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Calamità “innaturale” di Capoterra, autunno 2008: 11 indagati.

alluvione, Capoterra, 2008

alluvione, Capoterra, 2008

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, coadiuvata dal nucleo investigativo del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ha chiuso le indagini sulla calamità innaturale dell’autunno 2008 nel territorio comunale di Capoterra: indagate 11 persone, fra cui il sindaco Giorgio Marongiu, funzionari tecnici del Genio civile (Sergio Virgilio Cocciu, Raffaella Serra, Antonio Deplano, Giambattista Novella), della Protezione civile (Sergio Carrus) e del Comune di Capoterra (Italo Deiana), l’allora presidente (Giovanni Calvisi) e responsabile della sicurezza (Giampaolo Cilloccu) della Cooperativa Poggio dei Pini, un impresario (Ettore Corongiu) e un progettista (Enrico Montaldo).

Se verranno individuate responsabilità non coperte da prescrizione, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, da molti anni impegnate contro le dissennate opere di trasformazione del territorio che comportano nuovo dissesto idrogeologico, presenteranno istanza di costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale.  

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

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da Il Sardegna, 25 maggio 2010

“Alluvione, morti di negligenza”. L’inchiesta.  La procura conclude le indagini sul disastro del 22 ottobre 2008: l’ipotesi è di omicidio colposo. Il sindaco tra gli undici indagati.Accuse a Marongiu per non aver chiuso le strade e a Calvisi, capo della coop di Poggio. Elena Laudante
Le strade avrebbero dovuto essere impercorribili, dopo l’allerta meteo proveniente da Roma. Invece erano aperte. I corsi d’acqua, monitorati dalla Forestale, ma questi non erano stati nemmeno avvisati. Un ponte – quello sulla 195 – non doveva nemmeno esistere, e invece ci crollò divorata dall’onda in piena una maestra, Annarita Lepori. Senza gli errori dell’uomo l’alluvione del 22 ottobre 2008 forse non avrebbe causato quattro morti. Sono le conclusioni della procura e del Nucleo investigativo della Forestale, che hanno chiuso le indagini sull’alluvione su 11 persone, tra cui il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu, sotto accusa per omicidio colposo, inondazione e omissione in atti d’ufficio. E poi Sergio Virgilio Cocciu, progettista e direttore dei lavori, Raffaella Serra, Antonio Deplano, tutti del Genio civile, Giampaolo Cillocu, responsabile della sicurezza della Cooperativa “Poggio dei pini”, Giovanni Calvisi, presidente della coop, Sergio Carrus, funzionario della Protezione civile: sono indagati per la morte di Antonello Porcu e Licia Zucca, travolti dall’onda del Rio San Girolamo mentre cercavano di salvarsi percorrendo la strada tra “Pauliara” e “Sa Birdiera”, a valle dell’invaso laghetto artificiale di Poggio, quel ponte perpendicolare al canale di scolo realizzato in maniera difforme rispetto al Piano Urbanistico generale. Quel tratto di strada è stato ricostruito allo stesso modo nonostante nell’alluvione del ’99 fosse crollato in maniera identica. Il ponte ha fatto da diga e ha bloccato il deflusso delle acque nel rio San Girolamo. L’ingegnere Cillocu e Calvisi non hanno dotato il laghetto artificiale da loro gestito di un sistema di allarme e non hanno vigilato sul livello delle acque. Al sindaco i pm Daniele Caria e Guido Pani addebitano la mancata chiusura delle strade dopo l’allarme meteo diramato dalla Protezione civile via fax e con sms, trasmessi la sera prima del nubifragio. E nonostante il suo Comune fosse colpito da eventi simili da almeno 25 anni. Carrus era in turno quel 21 ottobre 2008. Avrebbe dovuto trasmettere l’allarme anche alla Forestale di Capoterra che avrebbe dovuto monitorare il livello dei corsi d’acqua e garantire quel controllo che è mancato.

alluvione Poggio dei Pini, Capoterra, 2008

alluvione Poggio dei Pini, Capoterra, 2008

Due comportamenti, quelli di Marongiu e Carrus, che hanno consentito di lasciare incautamente aperte le vie di comunicazione, dove automobilisti ignari sarebbero passati di lì a qualche ora, come Porcu, l’ingegnere della Asl che cercava di portare in salvo la suocera Licia Zucca. Per la morte di Annarita Lepori, trascinata dall’onda del Rio San Girolamo mentre era in auto sulla 195, le presunte responsabilità sono attribuite sette persone: oltre al sindaco Marongiu, a Carrus e a Cocciu, sono indagati Giambattista Novella, responsabile del settore Opere idrauliche del Genio, che aveva rilasciato un’autorizzazione di sistemazione di Rio San Girolamo, che aveva ricevuto il parere positivo da sindaco e dal responsabile dei lavori pubblici del Comune, Italo Deiana: avrebbero realizzato il ponte al chilometro 12 della 195 sul Rio, ponte che secondo il Piano di assetto idrogeologico andava addirittura demolito: era una zona di massimo rischio con possibilità di perdite di vite umane. Sotto inchiesta anche Ettore Corongiu, amministratore della Edicor, Enrico Montaldo, direttore dei lavori. Tutti tranne Carrus sono accusati anche per la morte dell’anziana Speranza Sollai, travolta nel suo letto, e del reato di inondazione. 

 

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da La Nuova Sardegna, 25 maggio 2010

Il pm: 11 indagati a giudizio per l’alluvione. Tra i capi d’imputazione contestati anche il disastro colposo e l’omicidio colposo plurimo. Il 22 ottobre del 2008 tra le 8 e le 9 del mattino morirono 4 persone. Giuseppe Centore

CAGLIARI. A distanza di sedici mesi dalla tragedia di Capoterra, quando quattro persone morirono nell’alluvione che il 22 ottobre del 2008 sconvolse il cagliaritano, c’è un primo punto fermo. La Procura della Repubblica ha emesso l’avviso di chiusura indagini per undici persone, alle quali contemporaneamente sono stati inviati i relativi avvisi, con la richiesta di rinvio a giudizio. Gli atti sono stati notificati al legale d’ufficio degli indagati, Leonardo Pruna.
 La complicatissima inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani e condotta dal nucleo ispettivo del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione, ha ricostruito responsabilità, omissioni e negligenze di tecnici e responsabili di diverse amministrazioni e anche di alcuni privati, incaricati di eseguire e progettare ponti e strade a dir poco inadeguati. Le accuse formulate dai pm sono diverse a seconda del profilo e delle competenze di ciascuno degli indagati. Andranno al vaglio del giudice per le udienze preliminari, che deciderà se rinviare a giudizio o prosciogliere gli indagati. I capi di imputazione vanno dal disastro colposo all’omicidio colposo plurimo, passando per l’omissione di atti d’ufficio.
 A finire sotto inchiesta, in una prima tranche dell’inchiesta, che però essere seguita da nuovi filoni di indagine, sono undici persone. Si tratta di Virgilio Sergio Cocciu, Raffaela Serra, Gianbattista Novella e Antonio Deplano, tutti dirigenti del Genio Civile, Giampaolo Cillocu e Giovanni Calvisi rispettivamente responsabile sicurezza e presidente della cooperativa Poggio dei Pini, Giorgio Marongiu, sindaco di Capoterra, Sergio Carrus, funzionario reperibile della Protezione Civile, Italo Deiana, all’epoca dei fatti ingegnere del Comune di Capoterra, Enrico Montaldo, ingegnere e progettista di lavori sotto osservazione degli investigatori, Ettore Corongiu, titolare di una impresa di costruzioni.  La mattina del 22 ottobre, tra le otto e le nove, quattro persone morirono per una alluvione che doveva essere evitata e poteva essere prevista. Sulla 195 trovò la morte Anna Rita Lepori insegnante di Iglesias della scuola alberghiera di Pula. Su quel maledetto ponticello realizzato a pochi metri e sotto la diga dagli argini di terra di Poggio dei Pini, vennero travolti Antonello Porcu ingegnere della Asl e la suocera Licia Zucca. A San Girolamo nel seminterrato di una villetta invasa dall’acqua morì Speranza Sollai, 85enne disabile. Gli inquirenti, supportati dal lavoro del nucleo ispettivo del Corpo Forestale, ritengono che per la storia idrogeologica di Capoterra e per le eccezionali condizioni meteo di quella mattina si poteva mettere in atto un piano di Protezione civile, che avrebbe allertato la popolazione e forse salvato quelle vite.

alluvione, Rio S. Girolamo, Capoterra, 2008

alluvione, Rio S. Girolamo, Capoterra, 2008

Gli errori, le omissioni, le colpe gravi compiute dagli indagati avrebbero invece creato, nel corso degli anni, un insieme di concause che hanno reso automatica l’alluvione. Occhi puntati soprattutto sulla diga, neppure classificata dal piano di assetto idrogeologico, e sul ponticello realizzato sotto la struttura. Attenzione anche alla strada che un tempo costeggiava e adesso ancora si intravvede lungo il rio San Girolamo, una arteria sino a quella maledetta mattina, quando venne giù la montagna, percorsa da centinaia di auto, confinante con l’argine del fiume e anche essa sotto la diga. Strada e ponte dovevano stare da ben altra parte ma una variante al progetto firmata dal comune di Capoterra nel 1979 approvò la sua realizzazione. Le due precedenti “piccole” alluvioni del 1999 e del 2004 non fecero scattare alcun campanello d’allarme. E come non mettere sotto osservazione la realizzazione del del centro sportivo della cooperativa Poggio dei Pini: lo hanno realizzato quasi nell’alveo del fiume e non a caso in quel disastro hanno trovato il corpo di Porcu. Infine i ponti realizzati seguendo le indicazioni del Genio Civile e ricostruiti nello stesso punto anche dopo i danni provocati dall’alluvione del 1999. Opere pubbliche che non dovevano essere realizzate in quel modo. Opere che si portano appresso firme e autorizzazioni.

 (foto da www.protezionecivile.it)

  1. 7 Gennaio 2011 a 14:19 | #1

    da La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2011
    Secondo l’accusa la sciagura che provocò quattro morti poteva essere evitata.
    Alluvione: a giudizio in dieci Pronta la richiesta della Procura. Coinvolti i vertici dell’Anas regionale e il sindaco Marongiu. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I termini per il deposito di nuovi atti e memorie sono scaduti, per l’alluvione mortale di Capoterra sta per partire la richiesta di rinvio a giudizio cha salvo clamorosi colpi di scena riguarderà dieci indagati, compresi i vertici regionali dell’Anas.
    Acquisita agli atti del procedimento penale l’ampia relazione finale sulle cause e sull’evoluzione della sciagura elaborata dalle parti civili – tutelate dagli avvocati Carlo Monaldi e Mario Maffei – il lavoro dei pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani è ormai concluso. Nei prossimi giorni, probabilmente prima della fine di gennaio, verrà depositata la richiesta di rinvio a giudizio, poi il giudice fisserà la data dell’udienza preliminare. Indagati per concorso in omicidio colposo per aver trascurato le prescrizioni contenute nel Pai, il piano di assetto idrogeologico, sono il capo dipartimento dell’Anas Bruno Brunelletti e il dirigente della viabilità regionale Giorgio Carboni. Stando alle accuse nel periodo tra l’11 e il 15 marzo 2007 l’uno e dal 16 marzo ad oggi l’altro, avrebbero dovuto demolire il ponte sul rio San Girolamo al chilometro 12,5 della statale 195, indicato nel documento come zona di massimo rischio anche con possibilità di perdite di vite umane. Una possibilità che il 22 ottobre di due anni fa si è verificata, quando l’onda d’acqua e fango arrivata da Poggio dei Pini ha travolto l’insegnante Annarita Lepori mentre passava in auto su quel tratto di strada. Il ponte andava demolito, l’Anas – secondo la ricostruzione dei fatti elaborata dai due magistrati in base alle indagini del nucleo investigativo del Corpo Forestale – ha omesso di farlo.
    Il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu è indagato per omicidio colposo e rifiuto di atti d’ufficio ma la Procura non gli contesta più l’addebito legato all’inadeguatezza delle opere realizzate dal comune di Capoterra sull’alveo del rio San Girolamo, epicentro e causa del disastro. Con Brunelletti, Carboni e Marongiu dovrebbero andare davanti al giudice Virgilio Sergio Cocciu, Raffaela Serra, Gianbattista Novella e Antonio Deplano, tutti dirigenti del Genio Civile, Giampaolo Cillocu e Giovanni Calvisi rispettivamente responsabile sicurezza e presidente della cooperativa Poggio dei Pini, e Sergio Carrus, funzionario quel giorno reperibile della protezione civile.
    E’ caduta nel corso della fase preliminare del procedimento l’istanza di incidente probatorio avanzata dall’avvocato Patrizio Rovelli, difensore del sindaco Marongiu: il legale aveva chiesto al gip di accertare probatorio sull’origine, la prevedibilità e l’evoluzione dell’alluvione del 22 ottobre, sulle cui cause hanno depositato un’ampia relazione tecnica gli avvocati di parte civile Carlo Monaldi e Mario Maffei. Rovelli aveva sollecitato una serie di perizie sugli effetti provocati nell’alveo del rio San Girolamo dalle opere realizzate dal comune e autorizzate dal Genio civile. Ma nel corso dell’inchiesta è stata rivista l’imputazione che riguarda Marongiu e l’accertamento è diventato superfluo.
    La mattina del 22 ottobre 2008 tra le otto e le nove del mattino quattro persone morirono per un’alluvione spaventosa che secondo la Procura poteva essere prevista. Soprattutto – stando alle accuse – le conseguenze sarebbero state evitabili. Per la Procura mancavano sistemi di allarme, non sono stati affrontati i rischi con i provvedimenti dovuti, è stato trascurato un adeguato monitoraggio del lago grande, da cui è partita l’onda di piena destinata a travolgere il rione di San Girolamo e poi Frutti d’Oro.
    Intanto sono in partenza i lavori per rendere più sicuro il rio San Girolamo, mentre quelli per il ponte di Poggio dei Pini sono stati appaltati. Ma a quasi due anni e mezzo dal disastro, la maggior parte degli interventi per il ripristino di servizi, strade, strutture di sicurezza sui laghi di Poggio dei Pini sono ancora molto lontani dalla conclusione. Per una volta la giustizia sembra aver marciato a velocità maggiore rispetto all’apparato amministrativo che sovrintende ai lavori.

  2. 12 Novembre 2010 a 15:49 | #2

    da La Nuova Sardegna, 12 novembre 2010
    Alluvione di Capoterra, sotto accusa i vertici dell’Anas.
    I vertici dell’Anas finiscono sotto inchiesta per l’alluvione di Capoterra che costò la vita a 4 persone. Bruno Brunelletti e Giorgio Carboni avrebbero dovuto far demolire il ponte San Girolamo indicato come pericoloso per la popolazione. Escono dall’inchiesta due tecnici e il sindaco del paese. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Nell’inchiesta sull’alluvione di Capoterra la Procura alza il tiro: ora sono indagati per concorso in omicidio colposo anche i massimi dirigenti in Sardegna dell’Anas, accusati di aver trascurato le prescrizioni contenute nel Pai, il piano di assetto idrogeologico.
    Secondo i pm Daniele Caria e Guido Pani il capo dipartimento Bruno Brunelletti e il dirigente della viabilità regionale Giorgio Carboni nel periodo tra l’11 e il 15 marzo 2007 l’uno e dal 16 marzo ad oggi l’altro, avrebbero dovuto demolire il ponte sul rio San Girolamo al chilometro 12,5 della statale 195, indicato nel documento come zona di massimo rischio anche con possibilità di perdite di vite umane.
    Una possibilità che il 22 ottobre di due anni fa si è verificata, quando l’onda d’acqua e fango arrivata da Poggio dei Pini ha travolto l’insegnante Annarita Lepori mentre passava in auto su quel tratto di strada. Il ponte andava demolito, l’Anas non l’ha fatto. L’inchiesta è chiusa, ma i due magistrati hanno deciso di modificare e integrare il capo d’imputazione con i nomi dei due dirigenti statali, mentre è destinata all’archiviazione la posizione del responsabile dei lavori pubblici di Capoterra Italo Deiana, dell’amministratore e del coprogettista della società Edicor Ettore Corongiu ed Enrico Montaldo, indagati fino a pochi giorni fa con la stessa accusa per aver realizzato il ponte in muratura sulla 195 in difformità dal progetto.
    Nella fase finale dell’inchiesta i due tecnici hanno chiarito ogni aspetto del loro operato e sono usciti indenni dal procedimento penale. Alleggerite anche le accuse nei confronti del sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu: resta indagato per omicidio colposo e rifiuto di atti d’ufficio ma la Procura non gli contesta più l’addebito legato all’inadeguatezza delle opere realizzate dal comune di Capoterra sull’alveo del rio San Girolamo, epicentro e causa del disastro. Ed è proprio a questa decisione che la Procura lega il parere negativo opposto all’istanza del difensore del sindaco, l’avvocato Patrizio Rovelli, che ha chiesto al gip un incidente probatorio sull’origine, la prevedibilità e l’evoluzione dell’alluvione del 22 ottobre, sulle cui cause hanno depositato un’ampia relazione tecnica gli avvocati di parte civile Carlo Monaldi e Mario Maffei.
    Rovelli ha chiesto al giudice di disporre una serie di perizie sugli effetti provocati nell’alveo del rio San Girolamo dalle opere realizzate dal comune e autorizzate dal Genio civile. Il giudice si esprimerà sull’istanza, mentre la Procura dovrebbe notificare di qui a qualche giorno agli indagati la richiesta di rinvio a giudizio.
    Con Brunelletti, Carboni e Marongiu dovrebbero andare davanti al giudice Virgilio Sergio Cocciu, Raffaela Serra, Gianbattista Novella e Antonio Deplano, tutti dirigenti del Genio Civile, Giampaolo Cillocu e Giovanni Calvisi rispettivamente responsabile sicurezza e presidente della cooperativa Poggio dei Pini, e Sergio Carrus, funzionario quel giorno reperibile della protezione civile.
    La mattina del 22 ottobre 2008 tra le otto e le nove del mattino quattro persone morirono per un’alluvione che secondo la Procura poteva essere prevista e forse evitata.

  1. 5 Novembre 2011 a 15:15 | #1
  2. 26 Ottobre 2011 a 20:08 | #2
Codice di sicurezza: