Home > Primo piano > Disegno di legge sulle intercettazioni: un vero e proprio favore ai mafiosi, ai criminali, ai pedofili, ai papponi.

Disegno di legge sulle intercettazioni: un vero e proprio favore ai mafiosi, ai criminali, ai pedofili, ai papponi.

intercettazioni, di Vauro

intercettazioni, di Vauro

Criminali di ogni genere e risma devono ringraziare il Governo Berlusconi per le norme che s’appresta a far varare sulle intercettazioni (d.d.l. Senato n. 1611) dalla sua maggioranza ossequiente e obbediente in Parlamento. Anche dal Governo U.S.A. giungono sacrosanti richiami alla coerenza e alla solidarietà internazionale nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, semplicemente impossibile con le intercettazioni amputate che il Governo Berlusconi vorrebbe – caso unico al mondo – introdurre.   Carabinieri e poliziotti, lontani da orecchie indiscrete, dicono chiaramente che con queste norme in dirittura d’arrivo andranno a carte quarantotto tutte le difficili e complesse indagini sulla criminalità finanziaria così come sulle organizzazioni mafiose et similia.   Ma l’interesse fondamentale appare quello di tagliare le gambe a magistratura, polizia giudiziaria e – soprattutto – alla stampa non allineata o, meglio, prona ai voleri del premier.

I distinguo, le precisazioni, le mani avanti, sono altrettanti insulti all’intelligenza di chi non ha versato il cervello all’ammasso. E sono ancora tanti, in questo singolare Paese.  Questo è una porcata di disegno di legge. Punto e basta.

I reati non si devono scoprire con le intercettazioni e, in particolare, le intercettazioni non si devono pubblicare in nessun modo.  I Berlusconi, i Verdini, i Bertolaso, gli Anemone, i Carboni, i Balducci, i Pani, ma anche i La Marca, gli Schiavone tutti di questo curioso Paese devono stare tranquilli.  D’altra parte questo è il Paese dove un membro del governo afferma senza pudore che anche i mafiosi hanno diritto alla privacy

Gruppo d’Intervento Giuridico

Qui la petizione contro il disegno di legge. Per la libertà di informazione, contro i liberticidi governativi.

strage di Capaci

strage di Capaci

Agenzia Reuters, 21 maggio 2010

Ddl intercettazioni, critiche da Usa, sit-in a Roma.

ROMA (Reuters) – Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Lanny Breuer, si è detto preoccupato che la nuova legislazione italiana sulle intercettazioni, all’esame del Parlamento, possa indebolire la collaborazione transatlantica nella lotta contro la mafia, mentre la campagna contro il ddl ha fatto tappa oggi a Roma, con una manifestazione davanti a Montecitorio. “Dal punto di vista della magistratura, noi siamo contrari a qualsiasi cosa possa impedire agli italiani di continuare il buon lavoro [nella lotta contro il crimine organizzato] che hanno fatto in passato”, ha detto Breuer nel corso di una tavola rotonda con i giornalisti che gli hanno ripetutamente chiesto un giudizio sulla riforma dell’utilizzo delle intercettazioni all’esame del Senato. Breuer, in Italia per la commemorazione di magistrati uccisi dalla mafia, ha sottolineato di non voler interferire con la politica interna italiana, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti sono preoccupati di un indebolimento dei poteri dei magistrati. “Quello che voglio dire è che l’attuale legislazione [sulle intercettazioni] ha dato ottimi risultati. La magistratura, nella sua attività con il sistema attuale, è stata uno straordinario partner degli Stati Uniti e lo apprezziamo molto”, ha aggiunto.”Non c’è nessun dubbio che le intercettazioni sono parte essenziale di queste inchieste, lo sono sempre state e continueranno ad esserlo”. Il disegno di legge che limita il ricorso alle intercettazioni come strumento d’indagine dei pm e la possibilità dei media di raccontare le inchieste in corso, infliggendo dure sanzioni pecuniarie agli editori che violano il divieto di pubblicazione, ha raccolto in Italia le critiche di magistrati, investigatori, giornalisti ed editori. Sky, la tv del tycoon Rupert Murdoch, ha detto ieri che intende appellarsi anche alla Corte europea per i diritti dell’uomo se il provvedimento diventasse legge, perché viola la libertà d’informazione. Con questa mossa si è detto d’accordo stamani anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che è intervenuto di recente in diverse questioni di attualità, anche se ha smentito di volere entrare in politica dopo le dimissioni dai vertici di Fiat nell’aprile scorso. La maggioranza e il governo hanno cancellato ieri un emendamento al ddl, in discussione alla commissione Giustizia del Senato, che inaspriva le pene per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni, anche se non più coperte da segreto istruttorio, ma intendono portare avanti il provvedimento in Parlamento. “Sui media si fa terrorismo e disinformazione”, ha replicato Roberto Centaro (Pdl), relatore del disegno di legge al Senato, dopo avere incontrato a Palazzo Grazioli il premier Silvio Berlusconi, con il quale “ho fatto il punto dell’intera vicenda”. “Le forze dell’ordine potranno sfruttare ampiamente lo strumento investigativo delle intercettazioni senza particolari limitazioni. L’unica modifica che si intende apportare è quella dell’individualizzazione che serve ad evitare la cosiddetta pesca a strascico”, ha detto, con riferimento alla norma che fissa dei criteri più severi per stabilire chi è intercettabile dai procuratori.

Fenicotteri in volo

Fenicotteri in volo

ApCom, 22 maggio 2010

Intercettazioni, Fini frena: Ok legge, ma sarà emendata.

Roma, 22 mag. (Apcom) – E’ “doveroso” un intervento legislativo che contrasti l’abuso delle intercettazioni, ma il testo che verrà approvato dal Parlamento subirà modifiche. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un colloquio con il ‘Foglio’, interviene sul provvedimento che ha inasprito lo scontro fra i poli ed è stato duramente contestato dal mondo dei media. I finiani, dal canto loro, sono ancora più espliciti: bisogna evitare la fiducia sulle intercettazioni. Sul punto è però Umberto Bossi a provare a mediare, sostenendo che di voto di fiducia nessuno ha ancora parlato.  L’ex leader di An predica cautela nei confronti del testo in discussione al Senato: “Non si può giudicare un provvedimento prima che sia discusso e licenziato dall’Aula. Sono certo che alla fine verrà emendato e in ogni caso è previsto un passaggio a Montecitorio. Quella legge viene fuori da un lavoro di grande perizia di Ghedini e Bongiorno”. Fini non nasconde però che “le intercettazioni telefoniche sono state oggetto di abusi nel recente passato” e che questo rappresenti “un problema, una questione di diritto e di tutela della dignità personale”.  Il presidente della Camera assicura inoltre che “chi ha prefigurato ‘blitz’ finiani a Montecitorio o guerriglia parlamentare è destinato, pare, a rimanere deluso”. Di certo c’è che il finiano Carmelo Briguglio avverte: il voto di fiducia sarebbe “un altro grave errore politico”. Quanto alla legge, “deve avere un percorso squisitamente parlamentare, tormentato quanto si vuole, ma senza rischio di interventi liquidatori e ultimativi da parte del governo. Si conceda al Parlamento, all’opposizione ma anche alla maggioranza, alle categorie interessate, ai cittadini tutto il tempo necessario per discutere e trovare mediazioni sul testo”. Dalla Lega si fa sentire Bossi, che frena: “Non lo so, è una cosa di cui si parlerà in Consiglio dei ministri. Fino ad adesso non si è ventilato”.  L’opposizione, intanto, non si placa. Il Pd annuncia che porterà “il provvedimento davanti agli organismi di controllo europei” e sottoporrà “la questione nella prossima sessione di lavoro del Parlamento europeo”. L’Italia dei valori, per bocca di Massimo Donadi, sottoscrive e si dice “pronta a tutto per difendere la democrazia ed evitare che il ddl diventi legge: sarebbe un colpo letale per le regole democratiche, un aiuto alle mafie e l’ultimo mattone per la costruzione di un fascismo mediatico”. Il leader dei centristi Pier Ferdinando Casini, infine, si rivolge direttamente alla maggioranza: “Fermatevi perché sarebbe un grande errore, perché nessuno pensa che fate questo ddl per tutelare la privacy ma per coprire il malaffare. E questo non è nelle vostre intenzioni, spero”.

(vignetta di Vauro, foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

  1. 19 Novembre 2010 a 21:12 | #1

    A.N.S.A., 19 novembre 2010
    Mafia, “Dell’Utri mediatore tra boss e Berlusconi”.
    La Corte d’Appello: lo ‘stalliere’ Mangano assunto per proteggere il premier.

    PALERMO – Il senatore Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attivita’ di ”mediazione” e si sarebbe posto quindi come ”specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo nelle motivazioni, depositate oggi e in possesso dell’ANSA, della sentenza con la quale Dell’Utri e’ stato condannato il 29 giugno scorso a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

    MANGANO ASSUNTO PER PROTEGGERE BERLUSCONI – Il mafioso Vittorio Mangano fu assunto, su intervento di Marcello Dell’Utri, come ”stalliere” nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumita’ di Silvio Berlusconi. Lo scrivono nelle motivazioni della sentenza di condanna del senatore del Pdl, i giudici della corte d’appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua.
    I giudici ritengono credibile il collaboratore Francesco Di Carlo, che ha ricostruito il sistema di ”relazioni” di Dell’Utri con ambienti di Cosa nostra. Credono fondato soprattutto il suo racconto su una riunione svoltasi a Milano nel 1975 ”negli uffici di Berlusconi” alla quale parteciparono, oltre a Dell’Utri, anche i boss Gaetano Cina’, Girolamo Teresi e Stefano Bontade che all’epoca era ”uno dei piu’ importanti capimafia”. La presenza di Mangano ad Arcore avrebbe avuto lo scopo di avvicinarsi a Berlusconi, ”imprenditore milanese in rapida ascesa economica”, e garantire la sua incolumita’ ”avviando un rapporto parassitario protrattosi per quasi due decenni”. Berlusconi avrebbe pagato ”ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai familiari”. La vicenda dei pagamenti da parte del Cavaliere si intreccia, secondo i giudici, con altri versamenti per la ”messa a posto” della Finivest che all’inizio degli anni ’80 aveva cominciato a gestire alcune emittenti televisive in Sicilia.

  2. 20 Luglio 2010 a 17:54 | #2

    A.N.S.A., 20 luglio 2010
    Intercettazioni, governo: pubblicabili se rilevanti. Deluso Berlusconi: il testo lascia tutto come è Finiani esultano: cade il bavaglio per la stampa.

    ROMA – Le intercettazioni saranno coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta ‘udienza-filtro’. E’ quanto prevede l’emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni. E’ durante questa udienza, infatti, che il magistrato dovrà escludere quelle estranee alle indagini. In questo modo, le intercettazioni considerate da giudice e pm rilevanti, potranno essere pubblicabili “anche per riassunto”. “Cade così il bavaglio per la stampa – commenta la finiana Annamaria Siliquini – è una vittoria del Parlamento”. A chiedere questa modifica, infatti, erano stati i finiani anche su ‘suggerimento del Colle’.
    Nell’emendamento presentato dal governo si afferma il principio secondo il quale, nel corso delle indagini, l’obbligo del segreto per le intercettazioni ‘cade’ ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. In questo senso viene inserita la previsione secondo la quale la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta ‘udienza-filtro’. In questo momento del processo, infatti, si selezionano le intercettazioni depositate dal Pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Stabilito questo principio, il governo propone quindi di sopprimere tutta quella parte del testo nel quale si prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Ma si sopprime anche la norma che specificava il regime delle intercettazioni allegate all’ordinanza cautelare. Le intercettazioni, comunque, secondo quanto si legge nel testo messo a punto dal governo, sono sempre coperte dal segreto fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza. Nella proposta di modifica che porta la firma di Giacomo Caliendo, si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il Pm, prima che ci sia ‘l’udienza-filtro, utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un’ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). In questi casi, saranno il Pm e il giudice a dover selezionare quali conversazioni dovranno essere trascritte, in quanto rilevanti, per adottare la misura cautelare o l’atto d’indagine. Il meccanismo previsto implica la necessità di restituire al Pm la facoltà di operare uno stralcio per tutelare la segretezza delle indagini. Nell’emendamento sono poi indicate tutte le modalità tecniche per selezionare le intercettazioni rilevanti e si stabilisce il divieto di trascrivere parti di conversazioni che riguardano fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Giudice e Pm potranno poi disporre, con decreto motivato, l’obbligo del segreto, quando il contenuto delle conversazioni trascritte potrà ledere la riservatezza delle persone coinvolte. I difensori potranno estrarre copia delle trascrizioni e potranno trasferire le registrazioni su un supporto informatico. Si stabilisce, infine, che, dopo la conclusione delle indagini preliminari, nell’udienza preliminare e nel dibattimento, il giudice potrà sempre disporre su richiesta delle parti o anche d’ufficio l’esame dei verbali e l’ascolto delle registrazioni custodite nell’archivio riservato e potrà acquisire con ordinanza le intercettazioni in precedenza ritenute prive di rilevanza.

    BERLUSCONI,TESTO COSI’ NON CAMBIA COSE – Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioé non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi durante la presentazione del Milan. Il premier ha spiegato che “la battaglia sulle intercettazioni porta fuori il difetto della nostra democrazia costruita con un’architettura costituzionale non in grado di produrre interventi di ammodernamento e democraticizzazione”. Proseguirà quindi “lo scandalo assoluto di un privato che, senza aver commesso reati, può venire registrato e vedere poi le sue conversazioni su un giornale che possono avere un peso completamente diverso visto che basta tagliare una frase”. “Queste leggi non piacciono – ha proseguito – a certi signori della magistratura di sinistra che le impugnano davanti alla Corte Costituzionale composta a sua volta da undici giudici di sinistra”.

    BONGIORNO, DA GOVERNO BALZO IN AVANTI – L’emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni sembra incontrare il parere favorevole dei finiani. “Credo che sia innegabile – dichiara il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno – il fatto che questo emendamento presentato dal governo vada incontro alle istanze che vengono dal mondo dell’informazione”. “E siccome si tratta di istanze che anche io ho condiviso – prosegue il deputato finiano – questa opzione, per me, è estremamente positiva”. “La proposta di modifica va in una direzione che di fatto – conclude – non è solo un passo, ma un balzo in avanti”.

    FINOCCHIARO, EMENDAMENTO GOVERNO? VALUTEREMO – “Vedremo. Voglio vedere bene il testo nell’impatto che ha sulla legislazione”. Così la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, replica a chi le chiede dell’emendamento presentato dal governo sulle intercettazioni in commissione Giustizia alla Camera a margine di una conferenza stampa. “Inoltre – aggiunge la senatrice – come ha rilevato anche il Quirinale, abbiamo già avuto una doppia lettura del provvedimento che impedisce la presentazione di altri emendamenti su alcune delle parti più delicate del testo”.

    CICCHITTO,ORA DDL VADA IN AULA ENTRO AGOSTO – “Il governo, attraverso il ministro Alfano, ha lavorato per raggiungere il triplice risultato di garantire la privacy, e quindi il rispetto dell’articolo 15 della Costituzione, la libertà di stampa secondo l’articolo 21 e il maggior grado possibile di consenso politico e istituzionale. Da questa impostazione discendono le proposte adesso presentate in commissione giustizia della Camera. Ci auguriamo che la commissione le approvi in modo da consentire all’aula di votare il provvedimento entro la prima settimana di agosto come da calendarizzazione già concordata”. Lo afferma in una nota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.

    PD CONTRO CALIENDO, INOPPORTUNO SEGUA LAVORI – “E’ assolutamente inopportuno che il sottosegretario alla Giustizia sia qui in Commissione per seguire i lavori sul ddl intercettazioni”. E’ quanto ha affermato il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti a inizio seduta. I Democratici avevano deciso, in un precedente ufficio di presidenza del gruppo, la linea da tenere a proposito del sottosegretario alla Giustizia coinvolto nell’inchiesta ‘Eolico-P3′. I giornalisti non potranno seguire i lavori della Commissione attraverso il circuito che di solito viene concesso. I deputati del Pdl, infatti, avevano deciso di chiedere di togliere il circuito qualora fossero cominciate le proteste del Pd contro il sottosegretario alla Giustizia.

    COSTA, DA CALIENDO LEZIONE DI DIGNITA’ – La contestazione che c’é stata in Commissione Giustizia del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo non è piaciuta per niente al Pdl. “Si è trattata solo di una brutta strumentalizzazione politica – commenta il capogruppo del Pdl in Commissione Enrico Costa – è davvero una brutta pagina”. “Il capogruppo del Pd Donatella Ferranti – dichiara Costa – ha voluto creare una lesione in Commissione piuttosto significativa. In Commissione Giustizia, infatti, abbiamo sempre lavorato seriamente sui provvedimenti e ci siamo sempre tolte le casacche del pregiudizio. Ed è forse per questo che abbiamo sempre ottenuto ottimi risultati sull’esame dei provvedimenti. Ora lei, con questo attacco strumentale a Caliendo, ha voluto creare una lesione a tutto questo equilibrio che avevamo raggiunto”. “La Ferranti insomma – prosegue Costa – ha voluto portare in Commissione una bassa speculazione politica nei confronti di una persona che, come Caliendo, ha sempre portato grande rispetto alla Commissione. Mi dispiace che l’opposizione, per carenza di argomenti, si affidi alla strumentalizzazione”. “Dopo aver presentato 400 emendamenti ostruzionistici – conclude – ora si fanno scudo con questa speculazione politica. Vediamo – sottolinea – cosa si inventeranno domani…”. “Caliendo comunque ha dato una lezione di dignità a tutti – conclude Costa – lui ha volato alto, parlando dei contenuti della proposta di modifica del governo, la Ferranti, invece, ha volato rasoterra…”.

  3. 1 Luglio 2010 a 15:20 | #3

    A.N.S.A., 1 luglio 2010
    Intercettazioni: ddl in Aula alla Camera il 29 luglio.
    Stampa in piazza contro il disegno di legge. Il 9 luglio giornata del silenzio dell’informazione.

    ROMA – “Caro Presidente Fini, non ho parole per ringraziarla per quanto ha fatto finora per noi e per la libertà d’informazione. Per tutti quelli che come noi sono costretti a dover dimostrare le proprie ragioni con l’unico mezzo che hanno: parlarne. Oggi so che se non lo avessimo fatto quella di mio fratello Stefano sarebbe rimasta la morte di un detenuto, per di più tossicodipendente, avvenuta per cause naturali”. E’ quanto scrive in una lettera Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra di 31 anni deceduto il 22 ottobre scorso nell’ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. “Sa cosa ho scoperto grazie – scrive – a quelle intercettazioni che ora vorrebbero limitare? Uno degli indagati, cioé una delle persone per le quali si profila il reato di aver avuto in qualche modo a che fare con la morte di mio fratello, si è riferito a lui definendolo ‘tossico di merda’. Questo dopo che le circostanze della sua morte erano state rese pubbliche e quindi anche la persona in questione aveva potuto vedere le condizioni atroci in cui Stefano ha smesso di vivere. Senza alcun rispetto per la vita umana e per il dolore di una famiglia. E sa qual è la cosa ancora più grave? Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, è stata querelata dal suo primo pm per aver pubblicato nel suo blog il racconto di quando mi sfogai con lei dicendole quello che avevo appena appreso. Lo trovo assurdo, ma d’altra parte quando vedo che un pm indaga contro il legale di Lucia Uva anziché per scoprire la verità sulla morte terribile di suo fratello Giuseppe, non mi meraviglio più di niente. Io continuo ad andare avanti nella mia difficile ricerca di verità, consapevole di essere nel giusto, e non posso non pensare che se il mio avvocato non mi avesse suggerito di far scattare le foto che dimostrano come era ridotto il corpo di mio fratello oggi piangerei non solo per la sua morte – conclude Ilaria Cucchi – ma anche per non aver potuto far nulla per restituirgli dignità”.
    Il testo del ddl sulle intercettazioni telefoniche arriverà in aula alla Camera il prossimo 29 luglio, dopo l’esame della manovra economica. Lo ha deciso la conferenza dei capogruppo di Montecitorio.
    La decisione di calendarizzare il ddl intercettazioni alla fine di luglio è stata assunta dalla presidenza della Camera davanti alla richiesta dei gruppi di maggioranza ed al no dell’opposizione. I tempi non saranno contingentati trattandosi di primo calendario. “Questo vuol dire – spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini – che il testo non verrà assolutamente votato a luglio ma che sarà necessario arrivare alla prima settimana di agosto. E’ una cosa non logica: serve solo a comprimere l’esame della manovra per un testo che comunque sarà modificato e dovrà tornare al Senato. Insomma, è una forzatura sbagliata”. E dall’Udc Michele Vietti lancia un appello al Pdl: “fare una questione di puntiglio significa far spegnere la voglia di dialogare anche in chi quella voglia ha sempre dimostrato di averla”. Ma la maggioranza respinge l’accusa al mittente. “Nessuna prova di forza ed è assolutamente improprio parlare di forzature”, spiega il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. “Quel testo – sostiene – è stato 14 mesi alla Camera, poi parecchi mesi al senato e ora torna in terza lettura e in commissione si stanno facendo pure le audizioni. Andare a chiuderne l’esame entro la prima settimana di agosto è nell’ordine delle cose”.

    FINI, IRRAGIONEVOLE TESTO A LUGLIO – Calendarizzare a fine luglio di ddl sulle intercettazioni ”e’ irragionevole”, visto che il voto finale e’ probabile che finisca comunque a settembre, considerato che alla Camera probabilmente ci saranno modifiche. E’ quanto avrebbe detto dopo la riunione dei capigruppo della Camera il presidente della Camera Gianfranco Fini, ribadendo che mettere in calendario quel testo a fine luglio ”e’ solo un puntiglio”. Tuttavia, ha precisato Fini secondo quanto viene riferito da chi era presente alla conversazione, questo ragionamento politico non lo autorizzava a mettere il testo direttamente nel calendario di settembre: facendolo sarebbe, infatti, ”venuto meno al proprio dovere istituzionale” visto che la maggioranza dei gruppi chiedeva l’esame del testo a luglio.

    BERSANI: DAREMO BATTAGLIA, FINI SIA COERENTE – ”Un ulteriore gesto di arroganza che sfida la coscienza civile di questo paese. Saranno giornate molto calde nelle quali combatteremo con tutto l’impegno e nelle quali chiediamo gesti di coerenza a chi nella maggioranza ha sollevato fondate obiezioni a norme che vanno contro la legalita’ e le liberta”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, critica la calendarizzazione a fine luglio del ddl intercettazioni e fa un appello al presidente della Camera, Gianfranco Fini.

    “TUTELARE PRIVACY, BASTA ECCESSI” – Nel giorno in cui la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio fissa entro la fine di luglio l’esame del ddl intercettazioni in Aula, il presidente della Camera Gianfranco Fini, dopo aver criticato questa accelerazione dei tempi, spiega come sia necessaria una legge che tuteli la privacy dei cittadini. E lo fa intervenendo alla presentazione della relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali nella sala della Lupa di Montecitorio. “Gli eccessi che causano la prevalenza del diritto all’informazione su quello della privacy devono spingerci a trovare una soluzione diversa da quella di coloro che pensano che il contemperamento tra il diritto alla riservatezza e le esigenze della sicurezza, della legalità e dell’informazione possa scaturire spontaneamente”. “Una cosa, infatti – aggiunge – è sostenere che una legge possa essere formulata diversamente e meglio, tutt’altra cosa é, invece, accettare che il costo morale e materiale della sicurezza possa essere pagato da quanti alla fine potrebbero essere riconosciuti come innocenti”. Se si considerano i due diritti, quello alla sicurezza e quello alla privacy “come fattori antitetici” e in contrapposizione tra loro, prosegue Fini, si rischia di dimenticare come la sicurezza “non debba essere concepita come un bene assoluto, quanto piuttosto come uno strumento al servizio dei diritti e delle libertà secondo un rapporto funzionale di complementarietà”.
    Fini non nega il fatto che le attività di polizia, di difesa e di giustizia a volte necessitino di interventi “volti a derogare la disciplina generale in materia di tutela dei dati personali”, ma il potere di controllo dello Stato “deve sempre essere esercitato nel rispetto di determinate condizioni per evitare che l’autorità annulli la libertà”. Per Fini quello che serve è anche la proporzionalità tra le istanze di sicurezza e quelle della tutela della privacy, pertanto sarebbero da preferire la raccolta e la conservazione dei soli dati pertinenti e aggiornati ad “enormi” ed “inutili database”. Solo in questo modo, sottolinea, si risponderà a quanto sostenuto dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo secondo la quale si deve evitare che gli strumenti per assicurare la sicurezza nazionale alla fine minino o distruggano la democrazia “con il pretesto di difenderla”. Anche in presenza di “una logica emergenziale” che può caratterizzare determinati periodi storici, avverte Fini, “lo Stato di diritto non può mai legittimare vistose ed inammissibili violazioni dei principi fondamentali in nome della cosiddetta ‘ragion di Stato”. Non può prevalere la logica del ‘fine che giustifica i mezzi’, osserva ancora il presidente della Camera. Le società democratiche, insiste, non devono rinnegare quello che lui definisce “il proprio DNA” che si fonda sul “rigoroso rispetto delle regole e delle procedure a garanzia delle libertà fondamentali”. Perché i cittadini, afferma, “pretendono giustamente” di essere rispettati nei loro diritti, nella loro dignità e nella loro riservatezza. E siccome la tecnologia si afferma sempre più come una forza autonoma rispetto ai sistemi politici ed economici, per Fini, acquista “carattere di urgenza e di indifferibilità” la tutela dei diritti fondamentali quali la riservatezza e la sicurezza delle transazioni commerciali nel momento in cui i dati sensibili vengono acquisiti, raccolti e diffusi “on line”. Quindi il concetto stesso di privacy, per il co-fondatore del Pdl, presuppone la necessità di assicurare “ad ognuno di noi il controllo esclusivo delle informazioni che ci riguardano” per poter “compiere scelte libere da ogni condizionamento o pregiudizio sociale”. E’ comunque la stessa protezione dei dati, sostiene Fini, ad offrire “strumenti giuridici importanti per la difesa dei diritti specie nel caso in cui l’introduzione dei mezzi di indagine particolarmente invasivi per la natura dei reati perseguiti e per l’uso delle nuove tecnologie non è andata di pari passo con l’individuazione di idonee garanzie”.

    PIZZETTI, ALLARME LIBERTA’ E SANZIONI – E’ giustificato l’allarme per i limiti alla libertà di stampa posti dal ddl sulle intercettazioni, che sposta il punto di equilibrio tutto a favore della riservatezza. Il Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, lancia il suo monito alla Camera proprio mentre la maggioranza accelera sul provvedimento, fissandone l’approdo in Aula per il 29 luglio, e alla vigilia della mobilitazione indetta per domani dalla Federazione nazionale della stampa che parla di “atto di forza” a Montecitorio e conferma la giornata di silenzio dell’informazione del 9 luglio.
    Il ddl Alfano, sottolinea Pizzetti nella Relazione annuale al Parlamento, alla presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini, pone limiti ‘a priori’ solo alla pubblicazione delle intercettazioni, proprio in nome della privacy, spostando “il cursore tutto a favore dei limiti alla conoscibilità e quindi della riservatezza”. Una “scelta impegnativa”, che “può giustificare che da molte parti si affermi che, così facendo, si pone in pericolo la libertà di stampa”. Nel mirino del Garante anche le sanzioni a carico degli editori, che “comportano necessariamente un loro maggiore intervento rispetto alla pubblicazione delle notizie”.
    Una scelta che segna “una discontinuità significativa”, visto che la legge sulla stampa, “approvata in diretta attuazione della Costituzione”, distingue la responsabilità e il ruolo dell’editore da quello del direttore, in linea con la posizione assunta dall’Assemblea Costituente il 20 gennaio del 1948. Pizzetti non risparmia bacchettate agli “eccessi” compiuti dai giornalisti, con la pubblicazione di “intere pagine di intercettazioni sempre riferite alla politica o agli ambienti dello sport e dello spettacolo e quasi mai ai fatti di criminalità comune o organizzata”, a giustificare in parte “il sospetto che spesso si abbiano a cuore più gli indici di vendita, gli share e la concorrenza fra le testate, che non l’oggettivo interesse dell’opinione pubblica”. Ma fa notare che le norme a tutela della privacy esistono già: meglio sarebbe stato continuare a lasciare l’ultima parola al Garante stesso e ai giudici. Plaude la Federazione degli editori, con il presidente Carlo Malinconico che sottolinea proprio il richiamo alla Costituente e la necessità che la tutela della privacy venga realizzata “in modo concreto”. Favorevole con qualche distinguo anche la Fnsi: “Pur con la cautela con cui il Garante privacy ha elaborato la sua relazione – premette il segretario Franco Siddi – il richiamo alla memoria costituzionale, con cui si evidenzia lo stretto legame tra la legge sulla stampa e l’autonomia dei contenuti editoriali affidata ai giornalisti e ai loro direttori, rende evidente il profilo di incostituzionalità che il ddl presenta”. Per questo l’accelerazione sull’iter del provvedimento è “un atto di forza” a giudizio della Fnsi, che conferma le manifestazioni previste domani un po’ in tutta Italia e “la giornata del silenzio del 9 luglio: un silenzio rumoroso che è indignazione e protesta”.
    Siddi raccoglie anche le critiche a certi eccessi della stampa, “ma la relazione conferma – dice – che le norme per porvi riparo esistono già”. Non si pongano “limiti alla libertà di stampa in nome della privacy”, chiosa dal Pd Paolo Gentiloni. Ma dal Pdl il capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto e il vice capogruppo vicario al Senato Fabrizio Quagliariello puntano il dito contro le ‘speculazioni’ della sinistra e parlano di analisi ben più “complessa” da parte di Pizzetti. A loro giudizio il Garante “ha fatto chiaramente intendere quanto sia ridicolo parlare di libertà di stampa in pericolo nel nostro Paese e quanto sia fuori misura l’allarme suscitato sul piano internazionale”. Inoltre, proprio alla luce delle osservazioni di Pizzetti, le intercettazioni non possono “essere esenti da regolamentazione, soprattutto a fronte di ripetuti e conclamati abusi”.

  4. 9 Giugno 2010 a 18:39 | #4

    parole semplici e chiare, per chi sa ascoltare.

    A.N.S.A., 9 giugno 2010
    Berlusconi: un inferno governare con questa architettura Costituzione.
    Carta datata, non parla di impresa. Cambiare l’articolo 41, apprezzamento da Marcegaglia.

    ROMA – “Cari colleghi, voi dovete sapere che vista da fuori, l’attività del governo e del Parlamento nel fare le leggi è una cosa, vista da dentro è un inferno”, ha premesso il presidente del Consiglio. “Non è che manchino le buone intenzioni o gli ottimi progetti – ha aggiunto -, è che abbiamo una architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare questi progetti in leggi compiute, concrete e operanti”.
    “I tempi – ha proseguito – sono incredibili e sono i tempi che poi vedete nella burocrazia, nella giustizia civile, nella giustizia penale, in tutto ciò che attiene allo Stato che si è sviluppato in una maniera eccessiva, prendendo a tutti noi cittadini il 50% di ciò che produciamo e dà in termini di servizi molto meno di quanto ci si aspetti”. “La Costituzione è molto datata. Si parla molto di lavoratori e quasi mai di impresa e di mercato”, ha affermato Berlusconi.

    “NESSUNA CRICCA, GENTE SERIA” – “Abbiamo risposto bene dopo il terremoto. Mi spiace si getti fango sulla Protezione civile. Io non ho partecipato ad alcun appalto ma ho visto lavorare e in 390 appalti non c’é stata alcuna cricca, niente di meno che positivo”. Lo afferma Silvio Berlusconi intervenendo all’Assemblea di Confartigianato. “D’altro canto da parte degli imprenditori che hanno perso le gare non c’é stata alcuna protesta. Abbiamo fiducia – aggiunge – è gente seria”

    “STATUTO PMI SARA’ LEGGE ENTRO AUTUNNO” – “Ci impegniamo a fare sì che la proposta di legge sullo Statuto delle piccole e medie imprese sia legge entro l’autunno”. Lo afferma Silvio Berlusconi parlando all’Assemblea di Confartigianato in merito alla proposta di legge all’esame del Parlamento che prevede l’introduzione di un vero e proprio Statuto per le imprese che tra l’altro prevede un “limite alla tassazione complessiva” per le aziende, come ricorda lo stesso premier.

    “MIO CONSENSO OLTRE 60%,GOVERNO A 50%, LO MERITIAMO” – Il consenso del presidente del Consiglio è “oltre il 60% e quello del governo è del 50% e credo che lo meritiamo”: lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso del suo intervento all’Assemblea di Confartigianato. “E’ un miracolo che in un momento di crisi così ci sia un tale apprezzamento che certo – aggiunge – non trova riscontro nei giornali e sulla tv ma c’é nel cuore dei cittadini”.

    ANM, ALIMENTA TENSIONI TRA POTERI DELLO STATO – “Stupore e preoccupazione” per le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio in merito al ruolo della magistratura e della Corte Costituzionale, vengono espressi dall’Associazione nazionale magistrati che osserva: “Ancora una volta i cittadini sono costretti ad ascoltare invettive nei confronti della magistratura e delle massime istituzioni di garanzia, che alimentano un clima surreale di tensione e di scontro tra poteri dello Stato”. “E’ imbarazzante – osserva l’Anm – che il Capo del Governo interpreti continuamente come un complotto politico la semplice applicazione delle regole e il fisiologico funzionamento degli istituti di garanzia propri dei moderni Stati costituzionali di diritto”. Da parte loro “i magistrati italiani non intendono lasciarsi trascinare in questa rissa verbale, ma hanno il dovere di denunciare gli effetti di delegittimazione delle istituzioni che tali imprudenti e reiterate dichiarazioni determinano”.

    FRATTINI, BERLUSCONI HA RAGIONE SU COSTITUZIONE DATATA – Le preoccupazioni di Berlusconi sul fatto che la Costituzione sia ormai “datata” sono “fondate e serie”. Ne è convinto il ministro degli Esteri Franco Frattini che ricorda come la carta costituzionale sia “nata in un momento storico in cui alcuni principi erano e sono tuttora validi, ma altri hanno risentito del peso degli anni”. Allora, ha proseguito il ministro, “uscivamo dal fascismo ed è quindi normale che il capo del governo non avesse il potere di nominare e revocare i ministri. Oggi, dopo tanti anni di democrazia, il capo del governo deve avere non solo il potere di nomina ma anche di revoca”. Tra gli altri temi “datati”, Frattini ha citato quello dell’ambiente, “oggi molto sentito”, e l’articolo 41 sull’iniziativa economica.

    MARCEGAGLIA,BENE IMPEGNO SEMPLIFICAZIONE E ART.41 – Apprezzamento da parte del presidente della Confindustria Emma Marcegaglia per “l’impegno del premier Silvio Berlusconi a una semplificazione molto forte. A partire – ha detto Marcegaglia, lasciando l’assemblea della Confartigianato – dallo statuto per le imprese e poi a seguire con la modifica dell’art.41 della Costituzione”. Giudizio positivo di Marcegaglia anche sulla relazione del presidente della Confartigianato. “Molti dei punti che Guerrini ha sollevato sono gli stessi sollevati da noi – ha detto – il problema delle liberalizzazioni, della pubblica amministrazione, della crescita”.

    ZANDA, EVERSIVO IL SUO ATTACCO ALLA COSTITUZIONE – “Oggi Silvio Berlusconi è arrivato a contestare addirittura la nostra ‘architettura costituzionale’. E’ il più radicale attacco alla nostra Carta che sia mai stato pronunciato da un uomo di governo dal ’48 a oggi”. Lo afferma il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda che sottolinea come “Berlusconi non contesta una o più norme della nostra Costituzione. Non sostiene che essa sia da aggiornare in alcune sue parti”. “Oggi – osserva Zanda – ha fatto sapere al Paese che a lui non va bene l’intera architettura costituzionale. Torno a ripetere: fino a quando l’Italia dovrà sopportare l’eversione al governo?”.

    BERSANI, SE A BERLUSCONI NON PIACE COSTITUZIONE VADA A CASA – “A Berlusconi dico: tu hai giurato su Costituzione, se non ti piace vai a casa”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani risponde, a Repubblica tv, al premier Silvio Berlusconi che, all’assemblea di Confartigianato, ha definito “un inferno” governare con le regole di questa architettura istituzionale. “La realtà – ha aggiunto Bersani – è che Berlusconi fa sempre così quando deve deviare l’attenzione da ciò che lo preoccupa di più: in questo momento con la manovra chiude con il tempo delle favole e questo a lui pesa perché questa nota Apicella non gliel’ha data”.

    DI PIETRO, SOLO NEL FASCISMO SI FA A MENO DI REGOLE COSTITUZIONE – “Berlusconi, affermando che le regole della Costituzione sono un impedimento a governare, è in linea con il suo personaggio e le sue idee. Infatti, solo nei modelli fascisti si può fare a meno delle regole costituzionali e del Parlamento”. Lo dichiara in una nota il Presidente dell’Italia dei Valori, onorevole Antonio Di Pietro, commentando le affermazioni di Silvio Berlusconi alla Confartigianato.

  5. 9 Giugno 2010 a 14:54 | #5

    da L’Espresso, 9 giugno 2010
    Silvio blinda la legge bavaglio. Berlusconi annuncia: “Ora basta. Il testo è vincolante per il Pdl e non sarà più modificato”. Ecco quali sarannno gli effetti delle nuove norme. (Paolo Biondani)

    Il presidente del consiglio ha annunciato che il nuovo testo del disegno di legge contro le intercettazioni, approvato oggi dall’ufficio di presidenza del Pdl all’unanimità (con la sua sola astensione), «è vincolante per i nostri senatori e i nostri deputati». «Sono due anni che ci stiamo lavorando, ora basta: ci sono gli emendamenti studiati insieme, poi ci sarà l’ok del Senato e il testo non sarà più modificato alla Camera», ha detto il capo del governo, dopo aver nuovamente attaccato i magistrati, la Corte Costituzionale e la stampa (quella non di sua proprietà).
    A questo punto è molto probabile un doppio voto di fiducia per approvare la legge entro fine luglio. Pd e Idv hanno abbandonato per protesta i lavori della commissione giustizia. Massimo D’Alema parla di «istituzioni espropriate», Antonio Di Pietro chiama alla «resistenza contro un testo fascista che blocca l’informazione e impedisce le indagini», il sindacato dei giornalisti annuncia «una protesta senza precedenti». Ma per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, «la nuova formulazione non contrasta con gli impegni di lotta alla criminalità e difesa della legalità».
    Le modifiche decise oggi dai vertici del Pdl sono contenute in una serie di emendamenti presentati dal relatore Roberto Centaro. Alle 16.30 era fissata la discussione nell’aula del Senato, ma il presidente Renato Schifani ha rinviato il nuovo testo alla commissione giustizia. L’esame in Senato riprenderà domani alle 15.
    Ecco gli effetti delle nuove norme, secondo le prime anticipazioni.

    LIMITE DI 75 GIORNI E TRIBUNALE UNICO – Le intercettazioni devono essere autorizzate da un tribunale collegiale e non possono durare più di 75 giorni. Il pm può chiedere 72 ore di proroga solo in casi eccezionali. A decidere è sempre il tribunale distrettuale, che deve ricevere tutti gli atti dell’inchiesta. E’ vietato usare le registrazioni per provare reati diversi, anche se più gravi. L’associazione magistrati ha più volte denunciato che, con questi limiti , rischia di diventare impossibile scoprire i colpevoli di reati gravissimi come omicidi, rapine, estorsioni, usura, bancarotte milionarie e corruzioni. Con le nuove norme sarebbero ancora liberi, tra gli altri, i rapinatori killer che uccisero un poliziotto in via Imbonati a Milano e tutti gli indagati della cricca della Protezione civile. Berlusconi ha spiegato perché il suo governo ha deciso di privilegiare le ragioni della privacy con questa battuta: «Finora se avevi 15 fidanzate finivano tutte intercettate per un tempo indeterminato».

    MAFIA, TERRORISMO E MICROSPIE – I nuovi limiti non riguardano solo le intercettazioni telefoniche. Le forze di polizia non potranno più collocare microspie in nessun «luogo privato»: di regola si potranno video-registrare gli indagati solo nel posto e nel momento in cui stanno commettendo il reato. Quasi tutte le inchieste per mafia e terrorismo, finora, si fondavano su intercettazioni ambientali eseguite in case, uffici o auto, cioè nei luoghi dove i killer o i sospetti attentatori non pensano di essere ascoltati. Tutti i nuovi divieti si applicano anche ai reati collegati, come estorsioni, omicidi o traffici di rifiuti tossici, che finora permettevano di scoprire l’esistenza di organizzazioni mafiose.

    BAVAGLIO ALLA STAMPA – Anche i nuovi emendamenti prevedono il carcere per i giornalisti e multe draconiane per gli editori. I proprietari dei giornali rischiano di dover pagare fino a 375 mila euro per ogni notizia giudiziaria vera, rilevante penalmente e non più segreta: il testo infatti vieta di pubblicare non solo le intercettazioni, ma qualsiasi atto giudiziario fino alla fine delle indagini e dell’udienza preliminare. Per le intercettazioni penalmente irrilevanti, anche se di pubblico interesse, e destinate quindi alla cancellazione, la multa sale a 775 mila euro e per i cronisti sono previsti tre anni di galera. Con queste norme, l’opinione pubblica sarebbe stata informata con quattro anni di ritardo dello scandalo delle scalate bancarie del 2005, ad esempio, e non conoscerebbe ancora i motivi degli arresti dei protagonisti dell’affare Fastweb-Telecom, delle corruzioni in Puglia e Lombardia o delle maxi-evasioni fiscali all’estero. Il bavaglio alla stampa entrerà in vigore immediatamente, appena la nuova legge verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

    RIFORME RINVIATE – I nuovi emendamenti hanno per ora accantonato il comma salva-servizi, che prevedeva di allargare a dismisura il segreto di Stato opponibile dagli agenti segreti perfino davanti ai giudici antimafia o antiterrorismo, e la cosiddetta “modica quantità di pedofilia”, che vietava l’arresto per reati sessuali «di lieve entità» anche contro bambini o commessi in gruppo. In generale le intercettazioni già fatte restano valide, ma per il futuro i nuovi divieti si applicheranno anche alle indagini in corso.

  6. 1 Giugno 2010 a 15:15 | #6

    A.N.S.A., 1 giugno 2010
    Intercettazioni: Fini, ho dubbi su testo Senato. Norma transitoria e’ in contrasto con principio ragionevolezza. (Anna Laura Bussa)

    ROMA- Il ddl Intercettazioni torna all’ esame della commissione Giustizia del Senato. Ma non per essere rivisto nel suo complesso. Bensì perché vengano approfonditi, come sottolinea in Aula il presidente del Senato Renato Schifani, gli 11 emendamenti targati Pdl e Lega e gli oltre 50 sub-emendamenti messi a punto dall’opposizione. La decisione arriva dopo l’incardinamento in Aula del testo e la bocciatura delle questioni pregiudiziali e sospensive presentate dal centrosinistra. A chiedere il ritorno in commissione del provvedimento erano stati i presidenti dei gruppi parlamentari dell’opposizione Anna Finocchiaro (Pd), Giampiero D’Alia (Udc), Felice Belisario (Idv).
    Ed era nella facoltà del presidente del Senato accettare o meno tale istanza. Il centrosinistra chiedeva che l’intero testo venisse rimesso in discussione. Anche se, realisticamente, voleva che si modificasse quantomeno la norma transitoria: quella che, grazie ad uno degli 11 emendamenti, prevede l’applicabilità del ddl Intercettazioni ai processi in corso. A dire la verità si tratta della stessa norma che poche ore prima del rinvio era stata criticata ufficialmente dal presidente della Camera Gianfranco Fini (“Ho dubbi sul testo del Senato”) e che sembra risultare poco gradita anche al Colle.
    Così il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli non si sbilancia troppo quando dice che “senz’altro qualche miglioramento” sul punto “potrà essere introdotto”. “I nostri emendamenti – aggiunge – non sono mica la linea del Piave: qualche modifica potrà essere fatta”. Per capire esattamente in che modo la norma transitoria potrà essere “migliorata” si dovrà attendere domani mattina alle 8.30 quando tornerà a riunirsi la commissione Giustizia. L’intenzione, avverte Berselli, è quella di andare avanti fino alle 14 e se poi “non si farà in tempo”, si potrà anche proseguire martedì mattina.
    L’Aula del Senato infatti è stata riconvocata da Schifani martedì pomeriggio alle 16.30. Ma mentre il Pd con Anna Finocchiaro si rallegra per il fatto che Schifani abbia “rispettato l’impegno” preso con l’opposizione per far tornare l’esame degli 11 emendamenti in commissione, l’Udc annuncia ancora battaglia. E assicura, con D’Alia, che sarà “inutile” partecipare ai lavori della commissione visto che le cose “peggiori del ddl”, come la durata massima di 75 giorni per intercettare, non potranno essere rimesse in discussione. Tornando in commissione, avverte, “faremo solo il gioco del Pdl che vuole rimettere a punto il testo solo per evitare che venga modificato di nuovo in commissione visto che soprattutto la norma transitoria non risulta gradita ai finiani”.
    E “io, il complice di questa roba – prosegue D’Alia – non lo voglio fare”. Intanto in Aula un assaggio della battaglia che il centrosinistra intende ingaggiare sul ddl c’é stato. Tutti gli intervenuti, tra cui il responsabile Giustizia Idv Luigi Li Gotti e Gerardo D’Ambrosio (Pd), hanno “smontato” pezzo per pezzo il testo allungando di ore il dibattito. I senatori della maggioranza, pazienti, hanno ascoltato senza alcuna polemica, forse già consapevoli del rinvio e perché ‘addolciti’ dall’ idea del ponte del 2 giugno.
    La seduta d’Aula fissata per domani infatti è stata sconvocata e, a parte i componenti della commissione Giustizia, tutti gli altri senatori torneranno a Palazzo Madama non prima di martedì prossimo. I finiani intanto si incontreranno domani per decidere la strategia e al termine del vertice, secondo quanto si apprende, il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno incontrerà il legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini.

  7. 25 Maggio 2010 a 15:15 | #7

    IL DIRITTO VITALE DI ESSERE INFORMATI
    Quello che segue è il testo del documento comune concordato dai direttori delle maggiori testate italiane che ieri hanno preso parte all’incontro promosso dal sindacato dei giornalisti (Fnsi) sul ddl intercettazioni.

    I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione. Questo disegno di legge penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità – fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati. E’ un diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde – molto semplicemente – il dovere dei giornali di informare. La disciplina all’esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l’informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio.

    Ezio Mauro (La Repubblica), Ferruccio de Bortoli (Corriere della Sera), Vittorio Feltri (Il Giornale), Mario Calabresi (La Stampa), Peter Gomez (il Fatto Quotidiano), Gianni Riotta (Il Sole 24 Ore), Emilio Carelli (Sky Tg24), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Concita De Gregorio (L’Unità), Norma Rangeri (il Manifesto), Dino Greco (Liberazione), Antonio Lucaroni (AGI), Luigi Contu (Ansa), Gianfranco Astori (Asca), Stefano Menichini (Europa), Carmine Fotia (Il Romanista), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Andrea Covotta (in rappresentanza del direttore del Tg2 Mario Orfeo), Corradino Mineo (Rainews 24), Mario Sechi (Il Tempo), Stefano Del Re (La Nuova Sardegna), Stefano Cappellini (vice direttore de Il Riformista), Stefano Corradino (Articolo21), Gianfranco Marcelli (vice direttore di Avvenire), Altero Frigerio (Radio Articolo 1), Bianca Berlinguer (Tg3).

  8. 25 Maggio 2010 a 15:03 | #8

    A.N.S.A., 25 maggio 2010
    Ok in commissione al ddl intercettazioni. Il provvedimento passa all’aula del Senato.

    ROMA – Alle tre del mattino la commissione giustizia del Senato ha dato il via libera al ddl intercettazioni. L’opposizione protesta e annuncia battaglia per l’aula.
    Dopo una maratona durata circa sei ore il testo che, per ora, impedisce ai cronisti di pubblicare ogni atto di indagine e rende ”molto piu’ complessa” la procedura per autorizzare le intercettazioni, passa tra mille proteste dell’opposizione nonostante una sensibile marcia indietro da parte del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che a inizio seduta annuncia la possibilita’ di tornare al testo licenziato da Montecitorio. Il Guardasigilli prende anche, per alcuni versi, le distanze da cio’ che e’ stato approvato fino a quel momento in commissione giustizia. ”Vorrei ricordare – sottolinea il numero uno di largo Arenula – che il governo ha presentato solo un emendamento per trasformare gli ‘evidenti indizi di colpevolezza’ in ‘gravi indizi di reato’. Il resto e’ stata un’iniziativa di singoli parlamentari”. La presa di distanza piace poco agli esponenti della maggioranza che si sono esposti in prima persona per inasprire ulteriormente il testo. Il relatore, Roberto Centaro, infatti, non esce per tutta la sera dall’aula della commissione e rifiuta di parlare con i giornalisti. L’opposizione ha proseguito per tutta la seduta con il suo ostruzionismo e c’e’ stata anche un’iniziativa piuttosto singolare da parte del senatore del Pd, Stefano Ceccanti, che ha raccontato minuto per minuto la seduta della commissione su facebook. Sono stati approvati solo due emendamenti dell’opposizione: uno di Luigi Li Gotti (Idv) e un altro di Felice Casson (Pd). Il primo per prevedere l’intercettabilita’ anche del reato di stalking, il secondo per stabilire un’azione disciplinare per il pm che non opera da subito una selezione tra gli atti processuali da considerare estranei alle indagini o relativi a fatti personali di terze persone e quelli, invece, inerenti al processo.

  9. 25 Maggio 2010 a 15:03 | #9

    A.N.S.A., 25 maggio 2010
    Scalfaro: la Consulta boccerà la norma. “Non si può abolire il diritto del cittadino di sapere”.

    ROMA- La legge sulle intercettazioni è “ampiamente incostituzionale nell’attuale formulazione” prima di tutto perché “lede i diritti del cittadino proclamati all’articolo 21 della Costituzione”. Lo afferma in una intervista a Repubblica il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, secondo il quale è giusto “non mettere in piazza nomi di persone che non c’entrano nulla”, ma “non si può per questo pensare di ridurre o sopprimere sia il diritto del cittadino di sapere, sia il dovere della giustizia di dare sicurezza ai cittadini nella costante ricerca di chi agisce contro la legge”. Per Scalfaro va studiato il modo “di assicurare la certezza del segreto” per proteggere la privacy dei cittadini, ma “imboccare la strada di imbavagliare la libertà di informazione e di impedire il lavoro della magistratura non è accettabile”. E’ stata “sorprendente”, prosegue, la critica alla “libertà di stampa” avanzata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, come primo commento “quando è scoppiato” il ‘caso Scajola’. L’ex Capo dello Stato sottolinea che “la questione morale è primaria” a partire dal fatto che “quando un cittadino investito di autorità pubblica abusa dei suoi poteri deve restituire il maltolto e non può più avere responsabilità pubbliche”. E’ “assurda – aggiunge – l’ipotesi di sospendere chi ha sbagliato per un tempo di due, tre o cinque anni”.

  10. Claudia
    23 Maggio 2010 a 20:41 | #10

    Firmato. Anche se forse sarebbe più efficace un calcio nel sedere, il loro sedere.

  11. 23 Maggio 2010 a 19:14 | #11

    da Tiscali Notizie, 23 maggio 2010
    Intercettazioni, antimafia e costituzionalisti contro la leggeNon si placano le polemiche sulla legge che dovrebbe regolamentare le intercettazioni telefoniche. Alla protesta partecipano i magistrati antimafia e i costituzionalisti mentre Brunetta auspica un sistema come quello americano.

    Messineo: a rischio le indagini di mafia -”Teoricamente il disegno di legge sulle intercettazioni non riguarda indagini antimafia ma ne restringe l’utilizzo nelle inchieste ordinarie; spesso però le indagini antimafia prendono spunto da inchieste ordinarie, per cui restringendo le intercettazioni su quest’ultime si rischia di intervenire anche sulle indagine stesse”.
    Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo, a margine delle celebrazioni in corso nell’aula bunker del carcere Ucciardone per il 18/o anniversario della strage di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta della polizia di Stato. Messineo riconosce che “c’é un interesse a proteggere la privacy, ma tocca al potere legislativo cercare la formula giusta per bilanciare questo interesse con la necessità di fare le indagini nel modo migliore”
    Il presidente della Corte costituzionale: colpisce la democrazia – “Gli abusi vanno combattuti stabilendo le opportune garanzie. Alcune di quelle che qui si vorrebbero introdurre mi paiono però tali da ostacolare irragionevolmente le indagini”. E’ quanto afferma in merito al ddl sulle intercettazioni il presidente dei costituzionalisti ed ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida che ricorda: “Tutti i reati devono essere perseguiti e le intercettazioni devono essere impiegate ogni volta che è necessario”.
    Intervistato da Repubblica, Onida spiega che il ddl sulle intercettazioni mette “in gioco un altro diritto costituzionalmente protetto, quello di informare ed essere informati”. “E’ incostituzionale – afferma – prevedere un divieto di pubblicazione di notizie e di atti non più coperti da segreto. Se una notizia non è più coperta da alcun segreto ed è di interesse pubblico deve poter essere pubblicata”. “Naturalmente – aggiunge Onida – è necessario, per non ledere altri diritti, rispettare i limiti consueti”, come la veridicità, l’interesse pubblico e la continenza “ma il diritto di cercare, diffondere e ricevere le informazioni è fondamentale”.
    Brunetta: auspico un sistema come quello americano – “Mi piacerebbe che in Italia ci fosse lo stesso rigore nell’uso delle intercettazioni che c’é negli Stati Uniti. Ma non c’é. Negli Usa le intercettazioni si fanno per colpire la criminalità ma chi sgarra paga e paga carissimo. E negli Stati Uniti non c’é lo stesso malcostume che c’é in Italia di avere le intercettazioni o gli interrogatori della magistratura sui giornali il giorno dopo”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta nella trasmissione radiofonica ‘Brunetta della domenica’ su Rtl.
    Richiamando l’affermazione del sottosegretario americano alla giustizia Lanny Breuer secondo cui le intercettazioni sono essenziali per le indagini, Brunetta ha affermato che direbbe a Breuer “benissimo, applichiamo le stesse regole americane o le stesse regole inglesi e il problema sarebbe risolto”.
    Sulle intercettazioni “quello che ha fatto il governo e si sta facendo in Parlamento è cercare di evitare la macelleria che i giornali hanno fatto e che certa parte della magistratura ha fatto, evidentemente, perché qualcuno deve aver collaborato con i giornali rispetto alla fuga delle notizie”. Le intercettazioni, secondo Brunetta, sono “uno degli strumenti più importanti nelle indagini” e “quando ci sono due diritti potenzialmente in conflitto ci devono essere le leggi a stabilire i limiti fra uno e l’altro”.
    Secondo Brunetta, “la magistratura o le forze di polizia, eccependo l’uso delle loro indagini contro la criminalità, non possono penetrare nella vita di tutti noi senza nessun controllo. La legge c’é già ma viene brutalmente disattesa. Le intercettazioni durano all’infinito, si pubblica tutto di tutti, anche quando non ci sono reati, si pubblicano a strascico fasci di intercettazioni, perché si intercetta gettando la rete e vedendo quello che può venir su e si pubblica tutto. Questo – ha sottolineato – non è a favore delle indagini perché coprono le intercettazioni fondamentali, quelle contro la criminalità. Facciamo che non ci siano fughe di notizie, o interrogatori coperti dal segreto istruttorio fatti il giorno prima e che escono il giorno dopo sui giornali”.

I commenti sono chiusi.