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Vento di affari, odore di soldi, iscrizioni nei registri degli indagati.

eolico Portogallo

Qui su Il Manifesto Sardo, n. 74, 16 maggio 2010.

 Non si riesce a immaginare dove porterà l’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma su vicende concernenti autorizzazioni per la realizzazione di impianti eolici in Sardegna.

E’ indagato anche il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci (P.d.L.) per le ipotesi di reato di corruzione e abuso d’ufficio. Insieme a lui il coordinatore nazionale del P.d.L. Denis Verdini, deputato, uno dei “pilastri” del potere berlusconiano. Come noto dai mezzi di informazione, l’inchiesta coinvolge fra gli altri, anche il mediatore d’affari Flavio Carboni, Pinello Cossu, politico iglesiente, il direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris (già dirigente del Settore ecologia della Provincia di Cagliari), la cui nomina con la deliberazione Giunta regionale n. 38/43 del 6 agosto 2009, tuttora non risulta visibile sul sito internet istituzionale. L’indagine è ampia e coinvolge magistrati, politici, imprenditori a livello nazionale. In Sardegna il coinvolgimento di persone di rilievo sembra molto più ampio di quanto appaia a prima vista. Ne parla anche un ampio servizio giornalistico (“Vento di mafia”) di Fabrizio Gatti, per L’Espresso.

L’indagine della Magistratura romana si è aggiunta, quindi, con prepotenza a quella condotta dalla Magistratura avellinese contro i signori del vento, tuttora in corso.

Che ci sia una spaventosa speculazione sull’energia eolica e investimenti di origine piuttosto opaca le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra lo denunciano in tutte le sedi da tempo, mentre da più parti ritorna il tentativo di ampliare le possibilità normative di installazione delle centrali eoliche.     Assurdo.      E’ il momento di mantenere ferma la più ragionata prudenza anche nei confronti di quelle proposte di riforma delle vigenti linee guida in materia di energia eolica manifestate in questi giorni da parte di un’associazione di produttori di impianti eolici sardi, soprattutto la richiesta abolizione del vincolo alla realizzazione degli impianti nelle aree industriali e nelle zone contigue.    Pare opportuno per tali Soggetti associativi lasciare da parte ogni pretesa di ambientalismo e parlare semplicemente dei (loro) legittimi interessi, ma nulla di diverso.

costruzione centrale eolica

costruzione centrale eolica

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, ricordando che tutti i progetti di centrali eoliche off shore recentemente presentati (ben sei, dal Sinis al Golfo di Oristano, dal Golfo degli Angeli al Golfo di Palmas) appaiono fuori da qualsiasi ipotesi della pianificazione regionale in materia, più dettati da esigenze speculative (es. certificati verdi) che da effettive necessità, ribadiscono la loro netta opposizione all’eolico selvaggio, avulso dalle caratteristiche peculiari del territorio interessato e dalle effettive necessità energetiche, ma determinato dalle pretese degli industriali del vento ai danni della collettività.     In proposito, è opportuno ricordare che il Consiglio regionale, al termine della discussione sulla mozione n. 24 del 7 ottobre 2009, aveva approvato l’ordine del giorno n. 22 del 10 febbraio 2010 che ha dato mandato alle Commissioni consiliari permanenti V e VI di proporre una risoluzione unitaria per vincolare le relative autorizzazioni alle effettive esigenze energetiche regionali ed al rispetto ambientale.

Nel marzo scorso, il Presidente della Regione Ugo Cappellacci, insieme alla sua Giunta, aveva illustrato la nuova politica della Regione autonoma della Sardegna sull’energia eolica: no alle centrali eoliche off shore, alle centrali eoliche nelle aree industriali e contigue, all’energia eolica destinata all’autoconsumo, istituzione dell’Agenzia regionale Sardegna Energia che si occuperà della gestione di tutto il comparto delle energie rinnovabili.  Il tutto deciso mediante tre deliberazioni della Giunta regionale (n. 10/1, n. 10/2, n. 10/3 del 12 marzo 2010)[1].     Un tentativo di inversione di tendenza dopo la sciagurata disposizione (art. 6) della legge regionale n. 3 dell’agosto 2009 che ha ridato fiato all’assalto eolico alla Sardegna.

Forse la Giunta Cappellacci aveva avuto sentore della nuova bufera giudiziaria sugli affari del vento, forse no.  Un fatto e certo: potrebbe avere conseguenze molto, molto rilevanti. A questo punto appare necessaria la costituzione di una commissione d’inchiesta da parte del Consiglio regionale per cercare di capire se quest’Isola è finita nelle mani di una cricca affaristica o che altro è accaduto.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

centrali eoliche in Sardegna

centrali eoliche in Sardegna

da La Repubblica, 15 maggio 2010

Eolico, indagato Cappellacci. Gli appalti dei parchi nel mirino. Indagini sulla nomina del direttore dell’Arpa. La pista delle intercettazioni. Francesco Viviano
ROMA – Si allunga la lista degli indagati della Procura di Roma sull’eolico in Sardegna e in altre regioni, un’inchiesta nella quale sono già stati coinvolti il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, il costruttore Arcangelo Martino, Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias, e Ignazio Farris, direttore generale dell’Arpa Sardegna. L’ultimo degli indagati è il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci (Pdl).
Il procuratore aggiunto di Roma, Capaldo e glli altri magistrati che seguono l’inchiesta – Rodolfo Sabelli ed Ilaria Calò – accusano il presidente della Sardegna di corruzione ed abuso d’ufficio per avere raccolto ed eseguito i consigli di Flavio Carboni, del senatore Marcello Dell’Utri – che non è indagato – e del suo coordinatore del partito, Verdini: suggerimenti per nominare come direttore generale dell’Arpa Sardegna, Ignazio Farris. L’iscrizione nel registro degli indagati di Ugo Cappellacci è stato deciso dopo la trascrizione di numerose intercettazioni telefoniche che coinvolgono politici e imprenditori, ed il sequestro negli uffici della Regione Sardegna e dell’Arpa, di documenti ed atti amministrativi che proverebbero la corruzione e l’abuso d’ufficio da parte del presidente della Sardegna per nominare il direttore dell’Arpa, l’uomo che governa concessioni e licenze per l’installazione di parchi eolici.

centrale eolica a mare

centrale eolica a mare

Parchi eolici a cui erano interessati lo stesso Marcello Dell’Utri e Flavio Carboni che aveva veicolato verso il Credito Cooperativo di Firenze, la banca di Denis Verdini, “anticipi” degli imprenditori interessati al business e che, secondo gli investigatori, erano soldi destinati ad agevolare le concessioni delle licenze per i parchi eolici. Agli atti dell’inchiesta ci sono numerose telefonate. E tra queste telefonate una nella quale Denis Verdini chiede al governatore sardo di incontrarsi con Carboni, capofila di un gruppo di imprenditori interessati all’eolico. L’incontro si sarebbe svolto a Roma: al tavolo Il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, Verdini e Carboni, per ottenere la firma di un accordo di programma con gli imprenditori da lui rappresentati. Il procuratore Capaldo con le intercettazioni avrebbe puntato l’interesse su decine di persone.
Ed anche in questa inchiesta romana il nome di Claudio Scajola viene fuori dalle conversazioni tra gli imprenditori interessati al business dell’eolico, insieme a quelli di Marcello Dell’Utri, di Denis Verdini, del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo (Pdl, non è indagato). Ma non ci sono soltanto queste intercettazioni, i carabinieri hanno anche registrato colloqui dove alcuni indagati raccontano dei contatti tra Verdini, Marcello Dell’Utri Flavio Carboni. In una conversazione si scopre che sarebbe stato Dell’Utri a consigliare a Flavio Carboni di dirottare verso il Credito Cooperativo Fiorentino, capitali degli imprenditori che cercavano contatti con i politici non soltanto romani, per superare le lungaggini burocratiche delle autorizzazioni per impiantare i siti eolici in Sardegna ma anche in Sicilia, Campania e Basilicata.
Provviste che, secondo le ipotesi investigative, sarebbero state dirottate verso società che, come nel caso della gruppo dell’inchiesta G8 sarebbero servite per attingere a fondi neri. Quando il nome di Ugo Cappellacci venne fuori e non era ancora indagato, il presidente della Regione Sardegna aveva sostenuto che “sulla partita delle rinnovabili mi ha contattato l’universo mondo, ma non ho mai ricevuto richieste meno che lecite”. Ed i politici che avrebbero chiesto al presidente della Sardegna erano quelli che hanno raccomandato o avrebbero tentato di farlo i titolari di alcune imprese che si sono buttati a capofitto sull’eolico. “Vento in Poppa”, “Nà Volta”, “Eolo 3W”, “Serre dei Venti” ed anche “Via Col Vento”, tutti nomi esotici ma di imprese napoletane, siciliane ed alcune anche del Trentino Alto Adige, che insieme ad altre decine e decine di società, hanno messo gli occhi sul grande business dell’Eolico.

(foto da mailing lists ecologiste, S.D., archivio GrIG)


  1. - deliberazione n. 10/1 del 12 marzo 2010, d.d.l.r. su costituzione Sardegna Energia s.p.a.: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323112237.pdf , http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323162614.pdf (relazione) + http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323112343.pdf (testo);
    - deliberazione n. 10/2 del 12 marzo 2010, opposizione a impianti eolici off shore: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100316122133.pdf ;
    - deliberazione n. 10/3 del 12 marzo 2010, indirizzi e linee guida in materia di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100326095701.pdf , http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103723.pdf (procedimento di autorizzazione unica), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103808.pdf (fac simile domanda di autorizzazione unica), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103838.pdf (scheda progettuale da allegare alla domanda), http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20100323103858.pdf (dichiarazione sostitutiva da allegare alla domanda).
  1. 1 Giugno 2010 a 14:53 | #1

    da La Nuova Sardegna 1 giugno 2010
    La Procura di Roma cerca di ricostruire la rete di complicità e di coperture. Eolico, l’inchiesta punta in alto. I pm sentono due magistrati e un cancelliere di Cassazione. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. L’inchiesta sulle pale eoliche punta in alto. Almeno un paio di magistrati e un cancelliere di Cassazione sono stati ascoltati ieri sera dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli come persone informate dei fatti nell’ambito delle indagini sull’energia pulita in Sardegna. La Procura di Roma sta cercando di ricostruire la rete di complicità e di coperture nella progettazione dei parchi eolici di cui sembra aver finora goduto la nuova “cricca” che vede da un lato il finanziere Flavio Carboni – nel ruolo di capofila di una cordata di imprenditori – dall’altro il coordinatore del Pdl Denis Verdini accusato di aver già intascato una tangente da 800 mila euro.
    La presenza di alti magistrati coinvolti in questa vicenda emerge da centinaia di intercettazioni agli atti dell’indagine. Quale sia il filo che collega ambienti e personaggi tanto diversi non è ancora chiaro ed è proprio quanto il procuratore antimafia di Roma ha cercato di ricostruire ascoltando come testimoni i magistrati della Suprema Corte. L’inchiesta della quale si sa molto poco – anche a causa dello strettissimo riserbo della Procura di Roma – sembra aver subito negli ultimi giorni una forte accelerazione forse in vista degli interrogatori molto attesi da giorni.
    Dopo la riunione svoltasi la scorsa settimana presso la Direzione nazionale antimafia di magistrati appartenenti alle Procure che hanno aperto inchieste in varie città d’Italia, ieri due nuove perquisizioni sono state disposte dalla Procura di Crotone nell’inchiesta su presunte irregolarità nella costruzione di un parco eolico. Le perquisizioni hanno riguardato gli uffici e le abitazioni di due persone. Uno è parente di Domenico Antonio Vulcano, responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Mellisa perquisito la settimana scorsa, e l’altro è un geometra. La decisione è stata presa dopo che è emerso che il parente di Vulcano ha lavorato alla Fago di Milazzo (Messina), la ditta incaricata delle opere civili del parco eolico. Dalle indagini sarebbe emerso che il geometra che ha subito la perquisizione ha inviato un fax alla Fago segnalando, sulla scorta di un accordo precedente, il nome della figlia di Leopoldo Greco, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Strongoli (anche lui indagato).

  2. 31 Maggio 2010 a 15:58 | #2

    da La Repubblica, 31 maggio 2010
    Il malaffare dietro l’eolico nel commento ad un recentissimo rapporto. (Mario Pirani)

    «Chi semina vento raccoglie milioni» titolavo l’anno scorso una mia rubrica sulle lucrose speculazioni facilitate dalla installazione senza limiti e con fragilissime regole delle torri eoliche in quasi tutte le regioni italiane.
    Che non avessimo tutti i torti lo hanno provato, da allora ad oggi, i numerosi provvedimenti giudiziari, con arresti, denunce e provati coinvolgimenti della criminalità organizzata che hanno colpito l´imprenditoria ambigua, fiorita ai margini di industrie di assoluto rispetto, grazie ad un sistema di incentivi considerato il più alto del mondo. Il che suscita una propensione al lucro illecito che infetta in modo trasversale amministrazioni di colore opposto. Se appena ieri è stato il centrodestra ad essere investito in Sardegna dall’autorità giudiziaria per i parchi eolici anche off shore in via di realizzazione, recentemente è qualche ex assessore della giunta Lojero in Calabria ad essere chiamato a render conto di una tangente di 2 milioni e 400mila euro per facilitare l’installazione del parco eolico di Isola Capo Rizzuto «di interesse delle multinazionali amiche», secondo una testimonianza raccolta dall´autorità giudiziaria. Dabbenuomini della politica e professionisti del malaffare non correrebbero certi rischi se i margini di profitto assicurati dietro l´usbergo santificante dell´energia pulita non fossero altissimi. Se, però, torno a richiamare l´attenzione dei lettori sull´argomento non è solo per sottolineare la deriva criminale che ne è scaturita ma per dare notizia di un recentissimo dossier (3 maggio 2010) su «L´eolico in Italia» che fornisce un quadro strutturale aggiornatissimo, anche sul piano delle varie situazioni regionali.
    Il dossier è a cura degli Amici della Terra, Italia Nostra, Altura, Cnp, Mountain Wilderness, Lipu Puglia, Ola e il contributo di comitati e associazioni ambientaliste di tutte le regioni italiane. La cosa più nuova che vi abbiamo scoperto è che «gli incentivi possono essere riconosciuti anticipatamente ai titolari degli impianti anche su stime previsionali per l’anno successivo, effettuando un conguaglio a chiusura d’anno con i dati reali di produzione. È evidente che per il gestore della centrale eolica questo si traduce in un ulteriore vantaggio non trascurabile, paragonabile all’accesso al credito agevolato. È altrettanto palese come la stessa società abbia tutto l’interesse a sovrastimare le previsioni di produzione per lucrare sulla disponibilità per circa un anno della differenza di importo, utilizzabile eventualmente per altri investimenti: un prestito a tasso zero. Nessun altro imprenditore potrebbe vantare simili agevolazioni finanziarie. Ancor più per l’eolico off-shore (in alto mare), l’incentivazione è stata maggiorata di un ulteriore 50% rispetto all´eolico a terra, sebbene progetti di questo tipo fossero già stati proposti, e quindi ritenuti remunerativi, prima di tale incremento».
    C’è da chiedersi come sia possibile in un periodo di lacrime e sangue, mentre le università sono allo stremo e la Finanziaria taglia a destra e a manca e vengono chiuse perché non c’è più un euro prestigiose istituzioni culturali, e le aziende languono per i ritardati pagamenti dello Stato, che nessuno proponga una riduzione degli assurdi sprechi per l’eolico. Non sarebbe ora di porre un freno? Di definire il mai varato Piano energetico nazionale con norme ferree e programmazione certa? A fine 2009 già scempiavano il paesaggio italiano 4400 torri con una produzione, seppur di scarsa qualità ed efficienza pari al 2% del fabbisogno elettrico (il più delle volte l´imprevedibilità dei venti impone di tenere una riserva “calda”, cioè in funzione, di energia tradizionale, con ulteriori costi per far fronte alla domanda), a sua volta corrispondente a una frazione infinitesimale, lo 0,6%, del fabbisogno energetico.
    Quanti “anemoni” ci sono dietro questa follia? Comunque nel 2003-2004 le agevolazioni ammontavano a 211 milioni, nel 2007 a 450. Negli anni seguenti si presume un incremento esponenziale.

  3. 29 Maggio 2010 a 19:43 | #3

    scoprire l’on. Mauro Pili “giurista” è proprio divertente. Ancor di più scoprire come vota disciplinatamente alla Camera dei Deputati tutte le proposte di legge governative, comprese quelle che hanno assegnato allo Stato le competenze sulla produzione di energia eolica off shore.

    da La Nuova Sardegna, 29 maggio 2010
    Pili: «Eolico off shore, la Regione sollevi subito il conflitto con lo Stato».
    Il deputato sostiene che l’isola potrebbe subire gravi danni «Altrimenti proponiamo una protesta popolare».

    CAGLIARI. «Ogni ulteriore ritardo sul conflitto costituzionale con lo Stato per impedire l’eolico off-shore rischia di essere un danno senza precedenti per la Sardegna e per la sua autonomia». Lo sostiene il deputato sardo Mauro Pili, Pdl, in relazione all’ipotesi che la Regione decida di non sollevare il conflitto di attribuzioni con lo Stato sui parchi eolici off-shore.
    «La Sardegna è una regione a statuto autonomo e speciale – aggiunge Pili – che va tutelata in tutte le sue prerogative costituzionali a partire dal paesaggio e la pianificazione paesaggistica e territoriale. Affermare che la Regione non ha poteri non ha fondamento giuridico e ne ha ancora meno sul piano politico. E’ indispensabile una reazione decisa, determinata e senza ulteriori perdite di tempo che rischiano di minare l’autonomia sarda sia sul piano sostanziale che politica».
    «E’ la politica – dice Pili- che deve decidere la sollevazione del conflitto di attribuzione con lo Stato. Sono certo che la lettura delle norme costituzionali e quelle attuative dello Statuto, insieme alle sentenze della Corte Costituzionale consiglino un rapido ricorso all’alta corte. Se cosi non dovesse essere la settimana prossima avvieremo un’imponente mobilitazione popolare per tutelare l’autonomia della Sardegna relativamente alla tutela del paesaggio contro gli impianti off shore sul mare sardo».
    «La Regione – prosegue Pili – deve chiedere alla Corte costituzionale di bloccare il procedimento autorizzativo dei campi eolici a mare presentati a Cagliari e Oristano. L’avvio della procedura è un atto formale dello Stato che viola una competenza che è stata ripetutamente attribuita dalla stessa corte Costituzionale alla Regione Sarda. Quella procedura avviata consente alla Regione di sollevare il conflitto di attribuzione. Non debbo ricordare a nessuno che l’art.6 delle norme di attuazione del maggio del 1975 aveva previsto il trasferimento alla Regione Autonoma della Sardegna le attribuzioni già esercitate dagli organi centrali e periferici del ministero della pubblica istruzione». Il trasferimento riguardava – ricorda Pili – anche la redazione e l’approvazione dei piani territoriali paesistici. Da questo ne deriva che la Sardegna ha competenza primaria nella tutela paesaggistica e panoramica come richiamato nella Norma costituzionale attuattiva. Si potrebbe ricordare la decisione della Corte costituzionale di attribuire specificamente alla Regione Sardegna, attraverso il trasferimento di funzioni di cui alle norme di attuazione dello statuto speciale relativamente ai piani territoriali paesistici nell’esercizio della propria potestà legislativa in tema di «edilizia ed urbanistica».

  4. 28 Maggio 2010 a 14:58 | #4

    la scoperta dell’acqua calda. E Mauro Pili è un deputato di questa maggioranza di governo e vota disciplinatamente.

    da L’Unione Sarda, 28 maggio 2010
    “La Regione non ha poteri”. L’ufficio legale a Cappellacci: comanda lo Stato.
    «Anche per il Via l’ultima parola spetta al Ministero. E la Regione può dunque esprimere un parere di carattere non vincolante». (Anthony Muroni)

    Mentre l’inchiesta romana su eolico e energie rinnovabili occupa il dibattito, c’è chi in uno studio professionale di Milano probabilmente si sfrega le mani. Perché l’impatto mediatico dell’indagine (che vede coinvolti, tra gli altri, l’uomo d’affari Flavio Carboni, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, il governatore Ugo Cappellacci e l’assessore regionale Asunis) ha l’effetto di far passare sotto silenzio la procedura avviata a metà dello scorso mese di marzo dalla “Energia eolica offshore della Sardegna”, società con sede a Cagliari ma di proprietà di una holding (la Bbc power) milanese. Si tratta della domanda, presentata direttamente negli uffici del Ministero, per un parco eolico da realizzare nel golfo degli Angeli, in uno spazio acqueo compreso tra i sei e gli otto milioni di metri quadri, con aero-generatori altri 120 metri fuori dal livello del mare e con una profondità stimata attorno ai 30 metri.
    LA RICHIESTA. Nonostante la mobilitazione popolare degli ultimi mesi, la società con sede a Cagliari ma cuore e cervello a Milano ha già fatto sapere che non si tirerà indietro: «La Regione (che si è opposta con una delibera dello scorso 11 marzo, vietando la creazione di parchi eolici in mare) non è il nostro interlocutore – dice l’amministratore Andrea Cotrufo – la domanda d’autorizzazione è stata presentata solo al Ministero, come prescritto dalla legge».
    IL PARERE LEGALE. Il dramma è che questa visione dei fatti è confermata persino dall’ufficio legale della Regione, che di fatto legherebbe le mani a Cappellacci. La legge voluta dal governo Berlusconi nel 2007 (è la 244) non lascia dubbio: su centrali energetiche (comprese quelle nucleari), rigassificatori, discariche, termovalorizzatori e impianti eolici off-shore, questioni legate all’interesse nazionale, la competenza esclusiva è dello Stato. E a certificarlo è anche il parere messo nero su bianco da Graziano Campus, direttore generale dell’area legale in viale Trento: «Le domande per le concessioni vanno presentate alle Capitanerie di porto, che raccolgono anche pareri e osservazioni da parte di istituzioni pubbliche, enti, associazioni o liberi cittadini – ricorda, in un parere trasmesso al presidente Cappellacci – in seconda istanza l’autorizzazione viene rilasciata dal ministero dei Trasporti, sentiti i dicasteri allo Sviluppo economico e all’Ambiente». Fin qui tutto noto, fino all’inevitabile presa di coscienza: «Si evidenzia che, in ogni caso, l’ultima parola spetta al Ministero. E la Regione può dunque esprimere un parere di carattere non vincolante».
    IL VIA. Nessun ulteriore margine di manovra per l’istituzione regionale può arrivare dalla procedura per la valutazione d’impatto ambientale. A parlarne è sempre il dottor Campus: «In questo caso la competenza è esclusivamente del ministero dell’Ambiente – aggiunge il dirigente – alla Regione permane la mera facoltà di esprimere un parere non vincolante nell’ambito della procedura». E che la situazione sia questa è testimoniato anche dal recente pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha dato ragione allo Stato nella controversia con la Regione Puglia, che aveva organizzato una conferenza dei servizi autonoma per valutare l’impatto ambientale dei parchi eolici marini che due società volevano realizzare nel mar Ionio.
    NIENTE CONFLITTO. Da qui la proposta, che il presidente della giunta regionale ha interpretato come vincolante: «Sollevare il conflitto di attribuzioni con lo Stato in questa fase è inutile – consiglia l’ufficio legale – si potrebbe fare solo contro atti emanati da organi statali che invadano una competenza amministrativa regionale discendente da norme costituzionali, statutarie e di attuazione». Niente vertenza con lo Stato, dunque, che potrebbe a questo punto decidere in qualsiasi momento di dare il suo via libera a uno dei parchi eolici off-shore (restano in piedi una proposta a Cagliari e un’altra nell’Oristanese) progettati a un passo dalle coste dell’Isola.
    LA PROPOSTA PILI. Una visione opposta rispetto a quello sempre propugnata dal deputato del Pdl Mauro Pili (che si è messo alla testa della rivolta popolare suscitata dal rischio che le coste sarde venissero deturpate da decine di pale eoliche) e da buona parte di quelli del Pd. Da mesi l’ex presidente della Regione invita la giunta Cappellacci a bloccare sul nascere la procedura concessoria, sostenendo che lo Statuto affidi alla Sardegna una competenza concorrente con lo Stato in materia di paesaggio: «E ogni ritardo può essere deleterio per la battaglia che da mesi stiamo combattendo», ha detto in occasione dell’ultimo pronunciamento pubblico.
    LA MURAGLIA. Prima ancora della presentazione del progetto della “Energia eolica offshore della Sardegna”, nel Golfo degli Angeli ne erano stati presentati altri cinque. Tutti ritirati, a seguito della mobilitazione popolare dei paesi costieri. Se si fossero concretizzati la porzione di mare occupata sarebbe stata pari a quasi 30 mila ettari di mare, con 230 aero-generatori che sarebbero sorti nel tratto compreso tra Orti su Loi (Sarroch) e Su Guventeddu (Pula). I progetti erano della Licata Energy di Treviglio (Bergamo), che il 29 settembre 2009 aveva chiesto di poter ottenere in concessione per 30 anni uno specchio di mare tra Orti su Loi e Villa d’Orri, per complessivi due chilometri quadrati. L’intenzione era quella di installare 20 pale eoliche, in grado di produrre 5 megawatt ciascuna. Impianti di ultimissima generazione, fortemente impattanti, mostri della lunghezza complessiva di oltre 160 metri fuori dall’acqua: 100 per il solo aero-generatore, 63 per la lunghezza del raggio di ogni pala. Altre due richieste erano della Sostenergy di Cagliari, per complessive 100 pale eoliche e una capacità d’impianto complessiva di oltre 100 megawatt. In questo caso gli specchi acquei interessati sono quelli tra torre Antigori e Porto Foxi, e tra Su Guventeddu e Sant’Efisio. Il quarto elaborato tecnico era della Ecopowernet di Varese, che il 15 luglio 2009 chiese in concessione per 50 anni una porzione di circa 5 chilometri quadrati, a tre miglia dalla costa, per installare 80 rotori, per una potenza complessiva stimata in 100 megawatt. L’ultima progetto a essere stato ritirato è quello della Trevi Energy di Cesena, che era andata molto avanti nell’iter autorizzativo: l’ultima bozza prevedeva l’installazione di 33 pale eoliche, per una potenza complessiva di 99 megawatt.

  5. 27 Maggio 2010 a 14:45 | #5

    da La Repubblica, 27 maggio 2010
    L’INCHIESTA. Eolico in Sardegna, nuove accuse, per Verdini il reato di riciclaggio.
    Al setaccio i conti del coordinatore del Pdl. Si appesantisce anche la posizione di Flavio Carboni: associazione per delinquere. (Francesco Viviano)

    ROMA – Si aggrava la posizione del coordinatore del Pdl, Denis Verdini nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna. Accusato inizialmente di corruzione, adesso la Procura della Repubblica di Roma gli contesta anche il pesante reato di riciclaggio che sarebbe stato compiuto, secondo le ipotesi del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Rodolfo Sabelli ed Ilaria Calò, con il “faccendiere” Flavio Carboni. Ma anche la posizione di quest’ultimo si è appesantita. Carboni deve rispondere anche di associazione per delinquere in questa inchiesta che vede indagati, tra gli altri, il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, il “tributarista” Pasquale Lombardi, Arcangelo Martino, costruttore, Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias, Ignazio Farris, direttore generale dell’Arpa Sardegna. Tutti accusati per concorso in corruzione.
    L’incriminazione di Denis Verdini per riciclaggio è stata provocata dalle indagini bancarie svolte sia dalla Banca d’Italia che dai carabinieri i quali, su incarico della Procura di Roma, hanno perquisito e sequestrato molta documentazione proprio nella banca di Denis Verdini, il Credito Cooperativo Fiorentino dove – tra l’altro – sarebbero transitati 800 mila euro dirottati da Flavio Carboni verso l’istituto di credito gestito da Verdini. Per l’accusa quei soldi sarebbero stati “raccolti” da Flavio Carboni grazie ai versamenti di alcuni imprenditori che avrebbero “anticipato” future donazioni di denaro (tangenti) a quanti, funzionari pubblici e politici, avrebbero potuto dare una mano per realizzare impianti eolici in Sardegna.
    Verdini ha respinto l’accusa di avere fatto transitare dalla sua banca “fondi neri” giustificando quel passaggio di denaro come aumento di capitale del “Giornale della Toscana” di cui il coordinatore del Pdl detiene la maggioranza azionaria. “Si tratta di denaro di nuovi soci della società editrice” aveva dichiarato Denis Verdini. Una versione che non convince per nulla il Procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo che ha delegato la Guardia di Finanza ad indagare sui conti di Verdini e sulle sue società. E nei prossimi giorni Denis Verdini sarà convocato dai magistrati romani che gli chiederanno conto e ragione di tutti quegli strani movimenti di denaro, dei suoi rapporti con il Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci e con il senatore Marcello Dell’Utri (che non è indagato) i quali avrebbero pilotato la nomina di Ignazio Farris come presidente dell’Arpa Sardegna, l’agenzia deputata ai controlli ed al rilascio delle concessioni per gli impianti eolici in Sardegna.
    “La sua nomina a presidente dell’Arpa è fondamentale, altrimenti io esco dall’affare”, ha detto Flavio Carboni in una conversazione telefonica intercettata dai carabinieri. Gli investigatori, sulla base di intercettazioni e di pedinamenti, hanno infatti registrato alcuni incontri (che sono stati poi ammessi sia da Cappellacci che da Verdini) a Roma dove veniva sollecitata la nomina di Fabris che avrebbe potuto agevolare gli interessi degli imprenditori “raccomandati” da Marcello Dell’Utri e da Flavio Carboni. Ma i guai giudiziari di Denis Verdini potrebbero aggravarsi ancora di più. L’indagine della Procura di Roma s’incastra infatti con quella della Procura di Firenze dove Verdini è indagato per corruzione nell’inchiesta sul G8 e dei Grandi Eventi per l’appalto dell’ormai noto “Palazzo dei Marescialli” di Firenze. Il comune denominatore delle due inchieste è rappresentato dagli affari e dalle operazioni finanziarie finite anche nel mirino degli 007 della Banca d’Italia. Si stanno verificando alcune operazioni finanziarie di Verdini condotte con l’altro indagato dell’inchiesta fiorentina, l’imprenditore Riccardo Fusi. E sia Roma che le Procure di Perugia e Firenze sospettano che ci siano dei “tesori” nascosti in alcune banche straniere. Soldi occultati in conti correnti e forzieri di banche e società finanziarie del Lussemburgo. Il sospetto dei magistrati di Perugia, Firenze e Roma è che la il coordinatore del Pdl Denis Verdini e i vari personaggi coinvolgi nell’inchiesta G8 siano riusciti a mettere al sicuro all’estero ingenti somme truffate allo Stato Italiano ed all’Unione Europea.

  6. 27 Maggio 2010 a 14:43 | #6

    da L’Unione Sarda, 27 maggio 2010
    Verdini e Carboni, spunta il riciclaggio. Eolico, nuova ipotesi investigativa della procura di Roma.
    Ruolo più marginale per gli indagati sardi, compreso il governatore Cappellacci: sarebbero stati tutti pedine nelle mani dei vari capi del comitato d’affari, Flavio Carboni in testa. (Anthony Muroni)

    ROMA I cinque milioni di euro affidati a Carboni dalle aziende per le quali ha ammesso di fare da mediatore nell’affare dell’eolico e delle energie rinnovabili. Ruota attorno a quei soldi l’inchiesta della procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che registra per ora l’iscrizione di nove persone sul registro degli indagati.
    TANGENTI. Erano fondi raccolti per avviare gli investimenti o rappresentano la “madre di tutte le tangenti”, da utilizzare per ingraziarsi i politici che dovevano spianare la strada al comitato d’affari? Questa la risposta che gli investigatori cercano di darsi, lavorando nell’incrociare conti correnti, numeri di matrice e titoli di credito. Si parte dagli 800 mila euro sequestrati nella sede del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini e si arriva persino a ipotizzare l’ipotesi di riciclaggio. Perché tra le ipotesi di reato a carico del coordinatore del Pdl e di Flavio Carboni ci sarebbe anche quella prevista dall’articolo 648 ter del codice penale (così come modificata nel 1993, in piena Mani Pulite), che punisce l’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (una tangente?) in attività invece pienamente legali.
    I VERSAMENTI. Questo significa che i magistrati vogliono vederci chiaro sul versamento effettuato da due collaboratori di Carboni (l’amica Antonella Pau, iglesiente, nipote dell’altro indagato Pinello Cossu, e l’autista dell’uomo d’affari di Torralba) per ricapitalizzare la Società Toscana di Edizioni srl, che controlla il quotidiano “Il Giornale di Toscana”, passando per il Credito cooperativo fiorentino. Entrambe sono collegate a Denis Verdini, che controlla la società editoriale ed è il presidente della banca.
    «TUTTO REGOLARE». Ottocentomila euro, confezionati in 64 assegni da 12500 ognuno. Una normale operazione finanziaria o una tangente mascherata, per il ruolo di pressione che potrebbe essere stato svolto da Verdini nei confronti del presidente della Regione? L’avvocato Marco Rocchi, che è legale del coordinatore Pdl e suo vicepresidente in banca, è stato chiaro: «Si è trattato di un versamento per entrare a far parte della compagine societaria e e non certo una dazione che l’onorevole Verdini ha cercato di occultare. I due nuovi soci del giornale avevano siglato un preliminare e entro la fine del 2010 dovranno versare un’ultima tranche, per arrivare a due milioni di euro e al 30 per cento del capitale sociale».
    IL RUOLO DI CARBONI. Perché l’accusa di riciclaggio riguarda Carboni e non i suoi due collaboratori che materialmente hanno effettuato i pagamenti? Una possibile spiegazione è legata al fatto che, in alcune dichiarazioni ufficiali, l’imprenditore di origine sarda ha rivendicato la paternità di quel progetto d’investimento («ho sempre avuto il pallino dell’editoria e, in ogni caso, posso avere avuto i miei motivi per aiutare Verdini, tutti leciti naturalmente») sia perché gli investigatori sembrano sulle tracce sia degli imprenditori che hanno affidato a Carboni il tesoretto da cinque milioni di euro e sia dei vari passaggi del denaro. Si parla di un prelievo (sempre effettuato dall’autista dell’uomo d’affari) in una banca di San Marino e poi di un passaggio per la Banca Popolare di Forlì, prima dell’approdo degli 800 mila euro in un conto corrente del Banco di credito cooperativo di Firenze, dove sono stati sequestrati dai carabinieri.
    I CONTANTI. E altre operazioni, effettuate da Antonella Pau, rimandano all’Unicredit di Iglesias, sempre con la solita modalità: contanti cambiati in assegni circolari di piccolo taglio. Non confermata, per ora, l’ipotesi che alcuni di questi titoli di credito possano essere stati utilizzati nel mercato immobiliare romano. I magistrati temono che si tratti di un altro tentativo di depistare le indagini, da ricollegare anche alle troppe fughe di notizie da tempo denunciate dal procuratore Capaldo.
    IL RUOLO DEI SARDI. Mentre queste attività proseguono a buon ritmo (in procura si resta convinti di poter chiudere l’indagine entro un paio di mesi al massimo) sembra diventare più marginale la posizione degli indagati sardi: il governatore Cappellacci, l’assessore agli Enti locali Asunis, il direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris, l’ex commissario dell’Autorità d’ambito Franco Piga e il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu. Secondo le ultime ipotesi investigative (pur restando indagati, alcuni per corruzione, altri per abuso d’ufficio, altri ancora per entrambe le ipotesi di reato) sarebbero stati tutti pedine nelle mani dei vari capi del comitato d’affari: Flavio Carboni su tutti, coadiuvato dal costruttore Arcangelo Martino e dal giudice tributario Pasquale Lombardi.

  7. 26 Maggio 2010 a 14:32 | #7

    e Flavio Carboni parla di raccomandazioni, relazioni, Teulada. Non dice nulla a caso, lui.

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2010
    “Ho raccomandato Farris al presidente Cappellacci ma non sono un corruttore”.
    Quei 5 milioni di euro mi sono stati affidati da gruppi imprenditoriali che credono nelle energie alternative. (Piero Mannironi)

    SASSARI. Controverso, enigmatico, vulcanico, Flavio Carboni è un uomo che nella sua vita ha percorso molti sentieri di una storia italiana ancora avvolta da molti misteri. «Tutti i miei guai sono cominciati con il caso Ior-Ambrosiano – aveva detto -. E stata come una malattia, un contagio. Come un’inarrestabile reazione a catena che mi ha travolto». È stato accusato della morte del banchiere Roberto Calvi e del delitto Rosone e il suo nome è stato legato al boss mafioso Pippo Calò, alla banda della Magliana e alla P2. Ma lui commenta: «Finora sono stato assolto 29 volte».
    - Dottor Carboni, la sua conoscenza con Ignazio Farris e il suo interessamento per favorirne la nomina a direttore dell’Arpas è uno dei punti critici dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna. I magistrati sospettano che lei abbia voluto un suo uomo in uno snodo strategico del rilascio delle concessioni. Dunque, prima di tutto, conosce Farris e attraverso chi l’ha conosciuto?
    «Certo che conosco Ignazio Farris. Come è vero che ho sostenuto la sua nomina a direttore dell’Arpas. Ma c’è un piccolo grande problema che sembra sfuggire a tutti: l’Arpas non ha alcuna competenza nelle concessioni per i campi eolici e per gli impianti solari. I sospetti poggiano quindi su presupposti inesistenti».
    - Ma lei comunque non nega di averlo raccomandato con il presidente Cappellacci.
    «No, non lo nego. Raccomandare una persona, tra l’altro in possesso di un ottimo curriculum, non mi sembra costituisca un reato».
    - E perché ha raccomandato Farris?
    «Ma semplicemente perché me lo ha chiesto un amico».
    - E chi è questo suo amico?
    «È Pinello Cossu, ex assessore provinciale a Cagliari e oggi pensionato. È lui che, conoscendo bene Farris, mi ha chiesto di dargli una mano sfruttando le mie conoscenze».
    - A questo punto la domanda è d’obbligo: in che rapporti è con Pinello Cossu?
    «È un amico. E poi è anche un mio collaboratore d’affari».
    - Scusi, che affari?
    «Ho interessi produttivi e immobiliari in Montenegro e Pinello Cossu, proprio recentemente, era nei Balcani per portare avanti queste iniziative».
    - È vero che lei ha conosciuto Cappellacci grazie al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, anche lui indagato insieme a lei e al presidente della Regione?
    «Ma no, Cappellacci lo conosco da molto prima. Sa, frequentando Cagliari, è normale conoscere certi personaggi. Come pure conosco i Lombardo…».
    - Che rapporti ha con Verdini?
    «Ottimi.».
    - Ma lei che ruolo ha realmente in quest’affare dell’eolico?
    «Non è un segreto: faccio il mediatore d’affari. Per cui rappresento alcuni gruppi imprenditoriali interessati alle energie alternative. Tutto qui».
    - Quali gruppi?
    «Non sarebbe corretto parlarne, visto che esiste un rapporto fiduciario. Posso comunque dire che c’è anche un gruppo tedesco molto forte e molto conosciuto. Ma lei sicuramente vorrebbe sapere qualcosa di Luigi Franzinelli di cui si è scritto sui giornali».
    - Sì.
    «(ride)Lasciamo perdere… si chiarità tutto».
    - Dottor Carboni, ma la conoscenza con Cappellacci l’ha favorita?
    «Macché! Le dirò che tutto sarebbe stato più facile se ci fosse stato Renato Soru alla presidenza. Riconosco a Soru il merito di avere avuto un’intuizione corretta, creando un filtro che escludeva gli speculatori ammettendo invece grandi e solide società. Dico questo nonostante quello che Soru ha detto di me. E cioè che quando lui era presidente, “gente come Carboni” sapeva che non poteva nemmeno avvicinarsi alla Regione. Parole dure, ma io non gliene voglio. Per certi versi, anzi, lo stimo. Poi è arrivato il mio “complice” Cappellacci e tutto si è bloccato».
    - Sta dicendo che il suo “complice” Cappellacci allora l’ha ostacolato?
    «Io dico una cosa semplicissima: basta andare indietro nel tempo e verificare i documenti e si scopre che non c’è nulla, come non c’è nulla adesso. Allora vorrei proprio sapere chi ho corrotto».
    - Parliamo allora dei 5 milioni di euro che lei ha incamerato.
    «Non ho nulla di cui giustificarmi. Devo forse giustificarmi per il fatto che qualcuno mi ha dato fiducia e mi ha affidato dei soldi per un investimento?».
    - Va bene, e allora gli 800mila euro che sono stati versati nella banca di Verdini, il Credito cooperativo fiorentino? La procura di Roma sospetta che si tratti di un fondo nero al quale avrebbero dovuto attingere alcuni politici per aver “oliato” i meccanismi per le concessioni per i campi eolici.
    «È l’unico punto sul quale intendo non rispondere. Non perché ho qualcosa da nascondere, ma perché, per una questione di correttezza, vorrei parlarne prima di tutto ai magistrati quando mi interrogheranno. È il punto per il quale sono indagato…».
    - Il procuratore aggiunto di Roma dice che dietro certi affari si intravvede una nuova P2, un potente comitato d’affari con un forte collante massonico.
    «Premetto che non sono piduista e c’è una sentenza della Cassazione che lo certifica, come non sono neppure massone. Certo non nascondo di essere stato e di essere amico di massoni. Per esempio, lo sono stato di Armandino Corona. Gli feci fare un grosso affare: l’acquisto di Villa Medici del Vascello per appena un miliardo e mezzo di lire. Un immobile prestigioso che oggi è sede del Grande Oriente d’Italia».
    - E la nuova P2?
    «Guardi penso che la magistratura, ascoltando le migliaia di intercettazioni alle quali sono stato sottoposto, abbia captato un mio interessamento per far entrare in massoneria un conoscente».
    - Sì, ma che c’entra con la nuova P2?
    «Il fatto è che io ho conosciuto, attraverso Armando Corona, Gianfranco Pilloni che ha fondato a Cagliari una nuova loggia. Una confessione che non fa parte del Grande oriente d’Italia. Ne so poco. So solo che si riuniscono in via Roma, a Cagliari. Quindi penso che sia stata intercettata la mia telefonata nella quale ho detto a Pilloni: “Senti c’è questa persona che vuole entrare in massoneria”. E lui mi ha risposto: “Va bene, mandamela”. Tutto qui».
    - Sta forse parlando dell’Unione massonica di stretta osservanza iniziatica affiliata alla Gran loggia madre del mondo di Washington?
    «Non so come si chiami, so solo che non fa parte del Grande oriente d’Italia e di Piazza del Gesù. Comunque se n’è parlato anche sui giornali. Per cui non mi sembra grande segreto».
    - Non pensa che il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo si riferisse a quell’oscuro blocco di potere finanziario e affaristico, già intravvisto dalla commissione Anselmi, che si concentra in Svizzera e nel sud della Francia, a Montecarlo?
    «Non so dirle, deve chiederlo a lui. Ma mi sembra che quella sia un’altra storia…».
    - La sua attività è stata tradizionalmente legata agli investimenti immobiliari. Come dimenticare che fu lei a vendere villa Certosa a Berlusconi e con il Cavaliere tentò l’avventura di Costa Turchese? Oltre all’eolico ha anche interessi immobiliari nel sud della Sardegna?
    «Sì, ho contatti con alcuni investitori molto interessati soprattutto al sud della Sardegna».
    - Per esempio, a Teulada?
    «Siamo stati anche a Teulada».
    - C’è poi il capitolo dei rifiuti. Un settimanale ha recentemente parlato di un suo coinvolgimento nel business delle bonifiche. Come quella nella sua discarica di Calancoi.
    «Quella discarica era di mio fratello Andrea e venne utilizzata senza alcuna richiesta di autorizzazione ai proprietari. In quei sedici ettari sono stati scaricati tre milioni di metri cubi di rifiuti. Molti dei quali altamente tossici, come rifiuti sanitari e scorie di inceneritori. Stiamo parlando di diossine. Nel 2003-2004 abbiamo chiesto la reimmissione in possesso della discarica e l’abbiamo messa in sicurezza spendendo circa 600 mila euro. La bonifica di quel sito è una necessità: è infatti una bomba ecologica innescata».
    - Ma dicono che lei sia coinvolto anche in operazioni poco chiare nella discarica di Pomezia.
    «Guardi, per la vicenda di Calancoi mi sono rivolto all’Enea e ho avuto rapporti con un suo dirigente, Vittorio Rizzo. Questo signore, un tecnico, è venuto a parlare con l’allora sindaco di Sassari, uno di destra, ora non ricordo il nome, e partecipò alle conferenze di servizio. Che poi Rizzo sia intervenuto anche nella discarica di Pomezia e perché non so. Ah, dimenticavo, per Calancoi è ancora in piedi una causa di risarcimento danni».

  8. 22 Maggio 2010 a 16:28 | #8

    da La Nuova Sardegna, 22 maggio 2010
    Dalle indagini spunta l’offerta di escort. Nuove ipotesi di reato: associazione per delinquere e riciclaggio.
    LA SVOLTA, Ora coordina tutto il procuratore Grasso. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. L’inchiesta sul business del vento in Sardegna ha molti punti di contatto con altre condotte dalle procure di Palermo, Trapani, Paola, Avellino. C’è dunque necessità di un coordinamento che, da qualche giorno, è nelle mani della Procura nazionale antimafia di Piero Grasso. Ma l’inchiesta romana procede a pieno ritmo e le sorprese sugli interessi coinvolti si moltiplicano. Agli 800mila euro, tutti in assegni circolari di piccolo taglio, rintracciati presso il Credito cooperativo fiorentino – finiti nelle casse del Giornale della Toscana di cui Verdini è socio – se ne aggiungono altri (sempre riferibili a conti nella disponibilità di Flavio Carboni) rintracciati presso una banca di Iglesias. Da questa banca sarebbero partiti assegni circolari che conducono nuovamente a Roma, finiti per motivi non ancora del tutto chiari nelle mani di alcuni immobiliaristi romani. Anche loro interessati agli impianti dell’energia pulita? Sembra improbabile, anche perché agli atti dell’inchiesta romana la mappa delle imprese specializzate in impianti eolici, facenti capo alla cordata di Carboni, è già abbastanza ampia. I vari passaggi compiuti dagli assegni – che anche in questo caso non superano i ventimila euro proprio per sfuggire ai controlli della Gdf su capitali di provenienza illegale – riportano ancora una volta ai due collaboratori di Carboni – il suo autista e Antonella Pau, la signora sentimentalmente legata al finanziere – protagonisti degli investimenti editoriali transitati nel Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui è presidente Verdini.
    Gli inquirenti sospettano che dietro questi passaggi di denaro, di cui non è ancora chiara la causale, si nascondano tangenti di cui avrebbero beneficiato impresari edili. Una riproposizione di quel sistema gelatinoso, già sperimentato nell’inchiesta sui Grandi eventi, che ha al suo centro costose ristrutturazioni nelle abitazioni di politici e alti funzionari? E’ possibile, anche se non si esclude che possa trattarsi di denaro, «accantonato» dallo stesso Carboni nel corso della trattativa sugli appalti eolici in Sardegna, da reinvestire in residence o villaggi vacanze.
    Il sistema fondato su scambi di favori, come già si sa coinvolgerebbe anche magistrati e alti funzionari del ministero della Giustizia. E ora spunta l’intercettazione di una telefonata tra Carboni e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino (lo stesso che presentò il papà di Noemi a Berlusconi) nella quale si parlerebbe senza mezzi termini della necessità di ammorbidire le resistenze di alcuni magistrati che avrebbero potuto creare problemi con gli appalti eolici invitando ragazze disponibili a un convegno svoltosi a Santa Margherita di Pula. Insomma favori sessuali, il metodo adottato con successo dal costruttore Anemone per avere mano libera nell’aggiudicazione degli appalti che hanno portato la sua impresa al vertice della Cricca.
    Ma in quest’indagine, condotta nella massima riservatezza dal procuratore della Dda Giancarlo Capaldo e dai pm Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò, accanto alle mazzette si estende l’ombra della criminalità organizzata. Il che giustifica l’interesse del procuratore nazionale Piero Grasso. Un filone che promette sviluppi a breve. Non a caso gli inquirenti romani hanno ipotizzato, oltre a quello di corruzione, anche i reati di associazione per delinquere e riciclaggio. Un sospetto che ha avuto origine dal coinvolgimento di Luigi Franzinelli, che avrebbe legami con Flavio Carboni, il cui nome ricorre sia in inchieste romane che siciliane. Franzinelli, benché sia nato a Molina di Ledro in provincia Trento, è stato condannato a Palermo: due anni per corruzione aggravata dall’aver favorito imprese legate a Cosa Nostra. Un processo, che ha visto sul banco degli imputati imprenditori vicini al boss Matteo Messina Denaro, e che riguardava proprio la realizzazione di un parco eolico a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Per la procura palemitana la mafia aveva «investito» nella società Sudwind, tanto che il processo ha anche portato alla condanna di Giovan Battista Agate, fratello di Mariano. Un nome importante, il primo nella lista dei quattrocento imputati del maxi-processo istruito da Giovanni Falcone. Franzinelli ha già ottenuto in Sardegna i permessi per costruire il parco eolico di Ulassai. Ma la Direzione nazionale antimafia sta controllando le cointeressenze che emergono anche nell’inchiesta calabrese, che va avanti dal 2006. Secondo la procura di Paola, per la realizzazione del Parco del vento a Isola di Capo Rizzuto, sarebbe stata pagata una tangente da due milioni e 400mila euro. Forse è soltanto una coincidenza, ma la maggior parte delle torri insistono sui terreni della famiglia del boss Arena.

  9. 22 Maggio 2010 a 16:25 | #9

    da La Nuova Sardegna, 22 maggio 2010
    Nomina di Farris, ecco la delibera segreta. Ora c’è il «fantasma» delle dimissioni. Il Pd: «Annullare subito tutti i suoi atti». (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. Nel giorno del mistero delle dimissioni di Ignazio Farris spunta la delibera «fantasma» sulla sua nomina a direttore dell’Arpas. La Procura di Roma che indaga sull’affaire eolico in cui sono coinvolti Ugo Cappellacci, Denis Verdini e Flavio Carboni, l’ha già acquisita perché il caso Farris sarebbe centrale nel capitolo sardo dell’inchiesta giudiziaria. Che è anche un terremoto politico. Il governatore conferma la linea del silenzio (parlerà in Consiglio regionale il primo giugno), l’assessore Gabriele Asunis (indagato o no?) sbotta: «No al tritacarne».
    Nella primavera del 2009 la direzione dell’Arpas, secondo il Manuale Cencelli del centrodestra, sarebbe dovuta andare all’Udc: il segretario Giorgio Oppi voleva affidarla a Emilio Simeone, l’assessore all’Ambiente (ora manager della Asl di Cagliari) del quale egli avrebbe preso il posto in giunta a luglio. Ma all’ultimo momento, poco prima o in un tavolo collegiale dei partiti di maggioranza o durante la seduta del 6 agosto, l’Arpas è stata rivendicata dal Pdl senza tante spiegazioni: «Abbiamo un’esigenza». A fare il nome di Farris in giunta è stato Cappellacci: Farris aveva partecipato al bando ed era risultato tra gli idonei. Ma a fare il nome di Farris a Cappellacci (da qui l’ipotesi dell’abuso d’ufficio per il governatore, che però come gli altri è indagato anche per corruzione) era stato Denis Verdini. E al coordinatore nazionale del Pdl la richiesta era stata fatta da Flavio Carboni, che l’aveva posta come condizione essenziale per la sua partecipazione all’operazione eolico in Sardegna come capofila di una serie di società interessate agli investimenti.
    La richiesta del Pdl all’Udc non aveva destato alcun sospetto perché nelle trattative sulle nomine il manifestare un’«esigenza» non ha una valenza negativa, ma serve a spiegare uno spostamento degli equilibri politici interni: accontentare uno anziché un altro.
    Di tutto questo nella delibera «fantasma» (mai pubblicata sul sito istituzionale della Regione) non c’è ovviamente traccia. Anche se taluni, leggendo il curriculum allegato, hanno evidenziato che forse Farris non aveva tutti i titoli: vanta una lunga esperienza da «direttivo» ma non avrebbe una sufficiente anzianità da «dirigente».
    Sulle dimissioni non confermate di Farris hanno preso posizione ieri i consiglieri regionali del Pdl Luigi Lotto, Giampaolo Diana, Pietro Cocco, Marco Meloni, Gavino Manca e Antonio Solinas per dire che «il penoso balletto non fa altro che aumentare l’indignazione di quanti credono che l’etica sia un valore imprescindibile per chi è chiamato a gestire la pubblica amministrazione». Come hanno già fatto diversi esponenti del centrodestra, anche i consiglieri del Pd hanno ribadito la richiesta delle dimissioni ufficiale del direttore dell’Arpas e della revoca di tutti gli atti finora espressi.
    Perché Flavio Carboni voleva Ignazio Farris a tutti i costi alla guida dell’Agenzia per l’ambiente? Lo dovrà chiarire la magistratura. Quel che è certo è che il discusso uomo d’affari – secondo quello che risulta agli inquirenti – stava consolidando vecchi rapporti e costruendo una nuova rete di amicizie nell’isola proprio per fare affari con l’eolico. Tra i suoi nuovi collaboratori risulta esserci Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias, che Carboni avrebbe aiutato nella campagna elettorale per le regionali (nel Pdl) e poi incaricato di cercare terreni in vendita nel Sulcis-Iglesiente dove poter realizzare parchi eolici. Sui terreni di questa zona Carboni avrebbe tenuto contatti molto stretti anche con altri personaggi, forse indagati, dei quali però non si hanno riscontri presso la Procura di Roma.
    Un Carboni attivissimo anche nei rapporti con la giunta regionale. L’uomo d’affari ha riferito dei suoi contatti con Cappellacci, il quale però ha ridimensionato la circostanza parlando di incontri occasionali. Cappellacci ha invece ammesso che a chiedergli la nomina di Ignazio Farris è stato Verdini ma come leader nazionale del partito (senza cioé il riferimento alla sollecitazione di Carboni).
    Secondo indiscrezioni relative alle intercettazioni telefoniche l’attivismo di Carboni presso le istituzioni regionali si sarebbe concentrato anche sull’assessore Gabriele Asunis, la cui iscrizione nel libro degli indagati è stata ufficialmehte smentita: «Non è indagato a Roma», ha fatto sapere la Procura. Ha ricevuto avviso di garanzia? «Assolutamente no – ha risposto Asunis – e del resto non vedo perché dovrei essere indagato». Forse per i suoi rapporti con Flavio Carboni e per essere finito nelle intercettazioni? «Trovo francamente seccante e fastidioso – ha risposto ancora l’assessore – finire in questo quotidiano tritacarne. Sarebbe meglio che tutti lasciassimo lavorare tranquillamente la magistratura e aspettare fiduciosi l’esito delle indagini».

  10. 22 Maggio 2010 a 16:11 | #10

    da La Repubblica, 22 maggio 2010
    EOLICO. Caccia ai fondi nei paradisi fiscali. Milioni di euro transitati dalla Sardegna in Lussemburgo e San Marino. (Francesco Viviano)

    ROMA – I sospetti su affari illeciti e tangenti delle inchieste di Roma, Firenze e Perugia, sull’eolico e sul G8, finiscono per intrecciarsi. E portano tutti verso i paradisi fiscali, nelle banche del Lussemburgo e di San Marino. È lì che adesso la Guardia di finanza della capitale, che affianca i carabinieri nell’inchiesta in cui sono coinvolti Flavio Carboni, Denis Verdini, il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, sta cercando i 5 milioni di euro individuati seguendo le tracce bancarie di Flavio Carboni.
    Non soltanto gli 800mila euro “dirottati” su consiglio di Carboni e del senatore Marcello Dell’Utri (che non è indagato) nel Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini, ma altri soldi, molti soldi: gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, stanno tentando di capire a cosa servivano. Mazzette? Riciclaggio?
    Il filone del business dell’ eolico è molto vasto. Ed è per questa ragione che il procuratore Capaldo ha acquisito altre indagini concluse o ancora in corso, in Campagnia, Calabria e Sicilia. Sono molti i “punti di contatto”, soprattutto i nomi delle società e i loro titolari, alcuni dei quali in odore di mafia, di camorra e di ‘ndrangheta. L’inchiesta sull’eolico è stata accelerata dopo le fughe di notizie su cui indaga la procura di Roma. Un avviso di garanzia è stato recapitato al geometra ex “magistrato tributarista” Pasquale Lombardi, vero e proprio “collettore” di personaggi eccellenti, in particolare magistrati romani, laziali e campani con i quali aveva stretti rapporti di amicizia.
    A loro chiedeva (non si sa se poi li ha ottenuti) favori per “aggiustare” processi o “frenare” alcune inchieste avviate anche in Sardegna. E sono stati proprio Lombardi e Carboni con le loro telefonate, oltre 40mila, intercettate dai carabinieri, a svelare “la rete dell’ eolico”. Ma Cappellacci sostiene di non avere favorito nessuno per impiantare le stazioni, e Verdini afferma che quegli 800mila euro finiti nella sua banca erano capitali di nuovi soci. Che però, stando a quanto accertato dagli investigatori, altri non erano che l’autista e la compagna di Flavio Carboni.

  11. 22 Maggio 2010 a 16:06 | #11

    da La Repubblica, 21 maggio 2010
    Versò 800 mila euro nella banca di Verdini. “L’autista di Carboni per coprire le tangenti”.
    I pm: venivano da imprese favorite nell’eolico. Il coordinatore del Pdl disse: sono soldi per l’aumento di capitale del Giornale di Toscana. La somma sarebbe stata a disposizione di politici che avevano “oliato” l’iter dei permessi. (Francesco Viviano)

    “L’autista di Carboni per coprire le tangenti” Versò 800 mila euro nella banca di Verdini.

    ROMA – Ottocentomila euro inviati da imprenditori campani, siciliani, calabresi e laziali e dirottati su “consiglio” di Flavio Carboni e Marcello Dell’Utri sulla banca Credito cooperativo del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Sono il nuovo capitolo delle inchieste sugli appalti. Quei soldi, individuati dai carabinieri, sarebbero stati il “fondo nero” al quale avrebbero dovuto attingere esponenti politici come “ricompensa” per aver “oliato”, in Sardegna o a Roma, le autorità o i funzionari dai quali dipendeva la concessione dei permessi per realizzare impianti eolici.
    La tesi è ovviamente contestata da Verdini. Gli 800 mila euro “erano l’aumento di capitale per introdurre altri soci nella società editrice del Giornale di Toscana”, ha detto a suo tempo il coordinatore del Pdl, indagato dalla procura di Roma nell’inchiesta sul business dell’eolico. Ma quel nuovo “socio” altri non era che l’autista del faccendiere Flavio Carboni, anche lui indagato insieme al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, al costruttore Arcangelo Martino, al geometra ed ex “magistrato tributarista” Pasquale Lombardi, all’assessore sardo alle Finanze ed Urbanistica, Gabriele Sunis, al consigliere provinciale di Iglesias, Pinello Cossu e al direttore generale dell’Agenzia per l’ambiente, Ignazio Farris. E alla versione del “nuovo socio” non credono il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, i suoi sostituti e i carabinieri che indagano da un paio d’anni su questo filone che coinvolge a vario titolo Dell’Utri, magistrati del Lazio e della Campania, vari politici.
    Verdini, quando il suo nome finì sui giornali come indagato e subito dopo che i carabinieri fecero una perquisizione nella sua banca a Firenze, aveva dichiarato che quei soldi non erano “fondi neri” ma capitali versati da nuovi soci per il “Giornale della Toscana”, testata della quale il coordinatore del Pdl è azionista di maggioranza. A conferma di questa versione aveva sostenuto che esisteva anche una scrittura privata con il nome e cognome del nuovo socio. Ma quel socio, hanno scoperto gli investigatori, altro non è che l’autista di Carboni. Un “socio” che si è anche sobbarcato l’incombenza di fare arrivare alla banca di Verdini gli 800 mila euro per aumentare il presunto capitale della società editrice.
    Gli investigatori hanno anche accertato che l’autista di Carboni non aveva la disponibilità di migliaia e migliaia di euro da investire in una società editrice. Insomma Verdini, indagato per corruzione anche nell’inchiesta del G8 di Firenze e Perugia insieme ai componenti della “cricca”, sarebbe stato tirato nella rete di faccendieri e imprenditori, rete lanciata dal “geometra” ed ex magistrato tributarista Pasquale Lombardi, che vantava amicizie di alto livello con magistrati di tutta Italia, invitati a convegni nei quali si trattavano accordi di vario tipo, dalle richieste di “aggiustare” alcuni processi fino al business dell’eolico. Una rete che è stata scoperta dai carabinieri che indagavano su un gruppo di camorristi e mafiosi che avevano costituito delle società per entrare nel grande business dell’eolico. Intercettando questi boss, i carabinieri hanno scoperto la “filiera”: da Lombardi a Martino fino a Verdini e a Cappellacci e Dell’Utri. Agli atti dell’inchiesta c’è anche un rapporto dei carabinieri del Ros con un lungo elenco di società napoletane, ma anche romane e siciliane, che fanno riferimento al clan dei Casalesi. Sono citate anche le “famiglie” Lamarca e Azzorito, a loro volto “consociate” con imprese siciliane in odore di mafia, imprese del Lazio, di Livorno e del Nord Italia. Tutti imprenditori che, con l’aiuto di politici, avevano puntato ad investire nella produzione di energia eolica in Sardegna.

  12. 21 Maggio 2010 a 16:35 | #12

    da L’Unione Sarda, 21 maggio 2010
    Eolico, le società “amiche” di Carboni. Avrebbero stanziato cinque milioni, caccia agli intrecci mafiosi. Oltre a quella di Roma sugli affari legati alle energie rinnovabili indagano anche altre sette procure. (Anthony Muroni)

    Ruota attorno ai soldi confluiti sui conti del Credito cooperativo fiorentino, presieduto dal coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, la seconda fase dell’inchiesta romana sul business dell’eolico in Sardegna. Cinque milioni di euro che sarebbero stati convogliati da Flavio Carboni, che li avrebbe a sua volta ricevuti da un gruppo di imprenditori intenzionati a investire in Sardegna. L’ipotesi è che si trattasse di fondi da utilizzare per “oliare” il sistema politico e burocratico, facilitando le procedure e indirizzando le decisioni.
    PUZZA DI MAFIA. Tra le società sospettate di essersi affidate a Carboni in qualità di consulente ce ne sono alcune in odore di criminalità organizzata. Tanto che la Direzione nazionale antimafia guidata dal super-procuratore Piero Grasso ha chiesto di poter acquisire gli atti delle indagini in corso nel Lazio (Roma), in Sardegna (Cagliari), Campania (Napoli e Avellino), Calabria (Paola) e Sicilia (Palermo, Messina e Trapani). Otto procure che spesso si imbattono negli stessi nomi di società: “Vento in poppa”, “Eolo 3W”, “Nà volta”, “Via col vento” e “Serre nei venti” e in quello, ricorrente, dell’imprenditore trentino Luigi Franzinelli.
    CHI È FRANZINELLI. Si tratta di una vera autorità nel settore delle energie rinnovabili, nel senso che ha collezionato progetti, autorizzazioni e anche qualche condanna su e giù per lo Stivale. In Sardegna è noto per aver fatto da consulente a Saras e Fri-El, ma è in Sicilia che le cronache si sono occupate più spesso di lui: nei mesi scorsi è stato condannato alla pena di due anni per il reato di corruzione aggravata, consumata in concorso con uomini legati alla cupola mafiosa. Sotto inchiesta era finita la società Sud Wind, che voleva realizzare un parco eolico a Mazara del vallo e il processo ha portato a stabilire che più di un uomo di Cosa nostra si mosse per favorire l’operazione.
    I COLLEGAMENTI. Cosa c’entra Franzinelli con Carboni e il tentativo del comitato d’affari di mettere le mani sul business delle energie rinnovabili in Sardegna? Il collegamento è da ricercare nel complesso sistema di scatole cinesi che sembra racchiudere l’universo di piccole società fondate dall’imprenditore trentino (al massimo con 10 mila euro di capitale sociale), tutte allo scopo di ottenere autorizzazioni per parchi eolici. La “Vento in poppa” di Sarre (provincia di Salerno), ritenuta una dei potenziali “clienti” di Flavio Carboni, risulta essere di proprietà (al 50 per cento ciascuno) della società “Trelettra service srl” e di Luigi Franzinelli. Ma la cosa più importante è che alla stessa compagine sociale è riferibile anche la proprietà della “Sud wind”, coinvolta nello scandalo siciliano. Del duo Trelettra-Franzinelli è anche la “Nà volta” di Milano, anch’essa finita nell’orbita di Carboni.
    L’IPOTESI. Proprio il coinvolgimento di imprese che, stando alle risultanze giudiziarie, hanno avuto stretti collegamenti con la criminalità organizzata ha portato sia la Direzione nazionale antimafia (diretta dal super-procuratore Piero Grasso) che la commissione parlamentare presieduta da Beppe Pisanu a interessarsi alla vicenda. Inchiesta che sembra pronta per il salto di qualità: fin qui agli otto indagati noti è stato contestato il reato di corruzione e abuso d’ufficio. Ma gli ultimi sviluppi sembrano indirizzare le procure interessate (soprattutto quella di Roma) a ipotizzare anche il riciclaggio e l’associazione per delinquere.
    LE TRACCE. Gli investigatori sono convinti che gli 800 mila euro versati dall’iglesiente Antonella Pau (da anni molto vicina a Flavio Carboni) e da un altro socio per ricapitalizzare “Il Giornale di Toscana” (del quale Denis Verdini è editore) facessero parte dell’iniziale “torta” di cinque milioni, messa a disposizione dell’uomo d’affari di Torralba dalle aziende interessate a investire in Sardegna. Tracce di quei soldi (pare degli assegni circolari) sembrano portare anche all’agenzia Unicredit di Iglesias, dove la Pau avrebbe effettuato operazioni proprio nei giorni del versamento al Credito cooperativo fiorentino (anche in questo caso presieduto da Denis Verdini), mentre altri soldi (questa ipotesi è da confermare) potrebbero essere stati investiti in attività immobiliari a Roma. Nei giorni scorsi del versamento per entrare nella compagine azionaria del quotidiano toscano ha parlato Carboni e non la Pau: «Non c’è niente di strano, ho sempre avuto il pallino dell’editoria».

    Tutti i legami con la politica. Il punto Le mosse del comitato d’affari.

    Sono otto, per ora, gli indagati nell’inchiesta romana sul business eolico. Con l’uomo d’affari Flavio Carboni anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il governatore Cappellacci, il direttore dell’Arpas Ignazio Farris, l’ex commissario dell’Autorità d’ambito Franco Piga, il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu, il costruttore Arcangelo Martino e il giudice tributario Pasquale Lombardi. Da due giorni c’è anche un nono nome, ufficialmente smentito dalla procura, ma ricorrente negli atti: è quello dell’assessore regionale a Urbanistica ed Enti locali Gabriele Asunis. La tesi dell’accusa è la seguente: Carboni sarebbe stato alla guida di un comitato d’affari (composto da un gruppo di imprenditori intenzionati a investire in Sardegna), che si sarebbe rivolto a lui per ottenere le autorizzazioni e per cercare di “aggiustare” qualche inchiesta giudiziaria in corso. Dalle intercettazioni emerge che a indirizzare Carboni verso Verdini (e verso il Credito cooperativo fiorentino) sarebbe stato il senatore Pdl Marcello Dell’Utri. E lo stesso Verdini si sarebbe poi incaricato di mettere in contatto l’uomo d’affari con il governatore Cappellacci. Ci sarebbero stati almeno cinque incontri tra i quattro (l’unico a non essere indagato è Dell’Utri): nel corso di questi Carboni avrebbe proposto al presidente della Giunta di favorire un accordo di programma. «Richiesta respinta», ha sempre ribadito Cappellacci, che a conferma della sua tesi porta le delibere del marzo scorso, che hanno stoppato gli investimenti nelle energie rinnovabili. Un altro capitolo è quello della nomina di Ignazio Farris ai vertici dell’Arpas: Carboni l’avrebbe chiesta a Verdini e il coordinatore Pdl l’avrebbe poi ottenuta dal governatore sardo. L’ipotesi dell’accusa è che quel provvedimento fosse funzionale agli intrighi che il gruppo di imprenditori aveva pianificato per mettere le mani sul business-eolico.

  13. 20 Maggio 2010 a 15:02 | #13

    da La Nuova Sardegna, 20 maggio 2010
    Eolico, coinvolto anche l’assessore Asunis.La Procura di Roma smentisce, ma è un vero terremoto per la politica sarda. Il procuratore Capaldo: un regolamento di conti sembra in atto nel Pdl. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. L’inchiesta sul business dell’eolico in Sardegna si estende a macchia d’olio. Con Ugo Cappellacci – che sarà interrogato prossimamente dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo – c’è ora anche Gabriele Asunis, assessore agli Enti locali e all’urbanistica della Regione sarda, il cui nome va ad aggiungersi al pool di personaggi eccellenti già coinvolti nell’indagine sul comitato d’affari nato per l’assalto all’energia pulita in Sardegna.
    Un’inchiesta parallela a quella sul G8 alla Maddalena e gli altri Grandi eventi che ha come trait d’union Denis Verdini, il potente coordinatore nazionale del Pdl, accusato in entrambe di corruzione. Ma anche la sua banca, quel Credito cooperativo fiorentino il cui nome ricorre in tutte le operazioni legate agli appalti. La notizia dell’iscrizione di Asunis sull’elenco degli indagati è stata ufficialmente smentita dalla procura di Roma che, va detto, ha scelto fin dall’inizio la via del silenzio. Forse per la delicatezza di una vicenda che vede coinvolti oltre a politici di rango anche magistrati e altissimi funzionari del ministero della Giustizia intercettati in conversazioni compromettenti con personaggi coinvolti nell’inchiesta, alcuni legati a indagini sulla criminalità organizzata.
    La sorte di Asunis, a quanto sembra, sarebbe strettamente legata a quella del presidente della Regione sarda. Almeno a giudicare da alcune intercettazioni da cui risulta il pressing esercitato sui politici sardi, per convincerli sia della bontà della nomina di Ignazio Farris a presidente dell’Arpas – l’agenzia regionale per l’ambiente – che per inserire nel collegato alla Finanziaria del 2009 la cancellazione dei vincoli imposti dalla giunta Soru. Solo più tardi, a marzo 2010, sarebbe giunta la delibera che garantiva alla giunta il pieno controllo su tutti gli appalti dell’eolico in Sardegna. Un punto a favore di Cappellacci che dopo aver scoperto di essere indagato si è difeso a spada tratta: «Le nostre posizioni sono state chiarissime, no alle pale off shore, gestione diretta della Regione per gli impianti a terra. Ci hanno persino accusato di essere talebani». Ma per qualcuno la delibera sarebbe stata soltanto una mossa difensiva, messa in atto quando era ormai trapelata la notizia dell’inchiesta romana.
    «Ho nominato Ignazio Farris presidente dell’Arpas su indicazione di Verdini», si è difeso sul piano politico il presidente della regione sarda. Niente da dire, se non fosse che Farris è molto amico di Flavio Carboni, l’imprenditore coinvolto nel caso Calvi (di recente assolto per il suo omicidio). E che dalle intercettazioni emerge che la nomina di Farris sarebbe stata una delle condizioni poste proprio da Carboni per condurre in porto l’«operazione» cui era interessata una cordata di imprenditori che facevano capo a lui: «Senza Farris all’Arpas non se ne fa niente», avrebbe insistito il faccendiere. Una nomina sub condicione che ha fatto seguito a una riunione svoltasi a Roma nella sede di via dell’Umiltà, cui avrebbero partecipato Verdini, Carboni e lo stesso Cappellacci.
    Perché tanto interesse da parte del coordinatore del Pdl? Si sa che il politico toscano ha il pallino degli affari al punto da aver rinunciato, così si dice, alla nomina a ministro proprio per essere libero di gestire la sua banca. Fatto è che nel corso della perquisizione compiuta qualche giorno fa dai carabinieri negli uffici del Credito Cooperativo fiorentino gli inquirenti hanno individuato conti correnti riferibili a Flavio Carboni sul quale negli ultimi mesi sarebbero affluiti ben cinque milioni. Un flusso astronomico di denaro proveniente da società ansiose di investire nell’energia pulita? Alla scoperta gli inquirenti sono arrivati seguendo il filo di alcuni assegni circolari depositati nella stessa banca e nello stesso periodo da due collaboratori di Carboni che avrebbero versato alla società editoriale di Verdini 800mila euro destinati a finanziare il Giornale della Toscana.
    «Ho sempre desiderato occuparmi di editoria, tanti anni fa ero interessato ad acquistare l’Unione sarda ma non ci sono riuscito. Che male c’è?», si è difeso serafico Carboni. Ma i tempi sono sospetti. I collaboratori di Carboni hanno versano una serie di assegni circolari nel 2009 alla Società toscana di Edizioni Srl che fa capo a Verdini e nello stesso periodo la cordata di società interessate all’eolico rimpinguano i conti di Carboni, che intanto preme sulla Regione Sardegna per ottenere il via libera al primo parco eolico off-shore d’Italia. «I cinque milioni depositati sui conti correnti del Credito fiorentino non sono destinati a tangenti, costituiscono piuttosto una raccolta di fondi», ha precisato Capaldo. Poche parole che rafforzano il sospetto che la cordata legata a Carboni aveva già avuto sufficienti garanzie. In cambio del finanziamento del Giornale toscano? Fatto è che tra l’estate del 2009 e i primi mesi del 2010 i carabinieri del Nucleo operativo di Roma ascoltano in diretta le conversazioni tra i vari protagonisti dell’inchiesta. Anche Marcello Dell’Utri è interessato alla lobby eolica e sarebbe stato proprio il senatore del Pdl – non ancora indagato – a consigliare a Carboni di rivolgersi a Verdini.
    Ma all’improvviso il piano si blocca, la notizia dell’inchiesta deflagra e i protagonisti dell’affare multimilionario si ritrovano indagati. Cappellacci grazie alla delibera regionale si difende sostenendo di aver risposto picche a Carboni, ma viene sospettato di corruzione.
    L’avvocato Marco Rocchi, che difende Denis Verdini, prova a liquidare la faccenda asserendo che i «collaboratori di Carboni hanno versato 800mila euro unicamente per entrare nella società editoriale e sono un soggetto autonomo». Forse per Verdini, ma non per l’imprenditore sardo che risulta legato sentimentalmente ad Antonella Pau. E cioè colei che ha materialmente gestito l’operazione fiorentina. Val la pena di citare quanto il procuratore Giancarlo Capaldo ha affermato in un’intervista che ha destinato molto scalpore. «Ho la sensazione che sia in atto un regolamento di conti all’interno del Pdl». Il magistrato si riferiva ai Grandi eventi, ma non si può escludere che valga anche per l’inchiesta sull’eolico.

  14. 20 Maggio 2010 a 14:09 | #14

    da Ufficio Stampa – Amici della Terra

    Eolico Selvaggio – Se ne occupa anche il Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
    Stampa – Newsflash
    Roma 20 Maggio 2010

    Oltre alla procura di Roma, impegnata nelle indagini sull’eolico in Sardegna (Tangenti nel Vento, Fabrizio Gatti, L’espresso; Mafia e vento tra i nuraghi. “Lì faremo le pale come in Sicilia”, Nicola Biondo, l’Unità) e ad altre inchieste giornalistiche di rilievo sull’eolico che, incentivato sopra la media europea, viene installato in zone non ventose, devastando il territorio e senza assicurarsi dell’effettiva capacità di Terna a poter accogliere l’eventuale energia rinnovabile prodotta sulla rete elettrica nazionale (La grande truffa siciliana dell’eolico senza vento, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Corriere della Sera), 17 maggio il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, presieduto dal prof. Andrea Carandini, ha convocato Rosa Filippini, presidente degli Amici Della Terra, Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness e Oreste Rutigliano, consigliere di Italia Nostra e animatore del Comitato Italiano per il Paesaggio, per ascoltare una loro relazione sui devastanti effetti che gli impianti eolici industriali hanno sul patrimonio naturale e sulla qualità del paesaggio italiano. Uscendo dall’audizione i tre si sono dichiarati particolarmente soddisfatti per la favorevole accoglienza che è stata riservata alle loro documentate argomentazioni.

  15. 19 Maggio 2010 a 21:52 | #15

    A.G.I., 19 maggio 2010
    EOLICO: ZUNCHEDDU (ROSSO MORI), CAPPELLACCI SI DIMETTA.

    Cagliari, 19 mag. – La consigliera regionale dei Rosso Mori, Claudia Zuncheddu, chiede le dimissioni del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e del direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris, in riferimento all’inchiesta della procura di Roma su un presunto comitato d’affari per la gestione di nuovi impianti eolici in Sardegna.
    “Il presidente Cappellacci ha di fatto dimostrato di non aver alcuna autonomia politica e di essere un fedele esecutore di ordini estranei agli interessi dei sardi, manifestando palesemente grande attenzione ad operazioni politico-finanziarie con la connivenza di personaggi chiacchierati e notoriamente legati ad ambienti di finanzieri chiacchierati”, sostiene Zuncheddu, in riferimento ai colloqui con Flavio Carboni, di recente assolto nel processo d’appello per il delitto Calvi.
    “Il presidente con le ultime vicissitudini che pare abbiano chiamato in causa anche altri esponenti della sua giunta e della sua maggioranza si e’ delegittimato da solo con il fallimento politico nella difesa degli interessi dei sardi”, prosegue l’esponente dell’opposizione. “Per la gravita’ di quest’atto chiediamo che si presenti subito in Consiglio per aprire un dibattito libero e franco con tutti i consiglieri, ponendo all’ordine del giorno le sue dimissioni e quelle dei vertici di tutti gli apparati amministrativi istituzionali della Regione coinvolti nei recenti fatti. La Regione Sardegna non puo’ permettersi ne’ amministratori ne’ funzionari di enti e di assessorati coinvolti in procedure ambigue”.

  16. 19 Maggio 2010 a 15:40 | #16

    e dopo che viene a riferire? Vada dai magistrati, a riferire.

    A.G.I., 19 maggio 2010
    EOLICO: CAPPELLACCI RIFERIRA’ IL 1* GIUGNO IN CONSIGLIO REGIONALE.

    Cagliari, 19 mag. – Il presidente della Regione Ugo Cappellacci riferira’ in Consiglio regionale il primo giugno sull’inchiesta sugli appalti per l’energia eolica in Sardegna. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo che ha respinto le richieste dell’opposizione per una seduta dell’aula prima delle elezioni amministrative del 30 e 31 maggio e che sollecitavano un dibattito con la possibilita’ di intervento per tutti i consiglieri. E’ infatti previsto un intervento di 10 minuti del presidente della Regione cui seguiranno gli interventi di eguale durata dei capigruppo e la replica, sempre di 10 minuti, del governatore.

  17. 18 Maggio 2010 a 15:04 | #17

    da Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2010
    Ora gli battono cassa. I poteri forti “assediano” Cappellacci. Al centro i grandi affari: dall’eolico all’edilizia. (Ferruccio Sansa)

    M’ama o non m’ama? Prima fa approvare una legge che riapre le porte all’eolico. Poi, appena sette mesi dopo, introduce una direttiva che di nuovo fissa limiti stringenti. Difficile capire che cosa pensi Ugo Cappellacci dell’energia del vento. I critici, con un pizzico di malizia, sottolineano che la “conversione” del Governatore è arrivata insieme con le voci di un’inchiesta. Di sicuro le sorti dell’eolico sardo si intrecciano con quelle di Cappellacci. “La Sardegna in Italia ha il primato dell’eolico con oltre 450 torri già attive e con domande per altrettante. Su un totale di 3.537 megawatt, l’isola ne produce 450”, racconta Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico che da anni si batte per l’ambiente. Intanto decine di imprenditori propongono di costruire nuovi mulini a vento alti come grattacieli. Perfino in mare: quattrocento strutture di 150 metri. Trecento soltanto nel golfo di Cagliari. E qui entra in gioco il delfino del Cavaliere. Al Governatore della Sardegna va riconosciuto un merito indiscutibile: ha mantenuto le promesse. Dal primo giorno di campagna elettorale Cappellacci lo ha sempre ripetuto come un mantra: lui sarebbe stato l’uomo del fare, del costruire. Addio all’era Soru. E appena arrivato non ha tradito le aspettative: nel giro di pochi giorni è volato a Roma per concordare con Berlusconi il piano casa. Anche per questo il candidato del Pdl era stato sostenuto dai poteri forti dell’isola. Sono le famose tre “M”, medici, massoni e mattoni. La versione aggiornata ne aggiunge due: media e monsignori. Cappellaci pare averle tutte dalla sua parte. Ma soprattutto ha una “B”, Berlusconi, che raccoglie tante lettere in sé. Così nessuno si è stupito quando, alle elezioni del 2009, la corazzata dell’informazione sarda si è schierata con il candidato del Pdl. Lo storico quotidiano “L’Unione Sarda” è di proprietà dell’imprenditore del mattone Sergio Zuncheddu (tra i fondatori del Foglio della famiglia Berlusconi). Sue sono anche le emittenti televisive e radiofoniche Videolina Tcs e Radiolina. Bene, Zuncheddu ha in ballo due grandi progetti: un mega-complesso turistico a Villasimius (81.000 metri quadrati per 90 milioni di euro, in uno dei paradisi della Sardegna) e soprattutto l’operazione Santa Gilla. Soru l’ha raccontata così: “La Giunta Cappellacci ha riesumato una delibera che noi avevamo accantonato. E’ previsto l’acquisto di immobili per oltre cento milioni di euro nell’area di Santa Gilla. Si spenderanno soldi pubblici per acquistare edifici di Zuncheddu e farne uffici per la Regione”. Ma certo non è ostile a Cappellacci neanche E-Polis, che qui stampa il giornale gratuito “Il Sardegna”. A guidare il gruppo – di cui è stato azionista anche Marcello Dell’Utri – è Alberto Rigotti, filosofo, ma anche imprenditore della carta stampata e del cemento con legami nel centrodestra e nell’universo di Cl. Insomma, “Mattone” e “Media”. Scorrendo i nomi dei componenti della giunta Cappellacci emergono storie che ai sardi dicono qualcosa: così ecco che sulla poltrona chiave degli Affari Generali, del Personale e della Riforma della Regione, siede Ketty Corona. La signora e la sua famiglia sono anche imprenditori del mattone e sono stati soci proprio di Zuncheddu. Ancora il mattone. Intanto qualcuno ricorda che Armandino Corona, il padre di Ketty, fu un esponente politico di spicco dell’isola, prima di diventare Gran Maestro della Massoneria. Fino all’ultima “M”, monsignori. Certo, la chiesa si è ufficialmente chiamata fuori dalla campagna elettorale. Ma le cronache la raccontarono diversamente: ogni settimana il Cavaliere scendeva giù in Sardegna, perché nessuna vittoria gli stava a cuore come questa. E ogni volta eccolo a pranzo con un vescovo o un monsignore. Cappellacci se n’è ricordato al momento di formare la giunta: ha nominato alla Cultura Lucia Baire, l’ingegnere della Sovrintendenza a capo del comitato per la visita del Papa in Sardegna. Ancora: Giorgio La Spisa, assessore al Bilancio e all’Industria, è esponente del mondo cattolico e vicino a Cl. Di fronte a queste garanzie passava in secondo piano il curriculum del candidato: prima l’esperienza di presidente della Sardinia Gold Mining, la compagnia americana protagonista di contestatissime estrazioni di oro nell’isola. Poi l’arrivo in politica, come assessore della giunta regionale di centrodestra che lasciò tre miliardi di euro di disavanzo. Un po’ poco come credenziali, ma Cappellacci è l’uomo di fiducia per gli affari sardi di Romano Comincioli, lo zio Romi citato nelle intercettazioni dell’inchiesta Antonveneta. Ma soprattutto il braccio destro di Berlusconi. Ecco, in fondo a tutto, il Cavaliere. Che da decenni ha in progetto di costruire un complesso da 240mila metri quadrati a Olbia. Il Cavaliere avviò l’operazione proprio con Romano Comincioli e Flavio Carboni, all’epoca suo compagno d’avventura. Lo stesso finanziere oggi indagato con Denis Verdini e Cappellacci per l’affaire eolico. Insomma, in tanti hanno puntato su Cappellacci. Il problema di Ugo è proprio questo: adesso i suoi sponsor passano all’incasso. Che sia cemento o pale eoliche, poco importa. E in tanti gli telefonano, come Verdini che gli passa il suo amico imprenditore Riccardo Fusi (anche lui indagato): “Io sono innamorato di quella terra lì. Un po’ meno dei sardi…”. E Cappellacci gli risponde con una battuta kamikaze: “Ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna: noi sardi”.

    Il business isolano dei “mulini a vento”.

    La prima ondata dell’invasione eolica in Sardegna arriva negli anni Ottanta. Come sia finita lo si vede dai resti della centrale di Campanedda (l’ultimo aerogeneratore è crollato nel 2001): impianti mai collaudati, considerati obsoleti prima ancora di cominciare a lavorare, spesso abbandonati. Poi ecco l’arrivo di Renato Soru che nel 2004 stabilisce una moratoria contro i moderni mulini a vento. Dura fino all’arrivo di Cappellacci che nell’agosto 2009 riallarga le maglie: “La realizzazione di nuovi impianti eolici è consentita nelle aree industriali, retroindustriali e limitrofe, anche se ricadenti negli ambiti di paesaggio costieri oltre la fascia dei 300 metri, o in aree già compromesse dal punto di vista ambientale”, dice la legge. Ma il nodo è anche un altro: “Gli impianti eolici con potenza complessiva inferiore o uguale a 60 kilowatt sono considerati minieolici e non sono assoggettati alle procedure di valutazione di impatto ambientale”, racconta Stefano Deliperi, ambientalista del Gruppo di Intervento Giuridico. Infine, nel marzo 2010, Cappellacci fa dietro-front e introduce nuovi limiti.

  18. 18 Maggio 2010 a 14:57 | #18

    giusto per capire qualcosa in più.

    da L’Espresso on line, 17 maggio 2010
    Ai boss piace la Sardegna. Il business dell’eolico come apripista di altri obiettivi. Dal mercato immobiliare alle discariche. Per un giro d’affari colossale che vede alleate mafia e camorra. Con coperture politiche. (Fabrizio Gatti, Claudio Pappaianni)

    Sandokan e il boss delle stragi. Eccoli che passeggiano spalla a spalla. Te li immagini mentre parlano sottovoce all’ora d’aria nel supercarcere di Opera, appena fuori Milano. Francesco Schiavone, 57 anni, il capo dei capi di Gomorra, e Giuseppe Graviano, 47, l’ergastolano delle bombe di Cosa nostra. Quello che è successo qui, nella zona Macchiareddu, area industriale di Cagliari, cuore dell’inchiesta su politica ed energie alternative, sembra la proiezione affaristica di quegli incontri pacifici avvenuti lassù, in Lombardia. Il coinvolgimento del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, indagato la scorsa settimana per corruzione, è il risvolto politico. La partita si gioca tra imprenditori della zona grigia. Nomi sbarcati in Sardegna dopo aver costruito impianti eolici in Campania e Sicilia. Come la famiglia di Salvatore La Marca, storico sindaco di Ottaviano, ras dei rifiuti, amico di Raffaele Cutolo, due discendenti in affari con le discariche dei casalesi. Ma lui, il vecchio, sempre assolto.
    L’incontro tra boss a Opera risale a gennaio. Un mese dopo l’apparizione silenziosa di Giuseppe Graviano al processo contro il senatore Marcello Dell’Utri. Proprio in quei giorni, il gangster palermitano di Brancaccio ottiene in un colpo l’allentamento del regime di detenzione e la possibilità di avvicinare Schiavone. Mafia e camorra alleate. L’odore di questo nuovo patto si respira proprio nel profondo sud sardo. Dove le pale eoliche sono l’ultima frontiera dello Stato da mungere. Solo che le sovvenzioni non finiscono a società dell’isola. Vanno nelle tasche di imprenditori venuti da fuori. Le concessioni come testa d’ariete di una nuova colonizzazione, a 150 anni dall’Unità d’Italia.
    L’obiettivo è occupare il territorio. Comprometterlo. Tra dieci anni sarà più facile costruire ville sulle coste o aprire discariche nell’interno se il paesaggio sarà già segnato da eliche e piloni. Lì nessuno potrà sostenere che la natura è incontaminata. “Ma senza un accordo ai vertici dei clan, tutto questo sarebbe impossibile”, sostiene un investigatore dei carabinieri.
    Mercato immobiliare e rifiuti. L’investimento mafioso di sempre. E un futuro che potrebbe garantire guadagni senza precedenti. Come osserva il senatore del Pd, Gian Piero Scanu. Se l’Italia riaccenderà le centrali nucleari, avrà bisogno di spazi sicuri dove accumulare le scorie radioattive. Servono aree con bassa densità di abitanti e stabilità sismica su cui costruire i depositi. L’identikit della Sardegna. Chi oggi si accaparra i terreni giusti, riceverà soldi a palate dallo Stato. È la previsione. Ma le ricchezze da spremere subito rimangono per ora le sovvenzioni sull’eolico. Ed è su questo che stanno indagando la Procura di Cagliari e quella di Roma. Due inchieste separate. Con perquisizioni da parte dei carabinieri nella sede della Regione Sardegna e del Credito cooperativo fiorentino, di cui è presidente Verdini. Quando verranno depositati gli atti, scopriremo se i procuratori della due città stanno collaborando. Oppure se l’apertura di indagini parallele renderà più difficile l’accertamento dei fatti.
    Gli indagati sono una decina. Oltre al coordinatore nazionale del Pdl, sono finiti sotto inchiesta due funzionari nominati da Ugo Cappellacci, il presidente della Regione candidato da Silvio Berlusconi. I due sono Franco Piga, commissario dell’”Autorita d’ambito territoriale ottimale” che ha competenza sulle risorse idriche, e Ignazio Farris, direttore generale dell’Agenzia sarda per la protezione dell’ambiente. Tra gli altri indagati, Flavio Carboni, da poco assolto in appello nel processo per l’omicidio del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi. E ancora Pinello Cossu, ex assessore Udc della provincia di Cagliari, Arcangelo Martino, ex assessore socialista al Comune di Napoli, Pasquale Lombardi, magistrato tributarista, ex sindaco Pdl di Cervinara in provincia di Avellino. Lombardi è soprattutto segretario del Centro studi per l’integrazione europea diritti e libertà fondato dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Un’associazione in prima linea nella riforma dei codici in grado di riunire in uno stesso convegno tutti i capi delle procure italiane, giudici, studiosi e il ministro Angelo Alfano. “Conosco Carboni, l’ho incontrato due volte”, dice Lombardi, “ma non ho mai fatto affari con lui”.
    La rete emersa dalle intercettazioni telefoniche è più o meno questa: Carboni, a capo di una cordata di imprenditori, attraverso vari contatti avrebbe chiesto a Verdini, coordinatore del Pdl, di intervenire sul presidente Cappellacci. Tanto da spingere la giunta a scegliere funzionari graditi e a prendere decisioni sull’eolico non previste dall’ordine del giorno. Gli investigatori le hanno chiamate “delibere fuorisacco”. In gioco ci sono anche gli appalti per il rinnovo delle reti idriche. Su questo capitolo la Regione Sardegna deve spendere 410 milioni entro il 31 dicembre 2010. Sono 13 milioni e mezzo a settimana. In caso contrario si vedrebbe ridurre per i prossimi anni i fondi Fas per le aree sottoutilizzate. Un arretrato che stava per essere liquidato attraverso l’assegnazione del mega finanziamento a un’unica impresa. Oppure a più società, ma con procedura straordinaria. Più di quanto Guido Bertolaso e Angelo Balducci hanno bruciato nei cantieri del G8 sull’isola della Maddalena.
    Appalti per l’acqua. E ancora per l’energia eolica. La società in prima fila nei progetti della zona industriale di Cagliari è la Vento Macchiareddu srl, ufficio a Napoli, 10 mila euro di capitale in mano alla Green engineering & consulting, sigla esterofila ma sede legale allo stesso indirizzo napoletano. I 10 mila euro di capitale di questa società sono a loro volta posseduti dalla Wenergy di Roma, altra srl da 10 mila euro suddivisi tra Angela Leone, 49 anni, Cristina La Marca, 45, Francesco Azzarito, 62, e Cosimo Azzarito, 36. Anche a Vicari, comune in provincia di Palermo poi commissariato per infiltrazione mafiosa, le società dei La Marca ottengono le concessioni per un parco eolico attraverso la Green Vicari srl, venduta nel 2005 alla Erg Cesa eolica dell’omonimo gruppo petrolifero. Un curriculum da imprenditori dell’energia pulita. Vista da vicino, però, è tutta un’altra storia.
    L’attività prevalente della famiglia La Marca resta per anni la gestione delle discariche e il recupero del biogas dai rifiuti. Negli impianti di alcuni loro familiari, con la Fungaia a Monte Somma, la Di.Fra.Bi. e la Elektrica di Pianura, secondo gli investigatori viene seppellito di tutto: dai fanghi dell’Acna di Cengio alle ceneri delle centrali a carbone, oltre a rifiuti tossici delle aziende di tutto il Nord. È la prima grande indagine sull’immondizia a Napoli, l’operazione Adelphi. La Procura dimostra le infiltrazioni della camorra. Nell’inchiesta è coinvolta la società che allora controlla la discarica di Pianura. I gestori, i fratelli Domenico e Salvatore La Marca, vengono arrestati e condannati in appello. Per questo negli elenchi dei soci e degli amministratori, ora si incontrano soltanto i nomi di Cristina La Marca e della cognata, Angela Leone. A Cristina negli ultimi anni la Prefettura concede la liberatoria perché possa installare un impianto di biogas in una discarica napoletana attraverso l’impresa Asja ambiente Italia. È una società per azioni in cui i La Marca sono in affari con Enrico Trusendi, un costruttore di Livorno che investe nelle energie rinnovabili e nel recupero dei biogas dai rifiuti. Cristina e Angela sono il volto ufficiale delle attività di famiglia. Nulla a che vedere con le disavventure del padre, Salvatore La Marca, scomparso da tempo. Figlio di contadini, classe 1921, amico di Raffaele Cutolo, è per anni il politico più potente a Ottaviano, feudo di don Raffaele. Consigliere e assessore comunale, sindaco dal 1975 all’81. Con lui a Ottaviano il Partito socialdemocratico sale dal 4 al 37 per cento. Per tre volte i magistrati chiedono il suo arresto. Lo accusano di fare parte della Nuova camorra organizzata di Cutolo. Ma ogni volta che polizia e carabinieri bussano alla sua porta, lui è già lontano. La Marca guadagna consenso. Due suoi oppositori denunciano le infiltrazioni della camorra nell’appalto per la raccolta dei rifiuti. Vengono uccisi.
    La fortuna della famiglia comincia con la Cooperativa rinnovamento, fondata da Salvatore La Marca nel 1966. Nel ’78 il sindaco di Ottaviano cede la guida della società a Pasquale Cutolo, fratello di don Raffaele. Due settimane dopo, Cutolo presenta la candidatura per l’appalto da 500 milioni in lire per la raccolta dei rifiuti. Ovviamente lo ottiene. Salvatore La Marca viene processato con il boss. Raffaele Cutolo è condannato all’ergastolo. Il sindaco assolto. Come quando aveva 23 anni. Ed era accusato di essere uno dei capi della “banda armata La Marca”. Sempre assolto. Archiviata la politica, si dedica alle imprese. Passano gli anni. Accanto allo scandalo delle discariche, soffia l’affare del vento. Da Vicari in Sicilia al Consorzio per l’area industriale di Cagliari. È il 2007 quando i La Marca sbarcano in Sardegna. Con il loro passato che si tira addosso le indagini dei carabinieri.

  19. 18 Maggio 2010 a 14:40 | #19

    da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2010
    Le trattative per un parco eolico su un’area che appartiene alla famiglia della presidente.
    Lombardo: «Tutte in regola le carte dei terreni». (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. È amareggiata la presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo, e non lo manda a dire. «La mia famiglia e persino io siamo stati tirati in mezzo a queste vicende in piena campagna elettorale, senza che ci fosse alcun minimo fondamento. Sono stati riportati fatti sui terreni della mia famiglia non rispondenti al vero, come non c’è nulla di vero su un mio coinvolgimento nell’inchiesta. Non mi sono mai occupata di eolico, non ho mai incontrato Flavio Carboni, e i miei incontri con Verdini erano e sono di natura esclusivamente politica, in quanto coordinatore nazionale del mio partito. Sono costretta adesso a interessarmi dei terreni di mia madre per fatti non rispondenti al vero che obbligano a una precisazione per sgombrare il campo da allusioni e maldicenze che non hanno alcuna ragion d’essere». Claudia Lombardo ricostruisce la vicenda che vede la sua famiglia protagonista di due contratti di cessione del diritto di estesi terreni in Comune di Carbonia, confinanti con quelli della Carbosulcis. Parte dei terreni allora di proprietà di Carbosulcis sono stati poi assegnati dai giudici della Corte d’Appello alla famiglia Fenu-Lombardo che ne aveva dimostrato il possesso ventennale rivendicando il diritto di usucapione. Su questa decisione la Carbosulcis non ha opposto ricorso in Cassazione.
    Il 24 marzo del 2006 tra gli eredi Fenu, tra cui la madre del presidente Lombardo, e la Quantas venne firmato un preliminare per la concessione del diritto di superfice su terreni confinanti con Carbosulcis; in quel preliminare – riferisce la Lombardo carte alla mano – era espressamente indicato che la società, costituita due anni prima, poteva installare le pale di un eventuale parco eolico solo in alcune porzioni di quei terreni, che ricadevano sotto la loro piena disponibilità e non su tutte le altre particelle di terreno, alcune delle quali formalmente ancora di Carbosulcis. In pratica i Fenu-Lombardo, in pieno scontro legale con la società mineraria per la titolarità dei terreni dove doveva sorgere la nuova discarica per inerti, avevano escluso i terreni ancora sub-iudice, indicandone altri. «A riprova di ciò – continua la Lombardo – c’è il fatto che mia madre, dopo la presentazione in Comune del progetto, e avendo ritenuto estinto il vecchio preliminare, aveva chiesto al Comune di Carbonia di non procedere ad alcuna autorizzazione sino a che il progetto della Quantas non fosse stato accompagnato da atti che portassero la firma di mia madre in relazione alla disponibilità dei terreni». Il presidente del Consiglio, e la sua famiglia, si dichiara estranea alle scelte successive di Quantas, che aveva presentato un progetto difforme dal contratto con gli eredi Fenu dove si indicavano anche aree di proprietà Carbosulcis. La stessa Lombardo precisa che in base ai contratti, sia quello preliminare che quello definitivo, firmato il 10 marzo 2010, due giorni prima della delibera che ha imposto l’alt a tutte le iniziative sulle rinnovabili, i cedenti del diritto di superficie sarebbero stati esenti da tutti gli atti legati alla realizzazione del parco, mentre i cessionari, la Quantas, appunto, avrebbe dovuto applicare tutte le disposizioni contenute nei contratti, compresi i cronoprogrammi di realizzazione dell’opera. «Le carte sono in regola, il parco eolico doveva nascere solo sui terreni degli eredi Fenu, e non su altre aree».

  20. Marco
    17 Maggio 2010 a 21:54 | #20

    ok, tutto chiaro. ti ringrazio

    @Gruppo d’Intervento Giuridico

  21. 17 Maggio 2010 a 21:52 | #21

    A.N.S.A., 17 maggio 2010
    APPALTI EOLICO: CONCLUSIONE INCHIESTA ENTRO FINE ESTATE. (Francesco Tamburro)

    La megainchiesta della procura di Roma sui progetti dell’eolico in Sardegna, ma non solo (gli accertamenti riguardano anche appalti in altre zone d’Italia), si concluderà entro la fine dell’estate. Lo ha precisato oggi il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare degli accertamenti insieme con i sostituti Rodolfo Sabelli ed Ilaria Calò. Al vaglio degli inquirenti, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del Governatore della Sardegna Ugo Cappellacci per abuso d’ufficio e corruzione, ci sono i documenti acquisiti presso la Regione.
    I magistrati vogliono fare luce sia sui dettagli del progetto eolico, sia sulle modalità di nomina nel 2009 di uno degli otto indagati, Ignazio Farris, a direttore generale dell’Arpas, l’azienda regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna. Una nomina che compete alla Giunta regionale. L’ipotesi di lavoro della procura di Roma è che dietro quella nomina si sia mosso un comitato d’affari il cui obiettivo era la gestione degli appalti per la realizzazione degli impianti eolici. Non solo, all’attenzione degli inquirenti i quali, sull’inchiesta, continuano a trincerarsi dietro un assoluto riserbo, sarebbero finiti anche i terreni, nel Sulcis-Iglesiente, destinati ad ospitare gli impianti per la produzione di energia alternativa sull’isola. Intanto Cappellacci, a capo di una coalizione di centrodestra, sarà convocato prossimamente in procura per essere interrogato.
    Il suo coinvolgimento nell’inchiesta sarebbe legato anche alla creazione di fondi neri attraverso il versamento di somme, da parte di aziende interessate, al Credito Cooperativo Fiorentino presieduto da Denis Verdini. E proprio quest’ultimo, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, è un altro degli indagati eccellenti della procura di Roma. Iscritto nel registro degli indagati per corruzione, Verdini deve essere a sua volta sentito dai magistrati. Recentemente l’istituto di credito presieduto dal parlamentare è stato perquisito dai carabinieri per accertare la provenienza e la destinazione di un giro di assegni che, secondo l’ipotesi di lavoro dei magistrati, sarebbe legato al progetto eolico. Gli altri indagati nell’inchiesta di piazzale Clodio sono l’uomo d’affari Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu, il magistrato tributario Pasquale Lombardi, l’ex commissario dell’Autorità d’ambito per la gestione idrica in Sardegna Franco Piga.

  22. 17 Maggio 2010 a 21:41 | #22

    @Marco : hai ragione, per un refuso è “saltato” l’articolo esatto. E’ infatti l’articolo 6 della legge regionale n. 3/2009 ad aver abrogato l’articolo 18 della legge regionale n. 2/2007: “Al fine di garantire sviluppo e consolidamento al tessuto industriale regionale ad elevato consumo energetico, individuato quale interesse economico e sociale fondamentale per la Regione, è costituita, entro i massimali di potenza da fonti rinnovabili installabili nel territorio regionale stabiliti con il Piano energetico e ambientale regionale, una riserva strategica a favore di tali azioni. A tal fine la Regione: a) può stipulare con primari operatori, in possesso di qualificata esperienza nel settore dell’energia rinnovabile eolica e di una significativa capacità produttiva, un protocollo di intesa che destini alle aziende energivore…”.
    Abrogare questa norma ha significato riaprire la strada al peggiore “eolico speculativo”. In soldoni la norma diceva: le aziende energivore sarde (la massima parte) sono in crisi per il costo elevato dell’energia (e il sostegno pubblico è illegittimo per violazione di norme comunitarie). Chi vuole, può realizzare centrali eoliche per la produzione energetica solo con ricadute per il sistema isolano, in particolare per il servizio idrico pubblico della Sardegna (il costo idrico dipende soprattutto dai costi per l’energia elettrica per movimentare l’acqua). Tutto questo è stato abrogato dalla legge regionale n. 3/2009 (art. 6).
    L’abrogazione dell’articolo 18 della legge regionale n. 2/2007 ha ripristinato la precedente situazione giuridica. Non ci sono quote pubbliche riservate ed il settore è di fatto liberalizzato.
    Gravi conseguenze, ma è l’articolo 6 della legge regionale n. 3/2009.

  23. Marco
    17 Maggio 2010 a 12:20 | #23

    Sto cercando di capire qualcosa sulle modifiche dei dispositivi di legge, e le ragioni che le avrebbero giustificate, volute dalla maggiornaza con Legge Regionale 7 agosto 2009, n.3 tra cuil’abrogazione dell’art.18 della legge finanziaria 2007.
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?s=121612&v=2&c=6694&t=1

    Stefano Deliperi, nell’articolo per il manifesto sardo parla nello specifico di sciagurata disposizione in riferimento all’art. 5, comma 23° (che riporto qua in basso). Potresti aiutarmi a capire quale è a tuo avviso la problema legato a questa disposizione? grazie.

    "23. In attesa dell’approvazione di una legge regionale organica in materia di valutazione ambientale strategica e di valutazione di impatto ambientale sono adottate integralmente le disposizioni del decreto legislativo n. 152 del 2006, come modificato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale), ed è abrogato l’articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999. Gli impianti industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento sono assoggettati alle procedure di valutazione di impatto ambientale ovunque localizzati. Gli impianti eolici con potenza complessiva inferiore o uguale a 1 MW sono sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità alla procedura di valutazione di impatto ambientale prevista dal decreto legislativo n. 4 del 2008, articolo 20. Gli impianti eolici con potenza complessiva inferiore o uguale a 60 kW sono considerati minieolici e non sono assoggettati alle procedure di valutazione di impatto ambientale, anche ai sensi di quanto stabilito dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008)"

  24. 16 Maggio 2010 a 21:55 | #24

    A.N.S.A., 16 maggio 2010
    Eolico, inchiesta alla stretta finale. Cappellacci a giorni in procura a Roma e in aula a Cagliari.

    CAGLIARI – L’inchiesta sull’eolico che ha travolto i vertici istituzionali della Regione Sardegna è ormai alle battute finali: il sipario dovrebbe calare entro un mese, fa sapere il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Poi arriveranno le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione e gli otto indagati sapranno quale sarà la loro sorte.
    “Molto è stato reso noto sull’indagine – osserva Capaldo – ma ci sono anche cose che non sono uscite”. E rileva: “non tutto è stato riportato in maniera corretta. Anche se capisco che sia normale, visto che abbiamo a lungo protetto la segretezza del fascicolo. C’é da capire – sottolinea il magistrato – se le parti sbagliate o incomplete sono state ‘confezionate’ così in maniera involontaria o scientamente”. Nel frattempo, i prossimi giorni si annunciano cruciali per l’ultimo indagato eccellente finito nelle maglie della Procura romana: il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci (Pdl), sotto inchiesta per abuso d’ufficio e concorso in corruzione. Un doppio appuntamento lo aspetta dietro l’angolo: davanti ai magistrati della capitale che lo interrogheranno a breve e nell’Aula del Consiglio regionale dove riferirà sulla vicenda. E’ stato lui stesso a comunicarlo nell’unica dichiarazione pubblica consegnata ieri dal suo ufficio stampa. Lui si è detto comunque tranquillo e fiducioso nella magistratura, pronto a presentarsi in Consiglio per chiarire la sua posizione e dimostrare la correttezza dell’operato della sua Giunta. Sull’eolico – ha ribadito più volte il presidente – l’esecutivo ha agito nella massima trasparenza, bloccando sul nascere qualsiasi tentativo speculativo degli imprenditori del vento. Non la pensano così gli inquirenti della capitale che hanno acquisito negli uffici della Regione, a Cagliari, tutta la documentazione sul passaggio delle delibere riguardanti l’eolico, concentrando l’attenzione sulle presunti pressioni che Cappellacci avrebbe subito dal cosiddetto comitato d’affari, cuore dell’inchiesta, per ottenere le autorizzazioni agli impianti e pilotare le nomine di uomini chiave per lo sblocco delle concessioni. L’inchiesta si intreccia inevitabilmente con la campagna elettorale per le amministrative (nell’isola si vota il 30 e 31 maggio) e la infiamma. I Verdi, con il presidente Angelo Bonelli, chiedono le dimissioni di Cappellacci, l’Idv parla di “una nuova tangentopoli” che sta “affondando il centrodestra” e il candidato alla guida della Provincia di Cagliari, Federico Palomba, ha chiesto al suo avversario del Pdl di ritirarsi dalla competizione. La maggioranza si stringe attorno al governatore: tutti si dicono certi della sua innocenza e in molti plaudono alla sua decisione di presentarsi in Aula già nei prossimi giorni.

  25. 16 Maggio 2010 a 12:55 | #25

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2010
    CRONACA DI UN’INCHIESTA. Il comitato d’affari raccontato giorno per giorno.
    21 aprile. Parte dal nome di Flavio Carboni l’inchiesta sul gruppo di potere che si sarebbe costituito in Sardegna.

    21 aprile. Carboni indagato. È la prima notizia dell’inchiesta della Procura di Roma sui rapporti tra politica e affari sporchi in Sardegna intorno all’energia eolica e ad altro. Flavio Carboni è sospettato di aver costituito un comitato d’affari per influenzare le scelte politiche in Sardegna relative alle energie rinnovabili, in particolare all’eolico. Accusa: corruzione. Il discusso finanziere di Torralba si dichiara «stupito» per le accuse. Con lui sono indagati il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu, a lui personalmente vicino, il direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris, Pasquale Lombardi, un geometra membro di commissioni tributarie, e il costruttore Arcangelo Martino. Dalle intercettazioni spunterebbero nome eccellenti come Denis Verdini, coordinatore nazionale Pdl, e Marcello Dell’Utri.
    24 aprile. I carabinieri alla Regione. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che coordina l’indagine, fa acquisire documenti alla Regione negli uffici di presidenza e negli assessorati all’Industria e all’Ambiente C’è il sospetto che nelle intercettazioni si parli in particolare di un progetto di eolico nel Sulcis.
    5 maggio. Spunta Cappellacci. Il governatore sardo figurerebbe nelle intercettazioni in mano ai magistrati. Ugo Cappellacci dagli Usa dichiara: «Mai recevute richieste illecite, la mia posizione è chiara: parlano i fatti».
    6 maggio. Verdini indagato. Denis Verdini, già coinvolto nell’inchiesta sul G8, è indagato anche per il comitato d’affari sardo. La Procura sospetta che i finanziamenti raccolti da Carboni per opzionare terreni per l’eolico e per corrompere funzionari e politici siano transitati dalla banca di Verdini, il Credito cooperativo fiorentino. Verdini si dichiara «estraneo alle accuse» e non si dimette.
    7 maggio. I vincoli cancellati. La Nuova ricostruisce il ruolo centrale dell’articolo 6 del collegato alla Finanziaria del 2009 della giunta Cappellacci, approvato il 7 agosto, che cancella quasi tutti i vincoli per gli impianti eolici fissati due anni prima dalla Finanziaria della giunta Soru. Gli inquirenti sospettano che sia frutto di pressioni del comitato d’affari.
    8 maggio. Soru contro Cappellacci. Soru denuncia in una intervista alla Nuova: «Danno via libera a tutte le speculazioni». E afferma: «Quando ero presidente gente come Carboni non poteva nemmeno avvicinarsi agli uffici della Regione. Ora entra quando vuole». La Nuova rivela che delibere e decreti della giunta relativi alla nomina di Farris sono secretati.
    9 maggio. Interviene Pisanu. Beppe Pisanu, presidente dell’Antimafia, conferma le infiltrazioni della criminalità organizzata in Sardegna e l’apertura di un dossier da parte della commissione.
    10 maggio. Il convegno di Pula. Agli inquirenti risulta che uno degli incontri tra Carboni e alcuni degli indagati sarebbe avvenuto in occasione di un convegno a Santa Margherita di Pula nel settembre 2009. Altri incontri sarebbero avvenuti a casa di Verdini a Roma, in un albergo di Cagliari e in un ristorante nel Medio Campidano.
    11 maggio. Si indaga anche sull’acqua. Indagato anche il commissario dell’Autorità d’ambito Franco Piga. Sarebbe sospettato di frenare gare d’appalto per la rete idrica proposte da Abbanoa per un totale di oltre 400 milioni di euro. Secondo gli inquirenti sarebbe un tentativo per permettere al comitato d’affari di impadronirsi di quegli appalti.
    12 maggio. Diana: via Farris e Piga. Cappellacci è in difficoltà perché due dei suoi uomini di fiducia, Farris e Piga, sono indagati e per le sue frequentazioni con Carboni. Mario Diana, capogruppo Pdl, lo difende ma chiede le dimissioni dei due indagati.
    13 maggio. No delle procure al governo. Le procure di Cagliari e Roma, titolari delle inchieste sull’eolico sardo, negano al ministro Alfano i documenti richiesti per verificare infiltrazioni mafiose. La Nuova pubblica un servizio su alcuni terreni nel Sulcis contesi tra la famiglia Fenu-Lombardo e Carbosulcis. Quei terreni sarebbero collegati all’inchiesta.
    14 maggio. Cappellacci indagato. La notizia è pubblica: il governatore è indagato per abuso d’ufficio e corruzione.

  26. 16 Maggio 2010 a 12:54 | #26

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2010
    Cappellacci indagato, giunta nella bufera. L’inchiesta sulla corruzione per l’eolico e gli appalti si allarga. Blitz dei carabinieri in Regione. (Roberto Morini)

    SASSARI. Giunta regionale nella bufera: il presidente Ugo Cappellacci è indagato per corruzione e abuso d’ufficio nell’inchiesta della Procura di Roma sul comitato d’affari che avrebbe determinato le scelte della Regione sull’eolico. La notizia, che circolava da giorni negli ambienti politici regionali e nazionali, è diventata pubblica ieri e non ha per il momento ricevuto smentite, anche se lo stesso Cappellacci afferma di non aver ricevuto nessun avviso di garanzia e si dice tranquillo. Il sospetto che il governatore sardo fosse indagato nasceva dalle intercettazioni di telefonate con Flavio Carboni e con Denis Verdini, entrambi già indagati nella stessa inchiesta, in cui i tre avrebbero parlato tra l’altro della nomina di Ignazio Farris, un altro degli indagati, a direttore generale dell’Arpas, oltre che di leggi da approvare e di affari da portare a termine. Carboni ha fatto capire di essere il reponsabile della nomina di Farris, ma Cappellacci ha sostenuto che la segnalazione gli sarebbe arrivata da Verdini. E non poteva dire di no al coordinatore nazionale del suo partito, il Pdl. Altri documenti su questi temi sono stati acquisiti ieri in un nuovo blitz negli uffici della Regione.
    Da chiunque sia partita l’iniziativa, secondo gli inquirenti sta lì uno degli snodi dell’inchiesta. Nella nomina di Farris, infatti, non sarebbe stato seguito l’iter burocratico corretto: da qui l’accusa di abuso d’ufficio. Farris avrebbe dovuto garantire, secondo la Procura di Roma, pareri tecnici favorevoli ai progetti presentati da Carboni e dagli altri componenti del comitato d’affari. «Se non danno quell’incarico a Farris io non organizzo nulla», avrebbe detto Carboni in una telefonata intercettata. E non è un caso se, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, delibere e decreti relativi a questo atto della giunta sono tutti secretati.
    L’accusa di corruzione sarebbe invece legata all’atto politico principale della giunta Cappellacci sull’eolico: la cancellazione dei vincoli imposti nel 2007 dalla giunta Soru con un emendamento contenuto nel collegato alla Finanziaria approvato proprio nei giorni della nomina di Farris, nell’agosto del 2009. In mano agli inquirenti ci sarebbero anche le foto relative ai numerosi incontri tra gli indagati. Mentre sarebbero al vaglio dei carabineri le operazioni bancarie effettuate dal Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui Verdini è presidente, con soldi lì depositati dallo stesso Carboni, che li avrebbe raccolti tra imprenditori interessati agli affari in Sardegna. Affari che non riguarderebbero solo l’eolico, ma anche le reti idriche e, si dice, grossi investimenti immobiliari.

    Spuntano i terreni dei Lombardo. Ma la presidente del consiglio regionale smentisce.

    CAGLIARI. I magistrati che indagano sul comitato d’affari che avrebbe agito nell’isola per il controllo dell’eolico avrebbero messo nel mirino alcuni terreni del Sulcis a lungo contesi tra la famiglia del presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo e la Carbosulcis.
    Secca la risposta di Claudia Lombardo: «Io coinvolta in questa vicenda giudiziaria? Smentisco assolutamente. Non mi risulta: è la prima volta che sento qualcosa di questo genere». E a una domanda specifica sui terreni ha replicato: «Ma di cosa si sta parlando? Ripeto: è la prima volta che sento tirare in ballo questi argomenti». Infatti non risulta che, almeno per il momento, sia indagata anche la presidente del consiglio regionale, che ieri ha espresso «piena solidarietà» a Ugo Cappellacci. La lunga e complessa vicenda dei terreni al centro di una disputa giudiziaria tra la famiglia Lombardo e la Carbosulcis, è stata ricostruita nei giorni scorsi dalla Nuova. Proprio a quei terreni era interessata una società veneta, la Quantas, che voleva realizzare una centrale eolica nel Sulcis. Ma era molto interessata anche la Carbosulcis, che su quei terreni doveva realizzare una discarica di inerti e ceneri, indispensabile per lo sviluppo dell’attività mineraria. Dopo una sentenza favorevole alla famiglia Lombardo, la Regione aveva deciso di non ricorrere in Cassazione. Così la Quantas nel marzo scorso aveva potuto firmare con i proprietari del terreno un contratto di usufrutto per 90mila euro l’anno. Ma due giorni dopo la giunta Cappellacci aveva bloccato tutti i progetti di impianti eolici in attesa della creazione della nuova agenzia regionale per l’energia.

  27. 16 Maggio 2010 a 12:52 | #27

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2010
    Ennesimo guaio da Roma «Ma sono tranquillo, ne parlerò in Consiglio». (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. «Sono tranquillo, ho fiducia nella magistratura, ne parlerò subito in Consiglio regionale». Ugo Cappellacci sorride ma si vede che è scosso alla festa della polizia, dove gli sguardi sono tutti su di lui, il neo indagato eccellente di questa inchiesta romana. Già, ancora da Roma: in un anno gli è arrivato di tutto, dagli schiaffi agli scippi e ora un guaio giudiziario un tantinello imbarazzante. Cappellacci dice di aver appreso dai giornalisti la notizia dell’avviso di garanzia. Sicuramente, però, se l’aspettava: il suo nome è comparso in diverse intercettazioni telefoniche tra diversi indagati per i presunti imbrogli sull’eolico, egli stesso è stato intercettato, gli incontri con Flavio Carboni ci sono stati (quante volte si pentirà di un errore così macroscopico non solo dal punto di vista politico?).
    Come reagisce? All’inizio con decisione. Dice a un giornale: «Sarò giudicato dai fatti: la mia giunta non ha concesso alcuna autorizzazione e anzi, con riferimento a energie rinnovabili e appalti, abbiamo chiuso nell’armadio a doppia mandata i vasetti della marmellata». Per dire che gli appetiti c’erano, eccome. E prosegue: «Gli atti dicono che la mia giunta non si è mai piegata alle speculazioni e l’incontro con Flavio Carboni che mi sarebbe stato contestato è avvenuto in un’occasione ufficiale alla quale erano presenti anche magistrati. Mi ha prospettato un accordo di programma, gli ho risposto che non era possibile e non se ne è parlato più». Col passare delle ore l’umore cambia. Cappellacci rifiuta le interviste e non vuole partecipare alla festa della polizia. Si convince ad andarci solo per dimostrare di non essere in imbarazzo più di tanto. Ma va via quasi di corsa aggirando l’assalto dei giornalisti. Nel pomeriggio rilascia una dichiarazione via e-mail: «Ho appreso dai giornali di essere indagato nell’ambito della nota vicenda riguardante gli investimenti nell’eolico. Aspetto tranquillo e fiducioso nel lavoro della magistratura di conoscere i fatti e le circostanze oggetto di indagine». Aggiunge: «Sono certo che emergerà con tutta evidenza la correttezza, la trasparenza e il rigore del lavoro della giunta. Sin dai prossimi giorni trasferirò questa mia consapevolezza al Consiglio regionale».
    Poco dopo il governatore, attraverso il suo portavoce, replica a Renato Soru, al quale rimprovera «un giustizialismo becero che non si può permettere». Un modo per ricordare che il suo rivale è sotto processo e che egli, quando esplose il caso Saatchi, non disse una parola. Cappellacci è stato indagato due volte nell’ambito della sua breve esperienza di assessore regionale al Bilancio (dalla fine del 2003 alle elezioni del 2004, quelle di Soru) uscendone sempre prosciolto. Di quei due anni da inquisito ha un pessimo ricordo. «So cosa si passa – disse una volta – e non lo auguro a nessuno». Gli è toccato di nuovo e quindi sa cosa l’aspetta. Ed è per questo che da una cert’ora ieri sera la sua casa è un rifugio inespugnabile, se si escludono gli sms. Nella sua abitazione a un passo da Monte Urpinu il presidente ha forse iniziato a rivedere con calma il film dei suoi quattordici mesi di governo e a riflettere sul fatto che per chissà quale crudelo gioco del destino Roma lo ha portato alla ribalta della politica e Roma gli sta dando le batoste più dolorose.
    E’ a Roma che Cappellacci, da tempo grande favorito benché nel più assoluto riserbo, il 27 dicembre 2008 viene candidato da Silvio Berlusconi su proposta di Romano Comincioli, il vero braccio destro del Cavaliere, con il pienissimo assenso di Denis Verdini, da poco alla guida di Forza Italia: proprio alla convention azzurra di un mese prima (era il 21 novembre, sempre a Roma) Cappellacci è uno dei più convinti sostenitori del nuovo corso verdiniano. Dietro le quinte, come suo solito, c’è Gianni Letta, i cui consolidati rapporti col Vaticano assicureranno al candidato del centrodestra il plateale appoggio della Chiesa sarda in campagna elettorale (e poi la collaborazione con Guido Bertolaso, ma questa è un’altra storia). In quei giorni di festività natalizie, grazie a tutti questi sponsor Cappellacci non fatica a battere la concorrenza del suo sindaco, Emilio Floris, che vantava il sostegno di Beppe Pisanu.
    Febbraio 2009, Cappellacci vince le elezioni su Soru. A marzo forma la giunta, ma già ad aprile capisce che qualcosa che non funziona: Berlusconi gli porta via il G8 senza neanche avvertirlo: uno schiaffo da cui è difficile riprendersi. A maggio gli si apre un nuovo fronte: Pisanu, che da ministro dell’Interno la notte delle elezioni del 2006 vinte da Romano Prodi non assecondò il desiderio del premier di gridare al «broglio», gli sferra la prima di una serie di critiche al grido di «Sardegna svegliati!». A giugno esplode il caso dello scippo dei fondi Fas e del mancato finanziamento della Sassari-Olbia (arriverà poi la nomina a commissario, ma senza le risorse necessarie).
    In autunno parte ufficialmente l’offensiva dei dissidenti: contestano soprattutto la gestione del neonato Pdl sardo, dominato dagli esponenti più vicini ai dirigenti romani che contano (Verdini, Comincioli, Scajola) e alla giunta: il coordinatore Mariano Delogu, la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, il capogruppo Mario Diana, i deputati Salvatore Cicu e Piero Testoni. Non si sa ancora per quali precise ragioni (difficile scoprirlo in un partito come il Pdl che sino al caso Fini teneva poche riunioni e quasi sempre molto riservate) ma a un certo punto gli equilibri su cui si regge l’attivismo di Cappellacci si rompono. Il governatore si avvicina sempre di più a Verdini e si allontana da Comincioli, il rapporto con Letta non gli garantisce più la corsia preferenziale col premier e persino i berlusconiani doc come Mauro Pili iniziano ad attaccarlo. L’offensiva più dura di Pili è proprio sull’eolico e sui tentacoli della mafia in Sardegna. Dopo che una norma regionale aveva allentato i vincoli messi nella legislatura Soru, Cappellacci nel marzo scorso dà uno stop netto a qualsiasi progetto senza averne mai approvato alcuno. Ora la magistratura romana sta indagando proprio sulle modifiche alle norme di legge e sulle delibere che hanno imposto il blocco. Oltre che su alcune nomine: funzionali a quali iniziative?
    Ci sono, su questi punti, diverse chiavi di letture. Secondo alcuni lo stop è stato dato da Cappellacci per ragioni politiche: rispondere con atti concreti agli attacchi di Pili e del centrosinistra sull’eolico, in particolare sull’off-shore. Secondo altri è stato un modo per rispondere alle notizie di indagini aperte dalla magistratura. Secondo altri ancora è stato il modo di rispondere «con i fatti» alle pressioni provenienti da Roma e forse da Palermo. Lo ha detto il capogruppo Diana: «Quelle tre delibere sembrano una legittima difesa, certi interlocutori forse erano pericolosi».

  28. 15 Maggio 2010 a 21:40 | #28

    A.N.S.A., 15 maggio 2010
    Sardegna, si dimette commissario Ato. A completa disposizione della giustizia in cui massima fiducia.

    CAGLIARI, 15 MAG – Il commissario dell’Autorita’ d’ambito (Ato) della Sardegna, Franco Piga, ha annunciato le proprie dimissioni. Piga, iscritto tra gli indagati dalla Procura di Roma, sottolinea che le dimissioni erano state sollecitate da piu’ parti, anche oggi dall’opposizione e nei giorni scorsi dal capogruppo del Pdl in Consiglio regionale.
    Piga esprime la massima fiducia nell’Autorita’ giudiziaria, cui si mette a completa disposizione per chiarire la sua estraneita’.

  29. 15 Maggio 2010 a 19:40 | #29

    A.N.S.A., 15 maggio 2010
    Eolico: pres.Consiglio sardo, estranea. Magistrati Roma acquisiscono documentazione a Regione Sardegna.

    CAGLIARI, 15MAG – ‘Coinvolta in questa vicenda giudiziaria? Smentisco assolutamente’. E’ la presidente del Consiglio regionale Sardegna,Claudia Lombardo(Pdl) ‘E’ la prima volta che sento qualcosa di questo genere’, dice riferendosi a un coinvolgimento nell’inchiesta degli appalti per l’eolico. I magistrati hanno acquisito documentazione alla Regione Sardegna.
    L’Idv chiede che Cappellacci chiarisca la sua posizione; il Pd chiede le dimissioni del commissario dell’Autorita’ d’ambito (Ato), Franco Piga, indagato

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