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L’assalto furbesco al demanio.

piscinas 033ridIl Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo che attua il c.d. federalismo demaniale, ai sensi della legge n. 42/2009 (art. 19).   Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme.

In commissione bicamerale contro vota l’U.d.C.   Durissimi i Verdi, ma non hanno parlamentari.   Il P.D., con coraggio, si astiene.   A favore vota la Lega Nord e il P.d.L. ed era ovvio, ma anche l’I.d.V. e questo era molto meno ovvio.  Anzi, non contento, il leader Antonio Di Pietro lo annuncia giulivo in una conferenza stampa congiunta con il ministro leghista Roberto Calderoli: “i beni demaniali, nella maggiora parte dei casi, sono attualmente un costo a perdere, con tanti beni buttati via, abbandonati a se stessi, senza che nessuno ne possa godere e lasciati in mano alla speculazione o all’incuria”. In quest’ottica, ha aggiunto, “se applicata bene la riforma del federalismo demaniale permette di avere un vantaggio economico e non un costo”.    Qualcuno dovrebbe spiegare all’on. Di Pietro che per avere un vantaggio economico dai beni demaniali basta spesso e volentieri adeguare i canoni quasi sempre irrisori dei concessionari.   Qui si prepara anche una svendita di quelle acque pubbliche, acque minerali in particolare, per cui si sta battendo con la raccolta di firme per il relativo referendum. Questa nuova porcata sta alla sana gestione dei beni pubblici come i cavoli a merenda: insomma, Tonì, che c’azzecca ‘sto casino che hai fatto?!  Che ‘tte sei bevuto?!

Gruppo d’Intervento Giuridico   

cascata dei Sette Fratelli, S. Pietro Paradiso

cascata dei Sette Fratelli, S. Pietro Paradiso

 

 

A.G.I., 19 maggio 2010

FEDERALISMO: DECRETO DOMANI IN CDM, ECCO COSA PREVEDE TESTO.

(AGI) – Roma, 19 mag. – Via libera della ‘bicameralina’ al decreto legislativo che attua il federalismo demaniale, che gia’ domani approda in Cdm. Contrari Udc e Api, astenuto il Pd, il provvedimento oggi ha ‘incassato’ l’ok non solo della maggioranza, ma anche dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e della Svp. Limato fino a pochissime ore prima del voto (la commissione si e’ riunita per oltre tre ore anche ieri sera, alla presenza dei ministri Calderoli e Bossi e del ministro dell’Economia Tremonti), il testo varato oggi e’ stato giudicato “una tappa importante” dal leader del Carroccio, presente anche oggi durante le dichiarazioni di voto in commissione. I sette articoli che arrivano sul tavolo del consiglio dei ministri contengono diverse modifiche rispetto al provvedimento originario. Il testo che disciplina il trasferimento dei beni dello Stato alle Autonomie locali prevede :
- BENI TRASFERITI SENZA ONERI – I beni statali saranno attribuiti “a titolo non oneroso” a Comuni, Province, Citta’ metropolitane e Regioni. Queste hanno l’obbligo di “garantirne la massima valorizzazione funzionale”. I beni da trasferire verranno individuati con uno o piu’ dpcm, previa intesa in sede di Conferenza Unificata, che seguiranno “criteri di sussidiarieta’, adeguatezza e territorialita’”, ma anche “semplificazione, capacita’ finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, valorizzazione ambientale”
- ALIENAZIONE BENI A COPERTURA DEBITO – Il ricavato della alienazione degli immobili del patrimonio trasferito alle autonomie locali e’ destinato al risanamento del debito pubblico: il 75% per la riduzione del debito locale; il 25% restante va al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.
- FONDI IMMOBILIARI – I beni trasferiti potranno essere valorizzati attraverso fondi comuni di investimento. Ai fondi potra’ partecipare anche la Cassa Depositi e Prestiti.
- VALORIZZAZIONE – Dopo il trasferimento, l’ente “dispone del bene nell’interesse della collettivita’ rappresentata ed e’ tenuto a favorirne la massima valorizzazione funzionale”. Deve, inoltre, assicurare “l’informazione della collettivita’ circa il processo di valorizzazione anche tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale” o indicendo forme di consultazione popolare, “anche in forma telematica, in base alle norme dei rispettivi statuti”.
- SANZIONI – Rischio commissariamento per gli enti che non utilizzano il bene ‘ricevuto’ nel modo ‘giusto’. “Il Governo – si legge nel parere della Bicamerale – esercita il potere sostitutivo” laddove l’Ente non usi il bene assegnato nel rispetto di finalita’ e tempi indicati al momento della richiesta.

 

 

 

Sella del Diavolo, piante grasse

Sella del Diavolo, piante grasse

FEDERALISMO: DECRETO DOMANI IN CDM, ECCO COSA PREVEDE TESTO (2)

 

 

 Roma, 19 mag. – ALLE REGIONI I BENI DEL DEMANIO IDRICO E MARITTIMO – 180 giorni dopo l’entrata in vigore della legge vengono trasferiti alle Regioni i beni del demanio idrico e del demanio marittimo.
- CAMERA SENATO E QUIRINALE RESTANO ALLO STATO – I beni in uso al Senato, alla Camera dei Deputati, ma anche alla Corte Costituzionale e agli organi di rilevanza costituzionale non potranno essere trasferiti. Cosi’ come i beni di pertinenza del Quirinale.
- ENTI LOCALI IN ROSSO – Agli enti locali in ‘rosso’ non possono essere trasferiti beni.
- ENERGIA – Giacimenti di gas e petrolio, siti di stoccaggio di gas naturale: la competenza resta allo Stato. Cosi’ come per le reti energetiche di interesse statale.
- GRANDI LAGHI A REGIONI MA SE C’E’ INTESA – I grandi laghi, come il Lago di Garda e il Lago Maggiore, le cui acque ‘insistono su piu’ regioni, possono possono essere trasferiti alle autonomie interessate solo in caso di previa intesa fra di esse.
- GRANDI FIUMI ALLO STATO – Il testo che approda domani in Cdm esclude sempre dal trasferimento i grandi fiumi. Il Po, ad esempio, ma anche il Tevere restano di proprieta’ dello Stato.
- PARCHI NAZIONALI E RISERVE NATURALI ESCLUSI DA TRASFERIMENTO – I parchi nazionali e le riserve naturali statali restano esclusi dal trasferimento.
- RETI STRADALI E FERROVIE – Sono sempre esclusi dal trasferimento alle autonomie locali le reti stradali e le ferrovie di interesse statale.
- PORTI E AEROPORTI – Possono essere trasferite dall’Agenzia del Demanio al Comune aree gia’ comprese nei porti e non piu’ funzionali all’attivita’ portuale e suscettibili di programmi pubblici di riqualificazione urbanistica che si trovino nelle citta’ che ospitano porti di rilevanza nazionale. Statali rimangono invece gli aeroporti “di interesse nazionale”.

 

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(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. 2 Dicembre 2011 a 22:16 | #1

    IO CREDO CHE SAREBBE STAO MEGLIO CHE L OSTAOP ASSEGNASSE QUESTI SUOI TERRENI ALLE PERSONE CHE LAVORANO LA TERRA, AI COLTIVATORI DIRETTI.
    CEDERLI ALLA REGIONE NON VA BENE PERCHè RESTERANNO ABBANDONATI.
    -
    (BENITO)

  2. 23 Settembre 2011 a 11:39 | #2

    Non ci lasceranno nulla..neanche l’aria, forse già è dello Stato e nn lo sappiamo!!
    Sconcertante!!

  3. 28 Giugno 2010 a 14:17 | #3

    da La Nuova Sardegna, 28 giugno 2010
    Isolette dell’arcipelago a rischio vendita. Figurano nell’elenco dei beni da trasferire agli enti locali. Il costituzionalista Omar Chessa: «Ma con le regioni autonome lo Stato deve prima accordarsi». (Paoletta Farina)

    SASSARI. Federalismo demaniale: l’Agenzia del Demanio ha già una lista provvisoria (quella definitiva sarà resa nota a luglio) di tutto il patrimonio che potrà entrare nelle disponibilità di Regioni, Province e Comuni, i quali potranno scegliere di valorizzarli oppure di venderli per fare cassa. Tra questi «tesori», ci sarebbero anche alcuni isolotti nell’arcipelago della Maddalena, vicino a Caprera. E subito è scattato l’allarme: perché già in passato si sono levate autorevoli voci sull’impossibilità di applicare alla Sardegna, essendo regione a statuto speciale, la legge delega sulla devolution demaniale se non attraverso un confronto con lo Stato. Ne è convinto il costituzionalista Omar Chessa, docente dell’università sassarese, che afferma: «La procedura di trasferimento dei beni demaniali ha necessità di numerosi passaggi, trattative e concertazioni tra i soggetti interessati, e ancora di più quando la disponibilità del patrimonio dello Stato deve passare alle regioni autonome, proprio in forza della loro specialità». Spiega quindi il professor Chessa che l’elenco dei beni disposto dall’Agenzia del Demanio rappresenta solo il punto da cui partire. «Su questa lista a sua volta lo Stato deve operare una scelta previa intesa con la conferenza unificata degli enti locali. Ma con le regioni a statuto speciale occorre un accordo specifico. Devono essere le norme di attuazione della legge delega a prevederlo, norme che ancora non ci sono e che si applicherebbe anche ai Comuni e alle Provincie delle stesse regioni autonome. Inoltre lo Stato deve trasferire i beni sulla base di una serie di criteri: ad esempio, quello della progettazione e della capacità economica di chi li richiede. Un Comune deve essere nelle condizioni di avere gli strumenti finanziari per recuperarli, chessò, ad un uso pubblico».
    Per il costituzionalista Chessa si tratta complessivamente di un meccanismo non celere e che potrebbe anche dare origine a contenziosi: «Penso al caso in cui un Comune e una Provincia vogliano acquisire lo stesso bene demaniale: cosa succederà?».
    Intanto domani si riunisce la conferenza delle Regioni a statuto speciale, che è presieduta da Ugo Cappellacci e non è improbabile che il tema sia tra quelli oggetto di discussione.
    Ma la Maddalena a parte, è ricchissimo l’elenco dell’Agenzia del Demanio. E c’è un po’ di tutto. Isole, mercati, montagne ed ex aeroporti, fari e ferrovie, palazzi storici, per un valore di inventario che è di poco oltre i tre miliardi. Si va da Porta Portese all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, dalla montagne delle Dolomiti alla piazza d’Armi dell’Aquila, al faro di Mattinata sul Gargano fino all’ex forte Sant’Erasmo a Venezia. Ed è soprattutto Roma a farla da padrona. C’è il museo di Villa Giulia, dal quale potrebbe essere sfrattata la famosa coppia di sposi Etruschi, presente in tutti i libri di storia dell’arte antica e il cui valore di inventario è poco più di quattro milioni e mezzo di euro. Sempre nella Capitale risultano a disposizione, tra i tanti altri, un immobile a piazza delle Coppelle, in pieno centro e attualmente in uso al Senato che vale oltre 22 milioni e mezzo di euro e l’Archivio generale della Corte dei Conti alla Bufalotta (quasi 67 milioni di euro). A Genova c’è l’ex cinta fortilizia detta «Mura degli angeli». Mentre a Venezia l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro). A «rischio» di vendita c’è anche il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro, e l’intero Idroscalo di Ostia, dove morì Pier Paolo Pasolini, per circa 6 milioni e settecento mila euro di valore di inventario. E persino le montagne: dalle Tofane al monte Cristallo alla Croda Rossa el Sorapis, all’Alpe di Faloria, nella zona di Cortina.
    Sull’isola di Albarella, di proprietà del gruppo della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, poi, è a disposizione il campo da Golf a 18 buche per un valore di 4 milioni 650mila euro. In lista ci sono anche acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. E anche l’ex campo prigionieri di guerra in provincia di Ragusa ma pure diverse ex case del fascio. Si continua con l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, un pezzo di spiaggia a Sapri e la spiaggia del lago di Como di manzoniana memoria a Lecco.
    In tutto l’elenco provvisorio è composto di 11.009 schede per un totale di 19.005 cespiti. Tanti pezzi di Italia di cui lo Stato non può o non vuole più occuparsi, sperando che altri lo facciano meglio.

  4. 27 Giugno 2010 a 22:13 | #4

    da Tiscali Notizie, 27 giugno 2010
    Dalle Dolomiti all’Isola di Santo Stefano: ecco i pezzi di Demanio che gli enti locali potranno vendere.

    Non colmerà esattamente i tagli della Finanziaria per i quali sono sul piede di guerra ma con il federalismo demaniale agli enti locali può arrivare di certo un bel tesoretto. Dalle isole ai mercati, dalle montagne agli ex aeroporti, il valore di inventario di tutto il patrimonio che diventa disponibile per le autonomie che potranno ‘scegliere’ alcuni di questi beni con un progetto di valorizzazione, è di poco oltre i tre miliardi. Ma è chiaro che può diventare molto di più. Anche perché a disposizione, a titolo gratuito, di Comuni, Province e Regioni c’é un patrimonio consistente di beni, messi nero su bianco dall’agenzia del demanio in un elenco al momento ancora provvisorio. L’ente diretto da Maurizio Prato metterà infatti sul suo sito online a fine luglio l’elenco ufficiale e aggiornato dei beni. Intanto, mercoledì ci sarà la relazione del ministro del Tesoro sui numeri del federalismo fiscale in Consiglio dei ministri. Per quanto riguarda il federalismo demaniale si va, al momento, da Porta Portese all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, dalla montagne delle Dolomiti alla piazza d’Armi dell’Aquila, al faro di Mattinata sul Gargano fino all’ex forte Sant’Erasmo a Venezia. Ecco, in pillole, una sintesi dei beni dello Stato che potrebbero andare in mano alle autonomie che, per legge devono prioritariamente valorizzarli ma eventualmente anche ‘alienarli’ a patto che gli introiti vadano a riduzione del debito.
    Le Dolomiti – Ci sono anche una serie di ‘pezzi’ di Dolomiti nell’elenco dell’Agenzia del Demanio che fa la ‘lista della spesa’ dei beni trasferibili agli enti locali con il federalismo demaniale. Si va dalle Tofane al Sorapis, dalla montagna dei ‘Set Sass’ Val Parola nel Col di Lana alla ‘Croda del Becco’ a Cortina, dall’Alpe Faloria alla Croda Rossa-Monte Cristallo sempre in zona.
    Palazzi storici – Roma la fa da padrona. C’é il museo di Villa Giulia, dal quale potrebbe essere sfrattata la famosa coppia di sposi Etruschi, presente in tutti i libri di storia dell’arte antica e il cui valore di inventario è poco più di quattro milioni e mezzo di euro. Sempre nella Capitale risultano a disposizione, tra gli altri, un immobile a piazza delle Coppelle, in pieno centro e attualmente in uso al Senato che vale oltre 22 milioni e mezzo di euro; l’Archivio generale della Corte dei Conti alla Bufalotta (quasi 67 milioni di euro); un complesso immobiliare (che risulta tra i più preziosi dell’intero faldone) a via della Rustica del valore di quasi 90 milioni di euro. In centro a Bologna c’é l’ex convento della Carità a 330mila euro, mentre a Trieste c’é l’Archivio di Stato (del valore di inventario di quasi 5 milioni di euro). A Genova c’é l’ex cinta fortilizia detta ‘Mura degli angeli’. Mentre a Venezia è reso disponibile l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro).
    Il Sacher di Nanni Moretti e l’Idroscalo di Pasolini – Ma ce ne è anche per il mondo del cinema: nella lista dei beni a disposizione degli enti locali entrano il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro, e l’intero Idroscalo di Ostia, dove morì Pier Paolo Pasolini, per circa 6 milioni e settecento mila euro di valore di inventario.
    Campo da golf nel regno della Marcegaglia – Sull’isola di Albarella, di proprietà del gruppo della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, è a disposizione il campo da Golf a 18 buche per un valore di 4 milioni 650mila euro.
    Fari, ferrovie e acquedotti – Potrebbe andare ai ‘foggiani’ il faro di Mattinata sul Gargano, così come il vecchio faro di punta Palascia a Otranto o ancora, tra l’altro, il faro Spignon di Venezia. Ma sono anche trasferibili pezzi di ex ferrovie come l’antico tracciato della direttissima Roma-Napoli fino a un pezzo del raccordo ferroviario a Briosco (in provincia di Milano). In lista ci sono anche acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.
    Campi profughi ed ex case del fascio – Nell’elenco, l’ex campo prigionieri di guerra in provincia di Ragusa ma anche diverse ex case del fascio, da quella di Desio in provincia di Milano a quella di Lentini in provincia di Siracusa.
    Ex caserme sul confine – Anche se le caserme fanno storia a sé con la ‘Difesa Spa’ incaricata in primis (prima degli enti locali) della loro valorizzazione, nell’elenco del Demanio ce ne sono numerose, in particolare nelle zone di confine, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia.
    Isole e spiagge: da Santo Stefano a Sapri – Ci sono gli isolotti in prossimità di Caprera ma anche l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, ceduta ‘pezzo per pezzo’ dall’ex carcere all’attracco agli arenili; poi diversi terreni e fabbricati nell’isola di Palmaria vicino a Portovenere. Ma c’é anche un pezzo di spiaggia a Sapri come la ‘spiaggia del lago di Como’ di manzoniana memoria a Lecco.
    Ex aeroporti, rifugi e basi missilistiche – Si va dall’ex aeroporto di Bresso (Milano) a quello di Bagno Piana all’Aquila; c’é l’ex base missilistica di Zelo in provincia di Rovigo e i numerosi rifugi ‘anti-aerei’ della città di Siena. Domani sul sito dell’Ansa sarà pubblicato l’elenco completo del patrimonio demaniale italiano che potrebbe essere trasferito alle autonomie locali.

  5. 27 Giugno 2010 a 16:25 | #5

    A.N.S.A., 27 giugno 2010
    Federalismo: AAA patrimonio vendesi,
    Da mercato di Porta Portese a Museo Villa Giulia, da Dolomiti a ‘isolotti prossimi a Maddalena’. Demanio definisce i beni trasferibili.

    ROMA – Dal mercato di Porta Portese agli ‘isolotti prossimi alla Maddalena’. L’agenzia del demanio mette nero su bianco la lista dei beni dei quali gli enti locali (in primis i Comuni) possono fare richiesta in base al federalismo demaniale. Fabbricati e terreni che possono ottenere a titolo gratuito, con l’obiettivo della loro valorizzazione ma non solo, anche eventualmente della ‘alienazione’, ovvero la vendita, a patto che l’introito sia destinato all’abbattimento del debito pubblico. Tanto è vero che accanto a ogni ‘bene’, viene indicato un ‘valore di inventario’, che ammonta complessivamente a poco più di tre miliardi (3.087.612.747). L”elenco provvisorio messo a punto dall’agenzia del Demanio e di cui l’Ansa è in possesso, è composto di 11.009 schede per un totale di 19.005 cespiti. E’ quello del Lazio e in particolare di Roma il territorio ‘piu’ fortunato’, con beni che, oltre allo storico mercato di Porta Portese vanno dal cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti al museo di Villa Giulia all’intero Idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini. Ma nella lista di patrimonio disponibile entrano anche pezzi di torrente, fari (come quello di Mattinata sul Gargano) spiagge e addirittura isole, come gli ‘isolotti prossimi all’isola di Caprerà e l’intera isola di Santo Stefano vicino a Ventotene che viene resa disponibile ‘pezzo per pezzo’, dall’ex carcere all’approdo agli arenili.
    Ci sono anche una serie di ‘pezzi’ di Dolomiti nell’elenco dell’Agenzia del Demanio di cui l’ANSA e’ in possesso e che fa la ‘lista della spesa’ dei beni trasferibili agli enti locali con il federalismo demaniale. Si va dalle Tofane al Sorapis, dalla montagna dei ‘Set Sass’ Val Parola nel Col di Lana alla ‘Croda del Becco’ a Cortina, dall’Alpe Faloria alla Croda Rossa-Monte Cristallo sempre in zona.

  6. 27 Giugno 2010 a 13:30 | #6

    A.N.S.A., 27 giugno 2010
    Federalismo: AAA. patrimonio vendesi.
    Anche isole e fari, esce lista del Demanio dei beni disponibili.

    – ROMA, 27 GIU – Dal mercato di Porta Portese agli ‘isolotti della Maddalena’. Il demanio rende nota la lista dei beni disponibili per gli enti locali. Comuni e altri enti potranno farne richiesta in base al federalismo demaniale per valorizzarli,ma potranno anche venderli per abbattere il debito pubblico.A Roma c’e’ anche il mercato di Porta Portese.Nella lista anche i fari(come Mattinata in Gargano),spiagge e isole, come quelle vicino all’isola di Caprera e l’isola di S.Stefano vicino a Ventotene.

  7. 3 Giugno 2010 a 14:34 | #7

    da L’Espresso, 3 giugno 2010
    C’è un tesoro in Comune.
    Proprietà per oltre tre miliardi di euro. Aeroporti, spiagge, palazzi e caserme. Tutto agli enti locali. Che già si preparano a ricavarne un profitto. Ecco come. (Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrelli)

    Quanto costa a’ funtana? chiedeva a Totò l’emigrante rimpatriato. Oggi la finzione comica diventa realtà: perché quella stessa domanda la stanno facendo sindaci di comuni grandi e piccoli di fronte al federalismo demaniale. Solo che, adesso, al posto di Totò e Nino Taranto ci sono Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, e invece della Fontana di Trevi si tratta sul prezzo di caserme abbandonate, fabbriche dismesse, terreni incolti, aeroporti, moli in disuso. Nonostante le apparenze, un ricchissimo buffet da 3,2 miliardi di euro. E mentre nei Comuni tirano fuori le calcolatrici, in Regione i governatori si scervellano per un’eredità più impegnativa: laghi, fiumi, monti, spiagge e miniere. Da oggi toccherà a loro capire cosa farne.
    Di primo acchito un fiume può sembrare un affare, e una caserma abbandonata una fregatura. In realtà nelle mani dei Comuni è stato consegnato un vero e proprio tesoretto. Perché grazie alla formula magica del “cambio di destinazione d’uso” al Catasto, una zucca può diventare una carrozza, o per meglio dire una vecchia polveriera senza futuro può diventare un esclusivo resort da gestire, o da rivendere. “I tre miliardi in beni demaniali ceduti dallo Stato possono facilmente raddoppiare, triplicare e perfino quadruplicare il proprio valore”, spiega Luca Antonini, presidente della Commissione tecnica per l’attuazione del federalismo fiscale. Lo sanno bene gli amministratori locali, tanto che – nonostante il menu dei beni da passare agli enti locali non sia ancora pronto – al Demanio già vanno a batter cassa.
    Come a Napoli, dove l’assessore al Patrimonio Marcello D’Aponte vorrebbe mettere le mani su uno dei simboli della città: Castel dell’Ovo. “Lì abbiamo già parecchi uffici per i quali paghiamo un fitto salato. Tutti soldi che potremmo risparmiare se tornasse a noi”. A meno che qualcuno a Palazzo San Giacomo non ci voglia poi lucrare sopra. Secondo voci che girano al consiglio comunale, infatti, ci sarebbe già un potenziale acquirente: niente meno che Quentin Tarantino, il regista italoamericano, pronto a fare un’offerta in nome delle sue radici. A Roma, invece, Gianni Alemanno si frega le mani in attesa di vedersi assegnare le caserme di cui pullula la città. Soprattutto quelle di Prati, zona fra le più prestigiose della capitale: qui le case si vendono dai 6.500 agli 8.500 euro al metro quadro. Ma anche più in periferia i progetti del sindaco non mancano. A Tor di Quinto – se la città si aggiudicasse le Olimpiadi 2020 – un bel pezzo di zona militare potrebbe finire per ospitare il villaggio olimpico. Ancora, a Ferrara la vecchia caserma di Cisterna del Follo è pronta a diventare il parcheggio della zona medievale. A Brescia, il vicesindaco leghista Fabio Rolfi per la nuova vita dell’ennesima caserma (la Randaccio) ha in mente un campus universitario.
    Il business della devolution non finisce solo nelle casse dei comuni, ma anche nelle tasche di chi ha fiuto per gli affari. Perché spesso i sindaci, quando si tratta di far soldi, preferiscono affidarsi a un privato. Sempre a Napoli, ad esempio, al comune fa gola il vecchio Hotel Londra di piazza Municipio (anche se poi toccherebbe sfrattare i magistrati del Tar): “Io lo farei tornare un albergo, per darlo in gestione a un privato”, confessa D’Aponte. Ma quando li vogliono maledetti e subito, fiaccati dai tagli tremontiani di ieri, oggi e domani, ai nostri sindaci non resta che vendere.
    Ed è qui che il federalismo demaniale si fa più opaco. “Noi attribuiamo beni del patrimonio statale ai Comuni e alle Regioni, che poi potranno venderli o fare accordi con gli immobiliaristi”, avverte Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, “il che si presta ad ambiguità già viste, come le cricche, le cerchie di amici, il sistema protezione civile”. Per ogni palazzinaro che ci guadagna, però, c’è anche un fondo immobiliare che si sente tagliato fuori dal business. Loro credevano che si sarebbero visti affidare edifici e terreni ex demaniali per tradurli in finanza. Ma Tremonti ha chiuso loro la porta in faccia in favore di una creatura di sua invenzione: il fondo immobiliare chiuso a prevalente capitale pubblico. Ossia tanti piccoli fondi immobiliari dove ci sarà spazio solo per i soldi degli enti locali, e un po’ per quelli di banche e fondazioni. In alternativa, toccherà rivolgersi al feudo tremontiano della Cassa depositi e prestiti.
    Il tesoretto federalista, però, non è per tutti: il Comune grande prospera alle spalle del piccolo. Lo dimostrano i dati ottenuti dal senatore Marco Stradiotto, l’unico che sia riuscito ad ottenere la lista dei beni che il demanio trasferirà alla sua regione, il Veneto. Qui, su 581 Comuni, appena 103 riceveranno qualcosa. Ma la parte del leone la farà Venezia con la sua Provincia, che assorbirà 146 milioni in immobili e terreni, ossia più della metà di tutta la regione. Fra questi spicca l’antichissima ex caserma Guglielmo Pepe del Lido, che a Ca’ Farsetti sognavano da tempo – già valutata, così com’è, 24 milioni e mezzo di euro. Ai ricchi tutte le fortune: a Cortina D’Ampezzo potranno andare a pescare dalla lista demaniale addirittura uno dei loro gioielli, il Monte Cristallo, valutato – incredibilmente – poco più di 250 mila euro. “Per me federalismo significa equità, e questo federalismo demaniale non è equo”, lamenta Stradiotto: “Ci vorrebbe un fondo perequativo a livello centrale, per aiutare i Comuni svantaggiati”. Anzi, la manna diventa mannaia: i tagli di Tremonti colpiscono in egual misura chi ha avuto tanto e chi niente. Il che è vero in ogni regione, ma è ancor più vero nel confronto fra Nord e Sud. Se infatti si leggono le stime del Demanio, ne emerge che le regioni settentrionali più il Lazio si prenderanno il 65 per cento dell’intero tesoro. Agli altri le briciole. Ad altri ancora, zero: i Comuni in stato di dissesto non potranno partecipare al banchetto. Come Taranto, Enna o Velletri.
    “Abbiamo provato in tutti i modi a offrire una compensazione ai Comuni più sfortunati”, racconta l’onorevole Enrico La Loggia, presidente della bicamerale sul federalismo, “ma c’era un problema tecnico insuperabile: alla fine sarebbero arrivati loro solo pochi euro. Per questo abbiamo chiesto al governo di trattenere una parte di quanto gli spetta (il 25 per cento di ogni euro incassato per la vendita d’immobili e terreni) per rendere questo federalismo più solidale”.
    Il federalismo non tocca solo i primi cittadini. Anche i presidenti delle Regioni possono contare sui gentili omaggi della politica romana, seppur in modo diverso: a loro andranno i beni demaniali, quelli che si possono solo gestire e non vendere per far cassa. A partire dalle spiagge, scrigno di quei preziosi canoni che i lidi pagano per montare cabine e ombrelloni. “Con la gestione diretta da parte dei governatori”, spiega Riccardo Borgo, presidente del Sib, il sindacato dei balneari, “mi aspetto che le regioni possano farsi concorrenza fra loro, giocando sulla leva dei canoni e la durata delle concessioni”. Previsione che già si sta rivelando azzeccata. Se il governatore ligure, Claudio Burlando, fa saper di voler venire incontro agli imprenditori turistici riducendo il canone il più possibile (in questo seguìto a ruota dal collega veneto Luca Zaia), l’assessore al Turismo laziale, Stefano Zappalà, non ha timore nel preannunciare un aumento.
    Per Zaia, spiagge lo sono anche le sponde del Piave. Il fiume che mormorava, oggi acclamato primo fiume federalista, sembra destinato a grandi cambiamenti: “Bisogna realizzare le infrastrutture necessarie a rendere l’offerta turistica competitiva”, sostiene Zaia, “la “spiaggia dei trevigiani” sarà un volano economico importante per il territorio”. Peccato che l’economia del Piave, e il fiume stesso, siano già segnati dalle centrali idroelettriche e dai sistemi d’irrigazione, che se lo risucchiano, rendendolo poco più di un rivolo quando scende nella sua parte bassa. “Nessuno controlla i minimi di flusso vitale”, denuncia Guido Trento, ex consigliere Pd, “quindi questo Piave è un fiume fantasma. Prima di fare proclami, Zaia dovrebbe occuparsene”. Ma per farlo dovrà fare i conti con i soldi delle concessioni idroelettriche che adesso inizieranno a fluire nelle casse della sua regione. Anche a Biella l’acqua è sinonimo di affari: “Oggi lo Stato ci guadagna10 mila euro”, osserva Marco Giovanni Reguzzoni, presidente dei deputati leghisti, “ma solo imbottigliando bibite alla provincia calcolano che si potranno ricavare sei milioni l’anno. Questo è il valore aggiunto che Roma da lontano non capisce”. Che il lago di Garda sia importante, invece, lo capiscono tutti. Bisognerà vedere se Veneto, Lombardia e Trento sapranno trovare un accordo per gestirlo tutti insieme.
    Nel decreto varato dal governo c’è posto anche per la devoluzione degli aeroporti. Non tutti, però. Si parla di quelli a carattere regionale, mentre quelli d’interesse nazionale sono esclusi. Una distinzione ragionevole, che però di fatto blocca il passaggio di mano dei piccoli scali. Come ammettono all’Enac, l’Ente per l’aviazione civile, la lista che divide i piccoli dai grandi ancora non è pronta. Lo sarà solo dopo aver completato il piano nazionale degli aeroporti. Quindi, almeno per ora, il federalismo dei cieli è una chimera. A meno che non si voglia prendere un criterio di distinzione molto empirico, suggerito dalle autorità europee: sotto i 5 milioni di passeggeri all’anno sei marginale, sopra sei strategico per il paese. Sulla base dei dati di traffico, si potrebbe fare una scrematura dei 47 scali commerciali italiani. Ebbene, potrebbero finire nel patrimonio delle regioni più di una trentina di piste, fra cui aeroporti di una certa importanza come quelli di Pisa, Cagliari o Genova.

  8. 21 Maggio 2010 a 16:18 | #8

    “..se venisse usato male sarebbe un disastro”, dice Antonio Di Pietro. Appunto. Ottimo motivo per votare a favore?!

    A.G.I., 20 maggio 2010
    FEDERALISMO: DI PIETRO, BOZZA LEGHISTA RIVOLTATA COME UN CALZINO.

    Sassari, 20 mag. – “Abbiamo preso noi, tutti i partiti anche di maggioranza, la bozza leghista sul federalismo demaniale e l’abbiamo rivoltata come un calzino, e ora non ha piu’ niente di leghista oltre al nome”. Cosi’ il presidente dell’Idv Antonio di Pietro ha commentato il provvedimento presentato ieri in una conferenza stampa col ministro della Semplificazione Calderoli. “Abbiamo premesso che l’Italia e’ una e indivisibile – ha aggiunto – e che la vendita dei beni demaniali abbandonati non puo’ servire per la spesa corrente, ma solo per la copertura finanziaria; abbiamo preso la scusa del federalismo demaniale per trasformarlo in abbattimento del debito e usato uno strumento della Lega per utilizzarlo come strumento del Paese. Ovvio che se dovesse venire usato male sarebbe un disastro, ma peggio di ora non e’ possibile”. “Dopo di che – ha concluso, rispondendo ai giornalisti che riportavano le critiche di alcuni sulla presentazione comune in tv con il ministro leghista – non ho fatto tutto questo lavoro per lasciare le telecamere a Calderoli, per questo non mi vergogno di stare a fianco neanche di Lucifero”. (AGI) Cli/Sol/Cog

  9. 20 Maggio 2010 a 22:08 | #9

    A.N.S.A., 20 maggio 2010
    Via libera da Cdm a federalismo demaniale. In vigore probabilmente gia’ domani.

    ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al primo dei decreti attuativi del federalismo fiscale, quello sul demanio. Il provvedimento entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire già domani.
    Via libera, dunque al testo, secondo quanto riferiscono fonti governative. Il provvedimento, arrivato sul tavolo del Consiglio, riguarda il trasferimento di beni del patrimonio dello Stato alle autonomie, in primis ai Comuni per il principio di sussidiarietà, e quello del demanio idrico-marittimo alle regioni.

    LE PROSSIME TAPPE DELLA RIFORMA.
    Tre decreti attuativi e una relazione sui costi. Per completare il cammino del federalismo fiscale, il governo dovrà presentare, prima della fine dell’anno, un pacchetto di provvedimenti che affiancheranno quello sul federalismo demaniale.

    - RELAZIONE GOVERNO: Entro il 30 giugno il governo dovrà presentare una relazione al parlamento nella quale saranno indicate nel dettaglio le prossime tappe della riforma federale. Il governo si è impegnato a inserire nella relazione un capitolo sui costi del federalismo, nel quale saranno fornite le previsioni sulle ricadute della riforma federale sui conti pubblici.

    - AUTONOMIA IMPOSITIVA DEI COMUNI: il decreto conterrà una riforma del sistema tributario dei comuni. Attualmente, in capo ai comuni, ci sono 13 tra tributi e canoni locali e 4 addizionali comunali. Il ministro per la semplificazione Calderoli ha recentemente parlato di una “service tax”, che accorpasse una parte dei tributi comunali che l’opposizione ha però bocciato come un “ritorno dell’Ici”.

    - FISCALITA’ DEL COMPARTO REGIONALE: il decreto riguarderà il capitolo dei tributi regionali, che attualmente comprende 11 imposte, tre addizionali e tre compartecipazioni a tributi erariali.

    - COSTI E FABBISOGNI STANDARD: secondo la legge delega, il decreto attuativo dovrà fissare i livelli essenziali delle prestazioni da garantire ai cittadini italiani in tre settori cruciali: scuola, sanità e assistenza sociale. Dovranno essere indicati i costi standard delle prestazioni da garantire. In base a questi dati sarà determinato il costo che dovrà essere affrontato da ogni singola amministrazione locale: per coprire tali spese si farà ricorso ai tributi locali, alla compartecipazione a tributi erariali e, per le regioni che ne avessero bisogno, a un fondo di perequazione. Sarà definitivamente superato il criterio della spesa storica, in base al quale alle regioni arriva un rimborso statale pari alle spese sostenute l’anno precedente aggiornate in base a un coefficiente.

  10. 20 Maggio 2010 a 16:58 | #10

    A.N.S.A., 20 maggio 2010
    Via libera da Cdm a federalismo demaniale. In vigore probabilmente gia’ domani.

    ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al primo dei decreti attuativi del federalismo fiscale, quello sul demanio. Il provvedimento entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire già domani.
    Via libera, dunque al testo, secondo quanto riferiscono fonti governative. Il provvedimento, arrivato sul tavolo del Consiglio, riguarda il trasferimento di beni del patrimonio dello Stato alle autonomie, in primis ai Comuni per il principio di sussidiarietà, e quello del demanio idrico-marittimo alle regioni.

  11. 20 Maggio 2010 a 15:41 | #11

    dal portale della Federazione dei Verdi (http://www.verdi.it/)

    FEDERALISMO DEMANIALE: BONELLI (VERDI), DI PIETRO DEVE VERGOGNARSI.
    IDV DICE SI’ A ‘PORCATA’ VOLUTA DA POTERI FORTI CHE FARA’ CENTUPLICARE CONTI CEMENTIFICATORI.
    TERRENI VERRANNO VENDUTI A PREZZI AGRICOLI E POI AVRANNO VARIANTE PER COSTRUIRE.

    “L’annuncio del sì al Federalismo demaniale da parte del leader dell’Idv Antonio Di Pietro è semplicemente vergognosa. Sono inaudite sciocchezze quelle dette da Di Pietro per cui siccome i beni del Demanio rendono poco allora meglio venderli. Non viene in mente all’on. Di Pietro che invece di regalare il patrimonio di Stato ai poteri forti si poteva fare una riforma per far pagare i giusti canoni per le concessione demaniali e le sorgenti idriche?”. Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Ma quello che non deve e non può sfuggire agli italiani e di cui Di Pietro è consapevole, è che grazie al federalismo demaniale i beni che verranno venduti otterranno (contestualmente alla delibera di alienazione, secondo quanto previsto dal federalismo demaniale) la variante urbanistica. Per cui i terreni agricoli (circa 1 milione di ettari) saranno venduti a prezzo agricolo e poi si potrà cementificare: i conti correnti dei grandi costruttori saranno centuplicati da un’incredibile speculazione economica mentre assisteremo alla cementificazione di decine di migliaia di ettari agricoli”.
    “Il Federalismo demaniale non è nient’altro che una mega svendita dei beni di stato consentendo una speculazione senza precedenti – aggiunge il presidente del ‘Sole che ride -. I comuni, infatti nell’80% dei casi saranno costretti alla vendita non solo per ripianare il debito, come espressamente previsto dal ministro Calderoli, ma anche perché i deficit di comuni, province e regioni non consentono di sostenere i costi di manutenzione e gestione dei beni”.
    “Le sorgenti di acqua minerale e termale potranno essere trasferite ed essere messe nel patrimonio disponibile e sottoposti a piano di alienazione, ovvero venduti, in barba alla battaglia contro la privatizzazione dell’acqua – spiega il leader ecologista -. Le spiagge continueranno a far del patrimonio indisponibile dello Stato e quindi non potranno essere vendute ma potranno essere sottoposte a processi di valorizzazione: ma il divieto di vendita sarà però surrettiziamente superato perchè potranno essere fatti canoni per 99 anni come già chiesto da Confindustria”.
    “Il sostegno alla legge porcata di Calderoli, che è semplicemente l’autorizzazione a depredare i beni dello stato, indigna – conclude Bonelli -. In Parlamento non esiste un centro-sinistra degno di questo nome perché quando si tratta di obbedire alle richieste dei poteri forti, che chiedono i ‘Saldi di stato’ rispondono tutti ‘signor sì’, senza pensare all’interesse dei cittadini”.

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