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Energia eolica, vento di affari (e non è una novità).

costruzione centrale eolica

costruzione centrale eolica

 Sviluppi sempre più dirompenti dell’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma su vicende concernenti autorizzazioni per la realizzazione di impianti eolici nel Sulcis e – probabilmente – in altre parti della Sardegna.  E’ indagato anche il coordinatore nazionale del P.d.L. Denis Verdini, deputato. Come noto dai mezzi di informazione, l’inchiesta coinvolgerebbe fra gli altri, anche il mediatore d’affari Flavio Carboni, Pinello Cossu, politico iglesiente, il direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris (già dirigente del Settore ecologia della Provincia di Cagliari), la cui nomina con la deliberazione Giunta regionale n. 38/43 del 6 agosto 2009, tuttora non risulta visibile sul sito internet istituzionale. L’indagine è ampia e coinvolge magistrati, politici, imprenditori a livello nazionale. Ne parla anche un ampio servizio giornalistico (“Vento di mafia”) di Fabrizio Gatti, per L’Espresso.

L’indagine della Magistratura romana si è aggiunta, quindi, a quella condotta dalla Magistratura avellinese contro i signori del vento, tuttora in corso.  

Che ci sia una spaventosa speculazione sull’energia eolica e investimenti di origine piuttosto opaca le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra lo denunciano in tutte le sedi da tempo.  E’ il momento di mantenere ferma la più ragionata prudenza anche nei confronti di quelle proposte di riforma delle vigenti linee guida in materia di energia eolica manifestate in questi giorni da parte di un’associazione di produttori di impianti eolici sardi, soprattutto la richiesta abolizione del vincolo alla realizzazione degli impianti nelle aree industriali e nelle zone contigue.    Pare opportuno per tali Soggetti associativi lasciare da parte ogni pretesa di ambientalismo e parlare semplicemente dei (loro) legittimi interessi, ma nulla di diverso.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, ricordando che tutti i progetti di centrali eoliche off shore recentemente presentati (ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas) appaiono fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, più dettati da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità, ribadiscono la loro netta opposizione all’eolico selvaggio, avulso dalle caratteristiche peculiari del territorio interessato e dalle effettive necessità energetiche, ma determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività.     In proposito era stata presentata in Consiglio regionale, a firma dell’on. Chicco Porcu (P.D.) e più, la mozione n. 24 del 7 ottobre 2009 poi trasformata nell’ordine del giorno n. 22 del 10 febbraio 2010 che ha dato mandato alle Commissioni consiliari permanenti V e VI di proporre una risoluzione unitaria per vincolare le relative autorizzazioni alle effettive esigenze ed al rispetto ambientale.

Poiana

Poiana

Nel marzo scorso, il Presidente della Regione Ugo Cappellacci, insieme alla sua Giunta, ha illustrato la nuova politica della Regione autonoma della Sardegna sull’energia eolica: no alle centrali eoliche off shore, alle centrali eoliche nelle aree industriali e contigue, all’energia eolica destinata all’autoconsumo, istituzione dell’Agenzia regionale Sardegna Energia che si occuperà della gestione di tutto il comparto delle energie rinnovabili.  Il tutto deciso mediante tre deliberazioni della Giunta regionale (n. 10/1, n. 10/2, n. 10/3 del 12 marzo 2010)[1]

Forse la Giunta Cappellacci aveva avuto sentore della nuova bufera giudiziaria sugli affari del vento, forse no.  Tuttavia questo è proprio il momento meno propizio per rivedere scelte politico-amministrative che hanno condotto in qualche modo a un freno nei confronti della speculazione eolica.

 Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

centrale eolica Macchiareddu

centrale eolica Macchiareddu

da La Nuova Sardegna, 6 maggio 2010

Verdini indagato per l’eolico in Sardegna. Dall’inchiesta che coinvolge Carboni un altro terremoto, sospetti sui lavori nelle carceri.  Andrea Salaris

 ROMA. Nuovo inciampo per Denis Verdini. Il coordinatore del Pdl, già coinvolto nell’affare degli appalti della Protezione civile a Firenze, è indagato in un’altra inchiesta su un grande intreccio riguardante eolico e carceri in Sardegna. La stessa che vede coinvolto Flavio Carboni. Stavolta ad accusare è la Procura di Roma, ma l’ipotesi di reato è la stessa: corruzione. Gli accertamenti, affidati al procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, riguardano un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato dell’aggiudicazione di appalti anche in Lombardia e Campania.
 La vicenda ha provocato un secondo terremoto politico. Oltre a Verdini e Carboni, indagate 4 persone che avrebbero cercato e ottenuto appoggi da politici per favorire imprenditori interessati alla realizzazione di parchi eolici (in Sardegna e in altre regioni), alla costruzione di carceri e ad appalti di diverso genere. Come già emerso, sono il costruttore Arcangelo Martino, un ex assessore provinciale di Cagliari, Pinello Cossu, il direttore generale dell’Arpas, Ignazio Farris, e un magistrato tributario, Pasquale Lombardi. Nelle scorse settimane a Cagliari gli inquirenti hanno sequestrato in Regione pratiche di progetti sull’eolico presentati da privati dal 2009 in poi, tra cui quella per parchi nel centrosud dell’isola. Il personaggio chiave dell’inchiesta, partita nel 2008 sulla base di un’informativa della Direzione distrettuale antimafia, è proprio Carboni. Alcuni nomi di primo piano dell’imprenditoria nazionale si sarebbero rivolti a lui al fine di ottenere appoggi politici per aggiudicarsi appalti in cambio di tangenti. I magistrati sospettano che Verdini sia uno dei terminali politici di questo intreccio. Parte dei soldi pagati dagli imprenditori coinvolti sarebbero infatti transitati per il Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di cui Verdini è presidente, per finire in società che, secondo gli inquirenti, venivano utilizzate per pagare tangenti ad amministratori pubblici. Per questo motivo lunedì, a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, la sede della banca, già perquisita lo scorso 20 febbraio, è stata nuovamente visitata dai carabinieri del Comando provinciale della capitale che hanno raccolto documenti e altro materiale contabile. Smentita, però, una perquisizione da parte dei dirigenti e dei legali dell’istituto. «Sono estraneo alle accuse, non mi dimetto», si è difeso Verdini. Che non è l’unico politico coinvolto nell’inchiesta. Nelle intercettazioni spuntano i nomi di deputati, senatori e politici sardi che tuttavia non risultano al momento sotto indagine. Tra loro, il senatore Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Indiscrezioni che nel Pdl suscitano reazioni difformi. «C’è qualcosa di poco chiaro e di allarmante in questa nuova ondata di inchieste a carico di esponenti del nostro movimento politico», denuncia il coordinatore Sandro Bondi. Dalla maggioranza di governo tanti gli attestati di solidarietà di Verdini. Mentre alcuni esponenti del Pdl parlano apertamente di stranezze nelle inchieste che colpiscono il loro partito. «Clima generale assai inquietante», secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. E il portavoce Daniele Capezzone: «Anche rispetto alla vicenda di Denis Verdini vedremo chi è garantista e chi non lo è, chi brandirà l’arma giustizialista e chi ricorderà che nella nostra Costituzione è scolpito il principio della presunzione di innocenza». Duro invece il leader dell’Idv Di Pietro: «Nulla di nuovo sotto il sole: la maggioranza ha la cultura dell’illegalità e dell’improcessabilità come strumento di governo».

progetto centrale eolica off shore Sinis

progetto centrale eolica off shore Sinis

E ora spunta il nome di Cappellacci. Il presidente dagli Usa: «Posizione chiara, parlano i fatti». INTERCETTAZIONI. «Mai ricevute richieste illecite». Pier Giorgio Pinna

SASSARI. Cappellacci, Carboni, Verdini. I tre nomi compaiono – assieme a decine di altri, come Pinello Cossu e Ignazio Farris – nelle intercettazioni dei carabinieri del Ros. Un dossier incentrato sugli appalti sospetti in Sardegna. L’unico che non risulta essere indagato è il presidente della Regione. Le registrazioni che lo riguardano (stando a indiscrezioni, pubblicate in anteprima sul «Giornale», che appartiene a Paolo Berlusconi, direttore Vittorio Feltri) sarebbero già agli atti. In un colloquio, il dirigente del Pdl, braccio destro del premier, chiederebbe al governatore d’incontrarsi con persone coinvolte – non si capisce a che titolo – nella faccenda. Per via del segreto istruttorio, di più non è dato sapere. Dagli Usa il presidente ha rilasciato alla «Nuova» una dichiarazione: «Sull’eolico le posizioni della giunta sono chiarissime. No deciso alle pale offshore. Gestione diretta da parte della Regione degli impianti a terra per evitare i pericoli paventati da più parti. Ci hanno persino accusato di essere talebani per aver privilegiato l’interesse pubblico». «Dunque parlano i fatti: abbiamo cambiato rotta rispetto alla precedente amministrazione che aveva autorizzato mille megawatt – ha concluso il governatore – Per il resto, non ho notizie sull’inchiesta. So che, sulla partita delle rinnovabili mi ha contattato l’universo mondo. Ma non ho mai ricevuto richieste meno che lecite». Che Ugo Cappellacci possa essere stato intercettato dagli investigatori messi in campo dalla magistratura per indagare su Verdini non sarebbe una novità. Era già accaduto in un’altra inchiesta scottante, quella sulla cricca della Protezione civile accusata di corruzione per vicende diverse ma che riportano in Sardegna e al G8 mancato della Maddalena. Conversazione che aveva suscitato polemiche perché il presidente diceva al telefono che uno dei problemi dell’isola erano i sardi. Una dichiarazione che aveva provocato reazioni, con una spiegazione del governatore, repliche e controrepliche. Come promemoria, può servire ricordare qualche passaggio di quel precedente colloquio registrato dal Ros di Firenze. È il 1º ottobre 2009. Cappellacci, ascoltato dagli investigatori perché coinvolto in una telefonata altrui, è in compagnia del coordinatore del suo partito. Situazione del tutto lecita, quindi. Verdini è al telefono con l’imprenditore Riccardo Fusi. Entrambi risulteranno poi indagati per il G8.
 Fusi:…pronto?… Verdini:…sei mica a Roma, Riccardo?… F:…no… sto andando all’inaugurazione dell’Alta Velocità… la Verona-Bologna… quella che s’è fatta noi… sono domattina a Roma, io… V:…ti passo il presidente della Sardegna… che è un amico… quello che tu mi avevi detto che volevi salutare… te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui… F:…va bene… lo saluto… La conversazione prosegue fra Fusi e Cappellacci. Cappellacci:…piacere di conoscerti… F.:…anche a me… C:…e poi abbiamo un caro amico comune…. quindi per la proprietà transitiva… abbiamo un’amicizia. Il colloquio si chiude di lì a poco con l’uscita sui sardi che provocherà la bagarre mediatica.
 Ma che cos’ha a che vedere quest’intercettazione con le nuove fatte dal Ros nell’altra indagine sugli appalti legati all’eolico? In proposito non esiste, per chi ignora passaggi coperti dal top secret, alcun elemento sicuro, se non i legittimi rapporti politici che legano Cappellacci a Verdini. È infatti quest’ultimo a comparire in due diversi canali d’indagine. Allo stato attuale degli accertamenti giudiziari, aggiungere altro equivarebbe a fare illazioni indebite, addirittura fuorvianti. Il dossier sulle rinnovabili in Sardegna, però, riserva altre sorprese. Perché sarebbe un’impresa vicina al coordinatore del Pdl coinvolta nelle storie del G8 il legame tra l’isola e la capitale. Stavolta l’inchiesta, sempre per corruzione, è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma e vedrebbe in un ruolo di primo piano l’uomo d’affari sardo Flavio Carboni. Le indagini hanno toccato l’assessorato regionale all’Industria, che rilascia l’autorizzazione unica per gli impianti eolici, con sequestri di documenti a Cagliari da parte dei carabinieri romani. E informazioni di garanzia per il direttore dell’Arpas, Ignazio Farris, ex dirigente dell’ambiente alla provincia di Cagliari, nominato da Cappellacci. Oltre che per Pinello Cossu, ex assessore nella giunta provinciale di Sandro Balletto e zio della compagna di Carboni. Intrecci, legami, connessioni, interessi, collegamenti. Tutti rapporti magari più che corretti, trasparenti. Ma in qualche caso i Pm hanno deciso di vedere più chiaro.

 

centrali eoliche in Sardegna

centrali eoliche in Sardegna

(foto da mailing list ecologista, Prov. Oristano, S.S., archivio GrIG)

 

 

 

 


  1. - deliberazione n. 10/1 del 12 marzo 2010, d.d.l.r. su costituzione Sardegna Energia s.p.a.: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323112237.pdf , http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323162614.pdf (relazione) + http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323112343.pdf (testo);
    - deliberazione n. 10/2 del 12 marzo 2010, opposizione a impianti eolici off shore: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100316122133.pdf ;
    - deliberazione n. 10/3 del 12 marzo 2010, indirizzi e linee guida in materia di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100326095701.pdf , http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103723.pdf (procedimento di autorizzazione unica), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103808.pdf (fac simile domanda di autorizzazione unica), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103838.pdf (scheda progettuale da allegare alla domanda), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103858.pdf (dichiarazione sostitutiva da allegare alla domanda).
  1. 13 Maggio 2010 a 16:03 | #1

    replica del Sindaco di Ulassai al servizio de L’Espresso: http://web.tiscali.it/comunediulassai/

  2. 13 Maggio 2010 a 15:21 | #2

    da La Nuova Sardegna, 13 maggio 2010
    Le procure che indagano sull’eolico rifiutano i documenti al governo. Il ministro Vito Cagliari e Roma non ci hanno risposto ma Palermo conferma: gruppi mafiosi interessati alle energie rinnovabili. (Roberto Morini)

    SASSARI. Le procure di Cagliari e di Roma si sono rifiutate di fornire al governo informazioni sulle inchieste in corso su affari e corruzione intorno ai progetti di impianti eolici in Sardegna e intorno agli altri appalti pubblici che hanno a che fare con le altre energie rinnovabili, con le carceri e con le nuove reti driche. Lo ha comunicato ieri alla Camera, durante il question time, il ministro per i Rapporti con il parlamento Elio Vito. Il ministero della Giustizia voleva avere notizie sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in quegli appalti.
    Lo stesso rifiuto giunto da Cagliari e da Roma è arrivato anche da Bari. Tutti, secondo Vito, «hanno evidenziato l’attualità degli accertamenti in corso e la necessità di mantenere il segreto investigativo». La Procura di Palermo, a cui è stata rivolta la stessa richiesta, ha invece «confermato – ha detto ancora Vito – il forte interesse dei gruppi mafiosi per gli investimenti nel settore dell’energia eolica». Vito ha concluso affermando che «il governo segue con attenzione questi fenomeni».
    Vito «è un abile parolaio – ha commentato il capogruppo dell’Idv alla Camera Federico Palomba, che aveva presentato l’interrogazione – ma non dice niente». E, dichiarandosi «profondamente insoddisfatto», ha aggiunto che il ministro «non ha affrontato il grave problema dell’intreccio tra politica e criminalità organizzata in Sardegna» e nelle altre regioni. «Su questo – ha detto Palomba – non ha risposto».
    Evidentemente il centrodestra ha qualche problema a rispondere su temi che lo vedono coinvolto da vicino, con i collaboratori più stretti dei suoi vertici politici sardi indagati dalla magistratura romana proprio per i rapporti tra affaristi e amministrazioni. È una difficoltà che sottolineano i capogruppo delle forze di opposizione in consiglio regionale Mario Bruno, Pd, Luciano Uras, Comunisti-Sinistra sarda-Rossomori, e Adriano Salis, Idv. Che si dicono preoccupati perché martedì la maggioranza si è «riunita in pompa magfna solo per giustificarsi, in via preventiva, sul ruolo che la Regione avrebbe – o avrebbe avuto – nella vicenda dell’eolico in Sardegna». Bruno, Uras e Salis chiedono a Ugo Cappellacci di assumere «di fronte a questi eventi una iniziativa istituzionale immediata: venga in aula, informi il Consiglio e discuta apertamente della questione, promuovendo soluzioni efficaci per difendere la Sardegna, il suo territorio e la sua economia dalle incursioni di ogni genere di faccendieri». E poi entrano nel merito della posizione dei dirigenti indagati, prima Ignazio Farris, direttore generale dell’Arpas, poi Franco Piga, commissario dell’Autorità d’ambito. Rispetto a quest’ultimo chiedono a Cappellacci di «chiarire a quale titolo sia ancora in carica il commissario dell’Ato, nominato dalla giunta regionale con uno dei suoi primi atti», senza coinvolgere gli enti locali, «solo per piazzare un uomo di fiducia. Certamente – prosegue la dura nota dell’opposizione – non potrà limitarsi a far riferimento alla legge 3 del 2009 che legava la permanenza del commissario a un futuribile disegno di legge di revisione della normativa sul servizio idrico integrato, da approvare entro la fine delo scorso anno. Di quel testo – concludono i tre esponenti dell’opposizione – non esiste ancora traccia, mentre il commissario continua a rimanere dove il presidente Cappellacci l’ha voluto fin dall’inizio della legislatura». Sulla vicenda interviene anche Gian Valerio Sanna, Pd, che ricostruice passo dopo passo la demolizione dei vincoli sull’eolico da parte della giunta Cappellacci.
    Sul fronte dell’inchiesta arrivano nuove conferme del fatto che la Procura di Roma sta davvero indagando, oltre che sull’eolico, anche sull’acqua. All’acquisizione di documenti negli uffici della presidenza dell’Autorità d’ambito, infatti, si sarebbe aggiunta anche una visita dei carabinieri del Ros negli uffici di Abbanoa per acquisire altri riscontri, senza però che nessuno dei dirigenti della società pubblica che gestisce l’acqua sarda sia indagato.

  3. 13 Maggio 2010 a 15:19 | #3

    da La Nuova Sardegna, 13 maggio 2010
    Carbosulcis-Lombardo, la guerra dei terreni. Lungo contenzioso tra usucapioni, discariche e energia dal vento. Alla fine non ci saranno nuovi spazi per la miniera né si faranno i nuovi impianti dei veneziani di Quantas. (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. Eolico, arrivano i ricorsi al Tar da parte delle imprese che hanno presentato i progetti. Nei prossimi giorni verranno presentati due distinti ricorsi ai giudici amministrativi sardi; il primo da parte delle imprese associate, interessate all’eolico nell’isola, la seconda individuale, da parte di una di queste, la Quantas, che a differenza delle altre ha già pagato per l’uso dei terreni dove, in teoria dovrebbero insediarsi dieci aereogeneratori.
    Il progetto Quantas è uno dei quattro che ricadono nel Sulcis-iglesiente. Il più importante è quello della Portovesme srl, che prevede l’utilizzo di 27 pale tra Gonnesa e Portoscuso e che dovrebbe procedere senza intoppi in quanto destinato all’autoproduzione di energia. Gli altri si dovevano invece realizzare a San Giovanni Suergiu, e gli ultimi due a Carbonia; l’ultimo di questi è stato presentato alcuni giorni fa nel comune della cittadina sulcitana e ricade nei terreni della frazione di Flumentepido.
    Il progetto Quantas ha avuto una storia travagliata. Presentato al Comune di Carbonia l’11 dicembre del 2007 come gli altri, è stato sospeso dalla delibera della giunta regionale dello scorso marzo. La società Quantas ha sede legale a Mestre e il suo amministratore è Antonio Falciglia, professore associato di economia monetaria all’Università di Venezia. Nel piano di sviluppo Quantas si è associata a una società pubblica di Prato, la Consiag, con partner tecnico Fonteolica. La società ha presentato i progetti su dei terreni oggetto negli ultimi decenni di complesse vicissitudini legali e giudiziarie. Terreni strategici per la Carbosulcis, ma evidentemente, secondo la Regione, non da difendere a denti stretti.
    Su quei terreni, siti in Comune di Carbonia, in località “Sa Carrozzedda”, si è giocata dal 1996 e sino a pochi mesi fa una dura battaglia legale tra la Carbosulcis e gli eredi Fenu-Lombardo: la famiglia dell’attuale presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo. La storia di questi terreni, dove doveva sorgere il parco eolico nasce nel 1984, quando la Regione autorizza Carbosulcis a occupare dei terreni vicini alla miniera per le attività connesse allo sviluppo dell’estrazione del carbone: su quei terreni doveva essere allocata la discarica di inerti e ceneri, tassello fondamentale per rendere produttiva ed economicamente attiva la miniera. Dodici anni dopo la stessa Carbosulcis cita in giudizio gli eredi Fenu per occupazione abusiva di una porzione di venti ettari, tra i quali quelli interessati al parco eolico. La famiglia Fenu si oppone, ma il giudice di primo grado rigetta la domanda di usucapione avanzata dai Fenu e accerta la proprietà di quei terreni a Carbosulcis. Immediato appello dei privati e a fine anno accoglimento della sospensiva del giudizio da parte della Corte d’Appello. Nel frattempo la Regione non sta con le mani in mano e autorizza Carbosulcis ad avviare una transazione con i Fenu per addivenire a un compromesso e liberare quei terreni, strategici per lo sviluppo della miniera. Le trattative sono lunghe e con colpi di scena, ma alla fine i Fenu, a febbraio 2008, accettano un accordo di massima che prevede un preliminare di vendita delle aree per un totale di 2 milioni di euro, da restituire nel caso Carbosulcis avesse vinto nel secondo grado di giudizio. Quando l’intesa sembrava raggiunta i privati fanno saltare il tavolo, e decidono di aspettare il giudizio di Appello. Fanno bene, perché il 12 giugno del 2009 la Corte d’Appello accoglie il ricorso e dichiara quei terreni di loro proprietà. Sia i giudici nel dispositivo della sentenza, in misura lieve, che il legale della società in misura più netta “bacchettano” la società regionale per non essersi impegnata al massimo nella difesa della sua posizione, ma cerca di trovare una via d’uscita riproponendo un accordo con i Fenu, anche perché se quei terreni non fossero stati inseriti nella zona da destinare a discarica, l’intero ciclo produttivo di Carbosulcis ne sarebbe stato compromesso.
    La sentenza d’Appello coglie impreparata la Carbosulcis che il 10 novembre dello scorso anno chiede lumi alla Regione: «Che dobbiamo fare?». L’Assessorato all’Industria propende per il ricorso in Cassazione, ma a febbraio 2010 l’ufficio legale ritiene che una vittoria in Cassazione sia poco probabile, e quindi la partita dei terreni, dal punto di vista formale si chiude qui.
    Poche settimane dopo, primo firmatario Gianvalerio Sanna, alcuni consiglieri regionali del Pd chiedono conto all’assessore all’industria Angioni se si debba fare opposizione, ma Angioni ripete le considerazioni dell’ufficio legale. A marzo 2010 Quantas firma un contratto definitivo per l’usufrutto di quei terreni per 90mila euro l’anno. Due giorni dopo la Regione definisce la delibera blocca-eolico. «Abbiamo deciso di ricorrere al Tar contro questa decisione perché secondo noi illegittima. Siamo due volte penalizzati, perché abbiamo già pagato aree che adesso sono inservibili», ha detto il presidente di Quantas Francesca Falciglia. Aree inservibili per Quantas e per Carbosulcis.

  4. 12 Maggio 2010 a 14:44 | #4

    da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2010
    Battaglia giudiziaria, la giunta in trincea. Diana (Pdl) chiede che Farris e Piga si dimettano per motivi di opportunità. Il capogruppo azzurro: «Forse c’erano pressioni esterne, le tre delibere sono state una legittima difesa da parte del governo sardo, anche perché si legge che certi interlocutori sarebbero pericolosi». (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. L’incubo delle inchieste giudiziarie si abbatte sulla Regione e il centrodestra fa subito quadrato attorno al presidente Ugo Cappellacci. Ma il capogruppo del Pdl, Mario Diana, va oltre e chiede le dimissioni dei dirigenti indagati, Franco Piga (Autorità d’ambito) e Ignazio Farris (Arpas), nominati da questa giunta. Per fare chiarezza sull’eolico e sugli appalti idrici, il Pd con Mario Bruno propone che il governatore riferisca subito in Consiglio.
    Chi gli sta vicino assicura che Ugo Cappellacci è rimasto personalmente sereno, ma quella di ieri per il governatore è stata una delle sue giornate politiche più tese. La notizia che dopo Farris per l’inchiesta sull’eolico, ora anche Piga è indagato dalla procura di Roma per gli appalti del sistema idrico, ha scosso la maggioranza e non solo per ragioni di campagna elettorale. Cappellacci ha convocato per il pomeriggio un vertice dei partiti alleati che si è concluso con un documento che approva all’unanimità le scelte della giunta sulle energie rinnovabili.
    Al vertice non c’era il capogruppo del Pdl. Mentre i suoi colleghi erano riuniti con Cappellacci, Mario Diana, raggiunto dal cronista, ha fatto emergere una posizione che non è invece comparsa nel documento finale. «Al posto di Piga e Farris – ha risposto Diana – io mi sarei dimesso o quanto meno avrei rimesso il mandato al presidente della Regione. Credo che dovrebbero farlo. Non perché penso che abbiano commesso qualcosa di illecito, ma per non creare problemi a chi li ha scelti. Non sono stati eletti, ma nominati per un rapporto di fiducia. Il loro sarebbe un gesto di responsabilità di fronte a un’opinione pubblica frastornata da queste inchieste riportate da giornali e televisioni».
    Mario Diana non vuole entrare nel merito delle inchieste. Ma su due punti è assolutamente deciso. Il primo è la difesa della giunta Cappellacci, in linea col documento del centrodestra. «La giunta, a differenza di quanto fatto da Renato Soru, non ha approvato neanche un progetto e con tre delibere ha bloccato tutte le domande: nessuna potrà ora essere accolta. Che cosa le si può rimproverare?». Il secondo punto è questo: «Immagino che ci siano state molte pressioni esterne e forse le tre delibere che bloccano tutto sono una sorta di legittima difesa da parte della giunta. Come dire, chiedi pure tanto poi io blocco tutto. Soprattutto se risultasse vero quello che si dice, e cioé che certi interlocutori sono pericolosi». Il riferimento è alle indagini sulle penetrazioni della mafia.
    Poco dopo è stato diffuso il documento della maggioranza firmato da Mariano Delogu (Pdl), Giorgio Oppi e Giulio Steri (Udc), Mario Floris (Uds), Michele Cossa e Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Cristian Solinas (Psd’Az) e Franco Cuccureddu (Mpa).
    «La posizione in materia di energie rinnovabili è stata chiara e trasparente fin dall’inizio della legislatura», è detto nella nota che ricorda che già con la Finanziaria 2009 le competenze furono trasferite alla dirigenza. I partiti hanno quindi sottolineato che «la giunta, in applicazione di queste linee guida, non ha rilasciato alcuna autorizzazione per parchi eolici» e che con le tre delibere di marzo «ha ribadito il divieto assoluto di realizzare impianti off-shore, la cui costruzione era stata già vanificata con la legge di rilancio dell’edilizia (Piano casa) che proibisce il posizionamento di linee elettriche entro i 300 metri dalla costa». Il documento ricorda inoltre che con le stesse delibere è stato deciso di istituire una società (Sardegna Energia a totale partecipazione della Regione) per la realizzazione e gestione dei parchi eolici al fine di garantire ricadute economiche e occupazionali a beneficio dei territori e delle popolazioni e che è stato vietato ai privati di realizzare parchi eolici, salvo quelli per autoproduzione e autoconsumo».
    Di fronte agli sviluppi delle inchieste, Federico Palomba (Idv) ha preferito non rilasciare altre dichiarazioni. Parlerò oggi nell’aula di Montecitorio illustrando l’interrogazione sull’eolico: «Ma per fare commenti voglio prima aspettare la risposta del governo».
    Il capogruppo del Pd, Mario Bruno, chiede che la giunta riferisca «al più presto» in Consglio regionale. Bruno ha dichiarato ieri di non voler parlare delle inchieste ma ha ribadito la posizione: «Quando la giunta ha commissariato l’Autorità d’ambito (Ato) che è un consorzio di Comuni, avevamo pensato che servisse a rifare le elezioni, ma quando la giunta ha prorogato la gestione commissariale la nostra contrarietà è aumentata».

  5. 12 Maggio 2010 a 14:19 | #5

    da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2010
    L’Autorità d’ambito sarebbe accusata di frenare la spesa I 412 milioni per la rete idrica facevano gola a qualcuno.
    LE INDAGINI. I sospetti sull’operato del commissario Piga. (Roberto Morini)

    SASSARI. Ci sarebbero anche decine di lettere di sollecito inviate dal vertice di Abbanoa a quello dell’Autorità d’ambito (Ato) tra i documenti acquisiti dai carabinieri del Ros che indagano per conto della Procura di Roma sugli appalti sospetti in Sardegna. Una conferma indiretta di quanto sospettato: le gare di appalto predisposte dalla società pubblica che gestisce gli impianti, cioè Abbanoa, sarebbero state frenate dall’Autorità che deve dare il via libera, cioè l’Ato guidata dal commissario Franco Piga, iscritto nel registro degli indagati della Procura romana.
    Inoltre l’Autorità interveniva anche a monte, interpretando il suo ruolo di indirizzo non solo come direzione strategica, ma soprattutto come possibilità di far modificare i progetti messi a punto dai progettisti di Abbanoa anche su piccoli particolari tecnici. Con il risultato che tutta la progettazione che permetterebbe di bandire le gare di appalto per aggiudicare lavori per 412 milioni di euro è rimasta bloccata.
    Non conferma naturalmente questa lettura della vicenda il presidente di Abbanoa Pietro Cadau, molto preoccupato sia per l’inchiesta – di cui preferisce non parlare – che per i ritardi nella realizzazione dei lavori per la nuova rete idrica dell’isola, con il rischio di perdere finanziameti che, dice Cadau, «equivalgono a un piano di Rinascita». Il presidente dà la colpa alle lungaggini burocratiche, al fatto che «ogni pratica deve passare al vaglio di dieci, dodici uffici». Insomma: «È il sistema che non funziona. In questa storia non c’è nessuna responsabilità personale».
    Eppure gli inquirenti evidentemente non la pensano così. Messi sulla traccia di interessi non leciti da una delle tante inntercettazioni telefoniche che stanno alla base di questa inchiesta su eolico, carceri, appalti idrici e chissà cos’altro, gli investigatori sono infatti giunti a sequestrare prima la documentazione contenuta sui computer degli uffici di presidenza della Regione, poi quella trovata all’assossorato all’Urbanistica, infine quella archiviata sul computer d’ufficio e su quello personale del commissario dell’Autorità d’ambito. Si sospetta dunque che quei freni agli appalti, nella fase iniziale e in quella finale della definizione dei progetti in base ai quali bandire le gare, non siano solo – come sostiene Cadau – causate da lungaggini burocratiche. Ma siano il frutto di pressioni esterne di qualcuno degli affaristi indagati – oltre a Franco Piga sono coinvolti Flavio Carboni, Ignazio Farris, Pinello Cossu e il coordinatore nazionale del Pdl Loris Verdini – per tentare di impadronirsi di tutta la torta, attraverso una scelta politica che concentrasse il potere di decisione sugli appalti in poche mani.
    L’inchiesta dunque mira al cuore del potere politico nell’isola. Perché alcuni atti istruttori fanno pensare che per la Procura di Roma sia centrale, in tutta la vicenda, la legge varata nel 2009 dalla giunta Cappellacci – nel collegato alla Finanziaria – che cancellava la maggior parte dei vincoli sull’eolico introdotti dalla giunta Soru nel 2007, con l’articolo 18 della Finanziaria. E perché almeno l’ultimo degli indagati, Franco Piga, è da tempo uno stretto collaboratore del presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci, quantomeno dalla partecipazione alla campagna elettorale.

  6. 11 Maggio 2010 a 15:20 | #6

    da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2010
    Sotto inchiesta anche gli appalti per l’acqua. Franco Piga, commissario dell’Autorità d’ambito, indagato dalla Procura di Roma. La sua nomina al vertice dell’Ato fu uno dei primi atti della giunta Cappellacci appena cinque giorni dopo il giuramento. (Roberto Morini)

    SASSARI. Anche il commissario dell’Autorità d’ambito (Ato) della Sardegna Franco Piga è indagato dalla Procura di Roma all’interno dell’inchiesta che, partita da presunti tentativi di pilotare le concessioni per impianti eolici, sembra ormai riguardare tutto il mondo degli appalti in Sardegna. Dopo le energie rinnovabili e le nuove carceri ora l’inchiesta entra anche nel mondo degli appalti per le reti idriche. E ci sono molti appetiti intorno a questa torta.
    Sono infatti 412 milioni di euro i soldi a disposizione tra finanziamenti europei e regionali che devono essere impegnati entro la fine del 2010, pena una forte riduzione dei fondi Fas per l’isola nei prossimi anni. Una gara contro il tempo che, a quanto sembra, sarebbe stata finora frenata proprio dall’Autorità d’ambito, che ha compiti di indirizzo e di controllo.
    L’avviso di garanzia sarebbe stato consegnato a Piga dai carabinieri del Ros che indagano per conto della Procura romana la settimana scorsa negli uffici della sede dell’Autorità, durante l’acquisizione di documenti ritenuti utili all’inchiesta, acquisizione che fu poi estesa anche all’abitazione del commissario dell’Ato e agli uffici dell’assessorato regionale all’Urbanistica.
    L’iniziativa della procura della Repubblica di Roma partirebbe ancora una volta dalle intercettazioni consegnate dal Ros agli inquirenti, nelle quali uno degli altri indagati – Flavio Carboni, Denis Verdini, Ignazio Farris, Pinello Cossu e Pasquale Lombardi – parlerebbe esplicitamente della necessità di impadronirsi della grande torta degli appalti per rinnovare completamente le reti idriche dell’isola.
    Il primo tassello della vicenda è di poco più di un anno fa e riguarda la nomina di Franco Piga. La giunta Soru il 20 ottobre del 2008 aveva nominato commissario Gigi Piano, fino ad allora presidente dell’Autorità, con il compito di avviare la procedura elettorale per il rinnovo dell’assemblea dei rappresentanti dei Comuni e delle Province della Sardegna. Il 19 marzo del 2009 si insedia la giunta Cappellacci. Il 24 marzo, tra le prime delibere, c’è quella in cui si blocca la procedura elettorale, si allontana Piano e si nomina Franco Piga. La fretta sembra determinata dal fatto che i 412 milioni per i quali devono essere bandite regolari gare d’appalto devono essere impegnati entro il 31 dicemre del 2010. E i tempi sono stretti. I bandi devono essere fatti da Abbanoa, la società pubblica che gestisce gli impianti idrici, ma autorizzati dall’Ato. E dal 1º aprile del 2009, giorno del suo insediamento, a ieri nessun bando è stato autorizzato. La pagina «bandi» del sito dell’Autorità d’ambito è rigorosamente bianca. Tutto è assolutamente fermo fermo e i tempi per impegnare i 412 milioni sono ormai strettissimi.
    Nel mondo politico sardo, ieri colpito dall’avanzare dell’inchiesta della procura romana, che iscrive sul registro degli indagati uno dopo l’altro gli uomini scelti dalla giunta Cappellacci – dopo Ignazio Farris, Franco Piga – circolano un paio di ipotesi di lettura di questo immobilismo.
    La prima: i tempi ormai stretti avrebbero potuto portare, senza l’intervento della Procura di Roma, alla decisione del commissario dell’Ato di bandire un’unica gara per un general contractor a cui consegnare poi il compito di affidare i lavori per le diverse aree della Sardegna, trattando con enti e imprenditori locali. La seconda: individuata la situazione di emergenza, si sarebbe deciso di rinunciare alle procedure normali, come ormai sembra diventata la prassi nel nostro Paese, affidando poteri straordinari al commissario Franco Piga, che sarebbe così diventato il Bertolaso degli impianti idrici sardi. L’una e l’altra strada avrebbero portato comunque a una minore trasparenza e a una maggiore possibilità di controllo sull’assegnazione dei lavori. Come si è già visto in tutte le vicende legate agli appalti per il G8 alla Maddalena e per gli altri gradi eventi. A questo punto entrambe le strade però diventano difficilmente percorribili.

  7. 11 Maggio 2010 a 14:39 | #7

    da L’Unione Sarda, 11 maggio 2010
    Viale Trento, mistero sulla delibera sparita.

    Cosa cercavano i carabinieri mandati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo ad acquisire atti presso la presidenza della Regione e a fare verifiche negli uffici dell’assessorato agli Enti locali? E cosa c’è nella memoria del computer portato via giovedì scorso dal palazzo di viale Trento? E come quei contenuti si ricollegano all’inchiesta in corso sul comitato d’affari che è sospettato di voler sbarcare in Sardegna per fare man bassa di appalti pubblici e concessioni nel settore delle energie rinnovabili? Tre domande centrali, alle quali è possibile rispondere seguendo le mosse della procura e ricostruendo quelli che sono stati gli atti della Giunta.
    LA DELIBERA. Dal tenore delle domande rivolte dai carabinieri ai funzionari della Presidenza e dell’assessorato gli Enti locali, pare che finalità della visita fosse quella di capire come vengono preparate le delibere, come vengono iscritte all’ordine del giorno e come vengono protocollate dopo l’approvazione. Se veramente la procura ipotizza che esista un atto di indirizzo prima varato e poi improvvisamente “sparito”, probabilmente si riferisce alla prima bozza di documento sulle energie rinnovabili, che il presidente Cappellacci fece iscrivere all’ordine del giorno nel novembre scorso. Una delibera che sarebbe stata partorita dopo mesi di discussione con esperti e università, finalizzata a mettere ordine nel settore dell’eolico e del fotovoltaico, dopo le innovazioni già varate dal Consiglio regionale in sede di approvazione della legge finanziaria. Un emendamento proposto dalla Giunta e fatto proprio dal Consiglio disponeva che gli impianti eolici potessero essere realizzati non solo nelle aree industriali (come previsto dalla legge precedente) ma anche in quelle vicine. La disposizione di legge è rimasta lettera morta, perchè nei quindici mesi di amministrazione del centrodestra nessuna autorizzazione è stata concessa.
    LA SOSPENSIONE. Intanto la delibera messa all’ordine del giorno nel mese di novembre non è stata mai discussa. Nel senso che è stata sospesa, ufficialmente perché c’era bisogno di nuovi approfondimenti. Nel frattempo, a gennaio, il presidente Cappellacci e il suo staff parteciparono a diversi incontri istituzionali nella regione spagnola della Navarra proprio sul tema delle energie rinnovabili e poi si sarebbe continuato a lavorare per limare alcuni dei passaggi interessati dal provvedimento. Fino all’improvvisa accelerazione dell’11 marzo, quando il governatore convoca una conferenza stampa a sorpresa, per annunciare l’approvazione di tre delibere: una che dice no all’eolico off-shore e stoppa le concessioni per quello a terra fino alla costituzione della società pubblica “Sardegna energia”. Sodalizio che dovrà essere creato a seguito dell’approvazione, da parte del Consiglio regionale, di un disegno di legge predisposto dalla Giunta.
    LINEE GUIDA. La seconda delibera è quella che stabilisce le linee guida sulle energie rinnovabili (eolico, biomasse ed eolico) e la terza quella che dà mandato all’ufficio legale di opporsi in ogni sede al rilascio delle concessioni per i parchi off-shore finalizzati a produrre energia utilizzando la forza del vento. In quell’occasione il presidente Cappellacci disse: «Questo è il momento di porre un freno ai tentativi di speculazione ». ( a. mur. )

  8. 10 Maggio 2010 a 15:37 | #8

    da Il Corriere della Sera, 7 maggio 2010
    Al telefono con il faccendiere. Così Verdini pilotò la nomina.
    Il caso Sardegna. L’imprenditore si difende: favorire qualcuno non è reato. Il piano eolico e l’asse con Carboni per decidere il capo dell’Arpas. (Giovanni Bianconi)

    Dovevano fare in modo che al vertice dell’Arpas, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna, andasse un uomo di loro fiducia. Uno in grado di veicolare decisioni e influenzare scelte. Per esempio quelle sui siti dove costruire gli impianti per la produzione di energia eolica, che magari erano già stati opzionati per I’acquisto da qualche imprenditore amico. Perciò serviva un appoggio politico importante, e per questo è stato chiesto I’intervento di Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali del Popolo della libertà.
    Nelle telefonate tra l’influente uomo politico e Flavio Carboni, il settantottenne imprenditore che non ama essere definito “faccendiere” e che da anni si trova coinvolto nelle più diverse disavventure giudiziarie, si parla esplicitamente di questa nomina da favorire, e si fa il nome del candidato prescelto: Ignazio Farris, divenuto direttore generale dell’Arpas nell’agosto scorso su designazione della giunta regionale di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci. Verdini, Carboni e Farris si ritrovano indagati nello stesso procedimento aperto dalla Procura di Roma per il reato di corruzione, insieme all’ex assessore provinciale Pinello Cossu, legato a Carboni.
    Per via delle telefonate in cui si discute della nomina di Farris, ma anche per alcuni movimenti di denaro considerati sospetti dai magistrati e dai carabinieri del comando provinciale di Roma che stanno svolgendo le indagini. Si tratta di somme cospicue, alcuni milioni di euro, messe insieme grazie a diversi imprenditori del Nord Italia interessati allo sviluppo dell’energia eolica in Sardegna, raccolte da Carboni e in parte transitate sul Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui Verdini è presidente. Dai lì almeno una quota di quei soldi sarebbe finita sui conti della Ste, società editrice di un quotidiano Il giornale della Toscana, venduto in abbinamento con il Giornale, di cui lo stesso Verdini possiede delle quote.
    Nell’ipotesi dell’accusa il denaro raccolto da Carboni e finito al coordinatore del Pdl che avrebbe tentato di occultarne provenienza e destinazione tramite la banca e la Ste, sarebbe il prezzo pagato agli imprenditori per la garantirsi la “piattaforma politica” necessaria alla realizzazione del programma studiato a tavolino, che passava attraverso la nomina di Farris e altri interventi sull’andamento di nomine e decisioni. Di qui l’acquisizione di documenti – da parte degli investigatori alla ricerca di riscontri – al Credito fiorentino e alla società editrice del quotidiano locale.
    Il capitolo degli interventi per l’aggiudicazione degli appalti dell’energia eolica è solo uno di quelli che compongono l’inchiesta della Procura di Roma. Accanto ad esso ci sono quelli che riguardano e attività di Pasquale Lombardi, 77 anni, già componente di commissioni tributarie, indagato insieme a Carboni, Verdini e gli altri, presunto anello di congiunzione con il mondo politico soprattutto campano) e quello giudiziario, stavolta su scala nazionale e ai più alti livelli: dal Consiglio superiore della magistratura ai vertici della Corte di Cassazione.
    “Denis è un amico – dice adesso Lombardi – l’ultima volta l’ho visto quand’è venuto a Napoli in occasione della campagna elettorale regionale, ma questo non ha nulla a che fare con affari o attività illecite. Io mi limito a organizzare convegni e per questo conosco e parlo con tanta gente, e oggi non posso certo ricordare che cosa mi sono detto con questa o con quella persona. Carboni l’ho visto un paio di volte, Farris e Cossu non li conosco”. Li conosce Flavio Carboni, invece, impegnato nel processo d’appello dov’è imputato per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi (ucciso nel 1982) dopo l’assoluzione in primo grado. La sentenza potrebbe arrivare già oggi. E’ ciò che più gli interessa al momento, sulla storia della presunta corruzione per gli affari in Sardegna risponde solo con frasi generiche.
    “Perché generica è l’accusa – spiega -, non so che cosa mi contestano. Farris è una persona cara, che stimo e a cui voglio bene. Può essere che mi sia interessato per lui, e raccomandare qualcuno non è un reato. Del resto lui sull’energia eolica non ha poteri diretti”. Cossu? “È uno che ha bisogno di arrotondare la sua magra pensione, ogni tanto gli do qualche incarico di collaborazione”.
    E i passaggi di soldi che lei avrebbe raccolto dagli imprenditori e fatto arrivare alla banca di Verdini? “No, su questo non rispondo”.

    La vicenda. La raccolta di soldi. Spunta un giro di denaro transitato sui conti della banca del coordinatore pdl di una società editrice.
    L’inchiesta. La Direzione distrettuale antimafia di Roma sta indagando su un presunto comitato d’affari che si sarebbe spartito alcuni appalti per la costruzione di impianti eolici in Sardegna con le tangenti.
    Gli indagati. Iscritto nel registro degli indagati per corruzione è Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl. Indagati anche l’imprenditore Flavio Carboni, il direttore regionale ell’Arpas Ignazio Farris e l’ex consigliere provinciale di lglesias Pinello Cossu. Sotto la lente degli investigatori alcune telefonate in cui si discute della nomina di Farris, ma anche alcuni movimenti di denaro considerati sospetti.
    Le ipotesi. Avviata nel 2008, l’indagine martedì scorso si è concentrata sul Credito cooperativo fiorentino, di cui presidente è Denis Verdini. I militari hanno perquisito anche la sede de Il Giornale della Toscana, di cui il coordinatore possiede delle quote. Secondo l’ipotesi dell’accusa il denaro raccolto da Carboni e finito a Verdini sarebbe il prezzo pagato da imprenditori interessati all’eolico in Sardegna per garantirsi la copertura politica.
    Gli altri filoni. Accanto a questo primo filone d’indagine ci sono quelli che ruotano attorno alle attività di Pasquale Lombardi, 77 anni, ex magistrato tributario: indagato e presunto anello di congiunzione con il mondo politico e giudiziario a livello nazionale.

  9. 10 Maggio 2010 a 15:00 | #9

    da La Nuova Sardegna, 10 maggio 2010
    L’INCHIESTA. Nel mirino un convegno a Pula del settembre 2009.

    SASSARI. Sarà probabilmente trasferito a Perugia uno stralcio dell’inchiesta sugli appalti sardi nel settore delle energie rinnovabili e, sembra, delle carceri, aperta nel 2008 dalla Procura di Roma. Lo stralcio e il trasferimento alla Procura umbra nascerebbero dal coinvolgimento di magistrati romani nelle indagini condotte dai carabinieri del Ros. Il nodo della vicenda andrebbe cercato in un convegno organizzato al Forte Village di Santa Margherita di Pula dal tributarista Pasquale Lombardi, uno degli indagati nell’inchiesta sull’eolico sardo. Nell’iniziativa sarebbe stato coinvolto anche Flavio Carboni, che nell’organizzazione e nella promozione di quell’evento ebbe un ruolo pubblico noto a tutti. Niente di strano in quel convegno sul federalismo fiscale in sé, a cui parteciparono personaggi di rilievo nazionale. Se non che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato scelto dagli indagati per far incontrare magistrati a loro vicini con magistrati sardi che avrebbero già allora – eravamo nel settembre del 2009 – aperto un fascicolo sull’eolico sardo. Ma non si tratterebbe dell’unica inchiesta sarda oggi nota, quell sulle società napoletane che stavano realizzando un impianto a Macchiareddu. Dopo la commissione parlamentare Antimafia, non è escluso che intanto si stia muovendo anche la Procura distrettuale antimafia di Cagliari. È infatti più che probabile che i collegamenti ipotizzati da politici e giornali tra società attive in Sardegna nel campo delle energie rinnovabili e società o personaggi contigui alla mafia siciliana e alla camorra campana, abbiano convinto i magistrati cagliaritani ad aprire un fascicolo.

  10. 10 Maggio 2010 a 14:58 | #10

    da La Nuova Sardegna, 10 maggio 2010
    Morittu: assalto all’eolico nei nove mesi della giunta di Masala e Cappellacci. Caterina Pes: il doppio gioco del governatore potrebbe riguardare anche le centrali nucleari. Mario Floris: il presidente fornirà certamente tutti i chiarimenti richiesti. (Roberto Morini)

    SASSARI. «A partire dal 2000, allettati dagli incentivi lanciati dal governo, sbarcarono nell’isola i mediatori che opzionarono tutti i terreni ventosi con qualche soldo ai proprietari e promesse di un futuro di affari ai Comuni». Inizia così la ricostruzione di Cicito Morittu dell’affaire eolico.
    «Fu come con le chiudende – prosegue l’assessore all’Ambiente della giunta Soru – una corsa a impadronirsi di terreni appetibili. Poi, nei nove mesi della giunta Masala-Cappellacci, tra il settembre del 2003 e il maggio del 2004, ci fu il secondo assalto da parte dei padroni del vento con le richieste di autorizzazione che piovvero sulla Regione». In realtà in quei mesi furono almeno nove le valutazioni di impatto ambientale di impianti eolici passate con esito positivo, oltre ad almeno tre autorizzazioni paesaggistiche.
    Sulla scia delle denunce fatte dal suo ex governatore nell’intervista alla Nuova, Morittu decide di scendere in campo nella guerra delle energie rinnovabili, su un terreno reso impervio dalle inchieste della magistratura e dal duro scontro politico che quelle indagini hanno provocato, con quattro indagati tra cui il coordinatore nazionale del Pdl Loris Verdini e il discusso finanziere di Torralba Flavio Carboni, oltre al direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris e al consigliere provinciale del Sulcis, legato allo stesso Carboni, Pinello Cossu. E con altri che nel frattempo potrebbero essere stati iscritti dalla Procura di Roma sul registro degli indagati anche solo per atto dovuto, per poter compiere cioè atti d’inchiesta come le recenti acquisizioni di documenti informatici contenuti nelle memorie dei computer di dirigenti della Regione e del Comune di Porto Torres.
    Morittu non ha dubbi: «L’assalto avvenne prima che si insediasse la giunta Soru. Già nel 2003, con la giunta Pili, fu l’opposizione di centrosinistra a presentare e votare l’emendamento che che rendeva obbligatoria la valutazione di impatto ambientale per gli impianti eolici. E per il resto lo stesso Soru ha detto alla Nuova che con lui alla Regione persone come Carboni non si sarebbero mai avvicinate agli uffici cagliaritani. E io aggiungo che in quel periodo, quando ero assessore, non ho mai avuto la sensazione di pressioni di affaristi. Pressioni politiche, del resto più che lecite, sì, come quelle di Greenpeace e di altre associazioni ambientaliste, che volevano maggiori liberalizzazioni, mentre noi avevamo fissato regole molto rigide».
    Un gruppo imprenditoriale lo incontrò anche lui. Ricorda oggi Morittu: «Mi chiamò Roberto Schirru, consigliere comunale a Sassari, e mi chiese di incontrare alcuni dirigenti del gruppo Falk. È un gruppo molto serio e accettai di parlarci. Ma solo per dire loro che, nonostante avessero superato la Valutazione di impatto ambientale, approvata dalla giunta Masala, le nuove regole erano chiare: niente impianti fuori dalle zone industriali. I dirigenti della Regione allora erano motivati, andavano con decisione ad affrontare le battaglie legali quando c’erano. La linea era chiara».
    E ora? «Ora – afferma Morittu – la situazione è confusa. All’interno del centrodestra, come dimostrano i duri attacchi di Mauro Pili a Cappellacci, ci sono due gruppi contrapposti. Le nuove linee guida non sono per niente chiare, come non è affatto chiaro il ruolo della futura agenzia Sardegna Energia, che, se nascerà, ha molte probabilità di essere subito cancellata dalla Corte costituzionale e dall’Unione europea. E questa grande confusione avviene nel momento del maggiore attacco, quando stanno per scadere gli incentivi, che dal primo gennaio del 2011 dovrebbero essere notevolmente ridotti, e mentre Terna potrebbe aumentare il tetto di energia producibile nell’isola con il raddoppio del Sapei, il cavo che ci collega alla terraferma».
    Un assalto che per Morittu ha protagonisti evidenti: «Quel mondo degli affari poco chiari – spiega – che è tornato allo scoperto quando è caduta la giunta Soru. Un mondo degli affari che, dopo la scoperta che tra i protagonisti c’erano personaggi come Carboni e Verdini, evidentemente ha legami stretti con la massoneria».
    E, per dimostrare che Soru non è solo, che sulla scia delle inchieste della magistratura anche l’opposizione di centrosinistra sta cominciando a muoversi, sulla vicenda interviene anche Caterina Pes, deputato del Pd, ricordando l’assalto all’isola dei primi anni Duemila consentito da «contrattazioni asimmetriche tra giganti industriali e piccoli Comuni, dai perenni conti in rosso», ricordano lo stop di Soru e denunciando le scelte di Cappellacci «che nelle pubbliche dichiarazioni si schiera contro l’eolico per poi far cadere di fatto tutti i vincoli posti dalla giunta Soru». Pes ricorda anche che il caso off-shore è tutt’altro che chiuso: «Perché – si chiede – la maggior parte dei colleghi del Pdl, sardi e sostenitori della giunta Cappellacci, hanno votato a favore della legge che delega al ministero dell’Ambiente l’autorizzazione dei parchi eolici off-shore, scippando tale potestà alle Regioni e alle amministrazioni locali?» Il deputato Pd conclude con un allerta: «È necessario vigilare affinché questo doppiogiochismo utilizzato sul fronte eolico non sia declinato in parallelo anche sul fronte nucleare». Proprio a proposito del nucleare in Sardegna Cappellacci aveva detto: dovranno passare sul mio corpo. «Siamo sicuri che non ci siano già passati?» si chiede Caterina Pes.
    E a proposito di episodi che segnerebbero una contiguità tra il governatore Cappellacci e personaggi indagati come Carboni e Verdini, incontri che emergerebbero dall’inchiesta della Procura di Roma e che i protagonisti non hanno smentito, il leader dell’Uds Mario Floris rivolge un appello al centrodestra, ribadendo che «il garantismo non è un optional, ma va praticato sempre e per tutti». «Siamo sicuri – dice Floris – che il presidente Cappellacci saprà fornire tutti i chiarimenti richiesti. Il dato più importante l’ha già ricordato: la giunta da lui guidata non ha rilasciato dall’inizio della legislatura nessuna autorizzazione per impianti eolici. Questi sono i fatti. Il resto sono strumentalizzazioni che respingiamo al mittente. Il garantismo non è un optional, ma va praticato sempre e per tutti».

  11. 9 Maggio 2010 a 21:56 | #11

    da L’Unione Sarda, 9 maggio 2010
    Eolico sardo , l’Antimafia apre un’inchiesta a Cagliari Eolico off-shore. La Procura Antimafia di Cagliari, in gran segreto, ha aperto un’inchiesta, per ora senza indagati e senza ipotesi di reato, prendendo spunto da alcuni articoli di stampa sulle possibili infiltrazioni mafiose nel business dell’eolico in Sardegna. (Anthony Muroni)

    Indagine condotta dal procuratore Mauro Mura e avviata a seguito della pubblicazione di notizie a proposito di vicende che, in altre regioni, hanno riguardato imprenditori che volevano investire in Sardegna. Contemporaneamente anche la commissione parlamentare Antimafia presieduta da Beppe Pisanu ha aperto un’istruttoria. Ma l’inchiesta della Dda non può essere quella che sarebbe citata nelle conversazioni intercettate fra gli indagati di Roma, visto che è stata aperta in data successiva rispetto al convegno organizzato nel settembre scorso a Pula.
    L’ALTRA INCHIESTA. L’unica altra inchiesta, a quanto è dato conoscere, in corso a Cagliari su possibili sbarchi di comitati d’affari legati alle energie rinnovabili è quella condotta invece dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, a proposito di un parco eolico che la società napoletana Vento Macchiareddu vorrebbe realizzare sui terreni dell’ex Casic (oggi l’ente che gestisce il consorzio industriale di Macchiareddu si chiama Cacip). Ma è quasi da escludere che si tratti di quella che Carboni, Lombardi e Martino avrebbero cercato di bloccare. Basta controllare le date: il convegno sul federalismo fiscale, quello che avrebbe fornito l’occasione per avvicinare i magistrati sardi, si svolge nel fine settimana tra il 18 e il 19 settembre del 2009, mentre la notizia dell’apertura dell’inchiesta è dei primi giorni del mese di novembre. Più precisamente risale al 2, quando gli uomini della Guardia di finanza bussano alle porte dell’ex Casic per notificare un documento che sollecita la consegna di una lunga serie di documenti. Al centro dell’indagine terreni acquistati per tre milioni di euro e poi ceduti gratis senza una gara pubblica. Con quattro società napoletane e una sarda interessate alla realizzazione di un impianto eolico a Macchiareddu.
    LA VICENDA. Tutto prese avvio da un esposto anonimo partito dalla provincia campana, con il sospetto di un’infiltrazione camorristica. L’indagine mira a capire se sia vero che l’allora Casic, nel settembre di tre anni fa, abbia acquistato da un privato diversi terreni per tre milioni di euro. E a fare accertamenti sulla cessione di quei terreni, nell’aprile 2008, alle quattro società napoletane e a quella sarda. Quindi bisognerà verificare se le ditte abbiano ottenuto a titolo gratuito quei terreni acquistati per alcuni milioni per realizzare impianti per la produzione di energia alternativa, come l’eolico e il fotovoltaico. L’anonimo che compilò l’esposto, mostrò di sapere molte cose sulla Sardegna, e non solo perché indicò i tre presidenti del Casic (Sandro Usai, Graziano Milia ed Emanuele Sanna) succedutisi dal 2007 al 2009. Ma, soprattutto, accreditandosi come profondo conoscitore degli affari napoletani. C’è infatti un passaggio, tutto da verificare da parte degli inquirenti, in cui veniva segnalata anche la possibilità di infiltrazioni camorristiche: un ingegnere che lavora per una delle quattro ditte napoletane sarebbe parente del boss Raffaele Cutolo.

  12. 9 Maggio 2010 a 20:20 | #12

    da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2010
    Eolico, si muove l’Antimafia. Pisanu apre un’inchiesta.
    La commissione parlamentare Antimafia acquisisce gli atti delle inchieste sulle infiltrazioni mafiose nell’eolico. Lo conferma il suo presidente Beppe Pisanu. Coinvolta anche la Sardegna attraverso l’operazione “Via col vento”, l’inchiesta campana che è tra quelle nel mirino dell’Antimafia. Intanto le indagini della Procura di Roma sugli appalti sardi si allargano a macchia d’olio, arrivando al Comune di Porto Torres. (Roberto Morini)

    SASSARI. La commissione parlamentare antimafia si si sta occupando delle inchieste sulle infiltrazioni mafiose nel campo dell’energia eolica. Lo conferma il suo presidente Beppe Pisanu. E, alla domanda sui passi già fatti, precisa: «Ho disposto, su richiesta di parlamentari della commissione, soprattutto siciliani ma non solo, l’acquisizione di elementi di indagine».
    L’indagine vera e propria naturalmente non è ancora aperta: «Sarà possibile aprirla – spiega Pisanu – dopo la discussione che seguirà la relazione sugli atti acquisiti». Comunque ci sono già «atti di carattere giudiziario che rendono evidente e già accertato l’i nteresse di organizzazioni criminali nel settore delle energie alternative».
    In particolare il presidente dell’Antimafia si riferisce alle «inchieste Eolo e Via col vento che dimostrano penetrazioni mafiose». Pisanu preferisce non rispondere alla domanda sulle infiltrazioni mafiose in Sardegna. E spiega: «Posso parlare solo di dati già accertati dall’autorità giudiziaria. Della Sardegna – conclude – non sono al momento in grado di dire quali elementi ci siano».
    Ma qualcosa è già emerso, anche a livello parlamentare. E non è certo sfuggito all’attenzione del presidente dell’Antimafia. Dalla denuncia di Mauro Pili, deputato del Pdl, sui legami tra la società che aveva presentato un progetto per una wind farm a Is Arenas e altre società che, attraverso un sistema di scatole cinesi portavano fino a Vito a Massimo Ciancimino, fino alla connection sarda proprio dell’operazione «Via col vento» a cui allude Pisanu, con il sequestro della centrale eolica di Ploaghe, con collegamenti in Campania e in Sicilia.
    Pisanu non si sbilancia su un eventuale interesse della commissione per l’ultima inchiesta, quella della Procura di Roma che vede indagati il finanziere di Torralba Flavio Carboni, il coordinatore nazionale del Pdl Loris Verdini, il direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris e il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu. Alla Procura di Roma interessa tra l’altro capire come si è arrivati alla nomina di Farris.
    Carboni ammette di averlo raccomandato a Ugo Cappellacci, mentre il presidente della Regione dichiara a un giornale che la segnalazione arrivò da Loris Verdini. C’è da scegliere tra due indagati. Ma fa riflettere il fatto che il governatore trovi normale dichiarare a un quotidiano che «fu decisiva la segnalazione di Verdini» e che «del resto si trattava del capo del mio partito».
    La Sardegna non era una Regione autonoma? Intanto l’inchiesta della Procura di Roma va avanti. Sulla base del rapporto dei carabinieri del Ros, ricco di intercettazioni telefoniche e ambientali e di relazioni su appostamenti per incontri tra gli indagati, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha ordinato una serie di approfondimenti sul campo.
    Così giovedì mattina i carabinieri inviati da Roma hanno acquisito una copia del contenuto della memoria del computer d’ufficio e di quello privato di un dirigente dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Porto Torres. Il dirigente nega il sequestro, ma non l’a cquisizione di documenti. Difficile sapere esattamente che cosa cerchino gli inquirenti sugli hard disk. Ma è certo che l’inchiesta si allarga a macchia d’olio.

  13. 8 Maggio 2010 a 17:16 | #13

    da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2010
    Eolico, Soru contrattacca: “Così danno via libera a tutte le speculazioni”
    L’ex governatore Renato Soru reagisce con durezza alle accuse di chi gli ha attribuito la responsabilità di avere agevolato l’assalto dei signori dell’eolico in Sardegna. “Con me – ha detto – personaggi come Flavio Carboni non potevano neppure avvicinarsi alla Regione. Ora invece sono di casa negli uffici regionali”. (Roberto Morini)

    SASSARI. «Non ho mai permesso che personaggi come Flavio Carboni frequentassero la presidenza della Regione. Ora invece trovano tutte le porte aperte». Non ci sta Renato Soru a essere chiamato in ballo come il principale responsabile dell’a ssalto dei signori dell’eolico all’isola. E ricostruisce puntigliosamente la vicenda, senza risparmiare nessuna critica a predecessori e successori.

    Con qualche frecciata anche per gli alleati poco solidali. Parte dal suo arrivo a capo della giunta regionale nel giugno del 2004. «Trovai – ricorda – 87 richieste di autorizzazione per impianti eolici per un totale di 3.750 MegaWatt, circa tremila torri eoliche distribuite in tutta la Sardegna. Sarebbe stato uno scempio per il paesaggio. Alcuni erano già stati approvati con procedure semplificate dalle giunte Pili e Masala. E Ugo Cappellacci allora era assessore».

    Di fronte a quell’assalto cosa fece?
    «Una serie di delibere per bloccare tutto: imponemmo subito la valutazione di impianto ambientale, esprimemmo parere negativo su quelle arrivate alla fine dell’iter e facemmo rifare la verifica per le altre, bocciandole poi quando tornarono sul tavolo della giunta. Poi facemmo il decreto Salvacoste e infine varammo il Piano paesaggistico regionale».

    A quel punto però avevate bloccato tutto.
    «Certo. Se digita su Google Soru Blocca Eolico trova 18mila documenti. È la rivolta degli ambientalisti come Greenpeace da una parte e dei costruttori di impianti dall’altra. E quelli che oggi si ergono a difensori dell’ambiente allora ci accusavano di essere talebani. Ma era una tappa indispensabile per passare alla fase due».

    La fase della regolamentazione.
    «Esatto. Lo facemmo prima di tutto con il piano energetico e ambientale della Sardegna. Con cui stabilimmo, d’a ccordo con Terna, che la Sardegna poteva produrre al massimo 500 MegaWatt in quel momento, per salire a 1000-1100 con l’entrata in funzione del cavo Sapei. Poi con l’articolo 18 della Finanziaria 2007 indicammo le regole per una strategia. Il vento è un bene pubblico, quindi prima di tutto affidammo la sua gestione a un ente regionale, l’Enas, che si occupava della gestione delle acque. L’i dea era dimezzare il costo dell’acqua per imprese e cittadini tagliando il costo dell’energia usata per le pompe, che rappresenta appunto il 50 per cento. L’Enas fu dotato anche di finanziamenti con fondi regionali e fondi Fas. Poi autorizzavamo a creare impianti nelle zone industriali per le aziende energivore, come Portovesme srl, Alcoa, ciclo del cloro».

    Ma autorizzaste anche l’impianto dell’Enel a Tula ed Erula.
    «Lo facemmo in cambio di una riduzione del costo per le aziende energivore e dello smantellamento delle trenta torri eoliche nel parco del monte Arci. In questo modo avevamo privilegiato la pubblica amministrazione e le grandi imprese energivore. La quota di energia rimasta, entro il limite fissato da Terna, secondo l’articolo 18 della Finanziaria doveva essere affidata con bandi pubblici di gara».

    Quindi voi autorizzaste solo due impianti, quello della Portovesme srl e quello dell’Enel nel Nord Sardegna. Poi cosa è successo?
    «Il primo atto della giunta Cappellacci, da poco insediata, fu cancellare il finanziamento per l’Enas, sia quello regionale che quello previsto sui fondi Fas, e cancellare l’a rticolo 18, cioè le regole che noi avevamo fissato. Ma avevano già cominciato in campagna elettorale, annunciando la cancellazione del piano paesaggistico e creando così aspettative che mettevano in moto tutti gli appetiti. Con le parole e con i fatti lasciavano campo libero a molti interessi, non tutti coincidenti con quelli della Sardegna, e davano fiato a qualsiasi tentativo di speculazione. Una volta abolite le norme, le società che noi avevamo bloccato fecero ricorso al Consiglio di Stato e vinsero. Così sono ripartiti i lavori degli impianti di Campeda-Bolotana, Buddusò, quello di Balascia, quello del Grighine».

    Ma ci fu anche qualcuno del centrosinistra che votò a favore dell’a bolizione delle norme contenute nell’articolo 18.
    Certo, l’opposizione si divise. Come era stata divisa, quando io ero al governo, sul piano paesaggistico e su tanti altri punti».

    L’assessore Giorgio La Spisa sostenne che in quel modo si agevolava il via libera per la Portovesme srl.
    «È falso: l’articolo cancellato conteneva tra l’altro proprio tutti gli strumenti per autorizzare l’impianto della Portovesme srl».

    Fra le persone indagate c’è il direttore generale dell’Arpas, nominato dalla giunta Cappellacci nell’agosto del 2009. Quali poteri ha l’Arpas?
    «È uno strumento tecnico e scientifico importante, perché può dare pareri sul piano energetico e ambientale, può valutare la compatibilità ambientale di un progetto. Può avere un ruolo importante soprattutto per gli impianti a mare, sui quali decide il ministero dell’Ambiente, per una legge che credo abbiano votato anche i parlamentari sardi del Pdl, come Mauro Pili, che ora si oppone a questi impianti».

    Tra gli indagati c’è anche Flavio Carboni, che secondo alcune ricostruzioni giornalistiche dell’inchiesta avrebbe tentato di trattare anche con lei. C’è qualcosa di vero?
    «Con me non ci ha mai provato. Credo sapesse bene che non lo avrei mai ricevuto. Invece ora entra e esce dagli uffici della Regione quando vuole. Non c’è stato solo quel pranzo con l’attuale presidente della Regione, come ho letto. Sono stati visti insieme all’aeroporto, in un albergo di Cagliari e in molte altre occasioni».

  14. 7 Maggio 2010 a 15:35 | #14

    da Il Sardegna, 7 maggio 2010
    La Bufera sull’eolico travolge la Regione, nuovo blitz negli uffici. Cappellacci: noi sereni. (Elena Laudante)

    L’indagine. Uomini della Procura di Roma in viale Trento, interrogatori nell’assessorato all’Urbanistica. Sentiti il commissario dell’Ato e funzionari. Il governatore ammette l’incontro con Carboni. Il resto dell’articolo è qui: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20100507111435.pdf

  15. 7 Maggio 2010 a 15:33 | #15

    da La Nuova Sardegna, 7 maggio 2010
    I «fatti» di Cappellacci per gli impianti eolici: norme più permissive. Il governatore non smentisce l’incontro con Carboni e Verdini, entrambi indagati nell’inchiesta sugli appalti in Sardegna. (Roberto Morini)

    SASSARI. «Parlano i fatti: sull’eolico abbiamo cambiato rotta rispetto alla precedente amministrazione». Ha risposto così alla Nuova dagli Stati Uniti, dove si occupa tra l’altro proprio di energie pulite, il governatore Ugo Cappellacci quando sulla stampa è uscito il suo nome collegato da intercettazioni telefoniche – senza tuttavia che sia indagato – all’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione in Sardegna nel settore delle energie rinnovabili. In realtà l’inversione c’è stata, ma nel senso opposto a quello indicato da Cappellaci. La sua giunta, infatti, da quando è in carica ha portato all’approvazione del consiglio regionale una sola norma che riguarda l’eolico. E quella norma elimina molti vincoli e non ne aggiunge nemmeno uno. Era il 7 agosto del 2009, due giorni prima della nomina a direttore dell’Arpas di uno degli indagati sardi della vicenda, Ignazio Farris. Forse solo una coincidenza. Il consiglio regionale approvava la legge numero 3. Una legge omnibus, il collegato alla finanziaria, che comprendeva come ogni anno di tutto. L’articolo 6, comma 8, modificava l’articolo 18 della legge 2 del 2007, cioè proprio l’articolo della finanziaria della giunta di Renato Soru con cui era regolata la realizzazione di impianti eolici nell’isola. La modifica introdotta dalla giunta Cappellacci riduceva le norme allora in vigore a poche righe generiche, tagliando gran parte dell’articolo 18. In particolare viene eliminato il vincolo di stipulare contratti «con primari operatori, in possesso di qualificata esperienza nel settore e di una significativa capacità produttiva», aprendo così le porte a piccole società a responsabilità limitata. E scompaiono le gare, come ha fatto in questi anni la protezione civile, con i risultati che consciamo. Viene cancellato infatti anche il terzo comma, secondo il quale «l’assegnazione delle restanti quote di energia da prodursi con impianti eolici è effettuata attraverso bandi pubblici». Cappellacci ha poi lanciato Sardegna Energia. Per ora un’idea, una delibera di giunta da trasformare in disegno di legge e da portare alla discussione del Consiglio. Un iter ancora lungo, non uno dei «fatti» che «parlano».
    Resta invece a suo favore il fatto che le concessioni sono tutte bloccate. Ma nessun «no» – a parte quello generale sugli impianti off-shore – è stato finora scritto in calce a nessuna domanda. Il futuro è aperto. E potrà essere scritto con meno regole.
    Non è un caso se le carte sequestrate dagli uomini del Ros che indagano per la Procura di Roma riguardano proprio il 2009. Domande e risposte. Prima e dopo quella legge. Mentre non è arrivata nessuna smentita, nemmeno da parte del governatore, alla notizia pubblicata da più parti di un incontro romano, secondo alcuni al tavolo di un ristorante, per altri a cena nella casa di Loris Verdini nella zona di piazza Venezia, tra lo stesso Cappellacci, Verdini e Flavio Carboni. Perché il governatore ha accettato l’invito del coordinatore nazionale del Pdl a incontrare Carboni, finanziere molto discusso, per il quale la procura generale di Roma ha chiesto un mese fa la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Roberto Calvi? Sarebbe davvero interessante sapere cosa si sono detti in quella cena. E se è vero che gli incontri sono stati più di uno. Forse ne sapremo qualcosa di più nei prossimi giorni, quando Verdini sarà interrogato dalla Procura di Roma.

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