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Parchi naturali, una grande risorsa per l’Italia.

Aree naturali protette in Italia

Aree naturali protette in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre in Sardegna s’è fatto e si fa di tutto per affossare la politica delle aree protette (resistono con alterne fortune i parchi nazionali dell’Arcipelago della Maddalena e dell’Asinara, le aree marine protette e i parchi naturali regionali di Molentargius-Saline e di Porto Conte), nel resto d’Italia producono tutela ambientale e crescita economico-sociale.   Qualche dato.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 Lottizzazione abusiva di case pseudo-mobili.da Tiscali Notizie, 25 maggio 2010

Parchi, quelli italiani generano annualmente un fatturato di 2 miliardi di euro.

I parchi nazionali e le aree naturali d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86mila posti di lavoro (4mila diretti, 17mila per servizi, 65mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno. Questo lo stato dell’arte sulle aree protette del nostro Paese, considerato lo scrigno della natura e leader in Europa per patrimonio di biodiversità, a 101 anni di distanza dall’istituzione del primo parco in Svezia, si celebra la Giornata europea dei parchi.

In otto anni c’è stato un aumento di 95 aree protette, passando da 772 a 867, con una superficie tutelata che supera il 10% del territorio nazionale. Da ultimo, il patrimonio nazionale naturale si è arricchito di altre 4 aree marine che hanno concluso gli iter autorizzativi: le Secche della Melora in Toscana, una sul litorale abruzzese, poi Costa degli Infreschi e della Masseta, e Santa Maria di Castellabate, entrambe nel Cilento. E subito altre 10 sono candidate, tra cui costa del Piceno, isola di Gallinara, arcipelago Toscano, costa del monte Conero, penisola Salentina, Pantani di Vendicari e costa di Maratea. Mentre per 5 parchi nazionali è prevista l’istituzione: Costa Teatina, isola di Pantelleria, Egadi e litorale trapanese, Eolie, Iblei.Ma chi ha davvero paura del "lupo cattivo" ?

Il settore del turismo naturalistico, nonostante la crisi, ha continuato a crescere: nel 2008 le presenze negli esercizi delle aree protette sono aumentate dell’1,79%, mentre il fatturato del comparto (oltre 9 miliardi di euro) è pari a circa il 9% del fatturato nazionale complessivo del settore turistico con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 3%. In Italia “le aree protette sono strettamente integrate all’insediamento e all’attività umana”: nelle aree dei parchi nazionali si possono contare circa 1.700 centri storici, per una popolazione stimata in 901.495 abitanti, mentre il numero dei residenti in tutti i parchi italiani è di quasi 4,5 milioni e il 33% dei comuni italiani ha nel proprio territorio un parco, percentuale che sale al 68% con i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti.

I boschi tutelati dai parchi italiani valgono, soltanto per la riduzione di gas serra, quasi 600 milioni di dollari. Mentre il valore di un metro quadro di prateria di posidonia (oceanica) è di 2.244 euro all’anno in base alla produzione di ossigeno, assorbimento di carbonio e protezione delle coste dall’erosione.

 (foto da www.parks.it, S.D., archivio GrIG)

  1. Juri
    8 Ottobre 2010 a 15:51 | #1

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/10/07/news/bonanini_spostate_l_inchiesta_a_torino-7809639/

    Bonanini: “Incompatibilità
    Spostate l’inchiesta a Torino”
    Lettera ai giudici: “Ho calunniato il procuratore capo Scirocco”.
    Il commercialista del Comune “Volevano coinvolgermi nei loro affari”
    dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI

    LA SPEZIA – Il Faraone non vuole essere giudicato dai magistrati spezzini. E allora ricorre in Cassazione con una lettera di suo pugno. Ammette di aver straparlato in passato, quando con i complici tirava in ballo la sua amicizia con il procuratore Massimo Scirocco. E chiede che le carte processuali vengano trasferite altrove. A Torino. C’è incompatibilità, sostiene Franco Bonanini. Perché nel corso delle indagini è emerso un evidente reato ai danni di un giudice della Spezia, e quel reato l’ha commesso lui. A questo punto i colleghi del calunniato, però, non possono più continuare a gestire il fascicolo.

    “Lo dice la legge. Ho calunniato il procuratore Scirocco – spiega in sostanza l’ex presidente del Parco -, raccontando che mi aveva suggerito di inviare alcuni esposti anonimi contro gli investigatori. Tutto falso, me l’ero sognato”. Ma c’è comunque un reato, ripete il Faraone. “E per competenza territoriale, il fascicolo deve passare ad un altro tribunale”.

    La procura spezzina ha già risposto durante l’inchiesta e in particolare nell’ordinanza di custodia cautelare. Faceva parte della personalità di Bonanini, valutano i giudici, infarcire i discorsi di varie millanterie. Tirava in ballo il ministro Brunetta, Prodi, Luigi Grillo. Politici ma anche giornalisti importanti. Tutti amici che erano pronti a correre al suo fianco, giurava tanto per darsi importanza.

    Anche Massimo Scirocco, il procuratore: che gli avrebbe suggerito di mandare degli esposti anonimi contro gli uomini della polizia giudiziaria che indagavano su di lui, ma avendo l’accortezza di infilare dei guanti di lattice per non lasciare impronte. I pm Luca Monteverde e Tiziana Lottini hanno definito “improbabili” le “vanterie” di Bonanini. Come dire: non c’è nessun reato perché sulle fantomatiche amicizie la sparava sempre grossa. Scirocco, 70 anni, va ufficialmente in pensione oggi, ma ha già lasciato da tempo l’ufficio della Spezia.

    La Cassazione ha trenta giorni di tempo per decidere. “Non è una scelta di sfiducia nei confronti della procura spezzina”, precisa Marco Corini, avvocato di Bonanini. “E’ solo per garantire la serenità dell’ambiente”.

    Nel frattempo gli inquirenti tirano avanti e raccolgono nuovi elementi di prova. Ieri mattina con l’interrogatorio di Roberto Dell’Omodarme, commercialista e revisore dei conti del Comune di Riomaggiore, hanno chiuso la seconda fase delle indagini. Il professionista ha ammesso di essere stato consapevole del tentativo di truffa della banda che faceva capo a Bonanini. Ma giura di essersene tenuto alla larga. “Un giorno mi ha chiamato il geometra Tarabugi, ha cominciato a spiegarmi le cose”, ha raccontato al gip Diana Brusacà. Le cose. I falsi, i trucchi per intascare i finanziamenti europei e aggiustare le pratiche edilizie abusive. “Ma siete matti? Io certe cose non le faccio!, gli ho risposto. E non ne ho più saputo nulla”.

    (07 ottobre 2010)

  2. Juri
    5 Ottobre 2010 a 12:43 | #2

    Il presidente di Legambiente forse dovrebbe rivedere le sue certezze, a cominciare dalle fantasiose declamazioni a sostegno dell’eolico selvaggio, visto che ancora una volta i fatti si incaricano di smentirlo platealmente.
    Bisogna ovviamente aspettare l’esito dell’iter giudiziario, ma già da ora è chiaro, viste le numerose e concordanti confessioni dei co-imputati, che falsificazioni, prepotenze e abusi erano prassi comune nelle Cinque Terre.

    “A lui si deve, in questi ultimi quindici anni, il rilancio delle Cinque terre, che da realta’ marginale e destinata al degrado sono diventate luogo d’eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Siamo certi, pertanto, che Franco sapra’ dimostrare la sua totale estraneita’ ai fatti contestati”. E’ questo il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza all’arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, per reati contro la pubblica amministrazione.”

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/10/05/news/bonanini_ai_domiciliari_ma_in_ospedale-7729533/

    Bonanini esce dal carcere
    domiciliari ma in ospedale
    L’ex presidente del Parco delle Cinque Terre lascia la prigione di Pisa per il reparto ematologia di La Spezia.
    L’architetto Vestito sentita per 5 ore: conferme al nuovo filone dei fondi per le coste
    dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI

    LA SPEZIA – Franco Bonanini sette giorni dopo lascia il carcere di Pisa. Ma non torna a casa. E’ stato trasferito agli arresti domiciliari presso il reparto ematologia dell’ospedale Fellettino di La Spezia. Di lui si occuperà il primario e suo medico personale, Stefania Artioli. L’avvocato Marco Corini polemizza con i giudici e promette di appellarsi per “questioni di legittimità”: “Bonanini non ha bisogno di un luogo di cura”, spiega. “E’ immunodepresso.

    Non doveva rimanere in un ambiente come la prigione, dove è più facile prendersi un’infezione. Ma non c’era motivo per non rimandarlo a casa”. Nello stesso momento in cui il Faraone lasciava la galera, l’architetto Laura Vestito aggiungeva nuovi elementi all’inchiesta. Che mettono ulteriormente nei guai l’ex presidente del Parco delle Cinque Terre. Dall’interrogatorio infinito – cinque ore e mezza davanti ai pm Luca Monteverde e Tiziana Lottini – è arrivata ieri sera la conferma che c’è una nuova truffa nel mirino degli inquirenti. Quei novecentomila euro per il “piano della costa” rappresentano un bel po’ di denaro incassato (seicentomila liquidati a suo tempo) senza che siano state realizzate le opere a mare promesse.

    Sono soldi che potrebbero costare presto l’accusa di malversazione ai danni dello Stato e abuso d’ufficio.

    L’archietto Vestito avrebbe anche ricordato la gestione dispotica di Bonanini, che ordinava di mettere i bastoni tra le ruote – ostacolando la concessione delle licenze – agli avversari politici di Riomaggiore.

    Ma soprattutto l’indagata avrebbe parlato di nuovi falsi pubblici realizzati dal Faraone per sanare abusi edilizi riconducibili alle sue proprietà. Ieri mattina i giudici avevano interrogato Luca Natale, addetto alla segreteria e portavoce di Bonanini per il Parco: si sarebbe difeso sostenendo di non essere mai stato coinvolto in alcun falso, e di non essersi reso conto dei presunti imbrogli orditi dal Faraone e i suoi collaboratori. Lino Gogioso, assessore con delega al bilancio, ha invece ammesso: era presente quando venivano commessi i falsi.

    E non sa che fine abbiano fatto i 328.000 euro arrivati nel 2006. Stamani in procura a La Spezia riprendono gli interrogatori: l’appuntamento è prima con il commercialista Umberto Paganini, consulente esterno del Parco e del Comune di Riomaggiore e poi con il collega Roberto Dell’Omodarme, che era revisore dei conti del Comune. Nel pomeriggio toccherà a Francesco Costa, imprenditore di Beverino a sua volta indagato.

    (05 ottobre 2010)

  3. Juri
    2 Ottobre 2010 a 22:44 | #3

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/10/01/news/cinque_terre_prime_confessioni-7621842/

    Cinque Terre, prime confessioni
    Commissariato il Parco
    Un’impiegata comunale pentita parla delle pratiche illegali e spiega: “Così da anni. Per il presidente mi sarei gettata nel fuoco”.”Bonanini ci ordinava di falsificare le carte”
    dal nostro inviato MASSIMO CALANDRI
    Franco Bonanini
    LA SPEZIA – “Per Bonanini mi sarei gettata nel fuoco. Era il padrone”, racconta in lacrime l’impiegata del Comune. “Io? Un fantoccio. Uno messo su quella poltrona solo per dire di sì. Comandava lui. E basta”, mormora il sindaco di Riomaggiore, gli occhi bassi per la vergogna. Interrogati ieri, Francesca Truffello e Gianluca Pasini hanno confessato.

    Gli è bastato riascoltare le chiacchierate intercettate negli ultimi mesi dalla polizia, per ammettere tutto. Liberandosi finalmente di un peso portato troppo a lungo: “Erano anni che andava avanti questa storia”. Franco Bonanini, ex presidente del Parco delle Cinque Terre, l’ambientalista che ha fatto conoscere al mondo uno degli ultimi paradisi italiani, avrebbe ordinato di taroccare decine, forse centinaia di pratiche edilizie nella zona da lui amministrata. Documenti falsificati per intascare i finanziamenti europei o più semplicemente per nascondere piccoli abusi familiari, o ancora per gestire meglio il potere e i piccoli ma delicati equilibri politici nel borgo fatato della Riviera. Tra le tante pratiche farlocche c’è anche un protocollo relativo ad alcuni lavori nella cantina di Marina di Riomaggiore riconducibile a Concetta Gasparini, moglie del Faraone, anche lei indagata. Una finestra aperta in cantina. Ma con la licenza scaduta. Francesca, l’impiegata pentita, ha raccontato di aver utilizzato come tante altre volte uno degli atti pubblici che venivano custoditi negli archivi del Comune proprio per aggiustare le pratiche del padre-padrone. Un foglio numerato a matita e con una sorta di formuletta di rito (“centro meteo”), in alto a sinistra. Un po’ di gomma per cancellare le cifre. Poi una retrodatazione, e via: l’abuso della moglie del presidente era stato condonato all’istante.
    Nel tardo pomeriggio di ieri un’altra impiegata, Roberta Pecunia, ha ribadito le accuse nei confronti di Franco Bonanini. Tre ore di interrogatorio per ammette i falsi perpetrati da tempo dalla cricca. Che arrivava a minacciare quelli che non volevano accettare le “direttive” piovute dall’alto. Stamani un’équipe medica visiterà Franco Bonanini nell’infermeria del carcere di Pisa, dove è detenuto dall’alba di martedì. Cinquantotto anni, un trapianto di fegato, immunodepresso. Dice il suo avvocato, Marco Corini, che l’altra notte ha dovuto litigare con i responsabili della prigione per fargli avere le medicine. Sta male, giura, e le condizioni stanno peggiorando. Dategli almeno gli arresti domiciliari nella casa di Riomaggiore. Domani mattina il gip Diana Brusacà vuole andare a trovarlo in carcere per l’interrogatorio di garanzia. Ma il Faraone ha già fatto sapere che non aprirà bocca davanti al giudice: è troppo stanco e malato, non ha ancora avuto la possibilità di leggere le 890 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare. Se parlerà, sarà solo quando riuscirà a riprendersi.
    Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, ha intanto ricevuto la lettera di dimissioni di Bonanini, che le scrive di voler dedicare quel che gli resta da vivere a dimostrare la propria innocenza. Ne ha preso atto, ancora stupita per la piega degli ultimi eventi: “Il Parco delle Cinque Terre è sempre stato un modello e il presidente Bonanini ha fatto di quel parco la battaglia di una vita. Spero si possa dimostrare infondatezza delle accusa: ho avuto moto di conoscere Bonanini come una persona corretta”. Il ministro dice che ci vuole cautela. Però nel frattempo ha commissariato il Parco, nominando al vertice Aldo Cosentino, direttore generale del ministero.
    Ieri sono state interrogate quattro delle persone arrestate. Alexio Azzaro, braccio destro dell’ex presidente che al momento dell’arresto aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee (“Voglio spiegare tutto, obbedivo a Bonanini”), ha fatto marcia indietro. Scena muta sulle precise contestazioni. Gianluca Pasini ha invece ammesso di aver partecipato ai falsi per i finanziamenti nel mirino: “Comandava Bonanini, io non controllavo nulla. Mi dicevano di firmare, io obbedivo”. Il prefetto spezzino, Giuseppe Forlani, lo ha sospeso dalla carica di sindaco. Francesca Truffello ha confessato: “Bonanini mi aveva chiesto di continuare nei falsi anche dopo le perquisizioni in Comune, ma io mi sono rifiutata. In precedenza ho sbagliato, mi dispiace. Ma per quell’uomo io mi sarei gettata nel fuoco”.

    (01 ottobre 2010)

  4. 29 Settembre 2010 a 18:10 | #4

    da La Nuova Sardegna, 29 settembre 2010
    Parco Cinque Terre, dodici arresti. «Truffa sui fondi per l’alluvione»: in carcere il presidente Bonanini.

    ROMA. Truffa aggravata e tentata ai danni dello Stato per un milione di euro. Questa l’accusa dei magistrati di La Spezia che hanno ordinato l’arresto del presidente del Parco Cinque Terre, Franco Bonanini, del Pd. Con lui sono finiti in carcere anche il sindaco di Riomaggiore, Gianluca Pasini (sempre del Pd), e altre 10 persone (alcune ai domiciliari) tra funzionari, impiegati e liberi professionisti. L’arresto di Bonanini ha creato molto stupore.
    Bonanini è infatti considerato, da sinistra a destra, un eccellente amministratore ambientalista. E’ colui che con la creazione del parco ha salvato dal degrado una zona splendida e unica, dal 1977 inserita tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Ma pur di fronte allo sconcerto del mondo politico, le accuse che vengono mosse al presidente del Parco e agli altri indagati sono pesanti. Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di La Spezia si fa riferimento ai finanziamenti per l’alluvione del 2009. L’inchiesta avrebbe preso il via dopo una segnalazione su un presunto abuso edilizio del ministro Brunetta. L’ispezione non ebbe alcun seguito e le indagini presero un’altra strada, quella cioè della gestione dei fondi del Parco. E ora i pm sostengono che i contributi comunitari e statali chiesti per sanare i danni provocati dal maltempo nel 2009 e 2004 non sono stati completamente utilizzati, ma sono rimasti nelle disponibilità di coloro che sono ora sotto accusa. Altri reati ipotizzati, oltre alla truffa, sono concussione “politica” per pressioni politiche sulla minoranza, falso ideologico per protocollazione irregolare di atti amministrativi, falso ideologico. La polizia tra l’altro ritiene che alcune lettere anonime spedite per screditare gli investigatori siano opera dello stesso Bonanini, indagato anche per calunnia. L’avvocato difensore ha chiesto che sia scarcerato e messo ai domiciliari: Bonanini è infatti ancora convalescente dopo un trapianto di fegato. Arrestati anche il responsabile dell’ufficio tecnico di Riomaggiore Graziano Tarabugi, il funzionario comunale Laura Vestito, l’impiegata Francesca Truffello, il comandante della polizia municipale Aldo Campi, il geometra Alexio Azzaro e l’ingegnere Marco Bonaguidi. Ai domiciliari il vicepresidente di una coop di Riomaggiore, Luca Natale, le impiegate Micla e Roberta Pecunia e l’assessore di Riomaggiore Lino Gogioso.
    La notizia ha avuto l’effetto di una bomba dalla Liguria fino a Roma. Il ministro Prestigiacomo ha espresso «stupore e sconcerto. Bonanini – ha detto – è stato l’artefice di un eccezionale sviluppo delle Cinque Terre, un territorio che ha saputo valorizzare al meglio la risorsa ambientale e costruire intorno ad essa crescita e benessere». Dello stesso avviso l’ex ministro Giovanna Melandri del Pd: «Bonanini in questi anni ha fatto un lavoro straordinario riconosciuto a livello internazionale». Persino il direttore di Libero Belpietro è dubbioso: «La magistratura accerterà ma non vorrei che i fatti siano stati un po’ esagerati».
    Il governatore Burlando si dice molto colpito, attestati di solidarietà da tutto il mondo ambientalista. Il presidente dell’Arcipelago Toscano Mario Tozzi confida nell’innocenza di Bonanini «che è una brava persona. Comunque i parchi più stanno lontano dagli affari e meglio è». Graffiante Dario Vergassola, il cabarettista originario delle Cinque Terre: «Dalle immagini che ho visto sembrava un blitz contro i Casalesi, al massimo invece alle Cinque Terre puoi pensare a un’armata Brancaleone».

  5. Juri
    28 Settembre 2010 a 17:27 | #5

    E anche altri ex presidenti di Legambiente, da cui sono felicemente transitati al Senato della Repubblica, si mostrano certi della cantonata giudiziaria..
    11:37 28 SET 2010

    (AGI) – Roma, 28 set. – “Attendiamo, come e’ d’obbligo fare, le motivazioni che hanno portato all’arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, ma non riusciamo proprio immaginare alcun motivo che possa giustificare il gravissimo provvedimento di limitazione della liberta’ emesso dalla magistratura spezzina”. Lo hanno dichiarato in una nota i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.
    “Rispettiamo il lavoro della magistratura ma l’arresto di Bonanini ci pare francamente assurdo”, hanno aggiunto, “cnosciamo Bonanini come una persona per bene, che con passione e intelligenza ha fatto del suo territorio un modello di sostenibilita’ e una meta turistica d’importanza mondiale”.
    Dunque, hanno concluso, “siamo certi che Bonanini chiarira’ immediatamente la sua posizione, e speriamo che i veleni che hanno lambito la polizia giudiziaria spezzina negli ultimi tempi non abbiano avuto nessun ruolo in questa vicenda” .

  6. 28 Settembre 2010 a 15:25 | #6

    un po’ di sana prudenza sarebbe d’obbligo, anche se fà parte del direttivo nazionale di Legambiente (http://www.legambiente.it/preview.php?tipologia_id=10&contenuti_id=21)…

    A.G.I., 28 settembre 2010
    CINQUE TERRE: LEGAMBIENTE, PIENA FIDUCIA IN PRESIDENTE PARCO.

    (AGI) – Roma, 28 set. – “Conosciamo Franco Bonanini come persona onesta, corretta, irreprensibile e appassionata del suo territorio. A lui si deve, in questi ultimi quindici anni, il rilancio delle Cinque terre, che da realta’ marginale e destinata al degrado sono diventate luogo d’eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Siamo certi, pertanto, che Franco sapra’ dimostrare la sua totale estraneita’ ai fatti contestati”. E’ questo il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza all’arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini, per reati contro la pubblica amministrazione. “Rinnoviamo la stima al Presidente delle Cinque Terre per il lavoro svolto in questi anni – ha aggiunto Cogliati Dezza – e ci auguriamo che la magistratura faccia al piu’ presto chiarezza su una vicenda che ci appare quanto meno paradossale”

  7. 28 Settembre 2010 a 15:20 | #7

    mele marce?

    A.N.S.A., 28 settembre 2010
    Arrestati il sindaco di Riomaggiore e il presidente delle 5 Terre. I provvedimenti riguardano Franco Bonanini e il primo cittadino di Riomaggiore, Gianluca Pasini.

    ROMA – Il sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini (a capo di una giunta di centrosinistra) e il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini (ex europarlamentare del Pd) , sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata dalla procura spezzina per una serie di reati contro la pubblica amministrazione.
    Secondo quanto si apprende, le accuse vanno dall’ associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, dal falso all’abuso d’ufficio e alcuni episodi di concussione. Oltre al primo cittadino di Riomaggiore Gianluca Pasini e Franco Bonanini, presidente del Parco – dichiarato patrimonio dell’umanita’ dall’Unesco – sono stati arrestati anche il comandante della polizia locale di Riomaggiore, il capo dell’ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari.
    L’indagine della squadra mobile della Spezia, coordinata dal procuratore capo Monteverde e dal pm Lottini, ha preso il via nei primi mesi del 2010. Secondo quanto appreso, gia’ a primavera, sulla scorta di alcune denunce e lettere anonime, erano state effettuate le prime perquisizioni di uffici comunali, del Parco e di alcuni professionisti privati collegati a pratiche edilizie.
    Le indagini poi sono proseguite senza altri apparenti atti fino agli arresti che sono stati effettuati stamani poco dopo l’alba.
    Tra i reati contestati a vario titolo al sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e al presidente del Parco delle 5 Terre Franco Bonanini anche l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato .

  8. 19 Settembre 2010 a 18:00 | #8

    da La Nuova Sardegna, 19 settembre 2010
    L’accordo di programma riguarda un territorio di quasi 8mila ettari.
    Parco di Tepilora, ecco la firma. Ok di Bitti, Lodè, Posada e Torpé: dopo vent’anni nasce il parco. (Bernardo Asproni)

    BITTI. Ci siamo. Dopo quasi 20 anni di inghippi, firme, intese tradite, è stato presentato e firmato l’accordo di programma per la costituzione del Parco regionale naturale Tepilora-Rio Posada-Sant’Anna, che si estende per 7776 ettari, di cui oltre 5mila in agro di Bitti.
    Una premessa e dieci articoli, che racchiudono il sogno di sviluppo sostenibile di quattro comuni. Con le firme dell’assessore regionale Difesa dell’Ambiente Giuliano Uras, dei sindaci di Bitti (comune capofila) Giuseppe Ciccolini e Lodè Graziano Spanu, degli assessori di Torpè Maria Rosa Sanna e Posada Salvatore Ruiu, dell’assessore provinciale Franco Corosu e del presidente dell’Ente foreste Farina (firmerà a Cagliari). «Finalmente possiamo portare avanti il progetto dei 4 comuni – ha esclamato Ciccolini – lo facciamo dopo un lungo e non facile percorso, ma con voto unanime dei 4 consigli comunali». L’auspicio è che questo accordo si tramuti, a breve, in legge e crei le condizioni contro lo spopolamento e di connubio fra turismo costiero e montano. «È una delle 7 aree individuate dalla Regione. Spero che serva di esempio agli altri comuni» ha sottolineato Uras. C’è tutto per creare sviluppo: tradizioni, boschi, fauna e altro da offrire al turista. Con la firma si liberano 2 milioni di euro per le infrastrutture di base. Franco Corosu ha parlato dell’importanza di questa area protetta, che sarebbe la prima in provincia di Nuoro, per incentivare i comuni all’interno del Parco mentre la Provincia guarda le due oasi faunistiche esistenti con un occhio di riguardo. Il sindaco Spanu ha parlato di idea condivisa e di iniziativa fortemente voluta nell’ottica dello sviluppo, contro lo spopolamento ma, soprattutto, come garanzia di mantenimento dei posti di lavoro nei cantieri forestieri. Gli assessori Sanna e Ruiu, fra l’altro, sono ritornati sugli obiettivi sviluppo-crescita del sistema fluviale per un turismo diverso. Il presidente della provincia Roberto Deriu ha parlato della centralità di Bitti, anche di una ottica di allargamento del Parco, dell’impegno dei sindaci e del campo scout che l’amministrazione di Bitti ha nei suoi programmi. Un progetto che porterebbe un turismo diverso oltre ad altre iniziative che si sposano con Tepilora-Sant’Anna-Rio Posada. «Il territorio deve maturare capacità attrattive, non solo ambientali» ha sostenuto Deriu.

  9. 17 Luglio 2010 a 19:59 | #9

    @Franco Zunino : stupisce che un’associazione che si definisce ambientalista voglia a tutti i costi vedere nella possibilità di portare armi dentro le aree naturali protette americane un segno di chissà quale civiltà. Stupisce ancor di più che ne faccia occasione per un “pistolotto” contro il divieto di portare armi e di andare a caccia nei parchi naturali italiani. Dovrebbe ben sapere che la situazione statunitense e quella italiana sono diversissime. Soprattutto dovrebbe avere ben presente che in Italia i cacciatori possono andare quasi dappertutto, anche entrare nei terreni privati contro il volere dei proprietari (art. 842 cod. civ.) e – in pratica – “sparacchiano” in lungo e in largo nel Bel Paese. Con una maggioranza governativa che tenta in tutti i modi di legalizzare la caccia più becera e “selvaggia”. Di tutto questo che cosa ne dice l’A.I.W.? Nei parchi naturali non si può cacciare e non si possono portare armi: è il minimo di decenza che si possa fare in una situazione come quella italiana.

  10. 17 Luglio 2010 a 19:50 | #10

    PARCHI NAZIONALI USA
    Da quest’anno è consentito entrarvi con armi da difesa

    Quando nel 2009 fu approvata la contestata legge che istituiva milioni di ettari di nuove aree protette, tra le quali 840.000 ettari di nuove Aree Wilderness, al Congresso americano successe un putiferio a causa di una prima bocciatura dovuta all’ostruzionismo di alcuni senatori animalisti/anticaccia, i quali fecero bocciare la legge solo per il fatto che essa conteneva la previsione di poter entrare nei Parchi Nazionali con armi da difesa (fucili e pistole), anche cariche e pronte all’uso.
    Le legge fu poi approvata in seconda istanza, senza che l’emendamento richiesto per bocciare quella previsione fosse stato accolto: e fu una votazione fortemente bi-partisan, tanto che le associazioni ambientaliste contrarie hanno rinunciato ad opporvisi per la difficoltà di trovare adesione da parte di loro rappresentanti politici. Così Obama ha firmato e reso esecutiva la legge.
    Di conseguenza, quest’estate i turisti che entreranno in molti dei Parchi Nazionali americani (evidentemente la legge vige solo per quelli dove sussistono rischi di incontri con animali predatori pericolosi anche per l’uomo) “non dovranno meravigliarsi se incontreranno altri visitatori con fucili tra i loro bagagli e addirittura pistole e revolver al loro fianco, anche negli alberghi” hanno scritto i giornali americani.
    Se mai ci voleva una prova della diversità del popolo americano sull’approccio che essi hanno con i Parchi e le aree protette in genere (ma anche con le armi, va detto!), ecco, ce la ha data il Presidente ritenuto dai noi ambientalisti una specie di “rivoluzionario” a favore di ambiente e fauna: quasi uno smacco alle nostre aspettative, tanto più che anche al Congresso la maggioranza è in mano ai democratici.
    Ciò non significa, però, che nei Parchi Nazionali si possa sparare o cacciare liberamente; ma se non altro in America non si è mai stati drasticamente contrari alla caccia nelle aree protette, Parchi Nazionali compresi, quando le esigenze di conservazione della fauna lo richiedono. Da noi invece vige un tabù intoccabile, per cui nei Parchi addirittura quasi non si può transitare neanche con il fucile nel fodero (e magari neanche se sei abitante del Parco e ti vuoi recare a caccia al suo esterno): ci sono state sentenze in questo senso. Un’esagerazione che non trova riscontro con un altrettanto severa protezione delle bellezze naturali, della biodiversità o degli habitat. Si approvano i progetti più folli, ma guai accennare all’idea che i cacciatori possano intervenire nella gestione della fauna, neanche quando proprio la caccia diventa l’unico modo pratico per riequilibrare certe situazioni.

    IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino
    Murialdo, 18 Luglio 2010

  11. 8 Luglio 2010 a 7:30 | #11

    PARCHI NAZIONALI, SI TAGLINO PURE I FONDI

    Non c’è associazione ambientalista che non abbia preso posizione contro il governo per i ventilati tagli del 50% al finanziamento dei Parchi Nazionali.
    L’AIW sta sul fronte opposto. Si taglino pure i fondi ai Parchi se veramente serve a far migliorare la situazione generale del nostro Paese: se sacrifici devono essere, allora tutti devono fare la loro parte, e non c’è ragione per cui dover escludere i Parchi Nazionali. Anche perché tagliare i fondi non vorrà dire abrogare i Parchi Nazionali, ma semplicemente mettere in condizioni i loro amministratori di gestire meglio le risorse finanziarie di cui dispongono e disporranno. Ci si batta per un taglio meno consistente, non per mantenere un privilegio su altre categorie magari ben più bisognose. Ciò soprattutto a fronte degli sperperi che la gestione dei Parchi Nazionali ha dimostrato, da nord a sud, nel passato ed anche oggi. Sperperi in quanto raramente si è trattato e si tratta di spese a favore della Natura, come troppo facilmente viene fatto credere all’opinione pubblica.
    Non è la Natura ad essere messa a rischio col taglio di questi fondi. Non è che a causa di questi tagli, gli alberi smetteranno di crescere, i fiori di fiorire ogni primavera e gli animali a riprodursi. In natura tutto proseguirà come prima, e addirittura la Natura verrà a godere di benefici indiretti. Si deve infatti sapere che la stragrande maggioranza dei fondi pubblici dati ai Parchi non vanno, come credono in tanti, a beneficio della Natura, ma a sostegno di faraonici apparati amministrativi (che potrebbero svolgere i loro compiti anche con staff tagliati, questi sì, al 50%), quando non a sostegno di iniziative spesso molto discutibili e, alla prova dei fatti, più a danno della Natura che non a suo favore (comprese certe ricerche e tante, troppe, iniziative di immagine o per fini turistici, che ben poco hanno a che fare con la finalità prima di un Parco Nazionale che è di preservare la Natura).
    Può sembrare assurdo, ma in Italia meno soldi arrivano ai Parchi, più la loro Natura godrà di protezione e rispetto! E, caso mai, se soldi dovranno essere dati ai Parchi da parte dello Stato, se ne vincoli una gran parte a forme di indennizzo a sostegno della fauna od acquisto di boschi, montagne, paludi e coste, che è il modo più sicuro e certo di proteggere la fauna ed i loro ambienti naturali (anche in questo campo, l’America insegna!). Non è potenziando iniziative turistiche che si proteggono i Parchi, o sovvenzionando apparati di gestione che meglio sarebbe abolire e ricondurre tutti ad un unico e meno dispendioso Servizio nazionale (cosa che consentirebbe anche una drastica riduzione del personale, in alcuni Parchi veramente in numero spropositato).
    Ebbe a dire il nostro Presidente Germano Tomei: “quando sento di stanziamenti a favore dei Parchi, mi metto le mani nei capelli all’idea di quanti danni saranno arrecati alla Natura!”

    IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino
    Murialdo, 7 Luglio 2010

  12. 21 Giugno 2010 a 14:39 | #12

    solita gazzosa di Mauro Pili, Ugo Cappellacci cerca di dimostrare la sua esistenza.

    da La Nuova Sardegna, 21 giugno 2010
    Il Gennargentu ridiventa parco. Denuncia di Pili. Cappellacci: ci opporremo.

    NUORO. Il Gennargentu ridiventa parco. Il monte nuorese è infatti inserito nel decreto del minitero dell’ambiente con cui si aggiorna l’elenco dei parchi nazionali. E subito scoppia la polemica: «È un subdolo tentativo – spiega il deputato Mauro Pili – da rispedire al mittente».
    «Respingeremo con forza questa intrusione vergognosa – gli fa immediato eco il governatore Ugo Cappellacci – Non accetteremo un sopruso che rappresenterebbe una grave violazione della nostra autonomia».
    Il parco era stato infatti «affondato» da una legge dello Stato (voluta dai Parlamentari sardi e da un vasto movimento popolare e istituzionale) nel 2005. Che aveva esplicitamente rimandato l’attuazione del decreto del 1994 ad un’intesa con la Regione e i Comuni. «E questa legge non può essere modificata – attacca Pili (Pdl)- con furberie o distrazioni sottobanco». «Il decreto del Ministro dell’Ambiente con cui viene aggiornato l’elenco dei Parchi nazionali – sostiene Pili, che questa mattina presenterà un’interrogazione – é subdolo e non tiene conto della normativa intervenuta nel 2005 con la quale, su proposta del Governo Berlusconi, veniva bloccata qualsiasi imposizione vincolistica nell’area del Gennargentu, rimandando l’eventuale costituzione del Parco ad un’intesa fra Stato e Regione e all’adesione dei singoli comuni. Qualsiasi tentativo di superare tale previsione troverà la mia personale e durissima opposizione proprio perché costituirebbe una palese violazione delle prerogative autonomistiche della Sardegna e dei comuni interessati. Nessuno si illuda che sottobanco si possa persistere in una politica di vincoli irragionevoli e irrazionali che minano la tutela ambientale e che impediscono ai sardi di essere protagonisti del proprio ambiente». «Se non arriveranno immediate positive risposte – ha concluso il deputato sardo – non potrà che ripartire una mobilitazione popolare per respingere vincoli di Stato imposti in dispregio della volontà delle istituzioni e delle comunità locali sarde».
    «Respingeremo con forza questa intrusione vergognosa. Non accetteremo un sopruso che rappresenterebbe una grave violazione della nostra autonomia». Così il Presidente Cappellacci che ha immediatamente annunciato battaglia. «Durante la riunione di Giunta convocata per lunedì – ha detto il Presidente – valuteremo le iniziative da porre in essere per contrastare un decreto che non condividiamo nel merito e che riteniamo intollerabile nel metodo. Ogni determinazione deve essere prima concordata con le Istituzioni locali. Le decisioni in materia ambientale spettano al popolo sardo, che sul tema ha una sensibilità sicuramente maggiore rispetto a quella di chi si trova dallaltra parte del mare. Nessuno pensi di calare decreti dallalto e di relegare al ruolo di spettatori passivi quelle comunità che, a buon diritto, vogliono e devono essere protagoniste del governo del territorio. Infatti, l’istituzione da parte di organi statali di parchi nazionali nel territorio regionale sarebbe un grave vulnus alle competenze primarie statutariamente garantite alla Regione Sardegna e rappresenterebbe una violazione dei principi di sussidiarietà e leale cooperazione. A quest’ultimo fa riferimento la stessa legge quadro istitutiva delle aree protette che rimette all’ intesa con le Regioni a statuto speciale l’istituzione dei parchi nazionali». (g.bua)

  13. 8 Giugno 2010 a 10:42 | #13

    Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)
    Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con Decreto 28 dicembre 2004 – G.U. n. 53 – 5 marzo 2005

    SOLDI E PARCHI

    Lo sperpero di danaro pubblico per una discutibile iniziativa

    «Dal Pollino al Kruger, per intonare l’inno d’Italia, per festeggiare i popoli del Mondo, grazie al calcio e alla sua universalità, ma anche per esaltare la natura che ritrova nel Parco Nazionale del Kruger uno dei più importanti “santuari” del Pianeta». Ha salutato così, il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra, la partecipazione dell’Ente Parco alla manifestazione “Parchi calabresi in Sudafrica”, promossa dall’Associazione Gaia Service di Rende (CS) in occasione della partita Italia-Nuova Zelanda del prossimo 20 giugno.

    L’Ente Parco parteciperà per sostenere le attività previste nell’ambito dell’iniziativa che puntava ad uno scambio di conoscenze tra il Pollino e il Parco del Kruger oltre ad offrire una forte promozione del territorio calabro-lucano in Sudafrica. Gli scambi e la promozione coinvolgeranno giornalisti e dirigenti della Federazione Italia Giuoco Calcio, l’Ambasciata Italiana nella Repubblica Sudafricana, il Club Italia e altre sedi.

    «La kermesse mondiale che ci vede protagonisti insieme con i Parchi e le Istituzioni locali della Calabria – scrive Pappaterra nel saluto pubblicato sulla brochure “Dal Pollino al Kruger” – ci consente di esportare le nostre meraviglie: dal Pino loricato ai pianori d’alta quota, dall’Aquila reale al Lupo appenninico, alle peculiarità storico-linguistiche. Andiamo dal Pollino al Kruger con queste ricchezze e con i nostri valori. Per affermare messaggi di pace, quella che consente ai popoli di circolare liberamente per il Mondo. Come hanno fatto da sempre i grandi scrittori, tra tutti Norman Douglas, che hanno percorso il Pollino in lungo e in largo scrivendo alcune delle più belle pagine di letteratura. Dalle alte quote del Pollino alle alte quote del Kruger, insieme con gli Azzurri, per toccare di nuovo il cielo».

    Ed io pago! Avrebbe detto Totò. E poi il governo non sa mai dove tagliare le spese! I Parchi italiani non hanno i soldi per indennizzare le collettività locali delle risorse naturali che hanno mandato di proteggere (e che invece non fanno, per carenza di fondi, autorizzando tagli forestali ed evitando la presa in gestione dei boschi comunali: che sono poi gli unici modi per preservare la natura e la biodiversità, unici veri compiti di un Parco Nazionale). Invece che fanno? Viaggiano a nostre spese per il mondo portando in giro esperienze niente affatto positive e di cui dovrebbero vergognarsi a fronte di quanto fanno i Parchi stranieri, tutti più seri dei nostri. Chi è andato in Congo (Parco del Gran Sasso), chi in Cina (Parco d’Abruzzo) ed ora il Pollino va in Sud Africa alle … “alte quote del Kruger”. Si noti bene, alte quote che il Kruger non ha: è tutta savana con qualche collina! Sarà questa la grande esperienza e conoscenza che i dirigenti del Parco Nazionale del Pollino riporteranno indietro. E speriamo che non venga in mente a qualcuno di aprirvi magari un ufficio di rappresentanza, come anni fa fece il Parco d’Abruzzo a New York! E io pago.

    IL SEGRETARIO GENERALE

    F.to Franco Zunino

    Murialdo, 7 Giugno 2010

  14. 27 Maggio 2010 a 14:57 | #14

    giusto per capire.

    da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2010
    Parco della Maddalena, un futuro incerto. Ma il suo presidente Bonanno è ottimista: «Per noi parlerà il ministro dell’Ambiente». Se si parla di carrozzoni noi non rientriamo in questa categoria. Non sono preoccupato La bozza sarà modificata. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Distribuisce dosi di ottimismo mentre il Governo affila l’ascia per spezzare le gambe del Parco. Il presidente, Giuseppe Bonanno non teme per il futuro dell’ente che dirige da tre anni. È sicuro che la parte della Finanziaria che prevede i tagli dei contributi ai parchi verrà cestinata. Una fiducia che per il momento non trova però riscontro nella prima bozza della manovra economica. Nel documento si parla di uno stop ai contributi per 72 enti che non avrebbero risposto alle richieste di informazione da parte del Governo.
    Lunga la lista nera che, oltre al Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena comprende anche il Parco geominerario, la Fondazione Alcide De Gasperi, il Centro italiano di ricerche aerospaziali, la Fondazione Craxi, più una serie di comitati nati in occasione di centenari, bicentenari, eventi storici di diverso tipo.
    Il documento stabilisce inoltre che il 30 per cento dei fondi derivanti dalla razionalizzazione delle risorse, confluisca in un apposito fondo, destinato all’erogazione di contributi per gli enti che ne facciano richiesta. «Per noi dovrà rispondere il ministro dell’Ambiente che ben conosce il valore e i risultati raggiunti dal nostro ente in questi anni – spiega il presidente Bonanno -. Se si parla di enti inutili certo noi non rientriamo in quella categoria. Stiamo comunque portando avanti una serie di verifiche sulla bozza della manovra finanziaria. Sono in contatto personalmente con il ministero dell’Ambiente e con alcuni parlamentari. Al momento non sono preoccupato. Sono certo che la bozza che prevede questi tagli verrà modificata».
    Il presidente Bonanno, maddalenino, nominato alla guida dell’ente verde durante il governo Prodi, dall’allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio, elenca alcuni motivi per cui è certo che il Parco non sia nel mirino della manovra del governo “nemico”. «Nella lista nera ci sarebbe anche il Parco delle Cinque Terre – sottolinea Bonanno -. Siamo davvero in buona compagnia. Mi riesce davvero impossibile pensare che un ente come Le Cinque Terre, perfettamente funzionante e di alto livello, un vero gioiello a livello nazionale, possa venire sottoposto a un taglio delle risorse. Per quanto ci riguarda lo riteniamo impossibile per diversi motivi. Il nostro bilancio è costituito per una buona parte da fondi europei che non possono essere bloccati. In secondo luogo abbiamo trasmesso da tempo al ministero all’Ambiente tutta la documentazione relativa al nostro bilancio che ci risulta essere in regola. Non mi preoccuperei troppo. Credo che la bozza che ha fatto scattare l’allarme dei tagli debba essere considerata tale, ossia un documento preliminare su cui aprire una discussione e fare delle verifiche». Bonanno difende con determinazione l’ente che sotto la sua gestione ha ottenuto alcuni importanti risultati. Tra questi il consolidamento della pianta organica che all’inizio dell’anno è passata a venti dipendenti. Tra gli assunti a tempo indeterminato anche 11 ex dipendenti della base americana maddalenina, tutti isolani. Un obiettivo, quello della stabilità, raggiunto dopo 13 anni dalla nascita dell’ente. Una novità che in parte ha cambiato anche il modo in cui la classe politica ha sempre guardato al Parco. Non più solo come un ente ingombrante, ma anche come una azienda che garantisce posti di lavoro.

  15. fabio
    26 Maggio 2010 a 20:43 | #15

    Anche la sardegna dovrebbe aumentare le zone di tutela ambientale… ma sopratutto migliorare quelle che ci sono .. e non renderle “uffici di collocamento” per “incozzati” …
    Valorizzazione passa per capacità .. se metti alla base gente politicizzata che mette dentro i souoi in da collocare al posto al sole .. sara difficile rendere efficenti e utili quelle “strutture”

    Saluti

    Fabio

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