai caduti cagliaritani soddisfa un interesse culturale meramente cittadino, dunque la titolarità del bene è da assegnare al Comune. Ma in un caso come quello dell’Anfiteatro, viene appagato un interesse nazionale, possiamo dire che ha un rilievo tale e un valore artistico e storico che superano i confini cittadini». Per ora si proverà a risolvere il problema con un faccia a faccia: Soprintendenza e Comune potrebbero incontrarsi nei prossimi giorni (Minoja nella lettera auspica una riunione), ma non è escluso che la vicenda possa finire di fronte a un giudice.

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

 

(illustrazione  fine ’800, foto S.D., archivio GrIG)

  1. 15 Maggio 2010 a 18:39 | #1

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2010
    Anfiteatro, ultimatum di Minoja. «Le tribune vanno tolte a fine stagione o niente autorizzazioni». Un monumento fragile e da tutelare. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Niente autorizzazione per gli spettacoli estivi se il Comune non metterà per iscritto l’impegno di smontare le tribune e la data in cui il lavoro dovrà cominciare. L’anfiteatro romano di Cagliari sepolto dal legno delle tribune per spettacoli che in origine pretendevano di attirare un pubblico di 6 mila persone, poi ridimensionato a 3 mila, ha finalmente ritrovato una tutela forte e determinata.
    L’obbiettivo del soprintendente Marco Minoja viene dichiarato, ancora una volta: le tribune vanno smontate, al loro posto bisogna trovare una soluzione perché si possano allestire spettacoli di impatto compatibile col monumento. La legge è tutta dalla parte del soprintendente. Intanto sul regime delle autorizzazioni.
    Il codice Urbani sui beni culturali, all’articolo 106, parla chiaro: le manifestazioni pubbliche in luoghi di rilevanza archeologica (e non solo) devono essere preventivamente presentate alla soprintendenza archeologica e da questa autorizzate. Senza l’ok di questo ufficio dello Stato non ci può essere spettacolo. E’ sempre stato così ma, è noto, la tutela dell’anfiteatro si è stramata con un accordo equivoco già dall’origine e con interpretazioni sempre favorevoli alle scelte del Comune che ha trattato il monumento romano alla stregua di uno stadio di cemento armato. Con la fermezza, però, il soprintendente vuole imboccare la strada di un accordo, nuovo, sì, che vuol dire chiaro e incontestabile, ma «condiviso». «Il Comune in passato manifestò anche l’intenzione di smontare il terzo anello – continua Minoja – restò un’intenzione perché poi non si arrivò alla firma di un protocollo». Secondo il soprintendente, la vicenda dell’anfiteatro è complessa e le semplificazioni non aiutano ad arrivare al punto sospirato: smontare la legnaia. L’ultima semplificazione sul tema anfiteatro sarebbe il fatto che le tribune sono abusive perché è stata abbondantemente superata la data dopo la quale dovevano essere smontate. «Il problema è che l’accordo originario su questo punto non era così netto. La soprintendenza rilasciò l’autorizzazione perché le opere erano rimovibili e quindi lo considerava un impegno preso, il Comune quando citava la rimovibilità degli spalti intendeva la potenziale possibilità che venissero spostati. Questo – continua Minoja – è stato l’elemento che ha portato le amministrazioni davanti al Tar. Io invece dico: cominciamo un percorso per arrivare insieme a decidere di smontare. La buona notizia è che il percorso è cominciato. Noi abbiamo mandato una lettera, il Comune ha risposto, ho incontrato i tecnici e c’è la volontà di andare avanti, la disponibilità a porre il tema della rimozione delle tribune». Il concorso di idee che il Comune annuncia di voler bandire per far convivere spettacoli e archeologia resta nell’angolo: «E’ un’iniziativa del Comune verso la quale noi abbiamo espresso qualche critica, se ci coinvolgeranno ci pronunceremo».

  2. 7 Maggio 2010 a 16:08 | #2

    da Il Sardegna, 7 maggio 2010
    Anfiteatro, la proprietà contesa guerra sulle carte di 150 anni fa. Viale Fra’ Ignazio. Scontro sull’interpretazione dei documenti che certificano l’appartenenza dell’arena. Lunedì sopralluogo di Comune e Soprintendenza. Gli operatori musicali: noi danneggiati. (Roberto Murgia)

    Una legge di 146 anni fa e una nota dell’Intendenza di Finanza che risale al 1958. Secondo la prima l’Anfiteatro romano sarebbe della Soprintendenza. La nota del ’58, invece, riguarda il trasferimento, dal Demanio al Comune, del lotto Cagliari Buoncammino , Anfiteatro compreso. Ed è guerra sulle carte, con le due parti in causa che prendono per indicative quelle che gli danno ragione. «Il sindaco non l’ho ancora sentito – ha detto ieri l’assessore al Patrimonio, Patrizio Mulas – ma io ho passato la giornata a studiare questi documenti». L’interpretazione che gli piace di più è quella fornita dall’Intendenza di Finanza cinquant’anni fa, anche perché, ha spiegato, «quella del 1863 alla quale si aggrappa il Soprintendente, è una legge che stabilì uno scambio del tutto squilibrato a favore del Demanio ». Incertezze, dunque, che si aggiungono a quelli che mercoledì il Soprintendente Marco Minoja aveva definito in un fax «comportamenti inadempienti da parte del Comune». Oggetto del contendere, le gradinate in legno che poggiano sull’Anfiteatro. Scale abusive dato che le autorizzazioni sono scadute. Le stesse gradinate che il Municipio, nel 2002, aveva proposto di montare e smontare ogni anno, per preservare i resti del monumento. Senza però farlo mai, perché, ha chiarito ieri il presidente della commissione Cultura, Maurizio Porcelli, «si tratta di unn’operazione che ha costi enormi: un milione di euro solo per levare le impalcature». Ma, a sentire lui, questo poco importa: «Dobbiamo guardare al futuro, cercare un punto d’incontro con la Soprintendenza». Come? «Per il momento abbiamo fissato un sopralluogo per lunedì prossimo: parteciperanno l’assessore alla Cultura, Pellegrini, i dirigenti Ada Lai, Mimmo Solina e Raffaele Lorrai, la Soprintendenza e forse anche il sindaco Floris». Tutti alla ricerca di una soluzione. Minoja conferma: «È giusto preservare il rapporto tra i due enti – ha detto – certo la situazione è complessa, costruita com’è su procedimenti che si avvolgono su se stessi». Intanto è già partita la prevendita dei biglietti per i concerti previsti nel cartellone estivo. Quattordici in programma, da Valerio Scanu a Elisa, a De Gregori. Nel fax di mercoledì il Soprintendente invitava il Comune «a valutare l’opportunità di sospendere le iniziative in essere, con particolare riferimento al bando sul concorso di idee». Secondo uno degli operatori coinvolti nell’organizzazione dei concerti, Massimo Palmas, «una polemica del genere, in questo momento, non può che danneggiarci. Perché si dà l’impressione che l’Anfiteatro stia per chiudere. Già oggi nei punti vendita abbiamo registrato una vendita dei biglietti in calo del 50%». «Le gradinate sono abusive perché le autorizzazioni sono scadute. Il resto conta poco»: per Stefano Deliperi di Amici della Terra – Gruppo d’Intervento giuridico, «finalmente, dopo anni, la Soprintendenza ha dato segni di vita».

    La chiave. Gaffe di Pellegrini «È solo un rudere».
    Il 28 aprile l’assessore alla Cultura, Giorgio Pellegrini, definiva l’Anfiteatro «un rudere, un bel rudere ma pur sempre un rudere».

    Prima replica di Minoja
    Immediata la risposta del Soprintendente ai beni archeologici, Marco Minoja: «Allora anche il Colosseo è un rudere, solo un rudere».

    L’assessore annuncia il bando.
    Il giorno dopo la gaffe, Pellegrini annuncia il bando sul concorso di idee per la valorizzazione dell’arena di viale Fra’ Ignazio.

    Il siluro via fax «L’arena è nostra».
    Mercoledì sul Comune si abbatte il siluro di Minoja a forma di fax: «L’Anfiteatro assegnato alla Soprintendenza dal 1962.

  3. 7 Maggio 2010 a 16:00 | #3

    curiosissima l’ex assessore regionale alla cultura Maria Antonietta Mongiu: che cosa ha fatto per rimuovere la “legnaia” negli anni al governo regionale oltre a finanziare la stagione degli spettacoli? Curiosissimo anche l’attuale assessore regionale dell’urbanistica Gabriele Asunis: i suoi uffici hanno una decina di nostri esposti che chiedono la rimozione della “legnaia” abusiva: che cosa hanno fatto in proposito? Nulla.

    da La Nuova Sardegna, 7 maggio 2010
    Riesplode la polemica sulla gestione del monumento da parte del Comune che non rispetta l’accordo di smontare il legno a fine stagione. Tribune sull’anfiteatro: «Un caso di abusivismo». La Regione può intervenire? «Sì, se c’è un’istanza da parte di soggetti pubblici o privati». Le autorizzazioni furono concesse su legno «amovibile». (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Le tribune di legno sopra l’anfiteatro romano di Cagliari sono abusive già dall’ottobre 2000. In quella data il Comune avrebbe dovuto rimuoverle.
    Il fatto di poterle togliere finita la stagione degli spettacoli era la condizione sulla quale le due soprintendenze avevano concesso le autorizzazioni. Il Comune, che pure attraverso vari assessori aveva sbandierato questo impegno, non lo ha mai rispettato se non parzialmente. E quest’anno non ha rimosso neppure l’unica parte che veniva tolta, il palco. «Si configura come un abusivismo», non manda a dire l’ex assessore alla Cultura della Regione Maria Antonietta Mongiu. «Mi chiedo che differenza ci sia coi baretti del Poetto: si è fatto tanto chiasso contro quegli abusi, mentre la legnaia – sottolinea Mongiu – è ancora lì». L’attuale assessore regionale all’Urbanistica, Gabriele Asuni, commenta: «A fronte di interventi configurabili come abusi, in relazione a specifiche istanze provenienti da enti pubblici o da soggetti privati, ci sono le strutture tecniche che avviano le procedure ed adottano le determinazioni. L’amministrazione regionale, qualora si verifichi l’abuso, ha la possibilità di richiedere all’ente locale la rimessa in pristino. La vicenda dell’anfiteatro dura da anni, ogni tanto si risveglia, certamente le strutture di legno dovrebbero essere funzionali soltanto alla stagione degli spettacoli estivi, logica vorrebbe che venissero poi smontati per non restare privi della fruibilità archeologica. Come succede a Nora, insomma». Gianni Campus assessore all’urbanistica del Comune: «Mi è piaciuto godere dell’anfiteatro per gli spettacoli, ho il ricordo dell’anfiteatro com’era con gli sfollati. Dico soltanto che l’anfiteatro va gestito, mi va benissimo smontare l’attuale situazione, ma facciamo un progetto e smontiamo quando sappiamo cosa fare. Beninteso: qualcosa che tenga conto del valore archeologico del monumento».

    Il falso problema della proprietà. A chi appartiene il rudere? Ininfluente se il tema è la tutela. Le tavole hanno danneggiato i gradini della struttura.

    CAGLIARI. A chi appartiene l’anfiteatro romano di Cagliari? Il soprintendente ai beni archeologici Marco Minoja ha posto la domanda all’Agenzia del Demanio visto che le carte in possesso dei suoi uffici si fermano a una consegna del bene al ministero dei Beni culturali (allora alla Pubblica istruzione). Ma lo stesso soprintendente, nell’affermare la necessità di questa ricerca, ha sottolineato che il problema non è la proprietà del bene, bensì la sua tutela. Minoja ha anche ribadito che gli spettacoli non sono per forza un problema: basta scegliere il tipo giusto per un manufatto di questa natura. Insomma: la soprintendenza archeologica è aperta al dialogo, ma finalmente ferma sulla tutela. Il Comune ha sbagliato e sbaglia ancora: quando fa finta di nulla sulla rovina del monumento gravato da 10 anni di tribune, quando bandisce un concorso di idee senza coinvolgere la soprintendenza

  4. 7 Maggio 2010 a 14:30 | #4

    da L’Unione Sarda, 7 maggio 2010
    «L’Anfiteatro è nostro, ecco le prove». Dopo le rivendicazioni sulla proprietà da parte della Soprintendenza archeologica, il Comune cita gli atti ufficiali. Floris pronto al dialogo: i concerti non sono a rischio. La Soprintendenza: «Nessuna dichiarazione di guerra sull’Anfiteatro, solo la volontà di dialogare per fare chiarezza sui problemi irrisolti che hanno risvolti amministrativi, legali e patrimoniali». (Fabio Manca)

    La Soprintendenza chiarisce: «Nessuna dichiarazione di guerra sull’Anfiteatro romano, solo la volontà di dialogare per fare chiarezza su molti problemi irrisolti che hanno risvolti amministrativi, legali e patrimoniali impossibili da liquidare con una risata».
    Certo, la lettera inviata da Marco Minoja al Comune, alla direzione generale dei Beni culturali e alla direzione generale delle Antichità ha fatto saltare sulla sedia sindaco e assessori. Per il metodo, innanzitutto («certe rivendicazioni non si fanno a mezzo stampa», ha detto a caldo Emilio Floris) ma soprattutto per la rivendicazione della proprietà del sito e per l’ipotesi di valutazione di danni erariali per la «mancata corresponsione dei canoni d’uso». Il soprintendente ai Beni archeologici è sicuro che l’Anfiteatro appartiene al ministero della Pubblica istruzione in forza di un atto del 19 novembre del 1962. Per l’assessore al Patrimonio Patrizio Mulas lo stesso documento dimostra il contrario. Nel dubbio Giorgio Pellegrini, assessore alla Cultura, ha annunciato che passerà il quesito all’ufficio legale, che ieri non risultava ancora investito del problema.
    SÌ AI CONCERTI. Ma sono anche le possibili conseguenze immediate della controversia a preoccupare. Una su tutte: visto che la Soprintendenza ritiene di aver diritto a dare l’assenso (o meno) alle manifestazioni previste, la stagione dei concerti annunciata qualche settimana fa è a rischio? Piazza Indipendenza dirà sì agli spettacoli o non li autorizzerà? Massimo Palmas, numero uno di Sardegna concerti, per quanto conosca la polemica da dieci anni qualche preoccupazione ce l’ha: «Ci auguriamo che a maggio non si cancellino iniziative pianificate da tempo: salterebbe la stagione concertistica, sarebbe un colpo per l’immagine della città e si creerebbero gravissimi danni per gli operatori». Mulas lo rassicura: «Il bene è nostro e tutto andrà avanti come pianificato». Il sindaco è ancora più esplicito: «Ci incontreremo la settimana prossima e chiariremo. In passato non c’è stato dialogo», sostiene Floris, «ora mi fa piacere che si voglia discutere per decidere assieme il futuro di quella zona della città, e non solo. Ma sia chiaro: il futuro non è la prossima stagione dei concerti, che non si discute, ma ciò che accadrà nei prossimi anni». Dunque, per stare al programma di Sardegna concerti, non salteranno i live di Valerio Scanu il 4 giugno, quelli di Elisa il 22 luglio, di Dalla e De Gregori il 20 agosto, di Mario Biondi il 27, di Alessandra Amoroso il 3 settembre e di Elio e le Storie Tese il 24.
    L’INCIDENTE. Incidente chiuso? Di sicuro Floris preferisce sottrarre la vicenda al clamore mediatico e riportarla sui tavoli istituzionali. Esattamente ciò che vuole Minoja: far lavorare gli uffici e poi incontrarsi lontano da microfoni e taccuini. Per questo ieri il soprintendente ha preferito abbassare i toni, confermando, tuttavia, tutti i contenuti della lettera «che non abbiamo dato noi alla stampa». «La Soprintendenza ha invitato il Comune ad una valutazione congiunta dei molti aspetti irrisolti nella questione delle strutture amovibili dell’Anfiteatro romano, da tempo trasformatesi in strutture permanenti contro le previsioni originali. Gli altri problemi»; ribadisce Minoja, «riguardano le incertezze sulle proprietà e le mancate autorizzazioni per gli spettacoli».
    LA PROPRIETÀ. Sulla titolarità del bene, l’assessorato comunale al Patrimonio cita la legge 2060 del 18 dicembre 1864 (la stessa citata da Minoja) in base alla quale il Comune cedeva al demanio la penisola di Sant’Elia per 149,4 lire. In cambio il Comune ha ricevuto una serie di beni. «Da un documento», sostiene Mulas, «risulta che loro ci hanno ceduto il “Chiuso di Santu Pardu” ad Assemini (che faceva parte di Cagliari) per 12,5 lire, da un altro che sono passati alla nostra proprietà anche un’altra serie di beni tra cui l’Anfiteatro. Se così non fosse, non sarebbe credibile che a fronte di un bene da noi ceduto che valeva 149,4 lire loro ce ne danno solo uno che vale 12,5. Allora saremmo autorizzati a riprenderci la penisola di Sant’Elia e far pagare al Demanio statale i canoni d’affitto di beni militari e altro. Esattamente come loro ipotizzano un danno erariale per l’uso dell’Anfiteatro da parte nostra». Per inciso l’arena, nell’inventario dei beni patrimoniali del Comune, ha un valore stimato di 3 milioni. L’impressione, considerate le posizioni storiche delle parti, è che sia necessario mediare tra le esigenze di tutela e quelle di valorizzazione e utilizzo del bene. E che solo su queste basi sia possibile un accordo.

    La ricostruzione. Le tribune da 6,5 miliardi di lire e un contenzioso lungo dieci anni.

    Tra le questioni sollevate dalla Soprintendenza ai beni archeologici, quella delle tribune è senza dubbio tra le più controverse. Montate nel 2000 per il Giubileo, costarono 6,5 miliardi di lire e sostituirono le strutture amovibili che il Comune aveva montato (e smontato con una spesa di 900 mila euro all’anno) nei quattro anni precedenti. Secondo la Soprintendenza, l’autorizzazione regionale del 23 novembre del 1998 era subordinata allo smontaggio delle opere. Non secondo il Comune che ha sempre sostenuto che a dover essere smontati, ma solo d’inverno, erano il palco e la platea, non le tribune lignee. «Del resto», sostenne l’avvocato Ovidio Marras che tutelava gli interessi del Comune quando il sindaco era Mariano Delogu, «i finanziamenti ottenuti non potevano essere subordinati allo smontaggio delle tribune». Incassato il no del sindaco e del Consiglio comunale, nell’ottobre del 2000 la Soprintendenza intimò di smontare le tribune. Il Comune si oppose con un ricorso al Tar. Nel 2002, Giunta Floris, ci fu una mediazione: sospendiamo le ostilità e ci impegniamo a smontare le tribune a fine estate 2004, promise il Comune.
    Il tempo di realizzare uno spazio grandi eventi alternativo, a Sant’Elia. Tutto questo, per ragioni politiche e amministrativo-burocratiche, non è mai accaduto. E da allora tutto è provvisorio, tranne le polemiche alla vigilia di ogni stagione concertistica. Tanto che il dialogo tra Comune e Soprintendenza si è interrotto pert lasciare spazio a comunicazioni formali. Minoja, giovane dirigente ministeriale a Cagliari da qualche mese, ha deciso di riprendere in mano la partita.

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